Ciao, scrivo perché ho bisogno di sfogarmi e magari ricevere qualche parere. Ho 27 anni (quasi 28)

25 risposte
Ciao,
scrivo perché ho bisogno di sfogarmi e magari ricevere qualche parere. Ho 27 anni (quasi 28) e mi sono laureata alla triennale circa 3 mesi e mezzo fa, con fatica. Per molti anni sono rimasta bloccata a tre esami dalla fine, che mi sembravano insormontabili e avevo perso completamente la motivazione. Eppure, alla fine, ce l’ho fatta.

Dopo la laurea ho avuto alti e bassi: momenti in cui il futuro mi sembrava roseo e pieno di opportunità, in cui mi sentivo molto vitale e momenti in cui mi sembrava impossibile trovare un lavoro e mi sentivo prosciugata. Ho mandato tanti CV ma ho ricevuto pochi riscontri, e mi sono scontrata con la realtà del lavoro e con una grande confusione su cosa voglio fare. Nel frattempo ho fatto una breve supplenza fuori regione. Poi sono tornata a casa… e da lì ho iniziato di nuovo a stare male. Ho la testa piena di pensieri, tutti confusi e in contraddizione tra loro.
Quando dovevo finire la triennale mi sentivo spenta, non pensavo nemmeno alla magistrale (anche se in verità ogni tanto ci fantasticavo), ero proprio stanca. E oggi mi ritrovo a sentirmi ancora molto insoddisfatta, a parlarmi in modo molto duro, a pensare sempre che avrei dovuto finire molto prima questo percorso. Che sono fuori tempo massimo.
Eppure, dentro di me, sono anche fiera di essere riuscita a laurearmi, anche se mi sembra che nessuno in famiglia abbia capito i sacrifici e le difficoltà che ho affrontato e che mi sembravano insormontabili. E questo è un altro tema caldo..
Ad oggi mi sento molto confusa: perché se ce l’ho fatta, mi sento comunque così triste? Perché mi sento sempre come se avessi un enorme peso addosso? A volte penso persino che stessi meglio tra tante virgolette quando studiavo.. forse perché pensavo che se fossi riuscita a laurearmi avrei cambiato vita.
Dopo quella supplenza, la scuola mi ha ricontattata più volte, ma inizialmente non avevo un posto dove stare (gli hotel costavano troppo). Quando finalmente ho trovato una stanza in casa condivisa, però, sono andata in crisi: non sapevo più se trasferirmi oppure no, perché nel frattempo avevo deciso di studiare seriamente per un concorso. All’inizio l’avevo preso alla leggera, poi ho iniziato a vederlo come una possibilità concreta, capendo anche la situazione lavorativa nel mio ambito..
Alla fine ho deciso di non trasferirmi e di dedicarmi allo studio per il concorso. Però da tempo ho questo pensiero fisso della magistrale. Devo farla o no? E se poi non sono all’altezza? E se torno nello stesso loop mentale di prima? E se la faccio solo per dimostrare qualcosa a me o agli altri? Per rivendicare la mia autostima e l'immagine minata che ho di me e se la faccio solo per zittire tutti i giudizi che ho ricevuto e che ancora ricevo?
La magistrale che sto considerando è in un’università privata dove studia anche una mia ex compagna della triennale. È molto diversa dalla triennale e dalla mia vecchia università. È molto più dinamica, con tanti lavori di gruppo e laboratori, molte prove intercorso e penso che potrebbe piacermi… forse potrebbe aiutarmi a ritrovare un po’ di motivazione e a riaccendere una scintilla..Ma allo stesso tempo mi vengono mille dubbi. Dovrei tornare nella stessa città della triennale, che da un lato mi ha dato tanto (le amicizie, l’esperienza da fuorisede), ma dall’altro mi riporta anche a momenti molto difficili e bui. Ho paura di rivivere quelle sensazioni, di trovarmi di nuovo punto e a capo.

Avrei voluto cambiare città, iniziare da zero in un posto nuovo, ma non ho trovato corsi che mi interessano altrove. In più mi sento in colpa verso i miei genitori, perché dovrebbero sostenere altre spese (temo la loro reazione e i loro giudizi), e mi pesa l’idea di arrivare a 30 anni e più ancora a studiare senza essere indipendente. Ho anche pensato a una telematica per poter lavorare, ma ho paura di non essere abbastanza stimolata e anche del giudizio degli altri.
Mi sento in ritardo su tutto: studio, lavoro, vita sociale… tutto.
Allo stesso tempo sento moltissimo l'esigenza di cambiare aria, vorrei anche iscrivermi al servizio civile all'estero (data la mia età sarebbe l'ultimo anno per parteciparvi) fare un'esperienza all'estero, dimenticare per quanto possibile questi anni così bui, conoscere una nuova cultura, una nuova lingua e lavorare nel sociale... Prendere una grande boccata d'aria..
Quindi nella mia testa ci sono: concorso, magistrale, servizio civile estero..tutte cose che cozzano tra loro....
Negli ultimi anni sono rimasta nel mio paesino molto piccolo, lavorando ogni tanto e studiando. Sono stati anni molto pesanti. Non avevo e non ho praticamente vita sociale, le poche amiche che avevo sono andate via, non ho una relazione, esco pochissimo e mi sento molto sola, soprattutto ora che ho finito di studiare. È come se non avessi seminato nulla... come se mi fossi chiusa completamente in me stessa, quasi come una punizione.
È come se avessi lottato e resistito così tanto in modalità sopravvivenza che adesso non riesco più a sopportare niente.
Sono una persona molto sensibile e abbastanza introversa e tutto questo lo sento ancora di più. Ho sempre di più la sensazione di spegnermi, come se mi mancassero le energie. Vorrei riprendere in mano la mia vita, ricostruirla, cambiarla, ma non so da dove iniziare né che direzione prendere. Vorrei riuscire a stare meglio e capire cosa fare. Vorrei sentire che questo dolore che mi porto dietro come una zavorra, prima o poi se ne andrà… o almeno diventerà più leggero...
Buongiorno, quello che racconta arriva in modo molto chiaro, intenso e autentico e riflette una condizione che oggi molti giovani si trovano ad attraversare, quella dell'incertezza verso il proprio futuro. Lei esce da un periodo lungo e faticoso, in cui si è sentita bloccata, demotivata e probabilmente anche molto sola. Il fatto che sia riuscita a laurearsi, nonostante quegli ultimi esami le sembrassero insormontabili, ha un valore molto importante. Tuttavia, si percepisce chiaramente come una parte di lei faccia fatica a riconoscere questo traguardo, perché è ancora molto attiva una voce interna critica che continua a dirle che avrebbe dovuto fare prima, meglio o diversamente. Questa voce tende a oscurare la realtà dei fatti e a ridurre lo spazio per una soddisfazione che, invece, sarebbe legittima. Dopo la laurea, sembra essersi incrinata anche l’aspettativa che “una volta finito tutto cambierà”. Quando questo cambiamento non avviene, è normale sperimentare un senso di vuoto e di smarrimento. Prima c’era un obiettivo chiaro, per quanto faticoso; ora invece si trova davanti a diverse possibilità senza una direzione definita, e questo può generare confusione e ansia. La sensazione che descrive, il sentirsi spenta, con pensieri contraddittori e un peso costante, può essere letta come il segnale di una stanchezza profonda. Quando per molto tempo ci troviamo a funzionare in una modalità di “sopravvivenza” le energie disponibili si riducono e, in queste condizioni, prendere decisioni diventa particolarmente difficile, perché ogni opzione appare carica di dubbi, timori e aspettative. Forse, in questo momento, più che trovare subito la scelta “giusta”, potrebbe essere utile fermarsi e riflettere su quale direzione le permetterebbe di tornare a respirare un po’, a sentire energia, a sentirsi motivata. Perché se una decisione nasce solo dalla paura di sbagliare, dal senso di colpa o dal bisogno di dimostrare qualcosa, rischia di diventare un altro peso. Mentre lei, da quello che emerge, ha molto bisogno anche di leggerezza, di esperienze, di contatto con il mondo. Senza questi elementi, è difficile sentirsi bene, indipendentemente dal percorso che sceglierà. In questo momento si trova in una fase di transizione, certamente faticosa, ma anche ricca di possibilità. Il fatto che ci sia il desiderio di cambiare e di riprendere in mano la sua vita significa che dentro di lei si sta muovendo qualcosa. Il dolore e la confusione che sente ora non sono condizioni definitive, possono trasformarsi e alleggerirsi, ma avrebbero bisogno di essere ascoltati e compresi. In questo senso, un percorso con un professionista potrebbe offrirle uno spazio utile per fare chiarezza, ridurre l’autocritica e costruire un orientamento più solido rispetto al suo futuro personale e professionale. In bocca al lupo!

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Dott. Vito Scavone
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Messina
Buongiorno. Per come la descrive. questa è una fase di passaggio molto intensa: ha raggiunto un obiettivo importante dopo molta fatica, ma invece di sentirsi sollevata si trova in uno spazio “vuoto”, senza una direzione chiara. Questo è più comune di quanto sembri: quando si esce da un lungo periodo vissuto in modalità di resistenza, può emergere stanchezza, confusione e una sensazione di smarrimento.

Il senso di tristezza e di insoddisfazione non annulla il valore di ciò che ha fatto. Può coesistere con l’orgoglio per il traguardo raggiunto. Allo stesso modo, il dialogo interno molto critico (“sono in ritardo”, “dovevo fare prima”) sembra avere un peso importante nel mantenere il malessere.

Le diverse opzioni che sente (magistrale, concorso, estero) non indicano tanto indecisione, quanto un bisogno forte di cambiamento, di movimento e di uscire da una condizione che percepisce come bloccata. Quando però le possibilità sono tante e cariche di significato, può diventare difficile scegliere senza sentirsi di escludere qualcosa di importante.

La sensazione di “non aver seminato nulla” e di isolamento sociale sembra essere un altro nodo centrale, che amplifica il peso di tutto il resto. Non è solo una questione di studio o lavoro, ma di energia, relazioni e senso di sé.

Quello che sta vivendo non è un fallimento, ma una fase di riorganizzazione dopo anni impegnativi. Il lavoro psicologico, in questi momenti, non è trovare subito la scelta giusta, ma creare uno spazio in cui poter dare ordine a questi pensieri, ridurre la pressione interna e ricostruire gradualmente un senso di direzione più sostenibile.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
Grazie per esserti aperta con il tuo sfogo! Quello che hai scritto è molto più profondo di una semplice “confusione sul futuro”. Qui c’è una storia di fatica vera, di resistenza, di solitudine e di aspettative — tue e degli altri — che negli anni si sono accumulate fino a diventare quel peso che descrivi così bene.
Parto da una cosa che rischi di non vedere davvero: tu non sei “in ritardo”. Tu hai attraversato un blocco importante, sei rimasta ferma, hai perso motivazione… e nonostante questo ti sei laureata. Non è una cosa da poco, è una prova di forza. Il problema è che dentro di te quella conquista non ha trovato spazio, perché sei già passata al giudizio successivo: “avrei dovuto farlo prima”.
E così qualunque traguardo perdi valore.
Il motivo per cui ora ti senti così svuotata, nonostante tu abbia raggiunto un obiettivo, è proprio questo: hai vissuto gli ultimi anni in modalità sopravvivenza. Quando sei lì, tutto è orientato a “resistere e arrivare alla fine”. Ma quando arrivi… non c’è sollievo vero, perché non hai costruito una direzione, hai solo retto.
E adesso sei ferma, con tante possibilità davanti — concorso, magistrale, estero — ma senza una bussola interna. E quindi ogni scelta diventa pesante, definitiva, quasi pericolosa.
La verità è che in questo momento tu non hai bisogno di scegliere “cosa fare”. Hai bisogno di capire da dove scegliere.
Perché se parti da questo stato — stanchezza, senso di fallimento, bisogno di dimostrare qualcosa — qualunque strada rischia di diventare un altro peso. Anche la magistrale che ti “potrebbe piacere” rischia di trasformarsi nell’ennesima prova da superare per sentirti abbastanza.
E infatti i tuoi dubbi sono molto lucidi: “lo faccio per me o per dimostrare qualcosa?”
Questa è la domanda giusta. Ma da sola, senza un lavoro più profondo, non basta a sbloccarti.
C’è anche un altro punto delicato: la solitudine. Gli anni nel tuo paese, poche relazioni, poche uscite… questa non è solo una condizione esterna, è qualcosa che piano piano ti ha chiuso, tolto energia, tolto possibilità di confronto reale. E oggi ti ritrovi a dover decidere tutto da sola, con una mente che gira in tondo.
È normale che ti senta così.
Quello che però sento forte nelle tue parole è un desiderio ancora vivo: cambiare aria, ripartire, sentirti di nuovo accesa, viva. Non è spento, è solo coperto dalla fatica.

E questo è il punto da cui si riparte.
Perché una direzione esiste, ma non la trovi continuando a pensare sempre di più. La trovi rimettendo ordine dentro, togliendo quel peso, ricostruendo un senso di te che non sia basato solo su prestazioni, tempi e giudizi.
Situazioni come la tua le ho già viste: persone intelligenti, sensibili, che hanno retto troppo a lungo da sole e poi si trovano bloccate proprio nel momento in cui dovrebbero “iniziare a vivere davvero”. E da lì si può ripartire, ma non con una scelta fatta di fretta o per paura.
Se vuoi davvero uscire da questo stato — non solo decidere tra magistrale o concorso, ma tornare a sentirti leggera, centrata e con una direzione tua — questo è esattamente il tipo di percorso che possiamo fare insieme.
Perché non sei indietro. Sei solo nel punto in cui devi smettere di sopravvivere e iniziare finalmente a costruire. E da sola, in questo momento, è troppo difficile farlo davvero.
Dott.ssa Marika Mangiaracina
Psicologo, Psicologo clinico
Uboldo
Ciao, sono la psicologa Marika, piacere.
Intanto, grazie per aver condiviso la tua situazione con tanta sincerità.
Quello che racconti non è affatto “strano” o incoerente: è molto umano. Dopo un traguardo importante come la laurea, soprattutto arrivata dopo tanta fatica, può emergere un vuoto, una stanchezza profonda e anche una sorta di smarrimento. Per anni avevi un obiettivo chiaro; ora che l’hai raggiunto, è normale sentirsi senza direzione e più esposti.
Dentro quello che scrivi ci sono due parti che convivono: una che è fiera di te (e ne ha tutte le ragioni) e una che ti giudica duramente. Quel dialogo interno così severo pesa tantissimo e può alimentare proprio quella sensazione di “zavorra” che descrivi. Non significa che hai sbagliato qualcosa, ma che probabilmente hai attraversato un periodo molto lungo in modalità resistenza, e ora le energie sono basse.
Anche la confusione tra magistrale, concorso e servizio civile non è un segno di incapacità, ma di apertura: hai più possibilità davanti e stai cercando di capire quale risuona davvero con te, al di là delle aspettative e delle paure. La domanda più utile, più che “qual è la scelta giusta?”, potrebbe diventare: "quale esperienza, in questo momento della mia vita, può nutrirmi un po’ di più e ridarmi energia?"
La tristezza, la solitudine e il senso di ritardo che senti meritano ascolto, non giudizio. E sì, quel peso può diventare più leggero, ma spesso non succede da soli: parlarne in uno spazio sicuro può aiutarti a mettere ordine tra i pensieri, riconnetterti con ciò che desideri davvero e ricostruire un senso di direzione passo dopo passo.

Se ti va, potresti considerare una consulenza psicologica: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché stai attraversando un passaggio delicato e importante della tua vita. Avere qualcuno accanto in questo momento può fare davvero la differenza.

Rimango a sua disposizione

Dott.ssa Marika
Dott.ssa Francesca Mattevi
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Grazie per il messaggio, condivido alcune prime riflessioni dopo aver letto le tue parole: da quello che scrivi mi sembra di capire che hai accumulato tanti anni di sforzo per raggiungere un obiettivo importante e contemporaneamente si è alimentata l'aspettativa implicita che al raggiungimento dell'obiettivo (laurea triennale), tante cose si sarebbero chiarite. Raggiunta poi la meta, si sono aperti invece tanti scenari possibili che stai osservando da un punto di vista autocritico (pressione e autosvalutazione) molto forte che probabilmente è quello che ti fa temere di rivivere in loop la situazione: come faccio a sapere se una cosa mi farà stare bene o meno se parto da una posizione in cui le possibilità sono "essere o non essere all'altezza?". Quando ci sono tante opzioni spesso si ha l'impressione di dover fare la scelta che "valga per la vita" e questo ci blocca a rimuginare e ci fa stare nella paura e nei pensieri, impedendoci di agire nel mondo e raccogliere dati su come è il mondo e come siamo noi (cosa ci piace, come funzioniamo..). Da qui la sensazione di non avere una bussola che guida le tue scelte: senti di esserti sperimentata poco e quindi è comprensibile l'incertezza di non sapere da che parte iniziare. Una cosa però di te forse la hai conosciuta: che hai passato anni difficili, ti sei bloccata e nonostante tutto hai concluso e raggiunto il tuo obiettivo. Questa tristezza/mancanza di energia che descrivi è coerente con quello che ci hai raccontato e può essere anche un mezzo che ti suggerisce di: fermarti a sentire che cosa è importante /necessario/piacevole per te; imparare nuovi modi per mettere in pratica le cose; rapportarti con i tuoi pensieri (soprattutto quelli che iniziano con "e se...") in modo diverso al fine di abbassare i sintomi di ansia.

Un caro saluto,
Francesca
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso così tanti pensieri, dilemmi e preoccupazioni. Uno spaccato di quella che è ora la sua attività mentale. Probabilmente, rileggendo anche lei quanto ha scritto, le sarà evidente che la ruminazione (ritornare continuamente sullo stesso flusso di pensieri) è davvero accentuata e fortemente condizionante. Tutto questo lavorio mentale le assorbe energie, la tiene immobile di fronte alle decisioni da prendere, le ricorda continuamente ciò che non sa fare, ciò per cui non sarebbe pronta, motivata o capace. Il rischio concreto è di allontanarsi troppo spesso dal momento presente e di perdere le opportunità che potrebbe trovare o crearsi nella vita reale.
Eh già, perché la vita reale è lì fuori ed è fatta di azioni, di comportamenti, di scelte, certamente anche di errori e fallimenti, ma solo attraverso essi si può effettivamente apprendere, acquisire esperienza e saggezza, trovando così finalmente la strada giusta.
Ogni visione del futuro che ha descritto prevede delle incognite, dei risvolti imprevedibili e, per questo, non gestibili, ma tutto ciò non deve essere visto come una minaccia, bensì come sfida da affrontare in un percorso di crescita che ha ancora molte tappe da superare per lei.
Non si tratta di prendere la decisione giusta, soprattutto quando queste riguardano la vita, i sogni, le ambizioni. Ogni decisione implica dei benefici e dei costi, qualcosa da conquistare, altro da sacrificare. Quel che è certo è che non è esiste una decisione giusta a priori! Solo dopo aver fatto qualche passo in una determinata direzione si avranno i dati sufficienti a capire se continuare, se tornare indietro o se correggere il tiro. Non esistono scorciatoie o pappe pronte, stare in posizioni scomode e mettere tutto in dubbio è necessario per guadagnarsi un futuro migliore.
Ma prima, ed è questo il consiglio, deve liberarsi dal giogo della mente ruminante e sabotatrice, smettere di rimanere agganciata così tanto tempo al flusso di pensieri e impantanata nella negatività. Certamente, la forza di volontà non è sufficiente: valuti la possibilità di un supporto psicologico per gestire al meglio questa abitudine a ruminare e trovare strategie per ancorarsi agilmente alla realtà del presente, l'unico momento in cui si prendono davvero decisioni sagge e opportune.
Molto dovrebbe lavorare anche sulla sua autostima e sulla sua capacità di generare ottimismo e speranza sostenibile. In tal senso, un intervento psicologico di crescita personale le porterebbe notevoli benefici. Anche la gestione delle emozioni è un obiettivo da cercare nel supporto psicologico per essere stabile e resiliente nei momenti di difficoltà, quando si affrontano le naturali conseguenze delle proprie scelte e dei propri comportamenti.
Credo che investire su sé stessa, abbandonando una comfort-zone costruita negli anni e fatta di insicurezze, giudizi e poca auto-compassione, possa essere davvero ciò che più le occorra in questo momento. Senza dubbio, avrà modo così di prendere in mano la sua vita e farne davvero ciò che più le piace, in maniera assolutamente autonoma e auto-determinante.
Sono a sua disposizione per ulteriori informazioni su un percorso di questo tipo, anche online. Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
"Due strade divergevano in un bosco ed io presi quella meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza". Robert Lee Frost
hai fatto un lavoro incredibile, davvero complimenti per la profondità dell'analisi e la dovizia di particolari che hai trovato analizzando tutte le diverse possibilità e come ti fanno sentire... purtroppo o per fortuna non vi è una soluzione, se non quella che sentiamo nostra, e che risuona davvero, nel profondo per noi, quindi l'unica possibilità è restare con queste emozioni, anche negative, e capire davvero quella che è la strada che senti tua, che non sarà la meno dolorosa, ma la più viva.
Buongiorno,
dal suo racconto emerge un percorso molto faticoso, portato avanti con grande impegno. Il fatto che lei sia riuscita a laurearsi, nonostante le difficoltà e i momenti di blocco, è un risultato importante, anche se in questo momento sembra far fatica a riconoscerlo fino in fondo.
Quello che descrive dopo la laurea è qualcosa che molte persone sperimentano: per anni si è concentrata su un obiettivo molto impegnativo e, una volta raggiunto, invece di sentirsi sollevata, si è trovata in uno spazio più aperto ma anche più incerto. Questo può portare a confusione, stanchezza e a una sensazione di vuoto o perdita di direzione.
I tanti pensieri che riporta (magistrale, concorso, esperienza all’estero) sembrano andare in direzioni diverse, ma hanno un punto in comune: il desiderio di cambiare, di rimettersi in movimento e di costruire qualcosa che abbia senso per lei. Allo stesso tempo, però, questi stessi pensieri sembrano diventare molto esigenti e carichi di aspettative, fino a bloccarla.
In questi momenti può essere utile fare un passo indietro: non tanto trovare subito “la scelta giusta”, ma comprendere meglio da dove nasce questa pressione interna, il modo in cui si parla e il peso che sta portando da tempo.
La sensazione di essere “in ritardo” e il dialogo interno molto critico possono contribuire a mantenere questa fatica, più ancora delle scelte concrete da prendere.
Più che decidere tutto insieme, può essere utile procedere per passi più piccoli e sostenibili, dando spazio anche al recupero di energie e a una maggiore chiarezza interna.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio in questo: mettere ordine tra i diversi livelli (emotivi, relazionali, progettuali) e costruire una direzione che non sia solo una risposta alla pressione o al giudizio, ma qualcosa di più aderente a sé.
Quello che sente ora non è un punto di arrivo, ma una fase di passaggio che può essere compresa e attraversata.
Un saluto
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che stai vivendo. Da quello che racconti emerge quanta fatica, ma anche quanta determinazione ci siano state nel tuo percorso: arrivare alla laurea, nonostante i blocchi e la perdita di motivazione, è un risultato importante che merita di essere riconosciuto, anche se oggi fai fatica a sentirlo pienamente.

Quella sensazione di confusione, di “peso” e di oscillazione tra speranza e scoraggiamento è più comune di quanto si pensi nei momenti di passaggio, soprattutto quando si chiude una fase lunga e impegnativa e ci si trova davanti a molte possibilità ma poche certezze. Non significa che tu stia “sbagliando qualcosa”, ma che sei in una fase delicata di ridefinizione.

Colpisce anche quanto tu sia severa con te stessa: il sentirti “in ritardo”, il giudizio interno duro, il bisogno di dimostrare qualcosa. Spesso queste voci interiori finiscono per togliere energia e rendere ancora più difficile ascoltare ciò che davvero desideri. Accanto a questo, c’è però anche una parte di te che sente il bisogno di cambiare aria, di ritrovare vitalità, di costruire qualcosa di tuo: è una risorsa preziosa da cui ripartire.

In questo momento forse non è tanto urgente trovare “la scelta giusta” tra magistrale, concorso o esperienza all’estero, quanto creare uno spazio in cui fare un po’ di ordine dentro di te, dare un senso a quello che hai attraversato e comprendere meglio bisogni, tempi e direzione personale, senza forzarti a risposte immediate.

Il fatto che tu senta il desiderio di stare meglio e di riprendere in mano la tua vita è già un primo passo importante. Quel “peso” che descrivi può alleggerirsi, soprattutto se non lo affronti da sola.

Se senti che può esserti utile, un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio in questo: ritrovare chiarezza, lavorare sul dialogo interno e accompagnarti nelle scelte con maggiore serenità.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, nelle sue parole si sente molto chiaramente la fatica di questi anni, ma anche una grande forza che forse in questo momento fatica a riconoscere fino in fondo. Arrivare alla laurea dopo un periodo di blocco così intenso non è qualcosa di scontato, anzi, racconta di una capacità di resistere e di riprendere il filo anche quando tutto sembrava fermo. È comprensibile però che, una volta raggiunto quell’obiettivo, invece di sentirsi sollevata si sia trovata davanti a un vuoto e a una confusione ancora più grande. Spesso accade che quando si è per molto tempo in una sorta di modalità di sopravvivenza, concentrati su un traguardo che sembra lontanissimo, si sviluppi l’idea che una volta raggiunto tutto cambierà. Quando poi questo non accade, la mente può reagire con delusione e con pensieri molto duri verso se stessi, come se tutto quello sforzo non fosse stato abbastanza. In realtà non è che lei non stia bene nonostante ce l’abbia fatta, ma perché quel traguardo ha chiuso una fase senza ancora aprirne una nuova chiara e definita. Da un punto di vista cognitivo comportamentale è utile osservare come in questo momento i suoi pensieri sembrino muoversi in più direzioni contemporaneamente, spesso anticipando scenari negativi o mettendo in dubbio ogni possibile scelta. La magistrale, il concorso, il servizio civile all’estero non sono solo opzioni concrete, ma diventano anche contenitori di aspettative, paure e significati profondi. La magistrale può rappresentare il riscatto, ma anche il rischio di fallire di nuovo. Il concorso può essere visto come sicurezza, ma anche come rinuncia a qualcosa di più personale. L’estero come libertà, ma anche come fuga. Quando ogni strada porta con sé sia una possibilità che una minaccia, è naturale sentirsi bloccati. In tutto questo emerge un elemento molto importante, il modo in cui lei parla a se stessa. Si descrive come in ritardo, come se avesse perso tempo, come se fosse fuori da una linea ideale che gli altri invece stanno seguendo. Questo tipo di dialogo interno, anche se comprensibile, tende a schiacciare le energie e a rendere ogni decisione ancora più pesante, perché qualunque scelta viene vissuta come definitiva e giudicante. È come se ogni passo dovesse dimostrare qualcosa, a se stessa o agli altri, invece che essere semplicemente un passo di esplorazione. Un altro aspetto che colpisce è la solitudine che descrive. Gli anni passati in un contesto ristretto, con poche occasioni sociali e molte energie investite nello studio e nella fatica interiore, possono aver amplificato questa sensazione di essere ferma mentre il resto del mondo va avanti. Questo però non significa che non abbia seminato nulla. Ha attraversato una fase complessa, ha costruito una resilienza importante e ora si trova nel momento delicato in cui deve trasformare questa resistenza in movimento. Forse, più che trovare subito la direzione giusta definitiva, potrebbe essere utile iniziare a concedersi la possibilità di fare un primo passo non perfetto ma sostenibile. La mente spesso chiede certezze prima di muoversi, ma nella realtà le certezze arrivano proprio facendo esperienza. Ridurre l’idea che esista una scelta giusta e una sbagliata può alleggerire molto il carico che sente sulle spalle. Il fatto che lei senta il bisogno di cambiare aria, di fare un’esperienza diversa, di rimettersi in contatto con qualcosa di vivo dentro di sé è un segnale importante, non un capriccio. Allo stesso tempo è comprensibile che si attivino paure legate al giudizio, ai costi, al tempo che passa. Sono tutte dimensioni che meritano spazio e ascolto, senza però lasciare che siano le uniche a guidare le decisioni. In un momento così complesso e ricco di significati, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla molto a mettere ordine tra questi pensieri, a comprendere meglio i meccanismi che la portano a dubitare di sé e a sentirsi in ritardo, e soprattutto a costruire un modo più gentile e realistico di guardarsi. Non si tratta tanto di trovare subito la risposta giusta, ma di creare le condizioni interne per poter scegliere con maggiore chiarezza e meno paura. Quello che sta vivendo, per quanto faticoso, può essere anche un passaggio di trasformazione importante. Il fatto che lei senta il desiderio di riprendere in mano la sua vita è già un segnale che qualcosa dentro di lei si sta muovendo, anche se in questo momento appare confuso. Con il giusto spazio e il giusto tempo, quel movimento può diventare direzione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, sarebbe molto utile comprendere quello che avrebbe la priorità e che la renderebbe felice. Per srotolare il filo che appare un groviglio, sarebbe utile parlarne con un professionista per iniziare ad avere alcuni punti fermi.
Grazie della sua condivisione.
Dott.ssa Chiara Calò
Psicologo, Psicologo clinico
Trani
Innanzitutto inizio col dirle che mi piacerebbe molto averla come paziente da me in studio. Ma non so di dov'è lei quindi provo intanto a risponderle cosi. Esca dal conformismo laurea >lavoro. Abbiamo trasformato la laurea in un traguardo che assomiglia ad una coccarda che ci rende più degni di altri invece di pensarla come un lascia passare per il lavoro dei nostri sogni. Secondo:le opzioni concorso, magistrale, servizio civile estero non "cozzano" tra di loro, sono tutte e tre strade validissime e molto coerenti col suo percorso e con la sua età. Terzo, non diamo al mondo del lavoro attuale italiano il potere di assegnarci un valore, se dipendesse da come vanno oggi le cose in Italia e direi nel mondo saremmo tutti depressi. Piuttosto, raggiunga una qualunque meta all'estero che sia divertente, questo investimento si lo chiederei ai suoi genitori, celebri così i suoi traguardi per almeno una settimana. Le consiglio di stare nella natura, magari in campeggio, con il minimo indispensabile. Faccia pulizia di tutto ciò che è inutile e imposto solo dalla società. Riparta dalle cose semplici. E in bocca al lupo.
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che descrivi è molto più comprensibile di quanto pensi. Hai attraversato anni in “modalità sopravvivenza” e ora, proprio dopo aver raggiunto un traguardo importante come la laurea, ti trovi nel cosiddetto "vuoto post-obiettivo": quando arrivi alla meta, cade la tensione che ti teneva in piedi… e affiorano stanchezza, dubbi, tristezza. Non è un fallimento, è una fase di transizione. C’è anche un altro elemento centrale: il modo in cui ti parli. Dentro di te convivono due parti molto forti: una che riconosce “ce l’ho fatta”, e una molto critica che dice “sei in ritardo, non vali abbastanza”. Questa seconda voce è quella che mantiene il peso che senti. Sul piano pratico, il problema non è “cosa scegliere” (magistrale, concorso, estero), ma "come stai scegliendo": stai decidendo sotto pressione, paura e bisogno di dimostrare? Con questi presupposti qualunque scelta sembrerà sbagliata. Ti propongo un cambio di prospettiva: non devi decidere “la strada giusta per tutta la vita”, ma il "prossimo passo sostenibile". Prova a chiederti:
Questa scelta mi dà energia o me la toglie? La farei anche se nessuno mi giudicasse?
Mi avvicina alla vita che voglio o serve solo a sentirmi “all’altezza”? Qualcuna di queste strade potrebbe essere una via di fuga che serve solo a rimandare il problema, la decisione vera? La magistrale può essere una buona opportunità solo se è un desiderio tuo, non una riparazione dell’autostima. Il servizio civile all’estero, invece, sembra risuonare con un bisogno molto forte: respirare, cambiare ambiente, tornare a vivere. Questo, clinicamente, è un segnale importante. Un altro punto chiave: la solitudine. Stare nel tuo paese, senza stimoli e relazioni, sta amplificando tutto. Non è solo una crisi “interna”, è anche un contesto che ti spegne. Quindi, in concreto, riduci le opzioni a 1–2 e prenditi un tempo definito (es. 2 settimane) per scegliere inserisci dei subito micro-obiettivi: cosa potrebbe portarmi di buono questa scelta? (allontanarmi da un paese povero di stimoli, poter fare nuove esperienze, poter conoscere persone, ecc.). Smetti di confrontare i tuoi tempi con quelli degli altri: sono traiettorie diverse, ognuno ha la sua storia e parte da storie diverse. Valuta un supporto psicologico se senti che il peso resta alto. E una cosa importante: non sei in ritardo, sei in ripartenza. Hai già dimostrato di saper uscire da un blocco molto difficile. Questa non è la fine, è il momento in cui stai cercando una direzione più autentica, stai cercando la TUA strada. Come ti ho già accennato non partiamo tutti dallo stesso punto di partenza, abbiamo storie diverse, ci sono persone che hanno sin da subito le idee chiare, le perseguono e si realizzano, ed altre che invece devono faticare per capire "cosa fare da grandi". Il dolore che senti non è inutile: è il segnale che così non vuoi più vivere. E da qui, anche se lentamente, si costruisce il cambiamento.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quello che descrivi è molto comune dopo un traguardo importante come la laurea: da un lato la soddisfazione di avercela fatta, dall’altro la sensazione di smarrimento, confusione e pressione sul futuro. Dopo anni di studio intenso e momenti difficili, è naturale sentirsi emotivamente prosciugati e avere dubbi sulle scelte successive, come la magistrale, il concorso o esperienze all’estero.

Spesso, quando ci troviamo in una fase di transizione così importante, emergono sentimenti contrastanti: tristezza, senso di colpa, paura di non essere all’altezza, ma anche motivazione e desiderio di cambiamento. Questo succede perché il nostro cervello cerca di dare un senso ai sacrifici fatti e di prevedere il futuro, generando una “ruminazione mentale” che può apparire come un peso insopportabile. Anche il senso di isolamento o la percezione di essere in ritardo rispetto agli altri possono amplificare ansia e confusione.

Può essere utile fare chiarezza sui tuoi obiettivi e valori, distinguendo ciò che desideri davvero per te stessa da ciò che senti di dover dimostrare agli altri. Piccoli passi concreti, come valutare un’opzione alla volta, organizzare le priorità e accettare che non esiste una strada “perfetta”, possono aiutarti a recuperare energia e motivazione. È importante anche riconoscere e celebrare i successi che hai già ottenuto, come il completamento della laurea, e dare spazio alle tue emozioni senza giudicarle.

Considerando la complessità dei tuoi pensieri e delle tue emozioni, può essere molto utile confrontarti con uno specialista che ti supporti a esplorare queste sensazioni, chiarire le tue priorità e trovare strategie per gestire ansia e senso di inadeguatezza.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Martina Rocchetti
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao,
da quello che scrivi emerge tanta fatica… ma anche tanta forza. Sei arrivata alla laurea dopo un periodo molto difficile... questo non è essere in ritardo, è aver resistito e avercela fatta nonostante tutto.
Quello che senti ora è più comune di quanto pensi. Dopo un obiettivo importante può arrivare un senso di vuoto, confusione e anche tristezza. Per anni avevi una direzione (finire), ora si è aperto uno spazio pieno di possibilità… ma anche di incertezza. E questo può pesare.
La durezza con cui ti parli e il senso di essere “fuori tempo” sembrano ferirti molto. Lavorare su questo aspetto è importante quanto decidere cosa fare. Non sei indietro, sei in una fase di passaggio!
Rispetto alle scelte (magistrale, concorso, estero): non devi risolvere tutto insieme. Prova a chiederti non “qual è la scelta giusta per sempre?”, ma “qual è il prossimo passo che oggi sento più sostenibile e più mio?”. Anche fare un’esperienza all’estero, ad esempio, potrebbe essere un modo per respirare e ritrovarti, non una deviazione.
La sensazione di “sopravvivenza” che descrivi spiega bene perché ora ti senti scarica: quando si esce da una fase così intensa, il corpo e la mente chiedono tempo per recuperare.
Quel peso che senti può alleggerirsi, sì. Ma non sparisce tutto insieme, si scioglie passo dopo passo, anche attraverso scelte più gentili verso di te e spazi in cui non devi dimostrare nulla.
Avere uno spazio per mettere ordine in tutto questo può aiutarti molto!
Un caro saluto
Dott.ssa Martina Rocchetti
Ciao,
dal tuo racconto emerge una grande fatica accumulata negli anni, ma anche molte risorse: il fatto che tu sia riuscita a concludere la triennale dopo un periodo di blocco importante è un risultato significativo, anche se oggi fai fatica a riconoscerlo pienamente.
La confusione, il senso di ritardo e il peso che descrivi sono vissuti abbastanza comuni nelle fasi di transizione, come quella che segue la laurea, soprattutto quando si uniscono stanchezza emotiva, aspettative personali e timore del giudizio degli altri. Il fatto che tu abbia molte opzioni in mente (concorso, magistrale, esperienza all’estero) può aumentare il senso di smarrimento, ma indica anche un desiderio forte di cambiamento e di costruire una strada più adatta a te.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fare chiarezza sui tuoi bisogni, ridurre l’autocritica molto severa verso te stessa e ritrovare fiducia nelle tue capacità, così da prendere decisioni più consapevoli e sentirti meno sola in questo momento di passaggio.
Ricevo online e in presenza a Verona.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,quello che descrivi è molto più comune di quanto immagini, anche se quando lo si vive sembra di essere fermi mentre tutti gli altri vanno avanti. In realtà tu non sei ferma. Hai attraversato anni difficili, sei rimasta bloccata, hai perso motivazione, e nonostante questo sei riuscita a laurearti. Questo non è poco, è un segnale di forza, anche se ora fai fatica a riconoscerlo.Dopo un traguardo importante capita spesso di sentirsi vuoti o confusi. Per tanto tempo avevi un obiettivo chiaro, finire la triennale. Ora quell’obiettivo non c’è più e ti trovi davanti a tante possibilità tutte insieme. Non è mancanza di direzione, è un momento di passaggio.Il pensiero di essere in ritardo sembra pesarti molto. Ma è un confronto che fai più con un’idea di come “dovrebbe essere” la vita che con la tua realtà. Ognuno ha tempi diversi e il tuo percorso, anche se più lento, è stato più faticoso e quindi richiede più tempo per essere metabolizzato.La confusione che senti tra concorso, magistrale e servizio civile non è un problema da risolvere subito. È il segno che dentro di te ci sono più bisogni. Stabilità, realizzazione, cambiamento, bisogno di respirare e uscire da un ambiente che ti ha pesato. Quando si prova a decidere tutto insieme, la mente si blocca.Forse può aiutarti spostare la domanda da cosa devo scegliere a cosa mi farebbe stare un po’ meglio adesso. Non per sempre, non per tutta la vita, ma nel prossimo periodo. A volte serve prima rimettere in moto l’energia, più che prendere la decisione perfetta.Ho notato da quello che scrivi, un aspetto emotivo molto forte. Ti parli in modo duro, senti di aver “perso tempo”, percepisci poco riconoscimento da parte della famiglia. Questo alimenta tristezza e senso di vuoto. Non è che non sei soddisfatta nonostante ce l’hai fatta, è che non ti stai permettendo di sentire davvero quel traguardo.
Il desiderio di cambiare aria e fare un’esperienza all’estero sembra avere un valore importante per te. Non solo come scelta pratica, ma come bisogno di respirare, uscire dalla modalità sopravvivenza e tornare a sentirti viva. Questo è un segnale da ascoltare.
In questo momento non hai bisogno di incastrare subito tutta la tua vita, ma di ritrovare un po’ di energia, contatto con te stessa e con il mondo. Le decisioni arrivano più facilmente quando la mente è meno affaticata.Un percorso psicologico può aiutarti a lavorare su questo senso di blocco, sulla durezza verso te stessa e a fare chiarezza tra i tuoi bisogni reali e le aspettative che senti addosso. Un primo colloquio può essere un punto di partenza per rimettere ordine e iniziare a sentirti meno sola in questo momento.

Se lo desideri puoi prenotare una visita
Dott.ssa Alina Mustatea psicologa clinica giuridica psicodiagnosta coordinatore genitoriale
Un caro saluto
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge un momento di grande fatica ma anche di passaggio: dopo aver raggiunto un traguardo importante, si trova ora in una fase di incertezza in cui è naturale sentirsi confusa, svuotata e in ritardo rispetto agli altri. Questo però non significa che sia davvero così, né che il suo percorso abbia meno valore.
Più che trovare subito “la scelta giusta” tra magistrale, concorso o servizio civile, potrebbe essere utile provare a rallentare e ascoltare ciò di cui ha bisogno in questo momento: recuperare energie, fare un’esperienza nuova, oppure costruire maggiore stabilità. Non tutte le strade devono essere decise insieme né per sempre.
Anche il modo in cui si parla sembra contribuire al suo malessere: imparare a riconoscere i passi fatti e a trattarsi con maggiore comprensione può essere un primo passo importante per ritrovare fiducia e direzione.
Nel caso sentisse il bisogno di mettere ordine ai suoi pensieri, può concedersi un supporto psicologico che la aiuti ad alleggerire il carico emotivo e orientarsi con più serenità nelle scelte future.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio

Buongiorno,
le esperienze che descrive sembrano legate a un periodo di transizione importante, con sentimenti di inadeguatezza, pressione interna e fatica nel riconoscere i propri risultati.
La confusione e il senso di blocco possono riflettere un conflitto tra aspettative personali, familiari e bisogni autentici.
Per approfondire questi aspetti e comprendere meglio ciò che sta vivendo, può valutare un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buonasera, è comprensibile che lei si trovi, da quando ha terminato il percorso di studi della laurea triennale in uno stato di dubbio e preoccupazione per il futuro, visti i tanti cambiamenti e il timore di intraprendere una nuova strada, che potrebbe portarla a rivivere momenti che per lei sono stati difficili. La mancanza di una rete solida e la difficoltà ad esternare come si sente possono contribuire a rendere questo periodo ulteriormente faticoso da attraversare e a rafforzare le sue insicurezze. Pertanto le suggerirei di intraprendere un percorso di sostegno psicologico, attraverso il quale potrebbe avere un proprio spazio in cui riflettere su di sé, le sue motivazioni e desideri e capire da dove partire per riuscire a stare meglio
resto a disposizione
un saluto
Dott.ssa Arianna Bellero
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Cara Utente, dalle tue parole, oltre allo smarrimento e alla sensazione di sfiducia verso la realtà che ti circonda, mi arriva anche una curiosità e una speranza per una versione di te stessa che ancora non conosci, ma che sembra tu voglia esplorare. Prova a seguire questa sensazione che arriva più dalla pancia che dai lunghi ragionamenti!
Se ti senti pronta inoltre, un primo passo per accettare le proprie fragilità, e ripartire da quelle per costruire qualcosa di nuovo, potrebbe essere iniziare un percorso che ti accompagni in questa fase di cambiamento. Un percorso psicologico potrebbe davvero aiutarti a capire se è arrivato il momento di intraprendere una scelta che ti faccia uscire da questa situazione di stallo e di sofferenza che descrivi, per dare a te stessa nuove possibilità di evoluzione!
Dott. Giovanni Gervino
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Posso comprendere il peso che senti. Ti sei trascinata per anni in "modalità sopravvivenza" per superare quel blocco universitario e ora che il traguardo è raggiunto, invece di sentirti libera, ti ritrovi svuotata. È una reazione comune: hai dato tutto per una meta che speravi avrebbe cambiato la tua vita, ma la realtà si è rivelata più complessa e solitaria.
La prima cosa che vorrei dirti è di smettere di farti la guerra per essere "in ritardo". Il confronto con gli altri è una trappola che serve solo a punirti. Non esiste una tabella di marcia universale: il tuo percorso è stato rallentato da fatiche emotive reali e avercela fatta nonostante tutto è una prova di resilienza enorme. Ricorda che la tua autostima non deve dipendere dai traguardi lavorativi o accademici; il tuo valore come persona resta intatto a prescindere da quando finisci gli studi o da quanto guadagni. Sei valida perché sei tu, non per i titoli che accumuli.
In questo momento di confusione tra magistrale, concorso e servizio civile estero, è vitale che tu ti fermi a riflettere: le cose che hai fatto finora, e quelle che vorresti fare, le vuoi davvero per te stessa o sono spinte dalle aspettative degli altri? A volte cerchiamo nuovi titoli di studio solo per "riparare" un'immagine di noi che sentiamo ammaccata o per zittire i giudizi della famiglia. Se la magistrale serve solo a dimostrare qualcosa agli altri, rischi di finire in un nuovo loop di frustrazione. Se invece senti che il servizio civile all'estero è quella "boccata d'aria" che il tuo corpo ti sta urlando di prendere, allora quella potrebbe essere la tua strada per ricostruire la tua identità fuori dai vecchi schemi.
Non devi risolvere tutto oggi. Inizia a perdonarti per gli anni difficili: non sono stati tempo perso, sono stati anni in cui hai resistito. La zavorra diventerà più leggera non appena inizierai a fare scelte basate sui tuoi desideri reali e non sulla paura di restare indietro.
Resto disponibile per un colloquio online anche per un eventuale orientamento.
Dott.ssa Elena Doppio
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Ciao!
Non so se può aiutarti, ma comincio col dirti che la situazione che stai vivendo è davvero molto comune.
Non lo scrivo per sminuire quello che stai vivendo, anzi, ma forse può esserti utile sapere che non sei sola.

Quella che descrivi, il post-triennale, è una fase di transizione importante, ma non c’è solo questo: sembra esserci tutto un “intorno” che aggiunge peso: la fatica degli anni passati, la solitudine, i pensieri su di te, le aspettative, le possibilità che ti si potrebbero aprire che, invece di aiutare, confondono ancora di più.

Hai portato una situazione che meriterebbe molto più spazio di quello che si può dare qui. Ma vorrei lasciarti comunque qualche riflessione.
In un momento come quello che stai vivendo, e con tutto quello che ti porti dentro, è facile che la tendenza sia affannarsi a risolvere.
Senti di aver perso tempo, di dover recuperare, di dover scegliere subito una direzione e iniziare a percorrerla.
Ma è come con le sabbie mobili (metafora forse un po’ abusata ma calzante): più ti affanni per uscirne, più ci resti bloccata dentro.

Il mio invito è quello di provare a fare un passo diverso: fermati.
Non in modo passivo, ma con metodo, con un obiettivo preciso.
Perché con tutto quello che hai raccontato (le scelte, i dubbi, la stanchezza, il senso di essere in ritardo) sembra ci sia davvero molto caos, e questo rende più difficile scegliere con lucidità e consapevolezza.

Provare a crearti uno spazio per capirti e capire meglio cosa sta succedendo e cosa vuoi fare può essere davvero un buon primo passo da cui ripartire, per trovare non solo una direzione ma anche le energie.
E poi ricordati che non devi fare, per forza, tutto da sola
Hai presente quando corri per chilometri convinta che, una volta arrivata, ci sarà una festa e ti sentirai un’altra persona? Ecco, tu sei arrivata alla laurea e non hai trovato nessuna festa, solo altra nebbia e la stanchezza di anni passati a "sopravvivere" agli ultimi esami.

È normale sentirsi tristi invece che felici. Per anni la laurea è stata il tuo scudo: "Sto male perché devo laurearmi". Ora che lo scudo non c'è più, ti senti nuda di fronte alle aspettative degli altri e, soprattutto, alle tue. Non sei "in ritardo", sei solo esausta. Hai lottato così tanto per finire che hai consumato tutte le riserve di entusiasmo.
La tua confusione non è un difetto di fabbrica: è il tuo modo di cercare aria.

La Magistrale: Se la pensi come "un modo per ripulire l'immagine di me", diventerà un altro peso. Ma se la guardi come quell'università privata, dinamica, fatta di laboratori e persone... allora non è "studio", è relazione. È il modo per uscire dal guscio dell'introversione e tornare a sentirti capace di fare le cose con gli altri.

Il Servizio Civile: Questa è la tua "ultima chiamata" anagrafica. Spesso, quando la testa è troppo piena di pensieri che cozzano, l'unica soluzione è cambiare fisicamente coordinate geografiche. Allontanarti dal paesino e dal giudizio (reale o immaginato) dei tuoi genitori potrebbe essere la medicina più veloce per quella zavorra che senti.

La zavorra non se ne va finché continui a parlarti in modo duro. Ti rimproveri di non aver seminato nulla, ma come si fa a seminare mentre si sta cercando di non affogare in un mare di esami bloccati? Hai fatto quello che potevi con le energie che avevi. E ce l'hai fatta.

Il mio consiglio spassionato?
Smetti di cercare la "scelta perfetta" che metta d'accordo portafoglio, genitori e carriera. Scegli la strada che ti fa sentire meno sola e più "accesa".
Se l'idea della magistrale dinamica ti fa brillare gli occhi, o se il servizio civile all'estero ti fa sentire un brivido di libertà, vai lì. Il concorso può aspettare, il giudizio degli altri pure.

Hai 27 anni, un titolo in tasca e una sensibilità che è una risorsa, non un limite. Inizia a darti il permesso di essere "imperfetta" e vedrai che il peso sullo stomaco inizierà a mollare la presa.

Ti senti di avere una piccola preferenza "di pancia" tra queste opzioni, se spegnessi per un attimo il cervello che calcola i costi e i rischi?
Dott.ssa Laura Attanasio
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
Quello che racconta è un momento di importanti scelte che caratterizza molte persone della sua età. Dopo un lungo periodo in cui era incanalata in un percorso certo in cui vi era un traguardo atteso si ritrova davanti a un crocevia di strade davanti alle quali diviene difficile scegliere. Da una parte sente il peso delle aspettative, sue, altrui e della società, mentre dall'altra sente una spinta maggiormente vitale, di ricerca di ciò che fa stare bene lei. Esplorare senza giudizio ciascuna delle alternative, comprendere meglio ciò che le sta accadendo, e soprattutto analizzare ciò che le è accaduto nel momento buio che racconta è il modo più consapevole di prendere la decisione.

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