quali sono i disturbi della personalità, me ne diagnostico tanti?
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quali sono i disturbi della personalità, me ne diagnostico tanti?
Gentile utente, la ringrazio per la domanda stimolante. I disturbi di personalità, secondo il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono una decina, rispettivamente divisi in 3 cluster (gruppi). Il cluster A è contraddistinto dai disturbi di personalità connotati da stravaganza, bizzarria, eccentricità, sfiducia e chiusura nei confronti degli altri. Il cluster B è contraddistinto dalle caratteristiche di labilità emotiva, imprevedibilità e drammaticità. Il cluster C comprende invece disturbi con le caratteristiche di inibizione, ansia, timore. Un disturbo di personalità è una esagerazione o distorsione di tratti di personalità sottostanti, al punto che il comportamento che ne consegue diventa rigido e disadattivo.
La sintomatologia è riconducibile essenzialmente a due problematiche principali: problemi legati all’ identità e problemi legati al funzionamento interpersonale. I problemi legati all' identità possono manifestarsi come un'immagine di sé instabile (p. es. persone che oscillano tra il vedere loro stesse come eccezionali o come esseri incapaci) o come un'incoerenza nei valori, negli obiettivi e nell'aspetto (p. es. persone profondamente umili, ma altrove estremamente competitive ed orientate al profitto).
La problematica a livello interpersonale in genere si manifesta come difficoltà nello sviluppo o nel mantenimento di relazioni strette e/o con insensibilità nei confronti delle altre persone (per esempio, l’incapacità di entrare in empatia).
è molto comune confondersi nell'"autodiagnosi" tra tratti di personalità ed un vero e proprio disturbo, e infatti il processo diagnostico dovrebbe sempre essere fatto da un professionista. Provi invece di tentare una categorizzazione a vedere cosa c'è sotto ad alcune sue caratteristiche di personalità o comportamenti che lei categorizza come "disturbi", a percepire come la fanno stare nel rapporto con gli altri o a come potrebbero ad esempio integrarsi insieme agli altre sue caratteristiche di personalità. A volte se accettati, capiti e amalgamati al resto della personalità certe caratteristiche di noi che tendiamo ad etichettare come negative e veri e propri disturbi ci arricchiscono, portandoci ad avere una visione più completa sui noi stessi e conseguentemente una vita più piena. Se desidera approfondire oltre rimango a disposizione
La sintomatologia è riconducibile essenzialmente a due problematiche principali: problemi legati all’ identità e problemi legati al funzionamento interpersonale. I problemi legati all' identità possono manifestarsi come un'immagine di sé instabile (p. es. persone che oscillano tra il vedere loro stesse come eccezionali o come esseri incapaci) o come un'incoerenza nei valori, negli obiettivi e nell'aspetto (p. es. persone profondamente umili, ma altrove estremamente competitive ed orientate al profitto).
La problematica a livello interpersonale in genere si manifesta come difficoltà nello sviluppo o nel mantenimento di relazioni strette e/o con insensibilità nei confronti delle altre persone (per esempio, l’incapacità di entrare in empatia).
è molto comune confondersi nell'"autodiagnosi" tra tratti di personalità ed un vero e proprio disturbo, e infatti il processo diagnostico dovrebbe sempre essere fatto da un professionista. Provi invece di tentare una categorizzazione a vedere cosa c'è sotto ad alcune sue caratteristiche di personalità o comportamenti che lei categorizza come "disturbi", a percepire come la fanno stare nel rapporto con gli altri o a come potrebbero ad esempio integrarsi insieme agli altre sue caratteristiche di personalità. A volte se accettati, capiti e amalgamati al resto della personalità certe caratteristiche di noi che tendiamo ad etichettare come negative e veri e propri disturbi ci arricchiscono, portandoci ad avere una visione più completa sui noi stessi e conseguentemente una vita più piena. Se desidera approfondire oltre rimango a disposizione
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Buon pomeriggio.
Capita molto spesso di ritrovarsi in diversi aspetti e pensare di “averne tanti”, leggendo online informazioni sui disturbi di personalità. In realtà molti tratti descritti sono presenti in misura variabile anche nelle persone senza alcun disturbo.
La differenza sta soprattutto nella rigidità, nella persistenza nel tempo e nell’impatto che questi aspetti hanno sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sul benessere personale. Per questo motivo non è possibile autodiagnosticarsi in modo affidabile leggendo informazioni online.
Se questi dubbi le creano preoccupazione o sofferenza, il modo più utile per affrontarli è parlarne con un professionista, che possa aiutarla a comprendere meglio ciò che vive.
Per qualsiasi cosa, mi trova a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Capita molto spesso di ritrovarsi in diversi aspetti e pensare di “averne tanti”, leggendo online informazioni sui disturbi di personalità. In realtà molti tratti descritti sono presenti in misura variabile anche nelle persone senza alcun disturbo.
La differenza sta soprattutto nella rigidità, nella persistenza nel tempo e nell’impatto che questi aspetti hanno sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sul benessere personale. Per questo motivo non è possibile autodiagnosticarsi in modo affidabile leggendo informazioni online.
Se questi dubbi le creano preoccupazione o sofferenza, il modo più utile per affrontarli è parlarne con un professionista, che possa aiutarla a comprendere meglio ciò che vive.
Per qualsiasi cosa, mi trova a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Riconoscersi in alcuni tratti è molto comune, ma non significa avere “tanti disturbi”. I disturbi di personalità sono modalità rigide e persistenti di vivere le relazioni, le emozioni e sé stessi, che causano sofferenza o problemi importanti nella vita.
Da quello che hai scritto non emerge automaticamente un disturbo di personalità, ma piuttosto difficoltà nel mettere confini, paura di deludere e fatica a dire no. Sono aspetti che molte persone vivono, soprattutto quando tendono a sentirsi responsabili degli altri.
A disposizione anche in videochiamata
Mariella Bellotto
Da quello che hai scritto non emerge automaticamente un disturbo di personalità, ma piuttosto difficoltà nel mettere confini, paura di deludere e fatica a dire no. Sono aspetti che molte persone vivono, soprattutto quando tendono a sentirsi responsabili degli altri.
A disposizione anche in videochiamata
Mariella Bellotto
I disturbi della personalità sono pattern duraturi e pervasivi di pensiero, emozioni e comportamenti che si discostano significativamente dalle aspettative culturali, causando disagio e compromissione del funzionamento. Il DSM-5 ne descrive dieci, raggruppati in tre cluster: A (paranoide, schizoide, schizotipico), B (antisociale, borderline, istrionico, narcisistico) e C (evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo di personalità).
La tendenza a riconoscersi in molti di questi pattern è comprensibile, poiché i criteri descrittivi rispecchiano aspetti dell'esperienza umana universale. Tuttavia, l'autodiagnosi può essere fuorviante: soltanto una valutazione clinica strutturata, condotta da un professionista esperto, permette di distinguere tratti di personalità, stati emotivi transitori e veri disturbi clinici.
In un'ottica cognitivo-comportamentale, ciò che percepiamo come "disturbo" è spesso un insieme di schemi maladattativi, sviluppati nel corso della vita come risposta a esperienze difficili, e modificabili attraverso un percorso terapeutico mirato. La inviterei a confrontarsi con uno specialista per una valutazione approfondita e personalizzata.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
La tendenza a riconoscersi in molti di questi pattern è comprensibile, poiché i criteri descrittivi rispecchiano aspetti dell'esperienza umana universale. Tuttavia, l'autodiagnosi può essere fuorviante: soltanto una valutazione clinica strutturata, condotta da un professionista esperto, permette di distinguere tratti di personalità, stati emotivi transitori e veri disturbi clinici.
In un'ottica cognitivo-comportamentale, ciò che percepiamo come "disturbo" è spesso un insieme di schemi maladattativi, sviluppati nel corso della vita come risposta a esperienze difficili, e modificabili attraverso un percorso terapeutico mirato. La inviterei a confrontarsi con uno specialista per una valutazione approfondita e personalizzata.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, la domanda che pone è molto importante e merita una risposta che aiuti a fare un po’ di chiarezza, senza però alimentare etichette o autodiagnosi che rischiano di creare più confusione che beneficio. Con il termine “disturbi della personalità” si fa riferimento, in ambito clinico, a modalità di pensiero, emotive e relazionali che risultano rigide, pervasive e che tendono a ripetersi nel tempo, influenzando in modo significativo il modo in cui una persona interpreta se stessa, gli altri e le situazioni. In un’ottica cognitivo comportamentale, più che concentrarsi sulle etichette, l’attenzione è rivolta a comprendere gli schemi che guidano questi modi di funzionare, cioè quei filtri attraverso cui una persona legge la realtà e reagisce ad essa. È però importante sottolineare un aspetto fondamentale. Avere tratti caratteriali difficili, vivere momenti di disagio, sentirsi confusi nelle relazioni o attraversare fasi di sofferenza emotiva non significa automaticamente avere un disturbo della personalità. Molti modi di essere che a volte ci preoccupano possono essere risposte comprensibili a esperienze di vita, stress, difficoltà relazionali o periodi di vulnerabilità. Quando una persona inizia a “diagnosticarsi tanti disturbi” da sola, spesso sta cercando una spiegazione al proprio malessere. Questo è umano e comprensibile, perché dare un nome a ciò che si prova può sembrare un modo per avere controllo. Tuttavia, il rischio è quello di incastrarsi in etichette che non aiutano davvero a capire il funzionamento profondo delle proprie difficoltà e possono aumentare ansia, autocritica e senso di confusione. Un approccio cognitivo comportamentale, invece, si concentra meno sul “che cosa ho” e più su “come funziono”. Per esempio, come reagisce la mente quando si attiva un’emozione difficile, quali pensieri tendono a ripetersi, quali situazioni fanno scattare certe risposte e in che modo tutto questo influenza il comportamento quotidiano e le relazioni. Se in questo momento si riconosce in molte descrizioni diverse e sente il bisogno di inquadrarsi in una categoria precisa, potrebbe essere più utile trasformare questa domanda in un percorso di esplorazione guidata. Non per trovare un’etichetta definitiva, ma per comprendere meglio i propri schemi emotivi e relazionali, e soprattutto per imparare a gestirli in modo più flessibile e meno sofferto. In questo senso, un percorso psicologico può essere uno spazio molto utile, perché permette di andare oltre le autodefinizioni e costruire una comprensione più chiara e meno giudicante di sé. Spesso, già questo lavoro di chiarificazione porta un grande sollievo e una riduzione dell’ansia legata al “dover capire che cosa si è”. Se questa domanda nasce da un periodo di confusione o preoccupazione per sé, il consiglio più utile non è cercare un elenco di disturbi in cui riconoscersi, ma iniziare a osservare con più curiosità e meno giudizio i propri stati interni. È proprio lì che si trova la base per un cambiamento reale e stabile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, i disturbi di personalità esistono, ma non si possono riconoscere davvero leggendo un elenco di sintomi. Esistono diagnosi diverse, come per esempio il disturbo borderline, narcisistico, evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo di personalità e altri, ma una diagnosi seria richiede colloqui, tempo e una valutazione del funzionamento complessivo della persona.
Il fatto che lei dica “me ne diagnostico tanti” è forse il punto più importante. Quando si leggono descrizioni psicologiche, è facile riconoscersi un po’ in molte cose. Il rischio è trasformare ogni emozione, fragilità o comportamento in una prova contro di sé.
Da questo punto di vista, il problema potrebbe non essere “quanti disturbi ho?”, ma “perché ho bisogno di cercare continuamente un’etichetta per capire chi sono?”. Più si cerca una certezza assoluta, più spesso il dubbio aumenta.
Provi, per qualche giorno, a fare una cosa diversa: invece di cercare nuove diagnosi, annoti quando nasce il bisogno di cercarle, cosa teme di scoprire e cosa succede subito dopo. Questo può diventare materiale molto utile da portare in un colloquio psicologico.
Un professionista può aiutarla non solo a capire se esiste davvero un quadro diagnostico, ma soprattutto a comprendere il funzionamento che la fa stare male, senza ridurla a un’etichetta. Se sente che questo dubbio la occupa molto, può essere utile continuare ad approfondire o chiedere un confronto online.
Un caro saluto.
Il fatto che lei dica “me ne diagnostico tanti” è forse il punto più importante. Quando si leggono descrizioni psicologiche, è facile riconoscersi un po’ in molte cose. Il rischio è trasformare ogni emozione, fragilità o comportamento in una prova contro di sé.
Da questo punto di vista, il problema potrebbe non essere “quanti disturbi ho?”, ma “perché ho bisogno di cercare continuamente un’etichetta per capire chi sono?”. Più si cerca una certezza assoluta, più spesso il dubbio aumenta.
Provi, per qualche giorno, a fare una cosa diversa: invece di cercare nuove diagnosi, annoti quando nasce il bisogno di cercarle, cosa teme di scoprire e cosa succede subito dopo. Questo può diventare materiale molto utile da portare in un colloquio psicologico.
Un professionista può aiutarla non solo a capire se esiste davvero un quadro diagnostico, ma soprattutto a comprendere il funzionamento che la fa stare male, senza ridurla a un’etichetta. Se sente che questo dubbio la occupa molto, può essere utile continuare ad approfondire o chiedere un confronto online.
Un caro saluto.
gentile utente, grazie per la condivisione. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e comprendere i pensieri rispetto i disturbi che sente, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
saluti
AV
Resto a disposizione!
saluti
AV
I disturbi di personalità sono diversi e per diagnosticarli serve uno specialista che attraverso colloqui e test standardizzati riesce ad identificare un certo profilo psicologico e quindi nel caso anche dei tratti di personalità che magari possano soddisfare i cluster per diagnosticare un disturbo.
Cordiali Saluti
Cordiali Saluti
Gentile utente di mio dottore,
i disturbi da lei citati sono tutti elencati all'interno del DSM.
Il DSM (acronimo di Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, pubblicato dall'American Psychiatric Association (APA). È considerato il principale strumento internazionale utilizzato da psichiatri, psicologi e medici per classificare e diagnosticare i disturbi mentali attraverso criteri condivisi e basati su evidenze scientifiche.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
i disturbi da lei citati sono tutti elencati all'interno del DSM.
Il DSM (acronimo di Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, pubblicato dall'American Psychiatric Association (APA). È considerato il principale strumento internazionale utilizzato da psichiatri, psicologi e medici per classificare e diagnosticare i disturbi mentali attraverso criteri condivisi e basati su evidenze scientifiche.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, i disturbi di personalità sono diversi e descritti da specifici criteri. Online le informazioni teoriche sono semplici da reperire. Tuttavia per avere una diagnosi precisa, accurata e clinicamente costruita su un'indagine psicodiagnostica è sempre opportuno appoggiarsi ad un professionista che la conosca e costruista insieme a lei un percorso. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buongiorno gentile Utente, capita abbastanza spesso, quando si iniziano a leggere informazioni psicologiche online o ci si riconosce in alcune descrizioni, di avere la sensazione di “ritrovarsi” in molti disturbi della personalità contemporaneamente. Questo succede perché alcuni tratti psicologici sono in realtà molto comuni e possono comparire, in forma più lieve, in moltissime persone senza costituire necessariamente un disturbo clinico.
I disturbi della personalità sono modalità profonde e persistenti di percepire sé stessi, gli altri e le relazioni, che tendono a essere rigide, stabili nel tempo e causa di sofferenza significativa o difficoltà importanti nella vita affettiva, lavorativa e sociale. Non si tratta quindi semplicemente di avere qualche caratteristica caratteriale, di essere più sensibili, ansiosi, diffidenti o impulsivi in certi momenti della vita.
Generalmente vengono raggruppati in tre grandi aree. Ci sono disturbi caratterizzati da eccentricità o forte diffidenza, come il paranoide, lo schizoide e lo schizotipico. Ci sono poi quelli maggiormente associati a impulsività, instabilità emotiva o difficoltà relazionali intense, come il borderline, il narcisistico, l’antisociale e l’istrionico. Infine vi sono disturbi più legati all’ansia, all’insicurezza e al bisogno di controllo, come l’evitante, il dipendente e l’ossessivo-compulsivo di personalità.
Tuttavia è importante fare molta attenzione all’autodiagnosi. Leggere una descrizione online può facilmente portare a riconoscersi in alcuni aspetti, soprattutto se si sta attraversando un periodo emotivamente difficile, si è molto autocritici o si tende ad analizzarsi continuamente. Ad esempio, una persona ansiosa può pensare di avere un disturbo evitante, una persona che teme l’abbandono può spaventarsi leggendo del borderline, oppure chi desidera essere apprezzato può temere di essere narcisista. Ma avere alcuni tratti non equivale automaticamente ad avere un disturbo strutturato di personalità.
Inoltre, i disturbi della personalità non vengono diagnosticati “a checklist” sulla base di pochi comportamenti isolati. Una valutazione seria richiede tempo, colloqui approfonditi, osservazione clinica e comprensione della storia personale, delle relazioni, delle modalità emotive e dei pattern che si ripetono nel corso degli anni. Molte condizioni possono somigliarsi tra loro oppure essere temporaneamente accentuate da stress, ansia, depressione, esperienze traumatiche o momenti di vita particolarmente complessi.
Un altro aspetto importante è che la personalità non è fatta di categorie rigide. Oggi sempre più approcci clinici considerano i tratti di personalità lungo uno spettro. Questo significa che ciascuno di noi può avere alcune caratteristiche più marcate senza che questo definisca interamente chi è o significhi necessariamente avere una patologia.
Il fatto stesso che lei dica “me ne diagnostico tanti” potrebbe indicare una certa tendenza ad osservarsi con preoccupazione o severità, forse cercando una spiegazione unitaria a difficoltà, emozioni o modi di sentirsi che la confondono. Ma spesso dietro questa ricerca non c’è davvero “avere tanti disturbi”, quanto piuttosto il bisogno di comprendersi meglio con maggiore profondità e meno giudizio.
Se sente che alcuni aspetti del suo funzionamento le creano sofferenza significativa o difficoltà nelle relazioni, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla molto più dell’autodiagnosi online, proprio perché permetterebbe di distinguere tra tratti caratteriali, fatiche emotive e reali quadri clinici.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
I disturbi della personalità sono modalità profonde e persistenti di percepire sé stessi, gli altri e le relazioni, che tendono a essere rigide, stabili nel tempo e causa di sofferenza significativa o difficoltà importanti nella vita affettiva, lavorativa e sociale. Non si tratta quindi semplicemente di avere qualche caratteristica caratteriale, di essere più sensibili, ansiosi, diffidenti o impulsivi in certi momenti della vita.
Generalmente vengono raggruppati in tre grandi aree. Ci sono disturbi caratterizzati da eccentricità o forte diffidenza, come il paranoide, lo schizoide e lo schizotipico. Ci sono poi quelli maggiormente associati a impulsività, instabilità emotiva o difficoltà relazionali intense, come il borderline, il narcisistico, l’antisociale e l’istrionico. Infine vi sono disturbi più legati all’ansia, all’insicurezza e al bisogno di controllo, come l’evitante, il dipendente e l’ossessivo-compulsivo di personalità.
Tuttavia è importante fare molta attenzione all’autodiagnosi. Leggere una descrizione online può facilmente portare a riconoscersi in alcuni aspetti, soprattutto se si sta attraversando un periodo emotivamente difficile, si è molto autocritici o si tende ad analizzarsi continuamente. Ad esempio, una persona ansiosa può pensare di avere un disturbo evitante, una persona che teme l’abbandono può spaventarsi leggendo del borderline, oppure chi desidera essere apprezzato può temere di essere narcisista. Ma avere alcuni tratti non equivale automaticamente ad avere un disturbo strutturato di personalità.
Inoltre, i disturbi della personalità non vengono diagnosticati “a checklist” sulla base di pochi comportamenti isolati. Una valutazione seria richiede tempo, colloqui approfonditi, osservazione clinica e comprensione della storia personale, delle relazioni, delle modalità emotive e dei pattern che si ripetono nel corso degli anni. Molte condizioni possono somigliarsi tra loro oppure essere temporaneamente accentuate da stress, ansia, depressione, esperienze traumatiche o momenti di vita particolarmente complessi.
Un altro aspetto importante è che la personalità non è fatta di categorie rigide. Oggi sempre più approcci clinici considerano i tratti di personalità lungo uno spettro. Questo significa che ciascuno di noi può avere alcune caratteristiche più marcate senza che questo definisca interamente chi è o significhi necessariamente avere una patologia.
Il fatto stesso che lei dica “me ne diagnostico tanti” potrebbe indicare una certa tendenza ad osservarsi con preoccupazione o severità, forse cercando una spiegazione unitaria a difficoltà, emozioni o modi di sentirsi che la confondono. Ma spesso dietro questa ricerca non c’è davvero “avere tanti disturbi”, quanto piuttosto il bisogno di comprendersi meglio con maggiore profondità e meno giudizio.
Se sente che alcuni aspetti del suo funzionamento le creano sofferenza significativa o difficoltà nelle relazioni, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla molto più dell’autodiagnosi online, proprio perché permetterebbe di distinguere tra tratti caratteriali, fatiche emotive e reali quadri clinici.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Caro utente i principali disturbi di personalità includono il disturbo borderline (emozioni molto intense e paura dell’abbandono), narcisistico (forte bisogno di conferme e difficoltà con l’empatia), antisociale (scarso rispetto delle regole e degli altri), evitante (paura del giudizio e tendenza a isolarsi), dipendente (bisogno eccessivo di supporto), ossessivo-compulsivo di personalità (controllo e perfezionismo rigidi), paranoide (diffidenza marcata), schizoide (distacco emotivo e sociale) e istrionico (ricerca intensa di attenzione). Poi ce ne sono anche altri, fare una diagnosi di disturbo di personalità non è semplice come si pensa, io ti ho riassunto alcuni tratti tipici, ma non basta riconoscersi in questa descrizione per parlare di diagnosi. Bisognerebbe capire perchè invece lei ha necessità di farsi autodiagnosi di qualcosa di simile, nel caso in cui voglia risposte più dettagliate le consiglio vivamente di rivolgersi ad un professionista. Un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Gentilissim*,
quando Lei dice di “diagnosticarsi tanti disturbi”, mi sembra che stia descrivendo più un bisogno di capire il proprio funzionamento che una reale presenza di molte patologie. I disturbi di personalità esistono, certo, ma sono strutture stabili, non etichette che cambiano a seconda del momento o dell’emozione.
Clinicamente, quando una persona sente di riconoscersi in molti quadri diversi, spesso è il segnale di sofferenza emotiva non ancora organizzata, non di molte diagnosi. È più utile chiedersi che cosa sta cercando di spiegare con quelle etichette: vulnerabilità, paura di essere “sbagliato”, difficoltà relazionali, o un senso di confusione identitaria.
Un confronto con un professionista può aiutarLa a distinguere tra tratti e disturbi, e a costruire una lettura più stabile e meno autocritica del Suo modo di essere. Resto a disposizione. Con i miei migliori saluti, dott.ssa Michelle Borrelli
quando Lei dice di “diagnosticarsi tanti disturbi”, mi sembra che stia descrivendo più un bisogno di capire il proprio funzionamento che una reale presenza di molte patologie. I disturbi di personalità esistono, certo, ma sono strutture stabili, non etichette che cambiano a seconda del momento o dell’emozione.
Clinicamente, quando una persona sente di riconoscersi in molti quadri diversi, spesso è il segnale di sofferenza emotiva non ancora organizzata, non di molte diagnosi. È più utile chiedersi che cosa sta cercando di spiegare con quelle etichette: vulnerabilità, paura di essere “sbagliato”, difficoltà relazionali, o un senso di confusione identitaria.
Un confronto con un professionista può aiutarLa a distinguere tra tratti e disturbi, e a costruire una lettura più stabile e meno autocritica del Suo modo di essere. Resto a disposizione. Con i miei migliori saluti, dott.ssa Michelle Borrelli
I “disturbi della personalità” sono un insieme di condizioni psicologiche in cui alcuni modi di pensare, sentire e comportarsi risultano rigidi, pervasivi e poco adattivi, cioè tendono a ripetersi in molte situazioni della vita e possono creare difficoltà significative nelle relazioni, nel lavoro o nel benessere personale.
Nel DSM-5 (il manuale diagnostico di riferimento in ambito clinico) vengono raggruppati in tre grandi “cluster”:
Cluster A (comportamenti eccentrici o sospettosi)
Disturbo paranoide di personalità
Disturbo schizoide di personalità
Disturbo schizotipico di personalità
Cluster B (emotività intensa e impulsività)
Disturbo borderline di personalità
Disturbo narcisistico di personalità
Disturbo istrionico di personalità
Disturbo antisociale di personalità
Cluster C (ansia e insicurezza)
Disturbo evitante di personalità
Disturbo dipendente di personalità
Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (da non confondere con il DOC)
È importante sottolineare che molte persone possono riconoscersi in alcuni tratti descritti sopra, soprattutto leggendo informazioni online, ma questo non significa avere un disturbo. La diagnosi infatti non si basa su singoli comportamenti o su un’autovalutazione, ma su una valutazione clinica approfondita che considera la storia personale, la pervasività dei sintomi e il livello di sofferenza o compromissione nella vita quotidiana.
Autodiagnosticarsi “tanti disturbi” è un’esperienza piuttosto comune, soprattutto quando si cercano risposte online, ma può generare confusione e aumentare l’ansia senza offrire un reale chiarimento.
Per questo motivo, se questi interrogativi stanno diventando frequenti o fonte di preoccupazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutare a dare un significato più preciso a ciò che si sta vivendo, senza etichette affrettate.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Nel DSM-5 (il manuale diagnostico di riferimento in ambito clinico) vengono raggruppati in tre grandi “cluster”:
Cluster A (comportamenti eccentrici o sospettosi)
Disturbo paranoide di personalità
Disturbo schizoide di personalità
Disturbo schizotipico di personalità
Cluster B (emotività intensa e impulsività)
Disturbo borderline di personalità
Disturbo narcisistico di personalità
Disturbo istrionico di personalità
Disturbo antisociale di personalità
Cluster C (ansia e insicurezza)
Disturbo evitante di personalità
Disturbo dipendente di personalità
Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (da non confondere con il DOC)
È importante sottolineare che molte persone possono riconoscersi in alcuni tratti descritti sopra, soprattutto leggendo informazioni online, ma questo non significa avere un disturbo. La diagnosi infatti non si basa su singoli comportamenti o su un’autovalutazione, ma su una valutazione clinica approfondita che considera la storia personale, la pervasività dei sintomi e il livello di sofferenza o compromissione nella vita quotidiana.
Autodiagnosticarsi “tanti disturbi” è un’esperienza piuttosto comune, soprattutto quando si cercano risposte online, ma può generare confusione e aumentare l’ansia senza offrire un reale chiarimento.
Per questo motivo, se questi interrogativi stanno diventando frequenti o fonte di preoccupazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutare a dare un significato più preciso a ciò che si sta vivendo, senza etichette affrettate.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
I disturbi di personalità sono modalità relativamente stabili di percepire sé stessi, gli altri e le relazioni, che possono diventare rigide e causare sofferenza o difficoltà significative nella vita affettiva, sociale e lavorativa. Nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders vengono raggruppati in tre grandi cluster.
Cluster A –
Disturbo Paranoide di Personalità
Disturbo Schizoide di Personalità
Disturbo Schizotipico di Personalità
Cluster B –
Disturbo Antisociale di Personalità
Disturbo Borderline di Personalità
Disturbo Istrionico di Personalità
Disturbo Narcisistico di Personalità
Cluster C –
Disturbo Evitante di Personalità
Disturbo Dipendente di Personalità
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
è importante sottolineare che una diagnosi non definisce la persona, ma rappresenta una descrizione di modalità relazionali e strategie di adattamento sviluppate nel tempo all’interno delle esperienze familiari e dei contesti di vita. Molte persone, leggendo le descrizioni di questi disturbi, possono riconoscersi in alcuni tratti; ciò non significa necessariamente avere un disturbo di personalità. La diagnosi clinica viene formulata solo quando tali caratteristiche sono pervasive, rigide e interferiscono in modo significativo con il benessere e con le relazioni. In terapia, l’attenzione non si concentra sull’“etichetta diagnostica”, ma sulla comprensione del significato che determinati schemi relazionali hanno assunto nella storia della persona e su come possano essere trasformati per favorire modalità più flessibili e soddisfacenti di stare con sé stessi e con gli altri
Cluster A –
Disturbo Paranoide di Personalità
Disturbo Schizoide di Personalità
Disturbo Schizotipico di Personalità
Cluster B –
Disturbo Antisociale di Personalità
Disturbo Borderline di Personalità
Disturbo Istrionico di Personalità
Disturbo Narcisistico di Personalità
Cluster C –
Disturbo Evitante di Personalità
Disturbo Dipendente di Personalità
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
è importante sottolineare che una diagnosi non definisce la persona, ma rappresenta una descrizione di modalità relazionali e strategie di adattamento sviluppate nel tempo all’interno delle esperienze familiari e dei contesti di vita. Molte persone, leggendo le descrizioni di questi disturbi, possono riconoscersi in alcuni tratti; ciò non significa necessariamente avere un disturbo di personalità. La diagnosi clinica viene formulata solo quando tali caratteristiche sono pervasive, rigide e interferiscono in modo significativo con il benessere e con le relazioni. In terapia, l’attenzione non si concentra sull’“etichetta diagnostica”, ma sulla comprensione del significato che determinati schemi relazionali hanno assunto nella storia della persona e su come possano essere trasformati per favorire modalità più flessibili e soddisfacenti di stare con sé stessi e con gli altri
Gentile utente , i disturbi della personalita' secondo il DSM5 sono diversi ( circa dieci) , ma quello che conta e' una corretta diagnosi , fatta un professionista abilitato . Se lei volesse sottoporsi a valutazione psicologica , potrebbe rivolgersi ad un Centro di Salute Mentale della sua citta' (ASL) oppure nello studio privato di un professionista di sua fiducia. Le prove consistono in compilazione di test di personalita' corredati da colloqui clinici.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Buonasera, ci sono vari manuali diagnostici che descrivono i disturbi di personalità. E' difficile fare un'autodiagnosi. Se ha consultato un manuale diagnostico dovrebbe già trovarli lì. La diagnosi è un processo complesso che richiede esperienza proprio per evitare sovrapposizioni. Mi chiedo, come mai senta la necessità di diagnosticarsi un disturbo della personalità? un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Gentile utente,
I disturbi della personalità sono pattern stabili e pervasivi di esperienza interiore e comportamento che si discostano significativamente dalle aspettative culturali, causando disagio o difficoltà nel funzionamento quotidiano. I principali sistemi diagnostici ne identificano diversi, tra i più noti il disturbo borderline, narcisistico, evitante, ossessivo-compulsivo di personalità, solo per citarne alcuni.
Capisco la curiosità, ma l’autodiagnosi in questo ambito è particolarmente rischiosa. I criteri diagnostici si sovrappongono, molti tratti sono presenti in forma lieve in chiunque, e solo un professionista della salute mentale (psicologo o psichiatra formato in valutazione psicodiagnostica) è in grado di formulare una diagnosi accurata attraverso un percorso strutturato di assessment.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
I disturbi della personalità sono pattern stabili e pervasivi di esperienza interiore e comportamento che si discostano significativamente dalle aspettative culturali, causando disagio o difficoltà nel funzionamento quotidiano. I principali sistemi diagnostici ne identificano diversi, tra i più noti il disturbo borderline, narcisistico, evitante, ossessivo-compulsivo di personalità, solo per citarne alcuni.
Capisco la curiosità, ma l’autodiagnosi in questo ambito è particolarmente rischiosa. I criteri diagnostici si sovrappongono, molti tratti sono presenti in forma lieve in chiunque, e solo un professionista della salute mentale (psicologo o psichiatra formato in valutazione psicodiagnostica) è in grado di formulare una diagnosi accurata attraverso un percorso strutturato di assessment.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Salve la diagnosi va fatta sempre dal personale medico e dai professionisti della salute mentale (psicologi e psicoterapeuti), poiché è possibile comprendere il proprio funzionamento personale ed unico e cogliere sfumature cliniche, che altrove verrebbero sminuite. Si affidi e provi a costruire un percorso di cura della sua salute mentale. Spero di esserle stata d'aiuto.
Capisco molto bene da dove arriva una domanda così, e ti rispondo con la massima chiarezza: quando inizi a leggere o informarti sui disturbi della personalità è facilissimo riconoscersi “un po’ in tutto” e arrivare a pensare di averne tanti. In realtà non funziona così.
I disturbi della personalità non sono semplicemente tratti o comportamenti che ogni tanto ti appartengono. Sono modalità molto rigide, profonde e soprattutto costanti nel tempo, che influenzano il modo in cui una persona percepisce sé stessa, gli altri e le relazioni, creando difficoltà significative nella vita quotidiana. Non si tratta quindi di “mi capita a volte di essere così”, ma di qualcosa che è presente in modo stabile, pervasivo e che limita davvero il benessere.
Quello che spesso succede è che, leggendo descrizioni (magari online), ci si ritrova in alcuni aspetti: un po’ di ansia, qualche difficoltà nelle relazioni, momenti di insicurezza, bisogno di controllo… ma questi sono elementi che appartengono all’esperienza umana, non automaticamente a un disturbo.
Il rischio dell’autodiagnosi è proprio questo: prendere pezzi sparsi e costruirci sopra un’etichetta che in realtà non ti rappresenta davvero, e che può anche spaventarti inutilmente.
La domanda più utile non è “quali disturbi ho?”, ma “in quali momenti faccio più fatica?”, “cosa mi mette in difficoltà nelle relazioni o con me stessa?”, “quali schemi si ripetono?”. È da lì che si parte, non dalle etichette.
Se senti che dentro di te ci sono cose che non capisci, che si ripetono o che ti fanno stare male, allora ha senso fermarsi e guardarci davvero, con qualcuno che sappia orientarti. Non per incasellarti in un disturbo, ma per capire come funzionano quei meccanismi e cosa farne.
Se vuoi, possiamo lavorarci insieme con calma: partendo da quello che senti, senza etichette affrettate, mettendo ordine e dandogli un senso reale. Spesso già questo cambia completamente la percezione che hai di te stessa.
I disturbi della personalità non sono semplicemente tratti o comportamenti che ogni tanto ti appartengono. Sono modalità molto rigide, profonde e soprattutto costanti nel tempo, che influenzano il modo in cui una persona percepisce sé stessa, gli altri e le relazioni, creando difficoltà significative nella vita quotidiana. Non si tratta quindi di “mi capita a volte di essere così”, ma di qualcosa che è presente in modo stabile, pervasivo e che limita davvero il benessere.
Quello che spesso succede è che, leggendo descrizioni (magari online), ci si ritrova in alcuni aspetti: un po’ di ansia, qualche difficoltà nelle relazioni, momenti di insicurezza, bisogno di controllo… ma questi sono elementi che appartengono all’esperienza umana, non automaticamente a un disturbo.
Il rischio dell’autodiagnosi è proprio questo: prendere pezzi sparsi e costruirci sopra un’etichetta che in realtà non ti rappresenta davvero, e che può anche spaventarti inutilmente.
La domanda più utile non è “quali disturbi ho?”, ma “in quali momenti faccio più fatica?”, “cosa mi mette in difficoltà nelle relazioni o con me stessa?”, “quali schemi si ripetono?”. È da lì che si parte, non dalle etichette.
Se senti che dentro di te ci sono cose che non capisci, che si ripetono o che ti fanno stare male, allora ha senso fermarsi e guardarci davvero, con qualcuno che sappia orientarti. Non per incasellarti in un disturbo, ma per capire come funzionano quei meccanismi e cosa farne.
Se vuoi, possiamo lavorarci insieme con calma: partendo da quello che senti, senza etichette affrettate, mettendo ordine e dandogli un senso reale. Spesso già questo cambia completamente la percezione che hai di te stessa.
Buongiorno,
per rispondere alla sua domanda in modo semplice: tutti noi abbiamo dei tratti di personalità. Magari a volte siamo un po' diffidenti, o molto perfezionisti, oppure abbiamo reazioni emotive intense in certi periodi. Un disturbo di personalità, invece, si ha solo quando questi tratti diventano estremamente rigidi, inflessibili e causano una sofferenza profonda e continua. Non si tratta di avere dei 'difetti' o dei momenti no, ma di schemi comportamentali che bloccano e compromettono seriamente le relazioni, il lavoro e il benessere di una persona in quasi tutte le situazioni.
per rispondere alla sua domanda in modo semplice: tutti noi abbiamo dei tratti di personalità. Magari a volte siamo un po' diffidenti, o molto perfezionisti, oppure abbiamo reazioni emotive intense in certi periodi. Un disturbo di personalità, invece, si ha solo quando questi tratti diventano estremamente rigidi, inflessibili e causano una sofferenza profonda e continua. Non si tratta di avere dei 'difetti' o dei momenti no, ma di schemi comportamentali che bloccano e compromettono seriamente le relazioni, il lavoro e il benessere di una persona in quasi tutte le situazioni.
Gentile utente,
capita spesso, leggendo informazioni online o riconoscendosi in alcune descrizioni, di avere la sensazione di “ritrovarsi” in diversi disturbi della personalità. Tuttavia è importante ricordare che alcuni tratti caratteriali, emozioni intense o difficoltà relazionali possono essere presenti anche in persone che non hanno alcun disturbo strutturato della personalità.
I disturbi di personalità sono modalità stabili e pervasive di pensare, sentire e relazionarsi che tendono a creare sofferenza significativa o difficoltà nella vita personale, lavorativa e affettiva. Non si basano su singoli comportamenti o aspetti isolati, ma su un quadro clinico complesso che richiede una valutazione approfondita da parte di un professionista.
Quando si cerca di autodiagnosticarsi, soprattutto attraverso internet o i social, è facile confondere aspetti della propria personalità, momenti di fragilità o esperienze emotive intense con vere e proprie diagnosi. Questo può generare ulteriore ansia, confusione o identificazione con etichette che non necessariamente descrivono la propria situazione reale.
Più che concentrarsi sul “quale disturbo ho”, potrebbe essere utile chiedersi quali aspetti della propria vita o delle proprie relazioni stanno causando sofferenza, disagio o difficoltà concrete. È da lì che generalmente parte un lavoro psicologico utile e costruttivo.
Qualora sentisse la necessità di approfondire questi dubbi in modo serio e non basato sull’autodiagnosi, può intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio il proprio funzionamento emotivo e relazionale. Se lo desidera, resto disponibile ad accoglierLa in un percorso insieme.
capita spesso, leggendo informazioni online o riconoscendosi in alcune descrizioni, di avere la sensazione di “ritrovarsi” in diversi disturbi della personalità. Tuttavia è importante ricordare che alcuni tratti caratteriali, emozioni intense o difficoltà relazionali possono essere presenti anche in persone che non hanno alcun disturbo strutturato della personalità.
I disturbi di personalità sono modalità stabili e pervasive di pensare, sentire e relazionarsi che tendono a creare sofferenza significativa o difficoltà nella vita personale, lavorativa e affettiva. Non si basano su singoli comportamenti o aspetti isolati, ma su un quadro clinico complesso che richiede una valutazione approfondita da parte di un professionista.
Quando si cerca di autodiagnosticarsi, soprattutto attraverso internet o i social, è facile confondere aspetti della propria personalità, momenti di fragilità o esperienze emotive intense con vere e proprie diagnosi. Questo può generare ulteriore ansia, confusione o identificazione con etichette che non necessariamente descrivono la propria situazione reale.
Più che concentrarsi sul “quale disturbo ho”, potrebbe essere utile chiedersi quali aspetti della propria vita o delle proprie relazioni stanno causando sofferenza, disagio o difficoltà concrete. È da lì che generalmente parte un lavoro psicologico utile e costruttivo.
Qualora sentisse la necessità di approfondire questi dubbi in modo serio e non basato sull’autodiagnosi, può intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio il proprio funzionamento emotivo e relazionale. Se lo desidera, resto disponibile ad accoglierLa in un percorso insieme.
Buon pomeriggio e grazie per questa sua domanda. Denota un desiderio di comprendersi guardandosi dentro. Mi auguro che la mia risposta le risulterà esaustiva e contribuisca alla sua esplorazione.
Intanto cos'è un disturbo di personalità?
Facendo riferimento alla definizione fornita all'interno del DSM V tr, ossia del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, oggi alla edizione V text revision, un disturbo di personalità è un modo di pensare, sentire e comportarsi che si discosta in modo significativo da ciò che è considerato normale nella propria cultura di riferimento. Questa modalità è rigida, ossia non si modifica al variare delle situazioni che si presentano, ed è pervasiva, cioè si manifesta in più aree della vita, come, per esempio, nelle relazioni con gli altri, nel lavoro, e nella vita privata. Esordisce nell'adolescenza o nella prima età adulta, e tende a restare stabile nel tempo. Ciò che lo rende un disturbo è che causa sofferenza significativa alla persona stessa oppure difficoltà concrete nel funzionare nella vita quotidiana. In pratica, rispetto a qualunque situazione della vita, un disturbo di personalità ci fa reagire secondo il medesimo schema e ci produce sofferenza significativa in diverse aree della vita quotidiana.
Ora vengo alla prima parte della sua domanda, ossi "quali sono i disturbi di personalità" : sarò schematica e fornirò una breve descrizione di ciascun disturbo di personalità.
Sempre secondo l'attuale versione del Manuale DSM V tr, i disturbi di personalità sono 10, divisi in 3 gruppi differenti, chiamati cluster, e sono i seguenti:
1. Disturbo Paranoide di Personalità
È caratterizzato da elevata sospettosità e profonda sfiducia verso gli altri. Chi ne soffre si aspetta di essere maltrattato o sfruttato, tende a serbare rancore a lungo e fatica ad aprirsi. Vive con il timore costante che gli altri stiano tramando contro di lui e monitora ossessivamente le persone vicine alla ricerca di eventuali intenzioni ostili.
2. Disturbo Schizoide di Personalità
La caratteristica essenziale è la difficoltà , e soprattutto la mancanza di desiderio , di stabilire relazioni sociali. Gli individui schizoidi appaiono indifferenti alle opportunità di creare legami stretti e non sembrano trarre soddisfazione dal far parte di una famiglia o di un gruppo. Gli altri sono vissuti come intrusivi e poco gratificanti. A differenza del disturbo evitante, lo schizoide non soffre per il suo isolamento.
3. Disturbo Schizotipico di Personalità
È caratterizzato da isolamento sociale e comportamento insolito e bizzarro. Gli aspetti più rilevanti riguardano le stranezze del pensiero: sospettosità e ideazione paranoide, idee di riferimento (interpretare eventi non collegati come se avessero un significato speciale per sé), credenze bizzarre e pensiero magico (ad esempio credere di avere poteri speciali o di saper leggere i pensieri altrui), ed esperienze percettive insolite.
4. Disturbo Antisociale di Personalità
È caratterizzato, fin dall'adolescenza, da una serie di condotte volte a infrangere le regole sociali e a recare danno agli altri. Vi è disprezzo per le norme di convivenza e per i diritti altrui. Le caratteristiche distintive includono irresponsabilità sociale, disprezzo per gli altri, inganno e manipolazione degli altri per tornaconto personale.
5. Disturbo Borderline di Personalità
È caratterizzato da un pattern pervasivo di instabilità nelle relazioni interpersonali, nell'immagine di sé e negli affetti, con marcata impulsività. Chi ne soffre è costantemente impegnato a evitare possibili o immaginari abbandoni da parte delle persone vicine, sperimentando frequentemente intensa paura o rabbia difficile da controllare.
6. Disturbo Istrionico di Personalità
È caratterizzato da una costante ricerca di attenzione ed emotività eccessiva. Chi ne soffre tende a erotizzare i rapporti anche appena iniziati, la seduzione è un atteggiamento costante ed è molto manipolativo. Il comportamento e il modo di presentarsi sono sempre teatrali e appariscenti.
7. Disturbo Narcisistico di Personalità
Gli individui con questo disturbo mostrano un senso grandioso di sé, mancanza di empatia e bisogno di ammirazione. Hanno aspettative irragionevoli di trattamenti speciali da parte degli altri e sono spesso assorti in fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati o di amore ideale.
8. Disturbo Evitante di Personalità
È caratterizzato da un costante stato di ansia e apprensione nei contesti sociali. Chi ne soffre può evitare lavori che richiedano molto contatto con le persone, per paura del rifiuto, della disapprovazione e della critica. Fatica a costruire relazioni intime ed è molto sensibile alle critiche. A differenza dello schizoide, desidera le relazioni ma le teme.
9. Disturbo Dipendente di Personalità
Le persone con questo disturbo hanno una necessità eccessiva di essere accudite, che le porta a comportamenti sottomessi e di attaccamento. Temono di essere lasciate sole e fanno sforzi straordinari per ottenere sostegno e approvazione dagli altri. Quando una relazione intima termina, tendono a ricercarne immediatamente una nuova che possa offrire ciò di cui sentono di aver bisogno.
10. Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
Si caratterizza per specifici tratti: preoccupazione per i dettagli, perfezionismo, eccessiva devozione al lavoro e alla produttività, estrema coscienziosità, difficoltà a delegare compiti, difficoltà a buttare via oggetti inutili, avarizia, testardaggine e rigidità.
Ora vengo alla seconda domanda, ossia "me ne diagnostico tanti?"
Rispetto a questa sua richiesta, mi preme dirle, innanzitutto, che comprendo il desiderio di farsi chiarezza e apprezzo il suo intento e lo slancio che ha avuto nello scrivere su questa piattaforma per cercare risposta ai suoi interrogativi. Tuttavia, pur apprezzando molto il suo moto interiore, la invito a non farsi diagnosi da sé e a non mettersi etichette che potrebbero non corrispondere alla realtà; il processo diagnostico non è immediato neanche per noi clinici. Inoltre, c'è un altro aspetto sul quale, a mio parere, occorre soffermarsi. Vede, ognuno di noi ha la sua personalità il suo tipo di personalità, ma questo non significa che tutti abbiamo un disturbo di personalità. Tutti nasciamo con un temperamento, ossia con una base costituzionale, genetica, che ci fa avere risposte emotive stabili agli stimoli. Poi, asseconda del modo in cui i nostri care giver hanno reagito al nostro temperamento, si forma il carattere, e poi, nel tempo, la personalità. Se lei si riconosce maggiormente in una delle descrizioni precedenti, non è perchè lei abbia una personalità disturbata, piuttosto, come tutti, un tipo di personalità.
Diagnosticare un disturbo di personalità richiede competenze specifiche e tempo, oltre ad esperienza nell'uso di test a questo preposti.
Se desidera approfondire tali temi, è preferibile rivolgersi ad un clinico che la guidi nel fare chiarezza..
Io ci sono.
Le auguro un'ottima giornata
Intanto cos'è un disturbo di personalità?
Facendo riferimento alla definizione fornita all'interno del DSM V tr, ossia del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, oggi alla edizione V text revision, un disturbo di personalità è un modo di pensare, sentire e comportarsi che si discosta in modo significativo da ciò che è considerato normale nella propria cultura di riferimento. Questa modalità è rigida, ossia non si modifica al variare delle situazioni che si presentano, ed è pervasiva, cioè si manifesta in più aree della vita, come, per esempio, nelle relazioni con gli altri, nel lavoro, e nella vita privata. Esordisce nell'adolescenza o nella prima età adulta, e tende a restare stabile nel tempo. Ciò che lo rende un disturbo è che causa sofferenza significativa alla persona stessa oppure difficoltà concrete nel funzionare nella vita quotidiana. In pratica, rispetto a qualunque situazione della vita, un disturbo di personalità ci fa reagire secondo il medesimo schema e ci produce sofferenza significativa in diverse aree della vita quotidiana.
Ora vengo alla prima parte della sua domanda, ossi "quali sono i disturbi di personalità" : sarò schematica e fornirò una breve descrizione di ciascun disturbo di personalità.
Sempre secondo l'attuale versione del Manuale DSM V tr, i disturbi di personalità sono 10, divisi in 3 gruppi differenti, chiamati cluster, e sono i seguenti:
1. Disturbo Paranoide di Personalità
È caratterizzato da elevata sospettosità e profonda sfiducia verso gli altri. Chi ne soffre si aspetta di essere maltrattato o sfruttato, tende a serbare rancore a lungo e fatica ad aprirsi. Vive con il timore costante che gli altri stiano tramando contro di lui e monitora ossessivamente le persone vicine alla ricerca di eventuali intenzioni ostili.
2. Disturbo Schizoide di Personalità
La caratteristica essenziale è la difficoltà , e soprattutto la mancanza di desiderio , di stabilire relazioni sociali. Gli individui schizoidi appaiono indifferenti alle opportunità di creare legami stretti e non sembrano trarre soddisfazione dal far parte di una famiglia o di un gruppo. Gli altri sono vissuti come intrusivi e poco gratificanti. A differenza del disturbo evitante, lo schizoide non soffre per il suo isolamento.
3. Disturbo Schizotipico di Personalità
È caratterizzato da isolamento sociale e comportamento insolito e bizzarro. Gli aspetti più rilevanti riguardano le stranezze del pensiero: sospettosità e ideazione paranoide, idee di riferimento (interpretare eventi non collegati come se avessero un significato speciale per sé), credenze bizzarre e pensiero magico (ad esempio credere di avere poteri speciali o di saper leggere i pensieri altrui), ed esperienze percettive insolite.
4. Disturbo Antisociale di Personalità
È caratterizzato, fin dall'adolescenza, da una serie di condotte volte a infrangere le regole sociali e a recare danno agli altri. Vi è disprezzo per le norme di convivenza e per i diritti altrui. Le caratteristiche distintive includono irresponsabilità sociale, disprezzo per gli altri, inganno e manipolazione degli altri per tornaconto personale.
5. Disturbo Borderline di Personalità
È caratterizzato da un pattern pervasivo di instabilità nelle relazioni interpersonali, nell'immagine di sé e negli affetti, con marcata impulsività. Chi ne soffre è costantemente impegnato a evitare possibili o immaginari abbandoni da parte delle persone vicine, sperimentando frequentemente intensa paura o rabbia difficile da controllare.
6. Disturbo Istrionico di Personalità
È caratterizzato da una costante ricerca di attenzione ed emotività eccessiva. Chi ne soffre tende a erotizzare i rapporti anche appena iniziati, la seduzione è un atteggiamento costante ed è molto manipolativo. Il comportamento e il modo di presentarsi sono sempre teatrali e appariscenti.
7. Disturbo Narcisistico di Personalità
Gli individui con questo disturbo mostrano un senso grandioso di sé, mancanza di empatia e bisogno di ammirazione. Hanno aspettative irragionevoli di trattamenti speciali da parte degli altri e sono spesso assorti in fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati o di amore ideale.
8. Disturbo Evitante di Personalità
È caratterizzato da un costante stato di ansia e apprensione nei contesti sociali. Chi ne soffre può evitare lavori che richiedano molto contatto con le persone, per paura del rifiuto, della disapprovazione e della critica. Fatica a costruire relazioni intime ed è molto sensibile alle critiche. A differenza dello schizoide, desidera le relazioni ma le teme.
9. Disturbo Dipendente di Personalità
Le persone con questo disturbo hanno una necessità eccessiva di essere accudite, che le porta a comportamenti sottomessi e di attaccamento. Temono di essere lasciate sole e fanno sforzi straordinari per ottenere sostegno e approvazione dagli altri. Quando una relazione intima termina, tendono a ricercarne immediatamente una nuova che possa offrire ciò di cui sentono di aver bisogno.
10. Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità
Si caratterizza per specifici tratti: preoccupazione per i dettagli, perfezionismo, eccessiva devozione al lavoro e alla produttività, estrema coscienziosità, difficoltà a delegare compiti, difficoltà a buttare via oggetti inutili, avarizia, testardaggine e rigidità.
Ora vengo alla seconda domanda, ossia "me ne diagnostico tanti?"
Rispetto a questa sua richiesta, mi preme dirle, innanzitutto, che comprendo il desiderio di farsi chiarezza e apprezzo il suo intento e lo slancio che ha avuto nello scrivere su questa piattaforma per cercare risposta ai suoi interrogativi. Tuttavia, pur apprezzando molto il suo moto interiore, la invito a non farsi diagnosi da sé e a non mettersi etichette che potrebbero non corrispondere alla realtà; il processo diagnostico non è immediato neanche per noi clinici. Inoltre, c'è un altro aspetto sul quale, a mio parere, occorre soffermarsi. Vede, ognuno di noi ha la sua personalità il suo tipo di personalità, ma questo non significa che tutti abbiamo un disturbo di personalità. Tutti nasciamo con un temperamento, ossia con una base costituzionale, genetica, che ci fa avere risposte emotive stabili agli stimoli. Poi, asseconda del modo in cui i nostri care giver hanno reagito al nostro temperamento, si forma il carattere, e poi, nel tempo, la personalità. Se lei si riconosce maggiormente in una delle descrizioni precedenti, non è perchè lei abbia una personalità disturbata, piuttosto, come tutti, un tipo di personalità.
Diagnosticare un disturbo di personalità richiede competenze specifiche e tempo, oltre ad esperienza nell'uso di test a questo preposti.
Se desidera approfondire tali temi, è preferibile rivolgersi ad un clinico che la guidi nel fare chiarezza..
Io ci sono.
Le auguro un'ottima giornata
I disturbi di personalità non sono etichette che definiscono chi sei, ma modi abituali di pensare, sentire e vivere le relazioni che, col tempo, possono diventare rigidi e far soffrire e/o creare disagio e malessere.
Molte caratteristiche che vengono descritte in psicologia appartengono in parte a tutti: la paura di essere rifiutati, il bisogno di sentirsi amati, la difficoltà a fidarsi, il desiderio di controllo, la sensibilità alle critiche. Per questo, leggendo certe descrizioni, è facile riconoscersi in più aspetti diversi.
La differenza non sta nell’avere quei tratti, ma in quanto occupano la vita della persona. Quando un modo di reagire diventa quasi automatico, difficile da cambiare e crea sofferenza nelle relazioni, nel lavoro o nel rapporto con sé stessi, allora può diventare qualcosa di più profondo.
Spesso le persone cercano una diagnosi perché vogliono capire il motivo del proprio dolore, disagio, difficoltà o del sentirsi “diverse”. Ma la personalità umana è molto più complessa delle etichette che si leggono online. Molti comportamenti nascono come modi per proteggersi: dalla paura di essere feriti, abbandonati, umiliati o non abbastanza importanti per gli altri.
Per questo è normale ritrovarsi in più descrizioni senza avere necessariamente un disturbo. La domanda più utile non è “che etichetta ho?”, ma capire quali schemi si ripetono nella propria vita e perché fanno soffrire così tanto.
I principali disturbi di personalità descritti in psicologia sono:
Paranoide
Schizoide
Schizotipico
Borderline
Narcisistico
Istrionico e
Antisociale
Evitante
Dipendente
Ossessivo-compulsivo di personalità
Molte persone possono riconoscersi in alcuni tratti senza avere necessariamente un disturbo vero e proprio. Per questo è utile e necessario rivolgersi ed affidarsi ad un professionista.
Buona Lettura,
Molte caratteristiche che vengono descritte in psicologia appartengono in parte a tutti: la paura di essere rifiutati, il bisogno di sentirsi amati, la difficoltà a fidarsi, il desiderio di controllo, la sensibilità alle critiche. Per questo, leggendo certe descrizioni, è facile riconoscersi in più aspetti diversi.
La differenza non sta nell’avere quei tratti, ma in quanto occupano la vita della persona. Quando un modo di reagire diventa quasi automatico, difficile da cambiare e crea sofferenza nelle relazioni, nel lavoro o nel rapporto con sé stessi, allora può diventare qualcosa di più profondo.
Spesso le persone cercano una diagnosi perché vogliono capire il motivo del proprio dolore, disagio, difficoltà o del sentirsi “diverse”. Ma la personalità umana è molto più complessa delle etichette che si leggono online. Molti comportamenti nascono come modi per proteggersi: dalla paura di essere feriti, abbandonati, umiliati o non abbastanza importanti per gli altri.
Per questo è normale ritrovarsi in più descrizioni senza avere necessariamente un disturbo. La domanda più utile non è “che etichetta ho?”, ma capire quali schemi si ripetono nella propria vita e perché fanno soffrire così tanto.
I principali disturbi di personalità descritti in psicologia sono:
Paranoide
Schizoide
Schizotipico
Borderline
Narcisistico
Istrionico e
Antisociale
Evitante
Dipendente
Ossessivo-compulsivo di personalità
Molte persone possono riconoscersi in alcuni tratti senza avere necessariamente un disturbo vero e proprio. Per questo è utile e necessario rivolgersi ed affidarsi ad un professionista.
Buona Lettura,
Gentile paziente, ritengo che prima di rispondere alla sua domanda sarebbe necessario porsene un'altra, ovvero cosa la porti a cercare queste informazioni. Non credo si parli di semplice curiosità, poiché Lei afferma già di procedere con delle autodiagnosi, probabilmente delle autoetichettature: come possono queste aiutarla? E a quale richiesta di aiuto sta rispondendo il suo comportamento? Forse parlare con un professionista La aiuterebbe a fare chiarezza in cosa cerca esattamente.
Buonasera, immagino che il suo dubbio provenga da una profonda analisi fatta su di sè, ciò nonostante l'autodiagnosi non è mai una risposta, può però fissare un appuntamento con uno psicoterapeuta così da capire da cosa nasce il suo dubbio e soprattutto se ha fondamento
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