Buongiorno dottori, volevo chiedere un consiglio. Sono sempre stata una persona timida e riservata.
Buongiorno dottori, volevo chiedere un consiglio. Sono sempre stata una persona timida e riservata. Ho incontrato un uomo di cui mi sono innamorata poi, per il fatto che lui non si confidava con me e per il fatto che non voleva confrontarsi con me riguardo al suo progetto precostituito su me, io l’ho lasciato. Ho passato un brutto periodo e lui non ha mai smesso di scrivermi. Io cercavo di tenere i miei spazi e limiti. Ho fatto un percorso psicologico per riprendere coscienza di me e di chi sono con limiti e pregi e desideri e man mano ho preso fiducia in me. Ho ripetuto più volte al mio ex di lasciarmi stare, ma lui insiste che ha imparato a confrontarsi ed esprimersi. Io non ho permesso incontri ma solo mail. Via mail non si è mai confidato se non per dirmi qualche sparuto esempio di confidenza. Ora, io non mi fido di lui e ho paura di essere ricattabile e di tornare a stare male, perché mi sentivo e mi sento ingabbiata nel suo progetto. Mi vuole donare tutto di sé, ma di fatto non mi accoglie e non mi dà fiducia. Inoltre nel percorso psicologico ho imparato a conoscere cosa mi fa stare bene e questo, nello stare con lui, scomparirebbe. Quindi devo assolutamente chiudere con lui. Ho provato a dirglielo ma lui non ne vuole sapere e insiste a dire che ha imparato a confidarsi e vuole mostrarmelo. Cosa posso fare? Grazie
40 risposte
Lei non deve convincerlo che la relazione non può funzionare, né dimostrare che lui non sia davvero cambiato. Per chiudere una relazione è sufficiente che uno dei due non voglia continuarla. Il suo “no” non è una proposta da discutere fino a quando lui troverà l’argomento giusto. Da quanto scrive, lei ha già spiegato più volte la propria decisione. Continuare a rispondere alle sue mail, anche per ribadire il rifiuto, rischia però di mantenere aperto proprio lo scambio che desidera interrompere. Potrebbe inviargli un ultimo messaggio breve e non negoziabile: “Ho deciso di non riprendere la nostra relazione e non desidero incontri, dimostrazioni o ulteriori spiegazioni. Ti chiedo di non contattarmi più, né direttamente né attraverso altre persone. Non risponderò ad altri messaggi.” Dopo averlo inviato, eviti nuove spiegazioni e non entri nel merito delle promesse che lui farà. Bloccare i contatti non è una punizione: è rendere concreto un limite già comunicato. Conservi comunque le mail e gli eventuali messaggi, informi una persona fidata e non accetti incontri da sola soltanto per “chiarire definitivamente”. Anche la Polizia di Stato, nelle indicazioni rivolte a chi subisce contatti persecutori, consiglia di non alimentare lo scambio e di informare le persone vicine. Non posso stabilire da una domanda se il comportamento configuri atti persecutori. Tuttavia, se i contatti continuassero nonostante una richiesta esplicita di cessare, se lui si presentasse nei luoghi che frequenta, la minacciasse o le provocasse paura e cambiamenti nelle abitudini, sarebbe opportuno chiedere subito un consiglio qualificato. Il 1522 è il servizio pubblico antiviolenza e antistalking, gratuito e attivo 24 ore su 24, contattabile anche tramite chat. In una situazione di pericolo immediato chiami il 112. Il percorso psicologico sembra averla aiutata a riconoscere ciò che le fa bene e ciò che la fa sentire ingabbiata. Ora il passaggio difficile non è capire ancora meglio la relazione, ma tollerare il disagio di mantenere una decisione anche quando l’altro non la accetta. Può dispiacerle che lui soffra senza assumersi il compito di convincerlo o rassicurarlo. Un caro saluto.
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Buongiorno, dal suo racconto emerge che durante il percorso psicologico che ha intrapreso ha imparato a riconoscere meglio i propri bisogni, i propri limiti e ciò che la fa stare bene. Oggi sembra avere una consapevolezza piuttosto chiara rispetto al non voler riprendere questa relazione. Il fatto che il suo ex sostenga di essere cambiato e voglia dimostrarle di aver imparato a confrontarsi e a confidarsi non obbliga lei a concedergli un'altra possibilità. Anche qualora il suo cambiamento fosse reale, lei ha comunque il diritto di decidere che non vuole più quella relazione. Mi sembra inoltre significativo che lei abbia già comunicato più volte di voler mantenere le distanze e che lui continui a insistere. Il punto, quindi, non è necessariamente trovare le parole giuste per convincerlo a comprendere la sua decisione, poiché la sua decisione non ha bisogno di essere approvata dall'altra persona per essere valida. Potrebbe essere utile, pertanto, interrompere il tentativo di spiegargli ulteriormente perché non vuole tornare con lui; Più si entra nel merito delle motivazioni, più l'altro può trasformare ogni motivazione in qualcosa da discutere o da confutare. Dopodiché, se l'insistenza continua, può essere necessario interrompere anche il canale delle mail e non rispondere ulteriormente. La sua paura di sentirsi nuovamente "ingabbiata" merita attenzione, così come il timore di stare nuovamente male. Forse il passaggio più importante del suo percorso non è imparare a spiegarsi meglio affinché l'altro la comprenda, ma arrivare a tollerare che l'altro possa non essere d'accordo con lei senza che questo la costringa a rinunciare ai propri confini. Se sente che questa situazione riattiva paure o difficoltà che aveva già affrontato nel percorso psicologico, potrebbe essere utile riportarla proprio al professionista che l'ha accompagnata per essere sostenuta nel mantenere una decisione che sente coerente con il benessere che ha conquistato. Cordiali saluti.
Leggendo questa domanda traspare un forte senso di malessere dovuto proprio a quest'uomo e credo che anche lei stessa ne sia consapevole. Immagino inoltre che i suoi tentativi di confidenza lei li percepisce come "forzati" perchè secondo me non fanno proprio parte di lui. Le consiglio quindi di cercare di interrompere i rapporti con lui perchè purtroppo le interazioni che avete ora si basano su un suo costante tentativo (molto probabilmente fallimentare) di mostrare che è "cambiato", e le cose non miglioreranno. Inoltre se lei si sente "ingabbiata" è bene richiamare alla memoria il lavoro che ha già fatto, soprattutto sui confini, poichè da come ho capito quest'uomo sa quali parole usare per far leva sui suoi desideri.
Buongiorno. Leggendo il suo messaggio, mi ha colpito una frase: "Ho imparato a conoscere cosa mi fa stare bene e questo, nello stare con lui, scomparirebbe." Mi sembra che, in fondo, una parte di lei abbia già trovato una risposta. Lei non descrive soltanto una mancanza di fiducia nei confronti di quest'uomo. Racconta di un percorso in cui ha recuperato spazio per sé, ha riconosciuto i propri bisogni e ha ritrovato una maggiore serenità. È comprensibile, quindi, che l'idea di tornare in una relazione che le faceva sentire di perdere tutto questo le susciti paura. A volte si pensa che, se l'altro dice di essere cambiato, si abbia il dovere di concedergli un'altra possibilità. In realtà, il cambiamento di una persona non obbliga l'altra a riprendere una relazione. Lei ha il diritto di dire no, anche se lui insiste e anche se le sue intenzioni fossero sincere. Mi sembra che la difficoltà, oggi, non sia capire cosa desidera fare, ma sostenere quel confine mentre lui continua a cercare un contatto. Quando una persona ha espresso più volte la volontà di chiudere e l'altro continua a insistere, il rischio è che il dialogo smetta di essere uno spazio di confronto e diventi qualcosa che consuma energie e mantiene aperta una situazione che, dentro di sé, è già conclusa. Forse, in questo momento, il gesto più rispettoso nei confronti di se stessa è proprio dare valore a ciò che ha costruito nel suo percorso psicologico. Non perché debba difendersi da lui a ogni costo, ma perché ha imparato ad ascoltare quella parte di sé che riconosce ciò che le fa bene e ciò che, invece, la fa sentire intrappolata. Se sente di aver già espresso con chiarezza la sua decisione, non è necessario continuare a convincerlo. A volte prendersi cura di sé significa anche accettare che l'altro possa non essere d'accordo con la nostra scelta, senza che questo ci obblighi a cambiarla.
Buongiorno, da quello che racconta mi sembra che la domanda non sia tanto se lui sia davvero cambiato, quanto cosa sente lei quando è in relazione con lui. Nel suo messaggio emerge con molta chiarezza che il percorso psicologico le ha permesso di conoscersi meglio, di riconoscere i propri bisogni e di capire cosa la fa stare bene. Allo stesso tempo, descrive che il solo pensiero di tornare in quella relazione le fa sentire il timore di perdere quello spazio di benessere e di libertà che ha costruito. Mi colpisce anche un altro aspetto: racconta di aver espresso più volte il desiderio di interrompere i contatti, ma che questo desiderio non viene rispettato. Indipendentemente dalle intenzioni del suo ex compagno, il rispetto dei confini è un elemento fondamentale di qualsiasi relazione. Nessuno può dimostrare un cambiamento imponendo all'altro di concedere un'ulteriore possibilità. Se una persona dice "non sono pronta", "non me la sento" o semplicemente "non voglio", questo merita di essere accolto. Se oggi sente di voler chiudere definitivamente, non è necessario convincerlo della validità della sua decisione. Se ha già espresso chiaramente la sua volontà, può tutelarsi mantenendo quel limite, anche interrompendo le comunicazioni se queste continuano a metterla in difficoltà. Continui ad ascoltare ciò che ha imparato a conoscere di sé durante il percorso terapeutico: spesso la fiducia più importante da coltivare è proprio quella nelle proprie percezioni e nei propri bisogni.
Gentile paziente, la ringrazio per aver raccontato la sua esperienza. Dalle sue parole emerge un percorso importante di consapevolezza personale: ha attraversato una fase di sofferenza, ha chiesto aiuto e ha lavorato per ritrovare il contatto con se stessa, con i suoi bisogni, i suoi limiti e ciò che desidera in una relazione. Un aspetto centrale sembra proprio questo: non si tratta solo di capire se il suo ex partner sia davvero cambiato, ma anche di ascoltare ciò che lei sente oggi. In una relazione la disponibilità dell'altro a migliorarsi è importante, ma altrettanto importante è che entrambi possano sentirsi liberi, accolti e rispettati. Da ciò che racconta, sembra che lei abbia più volte espresso un bisogno chiaro: avere i suoi spazi e interrompere il contatto. Quando una persona comunica un limite, anche se l'altra ha buone intenzioni o desidera dimostrare un cambiamento, quel limite dovrebbe essere rispettato. Il cambiamento di una persona non può diventare un motivo per cui l'altra si sente obbligata a riaprire una porta che non desidera più aprire. E' comprensibile che lei possa avere paura di tornare in una situazione in cui si sente di perdere se stessa. Dopo un percorso psicologico può accadere di diventare più consapevoli di ciò che ci fa stare bene e di ciò che invece ci porta sofferenza. Questa nuova consapevolezza merita di essere ascoltata. Potrebbe essere utile chiedersi non solo "lui è cambiato?", ma anche "io oggi desidero davvero costruire nuovamente una relazione con questa persona?" e "quando penso all'idea di tornare con lui sento serenità o principalmente paura, pressione e senso di responsabilità?". Se ha già comunicato la sua decisione e lui continua a insistere, può essere necessario rendere il confine ancora più chiaro e concreto, ad esempio interrompendo le comunicazioni o limitandole, se questo è ciò che sente necessario per proteggere il suo benessere. Non è necessario convincere l'altra persona che la propria scelta sia giusta: è sufficiente comunicarla e rispettarla. Il fatto che lei abbia imparato a riconoscere i propri bisogni durante il percorso psicologico è una risorsa importante. Un eventuale confronto con la sua psicologa potrebbe aiutarla anche a gestire il senso di colpa o il timore di ferire l'altra persona, mantenendo ferma la possibilità di scegliere ciò che è più rispettoso per lei. Una relazione sana non dovrebbe richiedere di rinunciare alla propria identità per adattarsi al progetto dell'altro, ma dovrebbe permettere a entrambe le persone di sentirsi viste, libere e accolte. Resto a disposizione. Dott.ssa Giorgia Russo.
Da quello che scrive, mi colpisce una cosa: la domanda sembra essere "come faccio a convincerlo ad accettare la mia decisione?", ma in realtà la decisione l'ha già presa. Lei dice di non fidarsi, di sentirsi ancora ingabbiata nel progetto che lui ha costruito su di lei, di aver scoperto durante il percorso psicologico cosa la fa stare bene e di percepire che tornando in quella relazione perderebbe tutto questo. Sono elementi molto chiari. Capisco anche il dubbio: quando una persona dice di essere cambiata, è naturale chiedersi se darle un'altra possibilità. Ma il punto è che un cambiamento, per quanto autentico, non obbliga l'altra persona a tornare. Lei ha il diritto di dire "no" anche se lui fosse davvero diverso. C'è poi un altro aspetto che mi sembra importante. Lei racconta di avergli chiesto più volte di lasciarla stare e che lui continua a insistere. Paradossalmente, se davvero avesse imparato a confrontarsi e ad accogliere l'altro, il primo cambiamento dovrebbe vedersi proprio nella capacità di rispettare un limite e un rifiuto. Insistere non dimostra il cambiamento, rischia invece di confermare la difficoltà ad accettare i bisogni e le decisioni dell'altra persona. A questo punto, continuare a spiegare le sue ragioni probabilmente non servirà a convincerlo. Lei non deve trovare l'argomentazione perfetta perché lui sia d'accordo: è sufficiente che la sua decisione sia chiara. Se lui continua a non rispettarla, può essere necessario interrompere ogni canale di comunicazione. Non come punizione, ma come forma di tutela verso se stessa. Il percorso psicologico sembra averla aiutata a riconoscere i suoi bisogni e i suoi confini. A volte la parte più difficile non è capire cosa ci fa stare bene, ma autorizzarsi a proteggerlo, anche quando l'altro non è d'accordo. E questo, da ciò che racconta, sembra essere il vero passo che le rimane da fare. Se sentissi il bisogno di parlarne ulteriormente puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri Con affetto Dott.ssa Bacchi
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Dalle sue parole emerge un aspetto importante: sembra che lei abbia già maturato una decisione e che questa nasca da un percorso di maggiore consapevolezza di sé e dei propri bisogni. Se sente di non fidarsi di questa persona e percepisce che un eventuale riavvicinamento la farebbe stare nuovamente male, è importante dare valore a questi vissuti. In una relazione, il rispetto dei confini è fondamentale. Se lei ha espresso più volte il desiderio di interrompere i contatti e lui continua a insistere, il problema non è convincerlo della sua decisione, ma tutelare il suo diritto a farla rispettare. Non è necessario continuare a spiegare o giustificare un "no". A volte il confine più efficace è interrompere la comunicazione in modo chiaro e coerente, qualora l'altro non sia in grado di accettare la scelta. Continui a dare fiducia a ciò che ha imparato su di sé durante il percorso psicologico: se oggi riconosce con maggiore chiarezza ciò che la fa stare bene e ciò che, invece, la fa sentire "ingabbiata", questa consapevolezza rappresenta una risorsa preziosa da proteggere. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Gentile Utente, dalle sue parole mi sembra che una parte importante del lavoro sia già stata fatta: ha imparato a riconoscere ciò che le fa bene, i suoi bisogni e soprattutto i suoi confini. E oggi sembra avere piuttosto chiaro che non desidera riprendere questa relazione. Mi soffermerei allora su un punto: **per chiudere una relazione non è necessario che l'altro sia d'accordo con la nostra decisione**. Il suo ex può essere convinto di essere cambiato, può desiderare mostrarle ciò che ha imparato e può persino essere sincero nel farlo. Ma questo non crea per lei l'obbligo di concedergli un'altra possibilità. Lei non deve verificare se lui sia realmente cambiato per poter scegliere di non tornare con lui. Mi sembra inoltre significativo che scriva di sentirsi "ingabbiata nel suo progetto". Forse proprio qui può mettere in pratica ciò che ha costruito durante il suo percorso psicologico: riconoscere che il desiderio dell'altro può esistere senza diventare necessariamente il suo. Se ha già espresso chiaramente la volontà di interrompere i contatti, non è necessario continuare a fornire nuove spiegazioni. A volte continuare a spiegarsi, soprattutto davanti a qualcuno che insiste, trasforma involontariamente un confine in una trattativa. Un *"non desidero riprendere questa relazione e ti chiedo di rispettare la mia decisione"* può essere sufficiente. Proteggere un confine non significa essere insensibili verso l'altro. Significa riconoscere che anche il proprio benessere merita rispetto. Se, nonostante una richiesta esplicita, i contatti dovessero diventare insistenti, invasivi o farla sentire minacciata, le suggerirei di conservare le comunicazioni e di chiedere supporto anche al di fuori della relazione. Continui a fidarsi di quella parte di sé che ha imparato, con fatica, a riconoscere ciò che la fa stare bene. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa
Cara. La risposta che cerchi l'hai scritta alla fine della tua lettera. Devo assolutamente chiudere con lui. Fallo, senza tentennamenti, e visto che una collega ti ha ben guidato nel comprendere ciò che è giusto per te, non esitare! Forza e buon cammino!
Buon pomeriggio, da ciò che racconti emerge un aspetto molto importante: nel tuo percorso psicologico hai imparato a riconoscere meglio i tuoi bisogni, i tuoi limiti e ciò che ti fa stare bene. Questo è un cambiamento prezioso, e mi sembra che oggi tu stia ascoltando proprio quei segnali interiori che in passato forse facevi più fatica a riconoscere. Mi colpisce che, al di là delle parole del tuo ex compagno e delle sue promesse di cambiamento, tu descriva soprattutto ciò che provi: dici di non fidarti, di sentirti ancora ingabbiata, di temere di stare nuovamente male e di percepire che una relazione con lui ti allontanerebbe da quell'equilibrio che hai faticosamente costruito. Queste sensazioni meritano attenzione e rispetto. È comprensibile che lui desideri mostrarti di essere cambiato, ma è altrettanto importante ricordare che il cambiamento di una persona non obbliga l'altra a riprendere una relazione. Hai il diritto di scegliere ciò che senti più sano per te, anche se l'altra persona non è d'accordo. Se hai già espresso con chiarezza la volontà di chiudere e questa decisione continua a non essere rispettata, può essere utile chiederti non tanto come convincerlo ad accettarla, quanto come proteggere i tuoi confini e il tuo benessere. A volte mantenere il dialogo, anche solo tramite e-mail, può involontariamente alimentare la speranza dell'altra persona; riflettere su quali limiti desideri mantenere potrebbe aiutarti a sentirti più tutelata. Ti suggerirei anche di considerare la possibilità di riprendere qualche colloquio con lo psicologo o la psicologa che ti ha accompagnata in passato, oppure con un altro professionista se preferisci. Non perché tu non sia in grado di affrontare questa situazione, ma perché ti trovi in un momento delicato, in cui avere uno spazio protetto in cui mettere ordine nelle emozioni, rafforzare i tuoi confini e sentirti sostenuta può fare la differenza. Ti auguro di poter trovare serenità e di sentirti libera di fare scelte coerenti con ciò che oggi riconosci come il tuo benessere.
Buon pomeriggio, da quello che racconti, emerge soprattutto quanto sia stato importante il percorso che hai fatto per tornare a riconoscere te stessa, i tuoi bisogni, i tuoi limiti e ciò che ti fa stare bene. E forse è proprio questa consapevolezza che oggi ti permette di ascoltare con maggiore chiarezza ciò che senti. Mi sembra significativo che tu abbia già espresso più volte il desiderio di chiudere questa relazione e che, nonostante questo, l’altra persona continui a insistere. Il fatto che lui dica di essere cambiato e di volerlo dimostrare non ti obbliga a concedergli un incontro, né a mettere nuovamente in discussione i tuoi confini. Un cambiamento, quando c’è, non può essere imposto all’altro e soprattutto non può prescindere dal rispetto dei suoi tempi e delle sue decisioni. Credo quindi che la domanda più importante non sia tanto se lui abbia realmente imparato a confidarsi, quanto piuttosto: che cosa desideri tu, oggi, e di che cosa hai bisogno per sentirti libera, rispettata e al sicuro emotivamente? Se senti con chiarezza che questa relazione non corrisponde più a ciò che desideri e che tornarci significherebbe perdere quello spazio di benessere che hai faticosamente riconquistato, hai il diritto di scegliere di chiudere, anche senza ottenere dall’altra persona la sua approvazione o il suo consenso. E, soprattutto, non devi sentirti in colpa per proteggere i tuoi confini. Aver imparato ad ascoltarti e a riconoscere ciò che ti fa stare bene è una conquista importante, che merita di essere rispettata. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta Ricevo anche on-line
Penso che nel suo messaggio lei sia stata molto chiara: ha messo dei limiti e dei confini ben chiari. Mi sembra invece che il suo ex partner non rispetta per niente questo limite che lei ha posto lui, continuando a scriverle ad oltranza. Se lei ha riconosciuto che stare con lui non la fa stare bene non posso che dirle di continuare a mantenere questo confine. Nel caso il suo ex continuasse ad oltranza a cercare un contatto con lei, provi a mostrare indifferenza, non rispondendo più ai suoi messaggi
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Dal suo messaggio emerge un percorso personale importante. Più che il dubbio su cosa prova nei confronti del suo ex compagno, sembra esserci una crescente consapevolezza di ciò di cui ha bisogno per stare bene e dei limiti che desidera porre nelle sue relazioni. Questo è un aspetto molto significativo. Lei racconta di essere sempre stata una persona timida e riservata e di aver affrontato un percorso psicologico che l'ha aiutata a recuperare fiducia in sé stessa, a riconoscere i propri bisogni, i propri limiti e i propri desideri. È interessante notare che, mentre all'inizio della relazione sembrava esserci molto spazio per il progetto che l'altra persona aveva su di lei, oggi emerge con maggiore chiarezza il suo progetto di vita. Questa differenza merita attenzione. Da ciò che descrive, il punto centrale non sembra essere stabilire se il suo ex sia realmente cambiato oppure no. È possibile che abbia fatto un percorso personale, così come è possibile che stia cercando sinceramente di recuperare il rapporto. Tuttavia, una relazione non si ricostruisce soltanto perché una delle due persone desidera dimostrare di essere cambiata. È altrettanto importante che l'altra si senta libera di scegliere, si fidi e percepisca quella relazione come un luogo in cui poter essere sé stessa. Lei scrive una frase che mi sembra particolarmente significativa: dice di avere paura di tornare a stare male e di sentirsi nuovamente ingabbiata nel suo progetto. Questa espressione racconta molto del suo vissuto. Quando una persona percepisce di dover rinunciare a parti di sé per adattarsi all'idea che qualcun altro ha costruito su di lei, è comprensibile che possa sviluppare un forte bisogno di proteggere lo spazio che con fatica ha ritrovato. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso è utile osservare non solo ciò che l'altra persona dice, ma soprattutto ciò che accade dentro di noi quando immaginiamo una determinata situazione. Lei racconta che l'idea di riavvicinarsi a lui non le trasmette serenità, curiosità o fiducia, ma paura, senso di costrizione e il timore di perdere quell'equilibrio che ha costruito nel tempo. Queste emozioni non dovrebbero essere ignorate, perché rappresentano informazioni preziose sul modo in cui oggi vive questa relazione. Mi colpisce anche un altro elemento. Lei afferma di aver già espresso più volte il desiderio di chiudere e di aver chiesto di essere lasciata in pace, mentre lui continua a cercare un contatto. Indipendentemente dalle intenzioni con cui lo fa, quando una richiesta chiara viene ripetutamente oltrepassata, è comprensibile che la fiducia faccia fatica a ricostruirsi. In una relazione sana è fondamentale che anche i confini dell'altro vengano rispettati. Forse la domanda più utile non è se lui abbia davvero imparato a confidarsi, ma se oggi lei desideri ancora costruire una relazione con lui. Dal suo messaggio sembra emergere una risposta piuttosto chiara. Scrive infatti che nello stare con lui verrebbe meno ciò che ha imparato a conoscere di sé e ciò che la fa stare bene. Questa consapevolezza merita di essere ascoltata. Se lui continua a insistere nonostante lei abbia espresso più volte la sua decisione, potrebbe essere utile evitare di entrare continuamente nel merito delle spiegazioni o delle giustificazioni. A volte, quando una decisione è stata presa con consapevolezza, continuare a discuterla rischia soltanto di mantenere aperto uno spazio che, dentro di sé, si è già concluso. Un limite espresso con rispetto non ha bisogno di essere continuamente negoziato per essere legittimo. Credo che il percorso psicologico che ha intrapreso le abbia già permesso di fare un lavoro prezioso. Potrebbe comunque essere utile proseguirlo ancora per consolidare questa nuova fiducia in sé stessa, comprendere più a fondo quali dinamiche l'abbiano portata a sentirsi così vincolata nella relazione e rafforzare la capacità di mantenere i propri confini senza sentirsi in colpa. Un approccio cognitivo comportamentale può aiutare proprio a riconoscere questi schemi relazionali e a fare in modo che le scelte future siano sempre più coerenti con i propri bisogni e valori. Da ciò che scrive emerge una persona che, dopo un periodo di sofferenza, ha iniziato a conoscersi meglio. Proteggere ciò che ha costruito non significa essere egoisti o chiusi verso l'altro, ma riconoscere il valore del percorso fatto e scegliere relazioni in cui possa sentirsi accolta per ciò che è, senza il timore di perdere sé stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, se lei ha la certezza che non vuole riprendere la relazione con lui perché questo la farebbe stare male è giusto che continui a porre il limite, come ha fatto finora. Non conoscendo la situazione nel dettaglio non so cosa consigliarle di fare nel concreto, ma se è possibile, renda ancora più esplicita la sua volontà di interrompere ogni contatto. È lecito che lei si allontani se non vuole più questo rapporto. Grazie per la sua domanda, buona giornata
Se hai deciso con chiarezza che questa relazione non ti fa stare bene, ribadisci il tuo no senza continuare il confronto e interrompi i contatti se necessario. Per gestire questa situazione nel modo più sicuro e sereno possibile, confrontati con il professionista che ti ha seguito o con uno psicologo di fiducia.
Buongiorno, dal suo racconto emerge un aspetto importante, ad oggi lei sente di aver acquisito una maggiore consapevolezza di ciò di cui ha bisogno in una relazione e dei suoi limiti. Scrive di aver intrapreso un percorso psicologico che le ha permesso di conoscere meglio sé stessa, è significativo che, alla luce di questo percorso, riferisca che una ripresa della relazione la farebbe sentire nuovamente "ingabbiata". Questa è una riflessione che merita attenzione. È certamente possibile che una persona cambi nel tempo, ma il cambiamento dell'altro non comporta automaticamente l'obbligo di riprendere una relazione. Lei ha il diritto di decidere se desidera o meno riaprire quello spazio. Da ciò che scrive, sembra che abbia già provato a comunicare la sua posizione con chiarezza. Se una persona continua a non rispettare un limite espresso in modo esplicito, può essere utile chiedersi non tanto come convincerla ad accettare la sua decisione, quanto come tutelare i confini che ha scelto di porre. Mi sembra importante anche ciò che dice riguardo alla fiducia. Lei non riferisce soltanto di non fidarsi di lui, ma anche di avere paura di tornare a stare male. Questa paura nasce da un'esperienza che ha vissuto e che oggi tiene in considerazione per proteggersi. Non significa necessariamente che ciò accadrebbe di nuovo, ma è un vissuto che merita di essere ascoltato. Se sente che la decisione è quella di chiudere definitivamente, potrebbe essere utile comunicarla in modo chiaro e coerente, evitando di entrare in un confronto ripetuto nel tentativo di convincerlo. Talvolta continuare a spiegare le proprie ragioni porta l'altra persona a interpretare il dialogo come una possibilità di riaprire la relazione, quando invece la decisione è già stata presa. Cordialmente
Salve, dalle sue parole emerge un aspetto molto importante: oggi sembra avere molta più consapevolezza di sé rispetto al passato. Ha fatto un percorso psicologico, ha imparato a riconoscere i suoi bisogni, i suoi limiti e ciò che la fa stare bene. Questo è un cambiamento prezioso. Mi colpisce che la sua domanda non sia tanto se dare un'altra possibilità a questa persona, ma come riuscire a chiudere una relazione che sente non essere più giusta per lei. Se è così, provi a dare valore a ciò che sente. Non è necessario convincere l'altro della propria decisione perché sia legittima. Se lui continua a insistere nonostante i suoi ripetuti "no", il problema non è dimostrarle di essere cambiato, ma rispettare il suo confine. Un rifiuto può essere doloroso, ma va accolto. Se ritiene di aver già espresso con chiarezza la sua scelta, potrebbe essere utile interrompere ogni ulteriore confronto. Continuare a spiegarsi, quando l'altro non accetta la decisione, rischia solo di mantenerla in una situazione che lei stessa descrive come una "gabbia". Le auguro di continuare a proteggere quello spazio di libertà e autenticità che ha conquistato con tanto impegno.
Salve, da quanto riporta, anche grazie al suo percorso psicologico, adesso ha gli strumenti e la consapevolezza utili per scegliere cosa fare rispetto a questo rapporto. Posto che ha già sperimentato che non sta bene con questa persona e che non si fida del fatto che sia realmente cambiato (cosa difficile se anche lui non ha lavorato su di sé con un professionista), ora sarebbe il momento per porre dei limiti chiari che la tutelino maggiormente e le permettano di "voltare pagina", pertanto, se non ha intenzione di rimettere in discussione l'impossibilità di tornare con questo uomo, dovrebbe dirgli chiaramente che il vostro rapporto è finito e vuole che i rapporti vengano completamente interrotti. Se non riesce a fare ciò, forse potrebbe fare un altro percorso psicologico per comprendere meglio cosa la blocca o cosa potrebbe aiutarla ad agire in modo maggiormente assertivo. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Hai già dentro di te la risposta ed è chiarissima: hai lavorato tanto su te stessa, hai ricostruito la tua fiducia e i tuoi confini, e hai capito nitidamente che stare con lui significherebbe annullare quello che ti fa stare bene e rientrare in una gabbia. Il passo più importante — la consapevolezza — lo hai già fatto con grande forza. Il punto in cui ti trovi ora non è più "capire cosa fare con lui", ma passare dall'aspettare il suo consenso al prendere la tua decisione in modo unilaterale. no degli errori più frequenti è pensare che per chiudere una relazione si debba arrivare a un accordo o che l'altro debba "accettare" la rottura. Se lui insiste, dice di essere cambiato o non vuole sentire ragioni, non sei tenuta a convincerlo. Per chiudere un rapporto basta la volontà di una sola persona: la tua. Non hai bisogno che lui sia d'accordo per mettere la parola fine. sembra fatti che descrivi parlano chiaro: anche via mail non si è davvero confidato. Il suo "progetto" continua a riguardare quello che vuole lui, non il rispetto di ciò che chiedi tu.
Da quello che racconti, emerge un punto molto chiaro: il problema non sembra essere se il tuo ex sia davvero cambiato oppure no. Il problema è che tu non desideri più entrare in quella relazione, perché oggi riconosci che ti farebbe stare male. Hai descritto alcuni elementi importanti: quando stavate insieme ti sentivi "ingabbiata" nel progetto che lui aveva su di te; hai fatto un percorso psicologico che ti ha aiutata a ritrovare fiducia in te stessa, a conoscere i tuoi bisogni e i tuoi limiti; non ti fidi di lui; hai già espresso più volte la volontà di interrompere il rapporto; lui continua a insistere, sostenendo di voler dimostrare di essere cambiato. In una relazione sana, però, il cambiamento di una persona non crea nell'altra un obbligo a darle un'altra possibilità. Anche se lui fosse sinceramente cambiato, tu hai il diritto di dire: "Non desidero riprendere questa relazione." Non serve dimostrare che lui abbia torto perché il tuo "no" sia legittimo. Mi colpisce anche una frase che hai scritto: "Nel percorso psicologico ho imparato a conoscere cosa mi fa stare bene e questo, nello stare con lui, scomparirebbe." Questa è una consapevolezza molto importante. Se immagini un futuro con lui e la sensazione prevalente è quella di perdere ciò che hai conquistato, vale la pena ascoltare seriamente quel segnale. Dal punto di vista pratico, se hai già spiegato la tua decisione e lui continua a cercare di convincerti, può essere utile smettere di entrare nel merito delle sue argomentazioni. Ogni nuova spiegazione rischia di diventare, ai suoi occhi, un'occasione per controbattere. Puoi limitarti a un messaggio chiaro, ad esempio: "Ho riflettuto a lungo e la mia decisione è definitiva. Ti chiedo di rispettarla e di non contattarmi più. Non risponderò ad altre mail o messaggi. Ti auguro il meglio." Dopodiché è importante che il comportamento sia coerente con quanto hai comunicato: se continua a scriverti, evitare di rispondere può essere il modo più efficace per far rispettare il tuo confine. Se l'insistenza dovesse diventare persistente o invasiva, è appropriato bloccare i contatti e, se necessario, chiedere supporto a persone di fiducia o a professionisti. Infine, vorrei sottolineare un aspetto: scrivi di avere paura di essere "ricattabile". Sarebbe utile chiederti da dove nasce questa sensazione. Ti senti ricattabile perché temi di cedere emotivamente? Perché lui fa leva sul senso di colpa? O perché in passato hai sperimentato dinamiche di controllo? Comprendere meglio questa paura può aiutarti a proteggere ancora di più i confini che hai costruito nel tuo percorso psicologico. In sintesi, non mi sembra che tu stia cercando di capire se tornare con lui: dalle tue parole sembra che tu abbia già preso una decisione e che la difficoltà sia farla rispettare. In questo caso, il compito non è convincerlo ad accettare il tuo "no"; è mantenere saldo il tuo "no", anche se lui non lo condivide.
Salve, se quest' uomo ancora le interessa, si dia una altra possibilità; nel caso potreste affrontare le problematiche qui descritte all' interno di un percorso di coppia. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
La sua consapevolezza è già un risultato importante del percorso fatto. In ottica cognitivo-comportamentale, quando una relazione riattiva vulnerabilità pregresse, è utile ridurre gli inneschi comportamentali, ad esempio impostando un contatto minimo o silente, evitando spiegazioni ripetute che alimentano il ciclo. Le suggerisco di annotare pensieri e sensazioni prima di ogni risposta, valutando pro e contro reali. Se percepisce un rischio concreto di ricatto, condivida i dati con il suo terapeuta e valuti tutele legali. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, dalle tue parole mi sembra che, più che chiederti cosa fare, tu abbia già individuato con chiarezza ciò di cui hai bisogno. Racconti di aver fatto un percorso importante, di aver ritrovato fiducia in te stessa, di aver compreso quali sono i tuoi bisogni e i tuoi limiti e che l'idea di tornare in quella relazione ti fa sentire nuovamente "ingabbiata". Quando una persona esprime più volte la volontà di chiudere un rapporto e l'altra continua a insistere, è importante dare valore ai propri confini. Non sei tenuta a concedere ulteriori occasioni se senti che questo andrebbe contro il tuo benessere. Se hai già comunicato in modo chiaro la tua decisione, potrebbe essere utile interrompere ogni canale di contatto, così da proteggere lo spazio che hai costruito per te stessa. Resto a disposizione qualora desiderassi approfondire questi aspetti attraverso un colloquio online. Un caro saluto.
Gentilissima, dalle sue parole emerge un aspetto importante: più che chiedersi se il suo ex sia davvero cambiato, sembra che lei abbia già individuato con chiarezza ciò di cui ha bisogno per stare bene. Racconta di aver fatto un percorso psicologico, di aver ritrovato fiducia in sé, di aver imparato a riconoscere i suoi bisogni e, soprattutto, di percepire che un eventuale ritorno in quella relazione la farebbe sentire nuovamente "ingabbiata". Quando una persona esprime ripetutamente il desiderio di interrompere un rapporto, questo confine merita di essere rispettato. Se lei ha già comunicato chiaramente la sua decisione, non è sua responsabilità convincere l'altro ad accettarla. Se continuare a ricevere messaggi la mette a disagio o le rende difficile mantenere la scelta fatta, potrebbe essere utile interrompere anche gli scambi via mail. A volte, per proteggere il proprio benessere, è necessario mantenere confini chiari. Continui ad ascoltare ciò che ha scoperto di sé nel percorso svolto: la fiducia nelle proprie percezioni e nei propri bisogni è una risorsa preziosa. Dott.ssa De Roni Silvia
La prima cosa che farei è di rivolgermi al professionista con il/la quale ho fatto il percorso psicologico. Saprà certamente suggerirti come fare e magari potrai contattare un'altra parte di te che necessita di essere conosciuta per finalmente trovare la soluzione a come gestire definitivamente il tuo ex.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole emerge un aspetto molto importante: sembra che una parte di lei abbia già individuato con chiarezza ciò di cui ha bisogno. Racconta di aver intrapreso un percorso psicologico, di aver ritrovato fiducia in sé stessa, di aver riconosciuto i propri bisogni e i propri limiti e, soprattutto, di aver compreso che la relazione con questa persona la faceva sentire "ingabbiata". Sono consapevolezze di grande valore. In una relazione, il cambiamento dell'altro può essere reale, ma non implica automaticamente che si debba riprendere il rapporto. Ha il diritto di scegliere ciò che la fa stare bene, anche se l'altra persona sostiene di essere cambiata. Allo stesso modo, quando un "no" viene espresso più volte e continua a non essere rispettato, è importante interrogarsi sulla qualità del rispetto dei confini nella relazione. Non è necessario convincersi che l'altro abbia torto per decidere di chiudere una relazione: può essere sufficiente riconoscere che oggi quella relazione non è coerente con ciò che desidera e con il benessere che ha costruito. Se sente che ogni tentativo di chiusura viene rimesso in discussione, può essere utile comunicare la sua decisione in modo chiaro e definitivo, evitando di alimentare confronti ripetuti che rischiano di mantenerla in una situazione di stallo. Proteggere i propri confini non è un gesto di egoismo, ma di cura verso sé stessi. Qualora sentisse che questa situazione continua a provocarle ansia, senso di colpa o difficoltà nel mantenere la sua posizione, potrebbe essere utile riprendere un confronto con uno psicologo, che possa sostenerla nel consolidare le risorse che ha già sviluppato e nell'affrontare serenamente questa fase. Le auguro di continuare a scegliere ciò che è in linea con il suo benessere e con i suoi valori.
Da ciò che racconta emerge un aspetto molto importante: nel suo percorso psicologico non ha imparato solo a comprendere la relazione, ma soprattutto a conoscere se stessa, i propri bisogni, i propri limiti e ciò che la fa stare bene. Questo rappresenta una conquista preziosa. È possibile che il suo ex abbia realmente intrapreso un cambiamento, ma questo non significa che lei abbia il dovere di verificare se sia avvenuto o di concedere un'altra possibilità. Le relazioni si costruiscono sulla libertà di entrambi, non sull'insistenza di uno solo. Mi colpisce una frase del suo messaggio: *"nel percorso psicologico ho imparato a conoscere cosa mi fa stare bene e questo, nello stare con lui, scomparirebbe."* Se questa è la sensazione che prova oggi, merita di essere ascoltata con attenzione. Lei ha già espresso più volte il desiderio di interrompere i contatti. Quando un confine viene comunicato in modo chiaro, non è necessario continuare a giustificarlo o convincere l'altro ad accettarlo. A volte il gesto più coerente con il proprio benessere è proprio mantenere quel limite. Proteggere il proprio equilibrio non è egoismo, ma una forma di rispetto verso se stessi. Continui a dare valore a ciò che ha imparato su di sé: la persona che oggi è sembra avere maggiore consapevolezza di ciò che desidera e di ciò che non è più disposta ad accettare.
Buongiorno, dalle sue parole emerge un aspetto importante: non sembra avere dubbi su ciò che desidera. Lei ha già compreso, grazie anche al percorso psicologico, quali sono i suoi bisogni e riconosce che una ripresa della relazione rischierebbe di farle perdere quell'equilibrio faticosamente conquistato. Il problema, quindi, non è convincere lui ad accettare la sua decisione, ma tutelare i suoi confini. Quando una persona continua a insistere nonostante ripetuti rifiuti, il rischio è quello di rimanere intrappolati in una trattativa che non si desidera. Se la sua decisione è definitiva, può essere utile comunicarla con chiarezza una sola volta e poi interrompere ulteriori confronti, anche via mail. Non è necessario continuare a giustificare una scelta che ha già maturato. Continui a dare valore a ciò che ha imparato sul suo benessere e sulle relazioni che desidera costruire. Le auguro il meglio. Dr.Marchetti
La sua posizione mi sembra molto chiara, e direi anche consapevole, visto anche il percorso che lei ha fatto con la collega. Inoltre non si sente da lei un benchè minimo sentimento affettivo, anzi, ha paura di ritornare indietro se dovesse ritornare con lui. In questi casi è inutile continuare a rispondere ad email o altro spiegando! Le scriva chiarendo per l'ultima volta che non vuole ricevere più messaggi perchè la vostra relazione è chiusa. Chiuda pure tutte le possibilità da parte di questa persona di comunicare con lei! Email, Wz ...
Buongiorno, da ciò che racconta, la decisione di concludere questa relazione appare già maturata: ha riconosciuto i propri bisogni, ha posto più volte dei limiti e sa che riaprire il rapporto rischierebbe di farla stare nuovamente male. Non è necessario che il suo ex comprenda, condivida o approvi la separazione perché questa sia valida. Il fatto che affermi di essere cambiato non le impone di incontrarlo né di offrirgli un’altra possibilità: il cambiamento autentico dovrebbe manifestarsi anzitutto nel rispetto del suo “no”. Potrebbe inviargli un ultimo messaggio breve e non negoziabile, evitando ulteriori spiegazioni, per esempio: “Ho deciso definitivamente di non riprendere la nostra relazione e non desidero mantenere altri contatti. Ti chiedo di rispettare questa decisione e di non scrivermi più. Non risponderò ad altri messaggi.” Dopo averlo comunicato, è importante non continuare il confronto, perché ogni nuova risposta potrebbe diventare involontariamente lo spazio nel quale lui tenta di riaprire la trattativa. Può quindi interrompere le comunicazioni, bloccare i recapiti e conservare le mail ricevute. Se l’insistenza dovesse proseguire, diventare minacciosa o farla sentire concretamente in pericolo, ne parli con persone fidate e si rivolga senza esitazione alle autorità. Potrebbe inoltre riprendere qualche colloquio con la psicologa che l’ha accompagnata, non per stabilire se concedergli un’altra possibilità, ma per sostenere il diritto di mantenere la decisione presa e affrontare l’eventuale paura o senso di colpa. Il punto essenziale è questo: lei può chiudere una relazione anche se l’altra persona non accetta che sia finita. Il suo confine non ha bisogno del consenso di chi dovrebbe rispettarlo.
Buongiorno, dal suo racconto emerge quanto il percorso fatto l’abbia aiutata a conoscere meglio sé stessa, i suoi bisogni e ciò che desidera in una relazione. Allo stesso tempo, sembra esserci ancora una difficoltà nel mantenere i suoi confini quando l’altro insiste e una forte difficoltà nel fidarsi di lui. Potrebbe essere utile approfondire proprio questi aspetti: cosa intende quando dice di sentirsi “ingabbiata nel suo progetto”? Cosa, concretamente, non le permette di fidarsi di lui? E cosa la porta a mantenere ancora uno spazio di comunicazione, nonostante senta di voler chiudere? Non è necessario che l’altra persona condivida o accetti la sua decisione perché questa sia valida. Forse il punto, oggi, può essere comprendere meglio cosa rende difficile mantenere il confine che sente di voler mettere e fidarsi maggiormente di ciò che sente e desidera per sé. Un caro saluto e in bocca al lupo!
Voglio ringraziarla per la lucidità e la profondità con cui ha descritto questa situazione, perché il modo in cui la racconta rivela già un livello di consapevolezza di sé che è, in larga parte, il risultato prezioso del lavoro che ha già fatto su di sé, e che meritava di essere riconosciuto prima di ogni altra considerazione. Sul piano scientifico, quello che sta vivendo corrisponde con precisione a un fenomeno ampiamente studiato nella letteratura psicologica, chiamato Unwanted Pursuit Behavior, cioè il perseguimento indesiderato di un ex-partner attraverso contatti ripetuti nonostante segnali chiari di rifiuto. Una ricerca condotta su oltre 600 ex-partner ha mostrato che questo tipo di comportamento è tutt'altro che raro dopo una rottura, con una media di cinque-sei episodi distinti, e che i fattori che più ne predicono la persistenza sono l'attribuzione della causa della rottura all'altra persona, la ruminazione ossessiva sulla relazione finita, e uno stile di attaccamento ansioso già presente nella coppia; questi elementi possono aiutarla a comprendere, almeno in parte, la logica interna del comportamento del suo ex, senza però in alcun modo giustificarlo o renderlo meno problematico per lei. Un dato scientifico più recente, del 2025, condotto su un campione ampio di persone che avevano effettivamente perseguito un ex-partner dopo una rottura, ha introdotto una distinzione che ritengo importante condividerle con onestà: sebbene la maggioranza di chi persegue un ex dichiari intenzioni benevole, un sottogruppo significativo mostra intenzioni ambigue o esplicitamente problematiche, e questo sottogruppo è associato non solo a un perseguimento più frequente e intenso, ma anche a maggiore possessività e, in alcuni casi, a comportamenti relazionali violenti pregressi. Questo significa che l'intenzione dichiarata da chi persegue, per quanto sincera possa sembrare a chi la esprime, non è di per sé una garanzia di innocuità: ciò che la ricerca considera davvero significativo, e su cui le consiglio di orientare la sua valutazione, è il comportamento osservabile e la sua persistenza nel tempo nonostante rifiuti reiterati e chiari, più che le parole con cui quel comportamento viene giustificato. C'è un elemento specifico nel suo racconto che voglio evidenziare perché lo trovo particolarmente significativo dal punto di vista clinico: lei descrive come il suo ex insista nel dire di "aver imparato a confidarsi e a esprimersi", ma che, nell'unico canale di comunicazione che lei ha concesso, cioè le mail, questa confidenza reale non si manifesti se non in rari e sporadici esempi. Questa discrepanza tra la dichiarazione verbale di un cambiamento e la sua reale manifestazione comportamentale è un pattern che meriterebbe di essere preso sul serio più delle sole rassicurazioni ricevute, perché il cambiamento autentico in una persona si dimostra nel tempo attraverso comportamenti concreti e sostenuti, non attraverso l'affermazione ripetuta di essere cambiati. Voglio ora offrirle una lettura più ampia e più profonda di quello che sta vivendo, perché credo che la questione qui non riguardi solo il comportamento specifico del suo ex, ma tocchi il cuore stesso di cosa significhi, esistenzialmente, essere in relazione con un altro. C'è una frase nel suo racconto che ritengo la chiave di volta di tutta la situazione: lei parla del "progetto precostituito su di lei" e, più avanti, del sentirsi "ingabbiata nel suo progetto". Questa, potrebbe non essere una formulazione casuale o eccessiva, ma descrive con precisione un fenomeno che la riflessione fenomenologica sulle relazioni individua come una delle forme più insidiose e difficili da riconoscere di relazione problematica: non la violenza esplicita, non il controllo dichiarato apertamente, ma la sostituzione silenziosa del proprio progetto esistenziale a quello dell'altra persona. In una relazione autentica, l'altro si apre a noi come possibilità reale, come un orizzonte di senso che si costruisce insieme, nell'incontro concreto tra due persone che si riconoscono reciprocamente nella loro differenza e nella loro libertà. Quando invece l'altro ci vive già, prima ancora di conoscerci davvero nella nostra realtà attuale, come personaggio di una storia che ha già scritto per noi, la relazione smette di essere un incontro e diventa una cattura: non veniamo più accolti per come effettivamente siamo, con i nostri tempi, le nostre paure, i nostri limiti, ma arruolati in una narrazione che appartiene esclusivamente all'altro e alle sue necessità. Questo, credo, illumina anche un'altra frase molto significativa del suo racconto: "vuole donare tutto di sé, ma di fatto non mi accoglie e non mi dà fiducia". Il dono autentico, quello che costruisce una relazione sana, presuppone sempre una reciprocità: un darsi che si accompagna necessariamente a un ricevere l'altro per come è realmente, nei suoi tempi, nelle sue paure, nei suoi limiti specifici. Quello che lei descrive, un donarsi totale che non si accompagna a un'accoglienza reale di lei nella sua interezza, non è reciprocità ma una forma di autoreferenzialità mascherata da generosità: è un dono che, paradossalmente, sembra chiederle in cambio proprio l'annullamento di ciò che lei ha faticosamente ricostruito di sé negli ultimi mesi. Ed è qui che arrivo al punto che considero più importante di tutta questa riflessione: lei scrive che, nel percorso psicologico, ha imparato a conoscere cosa la fa stare bene, e che questo, tornando con lui, "scomparirebbe". Non è affatto un'esagerazione o un pensiero eccessivamente pessimista: è la descrizione precisa e lucida di cosa accade quando una persona, dopo aver faticosamente ricostruito un'identità autonoma, riconoscibile a se stessa, con desideri e limiti propri, si trova di fronte alla concreta possibilità di rientrare in una relazione strutturata sul progetto esistenziale di un'altra persona. Il rischio che lei intuisce, e che non va affatto sottovalutato, è che quella capacità di riconoscersi come protagonista della propria storia, così faticosamente riconquistata, venga nuovamente assorbita nella narrazione dell'altro, tornando a essere non l'autrice della propria vita ma un personaggio secondario di una vita altrui. Questo spiega perché lei, con grande chiarezza interiore, arrivi a dire "devo assolutamente chiudere con lui": non è una reazione impulsiva o puramente difensiva, ma la conclusione coerente e matura di un lavoro di riconoscimento di sé che lei ha costruito con impegno, e che ha pieno diritto di proteggere. Voglio infine essere diretto su un punto che ritengo importante non sorvolare: spesso, quando si parla di situazioni come questa, si tende a inquadrarle nei termini generici del "mettere confini", come se bastasse comunicarli con più chiarezza per ottenerne il rispetto. Il suo racconto, però, mostra chiaramente che lei ha già fatto esattamente questo: ha ripetuto più volte la sua richiesta di essere lasciata stare, ha limitato drasticamente il contatto alle sole mail, ha comunicato con chiarezza la sua decisione di chiudere la relazione, e nonostante tutto questo non è bastato a ottenere che quei confini venissero rispettati. Quando un limite comunicato con chiarezza viene reiteratamente disatteso, il problema non risiede più nella sua capacità di porre confini, che ha già ampiamente dimostrato, ma nella capacità o nella reale disponibilità dell'altra persona a riconoscere quei confini come reali e vincolanti, ed è proprio questo riconoscimento dell'alterità dell'altro, non la sua fermezza nel dire "no", ciò che sembra mancare nel comportamento del suo ex partner. Per questo le consiglio, in modo molto concreto, di interrompere completamente ogni canale di comunicazione con lui, incluse le mail che finora aveva mantenuto, e di documentare con cura eventuali ulteriori tentativi di contatto, conservando messaggi e comunicazioni come traccia oggettiva della persistenza del comportamento, un accorgimento importante sia per la sua tutela personale sia, qualora la situazione dovesse intensificarsi, per eventuali passi successivi. Le consiglio anche di riportare questa situazione specifica al suo percorso psicologico, se ancora attivo, o di considerare la ripresa di un percorso terapeutico dedicato proprio a questo passaggio, non per mettere in discussione la sua decisione, che appare già chiara e ben fondata, ma per essere accompagnata concretamente nel mantenerla ferma di fronte alla pressione che sta ricevendo, e per elaborare con calma il senso più profondo che questa esperienza ha assunto nel suo percorso di riconoscimento e affermazione di sé. Tenga presente che questa valutazione non può, per quanto accurata e pensata, sostituire una valutazione clinica precisa sul suo caso, quella può avvenire solo in una seduta nel giusto setting. Nel caso le suggerisco di valutare anche una sola consulenza. Spero di essere stato d’aiuto, Dott. Marco Scaramuzzino
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta chiarezza. Dal suo racconto emerge un aspetto molto importante: il percorso psicologico che ha fatto sembra averla aiutata a ritrovare maggiore consapevolezza di sé, dei suoi bisogni, dei suoi limiti e di ciò che desidera in una relazione. Mi ha colpito soprattutto una cosa: oggi lei sembra riuscire a riconoscere ciò che la fa stare bene e ciò che invece la porta a sentirsi "ingabbiata". Questo è un passaggio prezioso, perché una relazione non si misura solo dal sentimento che proviamo per l'altra persona, ma anche dalla possibilità di sentirci liberi di essere noi stessi al suo interno. Forse la domanda centrale non è soltanto capire se il suo ex sia realmente cambiato, ma anche chiedersi: "Come mi sento io all'idea di riaprire questa relazione?" "Mi sento accolta e rispettata, oppure torno a sentire quelle stesse sensazioni che mi hanno fatto stare male?" A volte può essere difficile distinguere il desiderio autentico dal senso di colpa, dalla paura di ferire l'altro o dal timore di perdere qualcosa di importante. Un percorso psicologico può aiutare proprio a fare chiarezza su questi aspetti e a ritrovare fiducia nelle proprie scelte. Un cordiale saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile utente, dal suo racconto mi sembra di cogliere la fatica che ha fatto per uscire da una dinamica relazionale difficile e per capire di cosa ha bisogno e cosa la fa stare bene. Lei per prima mi sembra non desideri più una relazione in cui non sente fiducia e rispetto dei suoi limiti, ed è un suo diritto chiudere questo rapporto. Se le comunicazioni e i tentativi di contatto da parte del suo ex continuassero anche a fronte del suo rifiuto, e se questa situazione la fa sentire in ansia o poco sicura, può contattare un Centro Antiviolenza o il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 (gratuito e sempre attivo) per avere un confronto gratuito e capire come muoversi. In ogni caso, se questa situazione la sta mettendo in difficoltà, le consiglierei di valutare se ricontattare il/la collega con cui ha già svolto il percorso, o di cercare un altro professionista per ricevere supporto. Resto a disposizione, dott.ssa Costanza Padova
Quello che descrivi ha un nome preciso: è insistenza che non rispetta un confine chiaramente espresso, anche quando è vestita da buone intenzioni ("ho imparato a confidarmi", "voglio dimostrartelo"). Il fatto che tu abbia già chiesto più volte, con chiarezza, di essere lasciata stare, e che lui continui comunque a scriverti e a proporsi, non dipende da come lo comunichi tu, dipende dal fatto che lui non sta rispettando la tua decisione, per quanto la mascheri da crescita personale. C'è un punto importante in quello che scrivi: il percorso psicologico ti ha aiutata a riconoscere cosa ti fa stare bene, e tu stessa noti che quella parte di te "scomparirebbe" tornando con lui. Questo è un segnale chiarissimo, e te lo stai già dicendo da sola. Non devi convincerlo, giustificarti di nuovo o aspettare che lui "dimostri" un cambiamento: la tua decisione è già legittima così com'è, non ha bisogno di ulteriori prove per essere valida. Il lavoro più utile ora è duplice: da un lato rendere i confini pratici ancora più netti (anche interrompere le mail, se ti senti di farlo, dato che restano comunque un canale aperto); dall'altro continuare a lavorare, magari proprio nel percorso che hai già iniziato o riprendendolo, sul senso di colpa e sulla paura che spesso accompagnano queste situazioni, quella paura di "essere ricattabile" che nomini è molto comune quando si esce da una dinamica così invischiante, e merita uno spazio dedicato per sciogliersi con più sicurezza.
Carissima, se la tua decisione è presa non c'è santo che tenga, lui deve lasciarti stare. NOn è l'unica persona al mondo alla quale tu puoi volere bene o amare. Fatti forza delle tue conquista psicoterapeutiche per comprendere quello che veramente ti fa stare bene. Niente deve turbare il tuo equilibrio. Se non riesci fatti aiutare da una amica o da un amico per fargli capire che non vuoi stare più con lui. E poi lascialo senza rimpianti. Tu hai bisogno di un coinvolgimento profondo e lui non te lo può dare. Orienta le tue scelte già dall'inizio verso chi ti convince in questo senso. Ti ringrazio della tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele LENTI Psicoterapeuta Genova
Buongiorno, ciò che emerge dal suo racconto è un importante percorso di consapevolezza: ha imparato a riconoscere i propri bisogni, i propri limiti e ciò che le fa stare bene. In un’ottica cognitivo-costruttivista, il punto non è stabilire se il suo ex sia realmente cambiato, ma comprendere quale significato abbia oggi per lei questa relazione e se sia compatibile con il modo in cui sta costruendo la propria identità. Se sente con chiarezza che la relazione la fa sentire “ingabbiata” e che non desidera riprenderla, questo è già un elemento sufficiente per scegliere di interromperla. Un suo “no” non necessita di essere continuamente dimostrato o negoziato. Potrebbe quindi comunicare una decisione chiara e definitiva e, se l’insistenza dovesse continuare, interrompere i contatti, tutelando i confini che ha faticosamente costruito. Il percorso psicologico può aiutarla proprio a sostenere questa scelta senza sentirsi responsabile delle reazioni dell’altro.
Il fatto che lui insista nonostante lei gli abbia chiesto più volte di lasciarla stare è già un segnale chiaro: chi rispetta davvero un limite lo fa anche quando non è d'accordo, non solo quando gli conviene. Chiudere del tutto, incluse le mail, è coerente con il percorso che ha fatto su di sé: mantenere un canale aperto, anche minimo, lascia spazio all'ambiguità e al dubbio che descrive di provare. Non deve nulla a lui in termini di spiegazioni ulteriori: ha già espresso la sua posizione, e ripeterla non farebbe che prolungare un confronto che lui non sembra intenzionato ad accettare. Interrompere ogni contatto, anche via mail, è spesso il modo più rispettoso di sé stessi per proteggere la fiducia che ha ricostruito nel percorso psicologico.
Risposta sulla difficoltà di chiudere definitivamente una relazione Buongiorno, dal suo racconto emerge una cosa molto importante: lei sembra avere già maturato una decisione, non tanto perché non provi più nulla per quest'uomo, ma perché ha riconosciuto che la relazione, per come l'ha vissuta, non le permetteva di stare bene e di essere se stessa. Questo è un passaggio significativo del percorso che ha fatto. Ha imparato a riconoscere i propri limiti, i propri bisogni e ciò che le fa stare bene. Ora il punto non è convincere il suo ex che la sua decisione è giusta, ma far sì che la sua decisione venga rispettata. C'è infatti una distinzione fondamentale: lei può decidere di chiudere una relazione, ma non può obbligare l'altra persona ad essere d'accordo con la sua decisione. E, allo stesso tempo, il fatto che lui non sia d'accordo non significa che lei debba continuare a spiegarsi o a concedergli nuove possibilità. La frase che mi sembra più importante nel suo racconto è: “Ho ripetuto più volte al mio ex di lasciarmi stare.” Se questo è ciò che desidera, non è necessario che lui comprenda perfettamente le sue motivazioni prima che lei possa interrompere il rapporto. Anzi, continuare a discutere con lui sul fatto che sia cambiato, che abbia imparato a confidarsi o che voglia dimostrarle qualcosa rischia di mantenere aperto un dialogo che lei invece sta cercando di chiudere. Ogni nuova spiegazione può diventare un'occasione per lui di controbattere: “Adesso sono diverso”, “Dammi una possibilità”, “Lasciami dimostrartelo”. E lei si ritrova nuovamente a dover difendere una decisione che non dovrebbe avere bisogno dell'approvazione dell'altro. Potrebbe quindi essere utile comunicare una volta, in maniera molto chiara e senza entrare in ulteriori discussioni, che non desidera riprendere la relazione né mantenere contatti personali. Dopodiché, se continua a scriverle nonostante la sua richiesta, può smettere di rispondere e valutare anche di bloccare i suoi contatti. Questo non è essere cattiva o insensibile. È stabilire un confine. Un altro elemento che trovo importante è la sua paura di essere “ricattabile”. Non sappiamo se ci siano elementi concreti che giustifichino questo timore oppure se sia soprattutto la paura di tornare nella situazione psicologica precedente. In entrambi i casi, però, il suo timore merita di essere ascoltato. Se esistono effettivamente informazioni, minacce o comportamenti attraverso i quali teme che lui possa costringerla a fare qualcosa contro la sua volontà, non affronti la situazione da sola e cerchi supporto da persone di fiducia e, se necessario, da professionisti competenti. Se invece con “ricattabile” intende soprattutto la paura di cedere emotivamente e tornare a stare male, allora è ancora più importante ricordare ciò che ha imparato nel percorso psicologico: non deve verificare nuovamente quanto lui sia cambiato per avere il diritto di scegliere se restare o andarsene. Può anche essere vero che lui sia cambiato. Ma questo non crea automaticamente un suo obbligo a tornare con lui. Questa è forse la parte più difficile da accettare: una persona può migliorare e, contemporaneamente, non essere più la persona con cui noi vogliamo stare. Lei dice qualcosa di molto significativo: “Nello stare con lui, questo scomparirebbe.” Se sente che la relazione la porta nuovamente a perdere contatto con se stessa, con i propri desideri e con il proprio benessere, è un'informazione che merita grande rispetto. Non deve aspettare di essere completamente priva di sentimenti per chiudere. Si può amare, provare nostalgia, avere dubbi e contemporaneamente scegliere di non tornare in una relazione che ci fa stare male. Se sente che la pressione esercitata dal suo ex sta mettendo a rischio i risultati ottenuti nel percorso psicologico, potrebbe essere utile anche ricontattare la sua psicologa. Non perché lei non sia abbastanza forte, ma perché proteggere i confini che ha imparato a costruire è parte stessa del percorso di crescita. La sua decisione non ha bisogno di essere approvata dal suo ex per essere valida. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
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