Mi sento sopraffatto dalla vita, ho 27 anni e nel mio passato ci sono bullismo, svalutazione degli a

24 risposte
Mi sento sopraffatto dalla vita, ho 27 anni e nel mio passato ci sono bullismo, svalutazione degli altri, problemi di salute, solitudine, tanta infelicità. Da 7 anni ho provato a migliorare tanti miei aspetti, ho cercato di aprirmi alle relazioni con l'altro sesso facendo tanti approcci, e sì sono diventato più spigliato, ma puntualmente quando sembra che il risultato stia per arrivare sbaglio perchè divento troppo razionale, ci penso troppo, e vengo rifiutato dalla ragazza di turno senza appello, quando magari nella prima fase, quando non controllavo tutto, riuscivo a essere molto efficace. In tutte le cose che faccio ci penso troppo, vado in overthinking, pure quando guido cerco di controllare tutto (anche cose non necessarie) senza quasi mai farmi guidare da azioni automatiche e mi stresso. Poi appena qualcuno mi attacca - se vogliamo anche ingiustamente - vado su tutte le furie perchè riconosco che la svalutazione che ho subito quando ero ragazzino e ragazzo è una ferita sedimentata nel mio inconscio. Insomma vivo una vita infelice perchè la mia vita la sta guidando tutto il mio inconscio negativo, tutte le mie esperienze negative, e dentro di me, nascosti nell'inconscio ma a dirigere la mia vita contro la mia volontà razionale, ci sono paura, ansia, timore del giudizio, paura dell'ignoto, scarsa fiducia in me stesso. I pochi momenti in cui ho vissuto nel "Non giudizio" (cioè cercando di non emettere giudizi nè verso di me nè verso gli altri) ho provato una felicità infinita, agivo senza problemi, però basta un po' di energia negativa (vivo con i miei genitori che sono l'energia negativa fatta persona, visto che, senza volerlo, non per cattiveria, ma per loro struttura naturale, diciamo per il loro inconscio, sono ansiosi, paurosi, critici, pressanti) e piano piano dal totale o quasi totale non giudizio passo al giudizio estremo verso me e gli altri, e allora lì si vede il mio peggiore me e cioè permaloso, irascibile, arrabbiato col mondo, nervoso, ansioso, pauroso. Ogniqualvolta sono nel non giudizio le cose vanno molto bene, poi arriva il mio autosabotatore interno a dirmi "ma no, non possono andare così bene le cose, andranno male come sempre", passo a non essere più intuitivo e naturale ma a pensare troppo a ogni singola azione che faccio ed ecco che vengo rifiutato da ragazze, faccio errori in molte attività che faccio, e divento ansioso. E' quasi come se avessi anche paura di cambiare in meglio la mia vita e che volessi tenermi la maschera di incapace per sempre... ho studiato molto per non essere incapace, ma il problema è che nel qui e ora delle attività pratiche che devo svolgere non sono concentrato al 100 %, sono quasi sempre in overthinking e sovrappensiero... quando sono nel non giudizio invece mi sembra di cogliere il 70 % in più delle cose, e nemmeno sforzandomi. Riconosco comunque che tutte le reazioni di nervosismo, paura, ansia sono reazione automatiche del mio inconscio, se sono molto motivato domino il mio lato emotivo con lato razionale (e questo accade quando sono nel non giudizio) ma se sono alterato non riesco a dominare queste emozioni, perchè quando sono già alterato il lato emotivo supera di troppo il mio lato razionale. Non so come uscire da questa infelicità, mi sembra che io sia condannato a essere infelice, perchè ho lavorato molto su me stesso, ma la radice della mia condizione, che è un inconscio negativo, riconosco sì che sia teoricamente possibile superarla, ma mi rendo conto che è molto difficile perchè dovrei sovrascrivere 27 anni di vita con una nuova mentalità e per farlo dovrei vivere una vita opposta a quella di ora solo che io magari di solito ci riesco 1 volta, 2 volte, anhce 3 volte ma mai continuamente, e riuscirci continuamente penso sarebbe l'unico modo per sovrascrivere l'inconscio ma nella pratica finora non ci sono mai riuscito continuamente ma solo a sprazzi
Dott. Valerio Ancis
Psicoterapeuta, Psicologo
Assemini
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta precisione e profondità il suo sentire. Dal suo racconto emerge una persona che ha fatto un lavoro enorme su di sé, con coraggio, consapevolezza e tanta voglia di uscire da una condizione che le provoca sofferenza. Non è poco, anzi. È già un primo grande passo verso il cambiamento reale.

Lei descrive con lucidità un meccanismo interiore in cui si alternano momenti di presenza e lucidità – che chiama “non giudizio” – a fasi in cui la mente torna a prendere il controllo attraverso l’overthinking, l’ipercriticismo e l’autosabotaggio. Questo alternarsi è faticoso e frustrante, lo capisco.

Ciò che racconta è molto coerente con una struttura di personalità che si è costruita nel tempo per reagire a svalutazioni, traumi relazionali, isolamento, ferite affettive. Tutto questo non è “lei sbagliato”, ma il risultato di strategie di sopravvivenza che il suo sistema ha adottato per proteggerla nel tempo. Solo che oggi, quelle stesse strategie, la ostacolano.

Un percorso psicoterapeutico, soprattutto con un approccio sistemico-relazionale, può essere molto efficace per affrontare questo tipo di vissuti. Questo approccio non si limita solo al sintomo, ma osserva le sue radici nei legami, nella storia personale e familiare, e la aiuta a ristrutturare il modo in cui lei sta in relazione con se stesso e con gli altri.

Le suggerisco di prendere in considerazione un colloquio: anche online, se più comodo per lei. Non per cambiare tutto subito, ma per iniziare a costruire, con continuità, una nuova narrazione di sé. Perché lei non è condannato all’infelicità, ma ha bisogno di un supporto professionale che lo accompagni a stabilizzare quei momenti in cui riesce a vivere in modo più libero e autentico.

Sono a disposizione se vorrà approfondire.
Con rispetto,
Dott.Valerio Ancis – Psicologo Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Anna Bruti
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
San Benedetto del Tronto
Gentile,
la sua consapevolezza è già un primo passo molto importante. Capire da dove arrivano certe emozioni e schemi è fondamentale per cominciare a modificarli davvero.
Se sente di aver già fatto molto da solo ma continua a provare sofferenza, forse è il momento di non affrontare tutto in solitudine.
Nel mio lavoro aiuto le persone proprio a riconoscere e trasformare questi meccanismi automatici, anche quelli più radicati.
Se lo desidera, possiamo fissare un primo colloquio insieme.
Mi scriva quando vuole.
Dott.ssa Rossella Lupo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Gambettola
Carissimo paziente, si evince tanta sofferenza dalle sue parole, ma anche tanto giudizio su se stesso e sulle definizioni che si dà, forse, a mio parere ha bisogno di costruire un nuovo dialogo con se stesso, ma una cosa vorrei dirgliela, anche se non è da me dare consigli così senza conoscere la persona. Ma nel suo caso, se lo lasci dire: lei dice di avere un'inconscio negativo, ma non sono affatto d'accordo: siamo fatti di opposti e se c'è in lei un lato negativo, ce ne deve essere uno altrettanto positivo (proprio come accade in natura: giorno/notte -alto/basso- Freddo/caldo..ecc..), se c'è l'infelicità ci potrà essere la felicità. Si tratta di far convivere e accettare tali opposti. Le auguro di trovare un sostegno psicologico che possa aiutarla a divenirne consapevole.
Un caro saluto
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, prima di tutto mi dispiace per le difficoltà che si trova ad affrontare. A mio parere le potrebbe essere sicuramente di aiuto iniziare un percorso di supporto psicologico, il professionista la aiuterà a divenire consapevole del suo funzionamento e a capire come poter gestire al meglio il suo "overthinking". Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Frustrazione, rabbia, stanchezza, senso di impotenza arrivano forti. Ho avuto l’impressione che ogni qualvolta lei compie, con grande fatica, un timido passo avanti, si scateni una reazione che la riporta al punto di partenza. Ogni movimento separativo, ogni piccola acquisizione di autonomia in famiglia, nella vita sociale o sentimentale, sembrano attivare un teatro interno controllante e severo. Una sorta di precetto inconscio: “Dove credi di andare? Non ce la farai, torna indietro, fuori è pericoloso, mentre qui sei al sicuro”. E se questo non dovesse bastare, sono pronte ad aprirsi le porte del senso di colpa. Posso solo provare ad immaginare quanto sia difficile, faticoso e doloroso fare esperienze, crescere, cercare di vivere una vita piena e serena. Sembra che desideri un cambiamento. Non è scontato leggere una persona (anche molto giovane), che si racconta, si interroga, cerca aiuto. Credo che i “27 anni di vita” non vadano sovrascritti o cancellati, ma ri-letti e ri-significati, affinché possa guardare al passato, vivere il presente, progettare il futuro. Questo è un lavoro complesso e delicato per il quale avrà bisogno di aiuto. Un percorso personale ben strutturato e di largo respiro, affinché possa sentire di poter procedere “leggero” (ma non troppo) per la sua strada. In bocca al lupo
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente,
la sua è una testimonianza profonda, lucida e straordinariamente onesta. Le parole che ha usato raccontano bene non solo la sofferenza che sta attraversando e anche la consapevolezza che ha sviluppato nel tempo e l’enorme sforzo che ha messo nel tentativo di capirsi, migliorarsi, uscire da schemi mentali radicati.

Riconoscere l’effetto che hanno avuto su di lei esperienze passate come il bullismo, la svalutazione, l’ipercriticismo familiare e i fallimenti relazionali non è affatto scontato. Così come non lo è riuscire a nominare con precisione dinamiche complesse come l’overthinking, l’autosabotaggio, il giudizio verso sé e verso gli altri, e la tensione tra il bisogno di controllo e il desiderio di spontaneità.

Quello che racconta non è segno di debolezza o di fallimento, quanto piuttosto il segno di un sistema psichico che ha resistito e provato in ogni modo a sopravvivere a un ambiente emotivamente difficile, e che oggi mostra con forza le sue crepe.

Il fatto che lei abbia già fatto un lungo lavoro su di sé è un punto di partenza prezioso, ma quando ci si trova bloccati in circoli ripetitivi e si sperimenta questa alternanza tra fasi di lucidità e ricadute automatiche nel dolore, il supporto di un terapeuta può fare la differenza.

Non per offrirle “una soluzione magica”, ma per affiancarla nel lavoro più profondo di ristrutturazione delle basi emotive e identitarie, aiutandola a uscire dalla logica del “devo cambiare tutto da solo e subito” che spesso, paradossalmente, alimenta il fallimento.

La invito, se sente che può essere il momento, a considerare un percorso terapeutico mirato, continuativo, capace di accogliere non solo i suoi obiettivi di cambiamento, ma anche il dolore che oggi chiede ascolto.

Se desidera un confronto iniziale o ha bisogno di orientarsi, sono a disposizione.
Un caro saluto,
Gabriele
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Anna Tosi
Psicologo, Psicologo clinico
Caldiero
Buongiorno, ho letto attentamente l'analisi che fa di se stesso. Ho notato un fondo di rassegnazione che è probabilmente l'aspetto che la fa soffrire di più. Sembra che lei ritenga che ogni male derivi dal suo modo di approcciarsi al mondo, che è inesorabilmente sbagliato e così sarà per sempre. E probabilmente ogni suo mancato successo, la porta a confermare questa sua teoria cristallizzandola sempre di più in una visione negativa e rigida di se stesso, come di una persona che non potrà mai ottenere buoni risultati. Trovo inevitabile che tutto questo le generi grande insoddisfazione e afflizione. Quindi penso sia importante farle sapere che è vero che ogni persona, tende a "funzionare" in un modo specifico, che ha imparato dalle sue figure di riferimento e dalle esperienze che ha vissuto. Tuttavia, non è corretto dire che per cambiare questo modo di pensare e di affrontare la vita è necessario sovrascrivere gli anni vissuti o rivivere altre vite nuove. Altrimenti se fosse così a cosa servirebbe la psicoterapia? Essa ha proprio lo scopo di ampliare la possibilità di scelta di un individuo, che finora ha sempre affrontato le cose con le uniche modalità imparate e insegnargli nuove modalità che può SCEGLIERE di adottare per ottenere un cambiamento positivo in se stesso e attorno a sé. Stiamo parlando a tutti gli effetti di una scienza (la psicologia) che ha studiato come aiutare una persona che ha sempre pensato in un modo disfunzionale, a imparare altre possibilità di pensiero e poi di azione nel mondo. Infatti come lei, tantissime persone tendono a "incastrarsi" nei propri ragionamenti e faticano a trovare il modo per sbrogliare la matassa. Per questo, mi sento di consigliarle di intraprendere un percorso con un* psicoterapeuta che possa farle ricredere l'idea che sia impossibile produrre un cambiamento positivo in sè e nel proprio comportamento. Per altri dubbi rimango disponibile al confronto. Dott.ssa Anna Tosi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Grazie per aver condiviso con tanta profondità e sincerità il tuo vissuto. Dalle tue parole emerge un grande impegno personale e una forte consapevolezza di te stesso e delle dinamiche interne che influenzano il tuo benessere.

È evidente che hai affrontato esperienze molto dolorose nel passato, come il bullismo, la svalutazione, la solitudine e problematiche familiari. Tutte queste esperienze possono aver inciso profondamente sulla formazione della tua identità, alimentando ferite emotive che ancora oggi si manifestano sotto forma di ansia, paura, ipercontrollo, e autosvalutazione.

L'overthinking, il giudizio continuo verso te stesso e gli altri, la difficoltà a lasciarti andare e vivere nel presente, sono meccanismi di difesa che spesso si sviluppano per cercare di controllare ciò che, in passato, ha fatto male. Ma questi stessi meccanismi oggi sembrano essere diventati un ostacolo al tuo benessere, un “pilota automatico” che ti tiene intrappolato in schemi di comportamento che riconosci come nocivi, ma da cui è difficile uscire.

Hai anche sperimentato momenti di benessere, soprattutto quando riesci a vivere nel “non giudizio”, in uno stato di maggiore accettazione di te stesso e del mondo. Questo dimostra che dentro di te esiste già una parte sana, intuitiva e capace di vivere in modo più libero e autentico. Il fatto che tu riconosca questa parte è un segnale molto positivo.

Riconosci anche quanto l’ambiente familiare possa influire sul tuo equilibrio interiore. Vivere costantemente a contatto con dinamiche ansiogene, critiche o svalutanti, anche quando non intenzionali, può riattivare ferite profonde e rendere ancora più difficile il cambiamento duraturo.

La tua lucidità nell’osservare questi processi è già una grande risorsa. Tuttavia, cambiare schemi così radicati, riscrivere 27 anni di condizionamenti, è un percorso che richiede tempo, pazienza e soprattutto il giusto supporto. Hai già fatto tanto da solo, ma proprio perché sei consapevole della profondità delle ferite e della complessità del tuo mondo interiore, sarebbe davvero utile e consigliato approfondire questo percorso rivolgendoti ad uno specialista. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a lavorare in modo più mirato su queste dinamiche, trasformare gradualmente il tuo rapporto con te stesso, con gli altri e con le emozioni che oggi ti bloccano.

Con stima e rispetto per il tuo percorso,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così profonda, complessa e autentica della sua esperienza. Le sue parole raccontano un percorso intenso, fatto di ferite del passato, di un impegno costante per migliorare, ma anche di una lotta interiore tra la parte che desidera vivere pienamente e quella che sembra sabotare ogni passo avanti. È un racconto molto umano e, per certi versi, molto comune tra le persone che hanno attraversato esperienze precoci di svalutazione, isolamento e sofferenza emotiva. Il fatto che lei abbia una così forte consapevolezza del proprio mondo interiore, delle dinamiche automatiche che si attivano in lei e degli stati mentali che la portano a sentirsi più lucido e centrato, è già un punto di grande valore. Non è affatto banale arrivare a riconoscere come il giudizio verso sé stessi e gli altri condizioni in modo diretto le emozioni e i comportamenti, e ancor meno lo è notare come alcuni stati mentali più aperti e meno giudicanti siano associati a momenti di maggiore benessere, fluidità e autenticità. Nel suo racconto emerge chiaramente il ruolo dell’overthinking, ovvero quella tendenza a pensare troppo, a cercare il controllo su ogni cosa, fino a compromettere la spontaneità e il piacere di vivere le esperienze nel presente. Questo è un meccanismo che la mente sviluppa spesso per protezione: controllare tutto sembra offrire sicurezza, evitare errori, prevenire il dolore. Ma paradossalmente finisce per generare ansia, rigidità, e una sorta di frizione continua tra il pensiero e l’azione, come se ogni cosa dovesse passare da mille filtri prima di poter essere vissuta. Lei ha anche identificato in modo molto accurato il cosiddetto “autosabotaggio”, quella voce interna che interviene quando le cose sembrano andare bene e insinua dubbi, paure, convinzioni limitanti. Si tratta spesso di schemi appresi precocemente, nati in ambienti dove il riconoscimento, il sostegno e la fiducia non sono stati forniti in modo stabile. Il fatto che lei viva ancora oggi in un contesto familiare carico di ansia, giudizio e pressione contribuisce a mantenere attivi questi schemi, e a renderli più difficili da disinnescare. Ma c’è un aspetto molto importante: lei non è quella voce. E non è neppure il giudizio, o le paure che sente. Lei è la parte che osserva tutto questo, che lo riconosce e che cerca una via per starci dentro senza soccombere. Questo è il cuore del lavoro che la terapia cognitivo-comportamentale propone. Non si tratta di cancellare l’inconscio o di eliminare le emozioni, ma di imparare a rispondere a pensieri, emozioni e schemi mentali con nuove strategie, più funzionali, più compassionevoli verso di sé, più libere dal condizionamento del passato. Le reazioni che descrive, come l’iperattivazione emotiva in risposta a situazioni percepite come critiche, sono reazioni automatiche, ma non immutabili. Attraverso esercizi mirati si può lavorare sulla regolazione delle emozioni, sull’identificazione dei pensieri disfunzionali e sulla costruzione di nuove abitudini mentali, più orientate al presente, meno dominate da giudizi e paure. Lei dice che riesce a vivere meglio quando è nel “non giudizio”. Questa è una chiave molto importante, e ci suggerisce che l’obiettivo non è diventare qualcun altro, ma riuscire ad abitare di più quegli stati mentali che le appartengono già. Non servono rivoluzioni immediate, ma piccoli passi ripetuti e stabili. La mente impara per ripetizione, e anche se oggi le sembra impossibile sovrascrivere 27 anni di esperienze negative, la realtà è che ogni nuova esperienza vissuta con consapevolezza e gentilezza verso di sé può contribuire a costruire una nuova narrativa, più vera, più sua. Cambiare in modo duraturo richiede tempo, costanza e supporto. Ma si può fare. Le ferite del passato non vanno negate, ma integrate. E il fatto che lei continui a cercare un modo per vivere meglio, che continui a interrogarsi, a cercare chiarezza, è un segno che dentro di lei c’è una spinta vitale forte, che merita fiducia. Non è condannato a restare nella sofferenza. Ha già mosso tanti passi importanti. Ora può essere utile affiancarsi a un terapeuta che lo accompagni, passo dopo passo, nel rafforzare le sue risorse, nel creare una maggiore stabilità emotiva e nel costruire una vita che non sia più governata solo dal passato, ma anche dai suoi valori, dai suoi desideri, e dalla possibilità concreta di star bene. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Caro utente,
le parole che hai scritto sono intense e profondamente consapevoli. Stai descrivendo con lucidità un conflitto interiore tra la parte di te che ha lottato per cambiare, crescere, aprirsi… e una parte più profonda, ferita, che tende a riportarti in schemi antichi, di autoprotezione e autosabotaggio. Questo conflitto è estenuante, e capisco quanto possa farti sentire stanco, scoraggiato, a tratti senza via d’uscita.
Hai già fatto un lavoro enorme: sei in grado di osservare i tuoi meccanismi, di collegarli al passato, di riconoscere i momenti in cui stai meglio (quando sei nel “non giudizio”) e quelli in cui cadi di nuovo nel loop di ansia, rabbia e controllo. Questo è un punto di forza, non scontato.

Ma la verità è che nessuno può “sovrascrivere” 27 anni di storia in un colpo solo. Non si tratta di cancellare, ma di integrare: dare spazio anche al dolore vissuto, senza che diventi il solo a parlare per te. Non sei condannato, ma nemmeno costretto a “riuscirci sempre”. Puoi costruire un modo nuovo di stare con te stesso anche se ogni tanto ricadi, anche se alcune parti ferite si riaffacciano. La continuità non si misura solo nel "non sbagliare", ma nel tornare ogni volta a scegliere te, con gentilezza.
Forse il passo che manca non è fare “di più”, ma imparare a stare con quello che emerge, senza fuggirlo o combatterlo ogni volta. Una psicoterapia orientata all’ascolto delle emozioni profonde e del tuo dialogo interno potrebbe aiutarti a non sentirti più solo in questo lavoro, e a creare un ponte più stabile tra razionalità e parte emotiva.
Hai dentro di te risorse grandi: lo dimostra tutto ciò che sei riuscito a raccontare. Non sei la tua ferita, ma una persona che sta cercando, con coraggio, una via per guarire.

Un caro saluto.
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per la fiducia con cui ha condiviso un vissuto tanto articolato quanto denso di consapevolezza. Dalle sue parole emerge con grande chiarezza il livello di riflessione interiore che ha raggiunto in questi anni, frutto di un impegno profondo verso la conoscenza di sé e il desiderio autentico di vivere in modo più pieno e sereno.

La sensazione di essere guidato da un “inconscio negativo” che sembra boicottare ogni suo tentativo di benessere è, in effetti, una percezione molto comune in chi ha vissuto esperienze di svalutazione, solitudine o relazioni familiari cariche di ansia e controllo. Tali esperienze, quando si ripetono nel tempo, finiscono per sedimentarsi come un’impronta profonda nel nostro modo di percepire noi stessi e il mondo. Non è raro che, anche dopo lunghi periodi di lavoro su di sé, ci si trovi a fare i conti con un “ritorno del vecchio”, cioè con automatismi emotivi e mentali che sembrano vanificare i progressi. Tuttavia, vorrei dirle con chiarezza che questo non significa che lei sia condannato all’infelicità, bensì che sta attraversando una fase molto delicata di un processo più ampio di trasformazione.

È molto importante riconoscere quanto già ha fatto: lei ha individuato con lucidità i propri meccanismi interni, conosce i momenti in cui si sente meglio, ha compreso il ruolo del giudizio – verso sé stesso e verso gli altri – nella propria sofferenza, ha dato un nome all’overthinking, ha riconosciuto l’influenza del contesto familiare e il conflitto tra parte razionale e parte emotiva. Tutto questo non è scontato. È, anzi, il punto di partenza fondamentale da cui può nascere un cambiamento più stabile e profondo.

Quando parla del “non giudizio” come stato in cui si sente lucido, presente e capace di vivere, sta in realtà descrivendo un’esperienza molto vicina a ciò che diverse pratiche terapeutiche cercano di coltivare: uno stato mentale in cui si osserva senza reagire, in cui ci si lascia andare senza cercare di controllare ogni aspetto della realtà. Tuttavia, è comprensibile che in certi ambienti e momenti della vita questo stato sia difficile da mantenere. Le pressioni esterne, i pensieri automatici, l’emotività repressa possono rendere instabile questo equilibrio e farla ricadere in vecchi schemi. Ma anche questo fa parte del processo: il cambiamento non è una linea retta. È fatto di passi avanti, ricadute, consolidamenti graduali.

Lei sente, giustamente, che da solo non riesce a rendere questa trasformazione stabile nel tempo. E qui credo sia utile dirle che un percorso terapeutico ben strutturato, che unisca approcci evidence-based (come la terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione, l’EMDR o l’integrazione mente-corpo) a un lavoro profondo sull’identità, sulle ferite relazionali e sul dialogo interiore, può realmente aiutarla a radicare nuove modalità di essere, più libere, più autentiche e più funzionali.

Le ferite non si cancellano, ma si possono integrare in una narrazione nuova di sé. E l’inconscio, per quanto potente, non è immutabile. Ciò che oggi sembra “condanna” può diventare un punto di forza, se accompagnato con continuità e senza giudizio, esattamente come lei ha già intuito.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Angela Amodio
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno, dovrebbe affidarsi ad un professionista che man mano l'aiuterebbe a ristrutturare tutto ciò che vede , sente e percepisce ....se vuole può contattarmi .
Le auguro una buona giornata
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
SAlve, la consapevolezza che hai maturato sul tuo funzionamento interno,l’overthinking, il controllo eccessivo, il timore del giudizio, la rabbia che emerge come difesa,è già un passo molto importante. Ma non basta comprendere: occorre anche lavorare, passo dopo passo, su una trasformazione profonda e concreta.

La tua descrizione parla di una lotta tra due parti: quella intuitiva, spontanea, capace di vivere il presente senza giudizio, e quella critica, ansiosa, che riattiva le ferite del passato. Quando sei nel "non giudizio" entri in contatto con il tuo potenziale più autentico. Ma la tua mente, abituata a proteggerti attraverso il controllo e la razionalità, tende a riportarti indietro. Questo meccanismo non è un fallimento personale, è una strategia difensiva appresa, diventata automatica.

Il fatto che tu abbia già fatto un lavoro su di te è un segno di coraggio e determinazione. Ma i blocchi profondi,come quelli che descrivi, non si sciolgono solo con la forza di volontà. Serve un accompagnamento che permetta al tuo inconscio di esprimersi e ristrutturarsi attraverso l’esperienza diretta, non solo attraverso l’analisi razionale. La terapia può essere proprio questo spazio: un luogo sicuro dove dare voce alle tue parti più vulnerabili e alle tue risorse più creative, dove sperimentare nuove modalità di essere e di agire. La tua sofferenza ha radici profonde, ma non è immutabile, esiste una strada per trasformarla e questa strada passa dalla relazione, dall’ascolto, dalla possibilità di essere visto e accolto interamente.

Se senti che è il momento di iniziare o proseguire un percorso che ti aiuti a vivere con più libertà, io sono qui. Un caro saluto
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Dreamwork - Mindfulness
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, La consapevolezza che mostra è già un punto di forza, ma capisco quanto possa essere frustrante sentire che, nonostante tutto il suo impegno, le vecchie reazioni emotive continuino a riemergere, portandola lontano da quella naturalezza e centratura che sperimenta nei momenti di “non giudizio”. Ciò che descrive è tipico di chi ha vissuto ferite antiche che si sono sedimentate nell’inconscio e che oggi, anche con un funzionamento razionale molto attivo, continuano a riattivarsi nei momenti di stress. L’overthinking, la rabbia, la paura del giudizio, non sono “difetti”, ma meccanismi di difesa ormai automatizzati. E come ogni automatismo, non si disinnesca solo con la forza di volontà, ma con un lavoro graduale, profondo e possibilmente accompagnato.
Non si tratta di dover “sovrascrivere 27 anni di vita”, ma di iniziare a vivere oggi momenti nuovi, anche brevi, che però siano continui. È la continuità, anche piccola ma costante, che crea le vere trasformazioni. Un percorso psicoterapeutico ad orientamento bioenergetico (dove si lavora anche sulla regolazione emotiva e sulle memorie implicite) potrebbe aiutarla a non portare avanti da solo questa battaglia interiore. Anche EMDR la potrebbe aiutare molto in tal senso.
Lei non è condannato. Sta solo combattendo da troppo tempo senza gli strumenti giusti per alleggerire il carico. E merita, finalmente, un po’ di sollievo
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Gent.mo, le suggerirei di intraprendere un percorso di supporto psicologico per poter affrontare il tema del giudizio che per lei è molto importante, e per potersi maggiormente concentrare sugli aspetti emotivi ed incosci che inevitabilmente la influenzano. Resto a disposizione per ulteriori necessità.
Dott.ssa Jessica Furlan
Psicologo, Psicologo clinico
Fiumicino aeroporto
Buonasera, finchè penserà che la parte emotiva sia un intralcio continuerà a vedere le cose andare male. La parte razionale è il controllo e il non sentire, quindi, pensare quella parte sia l'unica strettamente necessaria è decidere di voler vivere a metà, senza avere un cuore e un'anima.
Quando sceglierà di ascoltare i suoi bisogni e desideri, i suoi intuiti torneranno a fare centro e a percorrere la strada della vittoria e del riconoscimento gratificante nella sua persona. Solo se ama completamente la sua persona, riuscirà ad attrarre amore intorno a sè, se resterà nel giudizio di sè e nel o bianco o nero, allora arriveranno a lei solo esperienze che leggerà in negativo.
Smetta di voler controllare tutto perchè la frustrazione arriverà sempre, dato che è un obiettivo irrealizzabile e impensabile nella vita.
La ricchezza sta proprio nel cogliere tutte le occasioni che si presenta, a maggior ragione se impreviste, con curiosità e voglia di scoprire l'insegnamento che portano con sè.
Resti in contatto con la sua parte emotiva e non si spaventi di ascoltarla.
La fragilità è la nostra più grande ricchezza e carta jolly.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Ciao, ciò che descrivi è un circolo di pensieri e emozioni che ti bloccano, ma hai già mostrato una grande consapevolezza e capacità di osservarti, che è un ottimo punto di partenza.
Forse il vero ostacolo non è tanto sovrascrivere il passato, quanto imparare a riconoscere quando scatta l’overthinking e riuscire a interromperlo prima che prenda il controllo. Puoi chiederti: cosa posso fare di concreto e piccolo subito quando sento che sto entrando in quella modalità?
Il “non giudizio” che hai vissuto ti mostra una via possibile; come potresti trovare modalità semplici e ripetibili per richiamare quel modo di essere, anche in contesti difficili?
Infine, vivere con ambienti familiari ansiogeni non aiuta, quindi riflettere su quali confini puoi mettere, anche piccoli, può fare la differenza.
Quale primo passo concreto pensi possa aiutarti a rallentare questo circuito e riappropriarti di un po’ di quella serenità?
Dott.ssa Chiara Perugini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao. Da quello che descrivi, il tuo vissuto è segnato da esperienze passate dolorose che che potrebbero aver contribuito a formare schemi di pensiero e reazioni automatiche orientate alla difesa, come l’overthinking, la paura del giudizio e l’autosabotaggio. Questi schemi, radicati a livello emotivo e inconscio, possono riattivarsi soprattutto in contesti di stress o conflitto.
Il “non giudizio” che hai sperimentato è un esempio concreto di come, quando riesci a sospendere l’autocritica e il controllo eccessivo, ti senti più presente, intuitivo ed efficace. La difficoltà sta nella continuità: mantenere uno stato mentale nuovo richiede tempo, pratica costante e spesso un percorso di supporto per apprendere strategie di regolazione emotiva, rielaborare le ferite del passato e rafforzare l’autostima.
Non sei “condannato” a restare così: lavorare su consapevolezza, gestione delle emozioni e interruzione dei vecchi automatismi può aiutarti a rendere questi momenti di benessere sempre più frequenti e stabili.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso di psicoterapia. Cordiali saluti.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ti ringrazio per la profondità e la lucidità con cui descrivi quello che stai vivendo: si sente tutta la fatica di chi da anni cerca di cambiare, riconosce con chiarezza i propri meccanismi interni, ma non riesce a trovare continuità e teme di essere “condannato” a ripetere gli stessi schemi.

Quello che riporti ha diversi aspetti che vale la pena sottolineare:

– Overthinking e ipercontrollo. È come se la tua mente fosse sempre in allerta, cercando di prevenire errori o rifiuti. Questo ti porta a “pensare troppo” e a bloccare la spontaneità, proprio quella che nei momenti di non giudizio ti permette di sentirti vivo, intuitivo ed efficace.

– Ferita da svalutazione. Il bullismo e le critiche ricevute hanno lasciato dentro di te un nucleo che continua a riattivarsi ogni volta che percepisci giudizio o attacco. Questo spiega la rabbia, la permalosità e la reattività quando ti senti ingiustamente toccato.

– Autosabotaggio. Quel “ma no, non può andare bene, finirà male come sempre” è una forma di protezione distorta: l’inconscio preferisce confermare vecchi schemi (anche se dolorosi) piuttosto che rischiare di sperimentare qualcosa di nuovo e incerto. È un meccanismo molto comune in chi ha vissuto svalutazioni.

– Oscillazione tra lucidità e ricaduta. Non sei affatto “incapace”: riesci a sperimentare stati di grande chiarezza e benessere, ma non riesci a mantenerli. Questo non è un fallimento, è il normale funzionamento di chi sta provando a cambiare schemi radicati da anni: ci si riesce a sprazzi, poi si ricade, e serve allenamento e supporto per ampliare sempre più la durata dei momenti “buoni”.

Alcuni spunti pratici:
1. Non serve “sovrascrivere” tutto d’un colpo. È impossibile cancellare 27 anni di vissuto in blocco. Quello che si fa in terapia non è azzerare, ma costruire esperienze correttive nuove, piccole e ripetute, che progressivamente rendono l’inconscio più flessibile. Non devi riuscirci “sempre”: basta che tu ci riesca più spesso e un po’ più a lungo ogni volta.
2. Allenare la tolleranza all’errore. Parte del tuo overthinking nasce dal tentativo di non sbagliare. Provare a permetterti errori (anche piccoli, anche volutamente) senza punirti è un esercizio potentissimo per ridurre il controllo.
3. Lavoro sulle emozioni, non solo sul pensiero. Hai sviluppato una grande capacità di analisi, ma il nodo è la regolazione emotiva: quando l’attivazione è alta, il razionale da solo non basta. Tecniche di respirazione, mindfulness, grounding o sport regolare possono abbassare l’attivazione di base, così che il razionale abbia più margine di agire.
4. Supporto psicoterapeutico. Da quello che descrivi, la terapia cognitivo-comportamentale (magari integrata con approcci più focalizzati sulla parte emotiva e corporea, come EMDR o schema therapy) potrebbe aiutarti a lavorare sulla ferita da svalutazione e sugli schemi che continuano a riattivarsi.

Non sei condannato all’infelicità. Sei in un processo che è difficile, sì, ma non impossibile. Il fatto che tu riesca già a sperimentare momenti di “non giudizio” e che tu sappia descrivere con chiarezza i tuoi meccanismi dimostra che la possibilità di cambiare c’è. Ora si tratta di darti strumenti concreti e di non pretendere la perfezione: ogni passo conta, anche se non è continuo.

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Sveva Nonni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile Utente, grazie per aver condiviso con noi tutto questo. Mi dispiace per il dolore che hai vissuto e che ancora ti appesantisce.
Per quanto le tue esperienze ti accompagnino, sicuramente nel tempo hai anche acquisito una grande consapevolezza dei tuoi meccanismi interni che contribuiscono a mandare avanti certe tue difficoltà. Hai descritto perfettamente un meccanismo di ipercontrollo cognitivo: pensi tanto, troppo, cerchi di anticipare, prevenire, pianificare ogni cosa. Questo ti prosciuga. Ma capisci bene che non è “colpa” tua: è una difesa, che si è formata quando non c’era sicurezza all’esterno. Lì dove mancava protezione, hai imparato a cercare la sicurezza nel controllo mentale. Il problema è che il controllo eccessivo, alla lunga, genera l’effetto opposto: ansia, paralisi, autosabotaggio. Quel passaggio che fai tra momenti di non giudizio e ritorno al giudizio severo è emblematico. Ogni volta che riesci a vivere nel “non giudizio”, emerge la parte autentica, ma basta pco (un conflitto, un rifiuto, un fallimento) per attivare l’autocritico interno, quella voce che ti dice: “Vedi? Non sei capace”, “Andrà male come sempre”, “Non sei fatto per essere felice”.
Quella voce non è la tua. È una voce introjettata: l’hai assorbita. Ma tu oggi puoi imparare a riconoscerla e a non identificarla con te stesso.
Non sei condannato: sei nel mezzo di un processo che può diventare trasformativo, se smetti di pretendere coerenza perfetta e inizi a coltivare continuità nella cura, non nel controllo.
Per quanto tu sia stato bravo a metterti in gioco e a lavorare su te stesso, a questo punto penso che potresti giovare maggiormente da un supporto psicologico, per ottenere strumenti migliori e, soprattutto, per affrontare le tue problematiche all'interno di un contesto relazionale sicuro. Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Berardi
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Gentile utente,
grazie per aver condiviso con tanta profondità il suo vissuto. Le sue parole raccontano un percorso complesso, fatto di consapevolezze importanti e di tentativi sinceri di cambiamento. È evidente quanto lei abbia già riflettuto su di sé e quanto desideri vivere con maggiore serenità e autenticità.

Quando ci sentiamo intrappolati in schemi che sembrano ripetersi, è naturale provare frustrazione e scoraggiamento. Tuttavia, proprio la sua capacità di osservare con lucidità ciò che accade dentro di sé rappresenta un punto di partenza prezioso.

Il fatto che lei riconosca l’efficacia del “non giudizio” e i momenti in cui riesce a vivere con maggiore spontaneità e libertà emotiva è un segnale importante: significa che esiste già dentro di lei una parte sana, intuitiva, capace di stare nel presente.

E' possibile rinforzare questa parte, a darle più spazio e continuità, e a interrompere gradualmente il ciclo di autosabotaggio che la riporta verso schemi disfunzionali.

Sarebbe utile lavorare su più livelli:
- Individuare e rendere consapevoli le credenze profonde che si sono formate nel tempo (es. “non merito di essere felice”, “verrò sempre rifiutato”) e che oggi agiscono come verità implicite.
- Esplorare le emozioni automatiche che emergono in risposta a situazioni attivanti, per imparare a riconoscerle e regolarle prima che prendano il sopravvento.
- Allenare la mente al presente (attraverso varie tecniche come ad esempio la defusione cognitiva, mindfulness e ristrutturazione dei pensieri), per ridurre l’overthinking e favorire l’azione spontanea.
- Costruire un nuovo senso di sé, più coerente con la sua parte autentica e meno influenzato dai condizionamenti del passato.

Il cambiamento, come lei giustamente osserva, richiede continuità. Ma non è necessario “cancellare” il passato: è possibile trasformarlo, integrarlo, e usarlo come base per una nuova narrazione personale.
Il cambiamento è possibile, anche quando sembra difficile, e spesso inizia proprio dal riconoscere che non siamo condannati a vivere come abbiamo vissuto finora.

Se sente che è arrivato il momento di prendersi cura di sé in modo diverso, un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro e strutturato per esplorare questi vissuti, comprenderne le radici e favorire una trasformazione profonda e duratura.

Un caro saluto,
Dott.ssa Carolina Berardi
Dott.ssa Selene Quercioli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buonasera, mi dispiace per le sensazioni negative che vive e descrive. Le esperienze negative del passato sembra che abbiano lasciato profonde ferite in lei ma anche molta consapevolezza e lucidità riguardo a se stesso. Da quel che scrive, comprendo che ha lavorato molto su se stesso da solo, probabilmente a questo punto, potrebbe essere importante un lavoro psicoterapeutico individuale per arrivare a capo delle difficoltà emotive che permangono e poterle affrontare.

Un caro saluto,
SQ

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.