Buongiorno, Sono una ragazza di 24 Anni e ho da Poco iniziato un nuovo lavoro per l'estate, da lug

25 risposte
Buongiorno,
Sono una ragazza di 24 Anni e ho da Poco iniziato un nuovo lavoro per l'estate, da luglio a settembre.
Da sempre, quando inizio nuovi lavori, vedendo di non riuscire subito a fare tutto bene come gli altri colleghi mi demoralizzo e mi sento un incapace.
Il Lavoro che sto facendo adesso é nelle vendite e mi sembra sempre di non vendere abbastanza, ho inoltre la sensazione di non piacere alle mie colleghe e cape, che anche loro mi trovino incapace. Mi sembra di entrare in un circolo vizioso ogni Volta perché iniziando un nuovo lavoro é normale non essere bravi come gli altri che lo fanno da tempo. Ma io mi demoralizzo immediatamente e probabilmente mi influenzo anche. Vorrei riuscire a capire come mai reagisco cosí e cercare di trovare dei rimedi perché ho paura che anche in futuro, magari per il lavoro della mia vita, si possa ripresentare questa situazione e possa perdere delle buone opportunitá.
Grazie
Dott.ssa Ilaria Truzzi
Psicologo, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Buongiorno,
quello che racconta è un vissuto molto più comune di quanto si pensi: sentirsi inadeguati nei primi tempi di un nuovo lavoro, soprattutto se ci si confronta costantemente con chi ha più esperienza, può generare facilmente demoralizzazione.

Ciò che però emerge dalle sue parole è una sensibilità profonda rispetto al giudizio degli altri e un’autovalutazione severa, che sembra attivarsi molto rapidamente. Questo può creare un circolo emotivo difficile da gestire, dove il senso di inadeguatezza prende il sopravvento ancora prima che ci sia il tempo di imparare, crescere e sentirsi più sicuri.

Il punto centrale non è solo “fare bene” o “piacere agli altri”, ma come lei vive sé stessa in queste situazioni. Capire da dove nasce questo senso di incapacità e imparare a guardarsi con uno sguardo più equilibrato e gentile può davvero fare la differenza – non solo per affrontare questo lavoro, ma per riconoscere e valorizzare le proprie risorse anche in futuro.

Non esistono soluzioni rapide, ma è possibile lavorarci. Le suggerisco di prendersi uno spazio di ascolto personale, come un percorso psicoterapeutico, dove poter esplorare queste dinamiche con calma, senza giudizio, e imparare a sostenersi anche nei momenti di incertezza.

Un caro saluto, Dott.ssa Ilaria Truzzi

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Dott.ssa Anna Bruti
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
San Benedetto del Tronto
Gentile,
la sua consapevolezza è già un ottimo punto di partenza. Quello che descrive è un meccanismo frequente: la paura di non essere all’altezza che, alimentando insicurezza, rischia di influenzare davvero le sue performance e il modo in cui vive le relazioni sul lavoro.

È possibile lavorare su questi schemi interiori per imparare a gestire meglio l’autocritica e rafforzare la fiducia in sé. Se desidera approfondire insieme questo tema, sono disponibile per un colloquio. Potrebbe essere l’occasione per comprendere da dove nasce questo vissuto e iniziare a costruire una modalità più serena ed efficace di affrontare le nuove sfide.
Dott.ssa Viviana Costa
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Alcune volte percepiamo commenti o atteggiamenti altrui che non corrispondono alla verità, magari deve lavorare un po sulla sua autostima, ne parli con uno psicoterapeuta. Un caro saluto
Dott.ssa Angela Ritella
Psicologo, Psicologo clinico
Turi
Come tu stessa hai giustamente evidenziato, all'inizio di un nuovo lavoro si possono avere difficoltà dettate dall'inesperienza. Demoralizzarsi per questo e non darsi del tempo per imparare e far sempre meglio, purtroppo, può influenzarci negativamente facendoci entrare in un circolo vizioso fatto di pensieri negativi sulle nostre capacità e di conseguenti azioni che avvalorano quei pensieri.
Essere consapevole di tutto questo e attivarsi per intervenire è molto importante e non può che rappresentare una prova della grande forza e del gran coraggio che sono in te.
Sono a tua disposizione per aiutarti ad affrontare questa delicata fase della tua vita, guidandoti verso la costruzione di una sana fiducia in te e nelle tue capacità.
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
Gentile, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità le sue difficoltà e le emozioni che sta vivendo in questo nuovo percorso lavorativo. Trovarsi ad affrontare una nuova esperienza può portare con sé incertezze, paure di non essere all’altezza o il timore di essere giudicata dagli altri, soprattutto se si tende a essere molto esigenti con se stessi. Spesso chi affronta questi sentimenti può notare una grande attenzione verso eventuali errori e un confronto costante con chi ha più esperienza, dimenticando che ognuno ha i propri tempi per imparare e integrarsi. In queste situazioni, potrebbe essere utile chiedersi da dove nasce questo senso di inadeguatezza e come mai il giudizio degli altri abbia un peso così forte sull’autostima. Potrebbe anche essere interessante esplorare, in uno spazio accogliente e privo di giudizio come quello di un percorso terapeutico, i meccanismi che la portano a sentirsi così e trovare strategie concrete per affrontare queste emozioni, rafforzando la sua autostima e la fiducia nelle sue capacità. Se desidera, potremmo valutare insieme un possibile percorso, per sostenerla nell’affrontare queste difficoltà e aiutarla a vivere con maggiore serenità e consapevolezza le nuove sfide che la vita le offrirà. Dott.ssa Rizzotti
Dott.ssa Chiara Visalli
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno cara utente, ti do' del "tu" perché sei molto giovane. Innanzi tutto, grazie per la tua domanda... probabilmente dovremmo conoscerci meglio e più a fondo per indagare l'origine di queste tue reazioni, che sembrano avere fondamenta su un'insicurezza di base (quella "di non essere abbastanza") e su un basso livello di autostima.
Come tu stessa hai razionalmente detto, è normale non essere subito "bravi e veloci", efficienti, quando si inizia un nuovo lavoro... Nonostante tu ne sia consapevole, però, a livello emotivo ne soffri e non ti concedi quell'inevitabile tempo "di adattamento" e di imperfezione: continui piuttosto a portare avanti una rappresentazione di te svalutante e negativa.
Sarebbe per te molto utile un supporto e sostegno psicologico: ti aiuterebbe a centrare i tuoi punti di forza e le tue risorse, a migliorare la tua autostima e la sua self-confidence, a concederti il tempo necessario per imparare prima di demoralizzarti e, dunque, inevitabilmente finire per far "avverare" la profezia a cui credi (quella per cui non sei abbastanza brava, che gli altri ti giudichino per questo, etc).
E' del tutto possibile che le persone che ti stanno accanto a lavoro non ti giudichino affatto per il tuo modo di fare le cose, ma che sia il tuo stesso sguardo giudicante a proiettarsi in quello dell'altro (cioè: se tu pensi male di te, ti aspetti e fai in modo che anche l'altro lo faccia... ma forse non è e non deve essere così).
Ti sarebbe anche utile imparare così a rimanere sul piano della realtà, guardando le cose con oggettività e non con un giudizio soggettivo (definito "Super-Io"), al fine di darti la possibilità di scoprirti invece capace in quello che fai...
Sarebbe inoltre interessante comprendere il perché ed il come si siano instaurate queste convinzioni e rappresentazioni così rigide e svalutanti di te stessa, così da potertene finalmente e definitivamente liberare.

Se vorrai discutere ed approfondire queste questioni insieme a me, mi trovi a Tua disposizione... Nel frattempo, ti mando un grosso in bocca a lupo per tutto!

Chiara Visalli - Psicologa Clinico Dinamica
Dott.ssa Marina Bonadeni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, le direi che fa bene a voler affrontare questi vissuti. Il confronto con gli altri, anche se ne da una ragione pratica, comunque la fa sentire da meno, per cui sarebbe importante lavorare sulla sua autostima per trovare maggior senso di efficacia in quello che fa. Le direi di rivolgersi ad un/a psicoterapeuta con quest'obiettivo. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Marina Bonadeni
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, alla base di questo suo senso di inadeguatezza potrebbe esserci un'autostima a tratti carente, che si consolida gradualmente via via che prende "coraggio" nel nuovo contesto. Tenga in considerazione la possibilità di intraprendere un lavoro psicologico al fine di capire alla radice che cosa causi queste insicurezze e provare ad affrontare diversamente le nuove esperienze lavorative e relazionali. Cordialmente, dott.ssa Bonomi
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
è molto comune sentirsi demoralizzati e insicuri quando si affrontano nuove sfide lavorative, specialmente all’inizio, quando si è ancora in fase di apprendimento e confronto con colleghi più esperti. Questa sensazione di “non essere abbastanza” e la paura di non piacere agli altri spesso nascono da aspettative troppo rigide verso se stessi e da un’autocritica eccessiva. È importante ricordare che ogni percorso di crescita richiede tempo e pazienza, e che è normale commettere errori o non essere immediatamente al livello degli altri.

Il circolo vizioso che descrivi si alimenta proprio dal confronto negativo che fai con te stessa e dalle convinzioni che maturi su come gli altri ti percepiscono. Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per poterlo modificare. Potresti provare a osservare i tuoi pensieri con maggiore gentilezza, chiedendoti se ciò che pensi è davvero un dato di fatto o solo una percezione. Inoltre, concentrarti sui tuoi progressi, anche piccoli, può aiutarti a costruire una maggiore autostima e a ridurre l’ansia legata alla performance.

Se questa situazione ti crea disagio frequente e temi che possa ripresentarsi anche in futuro, soprattutto in contesti lavorativi importanti per te, sarebbe utile e consigliato approfondire con un professionista che possa aiutarti a comprendere meglio queste reazioni emotive e a sviluppare strategie efficaci per affrontarle.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, quello che racconta sembra attivare pensieri e sensazioni molto forti, come il sentirsi incapace o temere di non essere accettata dagli altri. Capisco quanto questo possa demoralizzarla e influenzare anche il suo modo di lavorare, creando un circolo difficile da interrompere. Quando inizia qualcosa di nuovo, sembra che il confronto con gli altri non sia solo una valutazione esterna, ma diventi qualcosa che tocca profondamente il suo senso di valore personale. La sua consapevolezza è un ottimo punto di partenza. Se sente che questo tende a ripetersi e la limita, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a capire meglio le sue reazioni e a trovare modi più gentili ed efficaci per affrontare queste situazioni. Un caro saluto
Dott.ssa Serena Castoria
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile ragazza,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e onesto quello che sta vivendo. Le emozioni che descrive – insicurezza, paura di non essere all’altezza, il timore del giudizio – sono comuni, soprattutto quando ci si confronta con un nuovo ambiente di lavoro e si è ancora in fase di apprendimento.
Il fatto che riconosca questo “circolo vizioso” tra aspettative, demoralizzazione e autosvalutazione è già un importante primo passo. Spesso, chi tende ad avere un alto senso del dovere o un forte bisogno di approvazione può essere particolarmente vulnerabile all’autocritica, soprattutto nei momenti di confronto o cambiamento.
Come dice lei, è normale non essere subito bravi quanto chi ha più esperienza. Tuttavia, se ogni nuova partenza diventa un momento di sofferenza, può essere utile approfondire quali meccanismi interiori si attivano: come valuta se stessa, quali sono le sue aspettative personali, e da dove nasce quella sensazione di “non piacere” o “non essere abbastanza”.
Un percorso psicologico può aiutarla a lavorare proprio su questi aspetti: rafforzare l’autostima, ridurre l’auto-svalutazione, imparare a tollerare l’errore come parte del processo e costruire un'immagine di sé più solida e realistica, anche nei momenti di fatica.
Ha già dimostrato molta consapevolezza e voglia di cambiare, fondamentali per affrontare la questione in modo costruttivo. Se lo desidera, resto a disposizione per accompagnarla in questo percorso.
Un caro saluto, e in bocca al lupo per questa esperienza lavorativa.
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
L'aver notato il suo sentirsi "incapace" in diverse situazioni lavorative a distanza di tempo denota una ricorrenza che, a mio avviso, può essere un buon punto di partenza: la consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento, e l'essere consapevole di mettere in atto uno schema comportamentale che si vuole lasciare indietro è un aspetto importante che non va sottovalutato.
" Il Lavoro che sto facendo adesso é nelle vendite e mi sembra sempre di non vendere abbastanza, ho inoltre la sensazione di non piacere alle mie colleghe e cape, che anche loro mi trovino incapace." Partiamo da un'idea di sé negativa, che sembra riflettere anche sulle persone attorno a lei: cosa le fa credere che non piaccia alle sue colleghe e cape? Perché si ritiene inferiore a loro? Parta da questo. La sorprenderà rendersi conto che molto spesso le nostre convinzioni possono influenzarci a tal punto da modificare anche la realtà che ci circonda, pur non rendendocene affatto conto.
"Vorrei riuscire a capire come mai reagisco cosí e cercare di trovare dei rimedi perché ho paura che anche in futuro, magari per il lavoro della mia vita, si possa ripresentare questa situazione e possa perdere delle buone opportunitá". Consiglio di intraprendere un percorso centrato sul potenziamento del senso di autoefficacia, ovvero della fiducia nelle proprie capacità di affrontare compiti specifici, e sulla valorizzazione dell'immagine di sé. Lavorare su questi aspetti potrà facilitarle un approccio più sicuro e proattivo nel mondo del lavoro, oltre a influenzare positivamente la percezione delle proprie risorse. Sarebbe utile anche esplorare l’origine di questo senso di svalutazione, per poi costruire da lì un percorso di consapevolezza e rafforzamento personale.
Dott.ssa Letizia Turchetto
Psicologo, Psicologo clinico
Ponte di Piave
Gentile Utente, buona sera.
Sono dispiaciuta per il disagio che prova e che ha descritto nel suo messaggio. Iniziare un nuovo lavoro può comportare una situazione iniziale di adattamento....il contesto lavorativo è nuovo, la prassi lavorativa anche, così come i colleghi...
Il nostro sguardo facilmente ricade su persone che lavorano da molto tempo e il confronto avviene con loro, anche se, come lei stesso riporta nel messaggio, non può reggere comparando l'agilità e le conoscenze contestuali, acquisite nel tempo. Va considerato però, che anche l'altro si è trovato a sua volta a partire da zero in un determinato momento, e che quindi, la sua posizione attuale è stata vissuta anche da altri, con difficoltà spesso affini.....
Se volgiamo lo sguardo a lei però, a come si sente e alle fatiche che condivide qui, è importante prendere consapevolezza e comprendere a fondo se vi sia una tendenza istintiva a propendere per una visione negativa di sè stessi....e, in tal caso, cercare di comprenderne la matrice e gli assunti alla base potrebbe rivelarsi molto d'aiuto anche per gestire in modo funzionale possibili emozioni spiacevoli....
Un percorso di supporto e sostegno psicologico dedicato a questi suoi vissuti, potrebbe rivelarsi vantaggioso. Tale aiuto le consentirebbe inoltre di comprendere con chiarezza se e quali tematiche di giudizio siano presenti nei suoi confronti, cercando di concordare strategie volte a favorire una miglior autostima e autoefficacia.
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Quello che descrivi è un’esperienza molto comune, soprattutto quando si inizia un nuovo lavoro: all’inizio è naturale non avere ancora la stessa sicurezza e abilità di chi lo fa da più tempo. Questa fase di adattamento però, nel tuo caso, sembra diventare un circolo vizioso: ti senti insicura, ti paragoni agli altri, pensi di non piacere o di non essere capace e questo aumenta ancora di più l’ansia e la demotivazione.

Queste reazioni hanno spesso a che fare con un livello di autostima che si costruisce molto sulle prestazioni e sul bisogno di approvazione. È come se ogni nuovo contesto diventasse una prova da superare subito alla perfezione, senza concederti il tempo di imparare. In realtà, imparare un lavoro richiede settimane o mesi, e le persone più esperte che vedi intorno a te hanno avuto il tuo stesso percorso di incertezza all’inizio.

Un primo passo utile è cambiare il modo in cui ti parli quando ti senti in difficoltà: invece di dirti “sono incapace”, prova a dirti “sto imparando, è normale sbagliare ora”. Può sembrare banale, ma il linguaggio che usiamo con noi stessi influenza moltissimo la fiducia. Puoi anche darti obiettivi molto piccoli e concreti (ad esempio imparare una sola cosa nuova al giorno) invece di pretendere di essere subito al livello degli altri.

Se senti che questa dinamica si ripete ogni volta e ti limita nella crescita, un percorso psicologico breve può aiutarti a lavorare sulla sicurezza in te stessa e a gestire meglio questi momenti, così da non rinunciare alle opportunità solo per paura di non essere “abbastanza”. Ricorda: quello che provi non è un difetto, ma una reazione normale che, con un po’ di consapevolezza e supporto, può diventare una grande occasione di crescita personale.
Capisco quanto possa essere faticoso sentirsi in difficoltà ogni volta che si inizia un nuovo lavoro. Il confronto con gli altri, soprattutto all'inizio, può amplificare quella sensazione di disagio, come se tutti fossero più sicuri di noi. Ma spesso non è così, interpretiamo le situazioni facendoci guidare dalle emozioni che sentiamo dentro, perdendo di vista la realtà.
Se ti va possiamo approfondire insieme quello che succede in quei momenti e trovare strategie più efficaci per affrontarli. Possiamo iniziare con un primo colloquio conoscitivo, così da capire insieme il percorso più adatto a te. Ti aspetto! Dott.ssa Alessandra Corti
Dott.ssa Annamaria Grifò
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
buongiorno, il fatto che questa dinamica si manifesti regolarmente, con un nuovo lavoro, nuovi colleghi e nuova mansione, mi fa pensare ad una bassa Autostima di base.
Potrebbe indagare con uno specialista se si tratti realmente di questo disturbo, e magari cercare di risalire alla causa di questa condizi.one, quindi allenarsi con esercizi specifici per "ritemprare" la sua autostima. Buon lavoro ; )
Dott.ssa Arianna Poncetta
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
nel momento in cui si intraprende un nuovo percorso può capitare si sentirsi insicuri e non all'altezza, tuttavia da come lei descrive sembra che ci sia una parte di lei che si autogiudica e autodefinisce "incapace", più che un effettivo giudizio esterno. Partirei da questo aspetto per poter ampliare la sua viasuale di come si percepisce e si considera. Se non abbiamo un giudizio positivo di noi stessi, sarà molto difficile trovarlo all'esterno.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Arianna Poncetta
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, ogni volta che ci sono dei cambiamenti nella vita è normale trovarsi "spiazzati" di fronte ciò che è nuovo e che ci troviamo di fronte. Ha provato a domandasti se il lavoro che hai intrapreso è ciò che le piace fare e nello specifico cosa le piace e cosa no di questo lavoro?
Fa riferimento ad un circolo vizioso sia per quanto riguarda il lavoro stesso che per quanto riguarda la relazione con i colleghi.. pensa che nelle esperienze lavorative precedenti sia successa la stessa cosa? in tal caso ha provato a capire per quale motivo.. pensando ai vari lavori svolti e al rapporti con i colleghi?
Se ne sente bisogno e pensa che capirne il motivo da sola sia difficile, non esiti a confrontarsi con le persone a lei care e magari a parlarne con uno specialista del settore in modo tale da poter capire più nello specifico la sua situazione.
Un saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile ragazza,quello che descrivi è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto tra le persone sensibili, attente e con un forte desiderio di fare bene. Iniziare un nuovo lavoro, specialmente in un contesto dinamico come quello delle vendite, può attivare tante insicurezze, soprattutto se tendi a misurare il tuo valore in base a quanto riesci a essere all’altezza fin da subito.
Il punto non è tanto la difficoltà iniziale, che è assolutamente normale, ma il modo in cui la vivi dentro di te. Se ogni esitazione o incertezza diventa una prova che non vali abbastanza, è naturale che ti scoraggi e che questo influenzi anche il modo in cui ti percepiscono gli altri.
Probabilmente dentro di te c’è una voce che ti dice che per essere valida devi fare tutto perfettamente e subito. E quando questo non succede, quella stessa voce ti attacca, ti fa sentire inadeguata, fuori posto. Ma quella voce non sei tu: è qualcosa che hai imparato, forse per proteggerti o per rispondere ad aspettative molto alte, ma non è la verità.
Può essere utile chiederti da dove nasce questa paura di non piacere, di non essere abbastanza. Ti sei mai sentita accettata solo se performavi bene? Hai avuto esperienze in cui sbagliare veniva visto come una colpa, anziché come un passaggio naturale dell’apprendimento?
Nel frattempo, potresti provare a rispondere a te stessa con più gentilezza. Quando ti dici “non valgo, non sono capace”, fermati e chiediti: se fosse un’amica a parlarmi così, cosa le risponderei? Probabilmente le diresti che sta imparando, che è all’inizio, che non deve dimostrare niente a nessuno. Lo stesso vale per te.
Il fatto che tu voglia comprendere queste dinamiche adesso è già una grande forza. Non ti stai arrendendo, stai cercando di capirti meglio. Questo è il primo passo per cambiare davvero il modo in cui vivi il lavoro, e non solo. Con pazienza, puoi costruire fiducia e libertà interiore, un passo alla volta.
Ti sei data il permesso di chiedere aiuto, ed è un gesto importante. Non sei sola.

Un caro saluto
Dott. Francesco Giampaolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, quello che descrivi è un pattern molto comune chiamato "sindrome dell'impostore", particolarmente frequente nelle persone sensibili e con alte aspettative su se stesse. Il fatto che questo schema si ripeta ogni volta che inizi un nuovo lavoro suggerisce che hai sviluppato un'ansia anticipatoria: ancora prima di iniziare, parte di te si prepara già al "fallimento", creando quella profezia che si autoavvera di cui parli.

Quando confronti le tue prestazioni iniziali con quelle di colleghi esperti, stai facendo un paragone profondamente ingiusto verso te stessa. È come se un maratoneta principiante si scoraggiasse perché non corre alla stessa velocità di atleti professionisti. La competenza richiede tempo, pratica ed esperienza, che per definizione non puoi avere all'inizio.

Nel settore delle vendite poi, la pressione dei risultati può intensificare queste insicurezze. Ma considera che le vendite dipendono da molti fattori esterni: il prodotto, il momento, il cliente, la fortuna. Non sono solo un riflesso delle tue capacità personali. Inoltre, quando sei tesa e preoccupata di non essere all'altezza, trasmetti involontariamente questa insicurezza, che può effettivamente influenzare le tue performance.

La sensazione che le colleghe ti trovino incapace potrebbe essere in parte una proiezione delle tue paure. Quando ci sentiamo inadeguati, tendiamo a interpretare ogni sguardo o silenzio come conferma delle nostre insicurezze. Questo bias cognitivo ci fa notare selettivamente solo i segnali che confermano le nostre paure, ignorando quelli positivi.

Per spezzare questo circolo vizioso, prova a spostare il focus dalla performance perfetta all'apprendimento progressivo. Invece di chiederti "sono brava abbastanza?" chiediti "cosa ho imparato oggi?". Tieni un piccolo diario dove annoti ogni sera una cosa nuova che hai appreso o un piccolo miglioramento, per quanto minimo. Questo ti aiuterà a vedere il tuo progresso reale invece di concentrarti solo su ciò che ancora non sai fare.

Quando senti salire l'ansia da prestazione, ricordati che l'obiettivo realistico per un lavoro estivo non è diventare la migliore venditrice, ma acquisire esperienza e competenze. Ogni cliente, ogni interazione, anche quelle che non si concludono con una vendita, sono opportunità di apprendimento.

Sarebbe anche utile comunicare apertamente con una collega di fiducia o con la tua responsabile, esprimendo il desiderio di migliorare e chiedendo feedback costruttivi. Spesso scopriamo che gli altri ci vedono molto più positivamente di quanto pensiamo.

Per il futuro lavorativo che ti preoccupa, sappi che questa consapevolezza che hai sviluppato è già un enorme vantaggio. Riconoscere un pattern è il primo passo per modificarlo. Un percorso psicologico breve focalizzato sull'ansia da prestazione potrebbe darti strumenti concreti per gestire queste situazioni con maggiore serenità.

Se desideri approfondire questi aspetti e sviluppare strategie personalizzate per affrontare l'ansia lavorativa, ti invito a contattarmi. Possiamo lavorare insieme per trasformare questa sensibilità da ostacolo in risorsa, permettendoti di affrontare le future sfide professionali con maggiore fiducia.

Ricorda: essere principianti è temporaneo, ma la capacità di apprendere e crescere è per sempre.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Quello che descrive è un meccanismo che molte persone sperimentano quando si trovano in situazioni nuove, soprattutto in ambito lavorativo, dove il confronto con colleghi più esperti è inevitabile. La sua reazione emotiva è legata al modo in cui interpreta i primi ostacoli e le inevitabili difficoltà di apprendimento. Invece di considerarli come una fase naturale del processo, tende a leggerli come una prova della sua inadeguatezza. Questo attiva pensieri come “non sono capace”, che a loro volta alimentano emozioni di ansia, insicurezza e demoralizzazione. In un’ottica cognitivo-comportamentale, questo circolo vizioso nasce spesso da convinzioni radicate su di sé, come l’idea di dover essere subito all’altezza o di valere solo se si ottengono risultati eccellenti fin dal primo momento. Queste convinzioni portano a un monitoraggio costante di sé stessa e a un’attenzione selettiva agli errori o alle mancanze, tralasciando i progressi e le competenze che in realtà sta acquisendo. Questo non solo incide sulla fiducia, ma può influenzare il rendimento, creando quella profezia che si autoavvera per cui la paura di sbagliare aumenta il rischio di commettere errori o di apparire insicura. È importante ricordare che ogni nuovo ruolo richiede un periodo di adattamento, e che il confronto con chi ha più esperienza non è un metro di giudizio equo. Spesso le colleghe o i superiori non si aspettano che una nuova arrivata sappia già fare tutto, ma piuttosto che mostri impegno, curiosità e disponibilità a imparare. La sensazione che gli altri la giudichino negativamente può essere più una sua percezione che una realtà oggettiva, e questa percezione rischia di condizionare il modo in cui si comporta e si relaziona. Un lavoro utile, in questo caso, sarebbe imparare a riconoscere i pensieri automatici negativi e metterli in discussione, sostituendoli con valutazioni più realistiche e basate su dati concreti. Allo stesso tempo, esercitarsi a registrare e valorizzare anche i piccoli successi quotidiani può aiutarla a bilanciare la tendenza a vedere solo ciò che non funziona. Imparare a tollerare l’idea di non essere subito perfetti, ma in costante crescita, è un passo fondamentale per sviluppare resilienza e fiducia in sé stessa, qualità che le permetteranno di affrontare anche le sfide professionali più importanti senza essere bloccata dalla paura di fallire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Psicologo, Psicologo clinico
Marano di Napoli
Gentile utente, in nuovo contesto di lavoro è fisiologico non avere da subito la stessa sicurezza e competenza dei colleghi più esperti, ma quando questa differenza viene interpretata come “incapacità personale” anziché come “fase di apprendimento”, il rischio è quello di innescare un circolo vizioso: ci si sente insicuri, si diventa più rigidi o autocritici, e la performance ne risente, confermando le paure iniziali.

Il primo passo per interrompere questo schema è riconoscere che il problema non è la sua capacità, ma il modo in cui interpreta il periodo di rodaggio. Imparare a tollerare la sensazione di “non sapere ancora tutto” e dare a sé stessa il permesso di sbagliare è fondamentale per crescere.

Un percorso mirato può aiutarla a trasformare l’insicurezza in curiosità, a gestire il confronto con gli altri senza sentirlo come una minaccia, e a sviluppare strumenti pratici per affrontare le prime fasi di ogni nuova esperienza lavorativa.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, come lei stesso ha detto, è del tutto normale, quando si inizia un nuovo lavoro, non essere preparati come chi fa lo stesso mestiere da più tempo. Mi sento inoltre di dirle, che anche chi è esperto in un determinato settore può commettere errori di tanto in tanto. Anzi, gli errori sono necessari per evolversi e rafforzare quelle competenze che già possediamo ma ancora grezze; senza errori l'uomo probabilmente non avrebbe fatto tutte quelle scoperte e innovazioni che oggi conosciamo e, estremizzando, sarebbe rimasto nelle caverne. Si conceda innanzitutto la possibilità di sbagliare, del tutto comprensibile specie quando si inizia un mestiere del tutto nuovo, senza fare inferenze frettolose e negative su di sè. Allo stesso tempo, mi chiedo quale sia il suo rapporto con il giudizio degli altri, e capire cosa accadrebbe se non commettesse mai errori e cosa eviterebbe nel fare ciò. Per qualsiasi cosa rimango a sua disposizione, un caro saluto.
Dott. Marco Nardini
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
È molto significativo che tu riesca a identificare questo schema come un meccanismo che si attiva puntualmente a ogni inizio. Come psicoterapeuta, osservo come il tuo racconto metta in luce una sofferenza che nasce non tanto dalla fatica del lavoro in sé, quanto dal peso di un giudizio che non ammette il tempo dell'attesa. È come se dentro di te ci fosse un'istanza che interpreta la naturale inesperienza del principiante non come una fase transitoria, ma come una mancanza di valore personale.

Il fatto che tu senta il giudizio delle colleghe e delle cape come un peso opprimente suggerisce che tu stia proiettando all'esterno un tribunale interiore molto severo. La sensazione di "non piacere" o di essere vista come "incapace" sembra essere il riflesso di come tu stessa ti guardi quando non raggiungi immediatamente l'eccellenza. In questo circolo vizioso, l'ansia di dover dimostrare il tuo valore fin dal primo giorno finisce per consumare proprio quelle energie che ti servirebbero per apprendere e padroneggiare le nuove mansioni.

Questa paura che lo schema possa ripetersi nel "lavoro della vita" rivela quanto questa dinamica sia radicata: il timore non è legato a questo specifico contratto estivo, ma alla percezione di una fragilità interna che senti di dover nascondere attraverso una competenza impeccabile e immediata. È come se la tua identità professionale fosse costantemente sotto processo, e l'unico modo per evitare la condanna sia essere perfetta subito, senza sbavature.

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