Ho appena 18 anni ed è da un po che inizio a pensare di avere un qualche problema nel relazionarmi i

32 risposte
Ho appena 18 anni ed è da un po che inizio a pensare di avere un qualche problema nel relazionarmi in modo sano con le persone, è capitato più spesso che stringessi forti legami in amicizia con una sola persona che nel tempo inizia a deludermi o mi convinco che mi tratti male e perciò cerco di farglielo notare o di allontanarmi. Adesso sta risuccedendo per la terza volta con il mio migliore amico che però ora come ora sono convinto mi tratti male quando potrebbe semplicemente essere che non soddisfi le mie aspettative di amicizia. A lui ci tengo moltissimo ma ho già iniziato ad allontanarmi e ritrovo le stesse dinamiche delle volte precedenti. Credo che forse mi aspetto troppo da una amicizia e perciò tendo ad arrabbiarmi e pensare che le persone siano arrabbiate con me, allo stesso tempo quando mi allontano vorrei fare di tutto per non restare da solo. Queste situazioni mi cambiano drasticamente l’umore per intere giornate e spesso le mie giornate dipendono completamente da come il mio migliore amico mi tratta. So che dovrei iniziare un percorso ma ho anche bisogno di capire meglio cosa potrei avere che non va, sono io il problema o sono gli altri?
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buongiorno. È molto maturo da parte tua, a soli 18 anni, fermarti a osservare queste dinamiche invece di limitarti a subire la sofferenza che ti provocano.
Quello che descrivi — questo oscillare tra legami intensissimi e la paura profonda di essere deluso o trattato male — non significa che tu sia "il problema" o che lo siano gli altri. Spesso si tratta di uno schema relazionale in cui tendiamo a investire tutto su una sola persona, rendendola involontariamente responsabile della nostra felicità. Quando le tue giornate dipendono interamente da un messaggio o da un gesto del tuo amico, il peso dell'aspettativa diventa insostenibile per entrambi: per te, che vivi in allerta, e per lui, che non potrà mai essere perfetto come vorresti.
Questo "ritirarsi" per paura di soffrire, desiderando però al contempo di non restare soli, è un meccanismo di difesa molto comune. In un percorso psicoterapeutico, specialmente di tipo cognitivo-comportamentale, potresti imparare a costruire confini più sereni, dove l'altro è un valore aggiunto e non l'unico pilastro del tuo umore. Iniziare a capire come funzionano queste tue "montagne russe" emotive è il primo passo per scendere e camminare con le tue gambe, sentendoti al sicuro anche nei rapporti meno assoluti. Un caro saluto.

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Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, parte del problema che descrive sicuramente sta nell'investire moltissimo su poche persone, ciò porta ad alte aspettative, a volte forse un pò illusorie, che innescano le dinamiche di frustrazione che si ripetono.
Ciò però non significa che il "problema" sia lei o sia esclusivamente dovuto al suo comportamento poiché in ogni relazione anche l'altro/a ha il proprio 50% di responsabilità sempre e comunque, pertanto, può anche succedere di investire tempo ed energie in persone che forse non sono poi così in linea con noi, quindi il rapporto che si instaura magari non è proprio alla pari e magari ci fa sentire trattati male, proprio per mancanza di reciprocità.
Ovviamente si parla in linea generica e generale, ogni persona può avere o meno e questi problemi relazionali e affrontarli e declinarli in modi differenti.
Suggerirei pertanto di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a fare chiarezza su queste dinamiche e accompagnarla nel modificarne i funzionamenti sottostanti in modo che divengano più soddisfacenti e salutari per lei.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Lucrezia Marletta
Psicologo, Psicologo clinico
San Pietro Clarenza
Salve, in questi casi pensare in maniera così dicotomica (sono io o sono gli altri?), non è funzionale. Probabilmente potrebbe essere più opportuno guardare queste situazioni in ottica circolare e approfondire con un percorso di supporto psicologico. Non per giudicare ma per comprendere e per sentire. Saluti, Dott.ssa Lucrezia Marletta
Buonasera,
Non definirei la sua situazione come un problema suo o degli altri. Cercherei piuttosto di capire cosa significa per lei l'amicizia, quali persone si avvicinano a lei, cosa si aspetta dagli altri, quanta consapevolezza ha di se stesso. Provi a chiedere conferme delle sue supposizioni, cercando in modo assertivo di comunicare i suoi bisogni e le sue difficoltà.
Sottendere che lei abbia qualcosa che non va, per me, è sbagliato perché le persone a volte agiscono inconsciamente come frutto di schemi passati interiorizzati. Bilanciando il suo bisogno con quelli degli altri potrebbe essere la risposta ai suoi dubbi. le consiglierei comunque un percorso di supporto psicologico che possa aiutarla.

buona giornata
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissimo, da quello che racconti sembra che nelle amicizie per te si attivi un coinvolgimento molto intenso. Quando una persona diventa importante, è naturale avere aspettative forti e temere di essere delusi o trattati male. A volte però questo può portare a interpretare alcuni comportamenti dell’altro come segnali di rifiuto e a prendere le distanze per proteggersi, anche se nello stesso tempo rimane la paura di restare soli.
Il fatto che tu riesca a notare che queste dinamiche si ripetono e a chiederti quale possa essere il tuo ruolo è già un segnale di consapevolezza. Nelle relazioni, spesso, non è semplicemente una questione di “chi ha torto”, ma di bisogni e sensibilità che si incontrano (in questo caso ci sono anche i bisogni del tuo amico e le sue aspettative che entrano in gioco nella relazione con te). Talvolta l'allontanamento genera incomprensione, l'altro non si rende conto di che cosa è successo, semplicemente vede l'amico allontanarsi. In alcuni casi, se il rapporto è intimo e profondo, si può parlare anche apertamente dei propri bisogni, delle aspettative, di quello che ci genera frustrazione nella relazione con l'altro.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio a capire meglio cosa succede per te nelle relazioni, che significato generano in te queste rotture. Anche solo parlarne con un professionista può aiutarti a fare un po’ di chiarezza.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Si ripete spesso un certo ciclo nelle tue relazioni:
Stringi legami forti e con una sola persona, dalla quale poi resti deluso e ti allontani.
Da come scrivi, mi sembra di capire che tu ti viva il rapporto come un rapporto esclusivo, cioè in cui il tuo amico è l'unica persona con la quale ti leghi così tanto. E' possibile che tu ti aspetti che l'altro faccia altrettanto, ma poi ti accorgi che non è così?
Questo spiegherebbe le delusioni che arrivano puntualmente, e quindi il ciclo che ricomincia.
Se così fosse, allora il problema non è qualcosa che non va in te o negli altri, ma una differenza di aspettative. Cosa ti aspetti tu da certe amicizie? Cosa si aspetta l'altro da certe amicizie? C'è spazio anche per altri interessi ed altre persone?
Chiarire questi aspetti, anche solo dentro di te, può aiutarti sia a non rimanerci male sia a sapere meglio cosa aspettarti dai rapporti.
Spero che questo messaggio ti sia utile.
In bocca al lupo
Dott.ssa Melania Filograna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lequile
Salve, vorrei rassicurarla che noi essere umani non siamo mai un problema, ma che abbiamo dei punti di forza e di debolezza. Quest'ultimi possono essere allenati e potenziati proprio come quando svolgiamo attività fisica. La psicoterapia si inserisce proprio in questo punto: aiuta il paziente a potenziare le proprie fragilità avvalendosi dei punti di forza già presenti. Personalmente nella mia pratica clinica dapprima individuo, insieme al paziente, quali sono i pensieri spiacevoli e controproducenti per poi iniziare a lavorarci e anche affiancare un training di comunicazione assertiva e sociale.
Spero che la mia risposta possa offrirle degli spunti di riflessione significativi.
Buona giornata
Dott.ssa Melania Filograna
Dott.ssa Michela Massettini
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve,
dal modo in cui descrive ciò che sta vivendo emerge una cosa molto importante: una buona capacità di osservare se stesso e le dinamiche che si creano nelle relazioni. Non è affatto scontato, soprattutto alla sua età.

Quello che racconta – legami molto intensi con una persona, aspettative forti, delusione quando l’altro non risponde come ci si aspetta e poi il tentativo di allontanarsi pur temendo la solitudine – è una dinamica relazionale che può capitare quando il bisogno di vicinanza e di sicurezza nell’amicizia è molto forte. In questi casi anche piccoli segnali dell’altro possono essere interpretati come rifiuto o distanza, influenzando molto l’umore e il modo di vivere la relazione.

La domanda “sono io il problema o sono gli altri?” spesso non ha una risposta così netta: nelle relazioni entrano sempre in gioco sia il nostro modo di aspettarci e interpretare i comportamenti degli altri, sia il modo in cui le altre persone si muovono nel rapporto.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a comprendere meglio questi meccanismi, a dare più stabilità al suo mondo emotivo e a costruire relazioni in cui non debba sentirsi continuamente in bilico tra paura di perdere l’altro e bisogno di allontanarsi.

Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio di approfondimento e per offrirle uno spazio di supporto su queste difficoltà.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Michela Massettini - Psicologa
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Il fatto che a 18 anni lei si stia ponendo queste domande con tanta lucidità è già un segnale importante di consapevolezza. Molte persone vivono dinamiche simili senza mai fermarsi a riflettere su ciò che accade nelle relazioni.
Da quello che racconta sembra esserci uno schema che tende a ripetersi, in cui costruisce un legame molto intenso con una persona sola, quella relazione diventa centrale, quasi il punto di riferimento emotivo delle sue giornate, e col tempo iniziano a emergere delusioni, dubbi, la sensazione di essere trattato male o di non ricevere abbastanza. A quel punto prova a farlo notare o comincia ad allontanarsi, ma nello stesso tempo teme molto di restare solo. Questa oscillazione tra bisogno di vicinanza forte e paura della distanza può generare molta confusione emotiva.
In una prospettiva sistemico-relazionale non si tratta di stabilire se “il problema è lei o sono gli altri”. Le relazioni funzionano sempre come un sistema, ovvero ciò che porta una persona si intreccia con ciò che porta l’altra. Però è possibile che lei abbia una sensibilità molto alta rispetto ai segnali dell’altro e che tenda a investire molto in una singola amicizia. Quando una relazione diventa così centrale, è facile che nascano aspettative molto alte, ci si aspetta presenza, attenzione, reciprocità quasi costanti. Quando l’altro inevitabilmente non riesce a corrispondere sempre a queste aspettative, può emergere la sensazione di essere trascurati o trattati male.
Un altro aspetto che lei descrive è il fatto che il suo umore dipende molto da come l’amico si comporta con lei. Questo può accadere quando una relazione diventa il principale regolatore emotivo, dove se va bene, la giornata è buona; se qualcosa sembra non andare, tutto si colora di negativo. È una dinamica che può rendere le relazioni molto intense ma anche molto faticose.
Forse il punto su cui riflettere non è tanto “cosa non va in me”, ma “come funzionano per me i legami importanti”. Ad esempio, cosa significa per lei essere un buon amico? Di cosa ha più bisogno nelle relazioni? Quanto spazio riesce a lasciare all’autonomia dell’altro? E quanto la paura di restare solo può influenzare il modo in cui interpreta i comportamenti degli amici?
A 18 anni le relazioni sono ancora in costruzione e il modo di stare nei legami cambia molto con il tempo e con le esperienze. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a osservare questi schemi con più calma, senza giudicarsi, e a trovare modalità relazionali più equilibrate, dove l’amicizia resta importante ma non diventa l’unico pilastro del suo benessere.
Non significa che lei “abbia qualcosa che non va”. Significa piuttosto che sta iniziando a riconoscere un modo di vivere le relazioni che a volte la fa soffrire. E questa consapevolezza è già il primo passo per costruire legami più stabili, dove la vicinanza non si trasformi facilmente in paura di perdere l’altro.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Quello che descrive mostra una fatica reale nel sentirsi stabile dentro le relazioni importanti. Il punto non è capire “chi ha torto”, ma riconoscere che queste dinamiche che si ripetono — avvicinarsi molto, sentirsi deluso, allontanarsi e poi temere la solitudine — stanno chiedendo uno spazio in cui essere comprese con calma.
Quando l’umore dipende quasi interamente da come l’altro si comporta, significa che c’è un bisogno profondo di sicurezza e di conferme che merita attenzione. Prima di cercare una risposta su “cosa c’è che non va”, è importante potersi affidare a qualcuno che la aiuti a dare senso a ciò che prova e a trovare risorse che oggi, da solo, le è difficile vedere.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe essere un luogo in cui esplorare queste modalità relazionali senza giudizio, capire da dove arrivano e come possono trasformarsi. Il fatto che lei riconosca che qualcosa si ripete è già un passo importante.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
dalle sue parole emerge quanto queste dinamiche relazionali siano per lei intense e importanti. A 18 anni è molto comune trovarsi a interrogarsi su come funzionano le proprie relazioni e su cosa accade quando aspettative, bisogno di vicinanza e timore di essere feriti o delusi si intrecciano.

Il fatto che lei riesca già a osservare alcuni schemi che tendono a ripetersi – il legame molto forte con una persona, la sensazione di essere trattato male, l’allontanamento e allo stesso tempo la paura della solitudine – è un segnale di buona consapevolezza. Più che chiedersi se “il problema” sia lei o gli altri, spesso è utile esplorare come si costruiscono e si vivono le relazioni, quali aspettative portiamo dentro di noi e quali bisogni emotivi cercano spazio all’interno dei rapporti.

Un percorso psicologico può essere uno spazio sicuro in cui comprendere meglio queste dinamiche, imparare a riconoscere le proprie emozioni e costruire relazioni più equilibrate e soddisfacenti. Il fatto che lei stia già pensando di chiedere un aiuto è un passo importante.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile Utente, prima di tutto ci tengo a ringraziarla per aver condiviso la sua preoccupazione. Non dev'essere stato semplice concedersi la possibilità di sfogarsi, anche qui in questo spazio, dal momento che ha toccato temi che immagino la attivino molto a livello emotivo. Sembra che lei mostri un forte bisogno di relazionarsi in modo profondo con le persone, in particolar modo appare l'idea di stringere rapporti prevalentemente individuali sui quali investire la gran parte delle energie che ha a disposizione. In questo, in realtà, non ci vedo niente di male, ma comprendo come le aspettative, e le delusioni che ne conseguono quando non le sente soddisfatte, possano suscitarle reazioni emotive molto dure e complesse. Ho la sensazione che alla base ci possa essere un forte bisogno emotivo di ricevere affetto e vicinanza da persone che sentiamo vicine e su cui possiamo fare affidamento, fatto che poi determina l'estrema delusione se queste si mostrano in un modo che non avevamo preventivato. Non credo, però, che questo sia necessariamente un problema di qualcuno, sento piuttosto che la relazione attivi bisogni profondi che sono difficili da gestire. Questo è certamente un'aspetto importante da esplorare dandogli il giusto spazio e concedendosi il tempo e le modalità di cui ha bisogno. Sento che sarebbe davvero importante per lei poter esplorare queste domande, e i relativi vissuti, in uno spazio che la possa far sentire accolto e compreso, come un percorso di psicoterapia. Si prenda il tempo per considerare questa possibilità. Porsi nella dimensione di ascoltarsi e dare spazio alle proprie emozioni è un primo importantissimo passo per trovare un proprio equilibrio con se stessi e le altre persone.
Le auguro il meglio,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Ciao, grazie per esserti raccontato così bene: quello che descrivi è più comune di quanto pensi, e il fatto che tu lo stia osservando a 18 anni è già un segnale di grande consapevolezza.
Da come lo spieghi, sembra che per te l’amicizia “pesante” con una persona sola diventi un punto centrale: quando senti distanza, freddezza o delusione, scatta un allarme molto forte (“mi sta trattando male”, “è arrabbiato con me”), e questo ti porta a oscillare tra due spinte opposte: avvicinarti/“chiarire” e allontanarti per proteggerti. Nel mezzo c’è un aspetto che pesa tanto: la paura di restare solo, e il fatto che il tuo umore finisca per dipendere molto dai segnali dell’altra persona.
Non significa che “sei tu il problema” o “sono gli altri”. Di solito è più utile pensare così: c’è una dinamica che si ripete, e vale la pena capirla. A volte c’entrano:
aspettative molto alte (o molto “rigide”) su cosa dovrebbe essere un’amicizia;
un’ipersensibilità ai segnali di rifiuto/abbandono (anche piccoli); difficoltà a regolare l’intensità del legame (tutto o niente); fatica a comunicare bisogni e limiti senza sentirsi in colpa o in pericolo di perdere l’altro.
Queste sono ipotesi di lavoro, non etichette. Il punto è che si può migliorare: con un percorso mirato si impara a riconoscere i pensieri automatici (“mi sta trattando male”, “ce l’ha con me”), a distinguere fatti da interpretazioni, a comunicare in modo più efficace e a costruire una rete di relazioni più ampia, così che una singola amicizia non diventi “tutto”.
Se ti va, il primo passo pratico potrebbe essere questo: in terapia si parte ricostruendo quando ti scatta l’allarme, cosa temi in quei momenti, e cosa fai per non sentire quel vuoto (allontanamento, confronto, chiusura, ecc.). In poche sedute spesso si ottiene già più chiarezza e un piano concreto.
Se nel frattempo ti capita che l’umore crolli o che tu abbia pensieri di farti del male, non restare da solo: parlane subito con un adulto di fiducia o contatta i servizi di emergenza/aiuto della tua zona.
Se vuoi, possiamo iniziare anche con una domanda semplice: cosa fa (concretamente) il tuo amico che ti fa sentire trattato male? E cosa ti aspetteresti al suo posto? Questo aiuta tantissimo a capire se si tratta di comportamenti oggettivi da gestire con dei confini, oppure di aspettative/paure che si attivano.
Dott.ssa Michela Santangelo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentilissimo, le chiedo innanzitutto se lei parla apertamente al suo migliore amico di come si sente. Mi viene da dirle che tutte le emozioni sono valide e che il fatto di provare rabbia e sentire al tempo stesso di volere restare da solo non fa di lei una persona problematica. Sento che questa persona è molto importante per lei e che queste domande non vadano chiuse in un "sono io il problema o sono gli altri?", ma, al contrario, aperte a nuove domande. E può darsi che sia una buona idea farlo in un percorso con un professionista.
Buonasera,
dalla sua descrizione appare una grande sensibilità nelle relazioni e di riflessione su se stesso, questo è già un passo importante.Spesso quando le relazioni diventano molto significative, entrano in gioco bisogni affettivi, timori di rimanere delusi, che meritano di essere ascoltati e compresi in modo profondo.Il fatto che lei riconosca che queste dinamiche si ripetano è un segnale di consapevolezza non di "colpa". Dedicare uno spazio di riflessione a ciò che sta vivendo potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, dalle sue parole emerge una grande capacità di riflessione su ciò che sta vivendo, a maggior ragione alla sua giovane età. Questo è già un punto molto importante.

A volte nelle relazioni può accadere di investire molto emotivamente in una sola persona, aspettandosi da quel legame vicinanza, conferme e sicurezza. Quando alcune aspettative non vengono soddisfatte, è facile iniziare a sentirsi delusi, feriti o pensare di essere trattati male, e questo può portare ad allontanarsi pur desiderando allo stesso tempo di non perdere quel rapporto.

Il fatto che lei riconosca queste dinamiche e che noti come il suo umore dipenda molto da come va la relazione con l’altro è un segnale prezioso di consapevolezza. Più che chiedersi se “il problema” sia lei o gli altri, può essere utile provare a comprendere meglio i propri bisogni affettivi, le aspettative nelle relazioni e le paure legate alla distanza o alla solitudine.

Se sente che queste dinamiche si ripetono e incidono molto sul suo benessere, intraprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che prova e a costruire relazioni più equilibrate e serene nel tempo. Uno spazio di ascolto può essere molto utile proprio per trasformare queste domande in una maggiore conoscenza di sé.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Le relazioni sono una parte centrale e complessa della nostra vita, quindi è naturale che lei si interroghi su come viverle al meglio.
A volte, quando teniamo molto a qualcuno, possiamo sviluppare aspettative molto alte o diventare particolarmente sensibili ai segnali dell’altro, e questo può far nascere facilmente dubbi o ferite. Specialmente se lei sente che il suo umore dipenda da esse.
Non direi che la colpa sia di uno o dell'altro poiché le relazioni, in quanto tali, richiedo di co-costruire significati, entrambe le parti hanno una quota di responsabilità e spesso non è una colpa ma un modo di stare insieme con diverse soggettività.
Un percorso terapeutico può aiutarla a definire alcuni aspetti che la preoccupano e può aiutarla a comprendere quali aspettative porta nelle amicizie, cosa teme di perdere e come gestire queste emozioni senza che prendano il sopravvento.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore

Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
il fatto che tu a 18 anni riesca a osservarti con questa lucidità è già un segnale molto importante. Da quello che racconti non sembra che “tu abbia qualcosa che non va”, ma piuttosto che nelle relazioni molto importanti per te si attivi una forte sensibilità al legame: quando tieni molto a una persona, il suo comportamento può assumere un peso enorme sul tuo umore e sulle tue giornate.

A volte succede che, quando investiamo tutto su un’unica amicizia, le aspettative diventino molto alte e ogni piccola distanza venga vissuta come un rifiuto o una delusione. Questo può portare a due movimenti opposti: da una parte il desiderio di avvicinarsi molto, dall’altra la tendenza ad allontanarsi per proteggersi dalla paura di restare feriti o soli. Non è qualcosa di raro, soprattutto alla tua età, quando le amicizie hanno un valore emotivo fortissimo.

Il punto importante non è stabilire se “il problema sei tu o gli altri”, ma capire insieme come funzionano queste dinamiche dentro di te, così che le relazioni non diventino qualcosa che decide l’andamento delle tue giornate o del tuo umore. Con un po’ di consapevolezza si può imparare a vivere i legami in modo più stabile e sereno, senza dover continuamente oscillare tra attaccamento e distanza.

Se senti il bisogno di capirti meglio, può essere utile parlarne con calma in uno spazio dedicato. Se vuoi, possiamo anche fare un incontro online e guardare insieme queste dinamiche: spesso bastano pochi passaggi giusti per iniziare a vedere le relazioni con più equilibrio e tranquillità.
Il fatto che a 18 anni tu riesca a identificare un pattern ripetitivo è un ottimo segno di autoconsapevolezza. Non sei "sbagliato" tu e non sono necessariamente "cattivi" gli altri: sei semplicemente incastrato in un loop emotivo. Potrebbe essere utile uscire con più persone, anche se non sono "migliori amici". Se hai più punti di riferimento, il silenzio di uno non ti farà crollare il mondo addosso.
Un percorso è caldamente consigliato per lavorare sulla tua autonomia emotiva e imparare a stare bene con te stesso anche "da solo".
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una grande capacità di osservare ciò che accade dentro di sé e nelle sue relazioni. A diciotto anni non è affatto scontato riuscire a riflettere con questa lucidità su ciò che si prova e sui propri comportamenti. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande è già un segnale importante di consapevolezza e di desiderio di comprendere meglio se stesso. Quello che descrive è un tipo di dinamica relazionale che molte persone sperimentano, soprattutto quando i legami affettivi diventano molto intensi e concentrati su una singola persona. Quando si investe molto in un’amicizia, è naturale sviluppare aspettative forti rispetto alla presenza dell’altro, alla sua disponibilità e al modo in cui dovrebbe comportarsi. Se queste aspettative non vengono soddisfatte, anche per motivi che magari non hanno a che fare con una reale mancanza di affetto, può nascere una forte delusione o la sensazione di essere trattati male. Spesso in queste situazioni accade qualcosa di molto umano. La mente tende a interpretare alcuni comportamenti dell’altro attraverso pensieri che possono amplificare la sensazione di rifiuto o di distanza. Per esempio si può iniziare a pensare che l’altra persona sia arrabbiata, che non tenga abbastanza all’amicizia o che stia cambiando nei nostri confronti. Questi pensieri possono diventare così convincenti da influenzare profondamente le emozioni e i comportamenti, portando magari ad allontanarsi proprio dalla persona a cui si tiene di più. In questo modo però si crea un circolo difficile, perché più ci si allontana per proteggersi dalla delusione e più cresce la paura di restare soli. Nel suo racconto emerge anche un aspetto molto significativo. Da una parte sente di avere bisogno di una relazione di amicizia molto forte e intensa, dall’altra quando qualcosa sembra non funzionare come si aspetta nasce rabbia, delusione o il timore di essere trattato male. Questo tipo di oscillazione emotiva può rendere le giornate molto pesanti, soprattutto se l’umore finisce per dipendere quasi completamente da come si comporta quella persona. Nella prospettiva cognitivo comportamentale si presta molta attenzione proprio a questo intreccio tra pensieri, emozioni e comportamenti. A volte non è tanto la situazione in sé a generare tutta la sofferenza, ma il modo in cui viene interpretata e il significato che assume nella mente. Questo non significa che ciò che si prova sia sbagliato, ma che alcune modalità di pensiero possono farci entrare in schemi ripetitivi nelle relazioni, schemi che col tempo diventano quasi automatici. La domanda che lei si pone, se il problema sia suo o degli altri, è comprensibile ma spesso non ha una risposta semplice. Nelle relazioni raramente esiste un solo responsabile. Più spesso si tratta di un incontro tra modalità diverse di vivere l’amicizia, aspettative differenti e sensibilità personali. Quello che può diventare davvero utile non è tanto stabilire di chi sia la colpa, ma comprendere meglio come funzionano le proprie reazioni emotive, quali bisogni affettivi sono più importanti per lei e quali pensieri tendono ad attivarsi quando teme di essere deluso o trascurato. Proprio per questo motivo un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla molto a fare chiarezza su queste dinamiche. Non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va in lei, ma perché a volte avere uno spazio in cui osservare con calma i propri schemi relazionali permette di capire da dove nascono certe aspettative, come si formano alcune interpretazioni e come si possono costruire relazioni più equilibrate e meno dipendenti dalle oscillazioni dell’umore. Un lavoro di questo tipo, soprattutto in un’ottica cognitivo comportamentale, aiuta spesso le persone a riconoscere i meccanismi che si ripetono nelle relazioni e a sviluppare modi nuovi di gestire i pensieri e le emozioni che emergono nei momenti di insicurezza o di delusione. Molte persone scoprono così di poter vivere i rapporti con più serenità, mantenendo il legame con gli altri senza sentirsi travolti dalla paura di perderli o dalla sensazione di essere trattati male. Il fatto che lei abbia già intuito che queste dinamiche si stanno ripetendo è un punto di partenza molto prezioso. Comprenderle meglio adesso, in una fase della vita in cui le relazioni stanno ancora prendendo forma, può diventare un’occasione importante per costruire nel tempo legami più stabili, soddisfacenti e meno carichi di tensione emotiva. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio di iniziare un percorso psicologico nel quale troverà risposta alle sue domande. Cordiali saluti.
Dott.ssa Martina Eterno
Psicologo, Psicologo clinico
Alcamo
Buongiorno, da ciò che descrive sembra che nelle relazioni per lei l’amicizia diventi molto centrale e che le aspettative, la paura di essere trattato male o di restare solo possano influenzare molto il suo umore. Non significa che “ci sia qualcosa che non va in lei”, ma che potrebbe essere utile esplorare meglio questi schemi relazionali e i pensieri che li accompagnano. Un percorso psicologico può aiutarla proprio a comprendere queste dinamiche e costruire relazioni più equilibrate e soddisfacenti.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
da ciò che racconta si percepisce quanto queste dinamiche relazionali la facciano soffrire e quanto stia cercando di comprenderle con sincerità. Il fatto che riesca a osservare ciò che accade nelle sue amicizie e a porsi queste domande è già un passaggio importante.
Nel suo racconto sembra ripetersi una dinamica: la costruzione di un legame molto intenso con una persona e, quando qualcosa nel rapporto non corrisponde alle aspettative, la sensazione di essere deluso o trattato male, che la porta gradualmente ad allontanarsi. Allo stesso tempo emerge anche una forte paura di restare solo, che rende questi momenti ancora più difficili da vivere.
Quando queste situazioni si ripetono è facile sentirsi confusi e chiedersi se il problema sia in sé stessi o negli altri. A volte, quando un legame diventa molto centrale, può accadere che ogni gesto dell’altro venga percepito con grande intensità. Da una parte sembra esserci un bisogno molto forte di vicinanza e riconoscimento nel rapporto, dall’altra il timore che quel legame possa incrinarsi o venire meno. Questa oscillazione può rendere le relazioni emotivamente molto impegnative.
La domanda che si pone — sono io il problema o sono gli altri? — è comprensibile. Nelle relazioni, però, le difficoltà raramente si collocano da una sola parte: spesso prendono forma proprio nello spazio del legame, tra le aspettative di vicinanza e i momenti in cui l’altro sembra non rispondere come si spera.
Uno spazio psicologico può aiutare proprio in questo: osservare con più calma queste dinamiche e comprendere meglio il suo modo di vivere le relazioni e le aspettative che porta nei legami. Comprendere questi movimenti interiori richiede tempo, ma iniziare a interrogarsi su questi aspetti può diventare un passaggio importante per costruire nel tempo relazioni più stabili e più serene.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Mi colpisce la domanda con cui ha chiuso il suo scritto: "sono io il problema o sono gli altri?". Forse una risposta potrebbe essere che il "problema" non è in lei e non è negli altri, ma la difficoltà sta nel mezzo, nella relazione che si crea. Dal canto suo, forse lei tende a mettere ripetutamente in atto delle modalità relazionali che la fanno soffrire e che però, al contempo, hanno uno scopo e una funzione: quella di proteggerla, forse. Un percorso potrebbe aiutarla a capire da cosa nasce questo bisogno di allontanarsi per proteggersi, e cosa altro può fare per sentirsi ugualmente al sicuro senza rinunciare alle relazioni a cui tiene.
Partirei dalla sua consapevolezza e dalla preziosa domanda che si pone, soprattutto nella sua fase di vita, così importante a livello relazionale. A volte può capitare di sentire dei bisogni così opposti, stare in relazione e allo stesso tempo voler stare da soli, soprattutto quando le relazioni sembrano vissute così intensamente, come lei descrive. Credo che la domanda più utile non sia in termini di problema, ma come poter lei vivere con più soddisfazione le sue relazioni con le altre persone. è una bella opportunità il suo porsi in riflessione con le sue modalità relazionali, si faccia accompagnare in un percorso con un professionista per dare valore e opportunità a questi suoi preziosi dubbi. Cerchi nel suo territorio anche realtà pubbliche dedicate a giovani adulti come, ad esempio, centri adolescenti o centri giovani, potrà trovare un supporto gratuitamente o a prezzi calmierati. In bocca al lupo per il suo percorso!
Dott.ssa Alina Bujac
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, quando Lei nota delle dinamiche relazionali che si ripetono e tendono a farla stare male è sempre il caso di approfondire per avere maggiore chiarezza e consapevolezza del proprio mondo affettivo. Il fatto è che non necessariamente dovrebbe esserci qualcosa che non vada in Lei, ma bisognerebbe approfondire le dinamiche che si instaurano tra Lei a le altre persone significative. Può accadere che su l'altro si proietti qualche figura genitoriale o familiare che vada ad inquinare le relazioni che Lei cerca di costruire.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. Da quello che descrivi, sembra che tu stia vivendo schemi relazionali molto intensi e ripetitivi, in cui le tue aspettative verso gli amici e la paura di essere ferito o lasciato solo influenzano fortemente il tuo umore e il tuo comportamento. È comprensibile sentirsi confusi e chiedersi se “il problema” sia dentro di te o negli altri, ma spesso non è così semplice: le relazioni funzionano come uno specchio reciproco, e le difficoltà nascono da una combinazione di bisogni personali, aspettative, e dinamiche di interazione.

Molte persone sperimentano fasi simili, soprattutto nell’adolescenza e nella giovane età adulta, in cui l’intensità delle amicizie può farci sentire emotivamente molto vulnerabili. Capire i propri schemi, imparare a regolare le emozioni, gestire aspettative e confini, e riconoscere le differenze tra ciò che percepiamo e ciò che accade realmente nelle relazioni, sono tutti aspetti che si possono esplorare con un percorso di supporto psicologico.

Ti consiglierei di parlarne con uno specialista, che potrà aiutarti a comprendere meglio queste dinamiche e a trovare strategie per relazioni più serene e soddisfacenti, senza sentirsi travolti dai propri sentimenti.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Caro utente,
la questione non è capire chi sai il problema, ma da dove viene generato ovvero qual è la causa che da vita a questa dinamica relazione che lei descrive alla perfezione. Inoltre, il saper descrivere un pattern in modo così specifico e quindi avere la capacità ci riconoscerlo è una cosa molto positiva sinonimo di introspezione e intelligenza emotiva: dunque, segua questo flusso di pensieri che la possono portare a conoscersi meglio così che possa vivere meglio certe situazioni che ad oggi creano malessere solo per degli schemi automatici del passato che vengono messi in atto. Come dice lei poi, un percorso sarebbe molto utile per poter avere una persona che possa sostenere e accompagnare in questa conoscenza di sè.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Andreana Saulino
Psicologo, Psicologo clinico
Manziana
Buongiorno,
prima di tutto vorrei dirti che la riflessione che stai facendo su te stesso è molto profonda per la tua età. Il fatto che tu riesca a riconoscere delle dinamiche che si ripetono nelle tue relazioni e a interrogarti sul tuo modo di vivere i legami è già un segnale di grande consapevolezza e maturità emotiva.
Da ciò che racconti sembra emergere un modello relazionale piuttosto specifico: tendi a costruire legami molto intensi e centrali con una sola persona, investendo molto emotivamente in quella relazione. In questi casi l’amicizia diventa non solo importante, ma anche un punto di riferimento fondamentale per il tuo equilibrio emotivo quotidiano. Quando la relazione funziona e ti senti considerato, il tuo stato d’animo ne beneficia molto; quando invece percepisci distanza, disattenzione o comportamenti che non corrispondono alle tue aspettative, questo può attivare vissuti molto intensi di delusione, rabbia o paura di essere trascurato.
Quello che descrivi – il pensare che l’altra persona possa essere arrabbiata con te, il sentirti trattato male o poco considerato, e poi la spinta ad allontanarti per proteggerti – sembra configurarsi come una dinamica di iper-sensibilità relazionale, in cui il legame con l’altro diventa un po’ il termometro del proprio valore e della propria sicurezza affettiva. In questi casi può crearsi una sorta di oscillazione interna: da una parte il bisogno molto forte di vicinanza e conferma, dall’altra la paura di rimanere ferito o di essere deluso, che porta a prendere distanza o a chiudersi prima di sentirsi abbandonati.
È anche molto significativo ciò che dici quando riconosci che forse le persone non ti stanno trattando male, ma semplicemente non soddisfano l’idea di amicizia che hai dentro di te. Questo passaggio è importante perché indica che stai iniziando a distinguere tra ciò che accade realmente nella relazione e le aspettative emotive che possono attivarsi dentro di te.
Spesso queste dinamiche non nascono da un “problema” nel senso patologico del termine, ma da modalità di attaccamento e di costruzione dei legami che si sviluppano nel tempo. Alcune persone hanno una maggiore sensibilità alla reciprocità affettiva, cioè percepiscono molto intensamente i segnali di vicinanza o distanza degli altri. Questo può rendere le relazioni molto significative e profonde, ma allo stesso tempo più vulnerabili alle delusioni o alle interpretazioni negative.
Il fatto che tu dica che il tuo umore può cambiare drasticamente in base a come si comporta il tuo migliore amico è un segnale importante: quando il benessere emotivo dipende molto da una singola relazione, quella relazione può assumere un peso psicologico molto grande, e questo può rendere più difficile vivere i rapporti con serenità.
Per questo motivo la tua intuizione di iniziare un percorso psicologico è molto preziosa. Un percorso non servirebbe a stabilire se “il problema sei tu o sono gli altri”, perché nelle relazioni raramente esiste una responsabilità così semplice da definire. Piuttosto potrebbe aiutarti a esplorare più in profondità:
come costruisci i legami affettivi,
quali aspettative emotive porti dentro le relazioni,
cosa succede dentro di te quando percepisci distanza o rifiuto,
come sviluppare relazioni più equilibrate, in cui l’affetto non diventi anche una fonte costante di tensione o paura.
Lavorare su questi aspetti a 18 anni può essere estremamente arricchente, perché ti permette di comprendere il tuo funzionamento emotivo mentre la tua identità relazionale è ancora in formazione. Questo significa avere l’opportunità di costruire nel tempo rapporti più stabili, meno dipendenti dalla paura della perdita e più basati su reciprocità e libertà emotiva.
Il fatto che tu ti stia facendo queste domande indica che hai una grande profondità emotiva e una forte capacità di riflettere su te stesso. Con il giusto spazio di ascolto e di comprensione, queste caratteristiche possono diventare una risorsa molto importante per il tuo modo di vivere le relazioni.
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buonasera, a 18 anni avere questa consapevolezza sulle proprie dinamiche relazionali è un ottimo punto di partenza. Non si tratta di capire chi sia il problema, se lei o gli altri. Spesso, quando ci aspettiamo che un amico soddisfi ogni nostro bisogno emotivo, carichiamo il rapporto di un peso eccessivo che porta inevitabilmente alla delusione. Questo meccanismo di allontanarsi per paura di soffrire è un modo per proteggersi, ma finisce per farla soffrire ancora di più. Invece di chiedersi cosa non va, potremmo chiederci come mai ha imparato a proteggersi in questo modo. Imparare a separare il proprio benessere dalle azioni degli altri è il primo passo per smettere di sentirsi in balia degli eventi e iniziare a costruire legami più equilibrati e meno faticosi.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Buongiorno, sarebbe necessario che spiegasse con più specificità la Sua situazione. Basandomi solamente su ciò che Lei scrive sembra avere un tipo di attaccamento che La porta ad avere dei comportamenti di autosabotaggio.
Se necessitasse di un consulto, io sono a disposizione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Dott.ssa Sharon Pomente
Psicologo, Psicologo clinico
Albano Laziale
Salve, ci tengo a dirle che qui lei non deve chiedersi chi è il problema, se lei o gli altri, qui nessuno è un problema.
Nelle amicizie capita spesso di avere delle aspettative che non sempre vengono soddisfatte; ma ognuno dimostra il suo affetto e vicinanza a proprio modo e solitamente questo non corrisponde al proprio.
Ciò su cui è importante soffermarsi è il fatto che questa situazione le crei un disagio tale da rovinarle le sue giornate, e che il suo umore dipenda totalmente da un'altra persona.
Dal suo racconto emerge una grande capacità di osservare sé stesso e le dinamiche relazionali che vive, che è una buonissima cosa per un percorso che vorrebbe iniziare e che potrà aiutarla a reagire a questo disagio e comprendere le sue modalità di relazionarsi.

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