Gentilissimi, sono appena uscita da una relazione durata sette anni, di cui tre di convivenza. Ho mo

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Gentilissimi, sono appena uscita da una relazione durata sette anni, di cui tre di convivenza. Ho molto amato il mio compagno e in cuor mio penso di amarlo ancora, sono in una fase molto delicata, a volte posso piangere per ore fino a sentirmi svuotata, a volte sono razionale e penso di avere preso la giusta decisione, altre mi sento a pezzi e vorrei solo potesse tornare da me. Sono stata compagna, amica, amante e troppo spesso nell'ultimo periodo sua madre, mi è mancata la reciprocità, sapere che la persona accanto a me ci fosse per me, ho dato tutto e l'ho messo sempre al primo posto, ho cercato di non fargli mai mancare niente e i suoi bisogni sono diventati il centro della nostra vita: troppo lavoro, le lunghe trasferte, ansie. Così, ad un certo punto mi sono resa conto che tante cose mancavano a me: affetto, comprensione, una spalla su cui piangere, i miei bisogni costantemente ignorati, il sostegno e sapere di potere dividere i pesi della vita. Eppure, è come se avessi sempre dato tanto per cercare di ottenere amore, ho fatto di tutto per farmi amare da lui eppure la dimostrazione di un attaccamento autentico da parte sua non c'è mai stata, mai un complimento, mai una parola di affetto, un gesto, la collaborazione inesistente nelle faccende amministrative e casalinghe, il carico mentale dell'organizzazione del nostro piccolo nucleo familiare totalmente sulle mie spalle. Insomma il peso è diventato considerevole, ho cominciato a sentire una forte ansia sin dal mattino, il pensiero del cibo a volte sembra un peso insostenibile, altre invece l'unica via d'uscita con conseguente senso di colpa che sfocia in abbuffate e vomito indotto. Sentirmi così male fisicamente mi ha dato la misura di quanto la relazione mi stesse facendo del male in tutti i modi. Non sono mai stata una persona dotata di grande autostima, ma il nostro rapporto ha continuato ad eroderla, l'assenza totale di gratificazioni, di considerazione e l'invisibilità mi hanno veramente buttata giù.
Sono abbastanza tormentata all'idea di avere fatto una scelta sciocca, di avere sbagliato, forse avrei potuto lottare di più, dare di più. Eppure, il mio livello di ansia si è tanto abbassato, anche se mi manca tantissimo irrazionalmente correrei da lui all'istante. A ciò però devo aggiungere una cosa strana per il modo abbastanza rigido che ho di vivere le cose, da quando ci siamo lasciati ho cominciato a provare un'attrazione fortissima per un collega con il quale ho sempre avuto un ottimo rapporto e anche profondo di amicizia. Non riesco a distinguere se è un'emozione reale o frutto dell'essere stata vista, per la prima volta, dopo quasi un decennio da invisibile.
Grazie
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Quello che racconti restituisce con grande chiarezza la complessità del momento che stai attraversando. Non sei solo nel dolore per una separazione importante, ma anche dentro un conflitto profondo tra ciò che hai sentito per questa persona e ciò che questa relazione, nel tempo, ti ha fatto vivere. Da una parte c’è l’amore, l’abitudine, il legame, il desiderio di tornare indietro. Dall’altra c’è la consapevolezza di esserti ritrovata per molto tempo in una posizione di forte sbilanciamento, in cui hai dato moltissimo e ricevuto troppo poco sul piano del riconoscimento, del sostegno, della reciprocità e della cura. Quando si esce da relazioni di questo tipo, è molto frequente oscillare tra lucidità e nostalgia, tra sollievo e disperazione. Non è incoerenza. È il segno di un lutto affettivo complesso. Nel tuo racconto colpisce molto un aspetto. Tu non descrivi soltanto la fine di una storia, ma l’esperienza di esserti progressivamente spenta dentro un ruolo in cui eri chiamata a reggere, accudire, comprendere, contenere. E quando in una relazione si finisce troppo spesso per essere il sostegno dell’altro senza sentirsi a propria volta sostenuti, si crea una solitudine molto profonda, anche restando in coppia. Il fatto che oggi tu ti senta tormentata dal dubbio di aver sbagliato non significa necessariamente che la scelta sia stata sbagliata. Molto spesso, quando si interrompe un legame in cui si è investito tanto, emerge un dolore che tende a idealizzare ciò che si è perso e a colpevolizzarsi per ciò che non si è riusciti a salvare. Ma il tuo corpo, la tua ansia, il tuo senso di svuotamento e i comportamenti che descrivi rispetto al cibo sembrano raccontare che questa relazione era diventata per te anche un luogo di sofferenza molto seria, non solo di amore. Anche l’attrazione intensa per il collega non va letta in modo superficiale. Più che chiederti subito se sia amore, desiderio o semplice compensazione, forse è importante coglierne il significato emotivo. A volte, dopo un lungo periodo di invisibilità affettiva, essere viste, sentite e riconosciute può riattivare in modo potentissimo il mondo emotivo e desiderante. Questo non rende ciò che provi meno reale, ma suggerisce prudenza nel dargli un significato definitivo in una fase in cui sei ancora molto esposta e vulnerabile. Il tuo messaggio, in realtà, sembra parlare soprattutto di una ferita del valore personale. Del tentativo, protratto nel tempo, di ottenere amore attraverso il dare, il sacrificarti, il mettere l’altro al centro. Ed è proprio questo uno dei punti che meriterebbe uno spazio di approfondimento clinico, perché il rischio, altrimenti, è che il dubbio sulla relazione si intrecci continuamente con il dubbio su di te. In un momento come questo, più che cercare risposte immediate su un eventuale ritorno o su una nuova attrazione, credo sia importante riconoscere che stai attraversando una fase molto delicata, che tocca separazione, autostima, dipendenza affettiva, bisogno di riconoscimento e sofferenza corporea. Per questo un percorso psicologico potrebbe essere davvero prezioso, non solo per elaborare la fine della relazione, ma per comprendere più a fondo perché tu abbia sentito di dover dare così tanto per sentirti amata e perché oggi questa perdita ti stia muovendo così profondamente.

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Dott. Alessio Conti
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Quello che descrive è molto comprensibile dopo la fine di una relazione così lunga e significativa. Le oscillazioni emotive che vive fanno spesso parte del processo di elaborazione di una separazione. Dal suo racconto emerge quanto lei abbia investito nella relazione, arrivando ad assumere progressivamente molti ruoli (compagna, sostegno, organizzatrice, genitore) mentre i suoi bisogni affettivi sono rimasti spesso in secondo piano. La scelta di interrompere un rapporto in cui ci si sente poco visti o poco sostenuti può essere molto dolorosa, ma allo stesso tempo può rappresentare un importante atto di cura verso se stessi. Anche l’interesse verso il collega potrebbe essere legato al bisogno, molto umano, di sentirsi finalmente riconosciuta e considerata. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, a ricostruire un senso di valore personale e a orientarsi con maggiore serenità nei sentimenti che sta provando ora.
Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
È del tutto comprensibile che tu ti senta in un turbine di emozioni contrastanti. Sette anni, di cui tre di convivenza, rappresentano un investimento emotivo enorme, e uscirne richiede un tempo di "decompressione" che non segue logiche lineari.
​Ti trovi in quello che potremmo definire un vero e proprio lutto relazionale, complicato dal fatto che la tua identità si è fusa per molto tempo con il ruolo di "caregiver" (compagna, amica, amante e, come dici tu, madre).
​La trappola dell'iper-responsabilità
​Il dubbio di "potevo dare di più" è un classico segnale di quanto tu abbia interiorizzato il peso della relazione. Tuttavia, rifletti su un punto: in un legame asimmetrico, dove i bisogni dell'altro occupano tutto lo spazio, "dare di più" spesso significa solo annullarsi ulteriormente.
​L'ansia che cala: Il fatto che, nonostante il dolore della mancanza, il tuo livello di ansia generale sia diminuito è un indicatore prezioso. Il tuo corpo sta segnalando che il "carico mentale" e l'invisibilità erano diventati biologicamente insostenibili.
​Il corpo e il controllo: Le dinamiche legate al cibo (abbuffate e vomito) sono spesso tentativi disperati di gestire emozioni travolgenti o di riprendere un controllo che si sente di aver perso nella vita affettiva. È un segnale di allarme che il tuo organismo invia per dirti che la sofferenza ha superato il limite di guardia.
​L'attrazione per il collega: Emozione o specchio?
​È molto comune che, dopo un lungo periodo di "invisibilità", il primo sguardo che ci riconosce come persone desiderabili scateni una reazione chimica ed emotiva potentissima.
​Non è necessario che tu decida oggi se si tratti di amore o di un "rifugio". In questo momento, quel collega rappresenta probabilmente l'antitesi di ciò che hai vissuto: attenzione contro indifferenza, ascolto contro silenzio. È possibile che tu sia attratta non solo da lui, ma dalla sensazione di esistere di nuovo negli occhi di qualcuno. Lascia che questa sensazione ti aiuti a ricostruire l'autostima ferita, senza l'urgenza di doverla etichettare o trasformare subito in una nuova responsabilità.
​Alcuni spunti di riflessione per te
​Dato il quadro che descrivi, potrebbe esserti utile focalizzarti su piccoli passi di auto-preservazione:
​Validazione dei bisogni: Prova a scrivere una lista di ciò che tu desideri in una giornata, indipendentemente dagli altri. Anche cose minime. L'obiettivo è riabituarti a sentire la tua voce.
​Gestione del senso di colpa: Quando pensi "avrei potuto fare di più", prova a chiederti: "Cosa avrebbe dovuto fare l'altro per venirmi incontro?". La responsabilità di una relazione è sempre al 50%.
​Supporto professionale: Poiché i disturbi del comportamento alimentare e l'ansia sono segnali di un malessere profondo, parlarne con un terapeuta potrebbe aiutarti a processare il trauma dell'invisibilità e a gestire le abbuffate in modo più dolce e meno punitivo.
​Stai attraversando una tempesta, ma il fatto che tu riesca a guardarti dentro con tanta lucidità è il primo segno della tua guarigione
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buonasera,
comprendo il suo stato d'animo, il pianto la nostalgia e la paura di aver fatto una scelta avventata, molte volte non indicano che ha fatto una scelta sbagliata ma che sta attraversando un vero e proprio processo di lutto. Talvolta è possibile amare una persona ma essere anche consapevoli che quella persona non ci faceva stare bene.
Molte persone rimango in relazioni , così a lungo sperando che dando ancora di più prima o poi l' amore arrivi. Ma l'amore sano non elemosina, l'amore è reciprocità. Leggendo il suo racconto sembra che abbia dato moltissimo a questa relazione ma bisogna fare attenzione perché a volte la nostra mente quando perde qualcosa d'importante, tende a fare un processo quasi automatico: idealizzare ciò che si è perso e colpevolizzarsi. ( come se la sua mente dicesse: se ho sbagliato io allora potevo evitarlo o peggio allora posso recuperare).
Forse potrebbe farsi una domanda: che non è ho fatto la scelta giusta o sbagliata, ma come posso ricominciare a prendermi cura di me? per tanti anni , mi pare di aver capito, è stata concentrata sul bisogno del suo partner , ora è normale sentirsi un pò smarrita.
Spero di esserle stato un pò di aiuto.
Se ha bisogno può scrivermi privatamente.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Bellissima la sua lettera che ci scrive come se lo facesse di suo pugno su carta, come un tempo.
La sua riflessione è profonda, la sua analisi delle fragilità che si porta dentro la percepisco come una carezza che è in grado di darsi, con malinconia ma anche con la consapevolezza che darsi una carezza è importante per riconoscersi e per potersi sentire riconosciuta, vista e riconosciuta.
Ogni processo di lutto comporta due categorie di movimenti: una riguarda l'assenza, il rapporto con l'assenza, l'altra riguarda la consapevolezza di nuove opportunità nella propria vita, che germogliano inaspettatamente.
Le auguro di stare meglio, in crescendo, di potersi permettere di sentirsi viva.
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per aver condiviso questa parte importante della sua vita relazionale. Non ho molto da aggiungere in realtà, e infatti lei non pone una domanda d’aiuto ma semplicemente il suo messaggio sembra più un messaggio che ha come obiettivo quello di condividere e di trasformare in parole le sensazioni del momento. Aggiungo solo che il suo corpo parla chiaro rispetto a quello che sta vivendo e mi sembra che lei lo stia ascoltando: l’abbassamento dell’ansia, l’attrazione per il collega, etc. dicono molto sulle sue scelte e sul fatto che siano allineate con se stessa.
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con tanta apertura ciò che sta attraversando. Dal suo racconto emerge un momento emotivamente molto delicato, in cui convivono sentimenti contrastanti: da una parte la consapevolezza delle difficoltà vissute nella relazione, dall’altra il legame affettivo costruito negli anni e il dolore della separazione.
Quando una relazione lunga termina, soprattutto dopo una convivenza e un forte investimento personale, è comprensibile attraversare fasi emotive altalenanti. Il fatto che alterni momenti di maggiore lucidità ad altri in cui la nostalgia e il desiderio di tornare indietro diventano molto intensi è una reazione piuttosto comune in questi passaggi di vita. Allo stesso tempo, dal suo racconto emerge quanto nel tempo si sia sentita progressivamente sola nel sostenere il peso della relazione, fino a percepire un impatto significativo anche sul suo benessere emotivo e fisico. Il sollievo che avverte oggi in termini di riduzione dell’ansia sembra convivere con il senso di perdita e con il dubbio di aver fatto la scelta giusta. Questi pensieri possono emergere soprattutto quando si esce da una relazione in cui si è investito molto di sé, cercando a lungo di far funzionare le cose. Anche l’attrazione che descrive verso il collega può generare confusione, soprattutto in una fase così recente della separazione. In momenti di cambiamento emotivo profondo può capitare di percepire con maggiore intensità il bisogno di essere visti, riconosciuti o accolti, e distinguere tra questi bisogni e un sentimento più stabile richiede spesso tempo. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui elaborare questa fase di passaggio, comprendere meglio i propri bisogni affettivi e ricostruire gradualmente un senso di stabilità interiore dopo la fine di una relazione così significativa. Resto a disposizione se desidera un confronto o un approfondimento.
Dott. Matteo De Nicolò
Quello che descrive è un’esperienza molto comune quando finisce una relazione lunga e significativa. È normale alternare momenti di lucidità, in cui si percepisce di avere fatto una scelta necessaria, a momenti di nostalgia, dubbio o dolore. Queste oscillazioni fanno parte del processo di distacco da un legame importante.
Dal suo racconto emerge anche quanto, nel tempo, lei abbia investito molto nella relazione, spesso mettendo i bisogni dell’altro davanti ai suoi. Quando per lungo tempo non ci si sente visti, riconosciuti o sostenuti, è comprensibile che questo possa logorare profondamente l’autostima e il benessere emotivo.
Il fatto che oggi l’ansia si sia ridotta può essere un segnale significativo: a volte il nostro equilibrio interno ci fa capire quando una situazione non è più sostenibile.
L’attrazione verso il collega può anche essere legata al fatto di sentirsi finalmente vista e riconosciuta. Non è qualcosa che va giudicato o deciso subito, ma osservato con calma, dando tempo alle emozioni di chiarirsi.
In una fase così delicata può essere molto utile avere uno spazio di ascolto per comprendere meglio i propri bisogni e rimettere al centro se stessi.
Dott.ssa Daniela Benvenuti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Gent.ma, è naturale avere dubbi quando ci si trova soli, nonostante la sua decisione abbia seguito una traiettoria decisionale certamente logica e giusta. Il dare senza avere validazione né apprezzamento sfinisce anche la persona più innamorata e oblativa.
Sia serena e si concentri sul percorso che ha tracciato, quello di amare se stessa valutando i suoi bisogni. Il collega? Può essere, ma cosa importa? L'importante è che volti pagina e impari a mettere al primo posto se stessa e le sue esigenze profonde. Cordialmente, dr.ssa Daniela Benvenuti-Padova, Feltre, online
Dr. Matteo Blasi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
da quello che racconta sembra che la sua decisione sia arrivata dopo un lungo periodo in cui si è sentita molto sola dentro la relazione. Quando per anni una persona dà molto, cercando di ottenere attenzione, riconoscimento e reciprocità, può arrivare un momento in cui il peso emotivo diventa troppo grande e il corpo stesso inizia a segnalarlo, come lei descrive con l’ansia, la stanchezza e il rapporto difficile con il cibo.
È comprensibile che ora convivano emozioni contrastanti: da una parte il dolore per la perdita di una relazione importante e dall’altra la consapevolezza che qualcosa, in quel rapporto, non le stava facendo bene. Dopo una separazione è molto comune oscillare tra nostalgia, dubbio e momenti di maggiore lucidità.
Anche l’attrazione verso un collega può avere diversi significati. A volte, dopo un lungo periodo in cui ci si è sentiti poco visti o poco riconosciuti, il fatto di sentirsi finalmente considerati può riattivare emozioni intense. Questo non significa necessariamente che sia “solo un rimbalzo”, ma può essere utile darsi tempo per capire meglio cosa sta accadendo dentro di sé.
In questa fase delicata potrebbe essere importante prendersi cura del proprio benessere emotivo e anche dei segnali legati al rapporto con il cibo, che meritano attenzione. Un percorso psicologico può aiutare a elaborare la fine della relazione, ricostruire l’autostima e comprendere meglio i propri bisogni affettivi, così da poter vivere le relazioni future in modo più equilibrato e reciproco.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
dalle sue parole si sente quanto questa relazione sia stata importante e quanto le abbia chiesto, nel tempo, un investimento emotivo enorme. Lei descrive molto bene una dinamica che purtroppo accade spesso: dare sempre di più nella speranza di ricevere finalmente quell’amore, quell’attenzione e quella reciprocità che però continuano a mancare. Con il tempo questo logora profondamente l’autostima e porta a sentirsi invisibili, come se il proprio valore dipendesse solo da quanto si riesce a dare all’altro.
Il fatto che oggi provi emozioni contrastanti è assolutamente normale. Una parte di lei sa di avere preso una decisione necessaria per proteggersi, e infatti l’ansia si è abbassata; un’altra parte continua ad essere legata a quell’amore, ai ricordi e al progetto di vita che avevate costruito. Queste due parti possono convivere per un po’ senza che una renda falsa l’altra.

Mi colpisce molto anche ciò che racconta sul suo corpo: l’ansia al risveglio, il rapporto difficile con il cibo, il senso di colpa. Spesso il corpo diventa il primo luogo in cui si manifesta quanto una relazione stia diventando insostenibile. In questo senso il fatto che il suo livello di ansia sia sceso dopo la separazione è un segnale da ascoltare con molta attenzione.
Per quanto riguarda l’attrazione verso il collega, non è affatto strano. Dopo anni in cui si è sentita poco vista o poco riconosciuta, è naturale che il cervello reagisca molto intensamente quando incontra qualcuno con cui si sente ascoltata e considerata. Non significa necessariamente che sia già un sentimento stabile, ma indica quanto fosse forte il bisogno di sentirsi finalmente riconosciuta.
Quello che sta attraversando è un passaggio delicato: deve elaborare la fine di una relazione lunga, ricostruire la fiducia in sé stessa e distinguere ciò che nasce dal bisogno di essere vista da ciò che è un’emozione autentica. Sono processi che meritano uno spazio serio di ascolto.

Se vuole, possiamo parlarne con calma in un incontro online. In questi momenti avere uno spazio dedicato aiuta molto a rimettere ordine nelle emozioni, rafforzare l’autostima e capire come attraversare questa fase senza tornare a dinamiche che l’hanno fatta soffrire così tanto. Non è sola in questo passaggio.
Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
La ringrazio per aver condiviso una parte cosi delicata della sua esperienza.
Per quanto una risposta su questo canale sia esigua posso dirle che da ciò che racconta emerge una dinamica affettiva molto sbilanciata, in cui lei ha assunto molti ruoli e molti pesi emotivi. Non è raro che, dopo una relazione lunga e intensa, la mente oscilli tra lucidità e nostalgia quasi una danza.
Ha progressivamente messo da parte i propri bisogni per cercare riconoscimento e amore. Questo spesso, col tempo, può logorare l’autostima e creare quella sensazione di invisibilità che descrive. Il fatto che ora percepisca meno ansia non è un dettaglio secondario… a volte il corpo capisce prima della testa.
Anche l’attrazione verso il collega potrebbe avere diversi significati psicologici: non per forza un sentimento veritiero oppure no, forse il bisogno umano di sentirsi finalmente vista, riconosciuta, considerata. Dopo alcuni anni di carenza affettiva è comprensibile che questo movimento interno emerga con forza, e non significa assolutamente aver fatto una scelta sciocca, anche se il dubbio la tormenta un pò.
Le segnalo con molta attenzione anche i segnali legati al rapporto con il cibo e al vomito indotto: quando il dolore emotivo trova vie cosi corporee merita davvero uno spazio di ascolto serio.
Per questo motivo credo sarebbe molto utile per lei farsi accompagnare da uno psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarla a dare ordine a queste emozioni, senza giudizio e con il giusto tempo. Non deve attraversare questo passaggio da sola.
Le auguro di ritrovare uno sguardo positivo verso se stessa e verso i suoi bisogni, che meritano spazio quanto quelli degli altri. Le faccio un augurio sincero di cura e di equilibrio per il suo cammino.
Dott.ssa Jenny Pauselli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, ho letto con attenzione la tua storia. Sarebbe interessante approfondire insieme queste dinamiche per far sì che tu possa vivere tutto nel modo più funzionale e sereno possibile. Resto a disposizione qualora tu sia interessata ad intraprendere un percorso di ri-scoperta personale. Ti lascio con una breve frase a me molto cara: "cambiare per conoscere".
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signora, le sue parole parrebbero delineare il vissuto di chi potrebbe aver abitato la propria relazione come un presidio di resistenza, agendo forse da unico supporto per un sistema che non sembrerebbe aver previsto un adeguato nutrimento emotivo. Quando si percepisce di aver ricoperto molteplici ruoli — compagna, amica e figura vicina a quella materna — senza riscontrare un riconoscimento della propria soggettività, il malessere esperito potrebbe non essere un fallimento, quanto un segnale di adattamento a un ambiente relazionale deprivante.
Il desiderio di tornare sui propri passi rientrerebbe nella fenomenologia del lutto relazionale, in cui la mente cercherebbe sollievo in una configurazione familiare, per quanto fonte di sofferenza. Tuttavia, la riduzione del livello di ansia riferita in seguito alla rottura potrebbe essere interpretata, in ambito clinico, come un indicatore del fatto che la dinamica di coppia fosse diventata difficilmente sostenibile per il suo equilibrio psicofisico.
Sembrerebbe che lei non abbia agito con leggerezza, ma che abbia risposto a una condizione di progressiva erosione della propria autostima. Potrebbe essere utile concedersi il tempo necessario per osservare queste dinamiche, proteggendo quello stato di minore attivazione ansiosa che parrebbe essere un primo passo verso la ricostruzione del proprio benessere.
Per quanto concerne l'attrazione verso il collega, e ipotizzabile che, dopo tanto tempo in cui si è sentita non vista, non riconosciuta, le nuove attenzioni lesuscitino le emozioni attese nella relazione precedente.
Le suggerisco di parlare con un professionista,soprattutto in considerazione dellaver segnalato le alterazioni del comportamento alimentare
Resto a disposizione,
Saluti
Dott. Alessandro Biffi
Psicologo, Psicologo clinico
Verderio Inferiore
Periodi di forte confusione e indecisione dopo una rottura, soprattutto se di una storia che è stata duratura e importante, sono assolutamente normali. E anche faticare a distinguere correttamente le emozioni in situazioni del genere è del tutto naturale. Ma ricordi che ogni emozione è reale, anche una frutto di una situazione come quella che descrive, è in ogni caso reale e assolutamente legittima. Quello su cui proverei forse a porre il ragionamento è il motivo di questa emozione e come questa la fa sentire.
Per il resto, già il fatto che la sua ansia è diminuita considerevolmente (se ho ben capito) è un segno molto importante.
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, da ciò che racconta emerge quanto lei abbia investito profondamente in questa relazione, spesso mettendo i bisogni del partner prima dei suoi. È comprensibile quindi che, dopo una storia così lunga, convivano sentimenti molto contrastanti: da un lato il dolore e la nostalgia, dall’altro la consapevolezza di ciò che le è mancato. Il fatto che oggi percepisca anche una riduzione dell’ansia può essere un segnale importante rispetto a quanto quella situazione fosse diventata pesante per lei. I dubbi sul “se ho fatto abbastanza” sono molto frequenti dopo una separazione, soprattutto nelle persone che hanno dato molto nel rapporto.
L’attrazione verso il collega può anche essere collegata al sentirsi finalmente vista e considerata: non è necessario darle subito un significato definitivo, può essere utile prendersi tempo per capire cosa rappresenta per lei.
Considerata anche la sofferenza che descrive e il rapporto difficile con il cibo nei momenti di stress, potrebbe esserle di grande aiuto confrontarsi in uno spazio terapeutico in cui rielaborare questa fase.
Potrebbe essere utile chiedersi: "nella relazione quanto spazio avevano i suoi bisogni?”
Resto a disposizione,
Dott.ssa Linda Fusco
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così intensa e delicata della sua esperienza. Da quello che racconta emerge chiaramente quanto questa relazione sia stata significativa per lei e quanto la decisione di interromperla stia portando con sé emozioni molto contrastanti. Non è affatto insolito che, dopo una relazione lunga e profonda come quella che descrive, la mente e il cuore sembrino andare in direzioni diverse. Ci possono essere momenti di lucidità in cui si percepisce di aver fatto una scelta necessaria per il proprio benessere e altri momenti in cui la nostalgia, il legame costruito negli anni e l’abitudine alla presenza dell’altra persona riemergono con grande forza. Quando una relazione finisce, soprattutto dopo molti anni di vita condivisa, si attraversa spesso un vero e proprio processo di elaborazione emotiva. In questo processo possono alternarsi tristezza, dubbio, senso di colpa, sollievo, nostalgia e confusione. Tutte queste emozioni possono convivere nello stesso periodo e non indicano necessariamente che la decisione sia stata sbagliata. Piuttosto mostrano quanto il legame fosse importante e quanto la sua mente stia cercando di riorganizzarsi dopo una fase molto lunga della sua vita. Nel suo racconto emerge con grande chiarezza anche un altro elemento molto significativo. Lei descrive di aver investito moltissime energie nella relazione, cercando di essere presente in ogni ruolo possibile e mettendo spesso i bisogni del partner al centro. Con il tempo però si è resa conto che alcune dimensioni fondamentali per il benessere emotivo, come il sentirsi vista, sostenuta, apprezzata e accompagnata nelle difficoltà, erano rimaste in secondo piano o del tutto assenti. Quando questo squilibrio si prolunga nel tempo può generare una sensazione di solitudine anche all’interno della coppia, come se si portasse il peso della relazione quasi da soli. Dal punto di vista psicologico è abbastanza comune che alcune persone sviluppino, spesso senza accorgersene, una tendenza a dare molto nella relazione nella speranza di ricevere in cambio affetto, riconoscimento o vicinanza emotiva. Questo non nasce da debolezza ma spesso da schemi interiori costruiti nel tempo, che portano a pensare che per essere amati sia necessario fare di più, impegnarsi di più o dimostrare continuamente il proprio valore all’interno del rapporto. Quando questi schemi entrano in una relazione in cui la reciprocità non è pienamente presente, il rischio è quello di sentirsi progressivamente svuotati. Nel suo racconto sembra che il corpo stesso, attraverso l’ansia molto forte e il rapporto difficile con il cibo che descrive, abbia iniziato a segnalare quanto questa situazione stesse diventando pesante per lei. A volte il corpo diventa il luogo in cui si manifesta una fatica emotiva accumulata nel tempo. Il fatto che dopo la separazione il suo livello di ansia si sia abbassato è un elemento molto importante da osservare. Spesso il nostro sistema emotivo fornisce indicazioni preziose sul tipo di equilibrio che stiamo vivendo nelle relazioni. Questo non cancella l’affetto o il legame che può ancora provare verso il suo ex compagno, ma può aiutare a comprendere meglio quale fosse l’impatto reale di quella dinamica sul suo benessere quotidiano. Per quanto riguarda l’attrazione che sta iniziando a sentire verso il collega, può essere comprensibile che in questo momento la sua mente e il suo mondo emotivo siano particolarmente sensibili al sentirsi vista, riconosciuta o apprezzata. Dopo anni in cui si è percepita invisibile all’interno della relazione, incontrare qualcuno con cui esiste un rapporto di stima e di attenzione reciproca può attivare emozioni molto intense. Non è necessario affrettarsi a dare un significato definitivo a ciò che prova. Spesso, dopo la fine di una relazione lunga, le emozioni hanno bisogno di tempo per chiarirsi e stabilizzarsi. Un aspetto che appare centrale nel suo racconto riguarda proprio il modo in cui lei vive sé stessa all’interno delle relazioni e il valore che attribuisce ai propri bisogni. Quando si attraversano esperienze come quella che descrive, può diventare molto utile fermarsi a comprendere più a fondo quali dinamiche interiori portano a mettere spesso l’altro al primo posto e a lasciare in secondo piano il proprio benessere emotivo. In una prospettiva cognitivo comportamentale questo tipo di lavoro aiuta a osservare gli schemi che si attivano nelle relazioni, i pensieri che accompagnano il senso di responsabilità verso l’altro e il modo in cui si costruisce l’idea di meritare amore o attenzione. Comprendere questi meccanismi non serve a giudicarsi ma a sviluppare una maggiore consapevolezza su ciò di cui si ha realmente bisogno nelle relazioni future. Questo momento, per quanto doloroso, può diventare anche un passaggio molto importante di conoscenza di sé. Avere uno spazio in cui esplorare con calma queste dinamiche, le emozioni che sta vivendo e i modelli relazionali che si sono formati nel tempo può aiutarla a ritrovare maggiore equilibrio e a costruire relazioni in cui i bisogni reciproci trovino un posto più equilibrato. Il fatto che lei stia riflettendo con tanta profondità su ciò che è accaduto e su ciò che sente è già un segnale importante di consapevolezza e di desiderio di comprendersi meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge quanto questo momento sia carico di emozioni contrastanti. Dopo una relazione lunga e significativa è molto comune vivere una sorta di “altalena emotiva”: momenti di lucidità in cui la scelta sembra giusta si alternano a momenti di dolore, nostalgia e dubbio. Non significa che abbia sbagliato decisione, ma che sta attraversando un processo di elaborazione di un legame importante.

Nel suo racconto colpisce anche quanto a lungo abbia cercato di prendersi cura della relazione, spesso mettendo in secondo piano i suoi bisogni. Quando, nel tempo, mancano reciprocità, riconoscimento e sostegno, è comprensibile che il peso emotivo diventi molto grande e che possano comparire ansia, senso di svuotamento o difficoltà nel rapporto con il cibo. Sono segnali che meritano ascolto e attenzione, non giudizio verso se stessa.

Anche l’attrazione che sente verso il collega può essere letta con delicatezza: talvolta, dopo periodi in cui ci si è sentiti poco visti o valorizzati, il sentirsi riconosciuti dall’altro può riattivare parti di sé che avevano bisogno di spazio. Non è necessario affrettarsi a darle un significato definitivo; può essere utile concedersi tempo per comprendere meglio ciò che sente e ciò di cui ha bisogno oggi.

In momenti come questo, uno spazio psicologico può essere molto prezioso per rimettere al centro se stessa, elaborare la fine della relazione, comprendere meglio i propri bisogni affettivi e ricostruire gradualmente autostima e serenità. Non deve affrontare tutto questo da sola.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
dalle sue parole emerge quanto questa relazione sia stata importante per lei e quanto la decisione di interromperla sia stata dolorosa. È comprensibile che in questo momento si senta divisa tra la nostalgia, il desiderio di tornare indietro e, allo stesso tempo, la consapevolezza di quanto in quella relazione i suoi bisogni siano rimasti a lungo in secondo piano.
Nel suo racconto colpisce quanto spazio lei abbia dato all’altro, cercando di essere compagna, sostegno e punto di riferimento. Quando per molto tempo si investono energie nel tentativo di ottenere amore e riconoscimento, può diventare molto difficile accettare che quel bisogno non sia stato davvero incontrato.
Il fatto che oggi, nonostante la mancanza, il suo livello di ansia si sia abbassato può essere un elemento significativo da ascoltare. A volte il corpo segnala con chiarezza quanto una situazione stesse diventando pesante da sostenere.
Per quanto riguarda l’attrazione verso il collega, potrebbe essere utile non sentirsi obbligata a darle subito un significato preciso. Dopo un periodo in cui ci si è sentiti poco visti o riconosciuti, il fatto di sentirsi nuovamente guardati e considerati può avere un impatto emotivo molto forte.
In un momento così delicato, uno spazio di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a prendersi cura di sé mentre attraversa questa fase di cambiamento.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Chantal Danna
Psicologo, Psicologo clinico
Aosta
Buongiorno,
stai attraversando la fase di assestamento tipica di chi chiude un capitolo di vita lungo e strutturato, un momento in cui la logica della scelta fatta si scontra inevitabilmente con l'abitudine affettiva di sette anni. Hai gestito per molto tempo un carico emotivo e organizzativo unilaterale, investendo energie nel tentativo di costruire una stabilità che però non ha trovato riscontro nella partecipazione dell'altra persona. Questa dinamica ha finito per logorare le tue risorse personali, manifestandosi con segnali fisici di forte stress e un'ansia che solo ora, con il distacco, sta iniziando a dare tregua.
La sensazione di aver interrotto la relazione proprio quando il peso era diventato insostenibile non è un segno di resa, ma una presa di coscienza pragmatica: hai preso atto che la reciprocità non era parte del progetto. Il dubbio di aver "lottato poco" è un pensiero ricorrente nel post-rottura, ma si scontra con la realtà di un impegno che avevi già portato al limite delle tue possibilità. Allo stesso tempo, l'attrazione improvvisa per un collega non è necessariamente un segnale di confusione, quanto piuttosto la naturale risposta di chi torna a ricevere attenzione e gratificazione dopo un lungo periodo di isolamento emotivo. È una fase di riscoperta in cui i tuoi bisogni, rimasti a lungo in secondo piano, stanno cercando una nuova via per emergere.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Dott.ssa Sandra Pitino
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, inizio col dirle qualcosa che già saprà e cioè che noi esseri umani non possiamo essere isole, ma siamo degli splendidi arcipelaghi in cui troviamo la fonte stessa della nostra esistenza. Per far parte dell'insieme delle isole è necessario essere visti per essere presenza a noi stessi e agli altri, per il semplice fatto di poter esistere. Uno specchio opaco ci rimanda un'immagine poco chiara e poco nitida, che non ci permette di vederci altrettanto chiaramente e di conseguenza si opacizzano anche i nostri pensieri e le nostre azioni. Credo che lei in questo momento, a prescindere dalla qualità della sua scelta, abbia bisogno di fare luce e chiarezza. Provi a spolverare il suo specchio, anche concedendosi l'idea di poter avere una relazione con qualcun altro.
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, le relazioni di coppia sono sempre complicate. Mi sembra che abbia fatto la scelta giusta nel decidere di porre fine a una relazione che la faceva stare male, ora forse si sta aprendo una finestra per nuove possibilità che vale la pena esplorare
Dott.ssa Isabella Maria Burinato
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Desio
Buongiorno, posso immaginare quanto stia male nella condizione in cui si trova ma vorrei aiutarla a porre l'attenzione su alcune cose:
1. l'amore è una co-costruzione nella quale entrambi creano e si danno da fare per costruire una relazione di valore
2. in una relazione equilibrata c'è uno scambio, più o meno equo, tra dare e avere e quindi entrambi dovrebbero sentire il bisogno di restituire ciò che ricevono sia a livello affettivo che materiale, condividendo successi e difficoltà
3. l'affettività è fondamentale, una relazione senza gesti di affetto e comprensione risulta povera
4. la comunicazione è un pilastro di sostegno della relazione, se manca non è possibile capirsi
5. l'accettazione passa anche attraverso l'amare l'altro per quello che è con i suoi pregi e i suoi difetti senza che nessuno debba fare lo sforzo di "cambiare" per accontentare l'altro

Detto questo, prima di intraprendere una nuova relazione, cerchi di capire esattamente di cosa ha bisogno per essere felice e fare crescere la sua autostima. Non è l'altro che ci da o che ci toglie ma siamo noi che dobbiamo sentire innanzitutto un grande amore e una grande comprensione verso noi stessi.

Tenga anche presente che l'amore non può essere sofferenza e che per mantenere una relazione non è necessario sacrificarsi e mettere da parte i propri bisogni. L'amore non deve essere "guadagnato" e non bisogna sentirsi costretti a dimostrare di essere all'altezza per meritare affetto e attenzioni. Inoltre una relazione non esiste per risolvere i problemi dell'altro e nessuno deve assumere il ruolo di suo "salvatore".

Un relazione matura e consapevole è libertà, è comprensione, è scambio reciproco di attenzioni e di affetto.
Il mio consiglio è quello di fare un percorso prevalentemente su se stessa per capire come trovare le sue risorse per sentirsi abbastanza e amata prima di tutto da sé. Attraverso un lavoro di esplorazione interiore e di sperimentazione di nuovi modelli affettivi le sarà possibile costruire un'idea d'amore più sana e in sintonia con i suoi bisogni più autentici.
Buongiorno, sento nelle sue parole un grande dolore. L'ansia spesso è il segnale che qualcosa non va come vorremmo e che c'è qualche aspetto di noi che è in pericolo. Ha vissuto per anni in 'modalità sopravvivenza', offrendo cura materna a chi non ricambiava, fino a annullarsi. Il fatto che la sua ansia si sia abbassata è il segnale più onesto del suo corpo. In futuro potrà essere importante capire quanto l'altro impatti nel suo vivere se stessa in maniera autentica e vitale.
Buongiorno,

la ringrazio per la cura e il coraggio con cui ha descritto la sua situazione: c'è già in queste righe una notevole capacità di osservazione e di onestà verso se stessa.
Quello che sta vivendo — l'oscillazione tra sollievo, dolore, rimpianto e desiderio di tornare — è esattamente ciò che ci si aspetta dopo la fine di una relazione lunga e significativa. Non è contraddizione, è elaborazione. Il fatto che a volte pianga per ore e altre si senta lucida non significa che stia sbagliando qualcosa: significa che sta attraversando un lutto, con tutto ciò che comporta.
Vorrei però soffermarmi su due aspetti che meritano attenzione.
Il primo riguarda i sintomi fisici che descrive: l'ansia mattutina, il rapporto difficile con il cibo, le abbuffate e il vomito indotto. Questi non sono segnali da sottovalutare o da ricondurre esclusivamente alla fine della relazione. Indicano che il suo sistema nervoso e il suo corpo stanno chiedendo aiuto in modo piuttosto urgente. Le chiedo di non rimandare una valutazione con uno specialista: non perché ci sia qualcosa di "grave" da diagnosticare, ma perché merita un supporto adeguato, dedicato a lei.
Il secondo riguarda il pattern relazionale che descrive: il dare senza ricevere, il mettere i bisogni dell'altro al centro annullando i propri, la bassa autostima come punto di partenza. Questo schema, spesso radicato in esperienze molto precedenti alla relazione appena conclusa, tende a ripetersi se non viene riconosciuto e lavorato. La domanda che si pone — "forse avrei potuto dare di più" — è rivelatrice: dopo anni in cui ha già dato tutto, la risposta spontanea è chiedersi se avrebbe potuto dare ancora di più. È un meccanismo che vale la pena esplorare con cura.
Riguardo all'attrazione per il collega: la sua intuizione è già molto acuta. Il bisogno di essere visti, dopo anni di invisibilità, è reale e legittimo. Che si tratti di un'emozione autentica o di una risposta a quel bisogno, non è qualcosa da valutare adesso, in mezzo al dolore. Non è una scusa per non viverla, ma un invito a non usarla come ancora di salvezza prima di avere ritrovato se stessa.
La scelta che ha fatto non sembra affatto sciocca, leggendo quello che ha scritto. Sembra, anzi, una scelta di sopravvivenza. Il fatto che l'ansia si sia abbassata è un dato del corpo che parla chiaro.
Si prenda cura di sé, con il supporto di qualcuno che possa accompagnarla in questo momento.

Cordiali saluti
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Ha attraversato molto, e ciò che descrive non è solo la fine di una relazione, ma anche la fine di un ruolo che aveva assunto interamente e il tentativo di ritrovare se stessa dopo anni in cui i propri bisogni erano rimasti sullo sfondo.
L’oscillazione che sente tra il sollievo e il desiderio che torni è del tutto normale in un lutto relazionale così lungo e complesso. Non è una contraddizione, è parte del processo.
Riguardo all’attrazione per il collega: la domanda che si pone, se sia reale o legata all’essere finalmente vista, è già una domanda molto lucida. Probabilmente entrambe le cose sono vere in parte, e separare le due componenti richiede tempo e un certo equilibrio interiore che è difficile avere nei mesi immediatamente successivi a una separazione.
C'è una cosa che ha scritto su cui mi soffermo: il rapporto con il cibo nei momenti di stress, con abbuffate e vomito indotto. È un segnale che il corpo sta portando un peso emotivo molto grande e merita attenzione quanto il resto. Se non lo ha ancora fatto, sarebbe utile parlarne con uno psicologo nell’ambito di un percorso più ampio, non come problema separato, ma come parte di tutto ciò che sta attraversando.

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