Dopo una forte ricaduta,prendevo il cipralex da oltre 7/8 anni,ma recentemente ho deciso di interrom

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Dopo una forte ricaduta,prendevo il cipralex da oltre 7/8 anni,ma recentemente ho deciso di interromperlo per gli effetti collaterali e perché poi mi sentivo abbastanza bene e volevo eliminare il farmaco avendolo preso per tanto tempo.
Solo che dopo 3/4 mesi di sospensione del cipralex oltre al coincidere con altri avvenimenti negativi,mi è presa una forte depressione e ansia rimettendomi ko,paure, preoccupazioni , sudorazione.......( lo psicanalista mi ha detto che ero "scoperto "termine medico per dire che non avevo più nulla che mi poteva proteggere....)
Ora sono 5 giorni che sto prendendo il Deben e lentamente una goccia al giorno il Brintellix, per poi eliminare il Deben e continuare solo con il Brintellix.
La mia domanda è se il Deben sia necessario per velocizzare gli effetti antidepressivi del Brintellix che impiega 20/30 GG oppure potrei anche eliminarlo, aspettando gli effetti sebbene lenti appunto del Brintellix.
Poi vorrei sapere se è normale,dopo una forte depressione ed ansia, non riuscire a dormire ed essere sempre in allerta, quindi la notte è abbastanza lunga e difficile avendo spesso sudorazione mani e piedi e una sensazione di giramenti di testa,di sfasamento stando a letto....come avere un motorino che mai si spegne e quindi ho difficoltà a rilassarmi e sempre ho paure e preoccupazioni.
Grazie a chi mi vorrà rispondere ed aiutare.
Cordialmente
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
quello che sta vivendo è comprensibile e, pur nella sua intensità, coerente con la storia che racconta. Dopo molti anni di assunzione, la sospensione di un antidepressivo può lasciare il sistema nervoso “senza pelle”, più esposto agli eventi e alle emozioni: non è una debolezza, ma un equilibrio che si è temporaneamente perso. In questo senso, il termine che le è stato detto (“scoperto”) rende bene l’idea di una mente che non ha più il suo contenimento abituale.
Il Deben in questa fase viene spesso utilizzato come sostegno transitorio, non per accelerare l’effetto del Brintellix in senso stretto, ma per tenere a bada l’attivazione ansiosa mentre l’antidepressivo inizia lentamente a fare il suo lavoro. Decidere se ridurlo o sospenderlo è una valutazione che va fatta con lo psichiatra, tenendo conto della sua soglia di tolleranza attuale: forzare i tempi, quando il sistema è ancora molto allertato, rischia di aumentare la sofferenza.
I sintomi che descrive – insonnia, ipervigilanza, sudorazione, sensazione di “motorino acceso”, sfasamento – sono frequenti nelle fasi acute di ansia e depressione, soprattutto all’inizio di una nuova terapia. È come se il corpo non riuscisse ancora a fidarsi del riposo, restando pronto a reagire anche di notte. Questo non significa che resterà così, ma che in questo momento il suo organismo sta chiedendo tempo, continuità e accompagnamento.
Accanto al lavoro farmacologico, un percorso di psicoterapia può aiutarla a dare senso a questa ricaduta, a ciò che è accaduto nella sospensione e agli eventi che l’hanno seguita, non per “togliere” i sintomi, ma per creare uno spazio interno più stabile in cui possano lentamente calmarsi.
Non è tornato al punto di partenza: sta attraversando una fase delicata di riassestamento. Con il giusto dosaggio, il giusto tempo e una presa in carico integrata, questo stato può gradualmente trasformarsi.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio

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Salve , mi dispiace per il disagio che sta vivendo a causa di ansia e depressione come descrive.
Per qualsiasi informazione riguardo l’assunzione di farmaci le suggerisco di contattare sempre il suo medico di base o lo specialista che glieli ha prescritti senza improvvisare in autonomia.
Buone cose,
Dott.Marziani
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
Dopo anni di trattamento con Cipralex e una sospensione, il suo organismo può aver reagito in modo intenso, soprattutto se si sono sommati eventi stressanti: è normale che compaiano sintomi di ansia marcata, agitazione, sudorazione e difficoltà a dormire. La fase di assestamento con un nuovo farmaco come il Brintellix può richiedere qualche settimana prima che si manifestino effetti più stabili, e talvolta i medici prescrivono un farmaco “di supporto” come il Deben per attenuare i sintomi acuti durante questo periodo di transizione.

Riguardo alla necessità del Deben, questa è una valutazione che deve essere fatta dal suo psichiatra, perché dipende dal quadro clinico, dalla gravità dei sintomi e dalla velocità con cui il Brintellix può raggiungere efficacia. Non è raro, in ogni caso, che il medico lo utilizzi temporaneamente proprio per “coprire” la fase iniziale in cui il nuovo antidepressivo non ha ancora raggiunto effetti pieni.

I sintomi che descrive – iperattivazione mentale, difficoltà a dormire, sudorazione, giramenti di testa e senso di “motorino che non si spegne” – sono comuni in fasi di ricaduta depressiva e ansiosa, specialmente in periodi di cambiamento farmacologico. Strategie di rilassamento guidate, respirazione diaframmatica, mindfulness e routine regolari di sonno possono aiutare a contenere l’iperattivazione, anche se non sostituiscono la gestione farmacologica.

Considerando la complessità del suo quadro, un percorso psicologico integrato, mirato a gestione dell’ansia e tecniche CBT e mindfulness, può essere molto utile per aiutarla a gestire la preoccupazione costante, le paure e migliorare gradualmente la qualità del sonno e la regolazione emotiva.

Saluti, resto a disposizione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Capisco bene la tua situazione, che può essere molto faticosa. Dopo anni di trattamento con Cipralex, interrompere un farmaco antidepressivo può comportare una fase di vulnerabilità, soprattutto se nel frattempo si sommano altri eventi stressanti. Il termine “scoperto” che ti ha riferito lo psicanalista descrive proprio questo periodo in cui le tue difese chimiche e psicologiche sono temporaneamente ridotte.

Per quanto riguarda il Deben associato al Brintellix, in alcuni protocolli viene utilizzato per favorire l’inizio dell’effetto antidepressivo, che per il Brintellix può richiedere alcune settimane. Tuttavia, la decisione di mantenere o eliminare il Deben deve essere valutata attentamente da uno specialista, perché dipende dal dosaggio, dalla tua storia clinica e dalla tua tolleranza agli effetti collaterali. Non è sempre necessario, ma in alcuni casi può aiutare a stabilizzare l’umore durante la fase iniziale.

I sintomi che descrivi — difficoltà a dormire, iperallerta, sudorazione, giramenti di testa, sensazione di “motorino che non si spegne” — sono comuni in fasi di ansia acuta o depressione residua, soprattutto dopo interruzioni di antidepressivi o cambi di terapia. Sono segnali che il sistema nervoso è ancora in uno stato di attivazione, e possono richiedere strategie farmacologiche, psicologiche e comportamentali integrate per migliorare il sonno e ridurre l’iperattivazione.

È quindi molto importante approfondire questi aspetti con uno specialista che possa seguire da vicino l’andamento della terapia e valutare eventuali aggiustamenti di farmaco o supporto psicologico mirato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno
Rispondo da psicologa non entrando nel merito delle scelte farmacologiche (che spettano al medico).
Quello che stai vivendo è coerente con una ricaduta ansioso-depressiva, non solo legata ai farmaci ma anche a una fase di maggiore esposizione emotiva. Il Cipralex per anni ha funzionato anche come contenimento: sospenderlo, insieme ad eventi di vita stressanti, ti ha lasciato più vulnerabile, ed è da lì che nasce questa riattivazione intensa dei sintomi.
L’insonnia, l’iperallerta, la sudorazione, la sensazione di “motorino sempre acceso” sono manifestazioni tipiche dell’ansia acuta: il sistema nervoso è in modalità allarme e fatica a spegnersi, soprattutto di notte. Non è pericoloso né definitivo, anche se è molto faticoso.
Al di là dei tempi del farmaco, è importante lavorare psicologicamente su paura della ricaduta, bisogno di controllo e senso di scopertura. Senza questo lavoro, ogni sintomo rischia di essere vissuto come una minaccia.
Serve tempo, accompagnamento e pazienza con te stesso. Questa fase può migliorare, ma non va affrontata solo “aspettando che passi”. La invito a parlarne apertamente con il suo psicanalista anche per quanto rigaurda eventuali dubbi sul percorso che state facendo insieme, non si offenderà, anzi, onestà e apertura sono la base per un percorso efficace.
Con affetto
Dott.ssa Bacchi
Dott.ssa Maria Di Cicco Morra
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Pescara
Buonasera. La invito a valutare tutte le sue perplessità e le sue domande con il suo psichiatra di riferimento. Questo è importante per un buon trattamento. Probabilmente la sospensione brusca della terapia non solo l'ha lasciata scoperto/a, ma l'ha anche scompensata, insieme agli avvenimenti negativi di cui fa menzione. Questo può portare ad un aumento della sintomatologia ansiosa e ad peggioramento del sonno. Dia tempo alla terapia di stabilizzarsi e agire e continui psicoterapia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Mi dispiace molto per il periodo di grande sofferenza che stai attraversando. È una situazione che definirei di massima allerta del sistema nervoso, ed è comprensibile che tu ti senta sfinita e spaventata.
Risponderò esclusivamente in chiave psicologica, focalizzandomi su ciò che accade alla tua mente e al tuo corpo durante questo processo, lasciando le valutazioni sui dosaggi e le necessità biochimiche dei farmaci al tuo psichiatra di fiducia.
Quello che descrivi l'insonnia, la sudorazione, i giramenti di testa e la sensazione di essere sempre in allerta è la manifestazione fisica di un sistema di allarme che è rimasto bloccato sulla posizione "acceso". Quando hai interrotto il farmaco dopo molti anni, è come se fossero state tolte delle pareti di protezione proprio mentre fuori arrivava una tempesta (gli eventi negativi che hai citato). Senza quello scudo, il tuo sistema nervoso ha reagito sovraccaricandosi.
La sensazione del motorino che non si spegne è tipica degli stati d'ansia acuti: il tuo cervello interpreta lo stare a letto come una situazione di potenziale pericolo, quindi ti tiene sveglia e vigile. Le sudorazioni e lo sfasamento sono i segnali che il tuo corpo è inondato da ormoni dello stress. È una reazione comune in una fase di forte ricaduta; è importante che tu sappia che quello che provi non è un segnale di "pazzia", ma il modo in cui il tuo organismo sta gestendo una paura che al momento sembra ingestibile.
Di notte, il silenzio amplifica ogni sintomo. Inizi a preoccuparti del fatto di non dormire, e questa preoccupazione aumenta l'ansia, creando un circolo vizioso. Mentre i farmaci fanno il loro lavoro biologico per stabilizzare i neurotrasmettitori cosa che richiede tempo e pazienza a livello psicologico può aiutarti provare a non combattere il sintomo. Quando senti il cuore accelerare, prova a dirti che è solo il tuo sistema di allarme che sta urlando, ma che non c'è un pericolo reale in camera con te.
Per quanto riguarda il Deben, la decisione di toglierlo o tenerlo è puramente medica, dovresti consultare il tuo medico.Tuttavia, dal punto di vista psicologico, avere un supporto che riduca l'angoscia estrema e il "rumore" di quel motorino nei primi giorni può aiutarti a non esaurire completamente le tue energie mentali mentre aspetti che l'antidepressivo principale entri a pieno regime.
Sii gentile con te stessa: stai affrontando un passaggio molto faticoso, ma è un percorso verso un nuovo equilibrio.
Dott.ssa Mafalda Russo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Buongiorno, quello che sta vivendo è molto doloroso, ma anche comprensibile. Dopo anni di equilibrio, la sospensione del farmaco insieme a eventi stressanti l'ha probabilmente lasciato più vulnerabile, ansia e depressione si sono riattivate in modo intenso. Questo non è un fallimento personale, ma una risposta del suo sistema emotivo a un sovraccarico.
I sintomi che descrive: insonnia, stato di allerta costante, sudorazione, senso di sfasamento, probabilmente sono delle manifestazioni del corpo che è come bloccato in modalità allarme.
È importante che lei continui a confrontarsi con il medico che la segue e che non resti solo in questa fase. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a contenere l’ansia, ritrovare sicurezza e attraversare questo momento difficile. Anche se ora sembra interminabile, questa fase può attenuarsi: chiedere aiuto, come sta facendo, è già un passo fondamentale.
Dott.ssa Mafalda Russo
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, per quanto riguarda i farmaci le consiglio di chiedere al medico che le ha prescritto la terapia. Le consiglio di associare anche un supporto psicologico in modo da capire le cause e trovare strategie utili anche per i sintomi del sonno di cui parla.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

la sospensione o un eventuale scalaggio di un farmaco sono aspetti che vanno concordati col medico prescrivente. Non gestisca le somministrazioni di questi farmaci in maniera autonoma potrebbe esser pericoloso oltre che controproducente. Contatti quanto prima lo psichiatra, figura più indicata ad accogliere ed orientare le sue richieste.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Maria Elisabetta Piga
Psicoterapeuta, Psicologo
Massarosa
Buongiorno, il supporto farmacologico può essere molto utile (e a volte assolutamente necessario) nel trattamento della depressione e dei disturbi d'ansia, ma credo valga la pena ricordare che è un trattamento che agisce sui sintomi, non sulle cause, e pertanto spesso - da solo - non può bastare a risolvere il problema. Le suggerirei di affiancare alla cura farmacologica un percorso di psicoterapia, possibilmente ad indirizzo cognitivo-comportamentale (che è l'orientamento d'elezione per questo tipo di disturbi), che possa accompagnarla nell'individuare le dinamiche che sono all'origine della sua ansia e della sua depressione e insegnarle delle tecniche di gestione specifiche per queste problematiche. Spero che questo possa aiutarla e le auguro il meglio. Un cordiale saluto
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, suggerisco di seguire molto precisamente le indicazioni dei professionisti a cui si sta affidando ed avere pazienza, senza fare modifiche o "tentativi home-made"; ovviamente è comprensibile voler stare bene nel più breve tempo possibile, però il processo terapeutico ha tempi e fasi che se non rispettate si riazzerano e di conseguenza allungano le tempistiche previste.
Le confermo inoltre che in presenza di stati ansiosi, le difficoltà nel sonno sono, purtroppo, nella norma.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
slave, deve contattare uno psichiatra perchè non può fare una terapia lei con dei farmaci
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
In una lettura psicodinamica, ciò che descrivi è coerente con uno stato di angoscia non più mediata, che emerge dopo una fase di equilibrio venuto meno. Quando viene a mancare una funzione di protezione interna, l’apparato psichico entra in iperallerta, come se dovesse controllare costantemente il pericolo.

L’insonnia, la sudorazione, la sensazione di “motorino sempre acceso”, i giramenti e lo sfasamento sono manifestazioni corporee di questa angoscia: il corpo esprime ciò che la mente fatica temporaneamente a contenere. Il sonno diventa difficile perché richiede un abbassamento delle difese, vissuto ora come minaccioso.

È una condizione molto faticosa ma frequente e reversibile nelle fasi depressive ansiose. Con il tempo, e con un adeguato contenimento terapeutico, l’attivazione tende gradualmente a ridursi e il senso di continuità interna a ricostituirsi.
Gentile utente, la ringrazio per le sue condivisioni delicate.
Leggendo i commenti anche dei miei colleghi, penso che può notare alcuni punti che si ripetono e che le possono essere d’aiuto:

-È sempre consigliato confrontarsi con lo psichiatra che le ha prescritto i farmaci per interrompere una cura (o, se non è possibile, con un’altro psichiatra). Sia nel caso di una terapia farmacologica di lunga data, come le è successo per il cipralex (che la può lasciare “scoperto”), sia per il Deben, che sta assumendo da poco tempo. Il consulto è importante per evitare scompensi ma anche alleviare il percorso di crescita. Ad esempio in futuro potrà programmare con un professionista la sospensione di questi medicinali, passando ad altre forme di psicoterapia, come il psicoterapia individuale, la psicoterapia di gruppo e/o la mindfulness, cioè la meditazione validata scientificamente.

- Per quanto riguarda i sintomi fisici: possono derivare dai primi effetti degli psicofarmaci che sta assumendo e in parte alle reazioni ai forti disagi dovuti alla depressione, che stanno lasciando ancora in allarme la sua mente. In entrambi i casi, è probabile che questi sintomi scompaiano in circa due settimane.


Rimango a disposizione e ci tengo ad augurarle il meglio. Ciò che sta vivendo può essere una preziosa opportunità di trarre esperienza degli effetti di interruzione degli psicofarmaci, potendola preparare al meglio per la prossima interruzione, con esiti sicuramente più fruttuosi, al di là se la vita le riserverà nuove difficoltà, poiché queste ultime sono imprevedibili.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, non conosco il Deben, forse intendeva il Dobren. In ogni caso, non azzardo indicazioni sugli psicofarmaci rimettendomi al parere degli psichiatri. Come psicologo le dice che è assolutamente normale Poi vorrei sapere se è normale, avere una forte sudorazione, non riuscire a dormire, giramenti di testa e sfasamento stando a letto, così come il sentirsi spesso in allerta dopo una forte depressione ed ansia. Consiglio di affiancare al trattamento farmacologico un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia. Se vuole, prenoti pure un appuntamento con me. Cordialmente.
Dott.ssa Alessia Laurent
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
per quanto riguarda la terapia farmacologica, è importante che Lei si fidi del medico da cui è stata prescritta. Si rivolga a lui/lei prima di decidere autonomamente qualsiasi variazione.
Le difficoltà del sonno sono comuni nelle sindromi ansioso-depressive e se persistono è perché probabilmente lo stato di malessere è ancora importante e merita di essere ascoltato.
Resto a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Laurent Alessia
Dott.ssa Noemi Maccariello
Psicoterapeuta, Psicologo
Santa Maria Capua Vetere
Salve. Le consiglio vivamente di consultare uno psichiatra e di evitare il fai da te, potrebbe risultare controproducente, col rischio di aggravare dei sintomi. Se ha intenzione di eliminare gli psicofarmaci, prenda in considerazione l'idea di affiancare ad un percorso farmacologico, un percorso di psicoterapia. E' scientificamente provato che una psicoterapia, a lungo andare, può sortire gli effetti del farmaco, ovviamente sempre sotto monitoraggio medico. In ogni caso ne parli anche col suo medico di base. Spero vivamente che possa stare meglio al più presto.
Cordialmente
Noemi Maccariello
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Dal punto di vista psicologico, quello che descrivi è coerente con una condizione di “iperattivazione” tipica dopo una ricaduta depressiva e ansiosa, soprattutto in chi ha interrotto farmaci a lungo termine. È normale sentirsi sempre all’erta, avere difficoltà a dormire, sudorazione e giramenti di testa: il corpo reagisce a stress intenso e mancanza di regolazione chimica stabile. Per quanto riguarda i farmaci, il Deben viene talvolta usato per attenuare i sintomi iniziali e proteggere mentre il Brintellix comincia a fare effetto, ma ogni decisione sul dosaggio o sospensione deve essere presa dal medico. Nel frattempo, strategie di regolazione emotiva, respirazione lenta, routine serali costanti e piccoli momenti di pausa possono aiutare a calmare il “motorino sempre acceso” e a ridurre ansia e tensione.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Qui bisogna da subito fare una premessa, noi siamo psicologi e psicoterapeuti e non abbiamo nessuna competenza farmacologica, su questo aspetto può darle delle risposte il suo psichiatra. Lei inoltre ha anche uno psicoanalista che la segue e giustamente le ha detto che sospendendo la terapia di sua iniziativa ha avuto come conseguenza gli effetti collaterali che ha descritto, il suo psicoanalista ha giustamente detto che lei era "scoperto". Se con serietà e sincerità posso darle un consiglio, ritorni sia dal suo psichiatra che dal suo psicoanalista e parli di questa cosa. Il fatto che lei ha interrotto i farmaci ha un senso, ne riparli con loro e cerchi di dare un senso a questo movimento che ha fatto. Lei ha due figure che la seguono ed a loro deve fare riferimento. Lei lo sà benissimo che sospendere i farmaci di sua iniziativa non è corretto ma qui nessuno vuole giudicare, la porto solo a riflettere, l'interruzione farmaci ha un significato e questo significato lei lo deve discutere nei suoi due spazi: lo spazio con il suo psichiatra e lo spazio con il suo psicoanalista. Coraggio, li contatti, le risposte migliori può trovarle da loro perchè la conoscono, conoscono la sua storia e l'hanno seguita su più livelli, sia psichici che farmacologici. Da parte nostra credo questo sia il consiglio migliore anche per aiutarla a proteggere quei suoi due spazi. E' professionale da parte nostra non entrare nel suo spazio personale con lo psichiatra e nel suo spazio personale con lo psicoanalista. Ha chiesto un consoiglio e quello che mi sento di dirla accogliendola è: questo parla di un suo movimento interno, lo lavori nei suoi personali spazi di terapia sia con lo psichiatra che con lo psicoanalista. Le intrusioni esterne da parte di altri professionisti non diventano protettive per lei, la confondono e non proteggono il suo spazio di relazione personale con gli specialisti che la stanno seguendo. Abbia fiducia in loro, sapranno accogliere tutto questo, lo lavorerete insieme.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Da quello che racconta si avverte quanto questo periodo sia faticoso e destabilizzante, soprattutto dopo tanti anni in cui il farmaco aveva rappresentato una sorta di protezione. La sospensione, anche quando nasce da una decisione consapevole e motivata, può lasciare il sistema emotivo più esposto, e gli eventi negativi che si sono aggiunti sembrano aver fatto il resto. In questo senso, ciò che sta vivendo non è un segno di debolezza, ma la reazione di un organismo che si è ritrovato improvvisamente senza un sostegno a cui era abituato.
Il Deben, in genere, viene utilizzato proprio per contenere l’ansia e l’attivazione intensa nelle fasi iniziali, quando un nuovo antidepressivo come il Brintellix non ha ancora avuto il tempo di agire pienamente. Non accelera l’effetto antidepressivo in sé, ma può rendere più tollerabile l’attesa, aiutando a tenere a bada quel “motorino sempre acceso” che descrive così bene. La possibilità di ridurlo o sospenderlo va però valutata con chi la segue, perché dipende dall’intensità dei sintomi e da come lei sta reggendo questa fase.
Anche l’insonnia, l’iperallerta, la sudorazione e quella sensazione di sfasamento notturno rientrano spesso nei quadri di ansia e depressione importanti: il corpo resta in uno stato di allarme continuo, come se non riuscisse più a concedersi il riposo. È molto logorante, ma non è qualcosa di anomalo né definitivo.
Accanto alla terapia farmacologica, potrebbe essere prezioso continuare – o magari intensificare – uno spazio di colloquio in cui dare senso a ciò che le sta accadendo e a questa paura di sentirsi “scoperto”. A volte è proprio l’integrazione tra cura farmacologica e ascolto profondo a permettere, lentamente, di spegnere quel rumore di fondo e ritrovare un po’ di quiete.
Dott. Nicolò Paluzzi Monti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Firenze
Grazie per aver condiviso in modo così dettagliato ciò che sta vivendo. Quello che descrive – insonnia, iperattivazione, ansia costante, preoccupazioni, sudorazione e giramenti – è comprensibile dopo una interruzione di farmaci antidepressivi e in un periodo di stress e vulnerabilità emotiva. È come se corpo e mente stessero reagendo a una sorta di disregolazione interna, dove le vecchie protezioni chimiche non ci sono più e il nuovo equilibrio deve ancora stabilizzarsi.

Il fatto che stia introducendo un nuovo farmaco come il Brintellix mentre sospende gradualmente il Deben è una strategia di transizione farmacologica, e il tempo necessario perché il Brintellix faccia effetto può portare a questa sensazione di “motorino che non si spegne”. Questo può generare angoscia, iper-vigilanza, difficoltà di rilassamento e un senso di disorientamento interno, che non è raro in questi passaggi.

In queste situazioni, uno spazio in cui esplorare paure, ansia, stanchezza mentale e fisica, e dove poter dare voce ai vissuti più profondi, può aiutare a trasformare questa fase da semplice resistenza a qualcosa di più consapevole e regolato. Un percorso di supporto psicologico, insieme al monitoraggio medico, può offrire strategie per il sonno, la gestione dell’ansia e il reintegro del senso di sicurezza interna.

Quello che sente ora non va ignorato, ma può essere osservato, compreso e accompagnato: non serve “sopportarlo da sola”, quanto piuttosto esplorarlo con un professionista che possa guidarla in questo periodo di transizione e vulnerabilità.
Buongiorno per queste domande specifiche sarebbe meglio approfondirle con il suo psichiatra di riferimento. Per quanto riguarda la normalità del suo stato di allerta capirei meglio se questo stato di allerta le permette di vivere una vita accettabile
Dott.ssa VIVIANA DI SOMMA
Psicologo, Psicologo clinico
Melito di Napoli
Salve, per quanto riguarda l'aspetto farmacologico le consiglio di confrontarsi con uno specialista (psichiatra) che saprà indicarle la terapia più corretta. Deduco da quanto letto che lei fa un percorso di psicoanalisi. porti questi vissuti in terapia. Può essere assolutamente risolutivo il confronto e il lavoro personale. In bocca al lupo per tutto
Dott. Adriano de Marco
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro/a,
comprendo bene la difficoltà legata alla percezione di dover assumere una terapia farmacologica. A volte sapere che un funzionamento “normale” dipenda da un farmaco può essere frustrante e far nascere molte domande.

Nonostante ciò, mi sento di dirti che spesso la via migliore per ritrovare serenità è accettare che non tutto può essere controllato e che, in alcuni momenti della vita, sia necessario un aiuto dall’esterno. Questo non significa che ci sarà per sempre bisogno di una terapia farmacologica per poter gestire la propria vita.

Accettare vuol dire semplicemente riconoscere che in questo momento le cose stanno così: si va avanti passo dopo passo, e più avanti si valuterà.

Per quanto riguarda i farmaci, il mio consiglio è di attenerti alle indicazioni dello psichiatra che ti segue, che conoscendo la tua storia può indicarti la terapia più adatta e le modalità corrette di assunzione. Gestire o modificare una terapia senza una guida esperta può risultare controproducente, un po’ come cercare di curare un raffreddore senza sapere quale sia davvero il farmaco giusto: il rischio è di allungare i tempi o di non ottenere benefici.

Concludo aggiungendo una riflessione: nei momenti in cui ti senti “come un motorino che non si spegne”, potresti provare (senza forzarti) a chiederti quale sia il pericolo reale presente in quel momento. Spesso il corpo rimane in allerta anche quando non c’è una minaccia concreta, ed è una risposta comune dopo periodi di forte ansia e depressione. In questi casi il supporto del tuo psicoanalista e dello psichiatra resta uno strumento fondamentale.

Un caro saluto e un sincero augurio di ritrovare gradualmente equilibrio.
Dott.ssa Serena Damiano
Psicologo clinico, Psicologo
Botrugno
Ho letto il suo commento. Non deve essere stato facile per lei affrontare tutte queste situazioni spiacevoli. Ci vuole una grande forza interiore per potersi occupare di una madre e di una figlia da sola. A volte abbiamo solo bisogno di essere ascoltati davvero e capiti. Le auguro il meglio. Dott.ssa Damiano Serena
Caro Utente, grazie per aver condiviso questo momento così faticoso. Quello che descrivi — questa sensazione di avere un 'motorino sempre acceso' — è la rappresentazione perfetta di come il corpo reagisce quando il sistema di allarme rimane bloccato su 'on'.
Ecco alcune riflessioni che spero possano aiutarti a orientarti meglio in ciò che stai vivendo:
1. L'effetto 'scoperto': sospendere un farmaco dopo molti anni è un passo delicato. La tua ricaduta non è un fallimento della tua volontà, ma un segnale che il tuo sistema nervoso ha subito uno scossone, aggravato dagli eventi negativi che hai dovuto affrontare. È normale sentirsi fragili quando vengono a mancare contemporaneamente una protezione biochimica e una stabilità esterna.
2. Il ruolo del Deben e del Brintellix: per rispondere al tuo dubbio, la combinazione iniziale che il medico ti ha prescritto serve proprio a gestire l'urgenza. Mentre il Brintellix lavora 'sotto traccia' per ricostruire l'equilibrio della serotonina (richiedendo tempo), il Deben serve ad abbassare immediatamente il volume di quel 'motorino' che non ti fa dormire. Eliminarlo ora potrebbe lasciarti esposto a un'ansia troppo alta da gestire da solo. Ti raccomando però di discutere ogni modifica del dosaggio esclusivamente con il tuo medico psichiatra, che conosce la tua storia clinica.
3. L'insonnia e l'allerta: quando siamo molto depressi o ansiosi, il cervello entra in uno stato di 'ipervigilanza': percepisce il relax come un pericolo. I giramenti di testa e la sudorazione che provi a letto sono manifestazioni fisiche di questa tensione. Non sono 'nuovi sintomi', ma la coda dell'ansia che fatica a scivolare via.
4. La pazienza come cura: in questa fase, il tuo corpo ha bisogno di tempo per riassestarsi sulla nuova terapia. Cercare di velocizzare i tempi spesso aumenta l'ansia.
Il confronto con il tuo analista sarà fondamentale per capire cosa quel 'motorino' sta cercando di dirti e per costruire, questa volta, una protezione che venga dall'interno.
Un caro saluto
Dr. Claudio Puliatti
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