Buongiorno, sono un ragazzo di 27 anni mi sento molto triste e solo, non ho mai avuto una ragazza, m
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Buongiorno, sono un ragazzo di 27 anni mi sento molto triste e solo, non ho mai avuto una ragazza, mi sento molto inferiore rispetto agli altri, non ho mai nemmeno baciato una ragazza, mi mette molta ansia questa condizione di ritardo, le ragazze di oggi giusto non vogliono né uno sfigato né un ragazzo insicuro, chiudo con il dire che fino a meno di un anno fa ero vergine, ho avuto solo 3/4 rapporto in tutto non vado fiero di questo che ho fatto però ero troppo inesperto alla mia età e in effetti la prima volta è stato un flop, un conto è avere 18 anni e un altro quasi 30, non è il massimo come primo ricordo però ormai la situazione è comunque già anomala, è molto imbarazzante parlarne comunque, grazie per ogni eventuale consiglio anche se ormai penso di arrendermi a quel che viene
Carissimo. Non c'è scritto su n3ssun documento a che età si è pronti e si devono fare certe esperienze. Posso comprendere la Sua frustrazione ma,mi creda, non c'è nulla di anomalo a volere e dovere attendere la persona giusta. Non si deve sentire inferiore a niente e nessuno. Un caro saluto Dott.ssa Laura
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Le sue parole raccontano sofferenza, vergogna, e un forte senso di esclusione, ma mostrano anche un bisogno autentico di essere visto e compreso.
Vorrei dirle una cosa con chiarezza:
non esiste un’età giusta per fare esperienza dell’amore o dell’intimità.
Le traiettorie affettive non seguono un copione universale, e non c’è nulla di patologico o “sbagliato” in ciò che sta vivendo. La pressione sociale, i paragoni con gli altri e l’idealizzazione delle relazioni possono farci sentire "fuori tempo", ma ogni percorso ha senso solo se parte dalla propria realtà emotiva.
L’ansia, il senso di inferiorità, l’imbarazzo che descrive sono spesso segnali di qualcosa di più profondo che merita spazio e ascolto, non giudizio o rassegnazione.
Questi vissuti non vanno ignorati, ma accolti e compresi, perché dietro l’apparente "ritardo" ci sono spesso storie, ferite, paure legate all’identità, al valore personale, al sentirsi desiderabili o degni d’amore.
Arrendersi, come dice lei, sembra una via per smettere di soffrire.
Ma forse c’è un’altra strada: quella di iniziare a conoscersi davvero, senza più misurarsi con un modello ideale, ma con la propria unicità.
Parlarne in un percorso psicologico può essere un primo passo per ritrovare un senso di fiducia, elaborare il dolore e scoprire risorse che oggi sente lontane.
Se vorrà, io sono qui per aiutarla.
Nessuna storia è “anomala” quando viene raccontata con verità.
Vorrei dirle una cosa con chiarezza:
non esiste un’età giusta per fare esperienza dell’amore o dell’intimità.
Le traiettorie affettive non seguono un copione universale, e non c’è nulla di patologico o “sbagliato” in ciò che sta vivendo. La pressione sociale, i paragoni con gli altri e l’idealizzazione delle relazioni possono farci sentire "fuori tempo", ma ogni percorso ha senso solo se parte dalla propria realtà emotiva.
L’ansia, il senso di inferiorità, l’imbarazzo che descrive sono spesso segnali di qualcosa di più profondo che merita spazio e ascolto, non giudizio o rassegnazione.
Questi vissuti non vanno ignorati, ma accolti e compresi, perché dietro l’apparente "ritardo" ci sono spesso storie, ferite, paure legate all’identità, al valore personale, al sentirsi desiderabili o degni d’amore.
Arrendersi, come dice lei, sembra una via per smettere di soffrire.
Ma forse c’è un’altra strada: quella di iniziare a conoscersi davvero, senza più misurarsi con un modello ideale, ma con la propria unicità.
Parlarne in un percorso psicologico può essere un primo passo per ritrovare un senso di fiducia, elaborare il dolore e scoprire risorse che oggi sente lontane.
Se vorrà, io sono qui per aiutarla.
Nessuna storia è “anomala” quando viene raccontata con verità.
Buongiorno gentile utente, in genere quando proviamo sentimenti di inferiorità e di vergogna tendiamo a non esprimerli e a sottrarli alla condivisione con altri.
Credo invece che una buona psicoterapia potrebbe permetterle di esaminare ciò che prova e di ricostruirne le ragioni, collocandosi in una prospettiva differente da quella di partenza.
Credo invece che una buona psicoterapia potrebbe permetterle di esaminare ciò che prova e di ricostruirne le ragioni, collocandosi in una prospettiva differente da quella di partenza.
Buongiorno, mi spiace per la situazione che sta vivendo. Nella società di oggi in cui il confronto è sempre presente non dev'essere semplice vivere la quotidianità con il pensiero costante di sentirsi inferiori o in ritardo. Potrebbe considerare di rivolgersi ad uno psicologo per riflettere su quali accadimenti l'hanno portata a viversi e relazionarsi al mondo in questo specifico modo. Ma ancora, comprendere ciò che nella quotidianità la orienta e come accade di volta in volta negli eventi che le si presentano. Grazie a questa consapevolezza potrebbe riconoscere l'effetto che le suscitano alcune situazioni e come lei vi risponde. Così, potrebbe aprirsi verso nuove possibilità di stare e verso nuove traiettorie di vita.
Rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona
Rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Luca Fiorona
Gentile, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Capisco quanto possa essere doloroso sentirsi soli e percepirsi in ritardo rispetto agli altri, soprattutto in un ambito così delicato come quello delle relazioni affettive e dell’intimità. Non è affatto solo in ciò che sta vivendo: molte persone si confrontano con sentimenti simili, anche se spesso faticano a parlarne. Le sue emozioni sono legittime e comprensibili. Il confronto con gli altri può facilmente alimentare insicurezze, ma ogni storia ha i suoi tempi e il suo valore, a prescindere dalle aspettative sociali o dagli standard imposti. L’intimità non è una gara, né un traguardo da raggiungere entro una certa età. È piuttosto un cammino che parte da sé stessi, dalla possibilità di conoscersi e accettarsi con le proprie fragilità. L’esperienza può crescere nel tempo, così come la fiducia in sé.
Se sente che questa sofferenza la sta isolando o limitando, uno spazio di ascolto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni e a riscoprire risorse personali che forse, in questo momento, le sembrano lontane. Resto a disposizione, in presenza o online, qualora volesse intraprendere questo percorso. Con un caro saluto, Dott. Matteo De Nicoló Psicologo psicoterapeuta
Se sente che questa sofferenza la sta isolando o limitando, uno spazio di ascolto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni e a riscoprire risorse personali che forse, in questo momento, le sembrano lontane. Resto a disposizione, in presenza o online, qualora volesse intraprendere questo percorso. Con un caro saluto, Dott. Matteo De Nicoló Psicologo psicoterapeuta
Buonasera, da quello che scrive emerge un senso di insoddisfazione, di cui può prendersi cura a partire dal riconoscere i suoi reali bisogni. Cosa vorrebbe di diverso?
Avere chiari i propri desideri è un primo passo importante per attuare un cambiamento.
Avere chiari i propri desideri è un primo passo importante per attuare un cambiamento.
Buongiorno gentile utente, grazie per aver scritto su questo portale. Comprendo il suo forte disagio, poiché la società odierna spesso ci bombarda con messaggi che vanno nella direzione di quanto lei scrive, per cui per un uomo il valore sembrerebbe essere dettato dall’aver fatto determinate esperienze entro una certa età, piuttosto che da altri fattori.
In quanto professionista della salute mentale, tuttavia, mi sento di dirle che questa è nulla più che un’idea, che nei fatti non cambia nulla. I termini per definire una persona valida, e quindi suscitare l’interesse del sesso opposto, infatti riguardano altri ambiti e poco hanno a che fare con quanto presto abbia perso la verginità o quante esperienze sessuali ha avuto. Capisco che le mie parole potrebbero non avere molta presa su di lei in questo momento, considerato quanto le sue convinzioni possano essere radicate.
La invito tuttavia a pensare cosa le stanno dando di buono tali convinzioni, o se al contrario la stanno danneggiando.
Se ritiene vero il secondo caso, un percorso potrebbe aiutarla a ridimensionare queste convinzioni e farle vivere la sua situazione con meno ansia e frustrazione, il che potrebbe essere la base per poi fare delle esperienze nuove e più appaganti.
In quanto professionista della salute mentale, tuttavia, mi sento di dirle che questa è nulla più che un’idea, che nei fatti non cambia nulla. I termini per definire una persona valida, e quindi suscitare l’interesse del sesso opposto, infatti riguardano altri ambiti e poco hanno a che fare con quanto presto abbia perso la verginità o quante esperienze sessuali ha avuto. Capisco che le mie parole potrebbero non avere molta presa su di lei in questo momento, considerato quanto le sue convinzioni possano essere radicate.
La invito tuttavia a pensare cosa le stanno dando di buono tali convinzioni, o se al contrario la stanno danneggiando.
Se ritiene vero il secondo caso, un percorso potrebbe aiutarla a ridimensionare queste convinzioni e farle vivere la sua situazione con meno ansia e frustrazione, il che potrebbe essere la base per poi fare delle esperienze nuove e più appaganti.
Ciao, ho letto il tuo racconto e mi è venuto in mente quanto sarebbe utile se nelle scuole iniziassero a diffondersi corsi sull'affettività. Si, perchè da quello che leggo, la visione della sessualità è soprattutto qualcosa di legato alla prestazione dove non c'è spazio per mettere in ballo le proprie emozioni verso l'altro, o almeno così mi sembra di capire. Infine scrivi "arrendermi a quel che viene" : si, se lo vivessi serenamente, altrimenti è possibile chiedere aiuto per non doverti vedere solo come un "ragazzo sfigato e insicuro".
Da ultimo ti dico che se ritieni imbarazzante parlare di questi argomenti, ti faccio notare che comunque, già adesso, un piccolo primo passo lo hai fatto. Magari potresti andare avanti nelle condizioni che ritieni più adatte a te. Un saluto
Da ultimo ti dico che se ritieni imbarazzante parlare di questi argomenti, ti faccio notare che comunque, già adesso, un piccolo primo passo lo hai fatto. Magari potresti andare avanti nelle condizioni che ritieni più adatte a te. Un saluto
Salve, la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale, ci vuole molto coraggio. Quello che sta vivendo non è affatto raro, anche se può sembrare così.
Ci sono tanti ragazzi (e ragazze) che si sentono esattamente come lei, anche se magari non lo dicono. La società tende a mettere una pressione enorme sui rapporti sessuali, sull'amore e sull'immagine di "successo" a livello relazionale, soprattutto per gli uomini. Ognuno ha i suoi tempi. Non c'è nessun “orologio giusto”.
Confrontarsi con gli altri — specialmente sui temi dell’amore e dell'intimità — è una trappola. I social media, le chiacchiere tra amici, i film, tutto fa sembrare che "tutti abbiano una vita sessuale perfetta" o che “nessuno sia solo”. Ma la realtà è molto più variegata. C’è chi mente, chi esagera, chi sembra sicuro e poi si sente vuoto. Lei non è inferiore. Ha solo una storia diversa e va bene così.
L’insicurezza è comprensibile. Se lei è stato insicuro nei rapporti e con le donne, è normale che questa insicurezza cresca nel tempo, soprattutto se sente di “essere in ritardo”. Ma questo circolo si può spezzare. Nessuno nasce esperto o sicuro: lo si diventa con piccoli passi, esperienze graduali e, soprattutto, gentilezza verso se stessi.
L'idea che “le ragazze non vogliono un insicuro” è una generalizzazione dura e spesso falsa. Molte persone sono attratte dalla vulnerabilità autentica, dalla dolcezza, dalla sensibilità. Ciò che può comprensibilmente spaventare è quando un ragazzo si avvicina con l’idea di non valere niente. Non perché non sia degno, ma perché è troppo preso a odiare se stesso per vedere davvero l'altra persona.
La sua esperienza sessuale non definisce il tuo valore. Ha avuto pochi rapporti sessuali e la prima volta non è andata bene: succede a tantissimi. Non significa nulla sul suo valore come uomo, come partner, come essere umano. Anzi, mostra che sta cercando, che vuole connettersi. I rapporti sessuali migliorano con la fiducia, la comunicazione e il tempo — non con il numero di esperienze.
Arrendersi? Solo se si arrende a volersi più bene. Capisco il desiderio di dire “mi arrendo”, perché quando si soffre da tanto, sembra l’unica via per smettere di farsi male. Ma forse potrebbe "arrendersi" in un altro senso: smettere di combattere contro se stesso. Accettare che sta provando dolore, che ha una storia unica, che merita gentilezza, prima ancora che amore romantico.
Inizi a lavorare sull’autostima da dentro — anche con uno/a psicologo/a, se possibile. Parlare con qualcuno che può aiutarla a ristrutturare il suo dialogo interno è un enorme passo.
Sia paziente con se stesso. I sentimenti cambiano, ma serve tempo e spazio per guarire.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Ci sono tanti ragazzi (e ragazze) che si sentono esattamente come lei, anche se magari non lo dicono. La società tende a mettere una pressione enorme sui rapporti sessuali, sull'amore e sull'immagine di "successo" a livello relazionale, soprattutto per gli uomini. Ognuno ha i suoi tempi. Non c'è nessun “orologio giusto”.
Confrontarsi con gli altri — specialmente sui temi dell’amore e dell'intimità — è una trappola. I social media, le chiacchiere tra amici, i film, tutto fa sembrare che "tutti abbiano una vita sessuale perfetta" o che “nessuno sia solo”. Ma la realtà è molto più variegata. C’è chi mente, chi esagera, chi sembra sicuro e poi si sente vuoto. Lei non è inferiore. Ha solo una storia diversa e va bene così.
L’insicurezza è comprensibile. Se lei è stato insicuro nei rapporti e con le donne, è normale che questa insicurezza cresca nel tempo, soprattutto se sente di “essere in ritardo”. Ma questo circolo si può spezzare. Nessuno nasce esperto o sicuro: lo si diventa con piccoli passi, esperienze graduali e, soprattutto, gentilezza verso se stessi.
L'idea che “le ragazze non vogliono un insicuro” è una generalizzazione dura e spesso falsa. Molte persone sono attratte dalla vulnerabilità autentica, dalla dolcezza, dalla sensibilità. Ciò che può comprensibilmente spaventare è quando un ragazzo si avvicina con l’idea di non valere niente. Non perché non sia degno, ma perché è troppo preso a odiare se stesso per vedere davvero l'altra persona.
La sua esperienza sessuale non definisce il tuo valore. Ha avuto pochi rapporti sessuali e la prima volta non è andata bene: succede a tantissimi. Non significa nulla sul suo valore come uomo, come partner, come essere umano. Anzi, mostra che sta cercando, che vuole connettersi. I rapporti sessuali migliorano con la fiducia, la comunicazione e il tempo — non con il numero di esperienze.
Arrendersi? Solo se si arrende a volersi più bene. Capisco il desiderio di dire “mi arrendo”, perché quando si soffre da tanto, sembra l’unica via per smettere di farsi male. Ma forse potrebbe "arrendersi" in un altro senso: smettere di combattere contro se stesso. Accettare che sta provando dolore, che ha una storia unica, che merita gentilezza, prima ancora che amore romantico.
Inizi a lavorare sull’autostima da dentro — anche con uno/a psicologo/a, se possibile. Parlare con qualcuno che può aiutarla a ristrutturare il suo dialogo interno è un enorme passo.
Sia paziente con se stesso. I sentimenti cambiano, ma serve tempo e spazio per guarire.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la tua esperienza e i tuoi vissuti con tanta sincerità, anche se con fatica. Le emozioni che descrivi – tristezza, solitudine, senso di inadeguatezza – sono profonde e autentiche, e meritano attenzione, non giudizio.
È importante sapere che non esiste un'età "giusta" o "sbagliata" per fare esperienze affettive o sessuali. Ognuno ha i propri tempi, le proprie fragilità e il proprio percorso. Purtroppo, la società tende a farci sentire “in ritardo” rispetto a standard irrealistici, facendoci credere che valiamo meno se non abbiamo vissuto certe esperienze entro una certa età. Ma non è così.
La tua insicurezza e l’ansia che provi sono comprensibili, soprattutto se ti senti “fuori posto” rispetto ai tuoi coetanei. Tuttavia, etichettarti come “sfigato” o pensare che “le ragazze di oggi non vogliono ragazzi insicuri” è una visione molto dura verso te stesso, che rischia di rinforzare quel senso di inferiorità che già ti pesa tanto. Le persone – anche le ragazze – non cercano perfezione, ma autenticità, presenza e capacità di mettersi in gioco, anche con le proprie insicurezze.
L’esperienza sessuale che hai vissuto, anche se per te è stata deludente, non definisce il tuo valore né il tuo futuro nelle relazioni. Tutti, in modi diversi, attraversano momenti di imbarazzo, fragilità o goffaggine. Fa parte dell’apprendimento, della crescita, della scoperta di sé.
Arrendersi, come scrivi, forse sembra la via più semplice per non soffrire ancora, ma in realtà è proprio il primo passo verso l’isolamento e l’autosvalutazione. Esistono invece percorsi che possono aiutarti a rimettere al centro la tua autostima, il tuo valore come persona e la possibilità di costruire relazioni più serene e autentiche.
Per questo motivo sarebbe utile e consigliato, per approfondire queste difficoltà, rivolgersi ad uno specialista che possa aiutarti a comprendere meglio il tuo vissuto, supportarti nella costruzione della tua autostima e accompagnarti in un percorso di crescita personale.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso la tua esperienza e i tuoi vissuti con tanta sincerità, anche se con fatica. Le emozioni che descrivi – tristezza, solitudine, senso di inadeguatezza – sono profonde e autentiche, e meritano attenzione, non giudizio.
È importante sapere che non esiste un'età "giusta" o "sbagliata" per fare esperienze affettive o sessuali. Ognuno ha i propri tempi, le proprie fragilità e il proprio percorso. Purtroppo, la società tende a farci sentire “in ritardo” rispetto a standard irrealistici, facendoci credere che valiamo meno se non abbiamo vissuto certe esperienze entro una certa età. Ma non è così.
La tua insicurezza e l’ansia che provi sono comprensibili, soprattutto se ti senti “fuori posto” rispetto ai tuoi coetanei. Tuttavia, etichettarti come “sfigato” o pensare che “le ragazze di oggi non vogliono ragazzi insicuri” è una visione molto dura verso te stesso, che rischia di rinforzare quel senso di inferiorità che già ti pesa tanto. Le persone – anche le ragazze – non cercano perfezione, ma autenticità, presenza e capacità di mettersi in gioco, anche con le proprie insicurezze.
L’esperienza sessuale che hai vissuto, anche se per te è stata deludente, non definisce il tuo valore né il tuo futuro nelle relazioni. Tutti, in modi diversi, attraversano momenti di imbarazzo, fragilità o goffaggine. Fa parte dell’apprendimento, della crescita, della scoperta di sé.
Arrendersi, come scrivi, forse sembra la via più semplice per non soffrire ancora, ma in realtà è proprio il primo passo verso l’isolamento e l’autosvalutazione. Esistono invece percorsi che possono aiutarti a rimettere al centro la tua autostima, il tuo valore come persona e la possibilità di costruire relazioni più serene e autentiche.
Per questo motivo sarebbe utile e consigliato, per approfondire queste difficoltà, rivolgersi ad uno specialista che possa aiutarti a comprendere meglio il tuo vissuto, supportarti nella costruzione della tua autostima e accompagnarti in un percorso di crescita personale.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, mi dispiace per quanto sta passando e da quanto ha detto mi sembra di capire prova questo senso di solitudine abbinato ad una mancanza del senso della sua autostima, anche a livello interpersonale. Prova disagio per non aver fatto esperienze e comunque vorrebbe trovare una soluzione. Penso che il quadro suo vada reinterpretato e reinserito con una cornice diversa. Le consiglio di andare da uno specialista che possa aiutarla a trovare una strada ri percorribile . Le auguro un miglioramento nel più breve tempo possibile.
Buonasera,
grazie della sua condivisione. Sicuramente è un tema molto delicato e non facile da affrontare. Ha mai pensato di prendersi uno spazio personale con un professionista per intraprendere un percorso introspettivo? La potrebbe aiutare a capire meglio il suo funzionamento, magari legato al suo sistema familiare e al copione che sta ripetendo, ci ha mai pensato?
Sono psicoterapeuta sistemico relazionale ed ESPERTA IN RELAZIONI DISFUNZIONALI e seguo ogni giorni situazioni complesse da quel punto di vista.
A disposizione.
In bocca al lupo!
grazie della sua condivisione. Sicuramente è un tema molto delicato e non facile da affrontare. Ha mai pensato di prendersi uno spazio personale con un professionista per intraprendere un percorso introspettivo? La potrebbe aiutare a capire meglio il suo funzionamento, magari legato al suo sistema familiare e al copione che sta ripetendo, ci ha mai pensato?
Sono psicoterapeuta sistemico relazionale ed ESPERTA IN RELAZIONI DISFUNZIONALI e seguo ogni giorni situazioni complesse da quel punto di vista.
A disposizione.
In bocca al lupo!
Buongiorno, grazie per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa di così personale e delicato. È comprensibile che parlare di questi temi possa risultare imbarazzante, soprattutto in una società dove l’intimità, le relazioni e l’esperienza sessuale sono spesso trattate come una gara o come un metro di giudizio del proprio valore personale. Quello che lei sta vivendo, però, è qualcosa di profondamente umano e merita uno sguardo più gentile e rispettoso, prima di tutto da parte sua. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che colpisce è come i pensieri che ha su di sé, sugli altri e sul futuro stiano contribuendo a mantenere e alimentare questa sofferenza. Le frasi che ha utilizzato, come “mi sento molto inferiore”, “le ragazze non vogliono uno sfigato” o “la situazione è già anomala”, sono esempi di pensieri automatici negativi che non solo riflettono la sua attuale visione di sé, ma che, probabilmente, la influenzano anche nel modo in cui si relaziona con gli altri. Più ci convinciamo di non essere abbastanza, più ci comportiamo come se ciò fosse vero, ed entriamo in un circolo vizioso fatto di insicurezza, evitamento e solitudine. Vorrei proporle di guardare a tutto questo da un’altra prospettiva. La sua storia non è “anomala”. È la sua storia. È solo diversa da quella di altri, ma non per questo meno valida o meno degna di rispetto. Ci sono molte persone che hanno vissuto esperienze simili, che hanno cominciato a scoprire la propria sessualità e intimità più tardi, o che hanno avuto percorsi sentimentali meno lineari. La differenza non sta tanto in “quando” accade qualcosa, ma in come scegliamo di rapportarci a quella esperienza. Ha parlato di “flop” e di “non andare fiero” di ciò che ha fatto. Provi a chiedersi: a quale standard sta confrontando se stesso? E quanto di questo standard nasce da lei, e quanto le è stato imposto, magari indirettamente, dai modelli che vede attorno a sé o che ha interiorizzato? In realtà, la prima esperienza sessuale per molte persone è confusa, impacciata, a volte deludente, e va bene così. Non c’è un copione giusto da seguire, e nessuno dovrebbe sentirsi inadeguato per non aver vissuto le tappe esattamente come se le aspettava. Il dolore che sente, la tristezza, la solitudine, sono segnali importanti. Parlano del suo bisogno di connessione, di appartenenza, di riconoscimento. Sono bisogni sani e legittimi. Ma può iniziare a rispondere a questi bisogni con modalità diverse dal giudicarsi o dal chiudersi in se stesso. La terapia cognitivo-comportamentale aiuta proprio a identificare quei pensieri disfunzionali che, anche se sembrano “veri”, sono in realtà delle lenti distorte con cui guardiamo noi stessi. Aiuta anche a lavorare sull’autoefficacia nelle relazioni, sulla gestione dell’ansia sociale, e sulla possibilità di costruire un’immagine di sé più realistica, più flessibile e soprattutto più compassionevole. Se oggi si sente scoraggiato, è del tutto umano. Ma la rassegnazione non deve essere la sua unica strada. Si può cambiare, anche lentamente, anche da adulti. Magari iniziando da piccoli passi, anche chiedendo aiuto in modo più continuativo, in uno spazio in cui sentirsi al sicuro per esplorare ciò che la fa sentire bloccato e trovare strategie pratiche per costruire relazioni significative. Il punto non è “recuperare il tempo perso”, ma riconoscere che la sua vita affettiva e sessuale può ancora essere piena, vera, soddisfacente. E può cominciare esattamente da dove è ora. Non è solo e non è sbagliato per come si sente. Sta solo cercando una direzione in mezzo alla confusione, e già il fatto che abbia avuto la forza di parlarne qui è un primo passo concreto verso quella chiarezza e quella serenità che desidera. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Quale standard ti renderebbe orgoglioso?
Non credo ci sia un'età per innamorarsi. Da innamorati il sesso viene da sé.
Se cercassi di sorridere ed aprirti di più non pensi che potresti attrarre un po' di più le ragazze?
Inizierei da questo: sorridere ed aprirsi.
Prova
Non credo ci sia un'età per innamorarsi. Da innamorati il sesso viene da sé.
Se cercassi di sorridere ed aprirti di più non pensi che potresti attrarre un po' di più le ragazze?
Inizierei da questo: sorridere ed aprirsi.
Prova
Buonasera,
dal suo racconto mi arriva un po' di vergogna, tristezza... credo che la questione meriti uno spazio protetto in cui poterne parlare. Se le va può rivolgersi a un professionista per esplorare un po' cosa c'è dietro tutto questo.
Un caro saluto
dal suo racconto mi arriva un po' di vergogna, tristezza... credo che la questione meriti uno spazio protetto in cui poterne parlare. Se le va può rivolgersi a un professionista per esplorare un po' cosa c'è dietro tutto questo.
Un caro saluto
Buonasera, il fatto che lei scriva vuol dire che c'è un suo bisogno/desiderio di affrontare questo suo sentire. Forse invece che pensare delle strategie potrebbe pensare a quella condizione di inferiorità che cita nelle prime righe, provare ad avviare un percorso terapeutico per affrontare l'autostima, poi il resto arriverà. Saluti
Buonasera,
premesso che ognuno di noi ha le sue tappe ed i suoi momenti "giusti" per fare esperienza, io credo che basterebbe riuscire a guardarsi con un filtro meno
"punitivo" e piuttosto sarebbe funzionale lavorare sulle proprie risorse ( anche da scoprire, perché no) per costruire un'immagine di sè positiva e soprattutto per iniziare a creare un senso di autoefficacia.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Linda Fusco
premesso che ognuno di noi ha le sue tappe ed i suoi momenti "giusti" per fare esperienza, io credo che basterebbe riuscire a guardarsi con un filtro meno
"punitivo" e piuttosto sarebbe funzionale lavorare sulle proprie risorse ( anche da scoprire, perché no) per costruire un'immagine di sè positiva e soprattutto per iniziare a creare un senso di autoefficacia.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Linda Fusco
Gentile utente di mio dottore,
i temi da lei portati sono importanti e allo stesso tempo delicati e andrebbero meglio esplorati uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di prendersi cura di queste sue difficoltà, potrebbe con il tempo, con l'aiuto di uno specialista, vivere la sua vita sentimentale con maggior serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
i temi da lei portati sono importanti e allo stesso tempo delicati e andrebbero meglio esplorati uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di prendersi cura di queste sue difficoltà, potrebbe con il tempo, con l'aiuto di uno specialista, vivere la sua vita sentimentale con maggior serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e sentito. Non è affatto facile aprirsi su questi temi, soprattutto quando ci si sente fuori tempo o in ritardo rispetto agli altri. Eppure le sue parole raccontano una sensibilità profonda e una voglia di capire meglio sé stesso, nonostante il dolore che sente.
Non c’è nulla di “sbagliato” o “anormale” in ciò che sta vivendo, anche se può sembrare così guardandosi intorno o paragonandosi agli altri. Ognuno ha i propri tempi, le proprie paure e i propri ostacoli da affrontare. Il fatto che senta tristezza e solitudine, che provi imbarazzo o frustrazione, merita attenzione e ascolto — non giudizio.
Se vuole, possiamo prenderci del tempo per approfondire insieme queste emozioni e pensieri. In uno spazio accogliente e riservato, potremmo esplorare ciò che la fa sentire “indietro” o “inferiore”, e cercare di capire insieme come dare voce al bisogno di connessione, di stima e di fiducia in sé stesso.
Non è troppo tardi per trovare un modo più gentile di guardarsi. E arrendersi al “quel che viene” non deve essere l’unica strada. Se sente che può esserle utile, la invito a contattarmi per un colloquio.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e sentito. Non è affatto facile aprirsi su questi temi, soprattutto quando ci si sente fuori tempo o in ritardo rispetto agli altri. Eppure le sue parole raccontano una sensibilità profonda e una voglia di capire meglio sé stesso, nonostante il dolore che sente.
Non c’è nulla di “sbagliato” o “anormale” in ciò che sta vivendo, anche se può sembrare così guardandosi intorno o paragonandosi agli altri. Ognuno ha i propri tempi, le proprie paure e i propri ostacoli da affrontare. Il fatto che senta tristezza e solitudine, che provi imbarazzo o frustrazione, merita attenzione e ascolto — non giudizio.
Se vuole, possiamo prenderci del tempo per approfondire insieme queste emozioni e pensieri. In uno spazio accogliente e riservato, potremmo esplorare ciò che la fa sentire “indietro” o “inferiore”, e cercare di capire insieme come dare voce al bisogno di connessione, di stima e di fiducia in sé stesso.
Non è troppo tardi per trovare un modo più gentile di guardarsi. E arrendersi al “quel che viene” non deve essere l’unica strada. Se sente che può esserle utile, la invito a contattarmi per un colloquio.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale — non è facile, ma è un passo importante. Quello che provi non è raro, e non significa che ci sia qualcosa di "sbagliato" in te. Il confronto con gli altri può diventare una trappola che alimenta vergogna e ansia, ma la tua storia ha valore così com’è, con i suoi tempi e le sue sfide.
Ti consiglio un percorso psicologico, con uno specialista che possa aiutarti a riconoscere e trasformare l’insicurezza, rafforzare l’autostima e creare relazioni più autentiche, anche con te stesso. Non è troppo tardi per niente. Anzi, sei nel momento giusto per iniziare a costruire qualcosa di più solido e vero. Non arrenderti: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Rimango a disposizione.
Ti consiglio un percorso psicologico, con uno specialista che possa aiutarti a riconoscere e trasformare l’insicurezza, rafforzare l’autostima e creare relazioni più autentiche, anche con te stesso. Non è troppo tardi per niente. Anzi, sei nel momento giusto per iniziare a costruire qualcosa di più solido e vero. Non arrenderti: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Rimango a disposizione.
buongiorno, ha fatto un grande passo a parlarne qui nonostante l'imbarazzo e il disagio che prova nel raccontare questo suo sentirsi "molto inferiore" rispetto agli altri.
Se ne riconosca intanto il merito.
Avere avuto rapporti le ha permesso di fare esperienza anche se "non ne va fiero". ma è stato importante, perchè ha sentito la necessità di soddisfare un bisogno.
Avere una relazione, baciare un'altra persona chiama in causa altri aspetti, al di là del mero atto sessuale.
La sua attenzione è importante che vada non tanto sull'ansia relativa a questa "condizione di ritardo" come la chiama lei che la affossa emotivamente in quanto ci rumina sopra in modo depressivo - ma sul fatto che prova ansia ad entrare in una relazione intima. Chiaro che è difficile non rimanerne trappola.
Qui ci sono dei significati personali che derivano dalla sua storia di vita e che l'hanno condizionata nel viversi l'esperienza relazionale in modo naturale e la relativa ansia l'ha portata ad evitare totalmente di mettersi in gioco durante il corso dell'adolescenza. E' comprensibile che si senta molto triste e solo, considerato il fatto che l'idea che lei ha di sè e quella di un ragazzo "sfigato" "inferiore" "insicuro".
In un percorso di psicoterapia si affrontano questi aspetti, relativi all'idea che ha di sè e ai comportamenti che l'hanno messa in scacco. ci si mette alla prova e si mettono in discussione le credenze negative che si hanno su di sè sperimentando nuovi modi di vivere.
le auguro il meglio!
Se ne riconosca intanto il merito.
Avere avuto rapporti le ha permesso di fare esperienza anche se "non ne va fiero". ma è stato importante, perchè ha sentito la necessità di soddisfare un bisogno.
Avere una relazione, baciare un'altra persona chiama in causa altri aspetti, al di là del mero atto sessuale.
La sua attenzione è importante che vada non tanto sull'ansia relativa a questa "condizione di ritardo" come la chiama lei che la affossa emotivamente in quanto ci rumina sopra in modo depressivo - ma sul fatto che prova ansia ad entrare in una relazione intima. Chiaro che è difficile non rimanerne trappola.
Qui ci sono dei significati personali che derivano dalla sua storia di vita e che l'hanno condizionata nel viversi l'esperienza relazionale in modo naturale e la relativa ansia l'ha portata ad evitare totalmente di mettersi in gioco durante il corso dell'adolescenza. E' comprensibile che si senta molto triste e solo, considerato il fatto che l'idea che lei ha di sè e quella di un ragazzo "sfigato" "inferiore" "insicuro".
In un percorso di psicoterapia si affrontano questi aspetti, relativi all'idea che ha di sè e ai comportamenti che l'hanno messa in scacco. ci si mette alla prova e si mettono in discussione le credenze negative che si hanno su di sè sperimentando nuovi modi di vivere.
le auguro il meglio!
Buongiorno,
La ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. Comprendo il disagio che sta vivendo, ma non esiste un’età giusta per fare certe esperienze: ognuno ha i propri tempi. Il confronto con gli altri spesso alimenta insicurezze, ma non definisce il suo valore. L’insicurezza non la rende meno desiderabile né meno uomo.
Le prime esperienze sono spesso cariche di aspettative e non devono essere perfette. È comprensibile provare imbarazzo, ma non c’è nulla di cui vergognarsi. Se questi vissuti diventano fonte di sofferenza, un percorso psicologico può aiutarla a guardarsi con più comprensione e meno giudizio.
La ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. Comprendo il disagio che sta vivendo, ma non esiste un’età giusta per fare certe esperienze: ognuno ha i propri tempi. Il confronto con gli altri spesso alimenta insicurezze, ma non definisce il suo valore. L’insicurezza non la rende meno desiderabile né meno uomo.
Le prime esperienze sono spesso cariche di aspettative e non devono essere perfette. È comprensibile provare imbarazzo, ma non c’è nulla di cui vergognarsi. Se questi vissuti diventano fonte di sofferenza, un percorso psicologico può aiutarla a guardarsi con più comprensione e meno giudizio.
Buongiorno, innanzi tutto La ringrazio per questa Sua condivisione così personale.
Da ciò che racconta si percepisce la Sua tristezza ed una generale visione negativa verso sé stesso e verso il mondo, acuendo la Sua stessa sofferenza.
Sicuramente è spiacevole e frustrante sentire di "non aver fatto esperienza" o di "essere in ritardo" rispetto agli altri, ma deve ricordare che non c'è un tempo "giusto", piuttosto il "proprio"... E che, spesso, il "giudizio" che sentiamo provenire dall'esterno (rispetto ad es. all'essere "uno sfigato" o "un insicuro") è più un giudizio interno, che si amplifica e si proietta negli occhi di chi ci circonda (e non ci conosce abbastanza).
Inoltre, forse potrebbe chiedersi quali siano le cause di queste sue difficoltà: quali aspetti la bloccano o le fanno paura, lavorandoci su anche attraverso un percorso di supporto e sostengo psicologico. Questo La aiuterebbe anche a valorizzare le Sue risorse (che sicuramente ci sono), le quali Le consentirebbero di credere maggiormente in sé stesso - e nella possibilità di "aprirsi" all'Altro (inteso a livello sia sentimentale sia non).
Le auguro di prendersi cura di sé e di poter scoprire la gioia delle relazioni autentiche e senza giudizio... se avrà bisogno mi troverà a Sua disposizione! :)
Da ciò che racconta si percepisce la Sua tristezza ed una generale visione negativa verso sé stesso e verso il mondo, acuendo la Sua stessa sofferenza.
Sicuramente è spiacevole e frustrante sentire di "non aver fatto esperienza" o di "essere in ritardo" rispetto agli altri, ma deve ricordare che non c'è un tempo "giusto", piuttosto il "proprio"... E che, spesso, il "giudizio" che sentiamo provenire dall'esterno (rispetto ad es. all'essere "uno sfigato" o "un insicuro") è più un giudizio interno, che si amplifica e si proietta negli occhi di chi ci circonda (e non ci conosce abbastanza).
Inoltre, forse potrebbe chiedersi quali siano le cause di queste sue difficoltà: quali aspetti la bloccano o le fanno paura, lavorandoci su anche attraverso un percorso di supporto e sostengo psicologico. Questo La aiuterebbe anche a valorizzare le Sue risorse (che sicuramente ci sono), le quali Le consentirebbero di credere maggiormente in sé stesso - e nella possibilità di "aprirsi" all'Altro (inteso a livello sia sentimentale sia non).
Le auguro di prendersi cura di sé e di poter scoprire la gioia delle relazioni autentiche e senza giudizio... se avrà bisogno mi troverà a Sua disposizione! :)
Caro utente,
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. Capisco quanto possa essere difficile parlare di questi temi, ma proprio aprirsi è spesso il primo passo verso un cambiamento.
Ognuno ha i propri tempi, soprattutto quando si tratta di esperienze intime e relazionali. Non esiste un’età "giusta" o "sbagliata" per vivere certe esperienze: il confronto con gli altri può farci sentire in difetto, ma la verità è che ogni percorso è unico e valido.
La sofferenza che descrivi merita attenzione, e parlarne con un professionista può aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo e quali sono le strade possibili per ritrovare fiducia in te stesso e nel tuo valore.
Non arrenderti: ogni momento può essere l'inizio di qualcosa di nuovo. Prendersi cura del proprio benessere emotivo è già un passo importante.
Resto a disposizione se vorrai approfondire, anche in modalità online.
Francesca Cavara, psicologa
grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. Capisco quanto possa essere difficile parlare di questi temi, ma proprio aprirsi è spesso il primo passo verso un cambiamento.
Ognuno ha i propri tempi, soprattutto quando si tratta di esperienze intime e relazionali. Non esiste un’età "giusta" o "sbagliata" per vivere certe esperienze: il confronto con gli altri può farci sentire in difetto, ma la verità è che ogni percorso è unico e valido.
La sofferenza che descrivi merita attenzione, e parlarne con un professionista può aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo e quali sono le strade possibili per ritrovare fiducia in te stesso e nel tuo valore.
Non arrenderti: ogni momento può essere l'inizio di qualcosa di nuovo. Prendersi cura del proprio benessere emotivo è già un passo importante.
Resto a disposizione se vorrai approfondire, anche in modalità online.
Francesca Cavara, psicologa
Buongiorno, più che arrendersi dovrebbe intraprendere un percorso di psicoterapia per lavorare principalmente sulla insicurezza che menziona, che verosimilmente è la responsabile della maggior parte delle difficoltà che incontra, incluse quelle relazionali, incluse quelle sessuali.
Buongiorno, mi dispiace per la situazione ma sento dalle tue parole che iniziare a parlarne, per quanto difficile, può essere un buon punto di partenza. Credo che ci sia molto in te da far emergere e comprendere, perchè queste timidezze o difficoltà nella relazione con gli altri; come sentire una nuova energia e rimetterla sul tuo cammino. Io se desideri sono disponibili per dei colloqui online o in presenza. Un cordiale saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno
Buonasera, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e intimo. Le difficoltà che descrive, come il senso di solitudine, l’insicurezza e la sofferenza legata alla mancanza di esperienze affettive e sessuali, sono vissuti comprensibili, che possono generare un forte senso di inadeguatezza, soprattutto nel momento in cui si fanno i conti con le aspettative sociali.
Parlarne, sebbene sia molto imbarazzante, è il grande e difficile primo passo che può aiutarla a non "arrendersi a quel che viene" come ha detto lei. Un percorso psicologico può aiutarla a dare spazio e significato a queste emozioni, e allo stesso tempo a riscoprire risorse interiori che oggi sembrano sommerse dai sentimenti di vergogna e tristezza. Resto a disposizione, se vorrà intraprendere un percorso di supporto.
Parlarne, sebbene sia molto imbarazzante, è il grande e difficile primo passo che può aiutarla a non "arrendersi a quel che viene" come ha detto lei. Un percorso psicologico può aiutarla a dare spazio e significato a queste emozioni, e allo stesso tempo a riscoprire risorse interiori che oggi sembrano sommerse dai sentimenti di vergogna e tristezza. Resto a disposizione, se vorrà intraprendere un percorso di supporto.
Buongiorno, le consiglio un percorso di psicoterapia che l'aiuti a ritrovare fiducia in se stesso. Cordiali saluti.
Buongiorno gentile Utente, capisco quanto possa essere difficile per lei condividere questi vissuti, e le sono grato per il coraggio e la sincerità con cui lo ha fatto. Le parole che scrive portano con sé una sofferenza silenziosa ma profonda, legata non solo all’esperienza della solitudine, ma anche al confronto con un'immagine ideale di sé e degli altri, che la fa sentire in ritardo, fuori posto o, come dice lei, “anomala”. Mi preme dirle subito che non esiste un’età giusta per vivere certe esperienze, e che ogni percorso è unico, degno di rispetto e ascolto.
Il disagio che sente non nasce tanto dalla mancanza di una relazione, quanto dalla pressione che sente di “dover essere” in un certo modo per poter valere. Questo tipo di pensiero può diventare un circolo vizioso: più ci si sente inadeguati, più si sviluppa ansia e sfiducia, e meno si riesce a entrare in contatto autentico con l’altro. Ma il valore personale non si misura dal numero di esperienze avute, né dalla sicurezza esibita. In realtà, molti uomini e donne si sentono più attratti da chi riesce a mostrarsi con sincerità, e non da chi si conforma a modelli stereotipati di forza o successo.
La sua esperienza sessuale, come lei stesso racconta, è iniziata sotto il peso di aspettative, ansie e un senso di urgenza che l’hanno portato forse a cercare conferme più che relazioni vere. È comprensibile e umano. Spesso accade quando si accumula troppo tempo senza avere un confronto reale con l’altro. E se oggi lei sente imbarazzo o rammarico per com’è andata, va bene così. Non è una colpa, e nemmeno un’etichetta. È solo un punto di partenza, non un marchio.
Dietro le sue parole avverto anche un bisogno profondo di contatto, di reciprocità, di sentirsi visto e scelto. È un desiderio legittimo, e le assicuro che non è affatto condannato all’insoddisfazione. Ma perché questo possa avvenire in modo autentico, è fondamentale che inizi a coltivare uno sguardo più gentile verso sé stesso. La sua sensibilità non è una debolezza: è il terreno più fertile su cui poter costruire relazioni vere, quando ci sarà uno spazio per accogliere anche la sua fragilità, senza vergogna.
A volte, quando le emozioni diventano troppo pesanti da sostenere da soli, può essere molto utile parlarne in uno spazio protetto. Un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle proprio questo: non solo un contenitore sicuro in cui esprimersi senza giudizio, ma anche un’occasione per rimettere ordine tra ciò che sente, ciò che desidera, e ciò che può realmente costruire.
Lei ha già fatto un primo passo importante, scrivendo qui e chiedendo consiglio. Non si arrenda all’idea che questa sia la sua condizione definitiva. Spesso dietro l’“arrendersi a quel che viene” si nasconde in realtà il desiderio profondo di qualcosa di più autentico. E quella parte, per quanto oggi stanca o delusa, merita ascolto e possibilità.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Il disagio che sente non nasce tanto dalla mancanza di una relazione, quanto dalla pressione che sente di “dover essere” in un certo modo per poter valere. Questo tipo di pensiero può diventare un circolo vizioso: più ci si sente inadeguati, più si sviluppa ansia e sfiducia, e meno si riesce a entrare in contatto autentico con l’altro. Ma il valore personale non si misura dal numero di esperienze avute, né dalla sicurezza esibita. In realtà, molti uomini e donne si sentono più attratti da chi riesce a mostrarsi con sincerità, e non da chi si conforma a modelli stereotipati di forza o successo.
La sua esperienza sessuale, come lei stesso racconta, è iniziata sotto il peso di aspettative, ansie e un senso di urgenza che l’hanno portato forse a cercare conferme più che relazioni vere. È comprensibile e umano. Spesso accade quando si accumula troppo tempo senza avere un confronto reale con l’altro. E se oggi lei sente imbarazzo o rammarico per com’è andata, va bene così. Non è una colpa, e nemmeno un’etichetta. È solo un punto di partenza, non un marchio.
Dietro le sue parole avverto anche un bisogno profondo di contatto, di reciprocità, di sentirsi visto e scelto. È un desiderio legittimo, e le assicuro che non è affatto condannato all’insoddisfazione. Ma perché questo possa avvenire in modo autentico, è fondamentale che inizi a coltivare uno sguardo più gentile verso sé stesso. La sua sensibilità non è una debolezza: è il terreno più fertile su cui poter costruire relazioni vere, quando ci sarà uno spazio per accogliere anche la sua fragilità, senza vergogna.
A volte, quando le emozioni diventano troppo pesanti da sostenere da soli, può essere molto utile parlarne in uno spazio protetto. Un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle proprio questo: non solo un contenitore sicuro in cui esprimersi senza giudizio, ma anche un’occasione per rimettere ordine tra ciò che sente, ciò che desidera, e ciò che può realmente costruire.
Lei ha già fatto un primo passo importante, scrivendo qui e chiedendo consiglio. Non si arrenda all’idea che questa sia la sua condizione definitiva. Spesso dietro l’“arrendersi a quel che viene” si nasconde in realtà il desiderio profondo di qualcosa di più autentico. E quella parte, per quanto oggi stanca o delusa, merita ascolto e possibilità.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Buonasera, penso che l'immagine di sé che si è creata abbia un impatto sui comportamenti che mette in atto, alimentando, probabilmente, un circolo vizioso di inadeguatezza e vergogna. Comprendo quanto possa essere difficile vivere in questo modo e credo che le sarebbe davvero utile iniziare un percorso e scardinare convinzioni irrigidite su di sé e sugli altri .
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve grazie per la sua sincerità e condivisione. “Mi sento inferiore”
Questo è il nodo centrale. Non è la mancanza di esperienze a renderla inferiore: è il giudizio che sta rivolgendo a se stesso. E quando si guarda così, ogni cosa diventa una “prova” contro di lei.
Ma l’insicurezza non è un difetto morale. È una condizione emotiva, spesso costruita nel tempo. La solitudine. Questa sì, è reale. E fa male sul serio.
Ma essere soli non significa essere non amabili. Significa che finora non si sono incastrate le condizioni giuste: contesto, fiducia, timing, un po’ di fortuna. Tutte cose che non dipendono solo da lei. iniziando un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutarla sin da subito a sbloccare parti di se, meccanismi di difesa ed emozioni sottostanti, lavorando su se stesso e sulla sua autostima, per avere maggiore sicurezza e consapevolezza nella quotidianità. Resto a sua disposizione.
Questo è il nodo centrale. Non è la mancanza di esperienze a renderla inferiore: è il giudizio che sta rivolgendo a se stesso. E quando si guarda così, ogni cosa diventa una “prova” contro di lei.
Ma l’insicurezza non è un difetto morale. È una condizione emotiva, spesso costruita nel tempo. La solitudine. Questa sì, è reale. E fa male sul serio.
Ma essere soli non significa essere non amabili. Significa che finora non si sono incastrate le condizioni giuste: contesto, fiducia, timing, un po’ di fortuna. Tutte cose che non dipendono solo da lei. iniziando un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutarla sin da subito a sbloccare parti di se, meccanismi di difesa ed emozioni sottostanti, lavorando su se stesso e sulla sua autostima, per avere maggiore sicurezza e consapevolezza nella quotidianità. Resto a sua disposizione.
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