Esperienze
Temi sui quali ho approfondito teoria e tecnica in diverse sedi di formazione
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia scolastica
- Psicologia della salute
- Psicologia sportiva
Principali patologie trattate
- Stress
- Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
- Ansia
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Difficoltà relazionali
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Consulenza online
50 € -
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Colloquio psicologico clinico
50 € -
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Consulenza psicologica
50 € -
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Orientamento scolastico
50 € -
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Indirizzo
Via Savorelli , Roma 00165
Disponibilità
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ha risposto a 17 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno,
sono un ragazzo sulla trentina che da qualche mese sta sperimentando stress ed ansia ad altissimo livello per via di una decisione lavorativa.
Lavoravo in uno dei posti più importanti in Italia e ho deciso di lasciarlo per provare a tornare a vivere nel mio paese di origine (a circa 2 ore di auto da dove stavo prima), con più smart working e maggior equilibrio vita-lavoro.
Non ero convintissimo della scelta già prima di prenderla, in quanto il mio precedente lavoro mi rendeva orgoglioso anche agli occhi degli altri, ma ho deciso di farlo anche sapendo che mia moglie aveva piacere a tornare al paese.
Dopo aver fatto la scelta, da circa 20 giorni, ho sempre un senso di ansia e rimpianto e sono ogni giorno tentato a voler tornare indietro.
Sono combattuto continuamente tra il voler tornare ed i sensi di colpa per gli altri, in quanto sicuramente i miei figli potranno essere più seguiti al paese avendo il supporto dei nonni e io, in futuro, potrò seguire da vicino i miei genitori durante la vecchiaia.
Nonostante questi vantaggi io mi sento spento e apatico, vorrei solo tornare al vecchio lavoro ma sono bloccato da questi sensi di colpa, in quanto mi colpevolizzo sapendo che figli e genitori avranno una vita più tranquilla se io fossi al paese ed anche mia moglie avrebbe un aiuto durante le prime fasi di vita dei bambini (che vorremmo avere a breve, ancora non ne abbiamo).
Al tutto si aggiunge che al paese ho una casa di proprietà mentre ritornando sull’altro lavoro dovrei comprare casa.
Un’altra opzione potrebbe essere quella di fare il pendolare dal mio paese, dormendo un paio di notti a settimana fuori casa, che potrebbe essere davvero un buon compromesso ma ho dei dubbi anche su questo dj non poter essere troppo presente con i miei figli in futuro.
Non ne vengo davvero a capo ed ho il cervello arrovellato da mesi.
Mi farebbe piacere un vostro punto di vista.
Grazie
Mi pare che la soluzione tu l'abbia già trovata: pendolarismo e autorealizzazione.
Una persona insoddisfatta e spenta non accudisce bene né figli, né coniuge, né genitori.
Mantieni la tua casa, insieme alla tua identità reale e un piccolo accomodamento in te ed in chi ti ama sarà completamente ripagato dal fluire di una vita solidamente piena. Nessun senso di colpa: ognuno ha il diritto di seguire le sue propensioni.
Cinque mesi fa ho conosciuto questo ragazzo.
Lui si era lasciato da qualche settimana dopo una relazione tossica durata 6 mesi.
A lui questa relazione lo ha segnato molto, era stato tradito, trattato male...
Io quando l'ho conosciuto non cercavo nulla, ero molto in pace con me stessa in termini relazionali, ma comunque mi era simpatico e quindi ci siamo accordati per una relazione di solo sesso, una cosa leggera così per divertirsi a tempo perso.
I primi due mesi stavano andando bene, molto leggera, ci si vedeva, si scherzava e poi ognuno tornava alle proprie vite.
Io sentivo però che in me stava nascendo un micro sentimento per lui.
I mesi passano e a gennaio io scopro che nel mentre lui si stava sentendo con molte ragazze, e aveva avuto anche un'avventura.
Io quando lo scopro ci rimango un po' male perché pensavo che quel mio sentimento fosse anche un minimo ricambiato.
Gli confesso che lui mi piace e lui mi dice che pensava ancora alla ex, ma che comunque gli piacevo.
Ho continuato la cosa perché ormai lui mi piaceva e per me era meglio averlo solo un po' piuttosto che nulla.
Le cose continuano ad andare avanti e noi ci avviciniamo sempre di più e stiamo molto bene insieme.
Io verso fine febbraio volevo fargli il discorso "cosa siamo", ma scopro che lui nel mentre aveva tinder, e quindi mi do ormai per vinta ed evito tutto.
Continuo la "frequentazione" perché ormai ci ero dentro con tutte le scarpe e non avevo intenzione di smettere di provarci.
Nell'ultimo mese le cose sono andate solo a migliorare, ci vediamo ogni giorno, dormiamo spesso insieme, abbracciati, teniamo mano per mano.
Settimana scorsa siamo stati a Venezia insieme e abbiamo passato una bellissima giornata insieme.
La mattina ogni volta che ci svegliamo lui dice "posticipa la sveglia", io lo faccio, e entrambi ci giriamo in sincro e ci abbracciamo, e rimaniamo così per 10 minuti, senza dire una parola, poi ci svegliamo e ci riempiamo di baci.
Abbiamo anche comprato dei biglietti per un concerto tra mesi (dando per scontato che la cosa a giugno continuerà ancora).
Abbiamo accordato di essere esclusivi (ha cancellato da tempo tinder).
Quando siamo lontani però non mi scrive quasi mai, su whatsapp ad esempio sono sempre io che comincio le conversazioni e lui risponde sempre dopo.
Non è un gran messaggiatore eh, però 2 minuti per rispondermi li trovi.
Ora contestualizzo: lui è una persona molto particolare con diversi problemi (adhd, dislessia) è stato depresso ecc, non una persona facile, ha avuto carenze affettive da parte dei genitori da piccolo.
Io cerco sempre di farlo stare bene, e lui infatti con me sta bene.
Il mio dubbio più grande è sapere se gli piaccio davvero o sono davvero solo un passatempo (ci vediamo molto spesso), e perché non ufficializzare la cosa.
Se fosse ufficiale a me nemmeno importerebbe del fatto che non mi risponde, ma dato che nel concreto non siamo nulla sono sempre in ansia che chissà cosa potrebbe star facendo.
Come dovrei vederla?
Troncarla e continuare? Grazie per i vostri pareri.
Ciao. In un modo un po' particolare vi siete incontrati e incontrati davvero. Se ci tieni , ti direi di non pressarlo troppo e di aspettare che si renda conto da solo di tenere a te come persona, non come passatempo.
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