Ho due domande: 1 Come mai sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di us
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risposte
Ho due domande:
1 Come mai sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso sostanze dei figli?
2 C'è chi riesce ad uscirne e non ricadere?
Quale percorso devono fare??
1 Come mai sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso sostanze dei figli?
2 C'è chi riesce ad uscirne e non ricadere?
Quale percorso devono fare??
Domanda molto importante e delicata.
Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso di sostanze dei figli?
Le madri, per ragioni culturali, affettive e talvolta anche biologiche, tendono a sentirsi maggiormente responsabili del benessere emotivo e fisico dei figli. Spesso sono loro a percepire prima i segnali di disagio, a preoccuparsi e ad attivarsi nella ricerca di aiuto. In molte famiglie, la figura materna è anche quella che mantiene un contatto più costante con i figli, facilitando così una maggiore consapevolezza delle difficoltà che possono emergere. Questo coinvolgimento, però, può diventare fonte di forte stress, senso di colpa e impotenza se non supportato adeguatamente.
C'è chi riesce ad uscirne e non ricadere? Quale percorso devono fare?
Sì, molte persone riescono ad uscire dalla dipendenza e a costruire una vita stabile e soddisfacente senza ricadute. Tuttavia, il percorso non è mai semplice o lineare: richiede un lavoro su più livelli. Generalmente è necessario un intervento multidisciplinare che può includere:
Psicoterapia individuale per affrontare le cause profonde del disagio (traumi, bassa autostima, difficoltà relazionali, gestione delle emozioni);
Supporto familiare, spesso fondamentale nel sostenere la motivazione al cambiamento e nel migliorare le dinamiche relazionali;
Trattamenti medici o farmacologici quando indicati, specialmente in caso di dipendenze fisiche o comorbilità psichiatriche;
Gruppi di auto-aiuto o terapeutici, dove il confronto con chi vive situazioni simili può rafforzare il senso di appartenenza e la speranza nel cambiamento;
Un progetto di vita alternativo, che dia senso e scopo: nuove attività, relazioni sane, obiettivi realistici e stimolanti.
Ogni percorso è personale e va calibrato sui bisogni e sulle risorse del singolo.
È sempre utile e consigliato, per approfondire e affrontare in modo efficace queste problematiche, rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso di sostanze dei figli?
Le madri, per ragioni culturali, affettive e talvolta anche biologiche, tendono a sentirsi maggiormente responsabili del benessere emotivo e fisico dei figli. Spesso sono loro a percepire prima i segnali di disagio, a preoccuparsi e ad attivarsi nella ricerca di aiuto. In molte famiglie, la figura materna è anche quella che mantiene un contatto più costante con i figli, facilitando così una maggiore consapevolezza delle difficoltà che possono emergere. Questo coinvolgimento, però, può diventare fonte di forte stress, senso di colpa e impotenza se non supportato adeguatamente.
C'è chi riesce ad uscirne e non ricadere? Quale percorso devono fare?
Sì, molte persone riescono ad uscire dalla dipendenza e a costruire una vita stabile e soddisfacente senza ricadute. Tuttavia, il percorso non è mai semplice o lineare: richiede un lavoro su più livelli. Generalmente è necessario un intervento multidisciplinare che può includere:
Psicoterapia individuale per affrontare le cause profonde del disagio (traumi, bassa autostima, difficoltà relazionali, gestione delle emozioni);
Supporto familiare, spesso fondamentale nel sostenere la motivazione al cambiamento e nel migliorare le dinamiche relazionali;
Trattamenti medici o farmacologici quando indicati, specialmente in caso di dipendenze fisiche o comorbilità psichiatriche;
Gruppi di auto-aiuto o terapeutici, dove il confronto con chi vive situazioni simili può rafforzare il senso di appartenenza e la speranza nel cambiamento;
Un progetto di vita alternativo, che dia senso e scopo: nuove attività, relazioni sane, obiettivi realistici e stimolanti.
Ogni percorso è personale e va calibrato sui bisogni e sulle risorse del singolo.
È sempre utile e consigliato, per approfondire e affrontare in modo efficace queste problematiche, rivolgersi ad uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
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Buonasera,
provo a dare una breve risposta alle sue domande, entrambe molto complesse, profonde ed importanti.
1) Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso di sostanze da parte dei figli?
Spesso le madri si sentono più coinvolte – emotivamente e concretamente – perché nella nostra cultura è ancora molto presente l’idea che siano loro le principali responsabili del benessere (o malessere) dei figli. Questo coinvolgimento può essere alimentato dal senso di colpa, dal desiderio di “salvare” o “proteggere” il proprio figlio, e da un legame affettivo molto profondo che tende a rendere difficile il distacco. Inoltre, le madri spesso sono più disponibili a chiedere aiuto o a mettersi in discussione, e questo le rende più visibili nel percorso di supporto familiare.
2) C’è chi riesce davvero a uscirne e non ricadere? Quale percorso può aiutare?
Sì, ci sono molte persone che riescono a uscire dall’uso di sostanze in modo stabile. Il percorso, però, non è mai lineare e uguale per tutti: richiede tempo, motivazione e spesso un lavoro multidisciplinare. I fattori che aiutano includono:
Un percorso psicoterapeutico individuale, per lavorare sulle cause profonde del disagio che ha portato all’uso delle sostanze (dolore emotivo, traumi, difficoltà relazionali ecc…).
Un contesto familiare di supporto, non giudicante, ma capace di stabilire anche dei confini chiari.
Gruppi terapeutici o di auto-mutuo aiuto.
Un intervento medico o psichiatrico, quando necessario, per affrontare eventuali comorbidità (ad esempio depressione o disturbi d’ansia).
Progetti di reinserimento sociale e lavorativo, fondamentali per costruire una nuova identità al di fuori della dipendenza.
Un esempio concreto di luogo in cui è possibile trovare molti di questi strumenti integrati è rappresentato dalle comunità terapeutiche dedicate al trattamento delle dipendenze. Queste strutture offrono in un unico contesto supporto psicologico, medico, educativo e sociale, rappresentando un’opportunità importante per chi desidera intraprendere un percorso strutturato di cambiamento e per i familiari che cercano un riferimento.
La ricaduta può far parte del percorso, ma non significa che il cambiamento sia fallito. È importante vederla come un’occasione per capire meglio sé stessi e rafforzare le strategie di protezione.
Le suggerisco, se non l’ha già fatto, di cercare supporto anche per sé stessa: quando un familiare è in difficoltà, prendersi cura del proprio stato emotivo è fondamentale. Non è egoismo, è un modo per essere davvero d’aiuto all’altro.
Un caro saluto.
provo a dare una breve risposta alle sue domande, entrambe molto complesse, profonde ed importanti.
1) Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte nella problematica di uso di sostanze da parte dei figli?
Spesso le madri si sentono più coinvolte – emotivamente e concretamente – perché nella nostra cultura è ancora molto presente l’idea che siano loro le principali responsabili del benessere (o malessere) dei figli. Questo coinvolgimento può essere alimentato dal senso di colpa, dal desiderio di “salvare” o “proteggere” il proprio figlio, e da un legame affettivo molto profondo che tende a rendere difficile il distacco. Inoltre, le madri spesso sono più disponibili a chiedere aiuto o a mettersi in discussione, e questo le rende più visibili nel percorso di supporto familiare.
2) C’è chi riesce davvero a uscirne e non ricadere? Quale percorso può aiutare?
Sì, ci sono molte persone che riescono a uscire dall’uso di sostanze in modo stabile. Il percorso, però, non è mai lineare e uguale per tutti: richiede tempo, motivazione e spesso un lavoro multidisciplinare. I fattori che aiutano includono:
Un percorso psicoterapeutico individuale, per lavorare sulle cause profonde del disagio che ha portato all’uso delle sostanze (dolore emotivo, traumi, difficoltà relazionali ecc…).
Un contesto familiare di supporto, non giudicante, ma capace di stabilire anche dei confini chiari.
Gruppi terapeutici o di auto-mutuo aiuto.
Un intervento medico o psichiatrico, quando necessario, per affrontare eventuali comorbidità (ad esempio depressione o disturbi d’ansia).
Progetti di reinserimento sociale e lavorativo, fondamentali per costruire una nuova identità al di fuori della dipendenza.
Un esempio concreto di luogo in cui è possibile trovare molti di questi strumenti integrati è rappresentato dalle comunità terapeutiche dedicate al trattamento delle dipendenze. Queste strutture offrono in un unico contesto supporto psicologico, medico, educativo e sociale, rappresentando un’opportunità importante per chi desidera intraprendere un percorso strutturato di cambiamento e per i familiari che cercano un riferimento.
La ricaduta può far parte del percorso, ma non significa che il cambiamento sia fallito. È importante vederla come un’occasione per capire meglio sé stessi e rafforzare le strategie di protezione.
Le suggerisco, se non l’ha già fatto, di cercare supporto anche per sé stessa: quando un familiare è in difficoltà, prendersi cura del proprio stato emotivo è fondamentale. Non è egoismo, è un modo per essere davvero d’aiuto all’altro.
Un caro saluto.
Buonasera,
le madri in quanto parte del nucleo familiare del figlio e figura di accudimento primaria, spesso si sentono impotenti davanti ad una malattia così importante e invalidante. Si c'è chi riesce ad uscirne (io ho lavorato tanti anni in Comunità di tossicodipendenti), però ci vuole motivazione, costanza, impegno e un lavoro serrato su di sé e sul proprio funzionamento. Domandarsi: che cosa mi dà la sostanza?
Un dato di realtà è che la percentuale di ricaduta è molto alta. C'è chi riesce a rimanere sobrio dalla sostanza tutta la vita e a svolgere una vita nella norma.
Un saluto
A disposizione
le madri in quanto parte del nucleo familiare del figlio e figura di accudimento primaria, spesso si sentono impotenti davanti ad una malattia così importante e invalidante. Si c'è chi riesce ad uscirne (io ho lavorato tanti anni in Comunità di tossicodipendenti), però ci vuole motivazione, costanza, impegno e un lavoro serrato su di sé e sul proprio funzionamento. Domandarsi: che cosa mi dà la sostanza?
Un dato di realtà è che la percentuale di ricaduta è molto alta. C'è chi riesce a rimanere sobrio dalla sostanza tutta la vita e a svolgere una vita nella norma.
Un saluto
A disposizione
Buonasera, non sono solo le mamme ad attivarsi di fronte ad un problema di dipendenza da sostanze, è una generalizzazione non sempre vera. In merito al percorso di cura, sì c'è chi riesce a non ricadere ma va valutato il singolo caso. Può rivolgersi ad un centro specializzato nelle tossico dipendenze e accedere con il servizio pubblico o, privatamente, con psicoterapeuti che si occupano di dipendenze.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno, la possibilità di uscire dalla dipendenza da sostanze è possibile. Le consiglio di fare un passaggio con il servizio SERD del proprio comune di residenza o di riferimento di zona. Cordiali saluti.
Buongiorno, il punto uno non mi risulta e quindi non saprei rispondere ma immagino vada valutato caso per caso. Le risposte al punto 2 sono varie. è possibile uscirne e non ricadere ma è raro che succeda al primo tentativo. Questo perchè solitamente chi ha un problema di sostanze è indotto a smettere da altri o dal "sistema" ma non perchè ne è convinto. Questo, che è la base di ogni percorso di cambiamento, vale ancora di più per le dipendenze, ed anche a quel punto è probabile avere ricadute. Ricordiamo che la tossicodipendenza è considerata una malattia "cronica e recidivante" proprio per questi motivi.
Buongiorno, da dove le deriva questa convinzione e come mai è importante per lei questa differenziazione di genere? Ecco innanzitutto proverei a rispondere a queste semplici domande. Poi si se ne esce esistono strutture apposite facilmente reperibili sul territorio e anche percorsi terapeutici sul tema.
Buongiorno, è importante in queste situazioni che entrambi i genitori siano coinvolti. Anche solamente il fatto di sentire che due genitori collaborano per il bene del figlio può essere un primo intervento di cura. Per quanto riguarda il secondo quesito: molte persone riescono a uscirne e a non ricaderci, anche se molto dipende da quali sostanze vengono assunte e dalla storia di tossicodipendenza. Per quanto riguarda i percorsi ce ne sono molteplici. Le consiglierei di prenotare un appuntamento con un professionista che si occupa di queste tematiche (psichiatra, psicologo, psicoterapeuta) che possa disegnare con voi un progetto il più adatto possibile all'unicità della situazione.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Buongiorno
Ci sono varie ragioni per cui le madri possono essere più coinvolte nella problematica di uso di sostanze dei figli:
Innanzitutto il ruolo genitoriale che le madri ricoprono : spesso infatti hanno un ruolo più centrale nella cura dei figli, che significa essere più presenti e più consapevoli dei problemi dei figli.
Poi giocano un ruolo importante la società e le relative aspettative: la società spesso si aspetta che le madri siano più coinvolte nella cura dei figli e che si prendano maggiormente9 cura del loro benessere.
Infine le dinamiche familiari: in alcune famiglie, le madri possono essere più propense a prendersi carico dei problemi dei figli, mentre i padri possono essere più distaccati o meno coinvolti.
Per quanto riguarda la possibilità di uscire dall'uso di sostanze e non ricadere e sui percorsi da fare, le posso dire che riuscire a superare la dipendenza può variare a seconda dell'individuo e delle sue esigenz specifiche. Detto ciò è importante ricordare che è fondamentale il riconoscimento del problema: il primo passo è riconoscere di avere un problema di dipendenza e di aver bisogno di aiuto. Il passo successivo è cercare aiuto e rivolgersi ad un professionista della salute mentale o ad un centro di trattamento per la dipendenza, spesso presenti nei Servizi territoriali dei centri di salute mentale. Anche la terapia e il supporto di gruppo possono essere utili per affrontare le cause sottostanti della dipendenza e per sviluppare strategie per evitare la ricaduta.
È anche utile fare cambiamenti nello stile di vita, come evitare situazioni che possono scatenare la dipendenza e trovare attività salutari, che possono essere utili per mantenere la sobrietà.
Infine ampliare e sviluppare il supporto a lungo termine da parte di familiari, amici e professionisti della salute mentale. Tutto ciò può essere importante e fare davvero la differenza per aiutare a mantenere la sobrietà e a prevenire la ricaduta.
Spero di esserle stato utile. Cordiali saluti.
Ci sono varie ragioni per cui le madri possono essere più coinvolte nella problematica di uso di sostanze dei figli:
Innanzitutto il ruolo genitoriale che le madri ricoprono : spesso infatti hanno un ruolo più centrale nella cura dei figli, che significa essere più presenti e più consapevoli dei problemi dei figli.
Poi giocano un ruolo importante la società e le relative aspettative: la società spesso si aspetta che le madri siano più coinvolte nella cura dei figli e che si prendano maggiormente9 cura del loro benessere.
Infine le dinamiche familiari: in alcune famiglie, le madri possono essere più propense a prendersi carico dei problemi dei figli, mentre i padri possono essere più distaccati o meno coinvolti.
Per quanto riguarda la possibilità di uscire dall'uso di sostanze e non ricadere e sui percorsi da fare, le posso dire che riuscire a superare la dipendenza può variare a seconda dell'individuo e delle sue esigenz specifiche. Detto ciò è importante ricordare che è fondamentale il riconoscimento del problema: il primo passo è riconoscere di avere un problema di dipendenza e di aver bisogno di aiuto. Il passo successivo è cercare aiuto e rivolgersi ad un professionista della salute mentale o ad un centro di trattamento per la dipendenza, spesso presenti nei Servizi territoriali dei centri di salute mentale. Anche la terapia e il supporto di gruppo possono essere utili per affrontare le cause sottostanti della dipendenza e per sviluppare strategie per evitare la ricaduta.
È anche utile fare cambiamenti nello stile di vita, come evitare situazioni che possono scatenare la dipendenza e trovare attività salutari, che possono essere utili per mantenere la sobrietà.
Infine ampliare e sviluppare il supporto a lungo termine da parte di familiari, amici e professionisti della salute mentale. Tutto ciò può essere importante e fare davvero la differenza per aiutare a mantenere la sobrietà e a prevenire la ricaduta.
Spero di esserle stato utile. Cordiali saluti.
Ciao, a mio parere il coinvolgimento genitoriale dipende da diverse variabili, tra cui sicuramente la maggior presenza e vicinanza nei confronti in questo caso del figlio. Per quel che riguarda la questione dipendenza in sè, dipende dalla sostanza in causa, spesso il percorso più consigliabile è quello del servizio pubblico, Ser-t/ Ser-d, o un percorso di psicoterapia.
Buongiorno, la dipendenza da sostanze può essere trattata in diversi modi. Se in fase iniziale può essere sufficiente una psicoterapia e una cura farmacologia prescritta da uno psichiatra, alternando eventualmente, qualora lo psichiatra sia favorevole, un trattamento di stimolazione magnetica trasncranica. Nei casi più gravi potrebbe anche essere indicato un percorso in comunità residenziale o semi-residenziale. Solo un professionista può essere in grado dopo un' attenta analisi della situazione di fornire la soluzione più adatta. La dipendenza da sostanze spesso coinvolge tutto il nucleo familiare a livello emotivo per questo è importante valutare un supporto psicologico anche per i familiari.
Buongiorno rispetto alla prima domanda posso dirle che nella mia esperienza clinica non è sempre così in genere si sente coinvolto chi ha le risorse per riconoscere l'esistenza di un problema e vuole farsene carico per risolverlo, ci sono invece delle altre figure che non hanno gli strumenti per affrontare la questione e ad esempio tendono a evitare o spostare il problema; quindi non lo attribuirei tanto al ruolo quanto alle caratteristiche interne della persona che fanno la differenza rispetto alla presa in carico o no di un problema. C è' chi delega e chi si prende il peso, di solito queste parti entrano in gioco in modo complementare: so che c'è qualcuno che se ne occupa e quindi mi sento autorizzato a non farmene carico per esempio. rispetto al secondo quesito: è possibile uscire da un problema di dipendenza da sostanze perché il nostro cervello è plastico e possiamo modificarlo sostituendo abitudini nuove nella nostra memoria procedurale. Occorre però del tempo, consideri che secondo i più recenti studi per modificare un'abitudine e sostituirla con una nuova occorrono almeno 90 giorni, occorre un lavoro costante e strutturato in maniera da lavorare sulla totalità e la complessità del paziente, e soprattutto occorre che la persona in questione voglia mettersi in gioco. Con questo intendo dire che lei in quanto madre non può parlo al suo posto di suo figlio, può solo rappresentargli le sue emozioni e le sue idee circa il modo che per lei sarebbe più opportuno per affrontare il problema prestando attenzione a non farlo sentire giudicato ma accolto. Spesso nelle tossicodipendenze c'è un il non riconoscimento della dipendenza come problema e in terapia si fa tutto un lavoro che porta ad acquisire tale consapevolezza. Le auguro il meglio. Saluti
Salve,suppongo che lei sia la madre e le risponderò in questi termini.
Di solito le madri sono più attente alle condizioni del figli, mi sento pero di dire anche che questa attitudine potrebbe addirittura risultare di ostacolo alla cessazione dell’abuso e le spiego perché.
Non sapendo di quali sostanze stiamo parlano risulta difficoltoso fare un previsionale, sappia solo che una persona in condizione di “addiction” necessita forse di una spinta per avvicinarsi ai servizi o alla comunità di recupero.
Da questo momento in poi il genitore potrà solo sperare che avvenga una trasformazione.
Ogni altro intervento, a seconda delle condizioni esistenti, potrebbe addirittura risultare controproducente.
Si affidi a quindi a professionisti competenti in materia.
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Di solito le madri sono più attente alle condizioni del figli, mi sento pero di dire anche che questa attitudine potrebbe addirittura risultare di ostacolo alla cessazione dell’abuso e le spiego perché.
Non sapendo di quali sostanze stiamo parlano risulta difficoltoso fare un previsionale, sappia solo che una persona in condizione di “addiction” necessita forse di una spinta per avvicinarsi ai servizi o alla comunità di recupero.
Da questo momento in poi il genitore potrà solo sperare che avvenga una trasformazione.
Ogni altro intervento, a seconda delle condizioni esistenti, potrebbe addirittura risultare controproducente.
Si affidi a quindi a professionisti competenti in materia.
Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Buongiorno,
i problemi connessi alle dipendenze possono esser presi in carico dai SerT.
Il SerT, Servizio per le Tossicodipendenze (ora spesso chiamato SerD, Servizio per le Dipendenze), è un servizio pubblico del Servizio Sanitario Nazionale italiano che si occupa della prevenzione, cura e riabilitazione delle persone con problemi di dipendenza da sostanze, come droghe e alcol, ma anche di dipendenze comportamentali come il gioco d'azzardo patologico. Spesso vengono pianificati percorsi terapeutici personalizzati per il paziente, ma molte volte sono coinvolti anche i membri della famiglia del soggetto attraverso la psicoterapia familiare. Il lavoro terapeutico con le famiglie consente di andare oltre e di comprendere più in profondità la funzione del malessere e della dipendenza dell'individuo. Contattate quanto prima il servizio di pertinenza della vostra zona, e apritevi alla possibilità di chiedere aiuto, potreste con il tempo sentirvi meno soli nell'affrontare una problematica assai complessa che richiede l'intervento congiunto di più figure professionali del settore sanitario.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
i problemi connessi alle dipendenze possono esser presi in carico dai SerT.
Il SerT, Servizio per le Tossicodipendenze (ora spesso chiamato SerD, Servizio per le Dipendenze), è un servizio pubblico del Servizio Sanitario Nazionale italiano che si occupa della prevenzione, cura e riabilitazione delle persone con problemi di dipendenza da sostanze, come droghe e alcol, ma anche di dipendenze comportamentali come il gioco d'azzardo patologico. Spesso vengono pianificati percorsi terapeutici personalizzati per il paziente, ma molte volte sono coinvolti anche i membri della famiglia del soggetto attraverso la psicoterapia familiare. Il lavoro terapeutico con le famiglie consente di andare oltre e di comprendere più in profondità la funzione del malessere e della dipendenza dell'individuo. Contattate quanto prima il servizio di pertinenza della vostra zona, e apritevi alla possibilità di chiedere aiuto, potreste con il tempo sentirvi meno soli nell'affrontare una problematica assai complessa che richiede l'intervento congiunto di più figure professionali del settore sanitario.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Le madri spesso si sentono più coinvolte perché culturalmente portano il peso del “prendersi cura” e possono vivere più direttamente il senso di responsabilità e fallimento.
Si può uscire dalla dipendenza e serve un percorso profondo: sostegno psicoterapeutico, a volte comunità terapeutiche.
Si può uscire dalla dipendenza e serve un percorso profondo: sostegno psicoterapeutico, a volte comunità terapeutiche.
Salve, per quanto riguarda la seconda domanda: sì, c'è chi riesce ad uscire dalla problematica legata all'abuso di sostanze e a non ricadere. Si tratta di percorsi lunghi, difficili e spesso intervallati da ricadute. Il suggerimento è rivolgersi il prima possibile ai SerD di zona e affidarsi alle valutazioni specialistiche e ai percorsi suggeriti.
In merito alla prima domanda, mi limito ad un suggerimento, qualora lei scriva in qualità di genitore: consideri un supporto psicologico anche per sè, le potrebbe essere davvero molto utile. Auguri
In merito alla prima domanda, mi limito ad un suggerimento, qualora lei scriva in qualità di genitore: consideri un supporto psicologico anche per sè, le potrebbe essere davvero molto utile. Auguri
Le sue domande toccano due aspetti fondamentali.
Le madri spesso si sentono più coinvolte perché, nella nostra cultura, tendono ad essere il riferimento emotivo e affettivo principale. Quando un figlio attraversa una difficoltà profonda come l’uso di sostanze, molte madri vivono tutto sulla propria pelle: senso di colpa, impotenza, paura. Ma va detto: questo coinvolgimento, anche se doloroso, è spesso una risorsa potente, perché chi ama può diventare parte del cambiamento.
Sì, si può uscirne. E si può anche non ricadere.
Ma non esiste un’unica strada. Il percorso più efficace è sempre quello che mette insieme:
un lavoro personale profondo, spesso con l’aiuto di un terapeuta;
una rete relazionale solida, che non sia solo “controllo”, ma presenza e fiducia;
e talvolta anche un intervento specialistico multidisciplinare, se la situazione lo richiede.
Non basta smettere. Bisogna trovare un senso nuovo, più forte della sostanza. E questo si costruisce, giorno dopo giorno, insieme.
Le madri spesso si sentono più coinvolte perché, nella nostra cultura, tendono ad essere il riferimento emotivo e affettivo principale. Quando un figlio attraversa una difficoltà profonda come l’uso di sostanze, molte madri vivono tutto sulla propria pelle: senso di colpa, impotenza, paura. Ma va detto: questo coinvolgimento, anche se doloroso, è spesso una risorsa potente, perché chi ama può diventare parte del cambiamento.
Sì, si può uscirne. E si può anche non ricadere.
Ma non esiste un’unica strada. Il percorso più efficace è sempre quello che mette insieme:
un lavoro personale profondo, spesso con l’aiuto di un terapeuta;
una rete relazionale solida, che non sia solo “controllo”, ma presenza e fiducia;
e talvolta anche un intervento specialistico multidisciplinare, se la situazione lo richiede.
Non basta smettere. Bisogna trovare un senso nuovo, più forte della sostanza. E questo si costruisce, giorno dopo giorno, insieme.
Salve la sua domanda è molto pertinente. Le madri spesso si fanno piu' carico delle problematiche di dipendenza dei figli perchè questi figli sono dipendenti e poco autonomi ed hanno bisogno della madre. Il prof. Luigi Cancrini ha scritto dagli anni settanta molti testi sulla famiglia del tossicodipente.
I percorsi possono essere vari ed abbastanza funzionali. E' importante combinare i trattamenti a seconda della specificità delle situazioni.
Spero di esserle stata utile, se vuole mi può contattare
I percorsi possono essere vari ed abbastanza funzionali. E' importante combinare i trattamenti a seconda della specificità delle situazioni.
Spero di esserle stata utile, se vuole mi può contattare
Buongiorno,
le sue domande toccano due aspetti molto importanti, sia sul piano emotivo che su quello pratico.
1. Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte?
Spesso le madri sono più presenti nella quotidianità dei figli e sviluppano un legame emotivo profondo fin dalla nascita. Questo le porta, in molti casi, a sentirsi più direttamente responsabili o coinvolte, anche quando la responsabilità non è loro. È un carico affettivo e psicologico che può diventare molto pesante e richiedere uno spazio di ascolto dedicato anche per loro.
2. C’è chi riesce a uscirne e non ricadere? Quale percorso?
Sì, uscire dall’uso di sostanze è possibile, e molte persone riescono a costruirsi una nuova stabilità e a non ricadere. Tuttavia, non esiste un percorso unico: dipende dalla persona, dalla sostanza, dalla durata dell’uso e da molti altri fattori. In generale, un percorso efficace spesso prevede:
. Un’équipe multidisciplinare (medico, psicoterapeuta, educatore, ecc.).
. La rete di sostegno (famiglia, amici, gruppi di auto-aiuto come Alcolisti Anonimi o Narcotici Anonimi).
. Un lavoro psicologico per esplorare e affrontare le cause profonde (traumi, difficoltà affettive, stress).
. Tempi e costanza, perché il cambiamento richiede cura e pazienza.
. Il coinvolgimento dei familiari, che possono imparare a sostenere senza sostituirsi.
Inoltre, può essere molto utile rivolgersi ai SERD (Servizi per le Dipendenze) presenti sul territorio, dove si offre un supporto specialistico medico e psicologico, percorsi di prevenzione delle ricadute e gruppi di sostegno dedicati.
Resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi su un percorso più specifico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
le sue domande toccano due aspetti molto importanti, sia sul piano emotivo che su quello pratico.
1. Perché sono quasi sempre le madri a sentirsi coinvolte?
Spesso le madri sono più presenti nella quotidianità dei figli e sviluppano un legame emotivo profondo fin dalla nascita. Questo le porta, in molti casi, a sentirsi più direttamente responsabili o coinvolte, anche quando la responsabilità non è loro. È un carico affettivo e psicologico che può diventare molto pesante e richiedere uno spazio di ascolto dedicato anche per loro.
2. C’è chi riesce a uscirne e non ricadere? Quale percorso?
Sì, uscire dall’uso di sostanze è possibile, e molte persone riescono a costruirsi una nuova stabilità e a non ricadere. Tuttavia, non esiste un percorso unico: dipende dalla persona, dalla sostanza, dalla durata dell’uso e da molti altri fattori. In generale, un percorso efficace spesso prevede:
. Un’équipe multidisciplinare (medico, psicoterapeuta, educatore, ecc.).
. La rete di sostegno (famiglia, amici, gruppi di auto-aiuto come Alcolisti Anonimi o Narcotici Anonimi).
. Un lavoro psicologico per esplorare e affrontare le cause profonde (traumi, difficoltà affettive, stress).
. Tempi e costanza, perché il cambiamento richiede cura e pazienza.
. Il coinvolgimento dei familiari, che possono imparare a sostenere senza sostituirsi.
Inoltre, può essere molto utile rivolgersi ai SERD (Servizi per le Dipendenze) presenti sul territorio, dove si offre un supporto specialistico medico e psicologico, percorsi di prevenzione delle ricadute e gruppi di sostegno dedicati.
Resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi su un percorso più specifico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno,
le sue domande colgono due aspetti fondamentali del problema: da un lato il coinvolgimento emotivo del genitore (soprattutto della madre), dall’altro la possibilità concreta di uscirne.
Perché spesso sono le madri a sentirsi coinvolte?
In molte famiglie, le madri rivestono un ruolo centrale nella cura e nel monitoraggio emotivo dei figli. Quando un figlio fa uso di sostanze, questo legame affettivo profondo può trasformarsi in iper-responsabilità, senso di colpa o tentativi di “salvarlo”, spesso in solitudine. Ma è importante ricordare che non è colpa del genitore, e che anche la rete familiare ha bisogno di supporto per non esaurirsi o farsi travolgere.
Si può uscire dalla dipendenza senza ricadere?
Sì, è possibile. Ma non accade “solo con la forza di volontà”: è un percorso complesso, che spesso richiede un lavoro terapeutico profondo, non solo sull’uso della sostanza ma anche sul significato che quella sostanza ha nella vita della persona (per regolare l’ansia, sentirsi accettati, anestetizzare il dolore, ecc.).
Il percorso ideale è multidisciplinare: psicoterapia individuale, supporto familiare, in alcuni casi un intervento medico e/o comunitario. Come psicologa, mi capita spesso di accompagnare genitori e figli lungo questo cammino, lavorando insieme per ricostruire fiducia, comunicazione e strumenti interni per regolare il dolore senza la sostanza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ilaria Cabula
le sue domande colgono due aspetti fondamentali del problema: da un lato il coinvolgimento emotivo del genitore (soprattutto della madre), dall’altro la possibilità concreta di uscirne.
Perché spesso sono le madri a sentirsi coinvolte?
In molte famiglie, le madri rivestono un ruolo centrale nella cura e nel monitoraggio emotivo dei figli. Quando un figlio fa uso di sostanze, questo legame affettivo profondo può trasformarsi in iper-responsabilità, senso di colpa o tentativi di “salvarlo”, spesso in solitudine. Ma è importante ricordare che non è colpa del genitore, e che anche la rete familiare ha bisogno di supporto per non esaurirsi o farsi travolgere.
Si può uscire dalla dipendenza senza ricadere?
Sì, è possibile. Ma non accade “solo con la forza di volontà”: è un percorso complesso, che spesso richiede un lavoro terapeutico profondo, non solo sull’uso della sostanza ma anche sul significato che quella sostanza ha nella vita della persona (per regolare l’ansia, sentirsi accettati, anestetizzare il dolore, ecc.).
Il percorso ideale è multidisciplinare: psicoterapia individuale, supporto familiare, in alcuni casi un intervento medico e/o comunitario. Come psicologa, mi capita spesso di accompagnare genitori e figli lungo questo cammino, lavorando insieme per ricostruire fiducia, comunicazione e strumenti interni per regolare il dolore senza la sostanza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ilaria Cabula
Uscire dalla tossicodipendenza da soli non è fattibile ma uscirne definitivamente si. Il percorso che consiglio di fare è quello di una comunità che preveda il reinserimento, se è lontano da casa ancora meglio.
È molto frequente che siano soprattutto le madri a sentirsi coinvolte quando un figlio ha problemi di uso di sostanze. Questo accade perché la madre è spesso il riferimento emotivo e il principale osservatore dei cambiamenti nella vita quotidiana; inoltre le aspettative sociali e familiari tendono a concentrarle sulla responsabilità educativa, aumentando il senso di allerta, colpa e impegno pratico. È importante sottolineare che le dinamiche familiari funzionano per retroazione, ciò significa che il comportamento del figlio e le reazioni dei familiari si influenzano a vicenda. Si, si può uscire da questa situazione. Il cambiamento efficace è integrato e coinvolge sia la persona che usa sostanze sia la rete intorno a lei. Un percorso utile comprende: valutazione clinica e possibile supporto medico; trattamento individuale (percorso di psicoterapia); un lavoro concreto con la famiglia per ridefinire regole, responsabilità e modalità di comunicazione; collegamento con servizi territoriali e gruppi di supporto presenti sul territorio; prevenzione delle ricadute tramite identificazione dei trigger, costruzione di routine significative e attivazione di reti di sostegno.
Spesso sono le madri a sentirsi più coinvolte perché tendono a identificarsi emotivamente con i figli e ad assumersi la responsabilità del loro benessere. Questo legame profondo le porta a percepire maggiormente sofferenza, senso di colpa e ansia, anche quando la responsabilità non è loro.
È possibile uscire dal problema dell’uso di sostanze e ridurre il rischio di ricadute, ma serve un percorso strutturato che integri sostegno psicologico, gestione emotiva, interventi terapeutici mirati e rete sociale di supporto. La psicoterapia può aiutare a comprendere le dinamiche interne e familiari, sviluppare strategie di regolazione emotiva e consolidare nuovi modi di affrontare stress e desideri compulsivi, riducendo progressivamente la dipendenza.
È possibile uscire dal problema dell’uso di sostanze e ridurre il rischio di ricadute, ma serve un percorso strutturato che integri sostegno psicologico, gestione emotiva, interventi terapeutici mirati e rete sociale di supporto. La psicoterapia può aiutare a comprendere le dinamiche interne e familiari, sviluppare strategie di regolazione emotiva e consolidare nuovi modi di affrontare stress e desideri compulsivi, riducendo progressivamente la dipendenza.
Gentile utente,
Coinvolgimento delle madri nella tossicodipendenza dei figli: studi psicologici e sociologici indicano che spesso le madri si sentono più coinvolte non per una predisposizione innata, ma per fattori culturali e di ruolo. In molte famiglie, le madri sono tradizionalmente più presenti nella cura quotidiana e nel monitoraggio del benessere dei figli, il che le porta a percepire e a reagire prima e più intensamente a segnali di uso di sostanze. Tuttavia, questo non significa che padri o altri caregiver non siano coinvolti: è una questione di contesto familiare, norme sociali e dinamiche di responsabilità emotiva.
Uscire dalla tossicodipendenza e prevenire le ricadute: dati scientifici mostrano che molte persone riescono a superare la dipendenza e a mantenere la sobrietà a lungo termine, ma il percorso è complesso e altamente individuale. Interventi che combinano supporto farmacologico (quando indicato), psicoterapia individuale o di gruppo, programmi di riabilitazione e supporto sociale aumentano significativamente le probabilità di successo. La letteratura indica anche che la gestione dei fattori di stress, lo sviluppo di strategie di coping, la ricostruzione delle relazioni familiari e il rafforzamento della resilienza personale sono elementi fondamentali per ridurre il rischio di ricadute. Non esiste un percorso “standard”: ciò che funziona è spesso una combinazione di approccio medico, psicologico e sociale calibrata sulla storia e le risorse della persona.
In sintesi, il coinvolgimento delle madri è più legato a ruoli e responsabilità che a caratteristiche innate, mentre l’uscita dalla dipendenza è possibile con percorsi strutturati e multidimensionali, supportati da professionisti esperti in tossicodipendenza, psicoterapia e riabilitazione.
Coinvolgimento delle madri nella tossicodipendenza dei figli: studi psicologici e sociologici indicano che spesso le madri si sentono più coinvolte non per una predisposizione innata, ma per fattori culturali e di ruolo. In molte famiglie, le madri sono tradizionalmente più presenti nella cura quotidiana e nel monitoraggio del benessere dei figli, il che le porta a percepire e a reagire prima e più intensamente a segnali di uso di sostanze. Tuttavia, questo non significa che padri o altri caregiver non siano coinvolti: è una questione di contesto familiare, norme sociali e dinamiche di responsabilità emotiva.
Uscire dalla tossicodipendenza e prevenire le ricadute: dati scientifici mostrano che molte persone riescono a superare la dipendenza e a mantenere la sobrietà a lungo termine, ma il percorso è complesso e altamente individuale. Interventi che combinano supporto farmacologico (quando indicato), psicoterapia individuale o di gruppo, programmi di riabilitazione e supporto sociale aumentano significativamente le probabilità di successo. La letteratura indica anche che la gestione dei fattori di stress, lo sviluppo di strategie di coping, la ricostruzione delle relazioni familiari e il rafforzamento della resilienza personale sono elementi fondamentali per ridurre il rischio di ricadute. Non esiste un percorso “standard”: ciò che funziona è spesso una combinazione di approccio medico, psicologico e sociale calibrata sulla storia e le risorse della persona.
In sintesi, il coinvolgimento delle madri è più legato a ruoli e responsabilità che a caratteristiche innate, mentre l’uscita dalla dipendenza è possibile con percorsi strutturati e multidimensionali, supportati da professionisti esperti in tossicodipendenza, psicoterapia e riabilitazione.
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