Buongiorno, ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di profession

29 risposte
Buongiorno,
ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
Grazie in anticipo.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
prima di tutto voglio dirti che il fatto che tu abbia trovato il coraggio di condividere qui questi pensieri, dopo tanto tempo che ci riflettevi, è già qualcosa di molto significativo. Non è affatto inopportuno portare dubbi e domande come queste: al contrario, raccontano di una persona che prova ad ascoltarsi e a capire meglio ciò che sente.

Da quello che descrivi non sembra esserci “qualcosa di sbagliato” in te. Le relazioni umane sono molto complesse e ciò che ci fa sentire compresi, visti e accolti può emergere con persone molto diverse tra loro, anche con una differenza d’età importante. A volte ciò che ci attrae non riguarda solo l’età anagrafica, ma il modo di comunicare, la sensibilità, il sentirsi ascoltati o la sensazione di poter essere se stessi.

Il fatto che tu ti senta capita quando parli con questa persona è un elemento emotivamente rilevante. Allo stesso tempo, è comprensibile che dentro di te convivano curiosità, attrazione ma anche dubbi e domande sul significato di ciò che stai vivendo.

Accenni anche ad aspetti importanti della tua storia personale, come il divorzio dei tuoi genitori e l’assenza di una figura paterna negli ultimi anni. Esperienze come queste possono influenzare, in modo più o meno consapevole, il modo in cui costruiamo i legami e ciò che cerchiamo nelle relazioni. Non significa che determinino tutto, ma possono essere piste di riflessione utili per comprenderti meglio.

Più che chiederti cosa ci sia “di sbagliato”, potrebbe essere più gentile verso te stessa domandarti cosa senti davvero quando stai in relazione con l’altro, quali bisogni emotivi vengono toccati e cosa desideri per te nelle relazioni future.

Se senti che questo dubbio ti accompagna da tempo o ti crea confusione, parlarne con uno psicologo potrebbe offrirti uno spazio sicuro per esplorare questi aspetti con calma e senza giudizio.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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Dott.ssa Stefania La Rocca
Psicologo, Psicologo clinico
Paderno Dugnano

Buongiorno,
Prima di tutto, grazie per aver trovato il coraggio di scrivere. Dopo aver letto il suo racconto, la vorrei rassicurare sul fatto che non necessariamente c’è “qualcosa di sbagliato” in Lei rispetto alle sensazioni che sta provando. Quello che descrive è un’esperienza piuttosto comprensibile e comune a molte persone: spesso ci si sente attratti da Altri con cui si percepisce una sintonia emotiva, ascolto e comprensione, indipendentemente dall’età.
Nel suo racconto sembra centrale il bisogno di sentirti compresa e riconosciuta e chissà se parte della sua storia personale potrebbe rendere più significative le relazioni con persone percepite come più mature o accoglienti; ma questo non è di per sé un problema, semmai una curiosità che potrebbe decidere di approfondire in un percorso.
Piuttosto, Le può essere utile chiedersi: cosa cerco davvero in una relazione? Quali bisogni emotivi si attivano con questa persona? E questi bisogni possono essere soddisfatti anche in relazioni con partner più paritari (in termini d’età)?
Più che concentrarsi sull’età dell’altro, può essere importante osservare la qualità della relazione, il benessere percepito e la reciprocità. Se sente che questo tema le crea confusione o tensione, un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi aspetti in modo più consapevole. Dott.ssa La Rocca
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, intanto le dico che il fatto stesso che abbia trovato il coraggio di scrivere dopo tanto tempo racconta già quanto questa situazione sia importante per lei, e quanto stia cercando di capirsi davvero, non di giudicarsi.

Quello che descrive non ha nulla di “sbagliato” in sé. Il sentirsi attratta da una persona più grande, con cui percepisce sintonia, profondità e comprensione, spesso ha molto più a che fare con i bisogni emotivi che con l’età anagrafica. Quando una persona, come lei, ha dovuto crescere in fretta e ha vissuto delle mancanze importanti – come quella di una figura paterna – è naturale sviluppare una sensibilità e una maturità diverse, e allo stesso tempo cercare relazioni in cui sentirsi vista, capita e contenuta.

Quell’uomo, da come lo descrive, sembra aver intercettato proprio questo: una comunicazione fluida, una sensazione di essere compresa senza sforzo, una presenza che forse le è mancata in altri contesti. È per questo che, anche a distanza di tempo e nonostante altri tentativi di relazione, il pensiero torna lì. Non è debolezza, né un errore: è un legame emotivo che ha lasciato un segno.

Allo stesso tempo, è importante tenere insieme entrambe le parti della sua esperienza. Da un lato c’è ciò che sente – autentico e significativo – dall’altro c’è una realtà oggettiva fatta anche di una grande differenza d’età, di una relazione che è rimasta in una zona un po’ indefinita e che non si è mai davvero concretizzata. Questo non significa che non abbia valore, ma che forse non le ha dato fino in fondo quella stabilità e chiarezza che lei meriterebbe.

La domanda che si pone, in realtà, è molto profonda: non è tanto “perché mi piacciono persone più grandi?”, ma “di cosa ho bisogno in una relazione per sentirmi davvero bene?”. E da quello che racconta emerge chiaramente: comprensione, profondità, presenza emotiva, sentirsi accolta senza doversi adattare. Se queste qualità non le ha trovate nel suo coetaneo, è normale che il confronto l’abbia riportata verso chi, almeno in parte, gliele ha fatte sentire.

Non c’è nulla di sbagliato in lei, ma c’è qualcosa di importante da comprendere meglio: come riconoscere e cercare questi bisogni in relazioni che possano essere anche equilibrate, reciproche e chiare, senza dover restare in situazioni ambigue o sospese. Perché il rischio, altrimenti, è di legarsi più alla sensazione che quella persona le dà che alla relazione reale che si può costruire.

Un percorso più approfondito su questi temi potrebbe aiutarla davvero a mettere a fuoco i suoi bisogni affettivi, a comprendere meglio cosa la attrae e perché, e a costruire relazioni in cui sentirsi sì compresa, ma anche serena e sicura. Non perché ci sia qualcosa da “correggere”, ma perché c’è molto da scoprire e valorizzare di sé, soprattutto nella sua modalità di amare e di legarsi agli altri
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che porti è un dubbio molto profondo, ma voglio partire da un punto chiaro: non c’è nulla di “sbagliato” in te. C’è, piuttosto, una logica emotiva che ha senso e che merita di essere compresa. Quando racconti che con quest’uomo ti senti vista, capita, in sintonia, stai descrivendo un bisogno centrale: quello di una relazione che ti dia contenimento emotivo, stabilità, profondità. Spesso, persone più grandi riescono a trasmettere queste qualità con più facilità rispetto ai coetanei, che magari sono ancora in una fase più esplorativa o immatura. Il fatto che tu abbia vissuto un’assenza della figura paterna è un elemento importante, ma va trattato con delicatezza: non significa che “cerchi un padre”, come a volte si semplifica, bensì che potresti essere più sensibile verso persone che incarnano sicurezza, guida, presenza emotiva. È un bisogno legittimo. Allo stesso tempo, è utile fare una riflessione lucida: la differenza d’età non è di per sé un problema, ma può creare asimmetrie (di esperienza, potere, fase di vita) che vanno osservate con attenzione. Ti invito a porti alcune domande chiave: Con questa persona mi sento davvero libera o un po’ “dipendente” da come mi fa sentire?
Lui è disponibile a costruire qualcosa di reale, o resta su un piano più leggero/ambiguo?
Questa relazione mi fa crescere o mi tiene in una posizione emotiva sospesa?
Un aspetto importante è anche il timing: tu stessa hai riconosciuto che il riavvicinamento è avvenuto in un momento di fragilità e stress. In questi momenti è più facile tornare verso ciò che ci fa sentire bene subito, ma non sempre ciò che è più adatto a lungo termine. Non si tratta quindi di “giusto o sbagliato”, ma di consapevolezza. Puoi essere una persona matura e allo stesso tempo chiederti: questa connessione è anche reciproca, concreta e sostenibile, oppure è soprattutto un rifugio emotivo?
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
la consapevolezza che sta acquisendo nei confronti delle relazioni col maschile, credo valga la pena che tu la possa contenere e difendere in un luogo adatto, in un contesto preciso ed in una relazione autentica e orientante come può essere la relazione terapeutica. Relazione in cui ci si prende cura delle proprie relazione e sarai tu a capirti di più, dunque ad essere più libera di scegliere.
Un saluto cordlale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, il fatto che lei si stia domando di cosa ha bisogno in una relazione è una domanda legittima ed anche necessaria per capire cosa desidera.
Sembra che lei cerchi soprattutto delle relazioni che abbiamo un significato profondo tramite esperienze di comprensione e sintonizzazione, e questo non la rende "sbagliata".
Il fatto che lei si senta più a suo agio con persone più grandi pare dovuto al suo orientarsi verso legami percepiti come più stabili o riconoscitivi.
Il punto non è tanto l’età dell’altro, ma cosa trova in quella relazione e come si sente lei.
Potrebbe essere utile porsi delle domande su quanto si sente libera nelle sue relazioni e di cosa ha bisogno per essere felice.
Un percorso psicologico, qualora lo desiderasse, le consentirebbe di approfondire con nuovi strumenti e modalità i dubbi che la preoccupano; oltre che la possibilità di conoscersi più a fondo.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Salve, io chiedo a lei: cosa c'è di sbagliato?
Le vorrei chiedere anche se lei sia maggiorenne, perché è importante stabilire che non ci sia un rapporto tra una persona minore di età e un uomo molto più grande.
Se la risposta è si, non vedo perché sentirsi sbagliata. Probabilmente lei cerca una figura protettiva e matura, un uomo più grande può rappresentare entrambe le qualità, dipende ovviamente dalla persona.
Rimango a disposizione.
Un saluto
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, sarei curioso di sapere com'è stato per lei scrivere questa sua esperienza e parlare di questo suo vissuto, dato che voleva farlo da molto tempo. Nel leggere ho provato un sentimento di liberazione, non so se può essere equivalente al sentimento che ha accompagnato anche il suo scrivere. Per quanto riguarda il contenuto, mi sembra che ciò che la "tormenta" sia in realtà un conflitto interno alla sua personalità: c'è una parte di lei che si sente capita e compresa da questa persona e c'è invece un'altra parte che pensa che non sia giusto (o forse che sia "strano") frequentarsi con una persona con questa differenza di età. Queste due parti non dialogano tra loro e lei è passata dall'aver sviluppato una confidenza con lui a troncare la relazione per iniziare a frequentare un suo coetaneo, frequentazione che forse risultava più appropriata ma nella quale non trovava quella comprensione che cercava. Sarebbe molto importante che invece queste parti trovassero un dialogo, ma è comprensibile che questo sia difficile per lei poichè, come ha spiegato nell'ultima parte, gli "argomenti" di queste due parti affondano le radici nelle sue esperienze passate, toccando probabilmente tasti delicati della sua vita. Ritengo quindi che lei possa trovare in un percorso psicologico lo spazio in cui poter far esprimere le varie parti di lei che entrano in gioco, in un contesto accogliente e non giudicante e con l'aiuto di un professionista. Sono molti gli approcci psicoterapeutici che potrebbero essere adatti all'elaborazione della sua situazione, sopratutto quelli ad indirizzo psicodinamico. Anche l'approccio che seguo io, per esempio, l'Analisi Transazionale, si occupa proprio di favorire un confronto tra le diverse parti della personalità, che noi chiamiamo stati dell'Io, al fine di poter prendere la decisione migliore e più sana per la persona. Mi scuso anch'io per la lunghezza della risposta, ci tenevo a darle un quadro più ampio e completo possibile.

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dr. Alfredo Ciriello
Psicologo
Varese
Buongiorno, la sua domanda è molto carica di vissuto, ma cercherò di darle una risposta soddisfacente - per quanto possibile visto il mezzo. Sposterei innanzitutto il focus dal cosa c'è di sbagliato in me a "qual è il mio reale bisogno?". Non c'è nulla di sbagliato nel cercare un partner più grande, come giustamente afferma lei da lui si sente "capita" e questa risonanza emotiva è molto importante. Per quanto riguarda la tematica del divorzio dei suoi genitori, questo è un elemento che potrebbe essere ulteriormente approfondito in seduta.
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo clinico, Psicologo
Caserta
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così personale della sua esperienza: non è affatto semplice farlo, e il fatto che lei ci sia riuscita è un fatto importante e significativo.

Parto da un punto fondamentale: non c'è nulla di "sbagliato" in ciò che prova. L'attrazione verso persone con una differenza d'età significativa è più comune di quanto si pensi e spesso ha a che fare con bisogni emotivi profondi e legittimi.
Da ciò che racconta, sembra che questa persona le abbia offerto qualcosa di molto significativo: un senso di comprensione, sintonia e ascolto che non ha ritrovato nella relazione con il suo coetaneo. Questo aspetto merita attenzione, perché ci parla di ciò che per lei è importante in un legame.
Allo stesso tempo, la sua storia personale – in particolare l’assenza della figura paterna e alcune esperienze precoci di crescita – può aver contribuito a sviluppare una maggiore maturità emotiva e, talvolta, un bisogno più forte di stabilità, riconoscimento e contenimento nelle relazioni. In questo senso, una persona più grande può apparire (e talvolta essere) più capace di rispondere a questi bisogni.
Più che chiederci se sia giusto o sbagliato essere attratta da qualcuno con questa differenza d’età, può essere utile spostare l’attenzione su alcune domande:
cosa trova in questa relazione che per lei è così importante?
questa persona è realmente disponibile e presente, oppure in modo intermittente?
e soprattutto: ciò che riceve è in linea con ciò di cui ha bisogno nel tempo?
Non è tanto la differenza d’età a determinare la qualità di una relazione, quanto la reciprocità, la chiarezza e la possibilità di costruire qualcosa che sia emotivamente soddisfacente per entrambi.
Riflettere su questi aspetti può aiutarla a comprendere meglio non solo questa situazione specifica, ma anche i suoi bisogni relazionali più profondi.
Un caro saluto
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Il fatto di sentirsi più compresa da una persona più grande potrebbe avere diverse spiegazioni: il crescere in fretta, aver attraversato esperienze familiari complesse e l’assenza di una figura paterna possono portare a sviluppare una maggiore sensibilità relazionale e a ricercare, anche inconsapevolmente, persone percepite come più stabili, accoglienti o magari rassicuranti.
Allo stesso tempo, è importante distinguere tra ciò che si sente e ciò che si costruisce nel concreto. Il sentirsi capita e in sintonia è un elemento molto significativo, ma non è l’unico aspetto che definisce una relazione sana e soddisfacente. Le relazioni con una differenza d’età importante possono comportare dinamiche particolari (diversi momenti di vita, bisogni, aspettative) che meritano di essere attenzionate.
Alcune domande che mi vengono in mente sono: cosa trova in questa persona che è mancato nella relazione con il suo coetaneo? È solo una questione di maturità, o anche di modalità comunicativa, presenza emotiva, capacità di farla sentire vista? Perché questi sono bisogni legittimi, che non dipendono necessariamente dall’età dell’altro, ma dalla qualità della relazione che si è creata.
Più che chiedersi “cosa c’è di sbagliato in me”, potrebbe essere più utile chiedersi: “che tipo di relazione mi fa stare bene?” e “quali bisogni sto cercando di soddisfare?”. Questo sposta l’attenzione da un giudizio su di sé a una maggiore consapevolezza.
Se questo dubbio la accompagna da tempo e le crea confusione, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a mettere a fuoco meglio i suoi vissuti e i suoi bisogni relazionali, senza giudizio.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Alessia Melzer
Psicologo, Psicologo clinico
Noto
Quello che porti è tutt’altro che inopportuno: è una domanda molto profonda, che parla di te, dei tuoi bisogni relazionali e della tua storia. Provo a risponderti con uno sguardo sistemico-relazionale, cioè non cercando “cosa c’è di sbagliato in te”, ma osservando come si sono costruiti nel tempo i tuoi modi di stare in relazione. Il primo punto importante è questo: non c’è nulla di sbagliato in te. C’è piuttosto una coerenza, spesso invisibile, tra ciò che hai vissuto e ciò che oggi ti fa sentire bene o al sicuro nelle relazioni. Racconti di essere cresciuta in fretta e di aver vissuto l’assenza della figura paterna per molti anni: esperienze come queste non restano sullo sfondo, ma diventano una lente attraverso cui, senza accorgercene, scegliamo e viviamo i legami. È possibile che tu abbia sviluppato una grande maturità e autonomia, ma anche un bisogno profondo di essere vista, riconosciuta e contenuta emotivamente. In questo senso, una persona più grande può rappresentare, almeno a livello simbolico, stabilità, capacità di ascolto, esperienza emotiva, una forma di contenimento che forse è mancata; quando dici che con lui ti senti compresa e capita, stai toccando il punto centrale: non è tanto l’età in sé, quanto la qualità dell’esperienza emotiva che vivi con lui. Questa connessione può essere molto intensa perché parla sia alla tua parte adulta, quella che si sente più matura, sia a una parte più vulnerabile che cerca uno spazio sicuro. Allo stesso tempo, è utile non fermarsi solo all’idea di essere “più matura dei coetanei”: questo può essere vero, ma a volte è anche un modo per dire che ti senti più al sicuro con chi percepisci come già strutturato, stabile, capace di contenere. Non è un difetto, è un bisogno, ma è importante riconoscerlo. Non è nemmeno casuale che tu abbia ripensato a lui proprio in un momento di stress e dentro una relazione in cui non ti sentivi capita: nei momenti di fragilità tendiamo a tornare verso ciò che, per noi, rappresenta sicurezza emotiva. Forse allora la domanda più utile non è “perché mi piacciono persone più grandi?”, ma “che cosa trovo lì che mi manca altrove?”. Ad esempio: ti senti davvero vista come una pari, o un po’ guidata? Questa relazione ti fa crescere o ti protegge? C’è reciprocità o una certa asimmetria? La differenza d’età, infatti, non è automaticamente un problema, ma introduce una differenza di esperienza, di fase di vita e talvolta anche di potere relazionale, e ciò che conta davvero è quanto tu ti senta libera, riconosciuta e alla pari dentro quel legame. In sintesi, non c’è nulla di sbagliato in te: c’è una storia che ha dato forma ai tuoi bisogni e al tuo modo di sentire le relazioni. Il punto non è giudicare questa attrazione, ma comprenderla fino in fondo, perché è proprio da questa consapevolezza che può nascere la possibilità di scegliere relazioni che non solo ti facciano sentire capita, ma che siano anche equilibrate e realmente nutrienti per te.
Gentile,
mi ha colpita come lei stessa colleghi questa attrazione con alcuni aspetti della sua storia, come la mancanza di una figura paterna.
Può succedere infatti che alcuni incontri intercettino bisogni "silenti" ma urgenti e profondi, come il riconoscimento, la comprensione, la presenza. Forse il punto non è tanto la differenza d'età, che potrebbe essere invece un “segnale”, quanto il posto che sta dando a quest'uomo. Magari senza per forza giudicare questa relazione come giusta o sbagliata, potrebbe essere utile invece capire che tipo di senso hanno queste scelte relazionali nella sua storia.
Resto a disposizione.
Saluti Dott.ssa Mazzola
Dott.ssa Sharon Cannataro
Psicologo, Neuropsicologo
San Donato Milanese
Non c’è nulla di “sbagliato” in te. Sentirti meglio con una persona più grande può essere comprensibile se con lui trovi ascolto, stabilità e sicurezza emotiva, soprattutto nei momenti di stress.

La tua storia personale può aver influenzato i tuoi bisogni affettivi, senza però determinare automaticamente le tue scelte.

Il sentirti capita è importante, ma da solo non basta: è fondamentale valutare anche la qualità della relazione (reciprocità, rispetto, confini).

Se questo dubbio ti pesa, può essere utile riflettere sui tuoi bisogni relazionali e su cosa cerchi davvero in un partner.
Buonasera,
intanto desidero dirle che è stata molto coraggiosa nel condividere qui la sua storia. Decidere di interrogarsi sulle proprie difficoltà è sempre un passo importante nel proprio percorso di crescita e nella costruzione di una maggiore consapevolezza di sé.
Credo che questo sia proprio il punto centrale della sua domanda: la consapevolezza. Lei ha già fatto una buona analisi della situazione; ora si tratta di mettere insieme i vari elementi e comprenderli nel loro insieme. È un processo prezioso, ma può essere faticoso farlo da soli.
Non esiste una regola universale che stabilisca con chi “si dovrebbe” o “non si dovrebbe” entrare in relazione. Esistono però bisogni, motivazioni e dinamiche personali che ci portano a sentirci più a nostro agio con alcune persone rispetto ad altre. Il fatto di essere cresciuta molto in fretta, affrontando esperienze complesse in giovane età, può certamente influenzare il modo in cui oggi vive le relazioni e la maturità che percepisce in sé rispetto ai suoi coetanei.
La invito a proseguire questo percorso di conoscenza di sé, senza colpevolizzarsi, ma cercando di comprendere come funziona il suo mondo interno e quali bisogni la guidano nelle scelte affettive.
Se desiderasse approfondire questi aspetti, sono a disposizione.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Francesca Romana Cinti.
Dott.ssa Sofia Minni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
Le esperienze relazionali precoci possono contribuire alla strutturazione di specifici pattern affettivi e relazionali che tendono a ripresentarsi anche in età adulta. Per comprenderne l’origine e il significato, sarebbe opportuno approfondire il funzionamento della persona nella sua specificità, poiché gli schemi interiorizzati nelle prime fasi di vita possono essere successivamente proiettati sul partner reale o sull’ideale di partner. Si tratta di dinamiche che meriterebbero un’analisi più approfondita. Ci sono delle dinamiche che andrebbero approfondite, nel frattempo non si costringa a stare con qualcuno della sua età solo perché lo considera più appropriato. Ascolti il suo cuore, e la sua mente.
Non c’è nulla che “non va” in te.
Il fatto che tu ti senta più in sintonia con persone più grandi può avere senso alla luce della tua storia: quando si cresce più in fretta, spesso si cercano interlocutori che rispecchino quel livello di profondità, stabilità o comprensione che si desidera.
Più che chiederti cosa ci sia di sbagliato, forse può esserti utile spostare la domanda su: che cosa sto cercando davvero per me stessa in una relazione?
Comprensione, ascolto, senso di sicurezza, affinità… sono bisogni legittimi, ma è importante capire quanto questi debbano arrivare esclusivamente dall’altro e quanto tu possa diventare tu stessa un punto di riferimento interno.
A volte, quando ci si sente particolarmente capiti da qualcuno, il rischio è di legare molto quella sensazione alla persona, più che al bisogno che sta soddisfacendo. Riconoscere quel bisogno ti dà più libertà: puoi scegliere relazioni che ti fanno stare bene, senza che diventino l’unico luogo in cui sentirti vista.
Infine, rispetto alla differenza d’età: di per sé non è “sbagliata”, ma è importante chiedersi che tipo di relazione è possibile costruire concretamente con quella persona, al di là della connessione emotiva. Non sempre ciò che funziona sul piano del sentirsi capiti è sostenibile nel lungo periodo.

Un saluto.
Dott.ssa Jessica Distefano
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Buongiorno,
dopo aver letto le sue riflessioni condivise mi sento di dirle che gli eventi di vita in alcuni momenti possono contribuire alla ricerca di certi stimoli piuttosto che altri. Se questo gratifica parti della persona, potrebbe essere utile fare una riflessione anche in tal senso concedendosi anche una momentanea sospensione di giudizio e vivere l'esperienza così com'è. Ulteriori approfondimenti potrebbero essere funzionali ad uno spazio di ascolto adeguato.
Le auguro il meglio.
Un caro saluto
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
la sua domanda è più che lecita. Considerando la storia di vita che ha brevemente raccontato, si sarebbe portati a pensare che ricercare un uomo più grande, anche di 20 anni, sia una conseguenza naturale. Lei si chiede cosa ci sia di sbagliato nella sua persona, ma vorrei provare a darle un'altra prospettiva, spostandoci sui bisogni che questa relazione ha riportato a galla. Questo incontro potrebbe aver riacceso dei bisogni che, per via del dover crescere in fretta e l'essere più matura della sua età, non hanno potuto prendere il giusto spazio.
Comprendo come una conoscenza così possa portare a porci delle domande su chi siamo e se stiamo facendo la cosa giusta o meno. Se volesse approfondire questi argomenti con un professionista, mi può contattare qui attraverso miodottore.

La ringrazio per la sua domanda e le auguro una buona giornata,
Alice Missiroli.
Buon giorno,
leggendo la sua domanda mi arriva la sua necessità di interrogarsi sulle motivazioni profonde che guidano le sue scelte, in questo caso sentimentali, ed i suoi dubbi riguardo i sentimenti che prova per questa persona sono comprensibili: da un lato, lei ha d'avanti a sé qualcuno che sembra essere sulla sua stessa lunghezza d'onda, e comprenderla più di quanto altri abbiano fatto in passato, e questo è sicuramente molto gratificante all'interno di un rapporto; tuttavia, una parte di lei trova la sua attrazione per quest'uomo più grande come "sbagliata" in virtù della differenza di età "anagrafica". Forse, ciò a cui sente il bisogno di rispondere, non è legato tanto all'attrazione in sé che lei prova per quest'uomo, quanto a qualcosa di più profondo, una domanda che per un anno ha evitato di porre a se stessa, e che potrebbe avere a che fare con il riconoscersi alcuni bisogni e desideri finora non espressi.
Forse adesso sente che è il momento giusto per provare ad ascoltarli, e la invito caldamente a farlo.
Se poi lo vorrà, posso senz'altro provare ad aiutarla a trovare le risposte che cerca dentro di lei, e resto a sua disposizione.
Cordialmente,
Dott.ssa AM Beavers
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, non c'è nulla di sbagliato nel riconoscere di sentirsi più in sintonia a livello di pensieri e valori con alcune persone (in questo caso più mature anagraficamente di lei) rispetto ad altre; se ciò però le mette dubbi o disagi, potrebbe valere la pena approfondire la propria conoscenza di sè e di come "funziona" nelle relazioni attraverso un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possano aiutarla a riguardo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Innanzitutto, ti ringrazio per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quel "coraggio" di cui parli, che ti ha portata a scrivere dopo quasi un anno, è già un grande segnale di consapevolezza e il primo passo verso una maggiore serenità.
Voglio darti subito una risposta diretta: non c’è assolutamente nulla di sbagliato in te.
Il fatto che tu ti senta "più matura" e faccia fatica a legare con i coetanei non è un difetto, ma il risultato del tuo percorso di vita. Quando scrivi di essere cresciuta in fretta per il divorzio dei tuoi e per un papà assente da dieci anni, ci stai dicendo che hai dovuto imparare a "badare a te stessa" emotivamente molto presto.
Ecco perché con quest’uomo ti senti capita: lui parla una lingua (quella dell’esperienza, della stabilità, della profondità) che tu hai dovuto imparare per necessità, mentre molti tuoi coetanei sono ancora in una fase diversa della vita. Con lui non devi "spiegarti", senti che c’è una risonanza immediata e quel senso di protezione che forse è mancato in passato.
Il mio invito è di guardare non solo all'età di chi hai accanto, ma a come ti senti tu in questo rapporto. Riesci a mostrarti fragile e insicura con lui, o senti il bisogno di apparire sempre "all'altezza" della sua esperienza?
Proprio per l'importanza dei tuoi vissuti, potrebbe esserti utile e di aiuto intraprendere un percorso di terapia. Non perché ci sia qualcosa da "curare", ma perché meriti uno spazio tutto tuo dove poter esplorare come quel vuoto paterno influenzi ancora oggi le tue scelte. Una terapia (magari ad indirizzo relazionale-sistemico) ti aiuterebbe a capire se cerchi questi uomini per chi sono davvero o se, inconsciamente, cerchi di "riparare" una ferita antica, rischiando di rimanere incastrata nel ruolo della "ragazza matura" a tutti i costi.
Insieme a un professionista potresti scoprire come smettere di essere "quella forte" per forza e imparare a sentirti amata anche nelle tue fragilità, senza il timore di non essere mai "abbastanza".
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
quanto descrive può essere collegato al suo vissuto personale e ai bisogni affettivi che nel tempo si sono strutturati. La tendenza a sentirsi più in sintonia con persone più grandi può riflettere modalità relazionali che meritano di essere comprese in modo più approfondito, senza attribuire valutazioni.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico per esplorare questi aspetti e acquisire maggiore consapevolezza del proprio funzionamento nelle relazioni.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
mi colpisce quanto lei sia stata capace di ascoltarsi e di darsi tempo: ci ha pensato per un anno prima di scrivere, e questo racconta già una grande attenzione verso ciò che sente.
Dentro quello che descrive non c’è nulla di “sbagliato”. C’è, piuttosto, una storia emotiva che prova a trovare degli spazi in cui sentirsi vista, compresa, riconosciuta. E quando dice che con lui si sente capita, quello è un punto molto prezioso: parla di un bisogno profondo, non di un errore.
Ha senso che, nella sua esperienza, la differenza di età si intrecci con una percezione di maggiore sintonia o sicurezza. Non è qualcosa da giudicare, ma da esplorare con delicatezza: spesso ciò che ci attrae ha a che fare con parti di noi, anche inconsce, che cercano una forma di contatto, di regolazione, di significato.
Il “perché” non è mai una risposta semplice o immediata, ma un percorso. Un percorso che tiene insieme mente e corpo, emozioni e storia personale, e che può aiutarla a dare un senso più profondo a ciò che vive oggi nelle relazioni, senza ridurlo a qualcosa che “non va”.
Se sente che questo dubbio la accompagna da tempo, potrebbe essere davvero uno spazio prezioso da portare in un percorso di conoscenza ed evoluzione personale, che includa uno sguardo che tenga conto anche di ciò che non è subito evidente.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Dott.ssa Chiara Paci
Psicologo, Psicologo clinico
Montecatini-Terme
Gentile utente,

la sua riflessione è profonda e denota un buon livello di consapevolezza emotiva. È importante partire da un punto fondamentale: non c’è “qualcosa di sbagliato” in lei. Le dinamiche che descrive sono più comuni di quanto si possa pensare e spesso affondano le radici nella propria storia personale e nei bisogni affettivi costruiti nel tempo.

Dal suo racconto emerge come lei si senta particolarmente compresa, vista e riconosciuta nella relazione con questa persona più grande. Questo tipo di esperienza può avere un forte impatto emotivo, soprattutto quando si associa a vissuti precedenti in cui alcune figure di riferimento sono state assenti o poco disponibili. In questi casi, è possibile che relazioni con partner significativamente più grandi attivino un senso di sicurezza, contenimento e validazione che risulta profondamente gratificante.

Il fatto che lei si percepisca “più matura” rispetto ai suoi coetanei merita una riflessione: crescere rapidamente, spesso in risposta a eventi familiari complessi, può portare a sviluppare competenze adattive importanti, ma anche a ricercare, nelle relazioni, interlocutori che rispecchino tale maturità. Tuttavia, questo non significa necessariamente che relazioni con una marcata differenza d’età siano più funzionali o equilibrate nel lungo periodo.

Un altro aspetto rilevante riguarda il contesto della relazione: lei stessa riconosce alcuni elementi di criticità (come il coinvolgimento con una persona più grande e la consapevolezza di una situazione “non del tutto giusta”). Questa ambivalenza — tra il sentirsi bene emotivamente e il percepire dei limiti o dei rischi — è un segnale importante da ascoltare.

La domanda che pone potrebbe essere riformulata in modo più utile: non tanto “cosa c’è di sbagliato in me?”, ma “quali bisogni sto cercando di soddisfare attraverso questo tipo di relazione?”. Spostare il focus su questo piano permette di uscire da una logica giudicante e di entrare in una prospettiva più esplorativa e costruttiva.

Potrebbe essere utile, inoltre, interrogarsi su cosa desidera da una relazione nel medio-lungo termine e se questa situazione è realmente in grado di offrirglielo. Il sentirsi compresi è un elemento fondamentale, ma da solo potrebbe non essere sufficiente a garantire una relazione soddisfacente e sostenibile.

Infine, considerata la complessità dei vissuti che porta, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi aspetti, a dare significato alle sue scelte relazionali e a costruire modalità più consapevoli e tutelanti di stare in relazione.

Un cordiale saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere una parte così personale della sua esperienza. Dalle sue parole emerge non solo il dubbio che la accompagna, ma anche una buona capacità di osservare sé stessa e ciò che prova, ed è un punto di partenza molto importante. Quello che racconta non è affatto inopportuno, né raro. Il fatto di sentirsi più a proprio agio con persone più grandi non indica che ci sia “qualcosa di sbagliato” in lei. Piuttosto, sembra raccontare qualcosa di coerente con la sua storia e con il modo in cui ha imparato a stare nelle relazioni. Quando una persona cresce in un contesto in cui alcune figure di riferimento, come quella paterna, sono assenti o poco presenti, può sviluppare nel tempo una maggiore sensibilità verso caratteristiche che percepisce come più stabili, mature o rassicuranti. Nel suo caso, il sentirsi capita e compresa da quest’uomo sembra essere un elemento centrale. Non è tanto l’età in sé, ma ciò che rappresenta per lei in termini di comunicazione, ascolto e sintonia. Quando queste esperienze mancano o risultano meno presenti con i coetanei, è naturale che la mente e le emozioni si orientino verso chi riesce a offrire quel tipo di connessione. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, può essere utile osservare proprio questo passaggio. Non fermarsi solo alla differenza di età, ma chiedersi quali bisogni vengono soddisfatti in quella relazione e quali invece restano scoperti in altre. A volte si scopre che non è una questione di maturità “oggettiva”, ma di come ci si sente in presenza dell’altro. Sentirsi visti, ascoltati, riconosciuti è qualcosa che può fare una grande differenza. Allo stesso tempo, è comprensibile che questa situazione la metta in conflitto. Da una parte c’è il benessere che prova nel rapporto con questa persona, dall’altra emergono dubbi su cosa sia giusto o su dove possa portare. Questo tipo di ambivalenza è molto comune quando si è di fronte a legami che toccano bisogni profondi ma che non sono del tutto chiari o definiti. Il fatto che lei sia riuscita, in passato, a interrompere il contatto proprio quando ha percepito che stava nascendo qualcosa di più, indica che ha una capacità di protezione verso sé stessa. Ora che questo legame è riemerso in un momento di difficoltà, può essere utile chiedersi non solo cosa prova per lui, ma anche in quale momento della sua vita questo bisogno di comprensione si è riattivato. Non è necessario etichettare subito questa dinamica come giusta o sbagliata. Può essere più utile comprenderla. Capire cosa rappresenta per lei quella relazione, cosa le offre e cosa eventualmente le manca. Questo permette di fare scelte più consapevoli, non guidate solo dall’emozione del momento o dal bisogno di colmare un vuoto. Un percorso di supporto potrebbe aiutarla proprio in questo, a esplorare più a fondo i suoi schemi relazionali, il modo in cui si lega agli altri e i bisogni che la guidano. Non per cambiare ciò che sente, ma per darle maggiore chiarezza e libertà nelle sue scelte, evitando di trovarsi in situazioni che nel tempo possano diventare confuse o faticose. Il fatto che lei si ponga queste domande è già un segnale di consapevolezza e attenzione verso sé stessa. Da qui può partire un lavoro importante per comprendere meglio non solo questa situazione, ma il suo modo di vivere le relazioni in generale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gent.ma utente,
la sua domanda è per nulla inopportuna ed è lecita proprio perché le sta causando così tanti pensieri intrusivi sulla natura della sua vita sentimentale.
Iniziamo con sfatare uno stigma: non c'è nulla di sbagliato a relazionarsi romanticamente con persone di età diversa dalla propria! Il fatto che lei si sia trovata bene nel connettersi a quest'uomo più grande d'età non indica alcunché di strano, anzi evidenzia la sua capacità di non creare pregiudizi e barriere verso persone solo apparentemente diverse, con cui si potrebbero non avere molte cose in comune.
Semmai, il pregiudizio che deve combattere è quello contro sé stessa. Quel freno interiore che, forse, le impedisce di essere libera di manifestare apertamente i suoi sentimenti senza il timore delle conseguenze.
Non ci sono etichette da rispettare in amore, si può provare a essere trasparenti e cercare connessioni veramente significative.
Questa trasparenza non implica sempre decisioni nette o definitive, tipo "per tutta la vita", non necessariamente. Le da' l'opportunità, però, di non lasciarsi dietro troppe domande senza risposta, rimorsi o sensi di colpa.
Cercare una spiegazione sul perché si trovi così in sintonia con persone più grandi d'età potrebbe essere uno sforzo inutile. La sua mente tenta di sabotarla su tale possibilità, forse perché la vuole proteggere dal giudizio altrui o da altre sofferenze. Ecco perché sorgono tanti pensieri intrusivi e dilemmi da risolvere. Probabilmente, non c'è nessun dilemma da risolvere.
Si chieda piuttosto quanto si trova bene nel parlare e connettersi con questa persona, come si sente a suo agio, valorizzata e rispettata, quali bisogni vengono soddisfatti e quali emozioni positive emergono nello stare insieme. Queste sono domande che hanno a che fare con i suoi valori e che sicuramente le mostreranno la strada giusta da seguire (che quasi sempre è quella del cuore...).
Se ha bisogno di confrontarsi su queste riflessioni e trovare strategie efficaci per lavorare sulla gestione di pensieri ed emozioni, sono a sua disposizione, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott. Andrea Perottoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile paziente,
le cito le parole utilizzate da Scott Spencer in un libro dal titolo "Un oceano senza sponde", che dice: "Non sappiamo perché amiamo le persone che amiamo".
Io non penso che sia utile soffermarsi sul giusto e sullo sbagliato, potrebbe essere più interessante capire come mai la cosa le crea così tanto disagio e per quali motivi per possa sentirsi "sbagliata" essendo attratta da persone distanti dalla sua età.
Cordialmente,
Dott. Andrea Perottoni
Buonasera e grazie per aver condiviso il suo stato d'animo; do per scontato che la persona che mi sta scrivendo sia capace di intendere e volere, a tal proposito le chiedo cosa o chi le dice che c'è qualcosa di sbagliato in lei? Le motivazioni al perchè lei trovi interesse nei confronti di persone più grandi di lei può risiedere nelle situazioni di vita che ha descritto così come per altre motivazioni, questo è impossibile definirlo sulla base di una domanda. Ma quello che le chiedo di domandarsi è proprio questo: chi definisce il giusto e sbagliato in questo caso se non lei?

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