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Presentazione Dott.ssa Ornella Crisanti
Presentazione Dott.ssa Ornella Crisanti

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Sono una Psicologa e Psicologa Forense e svolgo il mio lavoro con passione e dedizione. Mi impegno a offrire un supporto attento e personalizzato, mettendo al centro il benessere di ogni persona che si rivolge a me.

Molte persone si rivolgono a me quando sentono di aver perso equilibrio, vivono relazioni complesse, faticano a gestire pensieri persistenti o stanno affrontando cambiamenti importanti nella loro vita. In questi momenti, può essere difficile capire da dove iniziare: il mio ruolo è proprio quello di aiutarti a fare chiarezza.

Sono convinta che ognuno ha già in sé le risorse per poter affrontare le difficoltà che si presentano nella propria vita, però a volte non si ha la forza di metterle in campo, soprattutto quando viviamo un sovraccarico emotivo e cognitivo. Per questo, lavoro sulla riscoperta delle risorse già possedute e sulla consapevolezza di esse, così da poterle riattivare in automatico in futuro, aiutando anche a sviluppare strategie funzionali di gestione di emozioni intense e confusione mentale.

Grazie alla mia formazione anche in ambito forense, presto particolare attenzione alle situazioni complesse e delicate, offrendo supporto anche in contesti che coinvolgono aspetti legali o valutativi, come Consulente Tecnico di Parte ed esperto Psicodiagnosta.

Sono estremamente convinta che il benessere psicologico non debba essere un lusso ma un diritto, per questo sto portando avanti il mio progetto di "Consulenza Psicologica Per Tutti", la cui missione è rendere accessibile e sostenibile un percorso psicologico. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito web dedicato: www.consulenzapsicologicapertutti.it

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  • Psicodiagnostica
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Dott.ssa Ornella Crisanti

Ansia e attacco di panico: qual è la differenza?

Molte persone usano i termini ansia e attacco di panico come sinonimi, ma dal punto di vista clinico si tratta di due esperienze diverse, anche se spesso correlate tra loro. Comprendere questa distinzione è fondamentale per riconoscere ciò che si sta vivendo e intervenire in modo adeguato.

Cos’è un attacco di panico?

Secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione), l’attacco di panico è definito come una comparsa improvvisa di paura intensa o disagio marcato che raggiunge il picco in pochi minuti.

Durante questo episodio compaiono almeno 4 o più sintomi fisici e cognitivi, tra cui:

palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
sudorazione intensa
tremori o scosse
sensazione di mancanza d’aria o soffocamento
senso di asfissia
dolore o fastidio al petto
nausea o disturbi addominali
vertigini, instabilità, sensazione di svenimento
brividi o vampate di calore
formicolii o intorpidimento
derealizzazione o depersonalizzazione
paura di perdere il controllo, impazzire o morire

L’attacco di panico può comparire:

in modo inaspettato, senza un trigger evidente;
in modo atteso, quando si manifesta in situazioni percepite come minacciose o già associate a precedenti episodi.
Quando si parla di disturbo di panico?

Un singolo attacco di panico non equivale automaticamente a un disturbo di panico.

Per una diagnosi di disturbo di panico, il DSM-5 richiede:

attacchi di panico ricorrenti e inaspettati;
almeno un mese di preoccupazione persistente riguardo nuovi attacchi o alle loro conseguenze (“Sto per avere un infarto?”, “Sto impazzendo?”);
modificazioni comportamentali significative, come evitare luoghi, situazioni o attività per paura di stare male.

Ad esempio, una persona può iniziare a:

evitare mezzi pubblici;
non uscire da sola;
controllare continuamente battito cardiaco o respirazione;
rinunciare a viaggi o ambienti affollati.
Cos’è invece l’ansia?

L’ansia è diversa dal panico.

Se il panico è una risposta intensa e improvvisa, l’ansia è più spesso uno stato di anticipazione di una minaccia futura.

In termini semplici:

Paura = risposta a un pericolo percepito come imminente
Ansia = preoccupazione anticipatoria rispetto a qualcosa che potrebbe accadere

L’ansia si manifesta spesso con:

tensione muscolare;
ipervigilanza;
difficoltà di concentrazione;
agitazione interna;
pensieri ripetitivi e catastrofici;
irritabilità;
disturbi del sonno.

A differenza dell’attacco di panico, l’ansia tende a crescere gradualmente e può mantenersi per periodi prolungati.

Attacchi di panico e altri disturbi d’ansia

Gli attacchi di panico possono comparire anche all’interno di altri disturbi psicologici, senza che sia presente un disturbo di panico.

Per esempio:

nel disturbo d’ansia sociale, il panico può emergere in contesti sociali o prestazionali;
nelle fobie specifiche, davanti all’oggetto temuto;
nell’agorafobia, in luoghi da cui si teme sia difficile allontanarsi;
nel disturbo d’ansia generalizzato, in risposta a intensa preoccupazione.

Per questo motivo la diagnosi differenziale è essenziale: non basta riconoscere i sintomi, ma occorre comprendere contesto, frequenza, trigger e significato clinico.

Come gestire un attacco di panico: cosa fare nel momento acuto

Durante un attacco di panico può sembrare di stare per perdere il controllo o di essere in pericolo reale, ma i sintomi, per quanto intensi, non sono pericolosi.

Le linee guida internazionali suggeriscono strategie di regolazione fisiologica e cognitiva.

1. Riconosci cosa sta succedendo

Il primo passo è identificare l’episodio:

“Sto avendo un attacco di panico. È intenso ma temporaneo.”

Dare un nome all’esperienza riduce l’interpretazione catastrofica.

2. Non combattere i sintomi

Provare a far sparire immediatamente le sensazioni spesso aumenta l’allarme.

Meglio adottare un atteggiamento di osservazione:

“Il mio cuore batte forte perché il sistema di allarme è attivato.”
“Questa sensazione passerà.”
3. Regola il respiro (senza iperventilare)

Spesso durante il panico si respira troppo velocemente.

Può aiutare rallentare gradualmente:

inspira dal naso per 4 secondi
espira lentamente per 6–8 secondi

Ripetere per alcuni minuti.

L’obiettivo non è “respirare perfettamente”, ma ridurre il ritmo.

4. Orientati al presente (grounding)

Riporta l’attenzione all’ambiente circostante.

Tecnica 5-4-3-2-1:

5 cose che vedi
4 cose che tocchi
3 cose che senti
2 cose che annusi
1 cosa che gusti o immagini di gustare

Questo aiuta a ridurre la sensazione di irrealtà e distacco.

5. Evita fughe immediate se possibile

Se la situazione è sicura, restare dove si è (anziché fuggire immediatamente) può ridurre il rinforzo del circolo evitante.

Scappare infatti comunica al cervello: “Quel posto era davvero pericoloso.”

6. Cerca supporto professionale se gli episodi si ripetono

Se gli attacchi diventano frequenti o limitano la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista.

I trattamenti con maggiore evidenza scientifica includono:

psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT);
tecniche di esposizione graduale;
training di regolazione emotiva;
eventuale valutazione psichiatrica quando necessario.
Quando chiedere aiuto

Se ti riconosci in questi sintomi o vivi episodi di forte ansia e panico, chiedere supporto non significa “non saper gestire da soli”, ma iniziare a comprendere i propri meccanismi psicofisiologici e interrompere il circolo paura-evitamento.

Un corretto inquadramento diagnostico permette di distinguere tra ansia, attacchi di panico e altri disturbi correlati, costruendo un percorso di intervento mirato.

13/05/2026

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 35 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.

Ciao, anche se comprendo ciò che hai detto riguardo al fatto che sei all'ultimo anno e che mollare adesso ti farebbe sentire di aver perso anni e faresti perdere i soldi investiti dai tuoi genitori, ricordati che la vita è tua e tutti meritiamo di viverla per come ci piace e ci rende felici. Non dico che sia semplice e sicuramente non è semplice prendere una decisione drastica e cambiare la direzione della vita che si è scelto di proseguire fino ad ora, ma alcune volte è inevitabile per stare bene.
Il tuo "blocco" potrebbe essere derivato dal fatto che sei arrivato ad un punto tale in cui comprendi che non sei felice della scelta che hai fatto e che questa strada non ti rappresenta?
Il paragone, a volte e aggiunto ad oggi, inevitabile che facciamo con le vite degli altri è controproducente, perché tu non sei gli altri, la tua vita non è quella degli altri, i tuoi tempi sono diversi e ti dico con fermezza che è assolutamente positivo. Ognuno è unico, diverso e speciale, se fossimo tutti uguali sarebbe molto noioso.
Parlarne con i tuoi genitori potrebbe sbloccare una parte della sensazione di pesantezza che senti dentro, nonostante ci possano essere delle discussioni o meno, è giusto che loro sappiano come ti senti, anche perché tenerti tutto dentro può far esacerbare la tua ansia, la sensazione di disagio e di blocco che senti, a lungo termine.
Rimango a disposizione.

Dott.ssa Ornella Crisanti

Ciao, sono un ragazzo di circa 20 anni Parlando con una ragazza di circa 20 anni in chat privata durante la conversazione sono arrivato (dopo tot messaggi in un momento che mi sembrava adatto) a parlare di scopamicizie e le ho chiesto se cercava anche quel tipo di amicizie. Nella chat tutto bene, non si è lamentata minimamente, anzi, mi ha parlato pure di un esperienza passata con uno scopamico.

Poi la conversazione ha proseguito normalmente anche in altre direzioni. E premetto che è una ragazza che se sbaglio me lo fa notare, tipo quando ho fatto una domanda di troppo me l'ha detto e mi sono scusato subito senza se e senza ma.

Solo che in una chat pubblica abbiamo avuto dei diverbi più e più volte su cose che non c'entravano niente e lei per farmi fare la brutta figura in una chat pubblica ha deciso di dire a tutti che io le ho chiesto se cercava le scopamicizie, e la cosa grave è che io mi posso difendere su poco e niente perché anche se lei ha diffuso informazioni mie personali (ad esempio ha condiviso una mia canzone inedita) io non posso fare lo stesso per dimostrare che lei in realtà era d'accordo. Quindi mi ritrovo a mio parere diffamato in una chat pubblica e in qualsiasi modo io lo spieghi, quasi tutti cercano di andarmi contro. Solo due hanno compreso la mia situazione. Io nel dubbio mi sono scusato a prescindere in chat pubblica, anche se secondo me era tutta una cosa che lei ha fatto per ripicca e per andarmi contro su cose che non c'entrano niente, non le è andato giù che io avessi ragione su delle cose e allora si è vendicata così, la maggior parte delle persone di quel gruppo anche se non sanno niente comunque parlano e parlano, e lei insieme ad un altra si è inventata cose che non stanno né in cielo né in terra, tipo che ci ho provato con delle minorenni. È arrivata proprio a mentire. Cosa faccio? Sono nel torto? Non la voglio denunciare perché le donne sono molto più difese dalla legge e inoltre se ho fatto anche solo un mezzo errore sono cavoli amari. In quanto non sono perfetto e potrei anche aver sbagliato

Ho dei sensi di colpa enormi, non ho dormito un secondo sta notte. E stanno anche continuando la conversazione e non capisco nemmeno cosa sia vero e cosa sia falso, io cerco di essere sempre attento al millimetro, ma non sono infallibile, posso anche sbagliare. Non voglio stare tutto il giorno a rispondere, ho ammesso i miei errori e non capisco veramente cosa altro devo fare

Potrei anche aver mal interpretato la sua confidenza ma secondo me lei in pubblico ha finto di non averla

ma mettete caso che io veramente abbia sbagliato e comunque dopo che lei ha detto che ho esagerato ho smesso, che succede?

In chat privata sembrava una ragazza carina e simpatica, ma poi ho scoperto che ha più volte mandato i miei messaggi privati ad altre persone. Per farvi capire sono uno che per 7 anni di fila non ha mai abbracciato una ragazza per paura di essere molesto, penso che essere molesto è una delle mie paure più grandi. Per me eravamo arrivati al punto della conversazione in cui si poteva parlare di certe cose. Ho un'ansia assurda e sto davvero male, non capisco se ho sbagliato veramente, in quanto penso che non sia una cosa oggettiva e varia da persona a persona. Tipo una ragazza mi ha detto di tranquillizzarmi e ha detto che ci sta' che ho fatto questa domanda. Però me l'ha detto in privato e non mi ha difeso in pubblico, secondo me la gente ha paura di difendermi. Cosa è vero non importa a nessuno, lei si è addirittura inventata che ci ho provato con delle minorenni e io ho l'ansia di dovermi difendere ogni volta dalle bugie che dice (la cosa delle minorenni è falsa)

Ci tengo a dire un'ultima cosa. Ho fatto quella domanda proprio per chiarire tutto fin da subito e non creare problemi dal vivo. Purtroppo ho preso confidenza con la persona sbagliata.

Ciao, mi permetto di darti un consiglio e spero che lo seguirai, devi parlarne immediatamente con i tuoi genitori. Tu mi dirai "no poi si arrabbiano con me", "ma io mi vergogno per quanto è successo", si ti capisco ed è normale che sia così, ma mio padre mi diceva sempre "se hai un problema, prima vieni da me e lo risolviamo e poi se devo arrabbiarmi mi arrabbio".
Hai 20 anni e, la situazione che hai descritto è delicata, sia sotto un punto di vista psicologico che giuridico, perché le accuse che ti sono state mosse sono gravi.
A questa età è giusto rivolgersi ai propri genitori quando ci si trova in difficoltà, hanno più esperienza, sono adulti e come genitori devono avere almeno la possibilità di aiutarti a risolvere e gestire una situazione più grande di te.
Se hai necessità di parlare io rimango a disposizione e spero tanto che seguirai il mio consiglio.

Dott.ssa Ornella Crisanti
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