Buongiorno, ho 31 anni e da 6 non riesco ad avere relazioni. Gli incontri sono tanti, ma tutti i

29 risposte
Buongiorno,

ho 31 anni e da 6 non riesco ad avere relazioni. Gli incontri sono tanti, ma tutti i ragazzi si approcciano costruendo su di me una possibile ragazza ideale. Ergo mi valutano, facendo subito dal primo/secondo appuntamento domande su come sono nelle relazioni, su cosa voglio (inteso anche su figli ecc…) e decidono se posso andare bene.
Dopodichè le strade sono due: o mi idealizzano e corrono a volere una relazione seria e tutte le mie attenzioni anche se la conoscenza è all’inizio o non sono quella giusta, ma nulla li vieta di volermi presentare agli amici e di avere una frequentazione per ottenere le mie attenzioni e soddisfazioni a livello fisico quando ci sono rapporti (cosa a cui mi concedo molto raramente).
In sostanza sento che si avvicinano perchè attratti a livello estetico e il mio essere comunque piena di interessi e amichevole mi rende una possibile conquista succulenta per l’ego, ma nessuno vuole conoscermi in modo autentico e spontaneo.
Gli appuntamenti sembrano colloqui più che scambi sinceri e io mi sento usata.
Mi chiedo se ci sia qualcosa da correggere che possa cambiare le mie vibrazioni e smettere di farmi attirare questo tipo di persone. Dovrei essere meno aperta all’incontro e al dialogo affinchè non siano tentati di usarmi come fonte di attenzioni? Dovrei essere esteticamente meno appetibile cambiando abbigliamento? Mi sento responsabile come se fosse colpa mia e non capisco cosa posso fare. Mi chiedo anche cosa cerco veramente in qualcuno per essere più selettiva, ma irrimediabilmente finisco per dare retta alle persone sbagliate. Non so davvero come leggere e gestire la situazione
Dott.ssa Fiammetta Favalli
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Capisco che quando si tieni davvero a qualcuno, anche un gesto innocente può sembrare enorme. Ma da quello che racconta, è stato solo un saluto spontaneo, senza malizia né secondi fini. Il senso di colpa nasce più dalla paura di ferire il tuo ragazzo che da un vero “errore”.

Se sente il bisogno di parlarne, si chieda prima se servirebbe davvero a rafforzare la relazione o solo a placare la sua ansia. A volte possiamo tenere per noi qualcosa che non ha avuto significato, proprio perché conosciamo le nostre intenzioni. Lei è una persona molto sensibile e attenta a non ferire chi ama.
Un saluto

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Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gent.ma Buon pomeriggio,

Dalla sua narrazione, emergono un sacco di dubbi, ma mi ha colpito molto alcune cose che ha detto. Le chiederei innanzitutto cosa vorrebbe dire " nessuno vuole conoscermi in modo autentico" ed in secondo luogo, lei ha posto un interrogativo molto utile, a mio avviso, ovvero: lei, innanzitutto, cosa cerca nell'altro?
Spesso, nel tentativo di rispondere a questa domanda, si scopre che anche il modo in cui si viene scelti (o non scelti) parla molto di come ci si racconta e di ciò che si sente di meritare.
E se questo momento di confusione fosse proprio l'occasione giusta per ripartire da sé, con uno sguardo più gentile e curioso?
Se le va, potremmo cominciare da qui.
Mi contatti pure

Dr. Giorgio De Giorgi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

intanto desidero dirti che il tuo vissuto è molto più comune di quanto si pensi, e merita attenzione e rispetto. Da ciò che racconti, emerge un grande desiderio di costruire relazioni autentiche, ma anche una forte frustrazione perché incontri persone che sembrano proiettare su di te delle aspettative o fantasie, invece di conoscerti davvero per chi sei.

Non è “colpa tua”. È importante ribadire che non sei sbagliata né stai facendo qualcosa di intrinsecamente errato nell’essere amichevole, curata o interessata agli altri. Spesso, chi ha una personalità aperta e accogliente può attrarre persone che cercano conferme o gratificazioni rapide, ma questo non significa che tu debba cambiare la tua essenza o “diventare meno attraente” per proteggerti.

Alcuni spunti su cui riflettere:

Confini e tempo: Può essere utile rallentare la conoscenza, evitando di entrare subito in discorsi troppo impegnativi (come figli, futuro, vita di coppia) fin dai primissimi incontri. Non per mancanza di sincerità, ma per lasciare il tempo a entrambi di conoscervi nei fatti, non solo nelle parole.

Osserva più che spiegare: Spesso, chi è molto comunicativo tende a “spiegarsi” tanto all’altro per essere compreso. Invece, può essere più utile osservare come l’altra persona si comporta, quanto rispetta i tuoi ritmi e interessi, e se è davvero interessata a conoscerti nella quotidianità.

Ridimensionare l’idealizzazione: Anche se l’altro ti idealizza, non sentirti in dovere di rispondere alle sue aspettative. Resta aderente a chi sei, anche a costo di deludere chi cerca subito una relazione “perfetta”. Chi è interessato davvero a te, resterà.

Chiarisci a te stessa i tuoi desideri: È bellissimo chiederti cosa cerchi davvero in una relazione. Scrivere nero su bianco quali sono i valori, le caratteristiche e gli atteggiamenti che per te contano in un partner può aiutarti a riconoscere più in fretta chi non è in linea con questi desideri.

Lavorare sul senso di colpa: Il senso di colpa che provi – come se fosse sempre tua responsabilità evitare certe dinamiche – spesso è legato a meccanismi profondi di autovalutazione e bisogno di controllo. Lavorare su questo può alleggerirti e darti più serenità nelle relazioni.

In sintesi: non è necessario che tu cambi il tuo aspetto o la tua personalità per evitare uomini che cercano solo appagamento personale. Piuttosto, puoi lavorare su confini, tempi e sul riconoscere più in fretta i segnali di chi non ha reali intenzioni di conoscerti profondamente.

Sarebbe utile e consigliato per approfondire questi vissuti e lavorare su strategie pratiche, rivolgersi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, posso immaginare l'insoddisfazione nelle relazioni e le aspettative disattese. Probabilmente può essere che ci sia una stima di sè su cui lavorare e che ascolti di più se stessa. Continui ad amarsi prima di tutto lei e a capire bene le sue emozioni e i suoi pensieri, da dove provengono, le sue credenze, se siano limitanti o no... Piano piano di sicuro arriverà la persona giusta.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera.
Purtroppo il meccanismo di sentirsi responsabile di certe situazioni in cui viene a trovarsi è un problema. Perché lei è responsabile per quanto riguarda se stessa, non per il comportamento di chi si appresta come davanti ad uno stand da esposizione.
Lei desidera il meglio per sé, questo conta.
Se vuole, possiamo approfondire in un colloquio, anche online.
Dott.ssa Stefania Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno, la ringrazio per avere scritto. Inizio con il dire che Non è colpa sua. Non è questione di essere "troppo aperta" o "troppo attraente", e non deve cambiare il suo modo di essere per adattarsi a persone che non la vedono davvero. Spesso, quando si è disponibili e accoglienti, si attira anche chi è in cerca di conferme, più che di una vera connessione. Questo però non significa che debba chiudersi o irrigidirsi: significa, piuttosto, imparare a proteggersi senza spegnersi.

Potrebbe essere utile iniziare a riflettere — insieme a qualcuno — su quali sono i suoi bisogni relazionali più profondi e su come riconoscere chi ha una reale disponibilità emotiva, fin dai primi segnali. A volte, nella voglia di creare qualcosa di autentico, si tende a giustificare troppo certi comportamenti o a mettersi da parte.

Se vuole, possiamo esplorare questi temi insieme con più calma. Uno spazio di ascolto può aiutarla a rafforzare i suoi confini e a ritrovare fiducia nell’incontro, senza rinunciare a sé stessa. Mi può contattare quando desidera.

Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso così profondamente la sua esperienza — è evidente che ha una grande consapevolezza interiore e una grande capacità di riflessione.
Partiamo da qui. Il fatto che incontra persone che la idealizzano o la “usano” non significa che lei sia colpevole o che ci sia qualcosa in lei da “aggiustare”. Semplicemente, sta probabilmente navigando un terreno relazionale molto comune oggi, soprattutto per chi ha una personalità interessante, empatica e uno stile relazionale aperto. La sua disponibilità al dialogo non è un difetto. Il problema è il contesto in cui essa viene accolta e (mal) interpretata da chi ha davanti.

Quello che descrive – l’essere idealizzata subito, o usata come “fonte di attenzioni” – è tipico di un meccanismo oggi molto diffuso: relazioni orientate al consumo e non alla scoperta. Molti approcciano relazioni con la mentalità del checklist: “sei quella giusta?” → “Mi dai qualcosa di valore (attenzione, sicurezza, ammirazione)?” → “Allora resto”.
In questo, le persone non conoscono l’altro: proiettano. E una persona esteticamente attraente, socievole, colta o interessante diventa terreno fertile per la proiezione di ideali o bisogni.
E sì, questo è tossico (anche se non amo questo termine). Ma non è colpa sua. Il punto chiave è imparare a interrompere questi pattern prima che la fagocitino emotivamente.

Non deve essere meno se stessa. Deve proteggere meglio la sua energia.

Ecco alcuni accorgimenti pratici:
- Rallenti la sua apertura, non la spenga. Essere aperta è una qualità, ma può scegliere quanto velocemente far vedere certe parti di lei. Se dà tanto subito (emotivamente, conversazionalmente, intellettualmente), molti penseranno: *“Wow, che donna pazzesca! Posso averla?” → senza conoscerla veramente. Provi a dosare ciò che condivide.

- Fissi dei piccoli confini iniziali. Può dire cose tipo: “Non mi piace parlare di figli o relazioni future ai primi appuntamenti. Preferisco godermi la conoscenza senza pressione.” Questo le permette di capire chi rispetta il suo ritmo e chi ha fretta di catalogarla.

- Noti le “microforzature”. Spesso si avverte subito chi fa domande per valutarla e chi per conoscerla. Chi salta subito a “relazione seria”, spesso sta cercando qualcuno che soddisfi un ruolo, non qualcuno da incontrare autenticamente. Si fermi in quei momenti e si chieda: “Mi sto sentendo vista o giudicata?”.

Cosa cerca lei veramente? Ha detto: “Non so davvero come leggere e gestire la situazione” e “Mi chiedo cosa cerco veramente”.

Questa è la parte più importante. Prima di essere selettiva sugli altri, serve una chiarezza sua profonda.

Può aiutarla chiedersi:
- Come voglio sentirmi in una relazione? (Es. accolta, stimolata, libera, ascoltata…)
- Quali sono i segnali di rispetto per me?(Es. tempo, spazio, ascolto, pazienza…)
- Quali segnali mi hanno tradita in passato e voglio riconoscere subito?

Quando le è chiaro cosa cerca a livello emotivo ed energetico, diventa più facile annusare la dissonanza e dire no, anche se l’altro sembra interessante all’inizio.

Attrae ciò che permette, non ciò che è.
Non è questione di cambiare look o chiudersi. La sua energia attraente non è un problema. Il punto è: a chi la lasciamo entrare? A che condizioni?
Essere troppo disponibili fin dall’inizio, senza una cernita, può mandare il segnale che “chiunque insista abbastanza può avere accesso”.

Non deve cambiare ciò che è, ma può cambiare il filtraggio iniziale: a chi apre il cuore, la mente, il corpo.

Se desidera approfondire l'argomento, mi trova disponibile.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Elda Valente
Psicologo, Psicologo clinico
Torremaggiore
Salve, dalla tipologia di domanda posta per “correggere il tiro”, si potrebbe dedurre che una possibile modalità messa in atto sarebbe quella di modificare il suo aspetto interiore ed esteriore per adempiere all’approvazione di una tipologia di persone. Le consiglio di rivedere questa modalità e analizzare le motivazioni che la spinge ad agire in questo modo. Resto a disposizione.
Cordialmente, dott.ssa Elda Valente
Salve, sicuramente sapere ciò che si desidera realmente è fondamentale, a ancora più importante sarebbe comprendere quali bisogni sto cercando di compensare ricercando determinate caratteristiche. Forse potrebbe esserle utile un percorso personale di psicoterapia Per conoscersi a fondo. Le faccio un grande in bocca al lupo
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Ciao, il tuo disagio è comprensibile. Non si tratta di essere meno aperta o meno attraente, né di colpe tue: il punto è imparare a proteggere meglio i tuoi confini emotivi. Lavorare su cosa cerchi davvero e su come riconoscere segnali precoci di scarsa autenticità è una direzione preziosa, magari anche in un percorso di psicoterapia.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, non penso che lei debba cambiare abbigliamento o qualcosa di simile. Partirei da alcuni elementi: "cosa cerco veramente in qualcuno" il sentirsi in colpa e comprendere quanto sia suo e quanto dell'approccio dell'altro, che la porta a sentirsi non "conosciuta in modo autentico". Sono spunti interessanti che però necessitano di una valutazione di tanti aspetti della sua storia e di lei. Potrebbe esserle utile un colloquio con un professionista.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Melissa Marchionni
Psicologo, Psicologo clinico
Colleverde
Gentile paziente,
lei parla di sè come se avesse una sorta di potere magico sull'altro, che non dipende da quello che dice, fa e pensa ma dalle energie che trasmette. le persone con cui si interfaccia hanno anche loro passioni, interessi, desideri. Li interpelli su queste cose. Può decidere di non colludere con l'idea di fare un colloquio di lavoro ma proporre lei un confronto su cose più profonde. Ne parli con chi ha davanti e consideri uno spazio dove mettere in discussione la modalità che ha di pensare all'altro, altrimenti la agirà sempre nel rapporto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Le sue parole arrivano con una chiarezza e una profondità che mostrano bene quanta consapevolezza lei abbia di ciò che sta vivendo e quanta fatica stia facendo per capire come mai, nonostante l’impegno e la buona volontà, la storia sembri ripetersi sempre allo stesso modo. Comprendo bene quanto possa essere frustrante e doloroso sentire che gli incontri, invece di nutrire la parte più intima di sé, la facciano sentire usata, valutata o persino messa alla prova come se fosse un prodotto da scegliere sullo scaffale di un supermercato. Ciò che descrive è un’esperienza comune a molte persone che, come lei, possiedono una combinazione di apertura, calore, disponibilità e un aspetto piacevole. Questa combinazione attira facilmente l’interesse degli altri, ma purtroppo rischia di attirare anche persone che vedono solo ciò che vogliono vedere, invece di provare davvero a conoscere chi hanno davanti. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, un passaggio importante è capire che cosa, nei suoi atteggiamenti o nel modo in cui si pone, può involontariamente dare spazio a questa dinamica. Lei stessa si chiede se dovrebbe cambiare modo di vestire o diventare meno accogliente. È un pensiero comprensibile, ma non credo che privarsi della sua spontaneità o nascondere la sua femminilità sia la strada per proteggersi. La soluzione non sta nel cambiare chi è, ma nel definire meglio i suoi confini e renderli visibili fin da subito. Forse le è capitato, più volte, di mettere in secondo piano i propri bisogni pur di essere compresa o accettata. Magari tende a mostrarsi accomodante, ascoltando molto di più di quanto si senta ascoltata. O forse, di fronte a domande invadenti, risponde senza far notare che certi argomenti la mettono a disagio. Non c’è colpa in questo, è una modalità che spesso nasce da un forte desiderio di relazione e dalla paura di perdere l’interesse dell’altro se si pongono limiti troppo chiari. Ma è proprio su questi confini che vale la pena lavorare. Può iniziare a darsi il permesso di rallentare. Non è tenuta a rispondere a domande intime dopo un paio di appuntamenti. Può dire di no con fermezza se percepisce di essere trattata come una candidata ideale o come un trofeo. Può decidere di osservare di più come si comporta l’altro quando non ottiene subito risposte o conferme. Chi è davvero interessato a lei come persona, non si tirerà indietro se lei smette di alimentare quelle dinamiche di idealizzazione o disponibilità immediata. Al contrario, chi cerca solo di colmare un bisogno di attenzioni si allontanerà presto, e questo sarà un filtro naturale. Un altro passaggio importante riguarda ciò che lei cerca. Dice di non sapere bene cosa vuole, ma sente chiaramente cosa non vuole: essere usata, essere scelta come oggetto di conferme, essere riempita di aspettative prima ancora di essere conosciuta. La prossima volta che incontra qualcuno, provi a ribaltare la prospettiva: non pensi subito se va bene a lui, ma se lui va bene a lei. Non è facile cambiare questa lente, ma è un allenamento utile. Si chieda: questa persona mi ascolta? È curioso di me in modo rispettoso? Ha pazienza di conoscermi senza pretendere subito risposte definitive o prove di fedeltà? Se la risposta è no, può imparare a chiudere la porta prima, senza aspettare di sentirsi svuotata. Non c’è nulla di sbagliato nell’essere piena di interessi, brillante e accogliente. Non deve spegnere questa parte di sé, deve solo affiancarla a un senso più forte di selettività e confine. Anche questo è amore per sé. Non sempre si riesce a farlo da soli, e lavorare con uno psicologo su come riconoscere i segnali di una relazione disfunzionale o imparare a dire di no può davvero aiutarla a interrompere questo schema ripetitivo. Ciò che vive ora non definisce chi è, né il suo valore come donna o come partner. Merita di essere conosciuta davvero per quello che è, senza sentirsi messa alla prova o usata. E questo inizia dal momento in cui decide di trattare se stessa come merita di essere trattata, proteggendo ciò che ha di più prezioso: la sua autenticità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Cinzia Pirazzini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Concesio
Gentilissima Utente, per me è sempre molto difficile dare un contributo utile non conoscendola di persona, ma sono fermamente convinta che non esistano persone sbagliate o giuste, ma, al massimo, si potrebbe parlare di comportamenti funzionali e disfunzionali. Dalla sua narrazione emerge con forza l’immagine di una persona socievole, affascinante e genuina. Immagino che possa essere poco piacevole e talvolta doloroso sentirsi sfruttati e non riconosciuti per la propria vera essenza, soprattutto quando si cerca un legame sincero e intimo. Capisco cosa la spinge verso l’ipotesi di dover modificare il suo aspetto o il suo carattere per "attrarre" persone diverse, ma lo ritengo altamente controproducente, perché, da quanto racconta, la responsabilità non ricade su di Lei, bensì su coloro che si avvicinano con aspettative distorte e intenzioni non autentiche. La limitazione al dialogo e alla vera conoscenza per timore di essere sfruttata, anche se potrebbe offrire una protezione parziale, la priverebbe comunque dell'opportunità di conoscere chi è sinceramente interessato, e non rappresenta quindi la soluzione. Accetti le nuove conoscenze, cercando di spostare il focus su quello che vive nel momento presente, senza sentirsi in obbligo di rispondere a domande troppo personali, sottolineando che preferisce approfondire la conoscenza prima di entrare in temi di tale rilevanza. Inoltre, provi a cercare sostegno, sia attraverso conversazioni con amiche fidate, sia contattando un professionista che potrebbe essere di grande aiuto nel mettere in luce eventuali dinamiche disfunzionali che forse, nella complessità delle relazioni umane, potrebbero sfuggire. Spero davvero che queste riflessioni possano esserle d'aiuto nel suo percorso di crescita personale. Un caro saluto. Dott.ssa Pirazzini Cinzia
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza.
Quello che descrive è un vissuto molto comune oggi: la sensazione che gli incontri diventino "selezioni" più che conoscenze autentiche. Si sente valutata, idealizzata o usata, senza che ci sia un reale interesse verso la sua persona nella sua complessità.
Non è colpa sua. Non deve cambiare il suo aspetto né diventare meno aperta: anzi, la sua disponibilità al dialogo è un valore. Piuttosto, può essere utile riflettere su come orientare meglio la sua energia e la sua attenzione: riconoscere fin da subito segnali di chi si interessa a lei solo come "proiezione ideale" e imparare a mettere confini più chiari.
Inoltre, chiedersi che cosa desidera davvero in una relazione — al di là delle aspettative altrui — può aiutarla a diventare più consapevole e selettiva, non per chiudersi, ma per scegliere chi davvero vuole conoscerla in modo autentico.
Se sente di ricadere sempre in schemi simili, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a leggere queste dinamiche con più chiarezza e a ritrovare il piacere dell’incontro vero.
Resto a disposizione se volesse approfondire.
Un saluto, dott.ssa Elena Dati
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, dalle sue parole emerge con grande chiarezza un vissuto di frustrazione e smarrimento, alimentato da una sequenza di esperienze in cui sembra essere stata spesso guardata, valutata, desiderata, ma raramente davvero incontrata nella sua autenticità. La sensazione di sentirsi ridotta a un insieme di caratteristiche appetibili (estetiche, relazionali, comunicative) la porta giustamente a domandarsi se ci sia qualcosa da rivedere nel suo modo di porsi, o se al contrario siano gli altri a non riuscire a vedere davvero oltre la superficie.

La domanda che lei si pone è molto profonda: "Sto emettendo qualcosa che attira solo questo tipo di approccio?". E la risposta, in parte, potrebbe essere sì, ma non nel senso di una “colpa” o di un errore da correggere, bensì nel senso che forse alcuni suoi atteggiamenti (come l’apertura immediata, il desiderio genuino di connessione, la disponibilità emotiva e dialogica) vengono intercettati da persone che non sono pronte a restituire la stessa profondità. Non è un difetto essere accogliente, anzi: è una qualità preziosa. Il punto è che la qualità dell’incontro dipende da chi si ha davanti, non solo da come ci si propone.

È comprensibile che lei senta il bisogno di proteggersi, e che pensi a strategie difensive come il chiudersi un po’ di più, cambiare il modo di vestire, o “raffreddare” il dialogo. Ma la soluzione non passa, a mio avviso, dal negarsi. Piuttosto, passa da una maggiore capacità di osservazione nei primi momenti della conoscenza. In altre parole: forse ciò che potrebbe aiutarla è sviluppare un filtro più sottile e profondo per cogliere (nei primi scambi) la qualità dell’ascolto dell’altro, la sua capacità di tollerare l’ambiguità iniziale, il suo interesse reale per lei come persona e non come idea.

Spesso chi idealizza troppo presto, o pone domande orientate solo a verificare “quanto si è compatibili sul lungo periodo”, lo fa per ansia, non per vero desiderio di costruzione. E se si accorge che lei “sta al gioco”, può prendere questo come segnale di accessibilità, anche se non è questo ciò che lei vuole trasmettere.

Non è necessario cambiare sé stessa per non essere usata. È necessario, piuttosto, imparare a rallentare i tempi del coinvolgimento, osservare e ascoltare, senza rinunciare alla propria autenticità ma proteggendola con maggiore lucidità. Lei sembra avere una buona consapevolezza di sé, una ricchezza interiore che merita di essere condivisa con chi mostra di avere la capacità e il desiderio di accoglierla con rispetto, curiosità sincera e senza fretta.

L’ultima parte del suo messaggio, dove si chiede cosa cerca veramente, è molto importante. Se riuscisse a lavorare su questo, magari anche con l’aiuto di un percorso psicologico, potrebbe costruire una bussola interna più chiara e stabile per orientarsi tra le relazioni e riconoscere con maggiore lucidità le prime avvisaglie di situazioni che non sono davvero allineate a ciò che lei desidera. Il punto, insomma, non è smettere di essere aperta, ma diventare più selettiva nella lettura delle dinamiche che si attivano fin da subito.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
grazie per aver condiviso in modo così onesto e profondo la sua esperienza. Quello che descrive è un vissuto che tocca molte persone e che spesso resta inespresso per vergogna, confusione o senso di colpa. Il fatto che lei riesca a raccontarlo con tanta lucidità è già di per sé un atto di grande consapevolezza.

Sembra molto chiaro quanto lei desideri un incontro autentico, fatto di reciprocità, conoscenza vera, tempi naturali e rispetto emotivo. Si trova invece spesso coinvolta in dinamiche che sembrano basarsi su proiezioni, idealizzazioni, aspettative e rapporti sbilanciati. E questa esperienza, ripetuta nel tempo, può portare a svalutarsi, a sentirsi usata o “non vista”, fino a mettere in discussione persino il proprio modo di essere o di apparire.

Ma la responsabilità non è sua. L’idea di dover cambiare per non attrarre attenzioni sbagliate (diventare meno aperta, meno amichevole o persino meno attraente) è una risposta difensiva comprensibile ma ingiusta nei suoi confronti. Non c’è nulla di “sbagliato” nell’essere disponibile, accogliente o esteticamente curata.
Forse la vera domanda non è “cosa devo correggere?” Quanto piuttosto “come posso proteggere meglio ciò che è prezioso in me, senza chiudermi o snaturarmi?”. A volte, lavorare sul proprio confine interno, imparare a leggere più in fretta certe dinamiche, dare valore al proprio tempo emotivo, riconoscere i segnali di una relazione unilaterale, può essere più utile che modificarsi per compiacere o difendersi.

Un percorso di ascolto psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: non a cambiare chi è ma a rafforzare la sua capacità di scegliere chi davvero merita di conoscerla per ciò che è, e non per ciò che rappresenta per l’altro.

Le auguro di continuare a cercare connessioni autentiche, senza rinunciare a sé stessa.
Resto a disposizione se ha bisogno di approfondire, un caro saluto
Dott.ssa Anna Faragò
Psicologo, Psicologo clinico
Saronno
Cara utente,
grazie per aver condiviso un tema così personale!
Da quello che scrive il tema della relazione e della ricerca di un partner la attiva e la interroga molto. Rispondere tramite chat in modo chiaro e definito alle domande che si pone è molto complesso e forse non sarebbe neppure utile, poichè la porterebbe ad ottenere delle risposte molto approssimative. Le domande poste potrebbero essere proprio il punto di partenza per avviare un percorso psicologico in cui poter comprendere meglio cosa accade a livello relazionale.
Sicuramente una risposta può essere data: non si tratta di avere delle colpe, non è utile andare alla ricerca del colpevole, quanto piuttosto cercare di comprendere.
Un percorso psicologico potrebbe proprio aiutarla a comprendere che posizione assume lei e che posizione assumono gli altri, che tipo di relazione sta ricercando, quali dinamiche entrano in gioco.
Tanti dubbi, dunque, che potrebbero diventare un'ottima base motivazionale per un'esplorazione più completa.

Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio!
Dott.ssa Anna Faragò
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buon giorno, prima che si sviluppino opinioni e convinzioni errate su se stessa, la situazione o gli altri, suggerisco qualche incontro con uno psicologo o psicoterapeuta che, possano aiutarla ad avere un focus obiettivo e funzionale su quanto le sta accadendo nelle relazioni.
Un cordiale saluto,dottoressa Teresita Forlano
Dott.ssa Francesca Cavara
Psicologo clinico, Psicologo
Este
Buongiorno,
intanto grazie per la condivisione così articolata e sentita. Le sue parole mostrano quanto si sia interrogata a fondo su ciò che vive e su come cercare di cambiare dinamiche relazionali che, ad oggi, la fanno sentire svalutata, usata, e non riconosciuta nella sua autenticità.
Colpisce la sua lucidità nell’osservare gli schemi che sembrano ripetersi: una prima idealizzazione da parte dell’altro, seguita da un rapporto che si fa o troppo rapidamente serio o, al contrario, superficiale e centrato sul bisogno dell’altro di conferme. In entrambi i casi, pare che lei senta di perdere il centro della relazione: non più uno scambio reciproco, ma una messa in scena in cui il suo valore viene giudicato e utilizzato.

È molto importante che lei si stia chiedendo non solo “cosa non funziona fuori”, ma anche “cosa posso modificare io”. Tuttavia, non si tratta di diventare meno aperta o di cambiare abbigliamento per sembrare “meno appetibile”. Queste strategie rischiano di farle rinunciare a parti autentiche di sé, senza garantire che gli altri si relazionino in modo più sano. La questione centrale sembra piuttosto essere come lei si pone all’interno di questi scambi, quanto sente di potersi mostrare nella sua complessità senza dover corrispondere ad aspettative, e cosa significa per lei oggi sentirsi vista e scelta davvero.
A volte, senza rendercene conto, possiamo mandare segnali ambivalenti, o rispondere a bisogni altrui prima ancora di chiederci se rispecchiano i nostri. Esplorare queste dinamiche in uno spazio sicuro può aiutare molto non solo a cambiare “chi si incontra”, ma soprattutto come ci si relaziona.

Resto disponibile anche per colloqui online, se desidera iniziare un percorso per comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare un modo nuovo di stare in relazione, senza doversi più sentire in colpa per essere sé stessa.

Un caro saluto,
Dott.ssa Francesca Cavara
Psicologa
Dott.ssa Noemi Forte
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
La ringrazio per aver condiviso la sua attuale condizione. La sua riflessione è molto sentita e mostra una grande consapevolezza di sé. Il senso di frustrazione che descrive è comprensibile: sentirsi valutata più per l’apparenza che per la propria autenticità può essere profondamente svilente. È importante però ricordare che non è colpa sua se alcune persone si relazionano in modo superficiale o utilitaristico. Non è necessario cambiare ciò che la rende sé stessa — l’apertura, l’estetica o l’amichevolezza — ma forse può essere utile affinare la propria capacità di discernere: riconoscere precocemente segnali di idealizzazione o strumentalizzazione e proteggere i propri confini emotivi. Chiedersi cosa davvero desidera in una relazione e su quali basi vuole costruirla è un passo importante, che può aiutarla ad essere più selettiva non per chiusura, ma per rispetto di sé. Un lavoro su questo, anche all’interno di un percorso terapeutico, potrebbe aiutarla a riconoscere e spezzare dinamiche ripetitive che la fanno soffrire.
Buongiorno, provo a rispondere. Innanzitutto penso che sia già un grande passo avanti il fatto che lei, oggi, riesca a porsi la questione. Il fatto che lei riesca a rendersi conto di ciò che le sta accadendo, ne sia in qualche modo stanca e voglia fare qualcosa per cambiare la situazione, fa si che lei abbia già fatto il primo passo per cambiare le cose.
Ciò che lei descrive di sé stessa, e che sente quasi come una colpa (l'aspetto fisico, l' atteggiamento solare verso gli altri) in realtà non lo è, e non credo che possa risolvere il problema agendo su questi aspetti. Piuttosto, io credo che ci sia, dentro di lei, qualcosa che la spinge a ripetere sempre lo stesso schema. È come se, inconsciamente, tendesse a ripetere la situazione per cui si trova davanti sempre lo stesso tipo di persona, che la fa sentire quasi come se foste a un colloquio di lavoro (per cui viene giudicata, se va bene o non va bene, eccetera). E in qualche modo lei sembra intrappolata in questo schema, come se non riuscisse a uscire dall' idea che queste frequentazioni siano, appunto, una sorta di colloquio di lavoro, che peraltro lei supera spesso con successo. Rendendosi conto della situazione, ultimamente fa la fantasia di "sabotare" questi colloqui di lavoro, quasi come a voler mettere alla prova l'Altro, a dire "vediamo se ti interesso davvero oppure no".
Forse, però, si può agire più a monte: può scegliere di non sostenere il colloquio di lavoro. Nel senso, mettersi nell' ottica che una conoscenza non è un colloquio di lavoro in cui lei deve avere successo o, al contrario, fallire per testare la reazione dell'Altro. Mostrarsi in modo autentico, con le sue luci e le sue ombre. È come se, finora, lei avesse avuto la tendenza a mostrare una se stessa piena di luci, sia a livello fisico che caratteriale. Ora inizia a sentire che non è sufficiente per lei essere, diciamo, ammirata per le luci che mostra. Vorrebbe essere amata in modo profondo, inizia a desiderare qualcuno che, davanti alle sue ombre, sia capace di restarle accanto. Per dirla in una parola, è stanca di essere la "ragazza trofeo" della frequentazione di turno.
Permetta a se stessa, innanzitutto, di capire chi è lei veramente. Qual è la sua vera identità, oltre la facciata di ragazza bella e solare? Quali sono le sue ombre? Una volta capito questo, permetta a se stessa di lasciare entrare qualcuno anche dentro le sue ombre. Non è facile, soprattutto dopo le numerose esperienze negative, riuscire a fidarsi. Però sono convinta che, quando lei avrà accettato le sue ombre, in qualche modo le verrà spontaneo circondarsi di persone che le accettino e che siano disposte a impegnarsi davvero con lei.
Ha mai pensato di intraprendere un percorso psicologico, che la aiuti a diventare più consapevole delle dinamiche inconsce che mette in campo? O che la aiuti a prendere maggiore consapevolezza del suo valore interno?
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. Le sue parole esprimono un forte desiderio di autenticità nelle relazioni e una notevole capacità di riflessione su ciò che sta vivendo.
Capisco quanto possa essere frustrante incontrare persone che si pongono fin da principio con aspettative rigide o idealizzazioni, anziché con il desiderio sincero di conoscere. Quando la relazione assume i toni di una valutazione o di un “colloquio”, è naturale sentirsi poco vista nella propria unicità.
Le domande che si pone (se modificare il proprio modo di porsi, il dialogo o persino l’aspetto) mostrano quanto stia cercando di capire che cosa possa fare per cambiare questo schema. Tuttavia, non è necessario rinunciare alla sua apertura, alla disponibilità al dialogo o al modo in cui sceglie di esprimere sé stessa. Queste sono qualità preziose e non vanno confuse con “debolezze da correggere”.
Piuttosto, potrebbe essere utile spostare il focus su altri aspetti, come, ad esempio, l’imparare a rallentare i tempi della conoscenza, concedendosi il tempo di osservare come l’altro si relaziona senza sentirsi in dovere di rispondere nell’immediato a certe aspettative e dare ascolto ai segnali iniziali, per riconoscere più precocemente atteggiamenti che non corrispondono a ciò che desidera in una relazione.
Così facendo, potrà imparare a proteggere sé stessa senza rinunciare a essere genuina. Non si tratta di chiudersi, ma di scegliere con più cura a chi aprire quello spazio prezioso che è la conoscenza reciproca.
Se sente il bisogno di approfondire questa fase di consapevolezza e rafforzare la fiducia nelle sue scelte relazionali, un percorso di sostegno psicologico potrebbe offrirle uno spazio utile e mirato per lavorarci.
Cordiali saluti, dott.ssa Martina Veracini
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile ragazza,quello che descrivi sembra essere un circolo frustrante in cui vieni idealizzata o “testata” in base a proiezioni, aspettative o bisogni altrui, più che realmente conosciuta. La sensazione di sentirsi "valutata" o "usata", anche se in modo apparentemente gentile o affascinato, può generare una ferita invisibile: quella di non essere vista per chi sei, ma solo per ciò che rappresenti per l’altro.
È importante chiarire una cosa: non c’è nulla di sbagliato nel tuo essere amichevole, attraente o aperta al dialogo. Non è la tua disponibilità il problema, ma forse il modo in cui alcune persone intercettano e usano questa tua energia. Ridurre la propria luce per paura di attirare persone sbagliate non è mai la strada giusta. La domanda non è: “Come posso piacere meno?”, ma semmai: “Come posso proteggere la mia autenticità e riconoscere prima chi è davvero pronto a incontrarla?”.
Una pista utile potrebbe essere quella di esplorare i tuoi confini emotivi. Sei tu a dover scegliere chi far entrare, con quali tempi e modalità. Non devi cambiare abito o trattenere chi sei: puoi, invece, coltivare una presenza più centrata su di te, che ti permetta di osservare meglio, senza farti risucchiare subito dal bisogno (legittimo) di essere amata.
Forse stai già facendo un passaggio importante: dal “perché gli altri fanno così con me?” al “cosa posso scegliere io, di diverso?”. Non sei responsabile del comportamento degli altri, ma sei sempre protagonista di come lo accogli e lo lasci entrare nella tua vita.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a rinforzare questa consapevolezza, a dare un senso ai tuoi vissuti e a rimettere te stessa al centro della relazione, anche quando l’altro ti idealizza o ti svaluta. Perché il punto non è come ti vedono, ma cosa ti fa restare in quella dinamica.
Un caro saluto
Gent.ma utente,
non credo che le debba sentirsi responsabile di nulla che riguardi il comportamento altrui nei suoi confronti. Né tantomeno modificare il suo modo di porsi, di vestirsi o quant'altro.
Probabilmente, può ripensare al contesto in cui avvengono certe nuove connessioni sociali e non tentare di fissare obiettivi basati sull'apparenza e, di conseguenza, sul giudizio esterno. Giustamente, lei vorrebbe interessare le persone per le sue doti interiori, per la sua intelligenza, per le passioni che magari coltiva nella sua vita, ma si ritrova puntualmente a fare i conti con un'affrettata valutazione e non un reale coinvolgimento.
il mio consiglio è di ricercare maggiori motivazioni intrinseche alla conferma dei suoi valori e delle sue doti personali. In altre parole, di concentrarsi sulla sua autostima e dedicarsi alle attività che maggiormente le creano motivazione e le restituiscono emozioni positive. Questo potrebbe portarla a frequentare luoghi e contesti vicini alle sue reali esigenze di benessere, ed è certamente in queste occasioni che potrà più facilmente incontrare persone con cui condividere molto di più che una semplice apparenza esteriore.
Nel cercare connessioni positive, oltre alla condivisione di passioni e interessi, è importante anche non avere da subito secondi fini, ed evitare che l'interlocutore ne abbia. La sincerità e la trasparenza dei sentimenti e dei pensieri possono essere senza dubbio premianti da questo punto di vista. Esiste l'attrazione fisica ed è impossibile non considerarlo un fattore importante, ma è rilevante solo in un primo approccio, per poi diventare un valore secondario rispetto ad altre caratteristiche di temperamento e comportamento che realmente sono decisive nel rendere una persona più o meno interessante e coinvolgente.
Valuti la possibilità di un percorso psicologico di crescita personale e di accrescimento dell'autostima per lavorare sui veri valori che vuole fare emergere nei suoi comportamenti, compresi quelli relazionali. Questo tipo di supporto le porterebbe giovamento anche nella gestione di certe emozioni disagevoli, come il senso di colpa, e pensieri intrusivi che rischiano di diventare angoscianti e difficili da smaltire.
Se è interessata a un intervento di questo tipo mi contatti pure, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Serena Vitale
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Pescara
Ciao Anonima,

È interessante quello che scrivi, io penso che ci sia da valutare come tu gestisci le relazioni, gli approcci, che messaggio lasci interpretare.

Mi spiego: senza volerlo ad esempio una persona potrebbe attrarre persone non interessate a discorsi particolarmente introspettivi perchè senza volerlo lancia il messaggio di non essere interessata a queste cose.

È un esempio generico non preoccuparti.

Capisco che la cosa ti pesi.

Se te la senti possiamo valutare la situazione e cercare di capire cosa accade.


Se ti va, scrivimi quando vuoi


dott.ssa Serena Vitale
Grazie per aver condiviso il suo vissuto con tanta profondità e lucidità. Da ciò che racconta, emerge un forte desiderio di autenticità nelle relazioni e una sensibilità che la porta a percepire dinamiche sottili, spesso frustranti. Si ritrova infatti a essere idealizzata o usata come fonte di conferme, piuttosto che conosciuta davvero per ciò che è.

Il punto non è cambiare se stessa – né nel modo di porsi, né nell’aspetto esteriore – ma ridefinire i confini emotivi nella fase iniziale degli incontri. Essere aperta, amichevole e attenta è un valore, ma può diventare faticoso se non trova dall’altra parte la stessa disponibilità ad una conoscenza reciproca, graduale e rispettosa.
Le domande troppo precoci su aspetti importanti (come figli, futuro, relazioni) non devono diventare test a cui sentirsi sottoposta. Può provare a rallentare quei ritmi, a non rispondere subito o a riportare il focus sul presente dell’incontro: è una forma di tutela, non di chiusura.

Non è colpa sua se ha incontrato persone poco autentiche. Ma può esserle utile chiedersi:

- "Mi sto aprendo con persone realmente curiose di scoprire chi sono, o con chi ha bisogno solo di conferme per sé?"
- "Cosa mi fa sentire bene e vista nei primi scambi?"

Essere selettiva non significa essere fredda o meno disponibile, ma sapersi proteggere dando fiducia con gradualità.
Continui ad ascoltarsi con la stessa cura con cui si pone agli altri: è un’ottima base per attrarre chi sia davvero pronto a farlo anche con lei.

Un caro saluto,
Dott.ssa Beatrice Moro
Psicologa e Sessuologa Clinica
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

il tema qui riportato è molto importante e potrebbe meglio esser sviscerato in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di affidarsi ad uno specialista, vedrà che con il tempo troverà le risposte che cerca.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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