Buongiorno Gentili Dottori, Vorrei chiederVi un consiglio: un professore universitario mi ha propost

26 risposte
Buongiorno Gentili Dottori, Vorrei chiederVi un consiglio: un professore universitario mi ha proposto la tesi a luglio 2025 durante un convegno senza ancora aver sostenuto l'esame , la mia intenzione è quella di lavorare con lui ma da quel giorno sono in ansia, penso di non avere la preparazione adatta, penso di dover sapere di più (forse anche per la mia scarsa autostima) e quando lo incontro nei corridoi delle aule dell'universita provo vergogna, imbarazzo anche solo nel dire buongiorno, tendo.ad essere evitante anche per la mia timidezza, introversione "..non.vorrei che lui pensasse che il saluto fosse ai fini del superamento dell' esame, per convenienza...ho paura che da luglio ad oggi si sia dimenticato di me..ho paura che lui abbia perso un minimo di stima che penso abbia verso di me..ho paura che ogni gesto che io possa fare,lui si ricreda.. vorrei riseguire alcune sue lezioni per chiarirmi dei dubbi però ho paura che vedendomi possa pensare: "questa di nuovo viene a seguire" o che si infastidisca..ho paura che si sia offeso perché non ho ancora sostenuto il suo esame..non so come comportarmi..vorrei un Vostro parere, Grazie.
Salve, a mio avviso le sue paure vengono a darle la possibilità di essere superate. Comprendo il suo imbarazzo ed il timore di non essere all'altezza, ma dopotutto consideri che lei sta studiando e che le sue eventuali lacune possono essere colmate con l'impegno! Vuole davvero farsi sfuggire l'opportunità di preparare la tesi con questo docente che stima così tanto? Inoltre...mi chiedo e le chiedo se sia necessario preoccuparsi così tanto dei suoi saluti o della partecipazione alle lezioni? A mio avviso è probabile che il docente non noti o non dia peso a nulla di tutto ciò e che stia semplicemente "attendendo" una sua mossa in merito alla tesi (e che sostenga, quando può il suo esame). In bocca al lupo per i suoi studi!

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dr. Federico D'Alessio
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, mi spiace molto per la sua situazione, non deve essere facile sentire questa vergogna che descrive. Le consiglio di approfondire le origini di queste preoccupazioni rispetto la stima che ha di sè, di cercare uno spazio dove poter scoprire che cosa queste le vogliono comunicare. A presto!
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
più che la tesi, mi sembra che la stia mettendo in difficoltà il timore del giudizio. È come se si sentisse costantemente sotto esame, non solo all’università ma nello sguardo dell’altro.
Il fatto che il professore le abbia proposto la tesi è un dato concreto di stima. L’ansia però la porta a dubitarne e ad anticipare rifiuto o fastidio.
Non c’è nulla di sconveniente nel salutare o seguire le sue lezioni: è il suo percorso. Forse il punto non è “come comportarsi”, ma come mai sente di non poter semplicemente esserci. Resto a disposizione
Dott.ssa Giorgia Ruberto
Psicologo clinico, Psicologo
Sutri
Capisco quanto questa situazione possa metterLa in difficoltà, e prima di tutto vorrei dirLe che le emozioni che descrive — l’ansia, la vergogna, il timore del giudizio, il sentirsi non abbastanza — sono vissuti profondamente umani, e molto più comuni di quanto si pensi, soprattutto nel contesto universitario. Quando una figura autorevole riconosce qualcosa in noi, come nel caso di una proposta di tesi, questo può essere vissuto non solo come un’opportunità, ma anche come una forma di esposizione. È come se improvvisamente si sentisse “vista”, e questo può attivare dubbi profondi su di sé e sul proprio valore.

Dalle Sue parole emerge una forte attenzione a come potrebbe essere percepita dal professore, e una tendenza ad anticipare possibili giudizi negativi o delusioni. È importante però sottolineare che questi sono pensieri, non fatti. Spesso, quando l’autostima è fragile o quando si teme di non essere all’altezza, la mente tende a riempire i vuoti con ipotesi sfavorevoli, che finiscono per alimentare l’ansia e il senso di inadeguatezza.

Il fatto che Lei provi imbarazzo o che tenda ad evitare il professore non è un segno di debolezza, ma un tentativo di proteggersi da una situazione emotivamente carica. Tuttavia, questo evitamento, anche se nell’immediato può ridurre il disagio, nel tempo rischia di rafforzare proprio quei timori che vorrebbe superare.

È importante anche aiutarLa a ridimensionare alcune delle Sue preoccupazioni: la presenza a lezione, un saluto o la richiesta di informazioni fanno parte del normale ruolo di studente e non vengono interpretati come comportamenti opportunistici o inappropriati. Un docente non attribuisce a questi gesti il significato critico che Lei teme. E qualora le condizioni fossero cambiate, sarebbe il professore stesso a comunicarlo.

Più in profondità, questa esperienza sembra toccare un aspetto importante legato alla fiducia in sé stessa e alla percezione del proprio valore. A volte, quando si è abituati a dubitare di sé, anche un riconoscimento positivo può generare più paura che sollievo, perché mette la persona nella posizione di sentirsi “all’altezza di qualcosa”. In questi casi, può essere molto utile intraprendere un percorso di conoscenza e rafforzamento della propria autostima, per costruire una percezione di sé più stabile e meno dipendente dal giudizio esterno.

Potrebbe provare, con gradualità e rispetto dei Suoi tempi, a riavvicinarsi a questa situazione, ad esempio tornando a seguire una lezione o chiedendo informazioni. Non come una prova del Suo valore, ma come un gesto di cura verso il Suo percorso e i Suoi interessi.

Questa non è solo una situazione accademica, ma anche un passaggio che può aiutarLa a entrare più in contatto con le Sue risorse e con la possibilità di riconoscersi come persona capace.
Dott. Federico Valeri
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
capisco perfettamente come si sente. Sicuramente c'è una parte di ansia da prestazione assolutamente comprensibile ma mi sembra che la problematica sia più profonda e radicata sulla sua auto-stima. Vi consiglio un percorso per affrontare insieme l'argomento e riuscire ad avere un migliore rapporto con se stessa, oltre che per aiutarla a trovare le risorse necessarie a migliorare la sua autostima. Se volesse, sono a disposizione.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Quando una figura autorevole ci riconosce, può attivarsi insieme al piacere anche la paura di non esserne all’altezza e di “deludere”, dunque è normale oltre che comune che lei possa provare ansia.
Il fatto che questo professore le abbia proposto la tesi senza che lei abbia ancora sostenuto l'esame è un segno di stima, ma comunque sembra non riuscire a tranquillizzarla. Potrebbe essere utile interrogarsi sul perchè di questa sua preoccupazione e di come si sente ad essere vista e riconosciuta.
Seguire le sue lezioni o salutarlo con semplicità non comunica opportunismo, ma interesse accademico.
Tenga a mente di meritare questo spazio e quest'opportunità come chiunque altro.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Buongiorno,
nelle sue parole sento tanta ansia legata al timore di non essere abbastanza e di poter deludere una stima che per lei è importante. Mi sembra che il dialogo più duro non venga dal professore, ma da come lei sta guardando se stessa.

Un dato però resta: è stato lui a proporle la tesi. Questo dice qualcosa sul valore che ha visto in lei. Forse il passo più gentile ora è permettersi di occupare quello spazio con naturalezza, senza viverlo come una prova continua del suo valore.

Le auguro di riuscire a trasformare questa opportunità in un’occasione di crescita e fiducia in sé, riconoscendo le risorse che già possiede.

Un saluto
Dott.ssa Valentina Allieri
Psicologo, Psicologo clinico
Roncello
Gentile Utente, percepisco dal suo racconto molta preoccupazione, ansia e timore per quello che potrebbe o meno pensare questo professore. Lei però ha molto interesse per la materia che lui tratta e probabilmente questa cosa è stata vista anche dal professore se le ha proposto di fare con lui la tesi. Mi domando quindi perché non possa permettersi di accettare e vivere positivamente una situazione per lei così favorevole. Immagino che sia nella fase finale del suo percorso universitario, quindi in un momento di passaggio dal mondo dello studio al mondo del lavoro. Cosa cambierà per lei e per le persone significative per lei, quando finirà il suo percorso di studi?
Resto a disposizione per qualsiasi domanda e le mando un caro saluto.
Dott.ssa Allieri Valentina - psicologa sistemico relazionale
Quello che stai vivendo va oltre l’ansia legata agli esami: si tratta di schemi interiori che condizionano il modo in cui ti rapporti alle persone e alle situazioni, generando insicurezza, evitamento e iper-critica verso te stessa. Lasciare che questi vissuti continuino può impedire non solo il tuo progresso accademico, ma anche la capacità di costruire relazioni professionali serene e fiduciose.
Un percorso di colloquio psicologico ti permette di affrontare direttamente questi nodi: lavorare sulla tua autostima, riconoscere le paure irrazionali, gestire l’ansia anticipatoria e imparare a comportarti con sicurezza anche in contesti che ti intimidiscono. Non si tratta solo di superare un esame o ottenere un buon rapporto con un professore: si tratta di risolvere dinamiche interne che, se non affrontate, rischiano di ripetersi e limitare le tue scelte e opportunità future.
Posso seguirti anche online o telefonicamente, creando uno spazio sicuro in cui affrontare questi vissuti, acquisire strumenti concreti per gestirli e imparare a muoverti con più sicurezza, autonomia e serenità in ogni ambito della tua vita.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo, perché dalle sue parole emerge quanto questa situazione per lei sia importante e quanto desideri comportarsi nel modo giusto. Quando qualcosa per noi ha valore, come una possibile collaborazione accademica o un riconoscimento da parte di una figura stimata, è molto comune che insieme all’entusiasmo arrivino anche dubbi, timori e una forte autocritica. La sensazione di non sentirsi abbastanza preparata, di dover sapere di più o di rischiare di deludere le aspettative altrui spesso nasce da un modo molto severo di valutarsi. Non è raro che davanti a un’opportunità significativa la mente inizi a concentrarsi più su ciò che manca che su ciò che già c’è. Il fatto che un docente universitario le abbia proposto una tesi non è un gesto casuale. Significa che qualcosa ha visto in lei, che sia interesse, capacità o potenziale. Tuttavia l’ansia tende a mettere in dubbio proprio questi elementi, portando a pensieri come “forse si è sbagliato”, “forse si è dimenticato”, “forse ha cambiato idea”. Sono ipotesi che la mente produce per cercare di anticipare un possibile rifiuto o una delusione, ma restano ipotesi, non fatti. Si percepisce anche quanto il timore del giudizio stia influenzando i suoi comportamenti quotidiani. Il saluto nei corridoi diventa fonte di imbarazzo perché teme che possa essere interpretato male, seguire le lezioni diventa difficile perché immagina che lui possa infastidirsi o pensare qualcosa di negativo. Quando l’ansia sociale entra in gioco succede spesso questo: si inizia a immaginare cosa l’altro potrebbe pensare, attribuendogli intenzioni o valutazioni critiche senza avere elementi concreti. Nel tentativo di evitare equivoci o figuracce si finisce per evitare proprio le occasioni di contatto che invece sarebbero le più naturali. È importante ricordare che nella realtà accademica uno studente che saluta un docente, segue una lezione o mostra interesse è generalmente percepito come coinvolto e motivato, non come opportunista o invadente. L’idea che ogni gesto possa far cambiare la stima che lui ha nei suoi confronti sembra più legata alla paura di sbagliare che a un reale rischio. Inoltre il fatto di non aver ancora sostenuto l’esame non equivale automaticamente a una mancanza di rispetto o a una delusione per l’altro. Spesso siamo molto più duri con noi stessi di quanto lo siano le persone intorno a noi. Un aspetto che può aiutarla è chiedersi quanto le sue scelte siano guidate da ciò che desidera davvero e quanto invece dal tentativo di evitare un possibile giudizio negativo. Se il suo interesse è lavorare con lui e chiarire alcuni dubbi, frequentare le lezioni o rivolgergli un saluto semplice e spontaneo sarebbe un comportamento coerente con i suoi obiettivi. L’ansia probabilmente le suggerirà che è rischioso, ma spesso è proprio facendo piccoli passi in direzione di ciò che conta che la mente impara gradualmente che non sta accadendo nulla di catastrofico. La vergogna e l’imbarazzo che prova non parlano di incapacità, ma di quanto tenga a questa opportunità e al modo in cui viene vista dagli altri. Provare a concedersi la possibilità di essere una studentessa in crescita, quindi imperfetta ma legittimata a imparare, può alleggerire molto la pressione interna. Non è necessario presentarsi già pronti o impeccabili per meritare attenzione o stima. Se sente che questi pensieri occupano molto spazio o la portano a evitare situazioni importanti per lei, un percorso psicologico può aiutarla a lavorare proprio sulla sicurezza personale e sul rapporto con il giudizio altrui, permettendole di vivere queste occasioni con maggiore serenità e autenticità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Ciao!
Quello che stai descrivendo è un classico esempio di come l'ansia da prestazione e la possano trasformare un'opportunità bellissima in un fardello pesante.
Solitamente un professore è felice di vedere una studentessa interessata che torna a seguire le proprie lezioni, non lo vedrebbe come un segno di scarsa preparazione ma come un segno di serietà e dedizione.
Più eviti il suo sguardo o il saluto, più l'ansia cresce. L'evitamento conferma alla tua mente che c'è un pericolo, anche se il pericolo non esiste realmente. Se continui a evitarlo, lui potrebbe realmente pensare che tu abbia perso interesse per la tesi.
Ritorna a lezione, fallo per te stessa e per la tua preparazione.
Prova a spostare il focus da "Cosa penserà lui di me?" a "Cosa posso imparare io oggi?"
Non lasciare che la paura di non essere "abbastanza" ti faccia rinunciare a un'occasione che ti sei guadagnata.

Anna Apicelli
Dott.ssa Rosaly Ester Sciarrabone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, la situazione che descrive riflette un vissuto molto comune in cui l'immagine che abbiamo di noi stessi, finisce per distorcere il modo in cui interpretiamo le intenzioni degli altri. Quando lei evita il professore o teme il suo giudizio, sta in realtà proiettando su di lui i suoi dubbi: è come se lei leggesse la mente del docente attraverso la lente della sua paura di non essere all'altezza. È importante però ricordare che se un professore universitario propone una tesi "a scatola chiusa" durante un convegno, lo fa perché ha intravisto in lei una risorsa o un interesse di valore, indipendentemente dall'esame non ancora sostenuto. Il fatto che lei si senta "in colpa" o provi vergogna la porta a comportarsi in modo evitante, ma proprio questo silenzio rischia di alimentare le sue paure di averlo deluso. Provi a rompere il circolo vizioso dell'evitamento con un gesto di trasparenza: un semplice saluto o una breve email in cui conferma il suo interesse per la tesi e spiega che sta studiando per l'esame per arrivare al progetto con le basi solide. Questo trasformerebbe la sua "scarsa autostima" in un segnale di serietà professionale agli occhi del docente e, soprattutto, ai suoi. Se sente che questa ansia e il timore del giudizio sono ostacoli ricorrenti nella sua vita, potrebbe essere utile esplorare queste dinamiche in un percorso terapeutico per imparare a guardarsi con occhi meno severi.
Gentile utente,
dalle sue parole emerge un livello di ansia molto legato al giudizio e alla paura di deludere una figura che per lei rappresenta autorevolezza e opportunità. È comprensibile: quando teniamo molto a qualcosa, il timore di non essere all’altezza può amplificarsi e trasformarsi in evitamento.
È importante però distinguere tra fatti e pensieri. Il fatto è che un professore le ha proposto una tesi: questo indica che ha visto in lei potenzialità e capacità. Tutto il resto — che si sia dimenticato di lei, che abbia perso stima, che possa infastidirsi — sono ipotesi generate dalla sua insicurezza, non evidenze concrete.
L’evitamento, pur dandole un sollievo momentaneo, rischia di alimentare ulteriormente l’ansia e i dubbi. Un saluto cordiale o la partecipazione alle sue lezioni non sono segnali di convenienza, ma comportamenti del tutto naturali in un contesto universitario. Inoltre, un docente è abituato a studenti che sostengono esami in tempi diversi: difficilmente interpreterà la situazione come un’offesa personale.
Potrebbe aiutarla fare un piccolo passo concreto, ad esempio scrivergli una mail semplice e professionale per confermare il suo interesse alla tesi e chiedere indicazioni su come prepararsi al meglio. Spesso l’azione riduce l’ansia più di quanto faccia il rimuginare.
Le sue paure parlano più della sua autostima che del reale pensiero del professore. Forse questa situazione, oltre a essere un’opportunità accademica, può diventare anche un’occasione per lavorare sulla fiducia nelle sue capacità.
Le auguro di trovare la serenità e il coraggio di fare quel passo che, probabilmente, la avvicinerà più a una conferma che a una delusione.
Un cordiale saluto e in bocca al lupo per la tesi :)
Dott.ssa Alessandra Cordaro
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile Utente,
dal suo messaggio emerge una forte ansia legata al giudizio, con vergogna, autosvalutazione e tendenza a evitare il contatto. Più che mancanza di interesse, sembra che lei stia vivendo un conflitto tra il desiderio di avvicinarsi (tesi, lezioni, saluto) e la paura di essere giudicata o fraintesa.
Il fatto che il professore le abbia proposto una tesi è, nei fatti, un segnale di stima. Tuttavia l’ansia può portare a trasformare i timori (“si sarà dimenticato di me”, “si infastidisce”, “ha perso stima”) in quasi-certezze. Per questo è importante distinguere tra fatti e paure/interpretazioni.
Dal punto di vista psicologico, sembra attivarsi una parte interna molto critica verso di sé (“non sono abbastanza”, “disturbo”, “penserà male di me”), che aumenta il blocco e il ritiro. In questi casi aiuta fare piccoli passi concreti, senza cercare la perfezione: salutare con semplicità, seguire una lezione se le è utile, ed eventualmente esprimere in modo breve e chiaro il suo interesse, senza sentirsi obbligata a giustificarsi troppo.
Il punto centrale non è capire subito cosa pensa il professore, ma uscire dal rimuginio e ritrovare un contatto più stabile con i fatti, con le sue emozioni e con il suo valore personale. Se questa modalità si ripete anche in altre relazioni significative, un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a lavorare su ansia, autostima e paura del giudizio.
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
leggendo il suo messaggio colpisce quanto spazio stia occupando ciò che immagina possa pensare il professore, rispetto a ciò che invece desidera lei. Sembra quasi che ogni movimento debba essere perfetto per non rischiare di deludere o perdere stima, e questo, comprensibilmente, blocca.
Provo però a restituirle uno sguardo diverso: un docente che propone una tesi lo fa perché riconosce nello studente interesse, impegno o delle potenzialità, non perché si aspetta sicurezza o preparazione perfetta fin da subito. Salutare, seguire lezioni o prendersi il tempo necessario per sostenere un esame rientra nella normalità del percorso universitario.
A volte non è necessario sentirsi pronti per iniziare a esporsi: la fiducia cresce proprio mentre facciamo piccoli passi nella direzione che desideriamo.
Se sente che questi timori stanno già occupando un posto significativo in questa esperienza, o che qualcosa di simile tende a ripresentarsi anche in altri momenti della sua vita, potrebbe essere utile potersene occupare con uno sguardo dedicato, così da trasformare questa sensibilità, che oggi la frena, in una risorsa nelle relazioni e nelle scelte future.
Resto a disposizione, un caro saluto

Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per questa condivisione. Noto che provi molta ansia e paura di essere di disturbo o di essere ignorata. E’ un tema su cui è utile lavorare in terapia, che probabilmente ha delle origini antiche. Hai ripetuto tante volte l’espressione “ho paura” e questo fa intendere l’intensità di questo stato d’animo Vivere con la paura non è facile; e ciò su cui lavorare è raggiungere la consapevolezza del proprio valore, cosa che ti auguro di poter fare, con l’obiettivo di non vivere più con la paura. L’ansia è trattabile ma bisogna partire con l’idea di voler intraprendere un percorso personale.
Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza quello che sta vivendo: si sente l’impegno che questa persona mette nello studio e anche quanto questa proposta sia importante.
Da ciò che descrive, non sembra “solo timidezza”: sembra un’ansia che si attiva soprattutto nelle situazioni in cui c’è una figura autorevole (il/la professore/ssa) e in gioco c’è il valore personale (“sono abbastanza?”, “penserà male di me?”, “si sarà dimenticato/a?”, “se mi vede mi giudica”). In questi casi è molto comune che la mente provi a proteggerci anticipando scenari negativi, ma il prezzo è alto: vergogna, evitamento, blocco, ruminazione continua.
Una cosa utile da notare è che i pensieri riportati hanno un tema ricorrente: la paura di essere letti/e come “inadeguati/e” o “interessati/e” e l’idea di dover essere già pronti/e o perfetti/e per meritare quell’opportunità. Questo tipo di schema spesso non nasce “da luglio ad oggi”, ma tende ad avere radici più profonde (autostima, perfezionismo, paura del giudizio, esperienze passate in cui ci si è sentiti valutati o non abbastanza). E proprio per questo può diventare un ottimo punto di partenza di lavoro.
In un percorso psicologico si potrebbe lavorare su aspetti molto concreti:
Capire da dove nasce questa voce interna critica
Che cosa significa per questa persona “non essere abbastanza preparata”? Qual è la paura peggiore (essere smascherati/e, deludere, essere rifiutati/e)? E quando ha già incontrato sensazioni simili nella propria storia?
Ridurre il circolo ansia, evitamento
Evitare il saluto, i corridoi, le lezioni può dare sollievo nell’immediato, ma spesso rinforza l’idea che “non ce la si fa”. Si può costruire una modalità più graduale e sostenibile di esporsi.
Trasformare i pensieri automatici in pensieri più realistici
Ad esempio: distinguere ciò che è un fatto (non è stato ancora sostenuto l’esame) da ciò che è un’interpretazione (“si è offeso/a”, “ha perso stima”). E imparare a sostituire l’interpretazione con ipotesi alternative più equilibrate.
Allenare assertività e comunicazione
A volte basta una frase semplice e pulita per togliere tanta ambiguità: un saluto, o un breve messaggio/occasione di confronto in cui si esprime interesse e si chiede un’indicazione concreta su come procedere. In seduta si può preparare insieme, in modo che questa persona si senta più sicura.

Se desidera, può essere utile esplorare il tema in colloquio: l’obiettivo non è “convincersi a forza”, ma capire il meccanismo, ridare spazio a una lettura più realistica e recuperare libertà nelle scelte (salutare, seguire una lezione, sostenere l’esame, contattare il/la docente) senza che l’ansia decida al posto proprio.
Dott.ssa Lucia Sarteschi
Psicologo, Psicologo clinico
Pontremoli
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Mi sembra di capire che lei da un lato vorrebbe intraprendere questo lavoro di tesi con il suo professore, ma dall'altra parte l'ansia e la vergogna la portano ad evitare tutte le situazioni di contatto. Credo sia un tema molto importante per lei, perchè sento che in questo momento sta rischiando di diventare un ostacolo per il raggiungimento dei suoi obiettivi futuri. Credo sarebbe interessante anche approfondire il significato che ha per lei la dimensione della prestazione e in generale il concetto di autostima. Forse un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a riflettere insieme a un professionista su questi temi. Dott.ssa Lucia Sarteschi
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Partirei da una sua frase sulla paura che il professore "abbia perso un minimo di stima che penso abbia verso di me", stima che immagino sia collegata alla proposta di fare la tesi con la sua cattedra. Lei parte da una situazione in cui qualcosa ha già dimostrato, ed è stato riconosciuto dal professore e ora immagina come dover gestire questa situazione temendo di non essere davvero all'altezza delle aspettative formatesi su di lei. Questo, purtroppo, non è un dato che può essere verificato subito, tuttavia sembra che i suoi timori al riguardo definiscano già in negativo contatti tra lei e questo professore. Lei teme di non essere all'altezza delle aspettative e forse dovrà fare ancora i conti con questo timore, che tuttavia non deve essere appesantito da elementi di colpa, quanto solo dall'incertezza che ci accompagna quando perseguiamo un obiettivo e dobbiamo ancora costruirlo con il nostro impegno. L'attesa è difficile quando si vuole realizzare qualcosa e ci si sente sottoposti alla valutazione di qualcun altro, è più che comprensibile. Le auguro di poter vivere questo momento nella sua difficoltà, ma senza pensieri giudicanti che le rendono questa fase così penosa. un saluto e un in bocca al lupo, dott.ssa Rachele Petrini
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, quello che descrive è molto più comune di quanto sembri. Quando una figura che stimiamo riconosce le nostre potenzialità e ci propone qualcosa di importante, insieme all’entusiasmo possono emergere paura di non essere all’altezza, vergogna e timore di deludere. Non significa che lei non sia preparata, ma che questa opportunità per lei conta davvero.
È molto improbabile che il professore interpreti un suo saluto come opportunismo o che si infastidisca nel vederla seguire le lezioni. Anzi, interesse e presenza vengono normalmente letti come segnali di motivazione. Allo stesso modo, i docenti sono abituati ai tempi universitari, è difficile che si sia offeso o che abbia perso stima perché non ha ancora sostenuto l’esame.
Capisco però come l’ansia e la timidezza possano spingerla a evitare: il problema è che l’evitamento tende ad aumentare il disagio e i dubbi. Può provare a fare piccoli passi semplici come salutare quando lo incontra, seguire le lezioni che le interessano e, quando si sentirà pronta, chiedere un breve colloquio per orientarsi sulla tesi.
Sentirsi “non abbastanza preparati” prima di iniziare una tesi è normale. La tesi serve proprio per imparare e approfondire, non per dimostrare di sapere già tutto.
Naturalmente sarebbe molto interessante poter comprendere meglio ed esplorare tutti i significati che questi gesti relazionali hanno soggettivamente per lei; inoltre se sente che l’ansia e la scarsa fiducia in sé stessa la bloccano molto, parlarne con un professionista all'interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a muoversi con maggiore serenità.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Buongiorno, quello che descrive è un vissuto molto frequente quando ci troviamo davanti a una figura che stimiamo e che percepiamo come autorevole, soprattutto se c’è in gioco qualcosa di importante come una possibile tesi. È comprensibile che l’offerta ricevuta abbia attivato entusiasmo ma anche ansia: quando qualcuno vede in noi un potenziale, può emergere immediatamente la paura di non essere all’altezza. Questo non parla necessariamente di una reale mancanza di preparazione, ma di una parte di lei che teme di non valere abbastanza o di poter deludere. Anche il timore che ogni gesto venga interpretato male, che il saluto sembri opportunistico, che lui possa essersi dimenticato o aver perso stima, sembra più legato a un dialogo interno critico che a dati concreti. Spesso, quando l’autostima è fragile, tendiamo ad attribuire agli altri pensieri severi nei nostri confronti senza avere reali prove che li stiano pensando. Il fatto che eviti, che provi vergogna o imbarazzo, è coerente con l’ansia che sta vivendo, ma l’evitamento purtroppo alimenta ulteriormente il dubbio e l’insicurezza. È molto probabile che per il professore un suo saluto sia semplicemente un saluto, e la sua presenza a lezione l’interesse di una studentessa motivata, non un’invadenza. Allo stesso tempo è normale che lei senta il bisogno di prepararsi meglio prima di sostenere l’esame o iniziare un percorso di tesi, ma questo può diventare un modo per rimandare se nasce dalla paura di non essere mai abbastanza pronta. Potrebbe essere utile domandarsi cosa attiva in lei questa situazione: il timore del giudizio, la paura di esporsi, la difficoltà a tollerare l’idea di essere vista. Darsi il permesso di essere una studentessa in crescita, che non deve già sapere tutto ma che può imparare strada facendo, potrebbe alleggerire molto la pressione. A volte un piccolo passo concreto, come tornare a seguire una lezione o semplicemente sostenere lo sguardo e dire buongiorno, può diventare un modo per interrompere il circolo dell’ansia e fare esperienza diretta che le paure, spesso, sono più grandi della realtà. Rimango a disposizione.
Dott.ssa Alice Carbone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, sono sicura che il docente non abbia perso la stima che provava nei suoi confronti. Può provare a scrivergli una mail, ricordandogli che vi siete incontrati a luglio e confermando che le piacerebbe laurearsi con la sua cattedra. Vedrà che da lì anche altri incontri e scambi saranno più semplici. Le faccio un grande in bocca al lupo per i suoi studi e la sua laurea! Un caro saluto, Dott.ssa Alice Carbone
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrive non parla di mancanza di preparazione, ma di paura di deludere e di essere “smascherata”. È un’ansia molto tipica delle persone coscienziose e con autostima fragile: quando qualcuno di autorevole mostra fiducia, invece di sentirsi valorizzate iniziano a pensare di non esserne all’altezza.

Provi a guardare il dato oggettivo: un professore universitario le ha proposto la tesi spontaneamente, senza che lei avesse ancora sostenuto l’esame. Questo significa che ha visto qualcosa in lei — interesse, capacità, modo di ragionare. Non è un gesto casuale.

La mente ansiosa però fa un’altra operazione: costruisce scenari (“si sarà dimenticato”, “penserà che lo saluto per convenienza”, “si sarà offeso”) senza avere prove. È una forma di lettura del pensiero, non un fatto reale. Più evita di salutarlo o di seguire le lezioni, più l’ansia cresce e conferma l’idea di non essere all’altezza.

Seguire le sue lezioni non sarebbe invadenza, ma coerenza con il suo interesse. Salutare è educazione, non manipolazione. E sostenere l’esame quando si sentirà pronta non è un’offesa personale verso di lui.

Qui il nodo non è il professore, ma l’immagine che lei ha di sé quando è davanti a una figura autorevole: lì si attiva vergogna, timidezza, paura di essere giudicata. Questo è un punto molto importante da esplorare, perché può ripresentarsi anche in ambito lavorativo.

Se vuole, possiamo lavorare insieme su questa dinamica in modo più approfondito: capire da dove nasce questa insicurezza e costruire una postura interna più solida, così che l’incontro con l’autorità non attivi più evitamento ma fiducia.
Dott.ssa Francesca Mariani
Psicologo, Psicologo clinico
Cremona
Buonasera, mi dispiace molto sentirla in questo stato di ansia e di scarsa autostima, che lei riferisce. Senza entrare nell’ambito clinico in questa sede, penso che, per iniziare debba fare ciò che si sente: se vuole seguire delle lezioni per ripassare degli argomenti già affrontati in precedenza lo faccia, senza fare mille domande al docente o senza mettersi in prima fila. Dopotutto, lei deve ancora sostenere l’esame ed è un suo pieno diritto risentire una spiegazione! Non è necessario che lei vada a salutare il docente. Se lo incontra in corridoio lo saluti se incrocia il suo sguardo e se sente di farlo: è una persona ben educata. Niente altro. Dopo l’esame stabilirà se prenotare una udienza nell’orario di ricevimento. Passo dopo passo.
Se vuole ulteriori spiegazioni, mi contatti.
Buona continuazione
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia e che l'aiuti a ritrovare la fiducia in se stessa. Cordiali saluti.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Buongiorno. Innanzitutto, vorrei che facessi un respiro profondo. Quello che stai provando è un vissuto molto comune tra gli studenti brillanti e sensibili, una dinamica che in psicologia chiamiamo spesso "Sindrome dell'Impostore".

Il fatto che un professore ti abbia proposto la tesi durante un convegno, quindi in un contesto professionale e prima ancora che tu sostenessi l'esame, è un segnale oggettivo e fortissimo della sua stima nei tuoi confronti. Lui ha visto in te un potenziale che tu, in questo momento, fai fatica a scorgere a causa della tua insicurezza.

Proviamo a smontare insieme questi "mostri" che l'ansia sta creando nella tua mente.

1. Il timore della "Convenienza" e l'Evitamento
Tu temi che un tuo saluto sembri finalizzato all'esame. Questo è un pensiero tipico di chi ha una moralità molto alta, ma che finisce per diventare una trappola.

La realtà del professore: Per un docente, uno studente che saluta con garbo è semplicemente uno studente educato. L'evitamento, invece, può essere frainteso come disinteresse o alterigia.

L'ostacolo della timidezza: La tua introversione ti sussurra che "meno ti vede, meglio è", ma il silenzio alimenta i tuoi dubbi. La vergogna che provi è legata all'idea di dover essere "perfetta" per meritare quel posto.

2. La paura che "si sia dimenticato" o "si sia offeso"
I professori universitari gestiscono centinaia di studenti. È molto difficile che un docente si offenda perché uno studente non ha ancora sostenuto l'esame, specialmente se la proposta è avvenuta solo pochi mesi fa.

Il tempo accademico: Da luglio a oggi sono passati pochi mesi. Per un professore è un tempo brevissimo. È molto più probabile che lui pensi: "Quella studentessa interessante si starà preparando bene", piuttosto che "Si è dimenticata di me, che offesa!".

3. "Tornare a seguire le lezioni": Un segnale di serietà
Il tuo timore che lui pensi "questa viene di nuovo" è un'interferenza dell'ansia.
In ambito accademico, tornare a seguire le lezioni per approfondire è visto come un segno di grande serietà e dedizione, non di stupidità. Dimostra che non ti accontenti di "passare l'esame", ma vuoi padroneggiare la materia per la tesi.

Cosa puoi fare concretamente?
Dobbiamo trasformare questa "ansia paralizzante" in "azione comunicativa". Ecco come potresti muoverti:

Rompi il ghiaccio via email (o a ricevimento): Non aspettare di incontrarlo nei corridoi. Scrivigli una breve email professionale. Questo ti permette di pesare le parole e abbassare l'ansia dell'incontro improvviso.

“Gentile Professore, sono [Tuo Nome], ci siamo incontrati al convegno di luglio in merito alla proposta di tesi. Le scrivo perché sto approfondendo lo studio per il Suo esame e mi farebbe piacere tornare a seguire alcune Sue lezioni per chiarire dei dubbi e arrivare preparata al nostro lavoro di ricerca. Spero che questo non Le sia di disturbo.”

Sostituisci la "Vergogna" con la "Responsabilità": La vergogna ti fa nascondere, la responsabilità ti fa agire. Ricorda che lui ti ha scelta. Il "contratto" è già siglato nella sua mente; tu devi solo onorarlo con i tuoi tempi.

Accetta la tua "preparazione in divenire": Nessuno inizia una tesi sapendo già tutto. La tesi serve proprio a imparare a fare ricerca. Non devi sapere tutto prima, devi avere voglia di scoprire durante il percorso.

Un piccolo esercizio per te
Prova a pensare: se una tua cara amica ti raccontasse la stessa storia, le diresti che è una "conveniente" o che il professore si è offeso? O le diresti che è un'opportunità bellissima e che deve solo farsi avanti? Spesso siamo molto più cattivi con noi stessi di quanto lo saremmo con gli altri.

Cosa ti spaventa di più all'idea di inviargli un'email o fermarlo per un breve saluto ufficiale? Identificare il "pensiero catastrofico" esatto ci aiuterà a capire come disinnescarlo.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.