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Esperienze

Sono una psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio, attualmente in formazione presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento psicodinamico.

Mi occupo di sostegno psicologico individuale rivolto ad adulti e giovani adulti che attraversano momenti di difficoltà, come ansia, stress, difficoltà relazionali o cambiamenti di vita.

Nel mio lavoro offro uno spazio di ascolto empatico e non giudicante, con l’obiettivo di aiutare la persona a comprendere più a fondo se stessa e le proprie emozioni.

Il mio approccio si basa sul modello psicodinamico, che pone attenzione alla storia personale e alle relazioni affettive come chiave per comprendere il disagio attuale.

Credo nel valore del percorso psicologico come occasione per conoscersi meglio e ritrovare un equilibrio emotivo più stabile.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica-dinamica

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Studio Privato Dr.ssa Giorgia Ruberto

Strada Provinciale 84, 660, Sutri 01015

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    Conosco Giorgia dai tempi della nostra formazione universitaria. Da sempre dimostra grandi attitudini, capacità e attenzione nei confronti dell’altro. La consiglio non solo per la formazione e la pratica che ha portato avanti nel tempo con grande cura e passione ma soprattutto per l’empatia con cui si relaziona con gli altri.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno Gentili Dottori, Vorrei chiederVi un consiglio: un professore universitario mi ha proposto la tesi a luglio 2025 durante un convegno senza ancora aver sostenuto l'esame , la mia intenzione è quella di lavorare con lui ma da quel giorno sono in ansia, penso di non avere la preparazione adatta, penso di dover sapere di più (forse anche per la mia scarsa autostima) e quando lo incontro nei corridoi delle aule dell'universita provo vergogna, imbarazzo anche solo nel dire buongiorno, tendo.ad essere evitante anche per la mia timidezza, introversione "..non.vorrei che lui pensasse che il saluto fosse ai fini del superamento dell' esame, per convenienza...ho paura che da luglio ad oggi si sia dimenticato di me..ho paura che lui abbia perso un minimo di stima che penso abbia verso di me..ho paura che ogni gesto che io possa fare,lui si ricreda.. vorrei riseguire alcune sue lezioni per chiarirmi dei dubbi però ho paura che vedendomi possa pensare: "questa di nuovo viene a seguire" o che si infastidisca..ho paura che si sia offeso perché non ho ancora sostenuto il suo esame..non so come comportarmi..vorrei un Vostro parere, Grazie.

Capisco quanto questa situazione possa metterLa in difficoltà, e prima di tutto vorrei dirLe che le emozioni che descrive — l’ansia, la vergogna, il timore del giudizio, il sentirsi non abbastanza — sono vissuti profondamente umani, e molto più comuni di quanto si pensi, soprattutto nel contesto universitario. Quando una figura autorevole riconosce qualcosa in noi, come nel caso di una proposta di tesi, questo può essere vissuto non solo come un’opportunità, ma anche come una forma di esposizione. È come se improvvisamente si sentisse “vista”, e questo può attivare dubbi profondi su di sé e sul proprio valore.

Dalle Sue parole emerge una forte attenzione a come potrebbe essere percepita dal professore, e una tendenza ad anticipare possibili giudizi negativi o delusioni. È importante però sottolineare che questi sono pensieri, non fatti. Spesso, quando l’autostima è fragile o quando si teme di non essere all’altezza, la mente tende a riempire i vuoti con ipotesi sfavorevoli, che finiscono per alimentare l’ansia e il senso di inadeguatezza.

Il fatto che Lei provi imbarazzo o che tenda ad evitare il professore non è un segno di debolezza, ma un tentativo di proteggersi da una situazione emotivamente carica. Tuttavia, questo evitamento, anche se nell’immediato può ridurre il disagio, nel tempo rischia di rafforzare proprio quei timori che vorrebbe superare.

È importante anche aiutarLa a ridimensionare alcune delle Sue preoccupazioni: la presenza a lezione, un saluto o la richiesta di informazioni fanno parte del normale ruolo di studente e non vengono interpretati come comportamenti opportunistici o inappropriati. Un docente non attribuisce a questi gesti il significato critico che Lei teme. E qualora le condizioni fossero cambiate, sarebbe il professore stesso a comunicarlo.

Più in profondità, questa esperienza sembra toccare un aspetto importante legato alla fiducia in sé stessa e alla percezione del proprio valore. A volte, quando si è abituati a dubitare di sé, anche un riconoscimento positivo può generare più paura che sollievo, perché mette la persona nella posizione di sentirsi “all’altezza di qualcosa”. In questi casi, può essere molto utile intraprendere un percorso di conoscenza e rafforzamento della propria autostima, per costruire una percezione di sé più stabile e meno dipendente dal giudizio esterno.

Potrebbe provare, con gradualità e rispetto dei Suoi tempi, a riavvicinarsi a questa situazione, ad esempio tornando a seguire una lezione o chiedendo informazioni. Non come una prova del Suo valore, ma come un gesto di cura verso il Suo percorso e i Suoi interessi.

Questa non è solo una situazione accademica, ma anche un passaggio che può aiutarLa a entrare più in contatto con le Sue risorse e con la possibilità di riconoscersi come persona capace.

Dott.ssa Giorgia Ruberto

Buongiorno Dottori, vorrei avere un parere per una situazione in cui mi trovo al momento, sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata da poco circa col mio fidanzato, lui è vent'anni piu grande, diciamo che ci siamo lasciati per determinate cose, tra cui io spesse volte non mi sentivo "considerata" da lui, non mi sentivo che mi dava le attenzioni che avrei voluto, alcune volte discutevamo e lui neanche voleva il confronto, quando io invece cercavo proprio quello, molte volte vedevo che metteva like sui social a foto di donne in mostra abbastanza appariscenti ecco, cosa che io avevo chiesto che poteva essere evitata, ma mai ascoltati determinati miei bisogni, però il punto è che ad oggi mi ritrovo che non riesco a distaccarmi, ci vediamo ancora ogni tanto, lui prova sempre ad avere un contatto con me, e a me capita certe volte di starci, purtroppo dall'altra parte invece, da qualche mese sento in amicizia una persona con cui mi frequentavo a distanza, lui mi è sempre stato accanto, e mi ha sempre ascoltato e capito soprattutto in questo periodo in cui mi stavo lasciando, ci sono stati dei momenti in cui però ho pensato di provare qualcosa, ma ad ora è passato, lui lo stesso provava qualcosa ancora ma ad ora ha messo da parte il sentimento e siamo amici, però il "problema" resta che io e questa persona ci dobbiamo vedere tra qualche settimana e non mi sento una brava persona..perché da una parte mi sto vedendo con il mio ex fidanzato, con cui siamo in non so quali rapporti, facciamo cose a volte, ci vediamo ogni tanto, e dall'altra mi devo vedere con l'altro, mi sento di prendere in giro entrambi, mi sembra di illudere entrambi e di fare del male a tutti e due e non voglio questo..faccio male a vedermi con l'altro? Ormai i biglietti e tutto è fatto, il mio ex dovrà partire per lavorare, però mi sembra di star "tradendo" o di star facendo qualcosa di sbagliato ma nei confronti di entrambi, anche se comunque io ho messo e detto le cose a tutti e due, che non sto con nessuno e sarei libera..sto facendo male? Non so che fare e ho bisogno di qualche vostro parere o consiglio, non mi sento una brava persona e mi sembra di sbagliare tutto..

Salve,
capisco bene la confusione e il senso di colpa che sta provando. Terminare una relazione non è mai semplice, soprattutto quando il distacco non è netto e quando una parte di noi resta ancora legata all’altra persona. È assolutamente umano sentirsi “tirati” in più direzioni, in particolare se, nel frattempo, c’è qualcuno che le offre quell’ascolto e quelle attenzioni di cui aveva bisogno.

Da quello che racconta, però, emerge anche un aspetto importante: alcuni suoi bisogni nella relazione precedente non venivano ascoltati, e questo l’ha fatta stare male. Questo è un elemento prezioso da tenere in considerazione mentre cerca di capire cosa vuole davvero per sé.

Più che chiedersi se sta “facendo male” agli altri, forse potrebbe essere utile spostare l’attenzione su di sé: cosa la farebbe stare davvero bene? Di cosa ha bisogno in questo momento della sua vita? A volte, per trovare chiarezza, è necessario prendersi uno spazio, anche emotivo, senza sentirsi obbligati a definire subito tutto o a rispondere alle aspettative degli altri.

Il fatto che lei sia stata trasparente con entrambe le persone è già un segnale di rispetto e consapevolezza. Non sta tradendo nessuno se ha chiarito di essere libera. Piuttosto, si trova in una fase di passaggio, che richiede tempo e ascolto di sé.

Il consiglio che mi sento di darle è proprio questo: si dia il permesso di fermarsi, di sentire ciò che prova senza giudicarsi come “sbagliata”, e cerchi di capire quali relazioni la fanno sentire davvero vista, rispettata e serena. Solo da lì potrà fare scelte più chiare e autentiche.

Dott.ssa Giorgia Ruberto
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