Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me
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Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me. Uscivo da un periodo terribile, avevo appena perso mia madre dopo una malattia inesorabile ed ero sentimentalmente sola già da molto tempo. Ero in cura con farmaci antidepressivi e vivevo come in mezzo ad una nebbia. Finchè, quasi mi fossi "risvegliata" da un brutto sogno, mi sono improvvisamente accorta dei suoi sguardi, delle sue attenzioni, delle sue premure nei miei confronti, ma data la notevole differenza di età ho preso la cosa con divertimento, pur essendone lusingata. Poi, è scoppiato il covid e siamo rimasti tutti isolati nelle case. Ma un giorno, inaspettatamente, lui si è presentato a casa mia, dicendo che voleva rivedermi e che mi aveva portato la colazione. L'ho fatto salire, non senza stupore, abbiamo chiacchierato un po' ma...la "scintilla", se così vogliamo chiamarla, era ormai scattata e abbiamo fatto sesso con trasporto. Pensavo fosse finita lì, e invece -poichè per motivi legati alla professione che lui svolge ci incontriamo settimanalmente - tutto è continuato. Quando l'ho conosciuto era ancora fidanzato, poi si è sposato, ha avuto un figlio, a differenza mia che ho avuto una vita sentimentale disastrosa nonostante ogni volta abbia dato tutta me stessa al partner e per far funzionare il rapporto. Il suo, sembrava un matrimonio felice, innamorato della ragazza di sempre, un figlio splendido, quello che insomma avrei voluto la vita riservasse a me. Due anni fa, mi ha inaspettatamente detto che si stava separando dalla moglie. Lo vedevo infatti da tempo incupito, con meno voglia di parlare, ma a mia richiesta rispondeva che aveva "problemi" di cui non gli andava di parlare. Sembrava essersi lasciato andare. Ingrassato, trascurato (come è anche tuttora). Avendo cambiato posto di lavoro, mi nominava spesso colleghi e soprattutto colleghe con cui di tanto in tanto usciva e, particolarmente nominava le colleghe, a suo dire tutte belle, tutte brave, con cui c'era tanto affetto. Intanto, nel frattempo, aveva lasciato moglie e figlio non potendone più della situazione in casa, separandosi tuttavia solo di fatto. La moglie gli ha negato la separazione consensuale e dunque vivono in case diverse anche se a poca distanza, per il bambino. Ne sono rimasta dispiaciuta e l'ho invitato a riflettere, a tornare sui propri passi per amore del figlio, ma lei sembra irremovibile. Non se ne è andato per me. Noi abbiamo avuto solo rapporti intimi, anche se durante i nostri incontri ci siamo conosciuti meglio, sorretti a vicenda nei momenti di crisi, confidati, ma un rapporto vero e proprio non è mai partito (nel senso uscire insieme, condividere degli spazi e degli interessi): io non l'ho chiesto, data l'insormontabile differenza d'età sapevo già dall'inizio di non poterlo pretendere, ma neppure lui l'ha fatto. Finchè, proprio durante i rapporti intimi, a un certo punto lui non ha voluto più che gli lasciassi "segni" sul corpo a causa di baci un po' troppo marcati, pretendendo tuttavia di continuare a farli a me. Già questo mi ha lasciata perplessa. Ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto che non vuole si notino, data la professione che svolge. A questo punto, ho detto che anch'io avevo però diritto a non essere "marchiata". Poi, con il trascorrere del tempo, e sempre non richiesto, ha cominciato a nominarmi spesso una collega, anche lei separata però legalmente e con due figli con cui si era incontrato di tanto in tanto, anche con gli altri colleghi, affermando che era una donna molto bella (ma lo sono anch'io), facendomi capire che indossava biancheria sexy, quando io al contrario non ho voluto indossarla non perchè non la possegga, ma perchè suppongo che il desiderio sessuale di un uomo, se è genuino, debba scattare senza ricorrere a mezzucci.... Infine, siamo arrivati a ciò che non ho potuto tollerare. E' accaduto che mentre si trovava da me, la collega lo chiamasse, e non per una volta, sul cellulare. Trovandomi lì vicino e pur non volendo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le loro voci affettuose, e scambiarsi facezie non di lavoro, con l'intesa di sentirsi la sera. Soprattutto mi ha ferita il suo "Finalmente!" come di persona che ha aspettato tanto una telefonata ed ora che è arrivata se ne compiace. Unpo' troppo, per una collega che si ha modo di vedere tutti i giorni, o quasi. Tra l'altro e' per me inaccettabile che queste telefonate avvengano comunque in mia presenza e senza nessun riguardo per lui che sta lavorando ed anche per me che sto lavorando con lui. Non capisco perchè lui glielo permetta, perchè non le dica, come ritengo avrebbe dovuto fare, di richiamare in altra ora. Lì per lì ho fatto come sempre, vale a dire non ho commentato pur assumendo un atteggiamento freddo e distaccato, ma quando lui mi ha fatto capire attraverso baci e carezze che voleva un rapporto, mi sono rifiutata, ben decisa, stavolta, a parlare. L'ho invitato ad essere chiaro, a dirmi la verità su questa persona che stava diventando, stando alla quantità di volte in cui non richiesto me la nominava, mostrandomi la sua foto e quella dei suoi figli che tiene nel cellulare insieme a quelle del figlio legittimo, e adesso facendomi ascoltare anche le loro telefonate, sempre più ingombrante, almeno in casa mia. E che, permettendole di farle, stava dimostrando un'assoluta mancanza di rispetto, e di sensibilità nei miei confronti. Come fanno tutti gli uomini in queste situazioni, ha ovviamente negato, dicendo le solite frasi "sei gelosa, è solo una collega (che tra l'altro vede tutti i giorni), sei veramente una grande regista per mettere su tutto questo, ecc.). Ho risposto che prima di essere gelosa sono una persona che tiene molto alla sua dignità. Che, se mi riteneva una grande regista, lui si era però dimostrato un pessimo attore, e che a prescindere da tutto, non mi prestavo ad essere la "ruota di scorta". Del resto, se come suppongo ha un'altra, i rapporti intimi ora può tranquillamente averli con l'altra, io non sono la moglie. Quale dovrebbe essere, infatti, il mio ruolo? Se ne è andato incupito. Ed io mi sento distrutta. Se ha un'altra relazione perchè non dirmelo apertamente? Io, essendo una donna educata tradizionalmente, non ho mai preso "iniziative" con gli uomini, neppure quando ero più giovane. Dunque, si è trovato anche facilitato, in questo senso, io avevo già capito, non c'era bisogno che mi facesse del male. Come è potuto cambiare così? E quale dovrebbe essere ora, il mio comportamento se queste telefonate dovessero continuare ( sempre che io lo riveda)? Non so immaginare, infatti, se e quando lo rivedrò avendo lasciato del lavoro in sospeso, non credo vorrà riparlarne e neppure io, avendo già detto ciò che ho ritenuto fosse giusto dire per me, ma non si sa mai. Potreste rispondermi? Vi ringrazio, la mia sofferenza è immensa.
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una sofferenza molto intensa, ma è importante fare una distinzione: da fuori non possiamo sapere con certezza se quest’uomo abbia un’altra relazione, né possiamo stabilire cosa provi realmente. Possiamo però osservare il modo in cui questa storia ha iniziato a farla stare.
Per anni il vostro rapporto sembra essere rimasto in uno spazio non definito: intimità, confidenze, vicinanza nei momenti difficili, ma senza una cornice chiara di coppia. Finché questo equilibrio ha retto, forse le ha dato anche qualcosa di vivo, soprattutto dopo un periodo di lutto, solitudine e grande fragilità. Ma quando sono comparsi altri segnali — i segni sul corpo, i racconti sulla collega, le telefonate in sua presenza — quello spazio ambiguo è diventato doloroso.
Il punto centrale, forse, non è solo capire se lui abbia un’altra donna. Il punto è chiedersi se lei possa continuare a restare in un ruolo che non viene nominato, ma che le chiede comunque coinvolgimento, disponibilità, corpo, attesa e sopportazione. Quando una relazione non ha un nome, spesso chi soffre di più è proprio chi prova a darle un significato da solo.
Il suo rifiuto del rapporto intimo, in quel momento, non è stato solo gelosia: è stato un confine. Ora però quel confine va trasformato in una posizione chiara, non in una ricerca continua di prove. Se dovesse rivederlo, può essere più utile dire poche cose ferme: che in casa sua e durante il lavoro non accetta telefonate personali gestite senza rispetto; che non desidera più un’intimità priva di chiarezza; che non vuole essere messa nella condizione di sentirsi una presenza laterale.
Poi osservi i fatti, non le spiegazioni. Le spiegazioni possono tranquillizzare per un’ora, i fatti mostrano la direzione.
La domanda da cui partire potrebbe essere questa: “Quale comportamento mi permette di rispettarmi, anche se lui non mi dà la verità che vorrei?”. Perché a volte la dignità non nasce quando l’altro confessa, ma quando noi smettiamo di aspettare una confessione per proteggerci.
Vista l’intensità della sofferenza che descrive, potrebbe esserle utile parlarne in uno spazio personale, anche online, per rimettere ordine non solo in questa storia, ma nel posto che lei sente di avere nelle relazioni.
Un caro saluto.
da ciò che racconta emerge una sofferenza molto intensa, ma è importante fare una distinzione: da fuori non possiamo sapere con certezza se quest’uomo abbia un’altra relazione, né possiamo stabilire cosa provi realmente. Possiamo però osservare il modo in cui questa storia ha iniziato a farla stare.
Per anni il vostro rapporto sembra essere rimasto in uno spazio non definito: intimità, confidenze, vicinanza nei momenti difficili, ma senza una cornice chiara di coppia. Finché questo equilibrio ha retto, forse le ha dato anche qualcosa di vivo, soprattutto dopo un periodo di lutto, solitudine e grande fragilità. Ma quando sono comparsi altri segnali — i segni sul corpo, i racconti sulla collega, le telefonate in sua presenza — quello spazio ambiguo è diventato doloroso.
Il punto centrale, forse, non è solo capire se lui abbia un’altra donna. Il punto è chiedersi se lei possa continuare a restare in un ruolo che non viene nominato, ma che le chiede comunque coinvolgimento, disponibilità, corpo, attesa e sopportazione. Quando una relazione non ha un nome, spesso chi soffre di più è proprio chi prova a darle un significato da solo.
Il suo rifiuto del rapporto intimo, in quel momento, non è stato solo gelosia: è stato un confine. Ora però quel confine va trasformato in una posizione chiara, non in una ricerca continua di prove. Se dovesse rivederlo, può essere più utile dire poche cose ferme: che in casa sua e durante il lavoro non accetta telefonate personali gestite senza rispetto; che non desidera più un’intimità priva di chiarezza; che non vuole essere messa nella condizione di sentirsi una presenza laterale.
Poi osservi i fatti, non le spiegazioni. Le spiegazioni possono tranquillizzare per un’ora, i fatti mostrano la direzione.
La domanda da cui partire potrebbe essere questa: “Quale comportamento mi permette di rispettarmi, anche se lui non mi dà la verità che vorrei?”. Perché a volte la dignità non nasce quando l’altro confessa, ma quando noi smettiamo di aspettare una confessione per proteggerci.
Vista l’intensità della sofferenza che descrive, potrebbe esserle utile parlarne in uno spazio personale, anche online, per rimettere ordine non solo in questa storia, ma nel posto che lei sente di avere nelle relazioni.
Un caro saluto.
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Buongiorno,
la sua sofferenza è comprensibile, perché negli anni questo rapporto è diventato per lei molto più di una semplice relazione fisica: c’è stato affetto, ascolto, vicinanza emotiva e una presenza importante in un momento fragile della sua vita.
Credo però che oggi il punto centrale non sia tanto capire se esista davvero un’altra donna, quanto prendere contatto con ciò che questa situazione le fa sentire: insicurezza, dolore, paura di non essere più speciale per lui e, soprattutto, il bisogno di sentirsi rispettata.
Lei non ha sbagliato a parlare. Anzi, per la prima volta ha espresso un limite e un bisogno di dignità, senza aggressività ma con chiarezza. Questo è importante.
Probabilmente quest’uomo ha sempre mantenuto il rapporto in uno spazio affettivo molto ambiguo, vicino ma mai davvero definito. E quando una relazione resta sospesa troppo a lungo, inevitabilmente può generare molta sofferenza.
Se doveste rivedervi, non credo serva inseguire spiegazioni o fare domande infinite. Osservi piuttosto come si sente lei accanto a lui oggi. Una relazione dovrebbe far sentire accolti e sereni, non costantemente in dubbio sul proprio posto.
Si conceda gentilezza.
la sua sofferenza è comprensibile, perché negli anni questo rapporto è diventato per lei molto più di una semplice relazione fisica: c’è stato affetto, ascolto, vicinanza emotiva e una presenza importante in un momento fragile della sua vita.
Credo però che oggi il punto centrale non sia tanto capire se esista davvero un’altra donna, quanto prendere contatto con ciò che questa situazione le fa sentire: insicurezza, dolore, paura di non essere più speciale per lui e, soprattutto, il bisogno di sentirsi rispettata.
Lei non ha sbagliato a parlare. Anzi, per la prima volta ha espresso un limite e un bisogno di dignità, senza aggressività ma con chiarezza. Questo è importante.
Probabilmente quest’uomo ha sempre mantenuto il rapporto in uno spazio affettivo molto ambiguo, vicino ma mai davvero definito. E quando una relazione resta sospesa troppo a lungo, inevitabilmente può generare molta sofferenza.
Se doveste rivedervi, non credo serva inseguire spiegazioni o fare domande infinite. Osservi piuttosto come si sente lei accanto a lui oggi. Una relazione dovrebbe far sentire accolti e sereni, non costantemente in dubbio sul proprio posto.
Si conceda gentilezza.
Gent.ma utente buonasera.
Complimenti per la sua scrittura elegante e scorrevole. Dal suo racconto si evince amarezza e delusione per il comportamento di quest'uomo, dopo aver trascorso con lui non solo momenti intimi ma anche momenti di condivisione e supporto, come in occasione della sua separazione. Si evince anche che, probabilmente, c'è stato un disequilibrio nel dare e ricevere, con lei che è stata molto più generosa di quanto poi abbia ricevuto in cambio.
E' vero che c'era condiscendenza da ambo le parti, ma visti soprattutto gli ultimi comportamenti che ha raccontato, è come se lui la considerasse per scontata, una persona verso cui non è necessario prestare impegno e attenzione.
Su questo la inviterei a riflettere. Capiterà senz'altro di rivedervi, perché le persone così ricompaiono sempre alla fine, e allora dovrà proteggere davvero i suoi valori e la sua dignità e non sentirsi la controfigura di nessuno.
Credo, però, che la cosa più importante per lei sia lenire questa sofferenza, legata a fattori che sostanzialmente non dipendono da lei e che non può controllare, come la volontà e le azioni delle altre persone. Forse questa situazione le sta dando l'opportunità di fermarsi e di rivedere alcune sue priorità, anche nell'ambito delle relazioni veramente significative che vuole intrattenere.
E' importante che lei sappia affrontare e gestire la quantità fastidiosa di pensieri intrusivi e di rinsaldare la sua autostima che in questo momento è troppo minacciata dal comportamento altrui.
Lei ha tutto il diritto e il merito di essere l'attrice protagonista della sua vita, sicuramente non una comprimaria, e deve lottare per conquistare un benessere duraturo e molte altre soddisfazioni. Valuti con serenità un supporto psicologico.
Se vuole, rimango a disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Complimenti per la sua scrittura elegante e scorrevole. Dal suo racconto si evince amarezza e delusione per il comportamento di quest'uomo, dopo aver trascorso con lui non solo momenti intimi ma anche momenti di condivisione e supporto, come in occasione della sua separazione. Si evince anche che, probabilmente, c'è stato un disequilibrio nel dare e ricevere, con lei che è stata molto più generosa di quanto poi abbia ricevuto in cambio.
E' vero che c'era condiscendenza da ambo le parti, ma visti soprattutto gli ultimi comportamenti che ha raccontato, è come se lui la considerasse per scontata, una persona verso cui non è necessario prestare impegno e attenzione.
Su questo la inviterei a riflettere. Capiterà senz'altro di rivedervi, perché le persone così ricompaiono sempre alla fine, e allora dovrà proteggere davvero i suoi valori e la sua dignità e non sentirsi la controfigura di nessuno.
Credo, però, che la cosa più importante per lei sia lenire questa sofferenza, legata a fattori che sostanzialmente non dipendono da lei e che non può controllare, come la volontà e le azioni delle altre persone. Forse questa situazione le sta dando l'opportunità di fermarsi e di rivedere alcune sue priorità, anche nell'ambito delle relazioni veramente significative che vuole intrattenere.
E' importante che lei sappia affrontare e gestire la quantità fastidiosa di pensieri intrusivi e di rinsaldare la sua autostima che in questo momento è troppo minacciata dal comportamento altrui.
Lei ha tutto il diritto e il merito di essere l'attrice protagonista della sua vita, sicuramente non una comprimaria, e deve lottare per conquistare un benessere duraturo e molte altre soddisfazioni. Valuti con serenità un supporto psicologico.
Se vuole, rimango a disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno gentile utente, grazie per la sua condivisione. Immagino che lei stia soffrendo parecchio, purtroppo le situazioni sentimentali attivano e riattivano spesso molte ferite. Potrebbe essere importante per lei porsi delle domande più ampie riguardo a ciò che sta vivendo con quest'uomo. Lei cosa cerca da questa persona? E cosa prova per lui? Come desidera proseguire il rapporto con lui? Cosa sente che le può essere utile in generale in questo momento della sua vita? Cosa si aspetta da questa persona? Che cosa la fa soffrire davvero in questa situazione? Queste sono solo un esempio di domande che potrebbe essere importante porsi, per iniziare a capire in che punto della propria vita lei si trova e cosa vorrebbe per sé. Forse, più che porre il focus su questa persona, potrebbe esserle utile porre il focus su di sé per capire cosa desidera davvero. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
Buon pomeriggio!
Le sue parole trasmettono molta sofferenza e si sente quanto questa situazione la stia logorando. La storia che racconta è molto complessa e, anche se alcuni passaggi temporali e dinamiche non mi sono chiarissimi, emerge una grande ambivalenza: da un lato il legame con quest'uomo che in passato l'ha aiutata a "risvegliarsi", dall'altro la grande difficoltà nel lasciar andare emotivamente una situazione che ad oggi la ferisce, sembra metterla in secondo piano e farla sentire una ruota di scorta.
E' comprensibile sentirsi feriti e confusi. I comportamenti descritti (come le telefonate della collega in sua presenza, le risposte ambigue) superano i confini del rispetto che giustamente sente di meritare. Quando ci si trova dentro queste dinamiche intense, altalenanti e sofferenti, è difficile guardare le cose con lucidità, dare il giusto peso alle diverse dinamiche e trovare eventualmente la forza di staccarsi, anche quando ci si rende conto che la relazione sta togliendo serenità invece di darne.
Siccome la sua sofferenza è da lei definita immensa, il mio consiglio sincero è di non affrontare tutto questo da sola, ma lasciarsi aiutare da un professionista in uno spazio suo, sicuro e protetto, per fare chiarezza e aiutarla a capire come proteggere se stessa.
Un saluto e le auguro il meglio.
Le sue parole trasmettono molta sofferenza e si sente quanto questa situazione la stia logorando. La storia che racconta è molto complessa e, anche se alcuni passaggi temporali e dinamiche non mi sono chiarissimi, emerge una grande ambivalenza: da un lato il legame con quest'uomo che in passato l'ha aiutata a "risvegliarsi", dall'altro la grande difficoltà nel lasciar andare emotivamente una situazione che ad oggi la ferisce, sembra metterla in secondo piano e farla sentire una ruota di scorta.
E' comprensibile sentirsi feriti e confusi. I comportamenti descritti (come le telefonate della collega in sua presenza, le risposte ambigue) superano i confini del rispetto che giustamente sente di meritare. Quando ci si trova dentro queste dinamiche intense, altalenanti e sofferenti, è difficile guardare le cose con lucidità, dare il giusto peso alle diverse dinamiche e trovare eventualmente la forza di staccarsi, anche quando ci si rende conto che la relazione sta togliendo serenità invece di darne.
Siccome la sua sofferenza è da lei definita immensa, il mio consiglio sincero è di non affrontare tutto questo da sola, ma lasciarsi aiutare da un professionista in uno spazio suo, sicuro e protetto, per fare chiarezza e aiutarla a capire come proteggere se stessa.
Un saluto e le auguro il meglio.
La ringrazio per aver condiviso in modo così approfondito una vicenda che sembra averla coinvolta molto intensamente sul piano emotivo e affettivo.
Dalle sue parole emerge quanto questa relazione abbia avuto per lei, nel tempo, un significato importante, intrecciandosi con momenti di particolare vulnerabilità e con bisogni di vicinanza, riconoscimento e affetto.
Allo stesso tempo, traspare anche il dolore e la confusione rispetto a ciò che sta vivendo ora: la sensazione di non essere pienamente considerata, il vissuto di ferita rispetto ad alcune dinamiche relazionali e la fatica nel comprendere la direzione che il rapporto sta prendendo.
È comprensibile che una situazione così complessa possa attivare emozioni diverse e anche contrastanti, come legame, delusione, rabbia e sofferenza, che sembrano coesistere in modo molto intenso. Se dovesse provare a soffermarsi su ciò che questa relazione ha rappresentato per lei nel tempo, che significato le attribuirebbe oggi? Cosa sente che sia stato più difficile per lei tollerare in ciò che è accaduto recentemente? E, nel suo vissuto attuale, quali emozioni sente più presenti e più difficili da sostenere?
Dalle sue parole emerge quanto questa relazione abbia avuto per lei, nel tempo, un significato importante, intrecciandosi con momenti di particolare vulnerabilità e con bisogni di vicinanza, riconoscimento e affetto.
Allo stesso tempo, traspare anche il dolore e la confusione rispetto a ciò che sta vivendo ora: la sensazione di non essere pienamente considerata, il vissuto di ferita rispetto ad alcune dinamiche relazionali e la fatica nel comprendere la direzione che il rapporto sta prendendo.
È comprensibile che una situazione così complessa possa attivare emozioni diverse e anche contrastanti, come legame, delusione, rabbia e sofferenza, che sembrano coesistere in modo molto intenso. Se dovesse provare a soffermarsi su ciò che questa relazione ha rappresentato per lei nel tempo, che significato le attribuirebbe oggi? Cosa sente che sia stato più difficile per lei tollerare in ciò che è accaduto recentemente? E, nel suo vissuto attuale, quali emozioni sente più presenti e più difficili da sostenere?
Da quello che racconta, sembra che per molto tempo abbia cercato di dare un senso a questa relazione mettendo spesso da parte ciò che provava davvero, forse anche per paura di perdere un legame che in un momento difficile della sua vita le aveva fatto sentire vicinanza, attenzione e presenza.
Però oggi il punto centrale non sembra tanto capire se lui abbia o meno un'altra persona, quanto chiedersi quanto questa situazione la stia facendo stare bene o male.
Il fatto che alcune dinamiche l'abbiano fatta sentire ferita, svalutata o messa in secondo piano non significa esse "gelosa" o eccessiva, ma riconoscere dei limiti personali e un bisogno di rispetto emotivo. A volte quando un rapporto rimane indefinito per molto tempo, si rischia di restare legati più a ciò che si sperava potesse diventare che a ciò che realmente offre nel presente.
Più che cercare spiegazioni sul suo cambiamento, potrebbe essere importante riportare l'attenzione su di sè, su ciò desidera davvero da un rapporto e su quanto questa relazione sia compatibile con il benessere e la serenità che merita.
Anche il fatto che oggi senta il bisogno di fermarsi e di porsi queste domande può essere un segnale importante da ascoltare.
Merita un rapporto in cui non debba continuamente chiedersi quale sia il suo posto nella vita dell'altro.
Però oggi il punto centrale non sembra tanto capire se lui abbia o meno un'altra persona, quanto chiedersi quanto questa situazione la stia facendo stare bene o male.
Il fatto che alcune dinamiche l'abbiano fatta sentire ferita, svalutata o messa in secondo piano non significa esse "gelosa" o eccessiva, ma riconoscere dei limiti personali e un bisogno di rispetto emotivo. A volte quando un rapporto rimane indefinito per molto tempo, si rischia di restare legati più a ciò che si sperava potesse diventare che a ciò che realmente offre nel presente.
Più che cercare spiegazioni sul suo cambiamento, potrebbe essere importante riportare l'attenzione su di sè, su ciò desidera davvero da un rapporto e su quanto questa relazione sia compatibile con il benessere e la serenità che merita.
Anche il fatto che oggi senta il bisogno di fermarsi e di porsi queste domande può essere un segnale importante da ascoltare.
Merita un rapporto in cui non debba continuamente chiedersi quale sia il suo posto nella vita dell'altro.
Gentile Signora,
dalle sue parole emerge una sofferenza molto profonda, che non riguarda soltanto questa relazione, ma anche tutto ciò che essa ha rappresentato per lei: un risveglio emotivo dopo un periodo di lutto, solitudine e dolore, un sentirsi nuovamente vista, desiderata, viva. È comprensibile quindi che oggi lei viva questa situazione con un senso di smarrimento e ferita molto intenso.
Da ciò che racconta, il vostro legame è rimasto per molti anni in una zona ambigua: molto intima sul piano fisico ed emotivo, ma mai realmente definita. Lei ha accettato questa ambiguità probabilmente anche per il timore di chiedere qualcosa che sentiva “impossibile” a causa della differenza d’età. Tuttavia, il fatto di non aver chiesto apertamente non significa che non avesse bisogni legittimi: rispetto, chiarezza, considerazione emotiva.
Il punto centrale, infatti, non sembra essere tanto “se lui abbia o meno un’altra donna”, quanto il modo in cui lei si è sentita trattata. Le telefonate in sua presenza, le allusioni continue alla collega, il mostrare foto, il parlare di lei frequentemente: sono comportamenti che inevitabilmente possono generare insicurezza, dolore e senso di svalutazione, soprattutto in una relazione già fragile nei confini e nelle definizioni.
Lei ha fatto qualcosa di importante: ha finalmente espresso un limite. Non ha “fatto scenate”, ma ha cercato di difendere la sua dignità e il suo bisogno di rispetto. Questo è un passaggio molto significativo. Spesso chi rimane per anni in relazioni non chiarite finisce per adattarsi continuamente, mettendo da parte il proprio disagio pur di non perdere il legame. Lei invece, ad un certo punto, ha dato voce alla sua sofferenza.
Per quanto riguarda lui, è possibile che viva anch’egli una forte confusione personale ed emotiva. La separazione, il cambiamento fisico e psicologico che lei descrive, il bisogno di continue conferme femminili, potrebbero indicare una fase di crisi identitaria o affettiva. Ma attenzione: comprendere il disagio di una persona non significa dover tollerare comportamenti che ci feriscono.
Lei chiede: “Perché non dirmelo apertamente?”. Perché molte persone evitano la chiarezza quando temono di perdere ciò che ricevono da un rapporto. L’ambiguità, a volte, permette di mantenere più legami contemporaneamente senza assumersi pienamente la responsabilità emotiva delle proprie scelte.
Il suo comportamento futuro dovrebbe partire da una domanda diversa: “Che cosa fa bene a me?”. Non tanto cercare di capire se lui ami un’altra, ma comprendere se questa relazione, così com’è, le consenta davvero serenità, rispetto e sicurezza emotiva. Perché dalle sue parole emerge soprattutto una grande fatica nel sentirsi “abbastanza” e nel sentirsi scelta pienamente.
Se doveste rivedervi e le telefonate o gli atteggiamenti che l’hanno ferita continuassero, credo sia importante che lei mantenga il limite che ha espresso. Non per orgoglio, ma per tutela di sé. I rapporti affettivi non possono basarsi soltanto sulla disponibilità di uno dei due ad accettare tutto pur di non perdere l’altro.
Infine, mi colpisce molto una frase che lei scrive: “Io avevo già capito”. Probabilmente sì. Spesso dentro di noi comprendiamo certe dinamiche molto prima di riuscire ad accettarle emotivamente. E questo passaggio è doloroso.
Credo che la sua sofferenza meriti uno spazio di ascolto vero, non solo per elaborare questa relazione, ma anche per comprendere più a fondo alcuni bisogni affettivi, le ferite relazionali passate e il modo in cui si è trovata a vivere per anni una posizione emotivamente così sacrificante. Per questo motivo, le consiglierei di approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, che possa aiutarla a dare ordine e significato a ciò che prova.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalle sue parole emerge una sofferenza molto profonda, che non riguarda soltanto questa relazione, ma anche tutto ciò che essa ha rappresentato per lei: un risveglio emotivo dopo un periodo di lutto, solitudine e dolore, un sentirsi nuovamente vista, desiderata, viva. È comprensibile quindi che oggi lei viva questa situazione con un senso di smarrimento e ferita molto intenso.
Da ciò che racconta, il vostro legame è rimasto per molti anni in una zona ambigua: molto intima sul piano fisico ed emotivo, ma mai realmente definita. Lei ha accettato questa ambiguità probabilmente anche per il timore di chiedere qualcosa che sentiva “impossibile” a causa della differenza d’età. Tuttavia, il fatto di non aver chiesto apertamente non significa che non avesse bisogni legittimi: rispetto, chiarezza, considerazione emotiva.
Il punto centrale, infatti, non sembra essere tanto “se lui abbia o meno un’altra donna”, quanto il modo in cui lei si è sentita trattata. Le telefonate in sua presenza, le allusioni continue alla collega, il mostrare foto, il parlare di lei frequentemente: sono comportamenti che inevitabilmente possono generare insicurezza, dolore e senso di svalutazione, soprattutto in una relazione già fragile nei confini e nelle definizioni.
Lei ha fatto qualcosa di importante: ha finalmente espresso un limite. Non ha “fatto scenate”, ma ha cercato di difendere la sua dignità e il suo bisogno di rispetto. Questo è un passaggio molto significativo. Spesso chi rimane per anni in relazioni non chiarite finisce per adattarsi continuamente, mettendo da parte il proprio disagio pur di non perdere il legame. Lei invece, ad un certo punto, ha dato voce alla sua sofferenza.
Per quanto riguarda lui, è possibile che viva anch’egli una forte confusione personale ed emotiva. La separazione, il cambiamento fisico e psicologico che lei descrive, il bisogno di continue conferme femminili, potrebbero indicare una fase di crisi identitaria o affettiva. Ma attenzione: comprendere il disagio di una persona non significa dover tollerare comportamenti che ci feriscono.
Lei chiede: “Perché non dirmelo apertamente?”. Perché molte persone evitano la chiarezza quando temono di perdere ciò che ricevono da un rapporto. L’ambiguità, a volte, permette di mantenere più legami contemporaneamente senza assumersi pienamente la responsabilità emotiva delle proprie scelte.
Il suo comportamento futuro dovrebbe partire da una domanda diversa: “Che cosa fa bene a me?”. Non tanto cercare di capire se lui ami un’altra, ma comprendere se questa relazione, così com’è, le consenta davvero serenità, rispetto e sicurezza emotiva. Perché dalle sue parole emerge soprattutto una grande fatica nel sentirsi “abbastanza” e nel sentirsi scelta pienamente.
Se doveste rivedervi e le telefonate o gli atteggiamenti che l’hanno ferita continuassero, credo sia importante che lei mantenga il limite che ha espresso. Non per orgoglio, ma per tutela di sé. I rapporti affettivi non possono basarsi soltanto sulla disponibilità di uno dei due ad accettare tutto pur di non perdere l’altro.
Infine, mi colpisce molto una frase che lei scrive: “Io avevo già capito”. Probabilmente sì. Spesso dentro di noi comprendiamo certe dinamiche molto prima di riuscire ad accettarle emotivamente. E questo passaggio è doloroso.
Credo che la sua sofferenza meriti uno spazio di ascolto vero, non solo per elaborare questa relazione, ma anche per comprendere più a fondo alcuni bisogni affettivi, le ferite relazionali passate e il modo in cui si è trovata a vivere per anni una posizione emotivamente così sacrificante. Per questo motivo, le consiglierei di approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, che possa aiutarla a dare ordine e significato a ciò che prova.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Comprendo profondamente l'immensa sofferenza e il senso di frammentazione che sta vivendo in questo momento. Quando una relazione, seppur racchiusa entro confini non ufficiali, si protrae per dieci anni attraversando fasi cruciali della vita, essa assume un peso specifico enorme nella nostra architettura emotiva. Il dolore che prova oggi non è solo legato all'ultimo episodio della telefonata, ma è il culmine di un lungo percorso in cui la sua dignità, il suo bisogno di riconoscimento e il suo investimento affettivo si sono scontrati con una realtà che è diventata via via più ambigua e svalutante.
Per comprendere come quest'uomo sia potuto cambiare, è necessario guardare a come è iniziata e a come si è strutturata la vostra dinamica fin dal principio. Lei è entrata in questo legame in un momento di estrema vulnerabilità, mentre elaborava il lutto per la perdita di sua madre e si trovava in uno stato di sofferenza depressiva. Le attenzioni di quest'uomo sono state una sorta di risveglio vitale, una lusinga che ha riacceso una scintilla in un momento buio. Tuttavia, la marcata differenza d'età e la consapevolezza della sua situazione sentimentale l'hanno spinta a porre un limite preventivo, quasi a protezione di se stessa: si è detta che non poteva pretendere un rapporto vero e proprio, accettando una dimensione parallela e prevalentemente intima.
Nel corso degli anni, l'ambiguità è diventata la cifra stilistica di questo rapporto. Quest'uomo ha vissuto la sua vita "ufficiale" costruendo una famiglia, mentre manteneva con lei uno spazio protetto, privo di responsabilità quotidiane, dove trovare sostegno nei momenti di crisi e gratificazione intima. Quando la sua vita matrimoniale è entrata in crisi e si è arrivati alla separazione, il suo equilibrio psicologico è venuto meno, e questo si è riflesso anche nel suo aspetto fisico e nel suo modo di relazionarsi. La comparsa della figura della collega, i commenti sulla bellezza, i dettagli sull'intimo sexy e, infine, le telefonate affettuose in sua presenza non sono necessariamente un cambiamento improvviso, ma piuttosto la manifestazione di un bisogno di quest'uomo di cercare conferme esterne, unito a una profonda immaturità e a una progressiva mancanza di rispetto per il vostro spazio.
L'episodio della telefonata in casa sua e sul luogo di lavoro rappresenta una violazione di un confine fondamentale. Ricevere chiamate di quel tenore, mostrarsi compiaciuto con il "Finalmente!" e ignorare il contesto lavorativo e la sua presenza non è solo una mancanza di tatto, ma un comportamento che segnala come lui stesse progressivamente dando per scontata la sua disponibilità e la sua tolleranza. La reazione difensiva di lui, che ha utilizzato la strategia di minimizzare le sue ragioni accusandola di essere "una grande regista" o "gelosa", è un classico meccanismo di negazione e manipolazione della realtà, volto a non assumersi la responsabilità delle proprie azioni e del malessere che provocano nell'altro.
Lei ha reagito con grande fermezza, tutelando la sua dignità e rifiutando il ruolo di "ruota di scorta", e questo è un passo di fondamentale importanza per il suo valore personale. Il fatto che lei sia educata secondo principi tradizionali l'ha portata a mantenere una posizione di attesa e di discrezione, ma questo non significa dover accettare l'invisibilità o la mancanza di riguardo. Non c'è una risposta sincera da parte di lui sul perché non le dica apertamente se c'è un'altra relazione, perché farlo significherebbe rinunciare al controllo e al beneficio di avere più canali di attenzione aperti contemporaneamente.
In merito a quale debba essere il suo comportamento futuro, specialmente in virtù del lavoro che avete in sospeso e degli incontri settimanali inevitabili, la strada da percorrere richiede la massima fermezza sui confini professionali. Se e quando vi rivedrete per motivi professionali, l'atteggiamento più protettivo per la sua serenità è quello di una rigorosa neutralità. Se dovessero verificarsi nuovamente telefonate personali e inappropriate in sua presenza, lei ha il pieno diritto di interrompere momentaneamente l'interazione lavorativa, ridefinendo lo spazio con una frase semplice e asettica, legata esclusivamente al rispetto del tempo e del lavoro comune, senza entrare nel merito della gelosia o della natura del rapporto di lui con la collega.
Il silenzio e la distanza emotiva che manterrà d'ora in avanti non sono una punizione per lui, ma uno scudo per lei. Avendo già espresso chiaramente il suo pensiero nell'ultimo incontro, non c'è altro da chiarire o da negoziare. Questa immensa sofferenza, sebbene dolorosa, è anche il segnale che il suo sé più autentico si sta ribellando a una situazione che non le restituiva il valore che merita. Si conceda il tempo di elaborare questo strappo, focalizzandosi sul recupero della sua centralità e della sua stima personale, ricordando che proteggere i propri confini è il primo e più importante atto d'amore verso se stessi.
Per comprendere come quest'uomo sia potuto cambiare, è necessario guardare a come è iniziata e a come si è strutturata la vostra dinamica fin dal principio. Lei è entrata in questo legame in un momento di estrema vulnerabilità, mentre elaborava il lutto per la perdita di sua madre e si trovava in uno stato di sofferenza depressiva. Le attenzioni di quest'uomo sono state una sorta di risveglio vitale, una lusinga che ha riacceso una scintilla in un momento buio. Tuttavia, la marcata differenza d'età e la consapevolezza della sua situazione sentimentale l'hanno spinta a porre un limite preventivo, quasi a protezione di se stessa: si è detta che non poteva pretendere un rapporto vero e proprio, accettando una dimensione parallela e prevalentemente intima.
Nel corso degli anni, l'ambiguità è diventata la cifra stilistica di questo rapporto. Quest'uomo ha vissuto la sua vita "ufficiale" costruendo una famiglia, mentre manteneva con lei uno spazio protetto, privo di responsabilità quotidiane, dove trovare sostegno nei momenti di crisi e gratificazione intima. Quando la sua vita matrimoniale è entrata in crisi e si è arrivati alla separazione, il suo equilibrio psicologico è venuto meno, e questo si è riflesso anche nel suo aspetto fisico e nel suo modo di relazionarsi. La comparsa della figura della collega, i commenti sulla bellezza, i dettagli sull'intimo sexy e, infine, le telefonate affettuose in sua presenza non sono necessariamente un cambiamento improvviso, ma piuttosto la manifestazione di un bisogno di quest'uomo di cercare conferme esterne, unito a una profonda immaturità e a una progressiva mancanza di rispetto per il vostro spazio.
L'episodio della telefonata in casa sua e sul luogo di lavoro rappresenta una violazione di un confine fondamentale. Ricevere chiamate di quel tenore, mostrarsi compiaciuto con il "Finalmente!" e ignorare il contesto lavorativo e la sua presenza non è solo una mancanza di tatto, ma un comportamento che segnala come lui stesse progressivamente dando per scontata la sua disponibilità e la sua tolleranza. La reazione difensiva di lui, che ha utilizzato la strategia di minimizzare le sue ragioni accusandola di essere "una grande regista" o "gelosa", è un classico meccanismo di negazione e manipolazione della realtà, volto a non assumersi la responsabilità delle proprie azioni e del malessere che provocano nell'altro.
Lei ha reagito con grande fermezza, tutelando la sua dignità e rifiutando il ruolo di "ruota di scorta", e questo è un passo di fondamentale importanza per il suo valore personale. Il fatto che lei sia educata secondo principi tradizionali l'ha portata a mantenere una posizione di attesa e di discrezione, ma questo non significa dover accettare l'invisibilità o la mancanza di riguardo. Non c'è una risposta sincera da parte di lui sul perché non le dica apertamente se c'è un'altra relazione, perché farlo significherebbe rinunciare al controllo e al beneficio di avere più canali di attenzione aperti contemporaneamente.
In merito a quale debba essere il suo comportamento futuro, specialmente in virtù del lavoro che avete in sospeso e degli incontri settimanali inevitabili, la strada da percorrere richiede la massima fermezza sui confini professionali. Se e quando vi rivedrete per motivi professionali, l'atteggiamento più protettivo per la sua serenità è quello di una rigorosa neutralità. Se dovessero verificarsi nuovamente telefonate personali e inappropriate in sua presenza, lei ha il pieno diritto di interrompere momentaneamente l'interazione lavorativa, ridefinendo lo spazio con una frase semplice e asettica, legata esclusivamente al rispetto del tempo e del lavoro comune, senza entrare nel merito della gelosia o della natura del rapporto di lui con la collega.
Il silenzio e la distanza emotiva che manterrà d'ora in avanti non sono una punizione per lui, ma uno scudo per lei. Avendo già espresso chiaramente il suo pensiero nell'ultimo incontro, non c'è altro da chiarire o da negoziare. Questa immensa sofferenza, sebbene dolorosa, è anche il segnale che il suo sé più autentico si sta ribellando a una situazione che non le restituiva il valore che merita. Si conceda il tempo di elaborare questo strappo, focalizzandosi sul recupero della sua centralità e della sua stima personale, ricordando che proteggere i propri confini è il primo e più importante atto d'amore verso se stessi.
Buongiorno, nelle sue parole si percepisce una sofferenza molto profonda, ma anche una grande lucidità nel tentativo di comprendere ciò che è accaduto dentro questa relazione. E credo sia importante partire proprio da qui: lei non sta soffrendo soltanto per la possibilità che quest’uomo possa essere interessato ad un’altra persona. Sta soffrendo soprattutto per il senso di progressiva svalutazione, ambiguità e mancanza di riconoscimento che ha iniziato a percepire nel rapporto. Per molti anni lei ha accettato una relazione che, almeno implicitamente, aveva dei confini molto precisi. Un legame intenso sul piano fisico ed emotivo, ma senza una reale progettualità condivisa. E mi sembra che lei, pur con dolore, avesse trovato un equilibrio interno rispetto a questo assetto, anche facendo leva sulla differenza d’età e convincendosi di non poter chiedere di più. Questo è un punto molto delicato, perché spesso le persone finiscono per adattarsi a relazioni incomplete non tanto perché non desiderino altro, ma perché sentono di non avere il diritto di desiderarlo. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, col tempo si possono creare schemi profondi in cui il bisogno affettivo viene continuamente mediato dal timore di perdere l’altro, e quindi si tende a tollerare situazioni che generano sofferenza pur di mantenere il legame. Lei stessa racconta di aver dato molto nelle relazioni della sua vita e di essersi spesso messa in secondo piano. Questo modo di stare nelle relazioni, quando si incontra una persona emotivamente poco definita o ambivalente, rischia di trasformarsi in un continuo adattamento silenzioso. Per anni lei ha probabilmente cercato di non vedere alcuni aspetti che le facevano male, oppure di minimizzarli per proteggere il rapporto e sé stessa. Ma ci sono momenti in cui qualcosa cambia. Non necessariamente perché cambiano solo i comportamenti dell’altro, ma perché una parte di noi smette di riuscire a tollerare certe dinamiche. E mi sembra che le telefonate, le continue menzioni della collega, le fotografie mostrate quasi senza sensibilità rispetto all’effetto che avrebbero avuto su di lei, abbiano rappresentato proprio questo punto di rottura. La sofferenza che prova non nasce solo dalla gelosia. Ridurre tutto a “lei è gelosa” sarebbe estremamente semplicistico. Lei ha sentito di non essere più considerata emotivamente, di non essere tutelata nella relazione, di essere quasi costretta a fare spazio emotivo ad un’altra presenza dentro un rapporto già fragile e poco definito. E il fatto che lui abbia negato tutto non necessariamente significa che lei abbia immaginato ogni cosa. A volte le persone negano non tanto perché non esista nulla, ma perché non vogliono confrontarsi con le implicazioni emotive dei propri comportamenti. C’è poi un altro aspetto molto importante. Lei si chiede continuamente come lui abbia potuto cambiare così. Ma forse sarebbe utile iniziare a chiedersi anche quanto, in questi anni, abbia cercato di vedere in lui soprattutto ciò di cui aveva bisogno in quel momento della sua vita. Questo non significa che il legame non sia stato reale o importante. Anzi. Alcuni incontri arrivano in momenti di grande vulnerabilità emotiva e assumono un valore profondissimo proprio perché sembrano riportare vita, desiderio, attenzione, dopo periodi di dolore, solitudine o anestesia emotiva. Tuttavia, il rischio è che quella relazione venga investita di un significato salvifico che poi rende molto difficile vedere con chiarezza i limiti concreti del rapporto. Lei oggi sembra trovarsi davanti ad una presa di coscienza molto dolorosa: forse questa relazione le ha dato molto sul piano emotivo e corporeo, ma non le ha mai dato un posto realmente definito. E quando un legame resta per anni in una posizione sospesa, senza una reale reciprocità progettuale, può accadere che basti l’arrivo di una terza presenza per far emergere tutta la precarietà che prima si cercava di non guardare. Credo sia stato molto importante che lei abbia finalmente espresso ciò che provava, senza restare ancora una volta in silenzio per paura di perdere il rapporto. Aver messo un limite non significa essere “drammatica” o “regista”, ma riconoscere la propria dignità emotiva. Questo passaggio, per quanto doloroso, è spesso fondamentale. Per quanto riguarda il futuro, è comprensibile che lei si chieda come comportarsi se dovesse rivederlo. Tuttavia, più che prepararsi a gestire le sue eventuali telefonate o spiegazioni, forse sarebbe importante iniziare a chiedersi cosa desidera davvero per sé in una relazione e quanto questa situazione, negli anni, l’abbia nutrita oppure lentamente consumata. La sua sofferenza merita uno spazio di ascolto autentico e non soltanto il tentativo di capire se lui abbia o meno un’altra donna. A volte dietro legami così lunghi e irrisolti ci sono bisogni affettivi molto profondi, paure dell’abbandono, vissuti di solitudine e convinzioni su sé stessi che sarebbe importante esplorare con calma. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a “dimenticarlo”, ma a comprendere più a fondo perché questo rapporto abbia avuto un impatto così forte sulla sua vita emotiva e quali dinamiche relazionali l’abbiano portata, per così tanto tempo, a restare in una posizione tanto dolorosa quanto poco definita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
stare in una relazione in cui non ci si sente ricambiati alla lunga può essere devastante. Dalla sua scrittura si percepisce tanto dolore e sofferenza. Qualora le andasse di snocciolare meglio quanto le stia capitando e di esser aiutata attraverso uno spazio di ascolto più ampio non esiti pure a contattarmi, ricevo anche on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
stare in una relazione in cui non ci si sente ricambiati alla lunga può essere devastante. Dalla sua scrittura si percepisce tanto dolore e sofferenza. Qualora le andasse di snocciolare meglio quanto le stia capitando e di esser aiutata attraverso uno spazio di ascolto più ampio non esiti pure a contattarmi, ricevo anche on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile signora,
la sua sofferenza emerge con chiarezza dal racconto e merita riconoscimento. In ottica cognitivo-comportamentale, quando una relazione si carica di aspettative non condivise e di una asimmetria affettiva prolungata, possono attivarsi pensieri automatici come "non valgo abbastanza" o "sarò sempre la seconda scelta", che alimentano vissuti di rabbia, gelosia e svalutazione di sé. Riconoscere questi pensieri come ipotesi, non come verità, è il primo passo per ridurne l'impatto emotivo.
L'ACT suggerisce inoltre di chiarire i propri valori, cosa desidera davvero, una relazione piena o un legame intermittente, agendo in coerenza con essi, anziché in reazione alla paura della perdita. Le suggerisco un percorso di psicoterapia individuale, dove esplorare il lutto materno, le credenze nucleari su di sé e sulla relazione, e costruire risposte funzionali al posto del controllo o dell'evitamento.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
la sua sofferenza emerge con chiarezza dal racconto e merita riconoscimento. In ottica cognitivo-comportamentale, quando una relazione si carica di aspettative non condivise e di una asimmetria affettiva prolungata, possono attivarsi pensieri automatici come "non valgo abbastanza" o "sarò sempre la seconda scelta", che alimentano vissuti di rabbia, gelosia e svalutazione di sé. Riconoscere questi pensieri come ipotesi, non come verità, è il primo passo per ridurne l'impatto emotivo.
L'ACT suggerisce inoltre di chiarire i propri valori, cosa desidera davvero, una relazione piena o un legame intermittente, agendo in coerenza con essi, anziché in reazione alla paura della perdita. Le suggerisco un percorso di psicoterapia individuale, dove esplorare il lutto materno, le credenze nucleari su di sé e sulla relazione, e costruire risposte funzionali al posto del controllo o dell'evitamento.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Gentilissima, intanto grazie per essersi aperta ed aver condiviso un racconto così ricco di contenuti ed emotività. Si percepisce come questo legame, ora inizi ad essere fonte di sofferenza che la porta anche a dubitare del proprio valore rispetto alla possibilità che terze persone possano far parte di questo vostro legame.
Trovo molto significativo il fatto che abbia conosciuto questa persona in seguito ad un lutto, ad una perdita di una figura quindi più grande e importante della sua vita. Da psicologa, e specializzanda con approccio sistemico-relazionale cercherò di proporle una nuova lettura.
Nel suo racconto emerge fin dall’inizio ciò che per lei rappresenta questa figura: qualcuno da cui ‘non poter pretendere’. Accettando così un ruolo marginale, che inevitabilmente dopo tanti anni inizia a starle stretto e la porta ad avere dubbi, ma anche a doversi confrontare con questa nuova figura che lui porta all’interno dei vostri incontri.
Noto che il vostro rapporto è sempre stato caratterizzato dalla presenza di un’altra figura femminile, prima la moglie, ora la collega. Questa collega in particolare sembra aver portato un cambiamento in quella sorta di equilibrio tacito che si era creato fra voi. Inoltre, trovo significativo il fatto che non si vogliano segni sul corpo, lasciando intendere che non si voglia essere ‘marchiati’, rivendicando la libertà e il legame-non legame che possedete.
La risposta di lui che la accusa di essere una ‘regista’, inoltre potrebbe essere volta a riportare la responsabilità su di lei, per non assumersi egli stesso la responsabilità do dover mettere le cose in chiaro.
La scelta che lei ha fatto di mettersi al primo posto, ascoltarsi e scegliere di non avere un rapporto, mostra un grande rispetto verso ciò che stava provando in quel momento.
Il ragionamento più importante da fare oggi, a mio parere, non è perché lui si comporti in un dato modo, ma riportare il focus su come questo legame la fa sentire. Quindi le chiedo, come la fa sentire avere nella sua vita qualcuno da cui ‘non poter pretendere’?
Questi sono solo alcuni degli spunti che le propongo, ci sarebbe tanto da capire su questo vostro legame e sul momento di sofferenza in cui vi siete incontrati. Potrebbe essere utile per lei concedersi uno spazio, a partire da un percorso psicologico, per prendersi cura di sé e ridonarsi centralità. Centralità che da anni ha lasciato ad altri. Se sente il bisogno di approfondire meglio l’argomento e i suoi vissuti, le lascio la mia disponibilità, in modo da poter dare insieme un significato a questa sofferenza, e ripartire da sé stessa.
Un caloroso saluto,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Trovo molto significativo il fatto che abbia conosciuto questa persona in seguito ad un lutto, ad una perdita di una figura quindi più grande e importante della sua vita. Da psicologa, e specializzanda con approccio sistemico-relazionale cercherò di proporle una nuova lettura.
Nel suo racconto emerge fin dall’inizio ciò che per lei rappresenta questa figura: qualcuno da cui ‘non poter pretendere’. Accettando così un ruolo marginale, che inevitabilmente dopo tanti anni inizia a starle stretto e la porta ad avere dubbi, ma anche a doversi confrontare con questa nuova figura che lui porta all’interno dei vostri incontri.
Noto che il vostro rapporto è sempre stato caratterizzato dalla presenza di un’altra figura femminile, prima la moglie, ora la collega. Questa collega in particolare sembra aver portato un cambiamento in quella sorta di equilibrio tacito che si era creato fra voi. Inoltre, trovo significativo il fatto che non si vogliano segni sul corpo, lasciando intendere che non si voglia essere ‘marchiati’, rivendicando la libertà e il legame-non legame che possedete.
La risposta di lui che la accusa di essere una ‘regista’, inoltre potrebbe essere volta a riportare la responsabilità su di lei, per non assumersi egli stesso la responsabilità do dover mettere le cose in chiaro.
La scelta che lei ha fatto di mettersi al primo posto, ascoltarsi e scegliere di non avere un rapporto, mostra un grande rispetto verso ciò che stava provando in quel momento.
Il ragionamento più importante da fare oggi, a mio parere, non è perché lui si comporti in un dato modo, ma riportare il focus su come questo legame la fa sentire. Quindi le chiedo, come la fa sentire avere nella sua vita qualcuno da cui ‘non poter pretendere’?
Questi sono solo alcuni degli spunti che le propongo, ci sarebbe tanto da capire su questo vostro legame e sul momento di sofferenza in cui vi siete incontrati. Potrebbe essere utile per lei concedersi uno spazio, a partire da un percorso psicologico, per prendersi cura di sé e ridonarsi centralità. Centralità che da anni ha lasciato ad altri. Se sente il bisogno di approfondire meglio l’argomento e i suoi vissuti, le lascio la mia disponibilità, in modo da poter dare insieme un significato a questa sofferenza, e ripartire da sé stessa.
Un caloroso saluto,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Quello che emerge dalla sua storia è una relazione nata in un momento di grande vulnerabilità — il lutto per sua madre, la solitudine, la cura farmacologica — e sviluppatasi in uno spazio ambiguo, privo di confini chiari, che lei ha accettato consapevolmente, almeno in parte, a causa della differenza d'età. Questa accettazione, però, ha avuto un costo silenzioso: ha ridotto progressivamente le sue aspettative legittime, portandola a non chiedere ciò che avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere. Non perché lei non valesse, ma perché si era già convinta, in partenza, di non poterselo permettere.
La domanda "come è potuto cambiare così?" è comprensibile, ma forse vale la pena riformularla. Le persone non cambiano sempre in modo lineare: spesso rivelano nel tempo aspetti che erano già presenti, ma che le circostanze non avevano ancora portato in superficie. Quello che lei sta vedendo ora non è necessariamente un tradimento della persona che credeva di conoscere, ma una parte di lui che la relazione, nella sua forma ambigua e non definita, non aveva mai costretto a emergere. Le relazioni senza cornice — senza nome, senza progetto condiviso, senza reciprocità esplicitata — tendono a far emergere le parti meno elaborate delle persone coinvolte.
La domanda "come è potuto cambiare così?" è comprensibile, ma forse vale la pena riformularla. Le persone non cambiano sempre in modo lineare: spesso rivelano nel tempo aspetti che erano già presenti, ma che le circostanze non avevano ancora portato in superficie. Quello che lei sta vedendo ora non è necessariamente un tradimento della persona che credeva di conoscere, ma una parte di lui che la relazione, nella sua forma ambigua e non definita, non aveva mai costretto a emergere. Le relazioni senza cornice — senza nome, senza progetto condiviso, senza reciprocità esplicitata — tendono a far emergere le parti meno elaborate delle persone coinvolte.
Buongiorno,
quello che arriva dalle Sue parole è qualcosa di molto profondo e intenso, e la prima cosa che sento di dirLe è che la Sua sofferenza è assolutamente comprensibile, reale, e merita rispetto. Non c’è nulla di “esagerato” in ciò che prova, perché qui non si tratta semplicemente di una relazione, ma di un legame che si è inserito in un momento estremamente delicato della Sua vita, quando era fragile, sola, e reduce da una perdita enorme.
Quell’incontro non è stato casuale solo nei fatti, ma anche nel significato. In un momento in cui si sentiva spenta, quasi anestetizzata, qualcuno l’ha fatta sentire di nuovo vista, desiderata, viva. Questo crea un’impronta emotiva molto forte, che va ben oltre la razionalità e che negli anni si è consolidata, anche se la relazione è rimasta in una forma ambigua, non definita, mai realmente riconosciuta fino in fondo.
Lei ha investito in questo rapporto una parte molto autentica di sé, anche se in modo silenzioso, trattenuto, coerente con il Suo modo di essere e con la Sua storia. E proprio questo rende oggi il dolore così acuto. Non è solo gelosia, come lui ha cercato di ridurre e banalizzare, ma è un sentimento molto più profondo legato alla dignità, al bisogno di rispetto, al desiderio di non essere messa in secondo piano, di non essere vissuta come qualcosa di accessorio.
C’è un passaggio molto importante che Lei ha già fatto, ed è quello di aver messo un limite. Quando si è rifiutata, quando ha parlato, quando ha detto chiaramente che non accetta di essere trattata come una “ruota di scorta”, lì ha fatto qualcosa di estremamente sano e, mi permetta, anche molto forte. In quel momento non ha agito la paura di perderlo, ma il rispetto per sé stessa.
Quello che però adesso La sta distruggendo è il contrasto tra ciò che ha vissuto per anni e ciò che sta emergendo ora. È come se si stesse sgretolando un’immagine, e questo lascia un senso di vuoto, di smarrimento, ma anche di ferita profonda, quasi come un tradimento, anche se formalmente non c’era un accordo di esclusività.
Mi colpisce molto anche un altro aspetto: Lei continua a cercare una spiegazione lineare, coerente, quasi “pulita” da parte sua. Ma la realtà è che il comportamento di quest’uomo è stato, fin dall’inizio, caratterizzato da una forte ambivalenza. Ha preso, si è lasciato andare quando gli faceva comodo, ma senza mai assumersi davvero una responsabilità affettiva nei Suoi confronti. E oggi, probabilmente, sta facendo lo stesso con un’altra persona.
La domanda che Le sta facendo più male non è tanto se abbia un’altra relazione, ma perché non glielo dica. In realtà, la risposta è spesso molto più semplice e anche più dura di quanto si vorrebbe: perché così può mantenere tutto, senza perdere nulla. E questo purtroppo avviene a discapito Suo.
Lei però non è affatto la persona passiva o “facilitante” che descrive. Lei è una persona che ha rispettato i propri tempi, il proprio modo di stare in relazione, e che oggi, nel momento cruciale, ha saputo dire basta. Questo è un segnale molto importante, che va valorizzato.
Capisco quanto possa essere difficile immaginare come comportarsi se lo rivedrà. Ma la questione centrale, più ancora di lui, è Lei. È capire che cosa è disposta ad accettare e che cosa no, e soprattutto riconoscere che ciò che sta vivendo ora non è sostenibile per il Suo benessere emotivo.
La sofferenza che descrive è intensa, ma anche molto significativa, perché indica che qualcosa dentro di Lei non è più disposto a tollerare una posizione marginale, non riconosciuta, non rispettata.
Per questo motivo, Le dico con molta sincerità che affrontare tutto questo da sola rischia di essere davvero troppo pesante. Non perché Lei non abbia risorse, ma perché qui si intrecciano tanti livelli profondi: la perdita di Sua madre, la solitudine affettiva, il bisogno di essere vista e scelta, e ora anche questa ferita.
Se sente che può fidarsi, mi permetto di dirLe che sarebbe molto importante iniziare un percorso insieme. In uno spazio protetto potremmo lavorare con calma su ciò che questa relazione ha rappresentato per Lei, su ciò che ancora La tiene legata, e soprattutto su come ricostruire un senso di sé che non dipenda dallo sguardo o dalla presenza di qualcuno che non riesce a darle ciò di cui ha bisogno.
Non si tratta di “dimenticare” o di razionalizzare, ma di comprendere davvero, fino in fondo, e di restituirLe una posizione più solida, più dignitosa e anche più libera.
La Sua sofferenza merita ascolto, tempo e uno spazio adeguato. E non deve attraversarla da sola.
quello che arriva dalle Sue parole è qualcosa di molto profondo e intenso, e la prima cosa che sento di dirLe è che la Sua sofferenza è assolutamente comprensibile, reale, e merita rispetto. Non c’è nulla di “esagerato” in ciò che prova, perché qui non si tratta semplicemente di una relazione, ma di un legame che si è inserito in un momento estremamente delicato della Sua vita, quando era fragile, sola, e reduce da una perdita enorme.
Quell’incontro non è stato casuale solo nei fatti, ma anche nel significato. In un momento in cui si sentiva spenta, quasi anestetizzata, qualcuno l’ha fatta sentire di nuovo vista, desiderata, viva. Questo crea un’impronta emotiva molto forte, che va ben oltre la razionalità e che negli anni si è consolidata, anche se la relazione è rimasta in una forma ambigua, non definita, mai realmente riconosciuta fino in fondo.
Lei ha investito in questo rapporto una parte molto autentica di sé, anche se in modo silenzioso, trattenuto, coerente con il Suo modo di essere e con la Sua storia. E proprio questo rende oggi il dolore così acuto. Non è solo gelosia, come lui ha cercato di ridurre e banalizzare, ma è un sentimento molto più profondo legato alla dignità, al bisogno di rispetto, al desiderio di non essere messa in secondo piano, di non essere vissuta come qualcosa di accessorio.
C’è un passaggio molto importante che Lei ha già fatto, ed è quello di aver messo un limite. Quando si è rifiutata, quando ha parlato, quando ha detto chiaramente che non accetta di essere trattata come una “ruota di scorta”, lì ha fatto qualcosa di estremamente sano e, mi permetta, anche molto forte. In quel momento non ha agito la paura di perderlo, ma il rispetto per sé stessa.
Quello che però adesso La sta distruggendo è il contrasto tra ciò che ha vissuto per anni e ciò che sta emergendo ora. È come se si stesse sgretolando un’immagine, e questo lascia un senso di vuoto, di smarrimento, ma anche di ferita profonda, quasi come un tradimento, anche se formalmente non c’era un accordo di esclusività.
Mi colpisce molto anche un altro aspetto: Lei continua a cercare una spiegazione lineare, coerente, quasi “pulita” da parte sua. Ma la realtà è che il comportamento di quest’uomo è stato, fin dall’inizio, caratterizzato da una forte ambivalenza. Ha preso, si è lasciato andare quando gli faceva comodo, ma senza mai assumersi davvero una responsabilità affettiva nei Suoi confronti. E oggi, probabilmente, sta facendo lo stesso con un’altra persona.
La domanda che Le sta facendo più male non è tanto se abbia un’altra relazione, ma perché non glielo dica. In realtà, la risposta è spesso molto più semplice e anche più dura di quanto si vorrebbe: perché così può mantenere tutto, senza perdere nulla. E questo purtroppo avviene a discapito Suo.
Lei però non è affatto la persona passiva o “facilitante” che descrive. Lei è una persona che ha rispettato i propri tempi, il proprio modo di stare in relazione, e che oggi, nel momento cruciale, ha saputo dire basta. Questo è un segnale molto importante, che va valorizzato.
Capisco quanto possa essere difficile immaginare come comportarsi se lo rivedrà. Ma la questione centrale, più ancora di lui, è Lei. È capire che cosa è disposta ad accettare e che cosa no, e soprattutto riconoscere che ciò che sta vivendo ora non è sostenibile per il Suo benessere emotivo.
La sofferenza che descrive è intensa, ma anche molto significativa, perché indica che qualcosa dentro di Lei non è più disposto a tollerare una posizione marginale, non riconosciuta, non rispettata.
Per questo motivo, Le dico con molta sincerità che affrontare tutto questo da sola rischia di essere davvero troppo pesante. Non perché Lei non abbia risorse, ma perché qui si intrecciano tanti livelli profondi: la perdita di Sua madre, la solitudine affettiva, il bisogno di essere vista e scelta, e ora anche questa ferita.
Se sente che può fidarsi, mi permetto di dirLe che sarebbe molto importante iniziare un percorso insieme. In uno spazio protetto potremmo lavorare con calma su ciò che questa relazione ha rappresentato per Lei, su ciò che ancora La tiene legata, e soprattutto su come ricostruire un senso di sé che non dipenda dallo sguardo o dalla presenza di qualcuno che non riesce a darle ciò di cui ha bisogno.
Non si tratta di “dimenticare” o di razionalizzare, ma di comprendere davvero, fino in fondo, e di restituirLe una posizione più solida, più dignitosa e anche più libera.
La Sua sofferenza merita ascolto, tempo e uno spazio adeguato. E non deve attraversarla da sola.
Credo che la sua sofferenza sia normale, ma la invito a riflettere sul perché, se dice di volere famiglia, resta legata a situazioni e persone che non risultano emotivamente disponibili al suo disegno.
Immaginiamo che io oggi avessi voglia di gelato, e che quindi mi diriga al bar per comprarlo. Poi arrivata lì, e compro una brioches invece che il gelato.
Questo mi rende triste, e continuo a domandarmi come sarebbe stato il gelato.
Le consiglio di indagare sul perché ha preferito la brioches, a cosa le è servito.. e come poter fare a soddisfare il suo bisogno di gelato.
Resto a disposizione,
Saluti!
Immaginiamo che io oggi avessi voglia di gelato, e che quindi mi diriga al bar per comprarlo. Poi arrivata lì, e compro una brioches invece che il gelato.
Questo mi rende triste, e continuo a domandarmi come sarebbe stato il gelato.
Le consiglio di indagare sul perché ha preferito la brioches, a cosa le è servito.. e come poter fare a soddisfare il suo bisogno di gelato.
Resto a disposizione,
Saluti!
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una relazione molto intensa, costruita in un momento di particolare fragilità emotiva per lei, e mantenuta per anni in una forma affettivamente ambigua. Questo tipo di legame può generare un coinvolgimento profondo, soprattutto quando si intrecciano bisogno di vicinanza, ascolto e intimità, ma senza una definizione chiara del rapporto.
La sofferenza che prova sembra legata non solo al timore della presenza di un’altra donna, ma anche alla sensazione di non sentirsi riconosciuta nel suo valore emotivo e nel rispetto dei suoi confini. Le telefonate, i riferimenti continui alla collega e alcune dinamiche che descrive possono aver accentuato vissuti di esclusione e svalutazione.
Più che comprendere se lui abbia o meno un’altra relazione, appare centrale interrogarsi su come questa situazione stia incidendo sul suo equilibrio emotivo e sulla percezione della propria dignità all’interno del rapporto.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per elaborare questa sofferenza, comprendere i bisogni affettivi coinvolti e acquisire maggiore chiarezza rispetto alle dinamiche relazionali che sta vivendo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
dal suo racconto emerge una relazione molto intensa, costruita in un momento di particolare fragilità emotiva per lei, e mantenuta per anni in una forma affettivamente ambigua. Questo tipo di legame può generare un coinvolgimento profondo, soprattutto quando si intrecciano bisogno di vicinanza, ascolto e intimità, ma senza una definizione chiara del rapporto.
La sofferenza che prova sembra legata non solo al timore della presenza di un’altra donna, ma anche alla sensazione di non sentirsi riconosciuta nel suo valore emotivo e nel rispetto dei suoi confini. Le telefonate, i riferimenti continui alla collega e alcune dinamiche che descrive possono aver accentuato vissuti di esclusione e svalutazione.
Più che comprendere se lui abbia o meno un’altra relazione, appare centrale interrogarsi su come questa situazione stia incidendo sul suo equilibrio emotivo e sulla percezione della propria dignità all’interno del rapporto.
Può essere indicato avviare un percorso psicologico, per elaborare questa sofferenza, comprendere i bisogni affettivi coinvolti e acquisire maggiore chiarezza rispetto alle dinamiche relazionali che sta vivendo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno, la situazione tra voi è quella tra due persone che condividono un'intimità sessuale, unica soluzione considerata da lei possibile vista la differenza di età (che lei cita come un ostacolo) e visto il fatto che anche lui non ha mai chiesto cambiamenti da questo punto di vista. Purtroppo questa differenza di età non la mette però al riparo dalla sofferenza che prova per comportamenti di quest'uomo che non seguono delle modalità che lei si attende da lui e che la feriscono. Sono ormai molti anni che continua la vostra relazione intima e pertanto lei si è già comportata e ha fatto domande considerando cosa la fa soffrire o cosa la fa sentire di non essere trattata come vorrebbe. Certo, immagino ci siano dei timori collegati a questo tipo di scelta che rendono più difficile capire cosa fare ora. Mi sembra che queste difficoltà rispecchino un pò la durezza del momento che lei descrive adesso e che rende così arduo capire come muoversi, chiedendo quini un'attenta riflessione. Nella speranza di esserle stata un pò utile, la saluto augurandole il meglio, dott.ssa Rachele Petrini
Gentile utente,
La ringrazio per essersi aperta così tanto con noi, e per aver fornito sufficienti dettagli per inquadrare la situazione.
Mi dispiace per la sofferenza che sta provando, davvero. Nel suo messaggio, Lei ha ripetuto più volte di non aspettarsi niente da lui, e di sapere che tutto prima o poi sarebbe giunto al termine. Eppure il dolore che sente è reale; forse di una persona che aveva riposto un po' di speranza in questo rapporto?
Lei è stata molto onesta con noi, ed io sarò molto onesta con Lei: è sicura che quest'uomo sia cambiato all'improvviso? Ha intrapreso una relazione extraconiugale con Lei, tacendo tutto alla prima fidanzata e poi moglie, nonostante la presenza di un figlio. Si è separato dalla moglie (Lei ne conosce la ragione? Sarebbe interessante) ed è apparso trasandato e cupo, ma ha continuato comunque a frequentarLa. Poi, ha conosciuto una collega ed è di nuovo rifiorito: un nuovo intrigo, una nuova prospettiva, forse un nuovo legame. E Lei resta sempre sullo sfondo; un porto sicuro a cui tornare per lui, certo, ma a che prezzo? Ora Lei sta soffrendo e lui nega.
Quest'uomo ha già dimostrato di essere in grado di formare più legami con più donne, senza il minimo interesse per le conseguenze sulle suddette. Non è cambiato affatto; sta solo continuando a comportarsi come ha sempre fatto. Ciò che è mutata è la Sua percezione di lui: da uomo con cui intratteneva un legame speciale, elettivo, privilegiato (tanto da preferire Lei alla moglie) a uomo che mente spudoratamente sulla sua situazione sentimentale (e adesso è la collega ad essere preferita a Lei).
E qui sta il nodo centrale: Lei vuole essere l'amante di quest'uomo a vita? Vuole accettare la sofferenza che Le deriva da quest'uomo pur di mantenere il legame? Rifletta su questi punti prima di prendere qualunque decisione.
Una decisione consapevole è molto meglio di una decisione d'impulso.
Dott.ssa Serena Maugeri
La ringrazio per essersi aperta così tanto con noi, e per aver fornito sufficienti dettagli per inquadrare la situazione.
Mi dispiace per la sofferenza che sta provando, davvero. Nel suo messaggio, Lei ha ripetuto più volte di non aspettarsi niente da lui, e di sapere che tutto prima o poi sarebbe giunto al termine. Eppure il dolore che sente è reale; forse di una persona che aveva riposto un po' di speranza in questo rapporto?
Lei è stata molto onesta con noi, ed io sarò molto onesta con Lei: è sicura che quest'uomo sia cambiato all'improvviso? Ha intrapreso una relazione extraconiugale con Lei, tacendo tutto alla prima fidanzata e poi moglie, nonostante la presenza di un figlio. Si è separato dalla moglie (Lei ne conosce la ragione? Sarebbe interessante) ed è apparso trasandato e cupo, ma ha continuato comunque a frequentarLa. Poi, ha conosciuto una collega ed è di nuovo rifiorito: un nuovo intrigo, una nuova prospettiva, forse un nuovo legame. E Lei resta sempre sullo sfondo; un porto sicuro a cui tornare per lui, certo, ma a che prezzo? Ora Lei sta soffrendo e lui nega.
Quest'uomo ha già dimostrato di essere in grado di formare più legami con più donne, senza il minimo interesse per le conseguenze sulle suddette. Non è cambiato affatto; sta solo continuando a comportarsi come ha sempre fatto. Ciò che è mutata è la Sua percezione di lui: da uomo con cui intratteneva un legame speciale, elettivo, privilegiato (tanto da preferire Lei alla moglie) a uomo che mente spudoratamente sulla sua situazione sentimentale (e adesso è la collega ad essere preferita a Lei).
E qui sta il nodo centrale: Lei vuole essere l'amante di quest'uomo a vita? Vuole accettare la sofferenza che Le deriva da quest'uomo pur di mantenere il legame? Rifletta su questi punti prima di prendere qualunque decisione.
Una decisione consapevole è molto meglio di una decisione d'impulso.
Dott.ssa Serena Maugeri
Gentile utente, una consulenza psicologica può aiutarla molto, perché la sofferenza che descrive non riguarda solo la gelosia, ma il sentirsi dentro un rapporto senza un posto chiaro, senza riconoscimento e con confini sempre più dolorosi. Da ciò che racconta, questa relazione è rimasta per anni in una zona ambigua: intimità, confidenze e sostegno reciproco, ma senza una vera progettualità, senza uno spazio pubblico e senza una definizione. In queste condizioni, anche una telefonata, una collega nominata spesso o un gesto percepito come mancanza di rispetto possono diventare devastanti, perché toccano una domanda centrale: “che ruolo ho io nella sua vita?”. Più che cercare di capire se lui abbia un’altra relazione, forse oggi è importante chiedersi se questo legame le stia ancora dando dignità, serenità e reciprocità. Lei ha già espresso un limite: non vuole sentirsi una ruota di scorta né essere coinvolta in dinamiche che la fanno soffrire. Se doveste rivedervi per motivi di lavoro, può mantenere un rapporto formale e proteggere il piano professionale, evitando di riaprire l’intimità finché non ci saranno chiarezza e rispetto. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a elaborare questa ferita, comprendere perché questo rapporto sia diventato così centrale e scegliere come tutelarsi senza perdere se stessa.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Cara utente, dalle sue parole si avverte il dolore di una ferita che la affligge da tempo. Nella prima parte del racconto emerge una presa di posizione decisa rispetto alla differenza d’età (non specificata) e all’impossibilità di avere una relazione di coppia in cui poter essere a tutti gli effetti la compagna di questo uomo. Lui si sposa, ha un figlio, si separa. Parallelamente, voi vi vedete e continuate ad avere rapporti sessuali.
Sembrerebbe poi che qualcosa sia cambiato in lei in termini di aspettative a seguito della separazione. Scrive che non vuole essere la “ruota di scorta”, che lui è cambiato e che non sa come gestire questa nuova simpatia tra quest’uomo e la collega. Di fatto, questo uomo non sembra essere cambiato nel rapporto con lei. C’è stato tra voi qualcosa per cui lei ha pensato o ha immaginato che dopo la separazione dalla moglie tra voi due la relazione potesse diventare altro? Sembra un po’ forte l’espressione che lei usa quando parla di “ruota di scorta”. Nel tempo come si è sentita in questo rapporto? Chiede quale dovrebbe essere il suo ruolo ora. Quale è stato il suo ruolo finora? Che rappresenta per lei questo uomo e questo rapporto? E’ importante che sia lei per prima a riconoscersi un posto all’interno di questa relazione, che nasce come relazione parallela e secondaria.
Cosa lei desidera per sé in questo momento della sua vita e per il futuro? Cosa si aspetta da quest’uomo e dal rapporto con lui? Cerchi di fare chiarezza prima dentro di sé e poi eventualmente potrà esplicitare le sue aspettative all’altro.
Un caro saluto
Sembrerebbe poi che qualcosa sia cambiato in lei in termini di aspettative a seguito della separazione. Scrive che non vuole essere la “ruota di scorta”, che lui è cambiato e che non sa come gestire questa nuova simpatia tra quest’uomo e la collega. Di fatto, questo uomo non sembra essere cambiato nel rapporto con lei. C’è stato tra voi qualcosa per cui lei ha pensato o ha immaginato che dopo la separazione dalla moglie tra voi due la relazione potesse diventare altro? Sembra un po’ forte l’espressione che lei usa quando parla di “ruota di scorta”. Nel tempo come si è sentita in questo rapporto? Chiede quale dovrebbe essere il suo ruolo ora. Quale è stato il suo ruolo finora? Che rappresenta per lei questo uomo e questo rapporto? E’ importante che sia lei per prima a riconoscersi un posto all’interno di questa relazione, che nasce come relazione parallela e secondaria.
Cosa lei desidera per sé in questo momento della sua vita e per il futuro? Cosa si aspetta da quest’uomo e dal rapporto con lui? Cerchi di fare chiarezza prima dentro di sé e poi eventualmente potrà esplicitare le sue aspettative all’altro.
Un caro saluto
Gentili amica.
Io credo che il suo amante, non sia cambiato ma sia sempre stato così.
Non è compito di un psicologo consigliarle come comportarsi, ma il nostro lavoro deve essere orientato a fornirle gli strumenti per scegliere, lei, quello che la fa stare bene.
Lei deve capire quello che veramente vuole da quest'uomo (che mi pare molto auto riferito),e quello che la fa stare meglio, che evidentemente non è essere il rifugio passeggero di un maschio in cerca di distrazioni e con una certa abilità a mentire.
Si faccia aiutare ad imparare a volersi bene.
Io credo che il suo amante, non sia cambiato ma sia sempre stato così.
Non è compito di un psicologo consigliarle come comportarsi, ma il nostro lavoro deve essere orientato a fornirle gli strumenti per scegliere, lei, quello che la fa stare bene.
Lei deve capire quello che veramente vuole da quest'uomo (che mi pare molto auto riferito),e quello che la fa stare meglio, che evidentemente non è essere il rifugio passeggero di un maschio in cerca di distrazioni e con una certa abilità a mentire.
Si faccia aiutare ad imparare a volersi bene.
Gentilissima, capisco benissimo il suo disappunto e me ne dispiaccio. Lei ha scritto questo post per chiedere una risposta, ma, a mio modo di vedere, la risposta più importante l'ha già data lei: ha detto di no. Ha rifiutato un rapporto intimo nel momento in cui ha sentito che mancava il presupposto fondamentale, ovvero il rispetto.
Da parte mia, posso solo suggerirle due piste di riflessione. Quando ci leghiamo seriamente ad una persona siamo portati a costruirci un'immagine idealizzata di quest'ultima, anche sulla base dei momenti belli vissuti insieme; per tali ragioni siamo più portati a tollerare anche comportamenti oggettivamente discutibili e spesso giungiamo a prendere decisioni, come nel suo caso, quando veramente si è passata ogni misura. Venendo invece al comportamento del suo partner appare interessante capire le ragioni per le quali insiste a non dirle apertamente se ha un'altra anche se, i segni che manda vanno in questa direzione e non vi sarebbero ragioni oggettive per negarlo (non siete sposati, non avete figli, ecc.). La spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che spesso, uomini che vivono situazioni di transizione (come una separazione di fatto non ancora legalizzata) tendono a non chiudere nessuna porta. Mantenere il rapporto con lei gli garantisce una stabilità affettiva e sessuale "storica", mentre i nuovi contatti gli offrono l'eccitazione della novità. In questo frangente dirle la verità significherebbe perdere il suo supporto e il suo spazio, una responsabilità che evidentemente non vuole prendersi.
Alla luce di ciò, la invito a mantenere, come ha fatto, i suoi principi e il senso della sua dignità, anche a costo di inevitabile sofferenza per il distacco. Se queste telefonate o questi atteggiamenti dovessero ripetersi, la sua posizione dovrebbe restare ferma come lo è stata finora: non si tratta di essere "gelosa", ma di esigere il necessario rispetto per la propria persona.
Un caro saluto,
Filippo Guizzardi
Da parte mia, posso solo suggerirle due piste di riflessione. Quando ci leghiamo seriamente ad una persona siamo portati a costruirci un'immagine idealizzata di quest'ultima, anche sulla base dei momenti belli vissuti insieme; per tali ragioni siamo più portati a tollerare anche comportamenti oggettivamente discutibili e spesso giungiamo a prendere decisioni, come nel suo caso, quando veramente si è passata ogni misura. Venendo invece al comportamento del suo partner appare interessante capire le ragioni per le quali insiste a non dirle apertamente se ha un'altra anche se, i segni che manda vanno in questa direzione e non vi sarebbero ragioni oggettive per negarlo (non siete sposati, non avete figli, ecc.). La spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che spesso, uomini che vivono situazioni di transizione (come una separazione di fatto non ancora legalizzata) tendono a non chiudere nessuna porta. Mantenere il rapporto con lei gli garantisce una stabilità affettiva e sessuale "storica", mentre i nuovi contatti gli offrono l'eccitazione della novità. In questo frangente dirle la verità significherebbe perdere il suo supporto e il suo spazio, una responsabilità che evidentemente non vuole prendersi.
Alla luce di ciò, la invito a mantenere, come ha fatto, i suoi principi e il senso della sua dignità, anche a costo di inevitabile sofferenza per il distacco. Se queste telefonate o questi atteggiamenti dovessero ripetersi, la sua posizione dovrebbe restare ferma come lo è stata finora: non si tratta di essere "gelosa", ma di esigere il necessario rispetto per la propria persona.
Un caro saluto,
Filippo Guizzardi
Cara, capisco lo smarrimento e l’immensa sofferenza.
Buonasera, da quello che racconta, la sua sofferenza sembra andare oltre il dubbio che lui possa avere un’altra relazione. Mi colpisce soprattutto quanto questo rapporto abbia rappresentato per lei un punto importante della sua vita, in un momento in cui si sentiva molto sola e ferita.
Per questo oggi alcuni atteggiamenti di lui sembrano toccarla così profondamente: non solo per gelosia, ma perché forse la fanno sentire meno vista, meno riconosciuta nel posto che pensava di avere nella relazione.
A volte il dolore nasce proprio quando ciò che viviamo emotivamente non coincide più con il modo in cui sentiamo l’altro vicino a noi.
Mi sembra però importante che questa volta lei sia riuscita a esprimere chiaramente ciò che l’ha fatta stare male e ciò che non era più disposta a tollerare. Non è solo “gelosia”, ma anche un modo di dare valore a ciò che sente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo cosa questo legame abbia significato per lei e perché oggi la faccia soffrire così tanto.
Per questo oggi alcuni atteggiamenti di lui sembrano toccarla così profondamente: non solo per gelosia, ma perché forse la fanno sentire meno vista, meno riconosciuta nel posto che pensava di avere nella relazione.
A volte il dolore nasce proprio quando ciò che viviamo emotivamente non coincide più con il modo in cui sentiamo l’altro vicino a noi.
Mi sembra però importante che questa volta lei sia riuscita a esprimere chiaramente ciò che l’ha fatta stare male e ciò che non era più disposta a tollerare. Non è solo “gelosia”, ma anche un modo di dare valore a ciò che sente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo cosa questo legame abbia significato per lei e perché oggi la faccia soffrire così tanto.
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