Domande del paziente (269)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua storia.
Quello che descrive ha molto senso: negli ultimi anni ha dovuto affrontare diverse situazioni difficili, sia sul piano...
Altro
cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i sogni non hanno un significato “positivo” o “negativo” universale, ma parlano soprattutto di vissuti personali ed emotivi.
Nel suo caso si possono cogliere alcuni elementi simbolici:
la chiesa può richiamare regole, valori o un contesto “controllato”
il bisogno di andare in bagno può rappresentare una necessità di liberare qualcosa, un bisogno naturale che però fatica a trovare spazio
uscire fuori può indicare il tentativo di trovare un luogo più libero per esprimersi
la presenza dei bambini e delle foto può rimandare a uno sguardo degli altri, al sentirsi osservati o esposti
Nel complesso, il sogno potrebbe parlare di una tensione tra controllo e bisogno di espressione spontanea, più che di qualcosa di “giusto” o “sbagliato”.
Più che chiedersi se sia positivo o negativo, può essere utile domandarsi: in questo periodo della mia vita c’è qualcosa che trattengo o che faccio fatica a esprimere liberamente?
Se il sogno le ha lasciato una sensazione intensa, può essere interessante esplorarlo con più calma o con un professionista, partendo proprio da ciò che ha provato durante e dopo il sogno.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro/a utente,
quello che descrivi non è così improvviso come può sembrare: quando c’è un legame lungo, fatto di vicinanza, confidenza e momenti di intimità, è possibile che nel tempo i confini tra amicizia e attrazione diventino più sfumati e che alcune emozioni emergano in modo più chiaro in un certo momento della vita.
Non significa necessariamente che tu debba subito dare un significato definitivo a ciò che provi o prendere decisioni affrettate. Può essere utile, piuttosto, osservare con calma cosa senti e come stai dentro questa relazione, distinguendo ciò che è desiderio, attaccamento e bisogno emotivo.
Un cordiale saluto
dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro utente,
quello che stai vivendo sembra un mix di attaccamento, delusione e senso di colpa, ed è comprensibile visto il legame che c’è stato.
In questo momento però il bisogno di “recuperare tutto subito” rischia di essere guidato soprattutto dall’emozione e dal dolore del distacco, più che da ciò che è davvero possibile nella relazione.
Può essere più utile provare a tornare a un contatto neutro e rispettoso sul lavoro, senza forzare gesti o chiarimenti troppo intensi. Se nel tempo ci sarà spazio, potrà eventualmente aprirsi anche un dialogo più chiaro.
Un cordiale saluto
dott.ssa Veronica De Iuliis
Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro/a utente,
quella che descrivi è una domanda molto umana e comprensibile. Una persona può certamente accorgersi di avere più difficoltà rispetto ad altri nel comprendere alcune cose o nel raggiungere certi obiettivi, soprattutto attraverso le esperienze quotidiane e il confronto con chi la circonda.
Questo però può portare a sentirsi “meno capace”, senza che questo coincida necessariamente con una valutazione reale o completa della propria intelligenza. Le difficoltà, infatti, possono dipendere da tanti fattori diversi: emotivi, relazionali, di contesto, oltre che cognitivi.
Anche il modo in cui si viene trattati dagli altri può influenzare profondamente come ci si percepisce, ma non sempre rappresenta in modo accurato il proprio valore o le proprie capacità.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buon pomeriggio,
Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.
In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.
A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.
Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)
Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.
Vorrei capire:
- se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
- se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
- se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
quello che descrive è coerente con un quadro di ansia da prestazione inserita però in un momento più ampio di stress e coinvolgimento emotivo.
Alcuni elementi che emergono:
maggiore investimento affettivo → aumenta la “posta in gioco”;
pensieri sulla performance (“sarò all’altezza?”) → attivano ansia e interferiscono con l’eccitazione;
i due episodi di difficoltà erettiva → rinforzano il circolo vizioso (ansia → difficoltà → altra ansia) pensieri tipo “e se non mi piacesse davvero?” → tipici dell’ansia, che porta a mettere in dubbio ciò che si prova;
il fatto che uno degli episodi sia avvenuto sotto effetto di cannabis è un fattore aggiuntivo, ma non centrale: anche senza sostanze, l’ansia può incidere molto sulla risposta sessuale.
Inoltre, il contesto che porta (stress generale, pensieri sul futuro, gestione della sua condizione di HIV e il tema della comunicazione) contribuisce a mantenere un livello di attivazione elevato.
Sì, un supporto psicologico può essere molto utile, soprattutto per lavorare sui pensieri anticipatori e sulla pressione da prestazione, recuperare una dimensione più spontanea della sessualità, affrontare con più serenità anche il tema della comunicazione con il partner.
Un lavoro con uno psicoterapeuta, online o in presenza, può essere indicato.
Per quanto riguarda un eventuale supporto farmacologico, può avere senso valutarlo solo insieme a un medico/psichiatra, se l’ansia dovesse essere molto intensa o persistente. In molti casi, però, un intervento psicologico mirato è già sufficiente.
In sintesi: non sembra esserci un problema “strutturale”, ma piuttosto un meccanismo ansioso che si è attivato in un momento delicato. Ed è qualcosa su cui si può lavorare in modo efficace.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,
stai facendo una riflessione molto responsabile, e questo è già un buon punto di partenza.
La differenza di età in sé (4 anni) non è enorme, ma in questa fase della vita può avere un peso diverso: a 17 anni si è ancora in un momento evolutivo e di crescita importante, mentre a 21 si è spesso in una fase più autonoma e strutturata. Questo può creare una asimmetria emotiva e relazionale, anche se sulla carta vi trovate molto bene.
È comprensibile che tu senta attrazione e interesse, ma il dubbio che porti è sano: più che la legalità, qui è importante la responsabilità e il rispetto dei tempi di entrambi.
Un’amicizia non ha nulla di sbagliato e può essere uno spazio per conoscervi meglio senza pressioni. Per quanto riguarda una relazione o l’intimità, può essere utile:
andare con molta gradualità
verificare che ci sia una reale reciprocità e consapevolezza da parte sua (non solo entusiasmo o affetto)
chiederti se ti senti davvero sereno nel ruolo che potresti avere nella sua vita in questo momento
Aspettare che lei sia più grande non è una scelta “sbagliata”, anzi può essere un modo per rispettare i tempi di entrambi e capire meglio cosa c’è tra voi.
In sintesi: non c’è bisogno di forzare una decisione ora. Prenditi il tempo di conoscere la persona, osserva come ti senti e lascia che le cose evolvano con attenzione e rispetto.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una relazione quatto anni fa circa potrebbe essere un narcisista patologico Malvagio.Sono una insegnante di 63 anni benestante ,stimata come professionista e considerata di bella presenza.Sono sposata ma mio marito è affetto da una malattia neuridegenerativa e sette anni fa ha subito danni cognitivi,Così che quattro anni fa mentre ero in un momento molto difficicile ,mi sentivo molto sola ho intrapreso una relazione con un uomo che oggi ha 69 anni .Quest'uomo lo conosco da circa 27 anni ed in passato lo avevo incontrato qualche volta in un momento di crisi profonda della relazione con mio marito.In questo tempo a cicli si era sempre presentato ma io no lo avevo più considerato.quando ho deciso di intraprendere la re relazione con lui l'ho fatto anche perchè mi sono fatta convincere dal fatto che lui mi aveva raccontato di essere rimasto vedovo ( sua moglie era morta a causa di un cancro ) e che la sua compagna aveva un mieloma al terzo stadio .all'inizio sembrava andare bene ,ma il suo comportamento era molto strano,mi invia centinaia di messaggi ,banali e pieni di emoji e quando io chiedevo chiarimenti lui spariva ..Nelle varie sparizioni chredendo di essere io la persona sbagliata l'ho cercato cosi la relazine è andata avanti dal 2022 al 2024. In giugno del 2024 dice di avere una depressione e sparisce.Nel luglio del 2025 a causa di una circostanza si ripresenta e mi convince nuovamente a riprendere la relazione nel frattempo io ero venuta a conoscenza (voci di popolo) che lui aveva manipolato più persone sole ,sopratutto done approfittandone per appropriarsi dei loro risparmi , era un bancario ,e per questa ragione era stato sospeso dal suo lavoro ,anche se non si era riuscito a dimostrare nulla .Inoltre che aveva sempre intessuto più relazioni in contemporanea .Ma io che sono una persona buona nonostante i vari dubbi ho deciso di ridargli fiducia .Sembrava che le cose andassero bene lui mi dedicava ,tempo ed attenzioni, fino a quando in gennaio lui sbaglia ad inviare un messaggio ed intuisco che c'era una quarta persona ,chiedo spiegazioni , ma lui sparisce.
Ora mi chiedo potrà ricomparire ancora ? E' un narcisista patologico maligno?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive emergono diversi comportamenti problematici: alternanza di forte presenza e improvvise sparizioni, scarsa chiarezza, più relazioni contemporanee e possibili modalità manipolatorie.
Più che cercare un’etichetta come “narcisista patologico”, che a distanza non è possibile definire, è importante osservare come questa relazione la fa sentire: confusa, insicura, messa in dubbio. Questi sono segnali di una dinamica poco sana.
Il fatto che lui sia già scomparso più volte e poi ricomparso rende possibile che accada di nuovo, ma questo non è l’aspetto centrale. La domanda più utile è: questa relazione le fa stare bene e la tutela?
In situazioni così, può essere importante spostare il focus da lui a sé stessa, proteggendosi e mettendo dei confini chiari. Un supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza e a comprendere cosa la porta a rimanere in una relazione che sembra darle più sofferenza che stabilità.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buongiorno per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo comportamentale va bene?
E in cosa consiste,il metodo?
Grazie Cordiali Saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
sì, per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo-comportamentale può essere efficace, ma non è l’unico approccio possibile. Esistono infatti diversi orientamenti psicoterapeutici (come quello psicodinamico, sistemico, gestaltico, ecc.) che hanno tutti mostrato efficacia nel lavoro con l’ansia, pur utilizzando modalità diverse.
La cosa più importante, però, è spesso la qualità della relazione terapeutica: sentirsi compresi, accolti e in un buon clima di fiducia ed empatia con il proprio terapeuta. Questo aspetto, più che l’approccio in sé, è ciò che fa davvero la differenza nel percorso.
Inoltre, molti orientamenti oggi integrano anche strumenti e tecniche di tipo cognitivo-comportamentale, a seconda delle necessità della persona.
Cordiali saluti,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
è comprensibile sentirsi spiazzati quando un figlio mostra qualcosa di inatteso, anche mantenendo un atteggiamento aperto e accogliente come il suo.
In adolescenza l’identità affettiva e sessuale è ancora in evoluzione: può capitare che emergano sentimenti nuovi, anche verso una persona dello stesso sesso, senza che questo debba per forza essere definito subito in modo stabile. Può essere un innamoramento, un’esplorazione o una fase di scoperta.
È importante chiarire che l’orientamento sessuale non “nasce” per influenza di un’amicizia: il legame con questa ragazza può aver facilitato l’emergere o la consapevolezza di certi sentimenti, ma non li crea da zero.
Il fatto che sua figlia si leghi molto intensamente a una persona è una caratteristica che lei stessa riconosce: questo può rendere i vissuti ancora più forti e totalizzanti.
L’aspetto più utile, come sta già facendo, è mantenere uno spazio di dialogo aperto e non giudicante, senza cercare subito una definizione (“è così o non è così”), ma accompagnandola a comprendere cosa prova.
Sentirsi accolta e non messa in discussione è ciò che più la aiuterà a orientarsi, qualunque sia poi il suo percorso.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra esserci una dinamica relazionale consolidata nel tempo, in cui sua suocera ha assunto un ruolo di forte accudimento verso la sorella, che oggi fatica a ridimensionare. Questo può creare una sorta di dipendenza reciproca e portarla a trascurare, anche involontariamente, il rapporto con suo figlio.
La difficoltà principale, però, non è tanto “farle cambiare comportamento”, quanto aiutarla a riconoscere l’impatto che questa situazione ha su suo marito, che si sente poco visto e messo in secondo piano.
Può essere utile che suo marito provi a esprimere il proprio vissuto in modo diretto (parlando di come si sente, più che di ciò che la madre sbaglia), creando uno spazio di dialogo meno conflittuale.
Allo stesso tempo, è importante considerare che si tratta di equilibri molto radicati: piccoli cambiamenti e maggiore consapevolezza sono spesso più realistici di un cambiamento drastico.
Se la situazione è molto faticosa, un supporto psicologico può aiutare a gestire meglio queste dinamiche familiari.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.
Grazie e saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è molto chiaro e, soprattutto, molto più comune di quanto si possa pensare, anche se spesso chi lo vive si sente “strano” o incomprensibile agli altri.
Da come racconta, non sembra tanto una forma di anedonia (che riguarda la difficoltà a provare piacere in generale), quanto piuttosto una ansia anticipatoria molto intensa legata agli spostamenti programmati con anticipo.
È interessante notare alcuni aspetti che lei porta:
quando l’evento è lontano nel tempo, la sua mente “si aggancia” a quell’appuntamento e non riesce più a lasciarlo andare
compare una sensazione di blocco, chiusura (anche fisica, come allo stomaco) e una sorta di “spegnimento”
quando invece la partenza è improvvisa o ravvicinata, riesce a vivere l’esperienza con piacere e spontaneità
Questo ci dice che non è il viaggio in sé il problema, ma tutto ciò che accade prima, nel tempo dell’attesa.
In termini psicologici, potrebbe essere utile leggere questa esperienza come una difficoltà a “stare” nell’anticipazione:
quando c’è troppo tempo, la mente prova a controllare, prevedere, prepararsi… ma finisce per attivare un circolo di pensieri ripetitivi e una risposta ansiosa che la porta a evitare.
Il riferimento che fa all’esame di maturità è molto importante: spesso questi meccanismi si agganciano a momenti specifici della vita in cui si è attivato un forte carico emotivo o di pressione. Non è detto che sia l’evento in sé, ma potrebbe essere stato un periodo in cui qualcosa dentro di lei ha iniziato a gestire diversamente l’incertezza o le richieste.
Il fatto che con partenze improvvise lei stia bene è un elemento molto positivo:
significa che le risorse ci sono, e che il suo sistema non è “bloccato”, ma funziona in condizioni diverse.
Cosa potrebbe aiutarla:
lavorare non tanto sul “partire”, ma su come vive l’attesa
esplorare cosa rappresenta per lei quel “dover andare” (obbligo? perdita di controllo? separazione da qualcosa?)
imparare gradualmente a tollerare piccole anticipazioni, senza arrivare subito a una settimana intera
portare attenzione alle sensazioni corporee (come la chiusura allo stomaco), senza cercare di eliminarle subito
Dal punto di vista terapeutico, un percorso che integri consapevolezza del corpo ed emozioni (come ad esempio un approccio gestaltico o esperienziale) potrebbe essere particolarmente adatto, proprio perché il suo “spegnimento” sembra coinvolgere molto il piano corporeo oltre che mentale.
Ha già fatto diversi percorsi, quindi non si tratta di “ripartire da zero”, ma forse di trovare un modo di lavorare più mirato su questo specifico meccanismo.
Se sente che questa difficoltà limita la sua libertà, vale la pena tornarci con uno sguardo un po’ diverso, più focalizzato sull’esperienza dell’attesa che sull’evento in sé.
Un saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola sette mesi, veniamo da una situazione un po’ complessa dopo un anno e un mese dove vedo Mamma e il Papà ogni due settimane solo il weekend perché per motivi lavorativi si è trasferito all’estero, adesso in maniera definitiva ci siamo trasferiti da lui alla Grande è molto contenta di essersi avvicinato a lui, perché in questo anno lo ha cercato tanto giustamente, ma con Mio Marito abbiamo notato che nonostante durante l’arco della giornata gli facciamo fare molte attività tra parco ciò che a casa non giocare con la sorellina oppure portare fuori il cane ci rendiamo conto che non è mai contento nel senso che ha sempre atteggiamenti molto irrequieti, cosa che prima non aveva. Molto spesso urla cerco principalmente io di cercare di capire quale sia il problema di chiedergli come si sente come sta se le piace stare qui o se le manca qualcuno o qualcosa, ma la sua risposta è sempre quella che lei è contenta di essere qui con il papà e che vuole il papà sicuramente incide molto il fatto che a cui non conosce nessuno a parte quattro bambini, ma che andando a scuola li vede molto raramente quando incontra qualche bimbo al parco si vergogna e non vuole parlargli dovuto alla lingua e quindi è molto trattenuta. Durante la notte, nonostante avesse iniziato a dormire nella sua stanza, è molto contenta di dormirci da una settimana a questa parte ha iniziato a dormire nel lettone e quando do il latte alla piccola. Lei interviene sempre dicendo che vuole le coccole e inizia a lagnarsi . In certi momenti mi dispiace perché immagino anche per lei sia un grande cambiamento però allo stesso tempo non gli manca nulla perché è super coccolata e sempre fuori a giocare e fare 1000 attività, quindi non capisco come sia possibile che lei faccia ancora capricci e che si attacchi anche alla minima sciocchezza. Cosa posso fare? Avete qualche consiglio?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
quello che descrive è molto comprensibile alla luce dei grandi cambiamenti che sua figlia ha vissuto: distanza dal papà per un lungo periodo, trasferimento in un nuovo paese, nuova lingua, nuovi ritmi e, allo stesso tempo, l’arrivo di una sorellina piccola.
Anche se lei dice di essere contenta, i comportamenti che osservate (irrequietezza, capricci, bisogno di coccole, regressione nel sonno) possono essere modi per esprimere fatica e bisogno di sicurezza, più che segnali di “non felicità”.
A questa età i bambini non riescono sempre a dire come stanno, ma lo comunicano attraverso il comportamento. Il fatto che cerchi il lettone o più contatto, soprattutto quando si occupa della sorellina, può indicare un bisogno di rassicurazione e di sentirsi “ancora al centro”.
Non è tanto una questione di fare più attività: anzi, in momenti così può essere più utile rallentare e creare spazi di presenza emotiva, ad esempio:
dedicare ogni giorno un piccolo momento solo per lei, senza distrazioni
accogliere le sue emozioni senza cercare subito di correggerle
mantenere routine prevedibili, che danno sicurezza
È un periodo di adattamento importante e questi segnali, per quanto faticosi, sono abbastanza fisiologici. Con il tempo e con una base emotiva stabile, tenderanno a ridursi.
Se dovessero intensificarsi o preoccuparla molto, può essere utile un confronto con un professionista dell’età evolutiva.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro utente,
da ciò che descrive sembra che l’ansia e la forte attenzione alla deglutizione stiano contribuendo ad aumentare la sensazione di difficoltà e di pericolo, soprattutto in un periodo emotivamente molto pesante per lei. Il fatto che la visita ORL con fibroscopia non abbia evidenziato problematiche importanti è un elemento rassicurante.
Quando si entra in uno stato di forte allerta, anche un gesto automatico come deglutire può diventare molto controllato e rigido, aumentando paura e tensione muscolare alla gola. Anche il reflusso può accentuare queste sensazioni.
Più che continuare a controllare continuamente il sintomo, potrebbe esserle utile lavorare proprio sull’ansia, sull’ipervigilanza corporea e sulla paura del soffocamento, che sembrano alimentare il circolo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio? visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento. A volte sembra che blocco la deglutizione e sento il cibo che va quasi giù verso il fondo della gola e lì mi sale l amsia e la tachicardia e bevo immediatamente sperando do riuscire a ingoiare mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso (come se mamdassi il cibo nella oarte sbagliatq) . Ho rischiato la polmonite ab ingesti? sento fastodiot vago al petto, non è che qualcosa sarà passato do là? come me ne accorgo della polmonite? morirò?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, che sembra essersi amplificata ulteriormente dopo la malattia di sua moglie, evento comprensibilmente molto impattante sul piano emotivo.
La paura del soffocamento e l’attenzione costante alla deglutizione possono portare il corpo a irrigidirsi e a “controllare” un atto che normalmente è automatico. Più si entra in allerta, più si percepiscono sensazioni anomale, tensione alla gola, difficoltà a deglutire e paura di perdere il controllo, creando un circolo molto faticoso.
Il fatto che abbia già effettuato una visita ORL con fibroscopia è importante. Tuttavia, online non è possibile fare valutazioni mediche o escludere condizioni fisiche specifiche. Per i dubbi clinici è fondamentale continuare a confrontarsi con i medici che la seguono.
Quello che però appare molto evidente è il livello di ansia e di ipervigilanza con cui sta vivendo ogni atto del mangiare e del bere. Quando la paura occupa così tanto spazio, il rischio è che la vita quotidiana si restringa sempre di più. Per questo credo che, accanto agli accertamenti medici già fatti, potrebbe esserle molto utile un supporto psicologico mirato sull’ansia, sulle paure legate alla salute e sul momento molto delicato che sta attraversando come uomo, marito e padre.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buonasera ho 29 anni non ho mai avuto una ragazza 0 relazioni per non essere più vergine sono andato a escort ma da 1 anno a questa parte, fra rabbia e frustrazione sono diventato un diavolo soprattutto verso me stesso mi trovo così per via delle circostanze principalmente, avendo un attività ho 0 tempo libero quindi ho vado a fare il dipendente per avere più tempo libero oppure ci metto una pietra sopra , il tempo che passa è un veleno perché io faccio distinzione tra non avere relazioni momentanee e non averne mai avute e quindi 0 esperienze è ritardo per questo vado in tilt, penso rimarrò inferiore a vita. Grazie a chiunque mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche un giudizio molto duro verso sé stesso. Il fatto di non aver avuto relazioni fino ad oggi non definisce il suo valore come uomo o come persona, anche se comprendo che possa farla sentire “indietro” rispetto agli altri.
Spesso, quando ci si confronta continuamente con ciò che “manca”, si finisce per vivere il tempo come un nemico e sé stessi come sbagliati o inferiori. Questo però rischia di alimentare ancora di più rabbia, frustrazione e isolamento.
Mi colpisce anche il peso che sente tra lavoro, mancanza di spazio personale e bisogno affettivo. Non credo che la questione sia soltanto “avere più tempo libero” o “metterci una pietra sopra”, ma capire come mai questa esperienza sia diventata così centrale nel modo in cui guarda sé stesso.
Il fatto che lei riesca a parlarne è già importante. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare non solo sulla sofferenza legata alle relazioni, ma soprattutto sul senso di inferiorità e sul rapporto che oggi ha con sé stesso.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché in questa situazione sente di dover proteggere sia sua figlia sia la bambina.
Quando una persona vive una forte sofferenza emotiva o tratti borderline, sentirsi “spinta a curarsi” può essere percepito come un’accusa o un rifiuto, e questo spesso porta a reazioni difensive molto intense. Per questo, più che convincerla o etichettarla, può essere utile provare a parlare di ciò che osserva concretamente: la sofferenza, la fatica nelle relazioni, i momenti di instabilità o il peso che sente addosso.
Anche il fatto che lei stia già cercando un supporto psicologico per sé è importante, perché le permette di non affrontare tutto da sola e di capire come stare accanto a sua figlia senza annullarsi.
A volte il cambiamento non parte dall’accettare subito una terapia, ma dal sentirsi compresi e non giudicati. Continui a confrontarsi con la professionista che la segue, soprattutto considerando la presenza della bambina e la delicatezza della situazione.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più giovane di quasi 10 anni, appena lasciata dal Suo fidanzato.
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
più che “brutto innamorarsi a 40 anni”, dalle sue parole sembra molto doloroso vivere un sentimento intenso che al momento non trova reciprocità e che la mette anche in conflitto con parti importanti della sua vita.
A volte l’innamoramento arriva in momenti di fragilità, cambiamento o bisogno emotivo profondo, e proprio per questo può assumere una forza travolgente. Il fatto che lei riesca comunque a osservare ciò che sta accadendo — il malessere, l’alternanza emotiva, l’impatto sulla famiglia — è già un elemento importante di consapevolezza.
Mi sembra che questa collega le stia comunicando una certa distanza, mentre dentro di lei continua a esserci una forte speranza emotiva. In questi casi il rischio è restare agganciati più a ciò che si desidera vivere che a ciò che concretamente l’altro riesce o vuole offrire.
Continuare il percorso psicologico può aiutarla non tanto a “spegnere” il sentimento, ma a comprendere cosa questo innamoramento stia rappresentando oggi nella sua vita e nei suoi bisogni affettivi più profondi.
Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve, vi scrivo per avere una consulenza riguardo una situazione lavorativa in cui mi trovo. Per contesto, lavoro nell’azienda attuale da più di 7 anni in cui progressivamente mi sono affermata, o così pensavo, nei vari ambiti di competenza sempre con impegno e forte dedizione. Il clima aziendale è sempre stato subdolamente tossico, principalmente a causa di una collega che ha reso e continua a rendere il posto un inferno per chiunque si “metta contro” di lei o delle sue idee. Questo ha portato a diversi scontri con diverse personalità nell’azienda che a volte si sono risolte semplicemente con il passare del tempo, e altre volte hanno portato proprio alle dimissioni di alcuni. Io stessa in prima persona ho subito più volte le sue “paturnie” perché caratterialmente sono una persona che preferisce il confronto piuttosto alla falsità e quando alcune cose che mi ha fatto non mi sono state bene ho sempre preferito parlarne direttamente (prese in giro tramite i vari social, turni cambiati per palese ripicca…). Quando ho poi affrontato la persona il più delle volte la situazione si distendeva per passare alla prossima vittima. Per arrivare alla situazione attuale, nell’ultimo periodo c’è stato parecchio stress in tutto l’ambiente anche dovuto all’arrivo imminente di un controllo dai piani alti della sede, che ha portato ad uno “scontro” tra me e il mio datore di lavoro. Da parte sua c’è stata una forte aggressione verbale, con toni di voce fortemente alterati, colpi dati alle ringhiere…, aggressione questa dovuta a detta sua ad una “evidente necessità di essere più aggressivo per poter essere ascoltato visto il forte menefreghismo”. Da parte mia una risposta di difesa in cui appunto affermavo che non capivo il tono dell’attacco e soprattutto le accuse, essendo sempre stata come dicevo fortemente dedita a questo posto di lavoro spesso anche sacrificando molto del mio tempo libero o addirittura presentandomi anche in condizioni di salute fortemente precarie. La discussione non si è conclusa in alcun modo perché alla sua frustrazione sul “perché se parlo con le altre stanno zitte e dicono di sì, quando invece parlo con te hai sempre da rispondermi?” Io non sapevo che risposta dare. Non nego però che questa discussione mi ha lasciato fortemente turbata in primo luogo per la violenza dell’attacco, e poi per l’estraneità dalle accuse che mi rivolgeva. (Solo dopo scoprirò che la discussione che lui faceva non era indirizzata a me!) In ogni caso per giorni io mi sono trovata fortemente destabilizzata da questo episodio aspettandomi che comunque avvenisse un chiarimento una volta che il nervoso del momento fosse passato. Questo non è avvenuto e mi ha lasciato per giorni a pezzi, giorni in cui mi recavo a lavoro senza essere salutata lasciata sola ed esclusa da qualsiasi cosa. Mi sono trovata a non riuscire più a dormire per pensare a come avrei potuto affrontare la situazione, a cosa potevo aver sbagliato, a non mangiare per la sensazione di nausea costante. La cosa che mi ha turbato più di tutte poi è stata la mancanza di empatia da tutto lo staff di colleghe, che mi hanno esclusa da tutto e a malapena mi rivolgevano parola. Questo ha portato alla mia necessità di riaffrontare il mio datore di lavoro per avere un chiarimento, per capire come poter risolvere la situazione. Non è stato facile perché lui ha cercato di evitare il confronto dicendomi anche che lui non aveva niente di cui parlare perché non c’era nessuna situazione. Una volta che sono riuscita ad instaurare un dialogo civile ho cercato di spiegare le mie ragioni della risposta e cercando di capire le sue ragioni per una reazione così aggressiva (qui scoprivo che la sua era una discussione mirata a tutti non solo a me). Più ho provato a spiegargli che secondo me un attacco così aggressivo non poteva portare a nulla di buono più ricevevo risposte fredde e dure. Purtroppo questo muro mi ha fatto vacillare, tanto da farmi arrivare a chiedergli se veramente quindi non avevo nessun valore per quella azienda e se questo trattamento secondo lui era meritato. Da notare è che il primo scontro era stato in presenza della collega di cui parlavo all’inizio, mentre questo secondo incontro lei non era presente. Comunque dopo un po di conversazione ci siamo spiegati e anche lui ha ammesso lo stress e l’aggressività del suo atteggiamento. Per me questa seconda discussione era necessaria per un suo intervento nell’atteggiamento di tutto lo staff, affinché intervenisse perché io potessi trovare un ambiente lavorativo vivibile e non così provante come era stato fino a quel giorno. E da questa seconda discussione sono uscita lievemente positiva e lievemente rincuorata, anche dal fatto che mi ha detto “hai fatto bene a parlarne perché magari io ero ancora innervosito dalla situazione ma parlandone siamo tutti più tranquilli”. Dopo questo confronto io ho avuto i miei giorni di riposo e sono rientrata a lavoro il giorno prima dei controlli in cui ingenuamente, e nuovamente, mi sono trattenuta oltre orario cercando di mostrarmi più positiva anche con le colleghe. Il giorno dopo, giorno dei controlli, arrivo a lavoro e il clima era invece di nuovo di ferro. A malapena saluti, la collega aveva nuovamente stretto la morsa sulle altre tanto ad arrivare al fatto che durante l’ora di pranzo loro si sono prese da mangiare se lo sono divise tra di loro chiedendosi le une con le altre cosa volevano dandomi le spalle e ignorandomi e mangiando davanti a me come se non esistessi. La giornata è stata lunga ed infernale.. e da lì ho capito che non c’era soluzione. Avergli parlato non ha fatto che peggiorare ulteriormente la situazione e io ero ormai 15 giorni sull’orlo dell’esaurimento nervoso, 15 giorni senza mangiare quasi nulla e senza dormire piangendo ogni giorno per l’ansia di cosa mi avrebbe aspettato il giorno dopo. L’ultimo giorno mi sono dovuta recare dal dottore in preda al panico che mi ha dato delle gocce e mi ha consigliato del riposo perché non erano condizioni normali. Io non so più neanche se ho sbagliato o non ho sbagliato, ma mi è sembrato come se volessero eliminarmi per essere quella che risponde, e che tutto è andato giù molto rapidamente. Non mi sembra che ci sia una alternativa sé non andare via, perché arrivare a pensare a gesti estremi pur di non dover andare in quell’ambiente mi sembra assurdo! La mia problematica è una sola, ora sono in malattia e mi sto piano piano riprendendo, ma so già che rientrare lì dopo aver preso una malattia sarebbe un circolo infinito di ritorsioni. Allo stesso tempo però il mio compagno lavora lì con me, e non voglio denunciare per mobbing per evitare ritorsioni anche a lui.. cosa mi consigliate di fare? Io non so più dove sbattere la testa…
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara utente,
quello che descrive sembra essere una situazione di forte stress lavorativo e sofferenza emotiva protratta nel tempo. Dal suo racconto emergono dinamiche relazionali molto pesanti, caratterizzate da tensione continua, esclusione, svalutazione e difficoltà nel sentirsi tutelata all’interno dell’ambiente di lavoro.
Quando si vive a lungo in un ambiente lavorativo tossico, il corpo e la mente possono arrivare a uno stato di forte sovraccarico emotivo. Sintomi come ansia costante, insonnia, nausea, pianto frequente, perdita dell’appetito, senso di allerta continuo o attacchi di panico sono segnali importanti da non sottovalutare.
In alcune situazioni, lo stress lavorativo cronico può trasformarsi in una vera e propria ansia lavorativa, portando la persona a vivere il rientro sul posto di lavoro con forte angoscia, paura o senso di oppressione.
Nel suo racconto emerge anche il tentativo di affrontare le difficoltà attraverso il confronto e il dialogo, cercando più volte un chiarimento e una possibilità di comprensione reciproca. Spesso, però, quando un clima lavorativo rimane fortemente disfunzionale, la persona può iniziare a mettere in dubbio sé stessa e a sentirsi emotivamente sempre più fragile e isolata.
Al di là del fatto che si possa parlare o meno di mobbing da un punto di vista legale, è importante riconoscere che questa esperienza sta avendo un impatto significativo sul suo benessere psicologico e sulla salute mentale.
In questo momento potrebbe essere importante continuare a prendersi uno spazio di tutela e recupero, senza sentirsi obbligata a prendere decisioni immediate. Un percorso psicologico può aiutare sia a elaborare ciò che sta vivendo, sia a recuperare maggiore lucidità, stabilità emotiva e consapevolezza rispetto ai propri bisogni e ai propri limiti.
A volte allontanarsi da un ambiente che fa stare male non significa “fallire”, ma iniziare a prendersi cura di sé.
Un caro saluto e un abbraccio,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Salve dottori sono appena diventato padre da qualche giorno sono molto sereno anche se ho un dubbio che mi assale , qualche giorno fa mi sono venuti alla mente della parole di un counseling filosofico che avevo guardato qualche video dicendo che senza un percorso di liberazione e di risveglio non saremo capaci di amare i nostri figli e che inconsapevolmente gli facciamo anche del male, io adesso non mi interessa minimamente fare un percorso del genere quindi vuol dire anche io che farò del male a mia figlia ? Quindi dovrei risvegliarmi ? Dovrei seguire il percorso del counseling? E eventualmente anche meditazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la nascita di un figlio è un evento molto intenso che può attivare, nei neo-genitori, emozioni profonde e anche momenti di ansia genitoriale, dubbi e pensieri ricorrenti legati al proprio ruolo.
È comprensibile che possano emergere pensieri intrusivi e rimuginio mentale, soprattutto rispetto alla paura di non essere un buon genitore o di poter fare involontariamente del male al proprio bambino.
Da ciò che racconta, però, non emerge una mancanza di amore verso sua figlia, quanto piuttosto una forte preoccupazione e senso di responsabilità, che spesso si attivano nelle fasi di neo-genitorialità.
A volte, in questi momenti, contenuti legati a crescita personale, meditazione o “risveglio” possono aumentare l’ansia e generare ulteriori dubbi su sé stessi, facendo sentire come se esistesse un modo “giusto” di essere genitori.
In realtà non esiste un unico percorso necessario per essere un buon padre. La capacità di costruire una relazione sana con un figlio passa anche attraverso l’imperfezione, la presenza emotiva e la possibilità di riconoscere e gestire i propri dubbi.
Quando i pensieri diventano molto insistenti o generano forte ansia, può essere utile confrontarsi con un professionista per comprendere meglio cosa si sta attivando a livello emotivo, senza giudizio.
Le auguro di potersi vivere questo momento con maggiore serenità e fiducia nelle sue capacità genitoriali.
Un caro saluto,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…