Ho 56 anni e dopo 10 anni con il mio compagno vorrei convivere con lui ma lui non vuole. Ha 2 figli

22 risposte
Ho 56 anni e dopo 10 anni con il mio compagno vorrei convivere con lui ma lui non vuole. Ha 2 figli uno di 23 l'altro di 28 anni con il doc che sembrano essere l'unica ragione di vita nella quale non mi coinvolge nonostante glielo abbia chiesto e per di più non avendo io figli. . All'inizio ero il centro della sua vita e la passione che provava era così soffocante che ero io quella che fuggiva. Con l'affievolirsi della passione ora non mi abbraccia mai né mi da baci spontanei se non durante i rapporti. Il suo bisogno di stare con me si é ridotto e tutto questo mi crea un senso di abbandono e di rabbia soprattutto ora che ho lasciato il lavoro e ho più tempo per pensare e sono tornata a vivere da mia madre anziana che ha avuto problemi di salute. Nonostante mi dica che mi vuole bene io non riesco a sentirmi amata e ora sto così male che vorrei lasciarlo ma ancora non lho fatto perché mi prende l'angoscia.
Gentile Signora,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della sua vita. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto questa relazione, durata molti anni, oggi la faccia sentire sola, non vista e non sufficientemente scelta. È comprensibile che, in una fase di grandi cambiamenti come quella che sta attraversando – la perdita del lavoro, il rientro a casa di sua madre con le sue fragilità di salute, il maggiore tempo per pensare – queste sensazioni si amplifichino fino a diventare angoscia e rabbia.
È molto significativo ciò che racconta del cambiamento nel vostro legame: all’inizio una passione intensa, quasi soffocante, e oggi una distanza emotiva e fisica che la fa sentire abbandonata. Spesso, nelle relazioni di lunga durata, il problema non è solo che l’amore “cambia forma”, ma che i bisogni affettivi dei partner smettono di incontrarsi. Lei oggi ha bisogno di vicinanza, progettualità, gesti spontanei che confermino di essere amata; lui sembra essersi ritirato in una dimensione più protetta, centrata sui figli e su equilibri che forse fatica a rimettere in discussione.
Dal punto di vista sistemico, è importante osservare come lei sembri rimanere in una posizione “periferica” rispetto alla sua famiglia di origine, senza riuscire a sentirsi parte di un “noi” condiviso. Questo, nel tempo, può erodere profondamente il senso di sicurezza affettiva, soprattutto per chi – come lei – non ha figli e cerca nella relazione una base solida di appartenenza e riconoscimento.
Il fatto che lui le dica di volerle bene, ma che lei non riesca a sentirsi amata, è un punto centrale: l’amore non è solo dichiarato, è soprattutto esperito. E quando ciò che si riceve non corrisponde ai propri bisogni emotivi, il dolore che ne deriva è reale e merita ascolto, non minimizzazione.
Il desiderio di lasciarlo, accompagnato però da una forte angoscia, racconta bene il conflitto interno in cui si trova: da una parte la necessità di proteggersi da una relazione che la fa soffrire, dall’altra la paura del vuoto, della perdita, forse anche di restare sola in un momento di vulnerabilità. Non c’è nulla di sbagliato in questa ambivalenza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che desidera davvero oggi, a distinguere tra la paura di perdere una relazione e il bisogno autentico di sentirsi scelta, amata e inclusa. L’obiettivo non sarebbe “decidere subito cosa fare”, ma aiutarla a ritrovare un senso di stabilità interna, rafforzare il suo valore personale e comprendere quali confini relazionali siano per lei imprescindibili.
Merita una relazione in cui sentirsi parte, non un’opzione secondaria.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Cara utente,
in ogni coppia e ad ogni età è importante non smettere mai di comunicare. Sarebbe utile che tutto quello che ha scritto qui riuscisse a dirlo anche al suo compagno mettendo in primo piano le sue emozioni e le sue preoccupazioni: così facendo è possibile che si apra una possibilità poichè parlando delle cose si possono comprendere e quindi trovare una soluzione insieme.
Contemporaneamente, tra sè e sè, potrebbe anche chiedersi che tipi di angoscia sia e da quale motivazione arriva, così da conoscere il reale motivo per cui si sente bloccata anche qualora volesse prendere una determinata decisione.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, la situazione che descrive è molto complessa, le tematiche di figli adulti con diagnosi di doc (del suo compagno), il suo aver lasciato il lavoro e il doversi occupare della madre anziana sono carichi importanti che assieme possono far percepire bisogni e desideri in maniera differente rispetto ad altri momenti di vita.
Consiglierei, prima di ogni scelta drastica, di fare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possano aiutarla a chiarire le idee, gestire meglio le grandi tensioni che la vita le sta proponendo e trovare la strada più congrua per lei in questo momento.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Utente,
quando una relazione dura da molti anni, il desiderio di condivisione, vicinanza e progettualità diventa ancora più importante, soprattutto in una fase della vita in cui si hanno più spazi interiori e si cercano stabilità e presenza emotiva.

Da ciò che racconta sembra che nel tempo il rapporto si sia progressivamente raffreddato e che oggi lei si senta più ai margini della sua vita: poco coinvolta, poco cercata, poco abbracciata. Questo può generare un senso profondo di solitudine anche stando dentro una relazione, e la solitudine “in coppia” spesso fa più male di quella reale. È comprensibile che provi rabbia e senso di abbandono, soprattutto ora che ha più tempo per pensare e meno distrazioni esterne.

Il fatto che lui le dica di volerle bene ma che lei non riesca a sentirsi amata è un elemento centrale: quando le parole non coincidono con i gesti e con la presenza, nasce un vuoto difficile da tollerare. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile che l’idea di lasciarlo le provochi angoscia: dopo tanti anni, separarsi non significa solo perdere una persona, ma anche affrontare il timore della solitudine e di un cambiamento profondo.

Forse in questo momento non è necessario prendere subito una decisione definitiva, ma fermarsi a capire cosa la fa soffrire di più: la relazione così com’è oggi, oppure la paura di restare senza di lui. Sono due dolori diversi, ed è importante riconoscerli.

Potrebbe esserle utile uno spazio di ascolto solo per sé, per chiarire cosa desidera davvero per la sua vita affettiva adesso e che tipo di relazione sente di meritare. Perché il punto centrale non è solo se restare o andare via, ma comprendere se dentro questo legame lei si sente davvero vista, scelta e considerata come avrebbe bisogno.

Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

sono dispiaciuta per la situazione che sta vivendo. Le consiglio di affrontare la tematica relazionale in un percorso psicologico che le fornisca più strumenti e significati per vivere la situazione.

Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Denise Cavalieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Ravenna
Capisco il suo dolore: si sente bloccata in una 'sala d'attesa' esistenziale.
Sembra che la vostra relazione abbia subito un'inversione di ruoli: prima lei fuggiva dalla sua passione soffocante, ora è lei a inseguire un compagno che si è ritirato nel suo mondo familiare, escludendola.
Ecco i punti chiave della sua situazione:
Mancanza di Nutrimento: Senza gesti spontanei (abbracci, baci), il suo bisogno di contatto non viene soddisfatto. Il fatto che lui le dica di volerle bene, ma non glielo faccia sentire nel corpo, crea un vuoto che alimenta la sua rabbia.
Confini Esclusivi: Lui ha tracciato un confine netto tra lei e i suoi figli. Questa esclusione le impedisce di sentirsi parte della sua vita, lasciandola ai margini mentre lei, avendo lasciato il lavoro, ha più spazio interiore che si riempie di solitudine.
L’Impasse dell’Angoscia: Lei vorrebbe lasciarlo ma si sente paralizzata.
Questa angoscia è il segnale che una parte di lei è ancora legata all'illusione di tornare a essere il 'centro del suo mondo', mentre la realtà presente le restituisce solo abbandono.
Cosa fare?
Non si tratta di capire perché lui si comporti così, ma di sentire cosa prova lei in questo deserto affettivo. Se non riceve calore, la sua rabbia è un segnale sano: è la sua energia vitale che le dice che merita di più.
Un percorso psicologico potrebbe esserle d'aiuto per affrontare tutto questo.
Le auguro il meglio.
Denise
Quella che descrive è una situazione emotivamente molto faticosa, e il fatto che tu ti senta confusa, arrabbiata e allo stesso tempo spaventata è comprensibile. LA sua è una reazione a una mancanza reale, che tocca bisogni profondi come sentirsi scelta, desiderata, parte di una vita condivisa.

Ci sono alcuni punti chiave che meritano attenzione.

All’inizio della relazione si sentiva il centro della sua vita, quasi in modo travolgente. Ora il movimento si è capovolto: la passione si è ritirata, il contatto fisico spontaneo è quasi scomparso e si ritrova a chiedere ciò che prima era naturale. Questo non è solo un cambiamento naturale nel tempo: per lei è diventato un’esperienza di distanza e di rifiuto, ed è questo che fa male.

La questione della convivenza è centrale. Dopo dieci anni, il suo “no” non è un dettaglio pratico, ma un messaggio relazionale: lui sembra proteggere un equilibrio in cui tu non vuole che lei sia coinvolta, né nella quotidianità né nel mondo dei figli, che appaiono come l’asse principale della sua vita emotiva.

In più, il momento che sta attraversando la rende più vulnerabile: hai lasciato il lavoro, hai più tempo mentale, vive con una madre anziana che ha avuto problemi di salute. Tutti fattori che aumentano il bisogno di sicurezza affettiva. Invece di riceverla, ti senti più sola. È normale che emergano angoscia e rabbia.

Lei dice una cosa molto importante: lui ti dice che ti vuole bene, ma tu non riesci a sentirti amata. Questo è un punto decisivo. L’amore non è solo dichiarato, è fatto di esperienza. Se il corpo non riceve abbracci, se la relazione non si espande, se il futuro resta bloccato, le parole perdono forza.

Il desiderio di lasciarlo convive con l’angoscia di farlo. Anche questo è comprensibile: non stai solo lasciando una persona, ma stai mettendo in discussione dieci anni di vita, di attese, di speranze. L’angoscia non significa che la scelta sia sbagliata, ma che è importante.

Forse è utile chiedersi:
Questa relazione, così com’è oggi, mi nutre o mi consuma?
E ancora:
Se nulla cambiasse, potrei stare così tra un anno, cinque anni?

Prima di decidere se restare o andare, potrebbe essere fondamentale un confronto molto chiaro con lui, non per convincerlo, ma per capire se i vostri bisogni sono conciliabili. E parallelamente, prendersi uno spazio suo (anche con un supporto psicologico) per non restare sola dentro questa scelta.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Nelle sue parole emergono molti cambiamenti importanti, avvenuti in tempi ravvicinati: l’evoluzione della relazione con il suo compagno, la fine del lavoro, il rientro nella casa di sua madre e il confronto con la sua fragilità. Tutti questi elementi, letti insieme, aiutano a comprendere quanto il senso di solitudine, di rabbia e di angoscia che descrive oggi possano essersi intensificati.

Da una prospettiva sistemico-relazionale, il disagio che sta vivendo non può essere separato dai contesti affettivi in cui è inserita. Il rapporto con il suo compagno sembra aver attraversato un cambiamento di equilibrio: inizialmente lei era al centro del legame, oggi invece si trova in una posizione che sente marginale, soprattutto rispetto al ruolo che i figli hanno nella sua vita. Questo spostamento può riattivare vissuti profondi di esclusione e di abbandono, ancora più forti in un momento in cui lei si trova a dover “reggere” anche altre responsabilità emotive.

Il fatto che lui le dica di volerle bene, ma che lei non riesca a sentirsi amata, segnala una distanza tra i bisogni affettivi che oggi porta e le modalità relazionali che lui riesce o sceglie di esprimere. In terapia sarebbe possibile esplorare come ciascuno di voi costruisce l’intimità, il legame e la sicurezza affettiva, e capire se e come questi mondi possano incontrarsi nuovamente.

Il desiderio di lasciarlo, accompagnato però da una forte angoscia, sembra indicare una tensione interna tra il bisogno di proteggersi dal dolore e la paura di una perdita ulteriore. Questo conflitto merita uno spazio di ascolto attento, che le permetta di fare chiarezza sui suoi bisogni, sulle sue risorse e sulle possibilità di scelta, senza sentirsi costretta o sola.

Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui rimettere al centro se stessa, dando senso a ciò che sta accadendo nella sua vita relazionale e personale, e accompagnandola verso decisioni più consapevoli e meno cariche di sofferenza.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Buongiorno Signora, il senso di abbandono o comunque l'allontanamento che sta vivendo effettivamente possono causare dolore. Potrebbe esserle utile parlarne con un professionista, così da capire cosa la tiene legata all'uomo e perché prova angoscia
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,

Capisco quanto dolore e confusione ci siano nelle sue parole. Sta vivendo insieme molte perdite e molti cambiamenti: il lavoro, la casa, una madre fragile, e contemporaneamente la sensazione che la relazione che per anni è stata un punto fermo oggi non le dia più nutrimento emotivo. È comprensibile che tutto questo amplifichi il senso di vuoto, di rabbia e soprattutto di abbandono che descrive.
Quello che colpisce non è solo il fatto che il suo compagno non voglia convivere, ma che lei oggi non si senta vista, scelta, desiderata. L’assenza di gesti affettivi, la distanza emotiva, il sentirsi “fuori” da una parte importante della sua vita (i figli) sembrano toccare un bisogno profondo: quello di sentirsi amata e al sicuro nella relazione. Quando questo bisogno resta insoddisfatto a lungo, il corpo e la mente iniziano a soffrire, e l’angoscia che prova ne è un segnale molto chiaro.
È importante anche notare come il rapporto sembri aver cambiato equilibrio nel tempo: all’inizio una passione intensa, quasi invasiva, poi un progressivo ritiro. Questo tipo di dinamica può lasciare chi la vive con una forte insicurezza, perché l’amore che prima c’era sembra “sparire” senza una spiegazione condivisa. Non è strano che oggi lei si senta confusa e divisa tra il desiderio di proteggersi andando via e la paura di restare sola.
Il punto centrale, forse, non è decidere subito se lasciarlo o meno, ma fermarsi a dare dignità a ciò che sente: la sua sofferenza ha senso. Chiedersi con onestà se questa relazione, così com’è ora, rispetta i suoi bisogni emotivi può essere un primo passo. E se sente che l’angoscia è troppo forte per affrontare tutto da sola, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare un centro, a chiarire cosa desidera davvero e a prendere decisioni non spinte dalla paura, ma dalla cura verso se stessa.
Lei non sta chiedendo “troppo”: sta chiedendo di sentirsi amata. Ed è un bisogno legittimo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Da questo messaggio mi arriva un forte senso di abbandoni e mi domando se venga solo da questa storia ho abbia radici più antiche. Con il tempo le storie d'amore diventano meno passionale e si instaura altro, questo però da lei sembra venir percepito come allontanamento e riduzione dell'amore, penso possa a arrivare da altre sue esperienze di vita sui cui può lavorare per sentirsi meno abbandonata e più degna d'amore.
Dott.ssa Giulia Raiano
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per aver condiviso il tuo vissuto. In questo momento ti trovi in una convergenza di perdite e cambiamenti importanti: il lavoro, l’autonomia abitativa, il ruolo di figlia che torna ad accudire una madre fragile, e una relazione che non ti dà più nutrimento emotivo. È molto, per chiunque.

Da quello che racconti emerge un tema centrale: tu desideri vicinanza, condivisione, un “noi” più concreto, mentre il tuo compagno sembra essersi progressivamente ritirato su una posizione più distante, in cui i figli occupano uno spazio esclusivo e tu resti ai margini. Non è tanto il fatto che ami i figli ma che non ti includa, non ti faccia sentire parte della sua vita. Questo, soprattutto per chi non ha figli, può amplificare un senso di esclusione e di solitudine molto doloroso. Dici che vorresti lasciarlo, ma non lo fai per l’angoscia. Questo ci dice che oggi la relazione, pur facendoti soffrire, ha anche una funzione di “ancora” contro la paura della solitudine, del vuoto, forse del sentirti senza appoggi in un momento della vita già molto fragile. E la rabbia che senti non è sbagliata: spesso è l’altra faccia di un bisogno profondo non ascoltato. Forse, prima di decidere se lasciarlo o restare, la domanda da porti non è “ce la faccio a perderlo?”, ma:
“Questa relazione, così com’è oggi, mi permette di sentirmi viva, vista, scelta?”.
Sicuramente, se ne hai la possibilità, un percorso psicologico può aiutarti a fare chiarezza e ad essere più consapevole.
Restando a disposizione.
Buona giornata.
Dott.ssa Giulia Raiano
La ringrazio per aver condiviso una parte così intima e dolorosa della sua esperienza.
Il nodo centrale sembra essere lo scarto sempre più ampio tra ciò di cui lei ha bisogno oggi e ciò che questa relazione le restituisce. Il desiderio di convivere dopo dieci anni, di sentirsi scelta, inclusa, amata anche nei piccoli gesti quotidiani, è un bisogno legittimo, soprattutto in una fase della vita in cui cambiano equilibri, ruoli e risorse personali. Il rifiuto della convivenza, la distanza affettiva, la centralità esclusiva dei figli e la sua esclusione da quell’area della vita del partner agiscono come eventi attivanti che alimentano pensieri dolorosi del tipo “non sono importante”, “non sono davvero amata”, “sono sola”, pensieri che comprensibilmente intensificano emozioni di abbandono, rabbia e angoscia.
Il cambiamento rispetto all’inizio della relazione è un altro elemento chiave: da una passione intensa, quasi soffocante, si è passati a una relazione povera di contatto e di iniziativa affettiva. Questo può riattivare schemi profondi legati alla paura di non essere più desiderabile o di perdere il legame, soprattutto ora che lei si trova in una condizione di maggiore vulnerabilità personale: la perdita del lavoro, il ritorno a casa di sua madre anziana e i problemi di salute di quest’ultima riducono le fonti di sostegno e aumentano il tempo dedicato ai pensieri ruminativi.
Il fatto che lui le dica di volerle bene, ma che lei non riesca a sentirsi amata, è un dato clinicamente molto importante: l’amore non è solo dichiarazione, ma esperienza emotiva concreta. Ha mai pensato di intraprendere un percorso psicologico? tramite esso potrebbe chiarire quali sono i suoi bisogni affettivi attuali e se vengono soddisfatti; riconoscere i pensieri che alimentano l’angoscia e valutare quanto la tengano bloccata; distinguere la paura della perdita dalla reale qualità della relazione; lavorare sul suo senso di stabilità interna, indipendente dalle scelte del partner.
Il fatto che l’idea di lasciarlo le provochi angoscia indica che oggi la separazione è vissuta come una minaccia, non come una scelta, ed è proprio su questo che un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla: ridare spazio a sé, rafforzare le sue risorse emotive e accompagnarla verso decisioni più libere e meno guidate dalla paura.
Resto a disposizione se desidera approfondire uno di questi aspetti o capire meglio come potrebbe esserle utile un percorso di supporto in questo momento così delicato.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile. Dopo dieci anni di relazione, il desiderio di convivere non è un capriccio, ma un bisogno legittimo di vicinanza, progettualità e riconoscimento. Il fatto che questo desiderio non trovi spazio, e che anzi venga respinto, può generare profondi sentimenti di rifiuto e solitudine.

Colpisce il cambiamento che racconta: da una relazione inizialmente molto passionale, quasi “inglobante”, a una situazione in cui oggi mancano gesti spontanei di affetto, contatto fisico e senso di centralità. Questo passaggio, unito alla sua attuale fase di vita (la perdita del lavoro, il rientro a casa di sua madre, le preoccupazioni per la salute), sembra aver reso ancora più forte il senso di abbandono che sta vivendo.

Il fatto che il suo compagno le dica di volerle bene, ma che lei non riesca a sentirsi amata, è un punto chiave: spesso l’amore dichiarato non basta se non è accompagnato da comportamenti che nutrono sicurezza e appartenenza. Inoltre, sentirsi esclusa da una parte così importante della sua vita – il rapporto con i figli – può aumentare la percezione di essere “ai margini” della relazione.

La sua ambivalenza è molto umana: da una parte il desiderio di andarsene per smettere di stare male, dall’altra l’angoscia che la blocca. Questo non significa debolezza, ma che la relazione, pur facendola soffrire, rappresenta ancora un punto di riferimento emotivo importante.

In un momento così delicato, potrebbe essere molto utile uno spazio psicologico tutto per lei, dove poter distinguere:

ciò che sta chiedendo oggi a questa relazione,

ciò che realisticamente il suo compagno è in grado (o disposto) a offrire,

e quali bisogni non possono più essere messi da parte senza un costo troppo alto per lei.

Non si tratta di decidere “subito” se lasciare o restare, ma di tornare ad ascoltare se stessa e capire di cosa ha bisogno per sentirsi viva, vista e amata. I segnali che descrive meritano attenzione e cura, prima di tutto verso di lei.

Saluti,
Veronica De Iuliis
Buongiorno.
Le sue e vostre emozioni sono fondamentali, per la vostra connessione emotiva, per capirvi e per definirvi. Sicuramente più passano gli anni, più l'equilibrio potrebbe cambiare, ma è proprio la sicurezza emotiva della coppia che ridefinisce insieme nuovi equilibri. Ha provato a chiedere al suo compagno, che sente per lei?
Il distacco non per forza è sinonimo di separazione, alle volte può essere sano e la comunicazione efficace sulle vostre emozioni è fondamentale.
Se vuole, mi contatti.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Conoscendo poco della vostra storia proverei semplicemente a riparlarne per avere un quadro innanzitutto del perché non si possa vivere insieme, siete adulti ed è bello poter condividere i propri spazi. Se sono i figli a preoccuparlo puoi chiedergli di aiutarti ad entrare nel modo giusto e corretto nelle loro vite. Nell'incontro sarebbe importante parlare anche dei tuoi bisogni e chiedergli dei suoi così da venirvi incontro perché siete due persone e solo per questo si hanno diverse storie e diversi bisogni. I bisogni è importante siano più espliciti possibili: vorrei più presenza cosa significa? (Vederci di più, abbracciarci di più etc..). Puoi aprirti a lui dicendogli che senti a volte rabbia e abbandono e vorresti comunque continuare a stare con lui risolvendo queste tue difficoltà, insieme.
Se disponibile valuterei anche una terapia di coppia o anche solo tua personale per capire come muoverti meglio e come sciogliere questa situazione.
Rimango a disposizione per qualunque necessità.
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Sembra che la sofferenza che descrive nasca da un forte squilibrio relazionale: i suoi bisogni di vicinanza, progettualità e riconoscimento oggi non trovano risposta.
In tutte le relazioni c'è un passaggio da una prima fase fusionale ad una più equilibrata ma se la distanza emotiva non viene mentalizzata può riattivare vissuti di abbandono, soprattutto in un momento di maggiore vulnerabilità personale.
Forse il punto non è tanto quanto lui le voglia bene ma se la relazione riesce ancora a reggere entrambi, così com’è ora.
L'angoscia che sente è normale, non solo perchè il sentimento è profondo ma anche perchè rappresenta un sostegno emotivo.
Potrebbe essere utile pensare di intraprendere un percorso terapeutico che la aiuti a dissipare i dubbi e la accompagni nelle domande che si sta ponendo adesso, restituendole chiarezza e sostegno.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Annamaria Grifò
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Cara signora, per iniziare potrebbe indirizzare le sue energie su un lavoro di allenamento dell'autostima, partendo da questo, potrebbe fare un'autoanalisi delle sue priorità: il supporto di uno psicologo l'aiuterebbe ad analizzare i suoi bisogni alla luce dei suoi valori, a capire cosa realmente contribuisce al suo benessere psicologico...
Buon lavoro
Buongiorno,
da quello che racconta emerge un forte squilibrio tra ciò che lei desidera oggi e ciò che questa relazione le restituisce. Non sembra tanto una questione di “convivenza sì o no”, ma di sentirsi scelta, coinvolta e riconosciuta.
All’inizio lei descrive una relazione molto intensa, quasi sbilanciata in senso opposto; ora, con l’affievolirsi della passione, sembra essersi creato un vuoto affettivo che per lei è diventato doloroso. È comprensibile che la mancanza di gesti spontanei, di vicinanza e di progettualità condivisa alimenti rabbia e senso di abbandono, soprattutto in un momento della vita in cui è più esposta emotivamente (il lavoro lasciato, la madre fragile, più tempo per pensare).
Il punto centrale non è se lui “vuole bene” o meno, ma il fatto che lei non si senta amata, e questo, a lungo andare, logora. L’angoscia che sente all’idea di lasciarlo può essere letta non come segnale che la relazione funziona, ma come paura della perdita, della solitudine e del vuoto, che spesso trattiene anche quando si sta male.
Può essere utile chiedersi:
di che cosa ho davvero bisogno oggi per sentirmi al sicuro in una relazione?
questa relazione, così com’è ora, riesce a nutrire quei bisogni o li riattiva continuamente?
Non si tratta di prendere decisioni affrettate, ma di riconoscere che il suo malessere ha un senso e merita ascolto. A volte il lavoro più importante non è scegliere se restare o andare via, ma ridare valore a ciò che si sente, senza minimizzarlo.
Dott.ssa Melania Monaco
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentile utente,

le sue parole descrivono una solitudine che pesa più del silenzio stesso. Sentirsi "esclusi" dalla vita di chi amiamo, specialmente quando quel confine è tracciato dalla presenza dei figli, crea una ferita profonda, una sorta di esilio emotivo che fa sentire invisibili.

Nella prospettiva umanistica, il dolore che lei prova non è solo legato alla mancata convivenza, ma alla perdita di quel "riconoscimento" che all'inizio era così intenso da togliere il fiato. Spesso, quando una passione nasce in modo "soffocante", nasconde in sé il seme di un bisogno di fusione che, una volta esaurito, lascia spazio a un ritiro altrettanto drastico. Il suo compagno sembra aver spostato tutto il suo investimento emotivo sui figli, in particolare su quello che vive la fragilità del disturbo ossessivo-compulsivo, trasformando la cura in una missione che non ammette altri ingressi. Ma questo "senso del dovere" verso i figli non dovrebbe diventare il luogo dove l'amore per la compagna viene lasciato appassire.

Il dono di senso che vorrei offrirle riguarda questo suo momento di sospensione. Lei si trova tra una madre anziana di cui prendersi cura e un compagno che sembra aver smesso di accudirla emotivamente. È un incrocio della vita in cui ci si sente schiacciati tra i bisogni degli altri, perdendo di vista il proprio diritto a essere desiderati. La rabbia che sente è preziosa: è la parte di lei che ancora reclama vitalità, che non accetta di essere messa in un angolo.

L'angoscia che la blocca dal lasciarlo è, forse, la paura di trovarsi sola davanti a questo nuovo tempo vuoto, ora che non ha più il lavoro a riempire le giornate. Ma restare in una relazione dove i baci sono scomparsi e la vicinanza è ridotta al minimo rischia di consumare la sua autostima più della solitudine stessa.

Non si tratta di decidere oggi se restare o andare, ma di tornare a sentire se stessa. L'amore non dovrebbe mai essere una richiesta di partecipazione negata, ma uno spazio dove ci si sente, finalmente, a casa. Quando non ci si sente amati, il corpo e l'anima iniziano a gridare attraverso l'angoscia per ricordarci che la nostra natura ha bisogno di calore per fiorire, non di briciole di benevolenza.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad indirizzo Umanista
Ricevo anche online
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole si percepisce un dolore molto profondo e anche una grande solitudine emotiva. Quando una relazione dura da tanti anni, i cambiamenti che avvengono nel tempo possono essere vissuti come veri e propri scossoni interiori, soprattutto se riguardano aspetti fondamentali come il sentirsi desiderati, scelti e coinvolti nella vita dell’altro. È comprensibile che il passaggio da una fase iniziale molto intensa e passionale a una situazione che lei percepisce più distante e fredda possa far emergere vissuti di abbandono, rabbia e smarrimento. Il desiderio di convivere dopo dieci anni di relazione è un bisogno molto legittimo e spesso rappresenta il naturale tentativo di dare una forma più stabile e condivisa al legame. Quando questo desiderio non viene accolto dall’altra persona, è normale che si attivino dubbi sul proprio valore nella relazione e sulla direzione che il rapporto sta prendendo. Il fatto che lei percepisca i figli del suo compagno come un ambito dal quale si sente esclusa può accentuare ulteriormente la sensazione di essere ai margini della sua vita affettiva. Non è raro che, quando una persona sente di non avere uno spazio riconosciuto all’interno della vita del partner, inizi a vivere il rapporto con una costante insicurezza. Un altro elemento che sembra pesare molto è la riduzione dei gesti spontanei di affetto. Per molte persone il contatto fisico, le attenzioni quotidiane e i piccoli segnali di vicinanza rappresentano un linguaggio emotivo fondamentale. Quando questi segnali diminuiscono, è facile che venga interpretato come un calo dell’amore o dell’interesse, anche se a volte può essere semplicemente il modo in cui la relazione si è trasformata nel tempo. Tuttavia ciò che conta davvero è come lei vive questa trasformazione e quanto riesce ancora a sentirsi emotivamente nutrita dal rapporto. La fase della vita che sta attraversando sembra particolarmente delicata. Il cambiamento lavorativo, il ritorno a vivere con sua madre e le preoccupazioni legate alla salute di un genitore possono rendere più vulnerabili e aumentare il bisogno di stabilità affettiva. Quando altre aree della vita diventano più incerte o faticose, spesso la relazione di coppia assume un ruolo ancora più centrale come fonte di sicurezza e sostegno. In questo contesto è comprensibile che la distanza del suo compagno venga percepita con un’intensità maggiore e che la paura di perderlo conviva con il desiderio di allontanarsi per proteggersi dal dolore. Il fatto che lei si senta bloccata tra il desiderio di lasciare la relazione e l’angoscia che prova al solo pensiero di farlo racconta quanto questo legame sia importante e quanto sia difficile immaginare la propria vita senza di lui. A volte, in queste situazioni, si crea una sorta di conflitto interiore tra il bisogno di sentirsi amate e riconosciute e la paura della solitudine o del cambiamento. Questo può portare a restare in una relazione che fa soffrire, ma che allo stesso tempo rappresenta un punto di riferimento emotivo. Può essere utile provare a spostare l’attenzione da ciò che il suo compagno prova o non prova verso ciò di cui lei ha bisogno per sentirsi serena e valorizzata. Le relazioni funzionano quando entrambi i partner riescono a trovare un equilibrio tra i propri bisogni e quelli dell’altro. Quando questo equilibrio manca per lungo tempo, il rischio è che si accumulino frustrazione, risentimento e senso di vuoto. Potrebbe essere importante trovare uno spazio in cui poter esprimere con chiarezza e autenticità come si sente, non solo parlando di convivenza o di gesti affettivi, ma raccontando cosa significa per lei sentirsi esclusa, poco considerata o non amata. Spesso condividere questi vissuti profondi permette di capire se esiste la possibilità di costruire un cambiamento nella relazione oppure se le differenze tra i bisogni dei due partner risultano difficili da conciliare. Allo stesso tempo, può essere prezioso prendersi cura di sé e del proprio benessere personale, soprattutto in un momento in cui diversi ambiti della sua vita stanno cambiando. Ritrovare spazi personali, interessi e relazioni che la facciano sentire viva e valorizzata può aiutare a ridurre la sensazione che tutto il suo equilibrio emotivo dipenda esclusivamente dalla relazione di coppia. Il dolore che sta vivendo merita attenzione e ascolto e il fatto che lei riesca a riconoscerlo e a parlarne è già un passo importante. Comprendere cosa desidera davvero per il suo futuro affettivo e quali condizioni la farebbero sentire amata e serena può aiutarla a orientarsi con maggiore chiarezza nelle scelte che si troverà a fare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una sofferenza, legata a un senso di abbandono, rabbia e solitudine, che sembra essersi intensificata in un momento della vita complesso fatto di cambiamenti.
Nonostante lei abbia espresso chiaramente i suoi bisogni affettivi, il suo compagno non sembra disponibile a una reale negoziazione, e questo può generare una sensazione di rassegnazione e di non sentirsi pienamente scelta o considerata.
In questa fase, può essere importante fermarsi a riflettere su cosa la tiene legata a questa relazione e su quanto ciò che riceve oggi sia compatibile con i suoi bisogni emotivi e con l’idea di serenità che desidera per sé. La paura di lasciarlo, così come l’angoscia che descrive, meritano ascolto e rispetto, senza forzarsi a decisioni immediate. Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a dare spazio a questi vissuti, a comprendere meglio le sue emozioni verso un maggiore benessere personale, indipendentemente dalle scelte legate a questa relazione. Un caro saluto, PR.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.