Buonasera, mi chiamo Andrea ed ho 40 anni. Volevo chiedere se è possibile curare l'iperidrosi prim

24 risposte
Buonasera, mi chiamo Andrea ed ho 40 anni.
Volevo chiedere se è possibile curare l'iperidrosi primaria ascellare attraverso la psicologia?
All'età di 24 anni soffrivo di una severa iperidrosi ascellare che ha inficiato negativamente la mia vita sociale in quel periodo. Successivamente ho effettuato le iniezioni di tossina botulina ed il problema è da subito scomparso per circa 6 mesi. In quel periodo ho conosciuto la mia attuale moglie e, oltre a questo, ci sono stati diversi cambiamenti anche abbastanza repentini nella mia vita (amicizie, lavoro, ecc) che hanno portato a disinteressarmi del problema tant'è che l'iperidrosi, anche senza nessun trattamento, è scomparsa.
Da circa 2 anni a questa parte (ho 40 anni), seppur in maniera modesta, l'iperidrosi ascellare è ricomparsa. Ho provato di nuova la tossina botulinica ma, finito l'effetto, ricompare. Sicuramente, soprattutto causa lavoro, da un decennio a questa parte ho chiesto molto a me stesso (sia a livello fisico che mentale).
Quello che cerco di capire è come sia scomparso il sintomo per tutti questi anni e si ci sia una stretta connessione tra la mia iperidrosi ed il mio stato mentale.
Grazie
Dott. Andrea De Lise
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Napoli
Gentile Andrea, ha condiviso la sua esperienza in modo molto chiaro e proverò a rispondere alla sua domanda in modo esaustivo.

L’iperidrosi ascellare è una condizione fisiologica, che lei ha giustamente trattato e cerca ancora di trattare a livello farmacologico. Tuttavia, questo tipo di patologie hanno una profonda connessione con lo stato emotivo, le richieste ambientali, lo stress e così via. Esiste quindi una connessione fra iperidrosi e fattori psicologici, soprattutto in merito all’intensità, all’impatto e alla frequenza del sintomo.

In sintesi, quindi, in periodi positivi la risposta corporea può diminuire, portando alla remissione del sintomo, totale o parziale. In altri momenti in cui invece lo stress cronico (o acuto) è eccessivo, può riattivarsi la risposta psicosomatica, portando nuovamente a un’acutizzazione del sintomo.

Quindi, un percorso psicologico può aiutare a ridurne l’impatto, lavorando su tutti quei fattori che possono portare all’acuirsi del sintomo. Ricordiamo sempre che corpo e mente non sono entità separate ma un tutt’uno integrato, che si influenzano vicendevolmente.

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Saluti,
dott. Andrea de Lise

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Dott.ssa Antonella Lucà
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera Andrea, quello che descrive è molto coerente con ciò che oggi sappiamo sull’iperidrosi primaria e sul rapporto mente–corpo. La psicologia da sola difficilmente “cura” l’iperidrosi primaria, perché la base è neuro-fisiologica. Può però ridurre in modo significativo l’intensità, la frequenza e l’impatto del sintomo, soprattutto quando – come nel suo caso – il quadro sembra modulato dallo stato mentale e dallo stress.
L’iperidrosi primaria dipende da una iperattivazione del sistema nervoso simpatico, che controlla la sudorazione. Questo sistema è fortemente influenzato dallo stress e dal carico emotivo. Possiamo ipotizzare che nel periodo di remissione del sintomo fossero subentrati una serie di cambiamenti positivi nella sua vita che avessero favorito l'interruzione del ciclo “ansia → sudorazione → ansia”.
Non perché la causa biologica fosse sparita, ma perché non veniva più continuamente innescata. Oggi lei dice che il sintomo si è ripresentato in maniera lieve e si chiede il perchè.
Lei stesso coglie il punto dicendo "da un decennio a questa parte ho chiesto molto a me stesso”; questo significa che sono stati attivati meccanismi di iper-responsabilità, controllo costante e poco spazio per il recupero. Il sistema nervoso simpatico, se resta acceso troppo a lungo, prima o poi cerca una via di sfogo.
Nel suo caso, la sudorazione è una modalità di scarico già “nota” al corpo.
Cosa può fare concretamente la psicologia? Attraverso una terapia mirata è possibile evitare che il circuito si riattivi.
Resto a disposizione
Dott.ssa Silvia Cavedoni
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Buonasera Andrea,
è plausibile che vi sia una connessione tra iperidrosi e lo stato emotivo che sta vivendo e che ha sperimentato in passato. Sicuramente il supporto medico è molto importante a rintracciare eventuali cause organiche sottostanti all'iperidrosi (verosimili, data la buona risposta alla tossina botulinica). Un sostegno psicologico può essere un buon percorso complementare che può aiutarla a gestire le situazioni che tendono a sovraccaricarla e le emozioni ad esse associate -che, a loro volta, possono contribuire ad aumentare l'iperidrosi-, oltre a dare un supporto nella comprensione del sintomo e gestire le sue ripercussioni sulla vita quotidiana.
Un cordiale saluto,
Silvia Cavedoni
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile Andrea,
l’iperidrosi primaria ascellare ha una base fisiologica e non è una malattia di origine psicologica. Tuttavia, il sistema nervoso che la regola è sensibile allo stress, allo stato emotivo e al carico mentale. Per questo motivo esiste una connessione significativa tra mente e corpo, senza che uno sia l’unica causa dell’altro.

Nel suo caso, la scomparsa del disturbo per molti anni può essere spiegata da una fase di vita emotivamente più stabile e gratificante, insieme a un disinvestimento dall’attenzione sul sintomo. La ricomparsa recente, seppur lieve, è coerente con un periodo prolungato di elevate richieste personali e lavorative.

La psicologia non può “curare” l’iperidrosi in senso medico, ma può contribuire a ridurne l’intensità e l’impatto, lavorando su stress, regolazione del sistema nervoso e rapporto con il controllo del corpo. Inoltre, è importante esplorare il significato che lei ha dato al sintomo e la funzione che questo ha ricoperto nel corso della sua vita.

Un percorso psicologico può quindi essere utile come integrazione al trattamento medico, per favorire un migliore equilibrio psicofisico nel tempo. Rimango a disposizione per lei.

Dott.ssa Cecilia Calamita
Gentile Andrea,
la ringrazio per il suo messaggio e per aver raccontato con tanta chiarezza il suo percorso. È comprensibile che la ricomparsa dell’iperidrosi, dopo un lungo periodo di benessere, possa generare dubbi e preoccupazioni.

L’iperidrosi primaria ascellare ha prevalentemente una base fisiologica, motivo per cui trattamenti come la tossina botulinica risultano efficaci, anche se con un effetto limitato nel tempo. Questo significa che la ricomparsa del sintomo non è un fallimento né qualcosa che lei “sta facendo male”, ma una caratteristica del disturbo stesso.

Detto questo, è noto che fattori emotivi e livelli di stress possono influenzare l’intensità della sudorazione. Il periodo della sua vita in cui il sintomo è scomparso coincide con cambiamenti importanti e probabilmente con una fase di maggiore equilibrio personale. Al contrario, uno stress prolungato – come quello che lei stesso riconosce di aver vissuto negli ultimi anni – può contribuire a riattivare una predisposizione già presente, senza che questo significhi che il problema sia esclusivamente “psicologico”.

Un eventuale supporto psicologico non ha lo scopo di curare direttamente l’iperidrosi, ma può aiutarla a ridurre il carico di stress, a interrompere il circolo di preoccupazione che il sintomo può generare e a ritrovare una maggiore serenità nella gestione della quotidianità.

Un caro saluto.
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera Andrea,
Alla sua domanda la risposta è sì: una connessione tra iperidrosi e stati emotivi è assolutamente possibile. La sudorazione è una risposta fisiologica strettamente legata all’attivazione del sistema nervoso simpatico, lo stesso sistema che entra in gioco quando viviamo stress, tensione o forti emozioni.
Questo non significa che l’iperidrosi sia esclusivamente “psicologica”, ma che il modo in cui il nostro corpo reagisce può essere influenzato dal nostro stato emotivo e dal carico psicofisico nel tempo. Il fatto che per diversi anni il sintomo si sia attenuato o sia scomparso in una fase di vita caratterizzata da cambiamenti, nuove relazioni e una diversa attenzione al problema è già un elemento interessante, che suggerisce come il contesto e il funzionamento generale della persona possano avere un ruolo.
In ambito terapeutico, più che cercare una spiegazione unica, è spesso utile osservare quando e in che condizioni un sintomo si riduce o si riattiva, e partire da lì per comprendere meglio cosa sta accadendo. Le informazioni che ha condiviso possono rappresentare un buon punto di partenza per un eventuale approfondimento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile Andrea,
grazie per aver condiviso la sua storia in modo così chiaro e personale. È comprensibile che, dopo quello che ha vissuto, lei si stia chiedendo se esista un legame tra l’iperidrosi e il suo stato mentale.
L’iperidrosi primaria ascellare è una condizione di base organica, legata a un’iperattività delle ghiandole sudoripare. Tuttavia, è altrettanto vero che il sistema nervoso autonomo — che regola la sudorazione — è molto sensibile allo stress, alle emozioni e ai carichi psicofisici prolungati. Per questo motivo, in alcune persone i sintomi possono attenuarsi o accentuarsi in relazione a periodi di maggiore equilibrio o, al contrario, di maggiore pressione emotiva e lavorativa.
Nel suo caso, i cambiamenti positivi e il diverso assetto di vita potrebbero aver contribuito a una lunga remissione del sintomo, mentre lo stress accumulato negli ultimi anni può aver favorito la sua ricomparsa. La psicologia, da sola, difficilmente “cura” l’iperidrosi primaria, ma può essere molto utile come supporto: aiutare a gestire lo stress, l’ansia anticipatoria e il rapporto con il sintomo può ridurne l’intensità e l’impatto sulla qualità di vita.
Se lo desidera, posso metterla in contatto con un medico che si occupa di questo problema con un approccio diverso rispetto a quelli che ha seguito finora, valutando anche strategie alternative o integrate e spero di poterla aiutare a trovare una soluzione al suo problema. Questo medico tratta di spesso pazienti che hanno disturbi psicosomatici e dalla parte medica è in grado di prescrivere trattamenti mirati e personalizzati
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto,
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera Andrea, la sua domanda è molto pertinente e, soprattutto, nasce da un’osservazione attenta della sua storia personale, cosa tutt’altro che scontata. Il fatto che lei abbia notato un legame tra i momenti della sua vita e l’andamento del sintomo è già un primo passo importante per comprenderlo meglio, senza ridurlo solo a qualcosa che “accade al corpo” in modo casuale o inspiegabile. È comprensibile che si chieda come sia stato possibile che l’iperidrosi sia scomparsa per molti anni senza trattamenti specifici e che ora, in una fase diversa della sua vita, sia tornata a farsi sentire, seppur in modo più contenuto. Quando un sintomo ha un andamento così variabile nel tempo, spesso non è utile pensarlo come qualcosa di fisso o puramente meccanico, ma come un segnale che può essere influenzato da più fattori, inclusi quelli emotivi e psicologici. Nel periodo in cui il problema si è attenuato fino a sparire, lei descrive cambiamenti significativi e positivi: una relazione affettiva importante, nuove amicizie, un contesto di vita diverso, forse una maggiore sensazione di sicurezza o di apertura verso l’esterno. Quando l’attenzione non è più costantemente rivolta al sintomo e al timore che questo possa creare imbarazzo o limitazioni, il corpo spesso smette di “allarmarsi” e di reagire in modo eccessivo. Non perché il problema sia stato ignorato, ma perché ha perso centralità emotiva. Negli ultimi anni, invece, lei racconta di aver chiesto molto a se stesso, soprattutto sul piano lavorativo e mentale. Questo tipo di pressione continua, anche quando non è vissuta come un’ansia evidente, può mantenere l’organismo in uno stato di attivazione costante. In alcune persone, questa attivazione trova una via di espressione fisica ben precisa, come se il corpo utilizzasse sempre lo stesso canale per segnalare che qualcosa è troppo o che serve rallentare. In questo senso, l’iperidrosi può essere vista non come un nemico da combattere, ma come un indicatore di equilibrio che si è spostato. La psicologia, in questi casi, non ha l’obiettivo di “curare” direttamente il sintomo nel senso stretto del termine, ma può aiutare a lavorare sul contesto interno in cui il sintomo si inserisce. Comprendere quali stati emotivi, pensieri o aspettative verso se stesso siano presenti oggi, rispetto al passato, può ridurre quel livello di tensione di fondo che alimenta il problema. Spesso, quando diminuisce la pressione interna e cambia il modo di rapportarsi alle proprie richieste, anche il corpo smette di reagire con intensità. È importante sottolineare che il fatto che il sintomo sia tornato non significa che lei stia tornando indietro o che ci sia qualcosa che non va in lei. Al contrario, può essere il segnale che il suo sistema sta chiedendo attenzione in una fase della vita particolarmente impegnativa. Lavorare su come gestisce lo stress, su quanto spazio riesce a concedersi e su come interpreta le proprie reazioni fisiche può avere un impatto significativo anche sull’iperidrosi. In sintesi, una connessione tra stato mentale e sintomo è non solo possibile, ma coerente con la sua esperienza. Il lavoro psicologico può aiutarla a ristabilire quell’equilibrio che in passato le ha permesso di stare bene per molti anni, senza forzare il corpo ma ascoltandolo con maggiore consapevolezza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, tutto ciò che viviamo a livello psicologico ha ripercussioni su di noi anche a livello fisico poiché siamo persone integrate e uniche, pertanto, se la sintomatologia non è esclusivamente legata ad un problema organico, un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta ad approccio Psico-corporeo o Funzionale, potrebbe indubbiamente aiutarla a riequilibrarsi riducendo ciò che innesca la sintomatologia descritta.
Tendenzialmente, stress e ansia portano il corpo ad agire con sintomi specifici, fra cui anche quello di cui parla, quindi, lavorando sulla gestione di queste tematiche, si impatta anche su ciò che ne deriva.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera Andrea,
la sua domanda è molto pertinente e ben argomentata.

L’iperidrosi primaria ascellare ha una base fisiologica (iperattivazione delle ghiandole sudoripare), ma il sistema nervoso autonomo, che la regola, è fortemente influenzato dallo stato emotivo e dallo stress. Questo spiega perché, pur non essendo “psicologica” in senso stretto, può essere modulata in modo significativo da fattori psicologici.

Nel suo racconto emergono alcuni elementi importanti:

la scomparsa del sintomo in una fase di vita caratterizzata da cambiamenti positivi, nuove relazioni e probabilmente una diversa percezione di sé;

la ricomparsa in un periodo più recente in cui riferisce richieste elevate, soprattutto lavorative, sul piano fisico e mentale.

È plausibile che negli anni in cui l’iperidrosi era assente ci fosse un minore livello di tensione interna o una diversa capacità di regolazione dello stress, anche senza che fosse pienamente consapevole. In alcune persone, infatti, il sudore può diventare una modalità con cui il corpo “scarica” un sovraccarico emotivo prolungato, soprattutto quando si tende a chiedere molto a sé stessi o a trattenere il disagio.

La psicologia non sostituisce i trattamenti medici (come la tossina botulinica), ma può affiancarli in modo utile lavorando su:

gestione dello stress e dell’iperattivazione fisiologica;

consapevolezza e regolazione emotiva;

eventuali meccanismi di controllo, perfezionismo o iper-responsabilità;

tecniche di rilassamento e mindfulness, che agiscono proprio sul sistema nervoso autonomo.

In sintesi, sì: esiste una connessione significativa tra stato mentale e iperidrosi, e nel suo caso la storia clinica suggerisce che valga la pena esplorarla. Le consiglierei di approfondire la situazione con uno specialista, per valutare un eventuale percorso integrato medico-psicologico, personalizzato sulla sua esperienza di vita attuale.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno Andrea. Se ha fatto tutti gli accertamenti clinici del caso, immagino prescritti da un endocrinologo, e l'iperidrosi non è meglio spiegata da cause organiche note, si può ipotizzare anche una componente psicosomatica. La tossina botulinica non è una soluzione permanente, quindi comprendo che dopo qualche tempo ricompaia l'iperidrosi e percepisca nuovamente disagio. Tendenzialmente in questi casi i fattori influenti sono molteplici, ma per valutare un'ipotesi psicosomatica devo conoscerla in colloquio ed esplorare insieme a lei i momenti di cambiamento che cita nel suo scritto. Inoltre, se le dà disagio psicologico non resta che consultare uno psicologo per prendersene cura.
Anche la questione lavorativa in cui ha chiesto molto a se stesso la invito a prendersene cura, perchè il nostro corpo ci fa sentire tutto ciò che la mente in una prima analisi fa fatica a cogliere.
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Orzi
Dott.ssa Valentina Di Nunzio
Psicologo, Psicologo clinico
Monselice
Buonasera Andrea,
la sua domanda è molto pertinente.
L’iperidrosi primaria ha una base fisiologica, ma il sintomo è fortemente modulato dal sistema nervoso autonomo, quindi anche da stress, carico mentale, iperattivazione e stati di allerta prolungati. La connessione mente - corpo è dunque reale e fondamentale. In ottica cognitivo comportamentale si può lavorare su vari elementi come iperfocalizzazione sul sintomo, circolo ansia–attivazione–sudorazione, strategie di monitoraggio corporeo e stress cronico. Attraverso un lavoro integrato con esposizione graduale e tecniche di regolazione fisiologica/biofeedback è possibile intervenire sui meccanismi di mantenimento del sintomo e ridurre l’iperattivazione del sistema nervoso. L'intervento psicologico dunque può essere molto utile ed essere integrato al trattamento medico. Una prima valutazione permetterebbe di comprendere quanto può incidere la componente psicofisiologica nel suo caso specifico.
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Ferrara
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto e dello strumento, proverò ad offrire un contributo di pensiero. Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Ho avuto la sensazione che la tossina botulinica, la relazione con la sua attuale compagna, le amicizie, il lavoro, abbiano rappresentato una sorta di tampone, che ha assorbito l’eccesso di sudorazione. Un tampone che ha trattenuto le secrezioni fisiologiche, ma anche quelle del corpo/mondo interno. Sui deodoranti c’è sempre un vistoso bollino, che informa sull’efficacia del “blocco” e della sua durata. Come se, per circa 10 anni, siano stati bloccati e deodorati anche i pensieri più dolorosi e le emozioni più forti. Ma il ritorno del “sintomo” li ripropone (ora come allora), affinché possano essere “traspirati”, accolti, pensati ed elaborati. Potrebbe essere l’occasione per dare senso a questa esperienza di sé; al ruolo che l’iperidrosi ha avuto nel suo mondo interno; al modo in cui potrebbe aver condizionato la relazione con gli altri (famiglia, amici, colleghi, partner) e con sé stesso; al rischio e alla paura che il sudore come i pensieri possano essere repellenti e farci sentire a disagio, marchiati, giudicati, rifiutati. Le sue ultime righe sembrano aprire al dubbio per lasciar passare qualche timida gocciolina di sudore mentale. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo (le accade da sempre) da un punto di vista diverso, più intimo, più personale, più profondo. In bocca al lupo per tutto
Dott.ssa Alessia Lapi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera Andrea,
quello che descrive è coerente con ciò che spesso osserviamo in clinica: l’iperidrosi primaria ha una base fisiologica, ma può essere fortemente modulata dallo stato emotivo e dal livello di attivazione del sistema nervoso. Il fatto che il sintomo sia scomparso per anni in una fase di vita emotivamente più stabile e sia ricomparso in un periodo di maggiore carico e richieste personali va proprio in questa direzione.
La psicologia non “cura” l’iperidrosi in senso medico, ma può aiutare a ridurre l’iperattivazione. In questo senso risultano utili anche esercizi di respirazione diaframmatica, rilassamento muscolare progressivo, che favoriscono una riduzione dell’attivazione del sistema nervoso.
Spesso il sintomo diventa anche un segnale: il corpo esprime un sovraccarico che per anni è stato tenuto sotto controllo “stringendo i denti”. Imparare a riconoscere e modulare questi segnali può fare una differenza concreta nella gestione del problema.
Se sente il bisogno di un percorso per comprendere meglio questi segnali e trovare strumenti pratici per gestirli, posso accompagnarla in questo tipo di lavoro.
Un saluto
Caro utente, spingersi a conclusioni affrettate asserendo che "sicuramente" la sintomatologia da te riportata sia spiegabile esclusivamente da un punto di vista psicologico sarebbe estremo e precipitoso, soprattutto senza un'anamnesi approfondita e senza la possibilità di contestualizzare la stessa sintomatologia nelle stagioni della tua vita. Allo stesso tempo mi sento di poter dire che ognuno di noi vive costantemente incarnato in un corpo che parla, ognuno a modo suo. Tu stesso nel tuo racconto sembri aver riconosciuto come, tendenzialmente, queste manifestazioni si associassero a momenti di vita più faticosi. Cercare di contestualizzare i sintomi nel tuo quotidiano, cercando di farne una vera e propria geografia e provando quindi a comprenderli all'interno della storia in cui si presentano potrebbe senza dubbio essere di aiuto. Qualora lo desiderassi possiamo approfondire in un colloquio online, che puoi prenotare direttamente da qua. Resto a disposizione, cordialmente, Dott.ssa Sara Torregrossa.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Gentile Andrea,
l’iperidrosi primaria ha una base prevalentemente fisiologica, ma è noto che il sistema nervoso autonomo – fortemente influenzato dallo stress e dagli stati emotivi – giochi un ruolo importante nell’intensità e nella frequenza del sintomo.

Il fatto che in passato l’iperidrosi sia scomparsa in concomitanza con cambiamenti significativi della sua vita, una maggiore stabilità relazionale e un diverso assetto emotivo, suggerisce che nel suo caso possa esserci stata una modulazione del sintomo legata al contesto psicologico e al carico di stress. La ricomparsa in una fase di maggiore pressione lavorativa e richiesta personale va nella stessa direzione.

La psicologia non “cura” direttamente l’iperidrosi primaria, ma può essere utile nel lavorare su stress cronico, tensione, iperattivazione e sulle modalità con cui il corpo esprime il carico emotivo. In alcuni casi questo porta a una riduzione significativa del sintomo o a una migliore gestione dello stesso, anche in integrazione con i trattamenti medici.

Un percorso psicologico può quindi avere senso non come alternativa esclusiva, ma come parte di un approccio più integrato.

Un caro saluto.
Veronica De Iuliis Psicologa
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buonasera Andrea, la tua storia è un esempio lampante di come il corpo non sia un'entità separata dalla mente, ma il palcoscenico su cui essa mette in scena i propri vissuti.

L’iperidrosi primaria, pur avendo una base fisiologica, è strettamente legata al sistema nervoso autonomo, quello che gestisce le risposte di 'attacco o fuga'. Mi chiedi come sia stato possibile che il sintomo sia scomparso per anni: la risposta risiede in quella fase di grandi e positivi cambiamenti che hai vissuto a 24 anni. L'entusiasmo, il nuovo amore e la gratificazione professionale hanno creato un nuovo equilibrio neurofisiologico. In quel periodo, la tua 'guida interiore' era sintonizzata sulla sicurezza e sulla gioia, abbassando drasticamente i livelli di allerta del tuo sistema nervoso. Il corpo, semplicemente, non ha più avuto bisogno di scaricare la tensione attraverso il sudore.

Il fatto che oggi, a 40 anni, il problema si ripresenti dopo un decennio in cui hai 'chiesto molto a te stesso', indica che la tua riserva di energia vitale è sotto pressione. Quello che descrivi è un corpo che ha riattivato una vecchia modalità di difesa per segnalarti un eccesso di carico mentale e fisico. La tossina botulinica agisce sul terminale nervoso, ma non sulla sorgente del comando.

Nella mia pratica clinica di oltre trent'anni, utilizzo un approccio integrato che potrebbe esserti molto utile:

Psicoterapia Bioenergetica: per lavorare sulle tensioni muscolari e croniche che tengono il tuo sistema nervoso in uno stato di perenne allerta.

Dinamica Mentale e Rilassamento Profondo: per riprogrammare la risposta del tuo corpo allo stress lavorativo, insegnandogli che può 'mollare la presa' senza per questo perdere efficienza.

Alfabetizzazione Emotiva: per capire cosa ti sta dicendo oggi quel sintomo e perché il tuo corpo ha ripreso a 'parlare' proprio ora.

Curare l'iperidrosi attraverso la psicologia non significa pensare che sia 'tutto nella testa', ma imparare a regolare il 'termostato' emotivo che la scatena. Si può tornare a quell'equilibrio che hai già sperimentato in passato, ma con una consapevolezza nuova.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, comprendo come queste manifestazioni corporee possano provocare disagio, soprattutto all’interno di una relazione affettiva. È probabile che la componente soggettiva abbia un ruolo rilevante; per questo non si può escludere un coinvolgimento psicologico.
Non è possibile stabilire con certezza se intervenire sugli aspetti emotivi possa risolvere completamente la problematica, ma è verosimile che possa contribuire a ridurne l’intensità. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i sintomi che sperimenta e a individuare strategie efficaci per gestirli.
Le suggerisco di parlarne anche con il suo medico curante; tuttavia, intraprendere un percorso di supporto psicologico potrebbe rivelarsi particolarmente utile.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Marta Puviani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Scandiano
Buonasera Andrea,
l’iperidrosi primaria ha una base neuro-fisiologica reale, ma è ormai chiaro che lo stato emotivo e il carico mentale possono modulare l’intensità del sintomo: il sistema nervoso autonomo (che regola la sudorazione) è lo stesso che risponde a stress, iper-controllo e richiesta di prestazione.
Nel suo racconto mi colpisce un dato: negli anni in cui la vita affettiva si è stabilizzata e l’attenzione non era più focalizzata sul sintomo, questo si è progressivamente spento, come se il corpo avesse “abbassato la guardia”.
La ricomparsa, oggi più lieve, in una fase di forte auto-richiesta, non va letta come un fallimento del trattamento medico, ma come un segnale di riattivazione di un equilibrio più profondo.
La psicologia non “cura” l’iperidrosi in senso stretto, ma può lavorare su ciò che la mantiene attiva: livelli di tensione cronica, iper-controllo corporeo, pressione interna, rapporto con la performance.
In molti casi, quando mente e corpo tornano a dialogare in modo meno difensivo, il sintomo smette di essere necessario o si riduce significativamente.
Dott. Raffaele La Tosa
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Legnano
Leggendo la tua storia, Andrea, si sente chiaramente quanto questa iperidrosi ascellare non sia per te solo un “sintomo fisico”, ma qualcosa che ha profondamente influenzato il tuo essere‑nel‑mondo, in particolare il tuo modo di stare con gli altri, di sentirti esposto al loro sguardo, di vivere il corpo nella quotidianità sociale e lavorativa. È molto significativo che tu descriva con tanta precisione il suo decorso: severa a 24 anni, scomparsa spontaneamente per circa 16 anni dopo la tossina botulinica e i cambiamenti di vita (moglie, amicizie, lavoro), e ora ricomparsa in forma modesta, con lo stesso pattern dopo i trattamenti. Dal punto di vista fenomenologico, quello che colpisce è proprio questa intermittenza del vissuto: non un problema “sempre uguale”, ma qualcosa che si accende e si spegne in relazione a contesti e stati interni precisi. A 24 anni inficiava la tua vita sociale; poi, in quel periodo di apertura (moglie, nuove amicizie, lavoro), sei arrivato a “disinteressarti” del problema, e il sintomo è sparito spontaneamente per anni, senza trattamenti. Ora, a 40 anni, dopo un decennio in cui “hai chiesto molto a te stesso” fisicamente e mentalmente, ricompare, anche se meno intensamente. Questo suggerisce che la iperidrosi possa essere strettamente intrecciata al tuo stato mentale ed emotivo, non come “causa diretta” (la psicologia non cura il meccanismo fisiologico), ma come espressione di un più ampio modo di vivere tensione, stress, pressione.In un’ottica psicologica e fenomenologica‑esistenziale, l’iperidrosi primaria non è “inventata dalla mente”, ma può essere amplificata o modulata dal vissuto soggettivo: situazioni di ansia, preoccupazione per lo sguardo altrui, senso di dover “performare” bene (soprattutto a livello lavorativo), possono attivare il sistema nervoso simpatico, che regola proprio la sudorazione. Il tuo caso è emblematico: quando la tua vita si è aperta, quando hai smesso di focalizzarti sul problema (“disinteressarti”), il sintomo è svanito. Ora, dopo anni di richieste intense a te stesso, ritorna – magari come segnale di un accumulo di stress non verbalizzato, di fatica a “lasciar andare”, di vissuto di pressione.Un percorso psicologico non eliminerebbe il sintomo fisiologico (per quello la tossina botulinica resta efficace), ma potrebbe aiutarti a esplorare:Come vivi oggi la pressione lavorativa e personale? Che sensazioni corporee, pensieri, tensioni accompagnano quel “chiedere molto a te stesso”?In che modo il sudore influenza ancora il tuo sentirsi‑visto‑dagli‑altri, anche se meno di prima? C’è ancora una sorta di “iper‑consapevolezza” del corpo?Cosa è cambiato rispetto a quel periodo di 16 anni fa, in cui il sintomo è sparito spontaneamente? Quali elementi della tua vita di allora (fiducia, apertura, disinteresse) potrebbero essere recuperabili oggi?Lavorando su questi aspetti – non per “pensare positivo” o “rilassarti a comando”, ma per comprendere il senso che questo vissuto ha nella tua storia e nel tuo presente – potresti trovare un modo più fluido di stare con il corpo, riducendo forse la frequenza o l’intensità delle ricadute dopo i trattamenti medici. È proprio la tua osservazione (“come sia scomparso per tutti questi anni”) a indicare che sì, esiste una connessione profonda tra iperidrosi e stato mentale, e che esplorarla potrebbe portare beneficio, integrando la via medica con un ascolto più attento di ciò che il tuo corpo ti sta raccontando in questo momento della vita. Se ti va, un primo colloquio potrebbe partire proprio da qui, per vedere come si dà questa esperienza nel tuo quotidiano.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per la gestione dello stress. Cordiali saluti.
Buongiorno Andrea, grazie: la sua domanda è molto sensata. L’iperidrosi primaria ascellare ha una base neurofisiologica, ma può essere modulata anche da stress ed emozioni perché le ascelle sono tra le aree più coinvolte nella cosiddetta “sudorazione emotiva”.
Per questo, psicologia e stato mentale possono avere un ruolo, anche se in genere la psicoterapia NON sostituisce i trattamenti dermatologici: aiuta soprattutto a ridurre il circolo vizioso “sudore → vergogna/ansia → ulteriore sudore” e l’impatto su vita sociale e lavorativa. Ed a capire i meccanismi che portano il suo corpo a quella reazione lavorando anche per gestirli meglio.
Il fatto che per anni il sintomo sia quasi scomparso può dipendere da vari fattori (variabilità individuale, minore auto focalizzazione, cambiamenti di contesto/stress), senza che questo significhi che “era tutto psicologico” o che oggi “sia solo ansia”. In questi casi, l’approccio più solido è integrato:
• Un inquadramento medico/dermatologico per confermare la forma primaria e valutare possibili cause secondarie o fattori favorenti (inclusi alcuni farmaci che possono aumentare la sudorazione).
• Un percorso psicologico mirato (anche breve e focalizzato) per lavorare su stress, vergogna, anticipazione e strategie di evitamento, con obiettivi concreti e misurabili (es. sentirsi più liberi in riunione, ridurre controlli e rinunce, migliorare qualità di vita).

Se vuole, un primo passo pratico è portare in visita un elenco di: situazioni che peggiorano il sintomo, cosa fa per “gestirlo/nasconderlo”, e quanto incide su lavoro/relazioni: aiuta a costruire un piano di cura più preciso e a monitorare i progressi.
Queste sono indicazioni generali: per un’indicazione personalizzata serve una valutazione clinica.

Concludendo, Andrea, sicuramente una valutazione psicoterapeutica della sua situazione di vita la può aiutare a gestire meglio la sua esperienza e a provare meno disagio e malessere in queste situazioni, affiancata da una nuova valutazione (ovviamente non se già ha dati recenti) di tipo medico.
Non dimentichi che mente è corpo, uno non esiste senza l'altro in nessuna situazione.

Spero di averla aiutata un poco,
Dott. Marco Scaramuzzino
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buonasera Andrea,

la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e approfondito la sua esperienza. Il percorso che descrive mostra una grande capacità di osservazione di sé e dei cambiamenti avvenuti nella sua vita, elemento già molto importante dal punto di vista psicologico.

Rispondendo alla sua domanda: l’iperidrosi primaria ascellare ha certamente una base fisiologica, ma in molti casi esiste anche una stretta interazione tra sistema nervoso autonomo, stress, vissuti emotivi e richieste psicofisiche prolungate. Questo significa che la psicologia non “cura” il sintomo in senso medico, ma può avere un ruolo significativo nel comprenderne l’andamento e, in alcuni casi, nel ridurne l’intensità o la frequenza.

Nel suo racconto è particolarmente interessante il periodo in cui il sintomo è scomparso spontaneamente: coincide con una fase di cambiamenti importanti ma anche di maggiore coinvolgimento affettivo, nuove relazioni, un diverso equilibrio interno. In queste condizioni può accadere che l’attenzione sul sintomo diminuisca, il livello di allerta del sistema nervoso si abbassi e il corpo risponda di conseguenza.

Il fatto che negli ultimi anni l’iperidrosi sia ricomparsa, seppur in forma più lieve, potrebbe essere collegato – come lei stesso ipotizza – a un lungo periodo di iperattivazione, carico lavorativo elevato e richieste costanti verso se stesso, sia sul piano mentale che fisico. Quando queste condizioni si protraggono nel tempo, il corpo può tornare a esprimere il disagio attraverso canali già “noti”.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a:

esplorare il legame tra stress, controllo, aspettative personali e risposta corporea

lavorare sulla regolazione dell’attivazione emotiva e fisiologica

ridurre il circolo attenzione–ansia–sintomo, che spesso mantiene o amplifica l’iperidrosi

In sintesi, la connessione mente-corpo nel suo caso è plausibile e merita attenzione. Integrare l’approccio medico con uno psicologico può essere una scelta utile, non per sostituire i trattamenti, ma per agire sulle condizioni che rendono il sintomo più probabile.

Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Agnese Rocca
Psicologo, Psicologo clinico
Scafati
buonasera ansia e stress forse superano soglia e per tale motivo è ricomparsa l'iperdidrosi

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