Gentili dottori,soffro da anni e anni di ansia e attacchi di panico anche se ultimamente non avevo p

25 risposte
Gentili dottori,soffro da anni e anni di ansia e attacchi di panico anche se ultimamente non avevo più questi problemi,dopo un percorso psicologico. Giovedì scorso però mi è successo mentre facevo pulizie a casa (convivo da luglio ormai),improvvisamente mi sento male(attacco di panico) e chiamo mio cognato che era l'unico che c'era,mi alza le gambe e dopo chiama il mio compagno. Da quel giorno sempre ansiosa e paura di sentirmi male. Il venerdì avevo l'ansia a palla anche perché dovevo partire e nonostante ho superato la paura dell'aereo sto sempre in ansia. A bucarest sono stata abbastanza bene ma ho avuto periodi in cui non respiravo però pensando ad altro mi passava. Non so cosa abbia causato quest'ansia forte o il viaggio,il cane,lasciare casa pulita,lavori anche se 4 ore al giorno(assisto la nonna deli mio compagno e faccio servizi in casa a mia zia che ha bisogno),forse un pò di stress mi ha provocato tutto questo perché ho dovuto fare la valigia per tutti (papà,sorella,cognato,me e compagno) 1 valigia in 5... ieri nuovamente attacco di panico,viene mia madre e mi aiuta....questi due giorni o tre sto male non mi sento nel mio corpo,mi sento strana,ho sbandamento e giramenti di testa,faccio i servizi con ansia e vado via da mia suocera o dai miei nonni. Non voglio stare a casa forse perché mi fisso che mi succede dinuovo? Ho avuto un periodo brutto,i miei genitori a novembre si sono divorziati,forse è tutto collegato? Insomma ho al testa ovattata,sbando,mi girano la testa e gli occhi,cerco di stare sempre straiata anche se mi gira lo stesso,sto prendendo le tisane ma mi calmano poco,non respiro bene e non sento estranea a questo mondo come se non fossi qui realmente. Mi sento strana come se le cose non le faccio realmente. Come se stessi sognando o in un altra dimensione. Scusate lo sfogo spero mi aiuterete a tranquillizzarmi. Grazie e saluti
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un quadro molto coerente con una riacutizzazione dell’ansia e del disturbo di panico, probabilmente innescata da un insieme di fattori di stress emotivo e fisico che si sono accumulati nel tempo.

L’attacco di panico iniziale può aver riattivato la paura della paura: dopo l’episodio, il corpo resta in allerta e ogni minima sensazione viene monitorata, alimentando ansia continua. I sintomi che riferisce – testa ovattata, sbandamento, giramenti di testa, respiro corto, senso di estraneità, percezione di “non essere davvero qui” o di vivere come in un sogno – sono manifestazioni molto frequenti dell’ansia intensa, in particolare della derealizzazione e depersonalizzazione, che pur essendo estremamente spaventose non sono pericolose né indicano una perdita di controllo o “impazzimento”.

Il fatto che in passato un percorso psicologico l’abbia aiutata è un elemento molto positivo: significa che lei ha già le risorse per stare meglio. Tuttavia, è comprensibile che eventi recenti come la convivenza, le responsabilità familiari e lavorative, il viaggio, e soprattutto il divorzio dei genitori, possano aver inciso profondamente sul suo equilibrio emotivo, riattivando una vulnerabilità ansiosa di base.

Evitare alcuni luoghi, voler stare sempre sdraiata o cercare continue rassicurazioni sono tentativi comprensibili di protezione, ma nel lungo periodo rischiano di mantenere il circolo dell’ansia.

Per questo, al di là delle tisane o delle strategie di contenimento momentaneo, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarla a comprendere cosa sta accadendo, ridurre i sintomi e prevenire nuove ricadute, eventualmente valutando anche un supporto integrato se necessario.

Non è sola e ciò che sta vivendo è spiegabile e trattabile. Chiedere aiuto in questo momento è un passo importante verso il recupero del suo benessere.

Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentile signora, leggendo le sue parole emerge con chiarezza quanto l'ultimo periodo sia stato per lei emotivamente faticoso. Quello che sta sperimentando — questa sensazione di 'vivere in un sogno' o di sentirsi estranea a se stessa — è un segnale che il suo sistema nervoso sta mandando per dirle che il carico è diventato eccessivo.

Il divorzio dei genitori è un evento che scuote le fondamenta emotive, e se a questo aggiungiamo le responsabilità quotidiane e la tendenza a prendersi cura di tutti, è comprensibile che il corpo reagisca con l'ansia e il panico. Il fatto che lei non voglia stare a casa suggerisce che quel luogo, forse per le troppe aspettative o i troppi servizi da svolgere, sia diventato simbolo di questo peso.

Le sensazioni di sbandamento e la 'testa ovattata' sono manifestazioni fisiche di uno stress che ha bisogno di essere ascoltato e sciolto, non solo calmato con le tisane. Le suggerisco di darsi il permesso di rallentare e di tornare a dedicarsi uno spazio di ascolto professionale per rielaborare questi cambiamenti familiari e ritrovare il suo centro. Lei ha già dimostrato di saper superare questi momenti; si tratta ora di darsi la priorità che merita.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
grazie per aver scritto e per aver raccontato con così tanta precisione quello che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, intensa, che comprensibilmente la sta spaventando molto.
È importante dirle subito una cosa: i sintomi che descrive – attacchi di panico, ansia costante, sensazione di irrealtà, testa ovattata, sbandamenti, difficoltà a respirare – sono esperienze molto frequenti quando l’ansia torna a riattivarsi, soprattutto dopo un periodo in cui sembrava sotto controllo. Per quanto possano essere angoscianti, non sono pericolose e non indicano che stia “perdendo il controllo” o che ci sia qualcosa di grave che le sta succedendo.
Spesso l’ansia non nasce da un unico evento, ma da un accumulo di stress: cambiamenti importanti (la convivenza), responsabilità elevate, il viaggio, il carico di cura verso gli altri, e anche eventi emotivamente forti come la separazione dei genitori. Anche se razionalmente può sembrare “troppo tempo fa” o “gestibile”, il corpo a volte reagisce quando lo stress supera una certa soglia.
La sensazione di sentirsi “strana”, come se fosse in una bolla o come se le cose non fossero del tutto reali, è una risposta tipica dell’ansia intensa: è un modo con cui il sistema nervoso cerca di proteggersi dall’eccesso di attivazione. È molto sgradevole, ma reversibile, e tende a ridursi quando l’ansia viene compresa e contenuta, non combattuta.
In questo momento la cosa più importante non è cercare subito una spiegazione perfetta o controllare continuamente i sintomi, ma:
. ridurre il più possibile l’iperattenzione al corpo,
. mantenere una routine semplice e regolare,
. non isolarsi,
. e farsi accompagnare di nuovo da un professionista, soprattutto visto che in passato un percorso psicologico le è stato d’aiuto.
Importante comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare una sensazione di sicurezza nel corpo e nella quotidianità. L’ansia può tornare, ma può anche essere nuovamente attraversata e ridimensionata, come è già successo nella sua storia.
grazie per aver scritto e per aver raccontato con così tanta precisione quello che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, intensa, che comprensibilmente la sta spaventando molto.
È importante dirle subito una cosa: i sintomi che descrive – attacchi di panico, ansia costante, sensazione di irrealtà, testa ovattata, sbandamenti, difficoltà a respirare – sono esperienze molto frequenti quando l’ansia torna a riattivarsi, soprattutto dopo un periodo in cui sembrava sotto controllo. Per quanto possano essere angoscianti, non sono pericolose e non indicano che stia “perdendo il controllo” o che ci sia qualcosa di grave che le sta succedendo.
Spesso l’ansia non nasce da un unico evento, ma da un accumulo di stress: cambiamenti importanti (la convivenza), responsabilità elevate, il viaggio, il carico di cura verso gli altri, e anche eventi emotivamente forti come la separazione dei genitori. Anche se razionalmente può sembrare “troppo tempo fa” o “gestibile”, il corpo a volte reagisce quando lo stress supera una certa soglia.
La sensazione di sentirsi “strana”, come se fosse in una bolla o come se le cose non fossero del tutto reali, è una risposta tipica dell’ansia intensa: è un modo con cui il sistema nervoso cerca di proteggersi dall’eccesso di attivazione. È molto sgradevole, ma reversibile, e tende a ridursi quando l’ansia viene compresa e contenuta, non combattuta.
In questo momento la cosa più importante non è cercare subito una spiegazione perfetta o controllare continuamente i sintomi, ma:
ridurre il più possibile l’iperattenzione al corpo,
mantenere una routine semplice e regolare,
non isolarsi,
e farsi accompagnare di nuovo da un professionista, soprattutto visto che in passato un percorso psicologico le è stato d’aiuto.
Se lo desidera, possiamo valutare insieme come aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare una sensazione di sicurezza nel corpo e nella quotidianità. L’ansia può tornare, ma può anche essere nuovamente attraversata e ridimensionata, come è già successo nella sua storia.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento o supporto.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
comprendo quanto possa essere destabilizzante ciò che sta vivendo. Gli attacchi di panico possono ripresentarsi proprio nei momenti in cui lo stress si accumula, anche senza che ce ne rendiamo pienamente conto. Dal suo racconto emergono diversi eventi significativi: la convivenza, che rappresenta sempre un cambiamento importante, il divorzio dei suoi genitori, le responsabilità lavorative e familiari, il viaggio. Presi singolarmente possono sembrare gestibili, ma insieme possono creare un carico emotivo che il corpo finisce per esprimere attraverso l’ansia.
I sintomi che descrive — la sensazione di irrealtà, la testa ovattata, il sentirsi “strana” o “fuori dal corpo” — sono frequenti quando l’ansia è elevata. Si tratta di reazioni che possono essere lette come una sorta di tentativo della mente di proteggersi da un sovraccarico emotivo.
Il meccanismo dell’ansia tende poi ad autoalimentarsi: il primo attacco di panico viene registrato dal corpo come un’esperienza minacciosa, e la paura che possa ripetersi mantiene uno stato di allerta costante. Questa allerta produce sintomi fisici (come battito accelerato, respiro affannoso, giramenti di testa), che vengono interpretati come segnali di un nuovo attacco imminente, aumentando ulteriormente l’ansia. Anche l’evitamento, seppur comprensibile, rischia di rinforzare questo circolo.
Considerato che in passato era riuscita a superare ansia e attacchi di panico, è importante ricordare che possiede già risorse e strumenti che possono essere riattivati, anche se ora sembrano lontani. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ritrovare questi strumenti e a dare spazio a ciò che ha attraversato nell’ultimo periodo, inclusi i vissuti collegati alla separazione dei suoi genitori.
Può essere inoltre utile, se non lo ha già fatto, una valutazione medica per escludere cause fisiche dei sintomi che descrive.
Non resti sola in questa fase: farsi accompagnare da un professionista può aiutarla a ritrovare maggiore comprensione e sicurezza rispetto a ciò che sta accadendo.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, purtroppo in momenti di fragilità gli attacchi di panico possono tornare. Se sente di essere in difficoltà ad affrontarli sarebbe opportuno intraprendere un percorso di supporto psicologico.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver scritto e per aver raccontato con tanta precisione ciò che sta vivendo. Dal suo messaggio emerge chiaramente quanto questa esperienza la stia spaventando e quanto, dopo un periodo in cui sembrava aver ritrovato un equilibrio, questo improvviso ritorno dell’ansia la faccia sentire fragile, confusa e fuori controllo. È una reazione comprensibile, soprattutto quando l’ansia si manifesta in modo così intenso e inatteso. Quello che descrive, dall’attacco di panico improvviso durante le pulizie fino alla sensazione persistente di allarme nei giorni successivi, è molto tipico di ciò che accade quando l’ansia “si riaccende” dopo un periodo di tregua. Spesso basta un episodio forte, vissuto come minaccioso o umiliante, perché la mente torni a mettersi in modalità di controllo costante. Da quel momento ogni sensazione corporea viene monitorata, interpretata come segnale di pericolo, e questo mantiene l’ansia alta, creando un circolo che si autoalimenta. Le sensazioni che descrive, come la testa ovattata, lo sbandamento, i giramenti di testa, la sensazione di non essere davvero presente o di vivere come in un sogno, sono esperienze molto comuni negli stati di forte ansia. Sono sensazioni spaventose, ma non indicano che lei stia perdendo il controllo o che stia “impazzendo”. È come se il suo sistema nervoso fosse rimasto acceso, in uno stato di allerta prolungata, e questo può dare proprio quella percezione di estraneità dal corpo e dalla realtà. Più ci si spaventa per queste sensazioni e più si cerca di controllarle o evitarle, più tendono a persistere. Il fatto che pensando ad altro, come racconta durante il viaggio, alcuni sintomi si attenuassero è un segnale importante. Indica che il suo corpo è capace di calmarsi quando l’attenzione non è completamente focalizzata sulla paura. Questo ci dice che non c’è qualcosa di pericoloso che le sta accadendo, ma piuttosto un meccanismo di ansia che si è riattivato. È molto probabile che questo periodo della sua vita stia chiedendo molto più di quanto lei riesca a concedersi. La convivenza recente, le responsabilità quotidiane, il lavoro di cura, il viaggio, il carico organizzativo e, non ultimo, il dolore per la separazione dei suoi genitori sono eventi che, anche se affrontati con forza, possono accumularsi e trovare un’uscita proprio attraverso il corpo. L’ansia, spesso, arriva quando si è stati forti troppo a lungo. Il bisogno di non stare da sola, la tendenza a cercare luoghi o persone che la facciano sentire più al sicuro, come sua madre, e la difficoltà a rimanere a casa sono comprensibili. Allo stesso tempo, è importante sapere che evitare certi luoghi o situazioni per paura che l’ansia torni può rinforzare l’idea che lei non sia in grado di farcela. Il suo corpo non è il nemico, anche se in questo momento sembra tradirla. Sta solo esprimendo una fatica che forse non ha ancora trovato spazio per essere ascoltata con calma. Lei non è tornata al punto di partenza e tutto il lavoro fatto in passato non è andato perso. Questo è un momento di ricaduta, che non cancella i progressi, ma segnala che qualcosa dentro di lei ha bisogno di attenzione e di contenimento. Riprendere il contatto con un professionista che già la conosce o che possa accompagnarla in questa fase potrebbe aiutarla a dare un senso a ciò che sta accadendo e a interrompere questo circolo di paura e ipercontrollo. Cerchi, per quanto possibile, di non lottare contro le sensazioni e di non interpretarle come un segnale di pericolo imminente. Anche se sono sgradevoli, passano, e il fatto che lei sia qui a raccontarle dimostra che, nonostante la paura, continua ad andare avanti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Aurora Furma
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve gentile utente, la sensazione strana che descrivi come estraneità a te stessa e sbandamenti, possono essere riconducibili ad un meccanismo fisiologico di protezione del nostro cervello. Può chiaramente essere una risposta protettiva ad alti livelli di stress; il tuo corpo ti sta comunicando che ha superato la soglia di sopportazione di alti livelli di stress. Non trascurare due cambiamenti molto importanti avvenuti a breve distanza, il divorzio dei tuoi genitori (che segna una fine importante), la convivenza con il compagno (che segna un inizio importante). Inizia ad accettare che ci siano dei momenti in cui ti trovi annebbiata, riconoscilo come una "protezione gratuita" che il tuo cervello ti sta offrendo, appena avrai abbassato i tuoi livelli di ansia, tornerai presente a te stessa. Chiedi aiuto alle persone a te vicine, demanda qualche piccolo compito anche a loro.
Per qualsiasi ulteriore chiarimento sono disponibile.
A risentirci
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile Signora,
la ringrazio per aver scritto e per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Da ciò che descrive emerge un periodo di forte carico emotivo e di stress, e i sintomi che racconta sono comprensibili e molto spaventosi, soprattutto quando arrivano all’improvviso.
Il consiglio più importante che mi sento di darle è quello di tornare dalla persona che la seguiva psicologicamente e con cui ha già fatto un percorso da cui ha tratto beneficio. È fondamentale affrontare questo momento proprio con lei: conosce la sua storia, la sua sensibilità e la sua situazione, e proprio per questo può aiutarla meglio di chiunque altro. La relazione terapeutica che avete costruito è una risorsa preziosa e di grande supporto in momenti come questo.
Non è sola e quello che sta vivendo può essere compreso e affrontato, soprattutto all’interno di uno spazio sicuro e di fiducia.
Le mando un caro saluto e le auguro di ritrovare presto maggiore tranquillità.
Cordiali saluti
La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Le esperienze che descrive, l’ansia improvvisa, la sensazione di sbandamento, la paura che possa “riaccadere”, possono essere molto faticose da sostenere da sole, soprattutto in un periodo in cui nella sua vita si stanno intrecciando molti cambiamenti.
In un’ottica sistemico‑relazionale, può essere utile considerare non solo ciò che accade “dentro di lei”, ma anche le trame familiari e relazionali che fanno da sfondo a questo momento. A volte eventi significativi, come il recente divorzio dei suoi genitori o il nuovo equilibrio della convivenza, possono riattivare vissuti profondi che meritano spazio e ascolto.
Se se la sente, mi piacerebbe che potesse raccontare come ha vissuto questi cambiamenti nella sua storia familiare e che significato hanno avuto per lei. Comprendere insieme il modo in cui questi eventi si intrecciano con le sue emozioni attuali può aiutarci a dare un senso più ampio a ciò che sta attraversando.
Resto qui per accogliere ciò che desidera condividere, con rispetto e senza giudizio.
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima l'ansia è una reazione comune a uno stato di stress. Non è una patologia ma una caratteristica che le persone hanno, alcune in modo così intenso da farle star male. Gli attacchi di panico sono un sintomo del malessere, e sono 'birichini', non sempre sono scatenati da un pensiero preciso e possono manifestarsi anche quando meno te li aspetti . La mancanza di respiro, il battito cardiaco accelerato ... portano al pensiero di star soffocando e di morire. Se lei sale in velocità le scale fino al quarto-quinto piano arriverà su con un battito cardiaco a mille e sembrerà le manchi il respiro .... similmente a ciò che accade durante l'attacco di panico. Poi però si siederà, il suo respiro diventerà meno affannoso e il ritmo cardiaco rallenterà ... e così avviene con l'attacco di panico... fa 'soltanto' tanta paura ma poi svanisce lasciando uno stato di confusione e disagio.
Può essere affrontato con l'aiuto di un terapeuta che la porti ad individuare i pensieri disfunzionali che ne stanno dietro e l'aiuti a trovare le strategie più adatte a poterlo affrontare e gestire meglio, portando anche a una generale riduzione dell'ansia che però (purtroppo) non sparisce mai del tutto ma può essere minima a lungo. Il ricorso a tecniche di respirazione e rilassamento muscolare può essere un ulteriore aiuto a gestire meglio l'ansia e attacchi di panico.
Resto a disposizione, anche online
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
da ciò che descrivi sembra che tu abbia vissuto un “riacutizzarsi” dell’ansia con episodi di attacchi di panico dopo un periodo di maggiore stabilità, e questo può spaventare molto perché dà l’impressione di essere tornati indietro. In realtà, nelle storie d’ansia e panico non è raro che, in fasi di stress o cambiamenti, il sistema si “riattivi” anche dopo un buon percorso: non significa che la terapia non sia servita, ma che in questo momento il tuo corpo sta segnalando un sovraccarico.
Nel tuo racconto ci sono diversi possibili fattori di carico tutti insieme: convivenza recente, responsabilità quotidiane (cura della nonna, servizi, gestione della casa), viaggio, organizzazione pratica per più persone, e sullo sfondo un evento emotivamente importante come il divorzio dei tuoi genitori. A volte non è “una causa sola”, ma la somma di tante cose che alza il livello di attivazione fino a far scattare l’attacco, e dopo l’attacco spesso si crea il circolo tipico: paura che ricapiti, ipercontrollo dei sintomi, aumento dell’ansia, sintomi ancora più intensi.
I sintomi che descrivi (testa ovattata, sbandamento, sensazione di non essere “nel corpo”, percezione irreale come in un sogno) spaventano, ma sono molto frequenti nei periodi di ansia alta e dopo attacchi di panico: spesso rientrano in fenomeni di derealizzazione/depersonalizzazione legati all’iperattivazione e alla stanchezza del sistema nervoso. Non sono “pazzia” né un segno che stai perdendo il controllo: sono modi con cui la mente e il corpo cercano di proteggersi quando l’allarme è troppo alto.
Detto questo, quando compaiono giramenti di testa e malessere fisico è sempre sensato fare anche un controllo medico di base, soprattutto se è una novità per te o se i sintomi cambiano, così da togliere dal campo cause organiche e ridurre l’ansia legata al dubbio. Ma, per come lo racconti, il quadro sembra coerente con una fase di ansia importante alimentata dalla paura della ricaduta.
Quello che può aiutare di più, in questo momento, è non restare sola dentro lo spavento e rimettere un contenitore: ad esempio potresti valutare di riprendere contatto con il professionista che ti aveva seguita (o avviarne uno nuovo) per qualche colloquio di “richiamo”, focalizzato proprio su gestione del panico, dei sintomi dissociativi e del circolo dell’anticipazione. Se l’ansia è molto alta e interferisce con sonno e funzionamento quotidiano, può essere utile anche una valutazione psichiatrica per capire se serve un supporto farmacologico temporaneo, sempre integrato al lavoro psicologico.

Spesso la strada per ridurre l’ansia non è convincersi che non succederà più, bensì recuperare la fiducia che, anche se dovesse tornare, è qualcosa che puoi attraversare e gestire. La buona notizia è che hai già avuto un periodo di miglioramento e hai già sperimentato che si può stare meglio: questo è un punto di forza reale su cui ripartire.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
È molto importante sottolineare che l’ansia è il nostro campanello d’allarme interno, che ci consente di vedere (o almeno di iniziare a farlo) cose che attualmente tentiamo di non vedere/vivere o sentire.
Ascoltarla ci permette di conoscerci ed uscire da dinamiche che internamente sentiamo come lontane da noi. Ci permette di smettere di seguire uno schema che è stato scritto per noi, e iniziare a scrivere il nostro.
Si dia il permesso di ascoltarsi, e di lavorarci su!
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio di riprendere il percorso psicologico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buonasera, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Innanzitutto, la ringrazio per aver condiviso questo momento di fragilità. Comprendo perfettamente quanto possa essere invalidante e spaventoso ciò che sta provando, ma vorrei rassicurarla su un punto fondamentale: quello che sta vivendo ha un nome e, per quanto spaventoso, non è pericoloso.
Dalle sue parole emerge un quadro di forte sovraccarico emotivo e fisico. Lei ha elencato una serie di cambiamenti e responsabilità enormi: la convivenza iniziata a luglio, il lavoro di cura verso la nonna e la zia, la gestione della casa e, non ultimo, il divorzio dei suoi genitori a novembre. Spesso l'ansia non bussa alla porta nel momento esatto del trauma, ma aspetta che si accumulino troppe tensioni. Organizzare un viaggio per cinque persone in una sola valigia è la metafora perfetta del suo stato attuale: sta cercando di contenere troppe cose, pesi non solo suoi, in uno spazio troppo stretto.
Quella sensazione di testa ovattata, di essere in un sogno o di sentirsi estranea a se stessa e al mondo è un meccanismo di difesa del cervello chiamato derealizzazione o depersonalizzazione. Quando il sistema nervoso è troppo stressato e non riesce più a gestire l'angoscia, "stacca la spina" per proteggersi. È come un fusibile che salta per evitare un cortocircuito. Non sta perdendo il contatto con la realtà, anzi, il fatto che lei sappia che è una sensazione "strana" dimostra che è perfettamente lucida.
L'attacco di panico avvenuto mentre faceva le pulizie ha creato un'associazione traumatica con la sua casa. Ora lei scappa da casa perché il suo cervello ha etichettato quell'ambiente come pericoloso. Gli sbandamenti e i giramenti di testa sono figli di una ipervigilanza: lei è talmente concentrata sull'ascolto del suo corpo che ogni minimo segnale viene amplificato.
Più cerca di scacciare la sensazione di "sogno", più l'ansia aumenta. Provi a dirsi che si sente strana solo perché il suo cervello è stanco e la sta proteggendo. Quando si sente in un'altra dimensione, usi i sensi: tocchi qualcosa di freddo, nomini a voce alta oggetti che vede nella stanza o prema i piedi con forza sul pavimento per ricordarsi che è qui, nel presente.
Lei si sta prendendo cura di tutti, ma è il momento di chiedersi chi si stia prendendo cura di lei. L'ansia è tornata per dirle che il carico che sta portando è diventato troppo pesante. Sarebbe molto utile riprendere quel percorso psicologico che l'aveva aiutata in passato, magari per elaborare il divorzio dei suoi genitori e imparare a mettere dei confini tra i suoi bisogni e quelli degli altri.
Le andrebbe di dirmi se in questi giorni è riuscita a ritagliarsi anche solo mezz'ora di tempo esclusivamente per se stessa, senza dover accudire nessuno?
Dott. Alessandro D'Addazio
Psicologo, Psicologo clinico
San Benedetto del Tronto
Buongiorno. Sembrerebbe che il Disturbo di Panico stia nuovamente emergendo. Mi riferisco, in particolare, alla paura di sperimentare nuovi attacchi di panico che lei ha descritto. Il mio consiglio è quello di riprendere subito un percorso psicologico, in modo da poter affrontare la situazione sul nascere.
Qualora volesse, sono disponibile per un colloquio.
Dott.ssa Asia Fulgenzi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno!
prima di tutto voglio dirle che capisco che quello che sta vivendo possa essere spaventoso, ma non è pericoloso né “strano”. Tuttavia è fisiologico averne paura..

Lei ha già avuto in passato ansia e attacchi di panico, e questo significa una cosa importante: il suo corpo conosce già questo tipo di reazione. Anche dopo periodi in cui si sta meglio, in momenti di forte stress può riattivarsi. Negli ultimi mesi ha tenuto insieme tante cose: convivenza, responsabilità familiari, lavoro di cura, un viaggio, la separazione dei suoi genitori. Tutto questo, anche se lei pensa di reggerlo, pesa da un punto di vista psicologico.

I sintomi che descrive ( sentirsi ovattata, giramenti, sentirsi “strana”, come in un sogno o fuori dal corpo) sono tipici dell’ansia intensa. Quella sensazione di irrealtà è una risposta di protezione del sistema nervoso: è molto fastidiosa e puo' essere spaventosa ma non è pericolosa e passa.

Spesso dopo un primo attacco nasce la paura che torni, e questa paura mantiene l’ansia alta. È un circolo vizioso che fa sentire sempre in allerta.

La cosa importante da ricordare è questa: non sta perdendo il controllo e non sta tornando “al punto di partenza”. Sta attraversando un momento difficile, e il suo corpo sta chiedendo una pausa e più sostegno..

Se può, si conceda di riparlare con uno psicologo, anche solo per rimettere a fuoco strumenti che già conosce. E quando l’ansia sale, provi a concentrarsi sul respiro e toccarsi (punzecchiarsi una mano, muoversi) cosi da tornare nel corpo. L'ansia è uno stato transitorio, provi a lasciarsi attraversare. Per qualsiasi cosa, sono a sua disposizione. Un abbraccio!
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
grazie per la condivisione. Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio questo suo "essere strana" e la posizione che assume nelle relazioni.
Le auguro il suo meglio.

LM
Buon pomeriggio,
la situazione che descrive evidenzia un malessere persistente che potrebbe essere in parte collegato a fattori ansiosi e di regolazione psicofisiologica, in particolare al risveglio. Dopo una fase ansiosa intensa, alcuni sintomi corporei possoono rimanere come “strascico”, soprattutto in momenti di transizione come il mattino.
Il percorso psicologico che sta portando avanti sembra stia producendo cambiamenti importanti e significativi, anche il lavoro su alimentazione e ritmo sonno–veglia.
È importante che riferisca questo sintomo alla psicologa che la segue, così da poterlo inquadrare all’interno del percorso già avviato e valutare insieme se e quando affiancare eventuali approfondimenti medici. Avendo una visione complessiva della sua storia, potrà offrirle il supporto più adeguato.
Comprendo che questo residuo di nausea mattutina possa essere vissuto come frustrante, soprattutto dopo i tanti sforzi fatti, ma il fatto che durante la giornata stia meglio è da intendersi come un elemento incoraggiante. Un caro saluto, PR.
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Gentile,
da quello che racconta sembra che l’ansia non sia esplosa per un singolo motivo, ma nel punto in cui molte cose insieme hanno iniziato a chiederle troppo. Quando il carico supera una certa soglia, il corpo prende la parola e lo fa in modo brusco, producendo sensazioni strane, di distacco e perdita di controllo.

Colpisce come il malessere aumenti quando si ferma o resta sola, quasi che il problema non sia “sentirsi male”, ma dover stare a contatto con ciò che sente senza appoggi esterni. In questi momenti l’ansia sembra funzionare come un segnale, più che come un nemico da combattere.

Il punto allora non è tranquillizzarsi, ma capire che posto sta occupando oggi questo allarme e cosa sta dicendo della posizione in cui si trova. Riprendere un lavoro su di sé può servire proprio a questo: non a far sparire i sintomi, ma a rimettere ordine nel rapporto con essi.
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, sento tanta confusione e paura e leggendo questo messaggio sembra trasmettersi una sensazione di "giramento di testa". Innanzitutto, deve essere difficile sentirsi in questo modo. Mi sembra che lei voglia mettere ordine a tutti i costi, tenere tutto pulito, tutto sotto controllo. Se fosse davvero così, sarebbe spiegabile la sua ansia. Le motivazioni più profonde credo potrebbe approfondirle in un percorso psicologico. Le auguro una buona serata.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buongiorno,
può capitare che, anche dopo un percorso psicologico efficace, l’ansia e gli attacchi di panico si ripresentino in momenti di maggiore carico emotivo o stress. Da ciò che descrive emergono diversi fattori significativi (cambiamenti di vita, responsabilità, viaggio, eventi familiari importanti) che possono aver contribuito a riattivare l’ansia.

I sintomi che riferisce – senso di irrealtà, testa ovattata, sbandamento, difficoltà respiratoria – sono frequenti negli stati ansiosi intensi e, per quanto molto spaventosi, non sono pericolosi. È comprensibile cercare rassicurazione o evitare alcune situazioni, ma nel tempo questi meccanismi possono contribuire a mantenere il disagio.

Può essere utile riprendere un confronto con uno psicologo per dare significato a ciò che sta vivendo ora e recuperare strumenti di gestione già sperimentati, adattandoli a questa nuova fase. Se i sintomi dovessero persistere, è indicato anche un confronto con il medico curante per escludere cause organiche e valutare il supporto più adeguato.

Un caro saluto e un augurio di ritrovare presto maggiore tranquillità.

Dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Alessia Lapi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
da quello che descrive il quadro è molto chiaro: non sta “impazzendo” né le sta succedendo qualcosa di misterioso. È ansia, con riacutizzazione degli attacchi di panico e sintomi tipici. Sono sintomi fastidiosi ma non pericolosi e molto comuni quando l’ansia torna a salire.
Il punto chiave è questo: l’attacco di panico di giovedì ha riattivato la paura della paura. Da lì il corpo resta in allerta costante, ogni sensazione viene monitorata, interpretata come un pericolo, e l’ansia si autoalimenta.
Sì, è tutto probabilmente collegato: cambiamenti di vita (convivenza), carichi di responsabilità, stress accumulato, viaggio, più il colpo emotivo del divorzio dei suoi genitori.
Restare sempre sdraiata, evitare i luoghi o cercare rassicurazioni continue (mamma, compagno) purtroppo mantiene il problema, perché rinforza l’idea che ci sia davvero un pericolo. Le tisane possono aiutare un po’, ma non risolvono.
Con il giusto supporto, questa fase si supera. Se lo desidera, può valutare di intraprendere (o riprendere) un percorso psicologico.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
la ringrazio per aver scritto in modo così chiaro e sincero: dalle sue parole emerge un grande impegno nel prendersi cura di sé, e questo è un aspetto tutt’altro che scontato.
Quello che descrive – nausea mattutina, conati senza vomito, sensazione di stomaco vuoto, miglioramento spontaneo nel corso della mattinata – è un quadro molto frequente nei percorsi di uscita da una fase ansiosa intensa, soprattutto quando l’ansia è stata a lungo “incarnata” nel corpo. Il fatto che durante il resto della giornata lei stia meglio, riesca a mangiare e a svolgere le sue attività, è un dato clinicamente rassicurante.
Dal punto di vista psicofisiologico, il risveglio è uno dei momenti più delicati:
• il sistema nervoso autonomo passa dalla fase notturna a quella di attivazione,
• il cortisolo aumenta fisiologicamente,
• lo stomaco è vuoto,
• e se per mesi il corpo ha “imparato” a esprimere l’ansia a livello gastrointestinale, può continuare a farlo anche quando la mente sta meglio.
In altre parole, il corpo spesso arriva dopo. Non è un segno di regressione né di fallimento del percorso, ma uno “strascico” coerente con la storia che racconta.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, è importante anche un altro aspetto: lei sta attraversando una fase di riorganizzazione profonda (uscire di casa, tornare a scuola, riprendere ritmi, ridefinire la fiducia in sé). La nausea del mattino può essere letta come un segnale di soglia: il momento in cui il corpo “controlla” se è davvero al sicuro affrontare la giornata. Questo spiega perché l’umore ne risenta: non è debolezza, è stanchezza dopo una lunga battaglia.
Sta facendo esattamente le cose giuste:
• regolarizzare l’alimentazione (anche piccoli bocconi al mattino, se possibile),
• lavorare sul ritmo sonno–veglia,
• continuare il percorso psicologico, che evidentemente sta dando risultati importanti.
Se i sintomi dovessero persistere nel tempo, è corretto – come le ha suggerito la sua dottoressa – affiancare una valutazione medica gastroenterologica, non perché “ci sia qualcosa che non va”, ma per prendersi cura di sé in modo completo, integrando mente e corpo.
Vorrei sottolineare un punto fondamentale:
il fatto che oggi lei riesca a uscire, frequentare la scuola e progettare, nonostante questo fastidio mattutino, indica che non è l’ansia a guidare la sua vita, ma lei.
Questo sintomo non annulla il percorso fatto, né lo mette in discussione.
Continui a parlarne apertamente con la sua terapeuta: spesso lavorare proprio su come viene vissuta quella mezz’ora/ora del mattino, più che sul sintomo in sé, permette al corpo di “mollare la presa”.
Le auguro di riconoscere il valore del cammino che sta facendo: la strada è già stata imboccata, e sta procedendo nella direzione giusta, anche se non sempre in linea retta.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile Signora,

da quanto descrive sembra una condizione di ansia intensa con ricomparsa di attacchi di panico dopo un periodo di miglioramento, probabilmente legata a un accumulo di stress e di cambiamenti significativi nella sua vita. Le sensazioni di testa ovattata, giramenti, sbandamento, difficoltà respiratoria e la percezione di irrealtà o di sentirsi “come in un sogno” sono manifestazioni comuni dell’ansia elevata e di stati di depersonalizzazione e derealizzazione: esperienze molto spaventose ma non pericolose né permanenti. L’episodio di panico sembra aver riattivato la paura che possa sentirsi di nuovo male, mantenendo così uno stato di allerta costante e il bisogno di evitare alcune situazioni o di controllare i sintomi, cosa che può alimentare ulteriormente l’ansia. I numerosi impegni, le responsabilità familiari, il viaggio, la convivenza e la separazione dei suoi genitori possono aver contribuito a questo sovraccarico, se necessario, una valutazione specialistica potrebbe integrare il supporto. È importante ricordare che queste sensazioni sono generate dall’ansia, non indicano un pericolo reale e tendono a ridursi con un adeguato sostegno. La sua capacità di riconoscere il disagio e di chiedere aiuto rappresenta già una risorsa significativa per il recupero del suo equilibrio. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico se il sintomo persiste e la sofferenza continua. Rimango a disposizione per lei!

Dott.ssa Cecilia Calamita
Cara utente, grazie per aver esposto qui la tua situazione così chiaramente.
L'ansia è molto invalidante e porta a forte disagio e malessere. Comprendo quanto tu ti senta sopraffatta. Molto spesso l'ansia si autoalimenta. Stando male si ha paura di stare male e talvolta questa ansia anticipatoria è la peggiore.
Le tisane vanno bene per casi lievi ma sono in bassa concentrazione.
Potresti provare a chiedere consiglio ad un erborista che ti proponga qualche prodotto calmante in capsule, dove la concentrazione è maggiore della tisana.
Ci sono prodotti naturali molto validi che stabilizzano anche l'umore.
Qualora non dovesse bastare potresti chiedere consulenza al tuo medico di base che ti prescriverebbe degli ansiolitici.
La situazione di stress non aiuta ma non è la causa principale.
Il tuo sistema nervoso va in allarme e si allarmerebbe comunque anche se tu avessi meno problemi in casa.
Può aiutare molto un sostegno psicologico ma anche distrarre la mente ascoltando musica rilassante e canticchiando per confondere il sistema nervoso rassicurandolo sul fatto che non ci sono pericoli.
Alcuni soggetti trovano conforto in yoga e meditazione perché queste tecniche aiutano a prendere contatto con il momento presente. Molto spesso l'ansia nasce dai timori che possa succedere qualcosa di terribile: occorre allora riportare la mente ed il corpo al momento presente concentrandosi sul qui ed ora, su cosa c'è adesso e non su cosa potrebbe esserci in futuro.
Può aiutarti integrare più soluzioni (integratori, sostegno psicologico, yoga).
La sensazione del tatto aiuta moltissimo a riprendere contatto con il presente.
Quando ti senti in ansia apri le mani e le piante dei piedi e tocca il pavimento o una superficie. Questo dona un senso di conforto immediato perchè da' il senso del presente e radicalizza l'essere nel qui ed ora.
Aiuta anche molto fare respiri con espirazioni lunghe e profonde.
Quando inspiri la frequenza cardiaca aumenta ma quando espiri diminuisce. Fai respiri dunque concentrandoti molto sulla seconda fase, quella dell'espirazione e tenendo una mano sul cuore.
Io ti porgo un caro saluto e resto a disposizione online qualora ne avessi bisogno.

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.