Salve, sono a raccontarvi la situazione che sto vivendo in questo momento. Ho una relazione con un

26 risposte
Salve,
sono a raccontarvi la situazione che sto vivendo in questo momento. Ho una relazione con un ragazzo da circa 4 anni e l'anno scorso, a seguito di un suo trasferimento in un'altra città, ho scoperto che per qualche giorno ha intrattenuto conversazioni con una ragazza che poi ha anche incontrato e avuto qualche effusione. Io scopro il tutto ma la verità mi viene raccontata dall'altra persona. Le giustificazioni a questo atto sono state "un momento di fragilità" "mancato supporto da parte mia" "momento di confusione" sfogato in questo modo non essendo riuscito a parlamene. Da allora, ad oggi, stiamo provando ad andare avanti ma con grande difficoltà in quanto da parte mia c'è totalmente annullamento di me stessa e provo costantemente ansia e agitazione legato a ciò che è accaduto. Mancanza di fiducia. Visione diversa dell'altro. Il mio ragazzo invece sta avendo una reazione opposta, si mostra forte, sta bene ma non so in fondo cosa pensa perché non è aperto al dialogo... di nessun tipo. Ciò che gli ho chiesto da allora è di lavorare proprio sul dialogo, sull'ascolto e la comprensione ma gli viene difficile, riconosce che non è aperto a queste cose ma mi dice che "lui è così". A questo si aggiunge una mancanza di empatia rispetto a come sto vivendo io il momento, si comporta normalmente come se nulla fosse accaduto e non accetta che io stia male (probabilmente perché non ha capito quanto è stato doloroso). Non si interessa di come io stia vivendo i miei momenti e gli da fastidio se mi espongo quindi è come se dovessi tenermi tutto dentro. Io vedendo questi atteggiamenti tutto mi trasmettono tranne che stabilità, fiducia e chiarezza, sono sempre più nel panico con lui (in quanto divento ossessiva e ripetitiva e ovviamente a lui non sta bene) e con me stessa. Sto iniziando a mettere in dubbio me stessa. Gli ho anche proposto una terapia di coppia ma inizialmente mi è stato detto che doveva capire prima se stesso ora invece non è più propenso e mi dice che sono cose nostre ed è una sconfitta che debba aiutarci qualcun altro. Lui nel mentre va da uno psicologo ma per quel che mi racconta non affronta quei lati comportamentali che probabilmente in questo momento portano ancora più scompiglio.
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una storia così delicata e dolorosa. Da ciò che descrive emerge con molta chiarezza quanto questo evento abbia inciso profondamente non solo sulla fiducia nella relazione, ma anche sul rapporto con se stessa.
Quello che sta vivendo non è una reazione eccessiva né patologica: è una risposta comprensibile a una rottura del patto di fiducia. Quando avviene un tradimento – anche se limitato nel tempo o nelle “effusioni” – la coppia entra in una vera e propria crisi relazionale, che ha bisogno di essere riconosciuta e attraversata, non aggirata.
Lei descrive molto bene due movimenti opposti:
• da una parte il suo annullamento, l’ansia costante, l’iperattivazione, il bisogno di capire, di parlare, di ricostruire senso e sicurezza;
• dall’altra un partner che sembra aver “chiuso” emotivamente, che minimizza, evita il confronto e si difende dicendo “io sono fatto così”.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, questa dinamica è molto significativa: più lei chiede dialogo e rassicurazione, più lui si ritrae, e più lui si ritrae, più lei entra nel panico e diventa (come dice lei stessa) ripetitiva e ossessiva. Non perché lei “sbagli”, ma perché sta cercando di sopravvivere emotivamente in una relazione che in questo momento non le offre contenimento.
È importante dirle con chiarezza una cosa:
la fiducia non si ricostruisce con il silenzio, né con il “fare finta di nulla”.
La sofferenza che prova ha bisogno di essere vista, accolta e legittimata, altrimenti il dolore resta incastrato e si trasforma in ansia cronica, ipervigilanza e perdita di autostima – esattamente ciò che sta descrivendo.
Il fatto che il suo partner fatichi a entrare in contatto con le emozioni, che non tolleri il suo stare male e che percepisca la terapia come una “sconfitta”, racconta probabilmente una difficoltà più profonda nella gestione della vulnerabilità e del legame. Questo non lo rende “cattivo”, ma rende la relazione attualmente asimmetrica: lei sta lavorando per capire, sentire, ricucire; lui sembra proteggersi evitando.
Lei ha fatto richieste molto sane: dialogo, ascolto, chiarezza, terapia di coppia. Non sono pretese eccessive, ma condizioni minime per poter davvero andare avanti dopo una ferita così. Se queste richieste vengono costantemente rifiutate o svalutate, è comprensibile che lei inizi a dubitare di sé: è ciò che accade quando il dolore non trova rispecchiamento nell’altro.
Vorrei invitarla a spostare delicatamente il focus da “come faccio a non stare così?” a “di cosa ho bisogno io per stare in una relazione che non mi faccia perdere me stessa?”.
Perché il rischio, come sta già accadendo, è che il problema diventi lei, quando in realtà il problema è una ferita relazionale non elaborata.
Un percorso individuale per lei potrebbe essere uno spazio fondamentale per:
• rimettere al centro i suoi bisogni emotivi
• comprendere cosa sta sostenendo e a quale prezzo
• distinguere l’amore dalla paura di perdere
• recuperare confini e senso di sé
La terapia di coppia resta uno strumento molto valido, ma non può essere portata avanti da una sola persona. Se l’altro non è disponibile, è comunque possibile (e spesso necessario) iniziare da sé.
Concludo dicendole questo: il suo malessere non è un segnale di debolezza, ma un segnale di allarme sano. La sta avvisando che qualcosa, così com’è ora, le fa male. Ascoltarlo è un atto di cura, non di egoismo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologa clinica – orientamento sistemico

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Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Gentilissima, come la capisco! La fiducia nella coppia non nasce tanto dall'assenza di errori, ma dalla possibilità di poterli riconoscere, di poterne parlare apertamente, costruttivamente, prendendosi cura del dolore prodotto dalla scivolata. Quando mancano empatia, confronto e disponibilità alla riparazione, è naturale che emergano sfiducia e dubbi; ritengo, comunque, che questi non siano un segnale di fragilità personale, ma piuttosto una risposta a una relazione che in questo momento non le offre sicurezza emotiva. A prescindere da come evolverà la vs relazione, visto che lui non si dichiara disponibile alla terapia di coppia propostagli, credo che uno spazio tuo con uno psicologo possa invece aiutarti già a rifocalizzarti sui tuoi bisogni e sul tuo valore, senza che questi dipendano dalle risposte del tuo lui. Saluti
Dott.ssa Isabella Maria Burinato
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Desio
Buongiorno, sicuramente quando si perde la fiducia, che è fondamentale in una relazione affettiva, è necessario ripristinarla al più presto.
Vorrei però portare la sua attenzione principalmente sui suoi bisogni. Crede veramente che una relazione di questo tipo possa renderla felice?
Una relazione di successo si base principalmente su alcuni pilastri imprescindibili che, a mio avviso, sono:
FIDUCIA
SINCERITA'
COMUNICAZIONE
AFFETTIVITA'
SCOPI E OBIETTIVI COMUNI
ACCETTAZIONE

Guardi attentamente quanto questi aspetti siano presenti in questa relazione e si chieda se le sue speranze e aspettative di una relazione adeguata alle sue esigenze potranno essere reali o se rientrano nell'illusione. La relazione è una co-costruzione non può dipendere da un solo individuo ma da entrambi.
Ma soprattutto, quando facciamo entrare una persona nella nostra vita ce la deve arricchire e migliorare per crescere e creare insieme. Diversamente...
Sarebbe importante affrontare una terapia di coppia ma se lui non è d'accordo lo faccia lei per capire come trovare risorse per migliorare la sua vita al di là della relazione.
Dr. Ivano Ancora
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno.
La nostra stabilità dipende da noi. Non possiamo cercarla da fonti esterne perché sarebbe dipendenza! Una terapia finalizzata alla ricerca delle proprie Risorse Interiori Le permetterebbe di percepirsi più ricca, stabile e in grado di prendere le migliori decisioni per quel percorso di Crescita che chiamiamo Vita. La prima tappa necessaria è: sono in grado di essere sola e sentirmi piena ed aperta verso la vita? Se la risposta è no, allora una terapia è consigliabile.
La saluto cordialmente.
Gentile utente, dal tuo racconto emerge un evidente disagio che nasce dal venir meno di una stabilità che ha messo te di fronte a incertezza e dubbi. Questo, dal tuo racconto, sembra portarti ad una iperfocalizzazione su come si comporta lui, su cosa sente e prova il tuo compagno, e meno invece su di te. Parli di te come di un riflesso, di qualcosa che accade solo conseguentemente a qualcos'altro. La sua modalità di affrontare la cosa ti risulta sbagliata, come se questo fosse "un fatto", sganciandoti dal punto che forse, semplicemente, a te non piace (ma che è e rimane la sua modalità). Il mio consiglio è quello di poterti dedicare tu ad una presa di cura di te, ad esempio intraprendendo un percorso che ti aiuti a cogliere i significati che per te hanno avuto questi episodi; perchè per te è così dura accettare un modo diverso di attraversarli; perchè l'anticipazione del peggio che tendi a farti porta ad una paura tale da esser definita panico. Qualora desiderassi approfondire io resto disponibile per un primo colloquio online, così da provare a svelare qualche significato in più. Cordialmente, DOtt.ssa Sara Torregrossa
Dott.ssa Sabrina Farda
Psicologo, Professional counselor
Roma
Salve, nelle sue parole traspare molto dolore e molto del suo rapporto con questo ragazzo, ma non c'è nulla di lei, di come è aldilà di questo rapporto. Le consiglio di intraprendere un percorso che la aiuti nella comprensione e accettazione di se stessa, e di conseguenza la fortifichi.
Ciao, da quello che descrivi emerge una situazione emotivamente molto faticosa, in cui il dolore per ciò che è accaduto non ha trovato uno spazio di ascolto e di elaborazione condivisa. È comprensibile che, dopo una rottura della fiducia, tu stia sperimentando ansia, confusione, paura, queste reazioni sono una risposta a una ferita relazionale che è rimasta aperta.
Mi colpisce il senso di solitudine che descrivi all’interno della relazione. Da una parte tu stai cercando dialogo, dall’altra sembra esserci una chiusura che ti costringe a tenerti tutto dentro, aumentando il senso di instabilità. Un percorso psicologico può essere uno spazio sicuro in cui fermarti, rimettere al centro te stessa, dare senso a ciò che provi e capire quali sono i tuoi bisogni e cosa ti fa stare davvero bene, al di là delle reazioni o delle chiusure dell’altro. Non si tratta di stabilire colpe o di decidere subito cosa fare della relazione, ma di aiutarti a ritrovare chiarezza, stabilità interna e fiducia nel tuo sentire.
Nel frattempo provo a darti qualche suggerimento
Quando senti agitazione, panico o pensieri ossessivi, prova a dirti mentalmente:
“Sto reagendo a una ferita di fiducia.”Questo aiuta a smettere di interpretare quello che provi come un tuo difetto o un’esagerazione.
Continuare a chiedere spiegazioni o rassicurazioni a una persona che non è disponibile all’ascolto spesso aumenta solo la tua frustrazione.
Non è rinunciare a te stessa, è mettere un confine temporaneo per evitare di farti ancora più male. Scegli una piccola azione quotidiana che non abbia a che fare con lui o con la relazione: una camminata, scrivere, allenarti, parlare con una persona fidata, non per distrarti, ma per ricordarti che esisti anche fuori da questa sofferenza. La scrittura può aiutare, prova a scrivere quello che provi, anche in modo disordinato, senza filtri, non è un messaggio da inviare, ma uno spazio tuo per scaricare e chiarire.
Spero ti esserti stata d’aiuto.
Buon percorso
Barbara
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Gentile utente,
da quanto descrive, il dolore non deriva solo dall’evento accaduto, ma soprattutto da ciò che è mancato dopo: riconoscimento emotivo, dialogo e possibilità di elaborare insieme quanto successo. In assenza di ascolto e di responsabilità condivisa, è comprensibile che emergano ansia, ipercontrollo e una progressiva messa in dubbio di sé.

Il bisogno di comprendere, parlare e sentirsi accolta non è eccessivo, ma coerente con una richiesta di sicurezza relazionale. Se il partner non è disponibile a un lavoro sul piano comunicativo ed emotivo, diventa importante interrogarsi non solo sulla relazione, ma anche sulla tutela del proprio benessere.

Un percorso individuale può aiutarla a rimettere a fuoco bisogni e confini; la terapia di coppia, quando possibile, non è una sconfitta ma uno spazio di chiarificazione.

Un caro saluto.
Veronica De Iuliis psicologa
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente, la ringrazio per la sua condivisione. Quella che descrive è una situazione emotivamente molto faticosa, e il suo malessere appare comprensibile alla luce di ciò che ha vissuto. La scoperta del tradimento, avvenuta peraltro tramite una terza persona, rappresenta spesso una frattura profonda in quanto non viene messa in discussione solo la fiducia nell’altro, ma anche l’immagine della relazione e, talvolta, di sé stessi.
Da quanto racconta, sembra che oggi lei stia portando quasi interamente il peso emotivo di ciò che è accaduto: l’ansia, il senso di allerta costante, il bisogno di capire e di dare un senso a quanto successo. Al contrario, il suo partner appare come se avesse “archiviato” l’evento, mostrando una chiusura sul piano del dialogo e una difficoltà a entrare in contatto con il suo dolore. Questa asimmetria può risultare particolarmente destabilizzante, perché la lascia sola con emozioni intense che non trovano uno spazio di riconoscimento.
È importante sottolineare che il bisogno di parlare, di comprendere e di sentirsi ascoltata non è un segno di debolezza né di eccessiva dipendenza, ma spesso un tentativo legittimo di riparare una ferita relazionale. Allo stesso tempo, il fatto che lei descriva un progressivo annullamento di sé e un mettere in dubbio il proprio sentire merita attenzione. Quando, per mantenere il legame, si inizia a silenziare il proprio dolore, il rischio è che la sofferenza si sposti sempre più all’interno.
Può essere quindi utile chiedersi, in questo momento, che spazio c’è oggi per lei in questa relazione, non solo per “andare avanti”, ma per stare dentro il rapporto senza dover rinunciare ai propri bisogni emotivi fondamentali, come l’ascolto, l’empatia e la possibilità di esprimere ciò che prova.
La terapia di coppia potrebbe sicuramente aprire uno spazio di pensiero condiviso; tuttavia, anche un percorso individuale potrebbe aiutarla a dare significato a ciò che sta vivendo, a ritrovare un contatto più saldo con sé stessa e a comprendere quali limiti siano per lei tollerabili e quali no.
Il suo malessere non va “normalizzato” o messo a tacere: è un segnale importante, che parla di lei e della relazione. Ascoltarlo può essere il primo passo per fare maggiore chiarezza.

Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.

Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, rifletterei sul perché stia con lui e cosa le piaceva di lui quando ha deciso di iniziare una relazione di coppia. Cosa le piace oggi del suo partner? L'evento del tradimento è normale che abbia minato la fiducia nel rapporto e in lui. Come mai preferisce proporgli una terapia di coppia piuttosto che lasciarlo?
Se vuole approfondire può passare dal mio profilo.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
la situazione che descrive è emotivamente molto complessa e dolorosa, ed è comprensibile che lei oggi si senta confusa, in ansia e profondamente destabilizzata.

Un tradimento, anche se limitato nel tempo o giustificato come “momento di fragilità”, rappresenta una rottura del patto di fiducia su cui si basa la relazione. Dopo un evento di questo tipo è normale che emergano ipercontrollo, paura di perdere l’altro, bisogno continuo di rassicurazioni, ma anche un progressivo annullamento di sé, proprio come lei sta vivendo. Non si tratta di debolezza, ma di una reazione tipica a un trauma relazionale non elaborato.

Ciò che sembra rendere ancora più difficile la riparazione del legame non è solo l’evento in sé, ma l’assenza di dialogo, empatia e responsabilità emotiva da parte del suo partner. Per poter ricostruire fiducia, chi ha tradito dovrebbe essere disponibile ad ascoltare il dolore causato, tollerare le emozioni dell’altro e mostrarsi coerente e trasparente nel tempo. Quando invece l’altro minimizza, evita il confronto o rifiuta di accogliere la sofferenza, il messaggio implicito può diventare: “il tuo dolore è un problema tuo”, e questo aumenta ansia, insicurezza e senso di solitudine.

Il fatto che lei stia iniziando a mettere in dubbio se stessa è un segnale importante: quando una relazione diventa un luogo in cui si vive costantemente allarme, colpa e paura di esprimersi, è fondamentale fermarsi e prendersi sul serio. Anche la sua richiesta di una terapia di coppia va letta non come una “sconfitta”, ma come un tentativo maturo di prendersi cura della relazione; il rifiuto netto, soprattutto se accompagnato da chiusura emotiva, merita una riflessione profonda.

In questo momento sarebbe fortemente consigliabile che lei possa approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, per aiutarla a rimettere al centro i suoi bisogni, recuperare stabilità emotiva e comprendere se e a quali condizioni questa relazione possa essere per lei sana e sostenibile. Parallelamente, solo se entrambi realmente motivati, un percorso di coppia potrebbe offrire uno spazio protetto di ascolto e chiarimento.

Non resti sola con questo carico: il suo malessere è legittimo e merita attenzione.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Mabel Morales
Psicologo, Psicologo clinico
Seveso
Buonasera, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e dolorosa. Da ciò che racconta emerge una grande sofferenza, fatta di ansia, perdita di fiducia e di un progressivo annullamento di sé, che spesso si sviluppa quando un evento critico nella relazione non trova uno spazio di elaborazione e di dialogo condiviso.

Ciò che sta accadendo non riguarda solo il singolo episodio problematico, ma il modo in cui oggi la coppia comunica, gestisce il dolore e risponde ai bisogni emotivi reciproci. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a rimettere al centro il suo benessere, dare senso a ciò che sta vivendo e valutare, con maggiore chiarezza e tutela di sé, come muoversi all’interno di questa relazione.

Se lo desidera, possiamo valutare insieme una presa in carico che parta proprio dall’ascolto dei suoi vissuti e dei suoi bisogni in questo momento.
Dott.ssa Mabel Morales
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno, il racconto che condividi descrive una profonda sofferenza legata a quello che, in termini clinici, definiamo un trauma da tradimento non elaborato. Quando viene a mancare la fiducia, la base sicura della relazione si sgretola e l'ansia che provi è la risposta naturale del tuo sistema di allarme che non riceve più segnali di protezione dal partner.

La difficoltà più grande, in questo momento, sembra essere il dislivello comunicativo: da una parte c'è il tuo bisogno di verità e ascolto per ricostruire il senso di ciò che è accaduto, dall'altra c'è la chiusura di lui, che vive il confronto come una minaccia o una 'sconfitta'. Dire 'io sono fatto così' è spesso un modo per non assumersi la responsabilità del dolore dell'altro, una mancanza di empatia che purtroppo alimenta la tua ossessività: tu cerchi risposte che lui non dà, e questo circolo vizioso ti porta a mettere in dubbio il tuo stesso valore.

Nella mia esperienza, per uscire da questo stallo è fondamentale spostare il focus: non puoi obbligarlo a cambiare se lui non è propenso, ma puoi lavorare su te stessa per recuperare la tua stabilità e la tua bussola interiore. Attraverso la Psicoterapia Umanistica e il lavoro sui patti di fedeltà invisibili, è possibile capire perché oggi accetti una relazione che ti porta all'annullamento e come ritrovare la forza per porre dei confini sani.

Una relazione può guarire solo se entrambi sono disposti a guardare dentro la ferita. Se lui sceglie il silenzio, tu scegli di non restare in silenzio con te stessa. Meriti uno spazio di ascolto dove la tua sofferenza venga riconosciuta e non negata.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
quello che sta vivendo è estremamente difficile e il suo disagio è del tutto legittimo e comprensibile.

Scoprire ciò che è accaduto, soprattutto venendone a conoscenza da un’altra persona e non direttamente dal partner, può essere un’esperienza profondamente dolorosa e disorientante. Questo aiuta a comprendere l’ansia costante, l’agitazione e i pensieri ossessivi che descrive: non si tratta di “esagerazioni”, ma di reazioni comprensibili a un evento che ha incrinato in modo significativo il senso di sicurezza e di fiducia nella relazione. È come se, improvvisamente, il terreno sotto i piedi fosse diventato instabile.

Colpisce in particolare ciò che lei definisce come un “totale annullamento di me stessa”. Sentirsi costretta a trattenere il proprio dolore, ritrovarsi intrappolata nei pensieri, iniziare a mettere in dubbio sé stessa sono segnali di una sofferenza che non sta trovando spazio né riconoscimento. Quando il dolore non può essere espresso e accolto, spesso tende a rivolgersi verso l’interno, portando a domandarsi se si stia esagerando, se il problema sia in sé, o se si dovrebbe “andare avanti” più in fretta. Ma il dolore ha bisogno di tempo e di uno spazio in cui poter essere riconosciuto.

Da quello che racconta emerge anche una profonda solitudine emotiva. Sentirsi soli nel proprio vissuto può amplificare lo smarrimento e allontanarla dal contatto con i suoi bisogni, che restano invece legittimi.

In questo senso, potrebbe essere utile considerare un percorso psicoterapeutico individuale: uno spazio che sia interamente suo, in cui non debba trattenere nulla e in cui il suo dolore possa essere accolto senza giudizio. Un luogo in cui poter ritrovare sé stessa, riconnettersi ai propri bisogni e confini, e dare un senso più profondo a ciò che sta vivendo. Non si tratta di “sistemarsi” o di smettere di stare male, ma di prendersi cura di sé in un momento particolarmente delicato e complesso.

Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e dolorosa. Dal suo racconto emerge chiaramente quanto questo evento abbia inciso in profondità sul suo modo di stare nella relazione e, soprattutto, sul modo di stare con se stessa. Quando viene meno la fiducia, soprattutto dopo una scoperta arrivata dall’esterno e non da un’assunzione spontanea di responsabilità, è normale sentirsi destabilizzati, confusi, in allerta costante. Non c’è nulla di sbagliato in ciò che prova. Quello che descrive assomiglia molto a una ferita relazionale ancora aperta. Da una parte lei sta cercando di capire, di dare un senso, di elaborare ciò che è accaduto, dall’altra sembra trovarsi davanti a un partner che ha scelto una strategia opposta, cioè andare avanti come se il problema fosse già chiuso. Questa asimmetria crea un grande squilibrio. Lei resta immersa nel dolore e nei dubbi, mentre lui appare distante, poco disponibile a confrontarsi e poco sintonizzato sul suo vissuto. In una situazione del genere è facile che l’ansia aumenti e che il bisogno di rassicurazioni diventi sempre più pressante. Il fatto che lei parli di annullamento di se stessa è un segnale importante. Quando una relazione diventa il luogo in cui si rinuncia ai propri bisogni emotivi, al proprio sentire e persino alla possibilità di esprimere il dolore per non disturbare l’altro, il prezzo da pagare è molto alto. Non perché lei stia sbagliando, ma perché sta cercando di tenere in piedi il legame da sola. Questo, nel tempo, porta a sentirsi sempre più insicure, ossessive, confuse e a mettere in discussione il proprio valore, proprio come sta accadendo ora. È comprensibile che la mancanza di dialogo e di empatia da parte del suo compagno le trasmettano instabilità. La fiducia non si ricostruisce con il silenzio o facendo finta che nulla sia successo, ma attraverso la possibilità di parlare, di essere ascoltati e di sentire che il proprio dolore viene riconosciuto. Se questo spazio non c’è, l’ansia non può che restare alta. Non perché lei non riesca a superare l’accaduto, ma perché le mancano le condizioni minime per farlo. Il fatto che lui dica “io sono fatto così” può suonare come una chiusura più che come una spiegazione. Le persone possono avere stili diversi, ma una relazione, soprattutto dopo una ferita, richiede una disponibilità reciproca ad adattarsi, almeno in parte, per proteggere il legame. Se ogni tentativo di confronto viene vissuto come un attacco o come qualcosa di sbagliato, lei rischia di interiorizzare l’idea che il problema sia il suo modo di sentire, quando in realtà il suo dolore è una risposta coerente a ciò che è successo. Anche il rifiuto dell’idea di un aiuto di coppia, vissuto come una sconfitta, merita attenzione. Chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma spesso un atto di responsabilità verso la relazione. Il fatto che lui stia facendo un percorso personale è certamente positivo, ma se i nodi che riguardano il rapporto non trovano spazio di elaborazione condivisa, il rischio è che lei resti sola a portarne il peso. Forse, più che chiedersi come fare a stare meglio dentro questa relazione, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi di cosa ha bisogno lei per sentirsi al sicuro, rispettata e vista. Non si tratta di prendere decisioni drastiche, ma di riportare l’attenzione su di sé, sui suoi confini emotivi e su ciò che per lei è irrinunciabile in un rapporto. Una relazione sana non è quella in cui non si soffre mai, ma quella in cui il dolore può essere accolto e condiviso. Il fatto che lei stia iniziando a dubitare di se stessa è un campanello d’allarme da non ignorare. Il suo sentire ha senso e merita spazio. Avere qualcuno che la accompagni a rimettere ordine tra le emozioni, a distinguere ciò che dipende da lei e ciò che non può controllare, potrebbe aiutarla a ritrovare chiarezza e a uscire da questo stato di allarme continuo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile Signora,
la ringrazio per aver raccontato con tanta lucidità e profondità ciò che sta vivendo. Quello che emerge con chiarezza non è solo il dolore per il tradimento, ma soprattutto la fatica enorme di trovarsi oggi in una relazione in cui non si sente vista, ascoltata e contenuta emotivamente.
Dopo una ferita di questo tipo, è naturale che vengano meno fiducia, sicurezza e stabilità. Il suo stato di ansia, l’iper-attenzione verso l’altro, il sentirsi “ossessiva” e il progressivo annullamento di sé non sono un suo difetto, ma la conseguenza di un legame che in questo momento non le sta offrendo rassicurazione, dialogo ed empatia. Il fatto che il suo compagno minimizzi l’accaduto, eviti il confronto e faccia fatica a riconoscere il suo dolore rende ancora più difficile per lei elaborare quanto successo.
In questo contesto, un supporto psicologico per lei diventa fondamentale: uno spazio in cui poter dare valore alle sue emozioni, ritrovare un centro, capire di cosa ha davvero bisogno e fino a dove è giusto spingersi senza perdersi. Prendersi cura di sé non è una sconfitta, ma un atto di tutela e rispetto verso la propria salute emotiva.
Se lo desidera, mi può scrivere e sarò felice di aiutarla a individuare uno psicologo o una psicologa nella zona in cui abita, così da non affrontare tutto questo da sola.
Le mando un caro saluto e l’augurio sincero di ritrovare maggiore chiarezza e serenità.
Cordiali saluti
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, comprendo non sia stato un momento facile. Proverei a dirgli che è solo con un po' di sforzo e impegno che le cose miglioreranno tra voi ma se mette un muro per la terapia di coppia e anche sul dialogo è difficile stare insieme. Comprendi la sua difficoltà ma questo non significa nascondersi dietro a un sono fatto così. La relazione è fatta di incontro tra due persone prettamente diverse.
D'altra parte senti anche tu che cosa vuoi dalla relazione ed esponigli i tuoi bisogni.
Potresti prendere in considerazione di fare un percorso terapeutico anche tu se già non lo fai proprio per trovare le giuste strategie.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Marianna Gessato
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Ti leggo e sento davvero quanto tu stia soffrendo, quello che stai vivendo è molto pesante e logorante e non c’è nulla di sbagliato nelle tue reazioni. Hai subito un tradimento e soprattutto una mancanza di assunzione di responsabilità e di cura dopo, ed è normale che oggi tu viva ansia, paura, perdita di fiducia e annullamento di te stessa. Il problema più grande non è solo ciò che è accaduto, ma il fatto che il tuo dolore non trovi spazio, ascolto ed empatia, e questo nel tempo può fare molto male. Tu stai chiedendo cose sane come dialogo, comprensione e supporto, e non sei esagerata per questo. Proprio perché stai portando tutto da sola, ti consiglio con convinzione un percorso psicologico individuale per te, uno spazio protetto in cui rimetterti al centro, ritrovare stabilità e capire cosa è giusto per il tuo benessere. Se lui fosse disposto, anche una terapia di coppia sarebbe uno strumento di cura e non una sconfitta, ma in ogni caso adesso è fondamentale che tu ti prenda cura di te e della tua salute emotiva.
Dott.ssa Martina Marrone
Psicologo, Psicologo clinico
Piacenza
Salve, quello che sta vivendo sembra molto faticoso. La ringrazio per averlo condiviso, ma potrebbe darsi che ritagliarsi uno spazio per sé adatto per approfondire quello che le sta accadendo possa anche portarla a comprendere come lei si posiziona in base alla situazione attuale. Le auguro vivamente un in bocca al lupo!
Le reazioni emotive che riferisci – ansia persistente, stato di agitazione, ipercontrollo, difficoltà a fidarti, senso di annullamento di te stessa – sono risposte comprensibili e frequenti quando viene meno una base relazionale percepita come stabile. In questi casi la mente e il corpo restano in uno stato di allerta, nel tentativo di prevenire nuove ferite. Questo non indica una fragilità personale, ma il fatto che ciò che è accaduto non ha trovato uno spazio di elaborazione e di riparazione condivisa. Parallelamente, appare evidente una forte asimmetria tra il tuo vissuto e quello del tuo partner. Tu sembri essere rimasta nel dolore e nel bisogno di comprensione, mentre lui adotta una posizione di chiusura, normalizzazione e ritiro dal confronto emotivo. L’affermazione “io sono fatto così” può rappresentare una modalità difensiva che protegge dal contatto con emozioni difficili, ma che allo stesso tempo interrompe la possibilità di un dialogo trasformativo all’interno della coppia. La tua richiesta di maggiore dialogo, empatia e supporto non appare eccessiva, ma coerente con un bisogno di sicurezza relazionale. Allo stesso modo, la proposta di una terapia di coppia non va intesa come una sconfitta, bensì come uno strumento di cura e di chiarificazione. Il rifiuto di questo spazio, soprattutto in presenza di una sofferenza così intensa da parte tua, rappresenta un dato importante da considerare nel comprendere i limiti attuali della relazione. In questo momento, prima ancora di interrogarti su cosa fare come coppia, sembra fondamentale che tu possa ritrovare uno spazio tuo, in cui esplorare ciò che stai vivendo, distinguere le tue responsabilità da quelle dell’altro e valutare quanto questa relazione, così com’è oggi, possa offrirti sicurezza, rispetto e contenimento emotivo. Il tuo malessere non è il problema da eliminare, ma un segnale da ascoltare. Prendersene cura non significa rinunciare alla relazione, ma evitare di rinunciare a te stessa. Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarti a rimettere a fuoco i tuoi bisogni, a contenere l’ansia e a recuperare una posizione soggettiva meno schiacciata sul senso di colpa e sulla paura di perdere l’altro. Resto disponibile, se lo desideri, ad accompagnarti nell’approfondire questi aspetti e nel comprendere quale direzione possa essere più tutelante per il tuo benessere emotivo.
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buonasera, io sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Comprendo profondamente il dolore e il senso di smarrimento che sta attraversando. Quello che lei descrive è un classico trauma da tradimento, aggravato da una risposta relazionale asimmetrica che impedisce la guarigione della ferita. Quando la fiducia viene infranta, la persona colpita entra in uno stato di iperattivazione emotiva: l'ansia, l'agitazione e la necessità di tornare ossessivamente sull'accaduto non sono segni di debolezza, ma tentativi disperati del suo sistema nervoso di ritrovare una sicurezza che è venuta a mancare.
Il fatto che il suo compagno si trinceri dietro la frase "io sono fatto così" e mostri una chiusura al dialogo rappresenta un meccanismo di difesa, probabilmente di tipo evitante. Spesso, chi ha ferito tende a minimizzare l'accaduto o a negare il dolore dell'altro perché non possiede gli strumenti emotivi per gestire il proprio senso di colpa o la vergogna. Tuttavia, questa mancanza di empatia e l'invalidazione dei suoi sentimenti creano in lei un cortocircuito: lei cerca rassicurazione per calmare il panico, ma riceve indifferenza o fastidio, il che non fa che alimentare il circolo vizioso della sua sofferenza e del suo annullamento.
In ambito psicologico, chiamiamo questa dinamica "inseguimento-distanziamento". Più lei cerca di spiegarsi per essere compresa, più lui si sente sotto pressione e si allontana, confermando in lei l'idea di non essere vista e protetta. È importante sottolineare che la ricostruzione di un legame dopo un tradimento richiede una partecipazione attiva di entrambi; se una parte si sottrae al lavoro emotivo e alla terapia di coppia considerandola una "sconfitta", il peso della riparazione ricade interamente su di lei, portandola inevitabilmente all'esaurimento delle risorse personali.
Lei sta iniziando a mettere in dubbio se stessa perché l'ambiente relazionale in cui si trova è diventato invalidante. È fondamentale che lei sposti il focus dal tentativo di cambiare lui o di fargli capire il suo dolore, al recupero della propria integrità. Quando l'altro non è disposto a fornire ascolto e chiarezza, è necessario iniziare a interrogarsi su quali siano i propri confini invalicabili e su quanta sofferenza il suo Sé possa ancora tollerare in nome di una stabilità che, al momento, sembra essere solo apparente.
Sarebbe utile riflettere su questo punto: se lui dovesse continuare a non aprirsi e a non validare il suo malessere, quale sarebbe per lei il limite oltre il quale sente che il prezzo del restare diventa troppo alto per la sua salute mentale?
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Salve,
da quello che racconta emerge una forte asimmetria: da una parte lei prova a tenere insieme il legame facendosi carico del dolore, dall’altra il suo compagno sembra reagire ritirandosi, chiudendo il dialogo e normalizzando quanto accaduto. In questo modo, però, il peso dell’accaduto resta quasi interamente su di lei.

Colpisce come, più che il tradimento in sé, oggi la ferita sembri alimentata dall’impossibilità di parlarne e dal fatto che il suo malessere non trovi uno spazio di riconoscimento. In questa situazione l’ansia e il senso di smarrimento non sono un segno di debolezza, ma l’effetto di un continuo tentativo di adattarsi a qualcosa che resta opaco e non condiviso.

Il punto allora non è convincerlo a cambiare o a “capire”, ma interrogarsi su quanto questa relazione, così com’è ora, le stia chiedendo di rinunciare a se stessa. È su questo nodo — più che sulla coppia in astratto — che avrebbe senso fermarsi a lavorare, per capire che posizione vuole occupare e a che prezzo.
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve, grazie per la sua condivisione. Quello che sta vivendo è profondamente faticoso e, da come lo descrive, non riguarda soltanto l’episodio del tradimento, ma il clima relazionale che si è creato dopo. L’evento critico è certamente doloroso, ma è la gestione condivisa di ciò che è accaduto a determinare se la coppia può riparare o se la ferita continua ad allargarsi.
Quando la fiducia si rompe, la persona che è stata ferita entra spesso in uno stato di allerta costante: il legame che prima era fonte di sicurezza diventa fonte di incertezza. Ansia, pensieri ricorrenti, bisogno di chiarimenti e rassicurazioni non sono segnali di “debolezza”, ma tentativi di ritrovare stabilità. Il punto è che questi tentativi possono calmarsi solo se dall’altra parte trovano ascolto, empatia e una chiara assunzione di responsabilità emotiva. Se questo non accade, il sistema coppia entra in un circolo che si autoalimenta: più lei esprime il suo dolore, più lui si chiude o minimizza; più lui si chiude, più lei si sente sola e aumenta l’angoscia. Non è una colpa individuale, ma una dinamica che vi sta intrappolando, di cui entrambi siete partecipi.
Le spiegazioni che lui le ha dato sembrano collocare l’accaduto in una “fragilità del momento” o in una mancanza esterna, ma ciò che a lei manca sembra essere il riconoscimento pieno dell’impatto che questo ha avuto su di lei. Quando il dolore di uno non trova spazio nella relazione, la persona finisce spesso per dubitare di sé, come sta iniziando a fare lei. È un effetto relazionale molto potente: se le mie emozioni non vengono accolte, posso arrivare a pensare di essere “esagerata” o “sbagliata”, mentre in realtà sta reagendo a una rottura significativa del legame.
Colpisce anche la posizione che lui sembra assumere: “io sono fatto così”. Questa frase, suona come una chiusura evolutiva, come se il cambiamento non fosse possibile. Ma una relazione di coppia richiede movimenti reciproci: non si tratta di cambiare personalità, ma di sviluppare competenze relazionali nuove quando la situazione lo richiede. Se uno dei due resta fermo e l’altro si adatta sempre di più fino, l’equilibrio diventa molto sbilanciato e genera sofferenza, non stabilità.
La sua proposta di una terapia di coppia va letta come un tentativo di cura del legame, non come una “sconfitta”. Il fatto che lui la viva così indica probabilmente una difficoltà a esporsi sul piano emotivo, ma questo non toglie legittimità al suo bisogno. Parallelamente, il percorso individuale che lui sta facendo può essere utile, ma non sostituisce uno spazio dove la relazione venga messa al centro, perché il problema che descrive non è solo interno a lui o a lei: è nel “tra” voi.
Forse il passaggio più delicato, per lei, è questo: distinguere tra il desiderio di salvare la relazione e il costo personale che sta pagando. L’annullamento di sé, il vivere in uno stato di panico costante, il sentirsi non vista emotivamente sono segnali importanti. Una relazione può attraversare una crisi, ma dovrebbe restare un luogo dove, anche nella difficoltà, ci si sente considerati come persone.
Potrebbe esserle molto utile avere uno spazio terapeutico suo, dove poter rimettere al centro i suoi vissuti e i suoi confini, al di là di ciò che lui sceglierà di fare. Non per “decidere subito”, ma per uscire da quella solitudine emotiva che oggi la sta facendo dubitare di sé. A volte il primo passo per capire se una coppia può ritrovarsi è che ciascuno torni ad avere un punto fermo dentro di sé.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Buongiorno,
quello che descrivi è una situazione molto faticosa e, soprattutto, molto solitaria. Non stai vivendo solo il dolore per ciò che è accaduto, ma anche il peso di doverlo tenere dentro senza poterlo condividere davvero con la persona con cui sei in relazione. Ed è questo, spesso, che diventa insostenibile.Dopo un tradimento, anche se “limitato nel tempo” o minimizzato come momento di fragilità, la fiducia non si ricostruisce da sola. Chi subisce l’evento ha bisogno di parole, di ascolto, di conferme, di tempo e di coerenza. È normale che tu oggi viva ansia, ipercontrollo, confusione e una perdita di fiducia non solo nell’altro ma anche in te stessa. Non è un tuo difetto, è una reazione a una ferita relazionale che non è stata realmente riparata.Il punto centrale, da quello che racconti, non è più solo ciò che è successo allora, ma ciò che sta succedendo adesso. Tu stai cercando dialogo, comprensione, spazio emotivo. Lui, invece, sembra aver scelto una modalità di chiusura: “io sono fatto così”, andare avanti come se nulla fosse, non tollerare il tuo dolore. Questa asimmetria crea inevitabilmente un rapporto sbilanciato, in cui tu ti annulli per tenere in piedi il legame mentre lui resta fermo sulle sue modalità.
Quando una persona dice “sono fatto così” sta, di fatto, mettendo un limite alla relazione... non sto dicendo che non soffra o che non abbia difficoltà, ma che non è disponibile, in questo momento, a mettersi in discussione sul piano relazionale. E senza questo, la fiducia non può ricrescere. Non perché tu non ti impegni abbastanza, ma perché la fiducia ha bisogno di due persone coinvolte nello stesso processo.
Il fatto che lui vada in terapia è positivo, ma non è sufficiente se il lavoro resta separato dalla relazione e se tu continui a non avere spazio per il tuo vissuto. La terapia di coppia non è una sconfitta, come ti è stato detto, ma uno strumento per capire se e come una relazione può essere riparata. Rifiutarla, in un contesto come questo, è un dato importante da ascoltare.Ti invito a fermarti su una domanda, senza giudicarti: quanto spazio c’è oggi per te, per il tuo dolore, per la tua sicurezza emotiva, dentro questa relazione? Perché il rischio, quando si va avanti così, è quello che descrivi già molto bene...iniziare a dubitare di se stesse, sentirsi sbagliate per il proprio bisogno di essere ascoltate.
Un percorso psicologico può aiutarti a fare chiarezza, non per decidere al posto tuo, ma per rimettere al centro te, i tuoi limiti e i tuoi bisogni, e capire se questa relazione può diventare un luogo sicuro o se ti sta chiedendo un prezzo troppo alto. Un primo colloquio può essere utile proprio per uscire dal panico e dall’ossessività e tornare a una posizione più lucida.Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa A. Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Cara utente, comprendo la tua frustrazione e la scarsa fiducia che stai provando.
Lui non è stato sincero con te, ti ha nascosto un fatto importante e sembra non essersi reso conto del dolore che ha causato.
Il fatto che non sia aperto al dialogo non aiuta.
Se una coppia comunica sui problemi può risolverli, ma se questi vengono nascosti e mascherati non si avrà mai occasione di affrontarli.
La comunicazione è il primo passo per riconoscere che un problema c'è ed affrontarlo insieme.
Non è una sconfitta chiedere aiuto a terzi ma un atto di maturità ed accettazione del fatto che talvolta da soli si è manchevoli in qualcosa, senza volerlo.
Tu hai già fatto moltissimo: lo hai perdonato, gli hai comunicato le tue sofferenze e gli hai chiesto di aprirsi con te, d'altra parte la sfiducia che provi vedendo le sue reazioni è comprensibile anche se non aiuta.
Nessuno può scegliere al posto tuo. Quello che occorre ad un certo punto è pensare al proprio benessere. Tu ti senti accolta in questa relazione? Ti senti capita, sostenuta e compresa? Chiediti di cosa hai bisogno e se quello che hai va bene per te.
Comunicare è importante e fondamentale ma la comunicazione funziona se entrambe le parti si aprono.
L'intermediario serve proprio a questo, a sostenervi mentre cercate di incontrarvi a metà strada.

Ti porgo un caro saluto
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Il fatto che il suo ragazzo non voglia venir in terapia con lei potrebbe esser già indice del fatto che non sia intenzionato a far evolvere il rapporto nei termini da lei sperati. Nel caso, valuti la possibilità di iniziare un percorso psicologico personalmente, potrà aiutarla e farla sentire sostenuta in questo momento di grande difficoltà emotiva.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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