Salve Sono un ragazzo di 24 anni, è da un periodo molto lungo che soffro di vari spasmi nervosi in

24 risposte
Salve
Sono un ragazzo di 24 anni, è da un periodo molto lungo che soffro di vari spasmi nervosi intensi che colpiscono tutto il corpo, in particolare il petto e il braccio sinistro, quest'ultimo me lo sento molto indolenzito anche all'improvviso senza un apparente motivo. 1 o 2 anni fa per paura ho fatto un elettrocardiogramma ed è risultato perfetto senza neanche un piccolo problema il che mi ha fatto pensare come mai allora questi dolori continuano ad esserci tutt'ora. Le parti del corpo più prese di Mira sono le braccia, gambe,collo, testa petto e stomaco. Il dottore mi ha detto che soffro di ansia lieve e mi ha prescritto le Lexotan per tenere sotto controllo l'ansia e devo dire che quando le prendo mi sento bene, molti dolori si attenuano, non del tutto ma non sono più molto fastidiosi però passato l'effetto tornano peggio di prima. Io ho anche sperimentato vari attacchi di panico dove mi sento di svenire, perdere i sensi o addirittura avere un infarto. Le analisi del sangue le ho fatto due anni fa e l'unico valore un po' alto è stato il colesterolo anche se si poco, adesso nel Mese di febbraio dovrò ripetere le analisi del sangue così per controllo. La mia più grande paura è avere un infarto all'improvviso dato che c'è il rischio di prenderlo ad ogni età, voglio anche precisare che conduco uno stile di vita abbastanza sano dato che non fumo e non bevo mai apparte bevande gassate. Ogni volta che mi sento anche un piccolo dolore mi sale una paura incontrollabile. La mia domanda è questa, rischio veramente di prendere un infarto? Devo rifarmi anche un elettrocardiogramma? Ogni vostra risposta mi può essere di grande aiuto grazie
PS, le Lexotan le prendo tutt'ora non è la prima volta ma voglio smetterla di farmele prescrivere sempre perché voglio trovare una soluzione senza ricorrere per forza a farmaci.
Dott.ssa Alice Bianchi
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Cara, mi colpisce il sintomo che riporta, immagino che sia faticoso convivere con questa preoccupazione che la appesantisce.
Mi sono soffermata particolarmente sulla frase che ha scritto: rischio di poter "prendere un infarto". Mi ha catturato perché mi ha fatto pensare alla paura e mi sono domandata che cosa la stia realmente spaventando (al di la del sintomo corporeo che, forse, si sta facendo da portavoce di altre paure più inconsce). Mi sono domandata come mai si sente in un costante vissuto di allerta; forse c'è bisogno di tenere qualcosa sotto controllo? Queste però sono ipotesi e domande che emergono senza un ascolto più accurato e attendo del suo vissuto e della sua storia.
Le consiglierei di poter affiancare l'uso del farmaco con un percorso di psicoterapia; in questo modo avrà possibilità di sentirsi maggiormente attiva nella cura di come lei si sente e per poter trovare un suo spazio dove poter sentire che questa angoscia può essere contenuta.
La relazione terapeutica che potrà costruire con il professionista che eventualmente individuerà potrebbe diventare un'esperienza relazionale sicura in cui gestire insieme alcune paure.
Le auguro di trovare questo suo spazio avendo fiducia di quello che potrà accadere.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Bianchi

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Dott. Pompilio Greco
Psicologo, Psicologo clinico
Veglie
Buona sera ragazzo di 24 anni.
I sintomi che descrivi sono reali e comprensibilmente spaventosi, ma dal tuo racconto emergono caratteristiche molto tipiche di un funzionamento ansioso con attacchi di panico e forte attenzione ai segnali del corpo. In questi casi il sistema nervoso rimane in uno stato di allerta che può causare spasmi, dolori diffusi, senso di oppressione al petto e paura improvvisa di stare per svenire o avere un infarto.

Il fatto che l’elettrocardiogramma sia risultato normale e che i sintomi diminuiscano con il Lexotan è un’indicazione importante che va nella direzione ansiosa più che cardiaca. A 24 anni, con uno stile di vita sano e controlli nella norma, il rischio cardiaco è molto basso; per eventuali accertamenti è comunque corretto fare sempre riferimento al medico curante.

Il problema principale sembra essere il circolo tra sensazioni corporee e paura: più noti un segnale fisico, più aumenta l’ansia, che a sua volta intensifica i sintomi. Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere e interrompere questo meccanismo, riducendo nel tempo la necessità di ricorrere ai farmaci.
Gentile utente,
l'ansiolitico che le è stato prescritto attenua solamente la risposta emotiva all'ansia. Certamente non agisce sulla causa dell'ansia, e su questo la invito a valutare seriamente un supporto psicologico mirato.
Da quello che ci scrive, appare che le sue paure e preoccupazioni siano concentrate sulla sfera della salute. L'ansia per la salute è una forma molto comune di ansia e può manifestarsi anche con attacchi di panico.
Essere continuamente preoccupati per le proprie condizioni fisiche o avere paura che possa capitare qualcosa di brutto, come un infarto, tiene la sua mente costantemente in allerta, pronta a carpire ogni minimo sintomo e ad attivare comportamenti di sicurezza, come assumere farmaci, fare esami clinici non necessari, consultare continuamente medici o altri specialisti. E' un circolo vizioso da cui è difficile venir fuori da soli, contando sulla forza di volontà. E, di sicuro, un ansiolitico farà sentire il tutto più ovattato ma non eliminerà le vere cause dell'ansia, che sono psicologiche e legate a schemi di pensiero e a gestione emotiva disfunzionale.
L'intervento psicologico su base cognitivo-comportamentale mira a distinguere nella sua mente ciò che un sintomo reale e cosa, invece, viene ingigantito e catastrofizzato. Si lavora anche per non reagire immediatamente alla situazione ansiogena, ma di trovare comportamenti più utili e funzionali, come per esempio attendere un tempo ragionevole per capire se si tratta davvero di un sintomo importante oppure la sensazione passa velocemente.
Inoltre, sarà importante identificare gli inneschi, le situazioni, i luoghi, le persone, che di solito si collegano ai suoi attacchi d'ansia. Quasi sempre, ci sono degli schemi che si ripetono e possono essere osservati. In questo modo, si possono anticipare certe condizioni di disagio e prepararsi a gestire l'ansia con più funzionalità.
E' bene aver cura di sé stessi e monitorare la propria salute, così come è utile fare degli esami di controllo periodicamente. Ma ciò non dovrebbe essere il pensiero costante e, senza dubbio, non dovrebbe causare di per sé una sofferenza reale che è spesso quello legata alla risposta ansiogena. In altre parole, imparare a controllare la propria ansia diventa il modo migliore per eliminare i sintomi fisici.
Si affidi a uno psicologo/a. Una scelta che le porterà benefici non solo sul piano del trattamento dell'ansia ma nella qualità di vita in generale.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Federica Fagioli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile paziente,
da ciò che descrive emerge un quadro compatibile con un disturbo d'ansia o un disturbo di panico, sarebbe necessario conoscerla meglio e comprendere le cause psicologiche sottostanti a questi suoi vissuti per poterla aiutare al meglio.
Mi sento di rassicurarla sulla sua paura di avere un'infarto: i sintomi fisici che descrive sono estremamente comuni in situazioni di ansia, ma, seppur possano spaventarla molto, non sono pericolosi. L'ansia è un'emozione complessa che proviamo quando percepiamo una minaccia, che nel suo caso si delinea come la paura di avere un infarto. Nel momento in cui raggiungiamo un livello elevato di ansia il nostro corpo rilascia Adrenalina, che è la sostanza iniettata nel corpo di una persona con infarto. L'ansia non può quindi portare ad un infarto. Il problema principale, molto probabilmente, considerando la sua giovane età, lo stile di vita sano e i risultati degli esami svolti, non è connesso ad una patologia cardiaca, ma al circolo vizioso dell'ansia che la porta a fare interpretazioni catastrofiche e ad intensificare le sensazioni fisiche.
Le suggerisco di valutare un percorso psicologico nel quale poter affrontare le sue paure, se vuole resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.

Dott.ssa Federica Fagioli
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità quello che stai vivendo. Da ciò che descrivi emerge una sofferenza reale, intensa e prolungata nel tempo, che merita attenzione e ascolto, non minimizzazione.
È comprensibile che sintomi fisici così diffusi e invasivi (soprattutto quando coinvolgono petto e braccio sinistro) possano attivare una forte paura di avere un infarto o un problema grave. La paura, in questi casi, non nasce “dal nulla”, ma dal tentativo della mente di dare un senso a sensazioni corporee molto spaventose. Il fatto che gli accertamenti cardiologici siano risultati nella norma è un dato rassicurante, ma non sempre sufficiente a calmare l’ansia quando il corpo continua a “parlare” attraverso il dolore.
In questo tuo racconto, colpisce come tu descriva una connessione molto chiara tra lo stato d’ansia, gli attacchi di panico e l’intensità dei sintomi fisici, in quanto il fatto che con il Lexotan i dolori si attenuino suggerisce che il tuo corpo sia fortemente coinvolto nella gestione (o nel sovraccarico) emotivo. Tuttavia, come giustamente intuisci, il farmaco può ridurre il sintomo nel momento, ma non risolvere ciò che lo genera, ed è comprensibile il tuo desiderio di trovare una strada diversa e più duratura.
In molte persone giovani e attente alla salute, l’ansia può manifestarsi prevalentemente sul piano corporeo, attraverso tensioni muscolari, spasmi, dolori diffusi, sensazioni di svenimento o di “perdita di controllo”. Questo non rende il dolore meno reale, ma invita a chiedersi che cosa il corpo stia cercando di esprimere, soprattutto quando la paura della malattia diventa costante e totalizzante.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a esplorare più a fondo questo legame tra corpo, ansia e paura della morte improvvisa, offrendo strumenti per comprendere e contenere ciò che stai vivendo, invece di doverlo soltanto “sedare”. L’obiettivo non è convincerti razionalmente che “non ti succederà nulla”, ma aiutarti a ritrovare fiducia nel tuo corpo e a ridurre quella vigilanza continua che, alla lunga, lo mantiene in uno stato di allarme.
Il fatto che tu stia cercando risposte e voglia prenderti cura di te senza dipendere esclusivamente dai farmaci è già un segnale importante di consapevolezza e motivazione. Non sei “paurone” o ipocondriaco, stai affrontando qualcosa di complesso, che merita uno spazio dedicato.
Resto a disposizioni per ulteriori chiarimento.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Ciao,
ti ringrazio per essere riuscito a descrivere con chiarezza ciò che stai vivendo. Capisco quanto possa essere pesante e spaventoso temere che si tratti di qualcosa di grave, soprattutto quando i sintomi coinvolgono il petto e il braccio sinistro. Tuttavia, dagli esami effettuati non emergono riscontri oggettivi e, considerando anche la tua giovane età e lo stile di vita sano che conduci, non sembrano esserci attualmente elementi che indichino un rischio reale di infarto.
È più probabile che si tratti di ansia, come già diagnosticato, associata ad attacchi di panico. L’ansia, infatti, mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta costante, con ripercussioni sul corpo come spasmi muscolari, dolori diffusi, dolore toracico o parestesie, che pur essendo molto fastidiosi non sono pericolosi.
Come correttamente osservi, l’assunzione di Lexotan riduce i sintomi, confermando l’ipotesi di un’origine ansiosa; il solo approccio farmacologico però non è risolutivo nel lungo periodo. Sarebbe utile intraprendere anche un lavoro terapeutico mirato sull’ansia e sulla consapevolezza corporea, così da imparare a familiarizzare con le sensazioni che oggi vivi come pericolose e prevenire un peggioramento del quadro. Consentiti di stare definitivamente meglio!
Rimango a disposizione qualora necessitassi di ulteriori informazioni
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, effettui tutte le valutazioni mediche del caso, se come sta avvenendo la causa organica non sarà trovata perché assente le consiglio di vedere uno psicologo, poiché a quel punto questi sarebbero con tutta probabilità sintomi psicosomatici causati dall'ansia elevata e dal suo modo di vivere e gestire le emozioni.
Se vuole approfondire può valutare un primo colloquio gratuito tramite il mio profilo.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Ciao, grazie per aver confidato questa tua preoccupazione!
Da ciò che emerge dal suo racconto, mi parrebbe di capire che problematicità fisiche accertate non ce ne siano e che probabilmente la sua paura è così pervasiva da bloccarla o da avere pensieri ricorrenti. Suggerirei un percorso psicoterapeutico per capire da cosa nasce questa sua paura e per potersi dare modo di stare bene.
un saluto.
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso il suo vissuto, che sicuramente le causa sofferenza. Considerando che non vi è un'evidenza di problemi di natura medica, è deducibile che tali sintomi siano di tipo psicologico. Spesso capita che eventi di vita, vissuti o momenti ci portino a sviluppare sintomi somatici, ovvero corporei, poichè non riusciamo a trovare un metodo per gestire quanto ci accade. Detto ciò, andrebbe approfondito l'argomento, per comprendere come e quando questi sintomi sono emersi e capire se è accaduto qualcosa che ci ha colpito emotivamente in tale periodo.
Iniziare un percorso psicologico potrebbe aiutarla a riconoscere ciò e a conoscersi meglio, sviluppando strategie e capacità di gestione.
Si ricordi, il nostro corpo ci manda sempre dei segnali quando affrontiamo un momento di difficoltà, forse è quello che le sta accadendo.
Se vuole, possiamo iniziare un percorso insieme.
Sono a sua disposizione, non esiti a contattarmi.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
comprendo il suo disagio e la paura intensa che descrive: vivere a lungo in uno stato di allerta continuo è molto faticoso e comprensibilmente spaventa. Ritengo fondamentale, come primo passo di tutela, il fatto che abbia eseguito gli accertamenti medici che riportava: senza aver escluso in modo chiaro patologie organiche o condizioni rilevanti, qualsiasi lavoro psicologico rischierebbe di essere inefficace o persino controproducente. Da ciò che racconta emerge uno stato di allerta e di paura molto specifico, centrato sul corpo e sul timore che all’improvviso si verifichino eventi gravi; è significativo che lei stesso intuisca il bisogno di andare più a fondo. Esplorare le cause e le radici di questa paura e dell’angoscia sottostante potrebbe aiutarla a trovare strategie sue per stare meglio. Per quanto riguarda lo psicofarmaco, potrà senz’altro valutarne l’utilità insieme ai professionisti coinvolti: spesso serve come messa in sicurezza, come se fosse una sorta di “cordata” che sostiene nell’immediato, riducendo i sintomi e permettendo di affrontare il lavoro terapeutico con maggiore stabilità. Agisce più rapidamente e stabilizza la situazione, nel mentre la terapia lavora in profondità e nel tempo. Coniugare supporto farmacologico e percorso psicoterapeutico é spesso la scelta più efficace, perché tutela nel presente e consente un cambiamento più duraturo. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento circa la mia risposta e la saluto - dott.ssa Grasso Paola
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Capisco bene quanto questi sintomi possano spaventare e quanto la paura di stare male all’improvviso condizioni la sua quotidianità.
Per quanto riguarda i farmaci, è importante chiarire che l’aspetto farmacologico è di competenza esclusiva del medico: psicologi e psicoterapeuti non hanno titolo per indicare, modificare o sospendere terapie farmacologiche. Per questo, ogni dubbio su Lexotan, sull’uso continuativo o su eventuali controlli medici (come l’elettrocardiogramma) va affrontato direttamente con il suo medico curante.
Dal punto di vista psichico, quello che descrive è molto compatibile con un quadro ansioso con forte attivazione corporea e attacchi di panico. L’ansia può provocare spasmi muscolari, dolori diffusi, tensioni persistenti e una costante iper-attenzione ai segnali del corpo, che a loro volta alimentano la paura di eventi gravi come l’infarto. Il fatto che gli esami cardiologici siano risultati nella norma e che i sintomi migliorino con l’ansiolitico è un elemento rassicurante e frequente in questi quadri.
Il desiderio di trovare una soluzione che non sia solo farmacologica è comprensibile e condivisibile: un percorso psicologico può aiutarla a lavorare sull’ansia, sulla paura della malattia e sul circolo “sintomo–paura–controllo” che la fa stare così in allerta.
Se lo desidera può scrivermi: posso aiutarla a individuare uno psicologo nella sua zona che la accompagni ad affrontare questa problematica in modo mirato.
Un caro saluto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la ringrazio per aver scritto in modo così dettagliato, perché dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa situazione la stia spaventando e quanto stia incidendo sulla sua serenità quotidiana. Vivere per mesi o anni con sintomi fisici intensi, imprevedibili e dolorosi può essere davvero logorante, soprattutto quando coinvolgono zone del corpo che vengono facilmente associate a pericoli gravi come il cuore. La sua paura non è affatto strana né esagerata, è una reazione umana quando il corpo manda segnali che non si riescono a spiegare e che sembrano fuori controllo. Quello che descrive è molto coerente con un funzionamento ansioso che tende a esprimersi in modo fortemente corporeo. L’ansia, soprattutto quando si prolunga nel tempo, non si manifesta solo come preoccupazione o nervosismo, ma può creare tensioni muscolari diffuse, spasmi, dolori migranti, sensazioni di oppressione al petto, fastidi al braccio, allo stomaco, al collo, fino alla testa. Il corpo resta come in uno stato di allerta continua, pronto a reagire a un pericolo che però non arriva mai davvero, e questa attivazione costante finisce per diventare essa stessa fonte di dolore. Il fatto che gli esami fatti in passato siano risultati nella norma è un elemento importante, anche se capisco bene come, col passare del tempo, il sollievo che ne aveva tratto si sia affievolito. Quando l’ansia prende il sopravvento, la mente tende a dire: e se nel frattempo fosse cambiato qualcosa, e se questa volta fosse diverso, e se stessi sottovalutando un segnale grave. Così ogni nuova fitta, ogni indolenzimento improvviso diventa una prova a favore dell’idea che ci sia un rischio imminente, e la paura cresce ancora di più. Gli attacchi di panico che descrive si inseriscono perfettamente in questo circolo. La sensazione di svenire, di perdere il controllo o di avere un infarto è uno degli aspetti più spaventosi dell’ansia intensa, perché arriva all’improvviso e coinvolge direttamente il corpo. In quei momenti il timore non è astratto, è reale, viscerale, e convince completamente chi lo prova che stia per accadere qualcosa di irreparabile. Il problema è che più si teme questa possibilità, più il corpo si tende e più i sintomi aumentano, rinforzando ulteriormente la paura. La sua domanda sul rischio di un infarto va letta anche alla luce di questo meccanismo. Dal punto di vista psicologico, ciò che appare centrale non è tanto il pericolo reale, quanto il fatto che la sua mente sia diventata iperfocalizzata sul corpo e sul cuore in particolare. Ogni segnale viene monitorato, amplificato e interpretato come minaccioso. Questo controllo continuo, invece di proteggere, mantiene l’ansia e fa sì che i sintomi non si spengano mai del tutto. È molto significativo che lei dica di voler trovare una soluzione che non sia basata solo sull’intervento immediato per calmare i sintomi. Questo indica una parte di lei che desidera capire cosa le sta succedendo e riprendere fiducia nel proprio corpo. Il lavoro psicologico, in questi casi, non consiste nel convincersi a forza che non succederà nulla, ma nel ridurre gradualmente la paura delle sensazioni fisiche, imparando a riconoscerle per quello che sono e a non reagire ogni volta come se fossero un’emergenza vitale. Quando l’ansia viene vista come qualcosa di pericoloso da eliminare a tutti i costi, tende a diventare ancora più invasiva. Quando invece si inizia a leggerla come una reazione esagerata ma non dannosa, il corpo può lentamente uscire da quello stato di allerta cronica. Questo non avviene dall’oggi al domani, ma è un percorso che permette di spezzare il legame tra sensazione fisica e paura catastrofica. Lei è giovane, conduce uno stile di vita attento e ha già fatto controlli che non hanno evidenziato problemi. Al di là di qualsiasi valutazione medica che spetta ai professionisti che la seguono, dal punto di vista psicologico il quadro che descrive parla soprattutto di un sistema nervoso sotto pressione da molto tempo. Prendersi cura di questo aspetto, con continuità e senza giudicarsi per la paura che prova, può fare una grande differenza nella qualità della sua vita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
da ciò che descrive emerge un quadro molto coerente con una sintomatologia ansiosa con attacchi di panico e forte iperattenzione ai segnali corporei.

Gli spasmi muscolari diffusi, i dolori migranti (petto, braccia, collo, stomaco), la sensazione di indolenzimento improvviso, insieme alla paura intensa di svenire o avere un infarto, sono manifestazioni molto frequenti dell’ansia, soprattutto quando è presente una costante paura per la salute. Il fatto che l’elettrocardiogramma sia risultato perfettamente nella norma e che lei abbia 24 anni, non fumi, non beva e conduca uno stile di vita sano, riduce in modo significativo il rischio cardiovascolare.

Un elemento importante è che i sintomi migliorano con il Lexotan: questo non indica che ci sia un problema cardiaco “coperto” dal farmaco, ma piuttosto conferma che l’ansia ha un ruolo centrale. Le benzodiazepine, però, agiscono solo sul sintomo e per un tempo limitato: quando l’effetto svanisce, l’ansia torna spesso più intensa, creando un circolo vizioso che lei stesso sta notando.

Per quanto riguarda la sua domanda diretta: con i dati che riporta, il rischio di infarto appare molto basso. La paura che “possa succedere a qualsiasi età” è comprensibile, ma quando diventa costante e sproporzionata rispetto ai dati clinici, rientra in una forma di ansia di tipo ipocondriaco, che amplifica ogni minima sensazione corporea. Ripetere l’elettrocardiogramma può avere senso solo se indicato dal medico curante per nuovi sintomi oggettivi; farlo ripetutamente solo per rassicurarsi rischia invece di alimentare ulteriormente l’ansia.

Il suo desiderio di trovare una soluzione senza dipendere dai farmaci è assolutamente condivisibile. In questi casi, un percorso psicoterapeutico, in particolare di orientamento cognitivo-comportamentale, aiuta a lavorare sulle paure legate al corpo, sulla gestione dell’ansia e degli attacchi di panico, e a interrompere il circolo “sensazione → paura → sintomo”.

Il consiglio è quindi quello di approfondire la situazione con uno specialista della salute mentale, per affrontare la causa del problema e non solo i suoi effetti.

Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. L'unico rischio tangibile che possiamo ipotizzare è che la sua salute mentale ne risenta. Oltre alla terapia farmacologica che è fondamentale nel trattamento di sintomi come quelli che riferisce, le suggerirei di non trascurare la parte psicologica che mantiene la sintomatologia ansiosa. Prendersi cura della sua salute psicologica le potrebbe consentire di raggiungere una condizione di benessere, di vivere la sua vita, non lasciando a queste paure intrusive di prendere il sopravvento. Se ad ogni dolore si allarma, posso immaginare quanto questo risulti faticoso nella sua quotidianità.
A volte chi ha paura di mor**re è perchè non sente di aver vissuto ancor abbastanza e come voleva. Allora pensiamo a questo, a cosa le serve per vivere una vita degna di essere vissuta lasciando che queste paure invalidanti rimangano molto lontane.
Sono a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Orzi
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Gentile utente,
da ciò che descrive, i sintomi corporei e la paura intensa che li accompagna sono compatibili con un quadro ansioso associato ad attacchi di panico, già in parte riconosciuto anche dai medici che l’hanno seguita. Il fatto che gli esami cardiologici siano risultati nella norma e che i sintomi si attenuino con l’assunzione di ansiolitici va nella direzione di un coinvolgimento importante dell’ansia sul piano somatico.

Questo non significa che “sia tutto nella testa”, ma che l’ansia può manifestarsi in modo molto intenso attraverso il corpo, generando sensazioni reali e spaventose, soprattutto quando l’attenzione è costantemente focalizzata sui segnali fisici. La paura dell’infarto, in questi casi, tende ad alimentare un circolo vizioso che amplifica ulteriormente i sintomi.

Per quanto riguarda gli accertamenti medici, è sempre corretto seguire le indicazioni del proprio medico curante; tuttavia, in assenza di segnali clinici specifici, ripetere esami solo per rassicurarsi spesso non risolve il problema a lungo termine.

Se il suo obiettivo è non dipendere solo dal farmaco, un percorso psicologico mirato all’ansia e agli attacchi di panico può aiutarla a comprendere e gestire meglio i sintomi, riducendo progressivamente la paura e l’ipercontrollo corporeo.

Un caro saluto.
Veronica De Iuliis Psicologa
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buonasera, capisco profondamente lo stato di allerta costante in cui ti trovi. Quello che descrivi — spasmi, indolenzimento al braccio sinistro e oppressione al petto — è il linguaggio con cui il tuo corpo sta manifestando un'ansia che, contrariamente a quanto ti è stato detto, non sembra affatto 'lieve' nel suo impatto fisico.

Dal punto di vista clinico, se l'elettrocardiogramma è risultato perfetto, il tuo cuore è sano. Tuttavia, il tuo sistema nervoso sta inviando segnali di pericolo (i conati, i dolori, la paura dell'infarto) perché si trova in uno stato di 'iper-attivazione'. Il farmaco che assumi agisce come un silenziatore: spegne il sintomo per qualche ora, ma non scioglie il nodo che lo genera. Ecco perché, svanito l'effetto, i dolori tornano più forti di prima.

Nella mia esperienza di oltre trent'anni come psicologa clinica e specializzanda in Psicoterapia Bioenergetica, lavoro proprio sulle 'corazze muscolari'. Quando proviamo ansia, il petto e il diaframma si contraggono; se questa contrazione diventa cronica, il corpo produce dolori che imitano quelli cardiaci, alimentando il circolo vizioso della paura.

Il tuo desiderio di trovare una soluzione senza ricorrere sempre ai farmaci è un segnale di grande salute e vitalità. È possibile intervenire attraverso:

Alfabetizzazione Emotiva: Imparare a dare un nome a ciò che senti prima che diventi uno spasmo.

Riprogrammazione dei Vissuti: Attraverso l'Ipnoterapia Dinamica e tecniche di rilassamento profondo, possiamo insegnare al tuo sistema nervoso che non sei in pericolo.

Lavoro sul Corpo: Sciogliere fisicamente le tensioni del petto e delle braccia per permettere all'energia di tornare a circolare liberamente.

Non hai bisogno di un nuovo elettrocardiogramma se i medici lo escludono, ma di iniziare a 'leggere' il tuo corpo in modo nuovo. Si può uscire da questo panico e tornare a sentirsi sicuri dentro la propria pelle.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, credo che una delle scelte che possa fare sia quella di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da apprendere strumenti per mettere in atto nei confronti di questi pensieri.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buon pomeriggio, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Capisco profondamente lo stato di angoscia in cui ti trovi. Quando il corpo lancia segnali così forti, come gli spasmi e il dolore al braccio, la mente tende immediatamente a ipotizzare lo scenario più catastrofico, come l'infarto. È un meccanismo di difesa, ma nel tuo caso è diventato un cortocircuito che ti impedisce di vivere serenamente.
Il fatto che il tuo elettrocardiogramma fosse perfetto e che i sintomi si attenuino con il Lexotan è un dato clinico fondamentale. Se ci fosse un problema meccanico o strutturale al cuore, un ansiolitico non avrebbe alcun potere sul dolore. Il Lexotan agisce sul sistema nervoso centrale, "calmando" i segnali di allarme che il tuo cervello invia al corpo. Se il farmaco funziona, significa che l'origine del dolore non è il cuore, ma la tensione nervosa.
Quello che descrivi è un classico quadro di somatizzazione da ansia e attacchi di panico. Quando sei in ansia, i tuoi muscoli sono costantemente contratti, anche se non te ne accorgi. Questa contrazione cronica dei muscoli intercostali e pettorali provoca dolori che mimano quelli cardiaci, e la tensione sul collo può facilmente irradiarsi al braccio sinistro, facendolo sentire pesante o indolenzito. Gli spasmi che senti in tutto il corpo sono invece piccole scariche del sistema nervoso che è "sovraccarico" di adrenalina.
Hai 24 anni, non fumi, non bevi e conduci una vita sana: statisticamente e clinicamente, il rischio di un infarto è estremamente basso, specialmente con un ECG già risultato nella norma. Fare le analisi del sangue a febbraio è un'ottima mossa per rassicurarti sul colesterolo e sulla tua salute generale, ma non è necessario continuare a ripetere esami cardiologici se il medico curante non vede nuovi segnali d'allarme. Il rischio reale, nel tuo caso, non è fisico, ma è quello di rimanere intrappolato in un circolo vizioso di paura che limita la tua giovinezza.
Il Lexotan è un supporto temporaneo, ma come hai giustamente notato, quando l'effetto svanisce il problema torna, a volte anche più forte. Questo accade perché il farmaco silenzia il sintomo ma non ne cura la causa psicologica. La tua voglia di smettere di ricorrere ai farmaci è un segnale di grande forza e salute: indica che vuoi riprendere il controllo della tua vita.
Il mio consiglio è quello di affiancare ai controlli medici di routine un percorso psicologico. Imparare a riconoscere l'attacco di panico nel momento in cui nasce ti permetterebbe di non spaventarti più davanti a una fitta al petto, spezzando il cerchio della paura. Il tuo corpo non è tuo nemico, sta solo cercando di comunicarti uno stress che non riesce più a contenere.
Dott. Alessandro D'Addazio
Psicologo, Psicologo clinico
San Benedetto del Tronto
Buongiorno. Credo che un percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto, poiché potrebbe consentirle di costruirsi tutti gli strumenti utili per contrastare i sintomi ansiosi di cui parla e la paura di avere un infarto.
Qualora lo desiderasse, mi rendo disponibile per un colloquio.
Dott.ssa Rosalia Anselmo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge quanto questi sintomi siano per lei fonte di forte preoccupazione. Il fatto che abbia già effettuato controlli medici con esiti rassicuranti e che i farmaci ansiolitici riducano in parte i disturbi è un elemento importante.
Tuttavia, a distanza non è possibile stabilire se vi sia un rischio medico: per questo, se il timore dell’infarto persiste, è corretto confrontarsi nuovamente con il suo medico curante per valutare eventuali ulteriori accertamenti, data la tempistica degli ultimi, risalenti a 1 o 2 anni fa.
Colpisce anche il legame che lei descrive tra i dolori fisici, la paura intensa e lo stato di tensione che ne sussegue. Tale stato di tensione può perdurare un pò nel tempo. Un percorso con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi e a trovare strategie per gestire l’ansia senza affidarsi solo ai farmaci.
La capacità di osservazione dell'insorgenza della sintomatologia da lei descritta unita al desiderio di cercare una soluzione non esclusivamente farmacologica è un segnale positivo di attenzione verso di sé. Con il giusto supporto è possibile migliorare la qualità della vita e capire come sviluppare delle strategie per non incorrere troppo rapidamente, ai pensieri di cui fa riferimento. Le auguro di trovare la strada migliore per ottenere delle risposte e munirsi di strumenti utili alla gestione di questi momenti.
Resto a disposizione.
Cordiali saluti,
Rosalia Anselmo
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Salve,
da quello che racconta emerge una dinamica piuttosto chiara: le sensazioni corporee diventano immediatamente il centro dell’attenzione e vengono lette come segnali di pericolo imminente. Non è tanto il dolore in sé a creare il problema, quanto il modo in cui ogni minima variazione del corpo viene vissuta come una minaccia.

Il fatto che gli esami fatti in passato siano risultati nella norma e che i sintomi si attenuino con l’ansiolitico suggerisce che il nodo principale non sia cardiaco, ma legato a uno stato di allerta costante. In questa condizione il corpo viene continuamente “scansionato”, e più lo si controlla, più restituisce sensazioni disturbanti.

La questione allora non è rifare esami per sentirsi tranquilli — perché l’effetto sarebbe solo temporaneo — ma capire perché oggi il suo corpo è diventato il luogo privilegiato della paura. È su questo che avrebbe senso lavorare, se l’obiettivo è smettere di rincorrere rassicurazioni e farmaci e trovare una soluzione più stabile.
Buon pomeriggio,
dalla sua descrizione emerge uno stato di ansia che tende a esprimersi sul piano corporeo.
Il fatto che gli accertamenti cardiologici effettuati siano risultati nella norma e che i sintomi si attenuino con l’assunzione di ansiolitici è un elemento coerente con una componente ansiosa piuttosto che con una problematica cardiaca.
Per gli aspetti medici è sempre corretto continuare a confrontarsi con il proprio medico curante, che potrà valutare se siano necessari ulteriori controlli. Parallelamente, però, il nucleo della sofferenza che descrive sembra legato alla difficoltà di gestire l’ansia e i pensieri catastrofici che si attivano a partire dalle sensazioni fisiche.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi, a ridurre l’ipercontrollo del corpo e a interrompere il circolo paura–sintomo–paura. Anche pratiche come la mindfulness, se guidate da professionisti, possono essere utili per imparare a riconoscere le sensazioni corporee senza viverle come minacciose e per gestire l’ansia in modo più stabile, riducendo, nel tempo, il bisogno di ricorrere ai farmaci.
Un caro saluto, PR.
Gentilissimo, buongiorno.
La ringrazio per la condivisione.
Avere obiettivi chiari per il futuro è già un ottimo punto di partenza che la porterà lontano, come ad esempio il voler smettere di usare il lexotan, per risolvere gli attacchi di ansia e panico.
Riguardo agli attacchi di panico, seppur terribili e invalidanti, non sono mai causa immediata di un infarto o complicanze cardiovascolari.
Grazie ai controlli medici e alle analisi, che confermano la sua buona salute, ora può valutare di iniziare un percorso di sostegno psicologico, per comprendere i fattori del suo malessere.
Con me, ad esempio, attraverso le tecniche attive, potremo occuparci delle relazioni e delle emozioni. Potremo esplorare più accuratamente quelle situazioni in cui, le emozioni numerose e intense, si sommano scatenando attacchi di ansia e panico.
Inoltre, le mostrerò delle tecniche di mindfulness: la meditazione la aiuterà a stare nel qui e ora, comprendendo meglio le emozioni che la turbano e ritrovando calma ed equilibrio.
Capisco che un percorso le può richiedere un dispendio economico ma ci sono numerosi psicologi nella sua città, che come me, applicano prezzi calmierati e la possibilità di dilazionare o sospendere i pagamenti, senza interrompere il percorso di terapia.

Rimango a disposizione e le auguro il meglio
Dott. Alex Pagano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve cosa intende per periodo molto lungo ?
Mi sembra di capire che si parli di anni, in questo lasso di tempo é successo qualcosa che puó averla destabilizzata rispetto a quando non aveva questi sintomi?
Ricorda quando é stata l ultima volta che non aveva questi sintomi?
Riesce ad individuare delle potenziali cause che possono contribuire ad incrementare stati di ansia nella sua vita attuale? Relazioni? Lavoro? Università? Famiglia?
Ha mai effettuato delle sedute di fisioterapia per poter lavorare su potenziali contratture o tensioni muscolari?
Pratica qualche sport? Fa un lavoro sedentario?
Per quanto riguarda gli attacchi di panico a volte possono essere visti come dei segnali che il corpo manda per far emergere qualche problematica emotiva. Volendo usare una metafora possiamo pensare alla situazione di quando nella macchina va fuori giri il motore. Ecco magari anche in un potenziale percorso terapeutico potrebbe esplorare con un professionista le motivazioni per cui é presente questo stato di ansia persistente. Chiaramente l'aiuto farmacologico può risultare molto utile ma a volte da solo può non bastare. Vista la sua giovane età la statistica riguardo le possibilità di infarto sono molto basse ma capisco benissimo che probabilmente nei momenti in cui sente la tachicardia e i fastidi al braccio sinistro la statistica perde la sua valenza. Questo perché negli attacchi di panico i sintomi purtroppo somigliano molto a quelli dell'infarto pur avendo chiaramente origine diversa. Dal punto di vista medico fa bene a monitorare la propria salute fisica tramite qualche analisi di controllo però oltre questo le consiglio vivamente di ponderare l'idea di intraprendere un percorso psicologico così da poter condividere queste paure con qualcuno e capire anche quali possono essere le potenziali cause. A volte alcuni pazienti sperimentato questi stati di ansia durante la stesura della tesi, altri dopo l'interruzione di una relazione importante, altri dopo un lutto, altri ancora quando escono dal nucleo familiare di origine e vanno a vivere fuori. Insomma le motivazioni possono davvero essere molteplici e se oltre i sintomi vuole esplorare anche le cause, parlare con qualcuno potrebbe sicuramente portarle giovamento.

Le auguro vivamente di riuscire a ritrovare un po' di equilibrio così da poter vivere pienamente la sua età e la sua vita.
Anche se probabilmente in questo momento potrà sentirsi scoraggiato e spaventato é necessario che provi a lavorare sulle sue emozioni e i suoi pensieri. Psiche e soma sono correlati. Spesso per massimizzare gli effetti di un trattamento é necessario lavorare su ambo gli aspetti.

Un saluto, Dott Alex Pagano.

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