Domande del paziente (18)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi merita attenzione, soprattutto perché è comparso quasi dal nulla e sta peggiorando negli ultimi giorni. Anche se l’ansia può incidere molto sulla fluidità del linguaggio, è importante... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive sembra un vissuto di forte ferita relazionale e di ansia legata a un legame interrotto in modo brusco, ed è comprensibile che incontrare questa persona all’università le... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che scrive emerge una sofferenza reale e anche una buona consapevolezza: non sta solo vivendo una crisi di coppia, ma sta anche osservando con lucidità le sue dinamiche interne e... Altro
Salve, grazie in anticipo delle risposte.
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi sembra un momento di forte sofferenza e merita un support. La presenza di pensieri ricorrenti di suicidio è un segnale importante: ti consiglierei di rivolgerti al più presto a uno psicoterapeuta e, se questi pensieri sono intensi o senti di non riuscire a gestirli, anche a uno psichiatra per una valutazione complessiva. Se in questo momento senti che potresti farti del male, contatta immediatamente il 112 o il pronto soccorso più vicino.
In questa fase, una psicoterapia può aiutarti a elaborare la rottura, capire la dipendenza affettiva, lavorare sull’autostima e fare chiarezza su direzione personale e lavorativa. Se però l’ansia, l’apatia e i pensieri suicidari sono molto presenti, lo psichiatra può essere utile per valutare se serve anche un sostegno farmacologico, da affiancare al percorso psicologico.
Ti direi di non affrontarla da solo: cerca al più presto un professionista con cui parlare apertamente di tutto quello che stai vivendo, senza minimizzare.
Salve dottori,ero in una relazione con una ragazza per 4 mesi,dopo di che lei ha deciso di pinto in bianco di lasciarmi senza motivo e senza dirmelo,la incontro per strada il pomeriggio stesso e lei vedendomi cambia strada perché io volevo delucidazioni in merito,lei mi dice che non ho fatto niente di male ma non si trova più bene con me e mi ribadisce di non volere stare più con me.Da allora è iniziato il mio periodo nero ,piangevo di continuo mi mancava il respiro non riuscivo più a dormire oppure se riuscivo mi alzavo molto presto,allora ho fatto una visita psichiatrica e ho preso antidepressivi e antipsicotico e sono stato molto meglio,ora li ho sospesi perché ce la volevo fare da solo senza essere dipendente da quei farmaci ,ma ecco che dopo 6 mesi che non la vedevo la incontro nuovamente per strada e mi rifiuta ancora e ora io sto peggio,mi sento schiacciato non riesco a vivere la mia vita a pieno e la penso sempre e sto male perché non so come faccia a ignorare che io sto male dopo tanto amore che le ho dato perché fa così,sto pensando di riprendere i farmaci o fare di nuovo psicoterapia non so più che fare ditemi voi... inoltre il periodo che ci siamo lasciati quando la incontrarvo per strada inisitevo sempre nel tornare insieme e chiedere spiegazioni tanto che lei dava su tutte le furie e mi urlava tra i passanti di cui alcune persone si sono anche fermate in aiuto pensando chissà cosa volessi farle,io non capisco questo suo atteggiamento di rifiuto e mai lo capirò e fin quando non chiarisco con lei io starò sempre male e con 1000 dubbi,cosa posso fare farmaci e psicoterapia o deve passare da solo?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Una rottura improvvisa può essere molto dolorosa e riattivare sofferenza, paura e confusione; in questi casi può essere utile intraprendere un percorso psicologico per capire insieme come affrontare la situazione e trovare un modo più protettivo per stare meglio. Un supporto professionale può aiutare a orientarsi con più chiarezza e a valutare, insieme, cosa possa essere più adatto in questo momento.
Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
E' secondo voi un campanello allarmante?
Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
Sto esagerando io?
Grazie mille sin da ora
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che racconti, anche se il gesto non sembra nato con cattive intenzioni, il fatto che tu abbia detto chiaramente che non ti piace e che ti faccia male è importante. In una relazione sana i confini fisici vanno rispettati, anche quando si scherza, e il tuo fastidio merita di essere preso sul serio. Potrebbe essere utile parlarne con calma con lui, spiegandogli che per te non è un gioco se ti lascia addosso rabbia o disagio, e capire insieme come gestire questi momenti in modo diverso. Se senti che la cosa ti sta facendo stare molto male o ti lascia in dubbio, può essere utile affrontarla anche con uno psicologo, così da chiarire meglio cosa provi e come muoverti.
Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
Grazie a tutti per l’ascolto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi mi sembra un passaggio comprensibile in un percorso così lungo e importante. Dopo 13 anni di lavoro insieme, il fatto che tu senta il bisogno di più spontaneità e meno “presenza mentale” della terapia nella quotidianità è un tema che vale la pena portare in seduta.
Ti suggerirei di parlarne apertamente con la tua terapeuta, per capire insieme da dove nasce questo bisogno: se riguarda il desiderio di maggiore autonomia, una fase di stanchezza, una resistenza al confronto oppure il bisogno di ricalibrare lo spazio terapeutico.
Potreste valutare insieme se cambiare la cadenza delle sedute, fare una pausa concordata o trovare un’altra modalità più adatta a questa fase. Se tra voi c’è un rapporto di fiducia costruito in tanti anni, credo che insieme riuscirete a trovare la strada giusta.
Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.
Grazie e saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi sembra un’ansia legata soprattutto all’anticipazione, più che al viaggio in sé. Il fatto che tu riesca ad andare quando hai poco tempo per pensarci è un dato importante, e merita di essere esplorato.
Potrebbe esserti utile riprendere un percorso con uno psicoterapeuta, per capire cosa si attiva in quei giorni di attesa e trovare strategie più adatte a te. Non è detto che si tratti solo di anedonia: forse c’è un nodo più profondo che vale la pena affrontare con calma, magari collegato anche a un’esperienza di blocco più antica.
Solitudine a 29 anni
Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situazione molto dolorosa che non mi fa sta facendo vivere. È da qualche mese che mi sento solo, ho qualche amico sparso, cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi, insomma ci metto tutta la forza di volontà ma nonostante questo non riesco a creare dei legami che siano veri e duraturi. A volte mi viene voglia di mollare. Mi guardo intorno e sui social e vedo solo persone con grandi gruppi di amici che si divertono sempre e io invece qui da soli. Eppure sono una persona che davvero avrebbe molto da offrire, sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone. Mi chiedo come è possibile che io sia cosi solo. Sto insieme ad un ragazzo ma penso che la nostra storia sia finita e questo mi genera ancora piu malessere. Intanto il tempo passa, ho 29 anni, tra 10 anni ne avrò 40 e muoio con questa ansia del tempo che corre troppo veloce, sto bruciando gli anni migliori della mia vita stando in solitudine quando dovrei essere fuori a divertirmi a bere con grandi compagnie o comunque un gruppetto di amici che mi capiscono. Per me una sera dopo lavoro passata senza amici o con legami/relazioni è una sera persa. Ho il terrore che arrivi il weekend e non sapere cosa fare sapendo che tutti sono fuori da qualche parte. Lo so che ci vuole tempo per costruire relazioni durature e per inserirsi nei gruppi, ci sto mettendo tutta la mia forza di volontà. Non ho aggiunto che io convivo con il mio compagno da poco e peggiore decisione non potevo prendere visto che la nostra storia sta finendo. Se vivessi in centro città sarebbe migliore perché cosi potrei essere comodo per conoscere molte piu persone. Mi sembra come se poche persone sappiano quello che sono e quello che ho da offrire e questo è tremendo, soffro molto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che racconti fa pensare a una sofferenza molto profonda, e il fatto che tu stia già provando a esporti, partecipare e costruire legami dice che non sei “bloccato” per mancanza di volontà. Potrebbe essere utile parlarne con uno psicoterapeuta, per capire meglio quali sono i nodi che si attivano dentro di te quando senti solitudine, paura del tempo che passa e fatica a creare legami stabili.
A volte, dietro a questa sensazione, ci sono aspettative molto alte su cosa “dovrebbe” essere una vita sociale, oppure paure di non essere davvero visto, scelto o accolto. In terapia potresti esplorare questi blocchi con più calma e trovare strategie più adatte a te, senza colpevolizzarti e senza misurarti solo con ciò che vedi fuori.
Anche la situazione di coppia che descrivi sembra aggiungere peso a questo momento, ti consiglierei di non portarlo da solo: un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a capire meglio cosa ti manca davvero, cosa puoi costruire e quali passi sono realistici per te in questa fase.
Salve, la mia figlia, una ragazza normale ,semplice carina con uno sviluppo e una crescita adatta per ogni fase di età, senza tanti cambiamenti fino ad arrivare all età di 20 -21 anni. Nel periodo di adolescenza 14-15 anni innamoratissima di un ragazzo, poi a 18 -19 ha conosciuto un'altra ragazzo. Improvvisamente a 21 anni si è sentita attratta emotivamente da una sua amica. Sempre in quel periodo ha fatto erasmus all estero dove ha avuto un atto sessuale con una ragazza...La mie domande sono:Può essere omosessuale o bisessuale? Il cambiamento è dovuto a qualcosa? Quale è la spiegazione a tutto ciò? Ringrazio anticipatamente....Scusate un ultima cosa. Lei non mi ha parlato apertamente di tutto, sono venuta a sapere assistendo a una conversazione con la sua amica da qui ho capito che c era qualcosa. A quel punto me l ha detto. L ho ascoltata poi le ho detto intanto di vivere quello che sente poi in futuro si vedrà cosa sarà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione, ma vorrei rassicurarla sul fatto che l’orientamento sessuale, qualunque esso sia, va bene. Non è necessariamente qualcosa che va spiegato come un cambiamento improvviso: a volte una persona, nel tempo, scopre o riconosce meglio parti di sé che prima non erano ancora chiare.
La cosa più importante sembra essere che sua figlia si senta libera di vivere ciò che prova senza giudizio, e che possa sentirsi accolta anche da lei. Il fatto che lei l’abbia ascoltata con rispetto e le abbia lasciato spazio per capire con calma è molto prezioso, perché aiuta a mantenere un dialogo aperto e fiducioso.
Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da quello che racconta emerge una sofferenza molto intensa, legata non solo alla mancanza di esperienze affettive, ma anche a un senso profondo di blocco, sfiducia e paura del rifiuto. Il fatto che oggi faccia fatica ad approcciarsi, a sostenere il contatto visivo o a portare avanti un dialogo può essere il segnale di un disagio che merita attenzione, più che un limite “caratteriale” o una sua colpa.
In questi casi può essere utile un percorso psicologico, per comprendere meglio cosa si attiva dentro di lei quando entra in relazione con gli altri e lavorare gradualmente sui blocchi, sulle paure e sull’immagine di sé. Non c’è un tempo uguale per tutti, ma quando la sofferenza diventa così persistente e invalidante è importante non restare soli.
Salve. Io e il mio ragazzo stiamo insieme da due anni e mezzo, ma ora per la seconda volta ha provato a chiudere la nostra relazione. Questo è avvenuto entrambe le volte dopo un momento di incomprensione in cui diceva di sentirsi giudicato. Il fatto è che non sa darmi motivazioni “concrete” e molte cose che dice appaiono discordanti (“dobbiamo pensare al futuro perché è ora..”, “non so cosa voglio dal futuro”, poi mi parla di figli). Ha preso una settimana di tempo per riflettere su di noi, tempo che forse sta giovando più a me che a lui nonostante mi pesi non sentirlo. Mi sento positiva e sento che mi ama, magari meno di prima ma, attenendomi ai fatti più che alle sue parole (e paure), non vedo un vero distacco. Forse mi sto sbagliando.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da ciò che descrive emerge una situazione di forte ambivalenza, in cui lei sembra cogliere segnali di affetto e di legame, ma al tempo stesso vive parole e comportamenti del suo compagno come poco chiari e contraddittori. In questi casi, più che cercare una conferma immediata nelle sue parole, può essere utile osservare con calma la qualità complessiva della relazione, cercando di capire se ci sia davvero uno spazio di confronto autentico e rassicurante tra voi.
È possibile che la pausa che vi siete dati stia permettendo a lei di riflettere più serenamente, ma il punto centrale resta capire se entrambi riuscite a esprimere bisogni, paure e aspettative in modo chiaro. Se lo desidera, può essere utile anche un confronto con uno psicologo, per aiutare a leggere meglio questa fase e comprendere cosa sta accadendo nella relazione.
Buongiorno, è molto tempo che sogno una persona che per me è stata importante in passato ma tra noi non c'è stato nulla se non un'amicizia. Nei sogni alle volte siamo felici, altre c'è nostalgia, altre ancora mi consola/mi da affetto e in altre provo a dire che mi dispiace non averci dato una possibilità nel passato. Quando mi sveglio poi non ho una buona giornata e alle volte sento una sensazione di vuoto.
Questa persona non fa più parte della mia vita da molti anni. Mi date un parere in merito? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che racconta sembra parlare di un legame rimasto molto vivo dentro di lei, anche se nella realtà quella persona non fa più parte della sua vita da tempo. I sogni, in questo senso, possono riportare emozioni, desideri, nostalgie o aspetti irrisolti che forse non hanno trovato uno spazio sufficiente nella vita di allora o nel tempo successivo.
Il vuoto che sente al risveglio può essere legato proprio all’intensità di ciò che i sogni riattivano, più che alla persona in sé. Potrebbe essere utile, se lo desidera, esplorare con calma cosa rappresenti oggi per lei questa figura e cosa evochi il fatto che sia ancora così presente nei suoi sogni. Un percorso psicologico può aiutare a dare significato a questi vissuti e a comprenderne meglio l’impatto emotivo.
masturbazione a 50 anni è normale? sento questa necessita almeno 3 volte a settimana e non ho una relazione stabile . sento che il corpo ne ha bisogno e cerco di assecondarlo eppure mi sembra di essere tornato adolescente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La masturbazione a 50 anni è perfettamente normale: il desiderio sessuale non scompare con l’età e praticarla 2–3 volte alla settimana (o anche più) non è di per sé patologico.
Se la sente come bisogno fisiologico del corpo e non interferisce con il sonno, il lavoro o le relazioni, non c’è motivo di allarmarsi.
Può invece valutarne l’impatto se avverte senso di colpa, isolamento, uso di pornografia eccessivo o se la pratica diventa l’unico modo per gestire stress o emozioni difficili. In quel caso sarebbe utile approfondire e confrontarsi con uno specialista.
Buonasera,
Sono fidanzata da quasi 8 anni ed Ho scoperto sulla cronologia del suo telefono siti pornografici e di escort locali aperti… quando ho provato ad affrontarlo lui mi ha detto che era stato un suo amico ad aprire ed a contattare escort, e che lo aveva fatto con il telefono del mio ragazzo per paura che la moglie lo scoprisse. Ho insistito per farmi dire la verità ma alla fine si è concentrato sul fatto che io non credendoci non mi fido di lui… io in realtà adesso verso di lui ho mancanza di fiducia.. che devo fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, comprendo il suo disagio: trovare tracce di contatti con siti pornografici o escort può ferire profondamente la fiducia anche se non ci sono prove di un incontro fisico. È importante dirsi con chiarezza cosa si è sentita tradita, quale comportamento del partner l’ha ferita e cosa servirebbe per ricostruire fiducia.
Le suggerisco di parlarne in un momento calmo usando frasi in prima persona (es. “Io mi sento…”) per spiegare il suo vissuto e chiedere risposte concrete sul comportamento futuro; se preferisce, può preparare prima i punti che vuole chiarire (spiegazioni, limiti condivisi, trasparenza).
Al di là che la versione sull’amico sia vera o no, resta centrale il fatto che lei si è sentita ferita e insicura: è su questo che vale la pena concentrare il confronto, chiedendo al partner come intende dimostrare concretamente rispetto e coerenza d’ora in poi.
Se la situazione le provoca sofferenza ripetuta, ansia o difficoltà a decidere, può essere utile parlarne con uno psicologo per avere uno spazio sicuro dove elaborare le emozioni e valutare passi concreti per la relazione.
Buonasera, avevo già scritto in passato. Spiego brevemente la situazione. Ho 27 anni sono fidanzato da circa 6 anni con una ragazza mia coetanea, ma da circa 3 anni la nostra relazione è in stallo a causa della scoperta da parte sua di alcune chat avvenute tra me ed una collega universitaria per un progetto durato un mese. Nonostante abbia interrotto i rapporti e la relazione è andata avanti con il tentativo da parte mia di essere più aperto nei suoi confronti, sembra che la nostra vita sia ferma a quell'episodio, non facciamo altro che parlarne e rileggere quelle conversazioni. La mia ragazza dice che l'unico modo per andare avanti sarebbe quello di leggere quelle chat con l'aiuto di un professionista e capire realmente il significato dietro quei messaggi. Mi chiedo se questa cosa è plausibile e se c'è qualcuno/na che possa aiutarci, magari leggendo quelle chat anche durante le sedute terapeutiche. Purtroppo abbiamo fatti già diversi tentativi anche di terapia che sono stati vani
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, quello che descrivete può essere affrontato in terapia di coppia, soprattutto se il punto non è solo “cosa c’era scritto”, ma il significato che quelle chat hanno avuto per la fiducia e per il legame. In terapia, più che leggere parola per parola in modo investigativo, di solito si lavora sul contesto, sulle intenzioni percepite, sui vissuti di entrambi e su come ricostruire una comunicazione più sicura.
Leggere le chat insieme a un professionista può essere plausibile, ma dipende dal terapeuta e dall’obiettivo clinico: non tutti impostano il lavoro così, e non sempre è utile fare una lettura letterale seduta per seduta. Spesso il focus migliore è capire che cosa ha rappresentato quel contatto, come ha inciso sulla relazione e se ci sono margini reali per ricostruire fiducia e intimità.
Salve, sono 4 anni che sto insieme a un uomo separato con una figlia. Da un anno non abbiamo rapporti sessuali perché io ho avuto problemi di ciclo ma anche problemi emotivo con lui. Non mi sento vista, ne quando siamo a cena e lui sta davanti al telefono, ne quando la madre (che nn mi conosce) ha voluto partecipare a un evento con la ex nuora, il figlio e la nipote e lui non si è minimamente opposto. Invalidando il mio dolore con "si spreca meno energie facendo così". Stessa risposta che ritrovo dopo più di un anno (dopo terapia mia personale, terapia di coppia, dopo tanti litigi dove ho capito il suo analfabetismo emotivo), oggi, davanti a un esigenza lavorativa dove sarebbe stata reintrodotta la sua ex moglie pubblicamente (e questa donna non lavora dove lavoriamo noi). Sono crollata e ho pianto davanti a lui, lui ha visto il mio dolore, ha detto di averlo capito ma c'è sempre il suo "non so che fare, e fare niente è la scelta meno dolorosa". Per lui. Io sto soffrendo tanto per questo suo atteggiamento e gli ho scritto un messaggio dicendo che nn scegliendo me (ancora) era lui che perdeva me. Lui non ha risposto e a lavoro mi evita (è passato solo un giorno) io voglio dargli il tempo per riflettere, capire...ma non ce la faccio, mi sono messa a piangere per i corridoi del lavoro. Vorrei capire cosa fare. Se sono stata cattiva, egoista, frettolosa. Abbiamo entrambi quasi 50 anni...ed entrambi veniamo da famiglie disfunzionali...e io vorrei solo avere qualche strumento per capire cosa mi sta succedendo (sono dipendente?) e cosa potrei fare. Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, da quello che racconta sembra che il dolore non riguardi solo l’episodio iniziale, ma soprattutto il sentirsi non vista, non scelta e poco tutelata nella relazione; il fatto che lei stia male, pianga e senta di aver perso il centro non significa automaticamente che sia cattiva o egoista, ma può indicare che questa relazione sta toccando bisogni molto profondi di riconoscimento e sicurezza. Da quello che scrive, la ferita sembra alimentata da una ripetizione: lei prova a chiedere presenza e protezione, ma dall’altro lato riceve distanza, minimizzazione o passività; quando questo succede per molto tempo, è facile restare agganciati alla speranza che l’altro finalmente capisca e cambi, e questo può somigliare a una forma di dipendenza affettiva o, comunque, a un investimento emotivo molto forte sul legame. Il messaggio che ha inviato non mi sembra cattivo, ma piuttosto un messaggio di limite scritto nel momento in cui il dolore è diventato troppo; il punto non è tanto se sia stato troppo frettoloso, quanto se dentro di lei c’è ancora spazio per verificare, in modo concreto, se lui è disposto a prendersi una responsabilità reale nel rapporto. In questo momento può essere utile fermarsi un attimo dal rincorrere spiegazioni immediate e chiedersi se si sente amata, se si sente rispettata e se questa relazione le permette di stare bene davvero; se la risposta resta no, il problema non è solo l’episodio iniziale, ma una struttura relazionale che continua a farla soffrire. Può rispondere in modo semplice e fermo così: “Capisco che per te questa situazione sia difficile, ma io ho bisogno di sentirmi scelta, vista e rispettata. Non riesco a stare in una relazione in cui il mio dolore viene minimizzato o in cui mi sento messa da parte. Se c’è uno spazio reale per capire insieme come andare avanti, sono disponibile; altrimenti ho bisogno di proteggermi.”. In ogni caso, dato quanto questa situazione la sta facendo soffrire, potrebbe essere importante anche rivolgersi a uno psicoterapeuta, così da avere uno spazio personale in cui chiarire meglio cosa le sta accadendo e capire con più lucidità cosa desidera davvero da questa relazione.
sono bloccato in domande autoreferenziali e ho paura di non riuscire più a concentrarmi e di essere dentro a loop mentali:
ho bisogno di sapere se può andare il mio atto di etichettare queste domande ed etichettare anche l'atto stesso di etichettare (autoetichettatura) dicendo appunto "questo" (inteso come l'atto stesso di etichettare) e "quello" (inteso come l'atto precedente riflessivo) sono due atti, così facendo libero energia e disinnesco i due atti così da poter liberare il campo per innescare X (o lasciare avvenire altro
l'atto lo faccio col corpo e non col pensiero
Può andare per uscire dal loop o devo fare altro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive sembra un rimuginio autoreferenziale che si alimenta da solo, e il tentativo di etichettare i pensieri può essere utile solo se serve a prendere un po’ di distanza.
Se però l’etichettatura diventa un’altra analisi infinita, rischia di trasformarsi in un nuovo giro del loop.
Può quindi provare a usarla per poco tempo e poi riportarsi subito al corpo, al respiro o a un’azione concreta e semplice.
L’obiettivo non è capire tutto subito, ma interrompere la catena mentale e liberare spazio.
Spesso aiuta anche rimandare l’analisi a un momento preciso della giornata, invece di seguirla ogni volta che arriva.
Se sente che la concentrazione si sta davvero riducendo e che il blocco cresce, è importante non restare da solo con questa fatica.
In questi casi può essere molto utile rivolgersi a uno psicoterapeuta.
Uno spazio clinico può aiutarla a capire meglio cosa sta succedendo e a costruire strumenti più efficaci per uscire dal loop.
Non è un segno di debolezza, ma un modo concreto per prendersi cura di sé.
Con il giusto supporto, questi meccanismi si possono comprendere e attenuare.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…