Mio figlio 20 anni ...non esce da casa da un mese...non ha motivazioni non ha passioni particolari n

21 risposte
Mio figlio 20 anni ...non esce da casa da un mese...non ha motivazioni non ha passioni particolari non vuole fare nulla....apatico...triste...mangia poi sempre al telefono o play...preoccupata tanto...dice che non vuole parlare con uno specialista al momento..non so come muovermi ho paura che cada in depressione.Grazie a chi mi dara consiglio
Cara mamma,
è comprensibile la sua preoccupazione. L'adolescenza è una fase della vita che può essere caratterizzata da momenti di chiusura e di distanza, durante i quali per i genitori può risultare difficile sentirsi esclusi e confrontarsi con un senso di impotenza.
Nella mia esperienza clinica con gli adolescenti, quando un ragazzo o una ragazza rifiuta un aiuto, un primo passo utile può essere quello di intraprendere personalmente un percorso di consulenza psicologica. Questo può aiutare il genitore a comprendere meglio il proprio figlio e a trovare modalità più efficaci per entrare in sintonia con lui.
Spesso, quando un genitore inizia a concedersi uno spazio di ascolto e supporto, anche i figli diventano più disponibili ad aprirsi a questa possibilità.
Le rivolgo i miei più sinceri auguri per lei e per suo figlio

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Dott.ssa Barbara Gizzi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile mamma, comprendo profondamente la sua preoccupazione, il suo senso di impotenza e la paura che vede per il futuro di suo figlio. Da psicologa, voglio rassicurarla su un punto: il fatto che lei si stia attivando ora è già il primo, fondamentale passo per aiutarlo. Non si sente sola in questo; la situazione che descrive è purtroppo frequente in questa fascia d'età, ma si può affrontare.
A vent'anni, l'apatia e l'isolamento sono spesso "meccanismi di difesa". Non è pigrizia: a volte i ragazzi si bloccano perché schiacciati dall'ansia del futuro, dal confronto con gli altri o da un senso di inadeguatezza.
Visto che suo figlio al momento rifiuta lo specialista, l'intervento iniziale si sposta su di lei e sull'ambiente di casa. Ecco una guida pratica su come muoversi:
1. Cambiare la modalità di comunicazione
Quando un ragazzo si isola, i genitori tendono comprensibilmente a fare domande, spronare o mostrare ansia. Questo spesso lo fa chiudere ancora di più.
Sostituisca i "perché" con l'empatia: Invece di chiedere "Perché non esci?" o "Perché non vuoi fare nulla?", provi con: "Vedo che questo è un periodo faticoso per te. Volevo solo dirti che io ci sono, senza giudicarti".
Eviti le pressioni sul futuro: Per un po', non parli di università, lavoro o grandi progetti. Quando si è nel fondo di un tunnel, guardare la luce lontana fa solo fare un passo indietro. Resto a sua disposizione. Cordiali Saluti. Dott.ssa Barbara Gizzi
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
comprendo la sua preoccupazione. Un cambiamento come quello che descrive – isolamento, perdita di interesse, apatia e molto tempo trascorso al telefono o alla play – merita certamente attenzione, soprattutto se rappresenta una novità rispetto al suo modo abituale di essere.
A distanza non è possibile capire se si tratti di una fase transitoria o dell'inizio di una difficoltà emotiva più significativa, ma è importante non sottovalutare il disagio.
Se suo figlio al momento non desidera parlare con uno specialista, può essere utile mantenere aperto il dialogo con lui, cercando di comprendere come sta senza forzarlo o concentrarsi esclusivamente su ciò che dovrebbe fare.
Spesso, quando una persona si sente accolta e non giudicata, è più facile che possa prendere in considerazione un aiuto professionale.
Se la situazione dovesse protrarsi o peggiorare, sarebbe opportuno riproporre con delicatezza la possibilità di un colloquio psicologico. Nel frattempo, anche lei potrebbe valutare un confronto con un professionista per ricevere indicazioni su come sostenerlo nel modo più efficace.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Francesca Manzella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Salve, grazie di aver condiviso le sue preoccupazioni. Da quanto scrive si nota come da genitore Lei si preoccupi di questa fase di inattività di suo figlio.
Purtroppo da una descrizione così breve non è facile capire la reale situazione che sta attraversando suo figlio. Ciò che emerge è che Lei sia in allarme nel vedere suo figlio in questo momento di blocco o apatia, come Lei lo definisce.
Essendo maggiorenne non c'è nulla che Lei possa fare se non stare vicino, osservare e consigliare amorevolmente suo figlio. Può anche parlarne con lui spiegandogli questo suo stato d'animo e cercare di capire i motivi per cui sta in questa condizione di stallo.
Oltre a quanto Lei sta già facendo, consigliando suo figlio di rivolgersi ad un professionista, posso aggiungere che anche Lei può cercare un supporto che le consenta di affrontare queste sue paure.
Le auguro di trovare qualcuno che sia di sostegno a Lei e suo figlio nel capire cosa lui sta affrontando e come Lei può stargli vicino.
Un saluto,
Dottoressa Francesca Manzella, Psicologa-Psicoterapeuta
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentile genitore, grazie per la condivisione. Comprendo la sua preoccupazione, e soprattutto il bisogno di risposte per questa situazione delicata. Purtroppo essendo maggiorenne obbligare a fare un percorso non sarebbe possibile; quello che può continuare a fare è sostenere suo figlio e ripetergli l'importanza di ricevere aiuto.
Resto a disposizione!
saluti
AV
Dott. Samuele Antonini
Psicoterapeuta, Psicologo
Monte San Vito
Salve, comprendo profondamente la sua grande preoccupazione e la sua sensazione di impotenza, per la situazione che mi ha descritto.
La situazione che mi descrive caratterizzata da uso prolungato dei dispositivi elettronici e isolamento sociale richiede come ha ben capito una particolare attenzione. Non possono essere fatte diagnosi non conoscendo nello specifico la situazione globale. Alcuni piccoli accorgimenti che lei può tenere in considerazione, sono i seguenti:
- migliorare il più possibile la comunicazione (provando una comunicazione assertiva che significa esprimere le proprie opinioni e le proprie emozioni in modo chiaro e diretto, facendosi rispettare senza prevaricare, offendere o aggredire l'interlocutore)
- evitare di mettere pressione e sospendere il giudizio questo può piano piano portare ad una piccola apertura.
- Validare le sue emozioni e mostrarsi disponibili al dialogo quando lui si sentirà pronto, rispettare i suoi tempi.
Un ulteriore accorgimento può essere quello di non incalzare troppo con la terapia, la motivazione alla terapia è molto importante per una buona alleanza terapeutica. Tenere in considerazione anche la terapia online soprattutto per la parte iniziale, può procurargli meno ansia.
Se lo ritiene opportuno può prendere appuntamento con uno psicologo o uno psicoterapeuta che vi possa fornire della strategie personalizzate per capire come gestire certe dinamiche relazionali e come stimolarlo.
La ringrazio per la domanda.
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buonasera, se la situazione non dovesse sbloccarsi tra qualche mese potrebbe essere necessario intervenire perché non degeneri o si cristallizzi. Potrebbe parlarne col medico per una visita domiciliare o un ASO (accertamento sanitario obbligatorio) nel caso suo figlio continui a rifiutarsi di uscire
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile paziente,
capisco la Sua preoccupazione. Un mese di chiusura in casa, apatia, tristezza e scarso interesse per le attività quotidiane meritano attenzione, ma non è possibile concludere automaticamente che si tratti di una depressione.
Più che insistere subito perché veda uno specialista, può essere utile mantenere aperto il dialogo, cercando di comprendere come sta vivendo questo periodo, senza giudicarlo o pressarlo.
Se il ritiro e la mancanza di motivazione persistono, Le suggerirei di rivolgersi Lei stessa a uno psicologo per un consulto. Spesso il primo passo è aiutare i familiari a orientarsi e a trovare il modo migliore per avvicinare il ragazzo alla comprensione del proprio disagio.
Dietro questi comportamenti, più che pigrizia o mancanza di volontà, può esserci una sofferenza che ancora non riesce a esprimere.

Saluti
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Buongiorno, la sua preoccupazione è comprensibile. Un periodo di chiusura, apatia, perdita di interesse e isolamento merita attenzione, soprattutto se dura da settimane e sembra influire sulla vita quotidiana di suo figlio.
Anche se al momento non vuole rivolgersi a uno specialista, cerchi di mantenere un dialogo aperto, senza pressioni o giudizi, facendogli sentire la sua presenza e il suo interesse per come sta. Nel frattempo potrebbe essere utile che sia lei a confrontarsi con uno psicoterapeuta per ricevere indicazioni su come muoversi e su come sostenerlo nel modo più adeguato.
Spero possiate presto stare meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

quello che vive suo figlio potrebbe già essere un principio depressivo. Ne parli anche col padre, e insieme potreste andare da uno specialista, così che possa esser accolta tutta la famiglia vista la situazione di preoccupazione generale.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Laura Bova
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
buongiorno.
Capisco che quello che il senso di impotenza che Lei prova nel vedere suo figlio così e non poterlo aiutare le stia facendo molto male.
insista a stargli vicino sperando che prima o poi si apra con lei e si convinca a volersi fare aiutare, magari potrebbe provare a parlare con qualcno a lui vicino che possa avere ascendente diverso , un coetaneo , un adulto , e che possa aiutarlo ad aprirsi.
Le auguro buona fortuna
cordialmente
Dott.ssa Laura Bova
Dott. Giovanni Iacoviello
Psicoterapeuta, Psicologo
Bergamo
Buongiorno,
mi dispiace per la situazione che vive, e la notevole preoccupazione che sta provando. E' bene non spingere suo figlio ad andare da un esperto, se non lo vuole. Piuttosto si può riflettere sul fatto che può andare a un iniziale incontro se vuole, per vedere come si trova e se percepisce che può essere aiutato, ma senza vincoli di un percorso.
Riguardo al suo timore di come muoversi con suo figlio e al suo vissuto, se lo vuole può confrontarsi con un esperto, per qualche incontro di consulenza e supporto, per riflessioni e conferme su come può supportare efficacemente suo figlio nel suo attuale disagio.
Le faccio tanti auguri. Dott. Giovanni Iacoviello
Dott.ssa Raffaella Schiavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. In questi casi è importante avvicinarsi con molta delicatezza, senza forzare, ma cercando di mantenere un dialogo sereno e una presenza costante. Può essere utile osservare con calma l’andamento dei suoi ritmi quotidiani e, se possibile, proporre anche un supporto psicologico per lei o per la famiglia, così da non affrontare tutto da soli. Con il giusto clima e senza pressioni, spesso si riesce a favorire gradualmente un primo passo verso il cambiamento.
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buonasera. Posso sentire tutta l'immensa preoccupazione, l'ansia e il senso di impotenza che la stanno stringendo in una morsa in questo momento così difficile. Vedere il proprio figlio di vent'anni chiudersi in una stanza, rinunciare alla vita reale, alle relazioni e a ogni forma di passione, e vederlo scivolare in un'apatia così profonda, è un'esperienza dolorosa che comprensibilmente le mette addosso una grande paura per il suo futuro.

Il comportamento di suo figlio, questo isolarsi da un mese intero trovando rifugio unicamente nello schermo del telefono o della Playstation, non è necessariamente un segno di pigrizia o di mancanza di volontà, ma è spesso il segnale d'allarme di un blocco emotivo profondo. A vent'anni l'ingresso nel mondo degli adulti può essere percepito come un salto troppo grande, spaventoso o carico di aspettative che il ragazzo sente di non poter soddisfare. In questi casi, il ritiro sociale e l'uso continuo dei dispositivi digitali diventano uno scudo protettivo, un modo per anestetizzare la tristezza e un'angoscia che in questo momento la sua mente non riesce a gestire in altro modo. Quel guscio virtuale lo fa sentire al sicuro dal giudizio del mondo esterno e dal senso di fallimento.

Il fatto che lui rifiuti categoricamente l'aiuto di uno specialista è una reazione molto comune in questa fase, perché ammettere di aver bisogno di un terapeuta significherebbe per lui confermare a se stesso che c'è qualcosa che non va, aumentando il senso di colpa e la vergogna. Di fronte a questo muro, spingerlo o insistere troppo rischierebbe solo di farlo arroccare ancora di più nella sua posizione difensiva.

Per muovere i primi passi in questa situazione complessa, il focus deve temporaneamente spostarsi da ciò che lui non vuole fare a come voi comunicate con lui all'interno delle mura domestiche. Provi a ridefinire il contatto partendo non dal rimprovero per l'apatia o dalla fretta di trovare una soluzione, ma dalla pura condivisione emotiva. Potrebbe avvicinarsi a lui in un momento di calma, senza lo schermo di mezzo, dicendogli semplicemente che la sua non è rabbia, ma profonda preoccupazione, e che è lì per ascoltarlo senza giudicarlo, qualunque cosa stia provando, anche se si sente smarrito o senza forze. Spesso, sapere che i genitori non si aspettano una prestazione immediata ma sono pronti ad accogliere anche il fallimento o la tristezza aiuta a far scendere le prime difese.

Allo stesso tempo, dato che lui al momento non vuole andare in terapia, il passo più concreto e protettivo che lei può fare come madre è quello di chiedere un supporto psicologico per se stessa o per la coppia genitoriale. Rivolgersi a un professionista della salute mentale le permetterà di non portare da sola questo enorme peso di ansia e, soprattutto, vi fornirà gli strumenti relazionali specifici per capire come decodificare i silenzi di vostro figlio e come stimolarlo gradualmente a riaprire una fessura verso il mondo esterno. Lei non è sola in questa battaglia e, muovendosi con delicatezza e i giusti supporti, è assolutamente possibile aiutare questo ragazzo a ritrovare la chiave per uscire dalla sua stanza. Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Andrea Cerelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Colleferro
Gentile, da genitore la sua preoccupazione è comprensibile, allo stesso tempo è necessario che la motivazione al cambiamento avvenga a partire dall'interessato e in questo momento suo figlio "non vuole parlare con uno specialista"; per cui invito lei stessa rivolgersi a un collega, affinché intanto la sua legittima paura possa trovare spazio e contenimento, che potrà essere di riflesso di aiuto anche a suo figlio. In bocca al lupo.
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Queste situazioni, sempre più frequenti, sono più complesse di quello che vogliono sembrare. Mi sento di consigliarle di parlare lei direttamente con uno specialista che potrà farle domande accurate, ascoltare le sue preoccupazioni e così aiutarla al meglio a capire come muoversi. Coraggio!
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
E se si facesse aiutare lei? Anche una madre ha bisogno di essere accolta nelle sue preoccupazioni. E chissà che magari vedendo lei stare più serena, suo figlio non possa seguire il suo buon esempio...
Dott.ssa Caterina Loiacono
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. Vedere un figlio che si ritira, appare triste e privo di interessi può essere molto doloroso e far sentire impotenti. È importante considerare questi cambiamenti come un segnale di disagio che merita attenzione e ascolto. In questa fase potrebbe essere utile cercare di mantenere aperto il dialogo con lui, mostrando interesse sincero per come sta, senza forzarlo a parlare o a cambiare.
Se al momento non desidera rivolgersi a uno specialista, può essere importante continuare a proporgli questa possibilità con delicatezza, rispettando i suoi tempi.
Nel frattempo, anche lei potrebbe trovare utile confrontarsi con un professionista per ricevere sostegno in questo momento. Le auguro di poter trovare, passo dopo passo, uno spazio di incontro e di dialogo con suo figlio.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Signora,

la situazione che descrive merita certamente attenzione, soprattutto perché riferisce un cambiamento significativo nel comportamento di suo figlio: isolamento in casa da circa un mese, perdita di interesse per le attività, mancanza di motivazione, tristezza e tendenza a trascorrere gran parte del tempo al telefono o alla playstation.

È importante sapere che questi segnali non indicano necessariamente una depressione, ma possono rappresentare un momento di disagio psicologico che può avere diverse cause. A 20 anni i ragazzi possono attraversare periodi di forte difficoltà legati a cambiamenti personali, delusioni affettive, problemi universitari o lavorativi, incertezze sul futuro, bassa autostima, ansia o stress emotivo. Talvolta il ritiro sociale e l'uso intenso di dispositivi digitali diventano una modalità per evitare situazioni che generano sofferenza o disagio.

Il fatto che al momento rifiuti l'idea di parlare con uno specialista non è insolito. In questi casi è generalmente più utile evitare pressioni eccessive, che potrebbero aumentare la sua chiusura. Può essere invece utile mantenere un dialogo aperto e non giudicante, mostrando interesse per come si sente piuttosto che concentrarsi esclusivamente su ciò che non fa. Frasi come "Mi sembri in difficoltà e mi preoccupo per te" risultano spesso più efficaci di richieste insistenti a cambiare comportamento.

Osservi inoltre alcuni aspetti importanti: eventuali alterazioni del sonno, cambiamenti significativi dell'appetito, trascuratezza personale, sentimenti di inutilità, forte irritabilità o affermazioni legate alla mancanza di speranza. Qualora fossero presenti, sarebbe opportuno richiedere una valutazione professionale con maggiore tempestività.

Anche se suo figlio non desidera intraprendere un percorso psicologico, potrebbe essere molto utile che sia lei stessa a confrontarsi con uno psicologo. Questo le permetterebbe di comprendere meglio la situazione, ricevere indicazioni su come relazionarsi con lui e valutare eventuali strategie per favorire una futura richiesta di aiuto da parte sua.

Le consiglio pertanto di approfondire la situazione con uno specialista, così da poter valutare correttamente il significato di questi comportamenti e individuare il modo più adeguato per intervenire.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Sara Lanzanova
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gozzano
buonasera,sarebbe importante capire se è successo qualcosa in particolare un mese fa ovvero quando è iniziato a chiudersi in casa o se questa chiusura è la somma di vari fattori. quando ci si chiude in se stessi e si riduce la scuola, o il lavoro, le amicizie, le proprie passioni ci possono essere molte cause diverse, può essere una situazione temporanea di fronte a un periodo difficile ma può diventare una situazione che merita attenzione se si prolunga nel tempo e o e emergono altri sintomi preoccupanti. direi che sarebbe utile consigliargli di chiedere aiuto a uno psicologo coì da esplorare l 'origine di questo disagio e ritrovare un maggior benessere
Dott. Tommaso Mangiò
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Brescia
Buongiorno, potrebbe forse iniziare a provare ad interessarsi a quelle attività che suo figlio sta facendo, anche se le possono comprensibilmente apparire poco significative: che cosa guarda al telefono? a cosa gioca alla playstation? Spesso, anche nei videogames, c'è un mondo da scoprire che comunica molto della persona che ci gioca. In secondo luogo, le sue preoccupazioni di genitore sono importanti, perché non provare ad approfondirle con uno psicologo? Al di là dei consigli che potrebbe darle per aiutare suo figlio, a volte, se una persona vicina si mette in discussione, iniziando lei stessa una consulenza, questo funziona già di per sé come potente stimolo indiretto sulla persona che invece non sembra avere spinta al cambiamento.

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