Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La se

21 risposte
Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente ... quali pensieri Le impediscono di avvicinarsi ad una ragazza? Questi pensieri sono reali o immaginari? Ha ansie, preoccupazioni, paure? Queste paure sono reali? Sembra che Lei sia in un vortice di pensieri negativi che La ostacolano nelle relazioni sociali. Quanta importanza da a questi pensieri? Ascolti il suo corpo, le sue emozioni e NON la sua mente. Ricordi che, il più delle volte, ciò che pensiamo non succederà ma questo ci crea un ostacolo insuperabile. Lasci andare i suoi pensieri e provi ad agire e dimostri a sè stesso che può fare tutto ciò che vuole. Grazie.

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Dott.ssa Anna Maria Gioia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Quello che racconta non mi sembra affatto una banalità. Anzi, il bisogno di amare ed essere amati è uno dei bisogni più profondi dell’essere umano, e quando ci si sente esclusi da questa possibilità si può arrivare a vivere un dolore molto intenso, fatto di solitudine, confronto continuo con gli altri e senso di inadeguatezza.
Sembra che nel tempo si sia consolidata in lei un’immagine di sé come “non abbastanza”: non abbastanza interessante, non abbastanza scelto, non abbastanza degno di essere amato. Quando questi vissuti si radicano profondamente, spesso la persona finisce per aspettarsi il rifiuto ancora prima che accada davvero, e questo porta lentamente a bloccarsi, evitare, trattenersi, proteggersi dal rischio di soffrire. È un meccanismo comprensibile, ma che alla lunga rischia di confermare proprio quell’immagine negativa di sé da cui tutto parte.
Più che concentrarsi esclusivamente sul “trovare una ragazza”, credo potrebbe essere importante iniziare un lavoro di comprensione e cura di questi vissuti: provare a capire da dove nascono questa sensazione di non essere abbastanza, questa paura del rifiuto, questa convinzione così radicata di essere “il problema”. Spesso queste percezioni hanno origini profonde e antiche, che non riguardano soltanto le relazioni sentimentali ma il modo in cui si è imparato a guardare sé stessi nel tempo.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla proprio in questo: non a “insegnarle delle tecniche” per piacere agli altri, ma a modificare gradualmente l’immagine negativa che ha di sé e sostituirla con una narrazione più realistica, più benevola e autentica. Quando cambia il modo in cui una persona percepisce sé stessa, cambia inevitabilmente anche il modo di stare con gli altri: ci si sente meno giudicati, meno costantemente in difetto, più liberi di mostrarsi e di entrare in relazione.
Ed è spesso lì che le relazioni iniziano a diventare più reciproche, spontanee e soddisfacenti. Non perché si diventa “perfetti”, ma perché non ci si sente più costretti a partire dall’idea di non valere abbastanza per essere scelti.
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile.
quello che ha scritto non è una banalità. È una stanchezza reale, accumulata nel tempo, e merita di essere presa sul serio.
Una cosa che colpisce nel suo racconto è questa: non sta solo descrivendo l'assenza di una ragazza. Sta descrivendo un sistema che si è costruito intorno alla certezza del rifiuto; evitare di approcciarsi, evitare di affezionarsi, bloccarsi prima ancora che succeda qualcosa. È una forma di protezione, comprensibile, ma che finisce per confermare ogni volta quello che teme: che non succederà nulla. Non perché sia destinato, ma perché il meccanismo lo anticipa.
Ha anche già smontato da solo la spiegazione più semplice, l'aspetto fisico, e ha capito che il nodo è altrove. Questo è molto importante.
Voglio fermarmi un momento sull'ultima cosa che ha scritto: "certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare."
Non voglio interpretare, ma se in quei momenti il peso diventa davvero difficile da reggere, vale la pena parlarne con qualcuno, non per trovare risposte immediate, ma per non restare solo con quei pensieri.
Il blocco, l'evitamento, la sensazione cronica di non essere abbastanza, sono cose su cui un percorso psicologico può fare molto per allentare qualcosa che da soli si fa fatica a rimuovere
Dott. Giacomo Gherardini
Psicoterapeuta, Psicologo
Montevarchi
buonasera, lei dice: "tanto so già che non finirà come voglio io". Questo è il punto. Questo è il punto per poter iniziare una psicoterapia di tipo psicoanalitico. Saluti, dott. Giacomo Gherardini - Arezzo -
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Alla tua età è molto importante sentirsi riconosciuti e amabili per aprirsi a nuove relazioni sociali ed affettive. Il senso di sicurezza nelle relazioni si costruisce nel tempo e le pressioni derivanti dal confronto con gli altri non aiutano di certo, anzi possono aumentare il livello d'ansia e creare circoli viziosi disfunzionali. Credo ti possa essere di aiuto fare un percorso psicologico per comprendere da dove viene, rispetto alla tua storia personale e familiare, il vissuto di non sentirsi amabile e sentirsi inadeguato. La terapia EMDR è un trattamento molto specifico, attraverso il quale puoi elaborare le situazioni del passato che ti hanno portato a costruirti queste convinzioni negative su di te, lavorando anche sulle situazioni attivanti del presente e sugli scenari futuri cosi' da superare i blocchi difensivi.

Dott.ssa Alessandra Marra
Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro ragazzo, nella mia esperienza professionale ho trovato molte situazioni simili alla tua e posso dirti che lavorare su di te, capire cosa ti manda in blocco, quali esperienze pregresse incidono, quali contesti relazionali frequenti e quali possono aiutarti di più, aiutano a sbloccare la situazione.
Alcune volte sorrido al pensiero di quanti ragazzi ho aiutato a interagire sentimentalmente e sessualmente e mi mette il buon umore.
Non siamo mondi isolati, abbiamo bisogno degli altri e di calore e vicinanza.
Come te, ci sono ragazze lì fuori che cercano la stessa cosa.
Esci e fai più esperienza possibile della vita, guarda dentro te stesso e vedrai che tutto si sbloccherà.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. La Sua narrazione tocca un nervo scoperto e profondo: il conflitto tra il desiderio di una "casa" ideale, fatta di sole, mare e legami, e il timore che quel ritorno possa trasformarsi in una prigione emotiva. È estremamente prezioso che Lei riconosca questa ansia non come un capriccio, ma come un segnale del Suo mondo interno; la sua mente sta cercando di proteggere quella donna che, vent’anni fa, ha dovuto "fuggire" per sopravvivere e per dare a se stessa la possibilità di esistere.

Inquadrare la Sua storia attraverso il pensiero di Diego Napolitani ci permette di vedere questo possibile trasferimento non solo come un cambio di indirizzo, ma come una sfida al proprio "ambiente interno". Lei ha costruito un’identità solida al Nord, un'identità "formata" lontano dalle proiezioni soffocanti di una madre controllante e di un padre assente. La depressione che puntualmente bussa alla porta ogni volta che il ritorno si fa concreto ci suggerisce che, per la Sua psiche, quei luoghi non sono solo paesaggi splendidi, ma sono abitati dai fantasmi del passato. Il timore di "rivivere tutto" è il timore che la vicinanza fisica ai parenti possa riattivare quelle antiche dinamiche di svalutazione e controllo, annullando i progressi fatti in questi ventuno anni di autonomia.

Il paradosso che sta vivendo è comune a chi ha dovuto recidere le radici per fiorire: da un lato c'è l'ideale di una vita più dolce e meno costosa, dall'altro la paura che il "prezzo" invisibile sia la propria libertà mentale. Suo marito sembra proiettare nel Sud una pace che non ha mai trovato del tutto al Nord, mentre per Lei il Nord, pur con i suoi limiti, è stato il grembo che Le ha permesso di diventare la professionista e la madre che è oggi. Questa nuova occasione lavorativa è un invito a misurare quanto la Sua identità sia ormai "fondante": ovvero, quanto Lei sia diventata capace di abitare se stessa indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Il fatto che oggi i Suoi figli siano favorevoli e che Lei sia cresciuta emotivamente sono elementi di novità assoluta rispetto al passato. Tuttavia, l'ansia che Le toglie il sonno indica che il processo di "elaborazione del ritorno" non è ancora compiuto. Non si tratta di decidere se il posto di lavoro sia buono o meno, ma di capire se Lei si senta pronta a tornare in quei territori con una nuova corazza relazionale, capace di mantenere i confini con la famiglia d'origine senza farsi riassorbire dai vecchi ruoli di "figlia depressa".

Il mio suggerimento è di non forzare una decisione basandosi solo sulla logica dei vantaggi economici o climatici. Sarebbe opportuno ascoltare questo sonno disturbato come una richiesta della Sua parte più profonda di essere rassicurata: Lei non è più la ventenne in fuga, ma una donna di 44 anni con una storia di successo alle spalle. Prima di fare il passo, potrebbe essere utile attraversare questa soglia in uno spazio protetto, magari riprendendo un breve dialogo analitico che l'aiuti a distinguere la "città reale" in cui andrebbe a lavorare dalla "città simbolica" dei suoi traumi passati. Solo quando sentirà che la sua casa è dentro di lei, e non nelle mura che abita, il ritorno non sarà più una minaccia.

Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto una banalità, e il fatto che questa situazione la faccia soffrire così tanto fa capire quanto per lei sia importante sentirsi scelto, visto e amato.
Da ciò che racconta, il problema non sembra essere il suo aspetto fisico, ma il modo in cui negli anni ha iniziato a percepire se stesso nelle relazioni: come se partisse già dall’idea di non poter essere scelto o di non essere abbastanza.
Quando queste convinzioni diventano profonde, è facile bloccarsi, sentirsi in ansia, controllarsi troppo e perdere spontaneità nei rapporti con gli altri. E più ci si sente “inadeguati”, più si rischia di evitare o vivere con paura le situazioni relazionali.
Il fatto di non aver ancora avuto una relazione a 22 anni non definisce il suo valore né il suo futuro affettivo. Il rischio più grande è convincersi che questa sofferenza sia una condanna definitiva.
Più che cercare di forzarsi a trovare una relazione, potrebbe esserle utile lavorare sul modo in cui guarda se stesso e sul timore del rifiuto. Un percorso psicologico può aiutare molto a sentirsi più libero e autentico nelle relazioni, senza percepirsi costantemente “meno” degli altri.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi non è affatto una banalità e, soprattutto, non riguarda solo il “trovare una ragazza”. Dalle tue parole emerge una sofferenza profonda legata al sentirti “non scelto”, non abbastanza interessante o degno di essere amato. Quando queste convinzioni accompagnano una persona per tanti anni, finiscono spesso per influenzare il modo in cui si guarda, si comporta e si relaziona agli altri.

Il fatto che tu vada “in blocco” nelle interazioni, faccia fatica a mantenere il contatto visivo o tenda ad evitare il coinvolgimento emotivo non significa che tu sia sbagliato o incapace di amare. Molto spesso questi comportamenti nascono dalla paura del rifiuto, dal timore di non essere accettati o dalla convinzione di partire già sconfitti. E più ci si convince di questo, più si tende inconsapevolmente ad evitare le situazioni che potrebbero smentirlo.

Confrontarti continuamente con gli amici fidanzati aumenta inevitabilmente il senso di solitudine e di “ritardo”, ma le relazioni non seguono una tabella di marcia uguale per tutti. Il rischio, però, è che col tempo tu abbia trasformato questa esperienza in una definizione di te stesso: “sono io il problema”. Ed è proprio questo pensiero che merita attenzione, perché può alimentare bassa autostima, sfiducia e isolamento.

Da quello che racconti, non sembra mancare il desiderio di relazione, ma piuttosto la serenità nel sentirti degno di essere visto, conosciuto e scelto. E questo è qualcosa su cui si può lavorare concretamente. Imparare a stare nelle relazioni senza sentirsi continuamente giudicati, sviluppare sicurezza personale e comprendere da dove nascano queste convinzioni può fare una grande differenza.

Per questo motivo, credo che sarebbe importante approfondire ciò che stai vivendo con uno specialista, così da non affrontare tutto questo peso da solo e capire meglio le radici di queste difficoltà relazionali ed emotive.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, sarebbe utile approfondire da dove proviene la sua difficoltà a costruire una relazione di coppia, per come lei la desidera e la immagina. Inoltre con l'aiuto di uno psicologo sarebbe possibile comprendere se vi sono schemi disfunzionali e se entrano in gioco dimensioni di ansia e controllo. Può valutare una aiuto di questo tipo e togliere spazio alla rassegnazione. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott. Davide Ciccarelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,

quello che racconti non sembra affatto una banalità. Quando per tanto tempo si sente di non essere scelti, desiderati o visti davvero, il dolore non riguarda solo “non avere una ragazza”, ma qualcosa di più profondo: il dubbio di non essere abbastanza per creare un legame.

E col tempo questo dubbio rischia di diventare quasi un’identità.

Mi colpisce una cosa importante: tu dici che inizialmente pensavi fosse il tuo aspetto fisico il problema, poi hai capito che non era quello. Questo è un passaggio significativo, perché significa che in parte hai già intuito che il nodo non è semplicemente “come appari”, ma cosa succede dentro di te quando entri in relazione.

Quando descrivi il blocco — il contatto visivo che manca, la difficoltà a sostenere una conversazione, il ritirarti prima ancora di affezionarti — sembra che ci sia una forte aspettativa di fallimento già all’inizio. Come se una parte di te fosse convinta in anticipo che non verrà scelta, e quindi cercasse di proteggerti dall’eventuale rifiuto evitando davvero di esporti.

Il problema è che questa protezione, nel tempo, rischia di trasformarsi in una prigione.
Perché meno ti senti scelto, più ti chiudi.
E più ti chiudi, meno possibilità hai di vivere esperienze che possano contraddire quell’idea su di te.

C’è anche un altro aspetto molto umano: il confronto con gli altri. A 22 anni vedere gli amici in coppia mentre tu ti senti fermo può farti vivere tutto come una corsa in cui sei rimasto indietro. Ma il rischio è che ogni esperienza degli altri diventi una conferma del tuo “difetto”.

E allora la domanda smette di essere “quando arriverà una relazione?” e diventa:
“cosa c’è di sbagliato in me?”

Da quello che scrivi, però, non emerge qualcuno “vuoto” o incapace di amare. Anzi. Si sente un grande desiderio di legame, di intimità, di essere riconosciuto emotivamente. Il punto è che questo desiderio sembra intrecciato a molta paura e a un’immagine di te molto svalutata.

Quando dici “forse è così che deve andare”, lì si sente una stanchezza profonda, quasi una resa. Ma attenzione: il fatto che fino ad oggi tu non abbia avuto una relazione non significa che sei destinato a non averne mai. La mente però, quando soffre da tanto tempo, tende a trasformare il presente in una condanna definitiva.

Forse una domanda importante non è “quanto ancora durerà?”, perché nessuno può risponderti davvero. Forse la domanda è:
quanto della tua sofferenza oggi nasce dalla mancanza di esperienze, e quanto dal modo in cui guardi te stesso dentro quelle esperienze?

Perché se dentro di te c’è già l’idea di essere “non abbastanza”, ogni incontro rischia di partire in salita.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno,la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e doloroso. Da ciò che scrive emerge una sofferenza profonda, che non riguarda “semplicemente” il non aver avuto una relazione, ma il sentirsi non scelto, non abbastanza, quasi escluso da una possibilità che per lei è molto importante: amare ed essere amato.
Quello che descrive — il blocco nell’approccio, la difficoltà a sostenere una conversazione o il contatto visivo, la tendenza a evitare di affezionarsi perché “tanto finirà male” — può diventare un circolo molto faticoso: più teme il rifiuto, più tende a proteggersi evitando; ma più evita, più cresce la convinzione di non essere capace, di essere noioso o di essere “il problema”.
È importante dirle che il suo bisogno di relazione non è banale. Sentirsi amati, desiderati e scelti è un bisogno umano profondo. Allo stesso tempo, però, quando questa mancanza inizia a definire il proprio valore personale, può diventare molto dolorosa e condizionare il modo in cui ci si vede e ci si relaziona agli altri.
Non credo che il punto sia stabilire “quanto siano lunghi i suoi tempi”, ma comprendere cosa accade dentro di lei quando si avvicina a una possibile relazione: quali pensieri compaiono, quali emozioni, quali paure, quali aspettative di rifiuto o fallimento. Questo è un aspetto su cui si può lavorare, non perché lei sia “sbagliato”, ma perché forse ha costruito nel tempo una visione di sé molto severa e sfiduciata.
Le suggerirei di valutare un percorso psicologico, soprattutto se questa sensazione di grigiore, esclusione e rassegnazione la accompagna da tempo. Non per “imparare a conquistare qualcuno”, ma per tornare prima di tutto a sentirsi una persona degna di valore, presenza e amore, anche quando una relazione ancora non c’è.
In bocca al lupo e un caro saluto.
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Argenta
Buonasera! Le sue poche parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Considerato i limiti dello strumento, cercherò di offrire un piccolo contributo di pensiero. Arriva forte la paura di non sentirsi all’altezza, di non essere desiderabile e degno di amore. Come se qualunque cosa faccia, potrà riceverne solo un giudizio severo e svalutante. Questo potrebbe aiutare a dare senso al “andare in blocco” e ai sentimenti di vergogna, di inferiorità, di indegnità che così dolorosamente descrive. Avvicinarsi ad una ragazza sembra farla sentire esposto, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferito, rifiutato, abbandonato. Nessuno che la vede, la accetta e la ama per quello che è. Una trama che, per motivi che non conosciamo, sembra essere scritta “da fin troppo tempo” e registrata in profondità. Ora come allora, attiva e pronta ad essere messa in scena nelle relazioni con l’altro (le ragazze, i genitori, gli amici). Forse, mantenere le distanze oppure convincersi che “così deve andare” potrà anche attenuare i penosi vissuti che prova, ma a che prezzo?! Ho avuto l’impressione che finora abbia combattuto una battaglia dolorosa, facendo il meglio che poteva e trovando una soluzione che non deve essere demonizzata, ma compresa, accolta, analizzata. Non può farlo da solo e possiamo immaginare che queste stesse dinamiche tenderanno a riproporsi anche nella relazione con il/la terapeuta. Mi lasci avere fiducia in lei e sperare che si affidi presto ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti. È giovane, merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Marano di Napoli
Buongiorno, quello che descrive non è affatto una banalità, perché il bisogno di sentirsi scelti, accolti e amati è un bisogno umano profondo. Dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una forte consapevolezza di sé e del modo in cui vive le relazioni. Spesso, quando per tanto tempo ci si sente “non abbastanza” o si teme il rifiuto, si finisce per entrare in una sorta di blocco emotivo e relazionale che porta ad evitare il contatto, a sentirsi inadeguati e ad anticipare già un esito negativo ancora prima di conoscere davvero l’altra persona. Questo però non significa essere destinati a restare soli o avere “qualcosa che non va”. Il rischio, piuttosto, è che la paura della delusione alimenti ulteriore chiusura e confermi nel tempo le stesse convinzioni negative su di sé. Il fatto che lei riesca a parlare così apertamente del suo vissuto è già un punto importante da cui partire. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sull’autostima, sulla paura del giudizio e sulle modalità con cui entra in relazione con gli altri, senza ansia invalidante, permettendole di vivere i rapporti con meno pressione e maggiore autenticità. A 22 anni non esiste un “tempo giusto” entro cui dover aver già vissuto determinate esperienze, anche se il confronto con gli altri può farla sentire escluso o indietro. La sua sofferenza merita ascolto e attenzione, non giudizio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Raffaella Schiavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Salve, da quello che racconta emerge una sofferenza molto intensa, legata non solo alla mancanza di esperienze affettive, ma anche a un senso profondo di blocco, sfiducia e paura del rifiuto. Il fatto che oggi faccia fatica ad approcciarsi, a sostenere il contatto visivo o a portare avanti un dialogo può essere il segnale di un disagio che merita attenzione, più che un limite “caratteriale” o una sua colpa.
In questi casi può essere utile un percorso psicologico, per comprendere meglio cosa si attiva dentro di lei quando entra in relazione con gli altri e lavorare gradualmente sui blocchi, sulle paure e sull’immagine di sé. Non c’è un tempo uguale per tutti, ma quando la sofferenza diventa così persistente e invalidante è importante non restare soli.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
il tema qui riportato è molto delicato e richiederebbe di essere sviscerato all'interno di uno spazio di ascolto più ampio, che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di parlarne con un psicologo, col tempo potrà trovare risposte ai dubbi qui espressi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro ragazzo,
dal tuo messaggio si percepisce quanto la situazione la stia facendo soffrire.
L'atteggiamento di evitare le relazioni per non soffrire come lei credo già sappia da una parte la protegge ma dall'altro le impedisce di trovare ciò che più di tutto desidera. Diventa un loop, un circolo vizioso. Mi verrebbe da esortarla a correre qualche rischio e provare a vedere ciò che succede. Lei che ne pensa? La saluto e le auguro il meglio.
Dott. Raffaele Simone Scuotto
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
Sono Il Dott R.S. Scuotto psicologo e psicoterapeuta; quello che descrivi non è affatto una banalità e immagino quanto possa essere pesante sentirsi così da tanto tempo. Da ciò che racconti, però, non sembra esserci “qualcosa che non va” in te, ma piuttosto un senso di insicurezza e paura del rifiuto che col tempo ti ha portato a chiuderti sempre di più nelle relazioni.

A 22 anni non sei in ritardo, anche se oggi il confronto con gli altri può farti sentire fermo o “meno degli altri”. Quando si soffre a lungo, infatti, si rischia di guardarsi solo attraverso il filtro dell’inadeguatezza.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio questi vissuti e a lavorare sull’autostima, sull’ansia relazionale e sul modo in cui vivi i rapporti con gli altri. Se lo desideri, puoi prenotare un colloquio con me così da approfondire insieme ciò che stai vivendo.
Buongiorno
Penso che tu hai problemi di autostima, e questo ti fa essere diverso.E' opportuno che frequenti posti dove poter frequentare delle ragazze e ti sarebbe utile anche dei colloqui con uno psicoterapeuta.Per avere più consapevolezza di te.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
Dott. Stefano Romilio
Psicoterapeuta, Psicologo
San Salvo
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa che ti pesa così tanto. Quello che descrivi non è una “banalità”: è una sofferenza vera, che tocca il senso di valore personale e il bisogno profondo di sentirsi scelti.
Voglio dirti una cosa con chiarezza: non sei “difettoso” e non sei in ritardo. Quello che vivi : il blocco, l’evitamento, la paura di non essere abbastanza non parla del tuo valore, ma di una ferita che si è costruita nel tempo e che oggi ti fa proteggere te stesso evitando il rischio del rifiuto.
Il fatto che tu senta il bisogno di amare e di essere amato è un segnale di vitalità, non di mancanza. E il fatto che tu riesca a raccontarlo così bene dice che dentro di te c’è già una parte che vuole uscire da questo grigio.
Quello che stai vivendo non è un destino, è un pattern: si può comprendere, si può lavorare, e può cambiare. Non da un giorno all’altro, ma cambia.
E non devi farlo da solo: parlarne con un professionista può aiutarti a sciogliere quel blocco che oggi ti sembra insormontabile.
Tu non sei il problema. Il problema è la storia che ti sei trovato a vivere, e quella si può riscrivere.
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, queste convinzioni su di sé: "di essere noioso, di non essere abbastanza, di essere io il problema" possono portare ad una bassa autostima e incrementare una sensazione d'ansia che a lungo andare potrebbe compromettere la sua capacità di relazionarsi con gli altri. Una psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere meglio se stesso e sbloccarla sul piano relazionale, aiutandola ad amarsi e trovare dentro di sé quella sicurezza tale che la possa permettere di aprirsi al mondo esterno e farsi conoscere dagli altri.

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