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Esperienze

Sono una psicologa e psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale, con un interesse particolare per le dinamiche relazionali, le crisi di coppia, i temi dell’autostima e le difficoltà legate al lavoro. Lavoro con giovani adulti, persone con ansia e stress lavorativo, e con pazienti LGBTQIA+, in un’ottica attenta e inclusiva.

Svolgo attività di terapia online. Sono inoltre in formazione presso la scuola di specializzazione ISCRA di Modena e ho conseguito un master sulla terapia di coppia e sessuale; conosco anche lo spagnolo e posso utilizzarlo nel lavoro clinico con pazienti stranieri.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologo
  • Psicoterapia
  • Psicoterapia sistemico relazionale

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  • Colloquio psicologico

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Studio Privato Dott.ssa Raffaella Schiavone

Via Carlo Goldoni 12, Casalecchio di Reno 40033

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051 952...
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  • L

    Grazie a questo percorso sto imparando a conoscermi meglio e a gestire situazioni che prima mi sembravano insormontabili. Mi sono sentita accolta e compresa in ogni momento. La consiglio

    • Attenzione durante la visita
     • Consulenza Online colloquio individuale  • 

  • M

    La dottoressa unisce competenza professionale e sensibilità umana. La sua capacità di ascolto e l'attenzione verso il paziente si percepiscono in ogni incontro. È una professionista che ti segue con equilibrio e grande serietà, facendoti sentire davvero accolta e supportata.

    • Attenzione durante la visita
     • Studio Privato Dott.ssa Raffaella Schiavone psicoterapia individuale  • 

  • G

    Ho iniziato il mio percorso con la dott.ssa Schiavone in un momento molto delicato e non avrei potuto fare scelta migliore. È una professionista di raro spessore, capace di mettere il paziente a proprio agio sin dal primo istante grazie a un approccio estremamente empatico e accogliente.

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Efficacia del trattamento
    • Ottimo studio
    • Puntualità
     • Studio Privato Dott.ssa Raffaella Schiavone psicoterapia individuale  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 18 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sono 4 anni che sto insieme a un uomo separato con una figlia. Da un anno non abbiamo rapporti sessuali perché io ho avuto problemi di ciclo ma anche problemi emotivo con lui. Non mi sento vista, ne quando siamo a cena e lui sta davanti al telefono, ne quando la madre (che nn mi conosce) ha voluto partecipare a un evento con la ex nuora, il figlio e la nipote e lui non si è minimamente opposto. Invalidando il mio dolore con "si spreca meno energie facendo così". Stessa risposta che ritrovo dopo più di un anno (dopo terapia mia personale, terapia di coppia, dopo tanti litigi dove ho capito il suo analfabetismo emotivo), oggi, davanti a un esigenza lavorativa dove sarebbe stata reintrodotta la sua ex moglie pubblicamente (e questa donna non lavora dove lavoriamo noi). Sono crollata e ho pianto davanti a lui, lui ha visto il mio dolore, ha detto di averlo capito ma c'è sempre il suo "non so che fare, e fare niente è la scelta meno dolorosa". Per lui. Io sto soffrendo tanto per questo suo atteggiamento e gli ho scritto un messaggio dicendo che nn scegliendo me (ancora) era lui che perdeva me. Lui non ha risposto e a lavoro mi evita (è passato solo un giorno) io voglio dargli il tempo per riflettere, capire...ma non ce la faccio, mi sono messa a piangere per i corridoi del lavoro. Vorrei capire cosa fare. Se sono stata cattiva, egoista, frettolosa. Abbiamo entrambi quasi 50 anni...ed entrambi veniamo da famiglie disfunzionali...e io vorrei solo avere qualche strumento per capire cosa mi sta succedendo (sono dipendente?) e cosa potrei fare. Grazie a chi mi risponderà.

Buonasera, da quello che racconta sembra che il dolore non riguardi solo l’episodio iniziale, ma soprattutto il sentirsi non vista, non scelta e poco tutelata nella relazione; il fatto che lei stia male, pianga e senta di aver perso il centro non significa automaticamente che sia cattiva o egoista, ma può indicare che questa relazione sta toccando bisogni molto profondi di riconoscimento e sicurezza. Da quello che scrive, la ferita sembra alimentata da una ripetizione: lei prova a chiedere presenza e protezione, ma dall’altro lato riceve distanza, minimizzazione o passività; quando questo succede per molto tempo, è facile restare agganciati alla speranza che l’altro finalmente capisca e cambi, e questo può somigliare a una forma di dipendenza affettiva o, comunque, a un investimento emotivo molto forte sul legame. Il messaggio che ha inviato non mi sembra cattivo, ma piuttosto un messaggio di limite scritto nel momento in cui il dolore è diventato troppo; il punto non è tanto se sia stato troppo frettoloso, quanto se dentro di lei c’è ancora spazio per verificare, in modo concreto, se lui è disposto a prendersi una responsabilità reale nel rapporto. In questo momento può essere utile fermarsi un attimo dal rincorrere spiegazioni immediate e chiedersi se si sente amata, se si sente rispettata e se questa relazione le permette di stare bene davvero; se la risposta resta no, il problema non è solo l’episodio iniziale, ma una struttura relazionale che continua a farla soffrire. Può rispondere in modo semplice e fermo così: “Capisco che per te questa situazione sia difficile, ma io ho bisogno di sentirmi scelta, vista e rispettata. Non riesco a stare in una relazione in cui il mio dolore viene minimizzato o in cui mi sento messa da parte. Se c’è uno spazio reale per capire insieme come andare avanti, sono disponibile; altrimenti ho bisogno di proteggermi.”. In ogni caso, dato quanto questa situazione la sta facendo soffrire, potrebbe essere importante anche rivolgersi a uno psicoterapeuta, così da avere uno spazio personale in cui chiarire meglio cosa le sta accadendo e capire con più lucidità cosa desidera davvero da questa relazione.

Dott.ssa Raffaella Schiavone

sono bloccato in domande autoreferenziali e ho paura di non riuscire più a concentrarmi e di essere dentro a loop mentali:

ho bisogno di sapere se può andare il mio atto di etichettare queste domande ed etichettare anche l'atto stesso di etichettare (autoetichettatura) dicendo appunto "questo" (inteso come l'atto stesso di etichettare) e "quello" (inteso come l'atto precedente riflessivo) sono due atti, così facendo libero energia e disinnesco i due atti così da poter liberare il campo per innescare X (o lasciare avvenire altro

l'atto lo faccio col corpo e non col pensiero

Può andare per uscire dal loop o devo fare altro?

Buongiorno, quello che descrive sembra un rimuginio autoreferenziale che si alimenta da solo, e il tentativo di etichettare i pensieri può essere utile solo se serve a prendere un po’ di distanza.
Se però l’etichettatura diventa un’altra analisi infinita, rischia di trasformarsi in un nuovo giro del loop.
Può quindi provare a usarla per poco tempo e poi riportarsi subito al corpo, al respiro o a un’azione concreta e semplice.
L’obiettivo non è capire tutto subito, ma interrompere la catena mentale e liberare spazio.
Spesso aiuta anche rimandare l’analisi a un momento preciso della giornata, invece di seguirla ogni volta che arriva.
Se sente che la concentrazione si sta davvero riducendo e che il blocco cresce, è importante non restare da solo con questa fatica.
In questi casi può essere molto utile rivolgersi a uno psicoterapeuta.
Uno spazio clinico può aiutarla a capire meglio cosa sta succedendo e a costruire strumenti più efficaci per uscire dal loop.
Non è un segno di debolezza, ma un modo concreto per prendersi cura di sé.
Con il giusto supporto, questi meccanismi si possono comprendere e attenuare.

Dott.ssa Raffaella Schiavone
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