Cari dottori, avrei bisogno del vostro parere su una situazione che sta seriamente compromettendo la
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Cari dottori, avrei bisogno del vostro parere su una situazione che sta seriamente compromettendo la mia vita in questo momento. Sono una ragazza di 24 anni che studia e vive coi genitori. Mia madre e mio padre sono sposati da una vita. Da qualche tempo avevo il sospetto che mio padre non fosse sincero nei confronti di mia madre, vedendo certe cose che ricondivideva sui social, ma anche per una sensazione che non so spiegare. So che non avrei dovuto farlo e me ne pento, ma ho guardato il suo tablet personale e trovato delle chat di qualche anno fa con un’altra donna in cui si capiva che ci fossero stati degli incontri e addirittura una possibile relazione clandestina. E credo ci sia dell’altro. La cosa mi ha devastato completamente, creandomi una ferita profonda, forte malessere e crisi di ansia. Il mio mito è caduto. Mi sembra di aver subito anch’io un tradimento, perché l’uomo che credevo un punto di riferimento per certi valori, si è rivelato essere tutt’altro. Non so cosa fare. Mi sembra di aver vissuto nella menzogna. Mi sento stupida. Vivo col senso di colpa nei confronti di mia madre, non riesco a guardarla sapendo di avere informazioni che lei non ha. Provo una grande rabbia, un senso di disgusto e di odio crescente. Dovrei dirlo a mia madre? Non voglio causarle una sofferenza così grande ma allo stesso tempo penso abbia il diritto di sapere e poter scegliere della sua vita, senza sprecare ulteriori anni con chi non la rispetta. Dovrei affrontare mio padre? Sento di non poter resistere a lungo facendo finta di niente, questa cosa mi logora dentro. Mi sento così in colpa perché so di aver sbagliato e forse sarebbe stato meglio non sapere. Non riuscirò più a guardare mio padre con gli stessi occhi. Sto cercando di dimenticare ciò che ho visto ma è impossibile. Tutto ciò che pensavo della mia famiglia è un’illusione. Non riesco a ad accettarlo. Scusate per questo sfogo e grazie.
Aggiungo che sono già in terapia per altre questioni, ma al momento non mi trovo nella mia città e sono impossibilitata a vedere la mia psicoterapeuta per un po’, quindi non so bene come gestire la cosa nel frattempo.
Aggiungo che sono già in terapia per altre questioni, ma al momento non mi trovo nella mia città e sono impossibilitata a vedere la mia psicoterapeuta per un po’, quindi non so bene come gestire la cosa nel frattempo.
Se l'eventuale relazione clandestina di suo padre è finita di cosa si preoccupa? Credo sia abbastanza difficile che una moglie non si accorga o non sospetti di essere tradita (come anche un marito). Credo possa valere il detto, credo buddista, "bisogna dire sempre la verità, tranne quando non è necessaria e può far male a qualcuno" Se poi vuole approfondire e risolvere i dubbi riguardo il suo rapporto con suo padre, le consiglio di consultare uno psicoterapeuta. La Terapia Breve strategico-gestaltica risolve i problemi di relazione molto spesso in una o due sedute, trova maggiori info sul sito a mio nome.
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Buonasera, da una parte capisco il suo sgomento, ma dall'altra mi sorgono alcune domande: è proprio sicura che sua madre non sappia? Alcune volte esistono degli equilibri insondabili nelle coppie. Inoltre la invito a riflettere che ormai lei è una persona adulta a tutti gli effetti e anche se, vivendo con i genitori, riveste ancora il ruolo di figlia. Provi a immaginare questa situazione come se stesse accadendo ai genitori di una sua amica, probabilmente la vedrebbe meno grave. Se lei ha sempre avuto il "mito" di suo padre, forse non è stato un genitore tanto negativo, per il resto nessuno è perfetto e tutti abbiamo un lato nascosto. Io se fossi in lei non direi niente a nessuno e, magari, proverei a contattare la terapeuta. Anche se è fuori città avrà sicuramente un modo per contattarla. La saluto e le auguro una buona serata.
Grazie per la domanda. Ritengo che non vadano prese soluzioni affrettate. Un confronto con la sua psicoterapeuta valutando conseguenze su come affrontare la situazione credo sia la soluzione migliore. Cari saluti
Invio un breve commento.
E' certamente comprensibile lo sconcerto la difficoltà della situazione e il suo stare male. La scoperta scuote la stabilità emotiva e il dolore e la rabbia sono risposte sane a un evento traumatico. Può essere utile separare i ruoli: un cattivo partner può comunque essere un buon padre. Il tradimento riguarda la coppia, non il legame filiale.
Mi sembra cmq importante anche accettare la fine del mito: la delusione è dolorosa ma fa parte della crescita. I genitori sono umani e imperfetti.
Il suo segreto non è una colpa personale, la responsabilità della situazione è di chi ha tradito ed eviterei decisioni affrettate dettate dalla rabbia del momento.
Mi sembra fondamentale contattare il terapeuta per una seduta online o telefonica.
Valuterei di parlare prima con suo padre e piegare cosa si è scoperto e come ci si sente. Importante tutelare sua madre: rivelare la verità richiede cautela ed essere pronti a gestire le conseguenze della rottura familiare.
E' certamente comprensibile lo sconcerto la difficoltà della situazione e il suo stare male. La scoperta scuote la stabilità emotiva e il dolore e la rabbia sono risposte sane a un evento traumatico. Può essere utile separare i ruoli: un cattivo partner può comunque essere un buon padre. Il tradimento riguarda la coppia, non il legame filiale.
Mi sembra cmq importante anche accettare la fine del mito: la delusione è dolorosa ma fa parte della crescita. I genitori sono umani e imperfetti.
Il suo segreto non è una colpa personale, la responsabilità della situazione è di chi ha tradito ed eviterei decisioni affrettate dettate dalla rabbia del momento.
Mi sembra fondamentale contattare il terapeuta per una seduta online o telefonica.
Valuterei di parlare prima con suo padre e piegare cosa si è scoperto e come ci si sente. Importante tutelare sua madre: rivelare la verità richiede cautela ed essere pronti a gestire le conseguenze della rottura familiare.
Buongiorno,
quello che stai vivendo è profondamente doloroso e comprensibile. Hai scoperto qualcosa che ha messo in crisi l’immagine che avevi di tuo padre e, insieme, il senso di stabilità della tua famiglia. È naturale che emergano rabbia, delusione, senso di tradimento e anche confusione rispetto a cosa sia giusto fare.
Mi sembra importante dirti che non sei “stupida” né colpevole per ciò che provi: hai visto qualcosa che ti ha ferita e stai cercando di orientarti in una situazione complessa. Anche il senso di colpa verso tua madre parla del legame e della cura che senti per lei.
Allo stesso tempo, è una situazione che riguarda la relazione tra i tuoi genitori e non può ricadere interamente sulle tue spalle. Decidere se dire o non dire qualcosa a tua madre, o se confrontarti con tuo padre, sono passi delicati che meritano tempo, spazio e sostegno, evitando scelte dettate solo dall’urgenza emotiva del momento.
Nel frattempo, può esserti utile provare a non affrontare tutto da sola: se sei già in terapia, potresti valutare la possibilità di un colloquio online con la tua terapeuta, anche temporaneo, per avere uno spazio sicuro in cui elaborare ciò che stai vivendo e chiarire come muoverti. Intanto, prenderti cura di te – anche nelle piccole cose quotidiane – è fondamentale per reggere questo impatto emotivo.
Quello che senti ha senso. Non devi risolvere tutto subito.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
quello che stai vivendo è profondamente doloroso e comprensibile. Hai scoperto qualcosa che ha messo in crisi l’immagine che avevi di tuo padre e, insieme, il senso di stabilità della tua famiglia. È naturale che emergano rabbia, delusione, senso di tradimento e anche confusione rispetto a cosa sia giusto fare.
Mi sembra importante dirti che non sei “stupida” né colpevole per ciò che provi: hai visto qualcosa che ti ha ferita e stai cercando di orientarti in una situazione complessa. Anche il senso di colpa verso tua madre parla del legame e della cura che senti per lei.
Allo stesso tempo, è una situazione che riguarda la relazione tra i tuoi genitori e non può ricadere interamente sulle tue spalle. Decidere se dire o non dire qualcosa a tua madre, o se confrontarti con tuo padre, sono passi delicati che meritano tempo, spazio e sostegno, evitando scelte dettate solo dall’urgenza emotiva del momento.
Nel frattempo, può esserti utile provare a non affrontare tutto da sola: se sei già in terapia, potresti valutare la possibilità di un colloquio online con la tua terapeuta, anche temporaneo, per avere uno spazio sicuro in cui elaborare ciò che stai vivendo e chiarire come muoverti. Intanto, prenderti cura di te – anche nelle piccole cose quotidiane – è fondamentale per reggere questo impatto emotivo.
Quello che senti ha senso. Non devi risolvere tutto subito.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Buongiorno, mi dispiace molto per la situazione in cui si trova, in primis, vistp che ha detto di essere già in terapia, proverei almeno a fare una telefonata alla terapeuta per un confronto e magari aprire una parentesi di terapia online (se possibile). Nel frattempo, comprendo la difficoltà di gestire le situazione, ma il modo per uscirne penso sia parlarne. Può decidere se parlare direttamente a sua madre o se prima fare un passaggio con suo padre, anche se so che le è difficile. Mi permetto di dirle, però, che questa è una questione di coppia e quindi dovrebbero gestirla i suoi genitori. Il fatto che lei provi disgusto, odio e si senta tradita a sua volta ha a che fare con il rapporto tra lei e suo padre, come mai si sente tradita come una moglie? Sarebbe importante per lei riuscire a scindere la relazione di coppia dei suoi genitori e la relazione genitore-figlio che lei ha con ciascuno dei due. Spero di averle dato qualche spunto per cercare di superare la situazione, che sicuramente non è semplice nè piacevole.
Buongiorno,
quello che stai vivendo è comprensibilmente molto doloroso. Da ciò che racconti, non stai soffrendo soltanto per ciò che hai scoperto, ma anche per il crollo dell'immagine che avevi di tuo padre e, in parte, della tua famiglia. Quando una persona che consideriamo un punto di riferimento mostra aspetti che non avevamo mai immaginato, può nascere un senso di smarrimento molto profondo, quasi come se venisse meno una parte delle nostre certezze.
Mi colpisce la frase: "Mi sembra di aver subito anch'io un tradimento". È un sentimento che può emergere in situazioni come questa. Pur non essendo tu la parte direttamente coinvolta nella relazione di coppia dei tuoi genitori, la scoperta ha toccato valori, fiducia e rappresentazioni affettive che per te erano importanti. È quindi naturale che tu provi rabbia, delusione, tristezza e confusione.
Vorrei però invitarti a fare una distinzione importante. Ciò che hai scoperto riguarda innanzitutto la relazione tra tuo padre e tua madre. Tu ne sei stata coinvolta emotivamente, ma non sei responsabile delle loro scelte passate o presenti. In questo momento il rischio è che tu ti senta investita di un ruolo molto pesante: quello di custode di un segreto e, contemporaneamente, di possibile rivelatrice della verità. È un carico difficile da sostenere per chiunque.
Prima di decidere se parlare con tua madre o affrontare tuo padre, potrebbe essere utile concederti del tempo per elaborare l'impatto emotivo della scoperta. Le decisioni prese nel pieno della rabbia, del disgusto o dell'urgenza rischiano di essere guidate più dalla sofferenza del momento che da una riflessione approfondita. Inoltre, ciò che hai trovato potrebbe non rappresentare necessariamente l'intera storia della loro relazione: nelle coppie esistono dinamiche, accordi, crisi e vicende che spesso i figli non conoscono.
Questo non significa minimizzare ciò che hai visto, né suggerire di ignorarlo. Significa piuttosto riconoscere che, prima di agire, potrebbe essere importante comprendere cosa senti tu e cosa desideri fare realmente. Ad esempio, il bisogno di parlare con tuo padre potrebbe nascere non tanto dal voler fare chiarezza per tua madre, quanto dal bisogno di confrontarti con lui rispetto alla ferita che questa scoperta ha provocato in te.
Nel frattempo, cerca di non colpevolizzarti eccessivamente per aver guardato il tablet. Hai compiuto un gesto di cui dici di non essere orgogliosa, ma non è questo il nodo centrale della tua sofferenza attuale. Continuare a rimproverarti rischia soltanto di aggiungere altro dolore a una situazione già molto difficile.
Dal momento che sei già in terapia, credo che questo sia un tema importante da portare alla tua psicoterapeuta non appena ne avrai la possibilità. Se il prossimo incontro è lontano, potresti anche valutare di contattarla per capire se sia possibile un colloquio online o un confronto breve, proprio perché stai attraversando un momento particolarmente delicato.
Per ora, forse il compito più importante non è decidere immediatamente cosa fare, ma prenderti cura dello shock emotivo che questa scoperta ha generato. Hai ricevuto un'informazione che ha messo in discussione molte delle tue certezze e hai bisogno di tempo per darle un significato, senza sentirti costretta a trovare subito una soluzione.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
quello che stai vivendo è comprensibilmente molto doloroso. Da ciò che racconti, non stai soffrendo soltanto per ciò che hai scoperto, ma anche per il crollo dell'immagine che avevi di tuo padre e, in parte, della tua famiglia. Quando una persona che consideriamo un punto di riferimento mostra aspetti che non avevamo mai immaginato, può nascere un senso di smarrimento molto profondo, quasi come se venisse meno una parte delle nostre certezze.
Mi colpisce la frase: "Mi sembra di aver subito anch'io un tradimento". È un sentimento che può emergere in situazioni come questa. Pur non essendo tu la parte direttamente coinvolta nella relazione di coppia dei tuoi genitori, la scoperta ha toccato valori, fiducia e rappresentazioni affettive che per te erano importanti. È quindi naturale che tu provi rabbia, delusione, tristezza e confusione.
Vorrei però invitarti a fare una distinzione importante. Ciò che hai scoperto riguarda innanzitutto la relazione tra tuo padre e tua madre. Tu ne sei stata coinvolta emotivamente, ma non sei responsabile delle loro scelte passate o presenti. In questo momento il rischio è che tu ti senta investita di un ruolo molto pesante: quello di custode di un segreto e, contemporaneamente, di possibile rivelatrice della verità. È un carico difficile da sostenere per chiunque.
Prima di decidere se parlare con tua madre o affrontare tuo padre, potrebbe essere utile concederti del tempo per elaborare l'impatto emotivo della scoperta. Le decisioni prese nel pieno della rabbia, del disgusto o dell'urgenza rischiano di essere guidate più dalla sofferenza del momento che da una riflessione approfondita. Inoltre, ciò che hai trovato potrebbe non rappresentare necessariamente l'intera storia della loro relazione: nelle coppie esistono dinamiche, accordi, crisi e vicende che spesso i figli non conoscono.
Questo non significa minimizzare ciò che hai visto, né suggerire di ignorarlo. Significa piuttosto riconoscere che, prima di agire, potrebbe essere importante comprendere cosa senti tu e cosa desideri fare realmente. Ad esempio, il bisogno di parlare con tuo padre potrebbe nascere non tanto dal voler fare chiarezza per tua madre, quanto dal bisogno di confrontarti con lui rispetto alla ferita che questa scoperta ha provocato in te.
Nel frattempo, cerca di non colpevolizzarti eccessivamente per aver guardato il tablet. Hai compiuto un gesto di cui dici di non essere orgogliosa, ma non è questo il nodo centrale della tua sofferenza attuale. Continuare a rimproverarti rischia soltanto di aggiungere altro dolore a una situazione già molto difficile.
Dal momento che sei già in terapia, credo che questo sia un tema importante da portare alla tua psicoterapeuta non appena ne avrai la possibilità. Se il prossimo incontro è lontano, potresti anche valutare di contattarla per capire se sia possibile un colloquio online o un confronto breve, proprio perché stai attraversando un momento particolarmente delicato.
Per ora, forse il compito più importante non è decidere immediatamente cosa fare, ma prenderti cura dello shock emotivo che questa scoperta ha generato. Hai ricevuto un'informazione che ha messo in discussione molte delle tue certezze e hai bisogno di tempo per darle un significato, senza sentirti costretta a trovare subito una soluzione.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Gentile utente, quello che emerge dalle sue parole è innanzitutto il profondo shock emotivo che sta vivendo. Questa scoperta sembra aver incrinato contemporaneamente più aspetti della sua realtà interna: l'immagine di suo padre, la fiducia nella coppia genitoriale, il senso di sicurezza nella sua storia familiare e persino alcune convinzioni su sé stessa e sulla sua capacità di comprendere ciò che accade intorno a lei.
Quando scrive: "Mi sembra di aver subito anch'io un tradimento", credo stia dando voce a qualcosa di molto importante.
Dal punto di vista emotivo, infatti, non sta soffrendo soltanto per sua madre. Sta soffrendo anche per sé stessa. La figura paterna non è mai soltanto un genitore concreto: è anche un oggetto affettivo interno, una rappresentazione costruita negli anni, fatta di fiducia, identificazione, ideali e valori. Quando emergono aspetti della sua vita che contraddicono profondamente quell'immagine, è normale sperimentare sentimenti simili a quelli che si provano dopo una vera e propria perdita.
In un certo senso, lei sta vivendo un lutto: il lutto per l'idea che aveva di suo padre.
Per questo motivo le suggerirei di non prendere decisioni immediate finché si trova nel pieno di questa tempesta emotiva. Rabbia, disgusto, delusione e senso di tradimento sono comprensibili, ma non sempre sono i migliori consiglieri quando si tratta di compiere passi che potrebbero modificare in modo irreversibile gli equilibri familiari.
Un altro aspetto che mi sembra importante riguarda il senso di responsabilità che lei sente verso sua madre.
Lei scrive che si sente in colpa nel guardarla sapendo qualcosa che lei potrebbe non sapere. È una sofferenza reale e comprensibile. Tuttavia vorrei invitarla a riflettere su una distinzione fondamentale: il segreto non è suo, lei non ha creato questa situazione, lei si è imbattuta in qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori.
Può sembrare una differenza sottile, ma psicologicamente è molto importante. In questo momento rischia di sentirsi investita di un ruolo che non le appartiene: quello di custode della verità, giudice morale della coppia o addirittura responsabile del destino matrimoniale dei suoi genitori.
Sono compiti troppo pesanti per una figlia.
Questo non significa che debba necessariamente tacere per sempre. Significa però che prima di decidere cosa fare sarebbe importante capire quale bisogno la muove.
In una situazione come questa, riterrei più utile un eventuale confronto iniziale con suo padre piuttosto che una comunicazione diretta a sua madre, non per proteggerlo ma perché la persona che detiene la responsabilità della situazione è lui.
Potrebbe dirgli qualcosa di molto semplice e autentico: che ha scoperto delle cose che l'hanno profondamente ferita, che sta male, che non riesce più a guardarlo allo stesso modo e che ha bisogno di capire.
Non si tratterebbe di un interrogatorio né di una minaccia, ma di un confronto tra una figlia e suo padre.
Spesso, quando immaginiamo questi colloqui, pensiamo di dover arrivare già con una soluzione. In realtà a volte il primo obiettivo è semplicemente uscire dalla solitudine del segreto.
Lei scrive: "Tutto ciò che pensavo della mia famiglia è un'illusione."
Capisco profondamente questo sentimento. Tuttavia, nelle crisi familiari, la mente tende spesso a passare da un estremo all'altro: prima tutto era buono, poi tutto diventa falso.
La realtà è spesso più complessa.
Può darsi che suo padre abbia compiuto scelte che lei considera gravi e dolorose. Può darsi che abbia tradito sua madre. Ma questo non cancella automaticamente tutto ciò che è stato come padre, né rende necessariamente falsa ogni esperienza positiva vissuta con lui.
Le persone che amiamo sono quasi sempre più contraddittorie di quanto vorremmo.
Una parte della sofferenza che sta vivendo deriva proprio dall'incontro traumatico con questa complessità.
Nel frattempo, poiché è già in terapia, le suggerirei di annotare pensieri, emozioni, fantasie e timori che emergono in questi giorni. Non per trovare subito una risposta, ma per arrivare al prossimo incontro con la sua terapeuta avendo conservato traccia di ciò che sta vivendo ora, nel momento più intenso. Se ne avete la possibilità potrebbe anche chiedere di fare una seduta online con la sua o il suo terapeuta per portare questi vissuti faticosi.
Credo che la domanda centrale, almeno per il momento, non sia ancora: "Devo dirlo a mia madre?"
Forse la domanda più urgente è:
"Come posso prendermi cura della ferita che questa scoperta ha aperto dentro di me?"
Perché è da lì che potrà nascere, con maggiore lucidità, qualunque decisione futura.
le auguro di superare al meglio questo momento difficile.
Quando scrive: "Mi sembra di aver subito anch'io un tradimento", credo stia dando voce a qualcosa di molto importante.
Dal punto di vista emotivo, infatti, non sta soffrendo soltanto per sua madre. Sta soffrendo anche per sé stessa. La figura paterna non è mai soltanto un genitore concreto: è anche un oggetto affettivo interno, una rappresentazione costruita negli anni, fatta di fiducia, identificazione, ideali e valori. Quando emergono aspetti della sua vita che contraddicono profondamente quell'immagine, è normale sperimentare sentimenti simili a quelli che si provano dopo una vera e propria perdita.
In un certo senso, lei sta vivendo un lutto: il lutto per l'idea che aveva di suo padre.
Per questo motivo le suggerirei di non prendere decisioni immediate finché si trova nel pieno di questa tempesta emotiva. Rabbia, disgusto, delusione e senso di tradimento sono comprensibili, ma non sempre sono i migliori consiglieri quando si tratta di compiere passi che potrebbero modificare in modo irreversibile gli equilibri familiari.
Un altro aspetto che mi sembra importante riguarda il senso di responsabilità che lei sente verso sua madre.
Lei scrive che si sente in colpa nel guardarla sapendo qualcosa che lei potrebbe non sapere. È una sofferenza reale e comprensibile. Tuttavia vorrei invitarla a riflettere su una distinzione fondamentale: il segreto non è suo, lei non ha creato questa situazione, lei si è imbattuta in qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori.
Può sembrare una differenza sottile, ma psicologicamente è molto importante. In questo momento rischia di sentirsi investita di un ruolo che non le appartiene: quello di custode della verità, giudice morale della coppia o addirittura responsabile del destino matrimoniale dei suoi genitori.
Sono compiti troppo pesanti per una figlia.
Questo non significa che debba necessariamente tacere per sempre. Significa però che prima di decidere cosa fare sarebbe importante capire quale bisogno la muove.
In una situazione come questa, riterrei più utile un eventuale confronto iniziale con suo padre piuttosto che una comunicazione diretta a sua madre, non per proteggerlo ma perché la persona che detiene la responsabilità della situazione è lui.
Potrebbe dirgli qualcosa di molto semplice e autentico: che ha scoperto delle cose che l'hanno profondamente ferita, che sta male, che non riesce più a guardarlo allo stesso modo e che ha bisogno di capire.
Non si tratterebbe di un interrogatorio né di una minaccia, ma di un confronto tra una figlia e suo padre.
Spesso, quando immaginiamo questi colloqui, pensiamo di dover arrivare già con una soluzione. In realtà a volte il primo obiettivo è semplicemente uscire dalla solitudine del segreto.
Lei scrive: "Tutto ciò che pensavo della mia famiglia è un'illusione."
Capisco profondamente questo sentimento. Tuttavia, nelle crisi familiari, la mente tende spesso a passare da un estremo all'altro: prima tutto era buono, poi tutto diventa falso.
La realtà è spesso più complessa.
Può darsi che suo padre abbia compiuto scelte che lei considera gravi e dolorose. Può darsi che abbia tradito sua madre. Ma questo non cancella automaticamente tutto ciò che è stato come padre, né rende necessariamente falsa ogni esperienza positiva vissuta con lui.
Le persone che amiamo sono quasi sempre più contraddittorie di quanto vorremmo.
Una parte della sofferenza che sta vivendo deriva proprio dall'incontro traumatico con questa complessità.
Nel frattempo, poiché è già in terapia, le suggerirei di annotare pensieri, emozioni, fantasie e timori che emergono in questi giorni. Non per trovare subito una risposta, ma per arrivare al prossimo incontro con la sua terapeuta avendo conservato traccia di ciò che sta vivendo ora, nel momento più intenso. Se ne avete la possibilità potrebbe anche chiedere di fare una seduta online con la sua o il suo terapeuta per portare questi vissuti faticosi.
Credo che la domanda centrale, almeno per il momento, non sia ancora: "Devo dirlo a mia madre?"
Forse la domanda più urgente è:
"Come posso prendermi cura della ferita che questa scoperta ha aperto dentro di me?"
Perché è da lì che potrà nascere, con maggiore lucidità, qualunque decisione futura.
le auguro di superare al meglio questo momento difficile.
La situazione che descrive è molto dolorosa e comprensibilmente destabilizzante. Le emozioni che prova (shock, rabbia, senso di colpa e confusione) sono reazioni normali rispetto a quanto ha scoperto.
In questo momento è importante non agire in modo impulsivo, ma darsi tempo per elaborare ciò che è accaduto, anche perché le decisioni su cosa dire ai suoi genitori sono delicate e possono avere conseguenze importanti.
Può essere utile trovare uno spazio di supporto per contenere queste emozioni fino alla ripresa del lavoro con la sua terapeuta.
Se lo desidera, possiamo fissare un colloquio conoscitivo ed esplorativo per aiutarla a orientarsi in questo momento.
In questo momento è importante non agire in modo impulsivo, ma darsi tempo per elaborare ciò che è accaduto, anche perché le decisioni su cosa dire ai suoi genitori sono delicate e possono avere conseguenze importanti.
Può essere utile trovare uno spazio di supporto per contenere queste emozioni fino alla ripresa del lavoro con la sua terapeuta.
Se lo desidera, possiamo fissare un colloquio conoscitivo ed esplorativo per aiutarla a orientarsi in questo momento.
Gentile utente,
dalle sue parole emerge tutta la profondità dello shock che sta vivendo. Ciò che l'ha ferita non sembra essere soltanto la scoperta di un possibile tradimento coniugale, ma il crollo improvviso dell'immagine che aveva costruito di suo padre, della coppia genitoriale e, in parte, della sua stessa storia familiare.
Quando una persona che consideriamo un punto di riferimento mostra aspetti di sé che non conoscevamo o che sono in contrasto con i valori che le attribuivamo, possiamo sperimentare un senso di disorientamento molto intenso. È come se venisse meno una certezza interna che fino a quel momento aveva contribuito a dare stabilità alla nostra visione del mondo e delle relazioni.
Mi colpisce il fatto che lei utilizzi parole come "devastata", "tradita", "ingannata". Questo suggerisce che la ferita non riguardi soltanto il rapporto tra i suoi genitori, ma anche il legame tra lei e suo padre. In fondo, non sta soffrendo solo per ciò che lui potrebbe aver fatto a sua madre, ma anche per la distanza che si è creata tra l'uomo che credeva di conoscere e quello che ora sente di aver scoperto.
Comprendo inoltre il conflitto che la attraversa. Da una parte sente il peso di una verità che fatica a tenere per sé, dall'altra teme le conseguenze che una sua eventuale rivelazione potrebbe avere sulla vita di sua madre e sull'equilibrio familiare. Si trova in una posizione estremamente gravosa, perché è come se fosse stata coinvolta in qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori senza averlo scelto.
Proprio per questo motivo, prima ancora di decidere se parlare con sua madre o affrontare suo padre, potrebbe essere importante concedersi del tempo per elaborare l'impatto emotivo della scoperta. Quando siamo travolti dalla rabbia, dal dolore o dal senso di tradimento, il rischio è di sentirsi spinti ad agire immediatamente per alleviare una tensione interna che appare insopportabile. Tuttavia le decisioni più delicate meritano spesso uno spazio di riflessione che permetta di distinguere ciò che nasce dall'urgenza emotiva da ciò che si ritiene realmente giusto fare.
Un altro aspetto che mi sembra importante riguarda il senso di colpa che prova. È comprensibile che oggi si rimproveri di aver guardato nel tablet di suo padre, ma è altrettanto vero che questo rimorso rischia di occupare tutto lo spazio, facendole dimenticare il dolore che sta cercando di elaborare. Talvolta, quando ci troviamo di fronte a una realtà difficile da accettare, può essere più semplice concentrarsi sulla propria colpa che confrontarsi con la complessità delle emozioni che quella realtà suscita.
Vorrei inoltre sottolineare che la scoperta di aspetti nascosti o contraddittori dei propri genitori rappresenta spesso un passaggio doloroso ma inevitabile del processo di crescita. Con il tempo può emergere la consapevolezza che le persone che amiamo non coincidono mai completamente con le immagini ideali che abbiamo costruito di loro. Questo non cancella la sofferenza che sta provando oggi, ma può aiutare a comprendere perché la ferita sia così profonda.
Poiché è già inserita in un percorso terapeutico, credo che questo materiale meriti di essere portato in terapia non appena ne avrà la possibilità. Le emozioni che descrive – rabbia, disgusto, senso di tradimento, colpa, bisogno di proteggere sua madre – sono molto intense e meritano uno spazio in cui possano essere comprese prima di trasformarsi in decisioni che potrebbero avere conseguenze importanti per lei e per la sua famiglia.
Le riflessioni che ho condiviso hanno naturalmente un carattere generale e non possono sostituire una conoscenza approfondita della sua storia personale e familiare. Se desidera approfondire questo momento di sofferenza e comprendere meglio come orientarsi rispetto ai sentimenti e ai dubbi che sta vivendo, può fissare un appuntamento tramite il mio profilo oppure contattarmi telefonicamente. Sarò lieta di offrirle uno spazio di ascolto e di riflessione dedicato.
dalle sue parole emerge tutta la profondità dello shock che sta vivendo. Ciò che l'ha ferita non sembra essere soltanto la scoperta di un possibile tradimento coniugale, ma il crollo improvviso dell'immagine che aveva costruito di suo padre, della coppia genitoriale e, in parte, della sua stessa storia familiare.
Quando una persona che consideriamo un punto di riferimento mostra aspetti di sé che non conoscevamo o che sono in contrasto con i valori che le attribuivamo, possiamo sperimentare un senso di disorientamento molto intenso. È come se venisse meno una certezza interna che fino a quel momento aveva contribuito a dare stabilità alla nostra visione del mondo e delle relazioni.
Mi colpisce il fatto che lei utilizzi parole come "devastata", "tradita", "ingannata". Questo suggerisce che la ferita non riguardi soltanto il rapporto tra i suoi genitori, ma anche il legame tra lei e suo padre. In fondo, non sta soffrendo solo per ciò che lui potrebbe aver fatto a sua madre, ma anche per la distanza che si è creata tra l'uomo che credeva di conoscere e quello che ora sente di aver scoperto.
Comprendo inoltre il conflitto che la attraversa. Da una parte sente il peso di una verità che fatica a tenere per sé, dall'altra teme le conseguenze che una sua eventuale rivelazione potrebbe avere sulla vita di sua madre e sull'equilibrio familiare. Si trova in una posizione estremamente gravosa, perché è come se fosse stata coinvolta in qualcosa che appartiene alla relazione tra i suoi genitori senza averlo scelto.
Proprio per questo motivo, prima ancora di decidere se parlare con sua madre o affrontare suo padre, potrebbe essere importante concedersi del tempo per elaborare l'impatto emotivo della scoperta. Quando siamo travolti dalla rabbia, dal dolore o dal senso di tradimento, il rischio è di sentirsi spinti ad agire immediatamente per alleviare una tensione interna che appare insopportabile. Tuttavia le decisioni più delicate meritano spesso uno spazio di riflessione che permetta di distinguere ciò che nasce dall'urgenza emotiva da ciò che si ritiene realmente giusto fare.
Un altro aspetto che mi sembra importante riguarda il senso di colpa che prova. È comprensibile che oggi si rimproveri di aver guardato nel tablet di suo padre, ma è altrettanto vero che questo rimorso rischia di occupare tutto lo spazio, facendole dimenticare il dolore che sta cercando di elaborare. Talvolta, quando ci troviamo di fronte a una realtà difficile da accettare, può essere più semplice concentrarsi sulla propria colpa che confrontarsi con la complessità delle emozioni che quella realtà suscita.
Vorrei inoltre sottolineare che la scoperta di aspetti nascosti o contraddittori dei propri genitori rappresenta spesso un passaggio doloroso ma inevitabile del processo di crescita. Con il tempo può emergere la consapevolezza che le persone che amiamo non coincidono mai completamente con le immagini ideali che abbiamo costruito di loro. Questo non cancella la sofferenza che sta provando oggi, ma può aiutare a comprendere perché la ferita sia così profonda.
Poiché è già inserita in un percorso terapeutico, credo che questo materiale meriti di essere portato in terapia non appena ne avrà la possibilità. Le emozioni che descrive – rabbia, disgusto, senso di tradimento, colpa, bisogno di proteggere sua madre – sono molto intense e meritano uno spazio in cui possano essere comprese prima di trasformarsi in decisioni che potrebbero avere conseguenze importanti per lei e per la sua famiglia.
Le riflessioni che ho condiviso hanno naturalmente un carattere generale e non possono sostituire una conoscenza approfondita della sua storia personale e familiare. Se desidera approfondire questo momento di sofferenza e comprendere meglio come orientarsi rispetto ai sentimenti e ai dubbi che sta vivendo, può fissare un appuntamento tramite il mio profilo oppure contattarmi telefonicamente. Sarò lieta di offrirle uno spazio di ascolto e di riflessione dedicato.
Salve ciò che lei sta descrivendo ha probabilmente per lei una carica traumatica, come rottura di una visione dei suoi genitori e anche come giudizio negativo che si sta attivando verso sé stessa. Consideri l'idea di proseguire online se la terapeuta è disponibile o di affiancare un percorso EMDR, decisione da discutere con la terapeuta attuale e che le potrebbe giovare a rielaborare l'accaduto. Saluti.
Capisco quanto questa scoperta abbia scosso profondamente le tue certezze. Oltre al possibile tradimento di coppia, stai vivendo il crollo dell’immagine che avevi di tuo padre e questo può generare rabbia, dolore e senso di colpa. Ti suggerirei di non prendere decisioni impulsive, come parlare subito con tua madre, finché non avrai avuto il tempo di elaborare quanto accaduto. Nel frattempo, può essere utile confrontarti con la tua terapeuta appena possibile, puoi provare a chiederle di vedervi online: uno spazio di riflessione ti aiuterà a distinguere ciò che appartiene alla relazione tra i tuoi genitori da ciò che riguarda il tuo ruolo di figlia. Non portare questo peso da sola.
Buongiorno,
ne parli con la sua terapista non appena le sarà possibile. Nel caso, essendo a distanza, richieda eccezionalmente degli incontri online.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
ne parli con la sua terapista non appena le sarà possibile. Nel caso, essendo a distanza, richieda eccezionalmente degli incontri online.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
mi dispiace leggere della sua sofferenza, esprime bene la difficoltà in cui si trova, tirata da una lealtà che non sa bene a chi rivolgere e le sue emozioni di rabbia e disgusto.
L'unica cosa che mi sentirei di suggerire in questo momento è proprio il recupero della relazione terapeutica, in modo tale da poter esprimere a parole, con qualcuno disponibile e capace di un ascolto attento, quello che sta vivendo. Magari provando a contattare la sua psicoterapeuta e spiegandole l'urgenza troverete un buon momento per un incontro.
Le auguro di uscire presto da questo periodo così faticoso.
mi dispiace leggere della sua sofferenza, esprime bene la difficoltà in cui si trova, tirata da una lealtà che non sa bene a chi rivolgere e le sue emozioni di rabbia e disgusto.
L'unica cosa che mi sentirei di suggerire in questo momento è proprio il recupero della relazione terapeutica, in modo tale da poter esprimere a parole, con qualcuno disponibile e capace di un ascolto attento, quello che sta vivendo. Magari provando a contattare la sua psicoterapeuta e spiegandole l'urgenza troverete un buon momento per un incontro.
Le auguro di uscire presto da questo periodo così faticoso.
Prima o poi arriva il momento in cui i genitori cadono dal loro Pantheon. E' un passaggio delicato ma necessario. Da bambini abbiamo bisogno di credere nella loro buona fede e giustizia ma è un inganno, in ogni caso. Crescendo tutto acquista proporsioni diverse. Direi quasi che scopo dei genitori è cadere, a un certo punto deludere i figli perché possano diventare adulti a loro volta. I genitori migliori sono quelli che non si travestono da supereroi, non favoriscono grandi idealizzazioni nei figli ma restano a contatto coi loro difetti, chiedono scusa ecc. Insomma, restano umani. In lei ora è avvenuta questa caduta del padre in forma di doppio tradimento: verso la moglie e verso le attese della figlia. Io credo che per lei sia un passaggio positivo. Bisogna vedere come organizza dentro di sé questo passaggio. Credo che per lei sia arrivato il momento di cambiare posizione all'interno della famiglia. Non è più una bambina. Non è caduta l'immagine di suo padre, è caduta la falsa immagine di suo padre, quella che non avrebbe mai dovuto essere creata. Lei sa cosa sta attraversando suo padre? Cosa prova ancora per sua madre? In quale momento di vita si trova? Le idealizzazioni impediscono di vedere le cose per come stanno. Credo che per lei sia arrivato il momento di parlare da donna. Parli innanzitutto con suo padre, ma non lo giudichi. Chieda mossa dal sincero desiderio di capire suo padre. E' tempo che lei cambi prospettiva, cambi angolo di visuale. Quello che conservava fino a poco tempo fa era lo stesso dell'infanzia. Inoltre, tenere in piedi l'idealizzazione del padre le avrebbe impedito di innamorarsi veramente di un ragazzo, di un ragazzo reale e quindi imperfetto. Perché non incontriamo l'altro se non fuori dalle nostre rappresentazioni.
Mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Quello che hai scoperto ti ha messa di fronte a una realtà dolorosa e destabilizzante, ed è comprensibile che tu stia provando ansia, rabbia, disgusto, senso di colpa e un forte smarrimento. Quando si incrina l’immagine di una figura genitoriale di riferimento, il vissuto può essere molto simile a un lutto: non stai solo elaborando un’informazione, ma anche il crollo di alcune certezze e di un’idea di famiglia che per te aveva un grande valore.
In questo momento, però, ti suggerirei di non prendere decisioni impulsive. Prima di parlare con tua madre o affrontare tuo padre, può essere utile fermarti un attimo e chiederti quale sia l’obiettivo di quel confronto e se sei sufficientemente pronta a sostenere le possibili conseguenze emotive. Dire tutto subito, infatti, potrebbe aggiungere ulteriore dolore e confusione, soprattutto se lo fai nel pieno dell’attivazione emotiva. Non significa negare quello che hai visto, ma concederti un tempo minimo per capire come proteggerti e come gestire la situazione nel modo meno dannoso possibile.
Nel frattempo, prova a non restare sola con tutto questo peso. Anche se non puoi vedere ora la tua terapeuta, può esserti utile scrivere ciò che provi, parlare con una persona fidata, e riportare l’attenzione su ciò che ti aiuta a regolare l’ansia nell’immediato. Se senti che il malessere sta diventando troppo intenso, con pensieri ossessivi, insonnia importante o crisi d’ansia frequenti, è importante cercare un supporto professionale temporaneo nella città in cui ti trovi. Un passaggio come questo merita di essere accompagnato, perché non riguarda solo ciò che hai scoperto, ma anche il modo in cui questa scoperta sta toccando la tua fiducia, il tuo senso di sicurezza e il tuo posto dentro la famiglia.
In questo momento, però, ti suggerirei di non prendere decisioni impulsive. Prima di parlare con tua madre o affrontare tuo padre, può essere utile fermarti un attimo e chiederti quale sia l’obiettivo di quel confronto e se sei sufficientemente pronta a sostenere le possibili conseguenze emotive. Dire tutto subito, infatti, potrebbe aggiungere ulteriore dolore e confusione, soprattutto se lo fai nel pieno dell’attivazione emotiva. Non significa negare quello che hai visto, ma concederti un tempo minimo per capire come proteggerti e come gestire la situazione nel modo meno dannoso possibile.
Nel frattempo, prova a non restare sola con tutto questo peso. Anche se non puoi vedere ora la tua terapeuta, può esserti utile scrivere ciò che provi, parlare con una persona fidata, e riportare l’attenzione su ciò che ti aiuta a regolare l’ansia nell’immediato. Se senti che il malessere sta diventando troppo intenso, con pensieri ossessivi, insonnia importante o crisi d’ansia frequenti, è importante cercare un supporto professionale temporaneo nella città in cui ti trovi. Un passaggio come questo merita di essere accompagnato, perché non riguarda solo ciò che hai scoperto, ma anche il modo in cui questa scoperta sta toccando la tua fiducia, il tuo senso di sicurezza e il tuo posto dentro la famiglia.
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