Salve mio marito è ludopatico da più di trent'anni. Alti bassi promesse Sert e psicoterapia. Oggi ha
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Salve mio marito è ludopatico da più di trent'anni. Alti bassi promesse Sert e psicoterapia. Oggi ha 60 anni e ha distrutto una famiglia sia dal punto di vista economico che emotivo. Io sono distrutta. Cerco risposte o aiuto
Gentile Utente, penso sia stato davvero difficile vivere una situazione come quella che descrive per così tanti anni, economicamente, ma sopratutto emotivamente. La ludopatia è una malattia complessa, ma questo non significa che lei debba sacrificare tutta la sua vita nel tentativo di salvarlo da sola.
In questo momento potrebbe essere importante che trovi uno spazio di sostegno per sé: uno psicologo, gruppi per familiari di giocatori patologici o persone fidate che possano aiutarla a non restare isolata.
Non deve affrontare tutto da sola: chiedere aiuto non è un fallimento, è il primo passo per proteggere sé stessa e ricostruire un equilibrio emotivo.
In questo momento potrebbe essere importante che trovi uno spazio di sostegno per sé: uno psicologo, gruppi per familiari di giocatori patologici o persone fidate che possano aiutarla a non restare isolata.
Non deve affrontare tutto da sola: chiedere aiuto non è un fallimento, è il primo passo per proteggere sé stessa e ricostruire un equilibrio emotivo.
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Buongiorno. Credo che le sia utile fare un percorso psicologico per riuscire lei a cambiare la sua relazione con suo marito e lavorare sulla tematica "dipendenza affettiva" che è centrale per lei. Suo marito dipende dal gioco e lei sembra rimanere invischiata in dinamiche relazionali che non le sono di aiuto e anzi la fanno precipitare nel baratro insieme a lui.
Forse nei servizi stessi che seguono suo marito offrono una spazio psicoterapico anche ai familiari.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Forse nei servizi stessi che seguono suo marito offrono una spazio psicoterapico anche ai familiari.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno, deve essere stata, e sicuramente lo è ancora, molto dura. Purtroppo con alcune persone così dipendenti non ci sono molte vie d'uscita se non mettere se stessi al primo posto. Io le consiglio vivamente di rimboccarsi le maniche e riappropriarsi di se stessa, magari anche con l'aiuto di una psicoterapia, ma questo lo vedrà lei. Se è riuscita a reggere tanti anni con una persona così distruttiva vuol dire che lei ha molte qualità, tra cui generosità e pazienza. Ora deve trovare il modo di riappropiarsi di queste qualità e di ricominciare da sola. Le auguro una buona giornata.
Mi mandi una mail o mi lasci il n di telefono che la chiamo volentieri
Salve, mi dispiace molto per ciò che sta vivendo. È comprensibile che oggi lei si senta distrutta, stanca e forse anche arrabbiata, delusa o senza più energie.
Quando ci sono stati anni di promesse, ricadute, percorsi interrotti o non risolutivi, spesso il familiare finisce per vivere in uno stato di continua allerta, speranza e frustrazione. In questi casi è importante ricordare una cosa: lei non può “salvare” suo marito da sola, né può controllare il suo comportamento al posto suo. Può però iniziare a proteggere se stessa, emotivamente ed eventualmente anche dal punto di vista pratico/economico.
Le suggerirei di cercare uno spazio di supporto psicologico per sé, non necessariamente “per risolvere lui”, ma per aiutare lei a ritrovare lucidità, confini, forza decisionale e sostegno in una situazione che probabilmente l’ha consumata nel tempo. Può essere utile anche confrontarsi con servizi territoriali specializzati nelle dipendenze, come il SerD, e valutare percorsi rivolti ai familiari delle persone con dipendenza da gioco.
Il primo passo, adesso, potrebbe non essere trovare tutte le risposte subito, ma non restare sola dentro questo peso. Ha diritto ad essere aiutata, ascoltata e sostenuta.
Un caro saluto.
Quando ci sono stati anni di promesse, ricadute, percorsi interrotti o non risolutivi, spesso il familiare finisce per vivere in uno stato di continua allerta, speranza e frustrazione. In questi casi è importante ricordare una cosa: lei non può “salvare” suo marito da sola, né può controllare il suo comportamento al posto suo. Può però iniziare a proteggere se stessa, emotivamente ed eventualmente anche dal punto di vista pratico/economico.
Le suggerirei di cercare uno spazio di supporto psicologico per sé, non necessariamente “per risolvere lui”, ma per aiutare lei a ritrovare lucidità, confini, forza decisionale e sostegno in una situazione che probabilmente l’ha consumata nel tempo. Può essere utile anche confrontarsi con servizi territoriali specializzati nelle dipendenze, come il SerD, e valutare percorsi rivolti ai familiari delle persone con dipendenza da gioco.
Il primo passo, adesso, potrebbe non essere trovare tutte le risposte subito, ma non restare sola dentro questo peso. Ha diritto ad essere aiutata, ascoltata e sostenuta.
Un caro saluto.
Buonasera,
quello che descrive è un quadro molto frequente e comprensibilmente difficile da vivere, soprattutto perché coinvolge contemporaneamente ansia, sessualità, autostima e relazione di coppia. Il fatto che lei ne parli con lucidità e desideri affrontarlo è già un passo importante.
L’eiaculazione precoce, soprattutto quando presente “da sempre”, spesso non dipende da una sola causa ma da un insieme di fattori: predisposizione personale, ansia anticipatoria, ipercontrollo, tensione emotiva e, col tempo, anche paura della prestazione. Quando una persona vive per anni con il timore di “non riuscire” o di deludere la partner, il corpo entra facilmente in uno stato di allerta che accelera l’orgasmo e rende più difficile il controllo.
Il Daparox (paroxetina) viene effettivamente utilizzato in molti casi perché alcuni antidepressivi SSRI possono aiutare sia l’ansia sia a ritardare l’eiaculazione. Dal suo racconto sembra che un beneficio ci sia stato, anche sul piano gastrico, segno che probabilmente la componente ansiosa ha un peso importante. Tuttavia, questi farmaci possono anche avere effetti collaterali sessuali, tra cui calo o difficoltà dell’erezione, soprattutto con l’avanzare dell’età o se esistono già fragilità vascolari o ormonali.
A 64 anni, inoltre, è importante considerare che l’erezione può essere influenzata anche da fattori fisici: circolazione, pressione, glicemia, testosterone, eventuali farmaci assunti, prostata, stanchezza, sonno e stile di vita. Per questo motivo eviterei assolutamente prodotti trovati online: spesso sono inefficaci, poco controllati o addirittura rischiosi.
La cosa più utile sarebbe affrontare il problema in modo integrato, senza viverlo come un “difetto personale”. Le consiglierei:
una valutazione andrologica/urologica per approfondire la componente erettile ed escludere cause organiche;
un confronto con il medico che le ha prescritto il Daparox per valutare dosaggio, tempi di assunzione o eventuali alternative;
un supporto sessuologico o psicoterapeutico, perché l’ansia da prestazione e i meccanismi automatici legati all’eiaculazione precoce possono migliorare molto con tecniche specifiche;
se possibile, coinvolgere anche la partner, perché spesso la comunicazione nella coppia riduce molta pressione emotiva.
È importante sapere che sessualità non significa solo “prestazione”: quando l’ansia diminuisce e ci si sente meno sotto esame, anche l’erezione tende spesso a migliorare.
Le suggerisco quindi di non affrontare tutto da solo e di approfondire con uno specialista, perché oggi esistono percorsi efficaci sia sul piano medico sia psicologico e sessuologico.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un quadro molto frequente e comprensibilmente difficile da vivere, soprattutto perché coinvolge contemporaneamente ansia, sessualità, autostima e relazione di coppia. Il fatto che lei ne parli con lucidità e desideri affrontarlo è già un passo importante.
L’eiaculazione precoce, soprattutto quando presente “da sempre”, spesso non dipende da una sola causa ma da un insieme di fattori: predisposizione personale, ansia anticipatoria, ipercontrollo, tensione emotiva e, col tempo, anche paura della prestazione. Quando una persona vive per anni con il timore di “non riuscire” o di deludere la partner, il corpo entra facilmente in uno stato di allerta che accelera l’orgasmo e rende più difficile il controllo.
Il Daparox (paroxetina) viene effettivamente utilizzato in molti casi perché alcuni antidepressivi SSRI possono aiutare sia l’ansia sia a ritardare l’eiaculazione. Dal suo racconto sembra che un beneficio ci sia stato, anche sul piano gastrico, segno che probabilmente la componente ansiosa ha un peso importante. Tuttavia, questi farmaci possono anche avere effetti collaterali sessuali, tra cui calo o difficoltà dell’erezione, soprattutto con l’avanzare dell’età o se esistono già fragilità vascolari o ormonali.
A 64 anni, inoltre, è importante considerare che l’erezione può essere influenzata anche da fattori fisici: circolazione, pressione, glicemia, testosterone, eventuali farmaci assunti, prostata, stanchezza, sonno e stile di vita. Per questo motivo eviterei assolutamente prodotti trovati online: spesso sono inefficaci, poco controllati o addirittura rischiosi.
La cosa più utile sarebbe affrontare il problema in modo integrato, senza viverlo come un “difetto personale”. Le consiglierei:
una valutazione andrologica/urologica per approfondire la componente erettile ed escludere cause organiche;
un confronto con il medico che le ha prescritto il Daparox per valutare dosaggio, tempi di assunzione o eventuali alternative;
un supporto sessuologico o psicoterapeutico, perché l’ansia da prestazione e i meccanismi automatici legati all’eiaculazione precoce possono migliorare molto con tecniche specifiche;
se possibile, coinvolgere anche la partner, perché spesso la comunicazione nella coppia riduce molta pressione emotiva.
È importante sapere che sessualità non significa solo “prestazione”: quando l’ansia diminuisce e ci si sente meno sotto esame, anche l’erezione tende spesso a migliorare.
Le suggerisco quindi di non affrontare tutto da solo e di approfondire con uno specialista, perché oggi esistono percorsi efficaci sia sul piano medico sia psicologico e sessuologico.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, vivere accanto a una dipendenza per così tanti anni può essere profondamente doloroso e logorante, sia dal punto di vista emotivo che relazionale ed economico. Immagino quanta fatica, delusione e senso di impotenza possa aver accumulato nel tempo.
Mi viene da chiederle se lei abbia mai avuto uno spazio terapeutico solo per lei..
Purtroppo non abbiamo il potere di cambiare gli altri o di controllare i loro comportamenti, per quanto il desiderio di aiutarli possa nascere dall’amore e dalla preoccupazione. Il potere che possiamo provare a recuperare è piuttosto su di noi: comprendere cosa possiamo fare oggi per proteggerci, quali confini mettere, quali responsabilità appartengono a noi e quali no, come prenderci cura della nostra vita e, se ci sono, anche dei figli coinvolti in questa sofferenza.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti o avere uno spazio di ascolto e supporto, resto a disposizione.
Cordialmente,
Dott.ssa Ginevra Pieri
Mi viene da chiederle se lei abbia mai avuto uno spazio terapeutico solo per lei..
Purtroppo non abbiamo il potere di cambiare gli altri o di controllare i loro comportamenti, per quanto il desiderio di aiutarli possa nascere dall’amore e dalla preoccupazione. Il potere che possiamo provare a recuperare è piuttosto su di noi: comprendere cosa possiamo fare oggi per proteggerci, quali confini mettere, quali responsabilità appartengono a noi e quali no, come prenderci cura della nostra vita e, se ci sono, anche dei figli coinvolti in questa sofferenza.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti o avere uno spazio di ascolto e supporto, resto a disposizione.
Cordialmente,
Dott.ssa Ginevra Pieri
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione molto dolorosa e logorante, soprattutto dopo così tanti anni di promesse, ricadute e fatica emotiva.
La ludopatia è una dipendenza che spesso coinvolge e consuma anche i familiari, non solo chi gioca. Per questo è importante ricordare che anche lei ha bisogno di aiuto e sostegno, non solo suo marito.
Da quello che scrive, mi sembra che in questo momento lei sia molto stanca e abbia portato per anni un peso enorme, sia emotivo che pratico.
Può essere utile rivolgersi non solo ai servizi per le dipendenze (SerD), ma anche cercare uno spazio di supporto psicologico per sé stessa, per non affrontare tutto da sola e capire come proteggersi maggiormente.
Il fatto che oggi stia chiedendo aiuto è già un passo importante.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
quello che descrive è una situazione molto dolorosa e logorante, soprattutto dopo così tanti anni di promesse, ricadute e fatica emotiva.
La ludopatia è una dipendenza che spesso coinvolge e consuma anche i familiari, non solo chi gioca. Per questo è importante ricordare che anche lei ha bisogno di aiuto e sostegno, non solo suo marito.
Da quello che scrive, mi sembra che in questo momento lei sia molto stanca e abbia portato per anni un peso enorme, sia emotivo che pratico.
Può essere utile rivolgersi non solo ai servizi per le dipendenze (SerD), ma anche cercare uno spazio di supporto psicologico per sé stessa, per non affrontare tutto da sola e capire come proteggersi maggiormente.
Il fatto che oggi stia chiedendo aiuto è già un passo importante.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Gentile Utente ... suo marito Le da risposte da 30 anni: ha distrutto una famiglia e, sembra, che ha distrutto anche Lei. Perchè continua a stare in questa relazione? Quali paure vive? Lei guarda suo marito e attende risposte da Lui ma La invito a rivolgere le stesse domande a se stessa. Le risposte che cerca sono dentro di Lei NON fuori. Suo marito vive una difficoltà e sceglie da 30 di continuare a viverle ... Lei perchè continua a scegliere questa vita anche se non Le piace? Siamo così abituati a vivere le nostre routine quotidiane che non ci accorgiamo che passiamo la Vita a pensare a cosa fare, a cercare soluzioni che riguardano altre persone, tradendo ogni giorno Noi stessi perchè non è ciò che realmente desideriamo. Grazie.
Il “crollo” che descrive non è un segno di debolezza. È il punto in cui la sua forza ha superato il limite umano.
Per anni ha cercato di tenere insieme la famiglia, di proteggere, di sperare, di credere alle promesse, di ripartire dopo ogni ricaduta.
Arrivare a sentirsi distrutta è la conseguenza naturale di un impegno emotivo enorme, spesso invisibile agli altri.
In questi casi, la priorità non è più “come aiutare lui”, ma come aiutare lei a ritrovare un appoggio, un confine, un respiro.
Un percorso psicoterapeutico può offrirle uno spazio in cui non deve essere forte, non deve giustificare nulla, non deve più sopravvivere da sola a questa storia.
È un luogo dove poter dare nome alla stanchezza, alla rabbia, alla delusione, e soprattutto dove poter ricostruire un senso di sé che negli anni si è consumato.
Se lo desidera, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo per capire insieme da dove ripartire e come prendersi cura di lei, adesso.
Per anni ha cercato di tenere insieme la famiglia, di proteggere, di sperare, di credere alle promesse, di ripartire dopo ogni ricaduta.
Arrivare a sentirsi distrutta è la conseguenza naturale di un impegno emotivo enorme, spesso invisibile agli altri.
In questi casi, la priorità non è più “come aiutare lui”, ma come aiutare lei a ritrovare un appoggio, un confine, un respiro.
Un percorso psicoterapeutico può offrirle uno spazio in cui non deve essere forte, non deve giustificare nulla, non deve più sopravvivere da sola a questa storia.
È un luogo dove poter dare nome alla stanchezza, alla rabbia, alla delusione, e soprattutto dove poter ricostruire un senso di sé che negli anni si è consumato.
Se lo desidera, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo per capire insieme da dove ripartire e come prendersi cura di lei, adesso.
Buongiorno, mi dispiace. La ludopatia può essere una dipendenza molto dura., sia per chi la vive sia per le persone vicine. L' aiuto che si può offrire a chi è vicino è un percorso psicoterapeutico di elaborazione e costruzione di soluzioni potenzialmente più soddisfacenti.
Salve,
quello che racconta trasmette tutta la fatica e il peso emotivo che ha portato avanti per molti anni. Vivere accanto a una persona con una dipendenza, soprattutto così radicata nel tempo, può logorare profondamente: non solo dal punto di vista economico, ma anche sul piano emotivo, relazionale e personale. È comprensibile che oggi si senta stanca e senza più punti di riferimento.
La ludopatia è una dipendenza complessa e richiede un percorso specifico e continuativo ma è anche importante ricordare che non può essere lei, da sola, a sostenerne il carico. In questi casi è fondamentale che anche i familiari ricevano uno spazio di ascolto e supporto, per comprendere come proteggersi, come porre limiti e come non farsi travolgere dalla situazione.
Un percorso psicologico per lei potrebbe aiutarla a ritrovare chiarezza, forza e strumenti per tutelarsi, indipendentemente dalle scelte di suo marito.
Un saluto
quello che racconta trasmette tutta la fatica e il peso emotivo che ha portato avanti per molti anni. Vivere accanto a una persona con una dipendenza, soprattutto così radicata nel tempo, può logorare profondamente: non solo dal punto di vista economico, ma anche sul piano emotivo, relazionale e personale. È comprensibile che oggi si senta stanca e senza più punti di riferimento.
La ludopatia è una dipendenza complessa e richiede un percorso specifico e continuativo ma è anche importante ricordare che non può essere lei, da sola, a sostenerne il carico. In questi casi è fondamentale che anche i familiari ricevano uno spazio di ascolto e supporto, per comprendere come proteggersi, come porre limiti e come non farsi travolgere dalla situazione.
Un percorso psicologico per lei potrebbe aiutarla a ritrovare chiarezza, forza e strumenti per tutelarsi, indipendentemente dalle scelte di suo marito.
Un saluto
Salve,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate i temi qui riportati. Ne parli anche con suo marito, potrebbe aiutare entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate i temi qui riportati. Ne parli anche con suo marito, potrebbe aiutare entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Posso solo immaginare la sofferenza che sta vivendo, e la necessità di avere un aiuto per sostenerla in questa complessa dinamica. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e comprendere quello che accade dentro di lei, all'interno di uno spazio protetto dove può essere se stessa.
Rimango a disposizione!
saluti
AV
Rimango a disposizione!
saluti
AV
Buongiorno, il suo dolore è comprensibile e non va minimizzato. Per i familiari di chi ha una dipendenza da gioco può essere molto utile rivolgersi a un servizio di orientamento o a un gruppo di auto mutuo aiuto, perché spesso aiuta a non restare soli e a trovare un modo più chiaro per proteggere sé stessi e i propri confini.
Può essere indicato anche un contatto con i servizi per le dipendenze del territorio, che possono offrire un supporto non solo alla persona che gioca, ma anche ai familiari. In parallelo, un gruppo per familiari può dare uno spazio di confronto con chi vive situazioni simili e aiutare a capire come muoversi in modo più concreto.
Nel caso di una sofferenza così prolungata, il primo passo può essere chiedere aiuto per sé, anche prima che cambi il comportamento di suo marito. Non è egoismo: è un modo per provare a non essere travolta dalla situazione e recuperare un minimo di sostegno e orientamento.
Può essere indicato anche un contatto con i servizi per le dipendenze del territorio, che possono offrire un supporto non solo alla persona che gioca, ma anche ai familiari. In parallelo, un gruppo per familiari può dare uno spazio di confronto con chi vive situazioni simili e aiutare a capire come muoversi in modo più concreto.
Nel caso di una sofferenza così prolungata, il primo passo può essere chiedere aiuto per sé, anche prima che cambi il comportamento di suo marito. Non è egoismo: è un modo per provare a non essere travolta dalla situazione e recuperare un minimo di sostegno e orientamento.
Buongiorno signora, è veramente difficile darle una risposta che la possa aiutare a partire dalle poche righe drammatiche che lei scrive. Immagino le fatiche di questi trent'anni. Che dirle? Forse tentare adesso di pensare a lei stessa piu' che a suo marito. Un breve percorso di consulenza, solo per lei, può aiutarla a capire se ci sono spazi di vita più leggeri per lei. Se ritiene posso essere disponibile anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
buongiorno, prima di tutto mi dispiace molto per la sofferenza e il malessere che porta nelle righe che ha scritto. Non si può immaginare cosa significhi essere un parente di una persona con una dipendenza. Dopo anni di distruzione e di dolore penso che abbia raggiunto la consapevolezza che si può pretendere per se stessi una vita migliore. Le consiglio vivamente di intraprendere un percorso di psicoterapia in presenza affinchè possa comprendere come poter migliorare il proprio stato psicoemotivo. Inoltre in molte città italiane il SerD o associazioni private, organizzano gruppi di discussione tra parenti di persone con dipendenza, potrebbe provare a frequentarli, per non sentirsi sola. Le auguro il meglio
Buongiorno, dalle sue parole emerge tutta la sofferenza, la stanchezza e la delusione accumulate in tanti anni di convivenza con una persona che soffre di una dipendenza dal gioco d'azzardo e che non ha coinvolto solo suo marito, ma ha avuto un impatto profondo su tutta la famiglia. Dopo oltre trent’anni di promesse, ricadute e tentativi di cura è comprensibile sentirsi esausta, sfiduciata e profondamente ferita. Spesso chi vive accanto a una persona con una dipendenza finisce per portare un peso enorme, talvolta trascurando il proprio dolore e i propri bisogni. Al di là del percorso che suo marito potrà o vorrà intraprendere, credo sia importante che anche lei possa ricevere uno spazio di ascolto e sostegno dedicato a sé, per elaborare quanto ha vissuto e ritrovare risorse per affrontare il presente.
Le auguro di poter trovare il supporto e l’attenzione che merita.
Le auguro di poter trovare il supporto e l’attenzione che merita.
Buongiorno signora, immagino come sia stato difficile tollerare nel corso degli anni questa situazione. Oltre all'aiuto rivolto a suo marito, penso che potrebbe essere utile un percorso anche per lei per avere uno spazio dove condividere le sue fatiche e capire come gestire al meglio la situazione per ritrovare le auguro un pò piu di serenità.
Salve,
comprendo la profonda stanchezza e il dolore che traspaiono dalle sue parole. Vivere accanto a una persona con una dipendenza da gioco per così tanti anni può avere conseguenze molto pesanti non solo sul piano economico, ma anche su quello emotivo e relazionale. Per suo marito esistono servizi e centri specializzati nel trattamento del disturbo da gioco d'azzardo, presenti in molte realtà territoriali. Sarebbe importante individuare le risorse disponibili nella zona in cui vivete, così da poter accedere a un percorso specifico e adeguato ai suoi bisogni.
Al tempo stesso, vorrei sottolineare un aspetto fondamentale: non trascuri il suo benessere. Dopo tanti anni trascorsi a fronteggiare le conseguenze della dipendenza di un familiare, è importante che anche lei possa trovare uno spazio di ascolto e supporto per sé stessa. Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare la sofferenza accumulata, a riconoscere i propri bisogni e a recuperare energie e serenità.
Per quanto possa essere difficile accettarlo, ciascuno è responsabile delle proprie scelte e del proprio percorso di vita. Possiamo sostenere, incoraggiare e accompagnare una persona verso la cura, ma non possiamo sostituirci a lei né salvarla al suo posto. Il cambiamento può avvenire solo quando la persona decide di impegnarsi attivamente nel proprio percorso.
Le auguro di poter trovare il sostegno di cui ha bisogno, per affrontare questa situazione con maggiore tutela e attenzione anche verso sé stessa.
Un caro saluto
E.C.
comprendo la profonda stanchezza e il dolore che traspaiono dalle sue parole. Vivere accanto a una persona con una dipendenza da gioco per così tanti anni può avere conseguenze molto pesanti non solo sul piano economico, ma anche su quello emotivo e relazionale. Per suo marito esistono servizi e centri specializzati nel trattamento del disturbo da gioco d'azzardo, presenti in molte realtà territoriali. Sarebbe importante individuare le risorse disponibili nella zona in cui vivete, così da poter accedere a un percorso specifico e adeguato ai suoi bisogni.
Al tempo stesso, vorrei sottolineare un aspetto fondamentale: non trascuri il suo benessere. Dopo tanti anni trascorsi a fronteggiare le conseguenze della dipendenza di un familiare, è importante che anche lei possa trovare uno spazio di ascolto e supporto per sé stessa. Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare la sofferenza accumulata, a riconoscere i propri bisogni e a recuperare energie e serenità.
Per quanto possa essere difficile accettarlo, ciascuno è responsabile delle proprie scelte e del proprio percorso di vita. Possiamo sostenere, incoraggiare e accompagnare una persona verso la cura, ma non possiamo sostituirci a lei né salvarla al suo posto. Il cambiamento può avvenire solo quando la persona decide di impegnarsi attivamente nel proprio percorso.
Le auguro di poter trovare il sostegno di cui ha bisogno, per affrontare questa situazione con maggiore tutela e attenzione anche verso sé stessa.
Un caro saluto
E.C.
Buongiorno gentile utente, ha fatto bene a condividere in questo spazio questa situazione. Leggendo il suo messaggio mi arrivano tutta la stanchezza e il dolore che sembrano accompagnarla da molti anni.
Trent'anni sono un tempo molto lungo da attraversare accanto a una dipendenza, tra speranze, promesse, ricadute, tentativi di cura e delusioni. Mi colpisce che, dopo aver raccontato la storia di suo marito, le parole con cui conclude siano: "Io sono distrutta".
Mi sembra una frase molto importante.
Spesso, quando una persona cara convive per lungo tempo con una dipendenza, l'attenzione finisce inevitabilmente per concentrarsi su di lei, sui suoi comportamenti, sulle sue difficoltà e sui tentativi di aiutarla. Talvolta però il dolore, la fatica e le conseguenze emotive vissute dai familiari rischiano di rimanere sullo sfondo.
Non so quale sia oggi la situazione di suo marito né quali possibilità di cambiamento ci siano per lui. Quello che mi sembra importante, leggendo le sue parole, è chiedersi come stia lei dentro tutto questo e quale spazio abbia avuto, in questi anni, per prendersi cura delle proprie ferite, della rabbia, della delusione e della sofferenza che descrive.
Credo che in questo momento il suo bisogno di aiuto meriti attenzione tanto quanto quello di suo marito.
Se lo desidera, può contattarmi. Potrebbe essere utile approfondire meglio la situazione che sta vivendo e le risorse che oggi può attivare per sé.
Le auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
Trent'anni sono un tempo molto lungo da attraversare accanto a una dipendenza, tra speranze, promesse, ricadute, tentativi di cura e delusioni. Mi colpisce che, dopo aver raccontato la storia di suo marito, le parole con cui conclude siano: "Io sono distrutta".
Mi sembra una frase molto importante.
Spesso, quando una persona cara convive per lungo tempo con una dipendenza, l'attenzione finisce inevitabilmente per concentrarsi su di lei, sui suoi comportamenti, sulle sue difficoltà e sui tentativi di aiutarla. Talvolta però il dolore, la fatica e le conseguenze emotive vissute dai familiari rischiano di rimanere sullo sfondo.
Non so quale sia oggi la situazione di suo marito né quali possibilità di cambiamento ci siano per lui. Quello che mi sembra importante, leggendo le sue parole, è chiedersi come stia lei dentro tutto questo e quale spazio abbia avuto, in questi anni, per prendersi cura delle proprie ferite, della rabbia, della delusione e della sofferenza che descrive.
Credo che in questo momento il suo bisogno di aiuto meriti attenzione tanto quanto quello di suo marito.
Se lo desidera, può contattarmi. Potrebbe essere utile approfondire meglio la situazione che sta vivendo e le risorse che oggi può attivare per sé.
Le auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
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