Disfatta. Non ho mai avuto relazioni significative con donne, solo brevi e disastrose relazioni. H

21 risposte
Disfatta.
Non ho mai avuto relazioni significative con donne, solo brevi e disastrose relazioni.
Ho studiato tanto in vita mia ho una posizione lavorativa - dopo anni di sofferenze - finalmente dignitosa. Ho fatto diverse psicoterapia ma mi sono stancato. A 52 anni mi sento solo, deluso dalla vita e da me stesso....invidio tanto i giovani che si baciano o fanno sesso....ho subito tante cattiverie cercando di non farci caso....mi sento molto molto solo e temo sia troppo tardi per tutto. Ho buttato la mia vita. Sbloccarsi con le donne a questa età secondo voi è possibile? Perxhe' le psicoterapia che ho fatto non hanno avuto effetto? Per favore datemi risposte chiare senza propormi altre sedute....ne ho fatte centinaia senza esito e tutti gli psicologi mi hanno detto che mi sono impegnato moltoxe mi elogiavano
...ma so che i risultati non ci sono.
Dott.ssa Alessia Faranda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
No, secondo me non è “troppo tardi”. Però credo che il problema non siano solo le donne o l’età: da quello che scrivi sembri portarti addosso anni di delusione, rabbia e senso di fallimento, e questo inevitabilmente pesa anche nelle relazioni.
Le psicoterapie forse non ti hanno dato ciò che speravi, ma non direi che siano state inutili: hai costruito una vita stabile e una posizione dignitosa nonostante tutta questa sofferenza.
Capisco il dolore nel sentirsi esclusi dall’amore e dall’intimità, soprattutto vedendo gli altri viverli con naturalezza. Ma 52 anni non sono una condanna definitiva, a meno che tu non abbia già deciso dentro di te che non possa più succedere nulla.

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Buongiorno, sarò molto diretta. Secondo me il problema dipende da lei. Di solito quando sento persone che non riescono mai a trovare la persona giusta in qualsiasi tipo di relazione, mi accorgo presto p tardi che dipende da loro stesse. Non so quanto lei si sia messo veramente in gioco nelle terapie, quanto si sia veramente messo in discussione. Ovvoamente non posso saperlo, ma temo che finché non lo farà seriamente non riuscirà a cambiare. Buona giornata.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Capisco quanto possa essere pesante arrivare a 52 anni con la sensazione di aver investito tanto — nello studio, nel lavoro, nelle psicoterapie — e ritrovarsi comunque con un forte senso di solitudine e di insoddisfazione affettiva. Dal suo messaggio emerge molta sofferenza, ma anche una cosa importante: nonostante tutto, lei non ha smesso di interrogarsi, di cercare di capire e di desiderare un cambiamento. Questo significa che una parte di lei non si è arresa.

La prima risposta chiara è questa: no, non è “troppo tardi”. È possibile costruire relazioni significative anche dopo i 50 anni. Nella pratica clinica esistono molte persone che iniziano relazioni profonde, intime e soddisfacenti in età adulta avanzata, spesso proprio dopo periodi lunghi di blocco o solitudine. Il problema non è l’età in sé, ma il peso emotivo accumulato negli anni: delusioni, rifiuti, senso di fallimento, confronto continuo con gli altri e perdita di fiducia in sé stessi.

Quando una persona vive per molto tempo esperienze relazionali dolorose, può sviluppare un circolo vizioso:

paura del rifiuto,
ipercontrollo,
senso di inferiorità,
chiusura emotiva,
convinzione di essere “sbagliato” o “indesiderabile”.

E più si accumulano sofferenze, più diventa difficile sentirsi spontanei nelle relazioni. Non perché non si abbia valore, ma perché ci si avvicina all’altro già feriti e aspettandosi una conferma negativa.

Lei chiede anche perché le psicoterapie non abbiano funzionato. Le possibilità possono essere diverse, e non necessariamente dipendono dal fatto che “non ci sia soluzione”:

a volte si comprende molto razionalmente il proprio funzionamento, ma il cambiamento emotivo profondo non avviene;
alcune terapie aiutano a resistere alla sofferenza, ma non incidono sui modelli relazionali radicati;
può esserci stata una forte aspettativa di “sbloccarsi” rapidamente, mentre certi vissuti di autostima e attaccamento richiedono tempi lunghi e approcci molto mirati;
in altri casi, dopo tante delusioni, si sviluppa una sfiducia tale da rendere difficile lasciarsi davvero coinvolgere anche nel percorso terapeutico.

Un altro punto importante: lei parla molto delle donne, ma nel suo messaggio emerge soprattutto una profonda solitudine emotiva e una visione molto severa di sé stesso. Quando una persona arriva a pensare “ho buttato la mia vita”, il dolore non riguarda solo la sfera sentimentale: riguarda il valore personale, l’identità, il senso stesso dell’esistenza.

Eppure lei non è “la sua storia sentimentale”. Ha costruito una posizione lavorativa, ha resistito a molte difficoltà, ha cercato aiuto, ha continuato a lottare anche sentendosi sconfitto. Questo merita di essere riconosciuto.

La sofferenza che prova oggi è reale, ma il fatto che fino ad ora non abbia trovato ciò che cercava non significa che non possa più accadere. Significa piuttosto che probabilmente il nodo da affrontare non è solo “come piacere alle donne”, ma come tornare a sentirsi degno di vicinanza, desiderabile e vivo emotivamente.

Credo sia importante approfondire questi vissuti con uno specialista esperto nell’area relazionale e dell’autostima, anche dopo esperienze terapeutiche deludenti, perché a volte il percorso giusto arriva in momenti diversi della vita e con modalità differenti rispetto al passato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Capisco il suo senso di sconfitta e la stanchezza per i tentativi passati.
A 52 anni certamente è possibile cambiare, il desiderio e la capacità di amare non hanno una data di scadenza biologica o anagrafica e il blocco non è un destino già scritto.
Le relazioni falliscono quando ripetiamo vecchi copioni difensivi per proteggerci da antiche cattiverie subite.
Lei possiede una forte tenacia e ha canalizzato tutta l'energia nel riscatto lavorativo, lasciando la sfera affettiva congelata per autodifesa.
Avendo studiato molto, è probabile che lei abbia capito razionalmente i suoi problemi, ma senza trasformarli in un cambiamento emotivo profondo.
Forse si è creata una relazione terapeutica protettiva, che ha evitato di toccare il nucleo del suo terrore del rifiuto e della vicinanza con le donne.
La sua invidia per i giovani è la prova che la sua parte vitale e desiderante è ancora accesa e urla per uscire dal guscio della solitudine.
Non ha buttato la sua vita; ha solo protetto la parte più fragile di sé fino ad ora, ma quello che accadrà nel futuro dipende in gran parte da lei.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
dalle sue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande lucidità nel guardare la propria vita. Il fatto che oggi riesca a nominare il senso di solitudine, di delusione e di stanchezza significa che una parte di lei non ha smesso di cercare un contatto autentico, nonostante le ferite accumulate negli anni.
A 52 anni non è “troppo tardi” per costruire relazioni affettive o vivere esperienze sentimentali significative. Certamente può essere più difficile rispetto a quando si è molto giovani, perché col tempo si sedimentano paure, sfiducia, abitudini difensive e un senso di sconfitta che rischia di far percepire ogni tentativo come già destinato al fallimento. Ma questo non equivale a dire che sia impossibile.
Molte persone che hanno vissuto storie di rifiuto, esclusione o esperienze relazionali dolorose finiscono col costruire, spesso inconsapevolmente, una posizione interiore di rinuncia: desiderano profondamente il legame, ma allo stesso tempo si aspettano di non essere scelti, e questo può riflettersi nel modo di porsi, nello sguardo verso se stessi e verso gli altri, nella difficoltà a sentirsi davvero “degni” di essere amati. Dopo tanti anni, il dolore non riguarda più soltanto le donne o le relazioni, ma anche l’immagine di sé che si è consolidata nel tempo.
Capisco anche la sua rabbia verso le psicoterapie fatte. Quando ci si impegna tanto e non si percepisce un cambiamento concreto, è naturale sentirsi scoraggiati o perfino traditi. Tuttavia il fatto che le terapie non abbiano prodotto il risultato che desiderava non significa necessariamente che lei “non abbia soluzione” o che abbia buttato la vita. A volte il cambiamento non arriva perché il lavoro terapeutico resta molto sul piano della comprensione e meno su quello dell’esperienza concreta di sé nelle relazioni; altre volte perché il dolore accumulato è talmente antico da rendere molto difficile percepire i piccoli movimenti interiori che pure avvengono.
Lei chiede risposte chiare, quindi provo a essere diretto: no, la sua vita non è finita. Ma probabilmente oggi il rischio maggiore non è la mancanza di possibilità, bensì il fatto che la delusione e il confronto continuo con ciò che “non è stato” la stiano portando lentamente a ritirarsi emotivamente dalla vita. Quando vede i giovani che si baciano o fanno sesso, il punto non è solo l’invidia erotica: è il dolore per una parte di sé che sente di non aver vissuto abbastanza, di essere rimasta esclusa dall’intimità e dalla leggerezza.
Questo dolore merita rispetto, non vergogna.
Forse, più che chiedersi se riuscirà finalmente a “sbloccarsi con le donne”, potrebbe essere utile chiedersi come tornare a sentirsi vivo nelle relazioni senza misurare il proprio valore esclusivamente dal successo sentimentale. Paradossalmente, è spesso quando una persona smette di vivere l’incontro come una prova definitiva del proprio valore che diventa più libera, più autentica e più raggiungibile emotivamente.
Non esiste un’età oltre la quale non si possa più creare un legame. Esiste però il rischio di convincersi che sia ormai inutile provarci, e quella convinzione può diventare una profezia che si autoavvera.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Deborah Sapone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Caro utente, la sua stanchezza e il senso di solitudine sono del tutto comprensibili. E' anche vero che sbloccarsi con le donne a 52 anni è certamente possibile così come è possibile farlo con dei codici diversi da quelli che vediamo utilizzare dai ventenni: la sua maturità, la solidità lavorativa e la resilienza che ha dimostrato sono qualità reali e molto attrattive per una relazione adulta e significativa.

Rispetto ai precedenti percorsi psicoterapici, non avendo informazioni approfondite può comprendere come non sia facile rispondere in maniera corretta alla sua domanda sul perché non abbiano funzionato ma si può ipotizzare che non sia stato messo un focus specifico su competenze pratiche e azioni necessarie per cambiare il suo comportamento nel presente.

La sua vita non è stata affatto buttata via, ne ha costruito le fondamenta professionali e personali. Oggi ha ancora la possibilità di passare a fatti concreti per ripartire da solo puntando su un'esposizione graduale e pragmatica. Ad esempio: allenare la socialità con piccole interazioni quotidiane e disinteressate (colleghe, cassiere) senza l'ansia da prestazione di dover trovare subito "la donna della vita"; accettare il rifiuto come un normale dato statistico e non come un fallimento personale o l'ennesima cattiveria; frequentare ambienti nuovi come corsi, passatempi, viaggi di gruppo per coetanei in modo da sfruttare la sua stabilità economica per creare occasioni di incontro spontanee.

Un caro saluto.
Dott.ssa Raffaella Schiavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, no, non è troppo tardi: anche a 52 anni è ancora possibile costruire nuove relazioni e riaprire uno spazio affettivo. Il fatto che finora la psicoterapia non abbia dato i risultati sperati non significa che lei sia “sbagliato”, ma forse che quel percorso non è stato il più adatto per il nodo che la blocca davvero.

Se si sente di aver fatto molto ma di essere rimasto fermo, può avere senso provare un altro tipo di percorso, con un approccio diverso e più centrato proprio sui temi relazionali e sul modo in cui si vive il contatto con l’altro. A volte non serve “fare di più”, ma fare in modo diverso.
Il punto, adesso, non è giudicare la sua vita come perduta, ma capire come rimettersi in movimento senza restare schiacciato dal confronto con i più giovani o dall’idea che sia ormai troppo tardi.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

dopo tanti anni di psicoterapia, il fatto che sussista ancora una determinata problematica è probabile che all'interno della relazione terapeutica qualcosa vada storto. Anche quella è una relazione, ed il fatto che un percorso psicologico non restituisca alcuna crescita è già un indicatore di quanto i rapporti in generale rappresentino una specie di campo minato per lei. Il mio è solo uno spunto su cui poter riflettere.

Cordialmente
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Capisco il senso di delusione e di stanchezza che traspare dal suo messaggio, soprattutto dopo molti tentativi che non le hanno dato i risultati che sperava.
Quando per lungo tempo si vivono relazioni difficili o insoddisfacenti, può comparire facilmente la sensazione che “sia troppo tardi” o che alcune possibilità siano ormai chiuse. Sono pensieri comprensibili, ma non necessariamente definitivi.
A 52 anni è ancora possibile costruire relazioni affettive significative. Non esiste un’età oltre la quale questo non sia più possibile. Spesso ciò che cambia non è la possibilità in sé, ma il modo in cui ci si avvicina alle relazioni e il livello di fiducia che si riesce a costruire.
Rispetto alle psicoterapie fatte, può succedere che in alcuni momenti il percorso non riesca a tradursi in cambiamenti concreti nella vita quotidiana, oppure che non sia stato il momento giusto per poterli integrare pienamente.
Dal suo messaggio emerge soprattutto una sofferenza legata alla solitudine e al confronto con gli altri, che sembra molto dolorosa da sostenere.
Forse il punto non è tanto chiedersi se sia troppo tardi, ma cosa oggi rende così difficile per lei costruire legami che la facciano stare meglio e sentirsi più al sicuro nelle relazioni.
Il fatto stesso che stia cercando risposte indica che una parte di lei non ha rinunciato a questa possibilità.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pescara
Salve, nelle sue parole si sente molta stanchezza, ma anche una sofferenza che sembra accompagnarla da molto tempo. Quando una persona arriva a dire “ho buttato la mia vita”, spesso non sta parlando soltanto dell’assenza di relazioni, ma anche del confronto doloroso tra ciò che aveva immaginato per sé e ciò che sente di aver realmente vissuto.
Lei chiede risposte chiare, quindi provo a risponderle in modo diretto.
Sì, è possibile incontrare qualcuno e vivere un legame anche alla sua età. Non esiste un’età oltre la quale il desiderio, l’incontro o la possibilità di una relazione smettono di esistere. Tuttavia, da ciò che racconta, sembra che il punto centrale non sia semplicemente “sbloccarsi con le donne”, ma il modo in cui guarda sé stesso attraverso lo sguardo immaginato degli altri. Quando per anni ci si percepisce come “in ritardo”, “difettosi” o “esclusi”, il rischio è che ogni incontro venga vissuto già sotto il segno della sconfitta o del giudizio.
Il fatto che le psicoterapie non abbiano prodotto il cambiamento che sperava non significa necessariamente che siano state inutili o che “ci sia qualcosa di sbagliato” in lei. Talvolta accade che una persona si impegni molto nel comprendere sé stessa, nel riflettere, nel parlare, ma che il nucleo più profondo del proprio desiderio resti comunque imprigionato dentro un’immagine molto rigida di sé e della propria mancanza.
Lei parla con grande dolore dell’invidia verso i giovani che si baciano o fanno sesso. È comprensibile. Ma forse quella scena non rappresenta solo il desiderio sessuale: potrebbe rappresentare tutto ciò che sente di non aver vissuto, di essere rimasto fuori dalla vita, dal desiderio dell’altro, dalla leggerezza dell’essere scelto.
A volte, dopo molte delusioni, ci si convince che il tempo sia definitivamente scaduto. Ma questa convinzione rischia di trasformarsi in una verità assoluta che chiude ogni possibilità ancora prima che la realtà possa dire qualcosa di diverso.
Non credo che la questione sia “recuperare il tempo perduto” o diventare qualcun altro. Forse il punto potrebbe essere iniziare a domandarsi se esista ancora, per lei, uno spazio possibile di desiderio che non sia soltanto misurato sul confronto con ciò che non ha avuto.
Lei dice di sentirsi molto solo. Credo sia importante non banalizzare questa solitudine, perché la sofferenza che descrive merita rispetto. Ma il fatto stesso che lei scriva, che continui a interrogarsi e a cercare una risposta, racconta anche che una parte di lei non ha completamente rinunciato.

Un caro saluto.
E.C.
Dott. Marco Ponta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Gentile Signore,

nelle sue parole si percepiscono molta sofferenza, solitudine e delusione. Tuttavia, leggendo il suo messaggio, mi colpisce come il tema non sembri essere soltanto l'assenza di una relazione affettiva, ma il giudizio molto duro che oggi esprime nei confronti della sua vita e di sé stesso.

Comprendo il desiderio di una risposta chiara, ma credo che nessuno possa dirle se sia troppo tardi oppure no. Quello che possiamo osservare è che lei racconta la sua storia soprattutto attraverso ciò che non è accaduto o che è andato perduto, mentre resta più difficile capire quale significato abbiano avuto per lei le esperienze vissute e le sofferenze che descrive.

Anche riguardo alle psicoterapie svolte, è difficile ridurre tutto a un semplice "hanno funzionato" o "non hanno funzionato". A volte il cambiamento che una persona desidera e quello che effettivamente riesce a raggiungere non coincidono completamente.

Più che chiedersi se sia possibile "sbloccarsi" con le donne a 52 anni, mi domando se la questione centrale non riguardi il modo in cui oggi guarda a sé stesso e alla propria storia.

La invito ad accogliere la parte di sé che ha rivolto questo quesito con la speranza che qualcuno la supportasse: quella parte di sé è preziosa e potrebbe raccontarci di quanto crede ancora nella possibilità di viversi con maggiore soddisfazione.

Un cordiale saluto.
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buongiorno. Le sue parole trasmettono un senso di stanchezza e di sconcerto che merita il massimo rispetto. Quando si arriva a cinquantadue anni avendo investito ogni energia per riscattarsi sul lavoro dopo anni di sofferenze, accorgersi che l'area affettiva è rimasta deserta provoca un dolore che assomiglia a un lutto. Quell'invidia che prova verso i giovani è un sentimento naturale e umano: è il grido di una parte di lei che ha fame di vita, di contatto e di quella leggerezza che finora le è stata negata.

Per rispondere direttamente alla sua prima domanda: sì, sbloccarsi con le donne a cinquantadue anni è assolutamente possibile, perché il bisogno di intimità e la capacità di apprendere nuove modalità relazionali non scadono con l'età. Tuttavia, il motivo per cui le centinaia di sedute precedenti non hanno portato risultati, nonostante il suo lodevole impegno riconosciuto dai colleghi che l'hanno seguita, risiede spesso in un equivoco di fondo della psicoterapia tradizionale. Molti percorsi si concentrano sull'analizzare il passato, nello spiegare perché si è soli o nel validare la sofferenza passata. Ma comprendere l'origine di un blocco non coincide automaticamente con il possedere gli strumenti pratici per superarlo. Se la terapia si è limitata a essere uno spazio di consolazione o di analisi intellettuale, ha finito per lasciarla solo più consapevole, ma ugualmente bloccato e privo di una direzione concreta sul piano reale.

Per uscire da questa situazione senza l'ennesima teoria, il lavoro deve spostarsi dall'analisi all'azione graduale e protetta. Il timore del rifiuto e il peso delle cattiverie subite l'hanno portata, comprensibilmente, a difendersi alzando un muro. Sbloccarsi non significa dover fare grandi conquiste da domani, ma iniziare a tollerare piccoli spazi di vulnerabilità: imparare a sostenere uno sguardo, a fare una battuta senza l'ansia di dover prestare una performance, a frequentare ambienti nuovi legati a passioni reali dove l'obiettivo iniziale non è il sesso, ma la semplice sintonizzazione con l'altro. La sua vita non è affatto buttata; la sua posizione lavorativa dignitosa dimostra che possiede una determinazione enorme. Quella stessa forza va ora applicata per fare piccoli passi concreti nel mondo reale, un centimetro alla volta, per darsi finalmente il permesso di essere visto.

Un caro saluto.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno non so che tipo di terapie abbia fatto nel passato, ma credo che sarebbe utile per Lei iniziare un percorso di psicoterapia psicodinamica che potrebbe aiutarLa a definire meglio con se stesso le emozioni che sente affiorare dentro di Lei, ogni volta che inizia una relazione nuova e soprattutto che Le consenta di comprendere meglio con quali aspettative si misura nel momento dell'inizio relazione. Mi rendo conto di come possa sentirsi scoraggiato, ma occorre non perdere mai la speranza di potere crescere e migliorare ed arrivare a conquistare soprattutto un proprio equilibrio interiore. Cordialmente dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Buongiorno, mi dispiace molto leggere la fatica e la delusione che porti. Non solo rispetto alle relazioni, ma rispetto alla tua storia nel suo insieme: gli sforzi fatti, i tentativi, le terapie, e la sensazione finale di non essere arrivato dove speravi.
Quando dici “ho buttato la mia vita” e “è troppo tardi per tutto”, mi arriva anche quanto in questo momento il dolore stia occupando quasi tutto lo spazio possibile, lasciando poco margine a qualsiasi altra lettura di te e della tua storia.
Non credo sia possibile dare una risposta semplice o valida per tutti alla domanda se “si possa sbloccarsi con le donne a questa età”. Le storie affettive non seguono regole uguali per tutti e non dipendono solo dall’età o dalle esperienze passate.
Per quanto riguarda la psicoterapia, il fatto che tu ti sia impegnato molto e che tu abbia attraversato diversi percorsi senza sentirne un cambiamento significativo è comunque un dato importante. A volte non è solo una questione di impegno, ma di incontro tra persona, momento della vita e tipo di lavoro fatto insieme. E a volte, purtroppo, può succedere di non sentirsi aiutati come si sperava.
Detto questo, mi sembra che oggi la domanda più dolorosa non sia solo “cosa posso fare per cambiare”, ma anche “che senso ha avuto tutto questo per me” e “come posso stare con questa sensazione di fallimento senza che diventi l’unica definizione di me stesso”.
In questo momento non ti direi che è “troppo tardi”, ma nemmeno ti darei una risposta facile o ottimistica. Mi sembra più importante riconoscere quanto tu sia stanco e quanto tu stia portando da tempo un peso emotivo importante.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
ti leggo e arriva tutta la fatica, la delusione e la solitudine che stai portando da tanto tempo. Quando si investe molto – nello studio, nel lavoro, anche nelle psicoterapie – e i risultati che si desiderano non arrivano, è comprensibile sentirsi scoraggiati e pensare che sia “troppo tardi”.

Provo a risponderti in modo chiaro: no, non è troppo tardi. Le possibilità relazionali non hanno una scadenza anagrafica. Quello che spesso pesa, però, non è solo “sbloccarsi con le donne”, ma il modo in cui nel tempo si è strutturata l’immagine di sé, delle relazioni e delle aspettative. Questo può rendere gli incontri più difficili, ma non impossibili.

Sul perché le psicoterapie non abbiano avuto l’effetto sperato: può dipendere da molti fattori (tipo di approccio, momento di vita, qualità della relazione terapeutica, obiettivi impliciti o non pienamente condivisi). Il fatto che tu ti sia impegnato molto è un dato importante, ma non sempre l’impegno, da solo, è sufficiente a produrre il cambiamento desiderato se alcuni nodi restano fuori fuoco.

Quello che stai vivendo oggi merita comunque ascolto e dignità, senza ridurlo a un “fallimento”. La tua storia non è finita qui, anche se ora può sembrarlo.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Anita Arena
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bra
Dalle tue parole emerge molta sofferenza, e questo arriva con grande chiarezza. Allo stesso tempo, ho l'impressione che una parte importante della tua soddisfazione personale sia legata alla possibilità di vivere una relazione affettiva appagante.

Desiderare qualcuno con cui costruire un legame stabile e duraturo è profondamente umano. Mi chiedo però se, almeno in questo momento, la tua felicità non rischi di dipendere quasi esclusivamente da questo aspetto della tua vita.

Per questo ti farei alcune domande, non come critica o giudizio, ma come spunti di riflessione. Ottenere una posizione lavorativa soddisfacente, ad esempio, che significato ha avuto per te? È stato qualcosa che hai perseguito principalmente per il tuo benessere e la tua realizzazione personale, oppure anche per sentirti più apprezzato e desiderabile agli occhi di una possibile partner?

E quando hai intrapreso i percorsi di terapia, quali erano le aspettative che ti accompagnavano? Cosa intendi quando parli di "risultati"? Stare meglio con te stesso, comprendere più a fondo le tue difficoltà, oppure trovare gli strumenti per costruire una relazione?

Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Credo però che valga la pena interrogarsi su quanto del proprio equilibrio emotivo sia affidato alla presenza di un'altra persona. Quando il nostro benessere dipende esclusivamente da una relazione, ci esponiamo inevitabilmente a una grande fragilità, perché affidiamo a qualcosa che non possiamo controllare il compito di farci stare bene.

Capisco quanto questo possa essere doloroso e spaventoso. Forse, però, proprio quel senso di vuoto o di mancanza che oggi appare come un baratro potrebbe diventare un luogo da esplorare con pazienza, gentilezza e senza fretta. Non per negare il desiderio di una relazione, che resta legittimo e importante, ma per costruire un terreno più solido sotto i tuoi piedi.

Può darsi che, col tempo, guardando dentro quel baratro con meno paura, tu scopra non solo risorse che oggi fatichi a vedere, ma anche che non sei così solo come ti sembra adesso.
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro scrittore. Capisco il suo dolore e la sua frustrazione. Mi colpisce molto quello che dice rispetto alle terapie intraprese, chiedendosi perchè non hanno fatto effetto. Non so che terapie ha fatto e non conosco la sua storia ma la terapia è un processo di crescita interiore che va a toccare tematiche profonde ed esisteziali... forse il suo percorso si è interrotto troppo presto? forse bisogna andare più in profondità? A volte pensiamo di essere aperti e vogliosi di fare nuovi incontri ... e non ci accorgiamo che teniamo la porta chiusa
Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro utente, non c'è una risposta risolutiva al suo quesito, ma solo fattori che ci portano a dire che o ha avuto la sfortuna di aver avuto brutte esperienze o in qualche modo se le è cercate. Nella seconda ipotesi, deve cercare in se stesso la risposta e lavorare su ciò che compromette le relazioni.
Da Terapeuta, l'unica risposta possibile è di lavorare su queste fragilità.
Ci dice che ha già fatto tanti interventi terapeutici, ma magari chieda, dopo un'iniziale valutazione, come il Terpeuta vuole procedere e che progetto Terapeutico ha in mente per lei, per capire se lo sente egosintonico.
Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Andrea Cerelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Colleferro
Gentile, le esperienze personali e terapeutiche, che mi riporta, mi sembrano caratterizzate da un significativo vissuto di solitudine. Quanto sente di aver lavorato questo vissuto nei percorsi precedenti? Perché il punto di blocco mi sembra proprio questo.
A 52 anni ci si può sbloccare con le donne? Certamente, se si lavora sul blocco e dunque le suggerisco di lavorarci su questo profondo vissuto di solitudine! In bocca al lupo!
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Evidentemente i risultati che ci sono stati oggi non ti soddisfano più.
Si, penso sia possibile sbloccarti oggi, ma capisco che tu sia scoraggiato.
E so che è frustrante, ma le domande che ti poni oggi sarebbe bene farle direttamente a chi ti ha seguito, magari l'ultimo, perché magari le terapie che hai fatto finora sono state proficue per il periodo che stavi vivendo. Adesso è un'altra fase della tua vita in cui puoi fare altro, qualcosa che non hai mai fatto. E anche una terapia, un'altra, sarebbe comunque una cosa nuova. Valuta delle consulenze, un inizio, per concordare insieme qual è la soluzione migliore per te ORA.
Dott. Giovanni Iacoviello
Psicoterapeuta, Psicologo
Bergamo
Buongiorno,

la vita sentimentale e relazionale non ha una data di scadenza. Una persona a 100 anni può iniziare una relazione, se lo vuole. Con l'età si maturano anche punti di forza come la stabilità economica, quella emotiva, l'esperienza di vita rispetto a persone più giovani.
Una soluzione altra da quelle provate può essere non di seguire una psicoterapia, ma piuttosto di avvalersi di un coaching sulle dinamiche sociali di corteggiamento/seduzione e sulle relazioni.
Se le terapie passate si sono focalizzate sul passato, su un'eventuale psicopatologia, etc., un approccio alternativo e più mirato potrebbe essere quello volto allo scoprire e riscoprire le regole sociali delle relazioni interpersonali, i fattori che favoriscono e quelli che inibiscono le relazioni, le abilità relazionali, la consapevolezza dei punti di forza che già ha.
Una consulenza con uno psicologo/a su queste tematiche permetterebbe anche, nel caso permangano blocchi di tipo psicologico come la paura del fallimento, o il perfezionismo nel cercare "la mossa giusta" (che può portare all'immobilismo), di correggere il tiro per migliorare le strategie nella gestione anche di queste e altre problematiche e processi di tipo psicologico.
Perché le psicoterapie precedenti non hanno funzionato? Forse perché erano psicoterapie e forse perché non erano mirate ai comportamenti e alle abilità specifici nelle relazioni interpersonali. Un orientamento che potrebbe favorire, in tal senso, potrebbe essere, se non l'ha già provato, quello del problem solving strategico. Lo può fornire una/un terapeuta breve strategico, non orientato in questo caso alla psicoterapia, ma al coaching (tradotto allenamento, formazione o guida su un'area specifica). Niente sedute di psicoterapia, quindi, come diceva.

Le faccio tanti auguri. Dott. Giovanni Iacoviello

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