Domande del paziente (14)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buonasera,
    da quello che descrive, suo padre sta vivendo un’ansia molto intensa che ormai condiziona profondamente la sua quotidianità. Il fatto che sia già seguito da un professionista è molto importante,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve,
    quello che descrive può avere sia un’origine fisica che psicologica, ed è importante considerare entrambe le dimensioni. In primo luogo, sarebbe utile effettuare alcuni accertamenti medici per escludere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Quello che ti sta succedendo non è improvviso, né inspiegabile, e soprattutto non dice quello che temi che dica.
    Sei partita per l’Erasmus: nuovo ambiente, distanza, meno punti fermi, più tempo per stare... Altro


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve, credo che i dubbi che sta vivendo siano un segnale sano e protettivo. Probabilmente ciò che ha vissuto con il suo compagno è stato doloroso e l’ha ferita.
    Dopo la crisi, il suo compagno è tornato da lei mostrando presenza e coinvolgimento, ma è del tutto comprensibile che questo non basti a farle dimenticare quanto accaduto. I suoi dubbi potrebbero derivare proprio dal fatto che quella crisi non è stata ancora pienamente elaborata: come se sentisse il bisogno di comprendere fino in fondo ciò che è successo e capire se esistono basi solide per ricominciare.
    Per il suo benessere, e anche per quello della relazione, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto di coppia. Questo potrebbe offrirvi uno spazio condiviso in cui confrontarvi, chiarire quanto accaduto e comprendere insieme se e come ricostruire il vostro legame. Un caro saluto


    Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve, desidero innanzitutto esprimerle il mio dispiacere per la sua importante perdita.
    Gli attacchi d’ansia che descrive potrebbero essere legati a una mancata o difficile elaborazione del lutto. Durante l’adolescenza, inoltre, si attraversano numerosi cambiamenti, sia personali sia all’interno della famiglia: per questo motivo, una certa conflittualità con i genitori può essere comprensibile in questa fase della vita.
    Potrebbe essere utile comprendere se il rapporto conflittuale con i suoi genitori sia una conseguenza del lutto oppure se fosse già presente in precedenza. Ciò che ha condiviso è molto significativo: il pianto che vive come fragilità può essere, in realtà, il modo che ha trovato in questo momento per esprimere ciò che prova e comunicare il suo vissuto emotivo.
    Credo che potrebbe esserle di grande aiuto lavorare su questi aspetti: l’elaborazione del lutto, la relazione con i suoi genitori, la fiducia negli altri e la percezione di sé, in particolare l’idea di dover nascondere la propria fragilità.
    Colgo anche l’occasione per sottolineare che non esiste un’età “giusta” per rivolgersi a uno psicologo: prendersi cura di sé e cercare maggiore chiarezza è uno dei gesti più importanti che possiamo fare per il nostro benessere. Intraprendere un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per affrontare questo periodo per lei così delicato.
    Un caro saluto.


    Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
    Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
    Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
    Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve, capisco che la questione del guidare dopo aver bevuto possa turbarla: è una preoccupazione più che legittima, perché si tratta di un comportamento oggettivamente pericoloso per la sua sicurezza e per quella degli altri. Allo stesso tempo, è anche vero che uscire con gli amici, ritagliarsi momenti settimanali o mensili di svago, e in certi contesti lasciarsi andare un po’ di più fa parte della normalità. Anche il desiderio di divertirsi e condividere esperienze leggere con il proprio gruppo è normale. Più che concentrarci solo sul comportamento del suo compagno, potrebbe essere utile esplorare cosa questo suscita in lei. Il fatto che lui si ubriachi, mentre lei è astemia, sembra toccare qualcosa di più profondo. Capire l’origine di questa reazione può aiutarla a dare un senso più chiaro alle sue emozioni e a trovare un modo più efficace per affrontare la situazione, sia dentro di sé sia nella relazione. Un caro saluto


    Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buongiorno,
    dal suo racconto si vede quanto questo periodo sia stato carico di stress e quanto la sua attenzione sia oggi molto focalizzata sui sintomi.
    Gli esami tutti negativi sono un dato davvero rassicurante, indicano che le sue funzioni cognitive sono integre.
    In un’ottica psicologica, quello che descrive può essere letto come l’effetto di un sistema “in allerta” (stress, insonnia, preoccupazioni).
    Questo stato può dare confusione, vuoti di memoria e una sensazione di distanza dagli eventi, che a loro volta aumentano la preoccupazione, creando un circolo.
    Può essere utile lavorare non tanto sul sintomo in sé, ma su come si inserisce nella sua quotidianità: quando aumenta, cosa lo accompagna, come cambia l’attenzione su di esso.
    Un supporto psicologico può aiutarla a ridurre questa iper-attivazione.
    Un caro saluto


    Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buongiorno il comportamento che descrive indica forte immaturità emotiva e scarsa gestione della rabbia: reazioni estreme (insulti, evitamento) per una frustrazione e poi improvviso riavvicinamento.
    Non si può fare una diagnosi, ma è chiaro che non è un modo di relazionarsi sano né rispettoso. Più che capire cosa “abbia”, è importante che lei si protegga e metta limiti chiari su ciò che è accettabile. Un caro saluto


    Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buongiorno, capisco quanto possa farle male, ha perso una connessione importante e si trova a vederla ogni giorno.
    Due aspetti però sono centrali: lei è stata chiara nel dirle che la vede come un “fratellino”, quindi non c’è lo stesso interesse; e il fatto che abbia condiviso la sua confessione con altri l’ha ferita, rendendo comprensibile il suo allontanamento.
    Se vuole stare meglio, può provare a riaprire un minimo di dialogo, in modo semplice e senza aspettative: ad esempio riconoscere che si è allontanato perché era ferito, senza accusarla, e dire che le dispiace per il gelo creato.
    Allo stesso tempo, è importante non colpevolizzarsi né idealizzarla: il legame è cambiato perché i sentimenti non erano reciproci. Ora l’obiettivo è ritrovare un equilibrio.
    Se stare in contatto le fa troppo male, è anche legittimo mantenere una distanza più protettiva. Un caro saluto


    Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buongiorno, capisco quanto questa situazione possa farla sentire svalutata, soprattutto considerando l’impegno che sta mettendo e la sua sensibilità.
    Da ciò che descrive, è possibile che il professore non stia mettendo in discussione le sue capacità, ma piuttosto il modo in cui struttura le risposte: a volte le viene chiesta più precisione, altre più sintesi o un ragionamento sul “perché”.
    Il fatto che in passato abbia riconosciuto il suo impegno (come al convegno) fa pensare che non ci sia un giudizio negativo su di lei come persona, ma piuttosto uno stile comunicativo forse poco chiaro o poco sintonizzato con il suo.
    Potrebbe esserle utile, se se la sente, chiedere un breve confronto diretto, ad esempio dopo lezione o a ricevimento, per capire meglio cosa si aspetta nelle risposte. Questo spesso aiuta a trasformare una sensazione di critica in indicazioni più concrete.
    Allo stesso tempo, è importante non collegare automaticamente queste osservazioni al suo valore personale: il fatto che provi ansia, tremore o imbarazzo nel rispondere non significa che non sia capace, anzi, dimostra che si espone e partecipa nonostante la difficoltà.
    Un caro saluto


    Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Buongiorno, sì, in parte può accadere. Una persona può rendersi conto di avere difficoltà rispetto agli altri, soprattutto attraverso le esperienze quotidiane e il confronto sociale. Tuttavia questa consapevolezza non è sempre precisa: può essere limitata, distorta o influenzata da come viene trattata dagli altri.
    Più che “essere stupidi”, è più corretto parlare di abilità diverse e di aree di difficoltà, che non definiscono il valore della persona e possono spesso essere migliorate. Un caro saluto


    Domande su consulenza psicologica

    Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve,
    capisco quanto lei possa sentirsi “divisa”: una parte di sé percepisce controllo e soddisfazione, mentre un’altra inizia a cogliere segnali che la mettono in allarme.
    Le restituisco che quanto descrive è una condizione di salute rischiosa, anche se al momento riesce a mantenere le sue attività. La restrizione alimentare, il pensiero costante sul cibo e l’assenza del ciclo da mesi indicano uno stato di stress per l’organismo. In questi quadri è frequente che la percezione di “stare bene” conviva con elementi più critici.
    Rispetto ai suoi genitori, il desiderio di non preoccuparli è comprensibile. Tuttavia, il silenzio e la gestione solitaria tendono ad aumentare la fatica interna e il senso di colpa, più che proteggere la relazione. Coinvolgerli può rappresentare un primo modo per non restare sola in ciò che sta vivendo.
    Non è necessario prendere decisioni immediate. Un primo passo può essere rendere condivisibile ciò che oggi sta affrontando da sola. Le consiglio di considerare l'opportunità di iniziare un percorso di supporto psicologico. Un caro saluto


    Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
    A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
    Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
    Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.

    Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che sta vivendo, soprattutto considerando quanto non sia semplice esporsi su temi così delicati.
    Da quello che descrive emergono due aree che, pur potendo sembrare separate, spesso hanno una funzione comune: quella di regolare stati emotivi intensi, tensioni interne o momenti di perdita di controllo percepito. I comportamenti che riporta potrebbero essere dei tentativi di autoregolazione. E' una modalità che la mente e il corpo mettono in atto quando non trovano strategie più funzionali per gestire ciò che sta accadendo internamente.
    È importante anche ciò che lei stessa osserva: l’andamento altalenante nel tempo, con fasi di miglioramento e poi peggioramento.
    Il fatto che lei stia riuscendo a riconoscere questi schemi e a metterli in relazione tra loro è già un passaggio significativo. Non si tratta di “non essere cresciuta abbastanza”, ma piuttosto di avere dei segnali che meritano ascolto e attenzione, perché indicano una fatica nella regolazione emotiva che sta cercando una via di espressione.
    In questi casi, più che uno sforzo di controllo diretto sui comportamenti, è spesso utile un lavoro psicologico che aiuti a comprendere le funzioni che questi comportamenti svolgono e a costruire modalità alternative di gestione, più sostenibili e meno impattanti sul corpo e sul benessere.
    Resto a disposizione se ha bisogno di contattarmi. Un caro saluto


    Come dire a mia mamma di voler predere la pillola? Ho 23 anni e mi sto frequentando con una ragazzo da un mesetto. Abbiamo già fatto tutti i preliminari e vorrei spingermi oltre, ma ho il costante terrore di gravidanze indesiderate. Vorrei dire a mia mamma (con cui ho molta confidenza, tranne per queste cose) di voler prendere la pillola ma non so come introdurre l’argomento, essendo l'intimità un argomento tabù in famiglia. L'ultima volta in cui gliel'ho detto mi ha fatto un pò di storie (esempio dicendomi che non ero ancora fidanzata con questo ragazzo, chiedendo se avesse intenzioni serie e chiedendomi cosa dobbiamo fare ecc...). Non mi sento a mio agio a parlare di queste cose con lei, specialmente rapporti sessuali. So anche che potrei affidarmi ad un consultorio, ma se per qualche motivo venisse a sapere che prendo la pillola ? penso sia meglio avvisarla subito. Non so se fidarmi solo del preservativo la prima volta. Come posso avvisarla della mia scelta cercando di limitare l’imbarazzo (suo e di conseguenza anche mio)?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Nicole Nanni

    Salve, a 23 anni è libera di scegliere della sua salute e della sua contraccezione senza doversi sentire in colpa o in dovere di “chiedere il permesso”. Il fatto che voglia dirlo a sua madre nasce probabilmente dal rapporto che avete e dal non voler vivere la cosa di nascosto, non perché stia facendo qualcosa di sbagliato. Se sente la necessità di dirlo a sua madre le consiglio di essere diretta e di farle capire quanto questa sia una scelta per lei importante e ponderata. Un caro saluto


Domande più frequenti

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