L'idea di arrivare a 25 anni senza esperienze in campo relazionale mi pesa tantissimo. Ho 24 anni e

L'idea di arrivare a 25 anni senza esperienze in campo relazionale mi pesa tantissimo. Ho 24 anni e tra pochi mesi ne farò 25, non ho mai avuto una ragazza, mai dato un bacio, mai un appuntamento e, ovviamente, sono vergine. Il pensiero di arrivare a 25 anni senza aver mai fatto niente, mi fa venir voglia di morire. Non voglio andare da una prostituta. Sono indietro anche in altre cose, come ad esempio con l'università e con il lavoro (nel senso che non lavoro), ma la cosa che mi pesa di più in questo momento è questo di non aver mai avuto una ragazza, e so anche che è stupido, che dovrei concentrarmi sullo studio e tutto il resto ma è così. So anche di dover migliorare tantissimo prima di intraprendere una relazione, primo fra tutti sono molto disordinato e vorrei migliorare su questo aspetto, poi dovrei sicuramente migliorare anche il mio fisico. Mi vedo bruttissimo e anche quando provo a migliorarmi un pochettino, magari tagliando la barba o provando un taglio nuovo, non miglioro e mi viene da piangere e non riesco a guardarmi allo specchio. Anche se a volte magari riesco a vedermi un po' più accettabile a dire il vero, ma poi vedo le foto che mi fanno, vedo come esco male, soprattutto quando sorrido e mi deprimo. L'idea che possa piacere a una ragazza mi sembra impossibile e mi sentirei anche un po' preso in giro se qualcuna mi dicesse che le piaccio. Poi mi imbarazzerebbe dire che non ho esperienze alla mia età e so anche che verrebbe visto in malo modo, e anche se dovesse succedere per un miracolo, mi sentirei per sempre in ritardo e non cambierà mai il fatto che avrò avuto la mia prima esperienza a più di 25 anni, cosa che ripeto, attualmente mi sembra impossibile.

66 risposte


Gentile utente, leggo tanta sofferenza nelle sue parole. Sicuramente un percorso di supporto psicologico può esserle utile. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi

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Doctor #620982

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Salve, dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che merita di essere ascoltata con attenzione. Mi ha colpito, in particolare, quando scrive che il pensiero di arrivare a 25 anni senza esperienze relazionali le fa "venir voglia di morire": al di là del significato preciso che questa espressione ha per lei, è un segnale di quanto questo tema stia incidendo sul suo benessere emotivo. Leggendo il suo racconto, ho l'impressione che la questione non riguardi soltanto il non aver mai avuto una relazione. Sembra piuttosto che questo aspetto sia diventato il simbolo di un giudizio molto severo nei confronti di se stesso. Lei parla infatti anche dell'università, del lavoro, del suo aspetto fisico, del disordine, descrivendo diverse aree della sua vita come se fossero la prova di essere "indietro" rispetto agli altri. Può essere utile chiedersi come si sia costruita nel tempo questa idea di essere in ritardo. Rispetto a chi sente di esserlo? Quali modelli, confronti o aspettative hanno contribuito a farle vivere i 25 anni come una sorta di scadenza entro cui dimostrare qualcosa sul proprio valore? A volte il rischio è che la relazione venga vissuta come ciò che finalmente dovrebbe confermare di essere "abbastanza": abbastanza bello, abbastanza interessante, abbastanza degno di essere scelto. Tuttavia, quando una relazione viene caricata di questo significato, il timore del rifiuto può diventare ancora più intenso e rendere difficile avvicinarsi agli altri con spontaneità. Mi colpisce anche un altro aspetto del suo racconto: nonostante descriva alcuni momenti in cui riesce a vedersi "più accettabile", sembra che il suo sguardo torni rapidamente a cercare le conferme di ciò che teme, ad esempio attraverso le fotografie o il confronto con gli altri. Questo lascia pensare che il problema non sia soltanto il suo aspetto, ma il modo in cui guarda se stesso. Credo che, in questo momento, sarebbe importante non affrontare tutto questo da solo. Un percorso terapeutico potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare come si siano costruite queste convinzioni su di sé, sulle relazioni e sul proprio valore, aiutandola a dare un significato diverso a ciò che oggi vive come un fallimento personale. Le esperienze affettive, ma quelle di vita in generale, non seguono un calendario uguale per tutti. Ciò che fa la differenza non è l'età in cui iniziano, ma il modo in cui ciascuno arriva a costruire relazioni nelle quali possa sentirsi accolto e riconosciuto per ciò che è. Un caro saluto, Dott.ssa Piras

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Doctor #707732

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Gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso il suo pensiero. Quello che racconta trasmette tutta la sofferenza che sta vivendo, e sento che sia davvero importante darle spazio senza sminuirla. Capisco come l'idea di arrivarre a 25 anni senza aver vissuto una relazione possa farla sentire "in ritardo", sopratutto all'interno di una società che spesso fa sembrare certe esperienze delle tappe da raggiungere entro una certa età specifica. Tuttavia, la vita affettiva non segue schemi prestabiliti, e il fatto di non aver ancora avuto una relazione non definisce certo il suo valore come persona. Dalle sue parole emerge, inoltre, una grande difficoltà a riconoscere aspetti positivi di sé, come se qualsiasi tentativo che può fare per conoscersi o migliorarsi, finisca per rimanere schiacciato da uno sguardo molto autocritico e severo. Le suggerisco di non affrontare tutto questo da solo, ma prendere in considerazione la possibilità di poterne parlare con un professionista, come uno psicoterapeuta, all'interno di uno spazio sicuro e non giudicante. Prendersi cura di lei, anche consultando un professionista, la può aiutare a costruire un rapporto più gentile e consapevole con sé stesso; spesso è proprio da questi cambiamenti interiori che diventa possibile vivere in modo diverso e più sereno anche l'incontro con gli altri. Le auguro il meglio, Dott. Alessandro Rigutti

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Doctor #658877

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Gentile utente, ti ringrazio per la tua condivisione. Dalle tue parole si comprende come il fatto di essere giunto all'alba dei 25 anni senza riuscire a sperimentare relazioni sentimentali ed intime, susciti in te una sofferenza che appare molto intensa e che sembra occupare sempre più spazio nella tua vita. Questo disagio sembra alimentare in te un profondo senso di inadeguatezza, che finisce spesso per oscurare i tuoi tentativi di migliorarti: dalle tue parole emerge uno sguardo molto severo nei confronti di te stesso. Sembra che, oltre alla mancanza di esperienze, a pesarti molto sia l'idea che questo ritardo sia ormai irrimediabilmente perduto, impossibile da recuperare. Dalla tua testimonianza si capisce che la fatica e la sofferenza che provi siano molto intense: pertanto meritano uno spazio adatto, che possa permetterti prima di tutto di esprimere e comprendere questo vissuto doloroso, oltre che trovare la modalità più adatta per affrontarlo. Intraprendere un percorso psicologico o psicoterapeutico potrebbe aiutarti ad esplorare e comprendere meglio questo tuo vissuto.

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Doctor #614929

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Buongiorno, da quello che hai scritto capisco la tua difficoltà e il disagio nel sentirti "bloccato" in diversi ambiti, tra cui quello che ti reca più sofferenza ovvero le relazioni sentimentali. Se tu dovessi dire però qual è il tuo bisogno, il desiderio che ti ha spinto a scrivere queste righe? Perchè questo, nel tuo resoconto, manca del tutto. C'è solo il racconto della tua sofferenza, questo probabilmente dice molto su quanto ti senti bloccato e sul fatto che fatichi e vederti e immaginarti diversamente. Credo sia importante partire da qui, perchè è vero che ti senti bloccato e che senti la "pesantezza" di questa situazione, ma è anche vero che c'è una parte di te che ha preso l'iniziativa e si è preso il tempo e l'impegno per raccontarsi in queste righe che hai scritto, quindi forse c'è una parte di te che non è bloccata e spinge per un cambiamento. Se potesse parlare questa parte, cosa direbbe? Come si vedrebbe, nel cambiamento? Da cosa vorrebbe partire?

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Doctor #663597

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buon pomeriggio, capisco la difficoltà di pensarsi "diverso" dai coetanei ma per esperienza professionale, vorrei tranquillizzarla dicendole che negli ultimi anni è un "quadro" che si presenta sempre di più spesso tra le giovani generazioni. Scrivo "quadro" perchè spesso a questo blocco nelle relazioni amorose corrisponde un quadro sintomatologico da non sottovalutare, anzi, che suggerisco di indagare con uno psicoterapeuta a partire dalla difficoltà con gli altri, nello studio e nel lavoro. Un saluto

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Doctor #688230

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Ciao, dalle tue parole emerge una sofferenza molto intensa, e c'è un passaggio che mi colpisce particolarmente: quando scrivi che il pensiero di arrivare a 25 anni senza queste esperienze "ti fa venir voglia di morire". Se questa frase descrive un pensiero che senti davvero presente e non solo un modo di dire, ti invito a non affrontarlo da solo, ma a parlarne quanto prima con una persona di fiducia o con uno psicologo. Se dovessi sentire che il rischio di farti del male diventa concreto o difficile da controllare, rivolgiti immediatamente ai servizi di emergenza o al pronto soccorso della tua zona. Per il resto, vorrei dirti che non mi sembra affatto che il tuo problema sia semplicemente "non aver avuto una ragazza". Quello che leggo è un'immagine di te molto severa: ti definisci in ritardo, brutto, indesiderabile, incapace di piacere a qualcuno. Ogni elemento della tua vita sembra diventare una prova del fatto che "non vali abbastanza". È questo modo di guardarti che sembra farti soffrire ancora più della mancanza di esperienze. Capisco anche perché i 25 anni abbiano assunto un significato così forte. Quando ci fissiamo su una certa età, rischiamo di viverla come una scadenza oltre la quale tutto sarà compromesso. In realtà non esiste un'età oggettiva entro cui si debbano vivere le prime esperienze affettive. Molte persone iniziano relazioni importanti dopo i 25 anni, e questo non rende quei rapporti meno autentici o meno soddisfacenti. Mi colpisce anche il fatto che tu dica: "Prima devo migliorare tantissimo". È comprensibile voler crescere e prendersi cura di sé, ma fai attenzione a non trasformare il miglioramento personale in una condizione impossibile da raggiungere prima di concederti la possibilità di essere conosciuto. Se aspetti di sentirti finalmente abbastanza bello, abbastanza ordinato, abbastanza sicuro, rischi di rimandare all'infinito. Anche il modo in cui descrivi il tuo aspetto fisico è significativo: racconti che a volte riesci a vederti "accettabile", ma basta una fotografia per convincerti di essere bruttissimo. Questo suggerisce che il problema potrebbe non essere il tuo aspetto in sé, ma quanto duramente lo giudichi. Le fotografie, tra l'altro, spesso non rappresentano fedelmente come appari agli altri, e il nostro cervello tende a soffermarsi soprattutto sui dettagli che confermano le paure che abbiamo già su noi stessi. Infine, c'è la paura di essere giudicato per la tua inesperienza. È una paura molto diffusa, ma spesso viene sovrastimata. Alcune persone potrebbero stupirsi, altre potrebbero non dare alcuna importanza alla cosa. Una relazione nasce molto più facilmente dalla fiducia, dalla comunicazione e dal rispetto reciproco che dal numero di esperienze precedenti. Credo che, in questo momento, il punto non sia trovare una ragazza il prima possibile per "recuperare il ritardo". Se fosse solo questo l'obiettivo, ogni rifiuto rischierebbe di confermare l'idea di essere sbagliato. Il lavoro più importante sembra essere quello di costruire un rapporto meno ostile con te stesso e con il tuo valore come persona. Da quello che scrivi, penso che un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio a mettere in discussione queste convinzioni così dure e radicate. La tua sofferenza è reale e merita attenzione. Ma il fatto di non aver ancora avuto una relazione a 24 anni non dice chi sei, né determina quello che potrai vivere in futuro. Quello che oggi senti come una condanna può diventare, con il tempo e con il giusto supporto, solo una parte della tua storia, non la definizione della tua vita. Ti mando un caloroso abbraccio Dott. Michele Basigli Perugia

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Doctor #639787

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Buonasera, dalle sue parole emerge una sofferenza molto profonda e la sensazione di sentirsi irrimediabilmente "indietro" rispetto agli altri. Sembra che il compimento dei 25 anni sia diventato una sorta di confine oltre il quale, nella sua mente, ciò che non ha ancora vissuto non possa più essere recuperato allo stesso modo. Mi colpisce il modo con cui sembra guardare sé stesso: il suo aspetto, il suo corpo, il percorso universitario, il lavoro, il disordine. È come se, prima di poter essere desiderato o entrare in una relazione, sentisse di dover diventare una versione migliore di sé. E anche immaginare che una ragazza possa trovarla attraente sembra difficile da credere, quasi incompatibile con l'immagine che oggi ha di sé. La frase "mi fa venir voglia di morire" merita molta attenzione. Se questo pensiero è presente concretamente o sente il rischio di poter farsi del male, non rimanga solo e si rivolgersi subito a una persona di fiducia o ai servizi di emergenza. Credo che un percorso di psicoterapia possa offrirle uno spazio importante per comprendere da dove provenga uno sguardo così doloroso verso sé stesso e perché il confronto con ciò che pensa avrebbe già dovuto vivere sia diventato così pesante. Nel tempo potrebbe aiutarla a costruire un rapporto con sé stesso in cui la sua vita e il suo valore non siano continuamente misurati attraverso ciò che ancora le manca. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli

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Doctor #675565

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Gentile Utente, La ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e doloroso. Le sue parole trasmettono tutta l'angoscia, la frustrazione e il peso che questa "scadenza" dei 25 anni sta avendo su di lei. Sento quanto questa situazione la faccia soffrire, ma vorrei innanzitutto rassicurarla su un punto: il suo dolore è comprensibile, ma la convinzione di essere irreparabilmente "in ritardo" è una distorsione dettata dalla sofferenza, non un dato di fatto. Spesso la società ci impone delle tappe fisse come lo studio, il lavoro, le relazioni e, se per vari motivi non riusciamo a rispettarle, iniziamo a sentirci sbagliati o "difettosi". Leggo nelle sue parole un'autocritica feroce: crede di dover essere perfetto (più ordinato, con un fisico diverso) prima di poter meritare l'attenzione o l'affetto di una ragazza. In realtà, non serve essere perfetti per entrare in relazione; serve però riuscire a guardarsi con meno odio e giudizio. Il non riuscire a guardarsi allo specchio o il sentirsi "preso in giro" se qualcuno le facesse un complimento ci indicano che l'ostacolo principale, in questo momento, potrebbe non essere la mancanza di esperienza relazionale, ma il rapporto estremamente punitivo che lei ha con sé stesso. Le frasi molto forti che utilizza, come l'idea di "voler morire", indicano una stanchezza e una tristezza che meritano di essere accolte e ascoltate in uno spazio protetto, non affrontate in solitudine. Se posso darle un consiglio, non permetta al giudizio severo che ha di sé stesso di impedirle di farsi aiutare. Qualora lo desiderasse, sono a sua disposizione, anche per un primo colloquio conoscitivo online, per iniziare a districare questo dolore. Un caro saluto

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Doctor #722865

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Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dal suo messaggio emerge una sofferenza molto intensa e credo sia importante partire proprio da questo. Non mi sembra che il problema sia semplicemente non aver avuto una relazione, ma il significato che questa esperienza, o meglio questa mancanza di esperienza, ha assunto nella sua mente e nel modo in cui valuta se stesso. Vorrei soffermarmi su una frase che ha scritto: "Il pensiero di arrivare a 25 anni senza aver mai fatto niente mi fa venir voglia di morire". È una frase che merita attenzione, perché fa capire quanto questo tema abbia un peso enorme nella sua vita. Quando una persona arriva a misurare il proprio valore quasi esclusivamente attraverso un aspetto, è facile che tutto il resto passi in secondo piano e che ogni giorno diventi una conferma di sentirsi "indietro" o "sbagliato". Da quello che racconta, sembra che si sia creato un circolo molto doloroso. Più si convince di essere in ritardo, meno si sente all'altezza di avvicinarsi a una ragazza. Più evita o immagina che un rifiuto sia inevitabile, più aumenta la convinzione di non poter piacere a nessuno. Ogni volta che si guarda allo specchio o vede una fotografia, la sua attenzione sembra concentrarsi quasi esclusivamente sui difetti, fino ad arrivare a concludere che sia impossibile che qualcuno possa trovarla attraente. È comprensibile che, partendo da questi pensieri, anche l'idea di esporsi a una conoscenza diventi estremamente difficile. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, è importante osservare proprio il modo in cui questi pensieri influenzano le emozioni e i comportamenti. Se una persona è convinta di essere destinata a non piacere a nessuno, tenderà inevitabilmente a sentirsi scoraggiata, ad avere meno fiducia in sé e, spesso, a evitare quelle situazioni che potrebbero invece offrirle la possibilità di fare nuove esperienze. In questo modo, però, la convinzione iniziale rischia di rafforzarsi sempre di più. Mi ha colpito anche un altro passaggio. Lei dice di sapere che dovrebbe concentrarsi sull'università e su altri aspetti della sua vita, ma che il pensiero della mancanza di esperienze relazionali prevale su tutto. Questo è un elemento importante, perché suggerisce che il problema non riguardi soltanto il desiderio di avere una relazione, che è assolutamente legittimo, ma il fatto che questo desiderio sia diventato il parametro principale attraverso cui giudica il proprio valore personale. Vorrei anche sottolineare un aspetto che spesso viene trascurato. Lei dà per scontato che il fatto di non aver avuto esperienze sentimentali fino a questa età verrebbe visto negativamente da qualsiasi ragazza. In realtà non possiamo sapere come reagirebbe una persona concreta. Molto spesso è la nostra mente a trasformare un timore in una certezza, facendoci immaginare scenari che, nella realtà, potrebbero essere molto diversi. Questo non significa che la sua paura non sia reale, ma che il modo in cui la interpreta potrebbe amplificarne enormemente il peso. Anche il rapporto con la sua immagine sembra essere fonte di grande sofferenza. Lei racconta di sentirsi molto brutto, di non riuscire quasi a guardarsi allo specchio e di vivere con sconforto anche le fotografie. È possibile che il suo sguardo su di sé sia diventato estremamente severo e selettivo, al punto da cogliere quasi esclusivamente ciò che non le piace. Quando accade questo, ogni tentativo di migliorarsi rischia di non essere mai sufficiente, perché il problema non riguarda soltanto l'aspetto fisico, ma il modo in cui lo valuta. Credo che il desiderio di costruire una relazione sia assolutamente comprensibile. Tuttavia, forse in questo momento il suo obiettivo più importante potrebbe essere quello di comprendere perché il suo valore personale dipenda così tanto da questo aspetto della vita. Una relazione può certamente essere una fonte di felicità, ma difficilmente riesce a colmare un senso di inadeguatezza che esiste già prima. Anzi, quando ci si avvicina a una relazione con la convinzione di valere poco, il rischio è quello di vivere ogni esperienza con una paura costante di non essere abbastanza. Per questo motivo penso che potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso psicologico. Un approccio cognitivo comportamentale può aiutarla a comprendere il funzionamento di questi pensieri, il motivo per cui il confronto con gli altri è diventato così doloroso e come si sia costruita questa immagine così negativa di sé. Il lavoro non avrebbe l'obiettivo di convincerla con frasi rassicuranti che "andrà tutto bene", ma di aiutarla a mettere in discussione quei meccanismi che oggi la portano a sentirsi senza valore e irrimediabilmente in ritardo. Vorrei infine soffermarmi su una frase che mi ha colpito particolarmente, quando scrive che questo pensiero le fa venire voglia di morire. Se questa sensazione dovesse diventare intensa, frequente o accompagnarsi all'impressione di non riuscire più a reggere questa sofferenza, è importante che non resti da solo con tutto questo, ma che ne parli quanto prima con uno psicologo o con un altro professionista della salute mentale. Chiedere aiuto in questi momenti è un gesto di cura verso se stessi, non un segno di debolezza. Lei oggi si vede attraverso il filtro del ritardo, del confronto e dell'inadeguatezza. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere come si sia costruito questo modo di guardarsi e a sviluppare, gradualmente, un'immagine di sé più equilibrata. Da lì diventa molto più possibile costruire relazioni autentiche, non perché si sia finalmente "all'altezza" degli altri, ma perché si inizia a sentirsi più libero di essere se stesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Doctor #642448

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Gentile utente, da ciò che racconta si percepisce quanto questa situazione le provochi sofferenza e quanto il confronto con l'età e con i presunti "tempi degli altri" sia diventato molto pesante. Quando ci si sente in ritardo, è facile che ogni esperienza venga letta come una conferma del proprio valore, fino a convincersi di non poter piacere o di essere destinati a restare soli. Mi colpisce come il giudizio verso se stesso sia molto severo: parla del suo aspetto, delle esperienze mancanti, dello studio e del lavoro come se tutto contribuisse a definire chi è. Ma una relazione non nasce dal raggiungimento di una perfezione personale; nasce dall'incontro tra due persone, con le loro fragilità e le loro risorse. Scrive anche che il pensiero di arrivare a 25 anni senza esperienze le fa "venir voglia di morire". Se questa espressione descrive un dolore molto intenso, merita di essere accolta con attenzione e non affrontata da solo. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere come si sia costruita questa immagine di sé così critica e a ritrovare uno sguardo più realistico e gentile verso la propria persona, creando le condizioni perché le relazioni possano essere vissute con maggiore fiducia. Un caro saluto.

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Doctor #710499

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Quello che descrive sembra andare ben oltre la mancanza di un'esperienza sentimentale: dalle Sue parole emerge una sofferenza profonda e un modo molto severo di guardare a se stesso. Non credo che il punto sia essere "in ritardo", ma il peso che questo pensiero ha assunto nella Sua vita. Se sente che da solo non riesce a uscirne, possiamo prenderci uno spazio per comprenderlo insieme e iniziare un percorso, senza alcun tipo di giudizio. Mi contatti

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Doctor #684910

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Buongiorno. Puoi cominciare a lavorare sulla tua autostima e migliorare le tue capacità relazionali. Ora sei focalizzato sugli altri. Riporta l'attenzione su te stesso. Comincia a fare cose che ti danno soddisfazione... solo per te. 1 step: vedi quali magliette, pantaloni, giacche ti piacciono. Segui i tuoi gusti in tutti i campi: musica, film, luoghi da visitare... 2 step inizia, se ancora non lo stai facendo, a fare un poco di attività motoria. Una piccola corsa, qualche piegamento. Magari insieme a qualche amico in mezzo al verde. 3 step: guardati intorno in maniera oggettiva: se osservi le coppie che incontri per strada, potrai notare che non sono tutti Brad Pitt ed Angelina Joeli. Non serve essere belli per stare con qualcuno. Questa è una falsa credenza. Quando ti capita di pensare così, riconoscila come tale. 4 step: Prova a pensare al mondo femminile come ad un territorio da esplorare. Per prima cosa quindi per te potrebbe essere interessante uscire anche solo con delle ragazze per una semplice amicizia. Concentrati su di loro: cosa piace, quali sono i loro gusti... pensa a passare solo una bella serata e a quando tornerai a casa dicendoti "oggi ho passato una serata diversa". In questa maniera, passo dopo passo, comincerai a pensare a te stesso come ad una persona degna di essere amata come tutte le altre. Ti auguro una buona vita.

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Doctor #533671

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Caro ragazzo, La ringrazio per aver condiviso qui la sua storia. Ci vuole molto coraggio a mostrare le proprie paure e vulnerabilità. Le sue parole trasmettono la lacerante sofferenza che sta vivendo. È molto frequente avere la sensazione di essere in ritardo, in particolare tra i 20 e i 30 anni. Dalle parole che usa nei suoi confronti emerge una ferita nell'autostima e come questa influenzi la sua quotidianità. Si sente sopraffatto dal dover sistemare tutto insieme: università, lavoro, fisico, situazione sentimentale. Provi a fare un passo alla volta e a ripartire da piccole azioni quotidiane dedicate al Suo benessere, che la facciano stare bene nel momento presente. Ha accennato a pensieri di sconforto riguardo al futuro. Il regalo più grande che può farsi oggi è iniziare un percorso di supporto psicologico. Un professionista potrà aiutarla a sbrogliare questa matassa fatta di ansie, sofferenza e solitudine, a fare pace con la sua immagine e a darle gli strumenti per affrontare ciò che la paralizza. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o per approfondire qualsiasi aspetto desideri. Cordiali saluti.

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Doctor #723121

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Ciao! Grazie per aver condiviso degli aspetti della tua vita cosi importanti e allo stesso tempo dolorosi. Anche se capisco quanto possa essere doloroso per te trovarti in questa situazione, voglio rimandarti che non sei in ritardo: non esiste un'età giusta entro cui "bisogna" aver fatto certe cose, per quanto socialmente possa sembrare il contrario. Tutti gli aspetti che hai descritto possono essere paragonati a tanti fili che oggi si intrecciano tra di loro e che sembrano essere ingestibili proprio perchè ingarbugliati. Un confronto con un professionista potrebbe aiutarti a districare questi fili in modo sereno e accogliente, senza giudizio. Mi dispiace, infatti, che in questa situazione delicata tu ti stia criticando, dicendoti di essere indietro rispetto agli altri. Infatti ti consideri indietro rispetto a chi, esattamente? Chi ha stabilito che il tempo giusto per vivere certe esperienze sia quello degli altri, e non il tuo? Se ti va, sono disponibile per una consulenza. Un saluto

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Doctor #734058

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Buongiorno, mi hanno colpito le sue parole, soprattutto quando dice "anche se dovesse succedere ... mi sentirei per sempre in ritardo". Sembra che il fatto di non aver ancora avuto rapporti a 24-25 anni sia un marchio indelebile. Ma, mi chiedo, quale significato lei dà al fatto di avere un rapporto; sembra che ci siano degli aspetti da garantire all'altro affinchè possa essere accettato, come un certo aspetto fisico o aspetti caratteriali. Ma da chi sono stati stabiliti? E' vero che spesso il mondo non è sempre generoso nell'accogliere le nostre insicurezze, ma capita anche che i più grandi censori di noi stessi siamo proprio noi, bloccando la visione di qualsivoglia via d'uscita. Le faccio un grande in bocca al lupo, convinta del fatto che sicuramente le mie poche righe non hanno potuto riflettere la complessità del suo intervento. dott.ssa Rachele Petrini

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Doctor #666682

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Salve, da ciò che racconta emerge una sofferenza molto intensa, che sembra andare oltre il semplice desiderio di avere una relazione. È come se l'assenza di esperienze sentimentali fosse diventata, ai suoi occhi, una misura del suo valore personale e della sua possibilità di essere amato o desiderato. Capisco quanto possa essere doloroso vedere avvicinarsi un'età simbolica come i 25 anni e viverla come una sorta di "scadenza". Tuttavia, le esperienze affettive non seguono una tabella di marcia uguale per tutti ed il fatto di non aver ancora vissuto certe esperienze non dice nulla sul suo valore né sulle sue possibilità future. Mi colpisce anche quanto severamente guarda sé stesso: il suo aspetto, il suo corpo, il disordine, il percorso universitario. Sembra quasi che si stia chiedendo di diventare una versione "sufficientemente perfetta" di sé prima di meritare una relazione. Ma le relazioni non iniziano quando si è finalmente senza difetti: iniziano tra persone reali, con fragilità, insicurezze e percorsi diversi. Le parole "mi fa venir voglia di morire" meritano attenzione e non andrebbero affrontate da solo. Se questa sofferenza è così intensa e presente nella sua quotidianità, potrebbe essere molto importante chiedere un aiuto professionale, non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché sta portando un peso molto grande sulle sue spalle. Il punto forse non è recuperare il tempo che sente di aver perso, ma smettere di usare quel tempo come una condanna sul proprio futuro e sul proprio valore. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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Doctor #641905

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Le sue parole arrivano forti e cariche di un dolore profondo, che merita di essere accolto con il massimo rispetto e senza alcuna ombra di giudizio. La sensazione di essere "in ritardo" rispetto a una tabella di marcia invisibile, ma socialmente pesantissima, è una sofferenza reale che purtroppo sperimentano moltissimi giovani oggi. Come psicologo orientato all'approccio sistemico-relazionale, non guardo mai alla persona come a un elemento isolato, ma osservo la fitta rete di relazioni in cui è immersa: la relazione con gli altri, con la famiglia, con la cultura sociale e, soprattutto, la relazione con se stessi. Nella sua storia si percepisce un forte incastro tra tutte queste dimensioni. Da un lato ci sono le aspettative del mondo esterno su come "dovrebbe" essere un ragazzo di 25 anni tra università, lavoro e amore; dall'altro c'è il modo in cui lei ha interiorizzato queste richieste, trasformandole in una lente rigida con cui valuta ogni suo difetto, dal disordine al proprio aspetto fisico. Il fatto che lei veda come "impossibile" l'idea di piacere a una ragazza, al punto da sentirsi preso in giro se accadesse, è il segno di un circuito comunicativo bloccato. Quando ci convinciamo così profondamente di non avere valore, tendiamo involontariamente a difenderci dagli altri, a nasconderci o a rifiutare i segnali di apprezzamento prima ancora che possano arrivare. Questo non fa che confermare la nostra paura iniziale, alimentando un senso di solitudine che a volte diventa così pesante da togliere il respiro. Anche l'idea di dover essere "perfetti" o completamente "risolti" (nello studio, nel fisico, nell'ordine) prima di poter meritare una relazione è una trappola della mente. L'amore e l'intimità non sono un premio che si vince dopo aver superato tutti gli esami della vita, ma sono esperienze che si costruiscono proprio a partire dalle nostre fragilità e imperfezioni, nell'incontro autentico con l'altro. Non c'è nulla di stupido in quello che prova. Desiderare di amare e di essere amati è il bisogno più umano che esista, ed è normale che pesi più di tutto il resto. Il fatto che abbia deciso di scrivere qui e di mettere a nudo questa sofferenza dimostra che in lei c'è una forte spinta vitale che cerca un cambiamento, una mano tesa per uscire da questo isolamento. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla moltissimo, non per "aggiustare" ciò che non va, ma per ridefinire il rapporto con il suo corpo, per liberarsi dal peso del giudizio e per riscoprire quelle risorse relazionali che oggi la nebbia del dolore le impedisce di vedere. Si conceda la possibilità di farsi accompagnare in questo viaggio: il suo tempo non è scaduto, è solo il suo tempo, e merita di essere vissuto. La complessità di questi vissuti richiede uno spazio protetto e personalizzato, che vada oltre i limiti di una risposta scritta su un portale pubblico. Per questo motivo, qualora sentisse il bisogno di approfondire la sua situazione e di iniziare a muovere i primi passi verso un cambiamento, la invito a valutare la possibilità di richiedere una consulenza psicologica. Attraverso i canali della piattaforma può verificare la mia disponibilità, sia per un primo colloquio conoscitivo in studio sia online, utile a comprendere meglio la fattibilità di un percorso insieme o, se preferisce, per orientarla verso i servizi e i professionisti più adatti alle sue attuali esigenze. Riconoscere di aver bisogno di un supporto è un atto di grande coraggio e l'inizio di una nuova narrazione della propria storia. Resto a sua disposizione qualora volesse parlarne, e le auguro di ritrovare presto la serenità che merita.

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Doctor #675682

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Buonasera, Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, che non riguarda soltanto la mancanza di esperienze sentimentali, ma anche il modo in cui oggi guarda a se stesso. Sembra che il valore che attribuisce alla sua persona finisca per dipendere quasi esclusivamente da ciò che non è ancora accaduto nella sua vita. Ritengo che possa essere utile osservare come l'idea di essere "in ritardo" non nasca soltanto dalla sua esperienza personale, ma anche dal confronto con aspettative sociali e con l'immagine di ciò che, a 25 anni, "si dovrebbe" aver già vissuto. Quando questi confronti diventano l'unico metro di giudizio, il rischio è che ogni aspetto di sé venga interpretato come una conferma di non essere abbastanza, alimentando un circolo di sfiducia e isolamento. Mi colpisce anche il modo severo con cui descrive il suo aspetto fisico e le sue caratteristiche personali. È come se lo sguardo che rivolge a se stesso fosse molto più critico di quello che probabilmente le rivolgerebbero gli altri. In queste condizioni, immaginare di poter essere accolto o apprezzato da qualcuno diventa estremamente difficile, indipendentemente dall'aspetto esteriore. Vorrei soffermarmi anche su una frase che merita attenzione, ovvero quando scrive che questo pensiero "le fa venir voglia di morire". Se questa espressione descrive un dolore così intenso da farle pensare di poter fare del male a se stesso o di non voler più vivere, è importante che non rimanga solo con questa sofferenza e che chieda aiuto quanto prima a uno psicologo o a un altro professionista della salute mentale, oppure a una persona di fiducia. Non è un peso che debba affrontare da solo. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui comprendere come si siano costruite queste convinzioni su di sé, lavorare sull'autostima e sul rapporto con il proprio corpo e con gli altri, senza avere come unico obiettivo quello di "trovare una ragazza". Paradossalmente, quando si inizia a costruire un rapporto più equilibrato con se stessi, diventa spesso più facile costruire anche relazioni autentiche con gli altri. Non esiste un'età giusta entro cui vivere le prime esperienze affettive, ogni storia segue tempi diversi e il loro valore non dipende dal momento in cui iniziano, ma dalla qualità con cui vengono vissute. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.

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Doctor #677689

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Grazie per aver scritto con questa sincerità, so che non è stato facile metterlo per parole, e prima di ogni altra cosa voglio soffermarmi su una frase che hai scritto, quella in cui dici che tutto questo ti fa venire voglia di morire: anche se l'hai scritta forse quasi di passaggio, per descrivere quanto sei stanco e frustrato, è importante che tu ne parli direttamente e presto con un medico, con uno psicologo o anche solo chiamando un servizio di ascolto, perché quando un pensiero simile compare, anche in forma passeggera, merita sempre attenzione diretta e non va affrontato solo scrivendo qui, quindi ti chiedo di considerarlo un passo prioritario rispetto a tutto il resto di cui parliamo ora. Fatta questa premessa, che per me è la più importante, voglio dirti che quello che racconti, per quanto oggi ti sembri un fallimento enorme e irreparabile, non è né stupido né così raro come pensi: il numero di persone della tua età che arrivano ai 24-25 anni senza esperienze relazionali o sessuali è in aumento negli ultimi anni, e questo non per consolarti a buon mercato, ma perché è importante che tu sappia che non sei l'eccezione patologica che temi di essere, anche se capisco che questo non cancelli il dolore che senti ora. Quello che mi sembra più significativo, leggendo le tue parole, non è tanto l'assenza di esperienze in sé, quanto il modo in cui hai trasformato questo singolo aspetto della tua vita in un giudizio totale su chi sei come persona, come se non aver ancora baciato una ragazza o avuto un appuntamento dicesse qualcosa di definitivo e irrimediabile sul tuo valore, e questo meccanismo di giudizio assoluto è, molto più della mancanza di esperienze, quello che ti sta facendo così male; lo dimostra anche il fatto che, come scrivi tu stesso, anche se un giorno dovesse succedere qualcosa con una ragazza, pensi già che ti sentiresti comunque in ritardo per sempre, il che significa che il problema non è davvero l'evento che manca, ma il modo severo e senza via d'uscita con cui hai imparato a guardarti e giudicarti. Lo stesso meccanismo lo vedo nel tuo rapporto con lo specchio e con le fotografie: il fatto che a volte tu riesca a vederti accettabile ma poi basti una foto, soprattutto quando sorridi, per farti crollare di nuovo, mi dice che non stai davvero guardando te stesso, ma stai guardando te stesso attraverso gli occhi immaginati di un “altro” che ti giudica severamente, ed è per questo che nessun taglio di capelli o cambiamento estetico può davvero bastare a farti sentire meglio, perché il problema non è nell'immagine riflessa, ma nel filtro con cui la osservi. Anche il fatto che tu rifiuti già in anticipo l'idea che una ragazza possa piacerti davvero, pensando che ti prenderebbe in giro, è un modo, capisco doloroso ma anche comprensibile, di proteggerti da un'ulteriore delusione, restando in un territorio che conosci, per quanto faccia male, piuttosto che rischiare qualcosa di nuovo che potrebbe non andare come speri. Tutto questo, insieme al fatto che stai vivendo anche un allontanamento da studio e lavoro, mi fa pensare che la questione centrale non sia realmente l'inesperienza relazionale, ma un modo molto duro e pervasivo di guardarti e valutarti che probabilmente ha radici precedenti a questo specifico problema, e che si è esteso a più aree della tua vita. Stai rimettendo in gioco diverse aree cardinali della tua vita partendo da una base di autostima ed inautenticità importante. È normale sentirsi in difficoltà soprattutto se si fa un confronto non contestualizzato con “tutti gli altri”. Per questo ti consiglio, con convinzione, di iniziare un percorso psicoterapeutico il prima possibile, non tanto per imparare delle strategie per "avere successo" con le ragazze, quanto per lavorare insieme a un professionista su questo giudizio così severo che hai costruito su te stesso, capire da dove viene e iniziare gradualmente a costruire un rapporto diverso con te stesso, che non dipenda da una scadenza o da un singolo traguardo, perché è lì, nel modo in cui ti guardi e ti racconti, che si trova la vera possibilità di cambiamento, molto più che in una singola esperienza relazionale che, per quanto oggi ti sembri l'unica cosa che conta, non risolverebbe da sola il dolore più profondo che stai vivendo. rimango a disposizione, un saluto Dott. marco Scaramuzzino

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Doctor #676385

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Buon pomeriggio. Innanzitutto, volevo ringraziarla per aver scelto di condividere la sua esperienza così carica di sofferenza, immagino che non sia stato semplice. Vorrei anche aggiungere che il fatto che non aver mai avuto una ragazza le pesi non sia affatto stupido, bensì che più che comprensibile, dal momento che il bisogno di stringere relazioni profonde e significative sia un bisogno di tutti gli esseri umani. Tuttavia, sembra che lei, a partire dalla situazione che ha descritto, si dica delle cose che non la aiutano a stare meglio, ma, al contrario, hanno un effetto peggiorativo sul suo stato emotivo, un po' come indossare degli occhiali scuri, che restituiscano un'immagine del mondo più tendente al nero. In maniera simile, è possibile che le sue preoccupazioni riguardo al futuro, in particolare riguardo a come una ragazza potrebbe reagire, qualora lei dicesse di non aver mai avuto esperienze di tipo sessuale, influenzino negativamente le sue interazioni sociali. Il problema che lei descrive, però, meriterebbe un'attenzione molto più dettagliata, al fine di capirne insieme l'origine, così da poter tracciare una traiettoria che conduca ad un miglioramento. Qualora fosse interessato, sono disponibile per un colloquio.

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Doctor #672672

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Quello che scrive non è "essere indietro", è un giudizio molto severo verso se stesso, che riguarda il fisico, il percorso di studi, l'esperienza relazionale, come se esistesse una scadenza da rispettare per valere qualcosa. Non esiste, e probabilmente si vede peggio di come la vedono davvero le persone intorno a lei. Le consiglio di parlarne con qualcuno. Non tanto per il tema dell'esperienza in sé, quanto perché dietro situazioni come questa c'è spesso un'autostima che si è indebolita nel tempo, e su quella si può lavorare concretamente. Un confronto diretto renderebbe tutto più semplice rispetto a poche righe scritte qui. Dott. Umberto Perrone

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Doctor #688815

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Buongiorno, più che la mancanza di esperienze sentimentali, dalle sue parole emerge la sofferenza legata al significato che questa condizione ha assunto per lei. È come se il fatto di non aver mai avuto una relazione fosse diventato la prova di non essere abbastanza o di non poter piacere a qualcuno. Dal suo racconto emerge anche un giudizio molto severo nei confronti di se stesso. Descrive il suo aspetto fisico, il percorso universitario e la situazione lavorativa come elementi che la portano a sentirsi "indietro", fino a pensare di dover diventare una versione migliore di sé prima di poter vivere una relazione. Il rischio è che questo traguardo continui a spostarsi, alimentando un senso di inadeguatezza che probabilmente va oltre la mancanza di esperienze sentimentali. Potrebbe essere utile concedersi uno spazio in cui comprendere da dove nasce questo senso di inadeguatezza e lavorare sul valore che attribuisce a se stesso, al di là delle esperienze vissute. È spesso da lì che diventa possibile costruire relazioni con maggiore serenità. Resto a disposizione, cordiali saluti. Dott.ssa Elena Dati

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Doctor #626549

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Salve. Sembrerebbe che il compimento dei 25 anni sia un target da raggiungere con determinati criteri, primo fra tutti l'essere "esperti" in ambito relazionale. I temi sono veramente tanti e tanti sono anche i significati sottostanti a determinate azioni o mancate azioni. Sono tutti aspetti su cui si può però lavorare, anzitutto allentando un po' la pressione per respirare e riprendere in mano lavoro, amicizia, carriera, ecc. Se vuole senza impegno possiamo sentirci. in bocca al lupo!

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Doctor #659252

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Salve, capisco il suo stato d'animo e la difficoltà che sta attraversando, credo che il suo desiderio di avere relazioni con l'altro sesso sia più che legittimo, l'aspetto relazionale è una componente importante della vita. Nello stringere rapporti con il femminile possono nascondersi delle insicurezze o delle paure, nel profondo lo specchio delle relazioni che abbiamo sperimentato in famiglia. Partendo da un consolidamento della propria autostima, con l'aiuto di uno Psicologo può arrivare a comprendere ciò che la tiene fermo oggi nel campo relazionale e fare nuova esperienza di se stesso e con gli altri, in modo da iniziare a viversi le relazioni con maggior serenità.

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Doctor #642821

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A 24 anni non è affatto troppo tardi, anche se capisco che in questo momento possa sembrarti così. Il fatto di non aver ancora vissuto una relazione o un approccio non significa che tu non possa essere amato, né che tu sia privo di fascino. Spesso, quando ci si sente insicuri e molto soli, si finisce per guardarsi attraverso una lente severa, che fa vedere solo ciò che manca e non le qualità che gli altri potrebbero incontrare in noi. Anche il bisogno di parlarne continuamente con le persone care può nascere dal desiderio comprensibile di sentirsi rassicurati; tuttavia, forse hai bisogno di uno spazio diverso, in cui poter esprimere questi pensieri senza sentirti di peso e capire meglio cosa ti blocca, come vivi te stesso e le relazioni. Non sei destinato a restare solo. Potresti iniziare non dall’obiettivo di “conquistare una ragazza”, ma dal costruire un rapporto più fiducioso con te stesso, imparando gradualmente a esporti, a conoscere persone e a riconoscere il tuo valore. Il cambiamento non avviene tutto insieme, ma può iniziare da piccoli passi.

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Doctor #641568

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Gentile utente, dalle parole che leggo si evince una profonda sofferenza che va ben oltre il non aver avuto ancora un’esperienza sentimentale. Ciò che sembra pesare maggiormente è il modo in cui stai valutando te stesso. Purtroppo il confronto con gli altri, la sensazione di essere “in ritardo”, l’insoddisfazione per il proprio aspetto e il timore di non poter piacere a nessuno stanno provocando un malessere molto profondo. Quello che ci tengo a dire è che non esiste un’età giusta entro cui vivere le prime esperienze affettive o sessuali. Ognuno ha tempi diversi e il valore di una persona non è determinato dal numero di relazioni avute o dall’età della prima esperienza. Inoltre quando leggo il pensiero “ mi fa venir voglia di morire”, anche se può essere un modo per esprimere quanto si sta soffrendo, è un segnale che merita attenzione e che non dovresti affrontare da solo. Io suggerisco di ricevere un supporto e di rivolgersi a un* psicolog*, affinché tu possa avere uno spazio in cui comprendere e affrontare questa sofferenza, lavorando sull’autostima, sull’immagine di te e sulle convinzioni che oggi sembrano impedirti di immaginare un futuro diverso. Con il giusto supporto è possibile modificare questi schemi di pensiero e costruire relazioni in modo più sereno. Se quei pensieri di morte dovessero diventare frequenti, intensi o accompagnarsi alla sensazione di poterti fare del male è importante chiedere aiuto tempestivamente rivolgendosi anche ai servizi di emergenza o al Pronto Soccorso. Ti auguro con tutto il cuore di poter trovare il sostegno che meriti e di non affrontare tutto questo da solo.

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Doctor #645935

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Gentile utente di mio dottore, lei qui porta tantissimi temi su cui varrebbe la pena soffermarsi pensando ad uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia può fornire. Intraprenda un percorso psicologico, può aiutarla a prendersi cura delle sue perplessità e dalla sua sofferenza interiore. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara

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Doctor #527330

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Buongiorno gentilissimo, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Avverto quanto la mancata esperienza sessuale costituisca per lei uno stigma sulla percezione di sè e la faccia sentire inferiore rispetto agli altri. Forse è arrivato il momento di cambiare sguardo, vedersi con nuovo occhi l’aiuterebbe a scoprire quanta bellezza invece il suo tempo e la sua persona rappresentino. Le auguro di andare al massimo e se vorrà sarò qui.

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Doctor #692341

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Buongiorno, capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire. Dal modo in cui si descrive, però, sembra che il problema non sia soltanto l’assenza di esperienze sentimentali, ma il significato che questa condizione sta assumendo. Il rischio è che la mancanza di una relazione diventi la lente attraverso cui valuta la totalità del suo valore personale: l’aspetto fisico, l’università, il lavoro e perfino il modo in cui immagina di essere visto dagli altri finisce per confermare la stessa convinzione di essere “indietro”. Spesso non è tanto l’evento in sé a generare la sofferenza, quanto la posizione che quella esperienza assume nella storia personale e nelle aspettative costruite nel tempo. Sarebbe importante comprendere come abbia imparato a guardare se stesso, quali confronti sente di dover sostenere e quanto il giudizio che teme dagli altri sia diventato anche il suo giudizio verso di sé. Non esiste un’età “giusta” per vivere le prime esperienze affettive. Molte persone iniziano relazioni più tardi rispetto a quanto immaginavano, e questo non le rende meno capaci di costruire legami autentici. Anzi, entrare in una relazione con la convinzione di essere “difettosi” o “in ritardo” rischia di rendere ancora più difficile vivere quell’incontro con spontaneità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare non tanto sul “come trovare una ragazza”, ma sul rapporto con se stesso, sull’immagine che ha del suo valore e sulle convinzioni che oggi sembrano impedirle di immaginarsi desiderabile e degno di essere scelto. Spesso, quando cambia il modo in cui una persona si percepisce e si relaziona con sé stessa, si modellano gradualmente anche le possibilità di incontro con gli altri.

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Doctor #639637

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Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dal suo messaggio emerge una sofferenza che va oltre il fatto di non aver ancora avuto una relazione: sembra che questa esperienza sia diventata, nella sua mente, una misura del suo valore personale. Mi ha colpito una frase in particolare: "Mi fa venir voglia di morire". Se con questa espressione intende descrivere l'intensità del dolore che prova, è importante che non affronti tutto questo da solo. Se invece questi pensieri dovessero diventare concreti o accompagnarsi al desiderio di farsi del male, le suggerisco di chiedere aiuto tempestivamente a un professionista o a una persona di fiducia, oppure di rivolgersi ai servizi di emergenza se sentisse di essere in pericolo. Per quanto riguarda il resto del suo messaggio, credo che il nodo centrale non sia l'assenza di esperienze sentimentali, ma il significato che le ha attribuito. Lei sembra essersi convinto che arrivare a venticinque anni senza una relazione significhi essere "in ritardo" o avere qualcosa che non va. Tuttavia, non esiste un'età giusta entro cui vivere determinate esperienze, né il valore di una persona dipende dalla sua storia sentimentale. Mi sembra inoltre che il giudizio verso sé stesso sia molto severo. Racconta di vedersi poco attraente, di non credere a un eventuale complimento e di pensare che la sua inesperienza possa essere motivo di rifiuto. Quando queste convinzioni diventano molto radicate, ogni esperienza rischia di essere interpretata come una conferma dei propri timori, alimentando un circolo vizioso di insicurezza. È positivo voler migliorare alcuni aspetti di sé, ma questo non dovrebbe diventare una condizione per sentirsi degno di essere amato. Le relazioni non richiedono persone perfette, ma persone autentiche, capaci di costruire un legame pur continuando a crescere. Per questo motivo credo che un percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto. Non tanto per trovare una relazione più velocemente, quanto per lavorare sull'autostima, sul rapporto con la propria immagine e sulla paura del giudizio. Quando il proprio valore non dipende più esclusivamente dall'essere scelti da qualcuno, anche le relazioni diventano generalmente più spontanee e soddisfacenti. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino

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Doctor #601003

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Gentile utente, grazie per la sua condivisione, mi spiace per la sofferenza che descrive. Da quel che racconta pare non si stimi molto su vari fronti e che tutte le esperienze che fa sembrano confermarle la sua teoria di essere poco meritevole e poco funzionale. Potrebbe essere importante per lei intraprendere un percorso terapeutico per lavorare un po' sulla sua autostima riuscendo a riconoscere e ritrovare le proprie risorse ed entrare nella sofferenza di queste difficoltà lavorative e relazionali che descrive in modo da esplorarle meglio. Resto a disposizione, intanto le mando un caro saluto. Cordialmente. Dott.ssa Ciaudano

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Doctor #559572

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Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, che sembra andare oltre la mancanza di esperienze sentimentali. Sembra esserci un'immagine di sé molto svalutante e un forte senso di essere "in ritardo" rispetto agli altri, come se questo aspetto definisse il suo valore come persona. Da una prospettiva psicodinamica, sarebbe importante comprendere da dove nasce questa convinzione di non essere abbastanza, il significato che attribuisce al confronto con gli altri e perché la possibilità di essere apprezzato da qualcuno le sembri quasi incredibile. Spesso queste difficoltà non riguardano solo il trovare una relazione, ma il modo in cui si vive il rapporto con sé stessi e con gli altri. Le suggerirei di intraprendere un percorso psicoterapeutico, che possa aiutarla ad approfondire questi vissuti, lavorare sull'autostima e comprendere le radici di questa sofferenza. L'obiettivo non sarebbe semplicemente "trovare una ragazza", ma costruire una maggiore fiducia in sé e nella possibilità di entrare in relazione in modo più libero e autentico. Vorrei anche aggiungere che, sebbene oggi lei viva questa situazione come un fallimento, le esperienze affettive non seguono una tabella di marcia uguale per tutti. È possibile lavorare su questi aspetti e aprire nuove possibilità. Considerato che scrive "mi fa venir voglia di morire", le chiederei anche di non rimanere solo con questi pensieri: se dovessero diventare più frequenti o trasformarsi in un impulso concreto a farsi del male, è importante cercare subito un aiuto vicino a lei o un supporto professionale. Resto a disposizione anche online. un saluto

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Doctor #706580

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Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza molto profonda, non tanto legata solo alla mancanza di esperienze sentimentali, ma soprattutto al modo molto duro con cui sembra guardare sé stesso in questo momento. Mi colpisce il fatto che lei non stia descrivendo soltanto il desiderio di avere una relazione, ma anche un forte senso di essere "indietro", di non essere abbastanza e di sentirsi giudicabile agli occhi degli altri. Vorrei però sottolineare un aspetto importante: non esiste un'età "giusta" uguale per tutti per vivere le prime esperienze affettive o sessuali. Il fatto di non aver avuto ancora una relazione a 24 anni non definisce il suo valore come persona e non significa che ci sia qualcosa di irrimediabilmente sbagliato in lei. Spesso, quando l'autostima è molto fragile, si crea un circolo difficile: ci si convince di non poter piacere, si evita di esporsi per paura del rifiuto e questa mancanza di esperienze viene poi vissuta come una conferma dei propri timori. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non soltanto ad affrontare il tema delle relazioni, ma soprattutto a lavorare sul rapporto con sé stesso, sull'immagine corporea, sulla paura del giudizio e sulla possibilità di sentirsi più sicuro nell'entrare in relazione con gli altri. Mi sembra inoltre importante soffermarmi su una frase che ha scritto: "mi fa venir voglia di morire". Se questa espressione non è solo un modo per descrivere la disperazione del momento, ma corrisponde a pensieri concreti di farsi del male o di non voler più vivere, è importante non rimanere solo con questi pensieri e chiedere un aiuto immediato, rivolgendosi a una persona di fiducia o ai servizi di emergenza della sua zona. Il fatto che lei abbia scritto e abbia cercato un confronto è già un primo passo: significa che una parte di lei sta cercando una strada diversa. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Doctor #528239

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Leggo molta sofferenza nelle tue parole e soprattutto molta durezza nei tuoi confronti. Il fatto di non aver avuto esperienze relazionali a 24/25 anni non significa essere “in ritardo” né definisce il tuo valore come persona o la possibilità di costruire una relazione. Sembra però che questa situazione abbia iniziato a incidere profondamente sul modo in cui ti percepisci e sul tuo rapporto con te stesso. Un percorso con un professionista potrebbe aiutarti a lavorare sull’autostima, sull’immagine di te e su quei pensieri molto critici che sembrano farti stare così male. Ti invito anche a non sottovalutare la frase in cui dici che questa situazione ti fa venire voglia di morire: se questo pensiero dovesse diventare frequente o intenso, è importante parlarne quanto prima con uno psicologo o un professionista della salute mentale, così da non affrontare da solo un peso così grande.

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Doctor #703199

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Ho letto con attenzione ciò che tu hai scritto. Mi permetto di dirti che potresti avere una forma di Neurodivergenza, te lo dico con semplicità e schiettezza perché ormai oggi non c'è più uno stigma sulle neurodiversità. Essere neurodivergente significa avere un funzionamento neuropsicologico diverso rispetto alla massa che è definita neurotipica. Le persone neurodivergenti si accorgono di essere un po' diverse, ma sono sanno come identificare le loro particolarità. Spesso si sentono frustrate, meno all'altezza delle altre e finiscono per compromettere la loro autostima. non di rado abbandonano la scuola, non trovano un lavoro e infine si isolano socialmente. Può anche accadere che i loro familiari, pur amandoli, non avendo gli strumenti per comprenderli, li colpevolizzano accusandoli di essere pigri, svogliati e pessimisti. Una diagnosi accurata, aiuta a non sentirsi sbagliati e a riprendere in mano la propria vita nel modo migliore, riattivandosi nello studio e migliorando la gestione delle relazioni. Avere una diagnosi spesso è una liberazione, è come l'aprirsi di una diga, poi tutto diventa più semplice, senza frustrazione e senza sensi di colpa. Da lì in poi, la rinascita. Attraverso la psicoeducazione si acquisiscono competenze per migliorare le abilità sociali, per ritrovare il giusto slancio e per riuscire a pianificare la propria vita, affinando le cosiddette "funzioni esecutive". Con alcuni ragazzi che presentavano un quadro analogo al tuo, abbiamo poi lavorato sul carisma, sulla modulazione della voce, migliorando nettamente il loro modo di porsi in pubblico, acquisendo sicurezza ed entusiasmo. Spesso le persone neurodivergenti hanno uno scarso contatto oculare, scarsa gestualità, una voce piatta e monotona che le rende meno interessanti agli occhi degli altri. Però interiormente sono persone ricche, con tanti talenti da far emergere, creatività da far sbocciare, empatia profonda ma che spesso non riescono a mostrare. Non abbatterti, sei giovane, hai una vita davanti, devi solo trovare la strada giusta per poter finalmente sbocciare con tutta la tua ricchezza... e vedrai che poi in maniera spontanea anche gli altri, donne comprese, ti apprezzeranno.

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Doctor #726183

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Gentilissimo, comprendo quanto questo ti faccia soffrire, e ti ringrazio per averlo raccontato con tanta sincerità. Quello che stai vivendo è molto doloroso, ma il fatto di non aver avuto esperienze relazionali a 25 anni non definisce il tuo valore né significa che resterà sempre così. In questo momento mi sembra che tu stia guardando te stesso con uno sguardo molto severo, che ti porta a vedere solo ciò che ti manca. Sarebbe importante lavorare su questa sofferenza e sull'immagine che hai di te, senza la fretta di dover recuperare un presunto 'ritardo'. Le relazioni non hanno una scadenza, e il tuo percorso può ancora prendere direzioni molto diverse da quelle che oggi riesci a immaginare. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Glenda Frassi

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Doctor #692106

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Gentile utente, grazie per la sua condivisione a cuore aperto. Prima di tutto mi sento di dirlle che la sua storia accomuna tante persone più o meno giovani di lei e la ringrazio per aver toccato un tema che potrebbe aiutare anche altre persone. Non è raro sentire di essere indietro in alcune esperienze della vita e temere di non essere all'altezza o sentirsi bloccato. Se lo desidera potrebbe pensare ad affrontare un percorso per provare a conoscersi meglio perchè è solo grazie alla consapevolezza del suo blocco, delle paure e delle ansie che potrà riprendere in mano la sua vita al meglio. Il blocco e la fatica di cui parla sono solo paure che distorgono la realtà e la fanno sentire incapace di agire, di relazionarsi, di comunicare con l'altro, ma non sono un reale limite. La fase che sta passando è dettata da un calo di autostima e dalla sfiducia in se stesso che mano a mano è circolata dentro di lei fino a sembrare un ostacolo concreto. un saluto

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Doctor #615461

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Caro ragazzo, la ringrazio per aver condiviso un peso che intuisco enorme. Prima di tutto vorrei soffermarmi su una frase che ha scritto quasi di passaggio, ossia che l'idea di arrivare a 25 anni senza esperienze con le ragazze le fa venire "voglia di morire". Anche qualora lei l’avesse scritta come un'iperbole legata alla frustrazione, la invito, comunque, di non tenerla per sé e, se in qualche momento questo pensiero dovesse farsi più persistente, ne parli con qualcuno, che sia un adulto di fiducia, un medico, un professionista della salute mentale, così da non nascondere questa reazione e trattarla come un segnale che merita ascolto. Ora desidero entrare nel cuore di quello che racconta. A me sembra che lei colleghi tutto il suo valore e la sua possibilità di piacere a una ragazza al suo aspetto fisico, come se la ragione del non averne una sia riconducibile unicamente all’aspetto fisico, e su questo punto voglio portarla verso una riflessione. Se prestiamo attenzione alle coppie che ci circondano, possiamo notare una varietà enorme di fisicità, di età, di caratteristiche, e se l'aspetto esteriore fosse davvero l'unico elemento garante di una relazione, attorno a noi vedremmo legate tra loro solo persone convenzionalmente belle, mentre non è ciò che accade. Questo significa che l’aspetto, da solo, non spiega il motivo per cui due persone si scelgono. Ancora. Nel leggere le sue parole a me arriva uno sguardo molto severo su di sé, come quando afferma di vedersi bruttissimo o di pensare che chiunque le dicesse “mi piaci” la starebbe prendendo in giro, e mi chiedo se questo sguardo poco benevolo che lei ha su di sé non sia quello che traspare anche quando lei si racconta agli altri o si trova in mezzo alla gente. Su questo, se lo ritiene, può provare a chiedersi se ci sia qualcosa nel suo modo di porsi agli altri, e non nel suo aspetto, che potrebbe aver, sino ad ora, inficiato l’avere una ragazza; lei può, inoltre, anziché dirsi che dovrebbe agire sul suo aspetto fisico e diventare più ordinato, iniziare a chiedersi: cosa posso dirmi di diverso, cosa posso fare di insolito per stare fra le persone per come mi viene, includendo la mia unicità e la diversità altrui, senza che l’una respinga l’altra, senza sentire che il mio modo di essere debba uniformarsi a criteri di massa? Le auguro di concedersi di parlarsi in maniera nuova e di pensarsi come ad un ragazzo che può avere la vita che desidera.

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Doctor #702657

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Gentile Utente, leggendo il suo messaggio mi ha colpito un aspetto: lei parla molto dei 25 anni, come se quella data rappresentasse una sorta di confine oltre il quale si sentirebbe definitivamente "in ritardo". Mi chiedo, però, chi abbia stabilito che esista un'età giusta entro cui vivere determinate esperienze. Spesso non è il tempo a farci soffrire, ma il confronto con un copione che pensiamo di dover seguire: entro una certa età bisogna aver avuto una relazione, aver terminato gli studi, lavorare, essere sicuri di sé. Quando la nostra vita non coincide con questo copione, rischiamo di sentirci sbagliati, anche se stiamo semplicemente seguendo tempi diversi. Mi colpisce anche il modo in cui parla di sé: si definisce brutto, disordinato, in ritardo. Sembra che il giudizio su di sé occupi molto più spazio del desiderio di conoscere qualcuno. E quando una persona si guarda con tanta severità, finisce spesso per immaginare che anche gli altri la vedano nello stesso modo. Vorrei dirle una cosa: l'assenza di esperienze sentimentali non definisce il valore di una persona. Così come non esiste un'età oltre la quale non sia più possibile costruire relazioni significative. Quello che oggi la fa soffrire non è tanto la mancanza di una ragazza, quanto il significato che attribuisce a questa mancanza: quello di sentirsi "meno degli altri". Le suggerirei di provare a spostare gradualmente lo sguardo. Non tanto chiedersi "Come faccio a trovare una ragazza?", ma "Come posso iniziare a costruire una relazione più gentile con me stesso?". È da lì che, spesso, nasce anche la possibilità di incontrare davvero l'altro. Infine, mi preoccupa la frase in cui scrive che questo pensiero le fa "venir voglia di morire". Se questa sofferenza è così intensa, non la affronti da solo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere da dove nasce questo senso di inadeguatezza e a costruire un'immagine di sé più autentica, libera dal confronto continuo con gli altri. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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Doctor #708671

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Salve, da quello che racconta emerge una sofferenza profonda, che va ben oltre il fatto di non aver ancora avuto una relazione. Sembra che il suo valore personale sia diventato strettamente legato a questa mancanza, portandola a sentirsi "indietro" e a giudicarsi molto duramente, sia per il suo aspetto fisico sia per il percorso di vita. Detto ciò, non esiste un'età giusta entro cui fare determinate esperienze, ognuno ha tempi diversi, e arrivare a 25 anni senza una relazione non significa essere destinati a rimanere soli o essere sbagliati. Le convinzioni che nessuna ragazza possa apprezzarla o che verrebbe inevitabilmente giudicato per la sua inesperienza sono pensieri comprensibili, ma non corrispondono necessariamente alla realtà. Mi colpisce anche la frase in cui scrive che il pensiero le fa venir voglia di morire, se questa espressione riflette un disagio intenso e persistente le suggerisco di non affrontarlo da solo e di rivolgersi a uno psicologo, che possa aiutarla a lavorare sull'immagine che ha di sé e sul peso che sta attribuendo a queste esperienze. Chiedere aiuto, in questi casi, può fare davvero la differenza. Un caro saluto. Dott.ssa Martina Rocchetti

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Doctor #656953

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Salve, comprendo quanto questa situazione le provochi sofferenza. Tuttavia, il valore di una persona non si misura dall'età della prima esperienza sentimentale o sessuale. Il fatto che oggi lei si senta "in ritardo" non significa che lo sia realmente, né che il suo futuro relazionale sia già scritto. Mi colpisce anche l'intensità della sua sofferenza, soprattutto quando scrive che questo pensiero le fa "venir voglia di morire". Se questa sensazione è frequente o intensa, le consiglio di parlarne quanto prima con uno psicologo o con una persona di fiducia: non affronti questo peso da solo. Lavorare sulla sua autostima, sull'immagine di sé e sul benessere personale è importante, ma non perché debba "meritare" una relazione: lo è perché possa stare meglio con se stesso. Le esperienze affettive non hanno una scadenza e molte persone iniziano relazioni significative anche più tardi di quanto immaginassero. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ridimensionare queste convinzioni e a costruire maggiore fiducia in sé. Un caro saluto

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Doctor #685210

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Da quello che scrive emerge una sofferenza molto intensa e un profondo senso di essere "in ritardo" rispetto agli altri. Quando ci si confronta continuamente con ciò che si pensa di non aver vissuto, è facile arrivare a sentirsi sbagliati, difettosi o addirittura senza speranza. Vorrei però dirle una cosa importante: non esiste un'età giusta entro cui dover aver avuto un bacio, una relazione o un'esperienza sessuale. Le storie delle persone sono molto più diverse di quanto spesso immaginiamo e il valore di una persona non si misura dal numero di esperienze che ha avuto. Colpisce anche quanto duramente sembri guardare sé stesso: il corpo, il viso, le fotografie, le proprie caratteristiche diventano elementi attraverso cui giudicarsi e confermare l'idea di non poter piacere a nessuno. Quando la sofferenza arriva a far pensare che il futuro sia già scritto o che non ci sia più possibilità di cambiamento, è un peso che merita di essere accolto con molta serietà. Una risposta online non può sciogliere anni di solitudine, di confronti e di dubbi su di sé. Queste esperienze hanno bisogno di essere comprese all'interno di una relazione in cui poter parlare non solo dell'assenza di esperienze sentimentali, ma anche di come si è costruito nel tempo il modo in cui guarda sé stesso e il proprio valore. Un percorso psicologico può offrire proprio uno spazio in cui esplorare queste ferite, senza giudizio e senza partire dall'idea che lei sia "indietro", ma dalla persona che è e dalla sofferenza che oggi sta portando. Se il pensiero di "aver voglia di morire" non è solo un modo per esprimere il dolore, ma diventa qualcosa di più concreto o frequente, è importante non restare solo con questa sofferenza e chiedere un aiuto diretto e tempestivo.

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Doctor #582893

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da ciò che scrive emerge la sofferenza che sta vivendo ed è come se il non aver ancora vissuto un esperienza sentimentale determinasse il proprio valore in qualità di persona. Ognuno di noi è nel proprio tempo, spesso si commette l'errore di omologarsi a quelli che sono gli standard e le tempistiche sociali dimenticandosi della propria persona e del proprio valore. Posso comprendere il suo timore di "essere in ritardo", ma avere la prima esperienza sentimentale a 25 anni o più tardi non determina chi siamo realmente, né la capacità di saper costruire una relazione significativa. Mi colpisce anche quanto sia severo con se stesso e nel suo aspetto fisico. Spesso, quando l'autostima è molto fragile, si tende a vedere ogni elemento come una conferma dei propri timori. Credo che in questo momento la cosa più importante sia imparare a comprendere e alleggerire il carico emotivo che sta attribuendo a questa mancanza e al giudizio verso se stesso. La "perfezione" rappresenta un ideale, il punto non è essere o diventare perfetti, ma riuscire a costruire un rapporto equilibrato con se stesso. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a ridimensionare questi pensieri e a rafforzare la sua autostima, affinché il desiderio di una relazione non coincida con la percezione del suo valore come persona.

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Doctor #699385

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Mi dispiace molto per il peso che sta vivendo. Non avere avuto esperienze relazionali a 24 anni non significa essere sbagliato, indesiderabile o condannato a restare solo, ma capisco che per lei questo pensiero sia diventato molto doloroso e quasi totalizzante. Quando compaiono pensieri legati alla morte o alla possibilità di non farcela, è importante non restare soli e parlarne quanto prima con un professionista o con una persona di fiducia. Al di là della relazione che oggi manca, sembra esserci una sofferenza più ampia legata a vergogna, confronto con gli altri, immagine corporea, paura del rifiuto e senso di ritardo. Su questi aspetti si può lavorare. Un sostegno psicologico, online o in presenza, potrebbe aiutarla a ridurre il rimuginio, ricostruire un’immagine di sé meno crudele e avvicinarsi alle relazioni senza sentirsi continuamente sotto giudizio. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli

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Doctor #690837

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Buonasera, comprendo quanto questa situazione possa essere dolorosa e quanto il confronto con i coetanei possa farle sentire di essere "in ritardo". Il fatto di non aver ancora avuto esperienze sentimentali o sessuali non definisce il suo valore come persona né determina ciò che potrà accadere in futuro. Nella pratica clinica incontro molte persone che vivono esperienze simili, spesso molto più frequentemente di quanto si immagini. Dal suo racconto colpisce soprattutto la severità con cui giudica sé stesso: si descrive come "bruttissimo", pensa che nessuna ragazza possa apprezzarla e interpreta ogni aspetto di sé come una conferma di essere inadeguato. È possibile che questa sofferenza dipenda non solo dall'assenza di una relazione, ma anche da un'immagine di sé molto critica che finisce per alimentare vergogna, sfiducia e isolamento. Scrive anche una frase: "mi fa venir voglia di morire". Se questo pensiero rappresenta qualcosa di più di un modo per esprimere la sua disperazione, è fondamentale che non rimanga solo con questa sofferenza e che chieda un aiuto psicologico il prima possibile. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a comprendere come si è costruita questa visione di sé, a lavorare sull'autostima, sulla paura del giudizio e sulle difficoltà relazionali. Quando cambia il modo in cui ci si percepisce e ci si relaziona agli altri, spesso cambiano anche le opportunità di costruire legami significativi. Un caro saluto

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Doctor #709152

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Salve, non è l’unico, né il primo, ad avere questa difficoltà. Una antica poesia attribuita a un grande Maestro esordisce così: “siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo sorge dai nostri pensieri. Con i nostri pensieri formiamo il mondo”. Questo significa che il nostro stesso modo di pensare contribuisce a creare il mondo che abitiamo e l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se ogni giorno mi giudico per ciò che penso di non avere, per i miei limiti, per le mie mancanze, per le esperienze che non ho fatto, quel pensiero si rinforza. Cresce, si estende, diventa padrone della testa e finisce per definire tutta la mia interpretazione del mondo. A quel punto non dico più soltanto: “non ho mai avuto una relazione”. Comincio a dire, anche senza accorgermene: “non sono desiderabile”, “non sono interessante”, “non sono amabile”, “resterò solo”. E così un fatto della propria storia diventa una condanna. Questa descrizione dei nostri limiti ci accompagna ogni giorno e, alla fine, ci attacchiamo ad essa fino a trasformarla in un vero copione di vita. Ci aggrappiamo a queste convinzioni come se fossero verità e precipitiamo in una palude che rinforza proprio i limiti da cui vorremmo liberarci. In Cina si racconta che i cacciatori di scimmie, per catturarle, mettessero del riso dentro un piccolo foro in un albero. La scimmia infilava la mano aperta, afferrava il riso, ma poi non riusciva più a estrarre il pugno chiuso. Le sarebbe bastato lasciare andare il riso per liberarsi. Eppure, restava bloccata. Non perché fosse stupida, ma perché era incaponita a non lasciare ciò che aveva afferrato. Spesso accade qualcosa di simile anche a noi. Creiamo convinzioni molto radicate su noi stessi e, anche se ci fanno soffrire, non riusciamo a lasciarle andare. Forse perché ci proteggono da qualcosa: dal rischio, dal rifiuto, dal contatto reale, dalla possibilità di provarci davvero e magari fallire. Nel suo caso il problema non è solo non avere avuto ancora una relazione. Il problema è che questa mancanza sta diventando il centro della sua identità. Su questo si può lavorare. Non con frasi vuote del tipo “arriverà la persona giusta”, ma attraverso un lavoro serio di dialogo, riflessione e consapevolezza, imparando a vedere come certi pensieri nascono, si rinforzano e finiscono per imprigionare la vita. Anche la meditazione, se praticata nel modo giusto, può aiutare: non per fuggire dal problema, ma per osservare il pensiero senza diventarne schiavi. Nel suo caso si può lavorare sulla timidezza, sull’autostima, sulla paura del rifiuto tutte convinzioni che hanno contribuito ad alimentare l’inesperienza sentimentale che poi è diventata una ferita identitaria. Su questo, se vuole, le manifesto la mia disponibilità. Dott. Francesco Paolo Coppola Psicologo e Psicoterapeuta

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Doctor #524655

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Salve, da quanto descrive, suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale (o comunque ad approccio Psico-Corporeo Integrato) che possa aiutarla a trovare un modo per procedere nella sua vita in maniera più appagante e serena. Posto che il passato non si può cambiare (ma ci si può comunque fare pace), attualmente il suo presente è "inquinato" da pensieri ancorati al passato e spaventati o disillusi da un ipotetico futuro, pertanto sarebbe opportuno cercare il supporto a cui accennavo qualche riga sopra, proprio per riuscire ad uscire da questo, immagino spiacevole quanto logorante, stallo. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

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Doctor #658268

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Salve, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Leggendo il suo messaggio si coglie quanto questa situazione le provochi sofferenza. Il confronto con i coetanei e la sensazione di essere "in ritardo" rispetto ad alcune tappe della vita possono diventare molto pesanti, fino a influenzare il modo in cui ci si guarda e il valore che si attribuisce a se stessi. È importante ricordare che non esiste un'età "giusta" entro cui vivere le prime esperienze affettive. Ognuno ha tempi, percorsi e circostanze differenti e il fatto di non aver ancora avuto una relazione non definisce il suo valore come persona né le possibilità che potrà avere in futuro. Nel suo racconto emerge anche una forte autocritica, sia rispetto al suo aspetto fisico sia rispetto ad altri aspetti della sua vita. Quando lo sguardo verso se stessi diventa così critico, è facile che ogni esperienza venga interpretata come una conferma dei propri timori, alimentando il senso di inadeguatezza e di sfiducia. Mi ha colpito anche la frase in cui scrive che questo pensiero le fa "venir voglia di morire". Se questa sensazione dovesse diventare intensa o ricorrente, è importante non affrontarla da solo, ma condividerla con una persona di fiducia o con un professionista, perché la sofferenza che descrive merita ascolto e attenzione. La ringrazio ancora per essersi raccontato con tanta autenticità. Spero che possa trovare uno spazio in cui sentirsi accolto e compreso, senza il timore di essere giudicato. Un caro saluto.

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Doctor #684776

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Gentile, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che non riguarda soltanto la mancanza di un'esperienza sentimentale, ma anche il modo in cui oggi guarda sé stesso e il proprio valore. Vorrei soffermarmi su un aspetto importante: quando scrive che *"mi fa venir voglia di morire"*, mi colpisce quanto intenso sia il dolore che sta provando. Se questa frase descrive un pensiero che va oltre un modo di dire e sente che la disperazione sta diventando difficile da sostenere o che potrebbe fare del male a sé stesso, è fondamentale non affrontare tutto questo da solo. Parlare il prima possibile con una persona di fiducia o con un professionista può fare una grande differenza, perché il suo dolore merita di essere accolto e preso sul serio. Per quanto riguarda il resto, noto che sembra aver legato il suo valore personale all'idea di non aver ancora avuto una relazione. È comprensibile che questo le pesi, soprattutto in una società che spesso trasmette l'idea che esistano delle "scadenze" entro cui vivere determinate esperienze. In realtà, le persone hanno percorsi molto diversi tra loro, e il fatto di non aver ancora avuto una relazione non definisce chi è, né ciò che potrà vivere in futuro. Mi colpisce anche la durezza con cui parla del suo aspetto fisico. Le sembra di non essere abbastanza, di non poter piacere a nessuno e interpreta ogni fotografia come una conferma di questo giudizio. Quando la nostra autostima è molto bassa, però, tendiamo a osservare noi stessi attraverso una lente estremamente severa, che spesso non corrisponde a come ci vedono gli altri. Lei stesso racconta che, in alcuni momenti, riesce anche a vedersi "più accettabile". Questo ci dice che la percezione di sé non è fissa, ma cambia insieme al suo stato emotivo. È proprio su questo che può essere utile lavorare. Anche il timore di essere giudicato perché non ha esperienze è comprensibile, ma nella realtà molte persone attribuiscono molta più importanza al modo in cui ci si relaziona, alla sincerità, al rispetto e all'autenticità che al numero di esperienze vissute. Chi è interessato a conoscere davvero una persona difficilmente riduce il suo valore a questo aspetto. Infine, vorrei sottolineare un elemento positivo che emerge dal suo racconto: nonostante la sofferenza, lei continua a interrogarsi, desidera migliorarsi, porta avanti gli studi e cerca di capire come stare meglio. Questo significa che una parte di lei non ha smesso di credere nella possibilità di cambiare. Credo che questo momento possa rappresentare un'occasione importante per prendersi cura di sé, non per diventare "abbastanza" da meritare una relazione, ma per imparare a guardarsi con maggiore gentilezza e costruire un'immagine di sé più equilibrata. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: rafforzare l'autostima, ridurre il peso del confronto con gli altri e affrontare le paure che oggi sembrano impedirle di immaginare un futuro diverso. Le auguro di concedersi la possibilità di essere aiutato. A volte il primo passo non è trovare una relazione, ma iniziare a costruire un rapporto più sereno con sé stessi. Ed è proprio da lì che spesso nascono anche relazioni più autentiche e soddisfacenti. Un caro saluto, **Dott.ssa Alessia Mariosa** **Psicologa** **Ricevo anche online**

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Doctor #661468

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Quello che descrivi sembra farti soffrire molto, e merita di essere ascoltato senza giudizio. Quando ci confrontiamo continuamente con gli altri, è facile convincersi di essere "in ritardo", ma le esperienze affettive non seguono una scadenza uguale per tutti. Dalle tue parole emerge anche un'immagine di te molto severa, che sembra faticare a riconoscere il proprio valore. Questo può rendere ancora più difficile immaginare una relazione. Il fatto che tu stia pensando a come prenderti cura di te e che riesca a parlare con sincerità di ciò che provi è già un punto di partenza importante. Se questa sofferenza è così intensa da farti pensare che la tua vita abbia meno valore, credo possa essere davvero utile confrontarti con uno psicologo: non per "imparare ad avere una ragazza", ma per ritrovare uno sguardo più gentile verso te stesso e costruire relazioni partendo da lì.

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Doctor #690815

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Da quello che racconta emerge una sofferenza molto intensa, che sembra andare oltre il fatto di non aver ancora avuto esperienze sentimentali. Il dolore che prova, il modo in cui giudica se stesso e il senso di essere "irrimediabilmente in ritardo" meritano di essere accolti con attenzione. È comprensibile che il confronto con gli altri possa farla sentire inadeguato, ma non esiste un'età "giusta" entro cui vivere determinate esperienze. I percorsi di vita sono diversi per ciascuno e il valore di una persona non dipende dal numero di relazioni avute o dall'età della prima esperienza affettiva o sessuale. Colpisce anche la durezza con cui parla di se stesso: si definisce brutto, si sente destinato a non poter piacere a nessuno e tende a interpretare ogni elemento come una conferma di questa convinzione. Tali pensieri possono contribuire ad alimentare il disagio emotivo, ridurre l'autostima e portare a evitare le situazioni relazionali, mantenendo così il problema nel tempo. Mi soffermerei anche su un aspetto importante: quando scrive che questo pensiero "le fa venir voglia di morire", è fondamentale non sottovalutare questa affermazione. Se questa sensazione dovesse diventare intensa o persistente, le suggerisco di parlarne quanto prima con uno psicologo o con il suo medico di fiducia, affinché possa ricevere un supporto adeguato. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sull'autostima, sull'immagine di sé e sulle convinzioni che oggi le fanno percepire il futuro come già scritto. Migliorare alcuni aspetti della propria vita, come lo studio, l'organizzazione personale o il benessere fisico, può certamente essere un obiettivo positivo, ma è importante che non diventi la condizione necessaria per sentirsi degno di essere amato. Le relazioni non nascono dalla perfezione, ma dalla possibilità di mostrarsi autentici e di costruire un legame con l'altro. Dott.ssa Chiara Avelli

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Doctor #675269

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Ciao, da quello che lei scrive emerge una sofferenza molto intensa, e credo sia importante partire proprio da questo: lei non è "stupido" perché sta male per la mancanza di una relazione. Il desiderio di essere amati, scelti e condividere la propria vita con qualcuno è un bisogno profondamente umano. Quando questo sembra così lontano, è comprensibile che possa diventare un pensiero doloroso e occupare gran parte della mente. Quello che colpisce, però, è che nelle sue parole non c'è soltanto il dolore per la mancanza di esperienze sentimentali. C'è un giudizio molto severo verso se stesso. Si definisce "indietro", si sente "brutto", immagina già come gli altri la vedrebbero e sembra dare per scontato che nessuno possa apprezzarla davvero. Quando il nostro sguardo su di noi diventa così duro, è facile che ogni esperienza venga letta come una conferma di quel giudizio, alimentando un circolo che fa sentire sempre più soli. Vorrei anche dirle una cosa che spesso può essere dimenticato: non esiste un'età giusta entro cui vivere determinate esperienze. Viviamo in una società che propone delle tappe quasi obbligatorie, ma la realtà delle persone è molto più varia. Ci sono percorsi che iniziano prima e altri dopo, e questo non dice nulla sul valore di una persona né sulla possibilità di costruire relazioni autentiche. Leggendo il suo messaggio, mi ha colpito una frase: *"Mi fa venir voglia di morire."* Quando il dolore arriva a questo livello, merita di essere ascoltato con molta attenzione e non affrontato da soli. Se questa sensazione è presente ancora oggi o diventa intensa, parlarne con uno psicologo o con una persona di fiducia può essere un passo importante. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché nessuno dovrebbe portare da solo un peso così grande. Infine, provi a chiedersi questo: se domani una ragazza si innamorasse di lei, scomparirebbero davvero tutti i dubbi e il dolore che descrive? Oppure una parte di quella sofferenza continuerebbe a dirle che non è abbastanza? A volte inseguiamo un evento esterno pensando che ci restituirà valore, quando in realtà il nodo più profondo riguarda il modo in cui guardiamo noi stessi. Il fatto che oggi lei faccia fatica a immaginare un futuro diverso non significa che quel futuro non possa esistere. Significa soltanto che, in questo momento, sta osservando se stesso attraverso il filtro del dolore. E il dolore, purtroppo, tende a convincerci che ciò che proviamo oggi sarà così per sempre. Ma non è una previsione del futuro: è una caratteristica della sofferenza. Le auguro di potersi concedere la possibilità di chiedere un aiuto che possa accompagnarla a guardarsi con occhi un po' meno severi. A volte è proprio da lì che iniziano i cambiamenti più importanti.

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Doctor #710433

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Ciao, Da quello che scrivi mi sembra che il problema non sia solo il fatto di non aver mai avuto una relazione, ma il significato che questa cosa ha assunto per te. Con il tempo sembra che tu abbia iniziato a leggere questa mancanza come una prova del fatto che ci sia qualcosa che non va in te. Quando pensi di essere "in ritardo", che nessuna ragazza possa trovarti interessante o che, se qualcuna ti dicesse che le piaci, probabilmente ti starebbe prendendo in giro, stai descrivendo quanto oggi questa idea sia diventata forte. Capisco anche il desiderio di voler migliorare te stesso prima di iniziare una relazione: sentirsi più sicuri del proprio aspetto, del proprio percorso di studi o della propria vita è un desiderio comprensibile. Allo stesso tempo, però, c'è il rischio di convincersi che si debba diventare "abbastanza" prima di potersi concedere la possibilità di essere scelti da qualcuno. E quel momento, spesso, continua a spostarsi un po' più in là. Mi ha colpito anche il modo in cui parli di te quando ti guardi allo specchio o nelle fotografie. A volte siamo noi i giudici più severi di noi stessi e finiamo per dare per scontato che gli altri ci vedano con lo stesso sguardo con cui ci guardiamo noi. Infine, vorrei soffermarmi sulla frase "mi fa venir voglia di morire". Ti invito caldamente, a non tenere per te questa sofferenza. Chiedere un aiuto psicologico non significa essere deboli, ma darsi la possibilità di capire come mai oggi tu stia leggendo te stesso in un modo così duro e doloroso. Le esperienze sentimentali non seguono un calendario uguale per tutti. Più che la tua età, credo sia importante il peso che oggi stai dando a questa esperienza, fino al punto che sembra definire il tuo valore come persona. Ed è proprio da lì che, a mio avviso, potrebbe valere la pena partire.

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Doctor #723301

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Salve, nella sfera dell'affettività e della sessualità non esistono tempi prestabiliti o tappe obbligate: ciascuno di noi ha un proprio ritmo unico ed evolutivo. Comprendo come il contesto sociale odierno, caratterizzato da una forte precocizzazione delle esperienze, possa generare la sensazione di essere "in ritardo" rispetto agli altri. Si tratta tuttavia di una pressione culturale e non di un parametro di valutazione personale. Più che la tempistica in sé, la vera priorità risiede nel modo in cui lei si percepisce. Le difficoltà nell'accettazione di sé e nell'auto-valutazione tendono spesso a riflettersi anche nella dimensione intima, creando blocchi ed esitazioni nel mettersi in gioco. In quest'ottica, intraprendere un percorso psicologico potrebbe rappresentare una risorsa preziosa per esplorare le origini di questo disagio, promuovere una maggiore accettazione di sé e vivere la propria sessualità con maggiore serenità e spontaneità.

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Doctor #703179

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Da ciò che racconta emerge una sofferenza che va ben oltre il fatto di non aver ancora avuto una relazione. Sembra che, con il tempo, questa esperienza sia diventata per lei una misura del proprio valore, fino a farle pensare di essere "indietro", di non poter piacere a nessuno e di sentirsi destinato a rimanere così. Quando si arriva a guardare se stessi quasi esclusivamente attraverso ciò che manca, è facile che ogni confronto con gli altri rafforzi la sensazione di essere "fuori tempo" o "non abbastanza". Tuttavia, il valore di una persona non può essere ridotto al numero di esperienze sentimentali vissute o all'età in cui queste avvengono. Mi colpisce anche la frase con cui descrive quanto questa situazione le faccia soffrire. Se questi pensieri stanno diventando così intensi da farle perdere la speranza o da farle pensare che la vita non abbia più valore, è importante non affrontarli da solo, ma condividerli con un professionista. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio il modo in cui oggi guarda se stesso e a costruire, gradualmente, un rapporto più equilibrato con la propria immagine, con il confronto con gli altri e con le relazioni. Ilenia Ceravolo, Psicologa

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Doctor #708329

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Salve, la ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà e vulnerabilità un dolore così profondo. Si percepisce chiaramente il peso enorme che sta portando in questo momento. Le sue parole sulla voglia di morire meritano la massima attenzione: esprimono una sofferenza acuta che ha raggiunto il limite. Quando il dolore diventa così buio, è fondamentale non attraversarlo da soli. La sua vita ha valore, anche quando tutto sembra crollare. Sentirsi "in ritardo" rispetto all'università, al lavoro e alle relazioni è un'esperienza esistenziale paralizzante. La società ci impone tabelle di marcia rigide, ma la verità è che non esiste un tempo "giusto" universale. Esiste solo il suo tempo. L'esperienza dell'amore, dell'intimità e della scoperta di sé non ha una data di scadenza e l'inesperienza non cancella il suo valore come persona. La forte autocritica che sperimenta davanti allo specchio è un carico pesante. Eppure, nel suo racconto emerge anche una spinta vitale autentica: il desiderio di fare ordine e di prendersi cura del proprio corpo. Questa non è stupidità, è la sua parte più autentica che vuole attenzione e che merita di essere ascoltata. Non è sbagliato e non è indietro: si trova in un blocco emotivo. Non deve affrontare tutto questo da solo. Un percorso psicologico le offrirà uno spazio sicuro e privo di giudizio per essere accolto così com'è e ritrovare, un passo alla volta, la sua direzione. Se volesse approfondire, sono disponibile.

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Doctor #703222

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Grazie della sua condivisione. Dalle sue parole si comprende quanto questa situazione le pesi e quanto il confronto con ciò che pensa di “dover” aver già vissuto possa farla sentire in ritardo. Tuttavia, non esiste un’età giusta per avere una relazione, un primo bacio o le prime esperienze sessuali. Il fatto di non averle ancora vissute non definisce il suo valore né la sua possibilità di essere amato. Nelle sue parole sembra emergere una sofferenza più ampia, legata al modo molto severo con cui guarda a sé stesso e al proprio aspetto. Prima di dover diventare “abbastanza” per una relazione, potrebbe essere importante lavorare sul rapporto che ha con sé stesso. La frase in cui dice che questa situazione le fa venire voglia di morire merita attenzione: non rimanga solo con questa sofferenza e valuti di rivolgersi ad un professionista. Forse potrebbe essere utile chiedersi: che cosa accadrebbe se smettesse, almeno per un momento, di considerarsi “in ritardo” e provasse a guardare la propria situazione con maggiore comprensione? Rimango a disposizione. Un caro saluto

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Doctor #653039

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Buonasera, dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che sembra riguardare non solo l’assenza di esperienze sentimentali, ma anche il modo in cui oggi guarda se stesso. Quando ci si sente in ritardo rispetto agli altri, si rischia di valutare il proprio valore attraverso ciò che manca, arrivando a vedere come definitive situazioni che, invece, possono ancora evolvere. Mi colpisce in particolare la durezza con cui parla di sé e del proprio aspetto, come se fosse impossibile poter piacere o essere scelto da qualcuno. Le suggerirei di non affrontare da solo questo momento. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio queste emozioni e a costruire uno sguardo più gentile e realistico verso se stessi. Un caro saluto.

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Doctor #722890

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Buongiorno, La ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che sembra andare ben oltre la mancanza di esperienze sentimentali e toccare anche il modo in cui guarda sé stesso e il proprio valore. Il dolore, la vergogna e il senso di essere “indietro” che descrive meritano di essere ascoltati con attenzione e senza giudizio. Se sente il bisogno di approfondire questi vissuti, sono disponibile per un confronto in uno spazio di ascolto accogliente e protetto, dove poter dare voce a ciò che prova e comprenderlo insieme. Un caro saluto Dott.ssa Barcella

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Doctor #656190

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Gentilissimo, quando una persona arriva a raccontare una sofferenza così intensa riguardo alla propria esperienza, spesso il tema non è semplicemente “non aver mai avuto una relazione”. Il dolore sembra concentrarsi su qualcosa di più profondo: il sentirsi fuori tempo, esclusi, diversi dagli altri, come se la propria storia fosse una prova del proprio valore. Proverei a riflettere non solo il fatto in sé, ma la rete di significati che si è costruita intorno a questo fatto. La domanda non sarebbe soltanto: “Come mai a 25 anni non ho ancora avuto una ragazza?”, ma anche: “Che significato ha per te questa assenza di esperienza?” “Che cosa racconta, ai tuoi occhi, di chi sei?”, ecc....Spesso, dietro una frase come “nessuna ragazza potrebbe mai scegliere me”, non c’è una semplice valutazione estetica, ma una narrazione identitaria molto rigida: “sono sbagliato”, “sono diverso”, “sono rimasto indietro”, “gli altri hanno avuto accesso a qualcosa che per me è impossibile”. Il rischio è che questa narrazione diventi una lente attraverso cui leggere ogni esperienza. Un appuntamento non diventa più un incontro tra due persone, ma un esame in cui dimostrare il proprio valore. In terapia lavorerei quindi anche sul rapporto che hai con te stesso e con il proprio corpo, per esplorare come sei arrivato a guardarti con così tanta durezza. A volte impariamo a guardarci attraverso gli occhi che abbiamo interiorizzato nelle nostre relazioni significative: famiglia, gruppo dei pari, esperienze scolastiche, confronti sociali. La domanda diventa allora: “Questa voce critica che oggi sembra descrivere la realtà, da quale storia arriva?” Anche il sentirsi “in ritardo” merita attenzione. La vita non è un percorso con tappe obbligatorie uguali per tutti, anche se culturalmente spesso riceviamo il messaggio opposto. Esistono persone che iniziano relazioni, sessualità e intimità in momenti molto diversi della vita. Il problema non è necessariamente il momento in cui accade qualcosa, ma il significato di vergogna e fallimento che viene attribuito a quel momento. Il primo passo non è diventare qualcun altro per essere scelti. È iniziare a comprendere perché oggi sia così difficile immaginare di poter essere scelti.

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Doctor #663469

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Ciao, ti muovi all'interno di un circolo vizioso che hai bisogno di spezzare. Purtroppo sei davvero il primo nemico di te stesso, da questo punto di vista. Come mai hai un giudizio così negativo su di te? Sul tuo aspetto? Così di autosaboti ogni volta. Prova a dare meno importanza a tutta questa storia di non avere avuto esperienze; prova a giocare di curiosità verso la prossima ragazza che può interessarti, senza farti tante domande, ma vivendo una piccola esperienza di contatto. Fidati di te, e dell'altro, con piccoli passi. Ricorda che si può essere più leggeri con sé stessi, che si può vedere un lato di divertimento. Auguri Doc Vittorio C.

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Doctor #71458

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Buongiorno. Leggendo le sue parole, mi ha colpito quanto peso abbia assunto quel numero: 25 anni. È come se quella data fosse diventata un confine oltre il quale teme di sentirsi definitivamente "in ritardo". Quando si vive così, ogni giorno che passa rischia di trasformarsi in una conferma dell'idea di non essere abbastanza. Nel suo racconto, però, non c'è solo la sofferenza per la mancanza di un'esperienza sentimentale. C'è anche uno sguardo molto severo verso se stesso: si descrive come brutto, inadeguato, indietro negli studi, senza lavoro, e sente di dover migliorare sotto molti aspetti prima ancora di poter essere amato. È come se il suo valore dipendesse dal raggiungere uno standard che continua ad allontanarsi. Mi ha colpito anche un'altra frase: "L'idea che possa piacere a una ragazza mi sembra impossibile." Quando si arriva a convincersi di questo, ogni esperienza tende a essere letta attraverso la stessa lente e anche i piccoli segnali positivi rischiano di non essere creduti. Vorrei soffermarmi anche su ciò che scrive quando dice che questo pensiero le fa "venir voglia di morire". Se questa frase descrive davvero quanto la sofferenza sia diventata intensa, credo sia importante non affrontarla da solo. Al di là del tema delle relazioni, mi sembra che oggi ci sia un dolore profondo che merita uno spazio di ascolto e di cura. Avere 25 anni senza aver avuto una relazione non dice nulla sul suo valore come persona, né stabilisce come sarà il suo futuro affettivo. Comprendo che, per chi lo vive, possa sembrare una distanza incolmabile, ma molte persone iniziano a costruire relazioni significative in momenti molto diversi della vita. Ciò che oggi la sta facendo soffrire non è solo l'assenza di esperienze, ma il significato che questa assenza ha assunto per lei.

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Doctor #707717

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Buongiorno, dal suo racconto emerge una sofferenza profonda, che sembra andare oltre il fatto di non aver avuto una relazione. Più volte, infatti, associa questa esperienza all'idea di essere "indietro", come se il suo valore dipendesse dal confronto con le tappe raggiunte dagli altri. "L'idea che possa piacere a una ragazza mi sembra impossibile." Questa convinzione sembra influenzare il modo in cui guarda sé stesso, il suo corpo e persino il suo futuro. Tuttavia, è importante distinguere tra ciò che oggi sente e ciò che è possibile affermare come realtà. Il fatto che finora non abbia avuto esperienze sentimentali non permette di concludere che non possa piacere a nessuno o che questo non accadrà mai. Racconta anche di essere molto critico nei suoi confronti: descrive il suo aspetto negativamente, riferisce di non riuscire a guardarsi allo specchio e di sentirsi scoraggiato anche quando prova a prendersi cura di sé. Quando l'autostima è così fortemente legata al proprio aspetto e alla mancanza di esperienze, il rischio è che ogni elemento venga interpretato come una conferma di un giudizio già molto severo verso sé stessi. Mi sembra significativo anche che lei riconosca di avere altri obiettivi, come terminare l'università o costruire il suo percorso lavorativo, ma che in questo momento tutto venga oscurato dal pensiero di non aver mai avuto una relazione. Quando una preoccupazione occupa così tanto spazio mentale, può diventare difficile vedere anche le altre risorse e possibilità presenti nella propria vita. Vorrei soffermarmi anche su ciò che scrive riguardo al pensiero di "aver voglia di morire". Non so se questa espressione descriva il desiderio di porre fine alla sofferenza o se rappresenti il modo in cui cerca di comunicare quanto intenso sia il dolore che sta vivendo. In ogni caso, è un segnale che merita attenzione e che sarebbe importante non affrontare da solo. Confrontarsi con uno psicologo potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare queste emozioni e il modo in cui influenzano l'immagine che ha di sé, senza sentirsi giudicato. Infine, rispetto alla paura di essere giudicato per la mancanza di esperienze, è comprensibile che questo la preoccupi. Tuttavia, le persone vivono percorsi molto diversi e non esiste un'età "giusta" entro cui dover raggiungere determinate tappe. Una futura partner potrebbe essere interessata a conoscerla per ciò che è oggi, non per il numero di relazioni avute in passato. Le auguro di poter rivolgere a sé stesso uno sguardo un po' meno severo. Dal suo messaggio emerge un giovane uomo che desidera costruire relazioni significative, migliorarsi e trovare il proprio posto. Questi aspetti raccontano molto di più della sua persona rispetto al fatto di non aver ancora vissuto una relazione sentimentale. Se quei pensieri sul non voler più vivere dovessero diventare frequenti, molto intensi o accompagnarsi alla sensazione di non riuscire più a gestirli, le suggerisco di parlarne con uno psicologo o con una persona di fiducia. Non è qualcosa che deve affrontare da solo, e chiedere aiuto in questi momenti è un gesto di cura verso sé stesso. Cordialmente

D#

Doctor #705075

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Gentile, quello che racconti pesa davvero. Si sente che non è solo un pensiero, ma una ferita che ti accompagna ogni giorno. Arrivare a quasi 25 anni senza esperienze relazionali non dice nulla di te come persona. Dice solo che finora non ci sono state le condizioni giuste. Non è un marchio, non è una colpa. È una storia che non è ancora iniziata. Quando si vive questo vuoto, però, diventa facile trasformarlo in una prova di inadeguatezza. Diventa facile pensare “non piacerò mai”, “sono indietro”, “non recupererò”. Quello che leggo è un ragazzo che si guarda con occhi durissimi. Ogni foto diventa una sentenza. Ogni sorriso un difetto. Ogni tentativo di migliorarsi un fallimento. Ma questa non è la tua immagine reale. È l’immagine filtrata dalla solitudine, dal confronto, dalla paura di non essere scelto. Nessuno si vede bene quando si sente fuori posto. Nessuno si sente desiderabile quando pensa di essere l’unico a non aver vissuto certe esperienze. La verità è che non sei in ritardo. Sei in un percorso. Stai iniziando a guardarti, a capire cosa vuoi cambiare, a riconoscere che alcune parti di te hanno bisogno di cura. Questo non ti rende meno desiderabile. Ti rende una persona che si sta costruendo. Le relazioni non hanno scadenza. Non perdono valore se arrivano a 25, 30 o 35 anni. Arrivano quando c’è qualcuno che ti vede davvero. La vergogna di dire “non ho esperienze” nasce da un pregiudizio sociale. Non da un difetto tuo. Quando incontrerai qualcuno che ti interessa, quella sincerità sarà un punto di forza. Non una macchia. Se vuoi, possiamo continuare a lavorare su come ti guardi. Su come ti parli. Su come ti racconti. È lì che si scioglie la sensazione di essere “troppo tardi”. Un caro saluto, Arianna Bagnini – Psicologa clinica e del lavoro, ricevo anche online.

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Doctor #680955

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penso sia importante che tu ti decida ad iniziare un percorso di psicoterapia.

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Doctor #668746

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.