Salve,vorrei chiedere cosa devo fare ho come devo comportarmi.con mio figlio che mi ha detto di esse

Salve,vorrei chiedere cosa devo fare ho come devo comportarmi.con mio figlio che mi ha detto di essere Gay a solo 16anni.noi gli abbiamo detto che ancora e piccolo per sapere cosa gli piace e che ancora deve sperimentare.nn so se abbiamo risposto bene,il papà a detto che dici ancora sei piccolo.

99 risposte


Buongiorno, la mia risposta potrebbe sembrarvi provocatoria, ma nasce con l'intento di stimolare una riflessione. Se vostro figlio vi avesse detto di essersi infatuato di una ragazza, avreste reagito allo stesso modo? Ha 16 anni e ha scelto di condividere con voi una parte molto intima e importante di sé, dicendovi che è attratto dai ragazzi. Questo richiede fiducia, coraggio e il desiderio di essere autentico con le persone che ama. Credo che questo sia ciò che merita di essere accolto e valorizzato. Se questa rivelazione suscita in voi timori, dubbi o fatica, è comprensibile interrogarsi su ciò che state provando. In questo caso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico per elaborare le vostre emozioni e riuscire a stare accanto a vostro figlio in modo consapevole, offrendogli l'accoglienza e il supporto di cui ha bisogno. Il vostro percorso non serve a cambiare lui, ma ad aiutarvi a comprendere ciò che questa esperienza muove dentro di voi, affinché possiate continuare a essere per lui un punto di riferimento sicuro.

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Doctor #700998

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Gentilissima, grazie per la sua domanda. Capisco davvero quanto possa essere difficile trovarsi davanti a una confessione così importante da parte di un figlio, soprattutto quando arriva all’improvviso e a un’età in cui si ha ancora l’impressione che “stia crescendo” e che molte cose possano cambiare. È normale che voi genitori abbiate reagito come avete fatto: spesso la prima risposta nasce dalla paura di sbagliare, dal bisogno di proteggere, dal non sapere bene cosa dire. Ma ciò che conta adesso è il passo successivo, quello che può aiutarlo a sentirsi accolto e non messo in discussione. A sedici anni non è affatto troppo presto per sapere qualcosa di sé. Non significa che tutto sia già definito per sempre, ma significa che sta provando a capire chi è e ha scelto voi come persone a cui dirlo. Questo è un gesto enorme di fiducia, e la cosa più preziosa che potete fare è mostrargli che quella fiducia è ben riposta. Sapere che voi ci siete e lo sostenete nel suo sviluppo è una funzione genitoriale importantissima e non serve essere genitori perfetti ma semplicemente genitori sufficientemente buoni. Le mando un saluto e resto a disposizione. Dott.ssa Glenda Frassi

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Doctor #692106

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Buongiorno, Capisco che la comunicazione di suo figlio possa averla colta di sorpresa e che possa far nascere dubbi su come comportarsi. Il fatto che abbia scelto di parlarne con voi è un segnale di fiducia molto prezioso. A 16 anni molti ragazzi sono già in grado di riconoscere e descrivere il proprio orientamento affettivo e sessuale, anche se, come per tanti aspetti della crescita, alcune persone possono continuare a conoscersi meglio nel tempo. Non è necessario avere tutte le risposte o spingere suo figlio a "dimostrare" ciò che prova attraverso esperienze. Più che cercare di capire se ciò che sente cambierà o meno, può essere utile fargli sentire che è ascoltato, accolto e libero di parlare con voi senza timore di essere giudicato. Questo non significa avere già tutte le certezze, ma mostrargli che il vostro affetto e la vostra disponibilità non dipendono da questo aspetto. Se sente il bisogno di confrontarsi ulteriormente su come affrontare questa situazione come genitore, possiamo approfondire insieme i suoi dubbi e trovare modalità di comunicazione che favoriscano il dialogo e il benessere di tutta la famiglia. Un caro saluto, Dottssa Sara Gerbi

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Doctor #670928

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Grazie per aver condiviso questo passaggio cosi delicato e per esservi posti la domanda se abbiate risposto bene. Gia il fatto di chiedervelo è un grande atto di cura verso vostro figlio. Capisco che la notizia vi abbia spiazzati. E' una reazione molto comune tra i genitori, fatta di preoccupazione e amore. Vorrei aiutarvi a leggere cosa può essere successo dall'altra parte... Per vostro figlio dirvelo ha richiesto molto coraggio. Di solito un ragazzo quando arriva a dirlo ai genitori ci ha già pensato a lungo da solo. Quando riceve come risposta "sei piccolo per saperlo, devi ancora sperimentare", anche se detto con buone intenzioni , può farlo sentire non creduto, non ascoltato, quasi invalidato in quello che sente. Dire "sei piccolo" rischia di comunicare, senza volerlo: "quello che provi non è valido.. e dire "devi sperimentare" rischia di far passare il messaggio che per essere sicuro di essere gay debba prima provare ad essere etero, cosa che non chiederemmo mai ad un ragazzo etero... . La consapevolezza dell'orientamento può emergere già in preadolescenza e adolescenza, anche se poi l'identità continua naturalmente ad evolversi per tutti. Non è necessario sperimentare sessualmente per dare validità a ciò che si sente. Il vostro compito in questo momento non è avere tutte le risposte , ma mantenere saldo il ponte di fiducia tra voi, cosi che lui sappia che a casa c'è un posto sicuro dove tornare sempre.

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Doctor #705013

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Gentile utente, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Capisco che, come genitori, una comunicazione di questo tipo possa suscitare dubbi, domande e anche timori. È importante però sapere che un ragazzo di 16 anni può essere pienamente in grado di riconoscere e comunicare ciò che prova nei confronti del proprio orientamento affettivo e sessuale. Non è necessario "aver fatto esperienze" per sapere da chi ci si sente attratti, così come la maggior parte delle persone eterosessuali non ha bisogno di sperimentare altri orientamenti per comprendere il proprio. La cosa più utile che potete fare è mantenere aperto il dialogo, ascoltarlo senza giudicarlo e fargli sentire che il vostro affetto e il vostro sostegno non dipendono dal suo orientamento sessuale. Se in futuro dovesse cambiare idea o comprendere meglio sé stesso, sarà un percorso che affronterà serenamente se si sentirà accolto e non messo in discussione. Se sentite di avere bisogno di uno spazio per comprendere meglio come accompagnarlo in questo momento, un percorso con una psicologa o uno psicologo può essere di grande aiuto anche per voi come genitori. Rimango a disposizione! Dott.ssa Laura Bergamini Psicologa clinica e forense Psicodiagnosta

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Doctor #648848

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Buonasera, La cosa più importante è ascoltarlo con calma e fargli sentire che il vostro amore non cambia. Per un ragazzo, fare coming out può essere un momento molto delicato e il sostegno della famiglia è uno dei principali fattori che favoriscono il suo benessere psicologico. è comprensibile che lei possa pensare che a 16 anni si sia ancora in una fase di crescita e di scoperta di sé. Allo stesso tempo, molte persone riconoscono il proprio orientamento affettivo e sessuale proprio durante l'adolescenza. Dire ad un ragazzo che è "troppo piccolo per saperlo" può fargli sentire che quello che prova non venga preso sul serio. Sarebbe più utile accogliere ciò che sta dicendo oggi, senza dare per scontato che cambierà o che resterà uguale per sempre. Se in futuro dovesse cambiare idea, lo scoprirà da sé: ciò che conta è che sappia di poter parlare con voi senza sentirsi giudicato. Rimango a disposizione, Dott.ssa Janett Aruta Psicologa - ricevo in studio a Palermo e online su MioDottore

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Doctor #659935

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Buonasera, comprendo che questa rivelazione possa aver suscitato in voi molte domande e anche un po' di disorientamento. Il fatto che abbiate cercato di parlarne con vostro figlio è già un passo importante. Più che chiedersi se a 16 anni sia "troppo presto" per sapere quale sia il proprio orientamento affettivo e sessuale, credo possa essere utile concentrarsi su ciò di cui vostro figlio aveva bisogno nel momento in cui ha deciso di confidarsi con voi. Probabilmente cercava uno spazio in cui sentirsi ascoltato, accolto e libero di esprimere ciò che sta vivendo. L'orientamento affettivo e sessuale è un'esperienza personale e i tempi con cui ciascuno acquisisce consapevolezza possono essere diversi. Per questo motivo, più che cercare risposte immediate, può essere importante mantenere un dialogo aperto, mostrando disponibilità ad ascoltarlo senza giudizio. Se sentite il bisogno di essere accompagnati nella comprensione di questo momento, un confronto con uno psicologo può essere utile non solo per vostro figlio, ma anche per voi genitori, così da affrontare insieme questa fase con maggiore serenità. Un caro saluto.

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Doctor #705374

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Buongiorno cara, 16 anni è un’età in cui può essere già chiaro il proprio orientamento sessuale. Appoggiatelo. Un saluto

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Doctor #621547

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Gentile Signora, comprendo che la comunicazione di suo figlio possa aver suscitato domande, dubbi e preoccupazioni. È importante sapere che molti adolescenti, già a 16 anni, hanno una consapevolezza piuttosto chiara del proprio orientamento affettivo e sessuale. Non si tratta necessariamente di una fase passeggera né di qualcosa che richiede di essere "dimostrato" attraverso ulteriori esperienze. Il fatto che suo figlio abbia scelto di confidarsi con voi è un segnale di fiducia molto prezioso. In questa fase, più che cercare di stabilire se ciò che sente sia definitivo o meno, può essere utile offrirgli ascolto, accoglienza e disponibilità al dialogo. Frasi come "sei ancora piccolo per saperlo" sono spesso pronunciate con l'intenzione di proteggere il ragazzo, ma potrebbero essere percepite come una messa in dubbio dei suoi vissuti. Non è necessario avere subito tutte le risposte. Potete comunicargli che gli volete bene, che siete disponibili ad ascoltarlo e che desiderate comprendere meglio ciò che sta vivendo. Creare un clima di apertura e rispetto favorisce il benessere emotivo del ragazzo e rafforza il rapporto di fiducia con i genitori. Se sentite il bisogno di confrontarvi su questo tema o se la situazione genera particolare disagio all'interno della famiglia, può essere utile rivolgersi a uno psicologo per uno spazio di dialogo e orientamento. Un cordiale saluto. Dottoressa Isabeau Bentivoglio

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Doctor #682487

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Capisco che possa essere una notizia che richiede tempo per essere elaborata. Per vostro figlio, però, avervelo detto è probabilmente stato un gesto di grande fiducia. Più che chiedervi se sia "troppo presto", può essere utile accogliere ciò che vi sta raccontando oggi, senza metterlo in discussione. Sentirsi ascoltato e accolto è il modo migliore per continuare a crescere e confrontarsi. Se nel tempo qualcosa dovesse cambiare, sarà lui stesso a scoprirlo.

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Doctor #710311

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Buongiorno, è comprensibile che vi siate posti questa domanda. Come genitori è normale chiedersi quale sia il modo migliore per rispondere. A 16 anni un ragazzo può già capire qualcosa di importante su ciò che prova e su chi lo attrae. Per alcuni questo è già chiaro, per altri è un percorso che continua nel tempo. Più che cercare di capire se in futuro cambierà idea oppure no, può essere utile ascoltare quello che vostro figlio vi sta dicendo oggi e fargli sentire che può parlarne con voi senza paura di essere giudicato. Non è necessario avere subito tutte le risposte. Essere disponibili ad ascoltarlo e mantenere aperto il dialogo è già un aiuto molto importante. Un caro saluto.

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Doctor #702224

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Salve, la cosa più importante è che suo figlio si sia sentito abbastanza al sicuro da confidarsi con voi. A 16 anni molti ragazzi hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento sessuale, anche se la conoscenza di sé può continuare a evolversi nel tempo. Più che cercare di convincerlo che sia "troppo piccolo", può essere utile ascoltarlo, accogliere ciò che prova e mantenere aperto il dialogo. Se sentite il bisogno di un confronto, un percorso con uno psicologo può aiutarvi ad affrontare questo momento con maggiore serenità. Un caro saluto

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Doctor #685210

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Buonasera, capisco che questa notizia possa avervi colti di sorpresa e che abbiate bisogno di tempo per comprenderla. Allo stesso tempo però il fatto che vostro figlio abbia scelto di parlarvene è un segnale importante di fiducia. A 16 anni molti ragazzi stanno ancora costruendo la propria identità e possono continuare a conoscersi nel tempo ma questo non significa che ciò che prova oggi sia "troppo presto" o che debba necessariamente fare altre esperienze per capire chi è. Alcuni adolescenti hanno le idee molto chiare sul proprio orientamento, altri lo comprendono gradualmente: entrambe le situazioni sono normali. Più che cercare di capire se "ha ragione" o se "cambierà idea", credo che la cosa più importante sia fargli sentire che il vostro affetto non dipende dal suo orientamento sessuale. Potreste dirgli qualcosa come: "Grazie per avercelo detto. Per noi è una novità e abbiamo bisogno di un po' di tempo per comprenderla, ma ti vogliamo bene e siamo qui per ascoltarti." Dal punto di vista psicologico, ciò che aiuta maggiormente un adolescente è sentirsi accolto e poter parlare liberamente delle proprie emozioni, senza la pressione di dover dimostrare o giustificare ciò che prova. Se vi accorgete che questa situazione genera molta preoccupazione o difficoltà nel dialogo familiare, un confronto con uno psicologo può essere utile non perché ci sia qualcosa da "correggere" ma per aiutarvi a comunicare in modo sereno e sostenere vostro figlio in questa fase della crescita. Un caro saluto

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Doctor #709152

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Buongiorno, bisognerebbe capire meglio come suo figlio sta vivendo questo momento, in che modo si sta facendo strada in lui questa consapevolezza…. È vero che a 16 anni si è in una fase ancora evolutiva e di esplorazione… Quello che potete fare è dare uno spazio aperto di ascolto, libero dal giudizio e dal volere definire la situazione, ma prima ancora penso sia fondamentale riflettiate tra voi, per comprendere come ognuno di voi si rapporta al tema dell’omosessualità, cosa sentite dentro di voi…Datevi il tempo di esplorare le vostre emozioni e di condividere tra voi… Valutate se vi sentire di trovare un terapeuta che vi possa accompagnare.

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Doctor #659051

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Ricevere una confidenza così importante da un figlio è un momento delicato. A 16 anni molti ragazzi hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale, anche se per alcuni aspetti dell'identità possono continuare a evolversi. La cosa più importante non è stabilire se "sia troppo presto", ma far sentire a vostro figlio che può parlare con voi senza paura di essere giudicato. Ascoltarlo con apertura, accogliere ciò che vi sta comunicando e mantenere il dialogo è il modo migliore per sostenerlo. Se anche per voi questo è un momento di difficoltà o di confusione, confrontarvi con uno psicoterapeuta può aiutarvi a vivere questa fase con maggiore serenità.

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Doctor #677762

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso questa preoccupazione. Quando un figlio racconta ai genitori un aspetto così personale della propria identità, è normale che possano emergere dubbi, paure e il desiderio di trovare il modo migliore per accompagnarlo. A 16 anni un ragazzo può avere già una consapevolezza significativa del proprio orientamento sessuale, anche se naturalmente l’adolescenza è un periodo di crescita, cambiamento e conoscenza di sé. Più che concentrarsi sul fatto che sia “presto” o “tardi” per sapere, può essere utile accogliere ciò che vostro figlio vi sta comunicando e lasciare aperto uno spazio di ascolto. Potrebbe essere importante trasmettergli che il vostro amore e la vostra vicinanza non cambiano e che può sentirsi libero di parlarvi senza paura di essere giudicato. Potreste chiedergli, con curiosità e senza pressioni, come si sente, da quanto tempo vive questa parte di sé e di che cosa ha bisogno da voi. Anche per un genitore questo può essere un percorso di comprensione e adattamento: non è necessario avere subito tutte le risposte, ma può essere prezioso partire dall’ascolto e dal sostegno. Se sentite il bisogno di confrontarvi, uno spazio con uno psicoterapeuta può aiutare ad affrontare dubbi ed emozioni e a trovare il modo più adeguato per sostenere vostro figlio. Un caro saluto! Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Doctor #528239

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Grazie per aver scritto: il fatto che vi stiate chiedendo se avete risposto bene dimostra che avete a cuore il benessere di vostro figlio, ed è un ottimo punto di partenza per rimediare se necessario. Proverò a schematizzare una risposta nel modo più chiaro e accessibile possibile, fermo restando che nessuna risposta data sul web su due piedi può sostituire una consulenza ben strutturata e che ogni caso è unico e va valutato attentamente nel suo contesto. cercherò comunque di rispondevi al meglio seppur in modo generico. Sul dubbio "è troppo piccolo per saperlo": È una preoccupazione comprensibile, ma va detto con chiarezza: la ricerca psicologica mostra che i ragazzi possono riconoscere il proprio orientamento sessuale già dalla preadolescenza, e non è necessario "sperimentare" fare esperienze per esserne certi — è un po' come chiedere a un ragazzo eterosessuale di "sperimentare" con un altro ragazzo prima di essere sicuro di essere etero: nessuno lo pretenderebbe. Vostro figlio, dicendovelo a 16 anni, sta probabilmente già affrontando da tempo un percorso interiore di consapevolezza. È probabilmente una domanda che si pone da qualche tempo e magari ha dovuto pensare molto e fare tanta fatica per dirvelo, quello che in gergo si chiama “coming out” letteralmente “uscire fuori” allo scoperto. Frasi come "sei ancora piccolo" o "devi ancora sperimentare" nascono quasi sempre da buone intenzioni, magari dal desiderio di proteggerlo da un'etichetta troppo definitiva, o dal bisogno di voi genitori di avere più tempo per elaborare la notizia. Il problema è che, dal punto di vista di vostro figlio, queste parole possono suonare come "non ti credo" o "non sei ancora abbastanza per essere preso sul serio" — ed è proprio questo tipo di risposta, anche quando non è intenzionalmente ostile, che la ricerca associa a un aumento significativo di ansia, chiusura e sofferenza psicologica nei ragazzi che fanno coming out. A 16 anni non è piccolo, si sta affacciando nel mondo degli adulti ed ha bisogno di essere responsabilizzato, piano piano per essere proprietario ed autore delle sue decisioni. Cosa fare adesso, concretamente: Il passo più utile che potete fare è tornare da lui, anche a distanza di qualche giorno, e dirgli semplicemente qualcosa come: "Ci abbiamo pensato, e volevamo dirti che ti vogliamo bene esattamente per come sei, e quello che ci hai detto per noi va bene". Non serve nessuna dimostrazione, nessuna "prova" da parte sua: il solo fatto di essere ascoltato senza dover giustificarsi è ciò che fa la differenza più grande per un ragazzo in questa fase. Non è neanche necessario che siate d’accordo o che gli mostriate supporto in modo particolare, è già un passo significativo dire semplicemente che qualunque cosa sia ,anche se si capirà in seguito e con del tempo, gli volete bene. È del tutto normale che vi sentiate spiazzati come genitori, può capitare di avere bisogno di tempo per riorganizzare le proprie aspettative su come immaginavate il futuro di vostro figlio, questo non fa di voi genitori sbagliati. Ma è importante non confondere il vostro tempo di elaborazione con il bisogno immediato di lui di sentirsi accolto: le due cose possono procedere in parallelo, a patto che lui riceva fin da subito il messaggio che non deve dimostrare nulla e che il vostro affetto non è in discussione. Un consiglio pratico Se sentite il bisogno di parlarne con qualcuno per gestire al meglio questa fase come coppia genitoriale, un breve percorso di sostegno psicologico familiare può essere molto utile: non perché ci sia un problema da "curare" in vostro figlio, ma per aiutare voi a trovare le parole giuste e affrontare insieme un cambiamento che riguarda l'immagine di famiglia e per fugare eventuali dubbi sull’identità sessuale di vostro figlio. È normale avere alcuni dubbi e non conoscere il mondo LGBT+ ma con un po di pazienza tutto può diventare più chiaro ed accettabile. Rimango a disposizione, Dott. Marco Scaramuzzino

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Doctor #676385

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Salve, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Capisco che la comunicazione di suo figlio possa aver suscitato dubbi e domande. Tuttavia, è importante sapere che molte persone iniziano a riconoscere il proprio orientamento sessuale proprio durante l'adolescenza. A 16 anni un ragazzo può avere una consapevolezza significativa di ciò che prova, anche se, come per molti altri aspetti dell'identità, questa consapevolezza può continuare a evolversi nel tempo. Più che cercare di stabilire se "sia troppo presto", può essere utile accogliere ciò che suo figlio le ha confidato come un'esperienza autentica del momento. Il fatto che abbia scelto di parlarne con voi è un importante segnale di fiducia. Potete fargli sapere che gli volete bene, che siete disponibili ad ascoltarlo e che, anche se avete bisogno di tempo per comprendere meglio la situazione, il vostro affetto nei suoi confronti non cambia. Un atteggiamento aperto e non giudicante favorisce il dialogo e il benessere del ragazzo. Se questa situazione genera preoccupazioni o difficoltà all'interno della famiglia, un percorso di consulenza psicologica può offrire uno spazio in cui affrontare dubbi ed emozioni, aiutando sia i genitori sia il figlio a comunicare in modo più sereno.

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Doctor #679094

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Gentile utente, è comprensibile che una comunicazione di questo tipo possa suscitare nei genitori dubbi, preoccupazioni o il timore di non sapere quale sia la risposta più adeguata. Tuttavia, è importante considerare che a 16 anni molti ragazzi hanno già una consapevolezza significativa del proprio orientamento affettivo e sessuale. L’orientamento sessuale non è qualcosa che si “sceglie” o che dipende semplicemente dall’esperienza, ma è un aspetto della persona che può emergere e consolidarsi nel corso dello sviluppo. Dire a vostro figlio che è “ancora piccolo” potrebbe, anche se espresso con buone intenzioni, essere percepito come un dubbio o una mancata accettazione di ciò che sta condividendo con voi. La cosa più importante in questo momento è fargli sentire che il vostro affetto e il vostro sostegno non dipendono dal suo orientamento sessuale. Potreste provare a riprendere il dialogo dicendogli, ad esempio, che siete contenti che abbia avuto la fiducia di parlarvene e che per voi rimane sempre vostro figlio, indipendentemente da chi amerà. È utile evitare pressioni, interrogatori o tentativi di “verificare” se sia sicuro di ciò che prova: lasciate che possa conoscersi con i suoi tempi, sentendosi libero di esprimere emozioni e dubbi in un ambiente sereno e accogliente. Qualora sentiste difficoltà nel gestire questa fase, o se emergessero sofferenza, ansia, chiusura o conflitti familiari, può essere consigliabile approfondire con uno specialista, come uno psicologo psicoterapeuta, per accompagnare al meglio sia vostro figlio sia voi genitori in questo percorso di comprensione e comunicazione. Dott.ssa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Doctor #9350

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Salve. Capisco che questa confidenza da parte di suo figlio possa aver suscitato domande e anche un po' di disorientamento. Tuttavia, il fatto che abbia scelto di parlarne con voi è un importante segnale di fiducia e merita di essere accolto con ascolto e apertura. Molti adolescenti sono in grado di riconoscere e descrivere il proprio orientamento affettivo e sessuale già durante l'adolescenza. Dire a un ragazzo che è "troppo piccolo per saperlo" può nascere dall'intenzione di proteggerlo, ma rischia di fargli percepire che ciò che prova non venga preso sul serio. Non è necessario avere subito tutte le risposte. Può essere più utile dirgli: "Grazie per avercelo raccontato. Ti vogliamo bene e siamo qui per ascoltarti". Questo gli trasmette che il vostro affetto non dipende dal suo orientamento sessuale e che può continuare a confrontarsi con voi senza paura di essere giudicato. Se con il tempo dovesse modificare il modo in cui definisce se stesso, sarà comunque parte del suo naturale percorso di crescita. Ma questo non significa che ciò che sente oggi sia meno autentico o meno degno di rispetto. Se come genitori vi sentite confusi o avete bisogno di un confronto, anche un colloquio con uno psicologo può aiutarvi a comprendere meglio questa fase e a sostenere vostro figlio nel modo più sereno possibile. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia

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Doctor #639787

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Salve, capisco bene il suo disorientamento. Quando un figlio comunica qualcosa di così personale, soprattutto in adolescenza, un genitore può sentirsi preso alla sprovvista e può avere paura di dire la cosa sbagliata, di non proteggerlo abbastanza o di non capire davvero cosa stia succedendo. Il fatto che lei si stia ponendo questa domanda è già un segnale importante, perché significa che non vuole reagire in modo impulsivo, ma desidera trovare un modo più adeguato per stargli vicino. A 16 anni un ragazzo può essere ancora in una fase di crescita, scoperta e cambiamento, ma questo non significa che ciò che sente debba essere automaticamente sminuito o messo in dubbio. Dire “sei ancora piccolo per saperlo” può nascere da una preoccupazione comprensibile, ma suo figlio potrebbe viverlo come un messaggio di non accoglienza, come se quello che prova non fosse abbastanza credibile o non meritasse ascolto. Non è detto che sia stato ferito in modo irreparabile da quella risposta, ma può essere utile riprendere il discorso con calma, magari dicendogli qualcosa come: “Forse siamo rimasti un po’ spiazzati e non abbiamo saputo rispondere nel modo migliore, ma vogliamo ascoltarti e capire come ti senti”. In questi casi, più che cercare subito la risposta perfetta, è importante costruire un clima in cui suo figlio senta di poter parlare senza paura di essere giudicato, corretto o messo alla prova. Non è necessario chiedergli di “sperimentare” per dimostrare qualcosa, così come non è necessario spingerlo a definirsi per sempre in un modo rigido. Può essere più utile trasmettergli che quello che racconta viene preso sul serio, che può prendersi il tempo che gli serve e che il vostro affetto per lui non cambia. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, sarebbe importante osservare non solo ciò che suo figlio ha detto, ma anche ciò che questa comunicazione ha attivato in voi genitori: pensieri, paure, immagini del futuro, timori rispetto al giudizio degli altri, bisogno di proteggerlo, dubbi su come comportarvi. A volte la difficoltà non sta tanto nella frase del figlio, quanto nei significati che il genitore attribuisce a quella frase. Per esempio, un genitore può pensare “soffrirà”, “verrà giudicato”, “non so come aiutarlo”, “forse è troppo presto”, “forse si sta confondendo”. Questi pensieri possono generare ansia e portare a risposte difensive, anche quando l’intenzione è buona. Per questo potrebbe essere molto utile, senza allarmismi, valutare uno spazio di supporto psicologico, possibilmente a orientamento cognitivo comportamentale. Non perché suo figlio abbia “un problema” per il fatto di aver detto di essere gay, ma perché un percorso può aiutare voi, e se lui lo desiderasse anche lui, a comprendere meglio come comunicare, come gestire le emozioni, quali paure si stanno attivando e quali schemi familiari possono entrare in gioco in un momento così delicato. A volte poche parole dette in modo più accogliente possono fare una grande differenza nel modo in cui un adolescente si sente visto e rispettato. Il suggerimento principale è quindi quello di non trasformare questa comunicazione in un interrogatorio, in una discussione su cosa sia “vero” o “definitivo”, né in una prova da superare. Provi piuttosto a riaprire un dialogo semplice, dicendogli che può parlarne quando vuole, che capite di essere rimasti sorpresi, ma che volete esserci. Può chiedergli come sta, da quanto tempo sente questa cosa, se aveva paura di dirvelo, se c’è qualcosa che si aspetta da voi. Domande semplici, fatte con delicatezza, senza pretendere risposte immediate. È anche importante che mamma e papà cerchino, per quanto possibile, una linea comune. Se un genitore accoglie e l’altro svaluta, il ragazzo può sentirsi diviso, confuso o costretto a scegliere con chi aprirsi. Non serve che abbiate già capito tutto, né che vi sentiate immediatamente tranquilli. Serve però che lui percepisca che siete disponibili a fare un passo verso di lui, anche se dentro di voi ci sono dubbi, paure o domande. In sintesi, non si tratta di avere subito tutte le risposte, ma di non chiudere la porta al dialogo. Suo figlio vi ha comunicato qualcosa di intimo e probabilmente per lui non è stato facile. Il modo in cui verrà accolto adesso può incidere molto sulla fiducia che sentirà di poter avere in voi. Un percorso di supporto può aiutarvi proprio a comprendere meglio cosa si muove dentro di voi e come trasformare la preoccupazione in una presenza più sicura, più consapevole e più utile per lui. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Doctor #642448

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Cara mamma, Il fatto che tu sia qui a chiedere consiglio dimostra quanto tu abbia a cuore il benessere di tuo figlio e la qualità del vostro rapporto. Non è facile per un genitore trovarsi di fronte a una rivelazione così importante, ed è del tutto normale sentirsi disorientati e chiedersi: "Avrò risposto bene?". Tuo figlio ha compiuto un atto di immensa fiducia verso di voi. A 16 anni, nel pieno dell'adolescenza, decidere di aprirsi con i genitori richiede un coraggio enorme. La vostra risposta, mossa sicuramente dall'intento protettivo di non "etichettarlo" troppo presto, nasconde però qualche insidia comunicativa ed emotiva che è importante guardare insieme, senza giudizio, ma con l'obiettivo di non creare distanze. 1) Quando tuo figlio vi ha detto di essere gay, stava chiedendo: “Mamma, papà, mi vedete? Mi amate anche se non rispecchio l'immagine che avevate di me?”. Rispondere che "è ancora piccolo per sapere cosa gli piace" rischia di far vacillare. Ai suoi occhi, la frase può suonare come una svalutazione o un rifiuto della sua consapevolezza interna. A 16 anni l'identità dell'orientamento sessuale è spesso già chiaramente strutturata nel profondo, anche se l'esperienza pratica è limitata. 2) Il timore più grande di un adolescente che si dichiara in famiglia è la perdita della protezione del "branco". Sentirsi dire che deve "ancora sperimentare" sposta l'attenzione sul piano dell'azione, mentre lui in quel momento aveva bisogno di un'accoglienza incondizionata sul piano dell'essere. Tuo figlio potrebbe aver percepito questa risposta non come un invito alla libertà, ma come un "mettere le mani avanti" da parte vostra, una difficoltà ad accettare la realtà del "qui e ora". Se il ragazzo sente che i genitori non riescono a reggere la sua verità, c'è il rischio che si chiuda in se stesso, interrompendo il dialogo proprio nell'età in cui ha più bisogno di voi come porto sicuro. Cara mamma, questo è un momento di transizione prezioso. Non avete sbagliato per mancanza d'amore, ma per la comprensibile paura di fronte all'ignoto. Tuttavia, per evitare che si crei un muro invisibile tra voi e vostro figlio, vi invito calorosamente a fissare un appuntamento per iniziare insieme un percorso di consulenza e orientamento familiare. Un cordiale saluto. Vincenzo Lucifora

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Doctor #304198

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Gentile utente, comprendo che questa comunicazione possa aver suscitato emozioni e domande. Il fatto che suo figlio abbia scelto di confidarsi con voi è un segnale di fiducia importante. A 16 anni molti ragazzi hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale, anche se la conoscenza di sé può continuare a evolversi nel tempo. Più che cercare conferme o smentite, può essere utile offrirgli uno spazio di ascolto, mostrando interesse per ciò che sente e vive, senza metterlo nella condizione di dover dimostrare o giustificare ciò che prova. Sentirsi accolto all'interno della propria famiglia rappresenta un fattore di benessere e di protezione molto importante durante l'adolescenza. Un caro saluto.

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Doctor #710499

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Cara Amica, che problema c'è se suo figlio è gay? Se suo figlio le avesse detto di avere una ragazza, gli avrebbe detto "sei piccolo, non puoi saperlo, magari sei gay"? E a che età ci si può dire sicuri del proprio orientamento? Lei a che età era sicura? E suo marito? Non si tratta dell'età a cui si dice di essere gay: lo si è da sempre, e a un certo punto semplicemente si decide di dirlo a se stessi e a chi si ama. La consapevolezza del proprio orientamento nei maschi è assai tempestiva: già dalla prima adolescenza, e in alcuni casi anche prima. Solo che avvertire un ambiente che condanna, sminuisce, critica e non accoglie spinge al silenzio e a logorarsi nel dubbio e nel segreto. Essere omosessuali è del tutto naturale. Si può avere una vita felice e piena come gay, lesbica, bisessuale o trans - a patto di avere amore e supporto, soprattutto dai nostri genitori. con i migliori auguri, dr. Ventura

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Doctor #523743

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Buongiorno e grazie per aver condiviso con noi questa sua riflessione. Innanzitutto, il fatto che vostro figlio abbia fatto coming out con voi genitori denota la consapevolezza di vivere in un contesto familiare protettivo: un porto sicuro in cui approdare. L'adolescenza è una fase evolutiva complessa, un periodo in cui si esplora il mondo e si cercano nuovi stimoli proprio per identificarsi e riconoscersi. È esattamente in questo momento, tipicamente costellato da dubbi e interrogativi, che vostro figlio vi chiede vicinanza e solidarietà. Come dimostrano ampie ricerche scientifiche, il pregiudizio e la discriminazione sono fattori di stress rilevanti e misurabili (il cosiddetto minority stress) per le persone con un orientamento affettivo e sessuale non eterosessuale. Di conseguenza, l'esplorazione di un mondo che a volte fatica ancora ad accettare le diversità può essere fonte di forte disagio per un ragazzo di 16 anni. Come professionista, suggerisco di considerare l'orientamento sessuale come una bussola che indica una direzione sentimentale ed erotica. Ognuno di noi, infatti, sperimenta prima o poi l'esperienza del sentirsi attratto o del "andare verso" qualcuno: un sentire che emerge in modo spontaneo e con una forza che ci orienta, affettivamente e sessualmente, verso gli altri. Per ulteriori informazioni mi rendo disponibile anche online. Cordiali saluti Dott.ssa Silvia Sorà

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Doctor #675492

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Salve signora. La ringrazio per la fiducia con cui ha condiviso questo momento delicato. Le rispondo con alcune informazioni cliniche che mi auguro possano aiutarla a leggere quanto da lei riportato con maggiore serenità. Desidero, innanzitutto, soffermarmi sull’età, dal momento che 16 anni non sono pochi per riconoscere il proprio orientamento sessuale. L’adolescenza è un periodo di ricerca, sperimentazione e di scoperta e può essere, per taluni di noi, che la chiarezza sulla propria identità sessuale sia già nitida. Tuttavia le esperienze dell’adolescenza non definiscono necessariamente l’orientamento sessuale in modo rigido poiché si tratta di esperienze fluide e personali. Vale la pena ricordare che la comunità scientifica già da tempo non considera l’omosessualità come un disturbo psichico e sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sia il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, oggi alla sua quinta edizione (DSM V tr), hanno rimosso l’omosessualità dalle classificazioni diagnostiche internazionali e nessuna identità non eterosessuale (LGBTQ+) è classificata come disturbo. Detto questo, a mio parere è importante porre l’attenzione sul significato di questa comunicazione che vostro figlio vi ha reso. Possiamo chiederci se vostro figlio non stesse solo comunicando la propria omosessualità ma stesse, in qualche modo, sottoponendo i suoi genitori ad un test in cui, oltre alla comunicazione manifesta, verbale, ci fosse una domanda implicita “Sono ancora amato e accolto in tutte le manifestazioni di me?”. Ora, lei scrive chiedendo un parere sulle vostre risposte precisando “non so se abbiamo risposto bene” e le rispondo con piacere rispetto a questo. E’ mia opinione che risposte come “sei ancora piccolo” e “devi ancora sperimentare”, per quanto dette con un’intenzionalità positiva ravvisabile, ad esempio, nell’intento di proteggere il proprio figlio, rischiano di essere vissute dal ragazzo come una forma di rifiuto della sua soggettività e come un implico messaggio “tu vai bene e sei amato solo se ti uniformi al mio volere”. Ciò che io le suggerisco è di parlare con suo marito e, di comune accordo, tornare insieme sull’argomento con vostro figlio e rimandargli un messaggio nuovo, differente, di accoglienza incondizionata di tutte le sue manifestazioni. Una frase potrebbe essere “Mi dispiace se, senza volerlo, ti ho/abbiamo fatto percepire che non vai bene. Ciò che è stato detto lo è stato perchè io e tuo padre ritenevamo utile per te ciò che per noi è stato utile. Scegli tu cosa è utile per te fra ciò che ti abbiamo trasmesso e lascia perdere tutto il resto. Scegli liberamente nella tua vita, rispetta la legge e, per il resto, scegli liberamente. Io/noi ti ameremo indipendentemente dalle tue scelte”. E’ importante che voi lo diciate in maniera autentica, è importante che ci sia congruenza tra il messaggio verbale emesso e il linguaggio del corpo e, affinché ci sia congruenza tra i diversi canali della comunicazione, è necessario che il messaggio linguistico sia da voi autenticamente vissuto. Se lei e suo marito sentiste il bisogno di elaborare questo passaggio, le vostre emozioni o eventuali timori, può rivelarsi utile un percorso di sostegno alla genitorialità, individuale o in coppia, in modo da comprendere il modo più funzionale per relazionarvi con vostro figlio. Io ci sono.

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Doctor #702657

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A 16 anni la personalità di un ragazzo inizia già a prendere forma e in termini sessuali non si è piccoli. Dunque, in questo caso non bisogna giudicare o sminuire...anzi è estremamente importante che vostro figlio si possa sentire libero di essere sè stesso anche con voi e di condividere questo aspetto della propria vita. Accoglietelo, non fatelo sentire diverso/strano/sbagliato (perchè non lo è) e ascoltatelo quando vorrà parlare con voi. Supportatelo a costruire la propria identità e personalità: questa è una fase di vita molto importante. Se sentite voi genitori un aiuto per affrontare tale questione perché magari lontana da una vostra cultura/religione, affiancatevi uno psicologo così che parlarne possa aiutarvi. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella

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Doctor #613172

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Buongiorno. Capisco che questa rivelazione possa avervi colti di sorpresa e aver suscitato molte domande. È naturale che, come genitori, abbiate bisogno di tempo per elaborare ciò che vostro figlio vi ha confidato. Allo stesso tempo, è importante considerare che, quando un adolescente trova il coraggio di parlare del proprio orientamento sessuale, spesso lo fa dopo un lungo periodo di riflessione. Dire che è "troppo piccolo per saperlo" può essere percepito come una messa in dubbio di ciò che prova, anche se l'intenzione è quella di proteggerlo. L'aspetto più importante, in questo momento, non è stabilire se questa consapevolezza rimarrà invariata nel tempo, ma fargli sentire che il dialogo con voi è aperto, che è ascoltato e accolto, indipendentemente da come evolverà il suo percorso di crescita. Se sentite di avere dubbi, paure o difficoltà nel gestire questa situazione, un percorso psicologico può essere un valido aiuto. Spesso è utile iniziare con alcuni colloqui rivolti ai genitori, per comprendere ed elaborare le proprie emozioni e acquisire strumenti per sostenere il proprio figlio. Successivamente, se necessario e se tutti lo desiderano, alcuni incontri di terapia familiare possono favorire una comunicazione più serena e rafforzare il legame tra voi. Chiedere un supporto non significa che ci sia qualcosa da "correggere", ma scegliere di affrontare insieme un momento importante della crescita di vostro figlio, tutelando il benessere di tutta la famiglia.

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Doctor #708024

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Buongiorno, innanzitutto è importante riconoscere il valore del fatto che vostro figlio abbia scelto di confidarsi con voi, parlare del proprio orientamento sessuale richiede spesso molto coraggio e il fatto che lo abbia fatto indica probabilmente che vi considera delle figure importanti. A 16 anni molti adolescenti stanno ancora esplorando aspetti della propria identità ma questo non significa che ciò che provano sia necessariamente "troppo presto" o meno autentico. Alcuni ragazzi hanno idee molto chiare, altri hanno bisogno di tempo, entrambe le situazioni sono normali. Più che cercare di stabilire se abbia o meno ragione può essere utile comunicargli che siete disponibili ad ascoltarlo senza giudicarlo, lasciandogli lo spazio per raccontarsi e continuare il suo percorso di crescita. Se percepite difficoltà nel dialogo o sentite il bisogno di un confronto qualche colloquio con uno psicologo dell'età evolutiva o uno psicoterapeuta familiare può offrire un sostegno utile a tutta la famiglia.

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Doctor #683066

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Gentile signora, capisco che questa notizia possa avervi colti di sorpresa e che stiate cercando di capire quale sia il modo migliore per sostenere vostro figlio. Il fatto stesso che vi stiate ponendo questa domanda mostra il desiderio di fare il suo bene. A 16 anni molti ragazzi e molte ragazze sono già in grado di riconoscere e descrivere il proprio orientamento affettivo e sessuale. Dire a vostro figlio che è "troppo piccolo per saperlo" probabilmente nasce dall'intenzione di proteggerlo, ma potrebbe essere percepito da lui come un messaggio di sfiducia o di mancata accettazione di ciò che sta vivendo. Se in futuro dovesse ridefinire ciò che prova, sarà un percorso suo; ma in questo momento ha bisogno di sentirsi ascoltato e accolto. Potreste dirgli qualcosa come: "Grazie per averci dato questa fiducia. Per noi è una novità e abbiamo bisogno di un po' di tempo per capire meglio, ma ti vogliamo bene e desideriamo accompagnarti nel tuo percorso." Un messaggio di questo tipo rafforza il legame e gli comunica che l'amore dei genitori non dipende dal suo orientamento. Il consiglio è di mantenere aperto il dialogo, ascoltare le sue emozioni senza cercare di convincerlo che si stia sbagliando e, se sentite il bisogno di comprendere meglio questi temi, rivolgervi a uno psicologo o a una psicologa con formazione specifica nell'ambito LGBTQIA+. Ricevere informazioni corrette può aiutare tutta la famiglia a vivere questo momento con maggiore serenità. Ciò di cui vostro figlio ha più bisogno, oggi, non è che i suoi genitori abbiano tutte le risposte, ma che sappia di poter contare sul loro amore, sul loro ascolto e sul loro sostegno.

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Doctor #705176

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Buongiorno cosa ha provato quando suo figlio le ha comunicato ciò?. Suo figlio è un'adolescente e in fase adolescenziale avviene la sperimentazione sessuale e la definizione della scelta sessuale che può essere etero sessuale, omosessuale, bisessuale, ecc ecc. Credo che dirgli che è piccolo per saperlo non sia la risposta esatta perché disconosce che suo figlio sta iniziando a sapere cosa gli piace o no proprio in questa fase della sua vita e rispondendogli così, a vostra insaputa, rischiate di infantilizzarlo. Piuttosto accompagnatelo nella scelta e fatelo sentire accettato qualsiasi cosa sceglierà. Se sente di avere bisogno di un supporto psicologico sono disponibile per un consulto online.

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Doctor #710232

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Il fatto che abbia scelto di dirvelo a 16 anni è un segnale di fiducia. Ha probabilmente sentito il bisogno di condividere con voi una parte importante di sé, cercando accoglienza e ascolto. A questa età, molti adolescenti hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale. Dire che è "troppo piccolo per saperlo" nasce spesso dal desiderio di proteggerlo, ma lui potrebbe viverlo come un messaggio che mette in dubbio ciò che sente o che vi ha confidato con coraggio. Non è necessario avere subito tutte le risposte. È più importante mantenere aperto il dialogo, con curiosità e disponibilità. Potreste dirgli qualcosa come: "Grazie per avercelo detto. Per noi è una novità e abbiamo bisogno di un po' di tempo per comprendere meglio quello che ci stai raccontando, ma ti vogliamo bene e desideriamo continuare a parlarne insieme." In un ottica relazionale ricordiamo spesso che gli adolescenti non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori disponibili a rimanere in relazione anche quando emergono temi complessi. L'obiettivo non è convincerlo che abbia ragione o torto, né orientare la sua identità, ma fare in modo che si senta accolto e possa continuare a confrontarsi con voi senza paura di perdere il vostro affetto. Se sentite che questa situazione vi mette molto in difficoltà, può essere utile chiedere uno spazio di consulenza familiare.

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Doctor #679667

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Salve, capisco il disorientamento: quando un figlio comunica qualcosa di importante su di sé, un genitore può spaventarsi, temere di dire la cosa sbagliata o cercare subito una risposta “giusta”. A 16 anni non è necessariamente “troppo presto” per percepire la propria attrazione affettiva o sessuale. Alcuni ragazzi hanno idee molto chiare, altri sono ancora in esplorazione. Il punto, però, non è convincerlo né in un senso né nell’altro: è fare in modo che non si senta sbagliato, giudicato o costretto a dimostrare qualcosa. La risposta “sei ancora piccolo” nasce forse dal desiderio di proteggerlo, ma può arrivargli come: “non ti credo” oppure “quello che senti non vale”. Se volete recuperare, potete dirgli qualcosa di semplice, ad esempio: “Forse ci siamo spaventati e non abbiamo risposto nel modo migliore. Ti vogliamo bene, non devi dimostrarci niente. Se vorrai parlarne, noi ci siamo”. Una piccola indicazione concreta: nei prossimi giorni evitate domande insistenti, battute, controlli o discorsi sul fatto che “deve sperimentare”. Lasciategli spazio, ma fate passare un messaggio chiaro: la relazione con voi non cambia. Sarebbe utile capire alcuni aspetti: * lui ve lo ha detto spontaneamente o dopo una vostra domanda? * era sereno, agitato, impaurito? * teme il giudizio del padre o della famiglia? * a scuola o con i coetanei si sente al sicuro? * dopo la vostra risposta si è chiuso o ha continuato a parlarvi? Se notate chiusura, tristezza, ansia o forte tensione familiare, può essere utile un confronto con uno psicologo, non perché l’orientamento sia un problema, ma per aiutare voi genitori a stare accanto a vostro figlio senza farlo sentire solo. Un caro saluto.

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Doctor #697705

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In realtà suo figlio non è così piccolo. L'adolescenza è il momento in cui sappiamo benissimo cosa ci piace e cosa o chi ci attrae. Probabilmente la vostra risposta riflette più che altro una vostra "speranza", ovvero che questa sia solo una fase. La risposta "giusta" quando i figli vengono da noi a dirci come si sentono è sempre convalidare i loro sentimenti e le loro sensazioni, facendogli sapere che li amiamo e li accettiamo per quello che sono (anche quando sono confusi eventualmente, ma non mi sembra che sia il caso di suo figlio). La buona notizia è che con i figli si può riparare. Quindi potete riprendere l'argomento, dire che la notizia vi ha spaventati o shockati (o qualsiasi altra emozione abbia suscitato, è normale che sia stata una doccia fredda), ma che ci siete per lui e che lo amerete qualsiasi cosa faccia nella sua vita.

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Doctor #653054

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Salve, comprendo la confusione e lo smarrimento che potreste aver provato dopo la confidenza di vostro figlio. Ritengo un aspetto importante il fatto che abbia scelto di parlarne con voi: è un segnale di fiducia e lascia pensare che vi riconosca come figure significative e potenzialmente accoglienti. A 16 anni molti ragazzi hanno già maturato una consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale. Sebbene l’adolescenza sia una fase di crescita ed esplorazione della propria identità, questo non significa che ciò che vostro figlio prova debba essere necessariamente interpretato come una semplice fase o messo in discussione. Non esiste una risposta giusta o sbagliata, ma può essere di grande aiuto farlo sentire accolto, ascoltato e compreso, evitando di sminuire o colpevolizzare ciò che lui sente. Accompagnarlo nel suo percorso di crescita significa offrirgli uno spazio in cui possa sentirsi libero di essere sé stesso, ricordando che il suo orientamento sessuale non definisce il suo valore come persona e non cambia chi è agli occhi della sua famiglia. Continuate a rappresentare per lui un punto di riferimento, disponibile al dialogo e all’ascolto, qualora ne sentisse il bisogno. Resto a disposizione qualora desideraste trovare uno spazio di ascolto anche per voi, per affrontare insieme dubbi, emozioni e vissuti legati a questo momento. Un caro saluto.

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Doctor #710615

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Gentile signora, prima di tutto: il fatto che siate qui a chiedervi come comportarvi dice già che a suo figlio non manca l'affetto e la premura dei genitori. Detto questo, vorrei che guardaste con più attenzione a una frase che, per quanto detta con le migliori intenzioni, può arrivare a un ragazzo di 16 anni in modo molto diverso da come la intendevate voi: "sei ancora piccolo per sapere cosa ti piace, devi ancora sperimentare". Per un genitore può suonare come prudenza, un invito a non affrettare. Per un figlio che ha appena trovato il coraggio di dirvi qualcosa di così personale, può suonare invece come "quello che mi hai detto non è vero, non ti credo ancora". Non è quello che volevate comunicare, lo so, ma è spesso l'effetto che questo tipo di risposta produce. A 16 anni i ragazzi sono perfettamente in grado di riconoscere e nominare chi sono, anche se, come per chiunque, questo può continuare a evolvere negli anni. Provate a immaginare cosa può significare per lui sentirsi ascoltato e amato proprio per come si sta scoprendo, invece di percepire che deve ancora aspettare per essere preso sul serio. Le dico anche una cosa che la ricerca su questo tema mostra con molta chiarezza: per i ragazzi e le ragazze LGBT, il fattore che più protegge il loro benessere psicologico - più della scuola, più degli amici - è sentirsi accolti in famiglia. Non serve capire tutto subito, non serve avere le parole giuste al primo tentativo: serve che lui senta che la porta di casa resta aperta, che il vostro affetto non è in discussione, e che può continuare a parlarvi. Concretamente, può essere utile tornare su quel momento con suo figlio, non per "correggersi" formalmente, ma con una frase semplice, come "ripensandoci, volevo dirti che qualunque cosa tu stia scoprendo di te, per noi va bene, e siamo qui". Prima di riparlarne con lui, però, vi consiglierei di confrontarvi tra voi due: il papà sembra più fermo su quella posizione, ed è importante che arriviate a parlargli con una voce coerente, perché i ragazzi percepiscono molto le divergenze tra i genitori su temi così delicati. Se sentite il bisogno di un supporto in questo percorso, per voi come genitori o come famiglia, ci sono spazi di consulenza pensati proprio per accompagnare queste situazioni, senza colpevolizzare nessuno: è un processo anche per voi, ed è normale non avere subito tutte le risposte. Cordialmente, dott.ssa Elin Miroddi

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Doctor #636846

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Gentile utente, non conoscono bene la sua famiglia e le dinamiche che vivono dentro di essa ma spesso quello di cui ha più bisogno un adolescente ( o più in generale un figlio ) in queste situazioni è l'ascolto. Vuole sentire che il genitore sia al suo fianco a prescindere dal suo orientamento sessuale. Rimango a sua disposizione, Dott.ssa Chiara Roselletti

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Doctor #633469

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Buongiorno, quando un figlio adolescente comunica ai genitori il proprio orientamento sessuale, sta compiendo un gesto di fiducia importante, spesso preceduto da un lungo periodo di riflessione. La letteratura scientifica è chiara su un punto: l'orientamento sessuale non è una "fase" che si supera con l'esperienza, né qualcosa che si "sperimenta" per poi decidere diversamente. A 16 anni un ragazzo può avere una consapevolezza autentica di sé, così come può continuare a esplorarla nel tempo. Risposte come "sei ancora piccolo" o "devi ancora sperimentare", pur partendo probabilmente da un'intenzione protettiva, rischiano di essere percepite da suo figlio come una messa in dubbio di ciò che sta vivendo, o come un segnale che l'argomento non è pienamente accettato in famiglia. Questo può portarlo a chiudersi, a non condividere più altre cose importanti, o a vivere questa parte di sé con maggiore solitudine. Non è necessario avere già tutte le risposte o sentirsi completamente a proprio agio con la situazione, quello che conta di più per un adolescente è sentire che l'amore e l'accoglienza dei genitori non sono in discussione. Se lei e suo marito sentite la necessità di elaborare meglio le vostre emozioni a riguardo, vi consiglio di rivolgervi ad un professionista.

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Doctor #654830

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Buonasera, prima di rispondervi ci tengo a dirvi che il fatto che vostro figlio abbia deciso di dirvelo, di fare "coming out" come si dice, indica la presenza di uno spazio di dialogo sano tra di voi. Penso che questa cosa è importante e non scontata, perché a volte i segreti di famiglia possono essere più pericolosi della cosa taciuta in sé. Per quanto riguarda la vostra risposta, il come lo avete detto è più importante di cosa avete detto. Per quello che leggo, credo che la vostra sia stata un'opinione personale detta senza giudizio. Se, effettivamente, non avete giudicato vostro figlio per ciò che diceva, dicendogli se era giusto o sbagliato e avete lasciato la porta aperta, credo allora che vostra risposta sia accettabile anche se non corretta. A livello biologico, infatti, la maturità sessuale, nei ragazzi, arriva tra i 9 e i 14 anni, attraverso l'ingrossamento testicolare, mentre sull'orientamento sessuale e il ruolo di genere, è un qualcosa che si inizia a esplorare in media poco prima dei 14 anni. Per questo, a 16 anni il ragazzo non è piccolo anzi è in un periodo di forte attivazione sessuale, sia biologica che culturale. Infatti, se tra i 13 e i 15 anni, i ragazzi iniziano a definire il proprio orientamento sessuale (attrazione emotiva e sessuale) scoprendo la propria identità sessuale, dai 16 ai 20 la loro sessualità passa dalla dimensione puramente esplorativa o di sperimentazione a una forma di espressione di intimità, condivisione e relazione. In questa fase si stabilizza l'identità adulta complessiva. Vostro figlio vi ha espresso la sua attuale preferenza. In un mondo così dinamico, i gusti cambiano più di ieri, nel tempo e nello spazio. Questo per dire che, nel bene e nel male, nessuna scelta potrebbe essere definitiva. La domanda è, a voi, come genitori, cosa e come vi piacerebbe che scegliesse vostro figlio?

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Doctor #676304

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Salve, capisco che questa comunicazione possa aver portato con sé tante emozioni e domande. Quando un figlio, a 16 anni, decide di raccontare ai propri genitori una parte così personale di sé, spesso non sta chiedendo necessariamente una risposta immediata, ma soprattutto sta condividendo qualcosa di importante e cercando uno spazio in cui sentirsi ascoltato e accolto. A 16 anni si è ancora in una fase di crescita e di scoperta di sé, ma questo non rende meno importanti o autentiche le emozioni che sta vivendo. La cosa più importante è che vostro figlio possa sentire che, anche se per voi può essere un momento da comprendere ed elaborare, il vostro affetto per lui e il vostro legame non vengono messi in discussione. Se sentite il bisogno di parlarne e di avere uno spazio di confronto su come accompagnarlo in questo momento, potete contattarmi. Dott.ssa Ginevra Pieri

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Doctor #642386

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Gentili genitori,capisco che questa notizia possa avervi colti di sorpresa e che possiate avere tanti dubbi. È normale che un genitore si faccia domande e desideri capire come comportarsi nel modo migliore.Quello che mi sento di dirvi è che, in questo momento, l'aspetto più importante non è stabilire se vostro figlio abbia "ragione" o se le sue idee cambieranno nel tempo. Alcuni ragazzi mantengono nel tempo ciò che sentono a 16 anni, altri scoprono aspetti nuovi di sé crescendo. Entrambe le possibilità esistono.Quello che può fare davvero la differenza è il messaggio che lui riceve da voi. Trovare il coraggio di confidare un aspetto così intimo ai propri genitori richiede molta fiducia. Per questo è importante che si senta accolto e ascoltato, senza la paura di essere giudicato o di dover dimostrare qualcosa.Dirgli che è ancora giovane può nascere dal desiderio di proteggerlo, ma lui potrebbe interpretarlo come un modo per mettere in dubbio ciò che sta provando. Più che cercare una risposta immediata, potrebbe essere utile dirgli qualcosa come "Grazie per avercelo raccontato. Per noi è importante capire come ti senti e siamo qui per ascoltarti". L'adolescenza è un periodo di scoperta della propria identità, affettiva e personale. Il vostro compito non è avere tutte le risposte, ma accompagnarlo in questo percorso con disponibilità, dialogo e affetto. Se vi accorgete che questa situazione vi mette in difficoltà o avete bisogno di uno spazio per confrontarvi come genitori, potrebbe essere utile richiedere una consulenza psicologica. Un supporto può aiutarvi a comprendere meglio ciò che vostro figlio sta vivendo e a trovare il modo più sereno per essergli vicini. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta

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Doctor #598973

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Salve, il regalo piu' importante che potete fare a vostro figlio è ascoltarlo con apertura, senza negare o giudicare la sua esperienza. Sentirsi accolto dalla propria famiglia è uno dei principali fattori di benessere psicologico, indipendentemente da come il suo percorso evolvera' nel tempo. Dott.ssa Torre

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Doctor #632202

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Scoprire il proprio orientamento di genere puó essere un'esperienza traumatica per un giovane adolescente, e sicuramente condividere questa informazione con la propria famiglia d'origine é un passo importante. Molti ragazzi, scoprono il loro orientamento sessuale ad etá anche piú giovani di 16 anni. Sembrerebbe importante notare la fiducia che vostro figlio sta riponendo in voi due come genitori, e al fatto che si é sentito a suo agio a condividere con voi una informazione cosí intima. Continuare ad offrirgli supporto ed uno spazio aperto di condivisione, come sembra che voi due abbiate fatto fino ad ora, non puó che aiutarlo a crescere facendolo sentire accolto, sicuro ed amato.

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Doctor #697351

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È una notizia che può sorprende e non è di facile gestione. È comprensibile non sapere precisamente cosa rispondere e queste sensazioni di disorientamento possono anche essere condivise con vostro figlio. L'importante è fare passare l'accoglienza e il sostegno a dispetto del suo orientamento sessuale. Esistono molte associazioni di genitori con figli e figlie omosessuali che potrebbero aiutarvi a gestire meglio il coming out

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Doctor #604713

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Gentili utenti, comprendo che una comunicazione di questo tipo possa suscitare domande, dubbi o il desiderio di capire meglio ciò che vostro figlio sta vivendo. Tuttavia, il messaggio più importante che un ragazzo può ricevere in un momento di vulnerabilità e apertura è quello di sentirsi accolto e amato, indipendentemente da ciò che scoprirà di sé nel tempo. Dire a un ragazzo di 16 anni che è "troppo piccolo" rischia, anche involontariamente, di trasmettergli il messaggio che ciò che prova non sia valido o che debba metterlo in discussione per ottenere l'approvazione dei genitori. Più che cercare di dare una risposta al posto suo, credo sia importante lasciargli lo spazio di conoscersi e costruire la propria identità, sapendo di poter contare sul vostro sostegno. Una risposta come: "Qualunque cosa tu senta oggi o scopra di te nel tempo, per noi va bene. Ti vogliamo bene e siamo qui per te" comunica accettazione, sicurezza e disponibilità al dialogo. Non è necessario avere tutte le risposte. A volte il regalo più grande che un genitore possa fare è offrire un supporto incondizionato, senza cercare di indirizzare il percorso del figlio, ma accompagnandolo con ascolto, rispetto e fiducia mentre lui stesso trova le proprie risposte. Vi auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio

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Doctor #618031

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Capisco che la notizia possa avervi colto di sorpresa. A 16 anni molti ragazzi hanno già una percezione chiara del proprio orientamento affettivo e sessuale, anche se questo può continuare a definirsi nel tempo. Più che convincerlo che sia “troppo piccolo”, può essere utile accogliere ciò che vi sta confidando: dirlo ai genitori richiede spesso molto coraggio. Fategli sentire che il vostro affetto non cambia e mantenete uno spazio di dialogo aperto, senza pressioni né etichette.

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Doctor #639227

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Gentilissimi, a 16 anni l’identità personale e affettiva è ancora in evoluzione, ma questo non significa che un ragazzo non possa già essere consapevole del proprio orientamento sessuale. Molti adolescenti, infatti, hanno già chiara l’attrazione verso persone dello stesso sesso, dell’altro sesso o di entrambi. Dire a vostro figlio che è “troppo piccolo per saperlo” rischia di fargli sentire che ciò che prova non venga riconosciuto o accolto. È più utile mantenere un atteggiamento di ascolto e apertura, senza la necessità di attribuire etichette definitive: se nel tempo dovesse cambiare qualcosa, sarà lui stesso a comunicarlo. Da quanto scrive, mi sembra importante soffermarsi anche su come voi genitori state vivendo questa comunicazione. A volte la difficoltà maggiore riguarda le emozioni, i timori o le aspettative dei genitori, più che il vissuto del ragazzo. Riflettere su questi aspetti può aiutarvi a offrirgli un ambiente in cui si senta accolto e libero di parlare di sé, qualunque sia il suo percorso di crescita. Un cordiale saluto.

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Doctor #638295

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buongiorno, il mio parere è che dovreste lasciarlo sperimentare senza giudicarlo, non è piccolo, ha l'età giusta per iniziare a capire cosa gli piace

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Doctor #707077

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Comprendo il disorientamento di un genitore davanti a una comunicazione così importante, soprattutto quando arriva in adolescenza. Tuttavia, dire a suo figlio che “è ancora piccolo” o che “deve sperimentare” potrebbe farlo sentire non creduto o non accolto, anche se la vostra intenzione non era ferirlo. A 16 anni una persona può già avere consapevolezza del proprio orientamento, pur restando in una fase di crescita e scoperta di sé. La cosa più utile, ora, è trasmettergli che il vostro affetto non cambia, che può parlarne senza paura e che non deve dimostrare nulla per essere preso sul serio. Non serve forzarlo a spiegazioni né cercare subito risposte definitive: serve soprattutto ascolto, rispetto e presenza. Se come genitori vi sentite confusi, una consulenza psicologica online o in presenza potrebbe aiutarvi a comprendere meglio come stargli accanto senza farlo sentire giudicato. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli

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Doctor #690837

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Buongiorno, è sicuramente una situazione nuova che non ci si aspetta e proverei a non dubitare delle sue decisioni perchè può essere che sia giovane ma questo non significa che non sappia la sua verità. Proverei invece ad accoglierlo e sostenerlo (anche se fosse piccolo e ancora non sapesse e sbagliasse non ci sarebbe nulla di male). Lo asseconderei e semplicemente lo amerei come avete fatto finora. Volendo potete chiedergli se ha bisogno di qualcosa o se vuole un aiuto in generale. Stargli accanto e sostenerlo è l'unica cosa che desidera. Non c'è un qualcosa da fare di giusto o sbagliato ma questo ve lo indicherà lui in base a quello di cui ha bisogno. Buona giornata, Dott.ssa Casumaro Giada

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Doctor #635190

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Salve, non è raro che i ragazzi a 16 anni comprendano il proprio orientamento sessuale e l'esperienza ha poco a che fare con da chi si è attratti. La cosa migliore da fare come genitori è comprende e apprezzare l'apertura di vostro figlio con voi, limitare o negare la sua realtà potrebbe solo ferirlo e allontanarlo. Capisco che ancora oggi il coming out possa essere un argomento spinoso, potete affrontarlo insieme anche con l'aiuto di un professionista. Grazie per la sua domanda, resto a disposizione. Buona giornata

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Doctor #704378

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Salve signora, la sua richiesta è molto interessante. Purtroppo non c'è una risposta giusta da dare in queste occasioni però raccomando una terapia di coppia volta al supporto genitoriale, penso che possa essere il percorso giusto per capire ed apprendere quali siano i passi giusti da compiere per stare accanto a vostro figlio.

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Doctor #651783

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Buongiorno Signora, è molto bello che vostro figlio sia riuscito ad aprirsi con voi e si è sentito libero di esprimere il suo sentito. Se potessimo vederci vi chiederei come state voi in merito o cosa pensiate. Dal mio punto di vista non è tanto l'età il punto (16 anni non è così presto) ma come stia vivendo questo momento vostro figlio e voi come famiglia, per non creare malessere per qualcuno, ascoltarvi, comprendervi e continuare a percorrere la strada insieme.

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Doctor #672617

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Gentile signora A 16 anni di solito si è già sufficientemente maturi dal punto di vista psicoaffettivo per comprendere il proprio orientamento sessuale. Se vostro figlio si dice attratto da persone dello stesso sesso, non vedo ragioni per pensare che le cose possano stare diversamente. Naturalmente è libero di sperimentare anche in altre direzioni e di fare nuove scelte. Si tratta della sua vita. Circa il vostro comportamento, esso andrebbe improntato nello stesso modo in cui vi regolereste se fosse attratto da persone del sesso opposto. Un cordiale saluto.

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Doctor #710261

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Salve,Prima di tutto, voglio dirti una cosa importante: il fatto che tu stia chiedendo come comportarti dimostra che vuoi capire tuo figlio e fare il suo bene. Questo è un ottimo punto di partenza. A 16 anni un ragazzo è ancora in crescita sotto molti aspetti, ma questo non significa che non possa conoscere il proprio orientamento sessuale. Molte persone, eterosessuali, gay o bisessuali, iniziano a rendersi conto di chi le attrae proprio durante l'adolescenza. Per alcuni questa consapevolezza è molto chiara, per altri può evolversi nel tempo. Entrambe le situazioni sono normali. Quando vostro figlio vi ha detto "sono gay", probabilmente non stava chiedendo che voi foste sicuri al 100% della sua identità. Molto spesso un ragazzo che trova il coraggio di dirlo ai genitori sta soprattutto chiedendo: "Mi vorrete ancora bene? Mi accetterete?". Capisco anche la vostra risposta. Da genitori può venire spontaneo dire: "Sei ancora piccolo, magari cambierai idea". Non credo che l'abbiate detto per ferirlo, ma per proteggerlo e perché siete sorpresi dalla notizia. Tuttavia, dal punto di vista di un adolescente, quella frase può essere percepita come: "Non ti crediamo" oppure "Quello che provi non è valido". Questo potrebbe farlo sentire solo. Una risposta che lo aiuterebbe di più potrebbe essere qualcosa come: "Grazie per avercelo detto. Per noi è una novità e abbiamo bisogno di un po' di tempo per capire, ma ti vogliamo bene e questo non cambia. Se in futuro le tue idee cambieranno o resteranno le stesse, noi saremo qui ad ascoltarti." Questa risposta non significa affermare con certezza che resterà gay per tutta la vita. Significa semplicemente accogliere quello che lui prova oggi. Come genitori, non avete bisogno di avere tutte le risposte. Potete fare domande con delicatezza: "Da quanto tempo senti questa cosa?" "Come ti sei accorto di essere attratto dai ragazzi?" "Come ti senti dopo avercelo detto?" Ascoltare è più importante che convincere. Infine, vorrei rassicurarti su un punto: essere gay non è una malattia, non è un errore educativo e non dipende da qualcosa che avete fatto o non fatto come genitori. Le principali associazioni scientifiche e psicologiche sono concordi su questo. Il consiglio che darei è di continuare a fargli sentire il vostro affetto. Un ragazzo di 16 anni ha bisogno di sapere che, anche quando i genitori sono confusi o hanno bisogno di tempo, il loro amore non è in discussione. Se posso chiederti una cosa: come ha reagito vostro figlio quando gli avete detto che era ancora piccolo? Si è chiuso in sé stesso, si è arrabbiato oppure è rimasto tranquillo? Questa risposta può aiutare a capire come sta vivendo questo momento. Resto a disposizione Cordiali Saluti

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Doctor #707487

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Buongiorno, comprendo che la comunicazione di suo figlio possa aver suscitato domande, dubbi o anche timori. Il fatto che abbia scelto di parlarne con voi rappresenta però un segnale importante di fiducia e merita di essere accolto con ascolto e disponibilità. A 16 anni molti ragazzi e molte ragazze hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale. Non è necessario "fare esperienze" per sapere da chi ci si sente attratti, così come la consapevolezza del proprio orientamento non dipende dall'età adulta. Più che cercare di stabilire se ciò che suo figlio prova cambierà o meno nel tempo, può essere prezioso offrirgli uno spazio in cui si senta ascoltato, rispettato e libero di parlare di sé senza il timore di dover convincere o dimostrare qualcosa. Sentirsi accolti dalla propria famiglia rappresenta un importante fattore di benessere emotivo. Se questa comunicazione ha aperto interrogativi o difficoltà all'interno della famiglia, un percorso di sostegno psicologico può offrire uno spazio in cui comprendere meglio le emozioni di ciascuno e favorire un dialogo sereno tra genitori e figlio. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli

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Doctor #675565

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Capisco che per un genitore una comunicazione del genere possa suscitare sorpresa, dubbi o preoccupazione. Tuttavia, la risposta che gli avete dato rischia di fargli arrivare un messaggio molto diverso da quello che probabilmente volevate trasmettere: non "ti stiamo proteggendo", ma "non crediamo a quello che ci stai dicendo". A 16 anni un ragazzo può certamente avere una chiara consapevolezza del proprio orientamento sessuale, così come molti adolescenti eterosessuali sanno di essere attratti da persone dell'altro sesso senza che nessuno dica loro che sono "troppo piccoli per saperlo". Se non direste a un sedicenne che è troppo giovane per sapere di essere eterosessuale, è importante chiedersi perché questa idea venga applicata solo quando parla di omosessualità. Naturalmente un adolescente continua a crescere e a conoscere meglio sé stesso, ma questo vale per tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale. Non è necessario convincerlo di essere gay, né convincerlo del contrario: ciò di cui ha bisogno è sentirsi ascoltato, rispettato e accolto. Dal punto di vista psicologico, il fattore che più protegge il benessere dei ragazzi LGBTQ+ non è che i genitori comprendano tutto fin da subito, ma che si sentano amati e creduti. Potete anche avere bisogno di tempo per elaborare questa notizia, ma cercate di non trasformare i vostri dubbi in una negazione della sua esperienza. Forse la risposta più importante che vostro figlio avrebbe bisogno di sentire è semplicemente: "Grazie per avercelo detto. Ti vogliamo bene e siamo qui per capire insieme a te, senza giudicarti."

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Doctor #553136

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Salve, Comprendo che nel chiedervi se avete risposto bene, la comunicazione di vostro figlio vi abbia forse colto di sorpresa, a tal punto da chiedervi come dovervi comportare con lui. L'adolescenza è sicuramente una fase di crescita e scoperta del sé, ma proprio per questa ragione, più che asserire se sia o meno ancora troppo piccolo per sapere cosa gli piace, sarebbe importante che possa sentirsi libero di continuare a parlarne con voi. In ogni caso, sarebbe auspicabile tentare di tenere unite (e quindi anche separate) le due dimensioni: la vita di vostro figlio e l'impatto che un diverso orientamento sessuale possa avere su di voi (diverso rispetto all'aspettativa che avevate su di lui, probabilmente). Se sentite che questo tema può suscitare domande, anche per voi come genitori, uno spazio di ascolto e supporto psicologico potrebbe esservi utile. Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.

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Doctor #669914

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Buonasera. Il fatto che vostro figlio di 16 anni abbia deciso di aprirsi con voi su un tema così intimo e delicato è un segnale di enorme fiducia nei vostri confronti. A questa età, i ragazzi sono pienamente consapevoli della propria attrazione e dei propri sentimenti; per questo, dirgli che è "ancora piccolo per sapere cosa gli piace" o che "deve sperimentare", sebbene sia stato detto da voi con l'intento di proteggerlo o di dargli tempo, rischia purtroppo di essere percepito da lui come un rifiuto o come una svalutazione di ciò che sente. A 16 anni l'identità affettiva e l'orientamento sessuale sono già strutturati e profondamente radicati. Liquidare la sua confessione come una fase passeggera o una mancanza di esperienza può farlo sentire profondamente solo, non compreso e sbagliato, rischiando di interrompere questo canale di comunicazione così prezioso che ha faticosamente aperto con voi. Il comportamento migliore da adottare adesso è fare un piccolo passo indietro e correggere il tiro con sincerità. Potete tornare sull'argomento dicendogli che la vostra prima risposta è stata dettata dalla sorpresa e dal desiderio di proteggerlo, ma che volete ascoltarlo davvero. La cosa più importante da fare è rassicurarlo sul vostro amore incondizionato: ha bisogno di sentire, soprattutto dal papà, che il vostro affetto e la vostra stima nei suoi confronti non cambieranno di un millimetro e che la casa è un luogo totalmente sicuro. Se sentite che questa situazione vi genera confusione, paura per il suo futuro o difficoltà di accettazione, vi consiglio di non isolarvi. Potete chiedere supporto a un consultorio familiare, a uno psicoterapeuta o rivolgervi ad associazioni di genitori con figli LGBTQIA+ (come l'Agedo). Confrontarsi con dei professionisti o con altri genitori vi aiuterà a elaborare le vostre paure e a trovare le parole giuste per accompagnare vostro figlio nella sua crescita con serenità e orgoglio. Un caro saluto.

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Doctor #228648

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Capisco che questa notizia possa avervi colti di sorpresa e che abbiate bisogno di tempo per elaborarla. È una reazione comune per molti genitori. A 16 anni un ragazzo è in una fase importante di costruzione della propria identità. Alcuni adolescenti hanno già una chiara consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale, mentre altri possono continuare a conoscersi nel tempo. Nessuno, però, può stabilire dall'esterno se ciò che vostro figlio prova sia "troppo presto" o meno. La cosa più importante è che vostro figlio abbia sentito di potersi fidare di voi al punto da raccontarvi qualcosa di molto personale. Questo è un segnale prezioso. Più che cercare di capire se abbia ragione o se possa cambiare idea, è utile fargli sapere che il vostro amore e il vostro sostegno non dipendono dal suo orientamento sessuale. Potreste dirgli: "Grazie per avercelo confidato. Ti vogliamo bene e siamo qui per ascoltarti. Anche noi abbiamo bisogno di un po' di tempo per capire meglio, ma il nostro affetto per te non cambia." Se in futuro il suo modo di vivere la propria identità dovesse evolversi, sarà lui stesso a comunicarvelo. Nel frattempo, ciò di cui ha maggiormente bisogno è sentirsi accolto, ascoltato e rispettato all'interno della sua famiglia. Se questa situazione vi genera dubbi o preoccupazioni, confrontarvi con uno psicologo può essere uno spazio utile per comprendere le vostre emozioni e trovare il modo migliore di sostenere vostro figlio.

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Doctor #701975

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Salve, non c'è una età "giusta" in cui è possibile essere certi del proprio orientamento sessuale. Credo che l'unica cosa che un genitore debba fare sia accogliere il proprio figlio e seguire il suo flusso di conoscenza e consapevolezza di sé, qualunque essa sia e a qualunque età.

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Doctor #709337

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Direi che il fatto che lei e suo marito vi facciate questa domanda è un segno di sensibilità e responsabilità. Capisco perché vi chiedete se avete risposto bene, ma penso che sia più importante che vostro figlio senta di potersi aprire con voi. Quello che vostro figlio vi ha condiviso è semplicemente un fatto da accogliere senza cercare di interpretarlo. Del resto, se vostro figlio vi avesse detto che gli piacevano le ragazze, probabilmente non avreste pensato che è troppo presto per saperlo. Può darsi che stia ancora esplorando ciò che prova, ma potrebbe anche avere già le idee chiare. In entrambi i casi è nell'età perfetta. Va semplicemente aiutato a navigare le relazioni, le emozioni e la sessualità in modo sicuro, come tutti gli adolescenti. Se volete un aiuto a capire come stargli accanto, resto a disposizione.

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Doctor #689491

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Ciao! L'orientamento sessuale inizia a definirsi proprio durante l'adolescenza. Dire a vostro figlio che è "troppo piccolo" rischia di fargli sentire che ciò che prova non sia valido o credibile. L'orientamento sessuale non è una scelta. L'omosessualità è una naturale variante del comportamento umano e una normale espressione della sessualità, come riconosciuto anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Non è necessario aver avuto esperienze per sapere da chi ci si sente attratti, così come molte persone eterosessuali non hanno dubbi sul proprio orientamento prima di avere una relazione. Il consiglio è di ascoltarlo, accogliere ciò che vi sta raccontando e lasciargli lo spazio di conoscersi senza metterlo in discussione. Sentirsi creduto e sostenuto dalla propria famiglia è uno dei fattori più importanti per il suo benessere.

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Doctor #665268

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Buongiorno, nell'ambito della sfera sessuale gli atteggiamenti giudicanti o valutativi sono fortemente sconsigliati. L'orientamento sessuale di Suo figlio – che ha 16 anni, quindi è consapevole della propria affettività – va supportato senza pregiudizi, non respinto o colpevolizzato. Cordiali saluti. FG

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Doctor #707549

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Buonasera, Comprendo che questa comunicazione di suo figlio possa aver suscitato in lei e nel papà sorpresa, dubbi e il desiderio di capire quale sia il modo migliore per accompagnarlo. È positivo che si stia ponendo queste domande, perché dimostra attenzione verso il benessere della relazione con lui. A 16 anni molti ragazzi sono impegnati nella costruzione della propria identità, compresa quella affettiva e sessuale. Più che stabilire se ciò che prova sia definitivo o meno, può essere importante offrirgli uno spazio in cui si senta accolto e libero di parlare, senza sentirsi messo in discussione o dover convincere i genitori della veridicità dei propri sentimenti. Dirgli che è "troppo piccolo per saperlo" nasce probabilmente dal desiderio di proteggerlo, ma potrebbe essere vissuto da lui come una svalutazione di ciò che sta cercando di condividere. Dal punto di vista relazionale, potrebbe essere utile mantenere aperto il dialogo con curiosità e ascolto, cercando di comprendere come lui stia vivendo questo momento e quali significati attribuisca a ciò che vi ha raccontato. Anche le vostre emozioni e i vostri timori meritano uno spazio di riflessione. Se questa situazione dovesse creare tensioni o difficoltà nella comunicazione familiare, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarvi a trovare modalità di dialogo che favoriscano la fiducia reciproca e il benessere di tutti i membri della famiglia. Spero di esserle stato d’aiuto e le auguro una buona serata.

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Doctor #677689

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Gentile mamma, immagino che ricevere una comunicazione così importante da parte di suo figlio possa aver suscitato in voi molte emozioni, dubbi e domande. È comprensibile che un genitore possa sentirsi spiazzato e chiedersi quale sia il modo migliore di reagire. Mi sento di rimandarle che il fatto che suo figlio abbia scelto di confidarsi con voi rappresenta un importante segnale di fiducia. L'orientamento sessuale è un aspetto dell'identità che può essere riconosciuto in età diverse. Alcune persone, infatti, ne sono consapevoli già durante l'adolescenza. Non esiste un'età prestabilita in cui è "giusto" sapere chi ci attrae. In un momento così delicato, più che rimandargli che è troppo presto per saperlo, può essere utile accogliere e ascoltare, mantenere un dialogo aperto, mostrarsi disponibili e accompagnarlo nel suo percorso di crescita. La fiducia che ha dimostrato nel comunicarvi ciò che prova merita di essere accolta con delicatezza, affinché possa sentire di avere uno spazio sicuro di condivisione con i propri genitori. Immagino che anche per voi questo rappresenti un delicato momento di destabilizzazione e cambiamento. Concedetevi il tempo necessario per comprendere ciò che state vivendo, senza perdere di vista la cosa più importante: il legame con vostro figlio.

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Doctor #706593

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Salve, Non esiste un'età precisa in cui una persona diventa consapevole del suo orientamento sessuale. Sicuramente, però, a 16 anni un ragazzo è abbastanza grande da essersi già interrogato sull'argomento. Averne parlato con voi sarà stato vissuto come un grande passo dal ragazzo, e l'invito a sperimentare potrebbe essere preso negativamente (perché, tendenzialmente, non si dice ad un ragazzo che sa di essere eterosessuale che deve sperimentare per capire se lo è davvero). Il consiglio che mi sento di dare è cercare di capire come mai abbiate sentito il bisogno di rispondere in questo modo, e cosa significa per voi avere un figlio attratto dal suo stesso sesso. Forse potrebbe essere utile una serie di consulenze sull'argomento, per poterne parlare in uno spazio comprensivo e trovare il modo migliore di affrontare una situazione a cui forse non avevate pensato. Auguro il meglio a lei e alla sua famiglia, un saluto. Dott. Andrea Rumore

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Doctor #711929

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Gentile Utente, immagino che la confidenza di suo figlio possa aver suscitato in lei molte emozioni e anche diversi interrogativi. Il fatto che abbia scelto di parlarne con voi è già un segnale importante: probabilmente vi ha considerati persone significative e fidate da condividere una parte molto intima di sé. Comprendo il desiderio di rassicurarlo dicendogli che è ancora giovane. Tuttavia, più che soffermarsi sul fatto che "sia troppo piccolo per saperlo", potrebbe essere utile accogliere ciò che lui sta provando in questo momento. L'orientamento affettivo e sessuale può maturare nel tempo, ma questo non rende meno autentici i sentimenti che una persona sperimenta oggi. Più che cercare risposte definitive, credo sia importante che suo figlio possa sentire che il vostro affetto non dipende da chi amerà. Potete dirgli che gli volete bene, che siete disponibili ad ascoltarlo e che, qualunque sarà il suo percorso di crescita, non sarà solo. L'adolescenza è una fase di scoperta e di costruzione della propria identità. Sentirsi accolti dalla propria famiglia rappresenta uno dei fattori più importanti per affrontarla con serenità. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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Doctor #708671

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Buongiorno, grazie per aver condiviso una domanda così importante. È comprensibile che una comunicazione di questo tipo possa suscitare dubbi e il desiderio di capire come comportarsi nel modo migliore. A 16 anni molti ragazzi sono già in grado di riconoscere e raccontare ciò che provano dal punto di vista affettivo e dell'orientamento sessuale. Più che cercare di stabilire se sia "troppo presto", può essere utile accogliere quello che vostro figlio vi ha confidato come un atto di fiducia nei vostri confronti. Non è necessario avere subito tutte le risposte: ciò che spesso fa la differenza è mantenere un dialogo aperto, ascoltare senza giudicare e permettergli di sentirsi accolto, indipendentemente dal percorso che farà nella conoscenza di sé. Se questa comunicazione ha suscitato in voi dubbi, preoccupazioni o difficoltà nel comprendere come accompagnarlo, un percorso di sostegno psicologico può essere uno spazio utile per elaborare queste emozioni e favorire una comunicazione serena all'interno della famiglia. Se desiderate approfondire questi aspetti o confrontarvi in un colloquio, resto a disposizione. Sono la Dott.ssa Ilaria Redivo può trovare il mio profilo su Mio Dottore grazie un caro saluto

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Doctor #633742

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Buongiorno, Penso che vostro figlio avesse solo bisogno di essere accolto e valorizzato nelle sue emozioni. Chiamandolo piccolo lo avete sminuito. Il tempo per rimediare c'è e spero che coglierete le occasioni che vostro figlio di darà. Esistono centri e associazioni che si occupano di questi aspetti legati alla sessualità, si occupano anche di supporto genitoriale: non escludetevi la possibilità di saperne di più ed essere così un fattore protettivo per vostro figlio, in un mondo che potrebbe disprezzarlo per il suo orientamento sessuale. Un caro saluto a tutta la vostra famiglia dott.ssa Alessia Serio

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Doctor #666874

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Comprendo che questa notizia possa aver suscitato domande e bisogno di orientarsi. A prescindere dal fatto che debba ancora sperimentare o meno, che debba esserne sicuro o meno, è importante e utile accogliere ciò che oggi lui sente e dare valore alla sua esperienza personale. Mantenere un dialogo aperto, ascoltarlo senza metterlo in discussione e trasmettergli che può parlare con voi in sicurezza sono elementi che favoriscono il benessere della relazione familiare e la possibilità di confronto.

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Doctor #630852

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Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e significativa. È del tutto comprensibile sentire il bisogno di confrontarsi su come gestire un momento di tale portata: l’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da una profonda ricerca di identità, e la comunicazione di un vissuto personale così intimo mette naturalmente in gioco gli equilibri di tutta la famiglia. La sua preoccupazione testimonia il desiderio di proteggere suo figlio, ma è importante considerare che, in questa fase evolutiva, la definizione della propria identità sessuale non è un "esperimento", bensì una parte integrante della scoperta di sé. Quando un figlio sente di poter condividere una parte così profonda, sta cercando una forma di validazione e di riconoscimento da parte delle figure di riferimento. Dal punto di vista della relazione, il rischio di spostare l’attenzione sull'età o sulla necessità di "sperimentare" è quello di far sentire il ragazzo non ascoltato nella sua verità attuale, creando una distanza comunicativa. Spesso, quando i genitori mettono in dubbio la consapevolezza del figlio, quest'ultimo può percepire che il proprio vissuto non sia legittimo o accolto. Il mio suggerimento è di provare a invertire la rotta della conversazione: anziché focalizzarsi sul "se" sia troppo piccolo, provate a spostare il focus sul "come" si sente lui. Provi a chiedergli: "Cosa significa per te avercelo detto?" oppure "Come ti senti dopo aver condiviso con noi questa parte di te?". Costruire un nuovo racconto di sé all’interno della famiglia richiede tempo e, soprattutto, la possibilità di sentirsi visti e compresi, al di là delle etichette o delle aspettative anagrafiche. Il benessere di vostro figlio passa attraverso la qualità della relazione che riuscite a mantenere con lui: ascoltarlo senza giudicare la sua consapevolezza è il primo passo per restare al suo fianco in questo percorso di crescita. Se sentite di aver bisogno di un supporto per gestire questa nuova dinamica relazionale e favorire un dialogo più aperto, resto a disposizione per accogliervi e riflettere insieme su come navigare questo momento di cambiamento. Un cordiale saluto, Dott.ssa Chiara Micheli

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Doctor #678086

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Buongiorno, mi sembra che alla base di quanto riportato ci sia l'impossibilità ad accettare una tale eventualità. Valuti insieme con suo marito la possibilità di mettersi in gioco. Ne vale del bene per vostro figlio. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara

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Doctor #527330

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Buongiorno, comprendo che questa comunicazione possa aver suscitato in voi emozioni intense e anche un senso di disorientamento. È naturale che un genitore si interroghi su come affrontare una situazione percepita come nuova. Al di là dell'età, ciò che vostro figlio vi ha confidato merita di essere accolto con ascolto e disponibilità, senza la necessità di trarre conclusioni immediate. Mantenere uno spazio di dialogo aperto e rispettoso può favorire la fiducia e permettergli di sentirsi compreso. Se sentite il bisogno di un supporto per affrontare questo momento con maggiore serenità, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di consulenza psicologica, che vi aiuti a comprendere meglio le emozioni e le dinamiche che state vivendo come famiglia. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora

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Doctor #644011

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Buongiorno, il fatto che suo figlio abbia scelto di parlarne con voi è un segnale importante di fiducia. A 16 anni non è necessariamente troppo piccolo per riconoscere ciò che prova, e non deve “sperimentare” per dimostrare o confermare il proprio orientamento. La cosa più utile è ascoltarlo senza giudicarlo, ringraziarlo per essersi confidato e fargli sapere che il vostro affetto non cambia. Potreste dirgli: “Forse non abbiamo reagito nel modo migliore perché siamo rimasti sorpresi, ma vogliamo ascoltarti e capire come stai”. Evitate di metterlo in dubbio o di chiedergli di cambiare idea. Non è necessario che definisca tutto subito: può avere il tempo di conoscersi, sapendo però di essere accolto e sostenuto dalla sua famiglia.

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Doctor #703474

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Buongiorno, sebbene ad un genitore possa sembrare piccolo, vostro figlio che ha 16 anni è un adolescente ed è dunque nell'età più adatta per interrogarsi sul proprio orientamento sessuale. L'adolescenza è un periodo all'interno del quale ci si sperimenta nelle prime relazioni significative coi pari. L'orientamento sessuale è uno dei grandi protagonisti di questa tappa di vita ed è sano, bello ed importante che vostro figlio abbia deciso di condividere con voi questa cosa. Che "debba ancora sperimentare" è vero, ma sarà lui a sperimentare nella direzione che sente più autentica. Quello che conta è che la famiglia, con i propri tempi, permetta al ragazzo tale sperimentazione senza giudizio, arrivando a gioire del fatto che il proprio figlio voglia innamorarsi di qualcuno. Alle volte è necessario un pò di tempo alla famiglia per 'collaudare un modo per stare accanto' al proprio figlio. Nel frattempo è bene però non ostacolare la sua ricerca di felicità. Resto a disposizione, C.M.

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Doctor #714141

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Cara paziente, lascerei suo figlio, proprio come ha risposta lei, libero di sperimentare. L'adolescenza è una fase evolutiva delicata ed è importante che in questo momento vostro figlio sappia di essere supportato, compreso e lasciato libero di definirsi come meglio crede. Resto a sua disposizione per qualsiasi informazione. Dott.ssa Virga Aurora

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Doctor #710280

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Buongiorno. Sembra che lei sia ragionevolmente preoccupata per il benessere di suo figlio, che si trova ad attraversare uno dei periodi più complessi dell'esistenza umana. Potrebbe esserle utile provare a ripensare alla se stessa sedicenne e domandarsi se le sembrasse di essere ancora troppo piccola per capire quale persona le piacesse oppure no. Anche se è difficile da accettare, il ruolo dei genitori non è quello di decidere cosa piaccia ai figli, bensì quello di supportarli ed orientarli nelle loro scelte.

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Doctor #672672

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Salve. L'orientamento sessuale, come tutte le varie parti che compongono la nostra soggettività, ha bisogno di tempo e spazio per essere cercato, trovato e accettato, soprattutto in un periodo critico come quello dell'adolescenza, fatto di cambiamenti, scoperte e confronti con coetanei. Tutto questo può essere facilitato o meno in base al tipo su supporto e presenza dei genitori e delle figure di riferimento. Fornire e dimostrare vicinanza, curiosità, accettazione e amore, così come rispecchiare la confusione e la fatica di trovare un posto in questo mondo, possono far sentire il ragazzo meno solo, meno smarrito e più compreso. Auguro a lei e alla sua famiglia di riuscire a trovare la strada migliore per tutti.

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Doctor #697749

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Buongiorno signora, lei quanto e cosa sa dell'omosessualità? Mi permetta, sarò diretta, quando ha capito di essere eterosessuale ...? Ecco, vede .. non c'è un'età precisa. Forse dedicare un tempo per parlare bene con lui di quello che potrebbe implicare questo, oggi .. è quel che vi riguarderà. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini

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Doctor #531925

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Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. È comprensibile che questa notizia possa aver suscitato dubbi e domande. Il consiglio che mi sento di darvi è di non affrontare questo momento da soli, ma di rivolgervi insieme a un professionista, coinvolgendo anche vostro figlio. Uno psicologo o uno psicoterapeuta potrà offrirvi uno spazio di ascolto in cui ciascuno possa esprimere emozioni, timori e domande, aiutandovi a comunicare in modo sereno e costruttivo. Al di là dell'orientamento sessuale, ciò di cui vostro figlio ha più bisogno in questo momento è sentirsi accolto e ascoltato. Un percorso di sostegno può essere utile sia per lui sia per voi come genitori, affinché possiate affrontare questa fase con maggiore serenità e consapevolezza. Resto a disposizione qualora desideraste fissare un colloquio conoscitivo. Un caro saluto

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Doctor #671598

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uongiorno, capisco che questa comunicazione possa avervi colti di sorpresa e aver suscitato dubbi su come comportarvi. Per suo figlio confidarsi con voi è stato probabilmente un passo importante e un segno di fiducia. Più che cercare di capire se sia "troppo presto", può essere utile accogliere ciò che vi ha raccontato con ascolto e disponibilità, evitando di mettere in discussione quello che sente in questo momento. L'orientamento sessuale non dipende dall'aver avuto esperienze e, a 16 anni, molti ragazzi hanno già una chiara consapevolezza di ciò che provano. Se sentite il bisogno di essere accompagnati nel comprendere meglio questa situazione e nel sostenere vostro figlio nel modo più sereno possibile, vi consiglio di rivolgervi a uno psicologo, che potrà aiutarvi attraverso un percorso personalizzato.

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Doctor #673812

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Buongiorno, comprendo che questa comunicazione possa aver suscitato in voi molte emozioni e anche il bisogno di capire come comportarvi nel modo migliore. Il fatto che vi stiate ponendo questa domanda è già un segnale di attenzione nei confronti di vostro figlio. Quando un ragazzo trova il coraggio di parlare del proprio orientamento affettivo o sessuale, spesso lo fa dopo un percorso di riflessione personale. A 16 anni molte persone hanno già una percezione piuttosto chiara di ciò che provano, anche se, come per qualsiasi adolescente, la conoscenza di sé può continuare a evolversi nel tempo. Più che cercare di stabilire se sia "troppo presto" per definirsi, può essere utile accogliere ciò che vostro figlio vi sta comunicando oggi, facendogli sentire che può parlarne con voi senza il timore di essere giudicato o messo in discussione. Sentirsi ascoltato e accolto è un fattore molto importante per il suo benessere emotivo. Potrebbe essere utile comunicargli che, indipendentemente da come evolverà la sua consapevolezza nel tempo, il vostro affetto e la vostra vicinanza non cambiano. Questo può aiutarlo a sentirsi al sicuro e a vivere questa fase della sua crescita con maggiore serenità. Se sentite il bisogno di comprendere meglio come accompagnarlo in questo percorso o se emergono dubbi e preoccupazioni, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo. Se lo desiderate, potremmo parlarne insieme in uno spazio dedicato, così da aiutarvi a trovare il modo più sereno di sostenere vostro figlio.

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Doctor #702936

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Salve , il fatto che vostro figlio di sedici anni abbia scelto di condividere con voi la sua omosessualità è un grandissimo atto di fiducia. Tuttavia, rispondere che è ancora troppo piccolo per sapere cosa gli piace rischia di essere percepito dal ragazzo come una forma di rifiuto o di svalutazione del suo vissuto, potendo generare in lui solitudine, confusione e chiusura. A questa età, infatti, la consapevolezza emotiva e affettiva è spesso già ben definita e non viene vissuta come un dubbio passeggero. Per supportarlo al meglio e non interrompere questo canale di comunicazione, è fondamentale sostituire i dubbi legati all'età con un atteggiamento di totale ascolto e accoglienza, evitando di considerare il suo orientamento come una fase transitoria e rassicurandolo sul fatto che il vostro amore e il vostro sostegno nei suoi confronti sono incondizionati. Poiché questo passo rappresenta un cambiamento importante per l'intero nucleo familiare, potrebbe essere di grande aiuto per voi genitori intraprendere qualche colloquio di consulenza psicologica o contattare associazioni specializzate sul territorio, uno spazio prezioso dove elaborare i vostri dubbi e superare i timori legati a una realtà che oggi vi appare nuova. Allo stesso modo, se ne sentisse il bisogno, anche il ragazzo potrà avvalersi dello spazio d'ascolto di un professionista per affrontare serenamente la sua crescita. L'accettazione e il calore all'interno delle mura domestiche rimangono, in assoluto, il fattore più importante per il benessere e la serenità di vostro figlio.

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Doctor #703179

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Buonasera, forse a 16 anni è perfettamente in grado di comprendere i suoi impulsi sessuali e se si è confidato con lei vuole dire che si fida, non è mai così banale aprirsi sulle proprie preferenze sessuali. Forse è il caso di mantenere il contatto con lui e una porta sempre aperta, anche per approfondire con lui ulteriormente. Se si riesce a comunicare fra genitori e figli è sempre una benedizione. Se lei e suo marito o anche solo lei avete bisogno di aiuto sono a disposizione, anche online. Buona serata Dario Martelli

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Doctor #625848

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Salve, capisco che questa comunicazione possa avervi sorpreso e che abbiate bisogno di tempo per comprenderla. Molti ragazzi e ragazze, però, hanno già una percezione chiara del proprio orientamento affettivo e sessuale durante l'adolescenza e il fatto che suo figlio abbia scelto di parlarvene è spesso un segno di fiducia molto importante. Più che chiedersi se sia "troppo presto per saperlo", può essere utile fargli sentire che il vostro affetto e la vostra vicinanza non dipendono da questo aspetto della sua vita. Se nel tempo le sue emozioni o la sua identità dovessero evolvere, sarà lui stesso a scoprirlo e definirlo. In questo momento, probabilmente, ciò di cui ha più bisogno è sentirsi accolto, ascoltato e libero di parlare con voi senza paura di deludervi o di essere messo in dubbio. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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Doctor #641905

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Salve! Molti ragazzi e ragazze capiscono il loro orientamento sessuale anche molto prima dei 16 anni, e per essere arrivato a farvelo sapere ne era probabilmente convinto già da un po’ di tempo. È probabile che vostro figlio abbia cercato a lungo il coraggio per dirvi il suo orientamento sessuale. La cosa migliore da fare al momento è farlo sentire appoggiato e amato. Piuttosto vi inviterei a riflettere su cosa effettivamente vi preoccupa rispetto alle preferenze di vostro figlio, anche rivolgendovi da uno psicologo, per favorire la vostra serenità e anche quella di vostro figlio che chiaramente volete molto bene. Le mando un saluto!

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Doctor #705734

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. È comprensibile che una comunicazione di questo tipo possa suscitare dubbi e domande in un genitore. Tuttavia, ciò che suo figlio vi ha confidato rappresenta un importante gesto di fiducia nei vostri confronti. A 16 anni molti ragazzi stanno ancora costruendo la propria identità, ma questo non significa che ciò che provano non sia autentico. Più che cercare conferme o smentite, può essere utile offrirgli uno spazio di ascolto, accogliendo ciò che sente senza giudizio e facendogli percepire che il vostro affetto non dipende dal suo orientamento. Mantenere un dialogo aperto, rispettoso e disponibile è uno dei fattori più importanti per il benessere emotivo di un adolescente. Qualora lo desiderasse, resto a disposizione per approfondire questa situazione e accompagnarvi nel favorire un dialogo sereno e costruttivo all'interno della vostra famiglia. Un cordiale saluto

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Doctor #712040

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Buongiorno. Ci sono diverse strade che in quanto genitori si potrebbero percorrere per accogliere quanto condiviso da vostro figlio: lettura di libri sull'argomento, ascolto di podcast, rivolgersi ad uno sportello LGBTQIA+ (arci gay o associazioni simili che hanno sportelli gratuiti) oppure parlarne con una figura specializzata che possa accogliere e farsi carico dei vostri dubbi e delle vostre domande.

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Doctor #636747

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Non esiste una risposta definitiva a questo suo quesito. Mi contatti e approfondiremo quanto scrive. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)

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Doctor #707829

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Buongiorno, capisco che una comunicazione di questo tipo possa suscitare domande e anche un po' di disorientamento in un genitore. È naturale aver bisogno di tempo per comprendere ciò che sta accadendo e chiedersi quale sia il modo migliore per stare accanto a proprio figlio. A 16 anni molti ragazzi sono già in grado di riconoscere e dare un nome al proprio orientamento affettivo e sessuale, così come altri possono essere ancora in una fase di esplorazione. Non è necessario avere tutte le risposte subito, né affrettarsi a definire ciò che sarà in futuro. Più che cercare di capire se suo figlio sia "troppo piccolo per saperlo", può essere utile concentrarsi sul messaggio che le ha voluto trasmettere: probabilmente ha scelto di confidarsi con voi perché desiderava sentirsi accolto e poter condividere una parte importante di sé. Dirgli che è ancora piccolo potrebbe essere stato interpretato come un tentativo di rassicurarlo, ma anche come il dubbio che ciò che prova non sia reale. Potrebbe quindi essere utile riprendere l'argomento con serenità, facendogli sapere che, indipendentemente da come evolverà la sua consapevolezza nel tempo, il vostro affetto e la vostra disponibilità ad ascoltarlo non cambiano. Offrire uno spazio di dialogo, senza pressioni né giudizi, è spesso il sostegno più importante che un adolescente possa ricevere in questa fase della vita. Se sente il bisogno di confrontarsi su come accompagnare suo figlio in questo percorso o su come gestire i dubbi che questa situazione le sta suscitando, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.

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Doctor #616115

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Gentile signora, 16 anni non sono pochi per lo sviluppo dell'orientamento sessuale. Le consiglio di lasciare che faccia le sue esperienze, senza operare forzature. Poi col tempo chissà, potrebbe anche cambiare idea. Cordiali saluti. Dott. Francesco Romano

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Doctor #526993

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Salve signora. In primis vorrei ringraziarla per aver condiviso su questa piattaforma un aspetto della sua vita che sembra recarle particolare preoccupazione per il benessere di suo figlio. Non solo, credo sia importante riconoscere la fiducia che suo figlio ha riposto in voi nel condividere un aspetto così personale della sua vita. Per molti ragazzi parlare del proprio orientamento sessuale con i genitori non è semplice e il fatto che abbia scelto di farlo rappresenta un momento significativo nella vostra relazione. Comprendo anche il vostro disorientamento. È naturale che una comunicazione di questo tipo possa suscitare domande, dubbi e il desiderio di capire come comportarsi. Più che chiedersi se a 16 anni sia "troppo presto" per sapere chi lo attrae, potrebbe essere utile domandarsi che cosa vostro figlio abbia voluto comunicarvi in quel momento. Forse non stava chiedendo una conferma o un giudizio, ma il desiderio di sentirsi accolto, visto e ascoltato da voi. Durante l'adolescenza molti aspetti dell'identità, compreso l'orientamento affettivo e sessuale, possono essere oggetto di esplorazione e assumere forme diverse nel tempo. Per alcuni ragazzi le proprie emozioni sono già molto chiare, per altri si definiscono gradualmente. Nessuna di queste possibilità deve essere considerata un problema. Dire a vostro figlio che è "troppo piccolo per saperlo" potrebbe essere stato un modo, da parte vostra, di proteggerlo o di prendere tempo per comprendere ciò che stava accadendo. Tuttavia lui potrebbe aver percepito quella risposta come una messa in dubbio del suo vissuto. Se lo ritenete opportuno, potreste tornare sull'argomento dicendogli che, anche se avete ancora bisogno di capire meglio, siete disponibili ad ascoltarlo e desiderate comprendere ciò che sta vivendo, senza giudicarlo. Ciò che può fare la differenza non è trovare subito la risposta "corretta", ma mantenere aperto il dialogo. Sapere di poter parlare con i propri genitori, sentirsi accolti anche quando ci sono dubbi o punti di vista diversi, rappresenta una risorsa preziosa per un adolescente. Un caro saluto, Dott.ssa Piras

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Doctor #707732

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Scoprire che un figlio ha qualcosa di importante da condividere su se stesso è un momento che può cogliere i genitori di sorpresa, e immagino che l'incertezza su come rispondere bene sia genuina e nasca dall'affetto. Quello che spesso succede in questi momenti è che i genitori cercano di proteggere il figlio, a volte invitandolo a "aspettare" o a "sperimentare ancora", con le migliori intenzioni. È comprensibile: si teme di validare qualcosa che poi potrebbe cambiare, o di non dare la risposta giusta. Quello che la ricerca ci dice, però, è che per un adolescente il momento in cui sceglie di condividere qualcosa di così personale è spesso il risultato di una riflessione già lunga. Sentirsi accolti in quel momento, indipendentemente da come la cosa evolverà nel tempo, tende a fare una differenza importante per il benessere del ragazzo. Se sente che questa situazione la mette in difficoltà e vorrebbe capire meglio come stargli vicino, un percorso di supporto potrebbe aiutarLa a trovare il modo più adatto alla Sua famiglia.

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Doctor #707170

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Buongiorno, mi sembra una situazione molto delicata, penso che sarebbe importante che voi vi confrontiate prima possibile con uno psicologo perchè in quello che lei ha scritto sento il rischio di un danno importante per vostro figlio. Non limitatevi a scrivere queste poche righe qui, ma prendete un appuntamento con un professionista. Io mi occupo anche di sessualità e resto a vostra disposizione Un saluto Dott. Federico Bartoli

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Doctor #663597

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Comprendo che, come genitori, possiate aver vissuto questo momento con sorpresa e che abbiate bisogno di tempo per elaborarlo. Allo stesso tempo, per un ragazzo di 16 anni, condividere un aspetto così personale richiede spesso molto coraggio. Non è necessario avere tutte le risposte subito, ma è importante che vostro figlio percepisca di poter parlare con voi senza sentirsi messo in dubbio o, soprattutto, giudicato. L'orientamento affettivo e sessuale può diventare chiaro in diversi momenti della vita e non esiste un età prestabilita in cui una persona debba esserne certa. Se sentite il bisogno di confrontarvi su questa situazione, di comprendere meglio le emozioni che state vivendo o di trovare modalità comunicative che favoriscano il dialogo con vostro figlio, un percorso di consulenza psicologica può offrirvi uno spazio di ascolto e di riflessione. Se lo desiderate, resto a disposizione per un consulto.

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Doctor #734590

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Buongiorno, immagino che la confidenza di suo figlio possa aver suscitato in voi molte emozioni e anche diversi interrogativi. Quando un figlio condivide un aspetto così personale di sé, spesso anche i genitori si trovano a vivere un momento di cambiamento e hanno bisogno di tempo per dare un significato a ciò che stanno ascoltando. Più che concentrarsi sul trovare subito la risposta "giusta", può essere importante accogliere questo momento come un'occasione di dialogo e comprensione reciproca. Al di là dell'età e delle definizioni, ciò che suo figlio ha scelto di condividere sembra raccontare soprattutto un bisogno di essere ascoltato e riconosciuto nella relazione con voi. Anche il fatto che lei si stia interrogando su come abbia risposto mostra il desiderio di comprendere meglio questa situazione e di essere presente per suo figlio.

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Doctor #697212

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Gentile Utente, La ringrazio di cuore per aver condiviso questa situazione. Il solo fatto che lei ci scriva e si metta in discussione chiedendosi "abbiamo risposto bene?" dimostra il suo profondo amore di madre e il desiderio sincero di fare la cosa giusta per il benessere di suo figlio. Le rispondo con molta onestà e con la massima delicatezza: la vostra reazione è stata sicuramente dettata dalla sorpresa, dall'istinto protettivo di genitori o magari dalla paura per il suo futuro, ma dire a un ragazzo di 16 anni che è "troppo piccolo" per sapere di essere gay rischia di allontanarlo. A 16 anni, un adolescente ha già una profonda e chiara consapevolezza di chi lo attrae e verso chi prova dei sentimenti. Quando un figlio fa "coming out" (cioè dichiara la propria omosessualità ai genitori), compie un atto di un coraggio immenso. Spesso questo momento arriva dopo mesi, o persino anni, in cui il ragazzo ha riflettuto da solo, provando molta paura del giudizio e del rifiuto proprio da parte delle persone che ama di più: la sua mamma e il suo papà. Rispondendogli che è confuso, che deve sperimentare o che è troppo piccolo, il messaggio che rischia di arrivargli è: "Quello che provi non è reale, non ti crediamo, c'è qualcosa di sbagliato in te". Questo può farlo chiudere in se stesso e farlo sentire tremendamente solo. La bellissima notizia è che potete assolutamente recuperare. I genitori non sono perfetti, possono farsi cogliere di sorpresa, e i figli sanno capirlo. È assolutamente umano e comprensibile che anche per voi genitori questa notizia rappresenti un cambiamento da elaborare. È normale provare disorientamento, preoccupazione per come lo tratterà il mondo, o confusione. Vi mando un caro e affettuoso saluto.

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Doctor #722865

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Gentile Signora, questa rivelazione a quanto leggo ha suscitato in voi emozioni, dubbi e domande. È naturale che un genitore cerchi di capire come comportarsi in una situazione che percepisce come nuova. L’adolescenza è un periodo di scoperta di sé e in genere un ragazzo di 16 anni non è necessariamente “troppo piccolo” per avere consapevolezza del proprio orientamento affettivo e sessuale. Molti adolescenti iniziano proprio in questa fase a riconoscere ciò che provano, quindi le suggerirei, piu' che cercare di stabilire se sia una certezza o una fase di esplorazione, di accogliere ciò che vostro figlio vi ha confidato. Il fatto che abbia scelto di parlarvene è un segnale di fiducia nei vostri confronti. Sentirsi ascoltato, rispettato e non giudicato rappresenta un fattore protettivo fondamentale per il suo benessere psicologico. Nel caso voi sentiate confusi o fate fatica a gestire questa situazione vi dico con onestà che può essere utile confrontarsi con un professionista che possa aiutarvi a comprendere meglio i vissuti di vostro figlio e a trovare il modo più sereno di accompagnarlo nel suo percorso di crescita. Un cordiale saluto.

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Doctor #645935

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.