Madre di due bambini piccoli(2 anni e 6 mesi) ho lasciato il lavoro per stare con loro di mia inizia

Madre di due bambini piccoli(2 anni e 6 mesi) ho lasciato il lavoro per stare con loro di mia iniziativa e adesso che vorrei ricominciare a lavorare al solo pensiero mi vengono gli attacchi di ansia come se avessi trovato la mia comfort zone a casa e avessi un’insensato terrore del “là fuori”. È normale dopo la maternità?

158 risposte


Buongiorno signora, ciò che descrive è più frequente di quanto si possa pensare. La maternità comporta profondi cambiamenti, non solo nella quotidianità, ma anche nell'identità personale e nel modo di percepire sé stesse e il mondo esterno. Dopo un periodo dedicato interamente ai figli, il rientro al lavoro può suscitare ansia, ma anche timore di non sentirsi più all'altezza o di allontanarsi dai figli e da una routine che nel tempo è diventata rassicurante. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma è importante ascoltare questi segnali, soprattutto se l'ansia è intensa o limita la possibilità di riprendere la propria vita lavorativa. una possibilità potrebbe essere quella di iniziare con piccoli obiettivi e piccole uscite quotidiane, extra lavoro e extra famiglia, che possano restituirle un progressivo senso di autonomia.

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Doctor #709449

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Buongiorno, quello che descrive è un vissuto che molte madri riferiscono dopo un periodo dedicato completamente alla cura dei figli. In questi anni la sua quotidianità si è probabilmente riorganizzata attorno ai bisogni dei bambini. La casa, con ritmi e riferimenti ormai familiari, può essere diventata un luogo percepito come prevedibile e sicuro. Al contrario, l'idea di rientrare nel mondo del lavoro può rappresentare un cambiamento importante, con nuove responsabilità, aspettative e inevitabili incertezze. L'ansia, quindi, potrebbe non indicare che lei non sia più in grado di lavorare ma che si trova davanti a una transizione significativa. Dopo una lunga pausa è fisiologico chiedersi se si sarà ancora all'altezza, come si riuscirà a conciliare lavoro e famiglia o come cambieranno gli equilibri costruiti fino a oggi. Vale la pena però prestare attenzione a un aspetto: se al solo pensiero di tornare al lavoro compaiono veri e propri attacchi d'ansia, con un'intensità tale da limitarla, potrebbe essere utile approfondire questo vissuto con uno psicologo. Non perché ci sia necessariamente qualcosa di "anomalo", ma perché comprendere cosa alimenta questa paura può aiutarla ad affrontare il cambiamento con maggiore serenità. Dare un nome a ciò che spaventa è spesso il primo passo per ridurne il peso. Con il tempo e, se necessario, con un adeguato supporto, molte persone riescono a ritrovare fiducia e a costruire un nuovo equilibrio tra il ruolo di genitore e quello lavorativo. Un cordiale saluto.

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Doctor #622167

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Gentile Utente, quello che descrive è un vissuto che molte donne sperimentano, anche se spesso se ne parla poco. La maternità è un'esperienza che trasforma profondamente non solo la quotidianità, ma anche l'identità, le priorità e il modo di percepire sé stesse. Dopo un periodo dedicato quasi esclusivamente ai figli, la casa può diventare un luogo sicuro, prevedibile e familiare. Al contrario, il rientro nel mondo del lavoro può essere vissuto come un salto nell'incertezza, con il timore di non sentirsi più all'altezza, di non riuscire a conciliare tutto o di perdere quell'equilibrio costruito nel tempo. Mi colpisce però l'espressione che utilizza: *"Ho trovato la mia comfort zone a casa e ho un terrore del là fuori."* Le emozioni, in questo senso, possono essere una bussola. L'ansia non ci dice necessariamente di non uscire dalla comfort zone, ma ci segnala che ci stiamo avvicinando a qualcosa che percepiamo come nuovo, incerto o particolarmente significativo. Forse la domanda non è se sia normale avere paura, ma che cosa rappresenti oggi, per lei, quel "là fuori". È solo il lavoro? Oppure significa ritrovare una parte di sé che era rimasta in secondo piano, ridefinire il proprio ruolo oltre a quello di madre, esporsi nuovamente al giudizio, alle aspettative e alle responsabilità? La maternità non cancella la donna che era prima, ma la trasforma. Il passaggio successivo consiste proprio nell'integrare queste due parti di sé, senza sentire di dover scegliere tra l'una e l'altra. Se questa ansia è molto intensa e le impedisce concretamente di riprendere in mano il suo progetto lavorativo, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione con uno psicologo. Non tanto per "eliminare" la paura, quanto per comprenderne il significato e trasformarla in una risorsa per affrontare questa nuova fase della sua vita. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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Doctor #708671

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Gentile utente, diventare genitore è un grande cambiamento, sia da un punto di vista fisico (per quanto riguarda la madre) sia psicologico. Nascono nuovi bisogni, timori e insicurezza ed è opportuno riflettere su di esse e su tutto ciò che concerne il diventare genitore, per fare in modo di essere più consapevoli di se stessi. Quando si diventa genitori ci si confronta anche con l'immagine e la rappresentazione che si ha dell'essere genitori, anche in base al tipo di genitori che si sono avuti. Dunque, possono essere diversi i fattori che la portano a sentirsi insicura ad uscire di casa ma porsi delle domande, e chiedere aiuto, sono i primi passi per trovare una soluzione per stare meglio. un cordiale saluto, Dott.ssa Chiara Roselletti

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Doctor #633469

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Buon pomeriggio, quello che descrive è una situazione piuttosto frequente. Dopo un periodo dedicato alla maternità, la casa può diventare un luogo di sicurezza, mentre il ritorno al lavoro può essere percepito come fonte di forte ansia. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di "anomalo", ma è un segnale che merita di essere ascoltato. Se, però, al solo pensiero di ricominciare a lavorare compaiono attacchi d'ansia che la bloccano, è importante comprendere cosa alimenti questa paura: la separazione dai bambini, il timore di non sentirsi più all'altezza o altri vissuti personali. Un percorso psicologico può aiutarla a dare un significato a queste emozioni e ad affrontare il rientro nel mondo del lavoro con maggiore serenità, senza lasciare che sia l'ansia a guidare le sue scelte. Un caro saluto Dottssa Sara Gerbi

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Doctor #670928

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Gentile Signora, quello che descrive può accadere quando, dopo un lungo periodo dedicato ai propri figli, ci si trova ad affrontare un cambiamento importante. L'ansia tende a farci percepire come minaccioso ciò da cui siamo stati lontani, ma è importante non fermarsi al sintomo. Comprendere cosa stia cercando di comunicarle questa ansia e quali preoccupazioni si nascondano dietro di essa è il primo passo per affrontarla. Con un adeguato supporto psicologico è possibile lavorare su questi aspetti, dare un significato a ciò che sta vivendo e ritrovare, gradualmente, serenità e fiducia nelle proprie risorse.

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Doctor #699504

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Lei chiede se sia normale o no. Andando fuori da questo canone posso dirle che è normale fare fatica ad adattarsi alle diverse situazioni della vita. La maternità è un grande cambiamento e il ritornare al lavoro con due bambini un altro cambiamento da affrontare. Si tratta di trovare un equilibrio tra maternità e lavoro che sappiamo non essere facile o scontato. Il mio consiglio è di ascoltare questo suo disagio e parlarne con una psicologa psicoterapeuta per arrivare a costruire prima nella mente e poi nella pratica questo nuovo equilibrio che metta prima di tutto lei e poi i suoi bambini in una condizione di sicurezza e serenità. Un caro saluto.

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Doctor #529319

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Gentile utente, quello che descrive può accadere dopo un periodo dedicato interamente alla maternità. La nascita e la cura dei figli comportano un cambiamento profondo dell’identità personale, delle abitudini e del modo in cui ci si percepisce. Dopo mesi o anni trascorsi in una dimensione molto protetta e centrata sulla famiglia, l’idea di rientrare nel mondo lavorativo può generare ansia, paura e la sensazione di non sentirsi più pronti o capaci come prima. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va: spesso è il segnale di un passaggio importante, in cui bisogna ritrovare un nuovo equilibrio tra il ruolo di madre e quello di persona con bisogni, interessi e spazi propri. Può essere utile interrogarsi su cosa fa più paura del ritorno al lavoro: il distacco dai bambini, il timore di non farcela, il giudizio degli altri, il cambiamento delle proprie abitudini o la sensazione di aver perso sicurezza nelle proprie capacità. Se però l’ansia diventa molto intensa, porta a evitare sistematicamente situazioni fuori dalla propria zona di sicurezza o crea molta sofferenza, un confronto con una psicologa o uno psicologo può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e accompagnarla in questa fase di cambiamento. Il rientro alla vita lavorativa dopo la maternità può essere un passaggio delicato: va affrontato con gradualità e ascolto di sé. Rimango a disposizione Dott.ssa Laura Bergamini Psicologa clinica e forense Psicodiagnosta

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Doctor #648848

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Buongiorno grazie per la sua domanda dà molti spunti di riflessione che possono essere utili anche per altre persone. E' più che normale direi, ed il fatto che si dia la possibilità di espirmere questi pensieri, a mio avviso, depone a suo favore. Molti genitori, temendo infatti che non sia normale, provano a censurare questi pensieri, creando più disagio del necessario. Probabilmente una parte di lei sta cercando di comunicarle qualcosa, non credo sia "insensato terrore". Provi a parlarne con qualcuno a lei vicina (un amica/o, il/la compagno/a, un familiare). Se questo non dovesse essere abbastanza può contattare un/una terapeuta con cui approfondire. Un saluto Antonio Pagni Fedi

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Doctor #626442

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Buonasera, è comprensibile. Sperimentare ansia, anche se magari prima ne era entusiasta, può dipendere da diversi fattori: il distacco dai suoi figli, il senso di colpa per lasciarli ad altre persone, la preoccupazione di non riuscire a conciliare lavoro e famiglia, la stanchezza accumulata e, a volte, i cambiamenti ormonali che possono persistere anche dopo il parto; così come altro ancora. Questa ansia spesso diminuisce nelle prime settimane, man mano che si crea una routine. Rimango a disposizione, Dott.ssa Janett Aruta Psicologa - ricevo in studio a Palermo e online su MioDottore

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Doctor #659935

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Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. La maternità rappresenta un cambiamento profondo, che può modificare abitudini, priorità e il modo in cui ci si percepisce. Dopo un periodo dedicato quasi esclusivamente alla cura dei figli, è comprensibile che il pensiero di rientrare nel mondo del lavoro possa suscitare timori, dubbi o ansia. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va in lei. Piuttosto, potrebbe essere il segnale di quanto questo passaggio rappresenti un cambiamento importante, che richiede tempo per essere affrontato e integrato. Se questa ansia è molto intensa o le impedisce di fare i passi che desidererebbe compiere, potrebbe essere utile concedersi uno spazio psicologico in cui esplorare le emozioni legate a questa fase di vita e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse. Le auguro di poter affrontare questo momento con gentilezza verso sé stessa, senza sentirsi in difetto per le emozioni che sta provando. Un caro saluto.

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Doctor #705374

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Gentile Signora, quello che descrive non è affatto insolito. Dopo un periodo dedicato quasi esclusivamente alla cura dei figli, soprattutto quando sono molto piccoli, è possibile che la casa e il ruolo di madre diventino il principale punto di riferimento e di sicurezza. Il pensiero di tornare nel mondo del lavoro può quindi essere vissuto come un cambiamento importante, capace di attivare ansia, timori e senso di incertezza. Più che una semplice “comfort zone”, potrebbe trattarsi di una fase di riadattamento a un ruolo diverso da quello che ha occupato gran parte delle sue energie negli ultimi anni. È frequente che emergano dubbi sulle proprie competenze, preoccupazioni legate alla gestione dei figli o la sensazione di sentirsi lontane dalla realtà lavorativa. Se però l’ansia si manifesta con veri e propri attacchi di panico o con una forte tendenza a evitare qualsiasi passo verso il rientro lavorativo, può essere utile approfondire la situazione con un professionista. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio le paure sottostanti, recuperare fiducia nelle proprie risorse e affrontare questa transizione in modo più sereno. Le suggerisco di accogliere ciò che sta provando senza giudicarsi: il ritorno al lavoro dopo la maternità rappresenta un cambiamento significativo e merita il tempo necessario per essere elaborato. Un cordiale saluto. Dottoressa Isabeau Bentivoglio

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Doctor #682487

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Salve signora. Comprendo come la maternità, specie con due bambini così piccoli, possa non limitarsi ad essere un cambiamento di ruolo; diventare madre, infatti, implica la nascita di una nuova parte di sé che convive, e a volte compete, con la precedente idea di noi. In questo processo non è insolito che la parte che in questi mesi si è sperimentata come competente ed esperta nella cura dei figli, si percepisca più capace di quella professionale, che nel frattempo è rimasta ferma e non si è potuta sperimentare nella sua auto efficacia; ora si tratta di riconoscerla e riabilitarla. A mio parere, l’ansia che lei descrive può leggersi come un segnale riconducibile ad un un passaggio reale, quasi un piccolo lutto della fase che sta lasciando, insieme all'incertezza di ritrovare o ricostruire l’altra parte. Detto questo, secondo me può rivelarsi molto utile per lei chiedersi se ciò che le crea l’ansia che descrive siano aspetti di carattere più pratico e organizzativo, come per esempio quanto supporto è per lei disponibile con i figli tornando a lavorare, oppure se il vissuto di paura abbia origine dal ritenere che il ruolo in cui lei oggi si sente competente sia solo quello materno, mentre il tornare alla professione precedente attiva vissuti di insicurezza. così da poter comprendere di cosa ha bisogno questa sua fase di transizione. Può chiedersi quale piano pesa di più o in quale proporzione si intrecciano i due piani, così potrà compiere un primo passo per comprendere di cosa ha bisogno in questa sua fase di transizione. Le auguro di trovare una maggiore chiarezza e di recuperare uno stato emotivo di maggiore calma. Se dovesse sperimentare un’ansia invalidante, chiedere un sostegno in questa fase di passaggio può rivelarsi utile per lei e per coloro che le sono accanto.

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Doctor #702657

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Salve, al di la del fatto che possa essere frequente o meno avere timore nel riappropriarsi di un contesto di vita differente e che per un certo periodo ci si è negati (anche se per scelta), data l'intensità delle preoccupazioni che riporta, suggerirei di iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere bene cosa si sta muovendo in lei e come gestirlo al meglio. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

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Doctor #658268

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Sì, può essere una reazione comprensibile. Dopo la maternità è normale che il nostro senso di sicurezza e la nostra identità cambino. In un'ottica cognitivo-costruttivista, l'ansia non è un segnale di debolezza, ma il modo in cui il nostro sistema ci comunica che sta affrontando un cambiamento importante. Più che chiederti "Perché ho paura?", può essere utile chiederti "Che cosa rappresenta per me il ritorno al lavoro?". Comprendere il significato personale di questa paura è spesso il primo passo per affrontarla con maggiore serenità.

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Doctor #710311

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Buongiorno, quello che descrive può capitare. Dopo aver dedicato tanto tempo ai propri figli, è normale che la casa e la routine familiare diventino il luogo in cui ci si sente più al sicuro. L'idea di tornare al lavoro, con tutti i cambiamenti che comporta, può far emergere ansia, dubbi e paure. La maternità è un'esperienza che cambia profondamente e il rientro nel mondo del lavoro non è solo una questione pratica ma anche emotiva. Possono esserci il timore di lasciare i bambini, la paura di non sentirsi all'altezza del proprio ruolo lavorativo o semplicemente la difficoltà di affrontare una nuova fase della vita. Detto questo, se l'ansia è così tanto intensa da trasformarsi in attacchi di panico o da bloccarla al solo pensiero di ricominciare a lavorare, vale la pena approfondire quello che sta succedendo. Un percorso psicologico può aiutarla a capire da dove nasce questa paura e ad affrontare il cambiamento con più serenità e fiducia. Un saluto

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Doctor #705748

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Buongiorno, quello che sta provando non è un "insensato terrore", ma una reazione molto comune dopo la maternità. Per mesi la casa è stata il suo "nido" sicuro in cui ha concentrato ogni energia, e l'idea di lasciarlo per il mondo del lavoro può destabilizzare. Spesso il ruolo di mamma diventa totalizzante e risulta difficile rivedersi negli altri ruoli che ci sono appartenuti. Oltre alla maternità in sé potrebbe essere utile fare un passo indietro e provare a capire se questa sia una difficoltà già vissuta in altri momenti di cambiamento della sua vita. Inoltre, provi a chiedersi se, a prescindere dal lavoro, in questo momento riesce a ritagliarsi dei piccoli spazi per sé (come uscire da sola o vedere un'amica) o se sperimenta ansia e difficoltà anche con quelli. Quello che posso consigliarle è di concedersi di iniziare un percorso psicologico per esplorare meglio questa situazione e provare a fare i primi passi pratici per iniziare a riprendersi gradualmente i suoi spazi, lavorando sulla sua identità di donna oltre che di madre. Un caro saluto, Dott.ssa Laura Poddighe

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Doctor #587990

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la maternità è un momento di cambiamento molto importante nella vita di una donna quello che scrive può rientrare nella normalità, la sua è una paura anticipatoria di ciò che ora non c'è

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Doctor #331360

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Gentile utente, le sue sensazioni sono più comuni di quanto si pensi. La maternità, soprattutto con due bambini molto piccoli, può cambiare profondamente identità, abitudini e senso di sicurezza: la casa diventa il luogo in cui ci si sente competenti e protetti, mentre l'idea di tornare al lavoro può essere vissuta come un grande cambiamento e far emergere molta ansia. A volte questa paura può essere legata al timore di compiere un atto di separazione dai propri figli, dopo un periodo molto lungo caratterizzato da una vita in simbiosi con loro, altre volte alla preoccupazione di non sentirsi più all'altezza nel contesto lavorativo dopo una pausa. Potrebbe esserle utile chiedersi che cosa stia cercando di dirle l’ansia che prova e quali timori ci siano dietro. Se è molto intensa o le impedisce di fare il passo che desidera, parlarne con uno psicologo e ricavarsi un suo spazio personale di supporto può aiutarla a ritrovare fiducia e affrontare questo cambiamento con maggiore serenità. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento circa la mia risposta , un saluto - dott. ssa Grasso Paola

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Doctor #639375

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Buongiorno, sì, può accadere. Dopo una maternità, soprattutto quando i bambini sono molto piccoli e ci si dedica completamente a loro per un lungo periodo, non è raro che il rientro nel mondo del lavoro venga vissuto con molta apprensione. In questi anni è probabile che abbia costruito nuovi equilibri e una quotidianità che oggi rappresentano un senso di sicurezza. L'idea di uscire da questo assetto può far emergere ansia, non perché ci sia qualcosa che non va, ma perché ogni cambiamento importante richiede un nuovo adattamento. Sarebbe però utile capire meglio la natura di questa paura: riguarda il distacco dai suoi bambini, il timore di non sentirsi più competente nel lavoro, oppure una sensazione più generale di insicurezza nell'affrontare ciò che è fuori casa? Se questa ansia è molto intensa o le impedisce di prendere decisioni che desidererebbe prendere, potrebbe essere utile approfondirla con uno psicologo. Comprenderne il significato permette spesso di affrontare il cambiamento con maggiore serenità, senza forzarsi ma ritrovando gradualmente fiducia nelle proprie risorse. Un caro saluto.

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Doctor #702224

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Buongiorno, può essere una sensazione associata a significati importanti per lei che può sicuramente essere esplorata e compresa, così da poter essere gestita. Sicuramente possono coesistere sensazioni contrastanti riguardanti questa scelta..le consiglio un percorso di consulenza-supporto psicologico a riguardo. Buona giornata, cordiali saluti!

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Doctor #615056

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Salve, può succedere ed è più comune di quanto si pensi. Dopo la maternità, soprattutto quando si è dedicato molto tempo ai figli, la casa può diventare un ambiente percepito come sicuro, mentre il rientro nel mondo del lavoro può generare ansia e insicurezza. Se però questa paura è così intensa da provocare attacchi d'ansia e da impedirle di fare il passo successivo, merita attenzione. Con un adeguato supporto psicologico è possibile comprendere cosa alimenta questa paura e affrontarla gradualmente, ritrovando fiducia nelle proprie risorse. Un caro saluto

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Doctor #685210

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Buongiorno, quello che descrive è una reazione normale a un cambiamento identitario importante. In questi mesi lei non ha solo accudito due bambini piccoli, ha costruito un ruolo, una routine, un terreno in cui si sente competente e sicura. È del tutto comprensibile che l'idea di lasciarlo, anche solo in parte, generi ansia. Spesso, dietro a questo tipo di ansia anticipatoria, si nascondono alcuni vissuti specifici, come il senso di colpa, legato al distacco dai bambini, la paura del giudizio, sia come madre, sia come professionista che rientra dopo una pausa. E il dubbio sulle proprie competenze. Non pensi al rientro come a un tuffo totale, ma come a un processo graduale: poche ore, un part-time, un progetto alla volta. Se però il terrore di tornare là fuori è troppo elevato, allora le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

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Doctor #654830

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Buonasera, sì, può accadere e molte donne vivono con fatica il passaggio dal dedicarsi completamente ai figli al rientrare nel mondo del lavoro. Tuttavia più che parlare di una conseguenza normale della maternità è importante comprendere che cosa rappresenti oggi, per lei, il ritorno al lavoro. Dal punto di vista psicologico, le suggerirei di chiedersi: "che cosa teme possa accadere se tornasse a lavorare?" "Ha paura di lasciare i bambini? Di non riuscire a conciliare tutto? Di sentirsi inadeguata? Oppure, dopo un periodo in cui la casa è diventata il luogo della sicurezza, è il mondo esterno a sembrarle improvvisamente più minaccioso?" L'ansia spesso non nasce dal cambiamento in sé ma dal significato che attribuiamo a quel cambiamento. Se oggi la casa rappresenta il luogo in cui si sente protetta è comprensibile che l'idea di uscirne provochi paura. Il rischio è che evitare il rientro al lavoro, pur riducendo l'ansia nell'immediato, finisca per rafforzare la convinzione che il "fuori" sia davvero troppo difficile da affrontare. Se questa paura è intensa al punto da provocarle veri e propri attacchi d'ansia o da impedirle di riprendere la sua vita lavorativa nonostante lo desideri, credo che potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo. Un percorso può aiutarla a comprendere cosa alimenta questa ansia e ad affrontare il rientro in modo graduale, rispettando i suoi tempi. Il fatto che desideri tornare a lavorare è già un elemento importante: significa che una parte di lei guarda al futuro. L'obiettivo non è forzarsi a non avere paura, ma fare in modo che sia la paura a non decidere al posto suo. Un caro saluto

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Doctor #709152

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Buonasera, si può essere normale nella misura in cui da madre magari si ritrova a pensare a chi può affidare i suoi due figli. In questo senso gli ADP paradossalmente proteggono i suoi figli dal rimanere soli. Non conosco la sua situazione attuale a livello relazionale, su che supporto può contare, in che modo si sente di chiedere aiuto sulla sua situazione etc... sarebbe necessario approfondire. in ogni caso le auguro una pronta guarigione. Arrivederci.

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Doctor #586916

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Buongiorno, quello che sta per affrontare è un momento di passaggio molto importante sia per lei che per i suoi bambini. Uno dei compiti fondamentali di un genitore è quello di riuscire ad avviare una differenziazione, favorendo la creazione di uno spazio tra sé e il figlio, all’interno del quale egli possa mettersi in gioco e divenire persona. Questo implica che la mamma riesca ad investire sulla sua vita di donna oltre che di madre… quindi nella relazione col compagno, nei suoi interessi e nel lavoro….Andrebbero capite meglio le sue motivazioni rispetto alla ripresa del lavoro, cosa rappresenta per lei il lavoro che svolge…come vive l’esperienza dell’essere mamma…come condivide con il suo compagno i timori e le responsabilità. Per questo sarebbe di aiuto svolgere dei colloqui con un terapeuta che possa accompagnarla in questo passaggio evolutivo delicato e importante.

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Doctor #659051

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Sì, può essere del tutto normale. La maternità, soprattutto nei primi anni, può cambiare profondamente priorità, abitudini e senso di sicurezza. Dopo un periodo trascorso quasi esclusivamente in casa con i figli, il rientro nel mondo del lavoro può essere vissuto come un grande cambiamento e attivare ansia, anche se è una scelta desiderata. Questo non significa che non sia pronta o che abbia perso le sue capacità, ma che sta affrontando una fase di transizione. Se l'ansia è molto intensa o limita la sua vita quotidiana, parlarne con uno psicoterapeuta può aiutarla a comprenderne il significato e ad affrontare il cambiamento con maggiore serenità.

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Doctor #677762

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Buonasera, da ciò che racconta, quello che sta vivendo può accadere ed è più frequente di quanto si immagini. La maternità porta con sé cambiamenti profondi e il rientro al lavoro dopo la maternità può riattivare timori, dubbi e, in alcune situazioni, anche ansia o attacchi di ansia. Dopo un periodo dedicato alla cura dei figli, è comprensibile che la casa venga percepita come un luogo sicuro e che il "fuori" possa apparire più difficile da affrontare. Se questa paura di tornare a lavorare è così intensa da limitare le sue scelte o da provocarle una sofferenza significativa, le suggerisco di non affrontarla da sola. Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a comprendere il significato di ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e affrontare questo passaggio con maggiore serenità. Le auguro di poter vivere questa fase con gentilezza verso sé stessa e, se lo riterrà opportuno, di trovare uno spazio di ascolto che possa accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto.

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Doctor #530171

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Gentile utente, sì, può accadere che dopo la maternità, soprattutto quando si è rimaste a lungo concentrate quasi esclusivamente sulla cura dei bambini e della casa, il pensiero di tornare al lavoro attivi molta ansia. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei o che non desideri davvero riprendere a lavorare: spesso convivono il desiderio di ritrovare una parte di sé al di fuori della maternità e la paura di lasciare un equilibrio che, pur faticoso, è diventato conosciuto e prevedibile. Con due bambini così piccoli, è possibile che lei abbia vissuto mesi o anni di grande responsabilità, con poco spazio mentale per sé stessa. La casa può essere diventata una sorta di luogo sicuro, dove conosce ritmi, bisogni e imprevisti; il “fuori” invece può apparire pieno di richieste, giudizi, cambiamenti e separazioni. Gli attacchi d’ansia possono quindi essere il segnale di quanto questo passaggio sia emotivamente significativo, non necessariamente la prova che non sia pronta o che debba rinunciare. Potrebbe aiutarla non pensare al rientro lavorativo come a un salto improvviso, ma come a un passaggio graduale. Se possibile, può iniziare a esplorare opportunità, aggiornare il curriculum, fare qualche colloquio o dedicare piccole fasce di tempo a un’attività fuori casa, senza sentirsi obbligata a decidere tutto immediatamente. Anche organizzare con anticipo gli aspetti pratici — gestione dei bambini, aiuti familiari, orari, eventuale inserimento al nido — può ridurre la sensazione di perdere il controllo. Sarebbe utile anche chiedersi quale sia la paura più forte: separarsi dai bambini, sentirsi inadeguata sul lavoro, non riuscire a gestire tutto, temere il giudizio degli altri o perdere l’equilibrio costruito finora. Dare un nome alla paura può renderla più affrontabile. Se gli attacchi di ansia sono frequenti o molto intensi, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla ad affrontare questa fase di transizione con più serenità, senza dover scegliere tra essere madre e ritrovare uno spazio personale e professionale.

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Doctor #674045

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Al di là che molte reazioni psicologiche sono assolutamente normali, io estenderei l'attenzione su una mappa più larga e meno su fattori più "bassi" come la biologia della maternità. E' meglio pensare che gli aspetti fisiologici influenzino un modo di vedere il mondo che è già costituito, non creano comportamenti nuovi. E avere paura in quella situazione è perfettamente normale, e sicuramente ci sono altri fattori personali che influenzano come ti senti che esistevano già ed emergono in questo momento stressante. Da questo punto di vista questa è un opportunità per estrarre qualche elemento della tua psicologia che sarebbe rimasto sotto la soglia, ma sempre ad influenzare il tuo modo di vivere, e magari cambiarlo.

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Doctor #626312

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La sensazione che descrive è più comune di quanto si possa pensare dopo una maternità, soprattutto quando si è trascorso un periodo intenso e totalizzante dedicandosi completamente ai propri figli. La casa e la routine familiare possono essere diventate un luogo percepito come sicuro e prevedibile, mentre il rientro nel mondo lavorativo può rappresentare un cambiamento importante, associato a molte emozioni: timore di non essere più all’altezza, paura di separarsi dai bambini, senso di colpa, perdita di sicurezza nelle proprie capacità o difficoltà a ritrovare una propria identità al di là del ruolo materno. Dopo una lunga pausa è possibile che il cervello reagisca al cambiamento attivando uno stato di allerta, facendo percepire il “fuori” come minaccioso anche se razionalmente si sa che non lo è. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma è un segnale da ascoltare, soprattutto se l’ansia è intensa, compare con attacchi di panico o limita concretamente la possibilità di riprendere le proprie attività. Può essere utile procedere gradualmente, cercando di recuperare spazi personali, interessi e contatti esterni alla dimensione familiare, così da ricostruire progressivamente fiducia nelle proprie risorse e nelle proprie capacità di affrontare il cambiamento. Considerata l’intensità della reazione ansiosa che descrive, sarebbe comunque consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, per comprendere meglio le cause di questa paura e valutare il percorso più adeguato per affrontarla. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Doctor #9350

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Gentile utente, dopo la maternità ci sono diversi cambiamenti sia fisici che psicologici; per quanto possa essere un bel momento è un cambiamento e come tale prevede un adattamento. Le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da poter rielaborare il tutto e tornare alla sua quotidianità con serenità. I migliori auguri! Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi

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Doctor #620982

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Salve. Quello che descrivi è più comune di quanto si pensi. Dopo un periodo dedicato interamente ai figli, soprattutto quando sono molto piccoli, è naturale che la casa e la routine familiare diventino un punto di riferimento sicuro. Tornare a immaginarsi nel mondo del lavoro significa confrontarsi con cambiamenti, nuove responsabilità, la separazione dai bambini e, spesso, anche con dubbi sulla propria identità professionale. L'ansia che provi non significa necessariamente che tu non sia pronta a lavorare o che tu abbia fatto una scelta sbagliata. Piuttosto, può essere il segnale che questo passaggio è emotivamente importante per te e che richiede tempo per essere elaborato. Se però gli attacchi d'ansia sono intensi, ricorrenti o ti impediscono concretamente di fare passi verso il rientro, vale la pena approfondire la situazione con uno psicologo. In alcuni casi, infatti, la difficoltà può essere legata a un disturbo d'ansia o a una forma di disagio emotivo che merita attenzione e che può essere affrontato efficacemente. Il consiglio è di non vivere questo cambiamento come un "tutto o niente". Se possibile, prova a immaginare un rientro graduale, concedendoti il tempo di ritrovare fiducia nelle tue capacità. Essere stata mamma a tempo pieno in questi anni non ti ha allontanata dal mondo: ti ha semplicemente portata a sviluppare un nuovo equilibrio, che ora può evolversi in una nuova fase della tua vita. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia

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Doctor #639787

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Buonasera, sì, può accadere. Dopo un periodo dedicato completamente ai figli è normale che il rientro al lavoro possa essere vissuto con timore e che la casa venga percepita come "luogo sicuro". La differenza sta nell'intensità di questa paura: se il solo pensiero di tornare a lavorare le provoca attacchi d'ansia o la blocca, è importante ascoltare questo segnale e non minimizzarlo. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere l'origine di questa ansia e ad affrontare il cambiamento con maggiore serenità, rispettando i suoi tempi. Le auguro di ritrovare presto un equilibrio che le permetta di sentirsi bene sia come mamma che come persona.

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Doctor #700487

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Buongiorno, sì, ciò che descrive può essere del tutto comprensibile. Dopo una gravidanza e, soprattutto, dopo un periodo dedicato quasi esclusivamente alla cura dei figli, è frequente che il rientro nel mondo del lavoro richieda un tempo di riadattamento. Molte mamme vivono emozioni contrastanti: da un lato il desiderio di ritrovare uno spazio personale e professionale, dall’altro la paura di lasciare una dimensione ormai familiare e percepita come sicura. Questo può generare ansia, senso di incertezza o persino il timore di non sentirsi più adeguate ad affrontare ciò che c’è “fuori”. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma che sta affrontando una fase di cambiamento importante. Naturalmente, se questi stati d’ansia sono molto intensi o arrivano a limitarla nelle sue scelte, può essere utile rivolgersi a uno psicologo. Uno spazio di ascolto può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e ad affrontare con maggiore serenità il passaggio verso una nuova fase della sua vita.

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Doctor #638295

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Cara mamma, quello che descrivi è comprensibile e non sei affatto l'unica a vivere questa esperienza. La maternità, soprattutto nei primi anni di vita dei figli, comporta cambiamenti profondi nell'identità, nelle abitudini e nel senso di sicurezza. Dopo un periodo dedicato esclusivamente alla famiglia, il rientro nel mondo del lavoro può essere vissuto con ansia e con la sensazione di aver perso fiducia nelle proprie capacità o di sentirsi al sicuro solo nell'ambiente domestico. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma è un'esperienza che molte mamme riferiscono. Quando però l'ansia diventa molto intensa, provoca attacchi di panico o impedisce di riprendere la propria vita, è importante ascoltare questi segnali e comprenderne le cause. Con un adeguato supporto psicologico è possibile affrontare gradualmente queste paure, ritrovare fiducia in sé e vivere il ritorno al lavoro con maggiore serenità.

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Doctor #712040

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Ti propongo una risposta in linea con le tue indicazioni. Buongiorno, quello che descrive è più comune di quanto si possa immaginare e, soprattutto, ha molto senso se lo si osserva nel contesto della sua storia recente. Negli ultimi anni la sua vita è cambiata profondamente. La nascita di due bambini piccoli, la scelta di lasciare il lavoro per dedicarsi a loro e la costruzione di una nuova quotidianità hanno inevitabilmente modificato le sue abitudini, i suoi ritmi e anche la percezione di sicurezza. Dopo un periodo così intenso è comprensibile che la casa sia diventata il luogo in cui si sente più protetta e prevedibile, mentre l'idea di rientrare nel mondo del lavoro venga vissuta come qualcosa di incerto e potenzialmente minaccioso. Questo non significa necessariamente che lei non desideri lavorare o che abbia fatto una scelta sbagliata in passato. A volte accade che, dopo essere rimasti a lungo in un contesto percepito come sicuro, il semplice pensiero di affrontare un cambiamento riattivi ansia e timori. L'ansia, infatti, non sempre ci dice che una situazione è realmente pericolosa. Molto spesso ci segnala semplicemente che stiamo uscendo da ciò che ormai conosciamo bene. Dal suo messaggio mi colpisce un'espressione: "ho trovato la mia comfort zone a casa". È una riflessione molto lucida. La comfort zone non è necessariamente il luogo in cui si è più felici, ma quello in cui ci si sente più prevedibili e al riparo dall'incertezza. Più tempo si trascorre al suo interno, più il mondo esterno può apparire difficile da affrontare. È un meccanismo che può alimentarsi da solo: si evita ciò che spaventa, ci si sente momentaneamente sollevati, ma nel tempo la paura tende a mantenersi o addirittura ad aumentare. Un altro aspetto che potrebbe avere un ruolo è il fatto che, tornando al lavoro, non cambierebbe soltanto la sua organizzazione pratica. Potrebbero riemergere anche domande profonde, come "Sarò ancora capace?", "Riuscirò a conciliare tutto?", "Sarò una buona madre anche lavorando?", oppure il timore di perdere quell'equilibrio che con fatica ha costruito in questi anni. Spesso queste preoccupazioni rimangono sullo sfondo, ma contribuiscono ad alimentare l'ansia. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, in situazioni come questa è importante comprendere quali pensieri si attivano quando immagina il rientro al lavoro e in che modo questi influenzino le emozioni e i comportamenti. Molte persone scoprono che non è tanto il lavoro in sé a spaventare, quanto il significato che attribuiscono a quel cambiamento e le previsioni che fanno su ciò che potrebbe accadere. Il fatto che lei desideri tornare a lavorare è un elemento importante. Significa che una parte di lei sente il bisogno di riprendere anche quella dimensione della propria vita. L'ansia non va necessariamente interpretata come un segnale che le dice di rinunciare, ma può rappresentare la naturale reazione di fronte a un cambiamento significativo dopo un lungo periodo trascorso in una condizione diversa. Se questa paura dovesse diventare così intensa da impedirle di fare il passo che desidera, potrebbe essere utile concedersi un percorso di supporto psicologico. Un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale può aiutare a comprendere quali meccanismi mantengano questa ansia, a recuperare fiducia nelle proprie capacità e ad affrontare il cambiamento in modo graduale, senza sentirsi sopraffatta. Non significa eliminare completamente la paura, ma imparare a non lasciare che sia lei a decidere al posto suo. Molte persone scoprono che, una volta compresi i propri schemi di funzionamento e affrontati con gli strumenti adeguati, riescono a ritrovare un equilibrio tra il proprio ruolo di genitore e quello professionale con molta più serenità di quanto immaginassero. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Doctor #642448

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Gentile utente, quello che descrive può accadere a molte persone dopo un periodo dedicato interamente alla cura dei figli. La maternità comporta cambiamenti profondi e il rientro nel mondo del lavoro può essere vissuto con timore, soprattutto quando la quotidianità domestica è diventata un punto di riferimento sicuro. L'ansia non va interpretata come un segnale di incapacità, ma come un'esperienza che merita di essere ascoltata e compresa. Può essere utile chiedersi quali aspetti del ritorno al lavoro spaventano maggiormente e affrontare questo passaggio in modo graduale, senza pretendere troppo da sé stessa. Se gli attacchi d'ansia sono intensi o limitano la possibilità di fare ciò che desidera, un confronto con uno psicologo può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a ritrovare fiducia in questo nuovo equilibrio. Un caro saluto.

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Doctor #710499

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Gentile Amica, capisco la sua situazione: riprendere le fila della propria vita dopo un cambiamento così radicale come la maternità può suscitare ansia e preoccupazione. Prima di ragionare su cosa è "normale" e cosa no ("normale" è un aggettivo pericoloso, perché non ci permette di capire la nostra situazione confrontandoci con un supposto modello "giusto", che spesso non esiste), sarebbe meglio ampliare lo sguardo: cosa la spinge ora a riprendere a lavorare? il suo compagno che atteggiamento ha nei confronti di questa iniziativa? sente che riceverebbe adeguato supporto nella gestione dei figli? teme che si ritroverebbe con un carico raddoppiato - responsabilità del lavoro, dei figli o forse anche della casa? Le faccio queste domande, perché spesso interpretiamo come difficoltà individuali risposte comprensibili a situazioni molto complesse che coinvolgono rapporti ed equilibri di vita che vanno considerati. Se avrà bisogno, uno spazio di ascolto psicoterapeutico potrebbe aiutarla a mettere a fuoco e risolvere gli elementi del suo disagio. con i migliori auguri, dr. Ventura

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Doctor #523743

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Sì, è un’esperienza estremamente comune e comprensibile!!!!! Quello che stai provando non è un "insensato terrore", ma una reazione psicologica ed emotiva del tutto fisiologica dopo i cambiamenti radicali che hai vissuto negli ultimi due anni. Ci sono diversi motivi precisi per cui questa transizione scatena l'ansia e la sensazione di volersi rifugiare nella comfort zone domestica: Parliamo di ricalibrazione del sistema nervoso: per due anni il tuo corpo e la tua mente si sono sintonizzati sui ritmi biologici ed emotivi di due neonati. La casa, per quanto faticosa, è diventata un ambiente controllabile e prevedibile. Il "là fuori" rappresenta un sovraccarico di stimoli e richieste esterne a cui il tuo sistema nervoso non è più abituato. Anche solo vedere più persone e parlare con loro può sembrare molto spaventoso. La trappola della "comfort zone": La casa è diventata la tua zona di sicurezza non perché sia priva di stress (accudire due bambini così piccoli è un lavoro immenso), ma perché è un territorio noto. Uscirne significa rompere un equilibrio faticosamente conquistato e ridefinire la propria identità oltre il ruolo di madre. Hai affrontato due gravidanze e i relativi post-partum in un arco di tempo molto stretto. Non c'è stato un vero stacco o un momento di recupero personale tra l'uno e l'altro; sei stata costantemente in una condizione di accudimento primario. È normale che l'idea di aggiungere il carico mentale del lavoro provochi una risposta di allarme (l'attacco d'ansia). Anche se la decisione di rientrare è tua, esiste una tendenza a risposte emotive opposte interne naturale. Lasciare bambini di 2 anni e 6 mesi attiva dinamiche di separazione profonde, che possono manifestarsi somaticamente attraverso l'ansia. Questa reazione non indica che tu non sia pronta o che ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma semplicemente che il passaggio richiede gradualità. Riconoscere che questa paura ha una sua logica protettiva è spesso il primo passo per ridurne l'intensità. Non colpevolizzarti dicendoti che è una paura insensata. È una paura che sta proteggendo un equilibrio che hai faticosamente costruito in questi due anni. Ringraziala per il suo intento protettivo, ma ricordale che puoi farcela. Hai affrontato due gravidanze e i relativi post-partum in un arco di tempo molto stretto. Non c'è stato un vero stacco o un momento di recupero personale tra l'uno e l'altro; sei stata costantemente in una condizione di accudimento primario. È normale che l'idea di aggiungere il carico mentale del lavoro provochi una risposta di allarme (l'attacco d'ansia). C'è un aspetto specifico di questo rientro che ti spaventa di più, come la gestione pratica dei tempi o la paura di non sentirti all'altezza del ruolo professionale dopo la pausa? Ti auguro il meglio e se vuoi, sono qui ad accoglierti.

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Doctor #705560

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Buongiorno, quello che descrive è più frequente di quanto si possa pensare. La maternità, soprattutto quando si è dedicato molto tempo alla cura dei figli, può trasformare profondamente il proprio equilibrio, le priorità e anche la percezione di sé. Ricominciare a lavorare non significa solo tornare a svolgere un'attività, ma affrontare un cambiamento importante: lasciare una routine conosciuta, ridefinire il proprio ruolo e confrontarsi con nuove responsabilità. È comprensibile che questo possa generare ansia. Gli attacchi d'ansia, però, non vanno considerati semplicemente "normali": sono un segnale che il suo sistema emotivo sta vivendo questo passaggio come particolarmente faticoso e meritano di essere ascoltati. Spesso non indicano che non si è in grado di affrontare il rientro, ma che ci sono paure, insicurezze o cambiamenti interiori che chiedono di essere compresi. Con un adeguato supporto psicologico è possibile esplorare il significato di questa paura, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e affrontare il ritorno al lavoro con maggiore serenità, senza forzarsi ma rispettando i propri tempi. Le auguro di poter vivere questo momento con gentilezza verso se stessa. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Doctor #528239

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Durante la gravidanza e dopo il parto vi è una rivoluzione, non solo a livello ormonale. È assolutamente normale cambiare abitudini e preferenze, anche per adeguarsi al cambiamento che la nascita di un bimbo comporta. La mamma deve vivere tutto questo con tranquillità, senza sensi di colpa. Il lavoro è solo in pausa, quando si sentirà pronta potrà ripartire senza stressarsi inutilmente. Se invece percepisce che questo stato d'animo si protrae esageratamente può rivolgersi ad un professionista che possa aiutarla a gestire l'ansia.

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Doctor #704975

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Buongiorno, il tema qui riportato è molto importante e può meglio esser sviscerato all'interno di uno spazio di ascolto più ampio come quello della psicoterapia. Pensi alla possibilità di parlarne con uno psicoterapeuta, per trovare così le risposte che cerca. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara

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Doctor #527330

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Buongiorno, da ciò che leggo mi immagino 2 aree a confronto: quella di casa e quella del lavoro. Dopo del tempo, inteso, passato in casa per accudire, è plausibile ravvisare nell'idea di tornare a lavoro un senso di affaticamento dovuto ipoteticamente al distacco, al ripristino di routine più intense, a quanto le piace o meno il lavoro che andrà a svolgere ecc. Contemporaneamente, se nota che gli attacchi di ansia si manifestano con marcata frequenza e pervadono molto il suo quotidiano al punto da compromettere la sua serenità, potrebbe essere utile farsi affiancare da un professionista in questa fase di transizione. Un caro saluto, Dottssa LM

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Doctor #665989

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Buongiorno, sì, può accadere. La maternità è un'esperienza che porta con sé cambiamenti profondi e, dopo un periodo dedicato ai propri figli, il pensiero di rientrare nel mondo del lavoro può suscitare ansia, timori e un senso di insicurezza. Più che una semplice "comfort zone", potrebbe trattarsi di un nuovo equilibrio che ora si confronta con un cambiamento importante. Se questa ansia è intensa o sente che le impedisce di riprendere serenamente il suo percorso, potrebbe essere utile dedicarsi uno spazio di ascolto per comprenderne il significato e affrontare questo passaggio con maggiore fiducia. Un caro saluto.

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Doctor #650447

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Buongiorno, quello che descrive è un'esperienza più comune di quanto si possa pensare. La maternità comporta profondi cambiamenti, e dopo un periodo dedicato esclusivamente ai figli può accadere che il rientro nel mondo del lavoro venga vissuto con ansia. Tuttavia, è importante non sottovalutare l'intensità del disagio, soprattutto se si manifesta con veri e propri attacchi d'ansia. Potrebbe essere utile interrogarsi su cosa rappresenti per lei il ritorno al lavoro (paura del giudizio, del cambiamento, del distacco dai bambini, di non sentirsi più all'altezza) e, se questa sofferenza persiste, valutare un confronto con uno psicologo per affrontarla in modo mirato. Resto a disposizione, anche online, nel caso in cui decidesse di voler dare spazio a questa sua sofferenza. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini

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Doctor #675163

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Ciao cara, assolutamente sì, può succedere che dopo un periodo di “comfort” si faccia fatica. Ti consiglio di fare qualche colloquio con qualcuno, vedrai che in poco tempo passerà. Un caro saluto

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Doctor #621547

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Buongiorno, può succedere ed è superabile. Parlando in generale, la maternità è sicuramente un cambiamento importante che ridefinisce il proprio equilibrio. può capitare che si diventi più "sensibili" ad una nuova prospettiva di cambiamento. Per la sua situazione individuale rimango a diposizione per domande o dubbi. Buona giornata

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Doctor #652376

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Cara utente, provando a pensare al suo problema direbbe che è una sua paura del "là fuori" dove quindi teme in qualche modo che possa succederle qualcosa ect oppure è una paura di allontanarsi dai suoi bambini e lasciarli con qualcun altro che se pur fidato che sia non la fa stare tranquilla? Provi a riflettere su questa differenza e in base alla risposta che si darà provi a cercare supporto psicologico per affrontare la questione: in ogni caso immagino che dopo anni in casa ora non sia facile sotto diversi punti di vista cambiare routine. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella

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Doctor #613172

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Salve buongiorno. Sì, è una situazione che in studio incontro abbastanza spesso. Dopo la maternità, soprattutto quando si è dedicato molto tempo alla cura dei figli, è normale che il ritorno al mondo del lavoro possa essere vissuto con timore. In questi anni è cambiata non solo la routine, ma anche il modo di percepire sé stesse, le proprie priorità e il proprio senso di sicurezza. Quando però l'ansia diventa così intensa da manifestarsi con attacchi di panico o da bloccare l'idea stessa di rimettersi in gioco, è importante non sottovalutarla. Non è tanto il lavoro a fare paura, quanto ciò che quel cambiamento rappresenta: separarsi dai figli, affrontare l'incertezza, confrontarsi con aspettative e responsabilità dopo un lungo periodo dedicato alla famiglia. Un percorso psicologico può essere molto utile per comprendere l'origine di questa paura e affrontarla in modo graduale, senza forzarsi ma senza nemmeno lasciare che l'ansia prenda il controllo delle proprie scelte. Tornare a sentirsi libere di scegliere, senza che sia la paura a decidere, è un obiettivo assolutamente raggiungibile.

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Doctor #708024

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Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Quello che descrive è molto più frequente di quello che si possa pensare. Dopo un periodo dedicato completamente alla cura dei figli o alla famiglia, la casa può diventare un luogo di sicurezza e il ritorno al lavoro può essere percepito come una perdita di equilibrio o un cambiamento difficile da affrontare. Possono entrare in gioco diversi fattori come, la paura di separarsi dai bambini, il senso di colpa, la preoccupazione, il timore di non riuscire a conciliare i due ruoli, la perdita di fiducia nelle proprie capacità professionali o l'ansia di affrontare una nuova fase della vita... Questo non significa necessariamente che non sia pronta a tornare a lavorare o che ci sia qualcosa che non va. Potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo per comprendere l'origine di queste emozioni e trovare strategie efficaci per affrontare il cambiamento con maggiore serenità.

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Doctor #683066

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Buongiorno dopo la maternità si può sperimentare uno stato di maggiore ansia e paura legate al ruolo genitoriale, nelle prime fasi di vita la mamma si concentra esclusivamente sulla sopravvivenza del bambino e quindi si isola rispetto al mondo esterno, nel suo caso mi sembra che il nuovo cambiamento la stia mettendo paura e il cambiamento di per sè spaventa. Se vuole approfondire con me posso aiutarla a mettere chiarezza e ad affrontare le sue paure. Sono disponibile per una seduta online.

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Doctor #710232

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Salve, la sensazione che descrive è comprensibile e non è insolito che, dopo la maternità, il rientro nel mondo del lavoro possa essere vissuto con ansia. In questo periodo lei ha costruito una nuova quotidianità, fatta di abitudini e ritmi tali da aver creato la sua “comfort zone”. Affrontare questo cambiamento può suscitare timori, ma ciò non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Potrebbe essere utile procedere gradualmente, concedendosi il tempo di riabituarsi ai nuovi ritmi e sperimentando, passo dopo passo, che il rientro può essere affrontato senza che accada qualcosa di negativo. Con il tempo sarà possibile costruire nuove routine e ritrovare fiducia anche nei contesti esterni. Sarebbe inoltre importante comprendere meglio la natura di questa ansia: è legata principalmente al rientro nel mondo del lavoro e all’uscita dalla sua comfort zone, oppure si accompagnano anche sensi di colpa nel lasciare i figli? Dopo la maternità è frequente che questi vissuti si intreccino e meritano di essere accolti ed esplorati senza giudizio. Approfondire questi aspetti potrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine del suo disagio e a individuare le strategie più adatte per affrontarlo. Resto a sua disposizione qualora desiderasse approfondire questi vissuti in uno spazio di ascolto protetto Un caro saluto.

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Doctor #710615

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Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato il proprio vissuto. Comprendo appieno le sensazioni che descrive di provare in questo periodo così intimo e delicato. Quello che racconta è molto comune durante la maternità. Diventare mamma può trasformare profondamente le proprie priorità, le abitudini, i ritmi e l'idea che abbiamo di noi. Il pensiero di tornare al lavoro può suscitare ansia e timore, soprattutto dopo un lungo periodo dedicato ai figli. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma è un segnale che merita di essere ascoltato e compreso in uno spazio che possa farla sentire accolta. Approfondire cosa rappresenta per lei un rientro lavorativo potrebbe aiutarla a ritrovare fiducia e affrontare questo passaggio con maggiore serenità. Le auguro di ritrovare la serenità in questo momento così delicato, un caro saluto. Dott.ssa Cotronei Ludovica

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Doctor #685633

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Sì, può essere assolutamente un'esperienza comprensibile, e non è così rara come spesso si pensa. Se le rispondessi come psicologa sistemico-relazionale, partirei da un presupposto: il problema non è lei, ma il significato che questa fase della vita ha assunto all'interno della tua storia personale e familiare. La maternità, soprattutto con due bambini così piccoli, non cambia solo l'organizzazione della giornata: ridefinisce profondamente l'identità, le priorità e il senso di sicurezza. Per un lungo periodo la tua energia è stata orientata a proteggere, accudire e mantenere stabile il sistema familiare. La casa è diventata il luogo in cui ha imparato a sentirsi competente, utile e in controllo, mentre il mondo esterno è rimasto in sospeso. Quando oggi immagina di tornare al lavoro, probabilmente non sta reagendo solo all'idea di lavorare. Il suo sistema emotivo potrebbe interpretare quel cambiamento come una rottura di un equilibrio costruito con fatica. L'ansia, in questa prospettiva, non è necessariamente il segnale che non è pronta o che ha fatto la scelta sbagliata; può essere il modo con cui il suo organismo le dice: "Stiamo entrando in una fase nuova, che comporta incertezza e richiede una riorganizzazione."

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Doctor #679667

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Gentile signora, quella che descrive è un'esperienza molto più comune di quanto immagini, e non ha nulla di insensato, anche se così le sembra in questo momento. Il suo corpo e la sua mente hanno costruito, in due anni, un equilibrio solido: un'identità di madre presente, competente, sicura di sé. È naturale che l'idea di lasciarlo attivi un allarme reale; è un legame che ha curato con dedizione, e i legami quando si toccano generano ansia. A questo si aggiunge il pensiero, ancora molto radicato nella nostra cultura, che una "buona madre" debba essere sempre disponibile: un peso che spesso ci si carica addosso in silenzio. E ancora, non è che lei abbia trovato una comfort zone per pigrizia: è che il suo sistema familiare si è riorganizzato attorno a un nuovo equilibrio, e ogni cambiamento di equilibrio porta con sé questo tipo di paura. Le suggerirei di non pensare al rientro come un salto netto, ma come un percorso graduale: un part-time transitorio, un inserimento progressivo dei bambini, tempo per lasciare che tutti, lei compresa, si riadattino. E di non portare da sola questo peso: ne parli con il suo compagno, con chi le è vicino, perché è una fase che riguarda la famiglia intera, non solo lei. Se dovesse accorgersi che l'ansia diventa più pesante e comincia a occuparle gran parte delle giornate, si conceda il permesso di chiedere un supporto professionale: non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché a volte un piccolo accompagnamento aiuta a ritrovare fiducia nelle proprie risorse, più in fretta di quanto si pensi. Cordialmente, dott.ssa Elin Miroddi

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Doctor #636846

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Gentilissima, non conosco le sue dinamiche di pensiero, né le motivazioni che l'hanno spinta a lasciare il lavoro, quindi prenda il mio parere come un confronto su una questione che può presentarsi in fasi di vita delicate come quella della maternità. Questa fase può essere isolante, ci si dedica completamente ai piccoli e ci si sente come dentro a una bolla. Reinserirsi in un tessuto sociale dopo questo periodo può spaventare perché ci si sente più fragili, la mente è occupata da altro, si hanno più responsabilità e le abilità sociali non sono più allenate come prima . Clinicamente potremmo parlare di ansia sociale oppure di un sovraccarico di responsabilità che può causare ansia a chi è sensibile a questo tema. Rimango disponibile per una consulenza online, un caro saluto.

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Doctor #653853

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Sapere che è normale cambierebbe la sua esperienza di terrore? Questa è la sua esperienza soggettiva e bisogna prendersene cura, al di là di quello che dicono le statistiche che succede alla maggioranza delle mamme. Le consiglio un percorso terapeutico, perché anche se fosse normale, questa questione le sta creando un'enorme fatica ed è giusto che qualcuno si prenda cura di lei.

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Doctor #653054

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Quello che descrive può essere compreso come un momento di grande cambiamento, non solo pratico ma anche identitario. In questi anni il suo ruolo di madre è diventato molto centrale e la casa può essere diventata il luogo in cui si è sentita competente, necessaria e al sicuro. A volte, quando ci si avvicina a un passaggio importante come il rientro al lavoro, l’ansia può emergere perché questo cambiamento può portare con sé nuove domande e una ridefinizione degli equilibri: dentro di sé, nella relazione con i figli e nel contesto familiare. Può essere interessante esplorare che significato ha per lei tornare “fuori”: cosa rappresenta quel mondo esterno rispetto alla dimensione familiare che ha costruito in questi anni? Quali paure o aspettative porta con sé questo passaggio? Forse, più che un semplice ritorno al lavoro, questo momento può rappresentare la ricerca di un nuovo equilibrio tra le diverse parti di sé: la madre, la persona e la professionista. Se sente il bisogno di approfondire questo vissuto e comprendere meglio il significato, può contattarmi. Dott.ssa Ginevra Pieri

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Doctor #642386

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Buongiorno, ti ringrazio per il tuo racconto, inoltre volevo rassicurarti che sono momenti che si passano e che richiedono più cura di te stessa, prenditi cura di te stessa parlandone con qualcuno potrà aiutarti. Grazie.

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Doctor #674543

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Gentile paziente,sì, può succedere e non è raro. Dopo la maternità molte donne vivono un cambiamento profondo, non solo nella quotidianità ma anche nel modo di percepire se stesse e il mondo esterno.Per diversi anni la sua vita è stata centrata sulla cura dei bambini. È comprensibile che la casa sia diventata un luogo sicuro, prevedibile e familiare. Pensare di tornare al lavoro può riattivare paure legate al cambiamento, al distacco dai figli, al timore di non sentirsi più competente o di non riuscire a conciliare tutto.Più che chiedersi se sia normale avere ansia, le suggerirei di domandarsi che cosa rappresenta per lei il ritorno al lavoro. Ha paura di lasciare i bambini? Di non essere più all'altezza? Di perdere gli equilibri costruiti in questi anni? Oppure sente di aver perso fiducia in se stessa?Comprendere l'origine dell'ansia è importante, perché permette di affrontarla in modo mirato. Evitare il cambiamento, invece, spesso dà un sollievo momentaneo ma rischia di renderlo ancora più spaventoso con il passare del tempo.Se questa paura è molto intensa, le provoca attacchi d'ansia o le impedisce di riprendere in mano la sua vita lavorativa nonostante lo desideri, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico. Uno spazio di ascolto può aiutarla a ritrovare fiducia nelle sue risorse e ad affrontare questo passaggio con maggiore serenità, rispettando i suoi tempi. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta

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Doctor #598973

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Gentile utente, la maternità è, certamente, una fase di grandi cambiamenti, ormonali, psichici nonché legati alla quotidianità. Non c'è giusto o sbagliato, quando si parla delle proprie sensazioni o emozioni e, qualora volesse approfondirle, con un primo colloquio psicologico, mi rendo disponibile in tal senso. -Dott.ssa Valeria Gini

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Doctor #706776

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Buongiorno, i suoi attacchi di ansia sono comprensibili e normali, in quanto tornare a lavoro significa uscire dalla sua comfort zone (riprendendo le sue parole). Le sue emozioni, quindi, sono normalissime, considerando anche il periodo delicato ed allo stesso unico che sta affrontando, ovvero la maternità. Tuttavia, se il suo obiettivo è riprendere a lavorare e l'ansia rappresenta un ostacolo, allora potremmo parlare di evitamento, e nel caso in cui le sia difficile contrastare in autonomia l'ansia e l'evitamento del lavoro, le consiglio di affidarsi ad un professionista che possa supportarla. Rimango disponibile ad essere contattata, Dott.ssa Ilaria De Mola.

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Doctor #617839

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Cara Mamma, il rientro al lavoro è spesso un momento faticoso, caratterizzato da paure e dubbi. Potrebbe essere che in questi anni lei abbia trovato la sua dimensione e l'idea di doverla lasciare le faccia paura. Contattare un professionista potrebbe permetterle di guardare con lenti diversi questo momento, vivendolo con una maggiore serenità.

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Doctor #676782

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Buongiorno, mi sembra che le sue stesse parole suggeriscano molto bene una lettura possibile: può essere che in questo periodo, che ha dedicato alla maternità, si sia costruita una comfort zone in cui sa come ci sta, sa come muoversi. Quello che sta decidendo di intraprendere è in effetti un passo che comporta un cambio importante e può essere normale provare ansia in questi casi, come in ogni fase della vita che ci richiede un nuovo adattamento. Se però questa attivazione le risultasse difficile da gestire, o dovesse sentire che la intralcia nei suoi propositi, provi a valutare la possibilità di chiedere un supporto. La maternità è un periodo di grandi emozioni e grandi sconvolgimenti, per questo è normalissimo anche avere bisogno di un sostegno professionale nell'affrontarli.

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Doctor #675432

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È assolutamente normale. Anzi, è una reazione estremamente comune, diffusa e, da un punto di vista psicologico, del tutto sensata. Passare da essere madre a reincorporarsi nel mondo del lavoro é la transizione piú difficile che una donna debba sostenere ed il senso di colpa é una conseguenza con la quale, purtroppo, bisogna fare i conti, soprattutto per lei che ha avuto due figli a distanza molto ravvicinata e quindi posso immaginare quanto sia stata assorbita dal suo ruolo di madre negli ultimi tre anni.

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Doctor #697351

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Cara Mamma, sì, può essere assolutamente normale avere paura di riprendere una vita che, in un certo senso, aveva momentaneamente messo da parte per dedicarsi ai suoi figli. Inoltre, dietro questa sensazione di "chiusura" potrebbe non esserci una sola spiegazione, ma una combinazione di fattori: la perdita graduale dell'abitudine a frequentare contesti lavorativi, la paura del cambiamento, il carico mentale della maternità, il timore di non riuscire a conciliare tutto oppure il fatto che, dopo anni dedicati quasi esclusivamente ai bambini, la sua identità potrebbe essersi in parte riorganizzata attorno a quel ruolo. C'è anche un aspetto biologico da non sottovalutare: nei primi anni di vita dei figli, madre e bambino tendono naturalmente a costruire un legame molto intenso. È un meccanismo che favorisce accudimento, protezione e vicinanza e che, in alcune persone, può rendere emotivamente più difficile il ritorno a spazi e attività esterni alla famiglia. Questo, però, non significa che sia destinata a restare nella sua comfort zone, anzi, spesso l'ansia compare proprio quando ci troviamo sulla soglia di una nuova fase della vita. Il desiderio stesso di tornare a lavorare potrebbe indicarle che sente il bisogno di aprirsi a una nuova fase del suo percorso personale. È una situazione molto più comune di quanto si pensi e, a volte, indica semplicemente che una parte di lei deve ancora riabituarsi all'idea del "là fuori". Se però gli attacchi d'ansia sono intensi, durano da un pò di tempo e/o rischiano di limitare la sua libertà di scelta, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio da dove nasce questa ansia e cosa sta esprimendo. La maternità, infatti, può amplificare fragilità e preoccupazioni che prima semplicemente non si erano manifestati e prendersi cura di sé e dei propri bisogni non significa prendersi meno cura dei propri figli. Le mando un caro saluto

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Doctor #705892

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È del tutto normale sentirsi disorientate e spaventate dal ritornare "fuori". Diventare madre è un'esperienza complessa che comporta modifiche e la creazione di nuovi equilibri. Rientrare a lavoro vuol dire trovare nuovamente un adattamento tra due dimensioni personale e familiare, si possono alternare sentimenti contrastanti di colpa e necessità di riaffermare la propria identità e rimettersi in gioco in contesti professionali. Un percorso di sostegno può aiutarla a capire e gestire meglio questo passaggio con gradualità. In bocca al lupo

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Doctor #604713

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Gentilissima, quello che descrive è un vissuto che molte donne sperimentano dopo la maternità e merita di essere accolto senza giudizio. Il rientro al lavoro rappresenta un cambiamento importante e può portare con sé paure, dubbi, senso di colpa e ansia. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va in lei, ma che sta affrontando una fase di transizione significativa. Secondo la terapia cognitivo-comportamentale, pensieri, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente. L'ansia, quindi, non nasce semplicemente all'idea di tornare al lavoro, ma anche dal significato che attribuiamo a quell'evento attraverso i nostri pensieri. Potrebbe essere utile chiedersi: quali pensieri mi passano per la mente quando immagino di ricominciare a lavorare? Cosa temo possa accadere? Una volta individuati questi pensieri, può provare a metterli gentilmente in discussione con alcune domande, ad esempio: "Se una mia amica mi dicesse questo, cosa le risponderei?", oppure "Questo pensiero è vero al 100% o potrebbero esserci anche altri modi di vedere la situazione?". Questo non significa convincersi che andrà tutto bene, ma imparare a non dare automaticamente per vere le interpretazioni più negative che a volte facciamo. Vorrei aggiungere anche una riflessione: essere madre non significa rinunciare agli altri ruoli che fanno parte della propria identità. È legittimo desiderare di tornare a lavorare, così come è legittimo aspirare alla propria autonomia, alla realizzazione personale e professionale. La maternità arricchisce l'identità di una donna, ma non dovrebbe cancellare le altre parti di sé. Se questa ansia dovesse essere particolarmente intensa o limitante, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i pensieri che la alimentano e ad affrontare con maggiore serenità questa fase di cambiamento. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio

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Doctor #618031

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Quello che descrivi può accadere dopo la maternità, soprattutto quando per un periodo la casa e il ruolo di mamma diventano il principale punto di riferimento. Tornare al lavoro significa confrontarsi con un nuovo equilibrio e questo può attivare ansia. Se però questa paura è molto intensa e ti blocca, vale la pena approfondirla con un professionista .

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Doctor #639227

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Molte donne pensano che, se l'ansia è comparsa dopo la maternità, allora sia la maternità ad averla provocata. In realtà, le cose sono spesso piu' complesse. La maternità è un'esperienza che cambia profondamente la vita, ma non è una malattia e non rende una persona incapace di affrontare il mondo. Quello che stai vivendo puo' essere emerso in questo momento della tua storia, favorito daaun lungo periodo di cambiamento, responsabilità,ma non definisce chi sei nè cio' che sei in grado di fare. L'ansia tende a farti credere che il pericolo sia fuori, quando in realtà sta amplificandola percezione del rischio e riducendo la fiducia nelle tue risorse. Il fatto che tu oggi abbia paura di ricominciare non significa che tu non possa ffarlo. Significa solo che, prima di ripartire è importante comprendere cosa questa paura sta cercando di comunicare e restituirti , passo dopo passo, il senso di sicurezza che l'ansia ti ha fatto perdere. Dott.ssa Torre Giuseppina

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Doctor #632202

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Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia/attacchi di panico. Cordiali saluti.

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Doctor #650814

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Sì, può accadere che dopo la maternità e dopo un periodo centrato quasi totalmente sulla cura dei figli il pensiero di rientrare nel mondo del lavoro venga vissuto con ansia, paura e senso di disorientamento. Non significa che lei “non sia capace” o che stia sbagliando: spesso cambia l’equilibrio personale, familiare e identitario, e ciò che prima era abituale può sembrare improvvisamente distante o minaccioso. Il punto, però, è valutare l’intensità dell’ansia: se arriva sotto forma di veri attacchi, evitamento o forte blocco, merita attenzione. Potrebbe aiutarla procedere per piccoli passi, immaginando un rientro graduale, chiarendo quali paure specifiche si attivano e distinguendo il bisogno legittimo di sicurezza dalla paura che limita la sua libertà. Una consulenza psicologica online o in presenza potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa fase e a ritrovare fiducia nel passaggio tra ruolo materno e dimensione personale/lavorativa. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli

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Doctor #690837

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Salve, quello che descrive è molto più comune di quanto pensi. Dopo una maternità, soprattutto con due bambini così piccoli e un periodo intenso passato a casa, il corpo e la mente possono abituarsi a una sorta di “zona sicura”. L’idea di tornare nel mondo del lavoro può riattivare ansia non perché ci sia qualcosa di sbagliato, ma perché il cambiamento arriva dopo mesi in cui tutto è stato centrato sulla cura e sulla protezione. Molte mamme vivono questa sensazione: non è un segnale che “non è fatta per lavorare”, ma che ha bisogno di tempo per riabituarsi a ritmi diversi e a rimettere al centro anche sé stessa. Parlarne in terapia può aiutarla molto, soprattutto per capire cosa le fa paura e per costruire un passaggio più graduale tra la vita domestica e il rientro nel lavoro. Non è un limite: è un momento di transizione che merita ascolto e delicatezza. Un saluto.

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Doctor #587952

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Buongiorno, ogni persona reagisce in modo diverso e può essere sia dovuto ad una nuova abitudine di stare con i suoi figli. Questo però non significa che non si possa cambiare, anzi. Sarebbe importante fare un lavoro sulla motivazione, sul comprendere che cosa la spaventa (lo stare fuori, rimettersi in gioco, paura di non riuscire..) e tranquillizzare il sistema nervoso attivato e pauroso di un qualcosa che invece potrebbe giovare (lavoro). Forse è subentrato l'identificazione come madre e questo ruolo è diventato fisso senza lasciarti spazio magari di rivederti come lavoratrice. Ovviamente sono ipotesi che andrebbero chiarite con uno specialista. Se ha bisogno rimango a disposizione. Buon percorso, Dott.ssa Casumaro Giada

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Doctor #635190

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Gentile Utente ... la risposta alla sua domanda è NO! Che cosa immagina dovrebbe succedere "là fuori"? Lei è proiettata in un futuro immaginario con scenari catastrofici ma, in realtà, tutto ciò è solo nella sua mente. Quali emozioni sente prevalentemente? Ascolta il suo corpo, le sue sensazioni? Sembra che la sua mente abbia preso "potere" e Le impedisce di vivere; Lei vive le sue emozioni, i suoi desideri oppure le pensa? Cerchi di fermarsi ed ascolti ciò che Le succede dentro, piuttosto, che pensare ed immaginare situazioni che mai accadranno. Grazie.

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Doctor #644542

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Cara Signora, la ringrazio per aver condiviso questa sua difficoltà. Vorrei prima di tutto rassicurarla: quello che sta provando è un vissuto comprensibile. Lei ha vissuto gli ultimi due anni immersa in una routine scandita dai bisogni primari di due bambini piccolissimi e le mura domestiche sono diventate la sua comfort zone. La sua ansia, probabilmente (ma non esclusivamente), riflette la preoccupazione di non riuscire ad integrare la sua figura di madre con la sua figura di lavoratrice, unita forse anche al timore della separazione dai suoi figli. Diventare madri comporta una profonda ristrutturazione identitaria e darsi il tempo per affrontare questo passaggio è importante. Proprio per questo, le suggerisco di intraprendere un percorso di supporto psicologico in questa fase di transizione per lei, così da poter lavorare sull'ansia, sulle motivazioni sottostanti e sulla possibilità di un rientro graduale nel mondo esterno. Le auguro di ritrovare la fiducia necessaria per affrontare questo nuovo capitolo della sua vita.

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Doctor #713928

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Buongiorno. E' normale sentirsi emozionati al pensiero di doversi rimettere in gioco dal punto di vista lavorativo. E' importante che lei ragioni sulle risorse che ha a sua disposizione (familiari, baby sitter, nidi) e si costruisca una rete di riferimento. Questo può essere un piccolo primo passo. I passi successivi varieranno a seconda che lei abbia lasciato il lavoro in aspettativa oppure si debba mettere alla ricerca di un lavoro, alle sue possibilità economiche ed al tipo di supporto che ha trovato, anche in termini di orario, per i suoi figli. Un lavoro sulla gestione degli attacchi di ansia e sui pensieri relativi al mondo "là fuori" la aiuterà a risolvere questo momento delicato per una mamma. Le auguro un buon proseguimento.

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Doctor #533671

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Buongiorno, mi sento di dire che sì può accadere soprattutto come mi sembra di capire lei stia vivendo bene la sua maternità ta le da descriverla come comfort zone. Non mi sembra che cisia altro modo se non cercare una situazione lavorativa, se possibile, che la non le dia troppa pressione da subito e comunque provare. Se ha bisogno di una consulenza sono disponibile, anche online. Buona Giornata. Dario Martelli

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Doctor #625848

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Buongiorno, quello che descrive non è insolito dopo un lungo periodo dedicato principalmente alla cura dei figli. A volte, quando ci si prepara a tornare al lavoro, possono emergere ansia e timori legati al cambiamento, anche se il desiderio di ricominciare è presente. Ogni transizione importante richiede infatti un nuovo equilibrio e un processo di adattamento. Potrebbe essere utile interrogarsi su cosa la preoccupa maggiormente: la separazione dai bambini, la gestione dei nuovi ritmi e della conciliazione dei diversi ruoli, oppure le aspettative che sente nei confronti di sé stessa in questa fase della vita. Comprendere meglio l’origine di queste preoccupazioni può aiutare ad affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza e serenità. Un cordiale saluto, Ela Vieru – Psicologa Clinica

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Doctor #710409

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Buongiorno, da quello che ho capito, sono 2 anni e 6 mesi che si dedica hai suoi figli ed è fuori dal mondo lavorativo. Avere timore di riaffrontare ciò che è fuori dalla maternità è del tutto normale, dovrà ritrovare l'equilibrio a piccoli passi, si tratta di adattarsi a qualcosa di nuovo. Grazie per la sua domanda, spero riuscirà a tornare a lavoro in maniera serena

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Doctor #704378

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Gentile Signora, più che chiederci se ciò che sta vivendo sia "normale", credo sia utile provare a comprenderne il significato. La nascita di un figlio porta inevitabilmente a costruire nuovi equilibri e ad affrontare scelte che, come tutte le scelte importanti, comportano anche delle rinunce. La decisione di dedicarsi ai suoi bambini avrà probabilmente risposto a bisogni e valori importanti per lei, al di là degli aspetti pratici dell'organizzazione familiare. Questo, però, non significa che non abbia dovuto mettere temporaneamente da parte altri aspetti della sua identità, come quella professionale. Per questo motivo potrebbe essere utile chiedersi che cosa rappresenti per lei il ritorno al lavoro. Significa affidare i suoi figli ad altre persone (asilo, familiari, babysitter)? Significa separarsi da un ruolo nel quale oggi si sente competente e sicura? Oppure significa confrontarsi con il timore di essere rimasta indietro, di non sentirsi più all'altezza o di dover conciliare le richieste del lavoro con quelle della maternità? L'ansia, in questi casi, non è necessariamente qualcosa da eliminare il più rapidamente possibile: spesso rappresenta un segnale che ci invita a comprendere quali paure, dubbi o conflitti stanno accompagnando un momento di cambiamento. Per questo motivo, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla proprio in questa fase di transizione, non solo a gestire l'ansia, ma soprattutto a comprenderne il significato e ad affrontare con maggiore serenità questo nuovo passaggio della sua vita. Se sentirà di averne bisogno, sarò lieta di conoscerla. Potrà prenotare un primo colloquio, online o in presenza, per approfondire insieme ciò che sta vivendo e valutare il percorso più adatto alle sue esigenze.

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Doctor #696593

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Gentilissima, Se quello che descrive è il suo vissuto, sapere che si tratti di un'esperienza normale o meno aiuterebbe a risolvere i suoi problemi di ansia? Un meccanismo psicologico che si attiva frequentemente nelle persone è quello in base al quale ci si convince che andare alla ricerca della spiegazione razionale di un problema che interessa la sfera emotiva sia la via per risolverlo. In realtà si tratta di un'illusione che non solo non aiuta, ma a volte complica e sicuramente mantiene il problema. Pertanto, se questa sua difficoltà dovesse persistere, potrebbe valutare l'aiuto di uno psicologo che saprebbe fornirle strumenti efficaci per raggiungere serenamente l'obiettivo che si è prefissa. Un cordiale saluto.

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Doctor #710261

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Buongiorno Signora, è comprensibile sentirsi in ansia dopo un lungo periodo in cui la sua vita era dedicata ai suoi figli e al ruolo di madre, ora si trova davanti a un cambiamento su più fronti: routines, ruolo, cerchia sociale, mansioni; sono cambiamenti non scontati, che richiedono impegno e fatica oltre che a costituire una novità che si trova a dover gestire, questo può creare pensieri intrusivi o di tipo ansioso. Provi a pensare a una situazione simile ad es. quando è diventata mamma, anche in quell'occasione può aver provato pensieri simili, ma è riuscita a far fronte a questo nuovo capitolo della sua vita, per ben due volte! Provi a rivedere quali strategie e punti di forza l'hanno aiutata nel gestire questi momenti e altri simili e vedrà che riscoprirà la sua forza; se l'ansia permane in modo intrusivo può sempre rivolgersi a un professionista per chiedere un sostegno in questo momento per lei faticoso. Le auguro un buon nuovo inizio.

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Doctor #672617

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Quello che stai vivendo è assolutamente comprensibile. Dopo due bambini così piccoli, la tua vita si è riorganizzata attorno a loro e la casa è diventata un luogo di sicurezza, quasi una base emotiva. Non è solo “abitudine”, è un equilibrio che hai costruito giorno dopo giorno. Per questo, quando pensi di tornare al lavoro, non si attiva solo un cambiamento pratico, ma qualcosa di più profondo: uscire da quello spazio protetto e rimetterti in un “fuori” che adesso senti distante. L’ansia, in questo senso, non è irrazionale, ma parla proprio di questo passaggio. Forse il punto non è chiedersi se sia giusto o sbagliato tornare a lavorare, né forzarti a superare questa paura. Ma fermarsi ad ascoltare cosa succede dentro di te quando immagini quel ritorno. Cosa perdi? Cosa temi? Cosa desideri davvero, al di là di quello che “dovresti” fare? A volte c’è una parte che vuole tornare, sentirsi di nuovo nel mondo, riprendere uno spazio personale. E allo stesso tempo c’è un’altra parte che teme di lasciare, di separarsi, di perdere quell’equilibrio costruito con i tuoi bambini. Non è una contraddizione, è un dialogo interno che ha bisogno di essere riconosciuto. E soprattutto, non è una scelta definitiva. Puoi avvicinarti gradualmente, fare piccoli passi, vedere come ti senti. E, se serve, anche tornare indietro o rivedere la direzione. Non stai decidendo per sempre, stai cercando di capire cosa è giusto per te in questo momento della tua vita. Il rischio, semmai, è ignorare quello che senti e spingerti in una direzione solo perché “si deve”. In quel caso l’ansia tende ad aumentare. Se invece inizi a considerarla come una bussola non sempre precisa, ma comunque significativa, può aiutarti a capire dove sei tu adesso, in questa fase della tua vita e non c’è una risposta giusta in assoluto.

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Doctor #659493

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Salve,inizierei col dirti una cosa: non mi concentrerei sul fatto che hai paura di lavorare. Mi incuriosirebbe capire cosa rappresenta, per te, il tornare a lavorare. Da quello che racconti, hai due bambini molto piccoli: uno di 2 anni e uno di 6 mesi. Negli ultimi anni la tua mente e il tuo corpo si sono completamente riorganizzati attorno al ruolo di madre. Non è solo una questione di abitudini: è cambiata la tua identità, il tuo ritmo quotidiano, il tuo senso di sicurezza. La casa, in questo momento, è diventata il luogo in cui sai esattamente cosa fare, dove ti senti competente e dove hai il controllo della situazione. Il "fuori", invece, rappresenta molte incognite: "Sarò ancora capace di lavorare?" "Riuscirò a conciliare tutto?" "E se i bambini avranno bisogno di me?" "Se non fossi più quella di prima?" "Se fallissi?" L'ansia, spesso, non è la paura del lavoro. È la paura del cambiamento. In psicologia si parla spesso del fatto che la maternità è una profonda trasformazione identitaria. Dopo la nascita di un figlio — e ancora di più con due bambini così piccoli — molte donne sperimentano una sensazione di "essersi allontanate" dalla persona che erano prima. Tornare al lavoro può far emergere il timore di non riconoscersi più o di non essere all'altezza. Vorrei anche farti notare un dettaglio importante del tuo messaggio. Tu scrivi: "Ho lasciato il lavoro di mia iniziativa." Questa precisazione mi colpisce. È come se stessi dicendo: "È stata una mia scelta, quindi non dovrei stare così." Ma una scelta può essere giusta e, allo stesso tempo, avere delle conseguenze emotive che non avevi previsto. Non c'è nessuna contraddizione. Un'altra cosa che mi farebbe riflettere è la frase: "Ho trovato la mia comfort zone." Le comfort zone vengono spesso descritte come luoghi di benessere. In realtà, a volte sono semplicemente luoghi in cui l'ansia è più bassa. Non significa necessariamente che siano il posto in cui vogliamo restare per sempre. L'ansia tende a dirci: "Se non esci, starai meglio." E ha ragione... nel brevissimo periodo. Ma ogni volta che evitiamo ciò che ci spaventa, il cervello impara che quella cosa era davvero pericolosa. Così il timore cresce. Vorrei però fare una distinzione importante. Se l'ansia compare solo quando pensi di ricominciare a lavorare, ma nella vita quotidiana riesci a uscire, vedere persone, fare commissioni, prenderti cura dei bambini, allora è probabile che sia un'ansia legata a questa fase di transizione. Se invece senti un forte timore anche nell'uscire di casa, nell'allontanarti dai bambini, nei luoghi affollati o eviti molte situazioni perché temi di stare male, allora potrebbe essere utile approfondire con uno psicologo. Dopo una gravidanza e un parto alcune donne sviluppano disturbi d'ansia che meritano attenzione e possono essere trattati con ottimi risultati. C'è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato: hai un bambino di 6 mesi. Sei ancora in un periodo molto vicino al parto. La deprivazione di sonno, il carico mentale, gli ormoni e le responsabilità continue possono rendere il sistema nervoso molto più sensibile all'ansia. Non significa che ci sia qualcosa che non va in te. Se fossi in seduta con te, probabilmente non ti direi: "Devi buttarti." Ti chiederei invece: Che immagine ti viene in mente quando pensi al primo giorno di lavoro? Qual è la cosa peggiore che immagini possa succedere? È il lavoro che ti spaventa o il lasciare i bambini? Ti manca lavorare oppure senti di "dover" ricominciare? Se l'ansia sparisse per un giorno, tu vorresti davvero tornare a lavorare? Queste domande aiutano a capire se l'ansia sta proteggendo qualcosa di importante oppure se sta semplicemente sopravvalutando un pericolo. Infine, voglio dirti una cosa che spesso le madri trovano rassicurante: non sei "diventata una persona paurosa". Il cervello, dopo la maternità, tende fisiologicamente a essere più orientato alla protezione, alla previsione dei rischi e alla vigilanza. Questa caratteristica è utile per accudire un neonato, ma a volte può estendersi anche ad altri ambiti della vita e rendere più difficile affrontare i cambiamenti. Ti farei una domanda, se ti va di rispondermi: quando immagini concretamente di tornare a lavorare, qual è il primo pensiero che ti provoca l'ansia? È più qualcosa come "non ce la farò", "mi sentirò in colpa a lasciare i bambini", "non sono più quella di prima", oppure un'altra paura ancora? Da lì si può iniziare a capire cosa sta davvero alimentando questa sensazione. Resto a disposizione Cordiali Saluti

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Doctor #707487

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Buongiorno, quello che descrive sembra accompagnare una fase di cambiamento importante. Dopo un periodo in cui la sua quotidianità si è naturalmente organizzata attorno alla cura dei suoi bambini, l'idea di riprendere il lavoro sembra suscitare un'intensa risposta di ansia. Nel suo racconto emerge il passaggio da una dimensione che nel tempo è diventata familiare e rassicurante a una nuova fase che, almeno oggi, viene vissuta con timore. Da una parte può esserci il desiderio di tornare a investire in una dimensione personale e lavorativa, dall'altra il timore di lasciare un equilibrio costruito nel tempo e di confrontarsi con una realtà che oggi percepisce come fonte di preoccupazione. Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio per comprendere meglio queste emozioni, esplorare i cambiamenti che la maternità ha portato nella sua vita e ritrovare, gradualmente, un senso di fiducia nell'affrontare questa nuova fase. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli

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Doctor #675565

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Dopo la maternità molte donne vivono un periodo di profondo cambiamento, sia dal punto di vista emotivo che pratico. Trascorrere molto tempo dedicandosi ai figli può portare a costruire una nuova quotidianità che viene percepita come sicura e familiare, rendendo il rientro nel mondo del lavoro fonte di preoccupazione o ansia. Se al solo pensiero di tornare a lavorare compaiono sintomi intensi di ansia, è importante non sottovalutare il disagio. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di "anormale", ma può indicare che il cambiamento viene vissuto come particolarmente impegnativo e che ci sono emozioni o timori che meritano di essere compresi. Un percorso di supporto psicologico può aiutare a esplorare le cause dell'ansia, distinguere le normali preoccupazioni legate al rientro da eventuali difficoltà più significative e accompagnare la persona nel recuperare fiducia e serenità nell'affrontare questa nuova fase della vita.

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Doctor #700948

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Gentile utente, grazie per la sua condivisione. Quello che descrive è un'esperienza che molte persone vivono dopo un lungo periodo dedicato alla cura dei figli: non si tratta necessariamente di qualcosa di "insensato", ma di una fase di adattamento. Negli ultimi anni ha costruito una nuova routine che è diventata il suo punto di riferimento, e l'idea di rimettersi in gioco può attivare ansia e timore per ciò che è nuovo. Mi soffermerei proprio sulla parola "insensato": provi, se possibile, a mettere da parte questo giudizio e a chiedersi invece cosa la spaventa maggiormente del rientro al lavoro. È il timore di non sentirsi più competente? Di separarsi dai bambini? Di non riuscire a conciliare tutto? Comprendere e dare un nome a ciò che proviamo è spesso il primo passo per affrontarlo con maggiore serenità.

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Doctor #669839

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Gentile Signora, quello che descrive è un'esperienza più comune di quanto si possa pensare e non significa necessariamente che ci sia qualcosa di "sbagliato" in lei. La maternità, soprattutto con due bambini molto piccoli, comporta una profonda riorganizzazione dell'identità, delle priorità e del modo di percepire sé stessi. Da una prospettiva psicodinamica, la casa può essere diventata non solo un luogo fisico, ma uno spazio emotivo di sicurezza, prevedibilità e appartenenza. Al contrario, il mondo del lavoro può rappresentare il ritorno a richieste, giudizi, responsabilità e separazioni che oggi il suo mondo interno vive come particolarmente impegnativi. L'ansia, in questo senso, non va letta come un segnale che "non è più capace di lavorare", ma come l'espressione di un conflitto tra il desiderio di riprendere una parte della sua identità e il timore di lasciare un equilibrio che, pur con le sue fatiche, è diventato familiare. Vale anche la pena chiedersi se ciò che teme sia davvero il lavoro in sé o ciò che il lavoro comporta: separarsi dai bambini, sentirsi meno presente come madre, il confronto con colleghi e ritmi che nel frattempo sono cambiati, o la paura di non sentirsi più all'altezza dopo una lunga pausa. Spesso l'ansia tende a condensare tutti questi aspetti in un'unica sensazione di pericolo. Il fatto che lei dica *"vorrei ricominciare a lavorare"* è un elemento importante: indica che una parte di sé desidera questo cambiamento, mentre un'altra ne è spaventata. Più che forzare una delle due, può essere utile comprendere entrambe. Quando questo conflitto viene riconosciuto, spesso l'ansia perde gradualmente intensità. Se gli attacchi d'ansia sono frequenti, molto intensi o la stanno portando a rinunciare a un progetto che sente importante, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicoterapeuta. Un percorso non avrebbe l'obiettivo di convincerla a tornare al lavoro a tutti i costi, ma di aiutarla a capire cosa rappresenta oggi quel "là fuori" che sente così minaccioso e a ritrovare la libertà di scegliere senza che sia la paura a decidere per lei. In altre parole, la domanda non è tanto se sia "normale" dopo la maternità, quanto quale significato abbia, nella sua storia e nel momento di vita che sta attraversando, questa difficoltà a lasciare uno spazio che è diventato così profondamente protettivo. Comprendere questo significato è spesso il primo passo per poter affrontare il cambiamento con maggiore serenità.

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Doctor #553136

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Buongiorno gentile utente, la condizione che descrive è normale e accomuna molte donne che hanno vissuto una esperienza simile. La maternità è un momento unico e irripetibile per ogni donna non solo per i cambiamenti fisici e ormonali che comporta, ma anche per l'investimento emotivo che suscita: la connessione con i propri figli, la paura di rivestire questo nnuovo ruolo, l'impegno di attenzione e tempo per ogni fase della crescita del proprio figlio e le infinite gioie per ogni momento e scoperta condiviso con loro. Sono vissuti totalizzanti che possono farla sentire completamente estraneata dal mondo, segnando in qualche modo un prima e un dopo, generando in lei nuovi timori quando ritorna la vita passata, che però ora è diversa. Un saluto

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Doctor #615461

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Buonasera. La risposta alla sua domanda è assolutamente sì: quello che sta provando è non solo normale, ma è una dinamica estremamente comune e comprensibile dopo la maternità. Il periodo che ha vissuto, con due gravidanze e la cura di due bambini così piccoli (2 anni e 6 mesi), ha richiesto un investimento totale di energie fisiche e mentali. In questi anni la sua casa, pur nella fatica quotidiana, è diventata il suo perimetro di massima sicurezza e controllo: un luogo dove sa esattamente cosa fare e dove protegge i suoi figli. Questo ha strutturato una forte "comfort zone". Il solo pensiero di uscirne per rientrare nel mondo del lavoro — con i suoi ritmi, le performance e il distacco dai bambini — viene percepito dal suo cervello come una minaccia a questo equilibrio, attivando l'ansia e il terrore del "là fuori". Non si tratta di un blocco insensato, ma del timore del cambiamento e della separazione. Questa transizione richiede tempo e delicatezza verso se stessa. Il consiglio clinico è di non imporsi un rientro drastico, ma di procedere per piccoli passi: inizi a ritagliarsi spazi personali fuori casa senza i bambini, aggiorni gradualmente il curriculum e valuti, se possibile, un rientro lavorativo morbido o part-time. Se questa ansia dovesse rimanere paralizzante e impedirle di fare questi passi, intraprendere qualche colloquio di psicoterapia le sarà di immenso aiuto. Un percorso terapeutico le offrirà uno spazio protetto per elaborare questa delicata fase di transizione, aiutandola a ritrovare la sua identità di donna lavoratrice accanto a quella di madre, senza sensi di colpa e con una ritrovata sicurezza. Si dia tempo. Un caro saluto.

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Doctor #228648

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È una reazione che molte donne descrivono dopo la maternità, anche se non tutte la vivono con la stessa intensità. Il fatto che tu abbia scelto di lasciare il lavoro per dedicarti ai tuoi bambini non significa che oggi tu non possa desiderare anche altro. E il desiderio di rientrare nel mondo del lavoro può convivere con la paura di farlo. Dal punto di vista psicologico, la maternità comporta una profonda riorganizzazione dell'identità. Per mesi, o anni, il tuo cervello e le tue energie si sono concentrati sulla cura dei tuoi figli, che oggi hanno ancora 2 anni e 6 mesi: un periodo molto intenso, in cui è naturale che la casa e la routine familiare siano diventate un ambiente prevedibile e rassicurante. Tornare a esporsi a richieste, responsabilità, giudizi e cambiamenti può essere percepito come una minaccia, anche se razionalmente sai che lavorare è ciò che desideri. Gli attacchi d'ansia non sono un segnale che "non sei più capace" o che non dovresti tornare a lavorare. Piuttosto, indicano che in questo momento il tuo sistema emotivo associa quel cambiamento a un elevato livello di stress. È una risposta che merita di essere ascoltata, non assecondata né combattuta con forza. La domanda importante è capire se la paura riguarda il lavoro in sé oppure ciò che rappresenta: separarti dai bambini, il timore di non essere più all'altezza professionalmente, il senso di colpa, la perdita della routine o l'incertezza di un nuovo equilibrio familiare. Se questa ansia è molto intensa, ti porta ad avere veri e propri attacchi di panico o ti impedisce di fare passi concreti verso il rientro, può essere molto utile confrontarti con uno psicologo. Un percorso breve può aiutarti a comprendere cosa alimenta questa paura e a ritrovare fiducia, affrontando il cambiamento in modo graduale e rispettoso dei tuoi tempi. Quello che descrivi, quindi, può essere una reazione normale nel periodo successivo alla maternità, soprattutto dopo un lungo tempo dedicato esclusivamente ai figli. Diventa importante chiedere aiuto quando l'ansia non è più solo una preoccupazione, ma limita la tua libertà di scegliere la vita che desideri. Non significa che tu abbia perso la capacità di stare "là fuori": probabilmente, dopo essere cambiata come donna e come madre, hai bisogno di ritrovare un modo nuovo di tornarci.

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Doctor #701975

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Ciao! Quello che descrivi è molto più comune di quanto immagini, e ha un nome: è una forma di ansia da transizione, legata al passaggio da un ruolo che conosci bene (la mamma a tempo pieno) a uno che devi in parte ricostruire (donna che torna al lavoro). Non è “insensato”: il tuo corpo e la tua mente hanno costruito una routine sicura e prevedibile in questi mesi, e ogni cambiamento, seppure voluto e desiderato, attiva comunque una reazione di allarme. Questo tuttavia non significa che stai sbagliando, né che non sei pronta. Significa solo che stai vivendo un riadattamento identitario e pratico, cioè: chi sono “io” fuori dal ruolo di mamma 24 ore su 24? Un primo passo utile è iniziare gradualmente, senza pretendere di sentirti subito a tuo agio: piccoli distacchi, piccoli rientri, dandoti il tempo di ricalibrarti. Se questi pensieri diventano frequenti o molto intensi, però, ti consiglio un supporto psicologico: non perché ci sia qualcosa “che non va”, ma perché un percorso può aiutarti ad attraversare questo cambiamento con più leggerezza

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Doctor #689445

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Salve, i suoi due bimbi hanno una età ravvicinata dunque immagino che negli ultimi 3 anni circa lei si sia (giustamente) dedicata alla maternità a tempo pieno. Questo le ha permesso di entrare in sintonia con i suoi figli, di vivere e accumulare insieme a loro ricordi, e di svolgere il suo ruolo di madre. E' quindi sì probabile che questa situazione (o la sua casa) sia diventata per lei una comfort-zone, nonostante probabilmente il mestiere del genitore è il più complicato fra tutti! Il mondo lì fuori è lo stesso rispetto a come lei lo ha "lasciato", è lei ad essere cambiata così come le sue percezioni e le sue paure. Tutto questo può essere normale ed è molto sano che lei chieda un confronto in merito. Non rinunci al suo desiderio di tornare a lavoro, se sente di necessitare di un supporto psicologico lo chieda pure; lo fa prima di tutto per sé. Arrivederci!

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Doctor #709337

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Sì, può accadere. La maternità è un cambiamento profondo e, dopo un periodo dedicato completamente ai figli, è normale che il rientro nel mondo del lavoro possa generare ansia, timori e senso di insicurezza. Questo non significa che non sia in grado di affrontare il cambiamento, ma che probabilmente ha bisogno di ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse. Se questa ansia è intensa o limita le sue scelte, un supporto psicologico può aiutarla a comprenderne le cause e a gestirla con maggiore serenità. Se desidera approfondire, può trovarmi sulla piattaforma MioDottore, dove il primo colloquio conoscitivo è gratuito. Dott.ssa Sacha Giannetti

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Doctor #708060

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Buongiorno, le novità – da intendersi come momenti di modifica della propria quotidianità – possono indurre certamente apprensione. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per una migliore valutazione del Suo caso. Cordiali saluti. FG

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Doctor #707549

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Quello che lei descrive è molto frequente dopo la maternità: molte mamme, quando pensano a tornare al lavoro, sentono una forte ansia, sensi di colpa e il timore di allontanarsi dalla “comfort zone” di casa e dai propri bambini. Si tratta di una reazione del tutto comprensibile. Il ritorno alla vita professionale non è solo un cambio di routine, ma un vero e proprio momento di transizione identitaria, in cui la donna può sentirsi divisa tra il desiderio di esserci per i figli e il bisogno di recuperare il proprio spazio come individuo e come lavoratrice. Allo stesso tempo, se al solo pensiero di lavorare compaiono attacchi d’ansia, questo è un segnale da accogliere con attenzione: non significa che ci sia “qualcosa di sbagliato” in lei, ma che il suo sistema interno sta esprimendo una fatica che merita ascolto e supporto. Il terrore del "là fuori" spesso nasconde la paura dell'imprevedibilità o il timore di non riuscire a bilanciare i due ruoli. - Normalizzi le sue emozioni: Si conceda il permesso di avere paura e di sentirsi ambivalente. È una fase di passaggio complessa, non un interruttore da accendere o spegnere. - Proceda a piccoli passi: Non deve fare tutto subito. Può iniziare a riaffacciarsi al mondo esterno con piccole azioni quotidiane che la allontanino gradualmente dalla routine casalinga. - Valuti un supporto professionale: Un percorso psicologico, anche breve, potrebbe aiutarla moltissimo a fare spazio a questa ansia, a comprenderne le radici e a ritrovare le sue risorse emotive per affrontare il "fuori" con una nuova e ritrovata sicurezza.

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Doctor #690836

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Buongiorno, sì, può essere assolutamente comprensibile che dopo la maternità e un periodo prolungato trascorso a casa si attivi ansia all’idea di tornare “fuori”. Più che chiedersi se sia normale, forse può essere utile provare a capire che cosa stia esprimendo questa ansia. Potrebbe esserci una parte di lei che desidera tornare al lavoro, ritrovare uno spazio personale, sentirsi di nuovo attiva anche al di fuori del ruolo materno, e un’altra parte che invece teme il distacco, il cambiamento, la fatica o il confronto con il mondo esterno dopo tanto tempo. Sotto questa fatica possono esserci diversi vissuti: paura di non farcela, senso di colpa, bisogno di controllo, oppure una parte più critica che si attiva e mette in dubbio le proprie capacità. Queste reazioni non vanno banalizzate, ma nemmeno vissute come qualcosa di “sbagliato”: possono essere un segnale importante da ascoltare e comprendere meglio. Se l’ansia è intensa, può essere utile approfondirla con un professionista, così da capire da dove nasce e affrontare questo passaggio con maggiore consapevolezza e gradualità.

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Doctor #713496

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Sì, può essere una reazione frequente dopo la maternità: dopo tanto tempo dedicato ai figli, uscire dalla propria routine può generare ansia. Tuttavia, se al solo pensiero di tornare a lavorare hai veri attacchi d'ansia, è importante non sottovalutarli. Rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarti a comprenderne le cause e ad affrontare questo passaggio con maggiore serenità. Stia Bene

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Doctor #671598

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si, può accadere. Dopo la maternità alcune donne sperimentano una maggiore ansia, soprattutto quando devono affrontare un cambiamento importante come il rientro a lavoro. Restare a casa con i propri figli può diventare una "zona di sicurezza", mentre il ritorno all'esterno può essere vissuto con timore. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va, ma è un segnale che merita attenzione, Se l'ansia è intensa o limita la sua quotidianità. un percorso con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere le cause e ad affrontare questo passaggio con più serenità, Con il giusto supporto, questa situazione potrebbe migliorare.

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Doctor #709231

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Gentile mamma, la maternità porta con sé numerosi cambiamenti e, tra questi, può modificare temporaneamente anche il modo in cui percepiamo il mondo esterno. In particolare, il rientro al lavoro rappresenta una fase di transizione importante, che può attivare dubbi, timori e insicurezze. Dopo aver trascorso tanto tempo dedicandosi ai suoi bambini, è comprensibile che l'idea di tornare a lavorare possa suscitare ansia o paura. In questo periodo avete costruito una vostra quotidianità e equilibrio, per cui è naturale che la possibilità di un cambiamento in questo equilibrio familiare possa inizialmente creare un po' di disorientamento. Le emozioni che sta provando meritano di essere ascoltate, perché possono raccontare qualcosa di importante. Dietro questa paura potrebbero esserci diversi fattori: il timore di separarsi dai suoi bambini, il senso di colpa per lasciarli, la preoccupazione di non riuscire più a conciliare i diversi ruoli o il dubbio di non sentirsi più sicura delle proprie capacità lavorative. Mi sento di rassicurarla rimandandole che i bambini sono particolarmente resilienti e imparano gradualmente a tollerare la separazione, sapendo che la mamma tornerà da loro. Allo stesso tempo, il rientro al lavoro può rappresentare anche un'opportunità per riscoprire una parte di sé oltre al ruolo materno, ritrovando uno spazio personale, le proprie competenze e la propria identità professionale. Se però questa ansia dovesse diventare molto intensa, manifestarsi con veri e propri attacchi d'ansia o impedirle di riprendere serenamente la sua quotidianità, potrebbero essere utili degli incontri, così da comprendere insieme il significato di ciò che sta vivendo e affrontare questo cambiamento con maggiore serenità.

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Doctor #706593

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È una reazione non solo frequente, ma profondamente comprensibile se letta attraverso la teoria dell'attaccamento. Dopo la nascita dei figli, il sistema di attaccamento si attiva intensamente: la casa e la routine con i bambini sono diventate la vostra "base sicura" reciproca. L'ansia che prova non è un "insensato terrore", ma la naturale resistenza del sistema biologico all'idea di interrompere una vicinanza che ha garantito sicurezza e sopravvivenza emotiva negli ultimi due anni. Il "là fuori" viene momentaneamente percepito come un ambiente estraneo che minaccia questo equilibrio. Ecco alcuni consigli pratici e graduali per gestire questa transizione, rispettando i tempi di mamma e bambini: Creare micro-distacchi programmati: Prima di rientrare al lavoro, inizi a sperimentare brevi allontanamenti volontari. Lasci i bambini con il partner o una figura di fiducia per un'ora, poi per mezza giornata. Questo serve a rassicurare il suo sistema emotivo sul fatto che si può andare e tornare in sicurezza. Esplorare il "là fuori" in modalità protetta: Frequenti gli spazi pubblici, i parchi o i contesti sociali prima da sola, anche solo per prendere un caffè o leggere un libro. Permetta alla sua mente di registrare che il mondo esterno è un luogo accogliente e non minaccioso. Pianificare un inserimento graduale: Se possibile, opti per un rientro al lavoro part-time o con formule flessibili. Un passaggio progressivo rende la transizione meno traumatica rispetto a un distacco netto di otto ore consecutive. Costruire la base sicura interna: Quando l'ansia si attiva, si ricordi che l'attaccamento non si misura sulla quantità di ore trascorse insieme, ma sulla qualità della presenza e sulla capacità di rispondere ai bisogni dei bambini quando si è con loro. Il legame che ha costruito è solido e resisterà alla distanza lavorativa.

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Doctor #514275

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Quello che descrive è un'esperienza molto comune, anche se spesso silenziosa. Il rientro al lavoro dopo un periodo dedicato interamente ai figli può attivare una risposta ansiosa intensa, anche quando la decisione di ricominciare è fortemente desiderata. Ciò che lei chiama "comfort zone" ha in realtà una funzione ben precisa, la casa e la routine con i bambini sono diventate, un ambiente prevedibile e sotto controllo. Il mondo che fino ad oggi è stato tagliato fuori, il "là fuori", (colleghi, orari, aspettative, distanza dai bambini...) rappresenta invece ignoto che si era abituata ad avere distante, ed è naturale che la mente reagisca con allarme di fronte all'incertezza, soprattutto dopo un cambiamento così importante come la maternità. Non è necessariamente un segnale di qualcosa che "non va", è piuttosto il modo in cui la mente segnala che sta per affrontare una transizione significativa. Detto questo, se l'ansia è molto intensa, persistente, o limita concretamente le sue scelte, può essere utile un percorso di tipo psicologico per riconoscere i pensieri automatici legati al "là fuori" e ricostruire gradualmente fiducia nella propria capacità di gestire il cambiamento. Lei non è sola e qualsiasi cosa può essere affrontata, specie se supportata da uno specialista Se dovesse esserle utile, sono a disposizione per un primo colloquio conoscitivo, anche solo per fare chiarezza insieme sulla situazione. In bocca al lupo

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Doctor #707781

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Salve, Provare ansia e agitazione al pensiero di ricominciare un'attività interrotta da molto tempo è normale - si tratta di un importante cambiamento della routine che ha organizzato negli ultimi anni, è perfettamente comprensibile che possa destabilizzarla. Se quest'ansia la blocca dal cercare lavoro, andarci o condurre altre attività, però, le consiglio di valutare di iniziare un breve percorso psicologico per affrontare l'argomento, capire cosa possa esserci alla base e trovare il modo più adatto per affrontarla. Un saluto, e in bocca al lupo per tutto! Dott. Andrea Rumore

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Doctor #711929

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Gentilissima, dopo una maternità così intensa, il corpo e la mente potrebbero aver costruito una sorta di nido protettivo: stare a casa con i bambini è diventato un luogo sicuro, prevedibile, dove lei sente di poter controllare ciò che accade. Il “fuori”, invece, appare improvvisamente vasto, incerto, quasi minaccioso. Non è affatto raro che, nel momento in cui si pensa di riattivare parti di sé rimaste in pausa, emerga l’ansia: è come se il sistema interno dicesse “sei sicura di essere pronta a ripartire?”. Le direi che non c’è nulla di patologico in questo movimento. È un passaggio delicato, che molte donne vivono dopo la maternità: il corpo ricorda la fatica, la mente teme di non riuscire a tenere insieme tutto, e l’ansia diventa un segnale, non un giudizio. Di solito, quando si comincia a guardare con gentilezza queste paure — senza forzarle, ma neppure evitando il desiderio di tornare a lavorare — si apre lentamente uno spazio nuovo, più abitabile. Suggerisco di approfondire cosa rappresenta per lei quel “là fuori” e come immagina il suo rientro, passo dopo passo. Resto a sua completa disposizione, un saluto, dott.ssa Michelle Borrelli

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Doctor #643804

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Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. La maternità porta con sé cambiamenti profondi, non solo nella quotidianità, ma anche nell'identità, nelle priorità e nel modo di percepire se stesse e il mondo esterno. Per questo motivo, non è raro che il rientro al lavoro o l'idea di uscire da una routine ormai consolidata possa generare ansia. Più che chiedersi se sia "normale", può essere utile comprendere che significato abbia per lei questo timore: cosa rappresenta il tornare al lavoro, quali pensieri e quali paure si attivano e in che modo l'ansia sta influenzando le sue scelte. A volte la casa può diventare un luogo percepito come sicuro, mentre tutto ciò che è esterno viene vissuto come più minaccioso, alimentando un circolo che rende sempre più difficile affrontare il cambiamento. Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può offrire uno spazio di ascolto e comprensione, aiutandola a conoscere meglio i meccanismi che sostengono questa ansia e ad affrontare gradualmente ciò che oggi le appare così difficile, senza giudizio e nel rispetto dei suoi tempi. Se desidera approfondire questi aspetti o valutare un percorso di sostegno psicologico, resto a disposizione per un colloquio. Sono la Dott.ssa Ilaria Redivo e può trovare il Mio profilo su Mio Dottore grazie un caro saluto

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Doctor #633742

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Buongiorno, la maternità è molto più complessa di ciò che viene raccontato, pertanto non mi focalizzerei sul "è normale" ma su ciò che sto vivendo: una scelta di vita complessa, in un momento della vita complesso. Una donna che lascia il lavoro per occuparsi della maternità, pertanto ha già attraversato una fase di cambiamento in cui il suo ruolo di madre ha occupato tutto lo spazio con le sue felicità e le sue difficoltà; ha vissuto a pieno la relazione madre-bambino per molto tempo in maniera esclusiva e ora, che sente nuovamente la spinta ad avere anche altri ruoli, percepisce l'ansia della separazione dai suoi figli (normale) e la paura del cambiamento (normale). Anche un vissuto negativo è normale che ci sia e che venga accolto. Pertanto, non stia da sola, ne parli con qualcuno e si faccia aiutare dalla sua rete di riferimento, anche solo per avere la certezza che i suoi figli senza di lei possono essere ugualmente accuditi. Inoltre, in questo suo racconto, manca del tutto la figura del papà: che ruolo ha lui in tutto questo? il suo pezzo di genitorialità e di coniugalità come rientra? Un caro saluto e le auguro il meglio dott.ssa Alessia Serio

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Doctor #666874

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Buongiorno. È un vissuto che molte persone riportano dopo un periodo come la maternità o in generale di un grande cambiamento, ma ogni esperienza è unica. Può essere utile esplorare cosa rappresenti oggi per lei il rientro al lavoro, cosa tema di vivere "là fuori" di terrorizzante, e quali significati ha assunto la casa come luogo di sicurezza. L'ansia potrebbe essere letta come un segnale che questo cambiamento tocca aspetti importanti della sua identità e del suo equilibrio attuale. Uno spazio di riflessione psicologica può aiutare a comprendere questi significati e a costruire un rientro più graduale e sostenibile.

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Doctor #630852

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Salve, quello che descrive è un’esperienza comprensibile. La maternità, soprattutto nei primi anni di vita dei figli, comporta una profonda riorganizzazione della propria identità, delle abitudini e delle relazioni. Restare a lungo in un contesto percepito come sicuro, come quello domestico, può rendere più difficile immaginare il ritorno al mondo del lavoro, soprattutto se questo viene vissuto come un ambiente ricco di incognite e richieste. Potrebbe essere utile domandarsi quale significato abbia per lei questa ansia. Perché quello che ha vissuto e sta vivendo è sicuramente uno snodo molto importante della sua vita, inoltre è come se ora stesse cercando di tornare a rivestire il ruolo di lavoratrice oltre a quello di madre ruoli. Ruoli che non sempre è semplice integrare. In questo contesto poi la famiglia ha trovato un nuovo equilibrio negli ultimi anni e ogni cambiamento, anche se desiderato, richiede un nuovo adattamento. Se questa paura rimane confinata al momento del pensiero è comprensibile; se invece gli attacchi d’ansia diventano intensi o finiscono per impedirle di riprendere la vita che desidera, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista. Uno spazio di ascolto può aiutarla a comprendere cosa alimenta questa paura e a ritrovare fiducia nell’affrontare gradualmente questo passaggio. Le auguro di poter vivere questa nuova fase con maggiore serenità, rispettando i suoi tempi e le sue risorse.

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Doctor #639637

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Buon pomeriggio. È normale, dopo un periodo intenso di investimenti di energie e cure verso i suoi bimbi, avere paura di ritornare nel mondo. Se ne sentisse il bisogno, un supporto psicologico potrebbe facilitare il suo ritorno al lavoro. Un saluto,dottoressa Teresita Forlano

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Doctor #122351

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Gentile utente, ciò che sta vivendo è assolutamente normale: la maternità trasforma profondamente la nostra identità e il rientro al lavoro non è solo una questione logistica, ma una vera e propria rinegoziazione dei propri spazi. È naturale percepire il mondo esterno come una minaccia alla "comfort zone" che ha costruito con i suoi figli. Questa ansia non è un segno di debolezza, ma la voce di un ruolo – quello materno – che sta chiedendo spazio per integrarsi con la donna che era prima. Il punto centrale non è solo "tornare a lavorare", ma capire chi è oggi la nuova persona che deve abitare quel mondo e come vuole far convivere le sue diverse parti. Le suggerisco di non forzare questo passaggio in solitudine. Esplorare in un contesto protetto cosa significa per lei questo "nuovo ruolo" e quali timori specifici si celano dietro il terrore del "là fuori" può fare la differenza. Se sente che questo blocco limita la sua serenità, le consiglio di rivolgersi a un professionista: uno spazio di ascolto dedicato potrà aiutarla a gestire questa transizione e a trasformare l'ansia in una consapevolezza più solida. Un cordiale saluto, Dott.ssa Chiara Micheli

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Doctor #678086

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Buongiorno signora, è normale che dopo il peridodo di maternità si sia chiusa in una sua confort zone, purtroppo la mente crea le sue abitudini e non è facile uscirne. Può provare per gradi a riprendere contatto con l'esterno come ad esempio iniziare a fare colloqui, online ed in presenza, prendere informazioni sulle realtà lavorative etc..per abituarsi per gradi a riprendere contatto con il mondo lavorativo. L'importante è che sia consapevole di un tempo mentale per riabituarsi senza giudicarsi rispetto alle difficoltà che potrà avere accettandole e riprovando e riprovando ancora...Cordiali saluti !

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Doctor #676043

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Cara mamma, ci tengo a rassicurarla: quello che sta provando è assolutamente normale e molto comune. Dopo due gravidanze vicine e un periodo totalmente dedito ai suoi figli (di 2 anni e 6 mesi), la casa è diventata la sua bolla di sicurezza e prevedibilità. Il "là fuori" oggi rappresenta l'ignoto, il distacco dai bambini e la necessità di ridefinire la sua identità oltre la maternità. È del tutto fisiologico che il suo cervello percepisca questo cambiamento come una minaccia, reagendo con l'ansia. Non c'è nulla di "insensato" nel suo terrore. Per superare questo blocco, il segreto è procedere a piccoli passi: -Accetti l'ansia: Non si colpevolizzi, riconosca che fa parte di una delicata fase di transizione. -Si riabitui al "fuori": Inizi a ritagliarsi piccoli spazi personali fuori casa senza i bambini, anche solo per un caffè o una passeggiata, per riattivare la tolleranza al distacco. -Approccio graduale al lavoro: Cominci col sistemare il CV o guardare gli annunci senza l'ansia di dover iniziare domani. Se possibile, valuti inizialmente soluzioni part-time o flessibili. -Si conceda tempo e massima gentilezza. Se sente che questo blocco rimane troppo faticoso da superare da sola, parlarne con un professionista può aiutarla a ritrovare le sue risorse con i giusti tempi. Buona giornata!

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Doctor #690280

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Buongiorno, da ciò che racconta emerge una difficoltà che sembra essersi presentata nel momento in cui ha iniziato a pensare di rientrare nel mondo del lavoro. Dopo un periodo dedicato interamente ai suoi bambini, è comprensibile che l'idea di affrontare un cambiamento così significativo possa essere accompagnata da ansia e timore. Questa esperienza può essere vissuta da molte persone dopo la maternità e merita di essere ascoltata, soprattutto se l'ansia diventa intensa e limita la possibilità di riprendere le proprie attività. Le suggerisco di valutare un percorso con uno psicologo, che possa aiutarla a comprendere meglio questi vissuti e ad affrontare con maggiore serenità questa fase di cambiamento. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora

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Doctor #644011

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Gentile Utente, ciò che descrive è un’esperienza che molte persone riferiscono dopo un lungo periodo dedicato alla cura dei figli. La maternità comporta cambiamenti profondi e può portare a costruire nuovi equilibri, per cui l’idea di rientrare nel mondo del lavoro può essere vissuta con timore e insicurezza. È come quando si rimane a lungo in un porto sicuro: salpare di nuovo può far paura, non perché il mare sia necessariamente pericoloso, ma perché si sono perse un po’ le abitudini della navigazione. Più che chiedersi se sia “normale”, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresenti per Lei quel “là fuori”: il timore di non sentirsi più competente, di separarsi dai bambini o di affrontare un cambiamento importante. Comprendere il significato di questa ansia può aiutarLa a ritrovare fiducia e ad affrontare questo passaggio con maggiore serenità, rispettando i Suoi tempi.

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Doctor #691910

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È del tutto normale provare ansia all’idea di tornare al lavoro dopo una gravidanza. Hai vissuto un cambiamento profondo, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Questo non significa che tu non sia in grado di riprendere, ma semplicemente che stai affrontando una fase di transizione importante. Con il tempo, riuscirai a trovare un nuovo equilibrio tra il tuo ruolo di madre e quello professionale. Concediti di vivere queste emozioni senza giudicarti e ricorda che chiedere supporto, se ne senti il bisogno, è un gesto di cura verso te stessa e la tua famiglia.

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Doctor #588358

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Buongiorno, sì, può succedere ed è più comune di quanto sembri. Dopo tanto tempo trascorso a casa con i bambini, la casa può diventare un luogo molto sicuro e l’idea di tornare “fuori”, con nuovi ritmi, responsabilità e separazioni, può attivare molta ansia. Non significa che Lei non sia pronta o che ci sia qualcosa che non va: probabilmente ha bisogno di riavvicinarsi gradualmente a questa nuova fase. Se però gli attacchi d’ansia sono frequenti o molto intensi, può essere utile parlarne con una psicologa per comprendere meglio cosa li alimenta e affrontarli con maggiore serenità.

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Doctor #703474

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Salve, grazie di aver condiviso questi aspetti così delicati di sé. Essere madre è un'esperienza unica per ogni persona, ed è di certo molto assorbente. Si parla di "schemi di sé", ovvero di immagini che si hanno di se stessi legati a vari ambiti della propria vita: sé come figlia di qualcuno, sé come sportiva, sé come lavoratrice ed ovviamente sé come madre. Lo schema di sé "madre" diventa improvvisamente centrale per una persona dopo la gravidanza e ristrutturare questo pensiero può essere arduo. Se, mettiamo per esempio, per lei una brava mamma è una mamma che è sempre coi propri figli, vivrà con angoscia, colpa e paura la breve separazione dai suoi figli. Qui si tratta di essere "una madre sufficientemente buona", dunque non perfetta e soprattutto una persona, prima che una madre. Il lavoro psicologico che vedo è una acquisizione graduale della consapevolezza che sia lei, sia i suoi figli potete vivere la vostra vita separandovi e ricongiungendovi: è molto sano che questo accada. Se volesse discuterne, mi contatti pure e resto a disposizione. C.M.

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Doctor #714141

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Buongiorno, dopo un periodo dedicato completamente ai propri figli, può accadere che la casa diventi il luogo della sicurezza, mentre il rientro al lavoro venga vissuto con forte apprensione. Più che chiedersi se sia "normale", può essere utile comprendere che funzione ha quest'ansia. A volte la mente finisce per associare ciò che è familiare alla sicurezza e ciò che è esterno a un possibile pericolo, alimentando un circolo vizioso di evitamento. Se questa paura si manifesta con attacchi d'ansia o ti impedisce di riprendere la vita lavorativa come desideri, potrebbe essere utile un percorso psicologico che ti aiuti ad interrompere questo meccanismo e a ritrovare fiducia nelle tue risorse. Sono a disposizione per una consulenza online. Un caro saluto.

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Doctor #660419

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Buongiorno, è comprensibile che il ritorno al lavoro dopo la maternità possa generare paura o preoccupazione. Diventare mamma comporta un cambiamento importante e riprendere la propria attività lavorativa in questa nuova fase della vita può far emergere dubbi, timori o un senso di insicurezza. Le motivazioni possono essere diverse e meritano di essere ascoltate e comprese. Se questa paura è così intensa da impedirle anche solo di pensare al rientro al lavoro, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico. Uno spazio di ascolto può aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo e a trovare strategie per affrontare questo momento con maggiore serenità. Resto a disposizione.

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Doctor #700998

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Buongiorno, quello che descrive non è affatto insolito. La maternità, soprattutto con bambini molto piccoli, può cambiare profondamente ritmi, abitudini e il modo in cui ci si percepisce nel mondo. Dopo un lungo periodo dedicato quasi esclusivamente alla famiglia, il pensiero di tornare al lavoro può attivare ansia e far percepire la casa come un luogo sicuro e il "fuori" come qualcosa di minaccioso o difficile da affrontare. Più che un problema in sé, potrebbe essere utile chiedersi quali siano le paure specifiche che si nascondono dietro questo ritorno. Comprenderle è spesso il primo passo per riuscire ad affrontarle con maggiore serenità. Se questa ansia dovesse diventare particolarmente intensa o limitante, confrontarsi con un professionista può essere di grande aiuto.

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Doctor #698090

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Buongiorno, l'ansia di cui parla potrebbe dipendere da molte cose e non necessariamente preoccupante, però una psicoterapia potrebbe comunque essere utile per capirne le cause e aiutarla a tornare a vivere la sua vita appieno integrando la maternità come parte sicuramente importante ma non l'unica. Cordiali saluti, Dott.ssa Marianna Mansueto

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Doctor #643117

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Buongiorno, è comprensibile e naturale provare una sensazione d'ansia quando ci sono dei cambiamenti che si discostano dalla nostra abitudinarietà,mi domanderei a cosa sia effettivamente legata quest'ansia se al riprendere il lavoro o al pensiero di staccarsi dai bambini. :)

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Doctor #705842

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Cara paziente, immagino che tale scelta possa suscitare in lei tali stati di ansia, in virtù anche dei cambiamenti che vissuto negli ultimi due anni con le gravidanze, la crescita e la cura dei propri figli. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista per esplorare insieme da cosa sono dettati questi stati di ansia. Resto a sua disposizione per maggiori chiarimenti. Dott.ssa Virga Aurora

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Doctor #710280

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Buongiorno signora, il cambiamento che lei ha in mente di attuare tornando al lavoro attiva molte paure che vanno ascoltate. Poco è "normale", tutto dipende dai nostri vissuti, dalle nostre esperienze e dal significato che attribuiamo loro. Lasciare il lavoro per seguire i suoi bambini è già stato un cambiamento importante, che fa pensare alla sua scelta di dedicarsi a tempo pieno alla maternità. Avrà avuto le sue ragioni e ora tornare al lavoro la spaventa forse per le stesse ragioni? Valuti la possibilità di una consulenza psicologica per essere aiutata a mettere a fuoco quello che ora la terrorizza del mondo esterno alla sua famiglia. Le auguro un buon percorso. Dott.ssa Franca Vocaturi

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Doctor #532217

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Sì, può essere una reazione del tutto comprensibile. La maternità, soprattutto nei primi anni di vita dei figli, comporta cambiamenti molto profondi: cambiano le priorità, le abitudini, l'identità personale e il modo di percepire sé stesse. Dopo aver trascorso molto tempo in un ambiente conosciuto e prevedibile come la casa, l'idea di tornare al lavoro può essere vissuta come un grande cambiamento, anche se è una scelta desiderata. Gli attacchi d'ansia, però, non vanno interpretati come un segnale che "non sei fatta per tornare a lavorare". Spesso indicano che il tuo sistema emotivo percepisce questo passaggio come impegnativo e ha bisogno di tempo per adattarsi. Possono esserci anche paure legate alla separazione dai bambini, al timore di non riuscire a conciliare tutto, al sentirsi "arrugginite" sul piano professionale o alla perdita di una routine ormai consolidata. È importante distinguere tra la normale preoccupazione per un cambiamento e un'ansia così intensa da limitare le proprie scelte. Se gli attacchi d'ansia sono frequenti o ti impediscono di riprendere la tua vita lavorativa, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, che può aiutarti a comprendere cosa c'è dietro questa paura e ad affrontare il rientro in modo graduale. Ricorda che uscire dalla propria comfort zone non significa fare un salto nel vuoto: è possibile costruire questo passaggio un passo alla volta, rispettando i propri tempi. Chiedere aiuto, se senti di averne bisogno, non è un segno di debolezza, ma un modo per prenderti cura di te, oltre che della tua famiglia. Se sentissi il bisogno di parlarne ulteriormente puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri Con affetto Dott.ssa Bacchi

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Doctor #680158

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Gentile Utente, la maternità porta con sé cambiamenti profondi, non solo nella quotidianità, ma anche nel modo in cui percepiamo noi stesse e il mondo. Dopo un periodo dedicato completamente ai propri figli, può accadere che la casa diventi un luogo di sicurezza e che il ritorno al lavoro venga vissuto con ansia e timore. Non è raro. Tuttavia, il fatto che il solo pensiero di ricominciare a lavorare le provochi attacchi d'ansia merita attenzione. Più che un segnale di incapacità, potrebbe essere il modo in cui il suo corpo le sta comunicando una fatica emotiva che chiede di essere ascoltata. Le suggerirei di intraprendere un percorso di psicoterapia, per comprendere cosa rappresenti oggi quel "là fuori": è davvero il lavoro a spaventarla o ciò che il ritorno alla vita lavorativa significa per lei? Ritrovare il proprio spazio come donna, oltre che come madre, è un passaggio delicato che merita di essere accompagnato con cura. Con il giusto supporto è possibile ritrovare fiducia e affrontare questo cambiamento senza che sia l'ansia a guidare le sue scelte. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio

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Doctor #596610

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Buongiorno. Comprendo che questa sensazione possa spaventarla e che, nei confronti di questo cambiamento, possano coesistere desiderio e paura. Possono essere varie le motivazioni e gli aspetti emotivi che muovono queste due forze apparentemente contrastanti e possono essere diversi da persona a persona, sebbene possano essere sensazioni comuni a diverse neo-mamme. Potrebbe essere importante per lei, se ne ha voglia e se non lo ha già fatto, esplorare questi aspetti in un percorso psicologico, che la aiuti a comprenderli e comprendersi meglio.

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Doctor #611986

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Buongiorno, perchè assecondare tutti i desideri, nello stesso periodo? Perchè non rimanere le zona di contentezza e serenità? Perchè lo slogan dei tempi impone questo? Un saluto cordiale dott.ssa Marzia Sellini

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Doctor #531925

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La maternità, insieme al post-partum, è un momento tanto bello quanto delicato; perciò, le consiglio di chiedere un aiuto professionale per affrontare le sue difficoltà. Un saluto, VM

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Doctor #649999

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Buongiorno, la ringrazio per la condivisione di questo vissuto. E' del tutto comprensibile sentirsi così, soprattutto dopo la maternità, che comporta una vera e propria ristrutturazione dell'identità e della routine quotidiana. Stare lontani dal lavoro per un certo periodo di tempo fa sì che la mente percepisca il rientro come un salto nel vuoto, ed è normale che reagisca accendendo un campanello d'allarme. L'ansia che prova è una risposta del tutto fisiologica al rientro in un ambiente da cui si è staccata per un periodo della sua vita e spesso viene alimentata da pensieri automatici negativi, come ad esempio l'idea che qualcosa possa andare storto, sono proprio questi pensieri che sarebbe utile andare ad osservare ed analizzare per poter diminuire questa sensazione di ansia un passo alla volta. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti Un caro saluto.

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Doctor #712058

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Quello che descrive, un'ansia intensa all'idea di tornare al lavoro, dopo una scelta fatta con convinzione, è qualcosa che si incontra spesso, ma non lo definirei semplicemente 'normale': è un segnale da ascoltare, non da liquidare. Non so cosa in particolare la spaventi di "là fuori", ma potrebbe essere utile chiedersi: cosa immagina esattamente quando pensa al ritorno al lavoro? È la separazione dai bambini, il timore di non essere più all'altezza, l'organizzazione pratica, o qualcos'altro che fatica a mettere a fuoco? Spesso l'ansia diventa meno 'insensata' quando riusciamo a nominare con precisione cosa la genera. Se questo pensiero la accompagna con questa intensità, potrebbe valere la pena parlarne con calma in uno spazio dedicato, per capire cosa c'è dietro.

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Doctor #682521

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Buongiorno, quello che descrive è un vissuto che molte mamme sperimentano dopo un periodo dedicato completamente ai figli. Dopo la maternità è possibile che il rientro nel mondo del lavoro venga percepito con ansia, soprattutto se la casa è diventata un luogo di sicurezza e stabilità. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di "sbagliato", ma è importante ascoltare questi segnali, soprattutto se l'ansia è intensa e limita le sue scelte. Le consiglio di rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta, che possa aiutarla a comprendere l'origine di queste paure e accompagnarla in un percorso personalizzato per affrontare con maggiore serenità questo momento di cambiamento.

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Doctor #673812

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Buonasera, sì assolutamente! Intervengono tante paure, nel lasciare i bimbi, nel non sentirsi una buona mamma, del fatto di dover lasciare anche se temporaneamente la propria "casa", la propria zona di comfort, sicurezza, famiglia. Provi a chiedere un supporto psicologico! In bocca al lupo

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Doctor #643664

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Gentile signora, accolgo con molta cura e comprensione il suo messaggio. Ci tengo a dirle che la sua reazione è assolutamente normale: gli attacchi d'ansia, le paure e i mille dubbi, in questa fase, sono il segnale dei grandissimi cambiamenti emotivi e di vita che ha e sta attraversando. Allontanarsi temporaneamente dalla vicinanza quotidiana con i suoi bambini per ritornare al lavoro può sollevare paure, sensi di colpa e un grande carico mentale. La sua mente e il suo corpo stanno reagendo ad un distacco importante. E' una transizione delicata, e non deve affrontarla da sola o "sentirsi sbagliata" per questo. Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo, così potrà raccontarsi in uno spazio sicuro a lei dedicato. Un caro e caloroso saluto.

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Doctor #710716

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Quello che descrive è più comune di quanto si pensi. Dopo un periodo così intenso dedicato ai figli, la casa può diventare un luogo di sicurezza e l’idea di tornare al lavoro può essere vissuta come un grande cambiamento, anche se desiderato. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Sarebbe utile chiedersi se ha paura del lavoro in sé o di ciò che quel ritorno rappresenta. Ad esempio il timore di non essere all’altezza, di lasciare i bambini, di perdere gli equilibri costruiti o di non riconoscersi più nel nuovo ruolo. Se questa ansia è molto intensa o la sta portando a rimandare continuamente un passo che desidera fare, parlarne con uno psicologo può aiutarla a capire cosa la sta alimentando e ad affrontare questo cambiamento con maggiore serenità, senza forzarsi ma nemmeno lasciandosi bloccare dalla paura. Si dia il tempo di ascoltarsi, senza giudicarsi troppo. Le auguro il meglio.

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Doctor #705433

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Buonasera, la condizione che descrive può essere legata ai profondi cambiamenti che la maternità comporta, sia nella routine quotidiana sia sul piano fisico ed emotivo. Se queste difficoltà risultano particolarmente intense o limitano la sua possibilità di riprendere le attività che desidera, potrebbe essere utile valutare un percorso di supporto psicologico. Un intervento mirato, anche basato sulla Mindfulness, può aiutarla a vivere questa fase con maggiore serenità, aumentando la consapevolezza e riducendo i livelli di ansia e stress. Un caro saluto, PR.

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Doctor #680987

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Salve, ciò che descrive è più comune di quanto si possa pensare. La maternità, soprattutto con bambini molto piccoli, può modificare profondamente ritmi, priorità e senso di sicurezza personale. Dopo un periodo trascorso prevalentemente in casa e dedicato alla cura dei figli, il ritorno al lavoro può essere vissuto non solo come un cambiamento pratico, ma anche come una separazione da un equilibrio che nel frattempo è diventato familiare e rassicurante. L'ansia che prova non significa necessariamente che non sia pronta o che stia facendo la scelta sbagliata. Spesso il timore riguarda il confronto con il mondo esterno, il cambiamento dei ruoli, il senso di colpa, la paura di non riuscire a gestire tutto o di non riconoscersi più nella dimensione lavorativa. Può essere utile chiedersi cosa la spaventa maggiormente del "là fuori": lasciare i bambini, sentirsi fuori allenamento, perdere il controllo della routine o altro ancora. Dare un nome alle paure spesso aiuta a renderle più affrontabili. Se questa ansia dovesse diventare molto intensa o limitante, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla a vivere questa transizione con maggiore serenità, senza interpretare la paura come un segnale che non debba riprendere il suo percorso lavorativo. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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Doctor #641905

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Non c’entra con la maternità in sé. C’è da chiedersi perché si senta così, ma la risposta è certamente molto più complessa. ….certamente molto più legata a tutto quello che è lei, non solo come mamma. E magari è uno “spettacolo” il motivo del conflitto, uno “spettacolo” ma che non collima con certi stereotipi… sarebbe già sufficiente questo per creare questa crisi.

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Doctor #539058

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Salve. Rispondo direttamente alla sua domanda: si, è una risposta psicologica del tutto normale e molto comune. In questo momento l'ansia emerge perché si trova di fronte ad un importante cambiamento che viene visto come imminente. Questo passaggio crea una rottura nella routine e nella simbiosi con i suoi bambini che sono ancora piccoli. Dopo oltre due anni di dedizione, protezione e cura verso i suoi figli, è un normale meccanismo di difesa verso l'incognita del mondo esterno. Il "terrore del là fuori" è quindi comprensibile: in questi due anni sono cambiati i suoi ruoli e le sue priorità. Si è radicato un ruolo fondamentale, quello di madre, che le ha dato una forte certezza emotiva all'interno delle mura domestiche. L'idea di ridefinire questo spazio per fare posto anche alla dimensione lavorativa mette momentaneamente in discussione quell'equilibrio sicuro, generando preoccupazione. Un graduale ritorno al lavoro potrebbe essere una buona opzione se possibile in modo che lei e i suoi bambini vi possiate adattare a piccoli passi a questa nuova fase.

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Doctor #708678

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Buongiorno,si può capitare ma è opportuno capire le dinamiche che ci sono sotto "all'insensato terrore",tenga a mente che l'autonomia è un aspetto fondamentale per qualunque persona e che prima di essere mamme,compagne etc etc siamo donne.Potrebve pensare a qualche incontro di consultazione, è un suo spazio in cui tirare fuori dubbi,emozioni,paure e ritrovare quella giusta spinta che serve a capire che direzione prendere!Niente paura...

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Doctor #73402

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Quello che sta vivendo è molto più comune di quanto si pensi, e non ha nulla di “insensato” se lo si guarda nel modo giusto. Le parlo anche sulla base di un lavoro che porto avanti in collaborazione con una professionista psicologa perinatale: in tante donne, dopo la nascita dei figli — soprattutto quando sono così piccoli e ravvicinati — si crea un equilibrio molto forte attorno alla dimensione domestica, che non è solo organizzativa ma profondamente emotiva e identitaria. In questi mesi lei ha costruito, giorno dopo giorno, un senso di competenza, presenza e sicurezza dentro il ruolo di madre, che è estremamente coinvolgente e totalizzante. È naturale che quello spazio diventi una sorta di “base sicura”, un luogo in cui tutto è prevedibile, sotto controllo, e in cui il legame con i suoi bambini è costante e diretto. Il “fuori”, al contrario, non è solo il lavoro: rappresenta una separazione, un cambiamento di ritmo, una ridefinizione di sé, e anche — spesso in modo non del tutto consapevole — una distanza dai propri figli che può attivare ansia, senso di colpa o paura di perdere quell’equilibrio costruito con fatica. Gli attacchi d’ansia, in questo senso, non sono un segnale che qualcosa non va in lei, ma piuttosto il modo in cui il suo sistema sta reagendo a un passaggio importante. È come se una parte di lei volesse evolvere, riaprire uno spazio personale e professionale, mentre un’altra parte, altrettanto forte, cercasse di proteggerla mantenendola in una zona conosciuta e percepita come sicura. Non si tratta quindi di forzarsi a “tornare fuori” ignorando questa paura, ma di accompagnare gradualmente questo passaggio, dando spazio anche a ciò che sente. Spesso, quando si prova a rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità, non è solo una questione pratica, ma un vero e proprio riassetto interno: chi sono ora, oltre ad essere madre? come posso integrare queste parti senza sentirmi divisa? Il fatto che lei desideri ricominciare a lavorare è già un segnale importante, perché indica che quella spinta esiste. L’ansia non la nega, ma la affianca, chiedendo probabilmente più gradualità, più ascolto e una transizione meno brusca. In questi casi può essere molto utile avere uno spazio di confronto mirato, proprio perché queste dinamiche hanno sfumature molto specifiche legate alla fase perinatale e al post-parto, anche a distanza di mesi. Non è qualcosa che va “corretto”, ma compreso e accompagnato, così che il ritorno al lavoro non venga vissuto come una rottura, ma come un’evoluzione sostenibile della sua vita.

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Doctor #688729

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Gentile Signora, quello che descrive non è un "terrore insensato", ma una reazione comprensibile a un cambiamento di vita importante. Dopo un periodo dedicato alla maternità, il rientro nel mondo del lavoro può essere vissuto come una minaccia, anche quando rappresenta un’opportunità desiderata. L'ansia, in questo contesto, può essere il segnale della difficoltà ad affrontare una fase nuova e un cambiamento degli equilibri costruiti negli ultimi anni. Se al solo pensiero di tornare al lavoro compaiono veri e propri attacchi d'ansia, è importante ascoltare questo segnale ed esplorare che cosa rappresenti per lei questo passaggio. Qualora l'ansia dovesse risultare intensa o difficile da gestire, un supporto psicologico potrebbe aiutarla. Un caro saluto, Dott.ssa Sofia Arreghini

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Doctor #676381

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Non esiste una risposta definitiva a questa sua domanda, la situazione andrebbe indagata ed approfondita. Mi contatti. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)

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Doctor #707829

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Gentile signora, da quanto scrive mi sembra che lei abbia vissuta da reclusa. È normale che prova disagio al solo pensiero di affrontare nuovamente la vita lavorativa. Le consiglio, inizialmente di uscire più spesso e incontrare gente, o amici. Vedrà che piano piano si riprenderà. Cordiali saluti. Dott. Francesco Romano

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Doctor #526993

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Buon pomeriggio. Durante la gravidanza e nei primi anni di vita dei figli per molte donne avviene un investimento di tutte le energie psico-emotive e delle attenzioni verso i bambini, alle loro esigenze e necessità. La fase di vita dei primi anni di vita dei propri figli diventa un momento magico, di cura, accudimento e anche di scoperta e curiosità nei confronti del bambino e in alcune situazioni può diventare uno spazio totalizzante e "simbiotico" in cui la donna può sperimentare sensazioni di benessere, di tranquillità e di ambiente protetto e sicuro ma anche di potere e controllo, sperimentando al contrario il mondo esterno come "pericoloso". Riprendere a relazionarsi con il mondo del lavoro, per quanto lo si desideri, può essere fonte di paure perchè ci si deve nuovamente rimettere in gioco in un ambito meno protetto. Inoltre subentrano anche le ansie separative dai propri bambini. Tuttavia sia per il proprio benessere che per una crescita sana dei propri figli è fondamentale che una mamma possa guardare anche "in altre direzioni" riappropriandosi anche di spazi personali. Cordiali saluti, Dott.ssa Alessandra Marra

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Doctor #692299

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Gentile, prima di tutto vorrei dirle che quello che sta vivendo è molto più comune di quanto si pensi, e non è affatto un segno di fragilità. Dopo la nascita dei figli non cambia solo la quotidianità: cambia profondamente il modo in cui ci si percepisce come madre, come donna e come professionista. In questa fase di grande trasformazione è normale incontrare ansia, sentimenti ambivalenti, sensi di colpa e un forte bisogno di rimanere nella propria comfort zone domestica, che appare più prevedibile e sicura rispetto a ciò che c’è “là fuori”. Il pensiero di tornare al lavoro, inoltre, spesso porta con sé paure molto comprensibili: la separazione dai bambini, il timore di non essere più “all’altezza”, la sensazione di non riconoscersi più nella persona che si era prima. Diciamoci la verità: una certa quota di ansia è fisiologica. Arriva quando la vita cambia, quando cresce il senso di responsabilità verso i figli e quando bisogna riorganizzare, a livello pratico ed emotivo, il proprio mondo interno ed esterno. Nel frattempo, può essere utile non immaginare il rientro come un “tutto o niente”, ma come un percorso fatto di piccoli passi. Può iniziare, ad esempio, informandosi, aggiornando il curriculum, valutando orari più contenuti o forme di lavoro flessibili. Sono gesti concreti ma graduali, che aiutano a rendere il “fuori” un po’ meno minaccioso e un po’ più familiare. Mi sento però di sottolineare con sincerità che, se l’ansia diventa molto intensa, diffusa e comincia a limitare la sua vita e le sue scelte, allora il supporto di uno psicologo o psicoterapeuta può fare davvero la differenza. Un percorso mirato le permette di esplorare le radici di questo terrore, di lavorare sui vissuti di separazione dai bambini e sui sensi di colpa, e di costruire insieme strategie graduali di esposizione al contesto lavorativo, rispettando sempre i suoi tempi ma evitando che l’evitamento alimenti ulteriormente la paura. Questi percorsi non hanno l’obiettivo di riportarla a “com’era prima”, ma di aiutarla a integrare la nuova identità di madre con tutte le altre parti di sé. In questo modo il lavoro smette di essere percepito come un nemico del legame con i figli e può tornare a essere una dimensione della sua vita che convive con la maternità, diventando un valore aggiunto e una risorsa preziosa anche per lei e, indirettamente, per i suoi bambini.

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Doctor #708371

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E' una reazione che può capitare dopo un periodo così intenso e trasformativo come la maternità. La nascita e la crescita dei figli comportano un cambiamento profondo dell'identità personale, delle abitudini e delle proprie sicurezze. Dopo mesi o anni dedicati, principalmente, al ruolo di madre l'idea di tornare nel mondo lavorativo può riattivare paure legate alla separazione dai bambini, al senso di colpa, alla capacitò di gestire nuovi equilibri o al timore di non sentirsi più all'altezza. Gli attacchi d'ansia sono sicuramente un segnale che meritano ascolto: non significano necessariamente che non sia pronta a ricominciare, ma possono indicare che questo passaggio sta richiedendo un'elaborazione e un adattamento graduale. Individuare il significato dell'ansia è spesso il primo passo per affrontarla, quindi potrebbe essere utile chiedersi cosa rappresenti realmente per lei il ritorno al lavoro.

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Doctor #734590

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Buon pomeriggio, signora. La ringrazio per la sua domanda, che non è affatto scontata. La nascita di un figlio, e ancora di più di due bambini così piccoli, rappresenta una delle transizioni più significative del ciclo di vita familiare. In questi anni è probabile che lei abbia costruito nuove abitudini, nuovi equilibri e un'identità profondamente legata al ruolo di madre e alla gestione della quotidianità familiare. Da quello che racconta, mi domando se l'ansia che prova non sia tanto legata al lavoro in sé, quanto al significato che questo ritorno assume per lei. Tornare a lavorare significa infatti rimettere in movimento un equilibrio che, pur con le sue fatiche, è diventato familiare, conosciuto e prevedibile. Ogni cambiamento importante può generare timore, anche quando è desiderato. E sa cosa? La paura e l'ansia in questi casi sono assolutamente fisiologiche. Cosa significa per lei oggi "stare a casa"? E cosa rappresenta, invece, "tornare fuori"? Si tratta solo di riprendere un'attività lavorativa oppure anche di ridefinire il proprio ruolo, gli spazi personali, gli equilibri di coppia e quelli dell'intera famiglia? Talvolta, dopo un lungo periodo dedicato quasi esclusivamente ai figli, può essere necessario riscoprire gradualmente anche altre parti di sé: una donna, una professionista, la persona con interessi e desideri propri. Questo processo può suscitare entusiasmo, ma anche senso di colpa, paura, incertezza o la sensazione di lasciare una dimensione che nel tempo è diventata rassicurante. Se questa ansia è molto intensa o arriva a limitarla concretamente nella possibilità di fare ciò che desidera, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di riflessione con un/a psicoterapeuta. Non tanto per "eliminare" l'ansia, quanto per comprenderne il significato all'interno del momento di vita che sta attraversando e accompagnare con maggiore serenità questa nuova fase. Un caro saluto, Dott.ssa Piras

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Doctor #707732

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Gentile Signora, ciò che descrive può essere una reazione comprensibile dopo un periodo in cui si è dedicata completamente alla cura dei figli. La maternità, soprattutto nei primi anni di vita dei bambini, comporta spesso una profonda riorganizzazione delle priorità, delle abitudini e dell’identità personale. In questo contesto, l’ambiente domestico può diventare un luogo percepito come familiare, prevedibile e sicuro, mentre l’idea di rientrare nel mondo del lavoro può generare timori e una sensazione di disorientamento. Non è raro che, dopo una lunga pausa professionale, emergano dubbi sulle proprie capacità, preoccupazioni legate alla gestione dei nuovi equilibri familiari o il timore di affrontare cambiamenti importanti. Questo non significa necessariamente che non sia pronta a tornare a lavorare, ma può indicare che si trova in una fase di transizione che richiede tempo e adattamento. Potrebbe essere utile provare a interrogarsi su quali aspetti del rientro lavorativo suscitino maggiore preoccupazione: la separazione dai bambini, la ripresa delle responsabilità professionali, la gestione dei tempi o la paura di uscire da una routine ormai consolidata. Comprendere meglio l’origine del disagio può aiutare ad affrontarlo in modo più efficace. Se queste sensazioni risultano particolarmente intense o la portano a rinunciare a opportunità che desidererebbe cogliere, un confronto con uno psicologo può rappresentare un valido supporto per elaborare questo momento di cambiamento e recuperare fiducia nelle proprie risorse. Il suo vissuto non è insolito dopo la maternità e merita di essere accolto senza giudizio; spesso il ritorno alla dimensione lavorativa richiede un percorso graduale di riadattamento, che può essere affrontato con successo rispettando i propri tempi. Un cordiale saluto.

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Doctor #672146

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Questa sensazione di aver trovato un equilibrio nuovo a casa e il timore di perderlo tornando al lavoro, è qualcosa che capita con una certa frequenza dopo un periodo di maternità intenso come quello che ha vissuto. Quando per mesi il proprio mondo si ridefinisce completamente intorno ai bambini e alla casa, è comprensibile che il "là fuori" inizi a sembrare un territorio meno familiare di prima. Non è debolezza, e non è necessariamente un segnale che qualcosa non va: è spesso la risposta di un sistema emotivo che si è adattato profondamente a un contesto nuovo, e che ora fatica a immaginare un cambiamento ulteriore. L'ansia che sente al pensiero del rientro può essere anche il modo in cui emerge qualcosa di più sottile: non solo la paura del lavoro in sé, ma forse anche la fatica di ridefinire ancora una volta chi si è, questa volta come madre che lavora. Un percorso di supporto potrebbe aiutarLa a fare questa transizione con più serenità e meno peso.

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Doctor #707170

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Quello che descrive è più comune di quanto si possa pensare e molte mamme sperimentano vissuti simili dopo un periodo dedicato esclusivamente alla cura dei figli. La maternità comporta cambiamenti profondi, non solo nell'organizzazione della vita quotidiana, ma anche nell'identità, nelle priorità e nella percezione di sé. Dopo aver trascorso molto tempo in un ambiente familiare e prevedibile, è possibile che l'idea di tornare al lavoro venga vissuta come un salto nell'ignoto. L'ansia, in questi casi, non significa necessariamente che non sia pronta a lavorare, ma può riflettere la paura di affrontare un cambiamento importante, il timore di non riuscire a conciliare tutto, il senso di colpa nel lasciare i bambini o la perdita di una routine che oggi rappresenta una sicurezza. È importante, però, distinguere una fisiologica preoccupazione da un'ansia molto intensa che limita la possibilità di fare delle scelte. Se il solo pensiero di riprendere a lavorare le provoca veri e propri attacchi d'ansia, vale la pena approfondire questi vissuti con uno psicologo, per comprendere cosa li alimenta e affrontarli prima che diventino un ostacolo. Con il giusto supporto è possibile ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse e affrontare il rientro nel mondo del lavoro in modo più sereno, rispettando i propri tempi. Chiedere aiuto non significa essere fragili, ma prendersi cura di sé in una fase di grande cambiamento.

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Doctor #539061

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Buongiorno, più che chiedersi se sia "normale" penso che lei abbia individuato una problematicità nel tornare al lavoro che penso sarebbe importante approfondire. Per aiutarla avrei bisogno di sapere più approfonditamente che cosa intende per "attacchi di ansia". rimango a disposizione Dott. Federico Bartoli

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Doctor #663597

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Buonasera, la maternità è un periodo molto delicato per ogni donna che si riorganizza sui nuovi bisogni. I suoi bimbi sono piccoli e anche molto vicini di età e quindi anche le sue gravidanze lo sono state. Provi ad usare la gradualità nella ripresa ma soprattutto valuti qualche colloquio di supporto. Un caro saluto

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Doctor #675304

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Buongiorno, dalle sue parole emerge come questo momento di cambiamento sia accompagnato da emozioni molto intense. Dopo un periodo in cui la quotidianità è stata profondamente dedicata alla maternità, può accadere che l'idea di rimettersi nuovamente in gioco susciti timori, incertezze o una sensazione di allerta. Più che chiedersi se sia "normale", credo sia importante dare spazio a ciò che questa prospettiva rappresenta per lei in questo momento della sua vita. A volte l'ansia può essere un modo attraverso cui si esprimono vissuti più profondi legati ai cambiamenti, all'identità e ai nuovi equilibri che la maternità porta con sé. Il fatto che lei abbia riconosciuto e condiviso questo vissuto è già un primo passo per comprenderlo meglio.

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Doctor #697212

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Gentile Utente, Le rispondo subito con un profondo e rassicurante "sì": quello che sta provando è assolutamente normale, comprensibile e molto più comune di quanto non si creda. Avere due bambini così piccoli (di cui uno di soli 6 mesi) richiede un investimento di energie fisiche ed emotive immenso. In questi due anni lei ha costruito un vero e proprio "nido". Ha creato un ambiente sicuro, scandito dai ritmi dei suoi bambini, in cui lei sa esattamente chi è e cosa deve fare. La casa è diventata, giustamente, il suo rifugio protetto, una bolla che ha tenuto fuori lo stress del mondo esterno. Ora che dentro di sé sente il fisiologico desiderio di riprendere in mano la sua identità professionale, è come se la sua mente suonasse un allarme. Gli attacchi di ansia e quel terrore del "là fuori" non sono un segnale di debolezza, ma la reazione del suo corpo a un cambiamento grandissimo. Uscire di casa oggi non significa solo "tornare a lavorare", ma implica diverse sfide emotive. Non si giudichi per questa paura e, soprattutto, non si forzi a fare salti nel vuoto sopportando attacchi di ansia in solitudine. Il passaggio dal "nido" al mondo esterno può essere fatto a piccoli passi. Se sente che questa paura la sta bloccando, un breve percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla e farle da "ponte". Le offrirebbe uno spazio tutto suo per elaborare questa transizione, calmare l'ansia e ritrovare la fiducia nelle sue potenzialità. Ha già fatto sicuramente un lavoro straordinario con i suoi bambini, ora è il momento di prendersi cura di questa nuova fase della sua vita. Le mando un caro saluto.

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Doctor #722865

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Gentile Signora, quello che racconta può accadere ed è più comune di quanto si pensi. Dopo un periodo dedicato completamente alla maternità e alla cura dei figli la casa può diventare un luogo di sicurezza e prevedibilità, mentre l’idea di tornare al lavoro può essere vissuta come un cambiamento importante e impattante capace di attivare ansia e timori, inconsapevolmente magari anche nei riguardi dei suoi figli. Questo non implica però che ci sia qualcosa che non va in lei o che non sia in grado di riprendere la sua attività lavorativa. Spesso, come le dicevo, dopo una lunga pausa è naturale sentirsi insicuri, temere di non essere più all’altezza o di dover affrontare nuovamente ritmi e responsabilità che aveva per un pò m,esso da parte. Se però l’ansia è molto intensa, si manifesta già al solo pensiero di uscire dalla propria “comfort zone” o limita concretamente la possibilità di riprendere la propria vita lavorativa, può essere utile approfondire questi vissuti con un professionista. Attraverso un percorso mirato è possibile comprendere l’origine di queste paure e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse, affrontando il rientro con maggiore serenità. Le auguro di poter ritrovare passo dopo passo un equilibrio che tenga conto sia del suo ruolo di madre sia dei suoi desideri personali e professionali.

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Doctor #645935

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.