Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a c
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Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.
Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.
A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.
Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.
Buongiorno,
sento la necessità di invitarla a rivolgersi a un professionista della salute mentale per poterla aiutare ad esplorare questi suoi vissuti di profonda sofferenza in un contesto protetto e accogliente come può esserlo un setting terapeutico. Può rivolgersi al consultorio della sua zona di riferimento, per poter avere un primo contatto dolce con questa realtà. Se invece avesse la possibilità di accedere ad un contesto privato, le consiglio di rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta per iniziare a delineare le aree di sofferenza e di difficoltà.
Un caro saluto
dott.ssa Alessia Serio
sento la necessità di invitarla a rivolgersi a un professionista della salute mentale per poterla aiutare ad esplorare questi suoi vissuti di profonda sofferenza in un contesto protetto e accogliente come può esserlo un setting terapeutico. Può rivolgersi al consultorio della sua zona di riferimento, per poter avere un primo contatto dolce con questa realtà. Se invece avesse la possibilità di accedere ad un contesto privato, le consiglio di rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta per iniziare a delineare le aree di sofferenza e di difficoltà.
Un caro saluto
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Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Dietro alle situazioni da lei descritte possono evidenziarsi molti vissuti emotivi che rimangono nascosti.
Il mio suggerimento è di intraprendere un percorso di supporto psicologo che possa aiutarla a comprendere tutti questi vissuti.
Rimango a disposizione se volesse intraprendere un percorso, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Il mio suggerimento è di intraprendere un percorso di supporto psicologo che possa aiutarla a comprendere tutti questi vissuti.
Rimango a disposizione se volesse intraprendere un percorso, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buongiorno, il fatto che abbia scritto è già un passo importante. da ciò che racconta emergono comportamenti che meritano attenzione: lo strappare ciglia, sopracciglia e capelli può essere legato a una difficoltà nella regolazione dell’ansia o della tensione, mentre l’alternanza tra restrizioni e abbuffate indica un rapporto con il cibo che sarebbe utile approfondire. non si tratta di “mancanza di crescita” o di poca forza di volontà: spesso questi comportamenti diventano modi, anche faticosi, per gestire emozioni difficili. le consiglierei di non restare sola e di parlarne con un adulto di fiducia, con il medico di base o direttamente con uno psicologo. un percorso di supporto psicologico, online o in presenza, può aiutarla a comprendere cosa alimenta questi gesti e a costruire strategie più sane per affrontare ansia, controllo, cibo e immagine di sé.
Le auguro una buona giornata.
Le auguro una buona giornata.
Buongiorno mi sento di partire dalla tua ultima frase "lo considero un passo in avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI". Penso che tu abbia fatto bene ad aprirti su un portale di professionisti per cercare un parere, allo stesso tempo penso che rimanga anche garantita la tua privacy, a noi compare la richiesta da un generico "paziente anonimo".
I comportamenti che descrivi possono far pensare ad alcuni sintomi che si possono ritrovare nell'ambito della salute mentale. In modo particolare nella tua fascia di età purtroppo si sono verificati un aumento di richieste di supporto psicologico in conseguenza della pandemia COVID. Se non ho fatto male i conti nel 2020 (6 anni fa) tu avevi 12 anni, mi fa riflettere che tu dica proprio "il tutto è iniziato a 12 anni".
I comportamenti che descrivi potrebbero essere collegati tra loro o no, ti suggerisco di richiedere un consulto psicologico per valutare insieme ad un professionista come poterti aiutare.
Un saluto
Antonio Pagni Fedi
I comportamenti che descrivi possono far pensare ad alcuni sintomi che si possono ritrovare nell'ambito della salute mentale. In modo particolare nella tua fascia di età purtroppo si sono verificati un aumento di richieste di supporto psicologico in conseguenza della pandemia COVID. Se non ho fatto male i conti nel 2020 (6 anni fa) tu avevi 12 anni, mi fa riflettere che tu dica proprio "il tutto è iniziato a 12 anni".
I comportamenti che descrivi potrebbero essere collegati tra loro o no, ti suggerisco di richiedere un consulto psicologico per valutare insieme ad un professionista come poterti aiutare.
Un saluto
Antonio Pagni Fedi
Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da poter imparare strategie per ciò che ha descritto.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Gent.ma utente,
senza dubbio rivolgersi a professionisti reali è molto più utile e opportuno che chiedere a un'intelligenza artificiale che non ha l'empatia e la sensibilità necessaria, oltre all'esperienza concreta, per supportarla nelle sue difficoltà.
Dal tuo racconto si può osservare come ci siano degli schemi comportamentali che hai adottato, in passato e in questo periodo, per deviare l'attenzione della tua mente da un qualche disagio che stati vivendo.
Il gesto di strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli è una forma di autolesionismo che vuole trasferire la sofferenza della mente a una sofferenza del corpo che appare più gestibile sul momento. Altro modo per distrarsi dal malessere è cercare gratificazione nel cibo e utilizzarlo non come sostentamento e strumento di benessere, bensì come ricompensa dagli affanni, salvo poi fare i conti con i sensi di colpa e attivare un altro schema altrettanto pericoloso, quello della restrizione forzata.
Sono dei circoli viziosi che si innescano in modo automatico al comparire di una qualche situazione disagevole, di contesti o stili di vita che possono causare ansia, panico, profonda insoddisfazione o pressione ingestibile.
Sei certamente consapevole che questi comportamenti non sono vantaggiosi per il tuo benessere e aver scritto su questo forum è il segnale di un'altra consapevolezza, quella di voler essere supportata in questo momento della tua vita.
Ora potresti fare il passo successivo, quello di valutare un percorso psicologico che ti aiuti a non essere in balia degli eventi e del malessere e di interrompere schemi che sono apparentemente ti permettono di tenere a bada il disagio.
Rimango a disposizione per dubbi o informazioni. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
senza dubbio rivolgersi a professionisti reali è molto più utile e opportuno che chiedere a un'intelligenza artificiale che non ha l'empatia e la sensibilità necessaria, oltre all'esperienza concreta, per supportarla nelle sue difficoltà.
Dal tuo racconto si può osservare come ci siano degli schemi comportamentali che hai adottato, in passato e in questo periodo, per deviare l'attenzione della tua mente da un qualche disagio che stati vivendo.
Il gesto di strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli è una forma di autolesionismo che vuole trasferire la sofferenza della mente a una sofferenza del corpo che appare più gestibile sul momento. Altro modo per distrarsi dal malessere è cercare gratificazione nel cibo e utilizzarlo non come sostentamento e strumento di benessere, bensì come ricompensa dagli affanni, salvo poi fare i conti con i sensi di colpa e attivare un altro schema altrettanto pericoloso, quello della restrizione forzata.
Sono dei circoli viziosi che si innescano in modo automatico al comparire di una qualche situazione disagevole, di contesti o stili di vita che possono causare ansia, panico, profonda insoddisfazione o pressione ingestibile.
Sei certamente consapevole che questi comportamenti non sono vantaggiosi per il tuo benessere e aver scritto su questo forum è il segnale di un'altra consapevolezza, quella di voler essere supportata in questo momento della tua vita.
Ora potresti fare il passo successivo, quello di valutare un percorso psicologico che ti aiuti a non essere in balia degli eventi e del malessere e di interrompere schemi che sono apparentemente ti permettono di tenere a bada il disagio.
Rimango a disposizione per dubbi o informazioni. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Ciao, grazie per averlo scritto in modo così aperto. Quello che racconti non è affatto “troppo” né fuori posto, e soprattutto non è una cosa che indica mancanza di crescita o di autocontrollo. In clinica si vedono spesso situazioni molto simili alla tua, con l’intreccio tra comportamenti ripetitivi sul corpo e difficoltà nel rapporto con il cibo: non perché siano “la stessa cosa”, ma perché spesso sono due modi diversi con cui la mente prova a gestire tensioni interne che diventano difficili da contenere.
Il fatto che sia iniziato così presto e che abbia avuto fasi alterne, con periodi di miglioramento e poi ricadute, è qualcosa che si osserva frequentemente. Non è un andamento lineare e non dipende dalla forza di volontà. Anzi, spesso chi vive queste difficoltà è molto consapevole di ciò che sta succedendo e proprio questa consapevolezza può aumentare la frustrazione, perché si vorrebbe “fermarsi” ma in certi momenti l’impulso prende il sopravvento.
Anche il rapporto con il cibo che descrivi, con oscillazioni tra restrizione e abbuffate, non va letto come qualcosa di separato o “in competizione” con l’altro comportamento. Spesso sono entrambe espressioni di una stessa difficoltà di regolazione emotiva, che cambia forma a seconda dei momenti, dello stress, delle emozioni che fai più fatica a tollerare.
Una cosa importante che voglio dirti con chiarezza è che non c’è nulla in quello che racconti che faccia pensare a una mancanza di maturità. Al contrario, il fatto che tu riesca a osservarti così bene e a mettere in parole tutto questo è un punto di partenza molto significativo.
E anche il dubbio che hai avuto scrivendo, quel “non so se sto dicendo troppo”, è molto comune: spesso queste esperienze portano a vergogna o al timore di essere giudicati, ma in realtà parlarne è proprio il primo passo per iniziare a cambiare la dinamica.
Quello che posso dirti, con l’esperienza che ho con questo tipo di situazioni, è che non sei “bloccata” in questo schema. È qualcosa che può cambiare, ma di solito non succede solo con il controllo o lo sforzo diretto: succede quando si inizia a capire cosa attiva davvero questi impulsi e quando si costruiscono alternative più sostenibili per gestirli.
Se ti va, si può anche provare a capire insieme in quali momenti senti di più questo impulso, perché spesso lì emergono i punti chiave su cui poi si lavora davvero.
Il fatto che sia iniziato così presto e che abbia avuto fasi alterne, con periodi di miglioramento e poi ricadute, è qualcosa che si osserva frequentemente. Non è un andamento lineare e non dipende dalla forza di volontà. Anzi, spesso chi vive queste difficoltà è molto consapevole di ciò che sta succedendo e proprio questa consapevolezza può aumentare la frustrazione, perché si vorrebbe “fermarsi” ma in certi momenti l’impulso prende il sopravvento.
Anche il rapporto con il cibo che descrivi, con oscillazioni tra restrizione e abbuffate, non va letto come qualcosa di separato o “in competizione” con l’altro comportamento. Spesso sono entrambe espressioni di una stessa difficoltà di regolazione emotiva, che cambia forma a seconda dei momenti, dello stress, delle emozioni che fai più fatica a tollerare.
Una cosa importante che voglio dirti con chiarezza è che non c’è nulla in quello che racconti che faccia pensare a una mancanza di maturità. Al contrario, il fatto che tu riesca a osservarti così bene e a mettere in parole tutto questo è un punto di partenza molto significativo.
E anche il dubbio che hai avuto scrivendo, quel “non so se sto dicendo troppo”, è molto comune: spesso queste esperienze portano a vergogna o al timore di essere giudicati, ma in realtà parlarne è proprio il primo passo per iniziare a cambiare la dinamica.
Quello che posso dirti, con l’esperienza che ho con questo tipo di situazioni, è che non sei “bloccata” in questo schema. È qualcosa che può cambiare, ma di solito non succede solo con il controllo o lo sforzo diretto: succede quando si inizia a capire cosa attiva davvero questi impulsi e quando si costruiscono alternative più sostenibili per gestirli.
Se ti va, si può anche provare a capire insieme in quali momenti senti di più questo impulso, perché spesso lì emergono i punti chiave su cui poi si lavora davvero.
Buongiorno!
mi dispiace per la situazione che la sta facendo soffrire da tempo e le faccio i complimenti per aver condiviso questi aspetti della sua vita. È, come dice lei, un primo piccolo passo verso la gestione del suo malessere. Quelli che ha condiviso sembrano essere sintomi di tipo compulsivo (strappare ciglia, capelli e peli in generale) rientranti nell'area della tricotillomania. Inoltre, gli aspetti legati al cibo spesso presentano una componente di controllo/ regolazione dell'ansia, specialmente se insorgono in giovane età. Non sono in grado di dirle, con le informazioni a disposizione, se le due aree siano collegate e nel caso in che modo. Quello che mi sento di consigliarle è, nel caso sentisse che quello che sta vivendo stia condizionando in modo importante la sua quotidianità, di rivolgersi ad un/una collega terapeuta. Potrà aiutarla nell'inquadrare meglio la sua situazione, capire ad esempio in che modo questi sintomi si collocano all'interno della sua storia di vita e soprattutto come fare per gestirli.
mi dispiace per la situazione che la sta facendo soffrire da tempo e le faccio i complimenti per aver condiviso questi aspetti della sua vita. È, come dice lei, un primo piccolo passo verso la gestione del suo malessere. Quelli che ha condiviso sembrano essere sintomi di tipo compulsivo (strappare ciglia, capelli e peli in generale) rientranti nell'area della tricotillomania. Inoltre, gli aspetti legati al cibo spesso presentano una componente di controllo/ regolazione dell'ansia, specialmente se insorgono in giovane età. Non sono in grado di dirle, con le informazioni a disposizione, se le due aree siano collegate e nel caso in che modo. Quello che mi sento di consigliarle è, nel caso sentisse che quello che sta vivendo stia condizionando in modo importante la sua quotidianità, di rivolgersi ad un/una collega terapeuta. Potrà aiutarla nell'inquadrare meglio la sua situazione, capire ad esempio in che modo questi sintomi si collocano all'interno della sua storia di vita e soprattutto come fare per gestirli.
Buongiorno, i due problemi potrebbero essere correlati, ma quello che non è chiaro è perché siano venuti fuori. Entrambi sembrerebbero una forma di controllo, la domanda è: su cosa?
Ci sono delle emozioni che stanno uscendo attraverso comportamento fisico e chiedono di essere riconosciute. Il supporto psicologico può essere un buon inizio per mettere ordine.
Grazie per la condivisione e di essere venuta qui, piuttosto che continuare ricorrere all'AI
Ci sono delle emozioni che stanno uscendo attraverso comportamento fisico e chiedono di essere riconosciute. Il supporto psicologico può essere un buon inizio per mettere ordine.
Grazie per la condivisione e di essere venuta qui, piuttosto che continuare ricorrere all'AI
Da ciò che scrive emergono elementi importanti, ma mancano dati che andrebbero chiariti: frequenza degli episodi, eventuali zone senza ciglia, sopracciglia o capelli, variazioni di peso, ciclo mestruale, abbuffate, restrizioni, eventuale vomito, uso di lassativi, umore, ansia, pensieri autolesivi e presenza o meno di adulti/professionisti già coinvolti. Per questo non si può fare una diagnosi da qui, ma si può dire che quello che racconta merita un aiuto reale e non va lasciato solo a tentativi di autocontrollo.
Il fatto che abbia scritto è già un passaggio importante. Non perché “risolva”, ma perché rompe il circuito più pericoloso: restare sola con il problema, magari cercando risposte solo online o con una AI.
Strapparsi ciglia, sopracciglia e capelli, soprattutto quando diventa frequente e sistematico, non è una semplice cattiva abitudine. Anche l’alternanza tra restrizioni e abbuffate non va liquidata come mancanza di volontà. Spesso questi comportamenti funzionano come tentativi, dolorosi ma immediati, di gestire tensione, ansia, vuoto, vergogna o bisogno di controllo.
Il punto, quindi, non è chiedersi: “Perché non riesco a controllarmi?”. Questa domanda rischia di farla sentire ancora più sbagliata. Una domanda più utile è: “Che cosa succede dentro di me prima che io abbia bisogno di strapparmi i capelli o di controllare/perdere il controllo col cibo?”.
Come primo passo concreto, può iniziare a osservare senza giudicarsi: per una settimana annoti quando compare l’impulso, dove si trova, cosa è successo prima, che emozione sente e cosa cambia subito dopo. Non per controllarsi meglio, ma per iniziare a vedere il meccanismo. Poi porti queste note a uno psicologo o a un servizio specializzato.
Vista la sua età, sarebbe importante non affrontare tutto da sola. Può parlarne con un genitore, il medico di base, uno psicologo, un consultorio o un centro per i disturbi alimentari. Se le sembra troppo, può partire da una frase semplice: “Ho bisogno di aiuto, ci sono cose che non riesco più a gestire da sola”.
Non è vero che esporsi è troppo. Esporsi, in questo caso, è il primo gesto sano: smettere di chiedere al controllo di risolvere ciò che forse ha bisogno di essere accolto, compreso e curato.
Un caro saluto.
Il fatto che abbia scritto è già un passaggio importante. Non perché “risolva”, ma perché rompe il circuito più pericoloso: restare sola con il problema, magari cercando risposte solo online o con una AI.
Strapparsi ciglia, sopracciglia e capelli, soprattutto quando diventa frequente e sistematico, non è una semplice cattiva abitudine. Anche l’alternanza tra restrizioni e abbuffate non va liquidata come mancanza di volontà. Spesso questi comportamenti funzionano come tentativi, dolorosi ma immediati, di gestire tensione, ansia, vuoto, vergogna o bisogno di controllo.
Il punto, quindi, non è chiedersi: “Perché non riesco a controllarmi?”. Questa domanda rischia di farla sentire ancora più sbagliata. Una domanda più utile è: “Che cosa succede dentro di me prima che io abbia bisogno di strapparmi i capelli o di controllare/perdere il controllo col cibo?”.
Come primo passo concreto, può iniziare a osservare senza giudicarsi: per una settimana annoti quando compare l’impulso, dove si trova, cosa è successo prima, che emozione sente e cosa cambia subito dopo. Non per controllarsi meglio, ma per iniziare a vedere il meccanismo. Poi porti queste note a uno psicologo o a un servizio specializzato.
Vista la sua età, sarebbe importante non affrontare tutto da sola. Può parlarne con un genitore, il medico di base, uno psicologo, un consultorio o un centro per i disturbi alimentari. Se le sembra troppo, può partire da una frase semplice: “Ho bisogno di aiuto, ci sono cose che non riesco più a gestire da sola”.
Non è vero che esporsi è troppo. Esporsi, in questo caso, è il primo gesto sano: smettere di chiedere al controllo di risolvere ciò che forse ha bisogno di essere accolto, compreso e curato.
Un caro saluto.
Salve,
quello che ha fatto scrivendo questo messaggio è già un passo importante, perché significa che una parte di lei sente il bisogno di non restare più sola con tutta questa fatica. E non credo affatto che si sia esposta “troppo”: dalle sue parole emerge soprattutto una grande sofferenza che porta avanti da molti anni cercando di gestirla da sola.
Gli impulsi che descrive, come strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come il rapporto difficile con il cibo, non sono segnali di mancanza di volontà o di immaturità. Spesso sono modalità con cui il corpo e la mente cercano di scaricare tensioni, emozioni o stati interni difficili da contenere e comprendere.
Il fatto che oggi lei senta di avere meno controllo non significa che sia “peggiorata” come persona. A volte, crescendo, alcune difficoltà diventano più intense proprio perché aumentano anche le pressioni emotive, relazionali e personali.
Credo che in questo momento potrebbe essere davvero importante concedersi uno spazio di ascolto con un professionista, senza aspettare che la situazione diventi ancora più pesante. Non perché ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma perché merita di capire più a fondo cosa sta vivendo e di non affrontarlo da sola.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa
quello che ha fatto scrivendo questo messaggio è già un passo importante, perché significa che una parte di lei sente il bisogno di non restare più sola con tutta questa fatica. E non credo affatto che si sia esposta “troppo”: dalle sue parole emerge soprattutto una grande sofferenza che porta avanti da molti anni cercando di gestirla da sola.
Gli impulsi che descrive, come strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come il rapporto difficile con il cibo, non sono segnali di mancanza di volontà o di immaturità. Spesso sono modalità con cui il corpo e la mente cercano di scaricare tensioni, emozioni o stati interni difficili da contenere e comprendere.
Il fatto che oggi lei senta di avere meno controllo non significa che sia “peggiorata” come persona. A volte, crescendo, alcune difficoltà diventano più intense proprio perché aumentano anche le pressioni emotive, relazionali e personali.
Credo che in questo momento potrebbe essere davvero importante concedersi uno spazio di ascolto con un professionista, senza aspettare che la situazione diventi ancora più pesante. Non perché ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma perché merita di capire più a fondo cosa sta vivendo e di non affrontarlo da sola.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa
Buongiorno, ho letto con attenzione con ciò che hai scritto e mi permetto di darti del tu per iscritto, data la giovane età. Hai fatto bene a scrivere qui anzichè all'intelligenza artificiale perchè un contatto umano è molto diverso.
Colpevolizzarsi non è mai una strada risolutiva, ma rischia di danneggiarti ulteriormente. A 12 anni sono nati due sintomi, ma sarebbe molto importante capire qual è (o quali sono) la causa che li ha portati e cosa continua a farli persistere anche oggi perchè se per un certo periodo la situazione era migliorata, questo mi fa pensare che ci sia qualcosa che scateni il comportamento. Sarebbe altresì importante anche sapere cosa provi prima, durante e dopo ognuno degli episodi descritti e che tipo di rapporto hai con le tue emozioni.
Credo possa esserti molto utile confrontarti con una persona competente che possa aiutarti a snocciolare ogni aspetto, in modo tale che tu possa vivere meglio, non in questa dicotomia tra controllo e assenza di esso.
Colpevolizzarsi non è mai una strada risolutiva, ma rischia di danneggiarti ulteriormente. A 12 anni sono nati due sintomi, ma sarebbe molto importante capire qual è (o quali sono) la causa che li ha portati e cosa continua a farli persistere anche oggi perchè se per un certo periodo la situazione era migliorata, questo mi fa pensare che ci sia qualcosa che scateni il comportamento. Sarebbe altresì importante anche sapere cosa provi prima, durante e dopo ognuno degli episodi descritti e che tipo di rapporto hai con le tue emozioni.
Credo possa esserti molto utile confrontarti con una persona competente che possa aiutarti a snocciolare ogni aspetto, in modo tale che tu possa vivere meglio, non in questa dicotomia tra controllo e assenza di esso.
Buongiorno ragazza anonima, mi piacerebbe molto poterla chiamare per nome.
La sua è una sofferenza che sta prendendo canali diversi, sintomi, per potersi esprimere. E' un urlo che non va soffocato, ma che va ascoltato e condiviso. E' stata coraggiosissima a scrivere queste parole.
A volte l'AI sembra il nostro unico canale di domanda e risposta, semplice e immediato, sempre a disposizione. Ma manca la coloritura affettiva che solo un legame tra Persone può regalare. Credo che lei possa pensare a intraprendere un percorso di Psicoterapia strutturato. E' molto tempo che la sua sofferenza sta trovando il modo di emergere e merita finalmente di venire ascoltata.
Non mi concentro sui sintomi che mi espone perchè non sono altro che un diverso linguaggio per parlare... a chi lo scoprirà, e non deve essere sola nel farlo.
Grazie della condivisione. Un abbraccio silenzioso, Anna
La sua è una sofferenza che sta prendendo canali diversi, sintomi, per potersi esprimere. E' un urlo che non va soffocato, ma che va ascoltato e condiviso. E' stata coraggiosissima a scrivere queste parole.
A volte l'AI sembra il nostro unico canale di domanda e risposta, semplice e immediato, sempre a disposizione. Ma manca la coloritura affettiva che solo un legame tra Persone può regalare. Credo che lei possa pensare a intraprendere un percorso di Psicoterapia strutturato. E' molto tempo che la sua sofferenza sta trovando il modo di emergere e merita finalmente di venire ascoltata.
Non mi concentro sui sintomi che mi espone perchè non sono altro che un diverso linguaggio per parlare... a chi lo scoprirà, e non deve essere sola nel farlo.
Grazie della condivisione. Un abbraccio silenzioso, Anna
Buon pomeriggio,
i sintomi descrivono uno stato interno di sofferenza. Più che chiedersi se i sintomi siano correlati o meno tra loro, potrebbe affidarsi ad un professionista. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza e comprendere meglio quali sono i meccanismi alla base del sintomo oltre che fornire alcuni strumenti utili a fronteggiare questo momento difficile. Un caro saluto, PR.
i sintomi descrivono uno stato interno di sofferenza. Più che chiedersi se i sintomi siano correlati o meno tra loro, potrebbe affidarsi ad un professionista. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza e comprendere meglio quali sono i meccanismi alla base del sintomo oltre che fornire alcuni strumenti utili a fronteggiare questo momento difficile. Un caro saluto, PR.
Ciao. Sento la fatica di quel peso che porti da quando eri solo una bambina di dodici anni e, prima di ogni altra cosa, vorrei dirti che la tua decisione di scrivere qui non è affatto un segno di debolezza o di mancata crescita, ma esattamente il contrario: è un atto di grande consapevolezza e coraggio. Spesso pensiamo che crescere significhi imparare a controllare tutto da soli, ma la vera maturità risiede nel riconoscere il momento in cui le nostre strategie di difesa non bastano più e abbiamo bisogno di una mano tesa per ritrovare la rotta.
Quello che descrivi riguardo all'impulso di strappare ciglia, sopracciglia e capelli, insieme a una relazione così altalenante con il cibo, suggerisce che il tuo corpo e la tua mente stiano cercando un modo per gestire un dolore, un'ansia o una tensione che non trovano altre vie d'uscita. Questi comportamenti, pur essendo dolorosi e frustranti per te, sono spesso tentativi inconsapevoli di riprendere il controllo su un mondo interiore che in questo momento ti sembra caotico o soverchiante. Non sei tu il problema e non è una questione di mancanza di forza di volontà; si tratta di meccanismi psicologici profondi che si sono intensificati proprio ora che ti affacci all'età adulta, un periodo di transizione che può essere estremamente destabilizzante.
È molto probabile che questi due aspetti siano in realtà rami dello stesso albero: entrambi riguardano il controllo del corpo e la gestione di emozioni difficili da tradurre in parole. Sentirti come se non fossi cresciuta o come se avessi perso l'autocontrollo che avevi a dodici anni è una sensazione comprensibile ma ingannevole. A dodici anni le tue sfide erano diverse; oggi sei una giovane donna che sta affrontando complessità nuove e il fatto che i vecchi sistemi di difesa si siano ripresentati con più forza indica semplicemente che la sofferenza sottostante ha bisogno di essere ascoltata e accolta in modo diverso, non repressa con la sola forza di volontà.
Hai fatto un passo avanti fondamentale uscendo dal silenzio e smettendo di parlarne solo con uno strumento digitale per rivolgerti a una sensibilità umana, seppur mediata dallo schermo. Il mio consiglio più accorato è quello di non fermarti qui. Questa tua richiesta di aiuto merita di essere portata in uno spazio protetto, come quello di un sostegno psicologico. Esistono professionisti preparati che possono aiutarti a sciogliere i nodi che alimentano queste "abbuffate" e questi gesti automatici verso il tuo corpo, insegnandoti nuovi modi per prenderti cura di te senza farti del male. Sei ancora giovanissima e hai tutto il tempo e il diritto di "guarire", di sentirti intera e di smettere di lottare contro te stessa; meriti di vivere la tua giovinezza con una leggerezza che in questo momento ti sembra impossibile, ma che è invece raggiungibile con il giusto supporto.
Quello che descrivi riguardo all'impulso di strappare ciglia, sopracciglia e capelli, insieme a una relazione così altalenante con il cibo, suggerisce che il tuo corpo e la tua mente stiano cercando un modo per gestire un dolore, un'ansia o una tensione che non trovano altre vie d'uscita. Questi comportamenti, pur essendo dolorosi e frustranti per te, sono spesso tentativi inconsapevoli di riprendere il controllo su un mondo interiore che in questo momento ti sembra caotico o soverchiante. Non sei tu il problema e non è una questione di mancanza di forza di volontà; si tratta di meccanismi psicologici profondi che si sono intensificati proprio ora che ti affacci all'età adulta, un periodo di transizione che può essere estremamente destabilizzante.
È molto probabile che questi due aspetti siano in realtà rami dello stesso albero: entrambi riguardano il controllo del corpo e la gestione di emozioni difficili da tradurre in parole. Sentirti come se non fossi cresciuta o come se avessi perso l'autocontrollo che avevi a dodici anni è una sensazione comprensibile ma ingannevole. A dodici anni le tue sfide erano diverse; oggi sei una giovane donna che sta affrontando complessità nuove e il fatto che i vecchi sistemi di difesa si siano ripresentati con più forza indica semplicemente che la sofferenza sottostante ha bisogno di essere ascoltata e accolta in modo diverso, non repressa con la sola forza di volontà.
Hai fatto un passo avanti fondamentale uscendo dal silenzio e smettendo di parlarne solo con uno strumento digitale per rivolgerti a una sensibilità umana, seppur mediata dallo schermo. Il mio consiglio più accorato è quello di non fermarti qui. Questa tua richiesta di aiuto merita di essere portata in uno spazio protetto, come quello di un sostegno psicologico. Esistono professionisti preparati che possono aiutarti a sciogliere i nodi che alimentano queste "abbuffate" e questi gesti automatici verso il tuo corpo, insegnandoti nuovi modi per prenderti cura di te senza farti del male. Sei ancora giovanissima e hai tutto il tempo e il diritto di "guarire", di sentirti intera e di smettere di lottare contro te stessa; meriti di vivere la tua giovinezza con una leggerezza che in questo momento ti sembra impossibile, ma che è invece raggiungibile con il giusto supporto.
Gentile ragazza di 18 anni, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa di così delicato, scrivendone. Non è “esporsi troppo”, anzi è un passo importante, soprattutto dopo anni in cui lei ha cercato di gestire tutto da sola.
Da quello che descrive, sembra che stia vivendo una sofferenza che dura da molto tempo e che negli ultimi mesi si sia intensificata. Lo strapparsi ciglia, sopracciglia e capelli non è un “vizio” o una mancanza di volontà: spesso questi comportamenti diventano modi automatici per scaricare tensione, ansia, agitazione o emozioni difficili da gestire. Anche il rapporto altalenante con il cibo, tra restrizioni e abbuffate, può essere il segnale che sta cercando di affrontare qualcosa che in questo momento le pesa molto più di quanto forse lascia vedere agli altri.
Il fatto che oggi lei senta meno controllo rispetto ai suoi 12 anni non significa che sia “cresciuta male” o che sia più debole. A volte, quando certi meccanismi restano sotto traccia per anni, con il tempo diventano più radicati e faticosi da contenere da soli. Questo però non vuol dire che non si possa stare meglio.
Ha scritto una frase molto significativa: “lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI”. Credo che questa parte di lei abbia già capito che merita uno spazio umano, reale e non giudicante in cui poter essere ascoltata davvero. La incoraggerei quindi a chiedere un supporto psicologico, anche perché lei è ancora molto giovane e intervenire adesso può aiutarla tantissimo prima che questi comportamenti occupino ancora più spazio nella sua vita.
Non serve arrivare a “stare malissimo” per chiedere aiuto. Anzi, il fatto che lei riesca a osservarsi con questa lucidità è una risorsa importante. Potrebbe parlarne con uno psicologo/psicoterapeuta, con il medico di base, oppure con un adulto di fiducia, se sente di non voler affrontare tutto da sola.
Nel frattempo, provi anche ad osservare, senza giudicarsi, i momenti in cui parte l’impulso: succede quando è in ansia? annoiata? sotto pressione? triste? Non per controllarsi subito, ma per iniziare a capire cosa sta cercando di comunicare il suo corpo.
E soprattutto: lei non è “strana” e non è sola a sperimentare questo tipo di difficoltà. Ha già fatto qualcosa di importante scrivendo questo messaggio. Chieda un aiuto professionale: può farcela.
Un caro saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Da quello che descrive, sembra che stia vivendo una sofferenza che dura da molto tempo e che negli ultimi mesi si sia intensificata. Lo strapparsi ciglia, sopracciglia e capelli non è un “vizio” o una mancanza di volontà: spesso questi comportamenti diventano modi automatici per scaricare tensione, ansia, agitazione o emozioni difficili da gestire. Anche il rapporto altalenante con il cibo, tra restrizioni e abbuffate, può essere il segnale che sta cercando di affrontare qualcosa che in questo momento le pesa molto più di quanto forse lascia vedere agli altri.
Il fatto che oggi lei senta meno controllo rispetto ai suoi 12 anni non significa che sia “cresciuta male” o che sia più debole. A volte, quando certi meccanismi restano sotto traccia per anni, con il tempo diventano più radicati e faticosi da contenere da soli. Questo però non vuol dire che non si possa stare meglio.
Ha scritto una frase molto significativa: “lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI”. Credo che questa parte di lei abbia già capito che merita uno spazio umano, reale e non giudicante in cui poter essere ascoltata davvero. La incoraggerei quindi a chiedere un supporto psicologico, anche perché lei è ancora molto giovane e intervenire adesso può aiutarla tantissimo prima che questi comportamenti occupino ancora più spazio nella sua vita.
Non serve arrivare a “stare malissimo” per chiedere aiuto. Anzi, il fatto che lei riesca a osservarsi con questa lucidità è una risorsa importante. Potrebbe parlarne con uno psicologo/psicoterapeuta, con il medico di base, oppure con un adulto di fiducia, se sente di non voler affrontare tutto da sola.
Nel frattempo, provi anche ad osservare, senza giudicarsi, i momenti in cui parte l’impulso: succede quando è in ansia? annoiata? sotto pressione? triste? Non per controllarsi subito, ma per iniziare a capire cosa sta cercando di comunicare il suo corpo.
E soprattutto: lei non è “strana” e non è sola a sperimentare questo tipo di difficoltà. Ha già fatto qualcosa di importante scrivendo questo messaggio. Chieda un aiuto professionale: può farcela.
Un caro saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Buonasera,
prima di tutto credo sia importante riconoscere il valore del gesto che ha fatto scrivendo qui. Da ciò che racconta sembra che per molto tempo abbia cercato di gestire tutto da sola.
Le difficoltà che descrive non sembrano affatto “banali” o legate a una mancanza di volontà o maturità. Al contrario, spesso comportamenti come strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come il rapporto altalenante con il cibo, possono esprimere difficoltà profonde e diventare nel tempo dei tentativi per trovare una forma di regolazione emotiva, soprattutto quando si vivono tensioni, fatica o stati emotivi difficili da nominare e contenere.
Comprendo quanto possa spaventare il fatto di sentire che oggi questi impulsi siano diventati più forti e frequenti rispetto al passato.
Il fatto che lei dica di considerare questo messaggio “un passo avanti” mi sembra molto significativo. A volte il primo movimento importante non è riuscire subito a controllare il sintomo, ma iniziare a uscire dall’isolamento e permettere a qualcuno di vedere ciò che fino a quel momento era rimasto solo dentro di sé.
Credo che uno spazio psicologico potrebbe esserle molto utile, anche perché ciò che descrive merita di essere accolto con attenzione e senza giudizio. Non per “correggere” dei comportamenti, ma per comprendere insieme quali sofferenze e quali bisogni questi gesti stiano cercando di esprimere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Silvana Grilli
prima di tutto credo sia importante riconoscere il valore del gesto che ha fatto scrivendo qui. Da ciò che racconta sembra che per molto tempo abbia cercato di gestire tutto da sola.
Le difficoltà che descrive non sembrano affatto “banali” o legate a una mancanza di volontà o maturità. Al contrario, spesso comportamenti come strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come il rapporto altalenante con il cibo, possono esprimere difficoltà profonde e diventare nel tempo dei tentativi per trovare una forma di regolazione emotiva, soprattutto quando si vivono tensioni, fatica o stati emotivi difficili da nominare e contenere.
Comprendo quanto possa spaventare il fatto di sentire che oggi questi impulsi siano diventati più forti e frequenti rispetto al passato.
Il fatto che lei dica di considerare questo messaggio “un passo avanti” mi sembra molto significativo. A volte il primo movimento importante non è riuscire subito a controllare il sintomo, ma iniziare a uscire dall’isolamento e permettere a qualcuno di vedere ciò che fino a quel momento era rimasto solo dentro di sé.
Credo che uno spazio psicologico potrebbe esserle molto utile, anche perché ciò che descrive merita di essere accolto con attenzione e senza giudizio. Non per “correggere” dei comportamenti, ma per comprendere insieme quali sofferenze e quali bisogni questi gesti stiano cercando di esprimere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Silvana Grilli
La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che sta vivendo, soprattutto considerando quanto non sia semplice esporsi su temi così delicati.
Da quello che descrive emergono due aree che, pur potendo sembrare separate, spesso hanno una funzione comune: quella di regolare stati emotivi intensi, tensioni interne o momenti di perdita di controllo percepito. I comportamenti che riporta potrebbero essere dei tentativi di autoregolazione. E' una modalità che la mente e il corpo mettono in atto quando non trovano strategie più funzionali per gestire ciò che sta accadendo internamente.
È importante anche ciò che lei stessa osserva: l’andamento altalenante nel tempo, con fasi di miglioramento e poi peggioramento.
Il fatto che lei stia riuscendo a riconoscere questi schemi e a metterli in relazione tra loro è già un passaggio significativo. Non si tratta di “non essere cresciuta abbastanza”, ma piuttosto di avere dei segnali che meritano ascolto e attenzione, perché indicano una fatica nella regolazione emotiva che sta cercando una via di espressione.
In questi casi, più che uno sforzo di controllo diretto sui comportamenti, è spesso utile un lavoro psicologico che aiuti a comprendere le funzioni che questi comportamenti svolgono e a costruire modalità alternative di gestione, più sostenibili e meno impattanti sul corpo e sul benessere.
Resto a disposizione se ha bisogno di contattarmi. Un caro saluto
Da quello che descrive emergono due aree che, pur potendo sembrare separate, spesso hanno una funzione comune: quella di regolare stati emotivi intensi, tensioni interne o momenti di perdita di controllo percepito. I comportamenti che riporta potrebbero essere dei tentativi di autoregolazione. E' una modalità che la mente e il corpo mettono in atto quando non trovano strategie più funzionali per gestire ciò che sta accadendo internamente.
È importante anche ciò che lei stessa osserva: l’andamento altalenante nel tempo, con fasi di miglioramento e poi peggioramento.
Il fatto che lei stia riuscendo a riconoscere questi schemi e a metterli in relazione tra loro è già un passaggio significativo. Non si tratta di “non essere cresciuta abbastanza”, ma piuttosto di avere dei segnali che meritano ascolto e attenzione, perché indicano una fatica nella regolazione emotiva che sta cercando una via di espressione.
In questi casi, più che uno sforzo di controllo diretto sui comportamenti, è spesso utile un lavoro psicologico che aiuti a comprendere le funzioni che questi comportamenti svolgono e a costruire modalità alternative di gestione, più sostenibili e meno impattanti sul corpo e sul benessere.
Resto a disposizione se ha bisogno di contattarmi. Un caro saluto
Gentilissima, hai fatto benissimo a rivolgere i tuoi dubbi e le tue domande a noi specialisti. Ciò che riporti potrebbe essersi strutturato in momenti diversi della tua vita, e magari anche prima dei 12 anni ma è opportuno indagare bene che cosa vogliono comunicarci i tuoi sintomi e questo è possibile farlo soltanto in un percorso terapeutico. Il sintomo (strapparsi le sopracciglia, i capelli, restrizioni e abbuffate) porta sempre con se un messaggio e dei significati che in un percorso avranno l'opportunità di emergere e permetterti di trovare risposte. Resto a disposizione. Un caro saluto
Ciao,
quello che descrivi potrebbe essere legato a una modalità di gestione della tensione emotiva che spesso diventa difficile controllare da soli. Anche il rapporto altalenante con il cibo, tra restrizione e abbuffate, merita attenzione, non perché tu sia “senza autocontrollo”, ma perché probabilmente stai cercando di gestire emozioni, stress o vissuti interni molto faticosi attraverso questi comportamenti.
Il punto importante è proprio questo: non è immatura o “cresciuta male”. Anzi, spesso quando certe difficoltà iniziano presto si sviluppano come modi automatici per affrontare qualcosa che dentro è difficile da regolare.
Il fatto che tu senti che parlare con una persona reale sia un passo avanti rispetto a chiudersi nel dialogo con un’AI mostra una parte che desidera davvero stare meglio. Per questo ti consiglierei di non restare sola con tutto questo e di parlarne con un professionista o con un adulto di fiducia che possa aiutarti ad avviare un supporto psicologico.
Queste difficoltà si possono affrontare, ma meritano ascolto e cura, non giudizio.
Un saluto :)
quello che descrivi potrebbe essere legato a una modalità di gestione della tensione emotiva che spesso diventa difficile controllare da soli. Anche il rapporto altalenante con il cibo, tra restrizione e abbuffate, merita attenzione, non perché tu sia “senza autocontrollo”, ma perché probabilmente stai cercando di gestire emozioni, stress o vissuti interni molto faticosi attraverso questi comportamenti.
Il punto importante è proprio questo: non è immatura o “cresciuta male”. Anzi, spesso quando certe difficoltà iniziano presto si sviluppano come modi automatici per affrontare qualcosa che dentro è difficile da regolare.
Il fatto che tu senti che parlare con una persona reale sia un passo avanti rispetto a chiudersi nel dialogo con un’AI mostra una parte che desidera davvero stare meglio. Per questo ti consiglierei di non restare sola con tutto questo e di parlarne con un professionista o con un adulto di fiducia che possa aiutarti ad avviare un supporto psicologico.
Queste difficoltà si possono affrontare, ma meritano ascolto e cura, non giudizio.
Un saluto :)
Salve, innanzitutto è importante riconoscere il valore di ciò che ha fatto scrivendo queste parole. Non è un passaggio banale né scontato. Il fatto che lei stia cercando di dare voce a una sofferenza che dura da anni, e che senta anche il desiderio di non restare intrappolata nel farlo solo dentro di sé o attraverso strumenti che non possono restituirle un vero spazio di comprensione, è già un segnale molto significativo di consapevolezza e bisogno di cambiamento. Da ciò che descrive emerge una situazione che non riguarda semplicemente dei comportamenti isolati, ma un insieme di modalità che nel tempo sembrano essersi intrecciate tra loro e che hanno una funzione precisa nella sua vita emotiva. Il gesto ripetitivo sul corpo e la difficoltà nel rapporto con il cibo, soprattutto nella forma oscillante tra restrizione e abbuffate, sono spesso modi attraverso cui la mente e il corpo cercano di gestire stati interni difficili da tollerare. Non si tratta di mancanza di volontà o di autocontrollo, anche se è comprensibile che dall’interno possa essere vissuto proprio così, soprattutto quando si ha la sensazione di “non riuscire a fermarsi”. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è molto importante non leggere questi comportamenti come segni di debolezza personale, ma come strategie che nel tempo si sono strutturate per rispondere a emozioni, tensioni o stati interni che altrimenti sarebbero stati difficili da sostenere. Spesso questi schemi iniziano in età molto precoce e tendono a consolidarsi proprio perché, in qualche modo, offrono un sollievo immediato, anche se poi nel lungo periodo creano sofferenza e senso di perdita di controllo. Il fatto che lei riconosca un andamento che si è modificato nel tempo, con fasi di miglioramento e poi di peggioramento, è molto importante. Questo indica che non si tratta di qualcosa di statico o immutabile, ma di dinamiche che possono cambiare in relazione a molte variabili interne ed esterne. Allo stesso tempo, la presenza contemporanea di più modalità di gestione del disagio può far sentire la situazione ancora più complessa e difficile da comprendere da sola, ed è comprensibile che questo possa generare la sensazione di non riuscire a “controllarsi” o di non essere cresciuta come ci si aspetterebbe. In realtà, ciò che emerge più profondamente non è una mancanza di crescita, ma piuttosto il fatto che una parte di lei sta cercando da tempo un modo per regolare emozioni o stati interni che probabilmente non trovano ancora una forma più stabile e sostenibile di espressione. Quando questi meccanismi diventano abituali, è molto difficile interromperli solo con la forza di volontà, perché non sono semplicemente comportamenti, ma risposte automatiche apprese nel tempo. Il fatto che lei abbia deciso di scrivere e di esporsi, anche se con il dubbio di averlo fatto troppo, è già un passaggio molto importante. Spesso il primo ostacolo non è tanto il “fare qualcosa di diverso”, ma il riuscire a riconoscere che ciò che si sta vivendo merita uno spazio di attenzione e comprensione, senza giudizio. In situazioni come la sua, un percorso psicologico può essere particolarmente utile proprio perché permette di andare oltre la sola gestione del comportamento e di esplorare in modo graduale cosa si attiva prima, durante e dopo questi momenti. In un approccio cognitivo comportamentale si lavora molto sul riconoscere i legami tra pensieri, emozioni e azioni, aiutando la persona a comprendere meglio il significato che certi comportamenti hanno avuto nella sua storia e come oggi possano essere affrontati in modo diverso, più sostenibile e meno doloroso. È importante dirle che non è necessario avere già chiaro un obiettivo preciso per iniziare un percorso. Spesso il primo passo è proprio quello di portare dentro uno spazio protetto ciò che oggi appare confuso, ripetitivo o difficile da controllare, e iniziare a dargli un significato che non sia solo quello della colpa o della frustrazione verso se stessi. Lei non sta descrivendo una mancanza di crescita, ma una difficoltà che merita ascolto e comprensione. E il fatto che oggi stia cercando di parlarne, anche se con fatica, è già un segnale di movimento nella direzione di un possibile cambiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
quello che descrive merita attenzione e soprattutto non va letto come una mancanza di “forza di volontà” o di autocontrollo. I comportamenti che racconta – lo strappo di ciglia, sopracciglia e capelli e le difficoltà nel rapporto con il cibo con fasi di restrizione e abbuffate – sono spesso forme con cui la mente e il corpo cercano di gestire tensioni interne, emozioni difficili o stati di ansia, anche quando non ce ne si rende pienamente conto.
Nel caso dello strappo dei peli (ciglia, sopracciglia, capelli), si parla spesso di comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, che possono diventare automatici e aumentare nei periodi di stress, noia, tensione o sovraccarico emotivo. Non è raro che nel tempo questi gesti si intensifichino o si “espandano” ad altre aree.
Per quanto riguarda il rapporto con il cibo, il passaggio tra restrizione e abbuffate può indicare un equilibrio emotivo e corporeo che si è reso instabile. Anche qui, spesso il cibo diventa uno strumento di regolazione emotiva più che una semplice scelta alimentare.
È importante sottolineare che il fatto che questi due aspetti coesistano non è insolito: non perché siano “la stessa cosa”, ma perché possono condividere radici comuni legate alla regolazione delle emozioni, dell’ansia o del controllo.
Il fatto che lei riconosca la difficoltà e ne parli è già un passaggio significativo, non un fallimento. A 18 anni non è raro sentirsi come se si stesse “perdendo il controllo”, soprattutto quando questi schemi si sono radicati nel tempo.
Detto questo, quando questi comportamenti diventano frequenti, automatici e fonte di sofferenza, è consigliabile non affrontarli da soli. Un percorso con uno specialista può aiutare a comprendere meglio cosa attiva questi comportamenti e soprattutto a costruire strategie concrete per interromperli e sostituirli con modalità più funzionali. Approcci come la psicoterapia cognitivo-comportamentale e il lavoro sulla regolazione emotiva possono essere molto utili in questi casi.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, così da poterla inquadrare in modo più preciso e trovare un percorso adatto a lei.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive merita attenzione e soprattutto non va letto come una mancanza di “forza di volontà” o di autocontrollo. I comportamenti che racconta – lo strappo di ciglia, sopracciglia e capelli e le difficoltà nel rapporto con il cibo con fasi di restrizione e abbuffate – sono spesso forme con cui la mente e il corpo cercano di gestire tensioni interne, emozioni difficili o stati di ansia, anche quando non ce ne si rende pienamente conto.
Nel caso dello strappo dei peli (ciglia, sopracciglia, capelli), si parla spesso di comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, che possono diventare automatici e aumentare nei periodi di stress, noia, tensione o sovraccarico emotivo. Non è raro che nel tempo questi gesti si intensifichino o si “espandano” ad altre aree.
Per quanto riguarda il rapporto con il cibo, il passaggio tra restrizione e abbuffate può indicare un equilibrio emotivo e corporeo che si è reso instabile. Anche qui, spesso il cibo diventa uno strumento di regolazione emotiva più che una semplice scelta alimentare.
È importante sottolineare che il fatto che questi due aspetti coesistano non è insolito: non perché siano “la stessa cosa”, ma perché possono condividere radici comuni legate alla regolazione delle emozioni, dell’ansia o del controllo.
Il fatto che lei riconosca la difficoltà e ne parli è già un passaggio significativo, non un fallimento. A 18 anni non è raro sentirsi come se si stesse “perdendo il controllo”, soprattutto quando questi schemi si sono radicati nel tempo.
Detto questo, quando questi comportamenti diventano frequenti, automatici e fonte di sofferenza, è consigliabile non affrontarli da soli. Un percorso con uno specialista può aiutare a comprendere meglio cosa attiva questi comportamenti e soprattutto a costruire strategie concrete per interromperli e sostituirli con modalità più funzionali. Approcci come la psicoterapia cognitivo-comportamentale e il lavoro sulla regolazione emotiva possono essere molto utili in questi casi.
Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, così da poterla inquadrare in modo più preciso e trovare un percorso adatto a lei.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buon pomeriggio e grazie per esserti aperta, immagino che non sia stato facile. Parlare di ciò che non va e chiedere aiuto è un gesto di grande responsabilità, ma spesso spaventa: c'è la paura di "esporsi", come hai detto tu, e di mostrarsi fragile; c'è la paura di non essere presi sul serio, e di non ricevere l'aiuto sperato. Il posto più opportuno dove tu possa trovare il giusto aiuto è, a mio parere, la stanza di uno psicologo o di una psicologa: solo all'interno di una relazione terapeutica autentica potrai riuscire a capire l'origine delle tue problematiche, le loro connessioni, le loro motivazioni, e successivamente potrai trovare delle risposte diverse a quei bisogni che cercano un esaudimento nei sintomi. Spero che riuscirai a trovare un/una professionista che sappia accompagnarti in questo delicato e importante processo.
Buongiorno,quello che descrivi merita attenzione e il fatto che tu sia riuscita a scriverlo non è “esporsi troppo”, ma un passo importante di consapevolezza.
L’impulso di strappare ciglia, sopracciglia e capelli può rientrare in una difficoltà legata al controllo degli impulsi e alla regolazione dell’ansia o della tensione interna, ma naturalmente serve una valutazione accurata per capire bene cosa stia accadendo. Anche il rapporto con il cibo che alterna restrizioni e abbuffate non va sottovalutato, soprattutto se nell’ultimo anno senti che sta peggiorando.
Non significa che tu sia “immatura” o che non abbia autocontrollo. Spesso questi comportamenti non dipendono dalla forza di volontà, ma diventano modalità automatiche con cui la mente e il corpo cercano di gestire emozioni, stress, vuoto, tensione o senso di perdita di controllo.
Ti consiglierei di parlarne con un professionista, possibilmente uno psicologo/psicoterapeuta che abbia esperienza con disturbi del comportamento alimentare, ansia, compulsioni o comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, come lo strappamento di peli/capelli. Vista la tua età, potrebbe essere utile coinvolgere anche un genitore o un adulto di fiducia, non per “drammatizzare”, ma per non restare sola in questa cosa.
Hai già fatto qualcosa di molto importante: hai dato un nome a ciò che ti sta succedendo e hai chiesto aiuto. Ora il passo successivo è portare questa sofferenza in uno spazio sicuro, con una persona competente, dove non sarai giudicata e dove potrete capire insieme cosa mantiene questi comportamenti e come iniziare a ridurli. Resto a disposizione nel caso in cui decidessi di intraprendere un percorso a distanza. Un caro saluto
L’impulso di strappare ciglia, sopracciglia e capelli può rientrare in una difficoltà legata al controllo degli impulsi e alla regolazione dell’ansia o della tensione interna, ma naturalmente serve una valutazione accurata per capire bene cosa stia accadendo. Anche il rapporto con il cibo che alterna restrizioni e abbuffate non va sottovalutato, soprattutto se nell’ultimo anno senti che sta peggiorando.
Non significa che tu sia “immatura” o che non abbia autocontrollo. Spesso questi comportamenti non dipendono dalla forza di volontà, ma diventano modalità automatiche con cui la mente e il corpo cercano di gestire emozioni, stress, vuoto, tensione o senso di perdita di controllo.
Ti consiglierei di parlarne con un professionista, possibilmente uno psicologo/psicoterapeuta che abbia esperienza con disturbi del comportamento alimentare, ansia, compulsioni o comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, come lo strappamento di peli/capelli. Vista la tua età, potrebbe essere utile coinvolgere anche un genitore o un adulto di fiducia, non per “drammatizzare”, ma per non restare sola in questa cosa.
Hai già fatto qualcosa di molto importante: hai dato un nome a ciò che ti sta succedendo e hai chiesto aiuto. Ora il passo successivo è portare questa sofferenza in uno spazio sicuro, con una persona competente, dove non sarai giudicata e dove potrete capire insieme cosa mantiene questi comportamenti e come iniziare a ridurli. Resto a disposizione nel caso in cui decidessi di intraprendere un percorso a distanza. Un caro saluto
Quello che descrivi sembra accompagnarti da molti anni e immagino possa essere molto faticoso convivere con la sensazione di non riuscire a interrompere comportamenti che, almeno in parte, riconosci come dannosi o fuori dal tuo controllo.
Il gesto di strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come l’alternanza tra restrizione e abbuffate, spesso non riguarda semplicemente il “non avere autocontrollo”, ma può rappresentare un modo attraverso cui la mente e il corpo cercano di gestire stati emotivi difficili, tensioni o vissuti che non trovano facilmente altre vie di espressione.
Il fatto che in alcuni periodi la situazione sia sembrata migliorare e poi si sia ripresentata con maggiore intensità non significa che tu non sia cresciuta o che tu stia “fallendo”. Alcune difficoltà tendono ad avere un andamento altalenante, soprattutto quando vengono affrontate da soli e nel silenzio.
Nel tuo messaggio colpisce anche il passaggio finale: il bisogno di uscire da un dialogo esclusivamente interno o mediato da un’AI e provare a condividere ciò che stai vivendo con qualcuno di reale. Credo sia un aspetto importante, perché certe sofferenze diventano più comprensibili e trattabili proprio quando trovano uno spazio relazionale in cui poter essere pensate insieme.
Il gesto di strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli, così come l’alternanza tra restrizione e abbuffate, spesso non riguarda semplicemente il “non avere autocontrollo”, ma può rappresentare un modo attraverso cui la mente e il corpo cercano di gestire stati emotivi difficili, tensioni o vissuti che non trovano facilmente altre vie di espressione.
Il fatto che in alcuni periodi la situazione sia sembrata migliorare e poi si sia ripresentata con maggiore intensità non significa che tu non sia cresciuta o che tu stia “fallendo”. Alcune difficoltà tendono ad avere un andamento altalenante, soprattutto quando vengono affrontate da soli e nel silenzio.
Nel tuo messaggio colpisce anche il passaggio finale: il bisogno di uscire da un dialogo esclusivamente interno o mediato da un’AI e provare a condividere ciò che stai vivendo con qualcuno di reale. Credo sia un aspetto importante, perché certe sofferenze diventano più comprensibili e trattabili proprio quando trovano uno spazio relazionale in cui poter essere pensate insieme.
Cara utente, grazie per la condivisione. Ha fatto sicuramente un passo avanti nello scrivere qui i suoi dubbi, se non ne ha mai parlato con nessuno.
Sarebbe importante per lei rivolgersi concretamente a un professionista o a una struttura di riferimento nell’ambito della salute mentale. Potrebbe provare a recarsi presso la Asl territoriale per chiedere un primo colloquio ed esporre le sue difficoltà.
Dice di non sapere quale sia il suo obiettivo scrivendo qui. Deve essere doloroso e fonte di preoccupazione sentirsi senza autocontrollo. Forse sente di non farcela più da sola a sostenere il peso della situazione e sente il bisogno di chiedere aiuto. Provi ad accogliere questo vissuto come il primo passo verso un atteggiamento di cura verso se stessa.
Un caro saluto
Sarebbe importante per lei rivolgersi concretamente a un professionista o a una struttura di riferimento nell’ambito della salute mentale. Potrebbe provare a recarsi presso la Asl territoriale per chiedere un primo colloquio ed esporre le sue difficoltà.
Dice di non sapere quale sia il suo obiettivo scrivendo qui. Deve essere doloroso e fonte di preoccupazione sentirsi senza autocontrollo. Forse sente di non farcela più da sola a sostenere il peso della situazione e sente il bisogno di chiedere aiuto. Provi ad accogliere questo vissuto come il primo passo verso un atteggiamento di cura verso se stessa.
Un caro saluto
Buongiorno. Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. Riconoscere di trovarsi in una situazione difficile e scegliere di parlarne, anche se attraverso questo mezzo, è un passo fondamentale e tutt'altro che scontato. Molto spesso, i comportamenti che descrivi — sia l'impulso di strappare peli e capelli, sia le dinamiche alterate con il cibo — non sono una questione di forza di volontà, ma segnali di un disagio profondo che merita di essere ascoltato e accolto con cura. Poiché queste dinamiche tendono a influenzare molto la qualità della vita e il rapporto con se stessi, è importante non affrontarle in solitudine. Un professionista può aiutarti a dare un nome e un senso a questi impulsi, esplorando le radici del tuo malessere in un ambiente protetto e senza giudizio. Ti incoraggio vivamente a trasformare questo "passo avanti" che hai fatto oggi in un impegno concreto per il tuo benessere, rivolgendoti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Meriti di ricevere il supporto necessario per ritrovare la serenità che cerchi.
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