Domande del paziente (42)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia. Si percepisce chiaramente quanto abbia vissuto a lungo in compagnia dell’ansia, fin da bambino, e quanto questo l'abbia portata... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Barbara,
nel suo racconto si percepisce un intreccio molto profondo tra la storia di suo figlio e la sua. È come se due ferite continuassero a sfiorarsi nel tempo, senza mai sovrapporsi del tutto ma senza...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la ringrazio per il modo chiaro e onesto con cui ha raccontato la sua storia. Da ciò che emerge, si percepisce una persona impegnata da anni in un lavoro serio su di sé, che ha cercato di tenere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Nel tuo racconto emerge una vita segnata da perdite e da un forte archetipo del sacrificio, che ti ha resa resiliente ma anche molto sola. In una lettura junghiana, il corpo e l’anima sembrano... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Save, capisco quanto questa situazione possa essere faticosa e disorientante per lei. Da un punto di vista junghiano, sembra che si sia creata una dinamica in cui il prendersi cura viene vissuto come misura... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da ciò che scrive emerge una grande lucidità e, insieme, una sofferenza più silenziosa ma persistente. Lei non descrive un crollo, bensì la perdita di un equilibrio interno che un tempo le apparteneva,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, leggendo le sue parole si sente chiaramente quanto la paura abbia preso il centro della scena, fino a soffocare tutto il resto. Prima di ogni spiegazione, vorrei dirle questo: la sua sofferenza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nel suo racconto c’è un filo rosso molto chiaro: non la difficoltà ad amare, ma la difficoltà a restare in un amore quando questo diventa reale, stabile, quotidiano. E questo non parla di un difetto, bensì... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da ciò che descrive si avverte quanto il suo corpo sia rimasto a lungo in uno stato di allerta continua, come se non riuscisse più a “spegnere” del tutto il segnale di pericolo, anche quando il... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da quello che racconta emerge una ragazza sensibile, attenta, con molte risorse, ma anche con un mondo interno che in questo momento è sotto pressione. Non mi colpisce tanto il cibo in sé, quanto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, i sogni che descrive hanno un tono profondamente affettivo e pacificato, e questo è già un elemento molto importante. Non sembrano sogni di angoscia o di perdita irrisolta, ma immagini in cui il... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Paolo, quello che descrive merita attenzione e rispetto, al di là della frequenza con cui accade. Non è tanto quanto spesso, ma il fatto che senta un impulso che fatica a governare e che poi le... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per la fiducia con cui hai condiviso qualcosa di così personale. Si sente che stai attraversando un periodo carico, in cui stanchezza, stress e pensieri si intrecciano, e quando succede è... Altro
Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara, quello che senti non è confusione “sbagliata”, ma un passaggio interiore. Stai cercando di capire te stessa, e questo richiede tempo.
L’immagine dei due cerchi distanti è molto significativa: come nei Mandala della tradizione indiana, sembra che nessuna di queste due relazioni sia davvero al centro del tuo mondo interno in questo momento. Non è tanto una scelta tra due persone, ma un ritorno a te.
Il senso di colpa che provi è importante da osservare: non sei responsabile dei sentimenti degli altri. Se non vuoi tornare con il tuo ex, è già una verità. E se con il tuo amico non senti un amore pieno, anche questo è un dato da rispettare.
Forse sì, stare un po’ da sola può aiutarti. Nelle tradizioni indiane esiste l’idea di uno spazio di passaggio, il bardo: non è vuoto inutile, ma trasformazione.
Non devi decidere subito. Prima, puoi provare ad ascoltarti senza pressioni.
salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
ci sono modi per cercare di evitare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara, quello che descrivi può creare disagio, ma non è affatto raro né strano. Nella prospettiva junghiana, le fantasie erotiche non vanno prese alla lettera: spesso sono simboli, modi con cui l’inconscio esprime tensioni, desideri o parti di sé non ancora integrate. Il tema del tradimento, ad esempio, può rimandare non tanto al desiderio reale di essere tradita, quanto a dinamiche più profonde: perdita di controllo, bisogno di intensità emotiva, oppure il confronto con parti proibite di sé. È come se una parte della tua psiche cercasse vitalità proprio lì dove la coscienza direbbe “no”.
Nella psicologia junghiana, queste immagini vengono viste come contenuti dell’Ombra: non qualcosa da eliminare, ma da comprendere. Più si cerca di scacciarle, più tendono a ripresentarsi.
Non si tratta quindi tanto di “evitare” la fantasia, quanto di iniziare a chiederti, con curiosità: che cosa rappresenta per me questa scena? cosa sento davvero sotto l’eccitazione?
Un lavoro utile può essere quello di osservare queste immagini senza giudizio, magari anche in terapia, per dare loro un significato più personale. Col tempo, quando il contenuto viene riconosciuto, spesso perde anche la sua rigidità.
Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.
Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.
Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Si sente quanto queste notti ti lascino stanca e anche un po’ turbata, come se non riuscissi mai davvero a “lasciarti andare”.
Provo a offrirti una lettura che possa darti un po’ di senso. Nella prospettiva junghiana, quando dopo una crisi d’ansia i sogni diventano così intensi e frequenti, spesso significa che la psiche sta ancora lavorando: non è qualcosa che si è “rotto”, ma qualcosa che si sta muovendo dentro di te e cerca spazio. I sogni, in questo senso, non sono il problema, ma il segnale.
Capisco però il tuo desiderio di dormire profondamente, senza tutto questo “rumore interno”. Anche i risvegli brevi e scomodi che descrivi sono molto coerenti con uno stato di allerta che non si è ancora del tutto calmato.
Ti direi due cose importanti, con delicatezza: la prima è di non modificare da sola il Lexotan, il bisogno di sollievo è comprensibile, ma è qualcosa da condividere con il medico. La seconda è che forse, più che cercare di eliminare i sogni, può aiutare cambiare il modo in cui li vivi: non come qualcosa che ti invade, ma come qualcosa che sta cercando di essere elaborato.
Non sei “bloccata”: sei in una fase in cui il tuo mondo interno è ancora attivo dopo ciò che hai attraversato. Con un po’ di accompagnamento (anche psicologico, se possibile) questa intensità può trasformarsi, e il sonno tornare gradualmente più calmo e ristoratore.
Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, quello che descrive non è solo rigidità, ma una struttura che nel tempo l’ha anche protetta e aiutata a funzionare. È comprensibile quindi che una parte di Lei faccia fatica a lasciarla andare: non è un nemico, ma qualcosa che ha avuto un senso.
In chiave junghiana, non si lavora forzando un cambiamento diretto (“diventi meno rigido”), ma cercando di comprendere cosa quella rigidità rappresenta: spesso è un modo per mantenere ordine interno, per evitare una sensazione di caos o perdita di controllo.
Quando il Suo terapeuta parla di “modellarla”, sembra muoversi in questa direzione: non eliminarla, ma renderla più flessibile. Allo stesso tempo, è importante che Lei si senta compreso. Se vive certe proposte come impossibili o lontane, questo è un elemento importante da portare nel lavoro terapeutico.
La flessibilità non nasce imponendosi cambiamenti drastici, ma attraverso piccole variazioni sostenibili, che rispettino il Suo equilibrio e lo amplino gradualmente.
Potrebbe essere utile esprimere apertamente in seduta proprio questo vissuto: “sento che mi viene chiesto qualcosa che per me è troppo”. La relazione terapeutica è anche lo spazio in cui dare voce a queste difficoltà.
Non si tratta di omologarsi, ma di trovare una forma di sé più vivibile e meno costretta. E questo è un percorso che si costruisce insieme, non per imposizione.
Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.
Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro, quello che descrivi può generare molta confusione, ma non indica necessariamente qualcosa di falso o represso, piuttosto, sembra il segno di una vita psichica ricca, che sta cercando una forma comprensibile.
Nella prospettiva della psicologia junghiana, l’attrazione non è solo lineare o immediatamente classificabile. L’immagine del bel ragazzo che ti colpisce potrebbe avere anche una dimensione simbolica: a volte rappresenta aspetti di sé non ancora pienamente riconosciuti (ciò che Jung chiamava Ombra o parti dell’identità in trasformazione), più che un orientamento definito in senso stretto.
Allo stesso tempo, il fatto che tu riesca a provare eccitazione in contesti legati al femminile (fantasie, contatto, situazioni specifiche) è un dato altrettanto reale. Non sei obbligato a forzare una coerenza immediata tra tutte queste esperienze.
Più che chiederti “cosa sono?”, può essere utile iniziare da “cosa sento, momento per momento?”. L’orientamento non si chiarisce solo attraverso il pensiero, ma attraverso un processo di esperienza e integrazione.
Potremmo dire che sei in una fase di esplorazione del tuo mondo interno: un po’ come nel lavoro di immaginazione attiva, dove le immagini (attrazioni, fantasie, reazioni corporee) non vanno negate, ma ascoltate per ciò che raccontano.
Non c’è urgenza di definirti. C’è piuttosto la possibilità di conoscerti, con meno giudizio e più curiosità. Se lo vorrai, anche un percorso terapeutico può aiutarti a dare un senso più personale e meno confuso a tutto questo.
Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che racconta non è solo una fase da minimizzare, è una storia emotiva intensa, iniziata con una perdita importante, che sembra non aver trovato ancora uno spazio dove essere davvero ascoltata.
La morte di sua nonna non è stata solo un evento, ma una frattura interna. Quegli attacchi d’ansia, la paura della morte, il fatto di non averne mai parlato… è come se una parte di Lei fosse rimasta lì, in silenzio, a reggere qualcosa di troppo grande da sola.
Si potrebbe dire che quando un dolore non viene espresso, tende a trasformarsi: può diventare ansia, stanchezza, difficoltà a concentrarsi. Non perché Lei sia “debole”, ma perché la psiche sta cercando un modo per elaborare ciò che non ha potuto dire.
Colpisce anche questo doppio aspetto: fuori una ragazza ironica, che fa ridere e sostiene gli altri; dentro una grande sensibilità, che però resta nascosta. È come se ci fosse una parte di Lei molto viva e profonda che non si sente ancora al sicuro per mostrarsi.
Anche il rapporto con sua madre e la fatica a fidarsi sembrano inserirsi in questo quadro: quando manca un senso di comprensione, è naturale chiudersi un po’ e proteggersi.
La stanchezza che descrive non è pigrizia: spesso è un segnale di sovraccarico emotivo.
Le rispondo con chiarezza: sì, potrebbe essere davvero utile parlare con una psicologa o uno psicologo. Non è perché “c’è qualcosa che non va in Lei”, ma perché merita uno spazio dove poter mettere parola a tutto questo, senza dover fingere di stare bene.
Non è troppo giovane per iniziare a capirsi.
Salve, ho un grosso problema di coppia, da autoerotismo per uso continuo di video porno, non riesco ad avere un erezione prolungata per avere un rapporto con la mia compagna, la relazione si è rovinata perché lei non ha più fiducia e mi dice che l'ho tradita da nove anni per causa di questi video. Sono andato sia da un andrologo che da uno psicologo, ho fatto diverse analisi e visite intime, anche per la prostata e và tutto bene, lo psicologo mi ha detto che è lei che è molto problematica, ma il problema è mio che non riesco ad avere un rapporto sessuale soddisfacente, ho preso da alcuni anni la "pillola" ma a lei non piace perché mi dice che sono come un robot e non partecipo al livello emotivo ma meccanico e poi non finisco mai. Io le voglio bene e la amo, ma litighiamo sempre per questi motivi, lei si sente frustrata, tradita, sola etc... Ho smesso per un mese a non vedere più porno, ma è come se mi è passato il desiderio in generale, allora penso che devo riprendere la masturbazione per il mio benessere fisico, ma lei? La nostra storia sta finendo e non so che fare... Ogni volta che mi apparato con lei, provo senso di colpa per averle mentito, penso se non riesco, penso che mi colpevolizza con brutte parole, allora parto bene ma non riesco a continuare che l'erezione si perde anche con la pillola. Ho 58 anni e stiamo assieme da nove anni...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che descrive non è solo un problema sessuale, ma un intreccio delicato tra corpo, desiderio ed emozioni, dove il senso di colpa sembra avere un peso molto forte.
Da un lato c’è l’abitudine al porno e all’autoerotismo, che nel tempo può “abituare” il desiderio a uno stimolo molto specifico e controllabile; dall’altro, però, emerge qualcosa di più profondo: quando è con la sua compagna, non è davvero libero, ma attraversato da pensieri (“e se non riesco?”, “mi giudicherà”, “l’ho delusa”) che interrompono il naturale fluire dell’eccitazione.
In ottica junghiana diremmo che il sintomo non è solo da eliminare, ma da comprendere: l’erezione che si perde può essere letta anche come un segnale psichico, quasi un ritiro di energia quando il clima interno è troppo carico di pressione, colpa o paura.
È importante anche un altro punto: il desiderio non funziona bene sotto accusa. Se ogni incontro diventa una prova da superare, il corpo tende a chiudersi. Non per mancanza di amore, ma per eccesso di tensione.
Il fatto che senza pornografia senta calare il desiderio può spaventare, ma può anche indicare che il suo sistema ha bisogno di tempo per riabituarsi a una dimensione più relazionale e meno automatica.
Forse il lavoro non è scegliere tra pornografia o rapporto, ma creare uno spazio diverso con la sua compagna: meno centrato sulla prestazione e più sulla gradualità, sul contatto, anche senza l’obiettivo immediato del rapporto completo.
Accanto a questo, potrebbe essere utile un percorso terapeutico che non si limiti a dare la colpa a uno dei due, ma che aiuti a comprendere insieme il circolo che si è creato tra senso di colpa, sfiducia e difficoltà sessuale.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…