Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a m

26 risposte
Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.
Dott.ssa Glenda Frassi
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Carissima, intanto le faccio i miei complimenti per la lucidità e la maturità emotiva che dimostra già alla sua giovane età. Mi dispiace molto per il momento difficile che sta vivendo. Da quello che descrive ci sono più aspetti da considerare. Prima di tutto la dimensione del lutto e la perdita di sua nonna. Mi sembra di capire, da quello che scrive, che non è mai riuscita a parlarne con qualcuno. Probabilmente riuscire a farlo le darebbe un po' di sollievo. Il secondo argomento è la relazione con i suoi genitori che dice essere peggiorata. Non mi è chiaro se il peggioramento è avvenuto dopo la morte della nonna, ma ad ogni modo è un tema importante su cui ragionare. Il terzo punto è il tema della fiducia verso gli altri. Sono sicura che con le sue risorse e un buon psicologo ad aiutarla avrà ottime possibilità di fare un buon percorso e trovare le risposte giuste. Quindi sì, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo o ad una psicologa (come preferisce) per poter trovare un luogo di ascolto e di accoglienza di tutti i suoi bisogni. Resto a disposizione. Un caro saluto.

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Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, grazie per aver scritto, e per averlo fatto con tanta cura e coraggio. Ci vuole coraggio a mettere in parole tutto questo.
Prima di tutto voglio dirti una cosa importante: no, non sei “troppo piccola”. Quello che stai vivendo è reale, e merita attenzione... non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché stai portando un peso che non dovresti portare da sola.
La morte di tua nonna ha lasciato un segno profondo e il fatto che non sei riuscita a parlarne con nessuno per quasi quattro anni mi dice quanto sia rimasto qualcosa di non elaborato, qualcosa che fa ancora male. L'ansia notturna, la paura della morte, la stanchezza, la difficoltà a concentrarti, spesso sono i modi in cui il corpo e la mente cercano di dirci che c'è qualcosa che ha bisogno di spazio.
Mi colpisce anche quanto descrivi di te: una ragazza che fa ridere gli altri, che ascolta, che aiuta ma che nasconde la propria fragilità, come se non fosse “concessa”. Quella parte sensibile che tieni nascosta merita di essere vista e ascoltata.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Ciao, ragazza di 17 anni.
Io penso che anche un bambino di 5 anni abbia il diritto di raccontare di sé e di essere ascoltato. E l'ho fatto quando suo nonno stava per morire.
Hai molto da raccontare ed è una esperienza molto importante.
Dott.ssa Giulia Mirannalti
Psicologo clinico
Borgo San Lorenzo
Buon pomeriggio,
innanzitutto ti ringrazio per aver condiviso questo momento così importante e difficile della tua vita. Quello che descrivi non arriva come “solo una fase”, ma piuttosto come una risposta profonda e coerente a qualcosa di molto grande che hai vissuto: la perdita di tua nonna. Quando un evento così importante arriva presto, il sistema emotivo può rimanere “in allerta” per tanto tempo, come se una parte di te stesse ancora cercando di capire e controllare qualcosa che, per definizione, non è controllabile. Gli attacchi d’ansia notturni, la paura della morte, la difficoltà a parlarne… possono essere tentativi della tua mente di proteggerti da un dolore che non ha trovato spazio per essere elaborato davvero.
Da quello che racconti, sembra che tu abbia imparato molto bene a nascondere, a tenere tutto dentro, a funzionare “verso l’esterno” come la ragazza ironica e forte, mentre dentro si muovono emozioni molto intense. Questo tipo di distanza tra ciò che si mostra e ciò che si sente spesso ha un costo alto: stanchezza, demotivazione, quella sensazione di non riuscire a iniziare a studiare anche quando una parte di te lo vorrebbe davvero.
Anche il tema della fiducia e del rapporto con i tuoi genitori si intreccia con questo. Se senti che non vieni capita, o che devi “far finta di niente” dopo un conflitto, è naturale che una parte di te impari a non esporsi troppo, a non rischiare. Ma questa stessa protezione può diventare una gabbia: ti protegge dal dolore immediato, ma ti allontana anche dalla possibilità di sentirti davvero vista e sostenuta. Il fatto che tu riesca comunque a essere empatica e presente per le tue amiche dice molto: quella capacità di connessione c’è, non è persa.

Riguardo alla psicologa: il fatto che tu te lo stia chiedendo è già un segnale importante e no, non sei “troppo piccola” per chiedere aiuto. Non perché “c’è qualcosa che non va in te”, ma perché stai affrontando cose complesse e meriti uno spazio in cui poterle dire senza doverle filtrare, minimizzare, nascondere.
Ti dico una cosa che mi sembra importante dirti: non sei diventata “più fragile” rispetto a prima, sei diventata più consapevole e più esposta emotivamente, ma senza ancora avere gli strumenti per reggere tutto questo da sola. E questo si può imparare.

Un caro saluto,
Dott.ssa Giulia Mirannalti
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
Quello che descrivi non è “solo una fase” da minimizzare. La perdita di tua nonna sembra aver rappresentato un momento molto significativo, e il fatto che da allora siano comparsi ansia notturna, paura della morte e difficoltà a parlarne indica che probabilmente quel dolore è rimasto in parte “bloccato”, senza avere uno spazio sicuro in cui essere elaborato.
Anche le difficoltà con i tuoi genitori, la sensazione di non sentirti compresa, il trattenere le emozioni e il mostrarti “forte” fuori mentre dentro sei molto sensibile, sono aspetti che possono aumentare lo stress e la fatica emotiva che senti. Il fatto che tu riesca comunque a essere empatica e di supporto per le altre persone è una tua grande risorsa, ma non significa che tu debba gestire tutto da sola.
La stanchezza, la difficoltà a studiare nonostante la motivazione, e il rifugiarti nel sonno o nel telefono non sono segni di pigrizia, ma spesso sono modalità con cui la mente cerca di “staccare” quando è sovraccarica.
Rispetto alla tua domanda: sì, avrebbe assolutamente senso rivolgerti a uno/a psicologo/a. Chiedere aiuto in questa fase è un modo importante per prenderti cura di te stessa e prevenire che queste difficoltà si consolidino nel tempo. Uno spazio psicologico potrebbe aiutarti a elaborare il lutto per tua nonna, comprendere e gestire l’ansia e la paura della morte, esprimere le emozioni che oggi tendi a trattenere, trovare strategie concrete per lo studio e la motivazione
e lavorare sul tema della fiducia e delle relazioni.
Se ti è possibile, potresti parlarne con un adulto di riferimento per essere supportata in questo passo.
Hai già fatto qualcosa di importante scrivendo qui, significa che una parte di te sta cercando di stare meglio, e vale la pena ascoltarla.
Ti auguro di trovare presto uno spazio in cui poterti sentire ascoltata. Un caro saluto.
Dott.ssa Giuseppina Susanna Nania
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Catania
Cara adolescente, la tua lunga domanda denota un'esigenza d'ascolto. Il ciclo che tu stai attraversando, ovvero quello dell'adolescenza, è lastricato di incertezze e difficoltà, è difficile diventare grandi e rapportarsi in maniera assertiva con i propri genitori. Il lutto che ti ha segnata ha probabilmente in maniera traumatica creato un distacco troppo brusco tra la tua infanzia e l'inizio di una nuova fase.
Dott.ssa Donatella Costa
Psicologo clinico
Saronno
La tua domanda esprime il desiderio e il bisogno di affrontare con una guida quello che è il dolore del lutto , le difficoltà relazioni all interno della famiglia , con la scuola e con le amicizie
A volte basta confrontarsi con qualcuno che ascolta senza giudizio e che ti accompagni a guardare tutti i tuoi vissuti da altri punti di vista
Sicuramente qualche seduta con uno psicologo ti sarebbe di aiuto per affrontare un periodo complesso come quello adolescenziale in modo che tu riesca a definire i confini del tuo dolore e approcciarti ad esso con naturalezza
Un caro augurio di ogni bene
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Ciao,
quello che racconti arriva forte e chiaro, soprattutto nel modo in cui descrivi questo cambiamento dentro di te, come se qualcosa a un certo punto si fosse spostato.
La perdita della tua nonna è stato un evento molto importante, e il fatto che sia rimasta così dentro, senza aver trovato davvero uno spazio dove poter essere condivisa, può aver lasciato qualcosa che continua a farsi sentire, anche quando non riesce a prendere forma nelle parole, ma passa più attraverso quello che provi.
A volte quello che viviamo non si traduce immediatamente in ciò che pensiamo o diciamo, ma resta più in profondità e trova modi diversi per emergere.
Nel tuo racconto si vede quanto sei capace di sentire, di esserci, di capire gli altri: non è qualcosa da nascondere, ma una parte molto preziosa di te.
Più che trovare subito una risposta, può diventare importante avere uno spazio in cui non dover più tenere tutto dentro, e iniziare, poco alla volta, a dare un posto anche a quello che finora è rimasto senza.
Non è qualcosa da “far passare”: è qualcosa che chiede di essere visto.
Se sentirai che può essere il momento, parlarne con una/un professionista può essere un primo passo per iniziare a mettere insieme quello che senti e quello che vivi, senza doverlo affrontare da sola.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità il suo vissuto. Il dolore che prova per la perdita di sua nonna e la fatica che sente nel rapporto con i suoi genitori meritano ascolto e profondo rispetto, indipendentemente dalla sua età. L'idea che a diciassette anni si tratti solo di una fase è un pregiudizio che spesso impedisce di dare il giusto valore a una sofferenza reale: la sua giovane età non rende il suo disagio meno importante o meno meritevole di supporto professionale. Sentirsi costantemente stanca, chiudersi nel silenzio o nascondere la propria sensibilità dietro una maschera sono segnali che il suo mondo interno sta cercando di gestire un carico emotivo molto pesante. Intraprendere un percorso psicologico non significa affatto essere malata, ma darsi finalmente la possibilità di trasformare quel senso di vuoto e la sfiducia negli altri, permettendosi di vivere pienamente ogni sua emozione senza doverla più nascondere.
Un caro saluto
Dott.ssa Erika Giannola
Psicologo clinico, Psicologo
Genova
Buongiorno, ti ringrazio per l'onestà con cui hai condiviso tutto questo.
Innanzitutto vorrei dirti che non sei troppo "piccola" per aver bisogno di supporto, tutto ciò che stai vivendo è reale e ti fa soffrire, quindi merita di essere portato all'attenzione di uno psicologo/psicoterapeuta.
In merito alla perdita della nonna, quattro anni senza riuscire a parlarne con nessuno sono tanti. Il dolore va affrontato e condiviso, in modo tale da poterlo adeguatamente elaborare.
Tu stessa sei consapevole del fatto che stai affrontando un periodo difficile, e la maggior parte delle difficoltà che hai menzionato sono dovute all'attuale stato di malessere. Uno specialista potrebbe aiutarti e darti gli strumenti per gestire meglio questo momento della tua vita, così che tu possa viverti l'adolescenza con maggiore serenità.
Dott.ssa Sara Angeli
Psicologo, Psicologo clinico
Melegnano
Buonasera, prima di tutto volevo porre l'attenzione sul fatto che tu sia riuscita a mettere in parola il tuo sentire e questo è un grande passo.
Continuo con un aspetto fondamentale: quello che provi è valido. L’adolescenza, tra l'altro è un periodo di cambiamenti profondi, e proprio per questo quello che succede dentro di te merita ancora più attenzione, non meno.
Tutto ciò che provi è una risposta emotiva del tutto normale, hai imparato a mostrarti forte nel tempo.
Non c'è un'età giusta o sbagliata per rivolgersi ad uno/a psicologo/a.
Stai diventando adulta, stai costruendo chi sei, stai affrontando cambiamenti, dubbi, paure profonde... Parlare con una psicologa/o non significa “avere qualcosa che non va”, ma avere uno spazio tuo, dove non devi fingere niente.
Un caro saluto!
Dott.ssa Nicole Nanni
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Salve, desidero innanzitutto esprimerle il mio dispiacere per la sua importante perdita.
Gli attacchi d’ansia che descrive potrebbero essere legati a una mancata o difficile elaborazione del lutto. Durante l’adolescenza, inoltre, si attraversano numerosi cambiamenti, sia personali sia all’interno della famiglia: per questo motivo, una certa conflittualità con i genitori può essere comprensibile in questa fase della vita.
Potrebbe essere utile comprendere se il rapporto conflittuale con i suoi genitori sia una conseguenza del lutto oppure se fosse già presente in precedenza. Ciò che ha condiviso è molto significativo: il pianto che vive come fragilità può essere, in realtà, il modo che ha trovato in questo momento per esprimere ciò che prova e comunicare il suo vissuto emotivo.
Credo che potrebbe esserle di grande aiuto lavorare su questi aspetti: l’elaborazione del lutto, la relazione con i suoi genitori, la fiducia negli altri e la percezione di sé, in particolare l’idea di dover nascondere la propria fragilità.
Colgo anche l’occasione per sottolineare che non esiste un’età “giusta” per rivolgersi a uno psicologo: prendersi cura di sé e cercare maggiore chiarezza è uno dei gesti più importanti che possiamo fare per il nostro benessere. Intraprendere un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per affrontare questo periodo per lei così delicato.
Un caro saluto.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Ciao ho letto ciò che hai scelto di condividere, sarebbe utile concederti uno spazio per dare voce alla tua sofferenza e poter anche esplorare nuove possibilità di aiuto e di ascolto sia in famiglia che con l'aiuto di una psicologa. Hai già alcune risorse importanti che ti permettono di riflettere su di te e le tue emozioni ma allo stesso tempo sarebbe utile anche chiedersi quanto ti stia affaticando dover contare solo sulle tue forze e mascherare ogni fragilità. La nostra mente ci aiuta a fare tante cose, studiare, scherzare, pensare ed in cambio possiamo ringraziarla prendendocene cura. Spero di esserti stata di aiuto.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, si, è il caso che inizi un percorso psicologico che l'auti nell'elaborazione del lutto di sua nonna e nel trattamento dell'ansia. Cordiali saluti.
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,

quello che descrive ha un senso profondo, e merita di essere preso sul serio. Non è “solo una fase” da minimizzare: è un insieme di esperienze emotive importanti che stanno cercando spazio per essere comprese e integrate.
La perdita di Sua nonna sembra essere stato un punto di svolta. Quando un lutto arriva in un momento della vita in cui si sta ancora costruendo il proprio equilibrio, può lasciare una traccia molto intensa: la paura della morte, gli attacchi d’ansia, le notti difficili… sono tutte modalità con cui la mente prova a gestire qualcosa di troppo grande per essere elaborato da sola. Il fatto che Lei non sia mai riuscita a parlarne davvero con qualcuno per quattro anni è significativo: è come se quella parte fosse rimasta “in sospeso”, senza un posto dove appoggiarsi.
Anche quello che racconta del rapporto con Sua madre fa pensare a una delusione profonda. Non è solo il litigio in sé, ma il sentirsi non compresa, non riconosciuta, e forse anche un po’ sola proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di vicinanza. Il fatto che poi Lei “faccia finta di niente” per evitare conflitti è comprensibile, ma alla lunga accumula molta tensione interna, che poi esce sotto forma di pianto, sensibilità intensa o stanchezza.
Mi colpisce molto anche questo doppio aspetto che descrive: da una parte una ragazza ironica, che fa ridere gli altri, capace di ascoltare e aiutare; dall’altra una parte più fragile, che tende a nascondere, che fatica a fidarsi e a mostrarsi davvero. Non è una contraddizione: è una forma di protezione. Spesso chi è molto empatico impara presto a “tenere su” gli altri, ma non sempre trova lo spazio per essere sostenuto a sua volta.
La difficoltà nello studio, quella sensazione di voler fare ma poi non riuscire, la stanchezza, il rifugiarsi nel sonno o nel telefono… sono segnali coerenti con tutto il resto. Non parlano di pigrizia, ma di un carico emotivo che sta occupando molte energie.
Vengo alla Sua domanda: sì, rivolgersi a uno psicologo o una psicologa sarebbe non solo opportuno, ma anche molto utile. Non è necessario “stare malissimo” o essere adulti per chiedere aiuto. Anzi, farlo adesso significa prendersi cura di sé in modo precoce e intelligente.
Un possibile percorso potrebbe aiutarLa a: elaborare il lutto per Sua nonna, dando finalmente spazio a ciò che non è stato detto; comprendere e gestire l’ansia e la paura della morte, senza esserne sopraffatta; trovare modi più sani per esprimere ciò che prova, senza dover sempre trattenere o “fare finta di niente”; lavorare sulla fiducia e sulle relazioni, partendo da uno spazio sicuro; recuperare energia e concentrazione per la scuola, senza sentirsi bloccata.
Nel frattempo, Le lascio un piccolo spunto concreto: quando sente quella fatica a mettersi a studiare, provi a non pensarlo come “devo fare tutto”, ma inizi con qualcosa di molto piccolo e definito (anche solo 10 minuti). Non risolve tutto, ma può aiutare a riattivare un senso di possibilità, invece del blocco totale.
Lei non è “troppo sensibile” nel senso negativo del termine: è una sensibilità che ha bisogno di essere accolta e capita, non nascosta. E non è sola in questo, anche se può sembrarlo.
Se vuole, possiamo anche provare insieme a capire come affrontare una delle situazioni che Le pesa di più, passo dopo passo. Se ne ha desiderio, può contattarmi in privato.

Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Cara ragazza, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e profondo. Quello che descrivi – gli attacchi di ansia dopo la perdita della nonna, la paura della morte, le difficoltà relazionali e scolastiche – sono risposte comprensibili a un dolore non elaborato. In ottica cognitivo-comportamentale, un lutto non processato può generare pensieri intrusivi e schemi di evitamento (nascondere le emozioni, fare la "forte") che nel tempo alimentano l'ansia e l'esaurimento emotivo. Non si tratta di una semplice "fase adolescenziale": la durata e l'intensità di ciò che descrivi meritano attenzione professionale. Un percorso psicologico può aiutarti a dare un senso al dolore, a sviluppare strategie concrete per gestire l'ansia e a costruire relazioni più autentiche con te stessa e con gli altri. Non sei "troppo piccola" per chiedere aiuto – sei coraggiosa. Rivolgiti a uno psicologo: è il primo passo verso un benessere che ti appartiene di diritto.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Sara Luongo
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno gentile utente,
comprendo quanto possa essere complessa e faticosa la situazione che stai attraversando. Il dolore che porti con te appare come una risposta profondamente umana a un evento significativo, come la perdita di tua nonna, che probabilmente non ha ancora trovato uno spazio adeguato per essere espresso, compreso ed elaborato.
A partire da questa esperienza, sembra si siano intrecciati diversi aspetti: l’ansia, la paura della morte, le tensioni familiari e una fatica emotiva che stai sostenendo da tempo, spesso in solitudine. Penso che questi elementi meritino attenzione e ascolto.
Per quanto riguarda la tua domanda, rivolgersi a uno psicologo potrebbe essere una scelta utile e appropriata, poiché stai affrontando vissuti importanti e persistenti, come l’ansia e la paura, che meritano uno spazio sicuro in cui poter essere accolti e compresi senza giudizio.
L’adolescenza è certamente una fase intensa e delicata, in cui mente, emozioni e identità sono in profonda trasformazione. È normale, in questo periodo, sperimentare emozioni più forti e talvolta difficili da gestire. Tuttavia, da come lo descrivi, queste difficoltà sembrano presenti da diversi anni e con una certa intensità: proprio per questo potrebbe essere il momento giusto per fermarti, dare loro spazio e iniziare a comprenderle più a fondo. Un percorso, a questa età, può sostenerti a stare meglio nel presente, e a costruire una buona stabilità emotiva nel tempo.
Dott.ssa Giulia Renzi
Psicologo, Psicologo clinico
Mentana
Ciao, intanto ti ringrazio per aver condiviso questo momento difficile che stai attraversando. Quello che stai vivendo non va minimizzato, nè dicendo che si tratta solo di una fase, nè che sei ancora troppo piccola. Le tue emozioni hanno un valore e un'importanza a cui è giusto dare attenzione. È una reazione profonda a qualcosa di importante che è successo nella tua vita: la perdita di tua nonna. Da lì sembra essersi aperto qualcosa dentro di te che non ha mai trovato davvero uno spazio per essere espresso. La paura della morte, gli attacchi di ansia, il fatto che tu non sia riuscita a parlarne con nessuno, è come se quel dolore fosse rimasto “bloccato” e continuasse a muoversi dentro di te, soprattutto di notte, quando tutto si fa più silenzioso. In un certo senso, una parte di te è rimasta lì, a quel momento.
Allo stesso tempo, stai vivendo anche un cambiamento nei rapporti familiari. Dici che tua madre non è più quella di prima e che non ti senti capita. Questo fa molto male, perché quando cambia il rapporto con un genitore, è come se venisse meno un punto di riferimento. E allora ti ritrovi a trattenere tante cose, a far finta di niente dopo i litigi, accumulando la tua tristezza.
La stanchezza che racconti, quando rientri a casa e non hai voglia di fare nulla sembra molto legata ad una sorta di sovraccarico emotivo, come se tutta la tua energia fosse concentrata a nascondere la tristezza, le paure e le ansie senza trovare la forza per poter fare nient'altro.
Non sei troppo fragile o troppo sensibile, sembra che tu abbia bisogno di uno spazio sicuro dove poterti esprimere e qui rispondo alla tua domanda: sì, rivolgerti a una psicologa o a uno psicologo ha assolutamente senso, anche alla tua età. Anzi, proprio perché sei giovane può essere uno spazio molto prezioso dove iniziare a dare un nome a quello che senti, senza dover fingere o trattenere.
Ciò che provi è importante e merita le giuste attenzioni, anche da parte tua.
Dott.ssa Ilaria Padoin
Psicologo, Psicologo clinico
Conegliano
Ciao, da quello che racconti si sente che stai portando dentro tante cose da sola da molto tempo. La perdita della tua nonna sembra essere stata un momento molto forte, e il fatto di non averne mai parlato può aver reso più difficili l’ansia e la paura che senti ancora oggi.
Anche le difficoltà con i tuoi genitori e il fatto di trattenere spesso le emozioni possono spiegare perché ti senti così stanca e demoralizzata, anche nello studio. Non è mancanza di voglia, ma fatica emotiva.
Per rispondere alla tua domanda: no, non sei troppo piccola per rivolgerti a una psicologa/o. Anzi, potrebbe aiutarti ad avere uno spazio tuo dove parlare liberamente e capire meglio quello che stai vivendo.
Hai già fatto un primo passo importante scrivendo qui. Non affrontare tutto questo da sola.
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Formello
Salve, quello che racconta non è solo una fase da minimizzare, è una storia emotiva intensa, iniziata con una perdita importante, che sembra non aver trovato ancora uno spazio dove essere davvero ascoltata.
La morte di sua nonna non è stata solo un evento, ma una frattura interna. Quegli attacchi d’ansia, la paura della morte, il fatto di non averne mai parlato… è come se una parte di Lei fosse rimasta lì, in silenzio, a reggere qualcosa di troppo grande da sola.
Si potrebbe dire che quando un dolore non viene espresso, tende a trasformarsi: può diventare ansia, stanchezza, difficoltà a concentrarsi. Non perché Lei sia “debole”, ma perché la psiche sta cercando un modo per elaborare ciò che non ha potuto dire.
Colpisce anche questo doppio aspetto: fuori una ragazza ironica, che fa ridere e sostiene gli altri; dentro una grande sensibilità, che però resta nascosta. È come se ci fosse una parte di Lei molto viva e profonda che non si sente ancora al sicuro per mostrarsi.
Anche il rapporto con sua madre e la fatica a fidarsi sembrano inserirsi in questo quadro: quando manca un senso di comprensione, è naturale chiudersi un po’ e proteggersi.
La stanchezza che descrive non è pigrizia: spesso è un segnale di sovraccarico emotivo.
Le rispondo con chiarezza: sì, potrebbe essere davvero utile parlare con una psicologa o uno psicologo. Non è perché “c’è qualcosa che non va in Lei”, ma perché merita uno spazio dove poter mettere parola a tutto questo, senza dover fingere di stare bene.
Non è troppo giovane per iniziare a capirsi.
Dr. Fabio Settipani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Alcamo
Ciao,
a parte nel rapporto con tua nonna, è come se tu non avessi mai avuto la possibilità di percepire nell'altro un porto sicuro al quale poterti veramente appoggiare, di cui poterti veramente fidare. Sicuramente tua nonna era per te un grande punto di riferimento. Ecco perché quando è venuta a mancare hai provato i primi attacchi di ansia. Sembra che le tue reazioni di menefreghismo ti servano a prendere le distanze emotive dall'altro di cui però hai tanto bisogno. Proprio per la tua giovane età hai bisogno di un riferimento stabile, rappresentato dalla psicoterapia, che possa al contempo consetirti di rielaborare le tue relazioni affettive più intime, a partire da quelle con i tuoi genitori, e ristrutturare la possibilità di poterti fidare degli altri e soprattutto di te stessa e delle tue emozioni.
Dott.ssa Irene Canulli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato.
Da quello che racconti si percepisce quanto tu stia portando dentro da tempo: la perdita di tua nonna, l’ansia, la paura della morte, le difficoltà in famiglia, la fatica a fidarti.
La perdita di una persona cara, soprattutto se significativa, può lasciare un segno profondo. Gli attacchi d’ansia, la paura della morte e il fatto di non essere ancora riuscita a parlarne con qualcuno fanno pensare che quel dolore sia rimasto in parte “bloccato”, senza avere uno spazio per essere elaborato. Col tempo, questo può diventare sempre più pesante.
Il sentirsi non compresa, trattenere ciò che provi e far finta di niente dopo i litigi sono tutte esperienze che, nel tempo, possono generare molta tensione emotiva. In questo contesto, la tua sensibilità non è affatto un problema, ma una risorsa preziosa; semplicemente, sembra che al momento tu non senta di avere uno spazio sicuro in cui poterla esprimere. È anche comprensibile che tu abbia sviluppato quello che descrivi come un “doppio lato”: da una parte solare e ironica, dall’altra più fragile e nascosta. È qualcosa che molte persone vivono, soprattutto quando sentono il bisogno di proteggere le proprie emozioni. Anche le difficoltà di fiducia possono nascere proprio da qui, da esperienze in cui non ci si è sentiti visti o compresi fino in fondo.
In questo senso, la fatica nello studio e la mancanza di energie che descrivi possono essere collegate a tutto questo: quando si è emotivamente stanchi o appesantiti, è normale avere più difficoltà a concentrarsi e trovare motivazione, come se gran parte delle energie fosse impegnata a gestire ciò che si prova.
Rispetto alla tua domanda: no, non sei “troppo piccola” per rivolgerti a una psicologa o a uno psicologo, se senti questo bisogno. Non è necessario “stare malissimo” per iniziare un percorso: a volte basta accorgersi, come stai facendo tu, che qualcosa dentro ha bisogno di essere compreso e alleggerito. Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio tutto tuo, dove poter parlare liberamente di tua nonna, delle tue paure, delle emozioni che tieni nascoste e anche delle difficoltà con i tuoi genitori.
Non c’è nulla di sbagliato in te: stai attraversando qualcosa di complesso e stai cercando di affrontarlo con le risorse che hai.
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, stai evidentemente attraversando un periodo difficile, innescato dal lutto che hai descritto. Quello che dici è comprensibile perchè questo evento di solito crea una spaccatura tra un "prima" ed un "dopo" che se ne senti il bisogno andrebbe elaborata con l'aiuto di un/a professionista. La risposta è che no, non sei troppo giovane, mostri di avere capacità di riflessione ed introspezione che ti permetterebbero di portare avanti un percorso terapeutico, anche breve.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao, grazie davvero per quello che hai condiviso. Si sente quanto ti stai tenendo dentro da tanto tempo e quanto, nonostante tutto, stai cercando di capire cosa ti sta succedendo. Non è per niente poco.

Mi occupo di queste situazioni anche nel mio lavoro e ti dico con molta chiarezza una cosa: quello che descrivi non è “solo una fase” da minimizzare. È qualcosa che merita attenzione, ascolto e uno spazio tuo dove poter parlare senza dover nascondere niente.

La perdita di tua nonna sembra essere stato un momento molto forte per te. Da quello che racconti, è come se da lì si fosse aperta una ferita che non ha mai trovato davvero uno spazio per essere elaborata. Non averne parlato con nessuno per anni può aver reso tutto ancora più pesante, soprattutto quella paura della morte che continui a portarti dietro. Ti sei mai chiesta cosa ti spaventa di più quando pensi alla morte? È la perdita, il distacco, oppure qualcosa legato a te stessa?

Anche il rapporto con i tuoi genitori sembra farti soffrire molto. Quando dici che non ritrovi più la mamma di prima, si sente proprio una mancanza, quasi come se avessi perso un punto di riferimento importante. Quando litigate e poi fai finta di niente, cosa succede dentro di te? Ti resta rabbia, tristezza, oppure la sensazione di non essere vista?

Mi colpisce molto anche quello che dici su di te: fuori sei quella che fa ridere, che aiuta gli altri, che sembra “forte”, ma dentro sei molto sensibile e questa parte la tieni nascosta. È come se avessi imparato a proteggerti così. Ti chiedo: cosa temi che possa succedere se gli altri vedessero davvero questa tua fragilità?

Sul fatto della fiducia, il fatto che anche con una persona importante tu senta sempre un dubbio è qualcosa che spesso nasce proprio da esperienze in cui non ci si è sentiti capiti fino in fondo. Non è un difetto tuo, è un modo che hai sviluppato per proteggerti.

E poi c’è tutta la parte della stanchezza, dello studio, del non riuscire a fare quello che vorresti. Questo non è pigrizia: spesso quando si è così carichi emotivamente, il corpo e la mente “si spengono” appena si è da soli, perché è lì che tutto pesa di più. Ti ritrovi in questa sensazione?

Rispetto alla tua domanda: sì, rivolgersi a uno psicologo o a una psicologa è assolutamente una buona idea. Non sei “troppo piccola”, anzi: iniziare adesso può aiutarti davvero tanto a capire e alleggerire tutto quello che stai portando da anni. Non significa che c’è qualcosa che “non va” in te, ma che stai attraversando qualcosa di importante e hai bisogno di uno spazio sicuro per affrontarlo.

Se senti che può aiutarti, puoi anche valutare di iniziare un percorso con me: ho esperienza con ragazzi della tua età e con situazioni simili alla tua, e potremmo lavorare insieme proprio su queste paure, sulle emozioni che stai trattenendo e su come ritrovare un po’ di leggerezza nella tua quotidianità.

Se vuoi, possiamo anche partire da una cosa semplice: qual è il momento della giornata in cui ti senti più in difficoltà ultimamente? Da lì possiamo iniziare a capire meglio cosa ti succede dentro.
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
da quello che racconti si sente quante cose stai tenendo dentro da sola, da tanto tempo. La perdita di tua nonna sembra essere stata un momento molto forte, e il fatto di non averne mai parlato davvero può aver lasciato aperte tante emozioni, tra cui la paura della morte e l’ansia che descrivi.

Anche il rapporto con i tuoi genitori, soprattutto con tua mamma, sembra essere diventato fonte di dolore e frustrazione. Quando manca la sensazione di essere capiti, è facile sentirsi soli, anche in famiglia. Il fatto che tu mostri agli altri una parte più “leggera” e nasconda la tua fragilità è un modo per proteggerti, ma allo stesso tempo ti lascia senza uno spazio in cui essere davvero vista.

La stanchezza, la difficoltà a metterti a studiare e il rifugiarti nel telefono o nel sonno non sono pigrizia: spesso sono segnali di un carico emotivo importante.

Non è “solo una fase” da minimizzare. È un momento delicato, e il fatto che tu riesca a raccontarlo così bene è già molto significativo. Rivolgerti a una/o psicologa/o può essere davvero utile: non perché “c’è qualcosa che non va in te”, ma perché meriti uno spazio sicuro dove poter parlare, capire e alleggerirti.

Non sei troppo piccola per chiedere aiuto. Anzi, è un passo importante verso il prenderti cura di te.

Un caro saluto.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

il suo potrebbe esser un momento di difficoltà dovuto a dei cambiamenti importanti che sono avvenuti nella sua vita. Questo non significa che li debba ignorare. Ne parli ai suoi genitori e comunichi loro che potrebbe aver bisogno di aiuto.
Le problematiche di natura ansiosa possono risolversi con l'ausilio della psicoterapia.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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