Sono una ragazza e ho 26 anni, e credo di avere un problema con le relazioni amorose. Da ragazzina,

12 risposte
Sono una ragazza e ho 26 anni, e credo di avere un problema con le relazioni amorose.
Da ragazzina, ho sempre cercato gli amori impossibili; mi piaceva sempre qualcuno che alla fine non ricambiava mai. La mia prima relazione è stata un po' particolare: all'epoca avevo 15 anni e il ragazzo con cui stavo non mi piaceva poi così tanto, ma mi sforzai di starci perché pensavo che altrimenti sarei rimasta sola, dato che non ero mai stata ricambiata. Trovai il modo di far funzionare la relazione, ma alla fine, dopo tre anni, non ce la feci più e lo lasciai. Dopo quel periodo, ho vissuto un momento strano, in cui non riuscivo a stare sola e cercavo sempre la compagnia di qualcun altro, specialmente di uomini più grandi di me. Alcuni mi piacevano davvero, altri meno, e ho vissuto altre delusioni.
Finché un giorno, un anno dopo la rottura con il mio primo ragazzo, mi ritrovai a uscire con un ragazzo per cui non provavo particolare interesse. Rappresentava qualcosa di nuovo e di diverso, e nonostante non mi piacesse, decisi di continuare la relazione. Una relazione che poi, però, nell'atto non è mai stata consumata, perché lui era sempre stanco (ed effettivamente lavorava moltissimo). Però ho sempre intuito che ci fosse qualcosa sotto e, alla fine, dopo due anni senza intimità, non ce la feci più e lo mollai. Anche questa volta, incapace di rimanere sola, dopo poco più di un mese, stavo già con qualcun altro. Questa volta però è stato diverso, perché lui mi piaceva. Purtroppo, però, a causa di un suo problema, dopo pochi mesi dall'inizio della relazione, i nostri rapporti intimi divennero sempre meno frequenti, fino ad arrivare ad oggi, anni dopo, con la situazione ancora in stallo, al punto di partenza.
Premetto che il suo problema non dipende da lui.
Il fatto è che, penso di poter dire che, dopo due/tre anni di relazione, mi ero già "stancata" della staticità, di stare sempre con la stessa persona, e perché no, anche dei problemi sessuali. Mi sento come se avessi bisogno di costanti "scariche di adrenalina" che non riesco più a trovare nel nostro rapporto.
Premetto anche che la mia situazione familiare e i miei punti di riferimento per le relazioni (i miei genitori) non sono mai stati il massimo, perché mio padre era un tipo abbastanza violento e mia madre era una succube degli altri e anche di se stessa. Mi sento in difetto, amerò mai? L'amore riuscirà a soddisfarmi? O rimarrà qualcosa di temporaneo?
Dott.ssa Alessia Lapi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Da quello che scrivi non vedo un’incapacità di amare, ma una dinamica che si ripete. Ti senti attratta da ciò che è difficile o poco disponibile, resti in relazioni che non ti convincono del tutto pur di non rimanere sola, e quando il rapporto diventa stabile e prevedibile inizi a sentirti spenta, come se mancasse qualcosa.
Se sei cresciuta in un contesto in cui l’amore era fatto di tensione, squilibrio o sofferenza, è possibile che dentro di te si sia associata l’idea che l’intensità coincida con il sentimento. La calma allora può sembrare noia, mentre in realtà è sicurezza. E se la solitudine fa paura, la relazione rischia di diventare un modo per riempire un vuoto più che una scelta libera.
Non sei “sbagliata”. Probabilmente hai imparato a muoverti così per proteggerti. La domanda non è se amerai mai, ma se riuscirai a costruire un rapporto in cui la stabilità non venga vissuta come perdita di emozione. Questo è qualcosa su cui si può lavorare, e non è affatto fuori dalla tua portata!

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Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Cara,
quello che racconti ha un chiaro senso psicodinamico. La tua storia affettiva mostra un modello: attrazione per ciò che è “impossibile” o incostante, difficoltà a restare soddisfatta nella stabilità, ricerca di scariche emotive forti. Questo non è un segno che tu non possa amare, ma che dentro di te l’attaccamento è stato temprato da esperienze precoci incerte e violente, con genitori che non ti hanno dato un modello sicuro di relazione.
Spesso, chi cresce in contesti così, sviluppa una ricerca di emozioni intense per sentirsi viva o per confermare il proprio valore, mentre la stabilità può sembrare noiosa o poco stimolante. L’amore vero non è solo adrenalina: è anche costruzione, continuità e fiducia. Lavorare su di te, sul tuo bisogno di sicurezza interna e sul modo in cui affronti il desiderio e la routine emotiva, può permetterti di trovare relazioni che ti soddisfano più profondamente, senza dipendere dall’eccitazione costante.
Non significa che tu non possa amare o essere amata: significa che ora puoi imparare a riconoscere ciò che è autentico e nutriente, distinguendolo da ciò che è solo stimolo momentaneo. Con un percorso psicoterapico mirato, puoi trasformare il modello delle “passioni impossibili” in un modo più integrato di vivere le relazioni, dove l’amore non è temporaneo, ma sostenibile e significativo. Resto a disposizione
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buonasera, dal suo racconto emerge un filo conduttore molto chiaro, ovvero, la difficoltà a stare sola, l’attrazione per relazioni non disponibili o poco appaganti, e dopo un certo tempo la sensazione di stanchezza, staticità e bisogno di “adrenalina”. Questo non significa che lei non sappia amare, ma che probabilmente si è strutturato un modo di vivere il legame che oggi la fa soffrire. Le esperienze familiari hanno un peso importante. Crescere con un padre violento e una madre in posizione di sottomissione può aver trasmesso modelli relazionali ambivalenti: da un lato il bisogno intenso di legame e sicurezza, dall’altro l’associazione tra amore e tensione, instabilità o mancanza. In questi casi può accadere che l’interesse si accenda soprattutto quando c’è distanza, difficoltà o impossibilità, mentre la stabilità venga percepita come “piatta” o poco vitale. Il bisogno di scariche di adrenalina spesso non è solo desiderio di novità, ma attivazione emotiva. Alcune persone, inconsapevolmente, associano l’intensità all’amore. Quando la relazione diventa prevedibile o incontra ostacoli (come i problemi di intimità che descrive), può emergere noia o senso di vuoto.
La difficoltà a restare single è un altro elemento centrale: entrare rapidamente in nuove relazioni può servire a evitare il confronto con la solitudine o con parti di sé che fanno paura. Ma se non si consolida prima una sicurezza interna, il rischio è ripetere dinamiche simili con partner diversi.
La domanda “amerò mai davvero?” è comprensibile, ma forse può essere riformulata così: “posso imparare a vivere l’amore senza confonderlo con l’adrenalina o con la paura di restare sola?”. Questo è un lavoro possibile. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare il suo stile di attaccamento, a distinguere tra desiderio, bisogno di validazione e paura dell’abbandono, e a costruire relazioni più stabili e soddisfacenti senza ansia. Non è destinata a relazioni temporanee. Ma per costruire un amore diverso, potrebbe essere necessario prima costruire un rapporto più stabile con se stessa.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
dal Suo racconto emerge un filo conduttore molto chiaro: da un lato la difficoltà a restare sola, dall’altro una progressiva insoddisfazione quando la relazione diventa stabile e perde intensità.
Non è raro che chi ha vissuto modelli familiari complessi — come un padre violento e una madre in posizione di sottomissione — sviluppi un’idea dell’amore legata più alla tensione, all’instabilità o alla ricerca di qualcosa che “accenda”, piuttosto che alla sicurezza e alla continuità. A volte l’adrenalina viene confusa con il sentimento profondo, mentre la stabilità può essere vissuta come noia o perdita di vitalità.
Colpisce anche la difficoltà a tollerare la solitudine: entrare rapidamente in nuove relazioni può diventare un modo per non sentire il vuoto o la paura di non essere scelta.
La domanda che pone (“Amerò mai davvero?”) è molto importante. Forse la questione non è se Lei sia capace di amare, ma quale modello di amore ha interiorizzato e quanto questo modello oggi Le permetta di sentirsi pienamente soddisfatta.
Questi schemi relazionali non sono condanne definitive, ma spesso hanno radici profonde che meritano di essere comprese con calma. Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a esplorare il legame tra la Sua storia familiare, il bisogno di intensità e la difficoltà a restare nella continuità affettiva, permettendoLe di scegliere in modo più consapevole.
Non è “difettosa”: sta probabilmente ripetendo qualcosa che ha imparato molto presto. E ciò che si è appreso, si può anche trasformare.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Barbara Basile
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
leggendo il suo racconto mi viene in mente il fatto che probabilmente sarebbe importante fare un lavoro di conoscenza profonda di se stessa per capire il motivo per il quale cerca sempre di soddisfare i suoi bisogni essendo in costante relazione con l'altro, a prescindere da chi sia e cosa possa davvero apportare alla sua vita. Entrare e saper stare in relazione con se stessa le permetterebbe di riuscire a scegliere relazioni significative. Soprattutto le permetterebbe di "scegliere" che è la massima espressione della libertà di ciascun individuo.
Dott.ssa Sara Padovan
Psicologo, Psicologo clinico
Foligno
Leggendo quello che hai scritto, la prima cosa che voglio dirti è che il fatto di riuscire a osservarti con questa lucidità è già un segnale importante e prezioso.
Gli schemi che descrivi (la difficoltà a stare sola, la tendenza a scegliere relazioni in cui qualcosa manca, il bisogno di adrenalina) sono dinamiche che molte persone vivono, e che spesso hanno radici nella storia familiare e nei modelli relazionali che abbiamo osservato crescendo. Non sei “in difetto”: stai cercando qualcosa che forse non ti è mai stato mostrato in modo chiaro e sereno.
Per rispondere alla tua domanda: sì, è possibile imparare a stare in una relazione in modo diverso e più soddisfacente. Sicuramente conoscerti meglio può aiutarti a costruire un tuo modo di stare nell’amore che sia davvero tuo, e non una risposta automatica a ciò che hai vissuto. Riconoscere questi schemi, come stai già facendo, è il primo passo importante.
Buonasera, visto ciò che racconta della sua vita passata ( sia a livello di relazioni di coppia, sia a livello familiare ) , credo che potrebbe beneficiare di un percorso psicologico, attraverso il quale avrebbe la possibilità di esplorare ciò che la fa sentire così insoddisfatta e "bisognosa di scariche di adrenalina"; attraverso questo percorso potrebbe creare nuovi significati ed aprire nuove prospettive, dando una sua risposta gli interrogativi che al momento si sta ponendo.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
un saluto
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera,
nelle sue parole si sente un filo che attraversa le sue relazioni: il timore di restare sola, il bisogno di sentirsi scelta, e allo stesso tempo la fatica a restare quando il rapporto diventa stabile, prevedibile, meno “adrenalinico”.
A volte questi movimenti non sono del tutto consapevoli: parti più profonde e inconsce di noi, spesso legate alla nostra storia, continuano ad agire nelle scelte affettive senza che ce ne rendiamo conto. Non è un difetto, né una condanna. È qualcosa che può essere compreso e cambiato.
Il fatto che lei se lo stia chiedendo è già un passaggio importante. Significa che non vuole più vivere le relazioni in modo automatico, ma desidera capirsi davvero. Ed è proprio in questa consapevolezza che può nascere un cambiamento autentico, capace di trasformare il modo in cui sceglie e vive l’amore.
Resto a disposizione se desidera approfondire insieme.
Dott.ssa Michela Santangelo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentilissima, la sua storia di vita è importante, e la violenza di cui parla non è un elemento che io considererei neutrale. Ha esposto una situazione molto articolata con una capacità di autosservazione che secondo me può esserle molto di aiuto. Mi viene da dirle anche che esistono molti modi di stare in relazione e di amare, e che a seconda della cultura in cui siamo immersi, alcune forme relazionali piuttosto che altre vengono valorizzate e per questo elette a "normali". Può lavorare alle risposte alle sue domande e al suo sentirsi in difetto in un percorso terapeutico.
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, sono Linda Fusco, psicologa clinica, grazie per esserti raccontata.
A me sembra che nelle tue relazioni ci sia una fase iniziale abbastanza intensa e poi, quando la relazione diventa stabile, qualcosa dentro di te si spegne o si annoia.
E' come se la stabilità ti fosse più difficile da tollerare dell'instabilità, probabilmente la "calma" non è stata per te un'esperienza sicura o addirittura possibile.
Non si tratta di essere incapaci di amare, ma di aver appreso una certa modalità di vivere l'amore che ad oggi ti fa soffrire, le modalità relazionali possono essere comprese e ciò che si comprende può essere trasformato. Se hai voglia di approfondire questa dinamica interiore in uno spazio terapeutico resto a disposizione,
saluti dott.ssa Fusco Linda
Gentilissima,
per prima cosa vorrei mettere in luce che dal suo racconto emerge quanto lei sia stata in grado di affrontare diverse difficoltà. Probabilmente ha dato tanto nelle sue relazioni e in questo momento la stanchezza, l'insoddisfazione e la staticità le pesano maggiormente.
Ha raccontato anche che i suoi genitori non sono stati per lei dei punti di riferimento per le relazioni. Sarebbe molto interessante comprendere come e se la sua storia familiare abbia influito sul suo modo di vivere le relazioni amorose e cosa significhi per lei poter avere una relazione soddisfacente.

Resto a disposizione per qualsiasi altro quesito o per un contatto,
Un caro saluto.

Dott.ssa Allieri Valentina
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo clinico, Psicologo
Formello
Nel suo racconto c’è un filo rosso molto chiaro: non la difficoltà ad amare, ma la difficoltà a restare in un amore quando questo diventa reale, stabile, quotidiano. E questo non parla di un difetto, bensì di una storia affettiva che ha lasciato segni profondi.
Provo a usare un’immagine junghiana semplice. Jung direbbe che dentro di lei convivono due forze: una parte che desidera intensità, fusione, riconoscimento (potremmo chiamarla il bisogno di Eros), e un’altra che teme l’intimità vera, quella che espone, che rende vulnerabili e toglie l’adrenalina della conquista. Gli amori impossibili e gli uomini emotivamente o sessualmente non disponibili permettono di restare accesa senza mai rischiare davvero di essere vista fino in fondo.
Il modello genitoriale che descrive non è secondario: crescere con un padre violento e una madre sottomessa può averle insegnato, inconsciamente, che l’amore è qualcosa che o fa male o va sopportato, ma raramente nutre. In termini junghiani, l’immagine dell’Altro con cui entra in relazione è già ferita, e questo orienta le sue scelte senza che lei lo voglia.
La noia che oggi sente non è necessariamente mancanza d’amore, ma assenza di vitalità psichica nella relazione. Quando Eros non può esprimersi, la psiche cerca altrove scariche di vita. La domanda quindi forse non è “amerò mai?”, ma: riesco a tollerare un amore che non sia lotta, attesa o privazione?
Il lavoro psicologico può aiutarla a distinguere tra il bisogno di intensità e il desiderio profondo di legame, accompagnandola verso una forma di amore meno eccitante, ma più viva e autentica. Non è condannata alla ripetizione: ciò che oggi si ripete chiede di essere compreso. E quando viene compreso, può trasformarsi.

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