Sono una ragazza e ho 26 anni, e credo di avere un problema con le relazioni amorose. Da ragazzina,
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Sono una ragazza e ho 26 anni, e credo di avere un problema con le relazioni amorose.
Da ragazzina, ho sempre cercato gli amori impossibili; mi piaceva sempre qualcuno che alla fine non ricambiava mai. La mia prima relazione è stata un po' particolare: all'epoca avevo 15 anni e il ragazzo con cui stavo non mi piaceva poi così tanto, ma mi sforzai di starci perché pensavo che altrimenti sarei rimasta sola, dato che non ero mai stata ricambiata. Trovai il modo di far funzionare la relazione, ma alla fine, dopo tre anni, non ce la feci più e lo lasciai. Dopo quel periodo, ho vissuto un momento strano, in cui non riuscivo a stare sola e cercavo sempre la compagnia di qualcun altro, specialmente di uomini più grandi di me. Alcuni mi piacevano davvero, altri meno, e ho vissuto altre delusioni.
Finché un giorno, un anno dopo la rottura con il mio primo ragazzo, mi ritrovai a uscire con un ragazzo per cui non provavo particolare interesse. Rappresentava qualcosa di nuovo e di diverso, e nonostante non mi piacesse, decisi di continuare la relazione. Una relazione che poi, però, nell'atto non è mai stata consumata, perché lui era sempre stanco (ed effettivamente lavorava moltissimo). Però ho sempre intuito che ci fosse qualcosa sotto e, alla fine, dopo due anni senza intimità, non ce la feci più e lo mollai. Anche questa volta, incapace di rimanere sola, dopo poco più di un mese, stavo già con qualcun altro. Questa volta però è stato diverso, perché lui mi piaceva. Purtroppo, però, a causa di un suo problema, dopo pochi mesi dall'inizio della relazione, i nostri rapporti intimi divennero sempre meno frequenti, fino ad arrivare ad oggi, anni dopo, con la situazione ancora in stallo, al punto di partenza.
Premetto che il suo problema non dipende da lui.
Il fatto è che, penso di poter dire che, dopo due/tre anni di relazione, mi ero già "stancata" della staticità, di stare sempre con la stessa persona, e perché no, anche dei problemi sessuali. Mi sento come se avessi bisogno di costanti "scariche di adrenalina" che non riesco più a trovare nel nostro rapporto.
Premetto anche che la mia situazione familiare e i miei punti di riferimento per le relazioni (i miei genitori) non sono mai stati il massimo, perché mio padre era un tipo abbastanza violento e mia madre era una succube degli altri e anche di se stessa. Mi sento in difetto, amerò mai? L'amore riuscirà a soddisfarmi? O rimarrà qualcosa di temporaneo?
Da ragazzina, ho sempre cercato gli amori impossibili; mi piaceva sempre qualcuno che alla fine non ricambiava mai. La mia prima relazione è stata un po' particolare: all'epoca avevo 15 anni e il ragazzo con cui stavo non mi piaceva poi così tanto, ma mi sforzai di starci perché pensavo che altrimenti sarei rimasta sola, dato che non ero mai stata ricambiata. Trovai il modo di far funzionare la relazione, ma alla fine, dopo tre anni, non ce la feci più e lo lasciai. Dopo quel periodo, ho vissuto un momento strano, in cui non riuscivo a stare sola e cercavo sempre la compagnia di qualcun altro, specialmente di uomini più grandi di me. Alcuni mi piacevano davvero, altri meno, e ho vissuto altre delusioni.
Finché un giorno, un anno dopo la rottura con il mio primo ragazzo, mi ritrovai a uscire con un ragazzo per cui non provavo particolare interesse. Rappresentava qualcosa di nuovo e di diverso, e nonostante non mi piacesse, decisi di continuare la relazione. Una relazione che poi, però, nell'atto non è mai stata consumata, perché lui era sempre stanco (ed effettivamente lavorava moltissimo). Però ho sempre intuito che ci fosse qualcosa sotto e, alla fine, dopo due anni senza intimità, non ce la feci più e lo mollai. Anche questa volta, incapace di rimanere sola, dopo poco più di un mese, stavo già con qualcun altro. Questa volta però è stato diverso, perché lui mi piaceva. Purtroppo, però, a causa di un suo problema, dopo pochi mesi dall'inizio della relazione, i nostri rapporti intimi divennero sempre meno frequenti, fino ad arrivare ad oggi, anni dopo, con la situazione ancora in stallo, al punto di partenza.
Premetto che il suo problema non dipende da lui.
Il fatto è che, penso di poter dire che, dopo due/tre anni di relazione, mi ero già "stancata" della staticità, di stare sempre con la stessa persona, e perché no, anche dei problemi sessuali. Mi sento come se avessi bisogno di costanti "scariche di adrenalina" che non riesco più a trovare nel nostro rapporto.
Premetto anche che la mia situazione familiare e i miei punti di riferimento per le relazioni (i miei genitori) non sono mai stati il massimo, perché mio padre era un tipo abbastanza violento e mia madre era una succube degli altri e anche di se stessa. Mi sento in difetto, amerò mai? L'amore riuscirà a soddisfarmi? O rimarrà qualcosa di temporaneo?
Da quello che scrivi non vedo un’incapacità di amare, ma una dinamica che si ripete. Ti senti attratta da ciò che è difficile o poco disponibile, resti in relazioni che non ti convincono del tutto pur di non rimanere sola, e quando il rapporto diventa stabile e prevedibile inizi a sentirti spenta, come se mancasse qualcosa.
Se sei cresciuta in un contesto in cui l’amore era fatto di tensione, squilibrio o sofferenza, è possibile che dentro di te si sia associata l’idea che l’intensità coincida con il sentimento. La calma allora può sembrare noia, mentre in realtà è sicurezza. E se la solitudine fa paura, la relazione rischia di diventare un modo per riempire un vuoto più che una scelta libera.
Non sei “sbagliata”. Probabilmente hai imparato a muoverti così per proteggerti. La domanda non è se amerai mai, ma se riuscirai a costruire un rapporto in cui la stabilità non venga vissuta come perdita di emozione. Questo è qualcosa su cui si può lavorare, e non è affatto fuori dalla tua portata!
Se sei cresciuta in un contesto in cui l’amore era fatto di tensione, squilibrio o sofferenza, è possibile che dentro di te si sia associata l’idea che l’intensità coincida con il sentimento. La calma allora può sembrare noia, mentre in realtà è sicurezza. E se la solitudine fa paura, la relazione rischia di diventare un modo per riempire un vuoto più che una scelta libera.
Non sei “sbagliata”. Probabilmente hai imparato a muoverti così per proteggerti. La domanda non è se amerai mai, ma se riuscirai a costruire un rapporto in cui la stabilità non venga vissuta come perdita di emozione. Questo è qualcosa su cui si può lavorare, e non è affatto fuori dalla tua portata!
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Cara,
quello che racconti ha un chiaro senso psicodinamico. La tua storia affettiva mostra un modello: attrazione per ciò che è “impossibile” o incostante, difficoltà a restare soddisfatta nella stabilità, ricerca di scariche emotive forti. Questo non è un segno che tu non possa amare, ma che dentro di te l’attaccamento è stato temprato da esperienze precoci incerte e violente, con genitori che non ti hanno dato un modello sicuro di relazione.
Spesso, chi cresce in contesti così, sviluppa una ricerca di emozioni intense per sentirsi viva o per confermare il proprio valore, mentre la stabilità può sembrare noiosa o poco stimolante. L’amore vero non è solo adrenalina: è anche costruzione, continuità e fiducia. Lavorare su di te, sul tuo bisogno di sicurezza interna e sul modo in cui affronti il desiderio e la routine emotiva, può permetterti di trovare relazioni che ti soddisfano più profondamente, senza dipendere dall’eccitazione costante.
Non significa che tu non possa amare o essere amata: significa che ora puoi imparare a riconoscere ciò che è autentico e nutriente, distinguendolo da ciò che è solo stimolo momentaneo. Con un percorso psicoterapico mirato, puoi trasformare il modello delle “passioni impossibili” in un modo più integrato di vivere le relazioni, dove l’amore non è temporaneo, ma sostenibile e significativo. Resto a disposizione
quello che racconti ha un chiaro senso psicodinamico. La tua storia affettiva mostra un modello: attrazione per ciò che è “impossibile” o incostante, difficoltà a restare soddisfatta nella stabilità, ricerca di scariche emotive forti. Questo non è un segno che tu non possa amare, ma che dentro di te l’attaccamento è stato temprato da esperienze precoci incerte e violente, con genitori che non ti hanno dato un modello sicuro di relazione.
Spesso, chi cresce in contesti così, sviluppa una ricerca di emozioni intense per sentirsi viva o per confermare il proprio valore, mentre la stabilità può sembrare noiosa o poco stimolante. L’amore vero non è solo adrenalina: è anche costruzione, continuità e fiducia. Lavorare su di te, sul tuo bisogno di sicurezza interna e sul modo in cui affronti il desiderio e la routine emotiva, può permetterti di trovare relazioni che ti soddisfano più profondamente, senza dipendere dall’eccitazione costante.
Non significa che tu non possa amare o essere amata: significa che ora puoi imparare a riconoscere ciò che è autentico e nutriente, distinguendolo da ciò che è solo stimolo momentaneo. Con un percorso psicoterapico mirato, puoi trasformare il modello delle “passioni impossibili” in un modo più integrato di vivere le relazioni, dove l’amore non è temporaneo, ma sostenibile e significativo. Resto a disposizione
Buonasera, dal suo racconto emerge un filo conduttore molto chiaro, ovvero, la difficoltà a stare sola, l’attrazione per relazioni non disponibili o poco appaganti, e dopo un certo tempo la sensazione di stanchezza, staticità e bisogno di “adrenalina”. Questo non significa che lei non sappia amare, ma che probabilmente si è strutturato un modo di vivere il legame che oggi la fa soffrire. Le esperienze familiari hanno un peso importante. Crescere con un padre violento e una madre in posizione di sottomissione può aver trasmesso modelli relazionali ambivalenti: da un lato il bisogno intenso di legame e sicurezza, dall’altro l’associazione tra amore e tensione, instabilità o mancanza. In questi casi può accadere che l’interesse si accenda soprattutto quando c’è distanza, difficoltà o impossibilità, mentre la stabilità venga percepita come “piatta” o poco vitale. Il bisogno di scariche di adrenalina spesso non è solo desiderio di novità, ma attivazione emotiva. Alcune persone, inconsapevolmente, associano l’intensità all’amore. Quando la relazione diventa prevedibile o incontra ostacoli (come i problemi di intimità che descrive), può emergere noia o senso di vuoto.
La difficoltà a restare single è un altro elemento centrale: entrare rapidamente in nuove relazioni può servire a evitare il confronto con la solitudine o con parti di sé che fanno paura. Ma se non si consolida prima una sicurezza interna, il rischio è ripetere dinamiche simili con partner diversi.
La domanda “amerò mai davvero?” è comprensibile, ma forse può essere riformulata così: “posso imparare a vivere l’amore senza confonderlo con l’adrenalina o con la paura di restare sola?”. Questo è un lavoro possibile. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare il suo stile di attaccamento, a distinguere tra desiderio, bisogno di validazione e paura dell’abbandono, e a costruire relazioni più stabili e soddisfacenti senza ansia. Non è destinata a relazioni temporanee. Ma per costruire un amore diverso, potrebbe essere necessario prima costruire un rapporto più stabile con se stessa.
Un cordiale saluto.
La difficoltà a restare single è un altro elemento centrale: entrare rapidamente in nuove relazioni può servire a evitare il confronto con la solitudine o con parti di sé che fanno paura. Ma se non si consolida prima una sicurezza interna, il rischio è ripetere dinamiche simili con partner diversi.
La domanda “amerò mai davvero?” è comprensibile, ma forse può essere riformulata così: “posso imparare a vivere l’amore senza confonderlo con l’adrenalina o con la paura di restare sola?”. Questo è un lavoro possibile. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare il suo stile di attaccamento, a distinguere tra desiderio, bisogno di validazione e paura dell’abbandono, e a costruire relazioni più stabili e soddisfacenti senza ansia. Non è destinata a relazioni temporanee. Ma per costruire un amore diverso, potrebbe essere necessario prima costruire un rapporto più stabile con se stessa.
Un cordiale saluto.
Gentile utente,
dal Suo racconto emerge un filo conduttore molto chiaro: da un lato la difficoltà a restare sola, dall’altro una progressiva insoddisfazione quando la relazione diventa stabile e perde intensità.
Non è raro che chi ha vissuto modelli familiari complessi — come un padre violento e una madre in posizione di sottomissione — sviluppi un’idea dell’amore legata più alla tensione, all’instabilità o alla ricerca di qualcosa che “accenda”, piuttosto che alla sicurezza e alla continuità. A volte l’adrenalina viene confusa con il sentimento profondo, mentre la stabilità può essere vissuta come noia o perdita di vitalità.
Colpisce anche la difficoltà a tollerare la solitudine: entrare rapidamente in nuove relazioni può diventare un modo per non sentire il vuoto o la paura di non essere scelta.
La domanda che pone (“Amerò mai davvero?”) è molto importante. Forse la questione non è se Lei sia capace di amare, ma quale modello di amore ha interiorizzato e quanto questo modello oggi Le permetta di sentirsi pienamente soddisfatta.
Questi schemi relazionali non sono condanne definitive, ma spesso hanno radici profonde che meritano di essere comprese con calma. Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a esplorare il legame tra la Sua storia familiare, il bisogno di intensità e la difficoltà a restare nella continuità affettiva, permettendoLe di scegliere in modo più consapevole.
Non è “difettosa”: sta probabilmente ripetendo qualcosa che ha imparato molto presto. E ciò che si è appreso, si può anche trasformare.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
dal Suo racconto emerge un filo conduttore molto chiaro: da un lato la difficoltà a restare sola, dall’altro una progressiva insoddisfazione quando la relazione diventa stabile e perde intensità.
Non è raro che chi ha vissuto modelli familiari complessi — come un padre violento e una madre in posizione di sottomissione — sviluppi un’idea dell’amore legata più alla tensione, all’instabilità o alla ricerca di qualcosa che “accenda”, piuttosto che alla sicurezza e alla continuità. A volte l’adrenalina viene confusa con il sentimento profondo, mentre la stabilità può essere vissuta come noia o perdita di vitalità.
Colpisce anche la difficoltà a tollerare la solitudine: entrare rapidamente in nuove relazioni può diventare un modo per non sentire il vuoto o la paura di non essere scelta.
La domanda che pone (“Amerò mai davvero?”) è molto importante. Forse la questione non è se Lei sia capace di amare, ma quale modello di amore ha interiorizzato e quanto questo modello oggi Le permetta di sentirsi pienamente soddisfatta.
Questi schemi relazionali non sono condanne definitive, ma spesso hanno radici profonde che meritano di essere comprese con calma. Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a esplorare il legame tra la Sua storia familiare, il bisogno di intensità e la difficoltà a restare nella continuità affettiva, permettendoLe di scegliere in modo più consapevole.
Non è “difettosa”: sta probabilmente ripetendo qualcosa che ha imparato molto presto. E ciò che si è appreso, si può anche trasformare.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera,
leggendo il suo racconto mi viene in mente il fatto che probabilmente sarebbe importante fare un lavoro di conoscenza profonda di se stessa per capire il motivo per il quale cerca sempre di soddisfare i suoi bisogni essendo in costante relazione con l'altro, a prescindere da chi sia e cosa possa davvero apportare alla sua vita. Entrare e saper stare in relazione con se stessa le permetterebbe di riuscire a scegliere relazioni significative. Soprattutto le permetterebbe di "scegliere" che è la massima espressione della libertà di ciascun individuo.
leggendo il suo racconto mi viene in mente il fatto che probabilmente sarebbe importante fare un lavoro di conoscenza profonda di se stessa per capire il motivo per il quale cerca sempre di soddisfare i suoi bisogni essendo in costante relazione con l'altro, a prescindere da chi sia e cosa possa davvero apportare alla sua vita. Entrare e saper stare in relazione con se stessa le permetterebbe di riuscire a scegliere relazioni significative. Soprattutto le permetterebbe di "scegliere" che è la massima espressione della libertà di ciascun individuo.
Leggendo quello che hai scritto, la prima cosa che voglio dirti è che il fatto di riuscire a osservarti con questa lucidità è già un segnale importante e prezioso.
Gli schemi che descrivi (la difficoltà a stare sola, la tendenza a scegliere relazioni in cui qualcosa manca, il bisogno di adrenalina) sono dinamiche che molte persone vivono, e che spesso hanno radici nella storia familiare e nei modelli relazionali che abbiamo osservato crescendo. Non sei “in difetto”: stai cercando qualcosa che forse non ti è mai stato mostrato in modo chiaro e sereno.
Per rispondere alla tua domanda: sì, è possibile imparare a stare in una relazione in modo diverso e più soddisfacente. Sicuramente conoscerti meglio può aiutarti a costruire un tuo modo di stare nell’amore che sia davvero tuo, e non una risposta automatica a ciò che hai vissuto. Riconoscere questi schemi, come stai già facendo, è il primo passo importante.
Gli schemi che descrivi (la difficoltà a stare sola, la tendenza a scegliere relazioni in cui qualcosa manca, il bisogno di adrenalina) sono dinamiche che molte persone vivono, e che spesso hanno radici nella storia familiare e nei modelli relazionali che abbiamo osservato crescendo. Non sei “in difetto”: stai cercando qualcosa che forse non ti è mai stato mostrato in modo chiaro e sereno.
Per rispondere alla tua domanda: sì, è possibile imparare a stare in una relazione in modo diverso e più soddisfacente. Sicuramente conoscerti meglio può aiutarti a costruire un tuo modo di stare nell’amore che sia davvero tuo, e non una risposta automatica a ciò che hai vissuto. Riconoscere questi schemi, come stai già facendo, è il primo passo importante.
Buonasera, visto ciò che racconta della sua vita passata ( sia a livello di relazioni di coppia, sia a livello familiare ) , credo che potrebbe beneficiare di un percorso psicologico, attraverso il quale avrebbe la possibilità di esplorare ciò che la fa sentire così insoddisfatta e "bisognosa di scariche di adrenalina"; attraverso questo percorso potrebbe creare nuovi significati ed aprire nuove prospettive, dando una sua risposta gli interrogativi che al momento si sta ponendo.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
un saluto
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
un saluto
Buonasera,
nelle sue parole si sente un filo che attraversa le sue relazioni: il timore di restare sola, il bisogno di sentirsi scelta, e allo stesso tempo la fatica a restare quando il rapporto diventa stabile, prevedibile, meno “adrenalinico”.
A volte questi movimenti non sono del tutto consapevoli: parti più profonde e inconsce di noi, spesso legate alla nostra storia, continuano ad agire nelle scelte affettive senza che ce ne rendiamo conto. Non è un difetto, né una condanna. È qualcosa che può essere compreso e cambiato.
Il fatto che lei se lo stia chiedendo è già un passaggio importante. Significa che non vuole più vivere le relazioni in modo automatico, ma desidera capirsi davvero. Ed è proprio in questa consapevolezza che può nascere un cambiamento autentico, capace di trasformare il modo in cui sceglie e vive l’amore.
Resto a disposizione se desidera approfondire insieme.
nelle sue parole si sente un filo che attraversa le sue relazioni: il timore di restare sola, il bisogno di sentirsi scelta, e allo stesso tempo la fatica a restare quando il rapporto diventa stabile, prevedibile, meno “adrenalinico”.
A volte questi movimenti non sono del tutto consapevoli: parti più profonde e inconsce di noi, spesso legate alla nostra storia, continuano ad agire nelle scelte affettive senza che ce ne rendiamo conto. Non è un difetto, né una condanna. È qualcosa che può essere compreso e cambiato.
Il fatto che lei se lo stia chiedendo è già un passaggio importante. Significa che non vuole più vivere le relazioni in modo automatico, ma desidera capirsi davvero. Ed è proprio in questa consapevolezza che può nascere un cambiamento autentico, capace di trasformare il modo in cui sceglie e vive l’amore.
Resto a disposizione se desidera approfondire insieme.
Gentilissima, la sua storia di vita è importante, e la violenza di cui parla non è un elemento che io considererei neutrale. Ha esposto una situazione molto articolata con una capacità di autosservazione che secondo me può esserle molto di aiuto. Mi viene da dirle anche che esistono molti modi di stare in relazione e di amare, e che a seconda della cultura in cui siamo immersi, alcune forme relazionali piuttosto che altre vengono valorizzate e per questo elette a "normali". Può lavorare alle risposte alle sue domande e al suo sentirsi in difetto in un percorso terapeutico.
Salve, sono Linda Fusco, psicologa clinica, grazie per esserti raccontata.
A me sembra che nelle tue relazioni ci sia una fase iniziale abbastanza intensa e poi, quando la relazione diventa stabile, qualcosa dentro di te si spegne o si annoia.
E' come se la stabilità ti fosse più difficile da tollerare dell'instabilità, probabilmente la "calma" non è stata per te un'esperienza sicura o addirittura possibile.
Non si tratta di essere incapaci di amare, ma di aver appreso una certa modalità di vivere l'amore che ad oggi ti fa soffrire, le modalità relazionali possono essere comprese e ciò che si comprende può essere trasformato. Se hai voglia di approfondire questa dinamica interiore in uno spazio terapeutico resto a disposizione,
saluti dott.ssa Fusco Linda
A me sembra che nelle tue relazioni ci sia una fase iniziale abbastanza intensa e poi, quando la relazione diventa stabile, qualcosa dentro di te si spegne o si annoia.
E' come se la stabilità ti fosse più difficile da tollerare dell'instabilità, probabilmente la "calma" non è stata per te un'esperienza sicura o addirittura possibile.
Non si tratta di essere incapaci di amare, ma di aver appreso una certa modalità di vivere l'amore che ad oggi ti fa soffrire, le modalità relazionali possono essere comprese e ciò che si comprende può essere trasformato. Se hai voglia di approfondire questa dinamica interiore in uno spazio terapeutico resto a disposizione,
saluti dott.ssa Fusco Linda
Gentilissima,
per prima cosa vorrei mettere in luce che dal suo racconto emerge quanto lei sia stata in grado di affrontare diverse difficoltà. Probabilmente ha dato tanto nelle sue relazioni e in questo momento la stanchezza, l'insoddisfazione e la staticità le pesano maggiormente.
Ha raccontato anche che i suoi genitori non sono stati per lei dei punti di riferimento per le relazioni. Sarebbe molto interessante comprendere come e se la sua storia familiare abbia influito sul suo modo di vivere le relazioni amorose e cosa significhi per lei poter avere una relazione soddisfacente.
Resto a disposizione per qualsiasi altro quesito o per un contatto,
Un caro saluto.
Dott.ssa Allieri Valentina
per prima cosa vorrei mettere in luce che dal suo racconto emerge quanto lei sia stata in grado di affrontare diverse difficoltà. Probabilmente ha dato tanto nelle sue relazioni e in questo momento la stanchezza, l'insoddisfazione e la staticità le pesano maggiormente.
Ha raccontato anche che i suoi genitori non sono stati per lei dei punti di riferimento per le relazioni. Sarebbe molto interessante comprendere come e se la sua storia familiare abbia influito sul suo modo di vivere le relazioni amorose e cosa significhi per lei poter avere una relazione soddisfacente.
Resto a disposizione per qualsiasi altro quesito o per un contatto,
Un caro saluto.
Dott.ssa Allieri Valentina
Nel suo racconto c’è un filo rosso molto chiaro: non la difficoltà ad amare, ma la difficoltà a restare in un amore quando questo diventa reale, stabile, quotidiano. E questo non parla di un difetto, bensì di una storia affettiva che ha lasciato segni profondi.
Provo a usare un’immagine junghiana semplice. Jung direbbe che dentro di lei convivono due forze: una parte che desidera intensità, fusione, riconoscimento (potremmo chiamarla il bisogno di Eros), e un’altra che teme l’intimità vera, quella che espone, che rende vulnerabili e toglie l’adrenalina della conquista. Gli amori impossibili e gli uomini emotivamente o sessualmente non disponibili permettono di restare accesa senza mai rischiare davvero di essere vista fino in fondo.
Il modello genitoriale che descrive non è secondario: crescere con un padre violento e una madre sottomessa può averle insegnato, inconsciamente, che l’amore è qualcosa che o fa male o va sopportato, ma raramente nutre. In termini junghiani, l’immagine dell’Altro con cui entra in relazione è già ferita, e questo orienta le sue scelte senza che lei lo voglia.
La noia che oggi sente non è necessariamente mancanza d’amore, ma assenza di vitalità psichica nella relazione. Quando Eros non può esprimersi, la psiche cerca altrove scariche di vita. La domanda quindi forse non è “amerò mai?”, ma: riesco a tollerare un amore che non sia lotta, attesa o privazione?
Il lavoro psicologico può aiutarla a distinguere tra il bisogno di intensità e il desiderio profondo di legame, accompagnandola verso una forma di amore meno eccitante, ma più viva e autentica. Non è condannata alla ripetizione: ciò che oggi si ripete chiede di essere compreso. E quando viene compreso, può trasformarsi.
Provo a usare un’immagine junghiana semplice. Jung direbbe che dentro di lei convivono due forze: una parte che desidera intensità, fusione, riconoscimento (potremmo chiamarla il bisogno di Eros), e un’altra che teme l’intimità vera, quella che espone, che rende vulnerabili e toglie l’adrenalina della conquista. Gli amori impossibili e gli uomini emotivamente o sessualmente non disponibili permettono di restare accesa senza mai rischiare davvero di essere vista fino in fondo.
Il modello genitoriale che descrive non è secondario: crescere con un padre violento e una madre sottomessa può averle insegnato, inconsciamente, che l’amore è qualcosa che o fa male o va sopportato, ma raramente nutre. In termini junghiani, l’immagine dell’Altro con cui entra in relazione è già ferita, e questo orienta le sue scelte senza che lei lo voglia.
La noia che oggi sente non è necessariamente mancanza d’amore, ma assenza di vitalità psichica nella relazione. Quando Eros non può esprimersi, la psiche cerca altrove scariche di vita. La domanda quindi forse non è “amerò mai?”, ma: riesco a tollerare un amore che non sia lotta, attesa o privazione?
Il lavoro psicologico può aiutarla a distinguere tra il bisogno di intensità e il desiderio profondo di legame, accompagnandola verso una forma di amore meno eccitante, ma più viva e autentica. Non è condannata alla ripetizione: ciò che oggi si ripete chiede di essere compreso. E quando viene compreso, può trasformarsi.
Comprendo il suo dubbio e la sua preoccupazione. Si percepisce un autentico bisogno di amare e di costruire un legame affettivo, ma anche la fatica di trovare continuità e soddisfazione nelle relazioni e nel tempo. A volte le esperienze familiari e affettive vissute possono influenzare il modo in cui ci avviciniamo all' amore, portandoci a cercare intensità o a sentirci insoddisfatti quando la relazione diventa più stabile. Questo non significa che lei non possa amare o costruire un legame stabile: piuttosto può essere un momento di maggiore consapevolezza su ciò di cui ha bisogno nelle relazioni. Con il tempo e se lo desidera, anche con un percorso psicologico, è possibile comprendere meglio questi schemi e costruire legami più appaganti.
In bocca al lupo.
In bocca al lupo.
Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così personale della sua storia. Dalle sue parole emerge molta lucidità nel guardarsi dentro e questo è già un elemento prezioso, perché significa che non sta semplicemente subendo ciò che accade nelle relazioni, ma sta cercando di comprenderne il senso. Quando una persona arriva a chiedersi se saprà amare davvero o se l’amore resterà qualcosa di temporaneo, spesso non è perché non ne sia capace, ma perché dentro di sé convivono bisogni diversi che fanno fatica a trovare un equilibrio. Se osserva il filo che attraversa le sue esperienze, sembra esserci una tensione tra due paure opposte. Da una parte il timore della solitudine, che l’ha portata in alcuni momenti a restare in relazioni che non la convincevano fino in fondo o a iniziarne altre molto rapidamente dopo una rottura. Dall’altra parte emerge invece una forte esigenza di vitalità, di coinvolgimento emotivo e fisico, quasi di sentirsi viva attraverso l’intensità del rapporto. Quando la relazione diventa prevedibile, statica o frustrante sotto alcuni aspetti importanti per lei, come l’intimità o la condivisione emotiva, qualcosa dentro sembra spegnersi. Non è raro che queste dinamiche affondino le radici nelle esperienze familiari. Crescere osservando una relazione segnata da violenza o da sottomissione può lasciare dentro modelli contrastanti. Da un lato può nascere il desiderio profondo di non trovarsi mai intrappolata o privata della propria libertà. Dall’altro può svilupparsi una forte sensibilità alla paura dell’abbandono o del non essere scelta. In queste condizioni la relazione diventa spesso il luogo in cui si cerca contemporaneamente sicurezza e intensità, ma quando una delle due cose manca si crea sofferenza. Il bisogno di adrenalina che descrive non va letto come qualcosa di sbagliato o superficiale. Molte persone associano inconsciamente l’innamoramento all’attivazione emotiva forte, alle emozioni nuove, all’incertezza e alla conquista. Quando la relazione entra nella quotidianità, quella stessa attivazione inevitabilmente diminuisce. Non significa che l’amore sia finito o che lei non sappia amare, ma che forse una parte di lei fatica a riconoscere valore nella stabilità perché non l’ha vista funzionare davvero come modello rassicurante. Un altro elemento importante riguarda il rapporto con la solitudine. Dalle sue parole sembra che restare senza una relazione attivi una sensazione difficile da tollerare, quasi un vuoto da riempire rapidamente. Questo può rendere più complicato scegliere davvero, perché la relazione rischia di diventare una risposta alla paura più che un incontro libero tra due persone. Imparare a stare anche per un periodo con sé stessa, senza viverlo come un fallimento, spesso permette di capire meglio cosa si desidera davvero e cosa invece si accetta solo per non restare soli. Non è affatto detto che lei sia destinata a vivere amori temporanei. Piuttosto sembra che stia cercando una forma di relazione che tenga insieme passione, autenticità e senso di libertà personale. Per arrivarci può essere utile iniziare a chiedersi non tanto se amerà abbastanza, ma cosa la fa sentire rispettata, viva e serena dentro un legame. A volte la domanda cambia prospettiva: non è solo trovare qualcuno che funzioni, ma capire quali parti di sé entrano in gioco quando ama. Le relazioni non sono mai una prova da superare né un destino già scritto. Sono esperienze che cambiano insieme a noi. Il fatto che oggi si stia interrogando con questa profondità racconta già un movimento verso una maggiore consapevolezza emotiva. Con il tempo e con uno spazio di riflessione adeguato è possibile comprendere meglio i propri bisogni affettivi, ridurre la paura della solitudine e costruire legami che non siano né gabbie né fughe, ma scelte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Cara utente,
ti ringrazio per esserti aperta con tanta sincerità. Dalle tue parole emerge una grande capacità di osservarti, e questo è già un primo elemento prezioso.
Quello che descrivi non indica un’incapacità di amare, ma la possibile presenza di uno schema relazionale che tende a riproporsi. Amori non ricambiati, partner emotivamente o fisicamente non disponibili, difficoltà a restare sola e bisogno di intensità sono elementi che sembrano intrecciarsi in modo coerente nella tua storia.
Quando si cresce in un contesto familiare in cui l’amore è stato associato a violenza, sottomissione o squilibrio, il sistema emotivo può interiorizzare l’idea che il legame implichi tensione, attivazione o sacrificio. In questi casi, la stabilità può essere percepita come “piatta”, mentre l’adrenalina come prova di vitalità. Non si tratta di una scelta consapevole, ma di un apprendimento profondo.
In una prospettiva transpersonale, le relazioni non sono solo incontri affettivi, ma esperienze evolutive: ogni partner può rappresentare uno specchio che riattiva parti irrisolte della nostra storia. Il bisogno di novità o di intensità potrebbe non essere superficialità, ma il tentativo di colmare un vuoto antico o di evitare il contatto con emozioni più profonde legate alla solitudine e alla sicurezza affettiva.
La domanda che poni — “amerò mai davvero?” — può forse trasformarsi in un’altra: riesco a sentirmi al sicuro in un amore stabile, senza che perda intensità? Posso tollerare la quiete senza viverla come mancanza?
Un percorso psicoterapeutico può offrire uno spazio protetto in cui esplorare queste dinamiche, integrare le esperienze familiari interiorizzate e sviluppare una modalità relazionale più libera e consapevole. L’amore maturo non è assenza di desiderio, ma equilibrio tra passione e sicurezza, tra autonomia e legame.
Il fatto stesso che tu ti stia interrogando è già un segnale di movimento evolutivo.
ti ringrazio per esserti aperta con tanta sincerità. Dalle tue parole emerge una grande capacità di osservarti, e questo è già un primo elemento prezioso.
Quello che descrivi non indica un’incapacità di amare, ma la possibile presenza di uno schema relazionale che tende a riproporsi. Amori non ricambiati, partner emotivamente o fisicamente non disponibili, difficoltà a restare sola e bisogno di intensità sono elementi che sembrano intrecciarsi in modo coerente nella tua storia.
Quando si cresce in un contesto familiare in cui l’amore è stato associato a violenza, sottomissione o squilibrio, il sistema emotivo può interiorizzare l’idea che il legame implichi tensione, attivazione o sacrificio. In questi casi, la stabilità può essere percepita come “piatta”, mentre l’adrenalina come prova di vitalità. Non si tratta di una scelta consapevole, ma di un apprendimento profondo.
In una prospettiva transpersonale, le relazioni non sono solo incontri affettivi, ma esperienze evolutive: ogni partner può rappresentare uno specchio che riattiva parti irrisolte della nostra storia. Il bisogno di novità o di intensità potrebbe non essere superficialità, ma il tentativo di colmare un vuoto antico o di evitare il contatto con emozioni più profonde legate alla solitudine e alla sicurezza affettiva.
La domanda che poni — “amerò mai davvero?” — può forse trasformarsi in un’altra: riesco a sentirmi al sicuro in un amore stabile, senza che perda intensità? Posso tollerare la quiete senza viverla come mancanza?
Un percorso psicoterapeutico può offrire uno spazio protetto in cui esplorare queste dinamiche, integrare le esperienze familiari interiorizzate e sviluppare una modalità relazionale più libera e consapevole. L’amore maturo non è assenza di desiderio, ma equilibrio tra passione e sicurezza, tra autonomia e legame.
Il fatto stesso che tu ti stia interrogando è già un segnale di movimento evolutivo.
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a fare chiarezza in se stessa in modo da poter stare meglio anche in relazione. Cordiali saluti.
Buongiorno, il Suo messaggio evidenzia problemi di attaccamento piuttosto chiari. Lei teme fondamentalmente di essere abbandonata e perciò spesso è Lei che lascia i Suoi partner, rovesciando il problema, o meglio nascondendolo a se stessa. Si tratta di una dinamica utile da analizzare in una psicoterapia che Le consenta di esprimere le Sue emozioni più profonde e di ricostituire il senso della Sua storia personale. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Ciao, sono la psicologa clinica Marika, piacere.
Ti rispondo come farei nel mio studio, con rispetto e senza giudizio.
Quello che racconti non parla di “incapacità di amare”, ma di un copione relazionale che sembra ripetersi nel tempo.
Da adolescente inseguivi amori impossibili, uomini non disponibili. Poi hai scelto relazioni “sicure” ma poco sentite, per paura di restare sola. Quando la relazione diventava stabile, prevedibile, o priva di intensità (soprattutto sul piano intimo), dentro di te si accendeva qualcosa: irrequietezza, noia, bisogno di adrenalina. E allora o ti stancavi, o cercavi altrove.
Questo movimento ha un filo conduttore molto chiaro: Paura della solitudine, Attrazione per ciò che è difficile o non pienamente disponibile, Difficoltà a restare nella stabilità senza viverla come perdita di vitalità. Non è un difetto. È una strategia che probabilmente hai imparato molto presto.
Mi colpisce molto quello che racconti dei tuoi genitori: un padre violento e una madre succube. Crescere in un ambiente così spesso significa imparare che l’amore è:
* instabile
* sbilanciato
* doloroso
* qualcosa per cui ci si deve adattare o lottare
Il sistema nervoso si abitua a quell’intensità. E quando da adulti incontriamo un amore più tranquillo, più stabile… può sembrarci “piatto”. Non perché lo sia davvero, ma perché non attiva le stesse scariche emotive a cui siamo stati abituati.
Quella che chiami “adrenalina” spesso è "attivazione ansiosa", non necessariamente passione sana.
Un altro punto importante: tu dici di non riuscire a stare sola. Questa è una chiave centrale. Se stare sola attiva vuoto, inquietudine o senso di non valore, è naturale cercare qualcuno che colmi quella sensazione. Ma una relazione non può reggere il compito di riempire un vuoto strutturale.
E qui rispondo alla tua domanda più profonda:
"Amerò mai?"
Sì. Ma probabilmente non finché l’amore sarà usato per regolare paure interne.
" L’amore riuscirà a soddisfarmi?"
L’amore maturo soddisfa in modo diverso dall’innamoramento. È meno “scarica”, più profondità. Ma per trovarlo serve poter tollerare la stabilità senza viverla come minaccia.
"Rimarrà qualcosa di temporaneo?"
Rimarrà temporaneo finché il copione rimane inconscio. Quando diventa consapevole, può cambiare.
Io sento di consigliarti un percorso psicologico. Non perché tu abbia “qualcosa che non va”, ma perché: hai avuto un modello familiare complesso, ripeti schemi che ti fanno soffrire, c’è una paura della solitudine che merita di essere esplorata, c’è un legame tra intimità, desiderio e sicurezza che va compreso.
Non è un lavoro breve, ma è un lavoro che cambia davvero la qualità delle relazioni future.
Vorrei solo chiarire alcuni punti fondamentali, uno soprattutto perchè non sei una persona che non sa amare. Sei giovane. Forse sei una persona che ha imparato ad associare l’amore alla tensione, e ora deve imparare che può esistere anche un amore che non fa male e non brucia continuamente.
Se senti che è il momento, cerca un professionista con cui ti senti al sicuro. Il primo passo non è “sistemare le relazioni”, ma capire cosa succede dentro di te quando ami.
Se vuoi, possiamo anche approfondire insieme:
quando ti senti più viva in una relazione? Quando l’altro è distante? Quando rischi di perderlo? Quando c’è conflitto?
Le risposte a queste domande raccontano molto della tua storia.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Marika
Ti rispondo come farei nel mio studio, con rispetto e senza giudizio.
Quello che racconti non parla di “incapacità di amare”, ma di un copione relazionale che sembra ripetersi nel tempo.
Da adolescente inseguivi amori impossibili, uomini non disponibili. Poi hai scelto relazioni “sicure” ma poco sentite, per paura di restare sola. Quando la relazione diventava stabile, prevedibile, o priva di intensità (soprattutto sul piano intimo), dentro di te si accendeva qualcosa: irrequietezza, noia, bisogno di adrenalina. E allora o ti stancavi, o cercavi altrove.
Questo movimento ha un filo conduttore molto chiaro: Paura della solitudine, Attrazione per ciò che è difficile o non pienamente disponibile, Difficoltà a restare nella stabilità senza viverla come perdita di vitalità. Non è un difetto. È una strategia che probabilmente hai imparato molto presto.
Mi colpisce molto quello che racconti dei tuoi genitori: un padre violento e una madre succube. Crescere in un ambiente così spesso significa imparare che l’amore è:
* instabile
* sbilanciato
* doloroso
* qualcosa per cui ci si deve adattare o lottare
Il sistema nervoso si abitua a quell’intensità. E quando da adulti incontriamo un amore più tranquillo, più stabile… può sembrarci “piatto”. Non perché lo sia davvero, ma perché non attiva le stesse scariche emotive a cui siamo stati abituati.
Quella che chiami “adrenalina” spesso è "attivazione ansiosa", non necessariamente passione sana.
Un altro punto importante: tu dici di non riuscire a stare sola. Questa è una chiave centrale. Se stare sola attiva vuoto, inquietudine o senso di non valore, è naturale cercare qualcuno che colmi quella sensazione. Ma una relazione non può reggere il compito di riempire un vuoto strutturale.
E qui rispondo alla tua domanda più profonda:
"Amerò mai?"
Sì. Ma probabilmente non finché l’amore sarà usato per regolare paure interne.
" L’amore riuscirà a soddisfarmi?"
L’amore maturo soddisfa in modo diverso dall’innamoramento. È meno “scarica”, più profondità. Ma per trovarlo serve poter tollerare la stabilità senza viverla come minaccia.
"Rimarrà qualcosa di temporaneo?"
Rimarrà temporaneo finché il copione rimane inconscio. Quando diventa consapevole, può cambiare.
Io sento di consigliarti un percorso psicologico. Non perché tu abbia “qualcosa che non va”, ma perché: hai avuto un modello familiare complesso, ripeti schemi che ti fanno soffrire, c’è una paura della solitudine che merita di essere esplorata, c’è un legame tra intimità, desiderio e sicurezza che va compreso.
Non è un lavoro breve, ma è un lavoro che cambia davvero la qualità delle relazioni future.
Vorrei solo chiarire alcuni punti fondamentali, uno soprattutto perchè non sei una persona che non sa amare. Sei giovane. Forse sei una persona che ha imparato ad associare l’amore alla tensione, e ora deve imparare che può esistere anche un amore che non fa male e non brucia continuamente.
Se senti che è il momento, cerca un professionista con cui ti senti al sicuro. Il primo passo non è “sistemare le relazioni”, ma capire cosa succede dentro di te quando ami.
Se vuoi, possiamo anche approfondire insieme:
quando ti senti più viva in una relazione? Quando l’altro è distante? Quando rischi di perderlo? Quando c’è conflitto?
Le risposte a queste domande raccontano molto della tua storia.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Marika
Cara, la prima cosa che mi colpisce leggendo le tue parole è la tua straordinaria lucidità. Hai una capacità di guardarti dentro e di analizzare la tua storia che è molto rara, e questo è un punto di partenza preziosissimo.
Voglio rispondere subito alla tua domanda finale: non c'è assolutamente alcun difetto in te. Non sei sbagliata. Tutto quello che descrivi — la ricerca di amori impossibili, la difficoltà a stare sola, la scelta di partner in qualche modo 'indisponibili', non è una colpa, ma una strategia di sopravvivenza.
Crescendo in una famiglia in cui l'amore era associato alla paura, alla violenza di tuo padre e alla sottomissione di tua madre, hai imparato che le relazioni e l'intimità non sono un luogo sicuro. Di conseguenza, per proteggerti, la tua mente ha trovato un compromesso brillante ma doloroso: stare in coppia per non sentire il vuoto della solitudine, ma scegliendo situazioni che garantissero una certa distanza di sicurezza. Un partner che non può darsi fisicamente o emotivamente al 100% è, a livello inconscio, un partner che fa meno paura, perché ti protegge dal rischio di un'intimità profonda e vulnerabile.
Anche il bisogno di 'scariche di adrenalina' e la noia che subentra dopo qualche anno sono reazioni normalissime per chi ha la tua storia. Quando si cresce in un clima di tensione, il sistema nervoso si abitua a vivere in allerta. Così, il tuo corpo ha imparato ad associare l'amore alle montagne russe emotive o all'ansia dell'inseguimento. Quando una relazione diventa stabile e tranquilla, non la percepisci come 'sicura', ma semplicemente come spenta, perché manca quello stress a cui eri abituata.
Amerai mai in modo soddisfacente? Assolutamente sì. L'amore potrà soddisfarti e non essere solo un antidoto temporaneo alla solitudine, ma per arrivarci è necessario un passaggio importante. Si tratta di 'rieducare' dolcemente il tuo sistema nervoso a tollerare la pace, capendo che la tranquillità non è noia, e ad affrontare la paura dell'intimità curando le ferite che ti porti dalla tua famiglia d'origine. È un percorso che richiede pazienza, ma hai già dimostrato di avere tutta la consapevolezza necessaria per iniziarlo.
Voglio rispondere subito alla tua domanda finale: non c'è assolutamente alcun difetto in te. Non sei sbagliata. Tutto quello che descrivi — la ricerca di amori impossibili, la difficoltà a stare sola, la scelta di partner in qualche modo 'indisponibili', non è una colpa, ma una strategia di sopravvivenza.
Crescendo in una famiglia in cui l'amore era associato alla paura, alla violenza di tuo padre e alla sottomissione di tua madre, hai imparato che le relazioni e l'intimità non sono un luogo sicuro. Di conseguenza, per proteggerti, la tua mente ha trovato un compromesso brillante ma doloroso: stare in coppia per non sentire il vuoto della solitudine, ma scegliendo situazioni che garantissero una certa distanza di sicurezza. Un partner che non può darsi fisicamente o emotivamente al 100% è, a livello inconscio, un partner che fa meno paura, perché ti protegge dal rischio di un'intimità profonda e vulnerabile.
Anche il bisogno di 'scariche di adrenalina' e la noia che subentra dopo qualche anno sono reazioni normalissime per chi ha la tua storia. Quando si cresce in un clima di tensione, il sistema nervoso si abitua a vivere in allerta. Così, il tuo corpo ha imparato ad associare l'amore alle montagne russe emotive o all'ansia dell'inseguimento. Quando una relazione diventa stabile e tranquilla, non la percepisci come 'sicura', ma semplicemente come spenta, perché manca quello stress a cui eri abituata.
Amerai mai in modo soddisfacente? Assolutamente sì. L'amore potrà soddisfarti e non essere solo un antidoto temporaneo alla solitudine, ma per arrivarci è necessario un passaggio importante. Si tratta di 'rieducare' dolcemente il tuo sistema nervoso a tollerare la pace, capendo che la tranquillità non è noia, e ad affrontare la paura dell'intimità curando le ferite che ti porti dalla tua famiglia d'origine. È un percorso che richiede pazienza, ma hai già dimostrato di avere tutta la consapevolezza necessaria per iniziarlo.
Salve!
Parli del bisogno di costanti scariche di adrenalina. In psicologia, questo accade spesso a chi è cresciuto in contesti traumatici o caotici. La stabilità viene percepita come "noia" o "staticità" perché il tuo sistema nervoso è tarato su livelli di allerta molto alti. Se non c'è tensione di sembra di non sentire nulla.
E' interessante notare come tu sia finita in relazione dove l'intimità fisica è venuta a mancare. Questo POTREBBE essere un meccanismo di auto-sabotaggio: scegli, senza volerlo, partner con cui puoi vivere una pienezza sessuale, forse perchè la sessualità e la vicinanza profonda ti spaventano o richiamano dinamiche di potere che hai visto in casa.
I tuoi genitori sono stati i tuoi primi "esempi" di amore. Se hai vissuto in un clima di violenza e sottomissione, il tuo concetto di "legame" si è probabilmente formato su basi si instabilità o mancanza di sicurezza. Cercare chi non ti ricambia è spesso un modo inconscio per proteggersi. Se l'altro è irraggiungibile, non c'è il rischio di un intimità reale, quella che potrebbe ferirti.
Quello che descrivi non è un "difetto di fabbrica", ma un sistema di protezione che hai costruito per sopravvivere a un contesto difficile.
Rispondendo alla tua domanda finale: si, potrai amare ma riuscirai a farlo solo solo aver elaborato le tue ferite.
Cercare aiuto da un professionista potrebbe essere il primo passo ..
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento..
Buona fortuna
Anna Apicelli
Parli del bisogno di costanti scariche di adrenalina. In psicologia, questo accade spesso a chi è cresciuto in contesti traumatici o caotici. La stabilità viene percepita come "noia" o "staticità" perché il tuo sistema nervoso è tarato su livelli di allerta molto alti. Se non c'è tensione di sembra di non sentire nulla.
E' interessante notare come tu sia finita in relazione dove l'intimità fisica è venuta a mancare. Questo POTREBBE essere un meccanismo di auto-sabotaggio: scegli, senza volerlo, partner con cui puoi vivere una pienezza sessuale, forse perchè la sessualità e la vicinanza profonda ti spaventano o richiamano dinamiche di potere che hai visto in casa.
I tuoi genitori sono stati i tuoi primi "esempi" di amore. Se hai vissuto in un clima di violenza e sottomissione, il tuo concetto di "legame" si è probabilmente formato su basi si instabilità o mancanza di sicurezza. Cercare chi non ti ricambia è spesso un modo inconscio per proteggersi. Se l'altro è irraggiungibile, non c'è il rischio di un intimità reale, quella che potrebbe ferirti.
Quello che descrivi non è un "difetto di fabbrica", ma un sistema di protezione che hai costruito per sopravvivere a un contesto difficile.
Rispondendo alla tua domanda finale: si, potrai amare ma riuscirai a farlo solo solo aver elaborato le tue ferite.
Cercare aiuto da un professionista potrebbe essere il primo passo ..
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento..
Buona fortuna
Anna Apicelli
Grazie per aver condiviso una storia così personale: quello che descrivi non è “un difetto”, ma un insieme di schemi relazionali che hanno una loro coerenza e che possono essere compresi e, soprattutto, cambiati.
Da quello che racconti emergono alcuni fili conduttori:
la tendenza a scegliere partner poco disponibili (emotivamente o sessualmente),
la difficoltà a tollerare la solitudine, che ti porta a entrare in relazioni anche quando l’interesse è scarso,
il bisogno di emozioni forti (“scariche di adrenalina”) che, con il tempo, sembrano spegnersi,
la presenza di problemi di intimità nelle relazioni, che diventano una fonte di frustrazione.
Questi schemi non nascono per caso. I modelli affettivi che interiorizziamo nell’infanzia influenzano profondamente il modo in cui viviamo l’amore da adulti. Crescere con un padre violento e una madre sottomessa può rendere difficile costruire un’idea di relazione basata su sicurezza, fiducia reciproca e scambio equilibrato. In questi casi, l’amore può essere vissuto come qualcosa che va “inseguito”, sopportato o tollerato, più che come uno spazio sicuro in cui sentirsi visti, desiderati e rispettati.
Il bisogno di adrenalina che descrivi spesso non è tanto bisogno di amore, quanto bisogno di attivazione emotiva: quando si è abituati a relazioni instabili o poco soddisfacenti, la calma e la continuità possono sembrare “noiose”, mentre l’incertezza o la difficoltà tengono alta la tensione emotiva. Questo però non significa che tu non sia capace di amare o di essere soddisfatta in una relazione; significa che probabilmente non hai ancora avuto modo di sperimentare (o riconoscere) un legame sicuro, in cui desiderio, intimità e stabilità possano coesistere.
La tua domanda “amerò mai davvero?” è comprensibile, ma la risposta non è un sì o un no definitivo: l’amore non è qualcosa che “si ha o non si ha”, è una capacità che si sviluppa anche lavorando su di sé, sui propri bisogni, sulle paure legate all’abbandono e alla solitudine, e sui modelli relazionali appresi.
Un percorso di supporto psicologico e sessuologico può aiutarti a:
comprendere meglio i tuoi schemi affettivi,
distinguere tra bisogno di amore e paura di restare sola,
costruire un’idea di relazione più aderente ai tuoi bisogni autentici (affettivi e sessuali),
imparare a scegliere partner più disponibili e compatibili con te.
Per questo è consigliabile approfondire la tua situazione con uno specialista, così da trasformare queste ripetizioni in un’occasione di crescita e di maggiore libertà nelle scelte affettive.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da quello che racconti emergono alcuni fili conduttori:
la tendenza a scegliere partner poco disponibili (emotivamente o sessualmente),
la difficoltà a tollerare la solitudine, che ti porta a entrare in relazioni anche quando l’interesse è scarso,
il bisogno di emozioni forti (“scariche di adrenalina”) che, con il tempo, sembrano spegnersi,
la presenza di problemi di intimità nelle relazioni, che diventano una fonte di frustrazione.
Questi schemi non nascono per caso. I modelli affettivi che interiorizziamo nell’infanzia influenzano profondamente il modo in cui viviamo l’amore da adulti. Crescere con un padre violento e una madre sottomessa può rendere difficile costruire un’idea di relazione basata su sicurezza, fiducia reciproca e scambio equilibrato. In questi casi, l’amore può essere vissuto come qualcosa che va “inseguito”, sopportato o tollerato, più che come uno spazio sicuro in cui sentirsi visti, desiderati e rispettati.
Il bisogno di adrenalina che descrivi spesso non è tanto bisogno di amore, quanto bisogno di attivazione emotiva: quando si è abituati a relazioni instabili o poco soddisfacenti, la calma e la continuità possono sembrare “noiose”, mentre l’incertezza o la difficoltà tengono alta la tensione emotiva. Questo però non significa che tu non sia capace di amare o di essere soddisfatta in una relazione; significa che probabilmente non hai ancora avuto modo di sperimentare (o riconoscere) un legame sicuro, in cui desiderio, intimità e stabilità possano coesistere.
La tua domanda “amerò mai davvero?” è comprensibile, ma la risposta non è un sì o un no definitivo: l’amore non è qualcosa che “si ha o non si ha”, è una capacità che si sviluppa anche lavorando su di sé, sui propri bisogni, sulle paure legate all’abbandono e alla solitudine, e sui modelli relazionali appresi.
Un percorso di supporto psicologico e sessuologico può aiutarti a:
comprendere meglio i tuoi schemi affettivi,
distinguere tra bisogno di amore e paura di restare sola,
costruire un’idea di relazione più aderente ai tuoi bisogni autentici (affettivi e sessuali),
imparare a scegliere partner più disponibili e compatibili con te.
Per questo è consigliabile approfondire la tua situazione con uno specialista, così da trasformare queste ripetizioni in un’occasione di crescita e di maggiore libertà nelle scelte affettive.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una grande sensibilità e consapevolezza di sé. Le esperienze che descrive, con relazioni difficili o insoddisfacenti, sembrano legate a schemi affettivi che si sono sviluppati fin dall’adolescenza, come la difficoltà a sentirsi ricambiata, il bisogno di novità e la paura di restare sola.
Questi schemi possono avere radici nelle relazioni familiari e nei modelli che abbiamo vissuto da bambini e non significano che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma indicano bisogni e vissuti che meritano attenzione.
È naturale chiedersi se riuscirà a vivere un amore duraturo e appagante. L’amore adulto spesso non è solo entusiasmo o adrenalina, ma una combinazione di vicinanza, fiducia, impegno reciproco e cura di sé. Lavorare sulla propria capacità di stare nella relazione e di riconoscere i propri bisogni può aiutare a capire cosa davvero le dà soddisfazione e sicurezza.
In un percorso psicologico è possibile esplorare questi schemi, capire come influenzano le relazioni attuali e trovare strategie per vivere legami più consapevoli e gratificanti.
Se desidera, resto disponibile anche per colloqui online per accompagnarla in modo dedicato e sicuro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Michela Massettini – Psicologa
dal suo racconto emerge una grande sensibilità e consapevolezza di sé. Le esperienze che descrive, con relazioni difficili o insoddisfacenti, sembrano legate a schemi affettivi che si sono sviluppati fin dall’adolescenza, come la difficoltà a sentirsi ricambiata, il bisogno di novità e la paura di restare sola.
Questi schemi possono avere radici nelle relazioni familiari e nei modelli che abbiamo vissuto da bambini e non significano che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma indicano bisogni e vissuti che meritano attenzione.
È naturale chiedersi se riuscirà a vivere un amore duraturo e appagante. L’amore adulto spesso non è solo entusiasmo o adrenalina, ma una combinazione di vicinanza, fiducia, impegno reciproco e cura di sé. Lavorare sulla propria capacità di stare nella relazione e di riconoscere i propri bisogni può aiutare a capire cosa davvero le dà soddisfazione e sicurezza.
In un percorso psicologico è possibile esplorare questi schemi, capire come influenzano le relazioni attuali e trovare strategie per vivere legami più consapevoli e gratificanti.
Se desidera, resto disponibile anche per colloqui online per accompagnarla in modo dedicato e sicuro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Michela Massettini – Psicologa
Gentile ragazza,
le sue parole descrivono con grande chiarezza un paradosso doloroso: il desiderio di essere amata e la tendenza a scivolare in relazioni dove l’intimità, il piacere o il coinvolgimento sembrano spegnersi o non decollare mai.
La domanda che lei si pone — "Amerò mai?" — è profondamente toccante, ma la risposta non dipende da una sua mancanza di capacità affettiva, quanto piuttosto dagli "schemi" relazionali che ha dovuto costruire per sopravvivere alla sua storia familiare.
Dalle sue parole emergono alcuni punti cruciali su cui, nel mio approccio (Metacognitivo Interpersonale), lavoreremmo intensamente:
Il modello familiare: Crescere con un padre violento e una madre succube spesso insegna che l'amore è controllo, sofferenza o rinuncia ai propri bisogni. È possibile che lei cerchi "amori impossibili" o partner "distanti/stanchi" proprio perché una vicinanza reale e piena potrebbe spaventarla o sembrarle pericolosa.
La "fuga dalla solitudine": Il fatto di non riuscire a stare sola e di "sforzarsi" di far funzionare relazioni con persone che non le piacciono indica che la solitudine viene percepita come un vuoto intollerabile. In questi casi, un partner (anche se non soddisfacente) funge da "scudo", ma al prezzo della sua felicità.
L'adrenalina vs la staticità: Quando si cresce in ambienti familiari caotici o violenti, la stabilità può essere confusa con la noia. La ricerca di "scariche di adrenalina" è spesso il tentativo di sentirsi vivi quando la relazione diventa troppo piatta o quando riemergono i timori di rimanere intrappolati in una dinamica simile a quella dei suoi genitori.
Si può uscire da questo circolo vizioso?
Assolutamente sì. Non è "in difetto", sta solo mettendo in atto le uniche strategie che ha conosciuto finora. Il lavoro terapeutico consiste nell'imparare a riconoscere questi meccanismi mentre accadono, per permetterle di scegliere partner non più per "paura di restare sola", ma per un reale desiderio.
L'amore potrà soddisfarla quando lei si sentirà sicura nel poter esprimere i suoi bisogni (anche sessuali) senza timore di essere giudicata o di rivivere dinamiche di potere.
Se sente il bisogno di esplorare questi "schemi" e di capire come costruire una relazione che non sia solo "temporanea" o "adrenalinica", ma autenticamente nutriente, io sono a sua disposizione nel mio studio a Reggio Calabria o per sessioni online.
Un caro saluto,
le sue parole descrivono con grande chiarezza un paradosso doloroso: il desiderio di essere amata e la tendenza a scivolare in relazioni dove l’intimità, il piacere o il coinvolgimento sembrano spegnersi o non decollare mai.
La domanda che lei si pone — "Amerò mai?" — è profondamente toccante, ma la risposta non dipende da una sua mancanza di capacità affettiva, quanto piuttosto dagli "schemi" relazionali che ha dovuto costruire per sopravvivere alla sua storia familiare.
Dalle sue parole emergono alcuni punti cruciali su cui, nel mio approccio (Metacognitivo Interpersonale), lavoreremmo intensamente:
Il modello familiare: Crescere con un padre violento e una madre succube spesso insegna che l'amore è controllo, sofferenza o rinuncia ai propri bisogni. È possibile che lei cerchi "amori impossibili" o partner "distanti/stanchi" proprio perché una vicinanza reale e piena potrebbe spaventarla o sembrarle pericolosa.
La "fuga dalla solitudine": Il fatto di non riuscire a stare sola e di "sforzarsi" di far funzionare relazioni con persone che non le piacciono indica che la solitudine viene percepita come un vuoto intollerabile. In questi casi, un partner (anche se non soddisfacente) funge da "scudo", ma al prezzo della sua felicità.
L'adrenalina vs la staticità: Quando si cresce in ambienti familiari caotici o violenti, la stabilità può essere confusa con la noia. La ricerca di "scariche di adrenalina" è spesso il tentativo di sentirsi vivi quando la relazione diventa troppo piatta o quando riemergono i timori di rimanere intrappolati in una dinamica simile a quella dei suoi genitori.
Si può uscire da questo circolo vizioso?
Assolutamente sì. Non è "in difetto", sta solo mettendo in atto le uniche strategie che ha conosciuto finora. Il lavoro terapeutico consiste nell'imparare a riconoscere questi meccanismi mentre accadono, per permetterle di scegliere partner non più per "paura di restare sola", ma per un reale desiderio.
L'amore potrà soddisfarla quando lei si sentirà sicura nel poter esprimere i suoi bisogni (anche sessuali) senza timore di essere giudicata o di rivivere dinamiche di potere.
Se sente il bisogno di esplorare questi "schemi" e di capire come costruire una relazione che non sia solo "temporanea" o "adrenalinica", ma autenticamente nutriente, io sono a sua disposizione nel mio studio a Reggio Calabria o per sessioni online.
Un caro saluto,
Gentilissima, la ringrazio per la fiducia nel condividere una narrazione così intima e articolata della sua storia relazionale.
Leggendo le sue parole, emerge un forte interrogativo su una presunta 'mancanza' o 'difetto' interno. Tuttavia, la psicologia suggerisce che la soddisfazione relazionale non sia un evento fortuito, ma il risultato di una profonda connessione con i propri bisogni autentici di autonomia e competenza emotiva.
Le sue riflessioni sembrano indicare un passaggio importante: dalla ricerca di un 'altro' che colmi il vuoto della solitudine, al desiderio di una 'scarica di adrenalina' che rompa la staticità. In questa oscillazione, la domanda fondamentale potrebbe non essere 'se l'amore la soddisferà', ma 'che cosa sta cercando di dirle la sua insoddisfazione?'
Il senso di stanchezza e la ricerca di adrenalina sono spesso segnali che il corpo invia quando la mente sta cercando di adattarsi a situazioni che non le appartengono realmente.
Inoltre, le dinamiche familiari che ha citato possono aver creato una sorta di 'rumore di fondo' che rende difficile distinguere ciò che lei desidera realmente da ciò che ha imparato a dover sopportare per non restare sola.
Sentirsi in difetto è spesso la conseguenza del non darsi il permesso di desiderare qualcosa di diverso da ciò che si ha.
Più che cercare risposte esterne sulla durata o sulla qualità dell'amore futuro, potrebbe essere prezioso per lei esplorare, magari con il supporto di una consulenza psicologica, come riprendere contatto con la sua bussola interiore. Imparare ad ascoltare sé stessa senza il filtro della colpa è il presupposto per costruire relazioni che non siano 'tamponi' contro la solitudine, ma spazi di reale benessere.
Resto a sua disposizione qualora sentisse il bisogno di dare voce e spazio a queste sue importanti riflessioni.
Un caro saluto,
dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa
Leggendo le sue parole, emerge un forte interrogativo su una presunta 'mancanza' o 'difetto' interno. Tuttavia, la psicologia suggerisce che la soddisfazione relazionale non sia un evento fortuito, ma il risultato di una profonda connessione con i propri bisogni autentici di autonomia e competenza emotiva.
Le sue riflessioni sembrano indicare un passaggio importante: dalla ricerca di un 'altro' che colmi il vuoto della solitudine, al desiderio di una 'scarica di adrenalina' che rompa la staticità. In questa oscillazione, la domanda fondamentale potrebbe non essere 'se l'amore la soddisferà', ma 'che cosa sta cercando di dirle la sua insoddisfazione?'
Il senso di stanchezza e la ricerca di adrenalina sono spesso segnali che il corpo invia quando la mente sta cercando di adattarsi a situazioni che non le appartengono realmente.
Inoltre, le dinamiche familiari che ha citato possono aver creato una sorta di 'rumore di fondo' che rende difficile distinguere ciò che lei desidera realmente da ciò che ha imparato a dover sopportare per non restare sola.
Sentirsi in difetto è spesso la conseguenza del non darsi il permesso di desiderare qualcosa di diverso da ciò che si ha.
Più che cercare risposte esterne sulla durata o sulla qualità dell'amore futuro, potrebbe essere prezioso per lei esplorare, magari con il supporto di una consulenza psicologica, come riprendere contatto con la sua bussola interiore. Imparare ad ascoltare sé stessa senza il filtro della colpa è il presupposto per costruire relazioni che non siano 'tamponi' contro la solitudine, ma spazi di reale benessere.
Resto a sua disposizione qualora sentisse il bisogno di dare voce e spazio a queste sue importanti riflessioni.
Un caro saluto,
dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa
Gentile utente,
la ringrazio per la spiegazione accurata e dettagliata.
Credo che intraprendere un percorso su di sé possa aiutarla a comprendere l’origine delle sue difficoltà relazionali, così come il significato della fatica che descrive nel restare sola o nel trovarsi in relazioni che non la appagano pienamente.
Attraverso questo lavoro potrebbe acquisire strumenti e maggiore consapevolezza per stare bene con sé stessa, vivere l’amore in modo più sereno e costruire rapporti duraturi e soddisfacenti.
Se lo desidera, resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Marta Romano
la ringrazio per la spiegazione accurata e dettagliata.
Credo che intraprendere un percorso su di sé possa aiutarla a comprendere l’origine delle sue difficoltà relazionali, così come il significato della fatica che descrive nel restare sola o nel trovarsi in relazioni che non la appagano pienamente.
Attraverso questo lavoro potrebbe acquisire strumenti e maggiore consapevolezza per stare bene con sé stessa, vivere l’amore in modo più sereno e costruire rapporti duraturi e soddisfacenti.
Se lo desidera, resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Marta Romano
Gentile ragazza, da ciò che racconta sembra esserci una difficoltà che si ripete nel tempo: da un lato la fatica a rimanere sola, dall’altro un senso di insoddisfazione che emerge quando la relazione diventa stabile o perde intensità.
Non è raro che alcune persone vivano con grande coinvolgimento le fasi iniziali di un rapporto (quando tutto è nuovo, incerto e carico di aspettative) e poi facciano più fatica quando la relazione entra in una dimensione più quotidiana. Questo non significa non saper amare, ma può indicare un bisogno forte di stimolo, conferma o movimento che nella stabilità si attenua.
Allo stesso tempo, la paura di restare sole può portare a entrare o rimanere in relazioni anche quando non si è del tutto convinte. Nel tempo questo può generare confusione: “mi annoio perché non amo abbastanza?” oppure “mi annoio perché ho bisogno di qualcosa di diverso?”.
La storia familiare che accenna può avere un peso nel modo in cui oggi vive le relazioni, ma non determina in modo definitivo il suo futuro affettivo. Non è detto che l’amore per lei debba essere qualcosa di temporaneo: può essere utile, però, fermarsi a capire cosa associa alla parola “stabilità” e cosa invece la fa sentire viva e coinvolta.
Se queste dinamiche la fanno soffrire o la portano a ripetere schemi che non la soddisfano, un percorso psicologico può aiutarla a fare chiarezza con maggiore consapevolezza, senza colpevolizzarsi.
Il fatto che si stia ponendo queste domande è già un segnale di attenzione verso di sé.
Un caro saluto. Dott.ssa Sara Magliocca
Non è raro che alcune persone vivano con grande coinvolgimento le fasi iniziali di un rapporto (quando tutto è nuovo, incerto e carico di aspettative) e poi facciano più fatica quando la relazione entra in una dimensione più quotidiana. Questo non significa non saper amare, ma può indicare un bisogno forte di stimolo, conferma o movimento che nella stabilità si attenua.
Allo stesso tempo, la paura di restare sole può portare a entrare o rimanere in relazioni anche quando non si è del tutto convinte. Nel tempo questo può generare confusione: “mi annoio perché non amo abbastanza?” oppure “mi annoio perché ho bisogno di qualcosa di diverso?”.
La storia familiare che accenna può avere un peso nel modo in cui oggi vive le relazioni, ma non determina in modo definitivo il suo futuro affettivo. Non è detto che l’amore per lei debba essere qualcosa di temporaneo: può essere utile, però, fermarsi a capire cosa associa alla parola “stabilità” e cosa invece la fa sentire viva e coinvolta.
Se queste dinamiche la fanno soffrire o la portano a ripetere schemi che non la soddisfano, un percorso psicologico può aiutarla a fare chiarezza con maggiore consapevolezza, senza colpevolizzarsi.
Il fatto che si stia ponendo queste domande è già un segnale di attenzione verso di sé.
Un caro saluto. Dott.ssa Sara Magliocca
Salve,
dal suo racconto emerge un filo che merita delicatezza: da un lato la paura di restare sola, dall’altro il bisogno di intensità, di “scariche di adrenalina”. È come se tra vuoto e noia ci fosse poco spazio intermedio, e questo può rendere le relazioni molto faticose.
Crescere con un padre violento e una madre succube lascia tracce profonde nel modo in cui si impara ad amare. Spesso si interiorizza un’idea di relazione legata all’insicurezza, all’attivazione emotiva forte, più che alla stabilità. L’amore tranquillo può sembrare poco vivo; quello impossibile o problematico, invece, accende qualcosa di familiare.
Non significa che lei non sappia amare o che sia destinata a relazioni temporanee. Piuttosto, può darsi che il suo sistema affettivo associ l’intensità al sentirsi viva e la continuità alla perdita di desiderio. Questo schema si può comprendere e trasformare, ma richiede consapevolezza e tempo.
La domanda forse non è “amerò mai?”, ma “so riconoscere un amore che non sia solo adrenalina o paura di restare sola?”.
Un percorso terapeutico può aiutarla a distinguere bisogno, desiderio, paura e abitudine, e a costruire un modo di stare in relazione che non sia né fuga né costrizione.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei: c’è una storia che chiede di essere capita.
dal suo racconto emerge un filo che merita delicatezza: da un lato la paura di restare sola, dall’altro il bisogno di intensità, di “scariche di adrenalina”. È come se tra vuoto e noia ci fosse poco spazio intermedio, e questo può rendere le relazioni molto faticose.
Crescere con un padre violento e una madre succube lascia tracce profonde nel modo in cui si impara ad amare. Spesso si interiorizza un’idea di relazione legata all’insicurezza, all’attivazione emotiva forte, più che alla stabilità. L’amore tranquillo può sembrare poco vivo; quello impossibile o problematico, invece, accende qualcosa di familiare.
Non significa che lei non sappia amare o che sia destinata a relazioni temporanee. Piuttosto, può darsi che il suo sistema affettivo associ l’intensità al sentirsi viva e la continuità alla perdita di desiderio. Questo schema si può comprendere e trasformare, ma richiede consapevolezza e tempo.
La domanda forse non è “amerò mai?”, ma “so riconoscere un amore che non sia solo adrenalina o paura di restare sola?”.
Un percorso terapeutico può aiutarla a distinguere bisogno, desiderio, paura e abitudine, e a costruire un modo di stare in relazione che non sia né fuga né costrizione.
Se desidera, possiamo approfondire in un colloquio conoscitivo. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei: c’è una storia che chiede di essere capita.
Buonasera,
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
Da quanto racconta, sembra che i suoi schemi affettivi abbiano radici nella sua storia familiare e nelle prime esperienze di relazione. È comprensibile che cerchi costantemente novità e adrenalina, ma questo non significa che non possa amare o essere amata in modo soddisfacente.
Spesso il percorso verso relazioni appaganti richiede di riconoscere i propri schemi, capire i propri bisogni – sia di vicinanza sia di stimolo – e imparare a restare in una relazione anche quando la passione cambia forma. Con consapevolezza e pazienza, l’amore può diventare fonte di sicurezza, complicità e soddisfazione duratura.
un percorso di terapia può aiutarla in questo
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
Da quanto racconta, sembra che i suoi schemi affettivi abbiano radici nella sua storia familiare e nelle prime esperienze di relazione. È comprensibile che cerchi costantemente novità e adrenalina, ma questo non significa che non possa amare o essere amata in modo soddisfacente.
Spesso il percorso verso relazioni appaganti richiede di riconoscere i propri schemi, capire i propri bisogni – sia di vicinanza sia di stimolo – e imparare a restare in una relazione anche quando la passione cambia forma. Con consapevolezza e pazienza, l’amore può diventare fonte di sicurezza, complicità e soddisfazione duratura.
un percorso di terapia può aiutarla in questo
Gentile utente,
ha descritto molto bene le sue sensazioni. Le difficoltà relazionali che abbiamo hanno un'origine molto antica che può essere oggetto di lavoro in una psicoterapia. Ad esempio, potrebbe essere molto importante capire perché all'inizio ricercasse dei partner che non le interessavano. Dal suo racconto si percepisce la sua sofferenza. Penso che varrebbe la pena analizzare la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta.
Rimango a disposizione per lei e le auguro il meglio,
dott.ssa Cecilia Calamita
ha descritto molto bene le sue sensazioni. Le difficoltà relazionali che abbiamo hanno un'origine molto antica che può essere oggetto di lavoro in una psicoterapia. Ad esempio, potrebbe essere molto importante capire perché all'inizio ricercasse dei partner che non le interessavano. Dal suo racconto si percepisce la sua sofferenza. Penso che varrebbe la pena analizzare la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta.
Rimango a disposizione per lei e le auguro il meglio,
dott.ssa Cecilia Calamita
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