Buonasera È da un po' di tempo che la mia famiglia sta vivendo una situazione di tensione con mio c
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Buonasera
È da un po' di tempo che la mia famiglia sta vivendo una situazione di tensione con mio cognato e la sua famiglia.
La situazione è iniziata dopo la nascita di mia nipote di 2 anni. Prima della nascita di questa bambina, la mamma di mia cognato viveva una sorta di sindrome della crocerossina e quando il figlio è andato a vivere fuori casa è andata in crisi.
Dopo la nascita di mia nipote, questa nonna (e di conseguenza anche il marito) ha deciso di dare totale disponibilità a curare la bambina per qualsiasi necessità dei genitori.
Anche i miei genitori hanno dato la loro disponibilità per curare la nipote ma, avendo entrambi i settantatrè anni, alcune volte hanno espresso necessità/desiderio di riposarsi e avere del tempo per sè stessi.
Si è venuta a creare una visione distorta in base alla quale, dato che i miei genitori non pensano h24 ai bisogni della nipote e dei suoi genitori, allora significa che si disinteressano di loro.
Mio cognato ha iniziato a fare paragoni tra le due famiglie e a decidere che la nostra famiglia è quella "che non va bene". Con noi ha un rapporto di cortesia tra parenti acquisiti. Non abbiamo mai preteso di diventare la sua seconda famiglia, ma ci faceva piacere instaurare un rapporto di amicizia. Noi ci sentiamo intimoriti a dire dei no e a chiedere il nostro spazio vedendo reazioni nervose e contraddittorie. Iniziamo ad essere un po' scoraggiati e confusi...
È da un po' di tempo che la mia famiglia sta vivendo una situazione di tensione con mio cognato e la sua famiglia.
La situazione è iniziata dopo la nascita di mia nipote di 2 anni. Prima della nascita di questa bambina, la mamma di mia cognato viveva una sorta di sindrome della crocerossina e quando il figlio è andato a vivere fuori casa è andata in crisi.
Dopo la nascita di mia nipote, questa nonna (e di conseguenza anche il marito) ha deciso di dare totale disponibilità a curare la bambina per qualsiasi necessità dei genitori.
Anche i miei genitori hanno dato la loro disponibilità per curare la nipote ma, avendo entrambi i settantatrè anni, alcune volte hanno espresso necessità/desiderio di riposarsi e avere del tempo per sè stessi.
Si è venuta a creare una visione distorta in base alla quale, dato che i miei genitori non pensano h24 ai bisogni della nipote e dei suoi genitori, allora significa che si disinteressano di loro.
Mio cognato ha iniziato a fare paragoni tra le due famiglie e a decidere che la nostra famiglia è quella "che non va bene". Con noi ha un rapporto di cortesia tra parenti acquisiti. Non abbiamo mai preteso di diventare la sua seconda famiglia, ma ci faceva piacere instaurare un rapporto di amicizia. Noi ci sentiamo intimoriti a dire dei no e a chiedere il nostro spazio vedendo reazioni nervose e contraddittorie. Iniziamo ad essere un po' scoraggiati e confusi...
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una situazione di forte tensione relazionale, in cui bisogni, aspettative e confini familiari sembrano essersi intrecciati in modo faticoso per tutti. La nascita di un figlio può riattivare dinamiche profonde nelle famiglie d’origine, soprattutto quando alcune persone tendono a definire il proprio valore principalmente attraverso il “prendersi cura”, mentre altre cercano legittimamente equilibrio, limiti e spazio personale.
Sentirsi intimoriti nel dire dei “no”, confusi e scoraggiati è una reazione comprensibile quando si ha a che fare con paragoni, giudizi e reazioni emotive intense. In questi contesti, lavorare sul riconoscimento dei propri bisogni, sulla legittimità dei confini e su modalità comunicative più tutelanti può essere molto utile, anche per ridare chiarezza e serenità alle relazioni.
Più che “resistere” alla situazione, può essere importante concedersi il permesso di prendersi cura di sé, magari confrontandosi con un professionista che vi accompagni a leggere queste dinamiche e a trovare un vostro equilibrio.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da ciò che descrive emerge una situazione di forte tensione relazionale, in cui bisogni, aspettative e confini familiari sembrano essersi intrecciati in modo faticoso per tutti. La nascita di un figlio può riattivare dinamiche profonde nelle famiglie d’origine, soprattutto quando alcune persone tendono a definire il proprio valore principalmente attraverso il “prendersi cura”, mentre altre cercano legittimamente equilibrio, limiti e spazio personale.
Sentirsi intimoriti nel dire dei “no”, confusi e scoraggiati è una reazione comprensibile quando si ha a che fare con paragoni, giudizi e reazioni emotive intense. In questi contesti, lavorare sul riconoscimento dei propri bisogni, sulla legittimità dei confini e su modalità comunicative più tutelanti può essere molto utile, anche per ridare chiarezza e serenità alle relazioni.
Più che “resistere” alla situazione, può essere importante concedersi il permesso di prendersi cura di sé, magari confrontandosi con un professionista che vi accompagni a leggere queste dinamiche e a trovare un vostro equilibrio.
Un caro saluto,
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Buonasera,
La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e carica di vissuti emotivi. Dalle Sue parole emerge chiaramente quanto questa dinamica familiare stia generando tensione, confusione e un senso di disagio profondo, ed è assolutamente comprensibile che Lei e la Sua famiglia vi sentiate scoraggiati.
La nascita di una bambina porta inevitabilmente a un cambiamento degli equilibri familiari, e ognuno può vivere il proprio ruolo di nonno, genitore o parente in modo diverso. La grande disponibilità mostrata da una parte della famiglia non dovrebbe però trasformarsi in un termine di paragone o, peggio, in un giudizio sul valore affettivo dell’altra. I Suoi genitori, anche considerando l’età, hanno espresso una presenza compatibile con le loro energie e con il legittimo bisogno di riposo e di tempo per sé. Questo non è segno di disinteresse, ma di rispetto dei propri limiti.
Il fatto che Suo cognato abbia iniziato a fare confronti tra le famiglie e a definire la Vostra come “quella che non va bene” può risultare doloroso e ingiusto. È comprensibile il Suo desiderio di costruire un rapporto sereno, magari anche amichevole, senza la pretesa di sostituire una seconda famiglia. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile il timore di esprimere dei “no” o di chiedere spazio, soprattutto di fronte a reazioni nervose o contraddittorie.
In questo contesto, sentirsi intimoriti, confusi e affaticati è una reazione umana e legittima. Forse il punto più importante, anche se difficile, è riconoscere che Lei e la Sua famiglia avete il diritto di porre dei confini chiari senza sentirvi in colpa. Dire di no non significa voler meno bene, ma prendersi cura di sé e preservare relazioni più sane nel tempo.
Le auguro sinceramente di riuscire, passo dopo passo, a ritrovare maggiore chiarezza e serenità, tutelando i Vostri bisogni e il Vostro equilibrio emotivo.
Un cordiale saluto
La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e carica di vissuti emotivi. Dalle Sue parole emerge chiaramente quanto questa dinamica familiare stia generando tensione, confusione e un senso di disagio profondo, ed è assolutamente comprensibile che Lei e la Sua famiglia vi sentiate scoraggiati.
La nascita di una bambina porta inevitabilmente a un cambiamento degli equilibri familiari, e ognuno può vivere il proprio ruolo di nonno, genitore o parente in modo diverso. La grande disponibilità mostrata da una parte della famiglia non dovrebbe però trasformarsi in un termine di paragone o, peggio, in un giudizio sul valore affettivo dell’altra. I Suoi genitori, anche considerando l’età, hanno espresso una presenza compatibile con le loro energie e con il legittimo bisogno di riposo e di tempo per sé. Questo non è segno di disinteresse, ma di rispetto dei propri limiti.
Il fatto che Suo cognato abbia iniziato a fare confronti tra le famiglie e a definire la Vostra come “quella che non va bene” può risultare doloroso e ingiusto. È comprensibile il Suo desiderio di costruire un rapporto sereno, magari anche amichevole, senza la pretesa di sostituire una seconda famiglia. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile il timore di esprimere dei “no” o di chiedere spazio, soprattutto di fronte a reazioni nervose o contraddittorie.
In questo contesto, sentirsi intimoriti, confusi e affaticati è una reazione umana e legittima. Forse il punto più importante, anche se difficile, è riconoscere che Lei e la Sua famiglia avete il diritto di porre dei confini chiari senza sentirvi in colpa. Dire di no non significa voler meno bene, ma prendersi cura di sé e preservare relazioni più sane nel tempo.
Le auguro sinceramente di riuscire, passo dopo passo, a ritrovare maggiore chiarezza e serenità, tutelando i Vostri bisogni e il Vostro equilibrio emotivo.
Un cordiale saluto
Buonasera, quella che descrive è una situazione che, purtroppo, si crea spesso attorno alla nascita di un figlio, quando i confini tra aiuto, disponibilità e aspettative non vengono chiariti e finiscono per sovrapporsi.
Da ciò che racconta, sembra che nella famiglia di suo cognato si sia strutturato un modello in cui l’amore viene misurato in sacrificio totale e presenza continua. Quando questo modello diventa l’unico metro di giudizio, chi si muove in modo diverso — come i suoi genitori, che legittimamente hanno bisogno di riposo e di spazi propri — rischia di essere visto come “meno coinvolto” o addirittura disinteressato. Questa è una lettura distorta, ma molto frequente.
I paragoni che suo cognato fa tra le famiglie non parlano tanto di voi, quanto di un suo bisogno di conferme e alleanze, probabilmente rinforzato dall’atteggiamento iper-disponibile dei suoi genitori. Il problema nasce quando questa visione viene trasformata in giudizio e crea una gerarchia affettiva, che inevitabilmente ferisce e mette a disagio.
Il fatto che vi sentiate intimoriti nel dire dei no è un segnale importante: indica che il clima relazionale non è più sereno. Quando il “no” genera reazioni nervose, spesso le persone iniziano ad adattarsi per evitare il conflitto, ma questo alla lunga produce scoraggiamento e confusione, proprio come state vivendo ora.
Può essere utile ricordare che mettere limiti non significa disinteressarsi, ma tutelare l’equilibrio di tutti. Non siete tenuti a competere con un altro modello familiare né a dimostrare il vostro valore affettivo. A volte, accettare che il rapporto resti su un piano più formale è una scelta di protezione, non un fallimento. Rimango a disposizione, un saluto.
Da ciò che racconta, sembra che nella famiglia di suo cognato si sia strutturato un modello in cui l’amore viene misurato in sacrificio totale e presenza continua. Quando questo modello diventa l’unico metro di giudizio, chi si muove in modo diverso — come i suoi genitori, che legittimamente hanno bisogno di riposo e di spazi propri — rischia di essere visto come “meno coinvolto” o addirittura disinteressato. Questa è una lettura distorta, ma molto frequente.
I paragoni che suo cognato fa tra le famiglie non parlano tanto di voi, quanto di un suo bisogno di conferme e alleanze, probabilmente rinforzato dall’atteggiamento iper-disponibile dei suoi genitori. Il problema nasce quando questa visione viene trasformata in giudizio e crea una gerarchia affettiva, che inevitabilmente ferisce e mette a disagio.
Il fatto che vi sentiate intimoriti nel dire dei no è un segnale importante: indica che il clima relazionale non è più sereno. Quando il “no” genera reazioni nervose, spesso le persone iniziano ad adattarsi per evitare il conflitto, ma questo alla lunga produce scoraggiamento e confusione, proprio come state vivendo ora.
Può essere utile ricordare che mettere limiti non significa disinteressarsi, ma tutelare l’equilibrio di tutti. Non siete tenuti a competere con un altro modello familiare né a dimostrare il vostro valore affettivo. A volte, accettare che il rapporto resti su un piano più formale è una scelta di protezione, non un fallimento. Rimango a disposizione, un saluto.
Save, capisco quanto questa situazione possa essere faticosa e disorientante per lei. Da un punto di vista junghiano, sembra che si sia creata una dinamica in cui il prendersi cura viene vissuto come misura dell’amore, e questo mette molta pressione su tutti. Non tutte le persone, né tutte le famiglie, esprimono l’affetto nello stesso modo, e questo non significa essere meno presenti o meno interessati.
La difficoltà a dire dei no e la paura delle reazioni altrui parlano di un clima emotivo che intimorisce e confonde. Il senso di scoraggiamento che avverte è comprensibile: spesso emerge quando, per mantenere la pace, si rinuncia troppo a sé stessi. Ritrovare gradualmente confini più chiari può aiutare non solo a proteggere il vostro spazio, ma anche a riportare le relazioni su un piano più autentico e umano.
La difficoltà a dire dei no e la paura delle reazioni altrui parlano di un clima emotivo che intimorisce e confonde. Il senso di scoraggiamento che avverte è comprensibile: spesso emerge quando, per mantenere la pace, si rinuncia troppo a sé stessi. Ritrovare gradualmente confini più chiari può aiutare non solo a proteggere il vostro spazio, ma anche a riportare le relazioni su un piano più autentico e umano.
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e fatica emotiva. Da ciò che racconta emerge una dinamica familiare in cui, dopo la nascita della nipotina, si sono attivati bisogni, aspettative e ruoli molto diversi tra le due famiglie, senza che questi venissero chiariti o negoziati apertamente.
Da un lato sembra esserci una nonna che, già prima, viveva il proprio ruolo in modo molto totalizzante e che ha trovato nella nipote una nuova funzione centrale, quasi riparativa rispetto alla separazione dal figlio. Dall’altro, i suoi genitori appaiono disponibili e affettuosi, ma anche consapevoli dei propri limiti legati all’età e al bisogno legittimo di riposo e di spazi personali. Nessuna di queste posizioni è “giusta” o “sbagliata” in assoluto: sono semplicemente diverse.
Il problema sembra nascere quando una disponibilità estrema viene assunta come unico modello “corretto” di affetto e coinvolgimento, trasformandosi in un criterio di giudizio e confronto. In questo clima, il paragone continuo tra famiglie può alimentare vissuti di svalutazione, colpa e timore di esprimere i propri bisogni, come state sperimentando voi. Sentirsi intimoriti nel dire dei “no” è spesso il segnale che i confini relazionali non sono più chiari o rispettati.
È importante ricordare che prendersi cura non significa annullarsi, e che ogni famiglia ha il diritto di definire il proprio modo di essere presente, compatibilmente con le proprie risorse. Le reazioni nervose o contraddittorie che osservate possono rendere ancora più difficile il dialogo, ma non tolgono legittimità ai vostri bisogni di spazio, rispetto e riconoscimento.
Proprio per la complessità emotiva e relazionale di queste dinamiche, potrebbe essere utile approfondire la situazione con uno specialista, che vi aiuti a fare chiarezza, a comprendere meglio i ruoli in gioco e a trovare modalità comunicative più tutelanti per tutti.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e fatica emotiva. Da ciò che racconta emerge una dinamica familiare in cui, dopo la nascita della nipotina, si sono attivati bisogni, aspettative e ruoli molto diversi tra le due famiglie, senza che questi venissero chiariti o negoziati apertamente.
Da un lato sembra esserci una nonna che, già prima, viveva il proprio ruolo in modo molto totalizzante e che ha trovato nella nipote una nuova funzione centrale, quasi riparativa rispetto alla separazione dal figlio. Dall’altro, i suoi genitori appaiono disponibili e affettuosi, ma anche consapevoli dei propri limiti legati all’età e al bisogno legittimo di riposo e di spazi personali. Nessuna di queste posizioni è “giusta” o “sbagliata” in assoluto: sono semplicemente diverse.
Il problema sembra nascere quando una disponibilità estrema viene assunta come unico modello “corretto” di affetto e coinvolgimento, trasformandosi in un criterio di giudizio e confronto. In questo clima, il paragone continuo tra famiglie può alimentare vissuti di svalutazione, colpa e timore di esprimere i propri bisogni, come state sperimentando voi. Sentirsi intimoriti nel dire dei “no” è spesso il segnale che i confini relazionali non sono più chiari o rispettati.
È importante ricordare che prendersi cura non significa annullarsi, e che ogni famiglia ha il diritto di definire il proprio modo di essere presente, compatibilmente con le proprie risorse. Le reazioni nervose o contraddittorie che osservate possono rendere ancora più difficile il dialogo, ma non tolgono legittimità ai vostri bisogni di spazio, rispetto e riconoscimento.
Proprio per la complessità emotiva e relazionale di queste dinamiche, potrebbe essere utile approfondire la situazione con uno specialista, che vi aiuti a fare chiarezza, a comprendere meglio i ruoli in gioco e a trovare modalità comunicative più tutelanti per tutti.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera. Mi dispiace molto per quello che state attraversando; è una situazione che logora perché tocca i legami più profondi e, paradossalmente, nasce da un evento lieto come una nascita.
Sembra che si sia creato un "corto circuito del supporto". Da un lato c'è una famiglia che ha scelto l'annullamento totale (spesso per colmare un vuoto lasciato dal nido vuoto), e dall'altro ci sono i tuoi genitori che, con grande onestà e maturità, cercano di bilanciare l'amore per la nipote con i propri limiti fisici e personali. È normale sentirsi confusi quando la generosità viene scambiata per mancanza di affetto.
Sembra che si sia creato un "corto circuito del supporto". Da un lato c'è una famiglia che ha scelto l'annullamento totale (spesso per colmare un vuoto lasciato dal nido vuoto), e dall'altro ci sono i tuoi genitori che, con grande onestà e maturità, cercano di bilanciare l'amore per la nipote con i propri limiti fisici e personali. È normale sentirsi confusi quando la generosità viene scambiata per mancanza di affetto.
Buonasera. Quello che descrive è una dinamica molto frequente quando nasce un bambino: l’evento riattiva bisogni antichi, ruoli familiari irrisolti e aspettative spesso non esplicitate. In questa situazione sembra essersi creata una competizione implicita tra famiglie, in cui la disponibilità totale viene interpretata come misura dell’amore e ogni limite come segno di disinteresse. Questa lettura è emotiva, non oggettiva. Offrire aiuto nei limiti delle proprie energie, dell’età e dei propri bisogni non è una mancanza d’affetto, ma una forma di responsabilità. Il fatto che i vostri genitori abbiano bisogno di riposo non riduce il loro amore, anche se qualcuno sceglie di non riconoscerlo.
Il nodo centrale non è il vostro comportamento, ma l’interpretazione che ne viene data. Quando vengono fatti paragoni o attribuite etichette come “famiglia che non va bene”, si sta semplificando una realtà complessa per gestire ansie personali e bisogni di controllo. Questo però non rende quei giudizi verità. È comprensibile che, di fronte a reazioni nervose e contraddittorie, nasca la paura di dire “no” e il bisogno di adattarsi per evitare tensioni; tuttavia dire “sì” per timore non protegge la relazione, nel tempo logora i confini e genera frustrazione.
Dal punto di vista comunicativo è importante ricordare che i confini non sono una spiegazione, ma una posizione. Non richiedono giustificazioni lunghe né difese, ma chiarezza, calma e coerenza. Si può comunicare, anche implicitamente, che si comprende l’importanza che l’altro attribuisce alla presenza dei nonni, senza per questo rinunciare al proprio equilibrio. Validare l’altro non significa essere d’accordo con il suo giudizio: si può riconoscere il vissuto emotivo altrui senza accettare che definisca il proprio valore.
Un passaggio fondamentale è interno: accettare che il modo in cui gli altri leggono la vostra disponibilità non definisce chi siete né quanto valete. Se il valore personale dipende dall’approvazione esterna, ogni relazione diventa fragile. Proteggere i propri spazi non è egoismo, ma maturità relazionale. Non tutte le relazioni familiari possono trasformarsi in relazioni di amicizia; a volte l’equilibrio più sano possibile è una cortesia rispettosa e ben delimitata, e questo non è un fallimento. I limiti, quando sono chiari e costanti, non allontanano: rendono le relazioni più oneste e sostenibili.
Il nodo centrale non è il vostro comportamento, ma l’interpretazione che ne viene data. Quando vengono fatti paragoni o attribuite etichette come “famiglia che non va bene”, si sta semplificando una realtà complessa per gestire ansie personali e bisogni di controllo. Questo però non rende quei giudizi verità. È comprensibile che, di fronte a reazioni nervose e contraddittorie, nasca la paura di dire “no” e il bisogno di adattarsi per evitare tensioni; tuttavia dire “sì” per timore non protegge la relazione, nel tempo logora i confini e genera frustrazione.
Dal punto di vista comunicativo è importante ricordare che i confini non sono una spiegazione, ma una posizione. Non richiedono giustificazioni lunghe né difese, ma chiarezza, calma e coerenza. Si può comunicare, anche implicitamente, che si comprende l’importanza che l’altro attribuisce alla presenza dei nonni, senza per questo rinunciare al proprio equilibrio. Validare l’altro non significa essere d’accordo con il suo giudizio: si può riconoscere il vissuto emotivo altrui senza accettare che definisca il proprio valore.
Un passaggio fondamentale è interno: accettare che il modo in cui gli altri leggono la vostra disponibilità non definisce chi siete né quanto valete. Se il valore personale dipende dall’approvazione esterna, ogni relazione diventa fragile. Proteggere i propri spazi non è egoismo, ma maturità relazionale. Non tutte le relazioni familiari possono trasformarsi in relazioni di amicizia; a volte l’equilibrio più sano possibile è una cortesia rispettosa e ben delimitata, e questo non è un fallimento. I limiti, quando sono chiari e costanti, non allontanano: rendono le relazioni più oneste e sostenibili.
L’arrivo di un nuovo membro in famiglia comporta inevitabilmente dei cambiamenti e può generare squilibri nelle dinamiche relazionali. Prendere il proprio spazio non significa allontanarsi, ma riconoscere i propri bisogni e prendersene cura, così da poter restare in relazione in modo più consapevole.
La invito inoltre a riflettere sulle aspettative e sulle paure che sta vivendo in questo momento: osservarle e dare loro un significato può rappresentare un primo passo importante.
Questo scritto vuole essere uno spunto di riflessione e non sostituisce un incontro clinico, che resta lo spazio privilegiato per approfondire vissuti, emozioni e bisogni in modo più completo e personalizzato.
La invito inoltre a riflettere sulle aspettative e sulle paure che sta vivendo in questo momento: osservarle e dare loro un significato può rappresentare un primo passo importante.
Questo scritto vuole essere uno spunto di riflessione e non sostituisce un incontro clinico, che resta lo spazio privilegiato per approfondire vissuti, emozioni e bisogni in modo più completo e personalizzato.
Gentile utente,
quello che descrive è una situazione molto faticosa sul piano emotivo, perché vi trovate coinvolti in dinamiche che non avete scelto e che sembrano basarsi su aspettative implicite e paragoni più che su un confronto aperto.
Da ciò che racconta, il nodo centrale non sembra essere la bambina, ma il modo in cui alcune persone stanno riempiendo vuoti emotivi personali (come la difficoltà di accettare il cambiamento dei ruoli familiari) usando la disponibilità totale come metro di valore affettivo. Questo però rischia di trasformarsi in una richiesta implicita di sacrificio continuo, che non tiene conto dei limiti, dell’età e dei bisogni legittimi di ciascuno.
È importante ricordare che:
- dire dei no non equivale a disinteressarsi,
- la disponibilità sana è diversa dall’annullamento di sé,
- i paragoni tra famiglie non sono costruttivi e spesso alimentano solo tensioni.
Il fatto che vi sentiate intimoriti nel chiedere spazio è un segnale da ascoltare: quando il clima relazionale rende difficile esprimersi liberamente, è facile che subentrino scoraggiamento e confusione, come state vivendo ora.
Può essere utile, per voi come famiglia, chiarire prima di tutto internamente quali sono i vostri confini, cosa potete offrire con serenità e cosa no, senza sentirvi in colpa. Solo partendo da questa chiarezza diventa possibile, se e quando lo riterrete opportuno, comunicare in modo fermo ma rispettoso.
Se questa situazione sta iniziando a pesare molto sul vostro benessere, un percorso di confronto o di sostegno familiare può aiutarvi a leggere meglio le dinamiche in atto e a trovare modalità più tutelanti per tutti, senza entrare in bracci di ferro o ruoli forzati.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
quello che descrive è una situazione molto faticosa sul piano emotivo, perché vi trovate coinvolti in dinamiche che non avete scelto e che sembrano basarsi su aspettative implicite e paragoni più che su un confronto aperto.
Da ciò che racconta, il nodo centrale non sembra essere la bambina, ma il modo in cui alcune persone stanno riempiendo vuoti emotivi personali (come la difficoltà di accettare il cambiamento dei ruoli familiari) usando la disponibilità totale come metro di valore affettivo. Questo però rischia di trasformarsi in una richiesta implicita di sacrificio continuo, che non tiene conto dei limiti, dell’età e dei bisogni legittimi di ciascuno.
È importante ricordare che:
- dire dei no non equivale a disinteressarsi,
- la disponibilità sana è diversa dall’annullamento di sé,
- i paragoni tra famiglie non sono costruttivi e spesso alimentano solo tensioni.
Il fatto che vi sentiate intimoriti nel chiedere spazio è un segnale da ascoltare: quando il clima relazionale rende difficile esprimersi liberamente, è facile che subentrino scoraggiamento e confusione, come state vivendo ora.
Può essere utile, per voi come famiglia, chiarire prima di tutto internamente quali sono i vostri confini, cosa potete offrire con serenità e cosa no, senza sentirvi in colpa. Solo partendo da questa chiarezza diventa possibile, se e quando lo riterrete opportuno, comunicare in modo fermo ma rispettoso.
Se questa situazione sta iniziando a pesare molto sul vostro benessere, un percorso di confronto o di sostegno familiare può aiutarvi a leggere meglio le dinamiche in atto e a trovare modalità più tutelanti per tutti, senza entrare in bracci di ferro o ruoli forzati.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno ha provato ad affrontare il discorso con sua sorella?
Gentile Utente,
da quello che racconta emerge una situazione emotivamente complessa e logorante, in cui sembrano intrecciarsi bisogni diversi, aspettative non dette e dinamiche familiari piuttosto rigide.
Provo a restituirle alcuni punti chiave, così da fare un po’ di chiarezza.
1. Due modelli di “nonni” molto diversi
Da un lato ci sono i genitori di suo cognato, che sembrano aver investito quasi totalmente il proprio ruolo e il proprio senso di utilità nella cura della nipote. Dall’altro i suoi genitori, che pur essendo affettuosi e disponibili, riconoscono anche i propri limiti legati all’età e il bisogno legittimo di riposo e spazio personale.
Nessuno dei due modelli è “giusto” o “sbagliato”: sono semplicemente diversi. Il problema nasce quando una differenza viene letta come mancanza di affetto o disinteresse.
2. La distorsione del confronto
Il paragone continuo tra le due famiglie sembra aver creato una narrazione molto polarizzata: “chi c’è sempre = famiglia che va bene” / “chi mette dei limiti = famiglia che non va bene”.
Questa è una semplificazione che non tiene conto della complessità delle persone, dell’età, delle risorse emotive e fisiche. Il fatto che i vostri genitori non siano disponibili h24 non equivale a non amare la nipote.
3. Il ruolo di suo cognato
Suo cognato pare essersi fatto portavoce di questa visione, assumendo una posizione giudicante e distante. Il rapporto “di cortesia” che descrive spesso è una conseguenza di dinamiche in cui non c’è spazio per l’autenticità, ma solo per il mantenimento di un equilibrio fragile.
Il clima di intimidazione che sentite, legato alla paura delle sue reazioni nervose, è un segnale importante: quando per evitare conflitti si rinuncia a esprimere i propri bisogni, a lungo andare subentrano stanchezza, confusione e scoraggiamento — esattamente ciò che state vivendo.
4. Il diritto ai confini
Chiedere spazio, dire dei “no”, rispettare i propri limiti (soprattutto in età avanzata) non è egoismo, ma cura di sé. I confini non sono un rifiuto dell’altro, bensì una condizione necessaria per mantenere relazioni sane e non cariche di risentimento.
5. Cosa può aiutarvi, concretamente
• Provare a distinguere ciò che è vostro (i vostri valori, limiti, modalità di affetto) da ciò che appartiene agli altri (aspettative, interpretazioni, bisogni non elaborati).
• Evitare di entrare nella logica del confronto o della giustificazione continua: spiegare una volta è sufficiente, ripetersi all’infinito spesso alimenta solo la tensione.
• Se possibile, mantenere una comunicazione chiara ma ferma, soprattutto attraverso la coppia genitoriale (vostra sorella e suo marito), perché molte di queste dinamiche dovrebbero essere gestite principalmente lì.
• Accettare che non sempre si può essere visti o compresi come si vorrebbe: questo può essere doloroso, ma a volte è necessario per preservare il proprio equilibrio.
È comprensibile sentirsi confusi e scoraggiati in una situazione in cui sembra che l’affetto venga “misurato” in base alla disponibilità totale. Forse una domanda utile da tenere a mente è: che tipo di relazione possiamo sostenere senza farci del male?
Da lì, poco alla volta, possono nascere scelte più tutelanti per voi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
da quello che racconta emerge una situazione emotivamente complessa e logorante, in cui sembrano intrecciarsi bisogni diversi, aspettative non dette e dinamiche familiari piuttosto rigide.
Provo a restituirle alcuni punti chiave, così da fare un po’ di chiarezza.
1. Due modelli di “nonni” molto diversi
Da un lato ci sono i genitori di suo cognato, che sembrano aver investito quasi totalmente il proprio ruolo e il proprio senso di utilità nella cura della nipote. Dall’altro i suoi genitori, che pur essendo affettuosi e disponibili, riconoscono anche i propri limiti legati all’età e il bisogno legittimo di riposo e spazio personale.
Nessuno dei due modelli è “giusto” o “sbagliato”: sono semplicemente diversi. Il problema nasce quando una differenza viene letta come mancanza di affetto o disinteresse.
2. La distorsione del confronto
Il paragone continuo tra le due famiglie sembra aver creato una narrazione molto polarizzata: “chi c’è sempre = famiglia che va bene” / “chi mette dei limiti = famiglia che non va bene”.
Questa è una semplificazione che non tiene conto della complessità delle persone, dell’età, delle risorse emotive e fisiche. Il fatto che i vostri genitori non siano disponibili h24 non equivale a non amare la nipote.
3. Il ruolo di suo cognato
Suo cognato pare essersi fatto portavoce di questa visione, assumendo una posizione giudicante e distante. Il rapporto “di cortesia” che descrive spesso è una conseguenza di dinamiche in cui non c’è spazio per l’autenticità, ma solo per il mantenimento di un equilibrio fragile.
Il clima di intimidazione che sentite, legato alla paura delle sue reazioni nervose, è un segnale importante: quando per evitare conflitti si rinuncia a esprimere i propri bisogni, a lungo andare subentrano stanchezza, confusione e scoraggiamento — esattamente ciò che state vivendo.
4. Il diritto ai confini
Chiedere spazio, dire dei “no”, rispettare i propri limiti (soprattutto in età avanzata) non è egoismo, ma cura di sé. I confini non sono un rifiuto dell’altro, bensì una condizione necessaria per mantenere relazioni sane e non cariche di risentimento.
5. Cosa può aiutarvi, concretamente
• Provare a distinguere ciò che è vostro (i vostri valori, limiti, modalità di affetto) da ciò che appartiene agli altri (aspettative, interpretazioni, bisogni non elaborati).
• Evitare di entrare nella logica del confronto o della giustificazione continua: spiegare una volta è sufficiente, ripetersi all’infinito spesso alimenta solo la tensione.
• Se possibile, mantenere una comunicazione chiara ma ferma, soprattutto attraverso la coppia genitoriale (vostra sorella e suo marito), perché molte di queste dinamiche dovrebbero essere gestite principalmente lì.
• Accettare che non sempre si può essere visti o compresi come si vorrebbe: questo può essere doloroso, ma a volte è necessario per preservare il proprio equilibrio.
È comprensibile sentirsi confusi e scoraggiati in una situazione in cui sembra che l’affetto venga “misurato” in base alla disponibilità totale. Forse una domanda utile da tenere a mente è: che tipo di relazione possiamo sostenere senza farci del male?
Da lì, poco alla volta, possono nascere scelte più tutelanti per voi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Cara Signora, immagino quanto possa essere faticoso vivere in un clima di tensione familiare continua, soprattutto perchè percepite che i vostri bisogni legittimi vengono fraintesi e svalutati. È importante riconoscere che porre dei confini sani non è sinonimo di disinteresse o mancanza d'amore. I vostri genitori hanno il diritto di prendersi cura di sé stessi, e questo non diminuisce in alcun modo l'affetto per la nipote. Credo sia assolutamente sano continuare a mantenere i vostri confini con gentilezza ma fermezza, senza giustificarvi eccessivamente. In tutto ciò però sembrerebbe mancare un dato importante. Come si pone sua sorella in tutta questa situazione? Da quanto scrive non emerge. Si parla solo di voi, dei suoceri e del cognato. Forse sarebbe opportuno che questo discorso venisse trattato da sua sorella con i marito. Le auguro di ritrovar presto la serenità nella sua famiglia quanto prima
È importante ricordare che ogni famiglia ha limiti, età, risorse e modi diversi di essere presente. Dire dei “no” e tutelare i propri spazi non significa disinteresse, ma rispetto di sé. Il rischio, altrimenti, è adattarsi per paura, alimentando tensione e risentimento. In queste situazioni, chiarezza e confini sono più sani del silenzio.
La ringrazio per aver condiviso una situazione familiare così carica di implicazioni emotive e relazionali. Quando le tensioni riguardano i legami tra famiglie di origine, ruoli di nonni e nuovi equilibri dopo la nascita di un bambino, è frequente che si attivino dinamiche profonde, spesso non del tutto consapevoli per le persone coinvolte.
In un’ottica sistemico-relazionale, la nascita di una bambina rappresenta un evento che riorganizza l’intero sistema familiare: ridefinisce ruoli, aspettative, confini e appartenenze. Da quanto descrive, sembra che intorno a sua nipote si siano strutturate due modalità molto diverse di “essere nonni”. Da una parte, i genitori di sua cognata paiono aver trovato in questo ruolo una funzione centrale, forse anche compensativa rispetto a vissuti precedenti di vuoto o perdita di ruolo; dall’altra, i suoi genitori sembrano vivere il legame con la nipote in modo affettuoso ma compatibile con i propri limiti, l’età e il bisogno legittimo di spazi personali.
Il problema, quindi, non riguarda tanto la quantità di disponibilità offerta, quanto il significato relazionale che viene attribuito a tale disponibilità. All’interno della famiglia di suo cognato potrebbe essersi consolidata l’idea che “amare” significhi esserci sempre, senza limiti né confini. Quando un altro nucleo familiare — il vostro — esprime invece una presenza affettuosa ma regolata, questo può essere letto, in modo distorto, come distanza o disinteresse. Si tratta di una differenza di modelli familiari, non di una mancanza affettiva.
I paragoni che suo cognato fa tra le due famiglie sembrano inserirsi proprio in questa logica: per mantenere coerenza con il modello a cui è abituato, rischia di svalutare ciò che è diverso. Questo tipo di confronto, tuttavia, produce facilmente polarizzazioni (“famiglia giusta” vs “famiglia che non va bene”) che irrigidiscono le posizioni e rendono più difficile un dialogo autentico.
È molto significativo ciò che lei scrive rispetto alla difficoltà di dire dei no e di chiedere spazio per timore di reazioni nervose. Quando in un sistema relazionale i confini non sono riconosciuti come legittimi, le persone possono iniziare a muoversi sulla base della paura di deludere o di generare conflitti, più che sulla base dei propri reali bisogni. Nel tempo, questo porta a vissuti di scoraggiamento, confusione e risentimento silenzioso.
Dal punto di vista sistemico, il passaggio evolutivo non è convincere l’altro che il proprio modo è “migliore”, ma rendere visibile che esistono stili diversi di presenza affettiva, entrambi validi. Per i suoi genitori, poter dire “oggi non ce la facciamo” o “abbiamo bisogno di riposarci” non è un rifiuto della nipote, ma un modo sano di prendersi cura anche di sé, così da poter esserci nel tempo in modo autentico e non forzato.
Può essere utile, quando possibile, spostare la comunicazione dal piano del confronto (“voi fate di più / voi fate di meno”) a quello del riconoscimento delle differenze (“noi funzioniamo così, con affetto ma anche con dei limiti legati all’età e alle energie”). Non è detto che questo modifichi subito le reazioni di suo cognato, ma aiuta la vostra famiglia a non entrare in una dinamica di continua giustificazione o senso di colpa.
In sintesi, ciò che state vivendo sembra legato a uno scontro tra modelli familiari e a una difficoltà nel riconoscere confini diversi come ugualmente legittimi. Ritrovare chiarezza interna rispetto ai vostri limiti e al vostro modo di essere presenti può aiutarvi a ridurre il senso di confusione e a proteggere i legami senza dover rinunciare al rispetto per voi stessi.
In un’ottica sistemico-relazionale, la nascita di una bambina rappresenta un evento che riorganizza l’intero sistema familiare: ridefinisce ruoli, aspettative, confini e appartenenze. Da quanto descrive, sembra che intorno a sua nipote si siano strutturate due modalità molto diverse di “essere nonni”. Da una parte, i genitori di sua cognata paiono aver trovato in questo ruolo una funzione centrale, forse anche compensativa rispetto a vissuti precedenti di vuoto o perdita di ruolo; dall’altra, i suoi genitori sembrano vivere il legame con la nipote in modo affettuoso ma compatibile con i propri limiti, l’età e il bisogno legittimo di spazi personali.
Il problema, quindi, non riguarda tanto la quantità di disponibilità offerta, quanto il significato relazionale che viene attribuito a tale disponibilità. All’interno della famiglia di suo cognato potrebbe essersi consolidata l’idea che “amare” significhi esserci sempre, senza limiti né confini. Quando un altro nucleo familiare — il vostro — esprime invece una presenza affettuosa ma regolata, questo può essere letto, in modo distorto, come distanza o disinteresse. Si tratta di una differenza di modelli familiari, non di una mancanza affettiva.
I paragoni che suo cognato fa tra le due famiglie sembrano inserirsi proprio in questa logica: per mantenere coerenza con il modello a cui è abituato, rischia di svalutare ciò che è diverso. Questo tipo di confronto, tuttavia, produce facilmente polarizzazioni (“famiglia giusta” vs “famiglia che non va bene”) che irrigidiscono le posizioni e rendono più difficile un dialogo autentico.
È molto significativo ciò che lei scrive rispetto alla difficoltà di dire dei no e di chiedere spazio per timore di reazioni nervose. Quando in un sistema relazionale i confini non sono riconosciuti come legittimi, le persone possono iniziare a muoversi sulla base della paura di deludere o di generare conflitti, più che sulla base dei propri reali bisogni. Nel tempo, questo porta a vissuti di scoraggiamento, confusione e risentimento silenzioso.
Dal punto di vista sistemico, il passaggio evolutivo non è convincere l’altro che il proprio modo è “migliore”, ma rendere visibile che esistono stili diversi di presenza affettiva, entrambi validi. Per i suoi genitori, poter dire “oggi non ce la facciamo” o “abbiamo bisogno di riposarci” non è un rifiuto della nipote, ma un modo sano di prendersi cura anche di sé, così da poter esserci nel tempo in modo autentico e non forzato.
Può essere utile, quando possibile, spostare la comunicazione dal piano del confronto (“voi fate di più / voi fate di meno”) a quello del riconoscimento delle differenze (“noi funzioniamo così, con affetto ma anche con dei limiti legati all’età e alle energie”). Non è detto che questo modifichi subito le reazioni di suo cognato, ma aiuta la vostra famiglia a non entrare in una dinamica di continua giustificazione o senso di colpa.
In sintesi, ciò che state vivendo sembra legato a uno scontro tra modelli familiari e a una difficoltà nel riconoscere confini diversi come ugualmente legittimi. Ritrovare chiarezza interna rispetto ai vostri limiti e al vostro modo di essere presenti può aiutarvi a ridurre il senso di confusione e a proteggere i legami senza dover rinunciare al rispetto per voi stessi.
Buongiorno,
le dinamiche famigliari, sono complesse in quanto caratterizzate dall'intrecciarsi di più relazioni ed esperienze. E' dunque utile valutare in maniera più approfondita la questione durante un colloquio di consulenza psicologica.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
le dinamiche famigliari, sono complesse in quanto caratterizzate dall'intrecciarsi di più relazioni ed esperienze. E' dunque utile valutare in maniera più approfondita la questione durante un colloquio di consulenza psicologica.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buonasera, la situazione che descrivi è comprensibilmente fonte di confusione e tensione. Quando attorno a un bambino si creano aspettative rigide e confronti tra famiglie, il rischio è che il legame venga letto solo in termini di “quanto si fa”, perdendo di vista l’intenzione e l’affetto. Ogni nonno, ogni famiglia, ha tempi ed energie diverse, e questo non dice nulla sull’amore o sull’interesse. Il disagio che senti nel fare richieste o nel dire dei no è un segnale importante: i confini servono proprio a proteggere le relazioni, non a rovinarle. Ritrovare uno spazio di chiarezza può aiutare a ridurre la tensione e a non sentirsi costantemente sotto giudizio. Un caro saluto.
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Ciò che descrive sembra ruotare attorno a aspettative implicite molto diverse sul ruolo familiare, che non vengono nominate ma agite attraverso confronti e giudizi. Il comportamento di vostro cognato potrebbe magari essere letto come il tentativo di regolare ansie e dipendenze irrisolte, più che come una reale valutazione del vostro coinvolgimento.
Forse si potrebbe ragionare sul fatto che il problema non è “chi fa di più”, ma l’assenza di confini chiari e condivisi. Non è facile sentirsi intimiditi nel dire dei no e questo segnala una dinamica in cui il conflitto viene evitato anche a costo di frustrazione e confusione. Può essere utile iniziare a legittimare i vostri limiti, senza giustificarli o difenderli eccessivamente. Purtroppo non è possibile essere sempre riconosciuti come si vorrebbe, ma è fondamentale non perdere il contatto con ciò che è sostenibile per voi. Se la tensione dovesse crescere o diventare eccessivamente difficile da gestire, uno spazio di confronto mediato con un professionista può aiutare sicuramente a rimettere ordine nelle posizioni reciproche.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Ciò che descrive sembra ruotare attorno a aspettative implicite molto diverse sul ruolo familiare, che non vengono nominate ma agite attraverso confronti e giudizi. Il comportamento di vostro cognato potrebbe magari essere letto come il tentativo di regolare ansie e dipendenze irrisolte, più che come una reale valutazione del vostro coinvolgimento.
Forse si potrebbe ragionare sul fatto che il problema non è “chi fa di più”, ma l’assenza di confini chiari e condivisi. Non è facile sentirsi intimiditi nel dire dei no e questo segnala una dinamica in cui il conflitto viene evitato anche a costo di frustrazione e confusione. Può essere utile iniziare a legittimare i vostri limiti, senza giustificarli o difenderli eccessivamente. Purtroppo non è possibile essere sempre riconosciuti come si vorrebbe, ma è fondamentale non perdere il contatto con ciò che è sostenibile per voi. Se la tensione dovesse crescere o diventare eccessivamente difficile da gestire, uno spazio di confronto mediato con un professionista può aiutare sicuramente a rimettere ordine nelle posizioni reciproche.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Gentilissim*,
grazie per il messaggio. Dalle sue parole emerge una situazione familiare complessa, in cui disponibilità, aspettative e bisogni diversi hanno iniziato a intrecciarsi fino a generare tensione e confusione. Mi colpisce quanto lei e la sua famiglia abbiate cercato di mantenere un clima collaborativo, pur sentendovi progressivamente giudicati e messi a confronto con un modello di “dedizione totale” che non rispecchia le vostre possibilità né i vostri valori.
È comprensibile che i suoi genitori, con l’età e i loro ritmi, abbiano bisogno di equilibrio tra il ruolo di nonni e il proprio benessere personale. Allo stesso tempo, sembra che suo cognato interpreti questi limiti come mancanza di interesse, creando un circolo di incomprensioni che vi fa sentire svalutati e in difficoltà nell’esprimere dei confini.
Il senso di intimidazione che descrive, così come lo scoraggiamento, sono segnali importanti: indicano che la relazione si è caricata di aspettative implicite e di ruoli non negoziati. In questi casi può essere utile iniziare a dare voce ai propri bisogni in modo chiaro e rispettoso, cercando di distinguere ciò che è vostro da ciò che appartiene alle fragilità dell’altra famiglia.
Ciò che mi sento di consigliare è di approfondire - anche mediante supporto di un professionista- come costruire confini più sereni e come comunicare in modo efficace senza alimentare ulteriori tensioni.
Resto a sua completa disposizione e la saluto cordialmente. Dott.ssa Michelle Borrelli
grazie per il messaggio. Dalle sue parole emerge una situazione familiare complessa, in cui disponibilità, aspettative e bisogni diversi hanno iniziato a intrecciarsi fino a generare tensione e confusione. Mi colpisce quanto lei e la sua famiglia abbiate cercato di mantenere un clima collaborativo, pur sentendovi progressivamente giudicati e messi a confronto con un modello di “dedizione totale” che non rispecchia le vostre possibilità né i vostri valori.
È comprensibile che i suoi genitori, con l’età e i loro ritmi, abbiano bisogno di equilibrio tra il ruolo di nonni e il proprio benessere personale. Allo stesso tempo, sembra che suo cognato interpreti questi limiti come mancanza di interesse, creando un circolo di incomprensioni che vi fa sentire svalutati e in difficoltà nell’esprimere dei confini.
Il senso di intimidazione che descrive, così come lo scoraggiamento, sono segnali importanti: indicano che la relazione si è caricata di aspettative implicite e di ruoli non negoziati. In questi casi può essere utile iniziare a dare voce ai propri bisogni in modo chiaro e rispettoso, cercando di distinguere ciò che è vostro da ciò che appartiene alle fragilità dell’altra famiglia.
Ciò che mi sento di consigliare è di approfondire - anche mediante supporto di un professionista- come costruire confini più sereni e come comunicare in modo efficace senza alimentare ulteriori tensioni.
Resto a sua completa disposizione e la saluto cordialmente. Dott.ssa Michelle Borrelli
Buonasera, la nascita di un figlio può riattivare dinamiche familiari complesse e creare aspettative diverse sui ruoli dei nonni e dei parenti. In questo caso sembra essersi instaurato un clima di confronto e giudizio che genera tensione e senso di colpa.
È importante ricordare che la disponibilità non implica rinunciare ai propri bisogni. Mantenere confini chiari è necessario per tutelare il benessere di tutti. Se il disagio persiste, un supporto psicologico può aiutare a gestire meglio queste dinamiche familiari.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
È importante ricordare che la disponibilità non implica rinunciare ai propri bisogni. Mantenere confini chiari è necessario per tutelare il benessere di tutti. Se il disagio persiste, un supporto psicologico può aiutare a gestire meglio queste dinamiche familiari.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Buonasera. Da ciò che leggo, mi sembra di notare come i modelli di attaccamento differiscano notevolmente tra la sua famiglia e quella di suo cognato.
Da un lato, c'è il tentativo dei suoi genitori di porre dei confini tra il ruolo di nonni e la propria individualità come entità a sé stanti; dall'altro, i genitori di suo cognato sembrano volersi fondere con l'identità di 'nonni', al punto che la loro vita ruota h24 attorno alle necessità della nipote. Si osserva, quindi, da una parte la difesa dell'indipendenza e dall'altra l'adozione della cura della nipote come unico valore esistenziale.
Immagino quanto questo conflitto possa essere difficile da vivere, soprattutto perché da parte vostra non sembra esserci astio, ma anzi la volontà di avvicinarvi: vi sentite attaccati in un valore intimo come quello della famiglia. Tuttavia, per quanto sarebbe rassicurante, non è possibile controllare ciò che gli altri pensano o dicono di noi; è necessario quindi lavorare su ciò che possiamo fare in prima persona.
Credo che per vivere una vita autentica sia importante rimanere fermi sui propri valori e credenze (quando questi non minacciano la sicurezza altrui o propria). Se per voi è importante ritagliarvi uno spazio (ed è del tutto legittimo) lo si può affermare come un bisogno proprio, che non intacca l'affetto e la cura nei momenti in cui siete presenti. C'è anche una questione educativa che riguarda la nipote: insegnarle che nella vita è fondamentale ritagliarsi degli spazi per sé e non farsi annichilire dalle necessità altrui.
C'è di più, piuttosto che di presenza pervasiva i bambini necessitano di tempo di qualità insieme e a volte prendersi degli spazi propri garantisce la disposizione mentale ottimale.
Dire di no può essere vissuto come scortese o come un affronto, ma in realtà è la comunicazione di un bisogno e di un limite necessario per stare bene insieme. Il rischio, altrimenti, è che si sviluppi una relazione asimmetrica a favore della parte più 'persuasiva', alimentata da un atteggiamento accondiscendente per paura di nuocere all'altro. Ma questa non è una relazione fruttuosa: è una dinamica monodirezionale.
Da un lato, c'è il tentativo dei suoi genitori di porre dei confini tra il ruolo di nonni e la propria individualità come entità a sé stanti; dall'altro, i genitori di suo cognato sembrano volersi fondere con l'identità di 'nonni', al punto che la loro vita ruota h24 attorno alle necessità della nipote. Si osserva, quindi, da una parte la difesa dell'indipendenza e dall'altra l'adozione della cura della nipote come unico valore esistenziale.
Immagino quanto questo conflitto possa essere difficile da vivere, soprattutto perché da parte vostra non sembra esserci astio, ma anzi la volontà di avvicinarvi: vi sentite attaccati in un valore intimo come quello della famiglia. Tuttavia, per quanto sarebbe rassicurante, non è possibile controllare ciò che gli altri pensano o dicono di noi; è necessario quindi lavorare su ciò che possiamo fare in prima persona.
Credo che per vivere una vita autentica sia importante rimanere fermi sui propri valori e credenze (quando questi non minacciano la sicurezza altrui o propria). Se per voi è importante ritagliarvi uno spazio (ed è del tutto legittimo) lo si può affermare come un bisogno proprio, che non intacca l'affetto e la cura nei momenti in cui siete presenti. C'è anche una questione educativa che riguarda la nipote: insegnarle che nella vita è fondamentale ritagliarsi degli spazi per sé e non farsi annichilire dalle necessità altrui.
C'è di più, piuttosto che di presenza pervasiva i bambini necessitano di tempo di qualità insieme e a volte prendersi degli spazi propri garantisce la disposizione mentale ottimale.
Dire di no può essere vissuto come scortese o come un affronto, ma in realtà è la comunicazione di un bisogno e di un limite necessario per stare bene insieme. Il rischio, altrimenti, è che si sviluppi una relazione asimmetrica a favore della parte più 'persuasiva', alimentata da un atteggiamento accondiscendente per paura di nuocere all'altro. Ma questa non è una relazione fruttuosa: è una dinamica monodirezionale.
Gentile utente,
Mi spiace per la situazione che sta vivendo, mi rendo conto che non è semplice capire quale decisioni prendere per creare un clima di pace e serenità.
Da quanto scrive lei e i suoi genitori vi rendete disponibili per quelle che sono le vostre disponibilità e se emergono incomprensioni forse vanno affrontate anche insieme a sua sorella.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Mi spiace per la situazione che sta vivendo, mi rendo conto che non è semplice capire quale decisioni prendere per creare un clima di pace e serenità.
Da quanto scrive lei e i suoi genitori vi rendete disponibili per quelle che sono le vostre disponibilità e se emergono incomprensioni forse vanno affrontate anche insieme a sua sorella.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
La tensione nasce da un confronto tra due modelli opposti: da un lato una famiglia "sacrificale" che offre una disponibilità totale , dall'altro la tua più differenziata, che cerca di bilanciare l'affetto con il rispetto dei propri limiti e della propria autonomia. La disponibilità h24 dell'altra nonna è diventata il metro di giudizio. Chi non si adegua a questo standard estremo viene erroneamente etichettato come "disinteressato". La vostra paura di dire "no" vi mette in una posizione di debolezza, alimentando involontariamente le reazioni di tuo cognato. i tuoi genitori cercano di proteggere in modo sano il proprio benessere, ma questo comportamento entra collude con le aspettative infantili della giovane coppia. Per ritrovare serenità, occorre passare dal desiderio di fare le cose a tutti i costi a una cortesia ferma. È necessario smettere di giustificarsi e accettare che, in questa fase, la distanza emotiva è uno strumento di protezione per evitare che il risentimento distrugga definitivamente il rapporto.
Buonasera, mi dispiace per la situazione che sta vivendo e che sta vivendo la sua famiglia. Sicuramente dal discorso che fa, apprendo che ci sono / ci sono state diverse incomprensioni e ' Non detti' tra la sua famiglia e quella di suo cognato. La nascita di una bambina all'interno della famiglia ha fatto sì che si ricreassero nuovi "ruoli" e nuove "posizioni" nel nucleo familiare. Percepisco da parte sua il disagio che sta provando e le consiglio di parlarne con qualcuno che possa ascoltarla ed accoglierla. Provi a prendere in considerazione di parlare con uno specialista del settore, psicologo/ psicoterapeuta con cui poter affrontare l'argomento, esprimere le sue emozioni e stati d'animo, confrontarsi e analizzare la situazione e come la sta vivendo.
Un caro saluto
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologa clinica
Un caro saluto
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologa clinica
Buonasera,
quanto descrive evidenzia una dinamica familiare complessa, in cui le aspettative degli altri generano conflitto e senso di colpa. È comprensibile che lei e i suoi genitori vi sentiate intimoriti a dire alcuni no: da un lato desiderate contribuire al benessere della nipote, dall’altro avete bisogno di tutelare il vostro riposo, la vostra autonomia e i vostri limiti, soprattutto considerando fattori come l’età e le energie disponibili.
Il problema principale non sembra essere la volontà di aiutarvi, ma la percezione distorta che il vostro impegno sia insufficiente rispetto a quello della nonna e del marito. Questo genera paragoni ingiustificati e valutazioni che non riflettono il vostro reale contributo. La difficoltà nel dire “no” deriva dalla paura di provocare conflitti, ma mantenere confini chiari è essenziale per proteggere il vostro benessere e prevenire risentimento o stress accumulato.
In queste situazioni, spesso è utile stabilire regole chiare e condivise all’interno della propria famiglia su quanto tempo e quali responsabilità siete disposti a dedicare, comunicandolo in modo fermo ma rispettoso. Non è necessario giustificarsi per ogni rifiuto o per il proprio bisogno di spazio: tutelare i propri limiti è un atto di responsabilità, non di egoismo.
Infine, riconoscere che non tutti percepiscono le cose nello stesso modo aiuta a distanziare le emozioni altrui dalla valutazione di ciò che state facendo. È possibile continuare a contribuire alla vita della nipote senza farsi carico dei giudizi o delle aspettative non realistiche di altri membri della famiglia, preservando così la serenità e la coesione della vostra famiglia diretta.
quanto descrive evidenzia una dinamica familiare complessa, in cui le aspettative degli altri generano conflitto e senso di colpa. È comprensibile che lei e i suoi genitori vi sentiate intimoriti a dire alcuni no: da un lato desiderate contribuire al benessere della nipote, dall’altro avete bisogno di tutelare il vostro riposo, la vostra autonomia e i vostri limiti, soprattutto considerando fattori come l’età e le energie disponibili.
Il problema principale non sembra essere la volontà di aiutarvi, ma la percezione distorta che il vostro impegno sia insufficiente rispetto a quello della nonna e del marito. Questo genera paragoni ingiustificati e valutazioni che non riflettono il vostro reale contributo. La difficoltà nel dire “no” deriva dalla paura di provocare conflitti, ma mantenere confini chiari è essenziale per proteggere il vostro benessere e prevenire risentimento o stress accumulato.
In queste situazioni, spesso è utile stabilire regole chiare e condivise all’interno della propria famiglia su quanto tempo e quali responsabilità siete disposti a dedicare, comunicandolo in modo fermo ma rispettoso. Non è necessario giustificarsi per ogni rifiuto o per il proprio bisogno di spazio: tutelare i propri limiti è un atto di responsabilità, non di egoismo.
Infine, riconoscere che non tutti percepiscono le cose nello stesso modo aiuta a distanziare le emozioni altrui dalla valutazione di ciò che state facendo. È possibile continuare a contribuire alla vita della nipote senza farsi carico dei giudizi o delle aspettative non realistiche di altri membri della famiglia, preservando così la serenità e la coesione della vostra famiglia diretta.
Buonasera, quello che descrive è una situazione delicata e complessa, che coinvolge dinamiche familiari molto sottili e tensioni emotive tra parenti acquisiti e famiglie di origine. È comprensibile che vi sentiate scoraggiati e confusi: da un lato desiderate instaurare un rapporto sereno e collaborativo con vostro cognato e la sua famiglia, dall’altro vi trovate a dover proteggere i vostri limiti e il vostro benessere, rispettando al contempo l’età e le energie dei vostri genitori. Spesso in questi contesti le aspettative implicite, le percezioni di impegno o disimpegno e i confronti tra famiglie creano frustrazione e senso di inadeguatezza, anche quando non c’è alcuna volontà di ledere o di competere. È importante riconoscere che il vostro diritto a chiedere spazi di riposo o a non essere sempre disponibili per ogni esigenza della nipote è legittimo e non diminuisce il vostro affetto o interesse verso la bambina. I sentimenti di intimidazione e confusione nascono in gran parte dal modo in cui le richieste e le reazioni degli altri vengono percepite, e non dalla vostra reale disponibilità o cura. In questi casi, un passo utile può essere chiarire internamente, prima ancora che all’esterno, quali siano i vostri confini e quali compromessi siete disposti a fare, così da comunicare le vostre scelte con chiarezza e serenità. Non è necessario spiegare ogni volta il perché dei vostri limiti, ma farlo con fermezza e gentilezza può ridurre fraintendimenti e tensioni. Un altro aspetto importante è accettare che non possiamo controllare completamente le percezioni altrui: vostro cognato potrebbe continuare a confrontare le famiglie o a interpretare le vostre scelte come disinteresse, ma ciò non toglie validità al vostro modo di agire. Proteggere i propri confini non è egoismo, è cura di sé, e crea condizioni migliori anche per costruire rapporti più autentici e sostenibili nel tempo. In pratica, più riuscirete a mantenere chiarezza interna sui vostri limiti e sulle vostre motivazioni, meno l’agitazione e la confusione altrui vi influenzeranno emotivamente. Infine, può essere utile concentrarsi sugli aspetti della relazione che funzionano, sulla cortesia e sulla collaborazione che già esiste, rinforzando piccoli momenti di dialogo positivo e rispetto reciproco, senza sentirsi obbligati a raggiungere la perfezione nelle aspettative altrui. Anche piccoli aggiustamenti nella comunicazione e nella gestione dei confini possono ridurre notevolmente lo stress e il senso di scoraggiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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