Ciao .ho 22 anni e Penso e spero di soffrire di doc riguardante l'orientamento sessuale, premetto ch

15 risposte
Ciao .ho 22 anni e Penso e spero di soffrire di doc riguardante l'orientamento sessuale, premetto che non sono assolutamente contro, ma è una cosa che io non voglio essere. Te la faccio breve, il pensiero mi é venuto completamente a caso.
Ho parlato con persone omosessuali e mi hanno detto che l'orientamento sessuale
forma da piccini e si assesta in pubertà, io a 14 anni ho provato a fare delle effusioni con una ragazza, però non ricordo di aver provato piacere. Sto con un ragazzo da 7 anni, il mio primo è vero amore, é stato la mia prima volta in tutto e lo amo con tutto il cuore e non voglio assolutamente perderlo e perdere il sesso con lui.le persone omosessuali con cui ho parlato mi hanno detto che se provo piacere e mi lubrifico quando facciamo l’amore vuol dire che sono attratta sessualmente e mentalmente da lui.Mi hanno anche detto che me ne sarei accorta a 14 anni durante quell’esperienza. Sono seguita da una psicologa e uno psichiatra. Volevo sapere se per te è doc o no. Io so solo che non voglio esserlo e che non voglio perderlo e che anche se fossi omosessuale io non lo lascio e non lo lascerò mai perché sento di provare un sentimento per lui. Non mi sono mai innamorata di una donna, nemmeno da piccina e tuttora non sento attrazione. Però mi capita che quando guardo una bella donna dí sentire una sensazione lì sotto, e la cosa mi manda in ansia totale . Oltre a lui l’ho fatto anche con un altro uomo e ho provato piacere anche lì. Prego Dio ogni giorno e ogni notte che mi dia un segno che non lo sono e che mi dica che starò con lui per sempre. Non voglio lasciarlo per nulla al mondo. Se fossi omosessuale non avrei così tanta paura di perderlo? Anzi per me sarebbe un sollievo? Piango ogni giorno perché NON VOGLIO PERDERLO. É la mia vita. Non voglio essere omosessuale per nulla al mondo. Dovrei provare con una ragazza per porre fine a tutto questo? Non voglio.Analizzo il passato, ripeto frasi mentali, mi lavo per evitare che il pensiero diventi reale, conto, odio i numeri pari perché portano male, amo i numeri dispari, faccio determinate cose con la mano destra e altre con la sinistra, e altri rituali, la prego mi dica che é doc, ho paura anche se non ho desiderio e ho anche paura di essere/diventare transessuale/transgender pur non avendo il desiderio né di andare con le donne né di cambiare sesso, la prego secondo lei é doc? Se non lo è voglio morire. Ripeto i rituali solo in numeri dispari perché così il pensiero non diventi reale. Ho letto che questo pensiero viene alle persone eterosessuali. La prego mi aiuti io non ce la faccio più. Se non é DOC io voglio morire, amo il mio ragazzo alla follia, me lo hanno diagnosticato ma io non ci credo e ho paura che mi abbiano mentito, i medici possono mentire e dare farmaci tanto per?
Dott.ssa Valentina Ricci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, grazie per questa sua condivisione. Immagino che quello che sta vivendo debba essere davvero difficile. Come ha accennato questo disturbo le è stato diagnosticato e può fidarsi dei colleghi. Questa paura di cui parla merita di essere approfondita al di là del fatto che sia DOC oppure no, si prenda il suo spazio. Un abbraccio

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Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Dal suo racconto, sento tutto il peso e la sofferenza che stai portando. Quando scrivi che "se non è DOC vuoi morire", esprimi chiaramente quanto questo dubbio non sia una ricerca d'identità, ma una vera e propria invasione che minaccia ciò che hai di più caro: il tuo amore e la tua vita.
Quello che descrivi è il ritratto fedele di un Disturbo Ossessivo Compulsivo. Il DOC è soprannominato "la malattia del dubbio" proprio perché attacca i valori più profondi della persona. Il fatto che l'idea di essere omosessuale ti terrorizzi e ti faccia piangere è la prova clinica più forte che non si tratta di un desiderio nascosto, ma di un pensiero "egodistonico", ovvero qualcosa che è l'esatto opposto di ciò che sei e che vuoi.
Tutto quello che fai come contare, usare i numeri dispari, lavarti, analizzare il passato e cercare rassicurazioni dagli amici o da Dio, sono "compulsioni". Sono tentativi disperati di abbassare l'ansia, ma purtroppo funzionano come benzina sul fuoco: più cerchi la prova matematica di essere eterosessuale, più il dubbio si rigenera. Anche le sensazioni fisiche che provi guardando altre donne sono spesso frutto di un monitoraggio costante del corpo: se fissi un punto del tuo corpo con ansia cercando una reazione, prima o poi avvertirai qualcosa, ma quella è attivazione nervosa, non attrazione.
I medici non ti hanno mentito. La paura che ti stiano ingannando è solo un altro tentacolo del DOC, che cerca di toglierti l'unica terra ferma che hai. Non hai bisogno di fare "esperienze" con ragazze per capire chi sei; sarebbe solo un altro test che alimenterebbe il circolo vizioso dei dubbi.
Il tuo amore per questo ragazzo è la tua bussola. Il lavoro che stai facendo con i tuoi terapeuti serve proprio a silenziare questo rumore di fondo per permetterti di tornare a vivere la tua relazione con la serenità che meriti. Non è l'orientamento sessuale il problema, ma il modo in cui la tua mente sta processando la paura di perdere ciò che ami.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Capisco profondamente il tormento e l’urgenza che traspaiono dalle tue parole. Quello che descrivi non è solo un dubbio, ma un vero e proprio "urto" emotivo che sta assorbendo ogni tua energia.Innanzitutto, vorrei rassicurarti su un punto fondamentale: la sofferenza che provi, i rituali che descrivi (lavarsi, contare, l'uso delle mani, la paura dei numeri pari) e il bisogno costante di rassicurazione esterna sono manifestazioni classiche e molto intense di un quadro ansioso-ossessivo. Quello che comunemente viene chiamato "DOC da orientamento sessuale" (H-OCD) non riguarda l'identità sessuale in sé, ma la paura di perdere la propria identità e le persone amate.Nel DOC, il contenuto del pensiero (l'orientamento sessuale) è solo il "vestito" che l'ansia indossa. Il vero problema non è chi ti piace, ma l'incapacità del cervello di accettare l'incertezza. La tua mente cerca una prova matematica e assoluta che non può esistere, e quando non la trova, genera panico.Le sensazioni fisiche che provi guardando altre persone o l'analisi ossessiva delle tue reazioni corporee sono spesso "trigger" ansiosi. L'ansia può simulare sensazioni fisiche proprio perché l'attenzione è focalizzata lì in modo spasmodico. I rituali che compi servono a sedare l'angoscia momentanea, ma purtroppo alimentano il circolo vizioso della paura.È estremamente improbabile, se non impossibile, che i professionisti che ti seguono ti abbiano mentito. La diagnosi è uno strumento per aiutarti, non un inganno. Tuttavia, è tipico del DOC mettere in dubbio anche la diagnosi stessa ("E se si fossero sbagliati?").Stai già facendo un passo importante essendo seguita, ma capisco che il dubbio rimanga lacerante. Quando il dolore è così acuto, può essere utile integrare il percorso con un approccio focalizzato specificamente sulla gestione di questi pensieri intrusivi e sulla "tolleranza dell'incertezza".Esistono tecniche specifiche per disinnescare questi meccanismi mentali e permetterti di tornare a vivere la tua relazione con serenità, senza che ogni sguardo o ogni numero diventi una minaccia.Non sei "sbagliata" e non stai diventando qualcosa che non vuoi. Sei una persona che sta soffrendo molto a causa di un meccanismo d'ansia particolarmente severo. Se senti il bisogno di uno spazio dove scendere ancora più nel profondo di questi meccanismi e trovare strumenti pratici per riprendere in mano la tua vita e il tuo amore, io sono qui. Possiamo affrontare insieme questa tempesta, un passo alla volta, per restituirti la pace che meriti.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio di continuare a rivolgersi agli specialisti che già la seguono e che quindi la conoscono. Cordiali saluti.
Dott. Francesco Martino Colombo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecco
Cara utente.
Qualcuno chiama il DOC il "disturbo del dubbio". Spesso si tratta di un dubbio a cui si cerca incessantemente una risposta. A volte si trovano rassicurazioni, per poi mettere in dubbio la rassicurazione stessa, nel tentativo di raggiungere una verità "assoluta". Dico questo per tranquillizzarla: si affidi ai suoi curanti, tenga conto del fatto che ogni tanto le verrà da nutrire dubbi anche su di loro, ma non si faccia spaventare, anche questo aspetto fa parte della condizione con cui si sta confrontando. Non demorda, è sulla strada giusta.
Le faccio un in bocca al lupo per il suo percorso!
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Da quello che descrivi si percepisce quanta sofferenza e paura stai vivendo in questo momento. Quando i pensieri diventano così insistenti e generano ansia molto intensa, è comprensibile sentirsi confusi e avere bisogno di certezze.

Dalla tua descrizione però emergono alcuni elementi importanti: parli di pensieri intrusivi che arrivano “a caso”, di bisogno di rassicurazioni, di controlli sul passato e di rituali per ridurre l’ansia. Questi sono aspetti che spesso compaiono nei disturbi ossessivi, ma una valutazione precisa non può essere fatta qui online.

La cosa più importante è che tu sei già seguita da una psicologa e da uno psichiatra. Questo è il contesto giusto in cui affrontare questi dubbi. Nelle persone che vivono pensieri ossessivi è molto frequente cercare conferme continue (“dimmi se è davvero così oppure no”), ma purtroppo le rassicurazioni tendono a calmare solo per poco e poi il dubbio ritorna più forte. Per questo in terapia spesso si lavora proprio su come ridurre questo meccanismo.

Un’altra cosa importante: i medici e gli psicologi non hanno motivo di mentire o dare farmaci “a caso”. Le diagnosi e i trattamenti vengono fatti proprio per aiutare la persona a stare meglio.

Se in questo momento senti pensieri molto disperati o ti senti sopraffatta, parlane il prima possibile con i professionisti che ti stanno seguendo o con qualcuno di fiducia: non devi affrontare tutto questo da sola.

Il fatto che tu stia cercando aiuto e che abbia già iniziato un percorso è un passo importante. Con il giusto lavoro terapeutico molte persone riescono a ridurre molto questo tipo di pensieri e a stare meglio. Un caro saluto.

Dott. Davide Lanfranchi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Si sente quanto stai soffrendo e quanto per te sia importante la tua relazione.

Da ciò che descrivi emergono molti elementi tipici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), in particolare nella forma con ossessioni a tema orientamento sessuale e identità di genere (spesso chiamate “DOC da orientamento sessuale” o “DOC a tema identità”). In queste forme di DOC la persona:

ha pensieri intrusivi, improvvisi e non desiderati (“e se fossi omosessuale?”, “e se fossi trans?”),

vive questi pensieri come inaccettabili e in contrasto con ciò che sente di essere,

prova ansia intensa, paura, disgusto o angoscia,

cerca continue rassicurazioni (chiedere agli altri, ai medici, a Dio),

mette in atto rituali e compulsioni (ripetere frasi, lavarsi, contare, evitare numeri pari, fare gesti “giusti” con le mani, analizzare il passato, controllare le sensazioni corporee),

ha un bisogno costante di certezza assoluta su ciò che è o non è.

Tutto questo è molto coerente con il DOC. Nel DOC il problema non è l’orientamento sessuale, ma l’ansia e il bisogno di controllo e di certezza. Le sensazioni corporee (come lubrificazione o “sensazioni lì sotto”) non sono prove di orientamento: il corpo può reagire per automatismi, per attivazione fisiologica o per ipercontrollo ansioso. Più si controlla il corpo, più si finisce per “sentire qualcosa”, alimentando il circolo dell’ansia.

È importante chiarire un punto:

L’orientamento sessuale non si “scopre” con rituali, controlli, prove forzate o esperimenti fatti per ridurre l’ansia.

Fare esperienze con una ragazza “per essere sicura” non risolverebbe il DOC, anzi: rinforzerebbe il meccanismo ossessivo (“devo verificare per stare tranquilla”).

Nel DOC non si cerca di capire chi si è, ma di ottenere una certezza assoluta per far scendere l’ansia – certezza che però non arriva mai in modo stabile.

Il fatto che tu ami il tuo ragazzo, che provi piacere con lui, che non senta attrazione per le donne e che il pensiero ti provochi terrore e rifiuto non dimostra “chi sei”, ma è molto compatibile con una forma di DOC. Nel DOC, la paura non è un segnale di verità, ma il sintomo del disturbo.

Riguardo ai medici: psicologi e psichiatri non mentono per darti farmaci “a caso”. La diagnosi viene fatta sulla base dei sintomi, e quelli che riporti (ossessioni, rituali, paura che il pensiero “diventi reale”, bisogno di rassicurazioni) sono fortemente indicativi di DOC. Se hai dubbi sulla diagnosi, è legittimo chiederne spiegazione o un secondo parere, ma non perché “ti stiano ingannando”, bensì per sentirti più compresa e tranquilla.

Una cosa importante: quando dici “se non è DOC voglio morire”, questo è un segnale di sofferenza molto intensa. Se in alcuni momenti senti che il dolore è troppo forte o che potresti farti del male, è fondamentale chiedere aiuto subito (al tuo psichiatra, alla tua psicologa o ai servizi di emergenza). La sofferenza che stai vivendo è reale, ma è curabile: il DOC si può trattare efficacemente con psicoterapia specifica (come la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta) e, quando indicato, con farmaci.

In sintesi: quello che descrivi è altamente compatibile con un DOC a tema orientamento/identità, e non con una “scoperta” autentica di essere qualcosa che non vuoi essere. Cercare prove, rassicurazioni o fare esperimenti mantiene il problema; il lavoro terapeutico serve invece a imparare a tollerare il dubbio senza rituali, lasciando che l’ansia si riduca da sola.

Ti consiglio di continuare e approfondire il lavoro con uno specialista esperto in DOC, portando apertamente tutti questi pensieri e rituali in terapia: è il modo più efficace per stare meglio e riprendere in mano la tua vita.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Mariapaola Anania
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno grazie per la condivisione e immagino che non sia facile ciò che sta vivendo. Per etica e deontologia i medici non mentono e non somministrano farmaci a caso. La diagnosi di DOC è veritiera. Le consiglierei di parlarne con la sua psicologa delle perplessità e dei dubbi che ha espresso qui. Vedrà che piano piano, grazie alla terapia farmacologica abbinata con la psicoterapia andrà meglio, l’intensità dei sintomi sarà meno inglobante. In bocca al lupo per tutto. Per eventuali info resto a sua disposizione.
Dott.ssa Mariapaola Anania psicologa e psicosessuologa clinica, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, fatta di paura, confusione e soprattutto del timore profondo di perdere qualcosa che per lei ha un valore enorme, cioè il legame con il suo compagno e l’idea di sé stessa così come l’ha sempre conosciuta. Quando una persona arriva a piangere ogni giorno e a chiedere continuamente rassicurazioni significa che dentro sta combattendo una battaglia molto faticosa, e questo merita prima di tutto rispetto e comprensione. Capisco quanto per lei sia importante avere una risposta definitiva, una certezza assoluta che le dica cosa le sta succedendo. Tuttavia è importante dirle con chiarezza una cosa: nessuno può fare una diagnosi attraverso un messaggio scritto, e sarebbe scorretto darle un’etichetta per tranquillizzarla nell’immediato. Quello che però si può osservare è il modo in cui lei descrive la sua esperienza, perché spesso è proprio il funzionamento del pensiero a darci indicazioni importanti. Lei racconta di pensieri arrivati improvvisamente, vissuti come estranei, indesiderati e profondamente in contrasto con ciò che sente e desidera. Racconta di controllare continuamente il passato per cercare prove, di analizzare ogni sensazione corporea, di chiedere rassicurazioni alle persone, di pregare per avere segnali, di ripetere frasi mentalmente, di contare, lavarsi o compiere gesti in numeri specifici per evitare che qualcosa diventi reale. Tutto questo non parla tanto dell’orientamento sessuale quanto di un livello molto alto di ansia e di tentativi continui di neutralizzarla attraverso rituali e controlli. Quando la mente entra in questo tipo di meccanismo succede qualcosa di molto ingannevole. Più si cerca certezza, più il dubbio cresce. Più si controllano le sensazioni del corpo o i ricordi, più ogni minima reazione diventa sospetta. Anche una normale percezione fisica o l’osservazione di una persona esteticamente bella può essere interpretata come una prova definitiva, generando ulteriore paura. Non è la sensazione in sé a creare il problema, ma il significato catastrofico che le viene attribuito. Un altro elemento molto importante è questo: lei non descrive un desiderio che emerge e che la libera o la fa stare bene. Descrive invece pensieri vissuti come una minaccia, accompagnati da angoscia intensa e dal bisogno urgente di neutralizzarli. La sofferenza che racconta non nasce dall’amore per qualcuno o dalla scoperta di sé, ma dalla paura di perdere il controllo e di distruggere ciò che ama. Questo è un aspetto che merita di essere esplorato con attenzione insieme ai professionisti che già la seguono. Mi permetta anche di dirle qualcosa di molto importante rispetto alla domanda “dovrei provare con una ragazza per capire?”. Quando si è intrappolati nel dubbio e nell’ansia, fare esperimenti per cercare una risposta definitiva raramente porta pace. La mente troverebbe comunque un nuovo dubbio, una nuova domanda, una nuova interpretazione da controllare. Non è attraverso prove continue che si esce da questo circolo, perché il problema non è la mancanza di informazioni ma il bisogno di certezza assoluta. Lei chiede anche se avrebbe così tanta paura di perdere il suo ragazzo se fosse davvero omosessuale. Le emozioni umane sono molto complesse e non funzionano come un test matematico. Ciò che però appare evidente è quanto questo legame per lei sia significativo e quanto il timore di perderlo sia collegato all’ansia e al dubbio che sta vivendo adesso. Un’altra cosa che vorrei sottolineare con molta delicatezza riguarda le frasi in cui dice che se non fosse ciò che spera vorrebbe morire. Quando la sofferenza arriva a questo livello è davvero importante non restare sola con questi pensieri. Lei ha già fatto una cosa molto preziosa affidandosi a una psicologa e a uno psichiatra. Il fatto che faccia fatica a fidarsi delle diagnosi può far parte proprio del dubbio e della paura che la mente alimenta. Non significa che qualcuno la stia ingannando. Anzi, spesso chi soffre molto cerca continuamente nuove conferme perché quelle ricevute non sembrano mai abbastanza. Provi, se può, a portare anche queste paure precise ai professionisti che la seguono, compreso il timore che possano mentire o sbagliarsi. Non è qualcosa di cui vergognarsi. È materiale prezioso per il lavoro insieme. Lei non è sola, e soprattutto non è definita da un pensiero che la spaventa. I pensieri possono essere molto rumorosi e convincenti quando l’ansia è alta, ma non sono ordini né verità assolute. Il fatto stesso che stia chiedendo aiuto racconta una grande parte della sua forza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buongiorno, sono la psicologa Nunzia Sasso. Ho letto attentamente il suo messaggio e colgo immediatamente la profondità della sua sofferenza e lo stato di allerta massimale in cui si trova il suo sistema nervoso. Quello che lei descrive è un quadro clinico estremamente chiaro e, per quanto possa sembrarle paradossale, è proprio la sua disperazione a confermare la natura del problema. Il fatto che lei scriva "se non è DOC voglio morire" è la prova più tangibile dell'egodistonia: l'idea di un orientamento diverso dal suo è così estranea e inaccettabile per la sua identità da crearle un'angoscia vitale. Chi è omosessuale può vivere una fase di confusione o paura sociale, ma non vive l'idea della propria identità come una condanna a morte o un'intrusione nemica da cui proteggersi con rituali magici.
I medici che la seguono non le stanno mentendo. Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC), e nello specifico nel H-DOC (Sexual Orientation OCD), il dubbio è un sintomo clinico, non un'intuizione identitaria. La diagnosi che le hanno formulato si basa su indicatori oggettivi che lei stessa ha elencato con estrema precisione. Il ricorso al pensiero magico, ovvero credere che l'uso dei numeri dispari o della mano destra possa impedire a un pensiero di diventare realtà, è un meccanismo di difesa tipico del disturbo. Allo stesso modo, l'ipervigilanza somatica — quella sensazione fisica che avverte guardando una bella donna — non è espressione di desiderio, ma una risposta di eccitazione non concordante. In uno stato di monitoraggio h24, il cervello invia segnali ai genitali per "testare" la reazione, creando afflussi di sangue o sensibilità che lei interpreta erroneamente come prova di attrazione, alimentando il circolo vizioso dell'ansia.
Il DOC è definito la "malattia del dubbio" proprio perché ha la capacità di invalidare qualsiasi prova logica, spingendola a dubitare persino della professionalità dei suoi curanti e dell'efficacia dei farmaci. Non deve assolutamente intraprendere prove comportamentali con altre donne: nel DOC, l'esperienza diretta non placa l'ossessione, poiché il dubbio si sposterebbe immediatamente sulla validità dell'esperimento stesso. Il fatto che lei pianga ogni giorno al solo pensiero di perdere il suo compagno è la prova clinica del suo orientamento e del suo investimento affettivo; il DOC attacca sistematicamente i valori più cari all'individuo perché è lì che può generare il massimo livello di minaccia percepita. Continui con fiducia il trattamento farmacologico e psicoterapico, poiché mirano a ridurre il carico cognitivo di queste intrusioni e a restituirle la libertà di vivere il suo legame affettivo, che è reale e non è in discussione.
Le capita di sentire che questi pensieri diventano più pressanti in particolari momenti della giornata o la accompagnano costantemente con la stessa intensità?
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio la sua sfera sessuale e tutti i discorsi annessi.
Le auguro il suo meglio.

LM
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,

da quello che descrive non emerge un problema di orientamento, ma un funzionamento ossessivo. Il pensiero arriva in modo intrusivo, genera ansia intensa, e lei tenta di neutralizzarlo con controlli, rituali, numeri, analisi del passato e richieste di rassicurazione. Questo è il meccanismo del DOC.

Non è il contenuto (omosessualità, identità di genere) il punto. È il bisogno assoluto di certezza e la paura di perdere ciò che ama.

Provare con una ragazza sarebbe una compulsione di verifica e rafforzerebbe il dubbio.

Continui il lavoro con i suoi curanti. Il fatto che il pensiero sia vissuto come minaccia e non come desiderio è già un dato clinico importante.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara ragazza, da come scrivi, percepisco quanto tu sia fortemente in ansia.
Volevo domandarti se di questi argomenti riesci a parlarne con la tua psicologa e il tuo psichiatra perchè sembrerebbe che tu stia cercando qui risposte che altrove non riesci a trovare. Quanto descrivi effettivamente sembrerebbe ricondurre ad un DOC che può benissimo essere trattato sia farmacologicamente sia con un percorso psicoterapeutico. Da un punto di vista clinico invece l'eccitazione genitale che senti non equivale necessariamente all'orientamento sessuale. Il corpo può rispondere a stimoli visivi in modo automatico come risposta fisiologica del sistema nervoso autonomo. Il fatto che tu sia così preoccupata di perdere il tuo fidanzato non sembrerebbe far ipotizzare che tu possa desiderare qualcosa di diverso. Spero che tu possa quanto prima ritrovare la tua serenità.
Salve, leggendo le sue parole si sente chiaramente quanto la paura abbia preso il centro della scena, fino a soffocare tutto il resto. Prima di ogni spiegazione, vorrei dirle questo: la sua sofferenza è reale, ma non è una prova contro di lei.
Provando a cambiare prospettiva, in una lettura junghiana, l’ansia ossessiva non parla di ciò che lei è, ma di ciò che la psiche teme di perdere. Qui il nucleo non è l’orientamento sessuale, bensì il terrore della distruzione del legame che per lei rappresenta sicurezza, amore, identità. Jung direbbe che l’Io è assediato da contenuti intrusivi che non riconosce come propri e che, proprio per questo, li vive come minacciosi e “innominabili”.
I pensieri che descrive non cercano piacere né verità: cercano certezza assoluta. I rituali, le preghiere, i controlli sul corpo, le analisi infinite del passato non sono desideri mascherati, ma tentativi disperati di tenere a bada l’angoscia. Questo è il linguaggio tipico di una psiche in modalità difensiva, non esplorativa. L’inconscio, quando parla di desiderio autentico, non lo fa con panico, disgusto e compulsioni, ma con attrazione, curiosità, apertura. Qui invece c’è solo paura.
È molto importante che lei colga un punto: il desiderio non nasce sotto minaccia. Nessun orientamento, nessuna identità si rivela attraverso il terrore o l’obbligo di “verificare”. Provare esperienze “per togliersi il dubbio” non porterebbe pace, ma alimenterebbe il circuito ossessivo, perché il problema non è la risposta, è la domanda stessa che non si placa mai.
Quando lei dice “se non è DOC voglio morire”, sta dicendo che non regge più questo livello di angoscia. Questo va preso molto sul serio. È fondamentale che continui a farsi seguire e che dica apertamente ai suoi curanti tutto ciò che sta vivendo, compresa la paura che non le abbiano detto la verità. I professionisti non mentono per comodità: lavorano su ciò che vedono, e ciò che lei descrive è un quadro di sofferenza ossessiva intensa che ha bisogno di tempo, continuità e fiducia.
Dal punto di vista junghiano, ora il lavoro non è “scoprire chi è”, ma rafforzare l’Io, renderlo meno schiavo dell’angoscia, perché solo una psiche più stabile può davvero ascoltarsi. Finché domina il panico, ogni pensiero sembra una condanna.
La invito a non restare sola quando il pensiero di morire si fa forte: se l’angoscia diventa ingestibile, chieda aiuto immediato (pronto soccorso o numeri di emergenza). Questo non è un fallimento, è protezione.
Lei non è i suoi pensieri. E l’amore che sente non è un’illusione da smascherare, ma una parte viva di lei che ora ha bisogno di essere messa al sicuro.
Buonasera no i medici non mentono. Mi sembra di aver capito che ha una psicologa di riferimento, le consiglio di approfondire con la sua psicologa questa tematica, cosi che le può spiegare il funzionamento del doc e perchè le è stato diagnosticato. Non mi sembra che quello che lei descrive sia un' attrazione sessuale per il suo stesso sesso. Se vuole sono disponibile per un approfondimento

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