Salve Buongiorno sono Simone, ho diversi problemi riguardanti la sfera psicofisica secondo me. Ho un

26 risposte
Salve Buongiorno sono Simone, ho diversi problemi riguardanti la sfera psicofisica secondo me. Ho un quadro generale da esporre.
La prima in assoluto è la sfera psichica , dal 2020 ho avuto dei problemi psicologici trattati con benzodiazepine, e le analisi del sangue non davano patologie fuorché un po' di bilirubina alta e vitamina D bassa .
Trattato ansia con benzodiazepine per tutti questi anni,sto bene ma ho perso molto della mia performance psicofisica. Recentemente ho fatto gli esami del sangue e sto bene ,la vitamina D è salita non è più bassa come al tempo e la sto anche assumendo in integratore (Dibase2000Ui), ma mi trovo a non essere completamente in forma, e come se si fosse spezzato quell' equilibrio che mi ha sempre contraddistinto. È come se avessi qualche leggera depressione senza sintomi evidentissimi. Non assumo farmaci ,mangio spesso bene lavoro e faccio attività fisica (bici a bassa intensità o corsetta a bassa intensità).
Fumo sigaretta elettronica praticamente tutti i giorni cercando di limitarmi e bevo birra a volte.
Utilizzo gli occhiali da sole a volte anche la notte come per filtrare la realtà e questa condizione mi preoccupa sinceramente.
Vorrei migliorare le mie performance,la mia forza mentale che ho perso , l' umore e la voglia di vivere che si è abbassata parecchio. Mi isolo per recuperare e cercare energie nel silenzio e nella natura ma tutto ciò non basta. Forse parlarne mi aiuterebbe a migliorare. PS. Sono intollerante al lattosio ma bevo comunque latte per abitudine un po' sbagliata. Chiedo a tutti voi quali altre strategie possa adottare per ritornare all Essero perfetto che ero. Sono stato molto allenato e quindi vedermi così mi lascia dubbi ma anche speranze di poter migliorare la situazione parlandone con qualcuno. Grazie a tutti
Dott.ssa Claudia Midei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno Simone,
dal tuo racconto emerge una forte consapevolezza di ciò che stai vivendo e, allo stesso tempo, una preoccupazione legata alla sensazione di aver perso un equilibrio che per te era naturale. Quando si attraversano periodi prolungati di ansia, trattamenti farmacologici e cambiamenti nello stile di vita, può accadere di percepirsi “diversi” rispetto a prima, anche se gli esami clinici risultano nella norma.
La sensazione di lieve calo dell’umore, riduzione dell’energia e della performance mentale merita attenzione, soprattutto se persiste nel tempo. Non è necessario che ci siano sintomi eclatanti perché uno stato di malessere sia reale e significativo. Anche il modo in cui descrivi l’isolamento come tentativo di recupero indica che stai cercando strategie per ristabilire un equilibrio, ma forse senza ottenere il risultato che desideri.
È importante evitare autovalutazioni troppo severe, come il confronto costante con una versione “perfetta” di te stesso. I periodi di trasformazione possono richiedere un lavoro più profondo sulla regolazione emotiva, sulle aspettative personali e sull’identità, oltre che sulle abitudini quotidiane.
Il fatto che tu senta che parlarne potrebbe aiutarti è già un segnale importante. Un confronto professionale potrebbe permetterti di comprendere meglio cosa sta accadendo — se si tratta di un residuo dell’ansia, di una fase depressiva lieve, di stress accumulato o di altro — e costruire strategie mirate e sostenibili nel tempo.
Se lo desideri, possiamo approfondire questi aspetti in uno spazio dedicato, così da lavorare in modo strutturato sul recupero dell’energia, dell’umore e della fiducia nelle tue risorse.

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Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
il quadro che descrive, legato alle sue abitudini e stile di vita, richiederebbe un approfondimento, per esempio qual è l'età, cosa fa nella vita etc.
Dopodiché credo sia importante nel merito di quel che lei sa e crede intorno a quel che sta descrivendo minuziosamente.
A questo punto si potrebbero definire finalità ed obiettivi puntuali, dunque condividere un preciso piano terapeutico.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Ciao Simone, ti ringrazio per aver condiviso con così tanta precisione il tuo quadro. Leggendo le tue parole, emerge l'immagine di un uomo che ha sempre avuto standard elevati per se stesso,l' "Essere perfetto", come ti definisci,e che ora vive con frustrazione questo scarto tra ciò che sente di poter essere e la realtà attuale.Quello che descrivi non è solo un insieme di sintomi, ma è il racconto di un equilibrio che si è spostato. Dal 2020 a oggi, il tuo corpo e la tua mente hanno affrontato una "tempesta" che è stata gestita, ma che ha lasciato dei residui.Le benzodiazepine sono state utili per gestire l'emergenza, ma un uso prolungato può talvolta lasciare una sorta di "nebbia" cognitiva o un senso di rallentamento, quello che tu chiami perdita di performance. Come psicologa, posso aiutarti a riattivare i tuoi processi mentali senza il peso dell'ansia residua. Non si tratta solo di "stare bene", ma di tornare a "girare al massimo", recuperando la lucidità e la prontezza che ti contraddistinguevano.L'uso degli occhiali da sole, anche di notte, è un dettaglio fondamentale. È un segnale che la realtà esterna ti appare "troppo": troppo luminosa, troppo invasiva, troppo faticosa. È un modo per creare una barriera, un filtro protettivo. Insieme lavoreremo per capire di cosa ha paura la tua mente e come fare per togliere quegli occhiali senza sentirti vulnerabile, tornando a guardare il mondo a pieno spettro.Hai accennato all'intolleranza al lattosio che trascuri e all'uso di alcol e nicotina. Sebbene possano sembrare dettagli marginali, per un corpo "atleta" come il tuo, questi fattori creano una micro-infiammazione costante che ruba energia mentale. La tua "leggera depressione" potrebbe essere anche un segnale di un corpo che sta lottando per mantenere l'energia mentre viene messo alla prova da abitudini che rallentano il recupero. Insieme, ottimizzeremo questo aspetto: la tua mente non può volare se il corpo è impegnato a gestire piccoli sabotaggi quotidiani.Simone, tu cerchi l'eccellenza e non ti accontenti di una sopravvivenza mediocre.Non lavoreremo solo su ciò che non va, ma su come ripristinare la tua "forza mentale". Tratterò la tua situazione come un allenamento di alto livello per la psiche.Il silenzio e la natura sono rigeneranti, ma se senti che "non bastano più", significa che c'è un blocco interno che l'ambiente esterno non può sciogliere. Lo scioglieremo in seduta.l fatto che tu veda questa situazione come un limite ma anche come una speranza è la tua risorsa più grande. Io sarò il tuo "coach" emotivo per trasformare quella speranza in un ritorno concreto alla tua forma migliore.L' "Essere perfetto" che eri non è sparito; è solo finito in una modalità di "risparmio energetico" per proteggersi. È ora di riaccendere tutti i sistemi.
Dott.ssa Valentina Ricci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera Simone, ha fatto bene a fare tutti gli accertamenti del caso perché è importante escludere una problematica organica. Complimenti, il fatto che si stia muovendo cercando di risolvere dimostra che sta tirando fuori delle risorse. Magari le potrebbe far bene approfondire queste tematiche, in modo che acquisiscano maggior significato, in uno spazio suo. Un abbraccio
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, se i farmaci hanno ottenuto l'effetto desiderato di non avere più ansia, non è possibile sapere ma è possibile ipotizzare che le cause sottostanti abbiano cambiato modalità espressiva. Ciò che noto è la sua attenzione e il controllo per tutto ciò che è fisico, ma esiste un aspetto non meno importante, invisibile ma potente che è il mondo interiore. Penso che dovrebbe dedicarsi all'esplorazione di ciò che si agita nel suo animo. Non necessariamente dovrà iniziare un percorso ma è utile contattare uno psicoterapeuta per valutare il caso.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Marianna Zanardi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile Simone, dal suo racconto emerge molta attenzione verso di sé e il desiderio di ritrovare un equilibrio che sente di aver perso. Questo è già un elemento importante. In una prospettiva adleriana, più che cercare di tornare all’“essere perfetto” di prima, può essere utile chiedersi che cosa rappresenti oggi per lei quell’ideale di forza e performance. A volte, quando attraversiamo periodi di ansia o assumiamo farmaci per un tempo prolungato, non si spezza solo un equilibrio biologico, ma anche l’immagine che avevamo di noi stessi. La sensazione di “leggera depressione” senza sintomi marcati può essere collegata a un senso di scoraggiamento: meno energia, meno slancio, più ritiro. L’isolarsi per recuperare può aiutare nel breve periodo, ma se diventa prevalente rischia di ridurre il senso di appartenenza e vitalità. Il punto forse non è recuperare la perfezione, ma comprendere quale nuova fase della sua vita sta iniziando e quali risorse può attivare ora. Parlare con un professionista potrebbe offrirle uno spazio per riorganizzare questa fase, rafforzare la fiducia in sé e ritrovare una direzione più motivante.
Il fatto che lei senta ancora speranza è un segnale molto positivo.

Un cordiale saluto.
Dott. Pompilio Greco
Psicologo, Psicologo clinico
Veglie
Buona sera Simone, bene, lo hai scritto tu: poter migliorare la situazione parlandone con qualcuno. Quindi ti aspettiamo con piacere per ascoltarti. A presto.
Dott.ssa Michela Pantano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vicenza
Buongiorno Simone, mi sembra che dal punto di vista fisico stia piuttosto bene, sapendosi regolare con una buona dieta e attivitò fisica.
piuttosto mi sembra che lei esprima uno stato depressivo, vorse non grave ma che la porta a a sentire una dimunuizione della voglia di vivere. anche l'isolameto può essere un sintomo depressivo. Certamente vi sono degli elementi della sua vita che concorrono a crare e sostenere questa situazione, che bisognerebbe poter approfondire
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

intraprenda un percorso di psicoterapia, potrà con il tempo fornirle le giuste consapevolezze per affrontare la vita senza ansie. L'ausilio degli ansiolitici per la gestione della ansia alla lunga potrebbe esser deleterio.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio di iniziare un percorso psicologico, da affiancare alla terapia farmacologica. Cordiali saluti.
Dott.ssa Sandra Cappello
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buongiorno, mi ha molto colpito la sua richiesta, da quello che leggo non viene fuori quali sono le cose che le piacciono fare, ma mi arriva il desiderio di una perfezione che credo vada smorzata. Si concentri su attività che le piacciono, stia di più all'aria aperta senza cercare necessariamente la performance, concentrandosi su attività piacevoli.
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Buongiorno Simone,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà quello che sta vivendo. Si sente, dalle sue parole, quanto per lei sia importante ritrovare quell’equilibrio psicofisico che in passato la faceva sentire “centrato”, forte, performante. E oggi il confronto con quell’immagine di sé sembra generarle smarrimento, dubbi e anche una certa preoccupazione.
Mi colpisce molto l’espressione che usa “come se si fosse spezzato quell’equilibrio”. A volte, dopo periodi prolungati di ansia trattata farmacologicamente, può accadere che il sintomo acuto si attenui, ma rimanga una sensazione più sottile di appannamento, di perdita di vitalità o di contatto con parti di sé. Non sempre questo corrisponde a una depressione conclamata, talvolta è una fase di transizione, in cui l’organismo e la psiche stanno cercando un nuovo assetto.
Anche il gesto di usare gli occhiali da sole “per filtrare la realtà”, persino di notte, è un’immagine molto potente. Sembra quasi il bisogno di attenuare qualcosa che viene percepito come troppo intenso, troppo esposto, o forse troppo faticoso da sostenere pienamente. Sarebbe interessante capire che cosa sente di dover “filtrare”: la luce? Gli stimoli? Le emozioni? Le aspettative su di sé?
Lei parla di “performance”, di “forza mentale”, di “essere perfetto”. Mi chiedo quanto questa idea di perfezione sia stata parte importante della sua identità. Quando ci siamo percepiti a lungo come forti e allenati (mentalmente e fisicamente) può essere molto difficile accettare una fase di vulnerabilità. Eppure, a volte, proprio queste fasi aprono la possibilità di conoscere aspetti più profondi di sé che prima restavano coperti dall’efficienza.
Dal punto di vista pratico, sta già facendo diverse cose utili come attività fisica, attenzione all’alimentazione, monitoraggio medico. Potrebbe essere importante anche:
- rivedere con il medico l’eventuale impatto passato delle benzodiazepine e il modo in cui sono state sospese;
- curare con maggiore coerenza le abitudini che oggi sente “ambivalenti” (come il latte nonostante l’intolleranza, o la sigaretta elettronica), non tanto in chiave moralistica ma come gesto di ascolto e rispetto del corpo;
- considerare uno spazio psicologico continuativo dove poter esplorare cosa è cambiato dal 2020 a oggi, non solo nei sintomi ma nella sua vita, nelle relazioni, nelle responsabilità, nell’immagine di sé.
Scrive “forse parlarne mi aiuterebbe”. Spesso è proprio così. Non tanto per ricevere “strategie” rapide, quanto per dare senso a ciò che sta vivendo. A volte il calo di energia e di entusiasmo non è un guasto da riparare, ma un segnale da comprendere.
Le lascio una domanda, se vuole portarla con sé: se non dovesse tornare “all’essere perfetto di prima”, ma scoprire una versione diversa di sé, meno performante forse, ma più consapevole, cosa teme che accadrebbe? E cosa, invece, potrebbe diventare possibile?
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per esplorare tutto questo senza giudizio. Il fatto che lei senta ancora speranza e desiderio di migliorare è già un segnale molto prezioso.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Caro Simone, grazie per aver condiviso in modo così sincero quello che stai vivendo. Da ciò che racconti emerge un percorso complesso, iniziato nel 2020 con un periodo di forte sofferenza ansiosa trattata con benzodiazepine, e oggi una sensazione di “non essere più quello di prima”, con un calo di energia, motivazione, lucidità e piacere nel vivere.

Alcuni aspetti meritano attenzione:

Effetti a lungo termine delle benzodiazepine: anche dopo la sospensione possono lasciare una sensazione di “appannamento”, riduzione della performance cognitiva ed emotiva, stanchezza o minore iniziativa. Questo non significa che il danno sia permanente, ma che il sistema nervoso ha bisogno di tempo e di stimoli adeguati per ritrovare un equilibrio.

Umore deflesso e perdita di slancio vitale: descrivi qualcosa che assomiglia a una forma lieve di depressione “sottosoglia” (meno entusiasmo, meno forza mentale, minor voglia di vivere), che spesso accompagna o segue periodi prolungati di ansia. Non è raro sentirsi “funzionanti” ma non davvero in forma.

Stili di vita e abitudini: l’attività fisica leggera è positiva, ma a volte per recuperare tono dell’umore e vitalità serve una struttura più mirata (esercizio regolare, graduale e con obiettivi realistici). Sigaretta elettronica e alcol, anche se moderati, possono influenzare energia, qualità del sonno e umore. Anche l’assunzione di latte nonostante l’intolleranza può contribuire a piccoli disturbi fisici che, nel tempo, impattano sul benessere generale.

Bisogno di “filtrare la realtà”: l’uso degli occhiali da sole anche di notte può essere letto come un tentativo di proteggerti da una realtà che senti più faticosa o “troppo intensa” da reggere emotivamente. È un segnale interessante da esplorare, più che un semplice comportamento bizzarro.

Isolamento come strategia di recupero: il silenzio e la natura sono risorse preziose, ma se diventano l’unico modo per reggere la fatica emotiva rischiano di non bastare e di aumentare il ritiro.

Alcune strategie utili, in aggiunta a quelle che già stai provando:

ristrutturare gradualmente l’attività fisica con obiettivi concreti e monitorabili;

curare sonno, alimentazione (tenendo conto dell’intolleranza al lattosio) e ridurre il più possibile nicotina e alcol;

lavorare su obiettivi di vita e motivazione, non solo sulla “performance”;

soprattutto, dare uno spazio di parola a quello che stai vivendo: un percorso psicologico può aiutarti a comprendere cosa si è “rotto” in quell’equilibrio che descrivi e come ricostruirlo in modo più solido e realistico, senza l’ideale dell’“essere perfetto”, che spesso diventa una fonte di pressione e frustrazione.

Il fatto che tu senta il bisogno di parlarne e che veda ancora speranze di miglioramento è un ottimo segnale. Per inquadrare meglio il tuo stato emotivo, distinguere tra esiti dell’ansia passata, eventuale umore depresso e aspetti legati allo stile di vita, è consigliabile approfondire con uno specialista che possa valutare la situazione in modo personalizzato e accompagnarti in un percorso di recupero del benessere psicofisico.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Mariapaola Anania
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua situazione. Capisco che non sia facile per te sentirti non al massimo della tua forza fisica e mentale. Ti suggerirei di iniziare un percorso psicologico: uno spazio tutto per te, per ricominciare una nuova fase di vita e di rinascita. Potresti provare a delineare una tabella dell’umore in cui monitorare, durante le diverse fasi della giornata il tuo umore e comprendere se magari ti senti triste o stanco in un momento preciso durante il giorno .. potresti anche stilare una lista delle attività che vorresti fare e partendo da quella più semplice da svolgere provare a farle.
Resto a tua disposizione per eventuali informazioni e ti ricordo che è possibile prenotare sul mio profilo una videoconsulenza gratuita di 20 minuti. In bocca al lupo.
Dott.ssa Mariapaola Anania, psicologa e psicosessuologa clinica, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione
Potrebbe essere utile e migliorativo dell'umore praticare con costanza una terapia espressiva delle proprie emozioni e pensieri. La terapia espressiva ha lo scopo di fornire un ambiente protetto e non giudicante dove poter esprimere emozioni, pensieri, ansie e paure e renderle così trasformabili e gestibili.
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Ciao Simone,
intanto grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità quello che stai vivendo.
Da quello che racconti non sembra esserci una problematica organica attuale (gli esami sono buoni, la vitamina D è rientrata), ma descrivi una condizione che incontro spesso: una sorta di abbassamento del tono vitale, non necessariamente una depressione, ma una perdita di energia, motivazione, forza mentale, come se qualcosa si fosse smorzato.
Mi colpisce anche quello che hai scritto sugli occhiali da sole usati come filtro della realtà: spesso quando sentiamo la vita troppo intensa e faticosa inconsapevolmente cerchiamo di attenuarla. Non è qualcosa di "strano", ma un segnale che merita ascolto.
Il tuo desiderio di tornare "all'essere perfetto che eri" fa capire quanto tu tenga alla tua identità, a volte però il percorso non è tornare indietro, ma comprendere cosa è cambiato e costruire un nuovo equilibrio, magari più consapevole e stabile. Parlarne in uno spazio terapeutico potrebbe aiutarti proprio a capire e a ricostruirti, senza dover "forzare" la performance, ma lavorando su motivazione, forza mentale e senso di direzione. Resto a disposizione,
dott.ssa Linda Fusco
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno Simone, grazie per aver condiviso con tanta apertura ciò che sta attraversando. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto lei sia una persona abituata a conoscersi bene, a prendersi cura di sé e ad avere un’idea molto precisa di come si sentiva quando percepiva equilibrio, energia e forza mentale. Proprio per questo il confronto con la condizione attuale può diventare particolarmente doloroso, perché non sta semplicemente cercando di stare meglio, ma sente di aver perso una parte importante della propria identità e del proprio modo di essere nel mondo. Quando si attraversano periodi prolungati di ansia o di forte stress psicologico può succedere qualcosa che spesso sorprende molto le persone. Anche quando gli esami sono buoni e la fase più acuta sembra superata, il corpo e la mente non tornano immediatamente alla condizione precedente. È come se il sistema interno avesse imparato a funzionare in modalità di protezione per molto tempo e facesse fatica a ritrovare spontaneità, entusiasmo e lucidità. Questa sensazione di essere “un po’ spenti”, meno reattivi o meno presenti, è qualcosa che molte persone descrivono dopo periodi impegnativi dal punto di vista emotivo. Lei parla di performance psicofisica e di forza mentale. È comprensibile desiderare di tornare alla versione di sé che ricordava come più forte o più allenata. Allo stesso tempo può diventare una trappola confrontarsi continuamente con un ideale passato, perché ogni giornata viene inconsciamente misurata rispetto a quel parametro e rischia di sembrare sempre insufficiente. La mente tende allora a interpretare ogni calo di energia come una prova che qualcosa non va davvero, alimentando ulteriormente preoccupazione e senso di perdita. Un elemento che mi ha colpito è quando racconta di utilizzare a volte gli occhiali da sole anche di notte per filtrare la realtà. Questo gesto sembra raccontare un bisogno di protezione, quasi come se l’ambiente esterno risultasse troppo intenso o faticoso da affrontare pienamente. Non è tanto l’oggetto in sé a essere importante, quanto il significato che assume. Può essere utile chiedersi cosa succede dentro di lei quando li indossa. Si sente più al sicuro, meno esposto, meno stimolato? Spesso questi piccoli comportamenti nascono come tentativi comprensibili di gestire un sovraccarico interno. Lei descrive anche il bisogno di isolarsi, cercare silenzio e natura per recuperare energie. Questo può essere molto sano quando diventa uno spazio di rigenerazione scelto. Diventa però meno utile quando l’isolamento nasce dalla sensazione di non avere abbastanza risorse per stare nel mondo o con gli altri. In quel caso rischia di trasformarsi in un ritiro che inizialmente calma ma a lungo andare riduce ulteriormente la vitalità. Parlarne con qualcuno, come lei stesso intuisce, può essere un passaggio molto importante. Non tanto perché qualcuno debba darle una soluzione immediata, ma perché mettere parole su ciò che sente permette alla mente di uscire dalla solitudine del rimuginio. Quando tutto resta dentro tende ad amplificarsi e a sembrare più definitivo di quanto sia realmente. Dal punto di vista pratico, spesso ciò che aiuta non è cercare subito grandi cambiamenti o prestazioni elevate, ma ricostruire gradualità e continuità. Il cervello recupera energia attraverso esperienze ripetute di efficacia quotidiana, anche piccole. Attività fisica già la pratica e questo è un ottimo punto di partenza. Può essere utile prestare attenzione anche al ritmo sonno veglia, alla regolarità dei momenti della giornata e al modo in cui si parla interiormente quando sente di non essere all’altezza di come era prima. Molte persone senza accorgersene diventano molto severe con sé stesse proprio nei momenti di fragilità. Ha anche una buona consapevolezza delle proprie abitudini, come il fumo elettronico, l’alcol occasionale o il consumo di latte nonostante l’intolleranza. Non si tratta di colpevolizzarsi, ma di osservare se alcune scelte quotidiane stanno davvero sostenendo il recupero di energia oppure se nascono più dall’abitudine che da un reale bisogno. A volte piccoli aggiustamenti coerenti con il proprio benessere mandano alla mente un messaggio potente di cura verso sé stessi. Vorrei dirle anche che il desiderio di tornare all’“essere perfetto” che era merita una riflessione gentile. La perfezione spesso è una fotografia ideale che rischia di non lasciare spazio alle trasformazioni naturali della vita. Non è detto che il percorso sia tornare esattamente indietro. Potrebbe invece essere costruire una nuova versione di sé che integri ciò che ha imparato attraversando questo periodo, con magari una maggiore sensibilità verso i propri limiti e bisogni. Il fatto che lei senta ancora speranza e voglia confrontarsi è un segnale molto prezioso. Significa che una parte di lei sta già cercando movimento e cambiamento. Continuare a parlarne, concedersi tempo e osservare con curiosità ciò che accade dentro di sé può diventare un modo concreto per ritrovare gradualmente energia e senso di direzione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buongiorno, sono la psicologa Nunzia Sasso.
Gentile Simone, ho accolto con molta attenzione la Sua analisi così dettagliata e sentita. Mi preme innanzitutto dirle che la sensazione di aver "spezzato un equilibrio" non è un segnale di un danno permanente, ma il sintomo di una transizione profonda che il Suo sistema psicofisico sta attraversando dopo anni di gestione dell'ansia tramite supporto farmacologico. Le benzodiazepine, pur essendo state utili in una fase critica, tendono a creare una sorta di "cuscinetto" emotivo che, una volta rimosso o ridotto, lascia la persona esposta a una realtà che appare improvvisamente troppo vivida, faticosa o priva di quel mordente che Lei chiama performance.
Il Suo desiderio di tornare all'essere perfetto che era è una spinta vitale lodevole, ma nasconde un'insidia psicologica: il confronto costante con un'immagine idealizzata del passato rischia di svalutare profondamente l'uomo che è oggi, un uomo che ha saputo attraversare una crisi e che ora sta cercando nuove bussole. L'uso degli occhiali da sole, persino di notte, è un elemento simbolico e comportamentale potentissimo. Mi suggerisce un bisogno di schermatura, un filtro protettivo tra il Suo mondo interno e una realtà esterna che forse percepisce come giudicante o semplicemente troppo intensa. È come se Lei stesse cercando di proteggere una parte di sé ancora fragile, ma questo velo finisce per alimentare quel senso di isolamento e di "nebbia" emotiva che descrive.
Anche il dettaglio del consumo di latte nonostante l'intolleranza merita una riflessione non solo medica, ma psicologica. Spesso manteniamo abitudini fisicamente dannose come forma di resistenza al cambiamento o come espressione di un conflitto interno: è una sorta di micro-abuso verso se stessi che riflette la difficoltà di prendersi cura della propria nuova vulnerabilità. L'infiammazione intestinale che ne deriva ha un impatto diretto sulla biochimica del cervello, influenzando negativamente l'umore e la lucidità mentale, contribuendo a quella "lieve depressione" di cui parla.
Simone, per recuperare la Sua forza mentale non serve forzare la prestazione atletica o cercare di "ripararsi" per tornare come prima. Occorre invece iniziare a togliere gradualmente questi filtri, fisici e mentali. La natura e il silenzio sono ottimi alleati, ma se diventano un rifugio esclusivo perdono la loro funzione rigenerante e diventano una fuga. Il primo passo verso il miglioramento è l'accettazione che la perfezione non è assenza di fatica, ma la capacità di integrare le proprie ombre nel nuovo equilibrio che sta costruendo.
Sarebbe disposto, nei prossimi giorni, a provare a trascorrere brevi momenti all'aperto senza il filtro degli occhiali da sole, osservando quali emozioni affiorano in quel contatto diretto con la luce e con lo sguardo degli altri?
Dott.ssa Mariavittoria Trucco
Psicologo, Psicologo clinico
Alessandria
Da quello che racconti sembra che tu stia vivendo una sensazione di “scollamento” rispetto a come ti sentivi prima, come se il corpo e la mente non fossero più in sintonia come un tempo. Colpisce anche quanto peso abbia l’idea di dover tornare a essere “perfetto”: a volte questo rende ancora più faticoso ascoltare cosa sta succedendo davvero dentro.
Potrebbe essere utile avere uno spazio psicoterapeutico in cui mettere ordine a questi segnali, senza doverli affrontare da solo.
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Formello
Salve, da ciò che scrive emerge una grande lucidità e, insieme, una sofferenza più silenziosa ma persistente. Lei non descrive un crollo, bensì la perdita di un equilibrio interno che un tempo le apparteneva, e questo spesso è più difficile da accettare di un sintomo evidente. Dal punto di vista junghiano, potremmo dire che una parte della sua energia psichica è rimasta congelata nel periodo in cui l’ansia è stata contenuta soprattutto farmacologicamente. Le benzodiazepine possono aver protetto l’Io in una fase acuta, ma talvolta lasciano una sensazione di appiattimento, come se la vitalità fosse stata messa tra parentesi. Non è debolezza: è una psiche che ora chiede integrazione, non solo controllo. L’isolamento, il bisogno di silenzio, persino l’uso degli occhiali da sole come filtro, parlano di una sensibilità aumentata verso il mondo esterno. Jung direbbe che l’Io sta cercando di difendersi da un eccesso di stimoli perché non si sente ancora abbastanza solido. Parlare, come lei stesso intuisce, può aiutare a rimettere in circolo ciò che è rimasto trattenuto. Più che tornare all’essere perfetto di prima, il lavoro ora potrebbe essere diventare più intero, accettando questa fase come una trasformazione e non come una sconfitta. Un percorso psicologico le permetterebbe di ricostruire forza mentale e motivazione non forzandosi, ma ascoltando ciò che oggi chiede spazio.
Le sue speranze sono fondate: quando c’è consapevolezza, il cambiamento è possibile. E non deve farlo da solo.
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buonasera gentile Utente, per poterle dare un quadro più in linea con le sue esigenze servirebbero dei colloqui conoscitivi per poi capire se quello che fa per lei è un supporto psicologico in quanto attraverso questi si andrebbe ad indagare dalle sue origini, cosa é cambiato e come riacquistare un benessere in linea con lei sue esigenze.
Dott.ssa Psicologa Pinessi Giorgia
Buongiorno Simone,
da quello che descrivi non emerge tanto una patologia evidente, quanto la sensazione di aver perso un equilibrio che per te era identitario: energia, lucidità, performance. Il confronto continuo tra “come ero” e “come sono ora” rischia di alimentare frustrazione e senso di inadeguatezza più del calo stesso.
L’uso prolungato di benzodiazepine in passato, anche se ora sospese, può aver contribuito a una percezione di rallentamento o appiattimento. Allo stesso tempo noto che stai facendo molte cose per recuperare forma e controllo: sport, alimentazione, integratori, isolamento per ricaricarti. Il rischio è che tutto sia orientato a “tornare perfetto”, aumentando la pressione interna.
Ti lascio alcune domande operative:
In quali momenti della giornata ti senti anche solo leggermente meglio?
Quanto del malessere è legato a un reale calo e quanto al confronto con l’immagine passata di te?
Gli occhiali anche di notte hanno una funzione di protezione o di riduzione dello stimolo?
Più che cercare nuove strategie fai-da-te, potrebbe essere utile parlarne in modo mirato. Approcci brevi e focalizzati — come le terapie brevi strategiche o anche la Terapia a Seduta Singola — possono aiutarti già dal primo incontro a mettere ordine nel problema e individuare azioni concrete per migliorare nel breve periodo, senza percorsi lunghi o indefiniti.
A volte non si tratta di tornare all’“Essere perfetto” di prima, ma di costruire un equilibrio nuovo, più stabile e sostenibile per la fase di vita che stai attraversando. Il fatto che tu voglia intervenire è già un punto di forza su cui lavorare.
Dott.ssa Melania Monaco
Mi fa piacere che nutre speranza di poter migliorare una situazione che le sta scomoda, se vuole sono disponibile per parlare con lei di quali modalità potrebbe adottare per tornare a essere sereno!
Gentile Simone,
La ringrazio per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo. Ci sono diversi punti di forza nel suo racconto: lavora, fa attività fisica, presta attenzione all’alimentazione, ha effettuato controlli medici e si sta interrogando in modo consapevole sul suo stato emotivo. Questo indica risorse e motivazione al cambiamento.
La sensazione di aver perso energia, forza mentale e vitalità, pur in assenza di alterazioni mediche evidenti, merita però un approfondimento clinico più strutturato, soprattutto considerando la storia di ansia trattata con benzodiazepine e il calo dell’umore che descrive. Questo per comprendere meglio cosa stia accadendo a livello emotivo e psicologico.
Valutare l’inizio di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questi cambiamenti, lavorare sull’umore e recuperare gradualmente equilibrio e senso di efficacia personale. Parlare con un professionista potrebbe essere proprio quel passo che sente di voler fare.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
La ringrazio Simone per aver condiviso con tanta lucidità il suo vissuto. Pur non potendo dare una risposta esaustiva su questo canale dovuta alla limitatezza propria posso dire che da ciò che descrive emerge una sensazione di frattura interna, come se l’immagine di sé di prima non combaciasse più con quella attuale. Questo scarto identitario può generare una sottile demoralizzazione, non sempre rumorosa ma persistente. L’uso prolungato di benzodiazepine, anche se ora sospese, potrebbe aver inciso sulla percezione di energia mentale e vitalità. Non è raro sentirsi meno reattivi o meno presenti / centrato per un periodo anche lungo.
Mi ha molto colpito il bisogno di filtrare la realtà, persino con gli occhiali da sole la notte sembra un gesto simbolico potente, quasi una difesa sensoriale. L’isolamento nella natura indica che lei prova a rigenerarsi, ma forse sta facendo tutto da solo e questo alla lunga stanca.
La ricerca dell’Essere perfetto di prima potrebbe essere una pressione silenziosa che le sottrae ulteriore forza. A volte non si tratta di tornare indietro ma di ridefinirsi, anche se questo passaggio fa paura e crea dubbi. Fare un passo indietro per farne due in avanti
Le suggerisco con rispetto di non affrontare questo momento in autonomia bensì un percorso con uno psicologo o uno psichiatra potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a riorganizzare le sue energie interne. Parlare in uno spazio protetto spesso alleggerisce ciò che oggi sembra confuso.
Le auguro di trovare presto un sostegno adeguato e di poter riscoprire una forma di equilibrio più autentica e stabile. Un caro augurio per il suo cammino.
Ciao Simone, ti ringrazio per aver condiviso questo quadro così onesto e dettagliato della tua situazione.
Leggendo le tue parole immagino forte il tuo desiderio di ritrovare quella vitalità e quella forza che senti di aver smarrito negli ultimi anni. È comprensibile provare smarrimento quando sentiamo che l'equilibrio che ci ha sempre definiti sembra essersi incrinato.
C'è un passaggio che mi ha colpito molto: il tuo utilizzo degli occhiali da sole anche di notte per 'filtrare la realtà'. Questo mi dice quanto oggi il mondo esterno ti possa sembrare faticoso da affrontare e quanto tu senta il bisogno di proteggerti. Ma mi dice anche che possiedi una grande consapevolezza di te stesso e dei tuoi meccanismi di difesa.
Voglio dirti che l''Essere perfetto' che ricordi non è sparito; è la base solida su cui puoi ricostruire la tua versione attuale. A volte, però, cercare di tornare esattamente a come si era prima può diventare una trappola che ci impedisce di vedere quanto valiamo oggi, anche con qualche cicatrice in più: quello che per il bruco è la fine di tutto il resto del mondo lo chiama farfalla! Il fatto che tu continui a fare attività fisica e che cerchi il contatto con la natura dimostra che in te c'è una forte spinta vitale.
Il passo che hai fatto oggi — decidere di parlarne — è la prima vera strategia per smettere di filtrare la realtà e ricominciare a viverla. Forse, prima ancora di puntare alla 'performance', potresti valutare l’opportunità di rivolgerti a un\una psicologo\a per affrontare insieme questo tuo senso di stanchezza e questa tua voglia di tornare a sorridere senza filtri.
Un caro saluto Simone, con l’augurio di tornare presto a goderti la serenità che meriti.
Dr. Claudio Puliatti

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