Salve, ho un grosso problema di coppia, da autoerotismo per uso continuo di video porno, non riesco

21 risposte
Salve, ho un grosso problema di coppia, da autoerotismo per uso continuo di video porno, non riesco ad avere un erezione prolungata per avere un rapporto con la mia compagna, la relazione si è rovinata perché lei non ha più fiducia e mi dice che l'ho tradita da nove anni per causa di questi video. Sono andato sia da un andrologo che da uno psicologo, ho fatto diverse analisi e visite intime, anche per la prostata e và tutto bene, lo psicologo mi ha detto che è lei che è molto problematica, ma il problema è mio che non riesco ad avere un rapporto sessuale soddisfacente, ho preso da alcuni anni la "pillola" ma a lei non piace perché mi dice che sono come un robot e non partecipo al livello emotivo ma meccanico e poi non finisco mai. Io le voglio bene e la amo, ma litighiamo sempre per questi motivi, lei si sente frustrata, tradita, sola etc... Ho smesso per un mese a non vedere più porno, ma è come se mi è passato il desiderio in generale, allora penso che devo riprendere la masturbazione per il mio benessere fisico, ma lei? La nostra storia sta finendo e non so che fare... Ogni volta che mi apparato con lei, provo senso di colpa per averle mentito, penso se non riesco, penso che mi colpevolizza con brutte parole, allora parto bene ma non riesco a continuare che l'erezione si perde anche con la pillola. Ho 58 anni e stiamo assieme da nove anni...
Dott. Raffaele La Tosa
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Legnano
Salve,
quello che emerge dalla sua lettera non è solo un “problema di erezione”, ma un groviglio molto complesso tra sessualità, corpo, relazione e mondo interno: il modo in cui lei vive se stesso con la pornografia, con la compagna, con la vostra storia di nove anni e con l’immagine che ha di sé come uomo.
Quando mi descrive che con i video porno l’erezione c’è e funziona, mentre con la compagna si spegne anche con la pillola, sento che siamo di fronte a una storia in cui la sessualità reale è stata progressivamente sostituita da un mondo di immagini, controllo e sicurezza emotiva (o apparente sicurezza). Studi recenti parlano di una “disfunzione erettile indotta dalla pornografia”: il cervello si abitua a stimoli artificiali molto forti, sempre nuovi, e quando deve tornare alla sessualità con un partner vivo, con tempi, emozioni e imprevisti, il corpo si spegne perché non è più allenato a quel tipo di relazione.
In più lei aggiunge un altro strato pesantissimo: la consapevolezza di aver mentito per anni, di non aver condiviso con la sua compagna un aspetto così intimo della sua vita. Per lei può essere stato un modo di proteggersi, di non esporsi, di non confrontarsi con le sue paure, ma per lei questo è diventato un vero e proprio tradimento emotivo, una ferita che si è aperta e ripetuta nel tempo. E quando lei le dice che si sente tradita, sola, frustrata, lo fa davvero, perché la sessualità è uno dei luoghi più intimi in cui ci si mostra nudi, anche se solo metaforicamente.
Quando poi lei si appresta a un rapporto con lei, non è solo un problema di farmaco o di sangue al pene: è un groviglio di pensieri, sensazioni, ricordi. “Ho mentito”, “lei mi giudica”, “devo essere perfetto”, “se non riesco mi colpevolizza”, “sono un robot con la pillola”: tutte queste frasi diventano un’onda che sommerge il corpo e lo porta a chiudersi, proprio quando dovrebbe aprirsi. Il corpo non è una macchina astratta, è profondamente collegato a ciò che viviamo dentro: la vergogna, il senso di colpa, la paura di non essere all’altezza.
Mi colpisce molto anche quel mese in cui ha smesso completamente di porno e masturbazione, e ha notato che il desiderio è calato in generale. Questo è un segnale importante: la sua sessualità si è molto organizzata intorno a uno schema di autoerotismo con pornografia, che gli dà piacere, controllo e una certa forma di rassicurazione, ma che allo stesso tempo alimenta il senso di colpa e la distanza dalla compagna. Non si tratta quindi di demonizzare la pornografia o la masturbazione in sé, ma di capire come si è intrecciata con la vostra storia di coppia e con il modo in cui lei vive sé stesso come uomo e come partner.
Nel mio approccio fenomenologico, cerco di guardare non solo al sintomo (l’erezione che manca), ma al vissuto: come si sente nel letto accanto a lei, cosa vede quando la guarda, cosa pensa quando si tocca, cosa le viene in mente quando dice la parola “tradimento”. La sessualità è un luogo dove corpo, emozione e relazione si incontrano, e se in quel luogo si è installato troppo spesso senso di colpa, paura o distacco, il corpo risponde “no” anche quando la testa e il cuore vorrebbero dire “sì”.
Quello che le proporrei, se volesse, è un percorso che vada in due direzioni:
un lavoro individuale, con lei, per capire come è nata questa abitudine alla pornografia, cosa le dà e cosa le toglie, come la sua storia di coppia si è intrecciata con questo schema, e come il senso di colpa e il timore di essere giudicato si sono sedimentati nel corpo; un lavoro di coppia, perché la sessualità è terreno relazionale: la sua compagna ha bisogno di spazio per esprimere la sua sofferenza, la sua rabbia, la sua delusione, così come lei ha bisogno di spiegare non solo cosa ha fatto, ma perché lo ha fatto, cosa sentiva in quel momento, cosa cercava di evitare o proteggere.
In questo spazio di terapia potremmo lavorare su piccoli passi concreti:
un periodo di riduzione (non necessariamente di totale astinenza) del porno, per dare tempo al suo cervello di ri‑imparare a rispondere ai stimoli reali con la compagna;
un uso più consapevole della pillola, non come unica salvezza, ma come strumento che può affiancare un lavoro di riduzione dell’ansia da prestazione;
esercizi di contatto e sensualità lenta, senza l’obiettivo di arrivare a un rapporto completo, ma solo per riscoprire il piacere di stare insieme, toccandosi, guardandosi, parlandosi, senza fretta e senza obbligo.
Lei scrive che la vostra storia sta finendo e che non sa cosa fare. È vero che la situazione è critica, ma la crisi può diventare anche un momento di svolta, se affrontata con sincerità, attenzione e impegno da parte di entrambi. Non si tratta di ricominciare da zero, ma di rileggere la vostra storia con onestà: come il porno è entrato, come ha cambiato il modo di stare insieme, come il senso di colpa e la paura hanno costruito una distanza tra voi.
Se vuole, possiamo fissare un primo colloquio, anche individuale, per iniziare a sciogliere questo groviglio, per capire insieme come rimettere sullo stesso piano il suo bisogno di benessere sessuale e il suo desiderio di salvare e rinnovare la relazione con la sua compagna. Non è facile, vero, ma non è neppure impossibile: con attenzione, pazienza e un lavoro condiviso, è possibile ritrovare una sessualità più viva, più autentica e più vicina alla vostra storia di coppia.
Resto a disposizione e le auguro il meglio

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Dr. Vincenzo Cappon
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Castiglione delle Stiviere
Per problematiche come le sue occorre rivolgersi ad un terapeuta esperto, esistono tecniche che possono aiutarla a risolvere il suo problema anche in tempi brevi.
Un caro saluto
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
La situazione che riporta appare complessa.
Vista la conflittualità presente all'interno della vostra relazione legata a un suo consumo di video porno e a un riferito tradimento percepito dalla sua compagna afferente a tali video, appare come il problema sia più della coppia in sé che non dei singoli. Per questa ragione, dal momento che lei sta già svolgendo un percorso terapeutico, sarebbe utile effettuare un percorso di terapia di coppia al fine di lavorare insieme per la costruzione della fiducia. Infatti, lei afferma di amare la sua compagna e di impegnarsi nella relazione da nove anni; perciò, è importante chiedere alla sua compagna che cosa l'ha fatta dubitare di lei e perché non si fida più e, inoltre, cosa può fare per ripristinare il rapporto di fiducia che c'è stato. Nello specifico, date le difficoltà sessuali, suggerisco di rivolgersi a uno specialista che sia anche sessuologo cosicché lei possa andare a fondo sulle cause della disfunzione erettile e possa ottenere degli strumenti per tornare ad avere dei rapporti sessuali soddisfacenti. Per quanto riguarda la masturbazione, essa è consigliabile in quanto allevia lo stress e fa bene al sistema immunitario.
La domanda che le pongo è la seguente: oltre ai video porno, ci sono altri stimoli che la ecciterebbero? Ad esempio, fantasie sessuali, immagini, ricordi di rapporti avuti...
Se affermativo, può usare dei nuovi stimoli per provare piacere.
Lavori in terapia sul senso di colpa provato per aver mentito e provi ad avere un dialogo costruttivo con la sua compagna, al fine di salvare la relazione.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande.
Cordiali saluti
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Ho letto con attenzione il suo scritto e ho colto una notevole conflittualità di coppia. Le consiglierei di intraprendere una seria psicoterapia di coppia. Cordiali saluti!
Gentile utente, quello che descrive è un circolo che si autoalimenta.
La masturbazione in sé non è un problema. Diventa un problema quando l’uso di porno è continuo, quando diventa l’unica via di eccitazione, quando crea confronti o aspettative irrealistiche, quando finisce per sostituire l’intimità. Il fatto che, sospendendo i porno, lei abbia sentito un calo del desiderio può indicare che serve tempo per “riassestare” il sistema erotico e ridurre l’automatismo stimolo-risposta legato ai video.
C’è poi la dimensione di coppia: la sua compagna vive la cosa come tradimento, lei vive il rapporto come un esame in cui verrà colpevolizzato. In queste condizioni l’erezione fatica a mantenersi anche con farmaci, perché l’attivazione ansiosa e il senso di minaccia spengono l’eccitazione. La pillola può aiutare la componente vascolare, non può creare sicurezza emotiva e clima erotico.
Sul piano pratico, può essere utile spostare l’obiettivo: per un periodo non puntare al “rapporto completo” come prova di valore, puntare a ricostruire intimità senza prestazione (carezze, contatto, tempo insieme, erotismo graduale) e ridurre la pressione. In parallelo, può essere utile un percorso sessuologico o psicoterapeutico centrato sulla sessualità (non solo “generico”) e una cornice di coppia che permetta di parlare senza accuse e umiliazioni. Le parole “robot”, “tradimento da nove anni”, “brutte parole” sono segnali di una comunicazione che ferisce e blocca.
Infine lei chiede: “devo riprendere la masturbazione per il mio benessere fisico?”. Il benessere non si misura solo con lo scarico fisico, quanto piuttosto con la qualità del desiderio e della relazione. Esiste una via di mezzo: autoerotismo più consapevole, senza porno o con una forte riduzione, orientato alle sensazioni del corpo e non al consumo di stimoli, così da non perdere il desiderio di coppia.
Se la coppia vuole salvarsi, serve un patto realistico: tempi, riduzione dei porno, ricostruzione della fiducia, clima non giudicante. Se quel clima non è possibile, la difficoltà sessuale rischia di restare cronicizzata.
Un caro saluto.
Gabriele
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, da ciò che racconta il problema non sembra solo legato ai video porno, ma anche al senso di colpa, all’ansia da prestazione e alla tensione che si è creata nella coppia. Quando il rapporto sessuale diventa un terreno di paura, giudizio e fallimento, è molto difficile viverlo con spontaneità, anche se gli esami sono nella norma e anche con un aiuto farmacologico.
Più che colpevolizzarsi, potrebbe esserle utile affrontare il problema in un percorso mirato sulla sessualità, possibilmente anche di coppia, perché qui non c’è solo una difficoltà erettiva ma una sofferenza relazionale importante. Il fatto che lei tenga a questa relazione è un punto prezioso, ma da solo non basta se continuate a vivere l’intimità dentro rabbia, sfiducia e ferite reciproche.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive è un problema più comune di quanto si pensi, ma anche complesso perché coinvolge sia aspetti fisici sia, soprattutto, psicologici e relazionali.

Dal momento che le valutazioni mediche (andrologo, esami, prostata) risultano nella norma, è molto probabile che la difficoltà erettiva che sperimenta sia legata a fattori psicologici. In particolare, nel suo racconto emergono alcuni elementi importanti:

Uso prolungato di pornografia e autoerotismo: un consumo frequente può influenzare la risposta sessuale reale, rendendo più difficile eccitarsi in una relazione, soprattutto se nel tempo si è creata un’abitudine molto specifica agli stimoli.
Ansia da prestazione: il pensiero “e se non riesco?” e la paura del giudizio o delle reazioni della partner possono interferire direttamente con l’erezione.
Senso di colpa e vissuto di “tradimento”: il peso emotivo che porta dentro di sé, insieme alle accuse della sua compagna, crea un blocco che non è solo sessuale ma anche emotivo.
Dinamica di coppia conflittuale: litigi, sfiducia e frustrazione reciproca rendono difficile vivere la sessualità in modo spontaneo e sereno.
Perdita del desiderio quando interrompe la pornografia: questo può indicare una difficoltà a riattivare un desiderio più “relazionale” e meno legato all’abitudine individuale.

La “pillola” (farmaci per l’erezione) può aiutare sul piano fisico, ma non risolve questi aspetti emotivi e relazionali, motivo per cui lei stesso percepisce una sessualità “meccanica”.

È importante chiarire anche un punto: non è utile cercare “di chi è la colpa” (sua o della partner). In questi casi si crea spesso un circolo vizioso in cui:

lei si sente sotto pressione → perde l’erezione
la partner si sente rifiutata → aumenta la tensione e le accuse
lei si sente ancora più in colpa → aumenta il blocco

Alcuni passi che possono essere utili:

Ridurre gradualmente l’uso della pornografia, senza viverlo come “tutto o niente”, ma lavorando su una rieducazione del desiderio.
Spostare l’attenzione dal “dover avere un rapporto completo” al recupero di una intimità senza obiettivo di prestazione.
Lavorare sul senso di colpa e sull’ansia da prestazione.
Coinvolgere, se possibile, anche la partner in un percorso, perché il problema ormai è diventato di coppia, non solo individuale.

Detto questo, la situazione che descrive è delicata e stratificata: affrontarla da soli è molto difficile. È quindi fortemente consigliabile intraprendere un percorso con uno specialista, preferibilmente uno psicoterapeuta con competenze in sessuologia, eventualmente anche in terapia di coppia, per lavorare sia sulla dimensione sessuale sia su quella relazionale.

Un saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Colgo nelle Sue parole un groviglio profondo di sofferenza, dove il corpo sembra essersi fatto portavoce di un malessere che riguarda l'intera architettura della Sua relazione. Quando il desiderio si rifugia nella dimensione solitaria del consumo digitale, spesso non è solo per una questione di stimolo visivo, ma diventa un modo per abitare uno spazio protetto, dove non esiste il rischio del giudizio o del fallimento che, invece, oggi avverte in modo così lacerante nel rapporto con la Sua compagna.

Questa dinamica di tradimento percepito ha creato un clima di costante tensione e colpevolizzazione che si ripercuote inevitabilmente sulla Sua identità di uomo e di partner. È importante comprendere che l'erezione non è un comando della volontà, ma un evento che accade in una condizione di abbandono e sicurezza. Nel momento in cui Lei si accosta a Lei portando con sé il peso del senso di colpa, il timore del fallimento e l'eco delle brutte parole ricevute, il Suo corpo reagisce difendendosi, spegnendo quella partecipazione che la pillola può solo simulare meccanicamente ma non generare emotivamente.

La sensazione di essere un robot descritta dalla Sua compagna indica proprio questa frattura: l'atto sessuale è diventato una prestazione da portare a termine per evitare il litigio, piuttosto che un momento di incontro e di piacere condiviso. Smettere di guardare video per un mese è stato un tentativo di riparazione, ma se questo silenzio del desiderio viene vissuto come una privazione o un obbligo, è naturale che porti a un appiattimento della libido. Il desiderio ha bisogno di ossigeno e di una matrice relazionale accogliente, non di imposizioni che sanno di castigo.

In una relazione di nove anni, le dinamiche che ci legano all'altro sono complesse e spesso pescano nelle nostre storie più antiche. Forse è necessario provare a spostare lo sguardo dal problema meccanico alla qualità del vostro legame attuale. La fiducia si è incrinata non solo per i video, ma per il muro di non detti e di aspettative deluse che si è costruito nel tempo. È difficile che il desiderio rifiorisca in un terreno dove domina la colpevolizzazione; l'intimità richiede un'accoglienza reciproca che al momento sembra essere stata sostituita da una dinamica di accusa e difesa.

Non si tratta di scegliere tra il Suo benessere fisico e la Sua compagna, ma di capire se esiste ancora la possibilità di costruire un nuovo modo di stare insieme, dove la vulnerabilità di entrambi possa essere espressa senza diventare un'arma. Il Suo corpo, attraverso questa difficoltà, Le sta segnalando che non può più sostenere un peso emotivo così gravoso e che la via d'uscita non risiede in un ritorno alla solitudine come rifugio, né in una chimica che la fa sentire distante da se stesso, ma nel tentativo di ritrovare un dialogo umano e affettuoso che preceda quello strettamente sessuale.
cordialità
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Salve,
si sente quanto questa situazione la faccia soffrire e quanto tenga alla relazione.

Quello che descrive sembra meno legato a un problema “fisico” e più a un circolo psicologico: uso abituale del porno, aspettative e pressione durante il rapporto, senso di colpa, paura del giudizio della partner… tutti elementi che possono interferire con l’erezione e con il coinvolgimento emotivo. Anche il fatto che con la “pillola” l’erezione ci sia ma venga vissuta come “meccanica” va in questa direzione.

Smettere improvvisamente con il porno può portare, per un periodo, a un calo del desiderio: è una fase transitoria, non un segnale che “non funziona più”. Il punto però non è solo il comportamento individuale, ma anche la dinamica di coppia: il clima di accusa, sfiducia e tensione rende molto difficile vivere l’intimità in modo sereno.

Per questo, oltre al lavoro personale, sarebbe molto utile un percorso di coppia o sessuologico, dove poter affrontare insieme sia l’aspetto della sessualità sia quello della fiducia e della comunicazione. Continuare a vivere il rapporto con paura di “non riuscire” e di essere giudicato rischia di mantenere il problema.

Non è una situazione senza uscita, ma richiede di spostare il focus dalla “prestazione” alla relazione e alla sicurezza emotiva.

Un caro saluto.

Dott.ssa Barbara Bellini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Porto Mantovano
Buongiorno, a volte i problemi che sembrano prettamente sessuali hanno origine nella coppia, o meglio nell'efficacia della comunicazione verbale e non verbale tra le persone coinvolte. Per affrontare ciò, è spesso necessaria una terapia di coppia che preveda anche degli incontri individuali, dove ognuno può comprendere e lavorare sulla sua parte "inceppata". Svolgo da tempo terapie di coppia di questo tipo, con ottimi risultati, nel momento in cui c'è ancora il sentimento e quindi anche l'apertura nel mettersi in discussione e l'energia per lavorare sul disagio in modo da trovarne la via d'uscita.
Rimango a disposizione per qualsiasi informazione o curiosità.
Cari saluti,
Barbara
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Salve,
da quello che descrive, la situazione è più comune di quanto si pensi, ma può diventare molto faticosa quando si crea un circolo come quello che racconta.
Il fatto che gli esami medici siano nella norma è un dato importante: indica che il suo corpo è in grado di funzionare. Le difficoltà che descrive sembrano quindi legate soprattutto a fattori emotivi e relazionali.
Spesso si attiva un meccanismo di questo tipo:
preoccupazione di “non riuscire” → tensione e senso di colpa → difficoltà nell’erezione → ulteriore pressione e conflitto nella coppia.
Anche il tema della pornografia può avere un ruolo, ma raramente è l’unica causa. In questi casi è importante lavorare su più livelli:
ridurre l’ansia da prestazione
ritrovare una sessualità più spontanea e meno “meccanica”
affrontare il senso di colpa
e, se possibile, migliorare la comunicazione nella coppia
Sono aspetti su cui è possibile lavorare in modo concreto e graduale.
Se sente che la situazione sta incidendo sulla relazione, può essere utile affrontarla con un supporto mirato.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Formello
Salve, quello che descrive non è solo un problema sessuale, ma un intreccio delicato tra corpo, desiderio ed emozioni, dove il senso di colpa sembra avere un peso molto forte.
Da un lato c’è l’abitudine al porno e all’autoerotismo, che nel tempo può “abituare” il desiderio a uno stimolo molto specifico e controllabile; dall’altro, però, emerge qualcosa di più profondo: quando è con la sua compagna, non è davvero libero, ma attraversato da pensieri (“e se non riesco?”, “mi giudicherà”, “l’ho delusa”) che interrompono il naturale fluire dell’eccitazione.
In ottica junghiana diremmo che il sintomo non è solo da eliminare, ma da comprendere: l’erezione che si perde può essere letta anche come un segnale psichico, quasi un ritiro di energia quando il clima interno è troppo carico di pressione, colpa o paura.
È importante anche un altro punto: il desiderio non funziona bene sotto accusa. Se ogni incontro diventa una prova da superare, il corpo tende a chiudersi. Non per mancanza di amore, ma per eccesso di tensione.
Il fatto che senza pornografia senta calare il desiderio può spaventare, ma può anche indicare che il suo sistema ha bisogno di tempo per riabituarsi a una dimensione più relazionale e meno automatica.
Forse il lavoro non è scegliere tra pornografia o rapporto, ma creare uno spazio diverso con la sua compagna: meno centrato sulla prestazione e più sulla gradualità, sul contatto, anche senza l’obiettivo immediato del rapporto completo.
Accanto a questo, potrebbe essere utile un percorso terapeutico che non si limiti a dare la colpa a uno dei due, ma che aiuti a comprendere insieme il circolo che si è creato tra senso di colpa, sfiducia e difficoltà sessuale.
Dott.ssa Alessia Supino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Formia
Salve gentile utente
Grazie per aver scritto le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia.
Per poter gestire le emozioni e approfondire.
Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

lei è portatore di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con la sua compagna, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
la situazione che descrive è molto dolorosa e complessa, e dalle sue parole si sente quanto tenga alla sua compagna e quanto questa difficoltà stia pesando sulla relazione e sulla sua serenità personale.
Da ciò che racconta emergono più fattori intrecciati, non uno solo:
- l’uso prolungato di video porno
- le difficoltà di erezione durante i rapporti
- il senso di colpa e la paura del giudizio della partner
- la perdita di fiducia all’interno della coppia
- la pressione emotiva durante l’intimità.
È importante sottolineare che, avendo già fatto controlli andrologici con esito nella norma, è molto probabile che la difficoltà di erezione sia in gran parte legata a fattori psicologici ed emotivi, più che fisici.
Un uso continuativo e prolungato di pornografia può, in alcuni casi, portare a: riduzione della risposta sessuale con il partner reale, difficoltà a mantenere l’erezione durante i rapporti, calo del desiderio verso la relazione, bisogno di stimoli sempre più specifici o intensi.
Il fatto che, dopo aver smesso per un mese, abbia percepito una diminuzione generale del desiderio non è raro: spesso il desiderio impiega tempo a riequilibrarsi, e un mese può non essere sufficiente perché il corpo e la mente si riadattino.
Un aspetto che appare molto centrale è il clima emotivo durante i rapporti.
Lei stesso dice che quando si avvicina alla sua compagna sente senso di colpa, teme il giudizio e pensa che verrà colpevolizzato.
Questi pensieri, durante l’intimità, sono tra le cause più frequenti della perdita dell’erezione. L’ansia da prestazione e il timore di fallire creano un circolo vizioso:
- paura di non riuscire
- aumento dell’ansia
- perdita dell’erezione
- conferma della paura
E il ciclo si rinforza.
Per la sua compagna, l’uso della pornografia sembra essere stato vissuto come un tradimento emotivo. Questo ha probabilmente generato una ferita relazionale che oggi si riattiva ogni volta che emergono difficoltà sessuali.
Non è quindi solo un problema sessuale, ma anche un problema di fiducia e comunicazione nella coppia.
Alla luce di quello che descrive, alcune direzioni potrebbero essere utili:
1. Valutare una terapia sessuologica o di coppia
Non solo individuale. In molti casi come il suo, il lavoro di coppia è fondamentale perché:
- si affronta il tema della fiducia
- si riduce la pressione sulle prestazioni
- si ricostruisce l’intimità emotiva, non solo fisica
2. Ridurre gradualmente la pornografia, non solo sospenderla di colpo
Spesso una riduzione progressiva è più efficace di uno stop improvviso, che può creare calo temporaneo del desiderio.
3. Lavorare sul senso di colpa e sull’ansia da prestazione
Questi elementi sembrano essere oggi tra i principali ostacoli alla riuscita del rapporto.
4. Rivalutare l’uso della “pillola” con uno specialista
Il fatto che l’erezione si perda anche con il farmaco suggerisce che la componente emotiva abbia un peso significativo.
Vorrei anche dirle una cosa importante:
il fatto che lei stia cercando aiuto e che tenga alla sua relazione è già un segnale positivo. Non è una situazione senza via d’uscita, anche se ora può sembrarlo.
Se se la sente, potrebbe essere utile capire meglio:
- da quanto tempo usa pornografia con frequenza elevata
- se le difficoltà di erezione sono presenti solo con la partner o anche durante la masturbazione
- se la sua compagna sarebbe disponibile a partecipare a un percorso di coppia.
Questi elementi aiuterebbero a inquadrare meglio la situazione.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, a questo punto le consiglierei uno psicoterapeuta e sessuologo.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, le potrebbe essere utile contattare uno psicoterapeuta che utilizzi emdr.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, credo che ciò che sta vivendo è un circolo vizioso, dove l'ansia da prestazione e il senso di colpa spengono il desiderio e l'erezione, indipendentemente dall'aiuto farmacologico
A 58 anni, con visite mediche negative, il problema non è organico, la sua mente è focalizzata sulla paura di fallire e sul giudizio della sua compagna, invece che sul piacere. Un mese senza pornografia è un ottimo inizio e il calo di desiderio che sente credo sia una fase normale di "assestamento".
Se lei si sente un traditore e lei la tratta come tale, l'intimità diventa un tluogo di giudizio, non un incontro d'amore.
Diventa fondamentale che il dialogo sia centrato sul come possiamo ritrovarci.
Potreste decidere di comune accordo di esplorare per un periodo solo il contatto fisico, le carezze e l'affettività, senza l'obbligo di arrivare al rapporto completo per togliere l'ansia da prestazione che la sua compagna lamenta.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
il problema che descrive non riguarda soltanto l’erezione. Riguarda il modo in cui, negli anni, si è organizzata la sua sessualità e il modo in cui questo ha inciso sulla coppia.
Ha fatto bene a rivolgersi all’andrologo e a fare gli accertamenti necessari. Se dal punto di vista medico non emergono problemi rilevanti, allora bisogna guardare anche alla parte psicologica e relazionale. Non perché “sia tutto nella testa”, ma perché la sessualità non è mai solo un fatto meccanico.

L’uso prolungato di pornografia può creare una via molto specifica del desiderio: solitaria, rapida, visiva, controllabile. Nel porno non c’è il rischio dell’incontro reale. Non c’è lo sguardo dell’altra persona, la sua delusione, il suo bisogno, la storia della coppia. Se uno stimolo non funziona, si cambia. Tutto resta governabile. Il rapporto reale è un’altra cosa.
Nel rapporto reale ci sono corpo, sguardo, attesa, memoria, conflitti, tenerezza, rabbia, paura di non essere abbastanza. C’è una persona viva, non uno stimolo. E una persona viva non si controlla.
Per questo può accadere che il desiderio funzioni nella situazione solitaria e si blocchi nella relazione concreta. Non perché la compagna non piaccia più necessariamente, ma perché il rapporto reale porta con sé emozioni che il porno evita.
Nel suo caso, inoltre, si è aggiunto il senso di colpa. Quando si avvicina alla sua compagna, lei non entra più semplicemente in un momento erotico. Entra in un processo interiore: “ce la farò?”, “perderò l’erezione?”, “lei mi giudicherà?”, “sarò di nuovo sbagliato?”. A quel punto il corpo non è più libero. È sotto esame.
E un corpo sotto esame raramente desidera bene.
La pillola può aiutare sul piano fisiologico, ma non può ricostruire da sola la partecipazione emotiva. Infatti la sua compagna le dice che la sente meccanico, come un robot. Questa frase è importante: non sta chiedendo solo una prestazione sessuale. Sta chiedendo di sentirsi desiderata, vista, scelta, incontrata.
C’è poi un punto ancora più profondo. I video forse non sono stati solo la causa del problema. Potrebbero essere stati anche una soluzione sbagliata, una scorciatoia. Forse servivano a evitare il confronto, a non sentire la fatica della coppia, a non affrontare rabbia, distanza, stanchezza, paura di non riuscire.
Il problema è che certe scorciatoie, all’inizio, sembrano semplificare la vita. Poi, se durano anni...
Per questo non basta dire: “smetto di vedere porno”. Se il porno era diventato l’unico canale attraverso cui il desiderio passava, togliendolo può restare il vuoto.
La domanda allora non è soltanto: “come recupero l’erezione?”.
La domanda vera è: “che cosa è successo al desiderio dentro questa coppia?”.
Io le consiglierei un lavoro specifico con uno psicoterapeuta o sessuologo clinico. Se la sua compagna è disponibile, avrebbe senso anche un percorso di coppia, perché ormai il sintomo non è più solo individuale: è entrato nella relazione.
Non si tratta di tornare semplicemente a “funzionare”.
Si tratta di capire se potete tornare a incontrarvi.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo e Psicoterapeuta
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve. Io parlerei con un terapeuta che si occupa di sessuologia per capire meglio la situazione e penso che possiate fare un buon lavoro insieme.

Salve,
la situazione che descrive è complessa ma anche abbastanza frequente, e va letta in modo più ampio: non è solo un problema “fisico”. Il fatto che gli esami medici siano nella norma indica che la componente principale è molto probabilmente psicologica e relazionale.
L’uso frequente di pornografia non causa automaticamente disfunzione erettile, ma può modificare il modo in cui si attiva il desiderio, creando una distanza tra stimoli virtuali e rapporto reale, soprattutto quando si aggiungono ansia, senso di colpa e tensioni di coppia. Questi elementi, insieme, possono bloccare l’erezione molto più di qualsiasi causa organica.
Sospendere completamente pornografia e masturbazione per un periodo può essere utile per “resettare” il desiderio, ma da solo spesso non basta. Il punto centrale è ricostruire una sessualità condivisa, meno prestazionale e più basata sul contatto, senza l’obiettivo immediato della performance.
Le consiglierei un percorso di terapia sessuologica (meglio se di coppia): lavorare insieme sulla comunicazione, sul clima emotivo e sull’intimità è fondamentale. Anche perché la sfiducia e i conflitti con la partner stanno diventando parte del problema, non solo una conseguenza.
Non è una situazione senza uscita, ma va affrontata in modo mirato: non cercando solo “di funzionare”, ma tornando a sentire.

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