Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolv

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Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..
Buon pomeriggio,
si trova in una fase di confusione emotiva: il fatto che non voglia tornare con l’ex e non senta un forte coinvolgimento per l’altro indica che nessuna delle due relazioni risponde davvero ai suoi bisogni.

Il senso di colpa la blocca: può essere utile prendersi spazio e tempo per sé.
La terapia è il luogo giusto per chiarire questi aspetti.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Janett Aruta
Psicologa

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Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una grande confusione emotiva, ma anche una cosa molto importante, lei sta già ascoltando sé stessa, anche se le sembra di non capire fino in fondo. Il fatto che non riesca a tornare con il suo ex, nonostante il legame e il senso di colpa, è già un segnale significativo. Allo stesso tempo, il desiderio verso il suo amico sembra esserci, ma senza una spinta emotiva chiara e stabile.
In questo momento, più che scegliere “tra due persone”, forse il punto è proprio fermarsi e scegliere sé stessa.
Prendersi uno spazio, anche temporaneo, da entrambe le relazioni potrebbe aiutarla a distinguere meglio ciò che sente davvero da ciò che nasce dalla paura di ferire o perdere qualcuno. Non è una fuga, ma un modo per fare chiarezza.
Continui a portare questi vissuti in terapia: il fatto che le risposte non siano immediate non significa che il percorso non stia funzionando, ma che è un processo che richiede tempo.
Resto a disposizione,
un caro saluto
dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, la ringrazio intanto per condividere qui e leggerla. Sembra stia vivendo una situazione emotivamente complessa, ma anche molto comprensibile. Quando una relazione significativa si interrompe, soprattutto se il legame non si chiude del tutto e rimangono contatti, affetto e momenti di vicinanza, è frequente sentirsi confusi, ambivalenti e in difficoltà nel comprendere i propri sentimenti. In molti casi, ciò che viene percepito come “non riuscire a capire cosa si prova” è in realtà una sovrapposizione di emozioni diverse, che rendono difficile ascoltarsi con chiarezza.
Nel suo racconto emerge il senso di colpa. Il fatto che il suo ex partner continui a cercarla, esprima sofferenza e desiderio di tornare insieme, può attivare in lei una responsabilità emotiva molto intensa. Quando il senso di colpa entra nelle relazioni, spesso rende più difficile distinguere tra ciò che si prova realmente e ciò che si sente di “dover” fare per non ferire l’altro. Allo stesso tempo, la presenza dell’altro ragazzo introduce una dimensione diversa. Lei descrive un legame fatto di ascolto, comprensione e leggerezza, elementi importanti in una relazione. Tuttavia, il fatto che non senta un coinvolgimento emotivo forte o definito può indicare che in questo momento non è completamente libera dal punto di vista emotivo, al punto da investire in qualcosa di nuovo. Quando una relazione precedente non è davvero conclusa internamente, è molto difficile accedere a ciò che si prova per qualcun altro in modo pieno e spontaneo.
Il punto che merita attenzione non è tanto scegliere “tra due persone”, quanto comprendere in quale spazio emotivo si trova lei in questo momento. Finché rimane in una dinamica in cui il legame con l’ex è ancora attivo, anche in modo intermittente, è normale che i suoi vissuti restino confusi. Non si tratta di incapacità di capire, ma della mancanza di una distanza sufficiente per ascoltarsi davvero.
Il fatto che lei dica di non riuscire a tornare con il suo ex è un dato importante. Continuare a rimanere in contatto, può mantenere attivo un legame che però non corrisponde più a quello che lei sente oggi.
Anche rispetto all’altro ragazzo, la sua posizione appare coerente con questo stato interno. Il desiderio di rivederlo convive con il dubbio. Il fatto che lui chieda una distanza è comprensibile dal suo punto di vista, ma può rappresentare per lei un momento utile per fermarsi e comprendere cosa desidera davvero, al di là della paura di far soffrire qualcuno.
Nel percorso che sta facendo, è significativo anche ciò che riporta rispetto alla difficoltà di riconoscere i propri bisogni. Questa è spesso una fase importante del lavoro terapeutico... inizialmente si entra più in contatto con le emozioni, ma senza riuscire subito a tradurle in scelte chiare. Non è un segnale che il percorso non stia funzionando, ma che è in atto un processo che richiede tempo per diventare più definito.
In situazioni come questa, creare un po’ di distanza, soprattutto da una relazione che genera senso di colpa e ambivalenza, può aiutare a distinguere meglio tra affetto, abitudine e reale desiderio. Cordialmente, AM
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che in questo momento il punto centrale non sia scegliere tra due persone, ma ritrovare chiarezza dentro di sé. Quando prevalgono senso di colpa, dispiacere e confusione, spesso è difficile capire cosa si prova davvero.
Probabilmente prendersi un tempo per sé, con maggiore distanza da entrambe le relazioni, potrebbe aiutarla ad ascoltarsi meglio e a distinguere ciò che desidera da ciò che sente di dover fare per non ferire gli altri. Non è egoismo, è un passaggio necessario. Continui il percorso terapeutico, portando proprio questo nodo: il bisogno di non deludere nessuno rischia di farla restare bloccata e di allontanarla da sé.
Quello che descrivi non sembra tanto un problema di "non sapere chi scegliere", quanto qualcosa di più sottile: la difficoltà di ascoltare davvero te stessa senza sentirti già in colpa per quello che potresti fare soffrire agli altri.
Nel tuo racconto si vede molto bene il dispiacere per entrambi, il senso di colpa, la paura di ferire, mentre quello che vuoi tu, quello che senti tu, rimane più in ombra. Non perché non provi nulla, ma forse perché in questo momento i tuoi sentimenti sono così intrecciati con la colpa, la compassione, il timore di deludere, che è difficile distinguerli. È normale che in queste condizioni tutto sembri confuso.
C'è un elemento che mi sembra interessante: con entrambe le persone sono emersi "cerchi distanziati". Questo potrebbe dire qualcosa di importante, non tanto su chi scegliere, ma su che tipo di vicinanza riesci davvero a volere, o a reggere, in questo momento della tua vita.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe valere la pena provare a spostare la domanda: non più "come faccio a non far soffrire nessuno?", ma "cosa sento io, al di là del senso di colpa?". A volte mettere dei confini più chiari, o stare un po' più con se stessi, non è un modo per punire o allontanare qualcuno, è semplicemente creare lo spazio per riuscire ad ascoltarsi davvero.
In terapia, questo potrebbe diventare un lavoro molto prezioso: imparare a distinguere l'amore dal dispiacere, il desiderio dalla responsabilità, la vicinanza autentica dalla difficoltà a lasciar andare.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Capisco perfettamente il senso di smarrimento che provi, perché ti trovi incastrata in un conflitto tra il senso di colpa verso il passato e l'incertezza verso il futuro, dove ogni scelta ti sembra portare con sé il rischio di ferire qualcuno o di sbagliare. Il fatto che i "cerchi" della tua terapia siano risultati distanti per entrambi è un segnale molto prezioso del tuo inconscio: ti sta dicendo che, in questo momento, nessuna di queste due figure rappresenta davvero un approdo sicuro o un desiderio profondo per te. Con il tuo ex di 45 anni sembra essersi instaurata una dinamica di dipendenza affettiva alimentata dal ricatto emotivo e dal dispiacere, ma ricorda che restare o cedere per non farlo soffrire non è amore, è un sacrificio che finisce per logorare te e non aiuta lui a crescere. Dall'altra parte, l'amico rappresenta un porto sicuro e una comprensione che ti è mancata, ma forse l'attrazione che senti è più un bisogno di conforto e di fuga dal dolore del passato che un vero innamoramento, ed è normale che tu non senta quel "trasporto totale" che cerchi. Il tuo forte senso di colpa ti impedisce di ascoltare cosa vuoi tu, perché sei troppo occupata a preoccuparti di ciò che provano loro, ma la verità è che non puoi essere la soluzione al dolore di nessuno dei due a discapito della tua felicità. Prendersi un periodo di solitudine, come tu stessa hai ipotizzato, non significa abbandonare gli altri, ma smettere di usare le relazioni come uno schermo per non guardare dentro di te, permettendoti finalmente di capire chi sei a 25 anni senza dover rispondere alle aspettative di un uomo più grande o alle necessità di un amico. Solo staccandoti da queste dinamiche "triangolari" potrai far sì che quei cerchi tornino a muoversi e che tu possa sentire di nuovo un desiderio autentico che non sia dettato dal dovere o dalla paura di restare sola.
Senti che l'idea di stare da sola ti faccia più paura per il vuoto che sentiresti o ti dia un senso di sollievo rispetto alle pressioni che ricevi ora?
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso la sua situazione.
Da come la descrive, sembra che si trovi in un momento in cui più che trovare una risposta giusta, sia difficile stare dentro a ciò che sente: da una parte il legame con il suo ex, con tutto il senso di responsabilità che porta con sé, dall’altra questo rapporto più recente, che apre qualcosa ma non ha una direzione ancora chiara.
In mezzo, emerge proprio questa fatica a riconoscere fino in fondo i suoi bisogni e a dare un nome a ciò che prova, insieme al timore di far soffrire qualcuno.
Come primo obiettivo non è tanto sapere subito cosa fare, ma riuscire a fermarsi e ascoltare con più calma ciò che accade dentro di sé, senza forzarsi a prendere una posizione che non vive come propria.
Il fatto che lei stia già portando questi vissuti in terapia è molto importante: può essere utile darsi il tempo di esplorarli ancora, anche partendo proprio da questa sensazione di essere “tra due”, senza ancora una direzione definita.
L’eventuale bisogno di prendere un po’ di distanza, più che come una decisione definitiva, può essere visto come uno spazio temporaneo per provare a sentire meglio sé stessa, al di là delle richieste e delle aspettative degli altri.
Se lo desidera, può continuare a lavorare su questi aspetti anche in uno spazio di ascolto dedicato, che le permetta di chiarire gradualmente ciò che sente e ciò che desidera davvero.

Resto a disposizione
Salve, nonostante ci possa dispiacere quando sentiamo di non amare più il nostro partner, non possiamo obbligarci a stare in una relazione che non vogliamo più. Comprendo che lei si possa sentire in colpa, ma non provare più amore non è una colpa.
Mi sembra di capire che si trovi in una situazione confusa.
Lei ha paura di ferire entrambe le persone e lo capisco, però non crede che continuando a vedere/sentire entrambi non sia peggio? Mi spiego meglio. Prima di decidere cosa fare, chi vedere e con chi stare, lei dovrebbe chiedersi "ma io cosa voglio veramente?", senza pensare a ciò che vuole il suo ex, né tantomeno cosa vorrebbe questo suo amico. Dovrebbe concentrarsi su di lei.
Quando la confusione ci sovrasta, io credo che spesso è utile fermarsi, prendersi qualche giorno solo per sé stessi e riordinare i pensieri.
Più cerchiamo la soluzione, più non la troviamo. Le faccio un esempio: le è mai capitato di scordarsi il nome di qualcosa e concentrarsi intensamente per recuperare dalla memoria quel nome ma niente, le sfugge? Ecco, lei è bloccata nella situazione in cui cerca disperatamente una risposta ma niente, le sfugge.
Le consiglio anche di parlare di queste cose con il professionista che la sta seguendo, è molto importante che lui/lei le sappia. Non si deve preoccupare di dirgli ciò che sente o se ha dubbi riguardo al percorso che state facendo.
Ad ogni modo rimango a disposizione.
Un saluto.

Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
grazie per aver condiviso la sua situazione. Quello che descrive è un vissuto di forte confusione emotiva, ma vorrei rassicurarla su un punto: sei incontri rappresentano davvero solo l'inizio di un percorso psicologico, anche in una terapia breve.
In questa fase, lei e il suo terapeuta vi state conoscendo: il professionista sta ancora raccogliendo informazioni su come lei 'funziona', su come costruisce i legami e su quali siano i suoi sistemi di difesa. È normale non avere ancora 'risposte' definitive; si sta gettando la base per trovarle. Qualunque dubbio sull'andamento della terapia, comunque, è bene che lo ponga direttamente a lui: potrebbe essere utile chiedersi cosa le impedisca di farlo e portare questa riflessione in seduta.
Volendo rispondere alle sue domande, è fondamentale fare una distinzione tra due piani diversi:
Il senso di colpa: Provare dispiacere nel ferire qualcuno che ha fatto parte della nostra vita è un sentimento lecito e sano tra esseri sociali. Tuttavia, il senso di colpa non è un buon presupposto per una relazione.
Il sentimento sincero: Amare o desiderare una relazione è qualcosa di molto diverso dal 'non voler far soffrire' l'altro.
Il fatto che i 'cerchi' rappresentati in terapia fossero distanti per entrambi gli uomini suggerisce che, forse, in questo momento nessuno dei due rappresenta ciò di cui ha realmente bisogno. A volte restiamo legati al passato (l'ex) o cerchiamo rifugio in porti sicuri (l'amico) non per amore, ma per paura del vuoto o per senso di responsabilità verso i loro sentimenti.
La sua domanda ('Dovrei forse stare da sola?') è molto preziosa. Stare da soli non significa isolarsi, ma darsi il permesso di ascoltare i propri bisogni senza il rumore di fondo delle aspettative altrui. Ne parli con il suo terapeuta: esplorare perché sente di dover 'gestire' il dolore di questi due uomini a scapito della sua chiarezza interiore potrebbe essere la chiave per sbloccare la situazione.
rimango a disposizione,
saluti LEV
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, quello che sta vivendo è molto più comprensibile di quanto le sembri, anche se dentro di sé ora appare tutto confuso e carico di senso di colpa. In realtà non è “bloccata”, ma si trova in una fase di passaggio emotivo in cui sta cercando di lasciare andare qualcosa di importante senza avere ancora qualcosa di nuovo e chiaro a cui aggrapparsi.

La relazione con il suo ex, anche se finita, è ancora emotivamente attiva. Il fatto che continuiate a vedervi e che tra voi succedano ancora delle cose rende molto difficile il distacco, perché una parte di lei rimane legata, non solo per affetto ma anche per responsabilità emotiva: sente il suo dolore, le sue richieste, e questo la porta a sentirsi in colpa. Ma il senso di colpa, in questi casi, non è un indicatore di amore, è spesso il segnale che si sta facendo carico anche di ciò che non le appartiene più. Il fatto che lei dica chiaramente di non riuscire a tornare con lui è un dato importante, anche se fa male.

Dall’altra parte c’è questo amico, con cui esiste una connessione più leggera, più spontanea, ma non ancora così definita da farle sentire sicurezza o un coinvolgimento pieno. Il desiderio di rivederlo c’è, ma non è accompagnato da una certezza emotiva forte, e questo è normale: quando si è ancora legati al passato, è difficile sentire davvero cosa si prova per qualcun altro.

Il punto centrale non è scegliere tra uno e l’altro, ma riconoscere che in questo momento lei non è davvero libera di scegliere. È ancora “in mezzo”, con una parte di sé che guarda indietro e una che prova ad aprirsi avanti, ma senza uno spazio interno sufficientemente libero per capire cosa desidera davvero.

Anche quel lavoro fatto in terapia, con i due cerchi distanti, è molto significativo: sembra indicare che, al di là del legame e dell’affetto, nessuna delle due relazioni in questo momento è davvero “vicina” a ciò che sente profondamente. E questo può spaventare, perché lascia un senso di vuoto, ma è anche un passaggio necessario.

Il rischio, continuando così, è di restare agganciata a entrambe le situazioni: con il suo ex attraverso il senso di responsabilità e l’abitudine emotiva, e con l’amico attraverso il bisogno di leggerezza e comprensione. Ma così facendo, lei rimane in una posizione in cui non si ascolta fino in fondo.

La possibilità che lei stessa intuisce – prendersi uno spazio per sé – non è una fuga, ma potrebbe essere esattamente ciò che le serve. Non per “stare sola perché deve”, ma per creare quel vuoto necessario a capire cosa sente davvero, senza influenze, senza sensi di colpa, senza pressioni esterne. Solo in quello spazio può emergere una risposta più autentica.

Questo non significa che perderà entrambi, ma che smetterà di scegliere per paura di ferire qualcuno e inizierà a scegliere partendo da sé. E da lì, qualsiasi direzione prenderà, sarà più chiara e meno dolorosa. Un lavoro più approfondito su questi aspetti, anche all’interno del percorso che ha già iniziato, può aiutarla a distinguere meglio tra affetto, senso di colpa e desiderio reale, così da non sentirsi più “tirata” da due parti ma più centrata su ciò che davvero vuole per sé.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è una situazione emotivamente molto complessa, e il fatto che lei si senta confusa, combattuta e anche appesantita dal senso di colpa è del tutto comprensibile. Quando ci si trova tra due legami significativi, anche se diversi tra loro, spesso non è solo una questione di scegliere “chi”, ma di capire “cosa” si prova davvero e soprattutto “come” si sta dentro quelle relazioni. Dalle sue parole emerge un elemento molto importante. Non sembra esserci una spinta chiara e serena verso una delle due persone, ma piuttosto una forte componente di dispiacere, responsabilità emotiva e difficoltà a lasciare andare. Questo è un punto centrale, perché a volte si resta legati non tanto per ciò che si prova nel presente, ma per ciò che si è vissuto, per l’affetto, per il timore di far soffrire l’altro o per il senso di colpa che questo comporta. Nel rapporto con il suo ex, ad esempio, sembra esserci ancora un legame, ma non più quello di prima. Il fatto che lei non riesca a tornare con lui, nonostante le sue richieste, è un segnale che merita di essere ascoltato. Allo stesso tempo, la sua sofferenza la tocca e la mette in difficoltà, quasi come se si sentisse responsabile del suo stato emotivo. Questo può rendere molto difficile prendere una posizione chiara, perché ogni scelta viene vissuta anche come un danno per l’altro. Con l’altro ragazzo, invece, sembra esserci una connessione più leggera, fatta di intesa, comprensione e vicinanza, ma non accompagnata da un sentimento che lei percepisce come pieno o sufficiente per costruire qualcosa. Anche qui emerge una tensione, perché da una parte c’è il desiderio di vederlo e di mantenere quel legame, dall’altra la consapevolezza che questo potrebbe alimentare aspettative e quindi sofferenza. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, può essere utile osservare come il senso di colpa stia influenzando le sue scelte. Quando il criterio principale diventa “non far soffrire nessuno”, si rischia di perdere il contatto con ciò che si sente davvero. In queste condizioni, ogni direzione sembra sbagliata, perché comporta comunque una rinuncia o una conseguenza dolorosa. Il fatto che in terapia lei abbia rappresentato entrambe le persone come distanti è un elemento molto significativo, anche se l’ha sorpresa. Potrebbe indicare che, in questo momento, nessuna delle due relazioni è davvero in linea con i suoi bisogni più profondi. Non è una risposta definitiva, ma è un segnale che merita di essere esplorato con calma. L’idea di stare da sola per un periodo può spaventare, soprattutto perché sembra aggiungere un ulteriore senso di perdita. Tuttavia, a volte creare uno spazio di distanza dalle relazioni permette di ascoltarsi meglio, senza l’influenza continua delle emozioni e delle richieste dell’altro. Non è una scelta contro qualcuno, ma un modo per ritrovare un orientamento interno. Anche la richiesta dell’altro ragazzo di prendere distanza, per quanto dolorosa, sembra andare in questa direzione. Non necessariamente come una chiusura definitiva, ma come un modo per proteggere entrambi da una situazione ambigua che potrebbe far soffrire nel tempo. Un percorso di supporto può aiutarla proprio a mettere a fuoco questi aspetti, a distinguere tra affetto, abitudine, senso di responsabilità e desiderio autentico. Non per arrivare subito a una decisione, ma per comprendere meglio il suo modo di stare nelle relazioni e i bisogni che guidano le sue scelte. Quando questi elementi diventano più chiari, anche le decisioni, pur difficili, tendono a essere più coerenti e meno cariche di conflitto interno. Non è necessario avere subito tutte le risposte. Il fatto che lei si stia interrogando con questa profondità è già parte di un processo importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Manuel Di Lorenzo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da ciò che scrive si coglie come in questa situazione lei si trovi in una posizione di incertezza rispetto al posto che ciascuno occupa oggi nella sua vita. In tal senso, la questione potrà essere messa al lavoro durante le sedute, affinché possa prendere forma una domanda più personale sul suo desiderio.
Resto disponibile, qualora lo desideri, per un incontro in cui la sua domanda possa trovare uno spazio adeguato per essere approfondita, al di là delle risposte generali possibili in questa sede.
Cordialmente.
MDL
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Grazie per aver condiviso questa situazione così delicata. Quello che descrive è molto comune dopo la fine di una relazione importante: la difficoltà a distaccarsi non dipende necessariamente dall'amore per l'altra persona, ma spesso da pattern di attaccamento e da abitudini emotive consolidate nel tempo.

Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, la confusione che sente rispetto all'amico è comprensibile: lui rappresenta una figura di sicurezza e supporto proprio nei momenti di vulnerabilità, il che può generare sentimenti di avvicinamento emotivo che non è detto siano romantici in senso stretto. È importante non prendere decisioni affrettate in un momento di fragilità.

Le suggerirei di esplorare in terapia i seguenti aspetti: quali bisogni emotivi non erano soddisfatti nella relazione precedente, quali schemi relazionali si ripetono nelle sue scelte, e cosa significa per lei "stare bene da sola". L'idea di prendersi del tempo per sé non è una sconfitta, ma un atto di cura verso se stessa.

La confusione è spesso il segnale che c'è qualcosa da elaborare, non da risolvere in fretta.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
La ringrazio per la condivisione. Capisco quanto questa situazione possa essere confusiva e anche emotivamente faticosa per lei. Da quello che racconta, sembra che si trovi in una sorta di “spazio intermedio”, in cui da una parte c’è un legame significativo che fatica a lasciare andare del tutto, e dall’altra una nuova possibilità che però non sente ancora come pienamente definita o sufficientemente solida. È comprensibile che in mezzo a tutto questo emergano senso di colpa, indecisione e difficoltà a orientarsi.
Mi viene da sottolinearle una cosa importante: sei sedute di terapia rappresentano ancora una fase molto iniziale del percorso. Il fatto che lei senta di non avere ancora risposte chiare non è un segnale che “non sta funzionando”, ma piuttosto che il processo è appena iniziato. Spesso, prima di arrivare a comprendere davvero i propri bisogni e sentimenti, è necessario attraversare proprio questa fase di incertezza e confusione. È uno spazio scomodo, ma anche molto prezioso.
Quello che racconta rispetto al sentirsi “tirata” tra due persone e al provare dispiacere per entrambe mi fa pensare a una forte sensibilità verso l’altro, ma anche a quanto questo rischi di mettere in secondo piano lei stessa. Più che capire cosa fare rispetto a loro, forse in questo momento potrebbe essere utile iniziare a spostare lo sguardo su di sé: cosa sente davvero, al di là del dispiacere che prova per loro? Cosa desidera, se prova a mettere momentaneamente da parte il senso di responsabilità verso i loro sentimenti?
Lei stessa accenna a un punto molto importante: l’idea di stare da sola per un po’. Le chiederei di fermarsi su questo aspetto: che significato ha per lei stare sola? È qualcosa che sente possibile oppure le fa paura? A volte, dopo una rottura, il passaggio da una persona a un’altra può rappresentare, anche inconsapevolmente, un modo per non entrare in contatto con la sofferenza della perdita o con vissuti più profondi che spaventano. Questo può però aumentare la confusione e rendere ancora più difficile comprendere cosa si prova davvero.
Non si tratta necessariamente di “dover” stare da sola, ma di chiedersi se uno spazio per sé, non occupato da relazioni così coinvolgenti, potrebbe aiutarla ad ascoltarsi meglio. Anche il fatto che, nell’esercizio dei cerchi, entrambe le figure siano risultate distanti potrebbe essere un elemento interessante da esplorare in terapia, senza forzarlo verso una conclusione, ma lasciandolo come un dato da comprendere nel tempo.
Si dia il permesso di non avere subito una risposta e di procedere con gradualità. In questo momento, più che prendere decisioni definitive, potrebbe essere importante creare le condizioni per conoscersi meglio emotivamente. È da lì che, con il tempo, le scelte tenderanno a diventare più chiare e meno cariche di senso di colpa.
Dr. Omar Vittorio Pasciuti Sindel
Psicologo, Psicologo clinico
San Benigno Canavese
Buongiorno,
da quello che descrive sembra esserci una situazione emotivamente molto intensa, in cui sono presenti più legami contemporaneamente e, soprattutto, una forte difficoltà a prendere una posizione senza sentire di ferire qualcuno.
Il punto centrale che emerge non è tanto “chi scegliere”, ma il fatto che ogni possibile direzione attiva senso di colpa e dispiacere. Questo può rendere molto difficile ascoltare davvero cosa sente lei, perché l’attenzione resta spostata su come far stare gli altri.
Il fatto che con entrambe le persone emerga una certa distanza (come ha visto anche nel lavoro fatto in terapia) può essere un elemento importante: sembra esserci una fatica a riconoscere un coinvolgimento pieno, oppure a sentirsi davvero dentro una relazione in modo chiaro.
In queste situazioni, continuare a mantenere entrambi i legami attivi può aumentare la confusione, perché non le permette di entrare davvero in contatto con ciò che prova quando è più “libera” da queste dinamiche.
La domanda che si pone (“dovrei forse stare da sola?”) va proprio in questa direzione: non come rinuncia, ma come possibilità di creare uno spazio in cui comprendere meglio i suoi bisogni, senza la pressione del senso di colpa o delle aspettative altrui.
Il lavoro che sta facendo in terapia è già il luogo più adatto per affrontare questi aspetti, anche se inizialmente può dare la sensazione di non avere risposte immediate.
A volte non è tanto una questione di scegliere tra due persone, ma di riuscire prima a chiarire la posizione che si ha nelle relazioni.
Un saluto
Dott.ssa Marta Pocorobba
Psicologo clinico, Psicologo
Patti
credo che tu debba darti tempo. Se stai già affrontando un percorso di terapia sei sulla strada giusta. Cerca di portare tutti i tuoi dubbi in seduta.
Dott.ssa Gloria Odogwu
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentile utente,
quello che descrive è uno stato di forte ambivalenza emotiva, ed è comprensibile che dopo una separazione significativa lei si trovi in una fase in cui i sentimenti non sono ancora definiti. Non è insolito, infatti, che dopo una relazione importante restino affetto, legame e senso di responsabilità verso l’altro, anche quando il coinvolgimento emotivo non è più lo stesso di prima.
Nel suo racconto emerge un elemento centrale: più che una difficoltà a scegliere tra due persone, sembra esserci una difficoltà a riconoscere cosa prova davvero, al di là del senso di colpa. Il suo ex partner appare ancora molto presente sul piano emotivo, soprattutto perché le sue richieste e la sua insistenza attivano in lei dispiacere e responsabilità. Questo però non equivale necessariamente a desiderio di tornare insieme.
Allo stesso tempo, il rapporto con l’amico sembra avere una base di affinità e benessere, ma non ancora un coinvolgimento emotivo sufficientemente chiaro o forte da permetterle di sentirsi sicura in quella direzione. Anche questo è un dato importante: non tutto ciò che è “piacevole” diventa automaticamente una scelta affettiva.
Quando si prova dispiacere “per entrambi”, spesso significa che si sta mettendo al centro il bisogno di non ferire, più che il proprio sentire autentico. In queste condizioni qualsiasi scelta rischia di essere vissuta come sbagliata.
L’ipotesi che lei stessa formula — prendersi un tempo per sé — non è un passo indietro, ma può essere un passaggio necessario. Non per “decidere subito”, ma per uscire da una situazione in cui è costantemente esposta alle richieste emotive degli altri e quindi fatica ad ascoltarsi davvero.
Restare in contatto con entrambe le persone mentre cerca di capire cosa prova rischia infatti di mantenere la confusione, perché ogni interazione riattiva emozioni diverse e spesso contrastanti.
Dal lavoro che sta già facendo in terapia emerge che una parte di lei ha iniziato a prendere distanza emotiva da entrambe le figure. Questo può non essere ciò che si aspettava, ma può rappresentare un passaggio di riorganizzazione interna, non necessariamente una perdita.
Se sente che la situazione resta bloccata o che il senso di colpa guida le sue scelte, potrebbe essere utile continuare a lavorare in terapia proprio su questo aspetto: distinguere tra responsabilità verso gli altri e responsabilità verso se stessa.
Non è necessario avere subito una risposta definitiva. In alcune fasi della vita, il compito principale non è scegliere tra due persone, ma ritrovare una posizione più chiara rispetto a sé.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Valeria Fontana
Psicologo
Santa Maria Capua Vetere
Quello che chiaramente emerge è una forte confusione, forse scaturita dalla difficoltà a lasciar andare una situazione che non ti rende più felice e l'eccitazione per quella nuova, con il suo carico di incertezze. Sicuramente ascoltarti al momento è ciò che può aiutarti a fare chiarezza su cosa vuoi senza farti trascinare dalla volontà degli altri due. Ferma tutto e senti.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Comprendo profondamente il suo stato di confusione nel quale il senso di colpa e il dispiacere per l'altro sembrano prevalere sui suoi reali desideri. È del tutto normale che dopo sole 6 sedute non abbia ancora risposte certe. La terapia non serve a fornirle soluzioni pronte, ma a dare un orientamento.
Lei si sente responsabile della felicità del suo ex e del suo amico anche se stare con qualcuno solo perché le dispiace sembra essere un sacrificio che logora entrambi.
Il suo ex insiste, non rispetta i suoi tempi e questo alimenta il suo bisogno di fuggire.
Uscire da una relazione complessa può portare a cercare conforto in figure "sicure" che ci hanno ascoltato. È possibile che ciò che prova per lui sia più un bisogno di accudimento e comprensione che un reale slancio romantico.
Un altro tema è la paura della solitudine che a volte ci spinge a tenere "porte aperte" che dovrebbero restare chiuse e impedisce di ascoltare la sua voce autentica, che ora è soffocata dai bisogni degli altri.
Proverei a creare un vero spazio vuoto attorno a sé per provare a capire se ciò che sente è mancanza dell'altro o semplicemente paura di restare con se stessa. Di tutto questo suggerirei naturalmente di parlarne con il suo terapeuta.
Dott.ssa Andreana Saulino
Psicologo, Psicologo clinico
Manziana
Da ciò che descrive emerge una forte difficoltà a tollerare il senso di colpa e il dispiacere che ogni scelta comporta. Questo la porta a restare in una posizione di blocco, nel tentativo di non ferire nessuno, ma finendo per rimanere confusa e ferma.
In questi casi non è necessario trovare subito “la persona giusta”, ma lavorare prima sulla capacità di stare dentro le emozioni senza sentirsi responsabile di quelle degli altri. Il fatto che in terapia emerga distanza emotiva indica proprio che è ancora presto per una scelta definita.
Le suggerisco di proseguire il percorso psicologico e portare con chiarezza questo nodo: difficoltà a scegliere per paura di far soffrire, e bisogno di approvazione o consenso emotivo da entrambe le parti.
Con il giusto lavoro, questo tipo di blocco tende a sbloccarsi gradualmente, senza forzature.
Inoltre, se dopo alcune sedute sente di non riuscire a lavorare in profondità su questi nodi o di non sentirsi sufficientemente compresa, è assolutamente possibile valutare un altro terapeuta. L’efficacia della terapia dipende molto anche dalla qualità della relazione con il professionista e dall’orientamento del percorso. Prima di interrompere, può essere utile confrontarsi apertamente con il terapeuta su questo senso di blocco e sugli obiettivi del lavoro; se la sensazione di stallo dovesse persistere, un secondo parere o un cambiamento sono scelte del tutto legittime e frequenti nei percorsi psicologici.
Gentilissima,
da quanto percepisco, mi pare che si trovi in un momento in cui le emozioni appaiono sovrastanti, mentre il senso di responsabilità verso gli altri è molto radicato. È come se fosse tirata in due direzioni differenti, senza trovare uno spazio per ascoltare davvero sé stessa e forse senza averne effettivamente il tempo.
Il fatto che, nel lavoro in seduta, entrambi i “cerchi” risultassero distanti è un segnale importante in quanto in questo momento nessuno dei due potrebbe rappresentare un posto sicuro per lei. Prima di capire in quale sentiero incamminarsi, quindi, mi permetterei di suggerire di provare a ritrovare il suo centro.
Per questo, un periodo di pausa e distacco potrebbe essere utile: non come rinuncia, ma come modo per permettere ai suoi bisogni di emergere senza pressioni esterne né richieste di sorta. In questa fase delicata, una domanda che potrebbe accompagnarla potrebbe essere: “Se togliessi il senso di colpa, cosa rimarrebbe davvero?”
Non deve darsi una risposta subito. Deve solo concedersi uno spazio in cui ascoltare sé stessa prima degli altri. Resto a disposizione e le porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli
Dott.ssa Anthea Quagliana
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Formello
Cara, quello che senti non è confusione “sbagliata”, ma un passaggio interiore. Stai cercando di capire te stessa, e questo richiede tempo.
L’immagine dei due cerchi distanti è molto significativa: come nei Mandala della tradizione indiana, sembra che nessuna di queste due relazioni sia davvero al centro del tuo mondo interno in questo momento. Non è tanto una scelta tra due persone, ma un ritorno a te.
Il senso di colpa che provi è importante da osservare: non sei responsabile dei sentimenti degli altri. Se non vuoi tornare con il tuo ex, è già una verità. E se con il tuo amico non senti un amore pieno, anche questo è un dato da rispettare.
Forse sì, stare un po’ da sola può aiutarti. Nelle tradizioni indiane esiste l’idea di uno spazio di passaggio, il bardo: non è vuoto inutile, ma trasformazione.
Non devi decidere subito. Prima, puoi provare ad ascoltarti senza pressioni.
Dott.ssa Alice Bacci
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, dal suo messaggio emerge una certa ambivalenza rispetto alle emozioni che sta vivendo e sembrerebbe che nei confronti di entrambe le persone non sia presente un pieno coinvolgimento sul piano sentimentale pur accompagnato un senso di colpa che sarebbe utile indagare meglio.
Può essere importante continuare a esplorare questi aspetti all'interno del suo percorso terapeutico, per favorire una maggiore comprensione dei suoi bisogni affettivi e delle modalità con cui vengono vissuti.
Sembrerebbe che lei si trovi in una posizione di scacco, dove il legame con l'ex compagno e l'apertura verso l'amico alimentino un'ansia legata al timore di perdere o ferire l'altro. Il suo senso di colpa fungerebbe quasi da bussola per evitare di confrontarsi con ciò che desidera realmente per se stessa. Poter approfondire questi nodi che riporta con il professionista che la sta seguendo è molto importante, se ha difficoltà a farlo è bene parlarne e capire se è il caso di continuare con il percorso. Sono sicuro che sarà il più obiettivo possibile.
Un cordiale saluto.
buonasera, grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
In primo luogo le dico che la terapia non offre risposte o soluzioni, la terapia ti fa smuovere qualcosa affinchè lei possa trovare quello che sta cercando.
In secondo luogo dovrebbe chiedersi se, al suo ex, la lega semplicemente un senso di colpa nel lasciarlo andare o un reale sentimento; per l'altra persona rispetti la sua volontà se sente di non poter dare al momento quello che la persona cerca.
Le risposte alle domande che pone le conosce solo lei, provi a parlarne così apertamente con il professionista che la sta seguendo, ma tenga a menta che le soluzioni non gliele offre il professionista.

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