Sono preoccupato. Faccio da 13 giorni l'oss, e senza affiancamento e sto fatto molti errori e anche
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Sono preoccupato. Faccio da 13 giorni l'oss, e senza affiancamento e sto fatto molti errori e anche stupidi, ma sto cercando di rimediare, i miei colleghi si lamentano di me poiché sono lento e faccio fatica ad imparare. Infatti la collega mi ha detto di fronte a tutta la sala di fronte a tutti che non capace a fare il mio lavoro e mi sono sentito umiliato, ma devo riconoscere che ha ragione. Sto male e penso di essere un perfetto idiota, non ho scusanti!
Cosi mi sono persino scritto delle regole per non scordarmi nulla, non so se ho fatto bene. Mi sento davvero una schifezza.
Cosi mi sono persino scritto delle regole per non scordarmi nulla, non so se ho fatto bene. Mi sento davvero una schifezza.
Capisco davvero il peso che senti addosso in questo momento. Però, se guardiamo la tua situazione, ci accorgiamo subito che quello che sta succedendo non riguarda solo te, ma tutto l'ambiente in cui sei inserito.
In una relazione di lavoro sana, quando arriva una persona nuova, il sistema dovrebbe "abbracciarla" e guidarla. Tu, invece, sei stato buttato nella mischia senza un affiancamento: è un po' come pretendere che qualcuno guidi un aereo solo perché ha letto il manuale. Gli errori che chiami "stupidi" sono semplicemente il risultato di un sistema che non ti ha messo in condizione di imparare.
L'episodio della tua collega è un segnale di un ambiente purtroppo molto rigido. Umiliare qualcuno davanti a tutti non è mai un atto educativo, è un fallimento relazionale di chi lo compie. Il fatto che tu le dia ragione mi dice che sei una persona molto onesta e responsabile, ma rischi di diventare il "capro espiatorio" di disorganizzazioni che non dipendono da te.
Hai fatto benissimo a scriverti quelle regole! È un tuo modo per cercare di mettere ordine nel caos e proteggerti. Non è un segno di stupidità, anzi: è una strategia di sopravvivenza intelligente che dimostra quanto ci tieni a fare bene il tuo lavoro.
Tredici giorni sono pochissimi. Datti il tempo di "abitare" questo nuovo ruolo. Non sei tu una "schifezza", è il contesto attuale che è molto faticoso. Prova a darti un po' di tempo per vedere se, acquisendo sicurezza, anche le relazioni con i colleghi miglioreranno. Tuttavia, se tra un paio di mesi la situazione non dovesse cambiare e continuassi a sentirti così schiacciato dal giudizio altrui, ti suggerisco di chiedere aiuto a un professionista: a volte un supporto esterno è fondamentale per non permettere a un ambiente di lavoro difficile di distruggere la nostra autostima.
In una relazione di lavoro sana, quando arriva una persona nuova, il sistema dovrebbe "abbracciarla" e guidarla. Tu, invece, sei stato buttato nella mischia senza un affiancamento: è un po' come pretendere che qualcuno guidi un aereo solo perché ha letto il manuale. Gli errori che chiami "stupidi" sono semplicemente il risultato di un sistema che non ti ha messo in condizione di imparare.
L'episodio della tua collega è un segnale di un ambiente purtroppo molto rigido. Umiliare qualcuno davanti a tutti non è mai un atto educativo, è un fallimento relazionale di chi lo compie. Il fatto che tu le dia ragione mi dice che sei una persona molto onesta e responsabile, ma rischi di diventare il "capro espiatorio" di disorganizzazioni che non dipendono da te.
Hai fatto benissimo a scriverti quelle regole! È un tuo modo per cercare di mettere ordine nel caos e proteggerti. Non è un segno di stupidità, anzi: è una strategia di sopravvivenza intelligente che dimostra quanto ci tieni a fare bene il tuo lavoro.
Tredici giorni sono pochissimi. Datti il tempo di "abitare" questo nuovo ruolo. Non sei tu una "schifezza", è il contesto attuale che è molto faticoso. Prova a darti un po' di tempo per vedere se, acquisendo sicurezza, anche le relazioni con i colleghi miglioreranno. Tuttavia, se tra un paio di mesi la situazione non dovesse cambiare e continuassi a sentirti così schiacciato dal giudizio altrui, ti suggerisco di chiedere aiuto a un professionista: a volte un supporto esterno è fondamentale per non permettere a un ambiente di lavoro difficile di distruggere la nostra autostima.
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Caro Paziente, probabilmente è semplicemente ansia, vivere tutto con estrema tranquillità ,aiuterebbe, se poi non riesci a gestire questa cosa, prova a parlarne con un professionista che saprà aiutarti a gestire questi momenti.
Buongiorno,
Quello che sta vivendo è molto più comprensibile di quanto in questo momento riesca a vedere. Sono passati solo 13 giorni da quando ha iniziato un lavoro nuovo, per di più in un ruolo come quello dell’OSS che richiede molte competenze pratiche, attenzione continua e responsabilità verso le persone. È assolutamente normale che all’inizio ci siano errori, lentezza e momenti di confusione. Non è questo che definisce la sua capacità come persona o come lavoratore.
Il problema vero, da ciò che racconta, non sono tanto gli errori iniziali, ma il modo in cui li sta vivendo dentro di sé. Quando qualcuno viene richiamato davanti agli altri o si sente giudicato incapace, è facile che l’autostima crolli e che la mente inizi a trasformare ogni difficoltà in una prova del fatto di “non valere”. Ma dire a sé stessi “sono un idiota” non aiuta a imparare, anzi spesso blocca ancora di più la capacità di concentrarsi e migliorare.
Il fatto che lei si sia scritto delle regole per ricordare meglio le cose non è affatto una sciocchezza, è esattamente quello che fanno molte persone quando stanno imparando un lavoro complesso: organizzarsi, annotare, creare punti di riferimento. Questo non è un segno di incapacità, ma di impegno.
Imparare un mestiere richiede tempo, e 13 giorni sono davvero pochissimi per giudicare il proprio valore. In questo momento sembra che lei stia portando tutto il peso su di sé, senza riuscire a distinguere tra l’essere all’inizio di un percorso e il giudicare la propria persona.
Se questa sensazione di fallimento e umiliazione continua a pesarle così tanto, parlarne con qualcuno può aiutarla sicuramente a rimettere le cose nella giusta prospettiva e a recuperare un po’ di fiducia mentre continua a imparare il lavoro. Se vuole possiamo tranquillamente approfondire la situazione in uno spazio online dedicato, così da capire meglio cosa sta succedendo e trovare il modo di uscire da questo momento senza sentirsi schiacciato da quello che è accaduto.
Quello che sta vivendo è molto più comprensibile di quanto in questo momento riesca a vedere. Sono passati solo 13 giorni da quando ha iniziato un lavoro nuovo, per di più in un ruolo come quello dell’OSS che richiede molte competenze pratiche, attenzione continua e responsabilità verso le persone. È assolutamente normale che all’inizio ci siano errori, lentezza e momenti di confusione. Non è questo che definisce la sua capacità come persona o come lavoratore.
Il problema vero, da ciò che racconta, non sono tanto gli errori iniziali, ma il modo in cui li sta vivendo dentro di sé. Quando qualcuno viene richiamato davanti agli altri o si sente giudicato incapace, è facile che l’autostima crolli e che la mente inizi a trasformare ogni difficoltà in una prova del fatto di “non valere”. Ma dire a sé stessi “sono un idiota” non aiuta a imparare, anzi spesso blocca ancora di più la capacità di concentrarsi e migliorare.
Il fatto che lei si sia scritto delle regole per ricordare meglio le cose non è affatto una sciocchezza, è esattamente quello che fanno molte persone quando stanno imparando un lavoro complesso: organizzarsi, annotare, creare punti di riferimento. Questo non è un segno di incapacità, ma di impegno.
Imparare un mestiere richiede tempo, e 13 giorni sono davvero pochissimi per giudicare il proprio valore. In questo momento sembra che lei stia portando tutto il peso su di sé, senza riuscire a distinguere tra l’essere all’inizio di un percorso e il giudicare la propria persona.
Se questa sensazione di fallimento e umiliazione continua a pesarle così tanto, parlarne con qualcuno può aiutarla sicuramente a rimettere le cose nella giusta prospettiva e a recuperare un po’ di fiducia mentre continua a imparare il lavoro. Se vuole possiamo tranquillamente approfondire la situazione in uno spazio online dedicato, così da capire meglio cosa sta succedendo e trovare il modo di uscire da questo momento senza sentirsi schiacciato da quello che è accaduto.
Buongiorno, dal suo racconto emerge quanto questa esperienza lavorativa la stia mettendo molto in difficoltà e quanto le parole ricevute dai colleghi abbiano avuto un impatto forte sul modo in cui sta guardando se stesso. Sentirsi esposti e criticati davanti agli altri, soprattutto all’inizio di un nuovo lavoro, può essere molto umiliante e doloroso.
Allo stesso tempo è importante distinguere tra ciò che sta accadendo sul piano pratico e le conclusioni molto dure che sta traendo su di sé. Lei descrive di essere nel ruolo da soli tredici giorni, senza affiancamento, e di stare ancora cercando di imparare procedure e ritmi di lavoro. In un contesto del genere è piuttosto frequente commettere errori o sentirsi lenti: imparare un lavoro, soprattutto uno complesso e con responsabilità verso altre persone, richiede tempo ed esperienza.
Il passaggio che sembra farla stare peggio è quello in cui dagli errori arriva a definire se stesso come “un perfetto idiota” o “una schifezza”. In psicologia cognitivo-comportamentale questo viene chiamato una credenza globale su di sé: da alcuni episodi specifici si arriva a un giudizio totale sulla propria persona. Ma pensare qualcosa su di sé non significa che quella cosa sia la realtà. Pensare “sono incapace” è un pensiero; non è una definizione oggettiva di chi lei è.
Anche il fatto che lei abbia scritto delle regole per ricordarsi meglio le cose non è affatto un segno di incapacità, ma al contrario una strategia concreta per organizzarsi e migliorare. Molte persone, quando iniziano un lavoro nuovo, utilizzano appunti, schemi o promemoria proprio per consolidare le procedure finché non diventano automatiche.
È comprensibile che il clima con i colleghi e il modo in cui è stato richiamato abbiano amplificato il senso di vergogna e di inadeguatezza. Tuttavia, trovarsi in difficoltà nelle prime settimane non definisce il suo valore né la sua capacità di imparare nel tempo. Spesso ciò che mantiene la sofferenza è il dialogo interno molto severo con cui ci giudichiamo dopo un errore.
Può essere utile provare a osservare la situazione con uno sguardo un po’ più realistico: è una persona che sta imparando un lavoro nuovo, in condizioni non semplici, che ha già iniziato a mettere in atto strategie per migliorare. Questo è molto diverso dall’essere “un idiota”.
Se queste sensazioni di autosvalutazione e vergogna tendono a ripetersi spesso anche in altri contesti della sua vita, potrebbe essere utile parlarne con un professionista. Lavorare sulle credenze negative su di sé e sul modo in cui interpreta errori e critiche può aiutare a ridurre molto questo tipo di sofferenza. Nel frattempo, si conceda il tempo necessario per imparare: tredici giorni sono davvero un inizio.
Allo stesso tempo è importante distinguere tra ciò che sta accadendo sul piano pratico e le conclusioni molto dure che sta traendo su di sé. Lei descrive di essere nel ruolo da soli tredici giorni, senza affiancamento, e di stare ancora cercando di imparare procedure e ritmi di lavoro. In un contesto del genere è piuttosto frequente commettere errori o sentirsi lenti: imparare un lavoro, soprattutto uno complesso e con responsabilità verso altre persone, richiede tempo ed esperienza.
Il passaggio che sembra farla stare peggio è quello in cui dagli errori arriva a definire se stesso come “un perfetto idiota” o “una schifezza”. In psicologia cognitivo-comportamentale questo viene chiamato una credenza globale su di sé: da alcuni episodi specifici si arriva a un giudizio totale sulla propria persona. Ma pensare qualcosa su di sé non significa che quella cosa sia la realtà. Pensare “sono incapace” è un pensiero; non è una definizione oggettiva di chi lei è.
Anche il fatto che lei abbia scritto delle regole per ricordarsi meglio le cose non è affatto un segno di incapacità, ma al contrario una strategia concreta per organizzarsi e migliorare. Molte persone, quando iniziano un lavoro nuovo, utilizzano appunti, schemi o promemoria proprio per consolidare le procedure finché non diventano automatiche.
È comprensibile che il clima con i colleghi e il modo in cui è stato richiamato abbiano amplificato il senso di vergogna e di inadeguatezza. Tuttavia, trovarsi in difficoltà nelle prime settimane non definisce il suo valore né la sua capacità di imparare nel tempo. Spesso ciò che mantiene la sofferenza è il dialogo interno molto severo con cui ci giudichiamo dopo un errore.
Può essere utile provare a osservare la situazione con uno sguardo un po’ più realistico: è una persona che sta imparando un lavoro nuovo, in condizioni non semplici, che ha già iniziato a mettere in atto strategie per migliorare. Questo è molto diverso dall’essere “un idiota”.
Se queste sensazioni di autosvalutazione e vergogna tendono a ripetersi spesso anche in altri contesti della sua vita, potrebbe essere utile parlarne con un professionista. Lavorare sulle credenze negative su di sé e sul modo in cui interpreta errori e critiche può aiutare a ridurre molto questo tipo di sofferenza. Nel frattempo, si conceda il tempo necessario per imparare: tredici giorni sono davvero un inizio.
Ciao, innanzitutto vorrei tranquillizzarti dicendoti che è normale all'inizio fare fatica quando si inizia un nuovo percorso professionale. L'affiancamento inizialmente è necessario per capire come muoverti in determinate situazioni, non ti è stato concesso e di questo non puoi fartene una colpa, ma nemmeno un alibi. Mi sembra che tu stia vivendo un periodo molto difficile e che ti stia giudicando in maniera molto dura. Fare errori è inevitabile e non significa che tu sia incapace o “una schifezza”, ma anzi fanno parte del processo di crescita e maturazione; scrivere regole e appunti è un segno di consapevolezza e motivazione, non di debolezza; ma soprattutto è comprensibile ed umano sentirsi frustrati, umiliati o tristi di fronte alle critiche. Inoltre, vorrei anche invitarti a riconoscere che imparare un lavoro complesso richiede tempo e che tu stai facendo il possibile per farlo bene. Non sei solo i tuoi errori.
Buonasera, capisco quanto possa essere stato doloroso quel momento. Quando qualcuno ci corregge davanti a tutti, soprattutto in modo duro, è facile sentirsi piccoli, esposti e profondamente inadeguati. L’umiliazione ha proprio questo effetto: non rimane solo sull’episodio, ma sembra trasformarsi subito in un giudizio su tutta la persona. È comprensibile che lei ora stia pensando “sono un idiota” o “sono una schifezza”.
Però c’è una cosa importante che emerge da quello che racconta. Lei non sta evitando il problema, non sta dando la colpa agli altri, non sta facendo finta di niente. Sta riflettendo su quello che succede, riconosce gli errori e sta cercando soluzioni. Persino il fatto che si sia scritto delle regole per non dimenticare nulla dice molto di lei: è il gesto di una persona responsabile che vuole migliorare. Moltissimi professionisti, anche molto esperti, usano appunti, checklist o schemi proprio per non perdere passaggi. Non è un segno di stupidità, è un modo concreto per sostenere l’apprendimento.
Tenga anche presente un’altra cosa: tredici giorni in un lavoro come quello dell’OSS sono pochissimi, soprattutto senza affiancamento. È un lavoro fatto di procedure, tempi, attenzione alle persone, coordinazione con i colleghi. All’inizio il cervello è sovraccarico di informazioni e per questo si va lenti e si fanno errori. Non perché si sia incapaci, ma perché si è ancora nella fase di costruzione delle abitudini.
Quello che le suggerirei, prima di tutto, è di provare a trattarsi con un po’ più di equità e tenerezza. Non serve giustificare gli errori, ma nemmeno trasformarli in una condanna totale su di sé. Può dirsi qualcosa di più realistico: “Sto imparando, sto sbagliando, ma sto anche cercando di migliorare”.
Dal punto di vista pratico, alcune cose potrebbero aiutarla. Continui a usare le sue regole scritte e magari le trasformi in piccole checklist mentali da seguire con calma. All’inizio è normale essere più lenti: la velocità arriva dopo. Può essere utile anche chiedere a un collega più disponibile di mostrarle di nuovo alcune procedure specifiche, senza vergogna. Chi lavora da anni spesso dimentica quanto fosse difficile all’inizio.
Provi anche a proteggersi un po’ dal modo duro di certi colleghi, il loro giudizio non definisce il suo valore come persona. Può contenere una critica utile su qualcosa da migliorare, ma non è una sentenza su chi è lei.
La cosa che colpisce di più, leggendo quello che ha scritto, è che lei tiene molto a fare bene questo lavoro. Le persone che non sono adatte di solito non si interrogano così tanto, non soffrono così per gli errori e non cercano strategie per migliorare.
Mi permetto di chiederle una cosa: quando i colleghi dicono che è lento, in quali momenti del lavoro si sente più in difficoltà? Così possiamo capire meglio dove intervenire e alleggerire un po’ la pressione che sta sentendo.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
Però c’è una cosa importante che emerge da quello che racconta. Lei non sta evitando il problema, non sta dando la colpa agli altri, non sta facendo finta di niente. Sta riflettendo su quello che succede, riconosce gli errori e sta cercando soluzioni. Persino il fatto che si sia scritto delle regole per non dimenticare nulla dice molto di lei: è il gesto di una persona responsabile che vuole migliorare. Moltissimi professionisti, anche molto esperti, usano appunti, checklist o schemi proprio per non perdere passaggi. Non è un segno di stupidità, è un modo concreto per sostenere l’apprendimento.
Tenga anche presente un’altra cosa: tredici giorni in un lavoro come quello dell’OSS sono pochissimi, soprattutto senza affiancamento. È un lavoro fatto di procedure, tempi, attenzione alle persone, coordinazione con i colleghi. All’inizio il cervello è sovraccarico di informazioni e per questo si va lenti e si fanno errori. Non perché si sia incapaci, ma perché si è ancora nella fase di costruzione delle abitudini.
Quello che le suggerirei, prima di tutto, è di provare a trattarsi con un po’ più di equità e tenerezza. Non serve giustificare gli errori, ma nemmeno trasformarli in una condanna totale su di sé. Può dirsi qualcosa di più realistico: “Sto imparando, sto sbagliando, ma sto anche cercando di migliorare”.
Dal punto di vista pratico, alcune cose potrebbero aiutarla. Continui a usare le sue regole scritte e magari le trasformi in piccole checklist mentali da seguire con calma. All’inizio è normale essere più lenti: la velocità arriva dopo. Può essere utile anche chiedere a un collega più disponibile di mostrarle di nuovo alcune procedure specifiche, senza vergogna. Chi lavora da anni spesso dimentica quanto fosse difficile all’inizio.
Provi anche a proteggersi un po’ dal modo duro di certi colleghi, il loro giudizio non definisce il suo valore come persona. Può contenere una critica utile su qualcosa da migliorare, ma non è una sentenza su chi è lei.
La cosa che colpisce di più, leggendo quello che ha scritto, è che lei tiene molto a fare bene questo lavoro. Le persone che non sono adatte di solito non si interrogano così tanto, non soffrono così per gli errori e non cercano strategie per migliorare.
Mi permetto di chiederle una cosa: quando i colleghi dicono che è lento, in quali momenti del lavoro si sente più in difficoltà? Così possiamo capire meglio dove intervenire e alleggerire un po’ la pressione che sta sentendo.
Un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
Ciao. Capisco come tu ti possa sentire dopo una situazione del genere. È normale compiere degli errori all'inizio del proprio lavoro quando si è inesperti, succede anche quando lo si fa per molto tempo. È stata una buona pensata scriverti dei suggerimenti su come migliorarti, l'importante è vedere gli errori come uno spunto per poter fare di meglio e non come un ostacolo insormontabile.
Buongiorno,
capisco quanto una situazione del genere possa far stare male. Iniziare un nuovo lavoro, soprattutto in un contesto impegnativo come quello sanitario, può essere molto stressante e richiede spesso tempo per acquisire sicurezza e automatismi.
Il fatto che lei sia da poco tempo in questo ruolo (solo 13 giorni) rende abbastanza comprensibile la difficoltà iniziale. Scrivere delle regole o degli appunti per ricordarsi le procedure, come ha fatto, è in realtà una strategia molto utile che molte persone utilizzano proprio nelle fasi di apprendimento.
Le parole ricevute davanti agli altri possono essere state umilianti e comprensibilmente dolorose, ma è importante cercare di non trasformare le difficoltà iniziali in un giudizio globale su di sé. Fare errori mentre si sta imparando non significa essere incapaci o “uno stupido”. Se questo momento di forte autocritica e scoraggiamento dovesse continuare, potrebbe essere utile anche parlarne con uno psicologo, per avere uno spazio in cui elaborare quello che sta vivendo e ritrovare maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Un caro saluto.
capisco quanto una situazione del genere possa far stare male. Iniziare un nuovo lavoro, soprattutto in un contesto impegnativo come quello sanitario, può essere molto stressante e richiede spesso tempo per acquisire sicurezza e automatismi.
Il fatto che lei sia da poco tempo in questo ruolo (solo 13 giorni) rende abbastanza comprensibile la difficoltà iniziale. Scrivere delle regole o degli appunti per ricordarsi le procedure, come ha fatto, è in realtà una strategia molto utile che molte persone utilizzano proprio nelle fasi di apprendimento.
Le parole ricevute davanti agli altri possono essere state umilianti e comprensibilmente dolorose, ma è importante cercare di non trasformare le difficoltà iniziali in un giudizio globale su di sé. Fare errori mentre si sta imparando non significa essere incapaci o “uno stupido”. Se questo momento di forte autocritica e scoraggiamento dovesse continuare, potrebbe essere utile anche parlarne con uno psicologo, per avere uno spazio in cui elaborare quello che sta vivendo e ritrovare maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Un caro saluto.
Buongiorno,
iniziare un nuovo lavoro, soprattutto in un contesto impegnativo come quello sanitario, può essere molto stressante. Dopo soli tredici giorni è abbastanza normale sentirsi ancora insicuri, fare errori e avere bisogno di tempo per acquisire sicurezza nelle procedure. L’apprendimento di un ruolo richiede spesso settimane o mesi, non pochi giorni.
Il fatto che lei stia cercando di rimediare agli errori e che si sia scritto delle regole o degli appunti per ricordare meglio le cose è in realtà una strategia utile: molte persone utilizzano proprio strumenti di questo tipo quando stanno imparando un nuovo lavoro.
È comprensibile che il commento della collega davanti agli altri l’abbia fatta sentire umiliato. Tuttavia è importante non trasformare le difficoltà iniziali in un giudizio globale su se stesso. Sentirsi in difficoltà all’inizio non significa essere incapaci o “non adatti”, ma semplicemente essere in una fase di apprendimento.
Potrebbe essere utile cercare, quando possibile, un confronto diretto e costruttivo con i colleghi o con un referente, chiedendo indicazioni pratiche su come migliorare e su quali siano le priorità da imparare per prime. Con il tempo e la pratica è frequente che la sicurezza aumenti.
Se la situazione le sta causando molta ansia o pensieri molto severi verso se stesso, parlarne con uno psicologo può aiutare a gestire meglio la pressione e a rafforzare la fiducia nelle proprie capacità.
iniziare un nuovo lavoro, soprattutto in un contesto impegnativo come quello sanitario, può essere molto stressante. Dopo soli tredici giorni è abbastanza normale sentirsi ancora insicuri, fare errori e avere bisogno di tempo per acquisire sicurezza nelle procedure. L’apprendimento di un ruolo richiede spesso settimane o mesi, non pochi giorni.
Il fatto che lei stia cercando di rimediare agli errori e che si sia scritto delle regole o degli appunti per ricordare meglio le cose è in realtà una strategia utile: molte persone utilizzano proprio strumenti di questo tipo quando stanno imparando un nuovo lavoro.
È comprensibile che il commento della collega davanti agli altri l’abbia fatta sentire umiliato. Tuttavia è importante non trasformare le difficoltà iniziali in un giudizio globale su se stesso. Sentirsi in difficoltà all’inizio non significa essere incapaci o “non adatti”, ma semplicemente essere in una fase di apprendimento.
Potrebbe essere utile cercare, quando possibile, un confronto diretto e costruttivo con i colleghi o con un referente, chiedendo indicazioni pratiche su come migliorare e su quali siano le priorità da imparare per prime. Con il tempo e la pratica è frequente che la sicurezza aumenti.
Se la situazione le sta causando molta ansia o pensieri molto severi verso se stesso, parlarne con uno psicologo può aiutare a gestire meglio la pressione e a rafforzare la fiducia nelle proprie capacità.
Buongiorno,
comprendo bene quanto questo momento lavorativo sia carico di fatica e di preoccupazione per lei. Iniziare un lavoro nuovo richiede tempo per orientarsi nelle procedure, nei ritmi e nelle responsabilità quotidiane.
Nel suo racconto emerge anche un elemento che può pesare molto: sentirsi esposto al giudizio dei colleghi e, in particolare, aver vissuto un richiamo davanti agli altri. Episodi di questo tipo possono far nascere facilmente pensieri molto duri verso sé stessi e una forte sensazione di inadeguatezza.
Allo stesso tempo dalle sue parole si coglie un aspetto importante: lei sta cercando di rimediare agli errori, di capire cosa migliorare e ha persino scritto delle regole per non dimenticare i passaggi. Questo non racconta l’immagine di una persona “incapace”, ma piuttosto di qualcuno che sta provando a orientarsi in una fase iniziale ancora molto nuova.
Da una parte quindi sembra esserci la paura di non essere all’altezza, dall’altra il desiderio di imparare e di fare meglio. Nei primi giorni di un lavoro — soprattutto quando non c’è stato un vero affiancamento — è abbastanza frequente sentirsi lenti o confusi nei compiti. Le competenze spesso si costruiscono proprio attraverso l’esperienza e la ripetizione nel tempo.
Un percorso psicologico può esserle utile per fermarsi su questi pensieri molto severi verso sé stesso e sul modo in cui il giudizio degli altri sta influenzando il suo senso di valore personale. Comprendere cosa sta accadendo dentro di sé può aiutarla a costruire un rapporto più equilibrato con gli errori e con il processo di apprendimento che ogni nuovo lavoro richiede.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
comprendo bene quanto questo momento lavorativo sia carico di fatica e di preoccupazione per lei. Iniziare un lavoro nuovo richiede tempo per orientarsi nelle procedure, nei ritmi e nelle responsabilità quotidiane.
Nel suo racconto emerge anche un elemento che può pesare molto: sentirsi esposto al giudizio dei colleghi e, in particolare, aver vissuto un richiamo davanti agli altri. Episodi di questo tipo possono far nascere facilmente pensieri molto duri verso sé stessi e una forte sensazione di inadeguatezza.
Allo stesso tempo dalle sue parole si coglie un aspetto importante: lei sta cercando di rimediare agli errori, di capire cosa migliorare e ha persino scritto delle regole per non dimenticare i passaggi. Questo non racconta l’immagine di una persona “incapace”, ma piuttosto di qualcuno che sta provando a orientarsi in una fase iniziale ancora molto nuova.
Da una parte quindi sembra esserci la paura di non essere all’altezza, dall’altra il desiderio di imparare e di fare meglio. Nei primi giorni di un lavoro — soprattutto quando non c’è stato un vero affiancamento — è abbastanza frequente sentirsi lenti o confusi nei compiti. Le competenze spesso si costruiscono proprio attraverso l’esperienza e la ripetizione nel tempo.
Un percorso psicologico può esserle utile per fermarsi su questi pensieri molto severi verso sé stesso e sul modo in cui il giudizio degli altri sta influenzando il suo senso di valore personale. Comprendere cosa sta accadendo dentro di sé può aiutarla a costruire un rapporto più equilibrato con gli errori e con il processo di apprendimento che ogni nuovo lavoro richiede.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buonasera,
quello che descrive è un momento molto difficile e il fatto che lei lo stia riconoscendo con così tanta onestà è già un segnale di consapevolezza. Entrare in un lavoro nuovo, specialmente in un contesto complesso come quello dell’assistenza sanitaria, senza affiancamento adeguato, è estremamente impegnativo. Fare errori, anche ripetuti, è normale e fa parte dell’apprendimento: non significa che lei sia “una schifezza” o “un idiota”, ma semplicemente che sta affrontando una curva di apprendimento ripida senza il supporto necessario.
Il sentirsi umiliato davanti agli altri è comprensibilmente doloroso. La critica pubblica, soprattutto se severa, può far emergere sensi di colpa e vergogna molto intensi, ma non deve diventare un giudizio assoluto su di lei come persona. Prendere l’iniziativa di scrivere regole e procedure per non dimenticare nulla è un comportamento positivo: dimostra che sta cercando strategie per migliorare e imparare, non che stia fallendo.
In questi casi, può essere molto utile confrontarsi con un professionista psicologo, anche solo per alcune sedute. Un percorso psicologico la aiuterebbe a gestire il senso di inadeguatezza, a contenere l’ansia da prestazione e a sviluppare fiducia nelle proprie capacità, così da poter affrontare il lavoro senza sentirsi sopraffatto dai sensi di colpa.
quello che descrive è un momento molto difficile e il fatto che lei lo stia riconoscendo con così tanta onestà è già un segnale di consapevolezza. Entrare in un lavoro nuovo, specialmente in un contesto complesso come quello dell’assistenza sanitaria, senza affiancamento adeguato, è estremamente impegnativo. Fare errori, anche ripetuti, è normale e fa parte dell’apprendimento: non significa che lei sia “una schifezza” o “un idiota”, ma semplicemente che sta affrontando una curva di apprendimento ripida senza il supporto necessario.
Il sentirsi umiliato davanti agli altri è comprensibilmente doloroso. La critica pubblica, soprattutto se severa, può far emergere sensi di colpa e vergogna molto intensi, ma non deve diventare un giudizio assoluto su di lei come persona. Prendere l’iniziativa di scrivere regole e procedure per non dimenticare nulla è un comportamento positivo: dimostra che sta cercando strategie per migliorare e imparare, non che stia fallendo.
In questi casi, può essere molto utile confrontarsi con un professionista psicologo, anche solo per alcune sedute. Un percorso psicologico la aiuterebbe a gestire il senso di inadeguatezza, a contenere l’ansia da prestazione e a sviluppare fiducia nelle proprie capacità, così da poter affrontare il lavoro senza sentirsi sopraffatto dai sensi di colpa.
Buongiorno, mi spiace per la pessima situazione che sta vivendo, ha provato a parlarne con un superiore della mancanza di guida?
Buonasera,
capisco quanto possa essere difficile vivere una situazione del genere, soprattutto quando si è all’inizio di un lavoro nuovo e si sente di essere osservati o giudicati dagli altri.
La prima cosa importante da dire è questa: 13 giorni di lavoro sono pochissimi per sentirsi già pienamente competenti in un ruolo complesso come quello dell’OSS. È un lavoro che richiede pratica, sicurezza nei gesti, memoria delle procedure e capacità di organizzazione. Senza un vero periodo di affiancamento è normale avere difficoltà all’inizio.
Il fatto che lei abbia:
• riconosciuto gli errori
• cercato di rimediare
• scritto delle regole per ricordarsi cosa fare
non è segno di incapacità, ma di responsabilità e volontà di migliorare. Molti professionisti, soprattutto nei primi mesi, si costruiscono piccoli schemi o promemoria proprio per organizzarsi meglio.
Un altro aspetto importante riguarda l’umiliazione pubblica che ha vissuto. Ricevere una critica davanti a tutti può essere molto doloroso e può far nascere pensieri molto duri verso sé stessi (“sono un idiota”, “sono una schifezza”). Tuttavia questi pensieri spesso nascono dall’emozione del momento e non rappresentano davvero la realtà.
Essere in difficoltà all’inizio non significa essere incapaci, ma semplicemente essere in fase di apprendimento.
Forse potrebbe provare a guardare la situazione con uno sguardo un po’ più equilibrato:
• sto imparando un lavoro nuovo
• non ho avuto un vero affiancamento
• sto cercando strategie per migliorare.
Questi sono elementi importanti.
Se la sensazione di ansia o di autosvalutazione continua a essere molto forte, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo per lavorare sull’autostima e sulla gestione dello stress lavorativo, perché momenti come questi possono capitare a molte persone, soprattutto nei primi periodi di inserimento.
Nel frattempo cerchi di ricordarsi una cosa: imparare richiede tempo, e il fatto che lei stia cercando di migliorare è già un passo significativo.
Un caro saluto.
capisco quanto possa essere difficile vivere una situazione del genere, soprattutto quando si è all’inizio di un lavoro nuovo e si sente di essere osservati o giudicati dagli altri.
La prima cosa importante da dire è questa: 13 giorni di lavoro sono pochissimi per sentirsi già pienamente competenti in un ruolo complesso come quello dell’OSS. È un lavoro che richiede pratica, sicurezza nei gesti, memoria delle procedure e capacità di organizzazione. Senza un vero periodo di affiancamento è normale avere difficoltà all’inizio.
Il fatto che lei abbia:
• riconosciuto gli errori
• cercato di rimediare
• scritto delle regole per ricordarsi cosa fare
non è segno di incapacità, ma di responsabilità e volontà di migliorare. Molti professionisti, soprattutto nei primi mesi, si costruiscono piccoli schemi o promemoria proprio per organizzarsi meglio.
Un altro aspetto importante riguarda l’umiliazione pubblica che ha vissuto. Ricevere una critica davanti a tutti può essere molto doloroso e può far nascere pensieri molto duri verso sé stessi (“sono un idiota”, “sono una schifezza”). Tuttavia questi pensieri spesso nascono dall’emozione del momento e non rappresentano davvero la realtà.
Essere in difficoltà all’inizio non significa essere incapaci, ma semplicemente essere in fase di apprendimento.
Forse potrebbe provare a guardare la situazione con uno sguardo un po’ più equilibrato:
• sto imparando un lavoro nuovo
• non ho avuto un vero affiancamento
• sto cercando strategie per migliorare.
Questi sono elementi importanti.
Se la sensazione di ansia o di autosvalutazione continua a essere molto forte, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo per lavorare sull’autostima e sulla gestione dello stress lavorativo, perché momenti come questi possono capitare a molte persone, soprattutto nei primi periodi di inserimento.
Nel frattempo cerchi di ricordarsi una cosa: imparare richiede tempo, e il fatto che lei stia cercando di migliorare è già un passo significativo.
Un caro saluto.
Buonasera,
intanto la ringrazio per la sua condivisione; dal suo messaggio emerge una grande preoccupazione per il lavoro che sta svolgendo, ma anche un elemento importante: la sua attenzione verso ciò che fa e il desiderio di migliorare. Il fatto che si renda conto degli errori e che abbia cercato strategie per ricordare meglio i passaggi, come scrivere delle regole per sé, è già un segnale di impegno e responsabilità.
Tredici giorni sono però un tempo molto breve per sentirsi pienamente sicuri in un ruolo complesso come quello da lei descritto, soprattutto se non si ha la possibilità di essere affiancati da qualcuno che accompagni gradualmente nell’apprendimento delle procedure. In queste condizioni può essere comprensibile sentirsi disorientati o impiegare più tempo per acquisire sicurezza.
In un lavoro di cura l’attenzione ai dettagli è certamente fondamentale, ma gli errori nelle fasi iniziali possono anche diventare occasioni per comprendere meglio come svolgere le attività e migliorare progressivamente.
Una strategia che talvolta può aiutare è quella di ripassare e ripetere con calma le procedure, anche fuori dal momento di lavoro, per memorizzare meglio la sequenza delle azioni. Quando ci si sente un po’ più sicuri, potrebbe essere utile provare a confrontarsi con un collega con cui si è instaurato un rapporto di fiducia, chiedendo di osservare insieme alcuni passaggi per ricevere indicazioni costruttive su ciò che funziona e su ciò che può essere migliorato.
Allo stesso tempo può essere utile prestare attenzione anche a come si sente all’interno del contesto lavorativo in cui si trova: sentirsi sostenuti e poter apprendere in un clima rispettoso è spesso una parte importante del processo di crescita professionale.
Spero che queste riflessioni possano offrirle qualche spunto utile.
Resto a disposizione.
Cordialmente,
Rosalia Anselmo
intanto la ringrazio per la sua condivisione; dal suo messaggio emerge una grande preoccupazione per il lavoro che sta svolgendo, ma anche un elemento importante: la sua attenzione verso ciò che fa e il desiderio di migliorare. Il fatto che si renda conto degli errori e che abbia cercato strategie per ricordare meglio i passaggi, come scrivere delle regole per sé, è già un segnale di impegno e responsabilità.
Tredici giorni sono però un tempo molto breve per sentirsi pienamente sicuri in un ruolo complesso come quello da lei descritto, soprattutto se non si ha la possibilità di essere affiancati da qualcuno che accompagni gradualmente nell’apprendimento delle procedure. In queste condizioni può essere comprensibile sentirsi disorientati o impiegare più tempo per acquisire sicurezza.
In un lavoro di cura l’attenzione ai dettagli è certamente fondamentale, ma gli errori nelle fasi iniziali possono anche diventare occasioni per comprendere meglio come svolgere le attività e migliorare progressivamente.
Una strategia che talvolta può aiutare è quella di ripassare e ripetere con calma le procedure, anche fuori dal momento di lavoro, per memorizzare meglio la sequenza delle azioni. Quando ci si sente un po’ più sicuri, potrebbe essere utile provare a confrontarsi con un collega con cui si è instaurato un rapporto di fiducia, chiedendo di osservare insieme alcuni passaggi per ricevere indicazioni costruttive su ciò che funziona e su ciò che può essere migliorato.
Allo stesso tempo può essere utile prestare attenzione anche a come si sente all’interno del contesto lavorativo in cui si trova: sentirsi sostenuti e poter apprendere in un clima rispettoso è spesso una parte importante del processo di crescita professionale.
Spero che queste riflessioni possano offrirle qualche spunto utile.
Resto a disposizione.
Cordialmente,
Rosalia Anselmo
apisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e umiliante, soprattutto perché stai mettendo impegno e desiderio di fare bene il tuo lavoro. Vorrei però dirti con chiarezza una cosa importante: tredici giorni di lavoro non sono sufficienti per sentirsi davvero competenti in un ruolo complesso come quello dell’OSS, soprattutto se – come racconti – non hai avuto un adeguato affiancamento. L’apprendimento richiede tempo, pratica e la possibilità di sbagliare per poi correggersi.
Il fatto che tu abbia riconosciuto gli errori e stia cercando attivamente di migliorare (ad esempio scrivendoti delle regole per non dimenticare le procedure) non è segno di incapacità, ma al contrario di responsabilità e motivazione. Molti professionisti, all’inizio, usano appunti o schemi proprio per organizzarsi meglio.
È comprensibile che le parole della collega ti abbiano ferito: essere rimproverati pubblicamente può far sentire svalutati. Tuttavia le difficoltà iniziali non definiscono il tuo valore né la tua intelligenza. Stai attraversando una fase di apprendimento, non una sentenza sulla tua persona.
Può esserti utile, se possibile, chiedere indicazioni più specifiche ai colleghi o ai responsabili, spiegando che desideri migliorare e che un breve confronto o qualche suggerimento pratico ti aiuterebbe a diventare più efficace. Allo stesso tempo prova a mantenere uno sguardo più equilibrato verso te stesso: imparare significa anche procedere per tentativi.
In sintesi: non sei “un idiota”, ma una persona all’inizio di un percorso professionale impegnativo. Con tempo, esperienza e un po’ di fiducia nelle tue possibilità, molte delle difficoltà che ora ti sembrano enormi tenderanno gradualmente a ridursi.
Il fatto che tu abbia riconosciuto gli errori e stia cercando attivamente di migliorare (ad esempio scrivendoti delle regole per non dimenticare le procedure) non è segno di incapacità, ma al contrario di responsabilità e motivazione. Molti professionisti, all’inizio, usano appunti o schemi proprio per organizzarsi meglio.
È comprensibile che le parole della collega ti abbiano ferito: essere rimproverati pubblicamente può far sentire svalutati. Tuttavia le difficoltà iniziali non definiscono il tuo valore né la tua intelligenza. Stai attraversando una fase di apprendimento, non una sentenza sulla tua persona.
Può esserti utile, se possibile, chiedere indicazioni più specifiche ai colleghi o ai responsabili, spiegando che desideri migliorare e che un breve confronto o qualche suggerimento pratico ti aiuterebbe a diventare più efficace. Allo stesso tempo prova a mantenere uno sguardo più equilibrato verso te stesso: imparare significa anche procedere per tentativi.
In sintesi: non sei “un idiota”, ma una persona all’inizio di un percorso professionale impegnativo. Con tempo, esperienza e un po’ di fiducia nelle tue possibilità, molte delle difficoltà che ora ti sembrano enormi tenderanno gradualmente a ridursi.
Gentile paziente,
immagino che sentirsi umiliati sul lavoro, soprattutto all’inizio, quando tutto è nuovo e richiede tempo per imparare, possa essere davvero difficile e doloroso.
Scrivere regole e strategie per ricordare le cose, può essere un ottimo modo per organizzarsi e migliorare passo dopo passo.
Cercare di fare del proprio meglio e imparare gradualmente è già un grande traguardo.
immagino che sentirsi umiliati sul lavoro, soprattutto all’inizio, quando tutto è nuovo e richiede tempo per imparare, possa essere davvero difficile e doloroso.
Scrivere regole e strategie per ricordare le cose, può essere un ottimo modo per organizzarsi e migliorare passo dopo passo.
Cercare di fare del proprio meglio e imparare gradualmente è già un grande traguardo.
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo con così tanta sincerità. Si percepisce chiaramente quanto questa situazione la stia facendo soffrire, non solo per le difficoltà pratiche nel lavoro, ma soprattutto per il modo in cui sta iniziando a vedersi e a giudicarsi. Sentirsi esposto davanti agli altri, ricevere critiche in pubblico e percepire di non essere all’altezza può essere molto doloroso e lasciare un segno profondo. È importante partire da un punto che spesso, in momenti come questi, passa in secondo piano. Lei è all’inizio di un nuovo lavoro, in un ruolo complesso e delicato, e per di più senza un affiancamento adeguato. In queste condizioni è del tutto normale commettere errori, sentirsi lenti, avere bisogno di tempo per apprendere. Il fatto che lei stia facendo fatica non dice nulla sul suo valore come persona, ma racconta di una fase di apprendimento in un contesto poco facilitante. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, ciò che sembra starle facendo più male non sono solo gli errori in sé, ma i pensieri che ne derivano. Quando scrive di sentirsi un idiota o una schifezza, sta trasformando delle difficoltà specifiche e temporanee in un giudizio globale su di sé. Questo tipo di pensiero è molto potente perché tende a farle vedere tutto attraverso quella lente, portandola a confermare continuamente quell’immagine negativa. Più si dice queste cose, più si sente giù, e più diventa difficile concentrarsi, imparare e migliorare. Anche l’episodio con la collega ha un peso importante. Essere criticati davanti agli altri può attivare vergogna e senso di umiliazione, emozioni che spesso portano a chiudersi e a diventare ancora più autocritici. In questi casi la mente può iniziare a ripetere quella scena, a rimuginarci sopra, rafforzando l’idea di non essere capace. Questo però rischia di bloccarla ulteriormente, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di sentirsi più sostenuto internamente. Il fatto che lei abbia scritto delle regole per non dimenticare le cose è in realtà un segnale molto importante. Indica che sta cercando attivamente delle strategie per migliorare e per adattarsi alla situazione. Questo non è il comportamento di una persona incapace, ma di qualcuno che sta provando a trovare un modo per imparare e fare meglio. Spesso, però, questi tentativi vengono oscurati dal modo in cui ci si giudica. In questo momento potrebbe essere utile iniziare a fare una piccola distinzione tra ciò che accade e il modo in cui lo interpreta. Gli errori fanno parte dell’apprendimento, soprattutto in un contesto nuovo. Il giudizio su di sé, invece, è qualcosa che si aggiunge e che amplifica la sofferenza senza aiutarla davvero a migliorare. Imparare a riconoscere questi pensieri e a prenderne un po’ di distanza può già fare una differenza significativa. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo, cioè a comprendere come si attiva questo modo di pensare, come influisce sulle sue emozioni e sulle sue prestazioni, e come sviluppare un atteggiamento più funzionale verso gli errori e l’apprendimento. Lavorare su questi aspetti può aiutarla non solo a stare meglio, ma anche a sentirsi più efficace nel suo lavoro. Il fatto che lei stia riflettendo su ciò che accade e che stia cercando soluzioni è un punto di partenza molto importante. In questo momento non ha bisogno di dimostrare di essere perfetto, ma di darsi il tempo e gli strumenti per crescere in un ruolo nuovo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
quello che stai vivendo è molto comprensibile. Sei all’inizio di un lavoro complesso, senza affiancamento, e sotto pressione: è naturale sentirsi in difficoltà, fare errori e avere bisogno di tempo per imparare. Questo non dice nulla sul tuo valore come persona.
Le parole della collega, soprattutto dette in pubblico, possono ferire profondamente e alimentare pensieri molto duri verso te stesso. Notare questi pensieri (“sono un idiota”, “sono una schifezza”) è importante: non sono fatti, ma modi in cui, in questo momento, stai interpretando la situazione.
Il fatto che tu stia cercando di rimediare, che ti sia dato delle regole per organizzarti e migliorare, mostra impegno e responsabilità. Non è un segno di incapacità, ma di volontà di crescere.
Può essere utile provare a darti il tempo di apprendere, chiedere supporto quando possibile e trattarti con la stessa comprensione che avresti verso qualcun altro nella tua situazione. Se senti che il malessere è intenso o persistente, parlarne con un professionista può aiutarti a ritrovare un po’ di equilibrio e fiducia.
Non sei solo in quello che provi.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
quello che stai vivendo è molto comprensibile. Sei all’inizio di un lavoro complesso, senza affiancamento, e sotto pressione: è naturale sentirsi in difficoltà, fare errori e avere bisogno di tempo per imparare. Questo non dice nulla sul tuo valore come persona.
Le parole della collega, soprattutto dette in pubblico, possono ferire profondamente e alimentare pensieri molto duri verso te stesso. Notare questi pensieri (“sono un idiota”, “sono una schifezza”) è importante: non sono fatti, ma modi in cui, in questo momento, stai interpretando la situazione.
Il fatto che tu stia cercando di rimediare, che ti sia dato delle regole per organizzarti e migliorare, mostra impegno e responsabilità. Non è un segno di incapacità, ma di volontà di crescere.
Può essere utile provare a darti il tempo di apprendere, chiedere supporto quando possibile e trattarti con la stessa comprensione che avresti verso qualcun altro nella tua situazione. Se senti che il malessere è intenso o persistente, parlarne con un professionista può aiutarti a ritrovare un po’ di equilibrio e fiducia.
Non sei solo in quello che provi.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Si dia tempo: nessuno nasce imparato e anche chi ora la giudica all'inizio faceva errori.
Ci metta impegno e passione nel suo lavoro e vedrà che giorno dopo giorno ci prenderà la mano e tutto sarà più chiaro e automatico.
Forza!
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Ci metta impegno e passione nel suo lavoro e vedrà che giorno dopo giorno ci prenderà la mano e tutto sarà più chiaro e automatico.
Forza!
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Buonasera,
La situazione che descrive sembra davvero molto faticosa e complessa. All'inizio di un nuovo lavoro, ancor di più in un ambiente sanitario e senza affiancamento, è comprensibile sentirsi spaesati ed avere necessità di un tempo maggiore per ambientarsi, fare errori ed imparare. L'errore non definisce né il suo valore né la sua capacità, quanto piuttosto che si trova in una fase di apprendimento.
L'episodio specifico che racconta può essere stato molto umiliante ed aver rinforzato i pensieri negativi su di sé. Credo sia importante distinguere gli errori che sta commettendo (che possono capitare a tutti e sui quali si può lavorare) ed il giudizio globale su di lei come persona, che dalle sue parole appare molto severo.
Sul piano pratico, cercare supporto e confronto con colleghi più esperti può aiutarla negli aspetti concreti del lavoro, dandole il tempo di imparare. Allo stesso tempo potrebbe essere utile valutare lo spazio di un supporto psicologico, per essere sostenuto in questo momento di cambiamento.
Resto a disposizione
Cordiali saluti
La situazione che descrive sembra davvero molto faticosa e complessa. All'inizio di un nuovo lavoro, ancor di più in un ambiente sanitario e senza affiancamento, è comprensibile sentirsi spaesati ed avere necessità di un tempo maggiore per ambientarsi, fare errori ed imparare. L'errore non definisce né il suo valore né la sua capacità, quanto piuttosto che si trova in una fase di apprendimento.
L'episodio specifico che racconta può essere stato molto umiliante ed aver rinforzato i pensieri negativi su di sé. Credo sia importante distinguere gli errori che sta commettendo (che possono capitare a tutti e sui quali si può lavorare) ed il giudizio globale su di lei come persona, che dalle sue parole appare molto severo.
Sul piano pratico, cercare supporto e confronto con colleghi più esperti può aiutarla negli aspetti concreti del lavoro, dandole il tempo di imparare. Allo stesso tempo potrebbe essere utile valutare lo spazio di un supporto psicologico, per essere sostenuto in questo momento di cambiamento.
Resto a disposizione
Cordiali saluti
Buonasera, iniziare un nuovo lavoro è sempre una sfida verso sé stessi che ci induce a misurarci con una serie di questioni interiori che possono indurre disagio e/o turbamento. Credo sinceramente che sia normale sentirsi spaesati o poco sicuri di sé, in fondo, l'identità professionale si costruisce nel tempo e attraversa differenti fasi e cambiamenti. Sarebbe veramente utile interrogarsi su tali questioni in un percorso terapeutico: il lavoro è parte della nostra identità e spesso permette di affrontare questioni che hanno a che fare con l'autostima, il rapporto con l'autorità e la fiducia in sé stessi. In tal senso, affidarsi ad un percorso di sostegno psicologico, potrebbe essere importante per trovare un contenimento emotivo in un momento difficile come questo, ma soprattutto per costruire insieme quegli strumenti utili ad affrontare la vita lavorativa in modo più sereno. Se lo vorrà, sono a sua disposizione anche online per occuparcene insieme. Cordiali saluti, Dott.ssa Danese Cristiana psicologa
Capisco bene la tua preoccupazione e il disagio che stai vivendo. È normale sentirsi sopraffatti quando si inizia un lavoro nuovo, soprattutto se manca un affiancamento adeguato. Gli errori, anche quelli che ti sembrano “stupidi”, fanno parte del processo di apprendimento e non definiscono il tuo valore come persona. Sentirsi umiliati di fronte agli altri può ferire molto, ma ciò non significa che tu sia incapace o “una schifezza”.
Annotare regole e procedure può essere una strategia utile per organizzarti e ricordare meglio i compiti; è un segno di impegno e attenzione, non di incapacità. Tuttavia, se le emozioni negative persistono, se l’autocritica diventa eccessiva o se senti che il malessere influisce sul tuo benessere quotidiano, è importante parlarne con uno specialista che possa aiutarti a gestire ansia, stress e senso di inadeguatezza.
Affrontare queste difficoltà con supporto adeguato ti aiuterà a imparare più serenamente e a ritrovare fiducia nelle tue capacità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Annotare regole e procedure può essere una strategia utile per organizzarti e ricordare meglio i compiti; è un segno di impegno e attenzione, non di incapacità. Tuttavia, se le emozioni negative persistono, se l’autocritica diventa eccessiva o se senti che il malessere influisce sul tuo benessere quotidiano, è importante parlarne con uno specialista che possa aiutarti a gestire ansia, stress e senso di inadeguatezza.
Affrontare queste difficoltà con supporto adeguato ti aiuterà a imparare più serenamente e a ritrovare fiducia nelle tue capacità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, mi sembra molto comprensibile che nella fase iniziale di un lavoro ci siano difficoltà a sentirsi capaci ed esperti. Penso che sia importante che lei possa riflettere sul come mai si identifica con i commenti infelici dei suoi colleghi. E che possa sentire di aver uno spazio psicologico per lavorare sulla sua Autostima.
Buongiorno,
quello che sta vivendo è comprensibilmente molto faticoso, ma non indica affatto che lei sia “incapace” o “un idiota”.
È all’inizio di un lavoro complesso e senza un adeguato affiancamento: fare errori, sentirsi lento e avere difficoltà è normale nelle prime fasi di apprendimento. Il fatto che stia cercando di rimediare e si sia scritto delle regole per ricordare meglio le procedure è, al contrario, un segnale di impegno e responsabilità.
L’episodio in cui è stato esposto davanti agli altri può aver amplificato il senso di vergogna e autosvalutazione, portandola a giudicarsi in modo molto duro.
Se questo malessere persiste, può essere utile un supporto psicologico per lavorare sull’autostima e sulla gestione dell’errore, così da affrontare questa fase con maggiore sicurezza e meno sofferenza.
Resto a sua disposizione, saluti
dott.ssa Linda Fusco
quello che sta vivendo è comprensibilmente molto faticoso, ma non indica affatto che lei sia “incapace” o “un idiota”.
È all’inizio di un lavoro complesso e senza un adeguato affiancamento: fare errori, sentirsi lento e avere difficoltà è normale nelle prime fasi di apprendimento. Il fatto che stia cercando di rimediare e si sia scritto delle regole per ricordare meglio le procedure è, al contrario, un segnale di impegno e responsabilità.
L’episodio in cui è stato esposto davanti agli altri può aver amplificato il senso di vergogna e autosvalutazione, portandola a giudicarsi in modo molto duro.
Se questo malessere persiste, può essere utile un supporto psicologico per lavorare sull’autostima e sulla gestione dell’errore, così da affrontare questa fase con maggiore sicurezza e meno sofferenza.
Resto a sua disposizione, saluti
dott.ssa Linda Fusco
Buonasera.
Tredici giorni. È pochissimo. Nessuno diventa bravo in un lavoro complesso come l'OSS in due settimane, e il fatto che stia già scrivendo regole per migliorarsi dice di una persona che ci tiene e che vuole crescere — non di "un perfetto idiota".
Quello che ha vissuto con la collega è stato umiliante, e fa male. Ma il giudizio di un momento difficile — detto in pubblico, senza delicatezza — non definisce chi è né quanto vale.
Si conceda uno spazio solo suo, magari accompagnato da un professionista, in cui portare queste fatiche senza giudicarsi. Imparare a essere gentile con sé stessi è parte del percorso, tanto quanto imparare il lavoro.
Tredici giorni. È pochissimo. Nessuno diventa bravo in un lavoro complesso come l'OSS in due settimane, e il fatto che stia già scrivendo regole per migliorarsi dice di una persona che ci tiene e che vuole crescere — non di "un perfetto idiota".
Quello che ha vissuto con la collega è stato umiliante, e fa male. Ma il giudizio di un momento difficile — detto in pubblico, senza delicatezza — non definisce chi è né quanto vale.
Si conceda uno spazio solo suo, magari accompagnato da un professionista, in cui portare queste fatiche senza giudicarsi. Imparare a essere gentile con sé stessi è parte del percorso, tanto quanto imparare il lavoro.
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