Buongiorno dottori, sono un ragazzo di 18 anni e devo chiedervi un parere su un problema sessuale e
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Buongiorno dottori, sono un ragazzo di 18 anni e devo chiedervi un parere su un problema sessuale e psicologico, che riguarda la mia ragazza (17 anni).
Poco più di un mesetto fa, ero in un momento intimo con la mia ragazza, che si stava strusciando su di me e sulla mia zona intima. Ad un certo punto il pene è scivolato dentro la sua vagina, e ho iniziato a muovermi, iniziando così un rapporto sessuale penetrativo. Premetto che non era la prima volta che facevano l'amore. Io però ho commesso l'errore di non chiedere se a lei effettivamente andava, e di conseguenza per qualche minuto abbiamo fatto sesso senza che lei lo volesse davvero. Alla fine ha avuto una crisi, perché si è sentita sporca, dissociata dall'atto e usata come un pezzo di carne. Da allora ogni volta che inserisco qualcosa dentro di lei (che siano dita, ma soprattutto quando è il mio pene), anche se dice che ci sta, dopo poco sento la sua vagina stringersi a tal punto che le fa male e mi chiede di smettere. Mi dice che ogni volta che succede non pensa semplicemente a "godere", ma inizia a pensare "speriamo non mi faccia male", "ma io lo voglio davvero?" e così via. Questo è un problema molto grosso, perché è più di un mese che non abbiamo un sesso penetrativo di qualità, e ci troviamo in una situazione totalmente opposta rispetto al periodo prima dell'evento, perché la mia ragazza ha sempre avuto un alto desiderio sessuale, che rendeva molto frequente il sesso. L'unica cosa che ci è venuta in mente per ora è di sospendere il sesso penetrativo (parliamo di un paio di mesi), sperando che la sua psiche si stabilizzi. Avete qualche parere o consiglio a riguardo?
Poco più di un mesetto fa, ero in un momento intimo con la mia ragazza, che si stava strusciando su di me e sulla mia zona intima. Ad un certo punto il pene è scivolato dentro la sua vagina, e ho iniziato a muovermi, iniziando così un rapporto sessuale penetrativo. Premetto che non era la prima volta che facevano l'amore. Io però ho commesso l'errore di non chiedere se a lei effettivamente andava, e di conseguenza per qualche minuto abbiamo fatto sesso senza che lei lo volesse davvero. Alla fine ha avuto una crisi, perché si è sentita sporca, dissociata dall'atto e usata come un pezzo di carne. Da allora ogni volta che inserisco qualcosa dentro di lei (che siano dita, ma soprattutto quando è il mio pene), anche se dice che ci sta, dopo poco sento la sua vagina stringersi a tal punto che le fa male e mi chiede di smettere. Mi dice che ogni volta che succede non pensa semplicemente a "godere", ma inizia a pensare "speriamo non mi faccia male", "ma io lo voglio davvero?" e così via. Questo è un problema molto grosso, perché è più di un mese che non abbiamo un sesso penetrativo di qualità, e ci troviamo in una situazione totalmente opposta rispetto al periodo prima dell'evento, perché la mia ragazza ha sempre avuto un alto desiderio sessuale, che rendeva molto frequente il sesso. L'unica cosa che ci è venuta in mente per ora è di sospendere il sesso penetrativo (parliamo di un paio di mesi), sperando che la sua psiche si stabilizzi. Avete qualche parere o consiglio a riguardo?
Buongiorno, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.
Da quello che racconti, è possibile che la tua ragazza abbia vissuto quell’episodio come qualcosa in cui non si è sentita davvero libera e sicura. In questi casi il corpo può reagire con tensione, chiusura e dolore, soprattutto durante la penetrazione. Non significa che non provi più desiderio, ma che in questo momento mente e corpo stanno cercando di proteggersi.
Sospendere temporaneamente i rapporti penetrativi può essere una scelta utile, purché non sia vissuta come “aspettare che passi”, ma come un tempo per ritrovare fiducia, ascolto e serenità nell’intimità. Può essere importante ripartire da contatti e momenti affettivi senza pressione e senza obiettivi prestazionali.
Se questo disagio continua, il consiglio è di non sottovalutarlo e di valutare un confronto con una sessuologa o un sessuologo, per aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare un rapporto più sereno con il proprio corpo e con la sessualità.
Da quello che racconti, è possibile che la tua ragazza abbia vissuto quell’episodio come qualcosa in cui non si è sentita davvero libera e sicura. In questi casi il corpo può reagire con tensione, chiusura e dolore, soprattutto durante la penetrazione. Non significa che non provi più desiderio, ma che in questo momento mente e corpo stanno cercando di proteggersi.
Sospendere temporaneamente i rapporti penetrativi può essere una scelta utile, purché non sia vissuta come “aspettare che passi”, ma come un tempo per ritrovare fiducia, ascolto e serenità nell’intimità. Può essere importante ripartire da contatti e momenti affettivi senza pressione e senza obiettivi prestazionali.
Se questo disagio continua, il consiglio è di non sottovalutarlo e di valutare un confronto con una sessuologa o un sessuologo, per aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare un rapporto più sereno con il proprio corpo e con la sessualità.
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Quello che descrivi è comprensibile: l’episodio può aver fatto vivere alla tua ragazza una perdita di controllo, e il corpo ora reagisce con tensione e dolore (una risposta protettiva, non volontaria).
La scelta di sospendere temporaneamente la penetrazione è adeguata. Può essere utile concentrarsi su momenti di intimità senza pressione (carezze, contatto, gradualità), restituendo a lei il pieno controllo e chiedendo sempre un consenso esplicito.
È importante non forzare i tempi: il corpo ha bisogno di sentirsi di nuovo al sicuro. Se il disagio persiste, un supporto psicologico (anche di coppia) può essere molto utile.
Un caro saluto.
La scelta di sospendere temporaneamente la penetrazione è adeguata. Può essere utile concentrarsi su momenti di intimità senza pressione (carezze, contatto, gradualità), restituendo a lei il pieno controllo e chiedendo sempre un consenso esplicito.
È importante non forzare i tempi: il corpo ha bisogno di sentirsi di nuovo al sicuro. Se il disagio persiste, un supporto psicologico (anche di coppia) può essere molto utile.
Un caro saluto.
Buongiorno,
quello che descrivi è una situazione delicata ma comprensibile dal punto di vista psicologico e corporeo.
L’episodio che racconti, anche se non intenzionale, può essere stato vissuto dalla tua ragazza come una violazione del consenso. Quando durante un rapporto manca una chiara condivisione, il corpo e la mente possono reagire come di fronte a qualcosa di “non scelto”, generando una risposta di difesa. Le sensazioni che lei riporta – sentirsi “sporca”, dissociata, usata – sono segnali importanti di un vissuto emotivo intenso.
Quello che sta accadendo ora (la contrazione involontaria della vagina, il dolore alla penetrazione, i pensieri anticipatori di paura) è molto compatibile con una risposta ansiosa e di protezione del corpo. In alcuni casi questo meccanismo viene definito vaginismo o, più in generale, dolore sessuale legato a fattori psicologici. Non è qualcosa che si “decide”, ma una reazione automatica: il corpo si irrigidisce per evitare una situazione percepita come rischiosa o non sicura.
Avete già fatto una cosa molto importante: sospendere temporaneamente la penetrazione. Questo può aiutare a ridurre la pressione e permettere alla sua mente e al suo corpo di uscire dalla modalità di allarme.
Alcuni suggerimenti utili:
Ripartire dalla sicurezza: è fondamentale che lei si senta sempre libera di dire sì o no, senza alcuna pressione. Il consenso deve essere esplicito e continuo.
Comunicazione aperta: parlarne con calma, fuori dai momenti intimi, validando le sue emozioni senza minimizzarle o difenderti.
Gradualità: quando e se lo vorrà, si può riprendere con contatti non penetrativi, focalizzati sul piacere e non sulla performance.
Togliere l’obiettivo della penetrazione: per un periodo, l’intimità può esistere senza arrivare “per forza” al rapporto completo.
Ridurre l’ansia da prestazione (di entrambi): più si teme il dolore o il fallimento, più il corpo reagisce irrigidendosi.
Detto questo, visto il vissuto emotivo importante e la persistenza del problema da oltre un mese, è molto consigliabile che la tua ragazza possa parlarne con una psicologa/psicoterapeuta, meglio se con competenze in sessuologia. In alcuni casi può essere utile anche un lavoro di coppia. Questo permetterebbe di elaborare quanto accaduto e aiutare il corpo a ritrovare una risposta più serena.
Avete già mostrato attenzione e rispetto nel cercare una soluzione: è un buon punto di partenza, ma non affrontatelo da soli.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrivi è una situazione delicata ma comprensibile dal punto di vista psicologico e corporeo.
L’episodio che racconti, anche se non intenzionale, può essere stato vissuto dalla tua ragazza come una violazione del consenso. Quando durante un rapporto manca una chiara condivisione, il corpo e la mente possono reagire come di fronte a qualcosa di “non scelto”, generando una risposta di difesa. Le sensazioni che lei riporta – sentirsi “sporca”, dissociata, usata – sono segnali importanti di un vissuto emotivo intenso.
Quello che sta accadendo ora (la contrazione involontaria della vagina, il dolore alla penetrazione, i pensieri anticipatori di paura) è molto compatibile con una risposta ansiosa e di protezione del corpo. In alcuni casi questo meccanismo viene definito vaginismo o, più in generale, dolore sessuale legato a fattori psicologici. Non è qualcosa che si “decide”, ma una reazione automatica: il corpo si irrigidisce per evitare una situazione percepita come rischiosa o non sicura.
Avete già fatto una cosa molto importante: sospendere temporaneamente la penetrazione. Questo può aiutare a ridurre la pressione e permettere alla sua mente e al suo corpo di uscire dalla modalità di allarme.
Alcuni suggerimenti utili:
Ripartire dalla sicurezza: è fondamentale che lei si senta sempre libera di dire sì o no, senza alcuna pressione. Il consenso deve essere esplicito e continuo.
Comunicazione aperta: parlarne con calma, fuori dai momenti intimi, validando le sue emozioni senza minimizzarle o difenderti.
Gradualità: quando e se lo vorrà, si può riprendere con contatti non penetrativi, focalizzati sul piacere e non sulla performance.
Togliere l’obiettivo della penetrazione: per un periodo, l’intimità può esistere senza arrivare “per forza” al rapporto completo.
Ridurre l’ansia da prestazione (di entrambi): più si teme il dolore o il fallimento, più il corpo reagisce irrigidendosi.
Detto questo, visto il vissuto emotivo importante e la persistenza del problema da oltre un mese, è molto consigliabile che la tua ragazza possa parlarne con una psicologa/psicoterapeuta, meglio se con competenze in sessuologia. In alcuni casi può essere utile anche un lavoro di coppia. Questo permetterebbe di elaborare quanto accaduto e aiutare il corpo a ritrovare una risposta più serena.
Avete già mostrato attenzione e rispetto nel cercare una soluzione: è un buon punto di partenza, ma non affrontatelo da soli.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, sono il Dott. Calcagno, quella che descrive è una situazione delicata, ma anche molto comprensibile dal punto di vista psicologico e corporeo. Innanzi tutto mi sento di dirle che è davvero importante che lei abbia colto il problema e che stia cercando un modo per affrontarlo con rispetto: questo è già un primo passo fondamentale. Cerchiamo di capire cosa sta accadendo alla sua ragazza sulla base degli elementi da lei riportati. Dal suo racconto, è probabile che quell’episodio sia stato vissuto dalla sua ragazza come una rottura del senso di sicurezza e di consenso. Anche se non c’era intenzione di farle del male, il fatto di non essersi sentita davvero coinvolta può aver generato una reazione emotiva intensa (si è sentita “usata”, “sporca”), una sorta di memoria corporea dell’esperienza, e questo può determinare una reazione automatica, quella contrazione che sente è molto simile a ciò che in sessuologia viene chiamato vaginismo o comunque una risposta difensiva involontaria. Non è “volontaria” e non dipende dal fatto che la sua ragazza non abbia desiderio verso di lei.
Anzi, il fatto che dica “voglio, ma ho paura del dolore” è proprio il segnale di un conflitto interno. Il punto chiave è che al momento mente e corpo non sono allineati. Lei mentalmente può volerlo, ma il corpo è in allerta, come se dovesse proteggersi. I pensieri che riporta (“mi farà male?”, “lo voglio davvero?”) alimentano un circolo:
ansia → tensione → dolore → conferma della paura.
Le dico che la vostra idea di sospendere la penetrazione non è sbagliata, anzi, toglie la pressione della performance ed evita di rinforzare il dolore e la paura. Questa come soluzione ovviamente non basta, è necessario lavorare anche su come ricostruire sicurezza. Quindi sarà importante ripartire dal consenso esplicito (sempre), non darlo mai per scontato. Anche durante il momento: “Ti va se…?”, “Come stai?”, questo per lei è fondamentale per ricostruire fiducia. Poi vi consiglio di tornare all’intimità senza l'obiettivo di far sfociare tutto nel sesso penetrativo, dedicatevi a coccole, contatto, piacere non penetrativo. Lei deve tornare a sentire che può fermarsi quando vuole, e quindi dovete lavorare sulla gradualità
Solo quando lei si sentirà pronta, le consiglio di partire prima da una esplorazione esterna, poi eventualmente interna, ma con controllo totale da parte sua (es. è lei che guida). Un altro aspetto molto importante è dare spazio alle emozioni, quello che è successo va elaborato, non solo “aspettiamo che passi”, quindi può essere utile parlarne in modo aperto chiedendole come si è sentita, cosa le ha fatto paura, cosa le serve per sentirsi al sicuro. Per tutto questo valutate un supporto professionale e se la situazione continua, rivolgetevi ad uno psicologo o un sessuologo per lavorare su trauma, corpo e fiducia.
Un passaggio importante per lei invece, è riconoscere senza colpevolizzarsi, ma con responsabilità che in quel momento è mancato il consenso esplicito. Questo non significa avere l'etichetta del colpevole, ma comprendere che per lei è stato un confine violato. E il lavoro ora è ricostruire sicurezza, rispetto e ascolto.
Provi a farle sentire che le dispiace per quello che è successo, per il fatto che non si è fermato a chiederle davvero se lo voleva. Le faccia capire che ora per lei è importante che farla sentire al sicuro, che potete andare con calma e fermarvi ogni volta che lei vuole.
Dott. Calcagno
Anzi, il fatto che dica “voglio, ma ho paura del dolore” è proprio il segnale di un conflitto interno. Il punto chiave è che al momento mente e corpo non sono allineati. Lei mentalmente può volerlo, ma il corpo è in allerta, come se dovesse proteggersi. I pensieri che riporta (“mi farà male?”, “lo voglio davvero?”) alimentano un circolo:
ansia → tensione → dolore → conferma della paura.
Le dico che la vostra idea di sospendere la penetrazione non è sbagliata, anzi, toglie la pressione della performance ed evita di rinforzare il dolore e la paura. Questa come soluzione ovviamente non basta, è necessario lavorare anche su come ricostruire sicurezza. Quindi sarà importante ripartire dal consenso esplicito (sempre), non darlo mai per scontato. Anche durante il momento: “Ti va se…?”, “Come stai?”, questo per lei è fondamentale per ricostruire fiducia. Poi vi consiglio di tornare all’intimità senza l'obiettivo di far sfociare tutto nel sesso penetrativo, dedicatevi a coccole, contatto, piacere non penetrativo. Lei deve tornare a sentire che può fermarsi quando vuole, e quindi dovete lavorare sulla gradualità
Solo quando lei si sentirà pronta, le consiglio di partire prima da una esplorazione esterna, poi eventualmente interna, ma con controllo totale da parte sua (es. è lei che guida). Un altro aspetto molto importante è dare spazio alle emozioni, quello che è successo va elaborato, non solo “aspettiamo che passi”, quindi può essere utile parlarne in modo aperto chiedendole come si è sentita, cosa le ha fatto paura, cosa le serve per sentirsi al sicuro. Per tutto questo valutate un supporto professionale e se la situazione continua, rivolgetevi ad uno psicologo o un sessuologo per lavorare su trauma, corpo e fiducia.
Un passaggio importante per lei invece, è riconoscere senza colpevolizzarsi, ma con responsabilità che in quel momento è mancato il consenso esplicito. Questo non significa avere l'etichetta del colpevole, ma comprendere che per lei è stato un confine violato. E il lavoro ora è ricostruire sicurezza, rispetto e ascolto.
Provi a farle sentire che le dispiace per quello che è successo, per il fatto che non si è fermato a chiederle davvero se lo voleva. Le faccia capire che ora per lei è importante che farla sentire al sicuro, che potete andare con calma e fermarvi ogni volta che lei vuole.
Dott. Calcagno
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