Buongiorno, ho 37 anni e dalla terza media la mia vita sociale si è andata sempre più sgretolando, p
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Buongiorno, ho 37 anni e dalla terza media la mia vita sociale si è andata sempre più sgretolando, penso sia proprio finita in quell'anno, mi stavo riprendendo un pò al secondo anno di superiori, ma poi li è successa un'altra cosa che mi ha stroncato definitivamente. Quanto è arrivato dopo era solo paura di andare a scuola e in contesti sociali con sconosciuti, stavo relativamente sereno soltanto stando in casa a giocare ai videogiochi e al pc o con la musica, serie tv, film. Ho sofferto molto il non avere una fidanzata e nessuna ragazza a cui piacessi. Ho provato ad avare una relazione che è andata e finita malissimo, ho sofferto come non mai e lei non contenta si è anche inventata di tutto su di me e sono quasi finito in galera. Da qualche anno ho cominciato a fare qualcosa per uscire da questa situazione, anche perchè si erano sviluppati anche dei pensieri intrusivi che mi facevano stare in uno stato di perenne preoccupazione. Mi sono fatto aiutare e ora va meglio, il problema è che mi stò rendendo conto che sembra impossibile fare nuove amicizie soprattutto con ragazze, per non parlare poi del fatto che ovunque vado, alle ragazze che mi piacciono di me non gli importa nulla, anzi mi scartano anche come amico nonostante io mi comporti in maniera adeguata. Recentemente mi è anche capitato per due volte di seguito nell'arco di due giorni che due ragazze mi abbiano invitato a una serata soltanto per prendermi in giro, per usarmi per appagare una qualche loro mancanza o un torto subito da non si sa chi. A parte questo sfogo, ora io vorrei capire a chi devo rivolgermi per farmi aiutare ad avere un giro di amicizie adeguato per fare anche più conoscenze con ragazze e magari trovarne almeno una che mi piace e a cui piaccio e che si interessa davvero a me. Almeno una volta vorrei sentirmi amato, piaciuto, cercato, e non sempre scartato ed emarginato. Non sò a che tipo di figura professionale rivolgermi, mi potete consigliare? Grazie.
Buongiorno,
ti ringrazio per aver condiviso una parte così importante e dolorosa della tua storia. Da quello che racconti emerge quanta fatica, solitudine e delusione tu abbia attraversato negli anni, ma anche un aspetto molto significativo: hai già iniziato a prenderti cura di te e a chiedere aiuto, e questo è un segnale di forza, non da poco.
Le difficoltà che descrivi nelle relazioni, la paura nei contesti sociali e il senso di rifiuto che stai vivendo sono esperienze che possono essere comprese e affrontate in un percorso di psicoterapia. In particolare, lavorare con uno psicologo-psicoterapeuta può aiutarti a dare senso a ciò che è accaduto nel tempo, a comprendere meglio i tuoi vissuti nelle relazioni e a costruire, passo dopo passo, modalità più soddisfacenti e sicure di entrare in contatto con gli altri.
Non si tratta solo di “trovare amicizie” o una relazione, ma di partire da te: dal modo in cui ti percepisci, da come vivi l’incontro con l’altro e da ciò che, spesso in modo non evidente, può influenzare queste dinamiche. Questo lavoro, se fatto con gradualità e in un contesto accogliente, può davvero aprire nuove possibilità.
Il fatto che tu senta il desiderio di essere visto, scelto e amato è profondamente umano e legittimo. E merita uno spazio serio e rispettoso in cui essere ascoltato e accompagnato.
Se senti che è il momento, rivolgerti a uno psicologo-psicoterapeuta è una scelta adeguata per il tipo di difficoltà che stai vivendo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
ti ringrazio per aver condiviso una parte così importante e dolorosa della tua storia. Da quello che racconti emerge quanta fatica, solitudine e delusione tu abbia attraversato negli anni, ma anche un aspetto molto significativo: hai già iniziato a prenderti cura di te e a chiedere aiuto, e questo è un segnale di forza, non da poco.
Le difficoltà che descrivi nelle relazioni, la paura nei contesti sociali e il senso di rifiuto che stai vivendo sono esperienze che possono essere comprese e affrontate in un percorso di psicoterapia. In particolare, lavorare con uno psicologo-psicoterapeuta può aiutarti a dare senso a ciò che è accaduto nel tempo, a comprendere meglio i tuoi vissuti nelle relazioni e a costruire, passo dopo passo, modalità più soddisfacenti e sicure di entrare in contatto con gli altri.
Non si tratta solo di “trovare amicizie” o una relazione, ma di partire da te: dal modo in cui ti percepisci, da come vivi l’incontro con l’altro e da ciò che, spesso in modo non evidente, può influenzare queste dinamiche. Questo lavoro, se fatto con gradualità e in un contesto accogliente, può davvero aprire nuove possibilità.
Il fatto che tu senta il desiderio di essere visto, scelto e amato è profondamente umano e legittimo. E merita uno spazio serio e rispettoso in cui essere ascoltato e accompagnato.
Se senti che è il momento, rivolgerti a uno psicologo-psicoterapeuta è una scelta adeguata per il tipo di difficoltà che stai vivendo.
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Dott. Fabio Mallardo
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Il senso di isolamento e la stanchezza che prova è molto comprensibile dal suo racconto.
Ha attraversato importanti traumi relazionali e il fatto che sia attivo un lavoro su te stesso è un segno di importanti risorse presenti.
Rispetto alle figure professionali
Uno psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale (CBT) può aiutare a gestire l'ansia sociale e i pensieri intrusivi come idea di essere difettoso . Ti aiuta e a gestire la paura del giudizio che inevitabilmente porti come conseguenza delle esperienze vissute.
Psicoterapeuta esperto in EMDR può essere utile per elaborare traumi del passato che ancora oggi condizionano il tuo modo di porti con gli altri.
Gruppi Terapeutici possono essere utili per capire cosa non funziona nelle tue interazioni e ricevere restituzioni anche tra pari.
Psicoterapia dinamica per approfondire i temi presenti nella tua narrazione e ad elaborare i traumi vissuti.
Un cordiale saluto,
Ha attraversato importanti traumi relazionali e il fatto che sia attivo un lavoro su te stesso è un segno di importanti risorse presenti.
Rispetto alle figure professionali
Uno psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale (CBT) può aiutare a gestire l'ansia sociale e i pensieri intrusivi come idea di essere difettoso . Ti aiuta e a gestire la paura del giudizio che inevitabilmente porti come conseguenza delle esperienze vissute.
Psicoterapeuta esperto in EMDR può essere utile per elaborare traumi del passato che ancora oggi condizionano il tuo modo di porti con gli altri.
Gruppi Terapeutici possono essere utili per capire cosa non funziona nelle tue interazioni e ricevere restituzioni anche tra pari.
Psicoterapia dinamica per approfondire i temi presenti nella tua narrazione e ad elaborare i traumi vissuti.
Un cordiale saluto,
Ciao, grazie per esserti raccontato. Comprendo quanto possa essere doloroso il senso di esclusione e il desiderio di essere scelto e riconosciuto nelle relazioni.
Per lavorare in modo mirato sulle difficoltà che racconti, può essere utile rivolgersi a uno/a psicoterapeuta, che possa aiutarti su più livelli: gestione dell’ansia sociale, rielaborazione delle esperienze relazionali passate, lavoro sull’autostima e potenziamento delle abilità sociali e relazionali.
In alcuni casi può essere utile anche integrare un supporto psichiatrico, se i pensieri intrusivi o l’ansia risultano ancora molto intensi.
Un percorso di questo tipo, però, non deve avere l'obiettivo di “trovare amici o una relazione”, ma quello di costruire condizioni interne tue più solide per creare legami autentici e soddisfacenti nel tempo. Spero di esserti stata di aiuto!
Per lavorare in modo mirato sulle difficoltà che racconti, può essere utile rivolgersi a uno/a psicoterapeuta, che possa aiutarti su più livelli: gestione dell’ansia sociale, rielaborazione delle esperienze relazionali passate, lavoro sull’autostima e potenziamento delle abilità sociali e relazionali.
In alcuni casi può essere utile anche integrare un supporto psichiatrico, se i pensieri intrusivi o l’ansia risultano ancora molto intensi.
Un percorso di questo tipo, però, non deve avere l'obiettivo di “trovare amici o una relazione”, ma quello di costruire condizioni interne tue più solide per creare legami autentici e soddisfacenti nel tempo. Spero di esserti stata di aiuto!
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una sofferenza profonda e prolungata nel tempo, legata sia alle esperienze sociali difficili vissute in adolescenza, sia a episodi più recenti che hanno probabilmente riattivato vissuti di esclusione, rifiuto e sfiducia. È comprensibile che, dopo tante esperienze negative, oggi le relazioni – soprattutto con le ragazze – vengano vissute come particolarmente faticose e scoraggianti.
Ci sono alcuni aspetti importanti da considerare:
La storia personale pesa nel presente: le difficoltà iniziate in adolescenza e le esperienze dolorose successive (come la relazione finita male e le accuse subite) possono aver contribuito a costruire aspettative negative su di sé (“non piaccio”, “vengo rifiutato”) e sugli altri (“gli altri mi prendono in giro”, “non sono affidabili”). Queste convinzioni, spesso inconsapevoli, influenzano il modo in cui ci si relaziona.
Ansia sociale e ritiro: il fatto che si sentisse più sereno a casa e che abbia evitato contesti sociali fa pensare a una possibile componente di ansia sociale, che può rendere difficile entrare in contatto in modo spontaneo e sicuro con gli altri.
Bisogno affettivo molto forte: il desiderio di sentirsi amato, scelto e cercato è assolutamente legittimo, ma quando questo bisogno diventa molto intenso può, senza volerlo, influenzare il modo in cui ci si presenta agli altri, rendendo più difficile la costruzione di relazioni naturali e reciproche.
Esperienze recenti di umiliazione: gli episodi che descrive (essere invitato e poi preso in giro) sono oggettivamente spiacevoli e ferenti, e meritano attenzione perché possono aumentare la sfiducia e la chiusura.
Per rispondere alla sua domanda:
la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta, preferibilmente con esperienza in:
difficoltà relazionali e sociali
ansia sociale
autostima e schemi relazionali
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a:
comprendere e rielaborare le esperienze passate che ancora oggi influenzano il suo modo di stare con gli altri
lavorare sulle convinzioni negative su di sé
sviluppare competenze relazionali più efficaci e autentiche
costruire relazioni non basate solo sul bisogno di approvazione, ma sulla reciprocità
In alcuni casi può essere utile anche affiancare:
terapie di gruppo, che permettono di fare esperienza diretta delle relazioni in un contesto protetto
oppure percorsi specifici sulle abilità sociali
Un aspetto importante: non si tratta solo di “trovare il modo giusto per piacere alle ragazze”, ma di costruire prima di tutto una base più solida nel rapporto con se stesso e con gli altri. Le relazioni soddisfacenti arrivano più facilmente come conseguenza di questo processo.
Le consiglio quindi di proseguire il percorso già iniziato o, se interrotto, di riprenderlo con uno specialista con cui si senta a suo agio, così da poter approfondire in modo mirato la sua situazione.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che racconta emerge una sofferenza profonda e prolungata nel tempo, legata sia alle esperienze sociali difficili vissute in adolescenza, sia a episodi più recenti che hanno probabilmente riattivato vissuti di esclusione, rifiuto e sfiducia. È comprensibile che, dopo tante esperienze negative, oggi le relazioni – soprattutto con le ragazze – vengano vissute come particolarmente faticose e scoraggianti.
Ci sono alcuni aspetti importanti da considerare:
La storia personale pesa nel presente: le difficoltà iniziate in adolescenza e le esperienze dolorose successive (come la relazione finita male e le accuse subite) possono aver contribuito a costruire aspettative negative su di sé (“non piaccio”, “vengo rifiutato”) e sugli altri (“gli altri mi prendono in giro”, “non sono affidabili”). Queste convinzioni, spesso inconsapevoli, influenzano il modo in cui ci si relaziona.
Ansia sociale e ritiro: il fatto che si sentisse più sereno a casa e che abbia evitato contesti sociali fa pensare a una possibile componente di ansia sociale, che può rendere difficile entrare in contatto in modo spontaneo e sicuro con gli altri.
Bisogno affettivo molto forte: il desiderio di sentirsi amato, scelto e cercato è assolutamente legittimo, ma quando questo bisogno diventa molto intenso può, senza volerlo, influenzare il modo in cui ci si presenta agli altri, rendendo più difficile la costruzione di relazioni naturali e reciproche.
Esperienze recenti di umiliazione: gli episodi che descrive (essere invitato e poi preso in giro) sono oggettivamente spiacevoli e ferenti, e meritano attenzione perché possono aumentare la sfiducia e la chiusura.
Per rispondere alla sua domanda:
la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta, preferibilmente con esperienza in:
difficoltà relazionali e sociali
ansia sociale
autostima e schemi relazionali
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a:
comprendere e rielaborare le esperienze passate che ancora oggi influenzano il suo modo di stare con gli altri
lavorare sulle convinzioni negative su di sé
sviluppare competenze relazionali più efficaci e autentiche
costruire relazioni non basate solo sul bisogno di approvazione, ma sulla reciprocità
In alcuni casi può essere utile anche affiancare:
terapie di gruppo, che permettono di fare esperienza diretta delle relazioni in un contesto protetto
oppure percorsi specifici sulle abilità sociali
Un aspetto importante: non si tratta solo di “trovare il modo giusto per piacere alle ragazze”, ma di costruire prima di tutto una base più solida nel rapporto con se stesso e con gli altri. Le relazioni soddisfacenti arrivano più facilmente come conseguenza di questo processo.
Le consiglio quindi di proseguire il percorso già iniziato o, se interrotto, di riprenderlo con uno specialista con cui si senta a suo agio, così da poter approfondire in modo mirato la sua situazione.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità una sofferenza che sembra radicata nel tempo. E' evidente quanto pesino i vissuti di esclusione ed il timore del giudizio che l'accompagnano da anni. Il desiderio di sentirsi amato e cercato è un bisogno umano fondamentale, reso difficile da ferite passate che sembrano ripresentarsi ancora oggi nelle sue relazioni. Per affrontare questo senso di isolamento dovrebbe lavorare sulle dinamiche che la portano a sentirsi "usato" o "invisibile". Un percorso di psicoterapia ad orientamento psicodinamico potrebbe aiutarla a dare un senso nuovo alla sua storia, permettendole di costruire una base di sicurezza interiore da cui partire per incontrare l'altro con meno timore e maggiore fiducia nelle sue capacità relazionali. Sicuramente chiedere aiuto è il primo passo per smettere di essere spettatore della propria solitudine.
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità una sofferenza che sembra radicata nel tempo. E' evidente quanto pesino i vissuti di esclusione ed il timore del giudizio che l'accompagnano da anni. Il desiderio di sentirsi amato e cercato è un bisogno umano fondamentale, reso difficile da ferite passate che sembrano ripresentarsi ancora oggi nelle sue relazioni. Per affrontare questo senso di isolamento dovrebbe lavorare sulle dinamiche che la portano a sentirsi "usato" o "invisibile". Un percorso di psicoterapia ad orientamento psicodinamico potrebbe aiutarla a dare un senso nuovo alla sua storia, permettendole di costruire una base di sicurezza interiore da cui partire per incontrare l'altro con meno timore e maggiore fiducia nelle sue capacità relazionali. Sicuramente chiedere aiuto è il primo passo per smettere di essere spettatore della propria solitudine.
Gentile Utente, è molto importante, alla luce della sofferenza antica che descrive già a partire dalle scuole medie, che lei non si scoraggi nel tentativo di aprirsi agli altri, alle relazioni e alle relazioni sentimentali. Viviamo in tempi difficili per la socialità e molte persone vivono forti frustrazioni e insicurezze nell’approcciarsi agli altri. È molto importante farsi aiutare e, anche se non esiste una vera e propria figura professionale come lei descrive, la incoraggerei a cercare circoli sportivi, attività sociali legate al suo comune di residenza, volontariato, fiere.. ecc ci sono tanti luoghi di incontro con le persone, pur sapendo che la reciprocità nelle relazioni sentimentali è un incontro di destini che non si può forzare, si può solo attendere con fiducia. Lei è giovane e non ho dubbi che possa, anche con l’aiuto psicologico forse, trovare le vie per potersi esprimere oggi, da adulto, allontanando i ricordi negativi dei fallimenti della sua socialità.
Quello che racconta è una storia di grande fatica nelle relazioni, segnata da esperienze dolorose che possono aver inciso profondamente sul modo in cui oggi si avvicina agli altri. È comprensibile che desideri costruire legami più stabili e sentirsi finalmente visto, scelto e voluto.In questi casi è importante considerare anche il ruolo dell’autostima: quando dentro di noi si sono formate, spesso molto presto, delle credenze negative su chi siamo o sul nostro valore, queste possono influenzare ciò che riusciamo a creare nelle relazioni. A volte un’immagine svalutata di sé torna indietro come uno specchio, condizionando aspettative, paure e modi di stare con gli altri.
Dentro di noi, oltre alla parte che desidera legami e vicinanza, possono esserci altre parti che – senza che ce ne accorgiamo – ostacolano o sabotano ciò che vorremmo. Sono dinamiche profonde, spesso inconsce, che agiscono al di là della nostra volontà e che meritano uno spazio in cui essere comprese.
Credo che un percorso psicoterapeutico possa essere molto utile: permette di far luce sulla complessità delle emozioni e delle motivazioni che portiamo dentro, di lavorare sull’autostima e sulle ferite che ancora pesano, e di costruire basi più solide da cui poi diventa più naturale aprirsi a nuove relazioni.
Mi sembra che in lei ci sia un desiderio autentico di cambiamento. Questo desiderio può diventare un motore prezioso nel viaggio terapeutico e nella possibilità di costruire, nel tempo, relazioni più soddisfacenti e un modo più stabile di stare nel mondo.
Dentro di noi, oltre alla parte che desidera legami e vicinanza, possono esserci altre parti che – senza che ce ne accorgiamo – ostacolano o sabotano ciò che vorremmo. Sono dinamiche profonde, spesso inconsce, che agiscono al di là della nostra volontà e che meritano uno spazio in cui essere comprese.
Credo che un percorso psicoterapeutico possa essere molto utile: permette di far luce sulla complessità delle emozioni e delle motivazioni che portiamo dentro, di lavorare sull’autostima e sulle ferite che ancora pesano, e di costruire basi più solide da cui poi diventa più naturale aprirsi a nuove relazioni.
Mi sembra che in lei ci sia un desiderio autentico di cambiamento. Questo desiderio può diventare un motore prezioso nel viaggio terapeutico e nella possibilità di costruire, nel tempo, relazioni più soddisfacenti e un modo più stabile di stare nel mondo.
Gentilissimo, la sua sofferenza arriva e le auguro possa trovare relazioni che diventino per lei luce e bussola in questo buio. Valuti di chiedere aiuto ad un professionista che possa ascoltarla ed aiutarla a guarire da queste ferite che hanno radici nel passato. Un caloroso saluto ed augurio per la sua rinascita!
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Siccome il suo problema è di natura relazionale, perchè si parla sia della possibilità di costruire amicizie adeguate per lei, sia di capire come mai tutte le persone che la attraggono la rifiutano (e forse, mi domando, quelle che sono attratte da lei non le interessano?), il mio suggerimento è di affidarsi a un terapeuta o una terapeuta con approccio sistemico-relazionale, centrato proprio sul tema delle relazioni. Se avesse domande mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buona sera, l'aspetto sociale e sentimentale è molto importante per una serenità di fondo. Nelle varie fasi della vita sperimentiamo momenti, contesti e situazioni diverse. Ci confrontiamo con diverse persone e anche noi abbiamo un' evoluzione diversa. Sicuramente iniziare un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale anche breve potrà aiutarla in questa sua problematica sociale e renderla consapevole su molti suoi aspetti caratteriali che potranno poi aprirle nuove opportunità a livello personale e sociale. Visiti il mio profilo e non esiti a scrivermi qualora volesse. Saluti
Gentile Utente, che cosa è successo in terza media? Quale evento/situazione si è verificato e quali pensieri associa a quel momento? Ascolta il suo corpo, le sue emozioni? Lei descrive il suo comportamento con gli altri "adeguato", quale difficoltà vive quando si relaziona alle altre persone? Quali pensieri, preoccupazioni, paure le impediscono di fare amicizia? Ha difficoltà con le ragazze, lo stesso vale per i ragazzi? Prima di amare qualcuno dobbiamo imparare ad amare Noi stessi e sembra che Lei ha dimenticato se stesso per assecondare ansie e preoccupazioni che non La lasciano vivere serenamente la realtà del presente ma la proiettano costantemente in un futuro immaginario pieno di paure. La invito a fare maggiore attenzioni alle sue sensazioni, percezioni e, soprattutto, alle sue emozioni,. Grazie.
Buongiorno! Le sue parole trasmettono tristezza, rabbia, solitudine. Posso solo provare ad immaginare come si sente. Considerato i limiti dello strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, ho provato a “sognarla”. Sembra che un cambiamento significativo sia avvenuto “dalla terza media”, proprio agli esordi dell’adolescenza. In quella fase dello sviluppo in cui affiorano i primi cambiamenti del corpo e la sessualità si ripropone con tutto il suo vigore, impegnando l’adolescente in un difficile lavoro d’integrazione dell’immagine di sé, del nuovo corpo, delle spinte sessuali, ma anche di ristrutturazione delle relazioni con sé stesso e con gli altri. La paura della scuola, dei contesti sociali poco familiari, il ritiro in casa, l’isolamento, potrebbero aver avuto un ruolo di contenimento e di sollievo dalle angosce adolescenziali; un modo per tenere a bada il timore del giudizio e del rifiuto di quel corpo che stava cambiando, che le apparteneva, ma che era difficile da riconoscere. Non le nascondo che mi sono chiesto della sua famiglia. Immagino si sia sentito solo, confuso, disorientato, senza un gruppo di pari con cui confrontarsi e identificarsi. L’adolescenza è un crocevia dell’esperienza umana, che si colloca tra le prime esperienze relazionali (con le figure di attaccamento, che accudiscono, proteggono, curano) e quelle da adulti. Queste ultime dipendono molto da come le prime sono state elaborate, trasformate, digerite. Avvicinarsi all’altro (i genitori, gli amici, il/la partner), sembra farla sentire esposto, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferito, rifiutato, abbandonato. Nessuno che la vede, la accetta, la desidera e la ama per quello che è. Una trama che potrebbe essere stata scritta “allora”, registrata in profondità e sempre pronta ad essere messa in scena nelle relazioni (di ieri, di oggi, di domani). Non abbia vergogna, non si senta in colpa. Ha fatto il meglio che poteva, trovando una soluzione che non deve essere demonizzata, ma compresa, accolta, analizzata. Non può farlo da solo. Ho l’impressione che possa giovare di un percorso ben strutturato e di largo respiro, in cui il tempo lungo si ponga come fattore essenziale e determinante ai fini di un cambiamento. Spero si affidi presto ad una seconda mente con cui ri-pensare le esperienze più significative, i pensieri più dolorosi, le emozioni più forti, affinché abbia l’occasione di essere genuinamente sé stesso. In bocca al lupo
Gentile utente, le sue parole trasmettono una sofferenza profonda e il peso di un isolamento che sembra aver radici lontane, rendendo del tutto comprensibile il suo desiderio di sentirsi finalmente accolto e amato. In passato ha accennato di aver ricevuto aiuto per i pensieri intrusivi, ma sarebbe importante capire se ha già avuto modo di affrontare specificamente questi vissuti relazionali e il senso di esclusione in un percorso di terapia strutturato. Qualora fosse così, bisognerebbe valutare se se la sente di tornare a lavorare su questi temi così delicati o, qualora non ci sia mai stato un lavoro in tal senso, se sia pronto a farsi accompagnare da un professionista nell'esplorazione di questi suoi vissuti. Un supporto psicoterapeutico potrebbe essere prezioso non solo per gestire la frustrazione dei rifiuti, ma soprattutto per aiutarla a concedersi la possibilità di assumere un ruolo diverso, uscendo da quello di eterno emarginato per riscoprire il proprio valore all'interno di un legame.
Buongiorno, la sua storia racconta una sofferenza importante ma anche che ha già iniziato un percorso di cambiamento.
Per lavorare su difficoltà sociali, relazionali e sul senso di rifiuto che descrive, la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta. In particolare, un percorso di psicoterapia individuale può aiutarla a comprendere e rielaborare le esperienze passate che hanno inciso sulla sua autostima, gestire ansia sociale e pensieri intrusivi, sviluppare competenze relazionali ed emotive più efficaci, migliorare la percezione di sé nelle relazioni, anche affettive.
In alcuni casi può essere utile affiancare anche un percorso di gruppo, che offre uno spazio protetto per sperimentare nuove modalità di relazione con gli altri.
Il il tema non è “piacere a tutti”, ma costruire relazioni autentiche partendo da una maggiore sicurezza interna e da contesti relazionali più sani.
Le consiglio quindi di rivolgersi a uno psicoterapeuta con esperienza in ansia sociale, autostima e relazioni affettive. Un primo colloquio potrà aiutarla a definire obiettivi concreti e un percorso adatto a lei. Cordialmente, AM
Per lavorare su difficoltà sociali, relazionali e sul senso di rifiuto che descrive, la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta. In particolare, un percorso di psicoterapia individuale può aiutarla a comprendere e rielaborare le esperienze passate che hanno inciso sulla sua autostima, gestire ansia sociale e pensieri intrusivi, sviluppare competenze relazionali ed emotive più efficaci, migliorare la percezione di sé nelle relazioni, anche affettive.
In alcuni casi può essere utile affiancare anche un percorso di gruppo, che offre uno spazio protetto per sperimentare nuove modalità di relazione con gli altri.
Il il tema non è “piacere a tutti”, ma costruire relazioni autentiche partendo da una maggiore sicurezza interna e da contesti relazionali più sani.
Le consiglio quindi di rivolgersi a uno psicoterapeuta con esperienza in ansia sociale, autostima e relazioni affettive. Un primo colloquio potrà aiutarla a definire obiettivi concreti e un percorso adatto a lei. Cordialmente, AM
Buongiorno. Si sente quanta solitudine e quanta ingiustizia ti porti dietro da anni. Il fatto che tu abbia iniziato a muoverti e che i pensieri intrusivi siano migliorati è già un segnale che puoi cambiare rotta, anche se oggi ti sembra “impossibile”.
Per la tua domanda: la figura più adatta di solito è uno psicoterapeuta (spesso cognitivo-comportamentale o integrato) che lavori su ansia sociale, autostima e abilità relazionali, e che possa fare un lavoro molto pratico: esposizioni, allenamento delle conversazioni, gestione del rifiuto, lettura dei segnali sociali e costruzione di routine sociali. Se nella tua zona esistono, sono molto utili anche i gruppi di abilità sociali o una terapia di gruppo: non perché “sei il problema”, ma perché è l’ambiente più efficace per fare pratica in modo guidato e sicuro.
In parallelo, può aiutare un percorso con un sessuologo clinico/psicologo se la parte affettiva e la paura di non piacere sono centrali: non per “insegnarti a rimorchiare”, ma per lavorare su desiderio, vergogna, fiducia, confini e scelte più protettive (anche per evitare persone che ti usano o ti prendono in giro).
Una cosa importante: gli episodi delle due ragazze che ti hanno invitato per prenderti in giro sono ferite vere. Però dopo tante esperienze negative il cervello tende a leggere ogni rifiuto come “non valgo” e ogni ambiguità come “mi stanno usando”. Su questo si può lavorare molto: imparare a selezionare meglio le persone, mettere confini e non investire subito troppo.
Se vuoi una direzione semplice:
psicoterapeuta con esperienza in ansia sociale/evitamento + training abilità sociali (individuale e/o gruppo);
se senti che il tema “relazioni e sessualità” pesa tanto, aggiungi un sessuologo clinico;
se ti è possibile, chiedi esplicitamente un percorso con obiettivi concreti: “costruire amicizie”, “fare 1–2 uscite a settimana”, “imparare a iniziare e mantenere conversazioni”, “tollerare il rifiuto senza crollare”.
Per la tua domanda: la figura più adatta di solito è uno psicoterapeuta (spesso cognitivo-comportamentale o integrato) che lavori su ansia sociale, autostima e abilità relazionali, e che possa fare un lavoro molto pratico: esposizioni, allenamento delle conversazioni, gestione del rifiuto, lettura dei segnali sociali e costruzione di routine sociali. Se nella tua zona esistono, sono molto utili anche i gruppi di abilità sociali o una terapia di gruppo: non perché “sei il problema”, ma perché è l’ambiente più efficace per fare pratica in modo guidato e sicuro.
In parallelo, può aiutare un percorso con un sessuologo clinico/psicologo se la parte affettiva e la paura di non piacere sono centrali: non per “insegnarti a rimorchiare”, ma per lavorare su desiderio, vergogna, fiducia, confini e scelte più protettive (anche per evitare persone che ti usano o ti prendono in giro).
Una cosa importante: gli episodi delle due ragazze che ti hanno invitato per prenderti in giro sono ferite vere. Però dopo tante esperienze negative il cervello tende a leggere ogni rifiuto come “non valgo” e ogni ambiguità come “mi stanno usando”. Su questo si può lavorare molto: imparare a selezionare meglio le persone, mettere confini e non investire subito troppo.
Se vuoi una direzione semplice:
psicoterapeuta con esperienza in ansia sociale/evitamento + training abilità sociali (individuale e/o gruppo);
se senti che il tema “relazioni e sessualità” pesa tanto, aggiungi un sessuologo clinico;
se ti è possibile, chiedi esplicitamente un percorso con obiettivi concreti: “costruire amicizie”, “fare 1–2 uscite a settimana”, “imparare a iniziare e mantenere conversazioni”, “tollerare il rifiuto senza crollare”.
Buongiorno, un vecchio detto dice "Se ti piacciono le farfalle, non perdere tempo a rincorrerle, ma inizia a curare il tuo giardino e le farfalle arriveranno". La morale è che lavorare su se stessi "a curare il proprio giardino" ci aiuta ad essere persone migliori e ciò può portare allo sbocciare di nuove relazioni amicali e intime. Una psicoterapia può aiutarla a fare i conti con il suo passato, migliorare il suo presente e cambiare il suo futuro, investa su di sé e sulla sua cura fisica e mentale, coltivi i suoi hobby e le sue passioni e si apra a nuovi ambienti.
Buongiorno,
da quello che racconti la tua è una storia lunga di ritiro, paura sociale e ferite relazionali ripetute. La terza media e poi un altro evento alle superiori sembrano due snodi che ti hanno portato a chiuderti, e l’esperienza della relazione finita malissimo (con accuse e paura di conseguenze legali) è un'esperienza relazionale che lascia il segno: dopo situazioni così è comprensibile che il contatto con le persone, soprattutto con le ragazze, venga vissuto con allerta, aspettativa di rifiuto e senso di vulnerabilità. E quando l’allerta è alta, anche se “ti comporti bene”, spesso l’altro percepisce tensione, sfiducia o bisogno di conferme, e questo può complicare gli scambi.
La questione non riguarda “come rimorchiare”, ma come costruire un tessuto sociale e sentirti finalmente scelto. Questo si lavora, ma non con una figura che ti dia trucchi: serve un percorso che tenga insieme autostima, ansia sociale, aspettative di rifiuto e abilità relazionali. La figura più adatta di solito è uno psicologo psicoterapeuta, che può aiutarti a trasformare il modo in cui ti esponi e ti vivi nelle relazioni. A volte è utile anche un gruppo terapeutico (o una terapia di gruppo), perché permette di lavorare proprio nel vivo delle dinamiche con gli altri, in un contesto protetto: per chi ha una storia di isolamento può essere molto efficace.
E' molto difficile costruire amicizie solide se dentro di te sei già convinto di essere destinato a essere scartato; quella convinzione — comprensibile per ciò che hai vissuto — tende a farti leggere i segnali in modo doloroso e a farti restare sempre in posizione di svantaggio.
Le due ragazze che ti hanno invitato per prenderti in giro sono un episodio umiliante e fa male, ma non è una prova che “va sempre così”: semmai è un segnale che hai bisogno di contesti più sani e di confini più chiari, perché dopo anni di solitudine è facile accettare inviti o attenzioni anche quando non sono rispettose pur di non perdere un’occasione.
Quindi, in concreto, a chi rivolgerti: sicuramente a uno psicoterapeuta (individuale); se possibile valutare anche un percorso di gruppo. L’obiettivo non è forzarti a “piacere a tutte”, ma costruire un senso di valore e una presenza più libera, così che le relazioni possano nascere senza che tu parta già dal ruolo dell’emarginato.
E una cosa da sottolineare: il desiderio di essere amato e cercato che esprimi è profondamente umano. Il fatto che tu lo senta così forte dice che non ti sei “spento”; stai cercando una via per uscire da una storia che ti ha tolto molto. Con l’aiuto giusto, si può.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
da quello che racconti la tua è una storia lunga di ritiro, paura sociale e ferite relazionali ripetute. La terza media e poi un altro evento alle superiori sembrano due snodi che ti hanno portato a chiuderti, e l’esperienza della relazione finita malissimo (con accuse e paura di conseguenze legali) è un'esperienza relazionale che lascia il segno: dopo situazioni così è comprensibile che il contatto con le persone, soprattutto con le ragazze, venga vissuto con allerta, aspettativa di rifiuto e senso di vulnerabilità. E quando l’allerta è alta, anche se “ti comporti bene”, spesso l’altro percepisce tensione, sfiducia o bisogno di conferme, e questo può complicare gli scambi.
La questione non riguarda “come rimorchiare”, ma come costruire un tessuto sociale e sentirti finalmente scelto. Questo si lavora, ma non con una figura che ti dia trucchi: serve un percorso che tenga insieme autostima, ansia sociale, aspettative di rifiuto e abilità relazionali. La figura più adatta di solito è uno psicologo psicoterapeuta, che può aiutarti a trasformare il modo in cui ti esponi e ti vivi nelle relazioni. A volte è utile anche un gruppo terapeutico (o una terapia di gruppo), perché permette di lavorare proprio nel vivo delle dinamiche con gli altri, in un contesto protetto: per chi ha una storia di isolamento può essere molto efficace.
E' molto difficile costruire amicizie solide se dentro di te sei già convinto di essere destinato a essere scartato; quella convinzione — comprensibile per ciò che hai vissuto — tende a farti leggere i segnali in modo doloroso e a farti restare sempre in posizione di svantaggio.
Le due ragazze che ti hanno invitato per prenderti in giro sono un episodio umiliante e fa male, ma non è una prova che “va sempre così”: semmai è un segnale che hai bisogno di contesti più sani e di confini più chiari, perché dopo anni di solitudine è facile accettare inviti o attenzioni anche quando non sono rispettose pur di non perdere un’occasione.
Quindi, in concreto, a chi rivolgerti: sicuramente a uno psicoterapeuta (individuale); se possibile valutare anche un percorso di gruppo. L’obiettivo non è forzarti a “piacere a tutte”, ma costruire un senso di valore e una presenza più libera, così che le relazioni possano nascere senza che tu parta già dal ruolo dell’emarginato.
E una cosa da sottolineare: il desiderio di essere amato e cercato che esprimi è profondamente umano. Il fatto che tu lo senta così forte dice che non ti sei “spento”; stai cercando una via per uscire da una storia che ti ha tolto molto. Con l’aiuto giusto, si può.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Gentile utente, mi dispiace ascoltare il suo vissuto caratterizzato da rifiuto e dalla sensazione di non essere mai abbastanza per qualcuno. Credo sia opportuno indagare quante altre volte le è capitato di provare queste sensazioni, andare alle origini, capire quali sono state le prime figure che possono considerarsi per lei traumatiche e lavorerei sui ricordi emozionali connessi a questo evento. Da qui li indagherei tutti , per focalizzare quali convinzioni si sono formate su se stesso e che cosa questo ha prodotto: a quale parte sta dando tanta attenzione tutt'oggi? quali bisogni possiede? Questa parte vorrà realizzare il suo compito , anche a scapito di una parte che deve ancora manifestarsi. Per questo le suggerisco una terapia psicodinamica (che può essere psicosintetica) o di altri indirizzi ma che la possa far lavorare sia sul pssato, presente e futuro. Rimango a disposizione anche online. In bocca al lupo!
Ciao,
vado al dunque. Penso che non esista un professionista che ti possa aiutare a farti un giro di amicizie adeguato. Penso però che un bravo psicoterapeuta possa aiutarti a riflettere sugli schemi relazionali e di pensiero che ti rendono così difficile intrattenere relazioni interpersonali soddisfacenti. Inoltre ti potrà essere di aiuto a ragionare su come pensi di essere percepito all'esterno, andando a modulare quei pensieri che confermano una spaccatura fra te e gli altri. Probabilmente il nucleo è proprio in quella tua ultima frase: "vorrei sentirmi amato, piaciuto, cercato...". Ti auguro di trovare la persona giusta che ti possa affiancare in questo percorso!
Dr.ssa Fabrizia Agnesone
vado al dunque. Penso che non esista un professionista che ti possa aiutare a farti un giro di amicizie adeguato. Penso però che un bravo psicoterapeuta possa aiutarti a riflettere sugli schemi relazionali e di pensiero che ti rendono così difficile intrattenere relazioni interpersonali soddisfacenti. Inoltre ti potrà essere di aiuto a ragionare su come pensi di essere percepito all'esterno, andando a modulare quei pensieri che confermano una spaccatura fra te e gli altri. Probabilmente il nucleo è proprio in quella tua ultima frase: "vorrei sentirmi amato, piaciuto, cercato...". Ti auguro di trovare la persona giusta che ti possa affiancare in questo percorso!
Dr.ssa Fabrizia Agnesone
Buongiorno, mi spiace per le difficoltà nella vita sociale che lei ha descritto. Nella sua domanda, dice di essersi "fatto aiutare" avendo sperimentato un relativo benessere. Ora, come è giusto, vorrebbe migliorare la sua condizione, ritrovare fiducia nella possibilità di nuove relazioni. Credo che la psicoterapia individuale a orientamento psicodinamico possa essere per lei un trattamento utile. Lavorando su sé stesso, sulle proprie aspettative, sui propri punti di forza può essere sostenuto nei suoi tentativi. Dott.ssa Portelli
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