Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure nient

29 risposte
Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
a volte quando i figli s'incaponiscono occorrono strategie di convincimento non convenzionali, poi si può educare gradualmente all'alimentazione ed alla nutrizione.
Per darle una risposta precisa è bene un consulto, prima.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini

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Dott.ssa Andreana Saulino
Psicologo, Psicologo clinico
Manziana
Capisco la sua preoccupazione: a 7 anni un’alimentazione così selettiva può diventare faticosa da gestire nella quotidianità, soprattutto quando ogni tentativo di insistere porta a una reazione di rifiuto così intensa.
Da un punto di vista psicologico, è importante sapere che forzare l’assaggio o insistere quando la bambina è già in attivazione emotiva (fino al vomito) rischia di rafforzare ancora di più l’associazione “questo cibo = pericolo / disagio”. In questi casi il problema non è solo “cosa mangia”, ma come il suo sistema emotivo e sensoriale sta reagendo al cibo.
Può essere utile provare un approccio molto più graduale e senza pressione, ad esempio:
• proporre i cibi nuovi senza chiedere di mangiarli (“li teniamo nel piatto insieme agli altri” senza obbligo)
• coinvolgerla nella preparazione, anche solo toccare o lavare gli alimenti
• normalizzare la presenza del cibo senza trasformarlo in un momento di conflitto
• fare piccoli passi: prima guardare, poi annusare, poi eventualmente leccare, senza arrivare subito all’assaggio completo
• mantenere la calma anche davanti al rifiuto, evitando negoziazioni o pressioni
In alcuni bambini questa rigidità può essere legata a una forte sensibilità sensoriale o a una forma di ansia legata al nuovo: non è “capriccio”, ma una modalità di gestione della sicurezza percepita.
Se il comportamento è così strutturato e stabile nel tempo, sarebbe davvero utile un percorso di valutazione psicologica o psicoterapeutica dell’età evolutiva, possibilmente con competenze anche in selettività alimentare. Un supporto di questo tipo aiuta non solo il bambino, ma anche il genitore a trovare strategie personalizzate senza entrare in una dinamica di scontro quotidiano.
Se vuole, posso aiutarla a capire quali segnali osservare per distinguere una fase di forte selettività da una difficoltà più strutturata e come impostare concretamente i pasti a casa in modo più sereno.
Dott.ssa Elisa Sanna
Psicologo, Psicologo clinico
Varese
Buonasera,
sicuramente potrebbe provare a preparare delle ricette che prevedono quegli ingredienti, senza che appaiano interi nel piatto.
Inizierei anche ad osservare se questa modalità selettiva si presenta anche in altri contesti e situazioni, potrebbe significare la presenza di una neurodivergenza che caratterizzerebbe questi peculiari modi di essere.
spero di esserle stata utile,
cordiali saluti
Dott.ssa Mariantonella Simeone
Psicologo, Psicologo clinico
Mesagne
Salve,
capisco la sua preoccupazione ma è una situazione molto più comune di quanto sembri nei bambini tra i 6 e gli 8 anni. Da quello che descrive, sua figlia potrebbe avere una forte selettività alimentare, e il fatto che arrivi a vomitare se forzata è un segnale importante. Insistere può peggiorare il rifiuto.
Eviti frasi tipo: "devi assaggiare" o "solo un boccone"; presenti nuovi cibi senza aspettative (può anche soltanto toccarli o guardarli, è già un passo avanti in questa fase di familiarizzazione con il cibo); provi a servire sempre 1-2 cibi che mangia e uno nuovo, senza fare pressioni (anche se non lo tocca per tante volte è normale, l'esposizione ripetuta funziona sul lungo termine); eviti di forzare o ricattare (se non mangi non andrai al parco), di nascondere le verdure perchè potrebbe minare la fiducia.
Le consiglio, comunque di parlarne con il pediatra o con un logopedista esperto in alimentazione.
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo
Caserta
Buonasera,
quello che descrive è più frequente di quanto si pensi nei bambini di questa età. In molti casi non si tratta di “capricci”, ma di una fase selettiva legata sia allo sviluppo sia a una maggiore sensibilità verso sapori, consistenze e odori.

Il fatto che sua figlia arrivi a vomitare se forzata ci indica che l’insistenza diretta, pur comprensibile, rischia di aumentare il rifiuto e l’ansia legata al cibo. Per questo motivo è importante lavorare in modo graduale e senza pressioni.

Alcuni suggerimenti utili:
- Eviti di forzarla ad assaggiare: l’obiettivo iniziale non è mangiare, ma familiarizzare con nuovi alimenti.
- Proponga i cibi nuovi insieme a quelli che già accetta, senza aspettative (“puoi anche solo annusarlo o toccarlo”).
- Coinvolga la bambina nella preparazione dei pasti: manipolare gli alimenti riduce la diffidenza.
- Mantenga un clima sereno a tavola, evitando conflitti o trattative sul cibo.
- Dia il buon esempio: vedere i genitori mangiare con piacere frutta e verdura è un potente incentivo.
- Introduca i nuovi alimenti in modo graduale, anche attraverso piccole variazioni (es. cambiare forma della pasta, aggiungere piccolissime quantità di altri ingredienti).

Se la selettività è molto rigida e persistente, può essere utile un confronto con uno specialista (psicologo dell’età evolutiva o nutrizionista) per valutare un percorso di accompagnamento.

Con pazienza e gradualità, nella maggior parte dei casi la situazione migliora nel tempo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buona sera,
quella che descrive è una situazione più frequente di quanto si pensi, e capisco quanto possa essere faticoso trovarsi ogni giorno a confrontarsi con questo rifiuto.
Da come lo racconta, sembra che per sua figlia il cibo non sia solo una questione di gusto, ma qualcosa che coinvolge anche aspetti più profondi, che meritano di essere compresi.
In questi casi, più che insistere sul “farle assaggiare”, può essere utile provare a capire che funzione ha per lei questa modalità.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio per leggere meglio tutto questo e accompagnarla in modo più mirato.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile mamma,
quello che descrive è una situazione abbastanza frequente nei bambini di questa età. Quando il rifiuto è così intenso (fino al vomito), spesso non si tratta solo di capriccio, ma di una difficoltà più profonda, anche sensoriale o emotiva.
In questi casi è importante evitare di forzare, perché la pressione può aumentare il rifiuto. Può essere più utile:
- ridurre la pressione durante i pasti, evitando di trasformarli in un momento di conflitto
- proporre nuovi alimenti in modo graduale e senza obbligo di assaggio (anche solo tenerli nel piatto o toccarli è già un primo passo)
- coinvolgerla nella preparazione dei cibi, per aumentare familiarità e curiosità
- valorizzare ogni piccolo avvicinamento, senza aspettarsi cambiamenti immediati.
Se la selettività persiste, può essere utile un confronto con un professionista dell’età evolutiva per capire meglio come aiutarla.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Cagliari
Buongiorno, quello che descrive è una situazione più frequente di quanto si pensi e merita un approccio paziente e graduale, senza forzature.
Quando un bambino rifiuta in modo così rigido alcuni alimenti e arriva fino al vomito se viene spinto ad assaggiare, il punto centrale non è “convincerla a mangiare”, ma ridurre l’attivazione emotiva legata al cibo nuovo. In questi casi, insistere o obbligare tende purtroppo ad aumentare il rifiuto.
Può essere utile invece normalizzare la presenza dei nuovi alimenti a tavola, senza richiesta di assaggio, favorire un’esposizione graduale e non invasiva (prima guardare, poi toccare, poi avvicinare, senza obbligo di mangiare), coinvolgerla nella preparazione del cibo, in un contesto di gioco e curiosità.
L’obiettivo iniziale non è l’assaggio, ma la costruzione di una relazione più serena con il cibo.
Considerando l’intensità della reazione (fino al vomito), può essere utile un confronto con un professionista esperto in alimentazione pediatrica o neuropsichiatria infantile, per inquadrare meglio la componente di ansia/ipersensibilità sensoriale e impostare un percorso mirato.
Un cordiale saluto.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, se sua figlia arriva a vomitare quando insiste, è importante evitare pressioni, forzature o contrattazioni durante i pasti. In questi casi aiuta di più proporre piccolissime esposizioni ripetute, anche solo vedere, toccare o annusare un alimento nuovo, senza obbligo di mangiarlo. L’accettazione spesso richiede molti tentativi e un clima calmo.
Dato che ha 7 anni e l’alimentazione è molto limitata, sarebbe utile anche un confronto con il pediatra o con un servizio che si occupa di selettività alimentare infantile, per capire se ci siano aspetti sensoriali o emotivi da valutare meglio
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. Spesso il rapporto con il cibo è associato ad altre dinamiche..
Se sua figlia ha uno stato di salute buono, al momento eviterei di trattarlo come problema, si rischia di farlo dove fare più grande.
È possibile che sua figlia utilizzi il cibo come strumento di potere.
Certo, se ha squilibri fisici (analisi sballate, peso non nella media, ecc) è diverso, ma se sta bene, le consiglio di minimizzare la sua preoccupazione in presenza della bambina.
Un saluto
Dott. Andrea Perottoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile paziente,
provi a parlarne con il pediatra di riferimento che, eventualmente, può prescrivergli una visita per capire per quale motivo la bimba sente questa repulsione verso gli altri cibi, in quanto una forte selettività alimentare può significare molte cose differenti.
Cordialmente,
Dott. Andrea Perottoni
Buongiorno e grazie per aver condiviso questa sua difficoltà.
Bisognerebbe anzitutto comprendere se questa selettività che descrive è sempre stata presente o se è insorta a partire da un periodo o avvenimento nello specifico.
Dott.ssa Valentina Vaglica
Psicologo clinico, Psicologo
Castel Gandolfo
Gentile signora,
A 7 anni è comune che un bambino cominci ad essere selettivo rispetto agli alimenti. E' importante che sappia che il riflesso del vomito di sua figlia è una risposta involontaria del suo sistema nervoso. Non è una sfida alla sua autorità, ma un segnale che il suo corpo percepisce i nuovi sapori o consistenze come una "minaccia".

Per sbloccare questa situazione, è necessario togliere il cibo dal centro del conflitto e lavorare sulla familiarizzazione graduale. Capisco che possa sembrare un paradosso o controintuitivo, ma più chiede a sua figlia di assaggiare più sua figlia percepirà un senso di pressione al momento del pasto. Finché il pasto è un campo di battaglia, l'appetito e la curiosità rimarranno bloccati.
Provi, per un periodo, a offrirle solo ciò che la fa sentire al sicuro (la sua pasta e il suo pollo), ma con una piccola variazione: portate a tavola il resto per voi adulti, mettendolo in piatti da portata al centro, senza mai chiederle "ne vuoi un pezzetto?". Deve solo abituarsi alla loro vista e al loro odore senza sentirsi minacciata.

Possiamo poi lavorare sulla "familiarizzazione" fuori dal momento del pasto. Il gioco è la porta d'accesso principale a questa età. Potreste giocare a fare la spesa, o chiederle di aiutarla a lavare la verdura "per mamma e papà", spiegandole chiaramente che non dovrà assaggiarla. Questo contatto tattile, senza la paura di dover deglutire, è il primo vero passo verso l'assaggio futuro.

Un'altra tecnica utile è quella dei piccoli spostamenti, o "catene alimentari". Se mangia il pollo impanato, potremmo provare un giorno a cambiare la forma della panatura, o a usare un marchio diverso, per abituarla gradualmente al fatto che il cibo può cambiare leggermente senza che succeda nulla di male.

Sia paziente con se stessa e con lei. Questi blocchi richiedono tempo e, spesso, un approccio che passi più dai sensi (tatto, olfatto) che dalla bocca.
Se vede che, nonostante un clima più sereno, la restrizione rimane così rigida da preoccuparla per la sua salute, si potrebbe optare un percorso con un esperto della nutrizione infantile che lavori proprio sulla desensibilizzazione sensoriale.

Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Vaglica
Cara,
In genere, il restringimento della gamma di interessi potrebbe aver a che fare con il desiderio dell’altro, piuttosto che un fenomeno da pensarsi semplicemente come un qualcosa di organico. Il cibo ha una sua valenza simbolica. Giocare insieme a lei quando si cucina, raccontare intorno al pasto e alla sua preparazione delle storie di vita, rendere speciale un cibo facendo brillare un interesse in merito, potrebbero essere modalità con le quali si può far girare un desiderio intorno alla questione, piuttosto che prenderla meramente dal lato dell’apprendimento.
Spero di esserle stato utile.
Cordiali saluti
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Salve,

quello che descrive è abbastanza comune nei bambini: spesso non è “capriccio”, ma una vera difficoltà ad accettare certi sapori o consistenze. Se viene forzata, può reagire con chiusura o addirittura con il vomito, proprio perché lo vive come qualcosa di sgradevole.
Di solito aiuta non insistere troppo, ma permetterle di avvicinarsi ai cibi nuovi con i suoi tempi, anche solo vedendoli o toccandoli, senza obbligo di assaggio.
Col tempo, questo può renderli meno “estranei”.
Se però la situazione resta molto limitata, può essere utile un confronto con uno specialista dell’età evolutiva.

Resto a disposizione
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Gentile mamma,
sua figlia non sta facendo “i capricci”: sta usando il cibo per dire qualcosa.
Quando lei insiste, la bambina può sentirsi forzata, e allora risponde rifiutando ancora di più. È come se dicesse: “decido io”. Per questo arriva anche a vomitare. Se la situazione non cambia, può essere utile parlarne con uno specialista.
Un saluto.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Zanica
Da quello che descrive, sua figlia non sta “facendo i capricci”, ma probabilmente ha una forte resistenza (a volte anche sensoriale) verso certi cibi.
In questi casi, paradossalmente, più si insiste più si irrigidisce. L’obiettivo non è farle mangiare subito frutta e verdura, ma riavvicinarla al cibo senza pressione.
Può provare a:
-proporre piccoli assaggi senza obbligo (“se vuoi puoi provare”), accettando anche il rifiuto
-mettere nel piatto un “cibo sicuro” (che già mangia) insieme a uno nuovo, senza forzarla
-coinvolgerla nella preparazione, nella scelta o anche solo nel toccare e annusare gli alimenti
-evitare che il momento del pasto diventi un campo di tensione o scontro

A volte ci vogliono tanti tentativi prima che un bambino si senta pronto anche solo ad assaggiare. Se però la selettività è molto rigida e dura nel tempo, può essere utile confrontarsi con un professionista (pediatra o nutrizionista infantile, a volte anche uno psicologo dell’età evolutiva) per capire se c’è una componente più specifica e avere indicazioni mirate.
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buon pomeriggio in prima battuta le direi, qualora non l'avesse già fatto di consultare il pediatra per condividere anche con il medico la situazione. Credo che la sintomatologia si concentri sul cibo ma vi sarebbe da esplorare non solo la storia del sintomo ma che la storia della persone e della sua famiglia. Qualora i cibi richiesti non siano disponibili che reazioni ha la bimba? In generale non mostrerei troppa tensione e non insisterei al fine di evitare un ulteriore irrigidimento della situazione.
Io le suggerirei di mettere prima il cibo sul tavolo senza fare nessuna richiesta, poi di usarlo anche solo per "giocare" ma in realtà è un avvicinamento, es. Fare occhi naso bocca con verdure. Passare dal gioco o magari in gruppo
Buongiorno.
A 7 anni può trattarsi di selettività alimentare: forzare o insistere aumenta rifiuto e ansia, come dimostra il vomito. Meglio un’esposizione graduale e senza pressione, coinvolgendola nella preparazione e proponendo piccoli assaggi accanto ai cibi accettati.
Se la rigidità persiste, un supporto con psicologo e nutrizionista può aiutare a lavorare in modo mirato. Le auguro una giornata serena.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
quello che descrive è una situazione piuttosto frequente in età evolutiva e viene spesso definita come “selettività alimentare”. In molti bambini non si tratta di semplice capriccio, ma di una reale difficoltà ad avvicinarsi a nuovi sapori, consistenze o odori, che può generare ansia o addirittura una risposta fisica come il vomito.

Alcuni accorgimenti che possono aiutarla:

Evitare forzature: insistere o obbligare rischia di aumentare il rifiuto e associare il momento del pasto a tensione o conflitto.
Esporre senza pressione: continui a proporre nuovi alimenti, anche solo lasciandoli nel piatto senza obbligo di assaggio. La familiarità è un primo passo importante.
Piccolissime quantità: proporre “micro-assaggi” (anche solo una briciola) può essere meno spaventoso rispetto a porzioni più grandi.
Coinvolgerla attivamente: farla partecipare alla spesa o alla preparazione dei pasti può aumentare la curiosità verso il cibo.
Dare il buon esempio: mangiare insieme e mostrare piacere nel consumare una varietà di alimenti è un potente modello.
Non usare premi o punizioni legati al cibo: rischiano di rinforzare un rapporto disfunzionale con l’alimentazione.
Valorizzare i piccoli progressi: anche solo toccare, annusare o leccare un alimento è già un passo avanti.

Il fatto che arrivi al vomito quando viene forzata suggerisce che ci sia una componente emotiva e sensoriale importante, che merita attenzione e delicatezza.

Se la selettività è molto rigida e persistente, può essere utile un approfondimento con uno specialista (psicologo dell’età evolutiva e/o nutrizionista), per comprendere meglio le cause e costruire un intervento mirato e sereno per tutta la famiglia.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Erika Giannola
Psicologo clinico, Psicologo
Genova
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. La selettività alimentare in età evolutiva è molto frequente, a volte si tratta di una problematica passeggera, mentre in altri casi può trattarsi di un vero e proprio disturbo alimentare. Insistere e forzare sua figlia potrebbe solo peggiorare la sua avversione nei confronti di alcuni alimenti.
Al fine di comprendere meglio l'entità della problematica, le consiglio di contattare il vostro pediatra di famiglia e di rivolgervi ad uno psicoterapeuta.
Dott.ssa Maria Alpino
Psicologo, Psicologo clinico
Rimini
La selettività alimentare è molto comune nei bambini ed è fisiologica però se diventa pervasiva e invalidante sarebbe opportuno rivolgersi ad un professionista per farsi aiutare.
Nel frattempo io direi di non forzare la bambina e non essere insistenti ad assaggiare, si potrebbe considerare l'idea di coinvolgerla nella preparazione delle pietanze proponendo anche verdure in modi differenti e rispettare i suoi tempi.

Cordialmente
Dott.ssa Maria Alpino
Dott.ssa Beatrice Scutieri
Psicologo, Psicologo clinico
Bollate
Da quello che descrive, sua figlia non sta semplicemente “facendo i capricci”, ma sembra avere una forte difficoltà nel rapporto con alcuni cibi, che può avere diverse origini: sensoriali, emotive o legate a una fase dello sviluppo. Il fatto che arrivi a vomitare quando viene insistito è un segnale importante, perché indica che per lei il momento del cibo è vissuto con un livello di disagio molto alto.

In questi casi, più che insistere sull’assaggio, è fondamentale lavorare sul clima: ridurre la pressione, evitare forzature e ricostruire un rapporto più sereno e curioso con il cibo, rispettando i suoi tempi. Piccoli passi, come la semplice esposizione (vedere, toccare, annusare) senza obbligo di mangiare, possono già essere un primo passaggio utile.
Se desidera, possiamo fare un incontro di consulenza per approfondire la situazione specifica di sua figlia e costruire insieme un modo di aiutarla che sia rispettoso e efficace per lei. Resto a disposizione.
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, comprendo le sue preoccupazioni per sua figlia. Una selettività alimentare può essere legata a diverse motivazioni. Prima di ragionare su come approcciare ad essa, può essere importante approfondire tali motivi alla base. Ha già fatto controlli di natura medica? In caso affermativo, le suggerirei un approfondimento psicologico per comprendere insieme ad un professionista la natura delle difficoltà di sua figlia e le strategie migliori per affrontarle.
Salve, capisco la sua preoccupazione: quando i bambini mangiano in modo così selettivo è facile sentirsi in difficoltà e temere per la loro salute.
Da quello che descrive, sua figlia non sembra “capricciosa”, ma probabilmente in difficoltà rispetto a consistenze, sapori o novità. Il fatto che arrivi a vomitare se insistete indica che per lei non è solo una scelta, ma una reazione molto forte. In questi casi, forzare o insistere rischia di aumentare il rifiuto e l’ansia legata al cibo.

Può essere più utile cambiare approccio: creare un clima sereno a tavola, proporre piccoli assaggi senza obbligo, anche solo da guardare o toccare, e rispettare i suoi tempi. A volte i bambini hanno bisogno di molte esposizioni prima di sentirsi pronti anche solo ad assaggiare. Coinvolgerla nella preparazione dei pasti, farle scegliere tra due opzioni o presentare il cibo in modo più giocoso può aiutarla ad avvicinarsi con meno pressione. Allo stesso tempo, dato che l’alimentazione è piuttosto limitata, potrebbe essere utile un confronto con il pediatra o con uno specialista, per escludere eventuali difficoltà sensoriali o selettività alimentare più strutturata e ricevere indicazioni mirate.
Con pazienza e gradualità, senza forzature, spesso si riesce ad ampliare nel tempo la varietà degli alimenti. Non è un percorso immediato, ma è possibile.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

ne parli prima con il suo pediatra di riferimento. E' molto importante scongiurare problematiche di natura organica.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione: quando i bambini mangiano in modo così selettivo è facile sentirsi in difficoltà e temere per la loro salute.

Quello che descrive è abbastanza frequente a questa età e spesso non è “capriccio”, ma una forma di rigidità o sensibilità verso certi sapori, consistenze o anche verso il cambiamento. Il fatto che arrivi a vomitare quando viene forzata indica che per lei è davvero qualcosa di difficile da tollerare.

Paradossalmente, insistere o forzare tende a rinforzare il rifiuto. Può essere più utile un approccio graduale e senza pressione: continuare a proporre gli alimenti senza obbligarla ad assaggiare, coinvolgerla nella preparazione dei pasti, lasciare che si avvicini ai cibi con i suoi tempi, anche solo toccandoli o annusandoli all’inizio.

È importante anche mantenere un clima sereno a tavola, evitando che il momento del pasto diventi fonte di tensione.

Se la selettività è molto rigida e persistente, può essere utile confrontarsi con un professionista per avere indicazioni più mirate e personalizzate.

Un caro saluto.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
immagino quanto questa situazione possa essere frustrante e anche preoccupante per te, soprattutto quando senti di aver già provato tante strade senza successo.

Quello che descrivi è più frequente di quanto si pensi nei bambini di questa età: a volte il rifiuto del cibo non è “solo” legato al gusto, ma può avere a che fare con aspetti emotivi, di controllo o con una particolare sensibilità (ad esempio verso consistenze e odori). Il fatto che, se insisti, arrivi a vomitare, è un segnale importante: ci dice che per lei quel momento è vissuto con forte disagio.

In questi casi può essere utile provare a spostare l’obiettivo: più che “farla mangiare”, creare un clima sereno e non forzato intorno al cibo. Alcuni piccoli accorgimenti che possono aiutare sono:
- proporre nuovi alimenti senza obbligo di assaggio, anche solo lasciandoli nel piatto o facendole toccare/giocare con essi;
- evitare pressioni, ricatti o negoziazioni durante i pasti;
- valorizzare ogni piccolo passo (anche solo annusare o avvicinare il cibo);
- coinvolgerla nella preparazione, quando possibile.

Se la selettività è molto rigida e persistente, può essere utile un confronto con un professionista per comprendere meglio il significato di questo comportamento e accompagnarvi in modo più mirato.

Se ti va, resto a disposizione per approfondire.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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