Salve a tutti, Ho subito violenze fisiche e psicologiche durante delle relazioni, dovendo anche aff

25 risposte
Salve a tutti,
Ho subito violenze fisiche e psicologiche durante delle relazioni, dovendo anche affrontare una depressione alla fine di quella precedente a questa.
Da poco tempo ho terminato una relazione che ha avuto un enorme impatto per il mio io, mandandomi completamente in confusione e creando un enorme conflitto interiore.
Ho l’esigenza di dover capire cosa ho sbagliato e cosa sto sbagliando, per placare quello che c’è dentro di me.
Mi sono messo a nudo condividendo ogni mia debolezza e ogni mia vulnerabilità ma, nonostante questo, sono stato criticato e incolpato di tutto e non solo per il presente, ma anche per il passato, mettendomi in discussione dicendomi più volte che avessi molte cose da “risolvere” o che sarei dovuto andare da uno psicologo, consigliandomi espressamente anche cose tipo “se ci tieni alla relazione o a me, dovresti andare”.
Nonostante questi consigli, mi sono messo in discussione dichiarandomi autonomamente colpevole per tutte le mie mancanze e non, cercando di farmi un esame introspettivo e di capire i miei errori. Mentre venivo calpestato e lasciato sempre più solo, trovavo la consapevolezza dei miei errori e cercavo di far capire nel poco spazio di manovra che mi era rimasto (principalmente con parole, messaggi) di voler crescere sotto ogni punto di vista e di promettere di tenere insieme i nostri pezzi, cercando di far capire che finalmente avessi capito di cosa avesse bisogno e cosa mi stesse chiedendo da tempo. Ma più facevo, più lei si allontanava dichiarando che si stesse sentendo presa in giro, del perché io sia dovuto arrivare all’ultimatum e al perderla per capire cosa mi stesse chiedendo da tempo.
Mi ha detto che qualcosa si era rotto dentro di lei e che forse, in un tempo non definito, sarebbe potuta tornare “pronta”, con cambiamenti, dimostrazioni tangibili e non sono con le parole, ma che adesso non fosse il momento giusto.
La mia unica “pretesa” a questa richiesta(?) era quella di chiedere un briciolo di fiducia nella mie parole, per far sì che ci fossero comunque delle condizioni di rispetto (ad esempio nessun altro uomo a livello relazionale/avventura) che avrebbero fatto da base a quello che avrei ricostruito e per non farmi avere la paura di distruggermi investendo tutto me stesso cercando di dimostrare in maniera tangibile e concreta.

Specifico che le cose di cui aveva principalmente bisogno erano attenzioni in più e aveva bisogno di percepire di più “l’euforia” di voler passare il tempo assieme, con a volte sorprese importanti(non materiali). Per molte di queste situazioni, anche analoghe, è stata molto male.
La cattiva comunicazione è stata un punto cruciale perché ad alcune di queste richieste le ho percepite come un attacco. Ad esempio “io ti do 1000 e tu mi dai 100, mi serve di più”.
Allo stesso tempo, ho anche temuto di invadere i suoi spazi e questo mi ha veramente tanto limitato, nonostante mi abbia chiesto più volte di trasferirmi da lei e io ho sempre preso tempo perché non ero ancora pronto. (Chiesto la prima volta dopo 3 mesi e siamo stati assieme un anno).
Io sono una persona molto profonda che dà importanza a gesti che possono apparire come “scontati” o alle cose celate, senza per forza fare cose eclatanti.
Allo stesso tempo, quando ho capito cosa mi avesse chiesto per tutto quel tempo, oltre alle parole/messaggi, nell’ unica e ultima volta che ci siamo visti (giorno del compleanno da soli a casa sua) le ho dato tutto quello che mi stava chiedendo da tempo, ma non per tendere una “trappola”, bensì per farle capire che io fossi lì, presente, e che finalmente avessi capito.
Inutile dirlo, è stato un flop totale


Non so se possa servire saperlo, ma durante la nostra relazione, così come durante gli ultimi attimi dopo che ha lasciato tutto, mi sono sentito in tante situazioni come se la mia voce non avesse voce.


Vorrei capire se c’è qualche sorta di manipolazione e/o comprendere meglio i miei errori.
Siamo arrivati ad un punto fra comportamenti brutti nei miei confronti ad esempio di esclusione, rifiuto e no contac che vorrei rispettare le promesse dette facendo gesti tangibili, ma ho paura, e non so se è giusto farlo in una situazione del genere anche per un briciolo di amore in me stesso, visto che oltretutto mi è stato detto da una persona vicina a lei, nonché mio amico, che forse si sta sentendo con un altro uomo.

Scusate per il poema, spero di essere stato il più trasparente possibile
Vi ringrazio
Dalla Sua testimonianza traspare un forte coinvolgimento emotivo e una notevole sofferenza, che non nascono soltanto dalla fine della relazione, ma anche da dinamiche precedenti in cui si è sentito svalutato, colpevolizzato e messo in discussione.
È comprensibile che, dopo esperienze di violenza psicologica e fisica in passato, una relazione che La fa sentire “senza voce” e costantemente inadeguato possa riattivare ferite profonde. Da quanto descrive, emergono alcune possibili dinamiche problematiche. Colpevolizzazione e svalutazione costante, il fatto di essere accusato non solo per il presente, ma anche per il passato, e di sentirsi sempre “in difetto” può configurare una forma di comunicazione manipolativa. Richieste condizionate (se ci tieni, devi cambiare/fare…) che, pur potendo sembrare stimoli alla crescita, rischiano di diventare pressioni e di farLe interiorizzare la sensazione di non essere mai abbastanza.
Esclusione e rifiuto come modalità di gestione del conflitto, l’uso del silenzio o del distacco come punizione compromette il dialogo e rafforza l’insicurezza. Il punto centrale è che Lei ha cercato di modificarsi, spesso assumendosi colpe in maniera unilaterale, senza ricevere in cambio un ascolto autentico o uno spazio per esprimere le Sue ragioni. Questo squilibrio non favorisce una relazione sana, ma crea terreno fertile per la manipolazione emotiva, anche se, per poter parlare con certezza di questo, occorrerebbe un’analisi approfondita in un contesto psicologico.
Quanto alla domanda su cosa sia giusto fare adesso, credo sia importante porsi una priorità, tutelare la Sua autostima e il Suo diritto ad essere in una relazione in cui il rispetto e la comunicazione siano reciproci. Se per “rispettare le promesse” dovrebbe agire in un contesto di sospetto, dolore e possibile coinvolgimento di terze persone, rischierebbe di continuare a investire energie in una dinamica che già Le ha tolto molto.
Le suggerirei di valutare, con il supporto di un professionista, quali comportamenti derivino da un Suo desiderio autentico e quali invece sono una risposta alla paura di essere abbandonato o non riconosciuto. Solo così potrà capire se investire ancora in questo legame o se, per amor proprio, sia meglio interrompere il ciclo di tentativi e frustrazione. Un caro saluto

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Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Buonasera, é evidente il fatto che si sia speso nella relazione, cercando di capire e di cambiare, ma anche quanto si sia sentito poco ascoltato e svalutato.
Quando una relazione diventa un terreno in cui ci si sente costantemente in difetto, dove la propria voce sembra non avere spazio, si rischia di perdere contatto con sé stessi. Le dinamiche che descrive potrebbero contenere elementi di manipolazione emotiva, anche se spesso questi meccanismi non sono consapevoli da entrambe le parti. Un percorso come l’analisi bioenergetica può aiutarla a ricostruire i suoi confini emotivi e a ritrovare stabilità, forza e rispetto di sé. Dimostrare il suo valore non dovrebbe mai passare attraverso il sacrificio continuo, dal momento che tale atteggiamento spezza i termini del nostro senso di integrità. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
salve paziente anonimo dalla sua lunga email si evince una scarsa fiducia in se stesso e nel suo valore che la rende vulnerabile e facilmente soggetto a manipolazioni femminile da cui sembra dipendente
cerco di spiegarmi in maniera semplice
ammesso che noi donne amiamo essere capite al volo e non dover spiegare cosa ci serve ma un rapporto di amore non è fatto da uno che chiede e l'altro che da ma da uno scambio reciproco di affetto e condivisione
per lo meno la volonta di venirsi incontro capirsi deve essere reciproca
cosa che qui non è
le consiglio un trattamento psicoterapico al fine di farsi aiutare a comprendere i motivi sottostanti che la portano ad accettare di essere sempre messo in discussione
diverso è capire poi cosa c'è alla base del conflitto di coppia che un buon
terapeuta potrebbe guidare
in bocca al lupo
dott.lorenzini maria santa psicoterapeuta

La tua risposta è pubblica e non sostuisce una visita. Non includere informazio fatto da uno che chiede e l,altro che da
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Le relazioni comportano sempre cambiamenti di diverso genere e non è mai semplice perchè si è in due, con due percezioni diverse, pensieri ed emozioni diverse.
Detto ciò è molto bello e penso che tu possa andare fiero del fatto che vuoi provare a migliorare e alla fine anche a stare meglio con te e con lei. Questo però a volte non è semplice da soli e non si sa che strada prendere, ci sono esperienze di vita che coinvolgono la paura che ci blocca o non ci dà la possibilità di modificare comportamenti che riteniamo non utili. Bisogna intanto creare a livello anche di sensazioni fisiche un luogo sicuro e in cui sentirci bene e non alimentando nostri istinti di sopravvivenza che ci portano a frenarci. Ovviamente è un percorso faticoso ma anche di rinascita.
A parte queste riflessioni ci terrei a farti riflettere anche sulle cose positive che dai alla relazione e non solo quelle negative (che hai già detto di volere cambiare) perchè è importante non sentirci sempre inadeguati ma sapere di avere anche risorse e qualità da poter donare a noi e agli altri.
Lei poi prenderà le decisioni in base al suo sentire, siamo pur sempre esseri che hanno la possibilità di scegliere; noi a volte possiamo solo accogliere ed accettare quello che decide l'altro sia giusto per sè (capiteranno altre volte che lo faremo a nostra volta).
Sul tema della comunicazione è sempre bene esplicitare che cosa significare dare 1000 in parole concrete e che cosa davvero vuole a livello di gesti/dimostrazioni. A volte l'altro è alla ricerca continua d'amore e non vede l'impegno che ci sta mettendo l'altro o non rispecchia quello che per lei è amore.
Quello che puoi fare è assecondare quello che senti e vuoi, andrà sempre bene e farai sempre in tempo a fermarti e non continuare. Questo è rispettoso per te e se avrai necessità rimango a disposizione per fare un lavoro più introspettivo e di conoscenza di sè.
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dr. Jonathan Santi Pace La Pegna
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Palermo
Salve Gentile Utente, da ciò che ha scritto sembra emergere una situazione molto complessa e dolorosa, in cui si mescolano esperienze di violenza emotiva passata, dinamiche relazionali tese, un forte senso di colpa e un bisogno profondo di capire e “riparare”.
Intanto, sul piano relazionale l’andamento che descrive (critiche continue, messa in discussione anche per il passato, richieste di “risolvere” se stesso per meritare la relazione, esclusione e rifiuto come risposta ai tentativi di miglioramento) è coerente con dinamiche che possono avere forti tratti manipolatori. Non significa che ogni richiesta di attenzione da parte dell’altro sia tossica, ma quando le richieste si accompagnano a svalutazione, colpevolizzazione costante e impossibilità di essere ascoltato, si crea un disequilibrio di potere che può logorare l’autostima e far perdere il senso di realtà. Il fatto che lei abbia sentito di non avere “voce” e che i suoi sforzi venissero regolarmente invalidati è un segnale importante.
Dall’altro lato, Lei sembra avere preso sulle sue spalle quasi tutta la responsabilità del fallimento della relazione. Questa auto-colpevolizzazione, sebbene spinta da un desiderio sincero di crescita, rischia di diventare un circolo vizioso: più si sente in difetto, più si impegna a dimostrare valore, e più (se la controparte non è disposta a riconoscerlo) finisce per sentirsi inadeguato. È un meccanismo tipico in contesti in cui ci sono state esperienze precedenti di svalutazione o abuso.
In generale, quando una relazione è sospesa e ci sono segnali che l’altra persona possa intrattenere un legame con qualcun altro, investire ancora energie e attenzioni senza garanzie di rispetto rischia di minare ulteriormente la sua autostima e la sua capacità di porre confini. Forse sarebbe utile ragionare più di tutto Sul suo amore per se stesso, sul dare valore alla Sua persona e sul "se" possa essere opportuno per lei, lasciare andare una relazione che le crea sofferenza e aprirsi, quando si sentirà pronto, ad una nuova relazione più sana ed equilibrata.
Qualora avesse ulteriori dubbi o domande, non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti.

In sintesi, ciò che emerge è che probabilmente c’è stata una combinazione di cattiva comunicazione, aspettative non esplicitate o esplicitate in modo conflittuale, e possibili dinamiche di manipolazione emotiva. Il lavoro su di sé in questo momento non dovrebbe concentrarsi solo su “cosa ho sbagliato”, ma anche su “quali segnali ho trascurato”, “quali limiti personali voglio proteggere” e “quanto valore do al mio benessere rispetto al mantenere un legame a ogni costo”.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, comprendo profondamente la sofferenza e la confusione che sta vivendo. Le esperienze di violenza, sia fisica che psicologica, lasciano segni che non si cancellano semplicemente con il passare del tempo. Spesso si radicano nella percezione di sé, influenzando il modo in cui ci si relaziona con gli altri e soprattutto il modo in cui si interpreta ciò che accade nelle relazioni. È importante riconoscere che, quando ci si è esposti con vulnerabilità e si è ricevuta in cambio critica o svalutazione, il dolore che ne deriva può alimentare una sensazione di colpa e di inadeguatezza, anche se non sempre queste sensazioni corrispondono alla realtà oggettiva dei fatti. Da quanto descrive, emerge un contesto relazionale caratterizzato da una forte asimmetria nella comunicazione e nella gestione dei bisogni. Nelle relazioni sane, i bisogni di entrambi trovano uno spazio di ascolto e di negoziazione. Quando invece un partner tende a far sentire l’altro costantemente “in difetto” o “in debito”, senza riconoscere i suoi sforzi e senza lasciare spazio a una comunicazione costruttiva, si può entrare in una dinamica che logora profondamente l’autostima e la chiarezza di pensiero. Questo non significa necessariamente che vi sia stata manipolazione intenzionale, ma è possibile che siano stati presenti meccanismi disfunzionali, come richieste percepite come ultimatum, assenza di riconoscimento reciproco o comunicazione fortemente critica. Il bisogno che sente di “capire cosa ha sbagliato” è comprensibile, ma rischia di trasformarsi in un’analisi eccessivamente punitiva verso se stesso. Un approccio più costruttivo, dal punto di vista cognitivo-comportamentale, sarebbe spostare il focus da una ricerca ossessiva della colpa a un’osservazione più equilibrata dei fatti, riconoscendo sia le proprie aree di crescita che i comportamenti dell’altro che hanno contribuito alla rottura. Non è possibile, e nemmeno sano, farsi carico del 100% della responsabilità di una relazione. Le reazioni emotive che ha avuto, come il timore di invadere gli spazi dell’altra persona o il percepire alcune richieste come attacchi, possono avere radici in esperienze passate e meritano un lavoro mirato per essere comprese e gestite in futuro. Allo stesso tempo, la sensazione di non avere voce e di non essere ascoltato è un segnale importante: non indica solo una difficoltà di comunicazione, ma può rivelare un contesto in cui i suoi bisogni non sono stati legittimati. In questo momento, prima di orientare le energie verso il tentativo di dimostrare ancora qualcosa a questa persona, sarebbe fondamentale valutare quanto tali sforzi possano andare a discapito del rispetto verso se stesso. Continuare a investire in una relazione che le restituisce esclusione, rifiuto o incertezza può alimentare ulteriormente la ferita emotiva. Non esiste un’unica risposta definitiva alla domanda se si tratti di manipolazione, ma ciò che è certo è che una relazione che la fa sentire svuotato, confuso e in colpa senza possibilità di confronto costruttivo non sta promuovendo il suo benessere. L’obiettivo, nel percorso terapeutico, sarebbe aiutarla a ricostruire confini chiari, sviluppare la capacità di comunicare bisogni senza timore e, soprattutto, rieducare la mente a riconoscere quando una dinamica è sana e quando non lo è. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Buongiorno, riconosco il dolore che traspare dalle tue parole e la confusione che stai vivendo in una situazione che rivela dinamiche relazionali molto complesse che meritano un'analisi attenta e senza giudizio

Quello che emerge chiaramente è un pattern relazionale disfunzionale dove tu assumi sistematicamente il ruolo del "colpevole" mentre lei occupa la posizione del "giudice". Quando scrivi che ti sei "dichiarato autonomamente colpevole per tutte le mie mancanze e non", stai descrivendo una dinamica di sottomissione emotiva molto preoccupante.

La frase "se ci tieni alla relazione o a me, dovresti andare da uno psicologo" è una forma di ricatto affettivo. Una partner che ama davvero non usa la terapia come minaccia o condizione, ma la sostiene come crescita personale. Il fatto che tu ti sia sentito "calpestato e lasciato sempre più solo" mentre cercavi di migliorarti conferma la presenza di elementi manipolativi.

La sensazione che "la tua voce non avesse voce" è significativa: indica una relazione dove i tuoi bisogni, le tue percezioni e i tuoi sentimenti non trovavano spazio legittimo. Questo è uno dei segnali più chiari di una dinamica emotivamente abusiva.

Il fatto che più ti impegnavi, più lei si allontanava, suggerisce quello che chiamiamo "doppio legame": qualunque cosa facessi, era sbagliata. Questo crea un senso di impotenza devastante.

La richiesta di "esclusività" mentre lei potenzialmente si sente con un altro uomo rivela una profonda incoerenza e mancanza di rispetto verso di te.

Io posso solo proporti un percorso terapeutico volto a rafforzare la tua autostima e a sostenerti in una nuova fase. A questo punto è fondamentale includere:
- Riconoscimento e guarigione dal trauma relazionale subito
- Ricostruzione dell'autostima e del senso di valore personale
- Lavoro sulle parti interne che accettano ruoli di vittima
- Tecniche di mindfulness per riconoscere i segnali di manipolazione futura
- Elaborazione del lutto per questa relazione tossica

Ricorda che la tua guarigione passa dal comprendere che NON sei tu il problema, ma che sei stato intrappolato in una dinamica distruttiva. Ma ora hai delle responsabilità verso te stesso. Riflettici attentamente. Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
buon pomeriggio; dalla descrizione della situazione vissuta appare chiaro che nel corso della frequentazione non siate mai stati in sintonia dal punto di vista relazionale; le mancanze e le richieste portate dalla controparte non appaiono fondate su un piano di reciprocità e di simmetria all'interno della coppia ( cio che la partner sottolinea è il suo dare 1000 e ricevere 100) . La reciprocità all'interno di una relazione di coppia assume un valore fondamentale in quanto ciascuno ha le attenzioni per l'altro e viene corrisposto con altrettante attenzioni ( io cerco di volere il tuo bene e tu fai lo stesso con me) mentre la simmetria nel rapporto sottolinea l'importanza dei comportamenti e degli atteggiamenti ( cio che vale per me è valido allo stesso modo per te).
Ho riportato questi due grandi elementi perche fungono da base fondamentale all'interno della coppia e senza i quali ciascuno sentendo disattese le proprie aspettative non riesce a " stare" nella relazione. Detto questo sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia volto a divenire consapevole dei propri comportamenti e atteggiamenti e sopratutto comprendere quali caratteristiche l'hanno attratta verso la donna in questione per evitare di incorrere in altre situazioni analoghe nel futuro. Tutti noi abbiamo la tendenza a mettere in campo dei format comportamentali appresi nel corso della nostra vita che appaiono non soddisfare poi i nostri bisogni reali. Cio che non funziona nella nostra vita affrontiamolo con coraggio in Terapia e solo così si puo venire a capo del come mai subiamo poi le decisioni di altri. Sarebbe opportuno inziare subito una terapia solo per sè stesso.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Da quello che racconti, hai vissuto una relazione che ha toccato corde molto profonde della tua autostima e della tua percezione di te stesso, soprattutto perché sei arrivato a metterti in discussione in maniera totale, fino a sentirti colpevole “a prescindere”.

Alcuni elementi che emergono chiaramente:
• Richieste ripetute e percepite come attacchi: il modo in cui ti sono state comunicate le sue esigenze (“io ti do 1000 e tu mi dai 100”) sembra aver attivato in te difesa e paura di non essere abbastanza, invece che collaborazione.
• Esclusioni e rifiuti: questi comportamenti, soprattutto se ripetuti, possono essere vissuti come svalutanti e logorare il senso di parità nella coppia.
• Tempistiche e pressioni: la richiesta di trasferirti dopo pochi mesi, unita alla tua indecisione, può aver creato una frattura nella percezione reciproca di impegno.
• Ultimatum emotivi: la sensazione che per essere ascoltato tu debba arrivare a situazioni estreme può far parte di una dinamica relazionale poco sana.

Non è detto che ci sia stata una manipolazione “calcolata”, ma il modo in cui ti sei sentito — colpevolizzato, messo in discussione continuamente, lasciato senza spazio per esprimere la tua voce — è compatibile con una relazione sbilanciata, in cui uno dei due ha molto più potere decisionale e definisce unilateralmente cosa è giusto e cosa no.

Sul piano degli errori personali, può essere utile notare:
• Forse hai cercato di “aggiustare” tutto con gesti e promesse quando ormai l’altro aveva già deciso di distaccarsi.
• Hai messo da parte i tuoi bisogni e confini per tentare di salvare il rapporto, sacrificando una parte importante di te stesso.
• La paura di “invadere” i suoi spazi ti ha fatto trattenere attenzioni e dimostrazioni, che poi sono arrivate in un momento in cui lei non era più recettiva.

Riguardo alla possibilità di fare ancora gesti concreti per “dimostrare”, chiediti: lo farei perché ci credo davvero, o per paura di perderla del tutto?. Se c’è anche solo il dubbio che non riceverai rispetto o reciprocità, il rischio è di prolungare il dolore e minare ulteriormente l’amore per te stesso.

A volte la scelta più sana non è “fare di più”, ma interrompere il ciclo in cui il tuo valore dipende dalla conferma dell’altro, e usare le energie per ricostruire la tua autostima, magari con l’aiuto del percorso psicologico che già stai facendo.

Dott.ssa De Pretto
Dott.ssa Beatrice Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno. Intanto la ringrazio per aver condiviso qui il suo vissuto. Le relazioni che ci mettono in crisi, e che si concludono con un forte impatto emotivo, spesso lasciano un senso di vuoto, dolore, e anche molte domande su cosa sia accaduto, su dove si sia sbagliato, su cosa si sarebbe potuto fare diversamente. E questo è il nodo che mi sembra emerga con più forza dal suo messaggio: il bisogno di capire, ma anche di essere capito.
Un percorso psicologico individuale potrebbe offrirle uno spazio sicuro dove dare voce al dolore che sta vivendo, esplorare con più calma i significati di ciò che è accaduto e comprendere meglio come si sono intrecciati i bisogni affettivi, i desideri di vicinanza e le paure legate alla relazione.

A volte, nelle relazioni importanti, ci si può sentire disorientati: non sempre è facile distinguere tra ciò che desideriamo, ciò che chiediamo all’altro e ciò che ci fa davvero bene. Lavorare su questi aspetti non significa attribuirsi colpe, ma provare a conoscersi di più, in modo autentico, per costruire legami futuri più consapevoli e soddisfacenti.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Beatrice Carrara
Salve , mi spiace molto per la sua sofferenza.
Per prima cosa mi corre l’obbligo di ricordarle che le violenze fisiche e/o psicologiche andrebbero denunciate alle autorità.
Inoltre a prescindere dagli inviti/minacce ad iniziare un percorso “se ci tieni a me” io le consiglierei vivamente di rivolgersi ad un professionista psicologo/terapeuta per il suo bene e per dare una svolta alla sua vita.
Un professionista la aiuterebbe sicuramente a stare molto meglio lavorando sui disturbi che ha elencato tra cui la depressione,l’ansia e tutte le altre sue dinamiche che non le consentono di star bene anche in ambito relazionale da ormai suppongo tanto tempo.
Non é mai troppo tardi per cambiare la propria vita.
Buone cose, dott. Marziani
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, dal suo racconto emerge con molta chiarezza la fatica emotiva e psicologica che ha vissuto nelle relazioni, in particolare l’ultima. Si percepisce il suo impegno costante nel mettersi in discussione e la disponibilità a fare un lavoro introspettivo per capire quali possano essere stati i suoi errori, ma nello stesso tempo emerge come questo impegno non sia stato accompagnato da un riconoscimento reciproco o da un terreno di dialogo costruttivo. In altre parole, lei ha cercato di assumersi gran parte della responsabilità, mentre dall’altra parte sembra esserci stato un continuo rimando di colpe, critiche e richieste che l’hanno fatta sentire svalutato, “senza voce”.

È importante sottolineare che in una relazione sana le fragilità personali dovrebbero poter essere accolte, non utilizzate come argomento di accusa. Lei stesso scrive di aver condiviso con autenticità le sue vulnerabilità, e il fatto che questo si sia tradotto in ulteriori critiche o nell’imposizione di cambiamenti come “condizione per essere amato” può essere fonte di grande sofferenza e, in alcuni casi, configurarsi come una dinamica di tipo manipolativo. Il punto cruciale non è stabilire chi abbia “ragione” o “torto”, ma riconoscere che il modo in cui sono stati gestiti i bisogni e le richieste non ha favorito un clima di rispetto, comprensione e sicurezza emotiva.

Il desiderio di capire dove può aver sbagliato è legittimo e testimonia la sua volontà di crescere. Tuttavia, è importante distinguere tra una sana autocritica, che permette di migliorarsi, e un autoaccusarsi costantemente fino a farsi carico anche di ciò che non le appartiene. Da quanto scrive, sembra che lei abbia cercato di dare molto, ma sempre in una posizione di rincorsa e con la sensazione di non essere mai “abbastanza”. Questo è un segnale che meriterebbe attenzione, perché rischia di farla rimanere intrappolato in relazioni che rinforzano un senso di inadeguatezza piuttosto che di reciprocità.

Credo che in questa fase possa essere prezioso per lei non tanto cercare di “riconquistare” o “dimostrare” qualcosa all’altra persona, quanto fermarsi ad ascoltare sé stesso, i suoi bisogni, il suo valore e la sua dignità. Ritrovare un equilibrio interiore le permetterà non solo di elaborare le ferite lasciate dalle esperienze passate, ma anche di costruire in futuro relazioni fondate su un reale rispetto reciproco e su una comunicazione più chiara e autentica.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
E' molto comprensibile la tua sensazione di essere manipolato, o il timore che quello che stai per fare in fondo non sia giusto.
Tutto può essere giusto se senti realmente di volerlo fare. Se ti senti in qualche modo obbligato, o se l'aspettativa di un ritorno o risultato diventa troppo grande, allora forse non stai compiendo quel gesto in maniera completamente libera.
Richieste che sono apparentemente così chiare e concrete, in realtà nascondono modalità relazionali, bisogni emotivi, ben più antichi del presente.
Due persone portano nella relazione ognuno la sua storia, e si può cadere nell'errore di pensare che l'altro possa compensare e colmare tutto quello che è rimasto in sospeso nella mia vita. Ciò, senza un'adeguata consapevolezza di questi meccanismi, può portare a una relazione poco sana. Né tu, né lei, siete un partner tossico. Ma nella vostra interazione, qualcosa è andato storto per così dire.
Più che cercare degli errori, cerca di indagare, magari con un professionista, la natura dei bisogni che ti hanno spinto a rispondere alle sue richieste, il modo in cui tu stesso entri in relazione solitamente, e così via. Questo metterà in luce anzitutto che alcuni non sono errori, ma solo modi diversi di vivere. E averne una discreta consapevolezza, ci permette anche di essere più chiari e trasparenti in ogni relazione, per sapere dove posso migliorarmi o agire io su me stesso, e dove posso chiedere all'altro di venirmi incontro.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le confermo la necessità di un percorso psicologico, che un post e le relative risposte non possono assolutamente sostituire. Cordiali saluti.
Dalle sue parole, arriva forte il dolore che sta vivendo e lo sforzo di mettersi in discussione. È comprensibile voler capire cosa non ha funzionato e cercare di dare ancora dimostrazioni, ma è altrettanto importante non perdere di vista il proprio benessere. Un percorso personale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, a riconoscere i suoi bisogni e a rafforzare l’autostima, così da non sentirsi annullato nella relazione. Provi a prendersi cura di sé: è da lì che può partire la possibilità di stare meglio.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
dalle Sue parole emerge una grande sensibilità ma anche un forte senso di colpa, che rischia di trasformarsi in una trappola: più cerca di spiegare, giustificarsi e dimostrare, più sente di perdere valore e voce. Quando in una relazione ci si trova in continua confusione, alternando accuse, sensi di colpa e promesse, spesso non è tanto questione di “aver sbagliato” quanto di essere intrappolati in dinamiche disfunzionali.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a distinguere i Suoi reali errori da ciò che è manipolazione o squilibrio relazionale, restituendole chiarezza e la possibilità di rispettare prima di tutto se stesso.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
Ciao,

Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. Quello che racconti è molto complesso e doloroso, e capisco il bisogno di trovare risposte. Proprio per questo è importante affrontarlo in seduta, in uno spazio protetto, dove poter capire meglio cosa è accaduto e come tutelarti nelle relazioni.

Rimango a disposizione,
Dott.ssa Janett Aruta

Psicologa - Ricevo su MioDottore e in studio a Palermo
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente, da quello che scrivi emerge tutta la tua sofferenza ma anche il grande impegno che hai messo nella relazione. È positivo che tu ti sia messo in discussione, ma non puoi portare tutto il peso sulle tue spalle: in una coppia la responsabilità è sempre reciproca.Se ti sei sentito criticato, escluso e colpevolizzato, questo non significa automaticamente che tu abbia sbagliato tutto, ma che la comunicazione e la dinamica tra voi erano disfunzionali. Il rischio è che tu cerchi di “fare sempre di più” per essere accettato, perdendo di vista te stesso.
Più che dimostrare a lei, ora è importante che tu dimostri a te stesso di meritare rispetto e ascolto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a rafforzare l’autostima e a distinguere i tuoi reali errori da ciò che invece non ti appartiene.
Non sei definito da questa rottura: sei una persona capace di amare in profondità, e con il tempo potrai farlo in un contesto più sano e reciproco.

Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Saso
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Gentile utente, dalle sue parole avverto il forte sforzo introspettivo che ha messo in atto da diversi mesi a questa parte. Percepisco, tuttavia, che il dialogo interiore che ha intrattenuto con se stesso sia stato prevalentemente orientato verso scopi ben precisi: a volte per prendere contezza dei suoi errori per colpevolizzarsi, e, di conseguenza, cambiare le cose. Altre per scorgere un'eventuale manipolazione in atto, altre ancora per recuperare il rapporto con la sua compagna. Quando l'introspezione è così orientata a trovare risposte già scritte, rischia di limitare la possibilità di esplorare strade nuove. Credo che sia molto importante valorizzare e coltivare la propria riflessività e, in generale, la propria vita interiore. Talvolta però l'ausilio di un professionista può offrirci il privilegio di guardare alla nostra storia da una prospettiva nuova, diversa, facendoci scorgere altre direzioni. In altre parole, la invito a valutare l'idea di cominciare un percorso affinché - come lei stesso scrive - la sua Voce possa trovare espressione piena.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Giulia Saso
Dott.ssa Debora Fiore
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Salve, dalle sue parole emerge chiaramente la fatica che ha attraversato e il grande impegno che ha messo nel mettersi in discussione. È importante però ricordare che una relazione può crescere solo se c’è reciprocità: non è sano che tutta la responsabilità cada solo su di lei o viceversa. Nella mia esperienza spesso nelle coppie il problema più grande è rappresentato dalla difficoltà di comunicazione, il che non significa propriamente non parlare con l'altro dei propri problemi e dubbi ma piuttosto non riuscire a capire e a farsi capire.
Il confine tra mettersi in discussione e perdersi di vista però è sottile. Se si è sentito spesso svalutato, criticato o costretto a dimostrare continuamente qualcosa, è un segnale da non ignorare.
In questo momento può esserle utile spostare l’attenzione non solo su “cosa ho sbagliato”, ma anche su “cosa mi serve per sentirmi rispettato e sereno in una relazione”. È un passaggio fondamentale per prendersi cura di se stesso e per costruire, in futuro, legami più equilibrati e soddisfacenti. Affrontare un percorso di counseling psicologico per capire quali sono veramente i suoi bisogni, da dove arrivano e come vedere meglio se stesso e l'altro potrebbe essere una strada da considerare. Spero di esserle stata d'aiuto.Saluti
Dott.ssa Raffaella Tardi
Psicologo, Psicologo clinico
Acerra
Caro,
il tuo messaggio racconta con grande chiarezza quanto tu abbia sofferto e quanto tu abbia cercato di dare, a volte anche annullando te stesso pur di tenere in piedi la relazione. È comprensibile che adesso tu ti senta svuotato, confuso e con mille domande.
Quello che colpisce è come, nonostante i tuoi sforzi, tu ti sia trovato spesso senza voce, accusato e reso responsabile di ogni mancanza. Quando in una relazione succede questo, è normale chiedersi se non ci siano anche dinamiche di manipolazione, o comunque squilibri che finiscono per pesare sempre su uno solo.
Forse però la domanda più importante non è tanto cosa hai sbagliato tu o cosa ha sbagliato lei, ma come mai tu abbia sentito di dover dimostrare a tutti i costi, anche oltre i tuoi limiti, di meritare amore. È qui che potrebbe esserci un punto centrale da guardare: spostare l’attenzione da “come faccio a tenerla” a “come posso prendermi cura di me, delle mie ferite e del mio bisogno di conferme”.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti non solo a fare chiarezza su questa storia, ma soprattutto a ricostruire la fiducia in te stesso, la tua voce, i tuoi confini. Da queste ferite si può guarire, e il futuro può davvero avere relazioni più sane, dove tu possa sentirti ascoltato e rispettato senza dover combattere per esserlo.
Sono sicura che starai bene, in bocca al lupo.
Raffaella.
Caro signore, quello che emerge dalle sue parole è il ritratto di una persona che sta attraversando un momento di grande confusione emotiva, e comprendo quanto possa essere difficile orientarsi in tutto questo.
Quello che mi colpisce subito è la sua capacità di autoanalisi: lei riesce a riconoscere i suoi limiti, a mettersi in discussione, a vedere dove avrebbe potuto fare diversamente. Questa è una qualità preziosa, ma mi sembra che in questo caso si sia trasformata in qualcosa di molto pesante per lei - come se si fosse preso sulle spalle tutta la responsabilità di quello che è andato storto.
Quando dice "mi sono messo a nudo condividendo ogni mia debolezza" e poi racconta di essere stato "criticato e incolpato di tutto", mi viene da pensare a quanto sia doloroso aprirsi completamente e sentirsi poi giudicati proprio per quella vulnerabilità che abbiamo mostrato. È comprensibile che questo l'abbia lasciata con la sensazione che "la sua voce non avesse voce".
La domanda che fa sulla possibile manipolazione è molto importante. Spesso, quando viviamo relazioni dove ci sentiamo costantemente in colpa, dove ogni nostro tentativo di migliorare viene interpretato come insufficiente o tardivo, è naturale iniziare a dubitare della nostra percezione della realtà.
Quello che mi sembra centrale è che lei stia investendo moltissima energia nel cercare di "dimostrare" il suo cambiamento a qualcuno che, dalle sue parole, sembra aver già deciso di non essere disponibile a riconoscerlo. E questo, comprensibilmente, la sta logorando.
Forse questo potrebbe essere il momento per esplorare non tanto cosa ha sbagliato, ma cosa merita davvero in una relazione. Se le interessa, possiamo lavorare insieme per ritrovare la sua voce e capire come costruire relazioni dove non debba costantemente provare il suo valore.
Caro,
Ha espresso con molta profondità e sincerità un dolore che merita ascolto e rispetto. Si percepisce chiaramente quanto Lei abbia investito emotivamente in questa relazione, mettendosi a nudo, cercando di capire, di crescere e di cambiare — anche a costo di farsi carico di colpe che forse non le appartengono interamente.
Da quello che racconta, si delinea una dinamica relazionale complessa, dove probabilmente si sono intrecciati bisogni non riconosciuti, aspettative diverse e una comunicazione che, invece di creare vicinanza, ha spesso generato distanza e fraintendimenti. Quando scrive “mi sono sentito come se la mia voce non avesse voce”, esprime un nodo centrale: il sentirsi non visto, non ascoltato, e forse costantemente in una posizione di giustificazione o ricerca di approvazione. Questo, nel tempo, logora profondamente l’autostima e alimenta la confusione interiore.
Non possiamo parlare di manipolazione senza una conoscenza diretta del contesto, ma alcuni elementi che descrive — come il continuo senso di colpa indotto, la critica costante, il sentirsi responsabile di ogni cosa e il doversi “guadagnare” la possibilità di essere accettato — possono far pensare a una relazione sbilanciata, dove i confini personali sono stati messi a dura prova. In questi casi, spesso si attiva un circolo in cui, più si cerca di “aggiustare” o dimostrare, più l’altro si allontana, lasciando chi ama in uno stato di impotenza e frustrazione.
È importante che Lei possa spostare ora l’attenzione da “cosa ho sbagliato” a “cosa mi ha fatto male” e “cosa mi serve per stare bene”. Capire i propri errori è un atto di maturità, ma quando diventa un’autoaccusa costante rischia di diventare una nuova forma di sofferenza. La relazione, per definizione, è co-costruita: non si sbaglia mai da soli, e ciò che accade tra due persone è sempre il risultato di un intreccio reciproco.
Le suggerirei di dare a se stesso del tempo, senza cercare subito di “riparare” o dimostrare qualcosa. Il dolore della perdita affettiva, sommato a quello di sentirsi non compreso, richiede accoglienza, non azione immediata. Potrebbe essere molto utile iniziare un percorso terapeutico (se non lo sta già facendo), non per “correggersi” come forse le è stato detto, ma per comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, riconoscere i suoi limiti e recuperare il rispetto per se stesso — che sembra essere stato messo a dura prova.
Da psicologa sistemico-relazionale le direi che ora il focus non è “riconquistare” l’altro, ma ricostruire il suo equilibrio interno: capire che cosa l’ ha portato a rimanere in una relazione in cui si è sentito spesso svalutato, e quali modelli relazionali o paure (come quella dell’abbandono o del rifiuto) possono aver condizionato le sue scelte. Solo partendo da qui potrà riavvicinarsi agli altri — in futuro — in modo più libero, consapevole e rispettoso di se stesso.
Un caro saluto,
Dott. ssa Caterina Lo Bianco
Psicologa
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve, in questa relazione lei riceveva ciò di cui aveva bisogno? Ascolto, fiducia, comprensione? Dal suo racconto pare che solo lei dovesse impegnarsi a far sentire la sua compagna desiderata, accontentata, sorpresa. In una relazione è molto importante la reciprocità altrimenti il rischio è di creare una relazione di potere in cui uno prevale sull'altro. Non ci si sente bene nè nel soddisfare richieste che non trovano fine, ci si sente come sotto esame continuo con la sensazione di non essere mai abbastanza; nè nel richiedere perchè l'altro non fa mai ciò che vogliamo/chiediamo. Quello che lei cita, l'amore per se stesso è indispensabile per poter avere una relazione sana in cui si dà e si riceve reciprocamente.

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