Prossima ai miei 32 anni e con una vita vissuta sin da giovane età a lottare per problemi di salute,

30 risposte
Prossima ai miei 32 anni e con una vita vissuta sin da giovane età a lottare per problemi di salute, con la speranza di aver risolto di recente, inizia a preoccuparmi il fatto di essere ancora single e vergine e di non aver mai avuto vere relazioni con un uomo. Anche se sono consapevole che per motivi di salute che mi debilitavano anche nella sfera intima e non avendo avuto la testa per relazioni sentimentali, trovo difficile non preoccuparmi e nel vedere che anche se sto meglio, faccio fatica a trovare un uomo a cui io possa interessare. Mi spaventa anche l'idea di dover confessare prima o poi a qualcuno il fatto di essere ancora vergine ed inesperta, credendo sia qualcosa che possa spaventare un uomo e fargli prendere le distanze. Non so se qualcuno possa capire ciò che io ho passato per anni per arrivare ad essere single tutt'ora senza relazioni alle spalle. Potrebbero questa mia paura e timore di essere giudicata ed incompresa essere dei fattori scatenanti che mi frenano nel trovare un partner?
Non riesco ancora ad accettare il mio passato che ha sicuramente influito sulla mia vita attuale e ciò mi fa anche sentire diversa dalla mie amiche fidanzate e che hanno già avuto relazioni passate che io non ho mai avuto, mettendomi inevitabilmente a confronto con persone che hanno avuto percorsi di vita diverso dal mio..
Dott. Salvatore De Luca
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Gentile Signora,
quello che descrive è profondamente comprensibile e merita rispetto. Ha attraversato per anni difficoltà di salute importanti, che hanno richiesto energie, attenzione e priorità: non si tratta di “occasioni perse”, ma di una vita che ha seguito un percorso necessario per poterla portare fin qui.

Le paure che oggi emergono — il timore del giudizio, del confronto, di sentirsi “indietro” rispetto agli altri — possono effettivamente diventare un freno, non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché il passato non ancora elaborato tende a presentarsi come un marchio, invece che come una storia da integrare. Quando una persona sente di doversi “giustificare” per ciò che è stata, è naturale che faccia più fatica ad aprirsi all’incontro.

Essere vergine o non aver avuto relazioni non è di per sé qualcosa che allontana l’altro; spesso è il carico di vergogna, paura o autocritica che accompagna questa convinzione a rendere l’incontro più difficile. Accettare il proprio passato non significa approvarne il dolore, ma riconoscere che ha avuto un senso e che non definisce il suo valore come donna né la sua possibilità di amare ed essere amata.

Un percorso psicoterapeutico — anche in contesti di gruppo — può essere molto utile proprio per questo: confrontarsi con altri, scoprire che certe paure non sono uniche, sentirsi meno sola e lavorare sul modo in cui si racconta a se stessa e agli altri. La psicoterapia di gruppo, in particolare, può aiutare a esplorare il modo in cui si entra in relazione, le aspettative, le paure e i modelli affettivi interiorizzati.

Il suo desiderio di una relazione è legittimo, e il fatto che oggi si ponga queste domande indica che una nuova fase della vita è possibile. Non parte “in ritardo”: parte da una storia diversa, che può ancora trovare spazio, senso e futuro.

Migliori Auguri
Dott. Salvatore De Luca

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Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso queste riflessioni personali che riguardano anche la sua vita intima. La sua preoccupazione è più che giustificata e motivata dal bisogno che sta avvertendo di vivere una vita soddisfacente anche dal punto di vista sentimentale e sessuale. Finora, trovando spunto dalla sue parole, ha concentrato molte attenzioni sulla salvaguardia della salute che le ha richiesto molti sforzi e molti sacrifici nelle altre sfere della vita. Senza poter vivere una piena armonia con il proprio corpo e dovendo limitare i comportamenti e le scelte in funzione delle sue cure, ha progressivamente accumulato prove negative sulle sue reali possibilità di vivere a pieno una vita relazionale, fatta anche di amore e sessualità.
Molte delle sue paure e dei blocchi che la sua mente sta creando potrebbero, però, non essere attinenti alla realtà, ma solo interpretazioni di essa. Cominciando dalle ipotesi su ciò che gli altri potrebbero pensare o giudicare del suo vissuto, oppure di quello che più in generale pensa la gente sulla verginità. Anche il confronto con le sue amiche e le loro esperienze non l'aiuta a essere ancorata alla realtà. Ma le loro sono altre traiettorie di vita con vissuti diversi, decisioni diverse e occasioni diverse.
Rivivere mentalmente il passato e ruminando su esso, oppure concentrarsi sul futuro con una prospettiva pessimista, sono conseguenze negativa di queste paure e di queste frustrazioni. Queste dinamiche psicologiche non vanno sottovalutate perché l'allontanano dal momento presente e dalla concreta possibilità di fare qualcosa di positivo e vantaggioso per il suo benessere psico-fisico.
La sua verginità non è qualcosa di negativo o positivo, è solo un dato di fatto. Una realtà, glielo assicuro, che condivide con molte altre persone della sua fascia d'età. Non le daranno un premio quando avverrà che farà l'amore per la prima volta, non le conferisce uno status sociale. Semplicemente, è una cosa naturale che potrà accadere quando ci sarà la giusta opportunità e la volontà di farlo.
Detto ciò, è importante che lei dia valore a questo bisogno nel modo appropriato, proteggendo e amplificando il suo benessere psicologico, giorno per giorno. Ci sono tre bisogni fondamentali nella vita dell'uomo: il bisogno di sicurezza (la salute, la nutrizione, l'accudimento, la dimora), il bisogno di gratificazione (l'appagamento dei sensi, la ricerca delle emozioni positive, gli interessi, le passioni) e il bisogno di socialità (amore, amicizia, dare e ricevere supporto, senso di appartenenza). Finora, lei si è dovuta occupare molto del bisogno di sicurezza per curare la sua salute e poco degli altri bisogni che però spingono da dentro motivazioni impossibili da ignorare. Ecco, è su queste spinte interiori che lei può costruire un benessere presente e duraturo, per star bene con sé stessa e poi anche con gli altri, rafforzando la sua autostima, mettendo davanti i suoi valori e le sue priorità, ricercando costantemente soddisfazione.
Questo percorso di crescita personale potrebbe portare nella sua mente maggiore ottimismo e comportamenti nuovi e funzionali al benessere, compresa la possibilità di iniziare delle relazioni sentimentali.
Valuti la concreta possibilità di avvalersi del supporto psicologico di un professionista. Se lo desidera posso darle maggiori informazioni su un percorso adatto alle sue esigenze, anche tramite consulenza online.
Augurandole il meglio, un caro saluto. Dott. Antonio Cortese
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, quanto dice sarebbe importante affrontarlo con le dovute delicatezze, dedicandogli il giusto spazio e tempo di elaborazione, pertanto, mi sentirei di suggerirle di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio con formazione psicoc-orporea per quanto da lei descritto) che possa aiutarla a sciogliere questi importanti nodi, così da vivere le relazioni presenti e future in modo meno spaventoso e assolutamente più completo ed appagante.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
quello che provi è comprensibile: le tue esperienze di salute hanno influito molto sulla tua vita e sulla possibilità di relazioni, e sentirsi diversa o confrontarsi con gli altri può aumentare ansia e timore di giudizio. È normale avere paura di non essere capita o di dover rivelare la propria esperienza, ma questi timori non definiscono il tuo valore né le possibilità di costruire una relazione. Se lo deciderai ti consiglio di lavorare con un professionista su accettazione del passato, fiducia in te stessa e strategie per avvicinarti a un partner in modo sereno, senza sentirti “in ritardo” rispetto agli altri.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. L'anno scorso si è sposata una donna di 34 anni che ha avuto una esperienza simile alla sua. Questa persona ha fatto un impegnativo percorso psicologico per scoprire di sé, riscoprire, imparare ad investire ciò che di sé esiste e non vedeva.
Ora è felice.
Se vuole, ne possiamo parlare in un colloquio, anche online.
Salve, quello che racconta è profondamente comprensibile e merita rispetto. Ha attraversato anni difficili, in cui la priorità non poteva che essere la salute e la sopravvivenza emotiva e fisica: non è una mancanza, è una storia di resistenza. Il fatto che oggi lei sia qui a interrogarsi sul futuro affettivo dice molto della forza e della vitalità che sta tornando. È naturale che, avvicinandosi a una nuova fase della vita, emergano paura, confronto e senso di “diversità”, soprattutto quando ci si guarda intorno e si vedono percorsi apparentemente più lineari. Ma è importante ricordare che non esiste un tempo giusto uguale per tutti, né una tabella di marcia dell’amore o della sessualità. La sua esperienza non la rende “in ritardo”, la rende semplicemente unica.
La verginità e l’inesperienza non sono difetti né qualcosa di cui doversi vergognare. La persona giusta non ne sarà spaventata: al contrario, potrà accogliere la sua storia con rispetto e curiosità. Spesso è proprio la paura del giudizio, il timore di non essere capite o di doversi “giustificare”, a creare una barriera invisibile che rende più difficile lasciarsi avvicinare. In questo senso sì, questi timori possono frenarla, non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché la proteggono da un dolore che ha già conosciuto.
Accettare il proprio passato non significa approvarne la sofferenza, ma riconoscere che ha fatto il meglio che poteva con le risorse che aveva in quel momento. Lavorare su questo, magari con un supporto psicologico, può aiutarla a sciogliere il confronto costante con gli altri e a costruire un senso di valore che non dipenda dalle tappe “raggiunte”. Lei non è in ritardo sulla vita. Sta semplicemente arrivando ora a uno spazio in cui può permettersi di desiderare, esplorare, incontrare. E questo è un inizio, non una fine. Abbia fiducia: quando ci si dà il permesso di essere se stessi, con tutta la propria storia, l’incontro diventa possibile.
Dr. Maria Tiziana Maricchiolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
San Giovanni la Punta
Buona sera, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che la aiuti a rilasciare le memorie corporee collegate ad eventi traumatici che le portano a soffrire della sintomatologia lei riportata, al fine di restituirle ritrovata vitalità e fiducia in se stessa e negli altri.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
La paura di essere giudicata può effettivamente diventare un freno, non perché lei sia “indietro”, ma perché esporsi oggi riattiva il dolore di ciò che non ha potuto vivere prima.
Da quello che racconta sembra che il suo passato abbia inciso non solo sulla vita affettiva, ma anche sul modo in cui oggi si percepisce nelle relazioni. È naturale allora che lei si senta preoccupata all'idea di esporsi a qualcuno di nuovo, anche in un'ottica romantica.
Si ricordi però che non è "in ritardo" per iniziare una relazione o fare questo genere di esperienze.
Forse potrebbe essere utile pensare di iniziare un percorso terapeutico che le permetta di integrare queste parti di sé e trasformarle, così da rendere possibile un incontro con l’altro meno condizionato dai dubbi e più sereno.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
La ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e sincerità una parte così delicata della Sua esperienza.
Le preoccupazioni che descrive sono comprensibili e coerenti con una storia di vita segnata da difficoltà di salute che hanno richiesto energie fisiche ed emotive importanti, spesso a scapito della dimensione affettiva.
La paura del giudizio, il confronto con i coetanei e la fatica ad accettare il proprio passato possono effettivamente agire come fattori che inibiscono l’apertura verso una relazione, influenzando l’immagine di sé e la fiducia nel poter essere scelta. Non si tratta di “essere in ritardo”, ma di aver seguito un percorso diverso, che merita rispetto e integrazione, non colpevolizzazione.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a rielaborare la Sua storia, rafforzare l’autostima e creare uno spazio sicuro in cui riconciliarsi con ciò che è stata e con ciò che desidera diventare.
Le auguro di potersi concedere tempo, comprensione e nuove possibilità, con la serenità che nasce dall’accettazione di sé.
La ringrazio sinceramente per la condivisione così profonda e delicata. Quello che porta è un tema carico di vissuti emotivi complessi, ed è comprensibile che oggi, avvicinandosi a una fase della vita spesso socialmente associata a coppia, intimità e progettualità affettiva, queste preoccupazioni emergano con maggiore forza.
Dal suo racconto, anche senza entrare nei dettagli, si percepisce chiaramente come la sua sia stata una vita segnata da sofferenza, difficoltà e lotte legate alla salute, affrontate per molti anni. Allo stesso tempo, emerge con altrettanta chiarezza una notevole forza di volontà, una grande capacità di resistenza e di adattamento, che le hanno permesso di arrivare fino a qui nonostante tutto. Questo è un aspetto molto importante, che spesso chi ha dovuto “lottare” a lungo tende a dare per scontato.
È assolutamente comprensibile che senta un senso di diversità rispetto alle amiche che hanno avuto percorsi relazionali differenti. Il confronto, soprattutto quando riguarda ambiti così intimi, rischia facilmente di trasformarsi in giudizio verso se stessi, alimentando la sensazione di essere diversa. In realtà, i percorsi di vita non sono mai lineari né sovrapponibili, e la sua storia ha avuto delle condizioni oggettive, emerse dal suo racconto, che hanno inevitabilmente influito sulla sua sfera relazionale, senza che questo dica nulla sul suo valore come persona o come potenziale partner.
E' importante riconoscere che le difficoltà fisiche – qualunque esse siano state o siano ancora – fanno parte della sua storia, ma non la definiscono nella sua interezza. Essere consapevoli delle proprie difficoltà non significa lasciare che questi occupino tutto lo spazio identitario, bensì collocarli all’interno di un quadro più ampio, che includa anche le sue risorse, le competenze emotive sviluppate, la sensibilità, la profondità e la resilienza maturate proprio attraverso ciò che ha attraversato. L’obiettivo non è negare le difficoltà, ma evitare che diventino l’unica lente attraverso cui guardarsi.
Per quanto riguarda i timori legati all’intimità, all’inesperienza e alla paura di essere giudicata o non compresa, sono paure assolutamente legittime, soprattutto non avendo avuto esperienze precedenti con il genere maschile sul piano affettivo e sessuale. È umano interrogarsi su come l’altro potrebbe reagire. Allo stesso tempo, è importante ricordare che esistono persone capaci di accogliere, comprendere e rispettare la sensibilità e l’unicità dell’altro, senza viverle come un limite o un ostacolo. La sua storia non è qualcosa di cui doversi vergognare, ma una parte di sé che, nel momento giusto e con la persona giusta, può essere condivisa in modo autentico e protetto.
Rispetto alla sua domanda, sì: la paura di essere giudicata, il timore di non essere compresa e la difficoltà ad accettare il proprio passato possono effettivamente rappresentare fattori che la frenano nell’aprirsi alla possibilità di una relazione, perché possono portare a una maggiore chiusura, autocritica o evitamento. Questo però non è un “difetto”, bensì una reazione comprensibile alla sua storia.
Se sente il bisogno di approfondire queste tematiche, di lavorare in modo più attivo sull’autostima, sull’immagine di sé, sulla sessualità e anche sulle modalità con cui avvicinarsi al mondo delle frequentazioni, un percorso psicologico potrebbe rappresentare uno spazio sicuro e utile. Un percorso di questo tipo può aiutarla a rafforzare ulteriormente le sue strategie funzionali, a valorizzare i suoi punti di forza e a sentirsi più libera e fiduciosa nel costruire relazioni in linea con i suoi tempi e i suoi bisogni.
Rimango a disposizione qualora desiderasse approfondire ulteriormente e la ringrazio ancora per la fiducia e l’apertura con cui ha condiviso la sua esperienza.
Dott.ssa Prisca Roveran
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buonasera. Dal suo messaggio emerge un vissuto complesso, segnato da anni di difficoltà legate alla salute che hanno richiesto energie fisiche e psicologiche significative. È comprensibile che, avvicinandosi a una fase della vita in cui per molte persone le relazioni affettive diventano centrali, possano emergere preoccupazioni, confronti e timori rispetto al proprio percorso. Il fatto di essere single e di non aver avuto esperienze sentimentali o sessuali non può essere letto in modo isolato dal contesto che descrive. La sua storia personale sembra essere stata fortemente condizionata dalla necessità di affrontare problematiche di salute che, inevitabilmente, hanno inciso sulle priorità, sulla disponibilità emotiva e sulla possibilità di investire in relazioni intime. Questo non rappresenta una mancanza o un “ritardo”, ma il risultato di un percorso di vita che ha seguito tempi e bisogni differenti.
La paura di essere giudicata, di non essere compresa o di dover “giustificare” il proprio passato può effettivamente influenzare il modo in cui si pone nelle relazioni e nel contatto con l’altro. Quando questi timori diventano centrali, possono portare a una maggiore chiusura, a un atteggiamento difensivo o a una svalutazione preventiva di sé, rendendo più difficile sentirsi liberi di mostrarsi e di costruire un legame autentico. In questo senso, le sue paure possono agire come fattori che la frenano, non perché infondate, ma perché ancora fortemente cariche di significato emotivo. La difficoltà ad accettare il suo passato sembra essere un nodo importante. Finché quella parte della sua storia viene vissuta come qualcosa di cui vergognarsi o da nascondere, è comprensibile che il confronto con le amiche e con percorsi di vita diversi alimenti un senso di diversità e di esclusione. Tuttavia, ogni storia personale è il risultato di condizioni uniche, e il confronto basato solo sugli esiti (relazioni, esperienze) rischia di oscurare il valore e la complessità del suo cammino.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato più integrato alla sua storia, lavorando sull’autostima, sull’immagine di sé come donna e sulla possibilità di vivere la dimensione affettiva e sessuale non come una prova da superare, ma come un’esperienza che può iniziare in qualunque momento della vita, con i propri tempi. In questo spazio, potrebbe anche esplorare il timore legato al tema della verginità e costruire un modo personale e meno giudicante di rapportarsi a questo aspetto, senza viverlo come un elemento definente o limitante. La sua preoccupazione non indica che “ci sia qualcosa che non va”, ma segnala il desiderio di aprirsi a una nuova fase della vita, dopo anni in cui la priorità è stata la sopravvivenza e la cura. Questo passaggio richiede tempo, ascolto e gradualità, e può essere accompagnato e sostenuto in modo adeguato.
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima, posso solo provare a immaginare come si possa sentire. Aver lottato per anni con la malattia subendone tutte le conseguenze avrebbe messo a dura prova chiunque. E i pensieri che ne conseguono sono tanti, molti legati al suo aspetto e al non aver mai avuto relazioni (e le assicuro che ci sono persone che hanno la sua stessa età e non hanno avuto relazioni pur non avendo avuto malattie ...). Certamente che questo timore la tiene lontana dagli altri, avvicinandosi non trasmetterebbe comunque serenità. E' su questo che può farsi aiutare, un professionista potrebbe innanzitutto offrirle uno spazio tutto suo dove potersi ascoltare ed essere ascoltata. Insieme potrete affrontare i pensieri che stanno dietro al suo malessere, al suo non sentirsi all'altezza di un partner. Prenda in mano la sua vita, è giovane e ha un futuro davanti che l'aspetta da essere vissuto in serenità.
i miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Buonasera, sono la psicologa Nunzia Sasso.
Quello che lei sta vivendo è un profondo senso di "sfasamento". È come se avesse dovuto correre una maratona con i pesi alle caviglie a causa della salute e ora, una volta tolti i pesi, si guardasse intorno accorgendosi che gli altri sono molto più avanti nel percorso. Questo genera una sofferenza che va oltre la semplice mancanza di un compagno: riguarda il sentirsi "diverse" o, come spesso accade in questi casi, "difettose".
In realtà, il suo vissuto ha creato una corazza. Per anni la sua priorità è stata la sopravvivenza e la guarigione; la sfera intima è stata sacrificata non per scelta, ma per necessità. Il problema è che oggi questa corazza, che l'ha protetta durante la malattia, sta diventando il muro che la isola dagli altri. La paura di dover spiegare la propria inesperienza agisce come un blocco preventivo: per timore di essere giudicata "strana" o di essere rifiutata una volta rivelata la propria verginità, potrebbe involontariamente trasmettere una chiusura che allontana i potenziali partner.
Questa "vergogna dell'inesperienza" è un peso psicologico enorme, ma è alimentata dal confronto con un modello esterno che non tiene conto della sua battaglia. Le sue amiche hanno avuto percorsi lineari; il suo è stato un percorso di resistenza. Non può misurare il suo valore con il metro di chi non ha mai dovuto lottare per la propria salute. Finché non integrerà il suo passato come una parte di sé che testimonia la sua forza, invece di vederlo come un buco nero che le ha tolto delle opportunità, farà fatica a presentarsi a un uomo con la serenità necessaria.
L'idea di "dover confessare" la propria inesperienza è un altro nodo critico. La parola "confessare" rimanda a una colpa, ma lei non ha commesso alcun reato. L'intimità non è un curriculum di competenze tecniche, ma una scoperta reciproca. Un uomo maturo e realmente interessato a lei vedrà la sua storia per quello che è: un viaggio difficile da cui è uscita vittoriosa, non un limite che la rende meno donna.
Il primo passo per sbloccare questa situazione non è trovare l'uomo giusto, ma smettere di guardarsi con gli occhi del giudice e iniziare a guardarsi con quelli di chi ha finalmente il diritto di godersi la vita.
Le andrebbe di provare a immaginare come cambierebbe il suo modo di porti verso l'esterno se, invece di vedere la sua storia come un peso da nascondere, iniziasse a vederla come la prova del suo incredibile valore?
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, dalle sue parole emerge un vissuto molto profondo e delicato, fatto di anni in cui ha dovuto affrontare difficoltà importanti legate alla salute e, allo stesso tempo, cercare di costruire la sua vita personale. È comprensibile che, arrivata a questo momento in cui sente di stare meglio, si affacci con più forza il desiderio di costruire una relazione affettiva e che insieme a questo emergano timori, dubbi e un senso di confronto con le esperienze delle persone che la circondano. Quello che racconta è una reazione molto umana e comprensibile, soprattutto quando si percepisce di aver avuto un percorso diverso rispetto a quello di molte coetanee. Le esperienze vissute nel passato, in particolare quando sono state impegnative e richiedevano molte energie, possono influenzare il modo in cui una persona guarda a sé stessa e al proprio valore nelle relazioni. Quando per molto tempo si è dovuto mettere al centro la gestione della salute, è naturale che altri aspetti della vita restino in secondo piano. Questo non rappresenta un limite o una mancanza, ma il risultato di una priorità necessaria in quel momento della vita. Spesso però, quando si guarda indietro, può nascere la sensazione di essere rimasti indietro rispetto agli altri, e questo confronto tende a generare insicurezza e paura del giudizio. Il timore che il proprio passato o la propria inesperienza possano allontanare un potenziale partner è una preoccupazione che molte persone condividono, anche se raramente viene espressa apertamente. In realtà, nelle relazioni affettive la qualità del legame dipende molto di più dalla capacità di condividere emozioni, valori, autenticità e rispetto reciproco, piuttosto che dal numero o dal tipo di esperienze precedenti. L’idea che l’inesperienza possa essere vista necessariamente come qualcosa di negativo spesso nasce da convinzioni interiori molto severe verso sé stessi, che tendono a far percepire la propria storia come un difetto anziché come parte del proprio percorso di vita. È possibile che la paura di essere giudicata o non compresa possa influenzare il modo in cui si avvicina alle relazioni. Quando si teme di non essere accettati, si può diventare più cauti, trattenuti o molto attenti a non esporsi troppo. Questo atteggiamento ha una funzione protettiva, perché cerca di evitare eventuali delusioni o rifiuti, ma allo stesso tempo può rendere più difficile creare occasioni di incontro autentico con l’altro. Non significa che questo accada in modo consapevole o volontario, ma può essere un meccanismo che si sviluppa proprio per proteggere una parte di sé più fragile. Un altro elemento che emerge con forza riguarda la difficoltà ad accettare il proprio passato. Quando una persona attraversa periodi complessi, può sviluppare una sorta di dialogo interno critico che tende a giudicare ciò che è stato, invece di riconoscere quanto impegno, resilienza e forza siano stati necessari per arrivare fino ad oggi. Questo sguardo severo verso sé stessi può alimentare la sensazione di essere diversi o inadeguati, soprattutto quando ci si confronta con percorsi di vita apparentemente più lineari. Il percorso verso una maggiore serenità relazionale spesso passa attraverso un lavoro di riconoscimento e integrazione della propria storia personale. Dare valore a ciò che ha vissuto, senza ridurlo a qualcosa che la definisce in senso negativo, può aiutarla a sentirsi più legittimata nel presentarsi all’altro per ciò che è oggi. Le relazioni più solide tendono a nascere proprio quando una persona riesce a mostrarsi nella propria autenticità, con la propria storia e le proprie vulnerabilità. La paura di dover raccontare la propria inesperienza è comprensibile, ma è importante ricordare che la condivisione di aspetti intimi della propria vita avviene gradualmente e solo quando si costruisce un clima di fiducia e sicurezza reciproca. Non esiste un momento prestabilito né un obbligo di rivelare tutto subito. Spesso ciò che rende una relazione significativa è proprio la possibilità di scoprirsi e conoscersi passo dopo passo. Il senso di diversità rispetto alle amiche può essere molto doloroso, soprattutto quando si tende a confrontare la propria vita con quella degli altri. Ogni persona però segue un percorso unico, influenzato da circostanze, opportunità e sfide differenti. Il rischio del confronto è quello di osservare solo ciò che sembra mancare, senza considerare le risorse e le qualità che sono nate proprio dalle difficoltà affrontate. Un supporto psicologico potrebbe rappresentare uno spazio utile per esplorare questi vissuti, lavorare sul rapporto con la propria storia personale e rafforzare la fiducia nel proprio valore nelle relazioni. Questo tipo di lavoro spesso aiuta a ridurre la paura del giudizio e a sviluppare una maggiore libertà nell’avvicinarsi agli altri. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande dimostra una grande capacità di riflessione e un desiderio autentico di costruire legami significativi. Queste sono risorse preziose che possono accompagnarla nel suo percorso affettivo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua storia e i suoi dubbi. E' comprensibile essere impensieriti dalla condivisione di certi aspetti intimi, che vanno dalla salute, alla sfera sessuale e a quella emotiva, in quanto mostrano i nostri aspetti più profondi e a volte fragili. D'altra parte lei non è "solo" la sua storia medica o la sua storia sentimentale, ci sono tante altre parti di lei da far conoscere a chi le sta vicino e forse anche a se stessa, credo che possa essere d'aiuto intraprendere un percorso psicologico proprio volto alla scoperta di sè, dalle proprie fragilità alle proprie risorse e di conseguenza anche aumentare la propria autostima.
La ringrazio ancora per la sua condivisione, un caro saluto
Cara utente, grazie per aver raccontato la tua storia. Capisco la tua sofferenza per la tua situazione e la forte paura di essere giudicata.
Spesso il giudizio degli altri può essere la causa dell'evitamento. Si ha timore di affrontare una certa situazione per paura di cosa gli altri potrebbero pensare. Questo fatto può essere in parte normale se non diventa invalidante.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti ad approfondire le tue paure e a studiare tecniche e strategie per affrontarle.
Il fatto di non aver avuto rapporti ti fa sentire in difetto ma alcune persone potrebbero anche apprezzarlo. Non è comunque una cosa che sei tenuta a dire subito, puoi aspettare il momento opportuno.
Il confronto con i percorsi che hanno fatto gli altri può essere talvolta doloroso ma non è per forza detto che siano percorsi migliori del tuo.
A volte vite che ci sembrano migliori nascondono passati tormentati e relazioni difficili.

Tu non sei sbagliata, hai avuto il tuo percorso che è solo tuo, con le tue sconfitte e le tue vittorie ed entrambe ti hanno reso quella che sei oggi.
Resto a disposizione online se ne avrei bisogno.

Dott.ssa Mazzilli Marilena
Dott. Federico Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Prato
Buongiorno, penso che, come ha scritto anche lei nella parte finale del suo resoconto, sia importante che primo luogo LEI stessa accetti il suo passato. Le sugggerisco di prendersi cura di questo "stigma" che lei percepisce di portare addosso e di questa sua tendenza al confronto continuo con le sue amiche, che deve essere molto pesante per lei. Può farlo attraverso un percorso con uno psicologo/psicoterapeuta che le dia la possibilità di avere uno spazio sicuro e non giudicante in cui elaborare il suo vissuto.

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, la sua sofferenza è comprensibile e ha radici profonde. Lei descrive una storia fatta di lotta, resistenza e adattamento a problemi di salute che hanno inevitabilmente occupato spazio, energie e pensieri. È naturale che, ora che sta meglio, emerga il desiderio di vivere pienamente anche la dimensione affettiva e sessuale, insieme alla paura di sentirsi “indietro” rispetto agli altri.
Il confronto con le amiche e con chi ha avuto esperienze diverse può far sentire fuori tempo o diversa, ma in realtà ogni percorso affettivo ha il proprio ritmo. La verginità a trentadue anni non è un difetto né qualcosa da giustificare, possiamo vederla come una parte intrinseca della sua storia, legata a circostanze reali e significative. Spesso è più la vergogna anticipata, il timore di essere giudicata, a pesare, che non il fatto in sé.
È possibile che la paura di non essere compresa o accettata influenzi il modo in cui si avvicina agli uomini, magari portandola a trattenersi, a proteggersi, a non esporsi del tutto. Quando si è dovuto lottare a lungo per la propria salute, può diventare difficile sentirsi spontanee, desiderabili, “leggere” in un ambito così vulnerabile come quello intimo.
Potrebbe beneficiare da un lavoro psicologico. Potrebbe aiutarla a integrare la sua storia, ridurre il senso di diversità e lavorare sulla fiducia nel poter essere scelta e amata per intero, senza doversi sentire a disagio per parti di sé.
Un uomo che si spaventa davanti alla sua storia probabilmente non sarebbe la persona giusta. Chi è disposto a costruire un legame autentico non cerca un curriculum sentimentale, ma una presenza vera. E lei sembra arrivata fin qui con consapevolezza e desiderio di aprirsi.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Quello che vivi è comprensibile e ha senso alla luce della tua storia di salute. Non sei “in ritardo”: il tuo è stato un percorso diverso, segnato da difficoltà che hanno richiesto energie emotive e fisiche, lasciando poco spazio alle relazioni.
La preoccupazione nasce soprattutto dal significato che dai oggi alla tua situazione: sentirti diversa, indietro o poco desiderabile. Queste convinzioni possono entrare nelle relazioni e renderti più cauta o trattenuta, non perché tu abbia qualcosa che non va, ma per paura di essere giudicata o non capita.
La verginità in sé non è ciò che allontana una persona matura; diventa un problema solo se vissuta come una colpa o un segreto. Conta più il modo in cui ti racconti che ciò che racconti. Il confronto con le amiche, per quanto naturale, è fuorviante perché i vostri percorsi non sono paragonabili.
Il passo centrale ora non è trovare subito un partner, ma riuscire a dare un senso più gentile e integrato al tuo passato, riconoscendolo come parte della tua forza. Quando cambia l’immagine che hai di te, cambiano anche le relazioni che puoi costruire.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Capisco profondamente le tue preoccupazioni e i sentimenti di ansia legati alla tua vita sentimentale e sessuale. È importante riconoscere che le esperienze di vita e le difficoltà di salute che hai affrontato fin da giovane hanno avuto un impatto significativo sul tuo percorso personale, incluso quello relazionale. Il fatto di essere single o di non aver avuto rapporti sessuali non è di per sé un problema, ma è comprensibile che tu possa sentirti diversa rispetto alle amiche o agli altri intorno a te.

Le paure di essere giudicata o incompresa, così come il timore di dover condividere aspetti intimi della tua storia, possono effettivamente creare blocchi nell’instaurare relazioni, influenzando la tua sicurezza e la capacità di aprirti emotivamente. Accettare il proprio passato e comprendere come questo abbia modellato la propria vita è un passo fondamentale per sentirsi più liberi di vivere relazioni autentiche senza confronti o sensi di colpa.

Affrontare questi temi con un professionista può aiutarti a esplorare le tue paure, rafforzare la tua autostima e trovare strategie per costruire relazioni affettive in modo sereno e consapevole, rispettando i tuoi tempi e i tuoi bisogni.

Per questo motivo, ti consiglio di approfondire queste riflessioni con uno specialista, che possa supportarti in un percorso personalizzato verso una maggiore accettazione di te stessa e delle tue relazioni future.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,

Dalle sue parole emerge un lungo percorso di lotta e di adattamento a condizioni di salute che hanno richiesto energie, attenzioni e priorità molto importanti. In questo senso, ciò che oggi osserva della sua vita affettiva non sembra il segno di una “mancanza”, quanto piuttosto il risultato coerente di un percorso di vita che ha avuto, per molto tempo, altre urgenze.

Nel suo racconto noto come il confronto con le sue amiche e con ciò che socialmente viene considerato “normale” per una donna della sua età diventi un metro di giudizio severo verso se stessa. In una prospettiva sistemico-relazionale, potremmo chiederci non tanto cosa le manca, ma in quale contesto relazionale e culturale nasce l’idea che la sua esperienza sia sbagliata o meno comprensibile, e che significato ha assunto per lei il sentirsi “diversa”.

La paura di essere giudicata, di non essere capita o di spaventare un potenziale partner sembra oggi molto presente e potrebbe effettivamente influenzare il modo in cui si avvicina alle relazioni. Non tanto perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché queste paure potrebbero portarla, anche inconsapevolmente, a proteggersi, a trattenersi o a guardarsi attraverso lo sguardo critico che teme negli altri.

Rispetto alla sua difficoltà ad accettare il passato, forse potrebbe essere utile esplorare insieme ad un professionista che posto ha oggi quella parte di lei che ha dovuto “mettere in pausa” alcuni aspetti della vita per prendersi cura della propria salute. Che relazione ha oggi con quella versione di sé? La guarda con durezza o riesce anche a riconoscerne la forza, la resilienza e le risorse?

Il fatto di sentirsi pronta solo ora ad affacciarsi alla dimensione relazionale non la rende in ritardo, ma in un momento diverso, che ha una sua legittimità. Lavorare sul dare un senso condivisibile e umano alla sua storia potrebbe aiutarla, nel tempo, a sentirsi meno sola e meno esposta al giudizio, suo e altrui.

Se lo desidera, può continuare a esplorare insieme ad un professionista questi temi, cercando di comprendere come le relazioni passate, presenti e immaginate abbiano contribuito a costruire l’immagine che oggi ha di sé e delle relazioni sentimentali.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Buongiorno,
da quello che scrive emerge quanta fatica e quanta solitudine si sia portata dietro per anni, legate ai problemi di salute e alle rinunce che questi le hanno imposto. È comprensibile che oggi, vedendosi stare meglio, si affaccino timori sul tempo che passa, sul sentirsi “indietro” rispetto alle amiche e sulla paura di essere giudicata o non capita.
Il fatto di non aver avuto relazioni o esperienze intime non definisce il suo valore né la rende meno desiderabile. Tuttavia, quando il passato è stato così impegnativo, è facile che restino dentro ferite, confronti continui con gli altri e una forte apprensione rispetto all’incontro con l’altro. Queste paure possono effettivamente diventare un freno, non perché ci sia qualcosa che “non va” in lei, ma perché la protezione e la diffidenza dopo tanta fatica sono state, a lungo, necessarie.
Accettare il proprio percorso – diverso da quello di altre persone – è spesso un passaggio delicato e non sempre si riesce a farlo da soli. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare spazio a ciò che ha vissuto, a ridurre il senso di diversità e a sentirsi più libera e sicura nel mettersi in gioco nelle relazioni.
Un saluto.
Dott. Alessandro D'Addazio
Psicologo, Psicologo clinico
San Benedetto del Tronto
Buon pomeriggio. Le sue preoccupazioni sono comprensibili e del tutto umane, tuttavia penso sia possibile per lei trovare qualcuno che sia in grado di comprenderla e di accettarla per quello che è. Ovviamente, i suoi timori potrebbero finire per condurla all'autosabotaggio, in merito al suo obiettivo di trovare una relazione sentimentale.
Penso che un percorso di psicoterapia potrebbe esserle molto d'aiuto, poiché potrebbe permetterle di analizzare a fondo tali timori e di ridimensionarli.
Qualora lo desiderasse, sono disponibile per un colloquio.
Da quello che racconti sembra che il tema non sia “in ritardo”, ma un percorso di salute che ha lasciato segni, confronto e paura di essere giudicata. È comprensibile che questo possa frenare e rendere più difficile esporsi: spesso non è mancanza di valore, ma protezione. Parlarne con uno psicoterapeuta può offrirti uno spazio sicuro per accogliere il passato, sciogliere la vergogna e ritrovare un modo più libero di avvicinarti alle relazioni, senza restare sola con questo peso.
Dott. Alex Pagano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buon giorno, quale parte del suo passato riesce ad accettare meno?
La paura di non essere compresi è una prerogativa dell'essere umano che per natura ha bisogno di comunicare. Dal suo racconto mi sembra di percepire una buona consapevolezza riguardo alle influenze che certe paure possano avere sulla ricerca di una relazione, non per questo però deve colpevolizzarsi.

Ha mai avuto modo di poter elaborare con qualcuno questi suoi vissuti?
E' possibile ipotizzare che il confronto sociale con le sue amiche possa spingerla alla ricerca di un partner che forse attualmente non sente a pieno di volere? Spesso la vita viene vissuta come un progetto da completare con degli step obbligati da raggiungere entro un certo tempo ma ciò potrebbe portare a cercare qualcosa che non sentiamo del tutto. La sessualità è naturalmente un aspetto importante ma non è l' unica variabile da considerare per una relazione. In questo momento è probabile che la sessualità essendo un'aspetto che, per varie cause, non ha potuto sperimentare possa essere carica di aspettative e significati. In alcuni casi a volte la prima esperienza sessuale viene vissuta come un " peso" da togliersi per potersi mettere in pari, ma in questa visone vi è il rischio che ciò possa caricare la persona di ansia e aspettative idealizzate. Se inserita in una sicura cornice relazionale anche il sesso può essere vissuto con meno ansie. Uno dei primi step potrebbe essere conoscere qualcuno anche solo per potersi sperimentare dal punto di vista relazionale senza dover forzare un aspetto su cui forse attualmente non si sente sicura. Capisco che la paura di essere giudicata possa inibirla però è importante che lei provi a vivere la sua vita seguendo anche autenticamente quello che sente dentro di sè. Sarà lei a decidere se volerne parlare con un potenziale conoscente fin da subito o dopo un pò di tempo, non c'è una "colpa" da confessare, ma una storia specifica che attende forse solo il giusto clima di fiducia per essere narrata.

Si può pensare che il tempo della malattia, avendo richiesto così tanta energia per essere semplicemente abitato, non abbia finito per "congelare" l'immagine che ha di sè stessa come donna desiderabile?
Il suo lecito timore di essere giudicata può essere correlato alla fatica che forse fa nel perdonare al suo corpo gli anni di sofferenza?

Trovandoci in un contesto di domande pubbliche prenda questa domande esclusivamente come potenziali spunti di riflessione che forse possono esserle utili.

Un saluto, Dott Pagano Alex.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con tanta apertura una parte così intima e delicata della sua storia. Da ciò che racconta emerge un dolore importante, comprensibile, che merita rispetto e attenzione.

I problemi di salute che ha affrontato per anni hanno inevitabilmente inciso sul suo percorso di vita, compresa la sfera relazionale e intima. È come se quel lungo periodo, necessariamente dedicato alla cura e alla sopravvivenza, avesse lasciato la sensazione di aver “saltato” esperienze che oggi immagina avrebbe dovuto vivere. Ora che sta meglio, non si confronta solo con il presente, ma anche con ciò che sente di aver perso o rimandato.

La paura del giudizio, il timore di dover spiegare o “confessare” la propria inesperienza, il dubbio di non essere compresa per ciò che ha attraversato sembrano avere un peso significativo. Non perché lei stia sbagliando qualcosa, ma perché porta con sé un vissuto di diversità e inadeguatezza che può renderla più cauta, difensiva, e allo stesso tempo meno libera di mostrarsi. È come se si avvicinasse agli altri già aspettandosi un rifiuto, nel tentativo di proteggersi.

Il confronto con le amiche che hanno avuto percorsi diversi può amplificare la sensazione di essere “indietro” o “fuori tempo”. Eppure ogni storia ha ritmi e priorità proprie. Le esperienze che non ha potuto vivere non definiscono il suo valore né la rendono meno degna di amore: fanno parte di un percorso segnato da necessità importanti.

Sembra emergere, soprattutto, la difficoltà a dare un posto a ciò che ha vissuto, a integrare il passato senza che diventi qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi. Finché questa parte resta un peso silenzioso, può rendere più faticoso sentirsi a proprio agio nelle relazioni. Integrare non significa sminuire o cancellare, ma riconoscere che quella storia ha lasciato segni e che fa parte di lei.

Uno spazio di ascolto psicologico potrebbe offrirle la possibilità di esplorare questi vissuti con gradualità, dando senso al dolore legato agli anni di malattia, alla vergogna e alle paure che oggi si attivano, e aiutandola a riconnettersi al proprio valore al di là delle esperienze fatte o mancate.

Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, ho letto quanto ha scritto e ho l'impressione che lei abbia già focalizzato molti degli aspetti che la spaventano e la mettono in difficoltà. Parla di una malattia che ha preso molte delle sue energie e di come oggi, una volta arginata la malattia, non riesca a stare ancora bene perché la malattia le ha impedito di vivere esperienze che molti suoi coetanei hanno fatto privandola di qualcosa. Proprio il confronto con gli altri, che lei cita, forse la fa sentire "in difetto" perché inesperta. Capisco che non sia facile oggi, per lei, fare i conti con nuovi desideri che la fanno sentire impreparata e con l'idea che questa impreparazione possa essere causa di distanza dagli altri. Come lei stessa si chiede, potrebbero i suoi timori essere un freno? Forse c'è in lei proprio l'esigenza di esplorare i suoi vissuti, i suoi desideri come le paure di questo momento nuovo per lei. Sperando di esserle stata utile, la saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Buongiorno
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
Quello che descrive è più che comprensibile e le paure e timori potrebbe essere fattori che frenano la sua voglia di poter trovare un partner.
Quello che posso dirle è che un sostegno psicologico potrebbe aiutarla ad accettare il suo passato, poichè fa parte di lei, ad accettare il fatto che il confronto con gli altri non è sempre la riposta.
Dopo aver fatto i conti con quello che si porta dentro, sono sicura che troverà il modo di farsi conoscere dal mondo per quello che è, indipendentemente dalle relazioni che avrebbe potuto avere e non ha avuto, non è detto che gli altri vivano necessariamente questo fattore con la stessa accezione negativa con cui lo sta vivendo lei
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

proprio perché per lei è cosi difficile accettare il suo passato, che ha sicuramente influito sulla sua vita attuale e la fa sentire diversa dalle sue amiche fidanzate, varrebbe la pena affrontare tutto questo all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. L'aiuto psicologico potrebbe con il tempo farle acquisire quella giusta sicurezza che le consenta di avere una vita sentimentale e sessuale serena e priva di imbarazzi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Ciao, per prima cosa vorrei dirti che ha fatto molto bene ad aprirsi sull'argomento, quello che descrivi è un vissuto molto doloroso ma, purtroppo, non raro: anni di lotta con problemi di salute che hanno "sospeso" una parte importante dello sviluppo (relazioni, sessualità, identità), e ora che sta meglio si trova a fare i conti con un confronto sociale che vede come spietato. è un vissuto totalmente normale e comprensibile, mancando una parte esperienziale così rilevante, sviluppare un'ansia è più che normale e comprensibile.

La prima cosa da dire è che non sei sola: la ricerca su persone adulte vergini (20-30+ anni) mostra che molte vivono esattamente le tue stesse difficoltà e che la difficoltà più espressa non è tanto "non aver fatto sesso" quanto la mancanza di intimità, connessione, appartenenza — sentirsi escluse da un pezzo di esperienza umana condivisa. E questo è ancora più vero quando la verginità non è una "scelta" ma è legata a circostanze esterne (come anni di malattia).

La seconda cosa è che la paura del giudizio e il confronto sociale possono diventare fattori che ti frenano, non perché tu sia "sbagliata" ma perché creano un circolo vizioso: più hai paura di essere rifiutata/giudicata, più eviti situazioni intime o ti ritiri socialmente, meno fai esperienze correttive (scoprire che qualcuno può capirti e accettarti), più si rinforza la convinzione "nessuno mi vorrà". E il confronto con le amiche ("loro hanno già avuto tutto quello che io non ho") alimenta vergogna cronica e senso di "essere diversa/in ritardo", che sono emozioni paralizzanti.

La terza cosa, molto importante: le malattie croniche in giovane età hanno un impatto documentato sullo sviluppo sessuale/relazionale, perché corpo, identità e relazioni sono intrecciati e perché la priorità era (giustamente) sopravvivere e gestire la malattia, non il dating.
Questo non è un "fallimento" né una "colpa": è una conseguenza di quello che hai dovuto affrontare, e molte persone con storie simili vivono un "ritardo" rispetto ai coetanei perché il loro percorso è stato diverso. Il fatto che tu dica "non riesco ancora ad accettare il mio passato" suggerisce che la difficoltà maggiore è proprio l'auto-compassione: riconoscere che hai fatto il meglio che potevi, che la tua storia ha senso e dignità, e che non sei "in gara" con le tue amiche.

Sono fermamente convinto che si possa lavorare per aprire nuovi orizzonti di possibilità su questo frangente emotivo e sessuale.

Le suggerirei almeno un consulto psicoterapeutico così da poter approfondire di più della superficiale risposta che per forza di cose ho potuto darle, per poi valutare meglio il dafarsi assieme allo psicoterapeuta e rimettere in moto questa vita che tanto la fa soffrire.

Dott. Marco Scaramuzzino

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