Dott.
Giovanni Gervino
Psicologo
·
Psicologo clinico
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Torino 3 indirizzi
Esperienze
Sono il Dott. Giovanni Gervino, psicologo clinico a Torino, e fornisco supporto psicologico ad adulti e adolescenti che attraversano momenti di difficoltà.
Offro sostegno in presenza di ansia, stress, tono dell’umore deflesso e difficoltà relazionali, scolastiche o lavorative, con l’obiettivo di favorire una maggiore comprensione del funzionamento individuale e promuovere strategie più efficaci di gestione delle criticità.
Costruisco il percorso clinico in modo condiviso, attraverso un lavoro di analisi e rielaborazione delle esperienze personali. Nel colloquio do centralità all’ascolto empatico e alla narrazione del paziente, riconoscendo il valore della sua esperienza soggettiva. Questo permette di attribuire nuovi significati agli eventi vissuti, riducendone l’impatto invalidante e valorizzando le risorse individuali e le capacità di adattamento.
Integro il colloquio terapeutico con l’utilizzo test, al fine di definire percorsi personalizzati per i bisogni di ciascuno.
Mi occupo inoltre di valutazione diagnostica per Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), sia in età evolutiva che in età adulta.
Se hai bisogno di uno psicologo a Torino che si occupi di autostima, stress, ansia e benessere personale o di valutazione di disturbi dell'apprendimento prenota un appuntamento qui.
Aree di competenza principali:
- Psicologo
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Autostima
- Depressione
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
- Ansia
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
60 € -
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Diagnosi DSA
Da 100 € -
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Test di valutazione per disturbi specifici dell'apprendimento
100 € -
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Test di personalità
Da 80 € -
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Test cognitivo
Da 120 € -
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Recensioni
5 recensioni
Nuovo profilo su MioDottore
I pazienti hanno appena iniziato a rilasciare recensioni.
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T
Tommaso C.
Mi sto trovando molto bene col Dott. Gervino, ho iniziato da poco un percorso con lui e mi sento meglio
• Consulenza online • colloquio psicologico •
Dott. Giovanni Gervino
La ringrazio molto
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A
Alessia
Ho già effettuato alcuni colloqui con il dottor Gervino e mi sto trovando molto bene. Mi ha accolta subito in modo empatico ed ascolta sempre in maniera non giudicante ciò che gli dico. Mi sono rivolta a lui per difficoltà nella gestione dell’ansia e sono molto soddisfatta del percorso che stiamo facendo. Lo consiglio vivamente
• Studio Privato • colloquio psicologico •
Dott. Giovanni Gervino
La ringrazio molto
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P
P.O.
Ho iniziato il percorso con un po’ di esitazione, ma nel tempo ho trovato uno spazio davvero accogliente e privo di giudizio. Il dottor Gervino ha una capacità rara di ascoltare in profondità, facendomi sentire compreso anche quando faticavo a trovare le parole. Grazie al suo modo di lavorare, concreto ma allo stesso tempo molto umano, sto imparando a conoscermi meglio e ad affrontare le difficoltà con più consapevolezza. È un percorso impegnativo, ma mi sento accompagnato con rispetto e attenzione autentica.
• Studio Privato • colloquio psicologico clinico •
Dott. Giovanni Gervino
La ringrazio molto
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M
Marina Russo
Il Dott. Gervino unisce un'ottima preparazione ad una spiccata sensibilità. Il suo metodo di analisi permette di lavorare sui problemi in modo mirato, rendendo il percorso terapeutico concreto, stimolante e mai superficiale. Mi sono sentita a mio agio fin dal primo incontro e lo considero un punto di riferimento importante nel mio percorso di crescita.
• Studio Sirio • colloquio psicologico •
Dott. Giovanni Gervino
La ringrazio molto
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A
Antonio Cusati
Professionista estremamente empatico e preparato. Ha la capacità di farti sentire a tuo agio trattando temi complessi con grande lucidità e umanità. Grazie alla sua guida sto ritrovando un equilibrio che non pensavo possibile
• Studio Sirio • colloquio psicologico clinico •
Dott. Giovanni Gervino
La ringrazio!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 13 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, 2 figlie splendide, soddisfazione nel lavoro e nella vita di coppia, ma ho sempre avuto problemi con i miei genitori, soprattutto con mio padre, in passato ha sofferto di forti crisi depressive e dalla mia adolescenza in poi, con alti e bassi, ci sono sempre stati problemi. Dalla mancanza di empatia nei nostri confronti (prese di giro sul mio dolore per un ricovero di mia figlia appena nata), al seguire i problemi di salute di mia madre anche se lui era in pensione non faceva nulla ed io dovevo assentarmi dal lavoro, al dover seguire una piccola vicenda giudiziaria a suo carico quando avevo 19 anni, ad una separazione con mia madre proprio quando era nata mia figlia e lui è sparito per qualche mese....fino a qualche tempo fa dove per una bizza di 10 minuti di mia figlia di 3 anni (tra l'altro sotto cortisone perchè usciva da una polmonite) l'ha aggredita verbalmente urlandole contro di andare via etc...ho perso la pazienza e ho chiuso i rapporti, ma ovviamente non sono "sereno"
È ammirevole come tu sia riuscito a edificare una vita equilibrata e soddisfacente. Non è un risultato scontato. Spesso chi cresce in un clima di instabilità emotiva, depressione genitoriale e mancanza di empatia tende a replicare quegli schemi. Tu hai fatto l'esatto opposto: hai scelto la presenza dove c'era assenza, la stabilità dove c'era caos. Questo dimostra una forza d'animo importante e una capacità di "autogenitorialità" non comune.
Tuttavia il successo lavorativo, la bellezza della tua famiglia sono luci potentissime, ma potrebbero non bastare a illuminare quella zona d'ombra che riguarda tuo padre.
Il rapporto con i genitori costituisce la nostra colonna vertebrale emotiva; quando questa è fragile o danneggiata, avvertiamo un senso di precarietà che non svanisce semplicemente ignorandolo. Quel senso di non essere "sereno" è il segnale che il legame con lui — pur nel dolore e nella distanza necessaria che hai imposto — rimane una parte fondamentale della tua identità. Non è una debolezza, è la conferma che quel legame è, nel bene o nel male, costitutivo.
La chiusura che hai attuato dopo l'episodio con tua figlia è stata un atto di protezione necessario per la tua famiglia. Ma ora che hai messo in sicurezza il perimetro esterno, rimane da gestire il conflitto interno. La rabbia per la sua mancanza di empatia e il senso di colpa per il distacco sono pesi che meritano di essere esplorati, affinché non diventino un rumore di fondo costante nella tua vita quotidiana.
Se senti il bisogno di approfondire queste dinamiche e cercare una serenità che non sia solo "difensiva", ma autentica e profonda, sono a disposizione per un colloquio online.
Buongiorno, sono un ragazzo di 26 anni, sto affrontando un periodo molto difficile della mia vita. Un periodo molto stressante…Ed ora ho messo in pausa una frequentazione con una ragazza che andava avanti da qualche mese. Il problema è che io ci sto malissimo, mi sento un vuoto quasi incolmabile, anche se non stavamo insieme, mi sento un vuoto che quasi mi fa impazzire, mi è calato di molto l’appetito, e trovo poca voglia nel fare le cose. Anche andare a lavoro o uscire con gli amici ora mi è davvero quasi un peso, vorrei solo stare a casa , ma comunque non risolvo nulla perchè continuo a pensare e pensare e pensare a questa cosa, senza risolvere nulla. Il mio problema è che mi affeziono sempre e subito alle persone. Quando succede che poi ci si separa io ne sento una grande mancanza. Il problema è che questa è stata la mia prima vera frequentazione in 26 anni e quindi ho provato emozioni e quindi amore che prima non avevo mai provato
Buongiorno, quello che stai descrivendo è profondamente umano, e non c’è nulla di sbagliato in ciò che provi. Quando una relazione, anche non formalizzata, si interrompe o viene messa in pausa, soprattutto se rappresenta la prima esperienza affettiva significativa, è naturale attraversare una fase di forte destabilizzazione emotiva. Hai investito tempo, pensieri, aspettative e, soprattutto, parti autentiche di te stesso: è quindi comprensibile che ora tu percepisca un vuoto così intenso.
L’apatia, la riduzione dell’appetito, la difficoltà a trovare motivazione nelle attività quotidiane, così come il continuo rimuginare, sono reazioni frequenti in queste situazioni. Non indicano debolezza, ma piuttosto il fatto che stai elaborando una perdita affettiva. Anche se la relazione non aveva una definizione ufficiale, il legame emotivo che si è creato è reale, e il cervello e il corpo reagiscono alla sua assenza in modo molto simile a quanto accade dopo una separazione vera e propria. In questo senso, una certa forma di “ritiro” o rallentamento è una risposta fisiologica allo stress emotivo.
C’è anche un altro aspetto importante: questa esperienza, proprio perché è la prima, ha un’intensità particolare. Quando si vive il primo legame significativo, si attivano dimensioni emotive nuove, profonde, a volte travolgenti. Non hai ancora avuto modo di costruire riferimenti interni su come attraversare e regolare questo tipo di vissuti, quindi è naturale che tutto appaia più amplificato e difficile da contenere.
Il fatto che tu ti descriva come una persona che tende ad affezionarsi rapidamente merita uno sguardo attento, ma non giudicante. Spesso questa modalità racconta una grande capacità di investimento emotivo e di apertura verso l’altro, che è una risorsa preziosa, ma che può esporre anche a vissuti di perdita molto intensi quando il legame si interrompe, è necessario costruire un equilibrio tra il coinvolgimento emotivo e la tutela di sé.
In questo momento, il rischio maggiore non è tanto ciò che provi, quanto il modo in cui resti intrappolato nei pensieri ripetitivi. Il rimuginio dà l’illusione di cercare una soluzione, ma in realtà mantiene attiva la sofferenza senza portare a una reale elaborazione. Gradualmente, senza forzarti, può essere utile provare a creare piccoli spazi in cui la tua attenzione si sposti altrove, anche se inizialmente senza piacere.
È importante anche dirti che ciò che senti adesso, per quanto intenso, non è immutabile. Le emozioni legate alla perdita affettiva hanno un andamento ondulatorio: tendono a essere molto forti all’inizio e poi, con il tempo e con l’elaborazione, si trasformano. Il vuoto che descrivi non resterà così per sempre, anche se ora può sembrarti difficile crederlo.
Se dovessi accorgerti che questa condizione persiste senza alcun miglioramento nel tempo, o che diventa ancora più invalidante, sono disponibile per un colloquio anche online per avere uno spazio in cui dare senso a ciò che stai vivendo e costruire strumenti per attraversarlo.
Per ora, però, è fondamentale riconoscere questo: stai soffrendo perché hai sentito qualcosa di importante. E questa, in sé, è una prova della tua capacità di entrare in relazione, non di un tuo limite.
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